CAPITOLO I
Lesioni cerebrali locali e localizzazione funzionale.
Nello studio del cervello fino al 1861 prevaleva l’Approccio Olistico, secondo il
quale si riteneva che il cervello fosse una massa indifferenziata e che i due emisferi
cerebrali fossero uno immagine speculare dell’altro.
Gall, uno dei primi studiosi a discostarsi da tale approccio, asserì che le facoltà
umane sono situate in aree particolari e perfettamente localizzabili del cervello,
propose dunque delle Mappe Frenologiche, secondo cui, le suddette aree potevano
essere osservate da prominenze nelle corrispondenti parti del cranio (Approccio ben
presto superato).
Il 1861 può essere definito come la data di nascita dell’indagine scientifica del
disturbo dei processi mentali. Paul Brocà, attraverso l’osservazione di un paziente,
individuò la sede del linguaggio motorio (espressivo) nel terzo posteriore del giro
frontale inferiore sinistro, definito dallo studioso come il Centro delle Immagini
Motorie delle Parole. Una lesione di tale regione comporta un particolare tipo di
perdita del linguaggio espressivo definita originariamente Afemia ed in seguito
Afasia.
Tale scoperta permise una prima localizzazione di una funzione cognitiva in una
precisa area della corteccia, inoltre l’emisfero sinistro venne identificato come
emisfero dominante interessato alle funzioni linguistiche superiori.
Nel 1873 Carl Wernicke descrisse dei casi in cui una lesione, nel terzo posteriore del
giro temporale superiore sinistro, dava origine ad un quadro di tipo opposto
caratterizzato da perdita dell’abilità a comprendere il linguaggio sentito ( Linguaggio
Espressivo Inalterato).
Quest’area venne definita come il Centro delle Immagini Sensoriali delle Parole ossia
il centro della comprensione del linguaggio.
Nel corso dei decenni successivi furono localizzati altri centri funzionali nella
corteccia cerebrale che permisero così di tracciare delle vere e proprie Mappe
Funzionali della Corteccia.
La Crisi
Per affrontare il problema della localizzazione cerebrale dell’attività mentale umana
diventa necessario il ri-esame di alcuni concetti di base:
• Funzione. Il concetto di funzione venne rivisitato in termini di Completo
Sistema Funzionale, per la complessità delle sue strutture e per la mobilità
delle parti che lo compongono, superando la definizione di una funzione come
la funzione di un particolare tessuto.
• Localizzazione. I sistemi funzionali complessi, a differenza delle funzioni
elementari, non possono essere localizzati in aree limitate del cervello o della
sua corteccia. E’ stato dimostrato come durante l’ontogenesi cambi sia la
struttura funzionale, sia l’organizzazione cerebrale. Non è, dunque, solo la
struttura dei processi mentali superiori che si trasforma, ma anche la loro
reciproca relazione ossia la loro “organizzazione interfunzionale”. Mentre nei
primi stadi dello sviluppo un’attività mentale complessa rimane ad una base
più elementare e dipende da una funzione basale, negli stadi successivi essa
acquista non solo una struttura più complessa, ma inizia anche ad essere
eseguita con la stretta partecipazione di forme di attività strutturalmente
superiori. Una delle asserzioni fondamentali della teoria della localizzazione
dinamica delle funzioni mentali superiori afferma che “la lesione di una
particolare regione cerebrale nella prima infanzia ha un effetto sistemico sulle
aree corticali superiori che la sovrastano, mentre una lesione della stessa
regione durante la vita adulta interessa le zone inferiori della corteccia che
iniziano a dipendere da queste”.
• Sintomo. Riconoscere il sintomo significa ottenere un’ informazione precisa
per la diagnosi locale della lesione e per la localizzazione della funzione nel
sistema nervoso. Se l’attività mentale è un sistema funzionale complesso, che
implica la partecipazione di un gruppo di aree corticali talvolta molto lontane
tra loro, una lesione di una qualsiasi di queste zone può portare alla
disintegrazione dell’intero sistema funzionale, in questo modo il sintomo non
ci dice nulla sulla sua localizzazione. Per poter giungere alla localizzazione del
sintomo è necessaria l’analisi psicologia della struttura del disturbo e la
definizione delle cause del tracollo del sistema funzionale, dunque una
dettagliata classificazione del sintomo osservato. Ad esempio se ci si riferisce
all’aprassia non significa che le diverse tipologie di manifestazione del
disturbo provengano dalla lesione della stessa area, c’è differenza tra: aprassia
cinestesica, spaziale, cinetica e di ugn’azione finalizzata. Dunque la
“localizzazione di un focus” (che sta alla base del deficit) è diversa dalla
“localizzazione di una funzione”.
