BIOLOGIA
UNIPD 2015/2016
CORSO DI LAUREA
MEDICINA E CHIRURGIA 1
LA CROMATINA
La cromatina è tutto il materiale che si trova all'interno del
nucleo, quindi il contenuto del nucleo è la cromatina. Essa è
costituita da DNA, proteine e RNA, la cromatina è un insieme
complesso di macromolecole in cui una grossa parte è di DNA.
La cromatina ha aspetti diversi che variano nei diversi LIVELLI
DI COMPATTAMENTO DEL DNA, le molecole di DNA nel
nucleo si organizzano tramite le sue interazioni con proteine in
un modo molto ordinato e con passaggi successivi ordinati,
questi livelli di compattamento sono non solo necessari per
permettere a tutto il DNA di rimanere nel nucleo ma anche per
regolare l'attività del DNA. Questi livelli di compattamento non
sono stati: durante la vita di una cellula il modo in cui il DNA si
compatta nel nucleo cambia.
La cromatina è composta da 40% da DNA, 44% da proteine istoniche, 13% proteine acide non
istoniche e 4% di RNA stabilmente legato al DNA. La cromatina è quindi principalmente costituito
da proteine istoniche e DNA. Il DNA è sempre sotto forma di cromatina nel nucleo, quindi
interagisce sempre con la sua componente proteica. La componente proteica degli istoni è un
insieme di proteine diverse caratterizzate da una elevata basicità (particolarmente ricche in
amminoacidi basici). Le proteine istoniche hanno funzioni strutturali ma anche regolative per
quanto riguarda il DNA: strutturali perché mediano le fasi iniziali del compattamento, regolative
perché il compattamento si ripercuote sulla possibilità di trascrizione dei geni compattati.
L'interazione degli istoni con il DNA è prevalentemente di tipo ionico (non esclusivamente però). Le
proteine non istoniche sono proteine che hanno interazioni, strutture diverse e costituiscono quindi
un gruppo eterogeneo che può variare tra i vari tipi cellulari a seconda dello stato funzionale della
cellula, le proteine non istoniche hanno funzione sia strutturale che regolativa: strutturale perché
aiutano il DNA a raggiungere livelli superiori di compattamento, regolative perché interagiscono
con il DNA regolano l'attività trascrizionale ( e.g. i fattori di trascrizione).
La differenza principale tra proteine istoniche e proteine non istoniche sta nell'interazione con il
DNA: le prime sono aspecifiche e legano il DNA in quanto esso è carico negativamente mentre le
seconde riconosco sequenze specifiche e selezionano sequenze specifiche dove andranno a
legarsi, questo fa si che le proteine non istoniche abbiano target specifici, non si legano in modo
casuale ma a sequenze date.
Il compattamento del DNA è molto differente tra procarioti e eucarioti: il compattamento è
estremamente diverso e seppur entrambi vadano incontro a fenomeni di compattazione e
organizzazione lo fanno in modo molto diverso: il DNA procariotico non ha mai interazioni con
proteine istoniche, quindi nei procarioti non esistono le proteine istoniche (mentre negli archea
esistono gli istoni). Gli eucarioti hanno molti cromosomi (molte molecole di DNA ciascuna lineare).
Le molecole sono in grado di organizzarsi in un volume piuttosto piccolo in un modo ordinato: si
può quindi dedurre che l'organizzazione del DNA nel nucleo è un processo preciso e delicato in
modo che i cromosomi non si incrocino, non si intersechino, non siano più accessibili alla
trascrizione. IL NUCLEO È UNA STRUTTURA ALTAMENTE ORGANIZZATA.
