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SS2 – CHIRURGIA DIVERTICOLOSI E MALATTIA DIVERTICOLARE: DIVERTICOLI DEL COLON
Oggi si parlerà di malattia diverticolare del colon.
Prima di parlare di questo, è necessario conoscere come si studia una malattia. Esistono dei punti cardine,
che vanno sempre seguiti per poter esporre in modo corretto ogni tipo di malattia.
INQUADRAMENTO STORICO (facoltativo)
EPIDEMIOLOGIA (frequenza, dell’incidenza della malattia). Nell’ambito dell’epidemiologia vengono
valutati il sesso e l’età (quale sesso viene prevalentemente colpito). In secondo luogo la
localizzazione se la malattia colpisce non un organo, ma un apparato. Per fare un esempio, ci sono
malattie che nel canale alimentare colpiscono di più il colon, altre che aggrediscono di più il tenue.
L’ulcera è una malattia che colpisce di lo stomaco e il duodeno, poi diventa più rara.
EZIOPATOGENESI
ANATOMIA PATOLOGICA deve essere intesa come anatomia patologica macroscopica (cioè come
l’organo colpito si ammala ad occhio nudo macroscopicamente) e successivamente come anatomia
patologica microscopica [istopatologia]. Questo ci fornisce i dati biologici.
CLINICA sintomatologia e obiettività clinica.
DIAGNOSI esame obbiettivo e esami diagnostici.
TERAPIA medica o chirurgica.
PROGNOSI
Questo è studiare una malattia ed esporre una malattia. Dal raffreddore al tumore polmonare, è necessario
seguire sempre questo schema di esposizione. Ora nell’esporre la diverticolosi e la malattia diverticolare
seguiremo questa stessa forma mentis.
Che cos’è un diverticolo? Che cosa sono più diverticoli (ovvero una diverticolosi)?
DIVERTICOLO → estroflessione a dito di guanto di una porzione di lume ricoperta da mucosa.
A questo proposito è utile pensare a un dito di guanto; una estroflessione con partenza da un lume (cioè da
un viscere cavo), provvista di mucosa. Si tratta di una definizione molto generica, perché non dice dove si
trova (i diverticoli possono essere ritrovati a livello del viscere colon, del viscere esofago, nel viscere
vescica; estroflessioni diverticolari possono essere anche ritrovati a livello dei genitali femminili).
Qualunque viscere a struttura cava può determinare una estroflessione. Anche la definizione “ricoperta da
mucosa” è volutamente generica, perché rende edotti del fatto che ci debba essere mucosa, ma non dice
se ci debba essere qualcos’altro (non dice se ci deve essere una sottomucosa, una muscolaris mucosae, una
sottosierosa o una sierosa); basta che ci sia una mucosa. Questa definizione generica (estroflessione di un
lume provvista di mucosa) si adatta bene alla diverticolosi del colon. Di tutti i diverticoli che si possono
studiare nella patologia umana, la diverticolosi del colon è sicuramente l’argomento più importante.
Perché? Perché è uno degli argomenti più importanti della medicina o della chirurgia: questo per la sua
rilevanza epidemiologica.
Inquadramento Storico
L’argomento è noto da quasi due secoli, ovvero sin dall’Ottocento. Il primo a notare queste estroflessioni
provviste di mucosa, provenienti dal lume del colon, fu un anatomopatologo illustre francese: Jean
Cruveilhier. Egli notò delle estroflessioni bluastre che venivano dalla parete del colon e le descrisse. Fu il
primo anatomo patologo che fornisce questa descrizione. Il termine “diverticolo” si deve ad un patologo
tedesco che prende il nome di Graser. Il termine diverticoli deriva dalla parola latina “diverticulum” al quale
in passato si faceva riferimento a un luogo dove si cambiavano i cavalli sulle strade romane; ovviamente
dove si cambiavano i cavalli esistevano delle locande dove mangiare e dormire. Queste locande si
guadagnarono velocemente brutta fama perché erano luoghi di incontri amorosi poco corretti e risse
frequenti. Queste stazioni/locande si chiamavano diverticula, ed erano proprio “estroflessioni lungo una
strada che possedevano una brutta fama” proprio come i diverticoli che sono delle “estroflessioni lungo la
via enterica che possiedono la brutta fama di manifestare la malattia diverticolare”. Nel colon non avremo
mai un diverticolo, ma avremo una situazione multipla, di decine o centinaia di diverticoli: si parlerà quindi
di diverticolosi. Questa situazione può essere del tutto asintomatica. Quando i diverticoli danno un quadro
clinico (ovvero dei sintomi) si parlerà di malattia diverticolare.
