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Documento esame latino

Contesto

Importanza del contesto

a. Necessità di inquadrare ogni testo in un contesto e ogni autore e situazione.

b. Opera analizzata: Notti Attiche di Gellio.

c. Strumento: uso del libro la storia della letteratura per il contesto.

Tradizione

Nozione di tradizione

a. Nozione di tradizione molto presente nel contesto di Gellio (arcaismo, filologismo…)

b. Tradizione diretta e indiretta.

c. Frammento citato da Gellio di Livio Andronico.

Gellio

- Nasce poco prima del 130 d.C. a Roma.

- Ha come maestri: Sulpicio Apollinare e Antonio Giuliano, che consentono una formazione di alta qualità.

- Si istruisce ad Atene e lì ascoltò i maggiori esponenti della seconda sofistica e della filosofia greca.

- Poté ascoltare le conferenze di Favorino di Arelate.

- Una sola opera: Le Noctes Atticae che i critici tendono a collocare sullo scorcio degli anni 70 (175-179 c.a).

- Muore nel 180 d.C. a Roma.

Testo: Notti Attiche di Gellio

- Testo analizzato a fondo per il valore della parola: insece/inseque.

- Testo anche analizzato poiché inserito all’interno del dossier: Fragmenta Poetarum Latinorum Epicorum et Lyricorum: Praeter Eenium et Lucilium, edizione curata da Jürgen Blansdorf.

- Blansdorf, oltre all’edizione del testo in sé, propone un ulteriore dossier di fonti antiche relative alla vita e all’opera di Livio Andronico (collezione fondata nel 1849 da Toiberg, pubblicata a Stoccarda e Lipsia nel 1995).

- Dossier parte dal Chronicon di San Girolamo, poi chiama in causa il Brutus di Cicerone, le Tusculanae di Cicerone, il Cato Maior de Senectute di Cicerone, le Notti Attiche di Gellio, i Cronica di Cassiodoro, il De Grammatichis et Retoribus di Svetonio e la prima epistola del secondo libro delle Epistole di Orazio (versi 61 e 62).

Le Notti Attiche di Gellio

- Opera definita “commentario”.

- Opera miscellanea erudita (libri che contengono riuniti in un volume, scritti di vario argomento di uno solo o più autori e che per lo più si pubblicano per onorare uno studioso in qualche occasione solenne).

- Formata da 20 libri raccolti in singoli volumi, e tra il III° e IV° secolo trascritti in due codici rispettivamente di 8 e 12 libri.

- Presenti 275 citazioni: Varrone, Cicerone, Catone.

- Opera ad filium: fine pedagogico.

- Opera mutila nella parte iniziale e finale e manca l’ottavo libro.

- Presenta l’indice analitico.

- Gellio vuole dare degli spunti e collegare i vari ambiti del sapere, vuole mettere su questa via le persone a cui fa piacere, non insegnare.

- L’opera è legata ai Saggi di Montaigne riflessioni slegate che ebbero una grande importanza in ambito europeo, e Montaigne cita nella prefazione Gellio.

- Traduzione a cura di Luigi Rusca.

- Inizio: Sunto in corpo minore (si fa riferimento a quelle porzioni di testo, didascalie, citazioni, abstract…) che spesso vengono messe in un corpo che è di uno o due punti più piccolo del testo normale.

- *** convenzione filologica per esprimere una lacuna nella traduzione.

- Gellio prende in considerazione una vecchia edizione dell’orazione di Marco Catone su Tolomeo V.

- Marco Catone è Marco (prenome) Porcio (nome) Catone (cognome) detto l’Antico ; 234-149 a.C.

- Gellio viene attirato sulla questione lessicale tra insequenda e insecenda?

- Questione dibattuta tra un letterato (insegnante) e un grammatico.

- Il litterator è l’insegnante a costui Gellio non attribuisce il pensiero dei +.

- Il grammatico afferma che si deve leggere “insequenda”.

- Il litterator dice che si deve far fede a Velio Longo (era un grammatico dell’epoca del 2° secolo a.C. fu importante per la lessicografia poiché si interessa a questioni di lessico arcaico) il quale dice che in Ennio “inseque” va letto come “insece”.

- INSECE potrebbe sembrare un arcaismo.

