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Teorie e tecniche del colloquio psicologico

La "tecnica del colloquio" si pone tra

  • La psicologia dinamica: com'è organizzata e come funziona la mente umana.
  • La clinica: come si può intervenire sul disagio psichico.

Nel colloquio

  • La tecnica: come strumento per entrare in relazione.
  • La relazione: come strumento per poter fare un percorso con l’altro. Tecnica e relazione sono inseparabili.

Il modello della comunicazione

Seppur presenti molteplici modelli teorici sull’organizzazione, struttura e funzionamento della mente, non vi è ancora un modello "evoluto" della comunicazione interpersonale, che consideri in modo integrato tutti i fattori coinvolti nell’interazione tra gli attori.

Prima di iniziare il colloquio

  • Che obiettivo ha il colloquio che mi appresto a fare?
  • Qual è l’accordo tra i due?
  • La persona che ho davanti è motivata?
  • Di quale setting posso disporre?

Che costrutti mi servono?

  • Motivazione
  • Aspettativa
  • Alleanza
  • Transfert
  • Controtransfert
  • Empatia
  • Sintonizzazione

Tecnica o accoglimento?

La tecnica in sé stessa non è buona o cattiva deve essere vista all’interno del "campo" intersoggettivo e deve essere conosciuta bene!

Come valutare un colloquio

  • L’esito
  • Il processo
  • I microprocessi

Uno degli obiettivi del corso è vedere i limiti e le risorse della tecnica tenendo a mente che "Considerare il lavoro clinico come una tecnica è un fatto ancora persuasivo e gravemente dannoso".

Tipi di colloquio

  • Il colloquio di consultazione
  • Il colloquio di psicoterapia
  • Il colloquio psicoanalitico
  • Il colloquio psichiatrico

Ognuno con:

  • Le sue tecniche
  • Il suo setting
  • Le sue regole
  • Specifiche competenze richieste

Argomenti

  • Analisi di specifiche tecniche di conduzione del colloquio:
  • In ambito psicodinamico
  • In psicoanalisi
  • In ambito psichiatrico

Valutazione dell’applicabilità delle tecniche (valutazione delle risorse dall’interlocutore).

Modalità didattica

  • Sviluppo dei principali argomenti teorici:
  • Casi clinici:
    • Analisi di trascrizioni
    • Ascolto di materiale clinico
    • Visione di simulazioni
    • Visione di brani di film

Verranno utilizzati lucidi resi disponibili in Internet alla pagina Moodle del corso.

Come staremo assieme qui?

È possibile fare domande; non ci sono domande stupide.

Definizioni

1° Definizione

"La tecnica è uno strumento che noi abbiamo elaborato per far sì che le modificazioni (dovute al fatto che due esseri umani sono entrati in contatto l’uno con l’altro) avvengano in modo conoscibile coscientemente". (Semi, 1985)

2° Definizione

"È una situazione in cui la comunicazione avviene:

  • In primo luogo a voce;
  • In un gruppo di due persone;
  • Che si incontrano più o meno volontariamente;
  • Sulla base di un rapporto esperto-cliente

Con lo scopo di chiarire il modo caratteristico di vivere della persona in esame, paziente o cliente; modo di vivere che egli trova particolarmente molesto o degno di nota e della cui chiarificazione egli si attende un beneficio." (Sullivan, 1967).

L'ambiente

  • L’ambiente istituzionale
  • Il luogo:
    • La stanza e l’arredamento
    • Il corpo del conduttore
    • L’appuntamento
  • Il setting:
  • Esterno.
  • L’ambiente interno:
  • La relazione.

Il setting esterno

È possibile (ed auspicabile) un aumento della motivazione nel tempo.

La motivazione

(Dal punto di vista della persona)

È possibile (ed auspicabile) un aumento della motivazione nel tempo.

(Dal punto di vista dello psicologo)

  • Entusiasmo vs indifferenza
  • Le motivazioni inconsce
  • La ricerca di gratificazioni

L'aspettativa

  • Del conduttore
  • Della persona: una risposta all’intensità ed urgenza del bisogno
  • Miglioramento o altro vantaggio personale
  • Essere visto come essere umano

Conferma di credenze inconsce OPPURE la possibilità che il conduttore superi delle aspettative patologiche inconsce.