Analisi della sindrome e organizzazione sistemica dei processi
psicologici
Per poter compiere l’analisi dell’organizzazione cerebrale bisogna innanzitutto
definire il sintomo e solo successivamente analizzare la sindrome, ossia i
cambiamenti nel comportamento che si verificano nelle lesioni cerebrali locali; ciò è
necessario dato che il cervello è un sistema funzionale complesso costituito da aree
cerebrali che lavorano in sincronia e dove ciascuna da il suo contributo al sistema
funzionale inteso come un tutto. Quindi la lesione di una qualsiasi di queste aree non
rende possibile l’esecuzione normale del sistema funzionale. Il neuropsicologo che si
trova di fronte a questi problemi deve:
1)accertarsi di quali fattori siano realmente implicati nella particolare attività
mentale
2) quali strutture cerebrali costituiscano la sua base neurale.
Questi problemi possono essere risolti:
1)paragonando tutti i sintomi che si verificano in lesioni di un focus strettamente
localizzato nella corteccia
2)attraverso l’analisi del carattere di un disturbo di tale sistema per mezzo di lesioni
cerebrali con differenti localizzazioni.
Da attente ricerche è stato dimostrato come qualsiasi focus patologico locale
verificantesi nella corteccia cerebrale disturba la corretta esecuzione di alcuni
processi psicologici mentre ne lascia intatti altri.
Secondo Teuber quindi, qualsiasi focus locale darebbe origine al principio della
doppia dissociazione della funzione (la lesione provoca un’alterazione della funzione
connessa al focus colpito ma anche di altre funzioni). Il fenomeno della doppia
dissociazione ci permette la comprensione interna dei processi (psicologici), per cui
processi psicologici apparentemente identici possono venire distinti e forme
apparentemente diverse di attività mentale possono essere accomunate.
CAPITOLO II
Le tre principali unità funzionali
E’ possibile distinguere tre principali unità funzionali cerebrali, la cui partecipazione
è necessaria per lo svolgimento di qualsiasi tipo di attività mentale:
• Unità per la regolazione del tono o della veglia;
• Unità per procurare, analizzare e immagazzinare l’informazione;
• Unità per programmare, regolare e verificare l’attività mentale.
Ciascuna di queste unità funzionali possiede una struttura gerarchica consistente di
tre zone corticali poste l’una sopra l’altra:
• L’area primaria (di proiezione)=> riceve impulsi dalla periferia o li invia;
• L’area secondaria (proiezione-associazione)=> l’informazione in ingresso è
analizzata o sono preparati i programmi;
• L’area terziaria (zone di sovrapposizione)=>gli ultimi sistemi degli emisferi
cerebrali ad essersi sviluppati responsabili delle più complesse forme di attività
mentale che richiedono la partecipazione di molte aree corticali.
1) L’unità che presiede al tono, alla veglia e agli stati mentali(corrisponde al
tronco encefalico, regione talamo-ipotalamica e parte del sistema limbico)
perché i processi mentali possano seguire il loro corso, lo stato di veglia è
essenziale.
Pavlov ha dimostrato come i processi di eccitazione che si hanno in una
corteccia vigile, obbediscono alla legge della forza secondo cui uno stimolo
forte evoca una forte risposta e viceversa. La legge della forza scompare
durante il sonno quando cioè il tono corticale diminuisce, Pavlov definisce
questi: Stati Fasici stati particolari in cui stimoli deboli possono suscitare
risposte forti (fase di uguaglianza) o risposte più forti (fase paradossale) o
continuare a suscitare una risposta quando gli stati forti non la evocano
più(fase ultraparadossale).
Queste osservazioni dimostrano come sia essenziale il mantenimento dello
stato di veglia per lo svolgimento corretto dell’attività mentale.
Le aree coinvolte nel mantenimento dello stato di veglia sono situate al di
sotto della corteccia, nei nuclei sottocorticali e nel tronco cerebrale .
