Disturbi specifici dell'apprendimento e difficoltà correlate
Tratteremo tanti disturbi, ma non solo, anche le difficoltà di apprendimento, molto incidenti nella vita scolastica dei bambini, ma anche i prerequisiti necessari per l’apprendimento. Infatti, noi lavoreremo molto sulle metodologie di intervento piuttosto che sulla diagnosi, essendo educatori. Gli argomenti saranno molto ampi. Parleremo in generale di tutte le difficoltà di apprendimento e i correlati come i disturbi emotivi e motivazionali.
Disturbi e difficoltà di apprendimento
Tratteremo non solo i DSA ma anche le difficoltà di apprendimento e comportamentali, riassumendo quindi tratteremo i bisogni educativi speciali. Queste definizioni in certi casi si sovrappongono e quindi il quadro generale non è molto chiaro. Si tratta di analizzare quali saranno i possibili interventi di aiuto.
Ne avevamo già parlato in per speciale per alcuni casi e sappiamo benissimo che è importante valutare la condizione e situazione della persona (intervento personalizzato) e le risorse che abbiamo a disposizione (umane, conoscenze, materiali, meccanismi). Quindi torneremo anche qui sul discorso della personalizzazione. Avevamo parlato di PEI che sono ormai alla base delle risposte alle persone. Qui parleremo più di PDP – Piani Didattici Personalizzati.
Diversità tra disturbo e difficoltà di apprendimento
Una delle prime chiarificazioni è quella relativa alla diversità nel momento in cui si parla di difficoltà di apprendimento e disturbo dell’apprendimento. Bisogna comprendere le definizioni.
Disturbo → Innato (c’è una base genetica, una familiarità dietro), resistente all’intervento (nonostante la riabilitazione, il bambino venga seguito e stimolato, si possono vedere miglioramenti ma mai la guarigione completa: es. se sono dislessico, rimarrò dislessico tutta la vita; potrò modificarla, migliorarla, ma lo rimarrò tutta la vita), resistente all’automatizzazione (= imparare a svolgere un’abilità e svolgerla in modo veloce e senza dispendio di energie, tipo guidare la macchina, fa riferimento quindi ad abilità non particolarmente complesse anzi semplici e diventa una risposta veloce e corretta a certe abilità che non impegnano risorse cognitive. Es: la lettura strumentale è la semplice lettura di riconoscimento di parole).
Difficoltà → Non innata (può quindi essere scatenata da una deprivazione agli stimoli, un rallentamento dell’acquisizione di certe abilità), modificabile con interventi mirati (attraverso la stimolazione e la riabilitazione può superarle e modificare in meglio le sue attitudini) e quindi il ragazzino con difficoltà, con gli stimoli giusti e la giusta didattica può automatizzare certe abilità.
Cause possibili di difficoltà
- Condizioni di disabilità (tipo bambino non ci vede bene alla lavagna, all’inizio può sembrare una difficoltà che poi si rivela risolvibile tipo con gli occhiali o spostando il bambino in prima fila)
- Svantaggio socio-culturale (difficoltà collegate a mancanze dei primi anni di vita)
- Deprivazioni stimoli cognitivi
- Deprivazioni affettive-motivazionali (per esempio si nota molto nei casi di bambini adottati, essa può addirittura bloccare la crescita)
- Svantaggio legato alla condizione di immigrazione (conoscenza della lingua ed altro)
- Esperienze traumatiche (traumi subiti come bambini che magari perdono madre e quindi si rifiutano di parlare perché il trauma lo porta ad un blocco psicologico così grave da impedirgli di utilizzare la parola, per esempio)
L’incidenza nella popolazione scolastica è molto alta: 25/30% → in una classe almeno 4/5 con difficoltà quindi, soprattutto in matematica (20%). Nella lettura e nella scrittura meno invece (10%).
