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Diritto pubblico

Il diritto è un insieme di regole che disciplinano il comportamento e la convivenza delle persone in una collettività. Le norme giuridiche hanno carattere coercitivo (vengono imposte con la forza). Le norme giuridiche hanno una provenienza esterna, le norme morali sono invece dettate dalla coscienza e dalla morale. Le norme giuridiche sono generali (sono rivolte a tutti i consociati indistintamente) e astratte (non fanno riferimento al singolo caso giuridico, ma a una serie ipotetica di casi).

La norma giuridica è collegata a uno o più meccanismi sanzionatori (pena coazione diretta ed esecuzione forzata). La generalità e l'astrattezza della norma sono legate al principio dell'uguaglianza (formale), in virtù della quale sono stati eliminati i privilegi e le discriminazioni a prescindere dalle caratteristiche dell'individuo (ceto sociale, cultura, religione, ecc.). Lo Stato deve applicare la legge in modo uguale per tutti.

Caratteristiche delle norme giuridiche

  • L'ignoranza non scusa: una norma giuridica si reputa conosciuta da tutti sin dal momento della sua entrata in vigore. Ogni atto in contrasto con essa è un atto illegittimo, anche nel caso in cui, al compimento dell'atto, essa non fosse ancora conosciuta;
  • Il giudice deve conoscere già di suo la legge;

Le norme giuridiche sono tali se si instaura un rapporto tra 2 o più individui sulla base di una regola comune (diritto oggettivo) che dà luogo a vincoli reciproci e può essere:

  • Eteronoma: imposta da altri;
  • Autonoma: posta dalle parti.

Le norme giuridiche si distinguono dai provvedimenti che sono invece individuali e concreti.

Interpretazione delle norme

  • Interpretazione letterale: ci si basa sulle parole del testo scritto;
  • Interpretazione teleologica: per capire il significato della norma giuridica, bisogna collegarla sistematicamente ad altre norme. Secondo il fine o l’intenzione del legislatore, nel doppio significato di scopo soggettivo (perseguito dal legislatore quando ha posto una determinata disciplina) e scopo oggettivo (ricavato dal tenore dell’atto normativo);
  • Interpretazione logico-sistematica: per capire il significato della norma giuridica, bisogna collegarla sistematicamente ad altre norme, secondo la connessione tra le diverse disposizioni all’interno dell’atto normativo, collocate nel contesto dell’ordinamento complessivo.

I criteri interpretativi supportano l'interpretazione delle norme conferendo all'ordinamento giuridico completezza, ordine e coerenza.

Diritto oggettivo e soggettivo

Il diritto oggettivo è il parametro di riferimento dei comportamenti e identifica l'ordinamento giuridico. Il diritto soggettivo è la pretesa che gli individui hanno nei confronti dello Stato o della Pubblica Amministrazione. L'interesse legittimo può essere fatto valere solo nei confronti del potere pubblico. Ha un grado di tutela più debole rispetto al diritto soggettivo e la protezione è incondizionata, ossia è realizzata se l’interesse legittimo è conforme all’interesse pubblico.

L'ordinamento giuridico è un insieme ordinato, completo e coerente di norme giuridiche che indicano l’espressione di una determinata organizzazione sociale, secondo criteri sistematici.

N.B. Per ordinamento non si intende quindi un semplice insieme di regole, ma un insieme di elementi che hanno una propria funzione e allo stesso tempo sono coordinati con la funzione di altri elementi dell'organizzazione.

Nascita dell'ordinamento giuridico

Un ordinamento giuridico nasce per:

  • Normativismo: esiste una norma fondamentale di base sulla quale la società si struttura;
  • Istituzionalismo: non esiste una base giuridica sulla quale la società si struttura.

Secondo il positivismo giuridico (elaborato da Hobbes), qualsiasi dubbio se l'ordinamento giuridico nasca per normativismo o istituzionalismo è risolto secondo il criterio per cui il diritto è posto (da qui il termine positivismo) seguendo un determinato procedimento.

L'ordinamento giuridico del diritto internazionale stabilisce, nel caso di contratto o controversia tra società provenienti da paesi diversi, quale sia l'ordinamento giuridico tra i due a disciplinare tale rapporto. Nel caso di rapporti internazionali, si parla di:

  • Rinvio recettizio (fisso): la norma del paese A fa proprio il contenuto della norma del paese B;
  • Rinvio non recettizio (mobile): la disciplina del rapporto è rinviata all'altra norma. Il rinvio è detto mobile perché segue l'atto in tutte le sue successive modifiche.

Diritto pubblico e privato

Il diritto pubblico organizza il potere pubblico (organi costituzionali e pubblica amministrazione e poteri legislativo, esecutivo e giudiziario) e il rapporto tra il potere pubblico e i cittadini privati. Il diritto privato regola i rapporti tra i privati. Soprattutto in questi ultimi decenni, il confine tra diritto pubblico e diritto privato va assottigliandosi sempre di più.