Una delle aree maggiormente coinvolte nella regolazione dello stato di veglia è
la Formazione Reticolare: formazione nervosa nel tronco cerebrale che
permette il mantenimento del tono e la regolazione dello stato di veglia. La
formazione reticolare ha la struttura di una rete nervosa e la propagazione
dell’eccitazione sulla rete avviene non per impulsi singoli e isolati(rispondendo
alla legge del tutto o nulla) ma gradualmente cambiando il suo livello un pò
alla volta e modulando così tutto lo stato del sistema nervoso. La formazione
reticolare può essere distinta in:
• Ascendente(verso l’alto dal tronco cerebrale alla corteccia), terminano nel
Talamo, nucleo caudato, archicorteccia e neocorteccia=>Attivano la corteccia e
regolano lo stato della sua attività.
• Discendente(verso il basso dalla corteccia al tronco cerebrale), terminano nel
mesencefalo, ipotalamo e tronco cerebrale=>subordinano le strutture più basse,
controllano i programmi che necessitano della modulazione dello stato di
veglia.
Con la scoperta della formazione reticolare fu introdotto un nuovo principio:
L’organizzazione verticale di tutte la strutture cerebrali( i meccanismi nervosi
non vengono più ricercati esclusivamente sulla corteccia ma anche nelle
porzioni sottostanti). La stimolazione della formazione reticolare porta ad uno
stato di arousal ed un effetto generalizzato di attivazione della corteccia ha
quindi una funzione attivante. Tuttavia oltre alle porzioni attivanti ve ne sono
altre inibenti che se stimolate possono indurre (come dimostrato da studi EEG)
stati di sonno.
Il Sistema reticolare attivante è caratterizzato da tre fonti principali di
attivazione:
1) Processi metabolici (permettono l’economia interna all’organismo);
2) ricezione di stimoli provenienti dal mondo esterno (si traducono in un
riflesso di orientamento secondo Pavlov fondamentale per l’attività
esplorativa=>sono state descritte forme toniche e fasiche di attivazione
legate a differenti strutture cerebrali:
• le forme toniche(generalizzate) =>al tronco cerebrale;
• le forme fasiche(locali)=> al talamo ed al sistema limbico;
3) Pianificazione e programmazione, queste sono possibili solo se si può
mantenere un certo livello di attività.
Quindi la formazione reticolare può essere definita come la prima unità
funzionale del cervello=> un apparato che mantiene il tono corticale e lo stato
di veglia e regola questi stati in accordo con le effettive richieste
dell’organismo.
2) L’unità che presiede alla ricezione, all’analisi e all’immagazzinamento delle
informazioni(corrisponde alle zone posteriori della corteccia )
Questa unità è localizzata nelle regioni laterali della neocorteccia sulla superficie
convessa degli emisferi di cui occupa le regioni posteriori ossia le regioni visive
(occipitali), uditive (temporali) e sensitivo generali(parietali).
A differenza della formazione reticolare non consiste di una rete di neuroni ma di
neuroni isolati che lavorano in accordo con la legge del tutto o nulla, e non del
cambiamento graduale, ricevendo impulsi discreti e inviandoli ad altri gruppi di
neuroni.
Questa unità funzionale consiste di parti che posseggono un’alta specificità
modale ,cioè che le parti che la costituiscono sono adatte alla ricezione di
informazioni sensoriali visive, uditive o vestibolari o generali.
La base di questa unità è formata dalle aree primarie o di proiezione della
corteccia alcune delle quali unimodali altre polimodali e altre ancora che non
rispondono a stimoli di modalità specifica.
Le aree primarie della seconda unità funzionale sono circondate dai sistemi delle
aree corticali secondarie o gnostiche sovrapposte ad esse. Questa struttura
gerarchica è caratteristica di tutte le regioni che costituiscono la seconda unità
funzionale del cervello.
Infine sono le aree terziarie o zone di copertura le responsabili del lavoro
combinato dei vari analizzatori, queste aree giacciono al confine tra la corteccia
occipitale, temporale e post-centrale anche se la maggior parte dalla regione
parietale inferiore . Le zone terziarie delle regioni posteriori sono connesse quasi
interamente con la funzione di integrazione dell’eccitazione che arriva dai diversi
analizzatori, risultando quindi essenziale non solo per l’integrazione
dell’informazione ma anche per il passaggio da sintesi dirette, visivamente
rappresentate , a un livello di processi simbolici.