Il DNA eucariotico è molto lungo (qualche miliardo di bp) e ad opera degli istoni e delle proteine
non istoniche è possibile far stare il DNA nel nucleo, le proteine fanno diminuire di dimensioni il
DNA di diecimila volte per farlo stare nel nucleo. Il DNA nel nucleo eucariotico non si trova in una
forma lineare ma è una forma che è più accorciata che va sotto il nome di
SUPERSPIRALIZZAZIONE quindi la molecola di DNA viene avvolta in modo tale da occupare il
minor spazio possibile, questo processo però è reversibile: la cellula avvolge il DNA con delle
interazioni che possono essere "facilmente" modificate, ciò è essenziale perché la molecola sia
accessibile per la trascrizione e per la divisione cellulare. 2
I significati del compattamento del DNA sono:
-significato sterico (la riduzione delle dimensioni)
-protezione (il compattamento dipende dalla presenza o meno dell'involucro nucleare perché è
importante come sistema di protezione da forze esterne)
-regolativo (il compattamento regola l'attività trascrizionale del DNA rendendolo o meno
accessibile alla trascrizione da RNA pol)
Osservando un nucleo in base al livello di
compattamento possiamo suddividere la sua
cromatina in due grosse categorie:
l'eucromatina (la cromatina meno compatta che è
quella cromatina che contiene dei geni e ha attività
trascrizionale--> ci sono geni che sono in quel
momento sottoposti a trascrizione)
l'eterocromatina (la cromatina che nel momento
dell'osservazione è più compatta e non ha attività
trascrizionale)
L'eterocromatina è suddivisibile a sua volta in due
porzioni:
costitutiva
• facoltativa
•
La differenza sostanziale tra le due è che
l'eterocromatina costitutiva non contiene alcun gene, una piccola parte del genoma è costituita da
geni mentre la gran parte del genoma non contiene geni. Una parte di questi non geni hanno
funzioni strutturali (ma non solo) importanti quali i telomeri e i centromeri (porzioni terminali e futuro
sito d'attacco del fuso mitotico). L'eterocromatina facoltativa presenta geni ma essi sono silenziati
(trascrizionalmente inattivi) nel preciso momento in cui la cellula viene osservata. Sono geni
volontariamente inattivati dalla cellula nel suo programma differenziativo, i geni possono essere
riattivati se la cellula necessita di trascrivere un gene silenziato, la riattivazione può avvenire per
stimoli esterni o per necessità differenziative cellulari. Fanno parte dell'eterocromatina facoltativa i
CORPI DI BARR che sono i cromosomi X inattivati negli organismi di sesso femminile: i mammiferi
di sesso femminile hanno due cromosomi X mentre quelli di sesso maschile ne contengono
solamente uno.
Il dosaggio genico-->la quantità di espressione necessaria di un dato gene: per quanto riguarda gli
autosomi, esistono due copie ciascuna delle quale trascrive il suo gene mentre nei cromosomi
sessuali presentano una trascrizione che non corrisponde alla normale trascrizione della copia di
geni, questo per far si che tra individui di sesso maschile e di sesso femminile ci sia una simile
quantità di geni trascritti a partire dal cromosoma X, questo è il PROBLEMA DEL DOSAGGIO
GENICO che è stato risolto dalle cellule con l'inattivazione del cromosoma X dove quindi una copia
del cromosoma (in modo casuale) viene inattivato totalmente.
Un'altra evidenza dell'inattivazione del cromosoma sessuale è la DISTROFIA DI DUCHENNE che
va a colpire un cromosoma X e quindi si manifesta molto più facilmente in un uomo piuttosto che in
una donna.
L'inattivazione è del tutto casuale e si manifesta a partire dalle prime fasi dello sviluppo dove le
cellule di vari tessuti possono andare ad esprimere o meno un cromosoma o l'altro (e le relative
forme mutate nel caso che siano presenti): le donne portatrici possono avere alcune cellule
patologiche mutate ma sono in grado di compensare con quelle cellule che non presentano
mutazioni sul cromosoma X risultando in un fenotipo normale. Il cromosoma X inattivato può
essere osservato in un preparato istologico poiché forma eterocromatina in stretta prossimità della
lamina nucleare che è importante proprio per l'organizzazione dell'eterocromatina. 3
Il corpo di Barr ha caratteristiche sia dal punto di vista trascrizionale (i suoi geni non vengono
trascritti) sia replicativo poiché è una delle parti del DNA replicate più tardivamente.
L'ETEROCROMATINA HA DEI COMPORTAMENTI SPECIFICI DIVERSI DALL'EUCROMATINA
Il ruolo del corpo di Barr è stato chiarito da Marie Lion, da cui il processo a cui va incontro il
cromosoma X inattivato viene chiamato anche LIONIZZAZIONE. È stato osservato che nei
mammiferi (quelli che presentano determinazione del sesso dal cromosoma sessuale) le cellule
esprimono trascrizionalmente solamente un cromosoma X, l'inattivazione del cromosoma X
avviene durante l'embriogenesi, durante le prime fasi (non nello zigote) creando un MOSAICO di
cellule da cui poi deriveranno poi i vari tessuti e organi che presentano il cromosoma X materno o
paterno inattivato. La scelta di inattivazione viene poi mantenuta dalle cellule successive derivanti
dalla stessa cellula iniziale, questo fa parte dei processi epigenetici e questo processo va oltre la
semplice sequenza nucleotidica.