- Arcaismo: si riferisce a forme linguistiche non sono più attuali, ossia adoperate nel linguaggio un tempo e ormai perse nell'uso comune. Tuttavia, vi è da aggiungere che, in alcuni tipi di discorsi, esso è ancora impiegato per mantenere vivo il concetto iniziale del vocabolo o della frase. E questo avviene sia nella poesia che nel diritto o nella tecnologia. Alcune espressioni sono ancora presenti nelle preghiere religiose (es. avverso è un arcaismo).

- Filologismo: tendenza a sopravvalutare i metodi, gli intenti, i risultati del momento filologico nello studio della storia.

- Gellio risolve la questione consultando il manoscritto nella libreria di Patrasso (esempio di tradizione diretta) manoscritto di Livio Andronico dal titolo greco “Odyssea”.

- Livio opta per “insecenda” il suo verso è fondamentale perché è quello iniziale e Gellio ha fiducia nell’antichità. Gellio ritiene che se gli avi hanno detto “insece” e non “inseque” è perché forse era più lieve e dolce la pronuncia.

- Verso di Livio: “Narrami, o Musa, dell’uomo astuto” “Virum mihi, Camena, insece versutum”.

- Questo testo di Livio “Odyssea” è in realtà una traduzione latina del testo Omerico “Odissea”.

- Verso di Omero: “L’uomo ricco di astuzie, raccontami, o Musa” “Ανδρα μοι εννεπε Μοθσα πολλτροπον”.

- “Insequere proseguire”.

- Fine della prefazione: Gellio allestisce un libro moderno proprio per la presenza dell’indice che consente di consultare il testo.

Livio Andronico

(info > dossier di Blansdorf)

- 280 a.C. – 205 a.C. originario di Taranto, autore di origine greca.

- Livio Andronico ebbe il suo momento apicale nella vita intorno ai 40 anni nel 187 a.C.

- Testo: ODYSSEA DI LIVIO ANDRONICO (III° secolo) riportato da Gellio -- Ex (alfa) primo libro tratto dall’Odissea

- Traduzione del proemio di Omero da parte di Livio Andronico.

- PROEMIO ODISSEA 2.

- Ritorno modificato con poliptoto con l’aggettivo pol&uota;λ&uota;τροπον = due diverse interpretazioni:

  • Versatile: volge la propria mente in diverse direzioni.
  • A lungo, errante.

- Espressione questa spiegata dalla proposizione relativa “che tanto vagò”.

- Composta da POLUS e TREPO: mi volgo.

- Livio dà di politropos una traduzione latina molto aderente versutus: volgo/mi volgo.

Confronto Latino/Greco

- Virum mihi Ἄνδρα˘μοι˘ stessa posizione.

- Camena Μοῦσα˘.

- Insece ἔννεπε˘.

- Versutus nel latino successivo vuol dire: versatile mentalmente non è mai riferito al vagare quindi Livio Andronico interpreta πολ&uota;τροπον in un senso specifico.

- Il tradurre porta con sé l’imitari, mentre il vertere è un aspetto dell’imitatio che è a sua volta il presupposto dell’emulatio.

- È nota in Livio la programmatica sostituzione dei teonimi, spesso sulla base di un’equivalenza più paretimologica che funzionale:

  • Mousa diventa Camena.

- Livio nell’incipit della sua Odusia ci dà un saggio esemplare che gioverà proporre ancora una volta, giocandolo contro l’incidentale versione oraziana a evidenziare con un’analisi diacronica costanti e varianti del vertere.

- Livio: Virum mihi, Camena, insece versutum.

- Orazio: Dic, mihi, Musa, virum, capta post tempora Troiae/qui…

- In Orazio cambiando il metro c’è l’inevitabile conseguenza di posticipare la parola incipitaria: virum rispettata invece da Livio con il saturnio.

- In Livio: ammodernamento del teonimo.

- In Orazio: invece compensa la valenza stilistica di ennepe con la solennità iniziale di “Dic”.

- Per Livio Andronico “Virum mihi, Camena, insece versutum” narrami, o Musa, dell’uomo astuto è un verso Saturnio.

Dettagli tecnici

  • Ordine delle parole: nel testo di Omero non c’è il vocativo al centro mentre qui sì.
  • 5 parole: la 3 è CAMENA (vocativo) con cui Andronico traduce Μοῦσα˘.
  • La prima parola e l’ultima hanno un rapporto particolare tra loro: allitterazione a cornice.
  • Omoteleuto: finale con suono identico.
  • La parola iniziale, quella centrale e quella finale ci dicono la tecnica operata da Livio Andronico.
  • Tecnica finalizzata alla monumentalità.