Le zone terziarie della regione corticale posteriore giocano un ruolo essenziale
nella conversione della percezione concreta in pensiero astratto, e per la
memorizzazione di esperienze organizzate, in altre parole permette sia la ricezione
e la codificazione dell’informazione ma anche il suo immagazzinamento.
Sono tre le leggi fondamentali che regolano il funzionamento delle singole regioni
corticali del secondo sistema funzionale:
1- Legge della struttura gerarchica delle zone corticali => le relazioni tra le zone
corticali primarie, secondarie e terziarie che compongono questo sistema
cambiano nel corso dello sviluppo ontogenetico(Vigotskij=>nel bambino la
linea di interazione tra queste zone va dal basso verso l’alto, quindi l’attività
cerebrale dipende dalle aree inferiori. Nell’adulto invece le zone corticali
superiori hanno assunto un ruolo dominante quindi la linea di interazione va
dall’alto verso il basso quindi la dipendenza è dalle zone inferiori di modalità
specifica).
2- Legge della diminuita specificità delle zone corticali gerarchicamente ordinate
che la compongono =>Le zone corticali primarie possiedono una massima
specificità modale grazie ad un elevato numero di neuroni con funzioni
altamente differenziate. Le zone corticali secondarie hanno un grado minore di
specificità, infatti integrano i diversi tipi di informazione (visiva, tattile,etc.) Le
zone corticali terziarie della seconda unità cerebrale sono caratterizzate da un’
ancora minore specificità, infatti non possiedono un carattere modale specifico.
La legge della diminuita specificità è un altro aspetto della legge della struttura
gerarchica delle aree corticali che formano il secondo sistema cerebrale.
3- La legge della progressiva lateralizzazione delle funzioni ( specifica dell’essere
umano perché associata al linguaggio). Le aree corticali primarie di entrambi
gli emisferi hanno lo stesso identico ruolo e non vi è una dominanza delle aree
primarie a differenza di quelle secondarie e terziarie. Infatti con la comparsa
della preferenza manuale destra e del linguaggio si va formando un qualche
grado di lateralizzazione delle funzioni. L’emisfero sinistro, essenziale sia
nell’organizzazione del linguaggio che in tutte le attività cognitive connesse al
linguaggio, è diventato dominante, mentre il destro è rimasto sub dominante. Il
principio della lateralizzazione delle funzioni opera con il passaggio alle zone
secondarie e terziarie responsabili alla codificazione delle informazione che
giunge alla corteccia tramite il linguaggio. E’ per questo che le funzioni delle
zone secondarie e terziarie dell’emisfero sinistro (dominante) cominciano a
differire radicalmente dalle funzioni delle zone secondarie e terziarie
dell’emisfero destro (non dominante).
Il secondo sistema funzionale è localizzato nelle porzioni posteriori degli emisferi
cerebrali e incompora le regioni corticali visive ( occipitali) , uditive (temporali), e
sensitive generali (parietali). L’organizzazione delle strutture di questo sistema è
gerarchica, per cui vi sono:
• aree primarie, che ricevono l’informazione e la analizzano nelle sue
componenti elementari;
• aree secondarie (di proiezione- associazione), responsabili della sintesi di
questi elementi;
• aree terziarie ( o zone di copertura), responsabili del funzionamento integrato
dei vari analizzatori, sono la base per le forme complesse di attività gnostica.
3) L’unità che presiede alla programmazione, alla regolazione e al controllo
dell’azione(corrisponde ai lobi frontali).
Questa unità è determinante per la regolazione dell’attività cosciente, in quanto
responsabile della programmazione, regolazione e verifica. L’uomo non è
passivo all’informazione in ingresso, ma crea intenzioni, piani e programmi
delle sue azioni; ne esamina l’esecuzione e regola il comportamento
conformandolo ai piani e ai programmi; infine verifica la sua attività cosciente,
confronta gli effetti delle sue azioni e corregge eventuali errori commessi.
Questi compiti vengono eseguiti dalla terza unità cerebrale, le cui strutture
sono localizzate nelle regioni anteriori degli emisferi, anteriormente al giro
precentrale. Il canale di uscita per questa unità è la corteccia motoria (area 4 di
Brodmann). La corteccia motoria di proiezione non pu&
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