Diverticolosi: riscontro di diverticoli senza che questi necessariamente possano determinare una
sintomatologia, cioè il soggetto può essere portatore di una diverticolosi del colon senza avere
alcun sintomo (quindi non ricorrerà al medico); si tratta quindi di un riscontro anatomo-patologico
Malattia diverticolare: si tratta di una diverticolosi che arriva a dare disturbi soggettivi e
perturbazione dell’obbiettività; si tratta quindi di un riscontro clinico. Non tutte le diverticolosi
evolvono in malattia diverticolare. Inoltre la malattia diverticolare può essere semplice o
complicata, cioè in presenza (complicata) o meno (semplice) di complicanze potenzialmente
mortali.
Epidemiologia
Perché questa malattia è così importante? Perché è una delle più frequenti che colpisce la razza umana.
Si calcola che nei Paesi ad alto tenore di vita (nei soggetti sopra i 60 anni di età) il 60% sia portatore di una
diverticolosi. In un 15-20% (fino addirittura il 30%) di questi soggetti portatori si svilupperà sintomi, quindi
darà luogo alla malattia diverticolare. Gli USA forniscono numerosi dati rilevanti: il 10-15% dei pazienti che
va negli ospedali e si sottopone ad accertamenti sul grosso intestino (esami radiologici o endoscopici), vede
un riscontro di diverticolosi del colon. Una cifra rilevante, considerando la popolazione degli USA. Di questo
10-15%, almeno il 30% sviluppa o svilupperà i sintomi (cioè una malattia diverticolare del colon).
Si tratta della malattia più frequente sia nel sesso femminile che in quello maschile, ma con prevalenza nel
sesso femminile (rapporto 3 a 2). E’ una malattia tipica della sesta decade di vita. Tuttavia non è
appannaggio esclusivo di questa decade. In realtà l’età di insorgenza della malattia è una curva Gaussiana;
l’apice della curva è data tra i 60 e i 70 anni di età, ma può verificarsi anche dopo oppure anche in età
giovanile. E’ importante però sottolineare che il riscontro di diverticolosi e di malattia diverticolare non è
più una rarità nel soggetto giovane (è sempre raro ma capita anche nei 20-30 anni, e il messaggio che deve
passare è di non escludere a priori una malattia diverticolare nel giovane). Localizzazione: come già
accennato, non esiste “IL diverticolo”, esiste solo la diverticolosi. E’ necessario a questo punto distinguere
due grandi situazioni:
1. La presenza di uno o due diverticoli nel cieco. Questa è una malattia congenita (IL DIVERTICOLO
DEL CIECO) che è modesta epidemiologicamente.
2. La diverticolosi del colon è una malattia acquisita che coinvolge la totalità del colon. Esiste,
tuttavia, una parte del colon che risulta maggiormente colpito: il 60-70% delle diverticolosi del
colon e delle malattie diverticolari ha nel colon ileo-pelvico (ovvero nel sigma) la sua sede
preferenziale. In un 5-10% dei pazienti la malattia risale sopra il sigma e colpisce la totalità della
cornice colica (decine e decine di diverticoli, se non centinaia, con aspetto ad uva)
Sul perché colpisca di più le donne, sul perché colpisca di più la fascia avanzata, sul perché colpisca di più il
sigma è l’eziopatogenesi che ci chiarirà maggiormente il problema.
Eziopatogenesi
Anni fa,negli anni ’70, si era soliti disegnare l’aditus del paziente con diverticolosi: una donna, obesa, stitica,
con alvo variabile (colon irritabile), con storie di malattie infettive del colon (diarree ecc.) e pluripare.