Varrone

(letterato, uno dei più famosi poligrafi dell’antichità) dà 2 spiegazioni sulla questione di “camena”:

  • La divinità greca “Musa” è resa da Livio con la parola Camena (teonimo – nome di divinità riferito a ninfe delle fonti)
  • Varrone in questo passaggio del De lingua latina ci dice che “canere” significa sia cantare che profetizzare; da camena, col cambiamento dal suono da m in n.
  • Più avanti nel libro VII ci dice che da un originario “casmena” vengono (tipico in latino, s > r) carmena, carmina, carmen, e poi, con la caduta di r camena.

- Prima di Varrone era possibile ritenere che la parola “camena” fosse riferita a canere.

- La ricerca era fatta per primo da Livio.

Spiegazione di "insece"

- Corrisponde alla formazione del dattilo, come anche έννεπε (Livio di sicuro conosce il greco, è di Taranto).

- Livio intendeva il verbo come un omerismo e un epicismo.

- Di sicuro Livio conosceva il testo greco dell’Odissea, come anche le traduzioni, sceglie quindi una parola stilisticamente equivalente insece che potrebbe sembrare un arcaismo.

Spiegazione di "versutum"

- Livio fa una scelta da persona esperta, si comporta in modo consapevole, sceglie di rendere (πολ&uota;τροπον) nel senso culturalmente più esigente non facile.

- La traduzione πολ&uota;τροπον nel senso di: a lungo errante è suggerita dalla proposizione seguente come se quella relativa confermasse πολ&uota;τροπον come: molto ha vagato ma questa è l’interpretazione più facile.

- Versatile invece non crea la ripetizione, e va a indicare l’ethos, il carattere del personaggio.

- Se guardiamo “musa” com’è collocata nell’insieme del primo esametro di Omero, si può mettere l’idea della mancanza del vocativo al centro del verso.

- Alex: Nella versione di Livio sono valorizzati i rapporti fonici tra virum e versutum. Questa risultanza di monumentalità c’è in Livio, ma non in Omero, dove invece c’è la volatilità.

- Livio non ha a disposizione una tradizione epica latina, però ha a disposizione una tradizione di versi tramandati in latino, e questi versi sono quei versi antiquissimi, di cui ci parla Festo.

- Questa versificazione dava poi voce agli oracoli, enunciati in versi: I SATURNII.

- Ma anche nel mondo greco gli oracoli erano espressi in versi, e sono gli esametri è questo che hanno in comune, i due tipi di versi.

- Anche per questo Livio ha una giustificazione nella sua cultura.

Imitazione e Traduzione

- Possiamo vedere anche una traduzione parola per parola del testo di Omero.

- Così facendo Livio ha trasposto i modelli culturali greci nella cultura romana (musa – camena) ha fatto la scelta più aderente possibile al suo originale.

- Quindi non è una traduzione soltanto fedele, ma anche creativa, perché valorizza il patrimonio delle risorse da usare per rendere il testo di Omero in latino.

- La traduzione ha motivato l’uso dell’aggettivo artistico, che non mira semplicemente a riflettere l’originale, affinché sia conosciuto in un'altra lingua, ma il traduttore rende l’originale emulandolo.

- Quindi questo passaggio della riscrittura latina di originali greci ha il fine di importare a Roma una cultura, sentita come superiore.

- Contemporaneamente, questa ellenizzazione è concomitante con il processo di romanizzazione.

- Ci vuole però un soggetto (il traduttore) che abbia una cultura, educazione raffinata scrivendolo in un metro diverso da quello originale.

- Livio quindi porta l’Odissea ai romani, per insegnare la letteratura ai discipuli e alle discipulae.

- I primi, infatti, facevano l’interpretabantur, spiegavano il testo greco, in quanto greci, ai giovani latini.

- È vero che voleva tradurre l’Odissea, in quanto grammaticus, ma è vero che il testo ha una sua autonomia poetica, e la tradizione di tradurre continua per secoli: mentre i greci non avevano la tradizione della traduzione letteraria, è solo una tradizione occidentale, dei romani. Ma, molto presto, moltissimi romani erano bilingui, eppure la tradizione di tradurre continuò, perché questi testi.

- Il traduttore è quindi al massimo grado conoscitore della lingua e letteratura sia greca che latina, per arricchire il patrimonio dei testi latini.

- Cruciale è il nesso tra emulazione e imitazione.