Disturbi specifici dell'apprendimento
Per quanto riguarda il disturbo invece è qualcosa, un deficit molto severo, persistente. Non c’è automatizzazione. Può riguardare la difficoltà nell’apprendimento e utilizzo della lettura (dislessia, disturbo specifico di lettura, incidenza nella popolazione scolastica pari al 3,1%, in ogni classe possiamo trovare quindi 1 o 2 bambini dislessici), difficoltà nella scrittura (disortografia, disturbo specifico che riguarda i processi di cifratura di natura linguistica, quindi incapacità di acquisire le regole morfo-sintattiche, nonostante gli insegnamenti ripetuti, che si usano in una lingua per esempio l’uso dell’h nei verbi ecc. e disgrafia, disturbo specifico che riguarda i processi di realizzazione grafica di natura motoria, è quando vi è una scrittura malformata e incomprensibile da leggere talvolta anche a lui stesso), difficoltà nella matematica (discalculia, disturbo che riguarda i processi di cognizione numerica e delle procedure esecutive e di calcolo, incapacità di solito ad automatizzare le abilità di base che usiamo nella matematica come calcoli mentali velocemente, le tabelline ecc, cose che ci servono per i calcoli quotidiani; il discalculico non è che non fa, ma ci mette molto tempo).
Tutto ciò può infierire anche in altre abilità. Vi è poi la difficoltà di comprensione del testo che oggi vede un dibattito aperto (esiste o no il DS di comprensione del testo? → è un disturbo specifico o più generale?)
Il disturbo specifico dell’apprendimento si presenta come un disturbo scolastico che può collegarsi con altri disordini dello sviluppo, che ha quindi vasi nel disturbo del linguaggio, motricità (parleremo del disturbo della coordinazione motoria), apprendimento DSA (espressione scritta, dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia, disturbo di comprensione del testo), abilità cognitive: memoria, attenzione (come l’ADHD Attention Deficit Hyperactivity Disorder - Sindrome da deficit di attenzione e iperattività o la SNV Sindrome Non Verbale, difficoltà nelle abilità non verbali come capacità di coordinamento oculo-manuale, motorio, capacità di gestione dello spazio per esempio della pagina del quaderno ecc).
Fino a qualche anno fa le conoscenze erano poche e diversificate tra di loro quindi psicologi e neuropsicologi di fronte a dislessici elaboravano e interpretavano il disturbo in modo diversi a seconda del loro modello interpretativo di base. Secondo le ricerche attualmente più accreditate i DSA sono di origine neurobiologica (non ambientale).
Linee guida e consenso
Negli anni 2000 nasce l’esigenza di concordare delle linee guida e quindi degli strumenti comuni di individuazione e definizione dei DSA, e dei criteri diagnostici in modo da dare le pari opportunità ai bambini di tutta Italia di avere diagnosi condivise e comuni. La risposta si è data attraverso la Consensus Conference in ambito sanitario, uno strumento che permette, attraverso riunioni comuni e accordi presi tra specialisti, di chiarire alcuni passaggi e informazioni su questo tema. La Consensus Conference a cui ci riferiamo è quella del 6-7 dicembre 2010, promossa per chiarire le definizioni, i criteri diagnostici ed eziologici, le procedure e gli strumenti dell’indagine diagnostica, i segni precoci, il corso evolutivo e la prognosi, l’epidemiologia e la comorbilità (compresenza di più disturbi contemporaneamente), i trattamenti riabilitativi e quali possono essere gli strumenti compensativi che possono essere d’aiuto.
Caratteristiche dei DSA
La principale caratteristica della DSA è la specificità ovvero un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale (non ha a che fare con il funzionamento intellettivo che dev’essere nella norma).
Il principale criterio per stabilire la diagnosi di DSA si basa sul concetto di discrepanza tra l’abilità del dominio specifico interessato (che è fortemente deficitario) e l’intelligenza generale (adeguata per l’età cronologica). Da questo concetto di discrepanza derivano alcune implicazioni sul piano diagnostico:
- Necessità di usare test standardizzati sia per misurare l’intelligenza generale che l’abilità specifica, le cose più utilizzate solo le classiche prove di lettura che verificano la velocità e la correttezza in certi casi, la comprensione in altri;
- Necessità di escludere la presenza di altre condizioni che potrebbero influenzare i risultati dei test (escludere tutti gli aspetti che potrebbero duplicare la difficoltà).