Esistono casi di aneuploidia con cromosomi X soprannumerali come sindrome con triplo X, in
questi casi le cellule silenziano completamente due cromosomi X e si mostrano in preparato due
corpi di Barr, sono particolarmente evidenti nei granulociti, dove il corpo di Barr sporge dal nucleo
e risulta facilmente osservabile (a causa del nucleo polilobato tipico dei granulociti)
L'inattivazione del cromosoma X avviene ad opera dei lncRNA (che regolano la attività
trascrizionale): all'interno del cromosoma X esiste un gene che si chiama XIST, il gene in
questione codifica per un grande lncRNA, entrambi i cromosomi X trascrivono il lncRNA
inizialmente e per fenomeni non particolarmente chiari uno dei due cromosomi inizia a produrre
molto più RNA dell'altro, l'effetto del lncRNA è quello di andare a posizionarsi sopra il DNA del
cromosoma stesso, ciò induce il richiamo di proteine per la super spiralizzazione che porta alla
eterocromatizzazione del cromosoma X che ha espresso maggiormente lncRNA. I siti per i geni
XIST sono presenti su entrambi i cromosomi ma il trascritto è particolarmente abbondante in quello
che è il cromosoma X inattivato. XIST presenta un suo antagonista che produce anche esso un
lncRNA a partire da un gene sul cromosoma X che controbilancia l'attività di XIST: il gene in
questione (chiamato TSIX) lega la sequenza di XIST e ne impedisce la produzione di trascritto.
Il bilancio tra i due RNA e le loro interazioni determina quale dei cromosomi X verrà inattivata,
questa interazione che si manifesta con una super spiralizzazione del DNA è CASUALE e avviene
nelle FASI INIZIALI NELLO SVILUPPO, TRASMETTENDOSI DI CELLULA IN CELLULA creando
l'effetto mosaico.
Per quanto riguarda l'eterocromatina facoltativa e l'eucromatina hanno quantità relative in diverse
cellule a seconda del programma differenziativo della cellula stessa: partendo dalle prime cellule
embrionali si nota una diminuzione dell'eucromatina e l'aumento dell'eterocromatina che
accompagna proprio il momento differenziativo delle cellule nell'organismo in sviluppo quindi la
presenza di eterocromatina è specchio dell'attività trascrizionale della cellula e dipende dal
momento differenziativo della cellula in questione.
GLI ISTONI
Sono proteine molto abbondanti e molto conservate
attraverso l'evoluzione, questo significa che sono
proteine che si sono evolute molto precocemente negli
eucarioti e hanno raggiunto un livello di specializzazione
tale da far si che fossero selezionate per essere
mantenute in quanto tali: un caso esemplare di
conservazione amminoacidica.
Le proteine istoniche sono di cinque tipi: H1, H2A, H2B,
H3, H4. Queste proteine sono caratterizzate da
abbondanza di amminoacidi basici e conseguente
abbondanza di cariche positive che permette una
favorevole interazione aspecifica con il DNA. 4
PROTEINE NON ISTONICHE
Ci sono proteine strutturali ma molte sono proteine che regolano l'attività del DNA stesso: vari
enzimi che agiscono sul DNA e varie proteine di controllo del DNA. Esse sono molto eterogenee
all'interno dei diversi tipi cellulari perché la tipologia e la quantità dipende dal ruolo del tessuto (e
della cellula) nell'organismo, perché proprio le proteine non istoniche determinano la
differenziazione cellulare.
Due sono i gruppi principali di proteine associate al DNA:
-le proteine istoniche dotate di aa basici che conferiscono alla molecola carica positiva, queste
proteine si legano al DNA e mediano i primi passaggi del compattamento.
Gli istoni sono tra le proteine più conservate (esse nel corso dell’evoluzione sono state selezionate
inizialmente e lo sviluppo degli organismi ha favorito il mantenimento di queste molecole altamente
specializzate senza importanti variazioni negli eucarioti)
-le proteine non istoniche, cioè le proteine molto eterogenee e variabili nel nucleo con funzioni sia
strutturali (coesine e condensine per esempio) sia di regolazione dell’attività del DNA (fattori di
trascrizione)
Una sostanziale differenza sta nelle modalità di interazioni con il DNA, infatti le prime interagiscono
prevalentemente grazie a interazioni elettrostatiche mentre le seconde riconoscono sequenze ben
precise nel DNA e risultano quindi selettive rispetto alla sequenza nucleotidica su cui
andranno ad agire.
ISTONI
È una famiglia di proteine (proteine con caratteristiche comuni che svolgono la medesima
funzione) contenente: H1, H2A, H2B, H3 e H4. C’è una certa abbondanza di aa di tipo basico,
sono proteine di piccole dimensioni (30KDa c.a.) composte da all’incirca 200 amminoacidi. La
capacità degli istoni di entrare in contatto con il DNA è dato da carica elettrica (interazioni ioniche
di tipo debole).