Lo scopo

Attivare un processo di conoscenza rispetto alla sua realtà psichica sulla base di un accordo se, e non è scontato, quello psicologico può seguire quella persona.

La regola del linguaggio

"Il linguaggio che si utilizza durante un colloquio è quello del paziente, comunque non tecnico-scientifico".

  • Aree di osservazione:
    • Che lingua viene usata
    • Che lessico
    • Che vocabolario
    • Stile

Lo scambio verbale

  • Il linguaggio tecnico del paziente (ma anche del terapeuta) come espressione di distanziamento
  • Identificazione temporanea con la persona favorendo l’emergere del suo linguaggio ed utilizzarlo
  • La riformulazione
  • I termini comuni

Aspetti “sensibili”:

  • Intonazione
  • Ritmo del discorso
  • Difficoltà di enunciazione
  • Le voci

La comunicazione non verbale

  • Considerata sia nel terapeuta che nel paziente
  • Riguarda aspetti latenti, preconsci, arcaici
  • Determina il contenuto esplicito della comunicazione
  • Sono presenti poche metodologie per studiarla
  • L’uso:
    • Il non verbale per creare una situazione di agio
    • Raccogliere informazioni a livello emotivo e motivazionale

Il silenzio del paziente

  • Può indicare pensiero (insight o riflessione)
  • Può indicare un clima di ascolto
  • Può indicare la presenza di emozioni (es. fantasie)
  • Può indicare opposizione o resistenza
  • Può essere “vuoto”

Il silenzio del conduttore

  • Può indicare che non sa cosa dire
  • Può indicare ascolto empatico
  • Può seguire ad un insight su quanto detto
  • Può essere difensivo

L'ascolto

È necessario e deve essere costante durante il colloquio comprendere e valutare empaticamente, entrando in contatto con il suo mondo e assumendo immaginativamente la sua posizione.

Ascolto completo come:

Atteggiamenti chiave: (da Rogers)

  • Genuinità o congruenza: il terapeuta è, nella relazione, una persona reale e trasparente
  • Considerazione positiva incondizionata: il terapeuta accetta, rispetta, apprezza il cliente in modo incondizionato ed ha interesse per lui
  • Empatia: il terapeuta comprende i sentimenti del cliente dal di dentro come il cliente stesso li percepisce

L'empatia

Implica la comprensione attraverso una temporanea e parziale identificazione; attraverso meccanismi regressivi il conduttore rinuncia per un certo tempo ad una parte della propria identità (immagine di sé mobile e flessibile);

È positivo (auspicabile) un ricco bagaglio di esperienze personali cui ricorrere per la comprensione del paziente (favorisce l’identificazione).

La regola della frustrazione

"Durante il colloquio è preferibile evitare di soddisfare i desideri consci ed inconsci del paziente, ad eccezione del “desiderio” che lo ha coscientemente portato in terapia, ovvero quello di avere un’opinione più chiara di sé".

Permette di evitare il soddisfacimento delle soddisfazioni sostitutive, avendo invece coscienza di quale sia la situazione dei suoi desideri profondi.

- “Capisco che non vuoi soddisfazioni sostitutive che spesso ti è già capitato di ottenere, ma sotto sotto vuoi avere libera espressione del tuo desiderio, ed io lo comprendo”.

- Mancando la comprensione delle richieste inconsce è preferibile la neutralità in attesa di comprendere le dinamiche inconsce (non si applica al primo colloquio).

- Frustrazione o sadismo?

La regola della reciprocità

"Il paziente, uscendo, deve aver ricevuto almeno quanto ha dato"

Due motivazioni dell’applicazione:

  1. Relazionale umano;
  2. Intrapsichico (del terapeuta).

Nella pratica: restituire (migliorato) quello che il paziente ha dato per mezzo di una dichiarazione conclusiva

L'oggetto del colloquio

Unico tema specifico vs. diverse aree congruenti; Libero vs. strutturato; Grado di strutturazione:

  • Domande ben precise su aree determinate vs ampio grado di libertà

Modalità di costruzione del colloquio

  • Colloquio per aree: in funzione dell’oggetto da indagare;
  • Colloquio libero: si lascia la scelta di organizzare la comunicazione; richiede un ruolo dello psicologo di facilitazione, chiarificazione e approfondimento.