A cavallo tra gli anni ‘70 e ’80 la fisiologia ha cessato di essere qualche cosa di laboratorio e sperimentale,
ed è stata applicata anche alla medicina umana, non soltanto sull’animale. Nell’uomo si è cominciato
applicare quanto in fisiologia si era visto precedentemente. Si è notato subito che la situazione nell’uomo è
nettamente diversa da quella animale. Purtroppo, sull’attività dell’intestino, e in particolare sull’attività del
colon nell’uomo, si sa poco o nulla. Tutto ciò che c’è scritto nei libri di fisiologia a proposito dei movimenti
peristaltici,, della segmentazione, della propulsione di massa, ecc, non è vero o è vero solo in parte (nel
soggetto umano). Notizie migliori sono arrivate quando si è cominciato a inserire cateterini nel colon in vivo
e a misurare le pressioni. E’ iniziata così quella che viene chiamata la manometria (misura delle pressioni nel
viscere). La manometria oggigiorno ha due grandi applicazioni: una verrà trattata con il professor
Strazzabosco, ed è la manometria esofagea; l’altra è la manometria rettale. Sul colon invece si brancola nel
buio: esso è talmente lungo e talmente pieno di materiale fecale che questi cateterini finiscono per dare dei
risultati molto diversi rispetto a quella che sarebbe la realtà. Mentre la manomentria esofagea e la
manometria ano-rettale sono appannaggio di ogni reparto di gastroenterologia e di chirurgia, la
manometria del colon è semplicemente sperimentale. Sono pochi i reparti di medicina clinica pratica che
misurano le pressioni del colon. Però quando negli USA si è iniziato a fare questo, si è visto che il
comportamento delle pressioni in un soggetto portatore di diverticolosi o di malattia diverticolare erano
molto diverse dal comportamento delle pressioni nel soggetto normale.
Questo nella figura è un colon (con haustrature, appendici
epiploiche e meso con i grossi vasi). Che cosa si è visto?
Partiamo dall’anatomia patologica e poi dalla fisiologia con la
misurazione delle pressioni.
Il colon, come tutta la mucosa del canale alimentare, è molto
irrorato. La zona più importante per l’irrorazione è la mucosa. Il
colon ha una parete spessa: si sa che esiste uno strato esterno
longitudinale e uno strato interno circolare. Nel colon lo strato
esterno longitudinale viene a raggrupparsi formando le TENIE.
Le tenie sono tre fino al sigma e a questo livello divengono due.
All’interno, le haustrature non sono altro che ispessimenti della
muscolatura circolare. Il disegno è visto sul versante mesocolico,
ma la stessa
cosa vale per il
versante
antimesocolico.
I vasi che
arrivano,
raggiungono la
sierosa del colon e sfioccano.
Essi hanno delle lunghezze “prodigiose”. Il colon, per la sue
attività propulsiva del materiale fecale, sviluppa delle
pressioni notevoli e si contrae.
Se il vaso fosse come nell’immagine a fianco, ogni volta che
il colon si allunga, andrebbe compresso, stirato e si
creerebbe una situazione di ischemia (il lume sarebbe
temporaneamente occluso, non ci sarebbe
temporaneamente apporto di sangue e quindi di ossigeno).
In realtà la lunghezza del vaso è molto superiore a quella del
viscere. Quindi non è come viene rappresentato
nell’immagina destra (dritto), ma come viene rappresentato
nell’immagine sottostante (ondulato).
La riserva avviene proprio nelle appendici epiploiche: qui passa il vaso e
qui sono contenuti i gomitoli. Servono affinchè venga concesso più vaso
quando il colon si contrare e si distende, al fine di evitare gli inconvenienti
ischemici esposti precedentemente.
A questo punto i vasi raggiungono la mucosa (vasi retti). I vasi retti sono
brevi sul versante mesocolico e sono lunghi sul versante antimesocolico. I
vasi, con questo andamento serpiginoso, decorrono nella sottosierosa
(cioè nello strato più esterno). Tuttavia essi, più che irrorare la
sottosierosa, la sierosa e la muscolaris mucosae, essi devono irrorare la
parte più nobile del colon, che è la mucosa. Quindi devono andare in
profondità dalla sierosa verso la mucosa, oltrepassando la muscolaris
mucosae. Si creano così delle vere e proprie soluzioni di continuo perché a
un certo punto il vaso trivella la muscolaris mucosae per raggiungere la
mucosa. Questa è la normale anatomia.
La fisiologia afferma che, nel soggetto portatore di diverticolosi o di malattia diverticolare, il
comportamento motorio del colon è alterato quantitativamente e qualitativamente. Nel soggetto con
malattia diverticolare il colon si muove troppo e si muove male. E’ presente quella che viene chiamata
discinesia.
Partendo da questi due presupposti (anatomia normale e fisiologia del soggetto affetto da malattia) perché
si formano i diverticoli? Questa ipotesi è stata studiata da un fisiologo americano e si chiama Ipotesi
patogenetica di Painter. Egli vide, tramite la misurazione delle pressioni, il ruolo fondamentale di quegli
ispessimenti di muscolatura circolare che sono le haustrature. Painter mise un cateterino, misurò la
pressione e vide che l’attività discinetica crea delle camere iperbariche, ovvero delle camere di alta
pressione. Ciò che accade è illustrato dal seguente disegno.