Nel corso del tempo, il potere dello Stato era andato aumentando. Con la nascita dell’Unione Europea, il potere pubblico si è ridimensionato e lo Stato, dall’essere stato imprenditore (possedeva le aziende e partecipava direttamente al sistema economico), ha proceduto alla privatizzazione delle imprese. È stato quindi assecondato il liberismo di mercato.

Una qualsiasi organizzazione sociale costituisce un ordinamento giuridico. Un'organizzazione per essere tale ha bisogno di un complesso di regole che ne disciplinino l'attività; tali regole costituiscono il diritto dell'organizzazione e considerate nel loro insieme formano un ordinamento giuridico.

Le regole appartengono al mondo del "dover essere" → linguaggio prescrittivo (regole giuridiche, religiose, etiche, costume, ecc..) che si distingue dal linguaggio descrittivo (o espressivo) → mondo "dell'essere" (arte).

Per quanto riguarda il linguaggio prescrittivo è bene distinguere il diritto dalle regole di carattere religioso, morale, ecc..: Le regole giuridiche si distinguono da qualsiasi altro tipo di regole perché sono inerenti a una certa organizzazione sociale, e sono mirate alla sua sopravvivenza e sviluppo. Le regole giuridiche regolano direttamente i rapporti fra gli individui di un'organizzazione sociale e tutelano interessi, beni e valori comuni agli individui della società. La principale differenza tra regole giuridiche e non giuridiche è che le regole non giuridiche impongono solo doveri, mentre le regole giuridiche oltre a imporre doveri tutelano i diritti dei membri dell'organizzazione.

L'ordinamento giuridico per eccellenza è quello statale, che ha la caratteristica di essere originario, ovvero non riconosce al di sopra di sé nessun altro ordinamento giuridico. Sul suolo dello Stato, hanno valore solo le norme decise dallo Stato stesso. In questo modo si esclude l'interferenza di qualsiasi altro Stato in un territorio che non è interno ai suoi confini oppure su un popolo che non gli appartiene. Tutti gli altri ordinamenti al di sotto di quello statale sono chiamati ordinamenti derivati, ovvero ottengono il loro riconoscimenti dall'ordinamento giuridico statale.

Gli elementi costitutivi dello Stato

  • Territorio: la territorialità è un elemento che, con la globalizzazione, ha iniziato a venire meno (per utilizzo di internet);
  • Popolo: è la fonte di legittimazione di ogni potere statale e risiede nel territorio;
  • Governo sovrano: è l'insieme degli organi istituzionali dello Stato che decidono anche il diritto.

Lo stato è un'istituzione che caratterizza l'organizzazione del potere pubblico, ma ogni Stato assume una forma diversa. Due elementi più importanti dello Stato:

  • Politicità: implica che l’ordinamento statale assume fra le proprie finalità la cura di tutti gli interessi generali che riguardano una determinata collettività su un determinato territorio;
  • Sovranità: comporta la supremazia rispetto a ogni altro potere costituito al suo interno e sua indipendenza rispetto a poteri esterni.

Le forme di stato

Forma di Stato: modo in cui lo Stato risulta strutturato nella sua totalità, esprime il rapporto che in un determinato ordinamento si instaura tra governanti e governati (tra potere e libertà), tra cittadini e potere politico, nonché i fini ultimi che si pone l’ordinamento. La forma di Stato indica il grado di libertà dei cittadini e la partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche. Una forma di Stato cambia da paese a paese ma soprattutto da epoca storica a epoca storica.

Ci sono 3 principali forme di Stato:

  • Stato assoluto;
  • Stato di diritto;
  • Stato democratico sociale.

Nello stato assoluto, il popolo non aveva diritti, anzi, era come se fosse una proprietà del sovrano. Questa forma di stato è caratterizzata dal rapporto della sudditanza. Il potere di fare e dettare le leggi non è a carico del Parlamento, ma del sovrano.

Si inizia a parlare di stato di diritto durante il 1800. È una democrazia limitata (diversa da quelle moderne) → perché il diritto di voto è condizionato al censo (viene riconosciuto in base alla ricchezza suffragio limitato e non universale). A votare, quindi, è solo la classe borghese. Il Parlamento, infatti, era anche detto “monoclasse” o liberale o borghese, in quanto gli eletti erano borghesi eletti da borghesi. Il Parlamento rappresentava quindi la classe borghese.