Le fasi del colloquio

  1. Iniziale
  2. Intermedia o centrale
  3. Finale

La durata è di 45’-50’ con variazioni. Che distribuzione del tempo nelle diverse fasi?

La prima cosa è che il soggetto sia a suo agio, la seconda cosa è che non è scontato che ci sia un passaggio di informazioni e che in questo caso la collega non sappia che c’è stato l’intoppo con il terapeuta precedente.

Come si fa a ricordare quello di cui si parla la volta scorsa? Quello che permette di ricordarti molte informazioni sono due cose: quando finisce un colloquio quello che dovresti fare è fare una relazione sul colloquio, un report a tuo utilizzo, scriverti delle cose, non DURANTE il colloquio. Prendere appunti durante il colloquio potrebbe inviare dei feedback particolari al paziente. Si possono anche esprimere delle sensazioni che ti ha suscitato il paziente “mi sono sentito particolarmente distante dal quel paziente”

Se il setting è diverso, come in quello psicoanalitico quando il paziente non vede il terapeuta e non è di fronte a lui, il problema del prendere appunti non ci sarebbe.

Anche l’analista deve lasciare andare i suoi pensieri mentre ascolta il paziente. L’introduzione della registrazione durante la seduta è che dal punto di vista del paziente ci potrebbero essere delle cose molto personali che magari non ha piacere che rimangano registrate, ci può essere anche una inibizione da parte del terapeuta nel frenarsi a dire certe cose.

La registrazione sicuramente non mente, ma manca di alcuni fattori che sono presenti invece nella relazione presente, le emozioni, il linguaggio non verbale, ecc. Nela ricerca è importante altrimenti si cade nella soggettività, nella clinica non basta la registrazione, non può sostituire.

L'inizio

Le informazioni preliminari:

  • Quali;
  • Comunicarle o no?
  • Quali ricadute?

Che grado di libertà? Sulla base di che considerazioni? Quando la persona che entra alla porta inizia la parte del comportamento personale del terapeuta, come saluta il terapeuta, quanto è ingombrante, quanto è cordiale. Se una persona si mostra in difficoltà nel salutare con la mano, per vari motivi come il sesso del terapeuta, bisogna rispettare la sua difficoltà, non andare a scavare il perché mostra questa difficoltà o fare delle ipotesi, ma rispettare e fare un passo indietro.

Se vengono due persone della stessa famiglia? Dal clinico due persone della stessa famiglia non dovrebbero esserci. Il clinico non può gestire questa cosa, non è una situazione professionalmente gestibile. Non è nemmeno se il legame è diverso, come due amici stretti.

Ci sono clinici che invece tendono a prendere anche più familiari.

  • La presentazione reciproca ed il riconoscimento;
  • Riconoscimento come chiarificazione ed esplicitazione dei ruoli specifici, conoscendosi “di persona”;
  • Non indagare su ma lavorare con;
  • Accordo tra i due sull’obiettivo da raggiungere;

All’inizio c’è la presentazione reciproca, che avviene comunque dopo aver avuto un incontro o al telefono o attraverso delle informazioni su internet.

La fase centrale

L’apertura “tipica” quale modo di tastare il terreno prima di presentarsi direttamente, ci sono delle aperture tipiche cioè dei modi tipici che il paziente ha di iniziare il suo discorso:

  • Presentare il sintomo
  • Raccontare la propria storia
  • Parlare del proprio ambiente

Ad un’apertura tipica non corrisponde una tipica persona che...

Dobbiamo anche argomentare su quali sono le possibili letture che sono connesse ad ogni possibile apertura, sono modi che possono essere, che sono caratteristici.

Presentare il sintomo

È un compromesso difensivo (tiene alla larga da aspetti “intollerabili”), il sintomo sta per qualcosa che non è tollerabile dall’Io.

Può indicare:

  • Fiducia
  • Aggressività: butto fuori questa cosa e adesso fai tu, sono affari tuoi, come una scarica. La persona arriva sputandoti fuori il suo sintomo e si aspetta che tu faccia qualcosa per risolvere.
  • Un test: si riferisce a come la persona vuol vedere se il clinico lo considera come un portatore di una sindrome o come una persona in senso più ampio.
  • La separazione sindrome - se stessi: se tu racconti del tuo sintomo senza contestualizzarlo è come se lo vedessi come qualcosa completamente avulso da te, un altro modo è “io sono sempre stato una persona abbastanza serena, improvvisamente ho un sentimento di tristezza e voglio capire cosa succede dentro di me, lei mi può aiutare?” è una richiesta molto diversa e indica che c’è una visione del sintomo come dentro di te.