Quindi dev’esserci un’intelligenza nella media → problema del livello intellettivo che non dev’essere inferiore a -1ds (=85). In genere infatti l’intelligenza media sta attorno al punteggio 100 mentre al di sotto dell’85 viene considerato ritardo mentale (se sopra il 100 meglio per lui). Avere per esempio 87 è bassino rispetto alla media ma non abbastanza basso per considerarlo ritardo mentale quindi la diagnosi potrà portare magari poi a DSA. La compromissione dell’abilità specifica deve essere significativa cioè inferiore a -2ds dai valori normativi attesi per l’età o la classe frequentata qualora non coincida con l’età del bambino.
Altri criteri per la definizione dei DSA
- Il carattere evolutivo di questi disturbi
- La diversità espressiva del disturbo nelle diverse fasi evolutive dell’abilità in questione
- La quasi costante associazione ad altri disturbi (comorbilità)
Questo determina la mancata eterogeneità dei profili funzionali e di espressività con cui i DSA si manifestano e che comporta significative ricadute sul versante dell’indagine diagnostica.
- Il carattere neurobiologico delle anomalie processuali che caratterizzano i DSA (importante sottolineare che i fattori biologici interagiscono attivamente nella determinazione della comparsa del disturbo, con i fattori ambientali)
- Il disturbo specifico deve comportare un impatto significativo e negativo per l’adattamento scolastico e/o per le attività della vita quotidiana
Diagnosi precoce
Per quanto riguarda la diagnosi → importante avere diagnosi precoce per prendere in carico il bambino il prima possibile! L’età ideale è intorno ai 7 anni, secondo la Consensus Conference, dal momento che quest’età coincide con il completamento del ciclo dell’istruzione formale del codice scritto (fine 2a elementare perché tutti i bambini hanno un buon livello di lettura, passano da una lettura di tipo fonologico, lettera per lettera, ad una lettura lessicale, quindi riconoscono le parole anche se le lettere sono messe in modo errato). Esempio: Secondo una ricerca dell’Università di Cambridge l’ordine delle lettere all’interno di una parola non ha importanza a patto che la prima e l’ultima siano nella giusta posizione. Anche se le lettere sono messe a caso una persona può leggere l’intera frase senza problemi. Ciò è dovuto al fatto che il nostro cervello non legge ogni singola lettera ma considera la parola nel suo insieme.
Disgrafia e disortografia
Per quanto riguarda la disgrafia (fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione) e la disortografia (riguarda l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale) anche qui attorno ai 7-8 anni.
Discalculia
Per quanto riguarda il calcolo, la più recente letteratura sul Disturbo del Calcolo distingue nella discalculia profili connotati da debolezza della strutturazione cognitiva delle componenti di cognizione numerica (cioè intelligenza numerica basale) ed altri che coinvolgono procedure esecutive ed il calcolo. In questo caso la diagnosi avviene a 8 anni, a fine 3a elementare. I parametri per verificare le abilità sono la velocità e la correttezza. Viene fatta sulle procedure esecutive e di calcolo. Si esclude dalla diagnosi la difficoltà di soluzione dei problemi matematici.
La discalculia evolutiva viene valutata su tre meccanismi di base:
- Meccanismi semantici (regolano la comprensione della quantità 5=*****)
- Meccanismi lessicali (regolano il nome del numero, 1 - 11)
- Meccanismi sintattici (grammatica interna = valore posizionale delle cifre, 25=2 decine e 5 unità)
Corso evolutivo e prognosi
L’evoluzione dei diversi tipi di prognosi può essere differente ai diversi livelli considerati ed influenzati da fattori diversi quali:
- La gravità iniziale del DSA
- La tempestività e adeguatezza degli interventi
- Il livello cognitivo e metacognitivo
- L’estensione delle compromissioni neuropsicologiche
- L’associazione di difficoltà nelle tre aree (lettura, scrittura, calcolo)
- La presenza di comorbilità psichiatrica
- Il supporto ambientale
Stima epidemiologica
Ad oggi si stima che tra la 3a e la 5a classe primaria e la 3a classe della secondaria di primo grado, il valore medio della prevalenza dei DSA varia dal 3 al 4%. Questo range può dipendere dall’età in cui viene effettuata la diagnosi e dal tipo di strumenti utilizzati per la diagnosi.