Tutti gli istoni hanno un dominio globulare a cui si associano una o due code (SEMPRE una coda
N-terminale e qualche volta una coda C-terminale), in N-terminale si trovano la maggior parte degli
amminoacidi basici.
La prima osservazione sulla compattazione del DNA è stata relativa alla FIBRA DI CROMATINA
DA 30nm O FIBRA DI CROMATINA NATIVA, essa appare come costituita da strutture circa
sferiche unite assieme e contiene una molecola di DNA. Trattando la fibra con ioni o con sostanze
in grado di “rilassare” le interazioni ioniche permette di ottenere la cromatina decondensata,
chiamata FIBRA DI CROMATINA DA 10nm a collana di perle, ciascuna sfera viene chiamata
nucleosoma mentre i nucleosomi sono uniti da DNA linker (DNA nudo).
IL NUCLEOSOMA E LA FIBRA DI CROMATINA DA 10 nm
È la prima struttura che si ritrova nell’organizzazione della cromatina all’interno
del nucleo stesso, viene quindi chiamato primo livello di compattamento del
DNA, esso è costituito da una struttura centrale di proteine (core proteico)
sul quale il DNA si avvolge, il core proteico forma un rocchetto sul quale il
DNA si avvolge a doppio giro. Il core proteico è costituito da otto molecole di
istoni contattate da 147 nucleotidi (sono in numero fisso).
La effettiva associazione costante di 147 bp è stata verificata ponendo la
cromatina a collana di perle in una soluzione contenente enzimi digestivi che
sono in grado di idrolizzare i legami del DNA linker lasciando solamente i
nucleosomi, successivamente gli stessi possono essere trattanti con una
soluzione di sali (che modificano la forza ionica) da cui si ottiene la sequenza
di DNA associata al core proteico, in seguito si può verificare che si tratti
effettivamente di 147 paia di basi 5
Oltre agli istoni H2A, H2B, H3 e H4 che formano il core proteico del nucleosoma è necessario
anche l’istone H1 (che ha una coda N-terminale e una coda C-terminale) che si posiziona
esattamente nel punto di entrata/uscita dalla particella, ciò facendo esso stabilizza l’interazione del
DNA con il core proteico.
Il DNA linker presenta anche esso una lunghezza stabile pari a 50 bp ottenendo nel complesso tra
nucleosoma e DNA linker un insieme di 200 bp osservabili con una corsa elettroforetica
opportunamente eseguita, nel complesso quindi il nucleosoma permette un accorciamento della
molecola di DNA di quattro volte.
Gli istoni sono costituiti da alcuni domini cilindrici che sono sempre presenti nella parte globulare
della molecola istonica (anche se in numero variabile in base all’istone considerato).
H3 e H4 si trovano nella parte più centrale del core proteico mentre H2A e H2B sembrano
“poggiare” più esternamente.
L’interazione tra il DNA e il core proteico avviene sempre a livello dei domini globulari delle
proteine istoniche, le code (che contengono la maggior parte della carica positiva) degli istoni
fuoriescono dalla particella proteica, l’interazione delle particelle proteiche del core avviene
prevalentemente a livello del solco minore del DNA, ciò si dimostra essere una peculiarità poiché
normalmente il punto di contatto di molecole interagenti con il DNA è nel solco maggiore
mentre gli istoni hanno un comportamento atipico. Questi solchi minori hanno preferenzialmente
Adenine o Timine mentre i solchi minori non nel nucleosoma hanno solitamente Guanina e
Citosina (per organizzazione sterica).
Nel nucleosoma si osservano anche 142 ponti H che stabilizzano la struttura insieme a legami
salini e legami idrofobici.
Le code sporgenti degli istoni interagiscono con il DNA dall’esterno andando a “circondare” la
molecola di DNA con interazioni di tipo salino, esse sono poi sede di modificazioni post
traduzionali che interesseranno soprattutto le lisine modificano la carica elettrica della proteina
modificando le interazione del core proteico con la molecola di DNA
Assemblaggio del core proteico
Il core proteico non si trova in quanto tale libero nel
nucleo ne tanto meno si osservano molecole
istoniche libere, bensì gli istoni si presentano sotto
forma di dimeri: H2A-H2B e H3-H4.
L’assemblaggio prevede l’unione di due dimeri H3-
H4 a formare un tetramero H3-H4,
successivamente si legano i due dimeri H2A-H2B a
completare
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Documento completo per esame di Biologia molecolare med 3-4 UNIPD
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Documento completo per esame embriologia corso MED 3-4 Unipd
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Documento completo per esame Citologia-Istologia-Embriologia corso med 3-4 Unipd
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Documento completo con immagini per esame di Istologia med. 3-4 Unipd