Quando il fallimento è vissuto come interno è possibile che ci sia separazione, “ho questo sintomo, toglimelo”.

Tutte queste cose non sono necessariamente consapevoli. Considerare la presentazione del sintomo come una separazione sintomo-se stesso.

Presentare la propria storia

Quando una persona viene può raccontarti la sua storia e iniziare a parlare, se la persona va avanti così il problema può essere quello della falsa premessa la quale non è utile a comprendere il problema, anzi è possibile che al problema proprio non ci arrivi. È un modo per rimanere molto lontani.

Vere premesse e false premesse (interminabili) → allontanamento rispetto alla comunicazione vera e propria. Se la persona non smette di parlare e si è arrivati alla conclusione del colloquio il terapeuta dovrà trovare un modo per bloccare il discorso della persona in modo gentile e non aggressivo.

Presentare il proprio ambiente

  • Lavoro-famiglia-elementi del proprio vivere: identificazione con una parte operativa della vita che non con una persona per sé stessa.
  • Una presentazione di questo tipo può implicare:
    • Questioni di identità;
    • Questioni di segreto: modo per accertarsi di avere una relazione unica tra paziente stesso e clinico.

È interessante vedere da che parte inizia la persona, su quale parte di focalizza. Parlo diffusamente del mio ambiente per essere certo che tu non conosca altre persone del mio ambiente.

La fase centrale

Gli elementi tollerabilità e tolleranza. Alcune delle informazioni che si cercano dir accogliere richiamo agli elementi di tollerabilità e tolleranza.

  • La tollerabilità: o meno del paziente (da parte del terapeuta).
  • La tolleranza alla libertà di parola da parte del paziente;
  • Tolleranza degli stop da parte del paziente;

Tollerabilità nei confronti del paziente

Quando conosci una persona ci può essere una persona che ti piace, una che ti piace meno e una persona che dici “no non lo sopporto”. Ci sono aspetti che rendono a ciascuno di noi più meno tollerabili le altre persone. Incontri una persona e ti piace o non ti piace e non ti chiedi il perché. Puoi trovarti davanti una persona che per vari motivi non tolleri bene.

La cosa è importante è che:

  • Non necessariamente si devono “accettare” tutti: a volte ci sono degli aspetti che rendono poco tollerabili alcuni pazienti. Questa cosa diventa più chiara con il passare degli anni. Questa cosa della poca tolleranza nei confronti del paziente si presenta nel versante negativo ma si può vedere anche nell’altro versante. Arriva l’attore mio preferito e mi dico non posso fare il colloquio con questo perché è troppo questo, anche qua stiamo parlando di poca tolleranza, non perché non lo sopporto ma perché è troppo bello/a. Bisogna sempre rimanere riservati sulle motivazioni che mi portano a fare certe scelte nei confronti di un paziente, perché non sappiamo mai come la persona potrebbe reagire.
  • Ciascuno di noi si trova bene con alcune persone e peggio con altre;
  • Se l’ostacolo è insormontabile è meglio lasciar perdere (es. il fascino di una paziente troppo “fascinoso”);
  • L’analisi personale (del terapeuta) dovrebbe permettere di andare oltre a questi ostacoli;
  • È una valutazione di coppia, non della singola persona;

Tolleranza della libertà di parola

La parola al paziente: cosa può accadere? Aspettiamo che la persona inizi a parlare. Non è scontato che la persona inizi a parlare liberamente. Il punto di osservazione al punto di vista declino è: “questa persona quando è messa davanti alla possibilità di esprimersi come utilizza questa possibilità? è capace di farlo? in che modo? Se non ci sono gli estremi per fare un colloquio, non puoi farlo, non devi farlo.

  • Segni di sfaldamento difficoltà consistente dell’Io. L’Io non riesce: disorientamento, allucinazioni… ad organizzare un discorso, possono intervenire quei fenomeni di disorientamento, allucinazioni. Non riesce ad avere le sue funzioni normali cioè mantenere l’esame di realtà non riesce a distinguere quello che è interno da quello che è esterno.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Frency120 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche del colloquio psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Rocco Diego.
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