- In Livio abbiamo un’intenzione di contendere Camena è la spia della traslazione culturale in quanto è la Musa latina, il saturnio è un fatto.

- Paradosso è che la letteratura latina nasce dalla mente e dagli studi di un parlante greco.

- Oltre a questo, questa tradizione si afferma nel quadro di uno stato, di una cultura, in cui l’élite è perfettamente bilingue.

Parole per Tradurre

  • Età repubblicana: interpretor (verbo che marca l’idea di transazione tra verso originale e tradotto; interpres avrà a che fare con prezzo, potrebbe essere inteso come un sensale).
  • Exprimo (va a indicare la traduzione letterale – indica il prendere il calco di qualcosa, rimanda alla plastica).
  • Reddo (idem, si riferisce al riflesso di un suono).
  • Invece il verbo verto per primo nota il fenomeno della traduzione – trasferisce una cultura ad un’altra.

Perché l’Odissea e non l’Iliade?

- L’esperienza di Odisseo era eticamente più significativa per gli studenti della scuola piuttosto che per il pathos dell’Iliade.

- Dall’altra parte quello di Odisseo è un ritorno da Troia verso Itaca che aveva una somiglianza per la sua traiettoria con il viaggio di Enea da Troia verso l’Italia, ed essendo il viaggio di Enea per i Romani il viaggio di origine ecco che l’Odissea aveva un interesse maggiore per la società dei Romani e una pertinenza migliore per l’insegnamento scolastico.

Strategia di Livio Andronico per Tradurre Omero

- Livio ha romanizzato i termini di Omero senza creare un estraniamento.

- Prevale la strategia dell’addomestication.

- Questo si vede nell’adozione del saturnio al posto dell’esametro che comporta monumentalità al posto della volatilità.

- Un segno però di andare verso l’originale (foreignasation) è dato da: “insece” che vuole andare da ennepe (una parola dattilica che va verso una parola dattilica, una parola rara che va verso una parola rara).

- Livio Andronico ha importato a Roma qualcosa che c’era da un’altra parte.

L. Venuti in The Translator’s Invisibility: A History of Translation

  • Divisione tra:
  • Domestication: conforme ai contenuti culturali alla situazione culturale del paese della lingua in cui traduce.
  • Foreignization: il traduttore dà l’evidenza agli aspetti del testo che devono riflettere aspetti del testo che restano estranei.

- Venuti ha condotto una campagna di protezione dell’originale.

- Quando parliamo di traduzione di testi greci in lingua latina per un pubblico di romani stiamo parlando di un fenomeno che si verifica nel quadro di una vita sociale di un soggetto che sta espandendo l’impero.

- L’impero romano è un fenomeno militare, in cui un’esperienza culturale va sempre sfidata.

Le Notti Attiche come Fonti per Ricavare Informazioni su Livio Andronico

- Testo anche analizzato poiché inserito all’interno del dossier: Fragmenta Poetarum Latinorum Epicorum et Lyricorum: Praeter Eenium et Lucilium, edizione curata da Jürgen Blansdorf.

- Blansdorf oltre all’edizione del testo in sé propone un ulteriore dossier di fonti antiche relative alla vita e all’opera di Livio.

- Dossier parte dal Chronicon di San Girolamo, poi chiama in causa il Brutus di Cicerone, le Tusculanae di Cicerone, il Cato Maior de Senectute di Cicerone, le Notti Attiche di Gellio, i Cronica di Cassiodoro, il De Grammatichis et Retoribus di Svetonio e la prima epistola del secondo libro delle Epistole di Orazio (versi 61 e 62).

Sintesi Informazioni Ricavate su Livio Andronico

Vita

1) San Girolamo (dal Chronicon)

- Posto per primo da B. perché dà il dato biografico complessivamente.

- Livio Andronico ebbe il suo momento apicale nella vita intorno ai 40 anni nel 187 a.C.

- Cronologia che verrà rigettata da Cicerone.

- Liberto di un Livio Salinatore e maestro dei suoi figli.

Traduzione

- Tito Livio scrittore di tragedie tenuto in alta reputazione, il quale per merito intellettuale ricevette in dono la libertà da Livio Salinatore, di cui educava i figli.

Analisi

- Tito Livio autore di tragedie è in realtà il nostro Livio Andronico, questo a causa di un errore frequente all’epoca in riferimento al praenomen.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara1515 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Fernandelli Marco.
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