Le haustrature si toccano e nella zona compresa tra di
esse si crea una ipertensione. Si tratta di una zona
chiusa davanti e dietro, contenente gas dovuto alla
deglutizione, alla fermentazione digestiva
(soprattutto dovuto alla fermentazione batterica). La
parete si muove in modo discinetico (ovvero si muove
troppo e male) e c’è ipertensione perché il gas ivi
contenuto non trova modo né di proseguire, né di
regredire. Questa è una camera iperbarica di Painter
(cerchio nella figura).
Un diverticolo si può formare per due meccanismi
patogenetici:
1. Trazione
2. Pulsione
La trazione è quando un viscere viene tirato/stirato
dall’esterno (per esempio l’esofago). Nel colon non
sono presenti diverticoli da trazione. E’ invece
presente la pulsione. La pulsione è quando è presente
una pressione interna ad un organo cavo che spinge
la parete. I diverticoli del colon sono unicamente
diverticoli da pulsione.
[a questo punto il prof fa un esempio sulla eventuale
detonazione di una bomba nella classe: ciò che “va giù prima” è il vetro. Perché? Perché il vetro è
un’area più debole.]
In medicina l’area più debole viene chiamata con un termine latino che è ancora in uso: locus minoris
resistentiae. Qual è, nel colon, il locus minoris resistentiae che determina la pulsione?
1. L’ipertensione è dovuta alle camere iperbariche di Painter. Tra l’haustratura a monte e l’haustratura
a valle si crea una zona di ipertensione. L’aria viene a comprimere la parete dall’interno. Abbiamo
quindi una pulsione dall’interno verso l’esterno.
2. Il locus minoris resistentiae è dato dalla trivella: i vasi bucano la parete muscolare per andare dalla
sierosa alla mucosa. Sono dei veri e propri tombini, dei canali di sfogo. Qui c’è un buco, quindi un
locus minoris resistentiae. Il diverticolo determina la fuoriuscita della mucosa attraverso quella
breccia nella muscolare che è causata dal passaggio del vaso.
Quindi perché il diverticolo è costituito solamente da mucosa? Il diverticolo del colon non avrà muscolare
perché uscirà da un buco che è sito nella muscolare. Quindi sarà costituito solamente da una parete molto
sottile (causa di guai) di mucosa e sottomucosa. L’ipotesi di Painter dice che i diverticoli del colon sono
diverticoli acquisiti da pulsione, dovuti ad una discinesia, cioè dovuti al fatto che il colon si muove troppo e
male. Grazie alle haustrature (che sono fisiologicamente presenti) si creano delle camere iperbariche che
spingono la mucosa attraverso le lacune, dovute ai punti di penetrazione dei vasi retti dalla sierosa e
sottosierosa verso la mucosa. I diverticoli da pulsione hanno come fattore patogenetico l’ipertensione
dovuta alla camera iperbarica, il locus minoris resistentiae dovuto all’anatomia lì dove i vasi penetrano.
Questo spiega un dato anatomo patologico importante: la sottigliezza dei diverticoli del colon (non c’è
muscolaris mucose per i motivi appena ricordati, mentre nel diverticolo da trazione la parete potrebbe
essere più spessa e provvista anche di muscolari mucosae perché la trazione avviene su tutta la parete), e
perché i diverticoli si trovano principalmente nel sigma: c’è una legge fisica,
ovvero la legge di Laplace (σ è la tensione superficiale tra la superficie e
l'esterno), in cui la pressione è direttamente proporzionale alla tensione
(F/superficie) e il coefficiente di proporzionalità è dato dal raggio o dal
diametro. Quindi a parità di tensione, tanto più piccolo è il raggio, tanto maggiore sarà la tensione. E quindi
il sigma, che ha il diametro minore, eserciterà il diametro maggiore. E’ per questo (legge di Laplace), che i
diverticoli si trovano maggiormente nel sigma.
[ndr. La legge che ho riportato è quella trovata su wikipedia. In fisiologia/fisica era: ]
Legge aurea della chirurgia: i diverticoli non ci sono nel retto. Perché? Perché si ammette che a livello di
passaggio retto-sigma (circa a 15 cm dal margine anale), ci sia uno sfintere che non esiste anatomicamente,
ma che esiste funzionalmente (come lo sfintere esofageo superiore o lo sfintere esofageo inferiore). Questo
è stato definito come il piloro del retto, perché qui, attraverso l&r
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