Il problema della comorbilità
La dislessia si presenta nel 65% dei casi anche con la disortografia, 43% con la disgrafia e 44% con la discalculia. La pratica didattica (→ abilitare e compensare, trovare delle strategie di aiuto) e clinica (→ abilitare al meglio la funzione deficitaria) evidenzia un’alta presenza di comorbilità sia fra i disturbi specifici dell’apprendimento sia con altre condizioni cliniche quali disprassie, disturbi del comportamento e dell’umore, ADHD, disturbi d’ansia ecc.
Profili dei DSA
I profili dei DSA più caratteristici sono due:
- Area linguistica → Manipolazione consapevole del linguaggio (fonologia, metafonologia, morfosintassi, semantica), esecuzione rapida di compiti sequenziali, recupero rapido di info verbali della memoria, compiti che richiedono MBT e ML
- Area prassica spaziale → Difficoltà attentive e di pianificazione (distratti, confusionari), organizzazione spazio/tempo (disordinati), organizzazione vita quotidiana (lenti)
Normativa italiana
La legge 104 del 92 regola le disabilità, come sappiamo. In base a ciò i bambini hanno diritto a ricevere una didattica differenziata/adattata e, se in caso, un insegnante di sostegno. Il panorama negli ultimi 15 anni è cambiato, però, in Italia.
Nel 2010 è uscita una legge: La legge 170/2010 che va a normare i diritti dei soggetti che ricevono diagnosi di DSA differenziandola da una diagnosi di altro tipo di disabilità perché si lavora solo nell’ambito dell’apprendimento scolastico. Il ragazzino non riceve più l’insegnante di sostegno, inoltre, perché il diritto è quello di ricevere una didattica personalizzata in funzione delle sue difficoltà. Dal punto di vista scolastico quindi è l’insegnante di classe che deve attivarsi con un piano didattico personalizzato per garantire l’apprendimento del ragazzino con DSA.
Il decreto del 12 luglio 2011 con le linee guida ci danno moltissime indicazioni sulle aspettative della risposta che bisogna dare a tutti i livelli, dalla scuola dell’infanzia all’università, anche al mondo del lavoro. Attraverso questa legge si va a normare tutta la vita di una persona quindi. Ci sono anche bene altri tipi di difficoltà che rendono difficile l’adattamento e l’apprendimento del bambino, quindi a livello ministeriale è uscito un decreto sui BES (Bisogni Educativi Speciali) con delle linee guida che ci dice che nelle classi ci sono molte altre difficoltà oltre ai DSA.
Legge 8 ottobre 2010 n. 170
Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico. Serve per garantire diritti ai ragazzi con queste problematiche.
Art. 1: Riconoscimento e definizione di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia come disturbi specifici dell’apprendimento, denominati DSA, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione e difficoltà importanti per alcune attività della vita quotidiana. Se noi non funzioniamo bene la nostra vita viene limitata, a questo livello quindi rappresenta una disabilità.
Art. 2: Le finalità della legge sono garantire diritti all’istruzione perché sono bambini a rischio di chiudere prima i contatti con la scuola. I bambini con difficoltà scolastica sono tra quelli che in più alta percentuale abbandonano la scuola, talvolta anche prima della 3a media; favorirne il successo scolastico attraverso misure di supporto e preparazione adeguata del personale; ridurre i disagi relazioniali ed emozionali, il bambino più ci tiene a far bene a scuola e meno riesce, è un bambino a forte rischio di disagio emozionale; adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative degli studenti; preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA; favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi; incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante il percorso di istruzione e formazione; assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale.
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DSA: disturbi specifici dell'apprendimento
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Disturbi dell'apprendimento
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Disturbi specifici dell'apprendimento
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Disturbi specifici dell'apprendimento, Psicologia