Alla gente comune, durante questo periodo, vengono concesse delle libertà negative (si vedrà più avanti la distinzione con le libertà positive), come la libertà personale o la libertà di manifestare un determinato pensiero o il principio di eguaglianza. Un altro passo avanti si ha nel fatto che tutti devono rispettare le leggi emanate dal Parlamento. i diritti dei cittadini, quindi, devono essere rispettati non solo dagli altri cittadini, ma anche dal sovrano. Lo stato di diritto è così definito perché il Parlamento ha creato appunto un diritto (nel senso di ordinamento giuridico). Nello stato di diritto vengono esclusi privilegi e discriminazioni: la legge è uguale per tutti.

Lo stato democratico sociale, invece, si inizia a vedere nel secolo scorso, e in Italia si trova a partire dal 1946, quando ci furono le prime elezioni a suffragio universale. Il Parlamento non è più formato da gente borghese, ma è espressione della monarchia pluralista. La Costituzione è rigida e deve essere rispettata da tutti (anche dal Parlamento e dai loro componenti). Le leggi emanate dal Parlamento, ovviamente, devono rispettare la Costituzione.

Statuto Albertino: è la “Costituzione” concessa nel 1848 dal re Carlo Alberto di Savoia al regno di Sardegna di propria spontanea volontà, con cui furono riconosciuti diritti fondamentali al popolo. In tal modo, il sovrano si era auto-limitato. Tale forma di Stato era flessibile, cioè poteva essere modificato attraverso le leggi. Il sovrano nominava i suoi ministri (potere esecutivo), i magistrati (potere giudiziario) e il Senato del Regno e la Camera dei Deputati (potere legislativo).

Le libertà negative, di cui erano portatori i cittadini, non potevano essere limitate dallo Stato. La libertà negativa è la possibilità di un soggetto di compiere un’azione o un’astensione senza che nessuno glielo possa impedire.

Lo stato liberale si limita all’uguaglianza formale, cioè sulla carta, e garantisce libertà solo negative, cioè i cittadini possono solo pretendere di compiere azioni o astensioni senza che nessuno glielo possa impedire.

Con il costituzionalismo moderno, lo Stato pone la persona al centro come soggetto titolare di diritti e doveri universali e garantisce un’uguaglianza sostanziale, ovvero si attiva per favorire gli svantaggiati e i deboli per offrire a tutta la società pari opportunità e pari punti di partenza. Garantisce inoltre libertà positive le quali, per essere effettive, richiedono un comportamento attivo e propositivo dello Stato per farle rispettare.

Inoltre, lo stato liberale riconosce il diritto di voto solo ai cittadini maggiorenni con determinate caratteristiche di censo, mentre lo stato costituzionale riconosce a tutti i cittadini maggiorenni il diritto di voto, diventando la massima espressione del suffragio universale. La Costituzione deve essere rispettata dal Parlamento e i diritti fondamentali non possono essere modificati dal Parlamento.

Le forme di governo

La forma di Stato non va confusa col concetto di forma di governo. Forma di governo: descrive come fra gli organi di una comunità politica organizzata si distribuisce il potere di indirizzarla verso determinati fini generali (fini politici).

Per capire una forma di stato bisogna esaminare il rapporto tra il potere pubblico e i cittadini. La forma di governo guarda a come il potere di indirizzo politico si distribuisce:

  • In modo verticale tra più soggetti (che hanno personalità giuridica, come ad esempio nello stato federale). Ci sono materie di competenza dell’intera federazione e altre di competenza dei singoli soggetti (che negli USA sono i singoli stati).
  • In modo orizzontale tra più organi dello stesso stato.

Il potere pubblico è esercitato attraverso momenti o manifestazioni diversi:

  • Potere legislativo: potere pubblico che attribuisce la facoltà di emanare leggi (es. scuola dell'obbligo fino a 16 anni ecc..).
  • Potere esecutivo: la funzione o la potestà sovrana, spettante al governo e alla pubblica amministrazione, di svolgere un’attività concreta ed effettiva per il perseguimento dei fini immediati dello stato (es. accordo di scambio con altri paesi, costruire in autostrada, autorizzare l'apertura di una nuova attività economica ecc..); lo scopo è il benessere, progresso e pace per una nazione.
  • Potere giudiziario: potere che ha il compito di attuare e conservare l’ordine giuridico, attraverso l’interpretazione e l’applicazione della legge.

Questi 3 poteri devono fare capo a organi diversi, persone fisiche diverse, per non ricadere nella monarchia assoluta e, soprattutto, per evitare che un potere prevalga sull'altro. La forma di governo esprime il rapporto che in un determinato ordinamento si instaura tra governanti e governati (tra potere e libertà), tra cittadini e potere politico, nonché i fini ultimi che si pone l’ordinamento Parlamento (potere legislativo), Governo (potere esecutivo), Capo dello Stato e Magistratura (potere giudiziario).

Ci sono 5 principali forme di governo:

  • Forma di governo presidenziale → USA;
  • Forma di governo parlamentare → Italia;
  • Forma di governo semipresidenziale → Francia;
  • Forma di governo neoparlamentare → enti locali quali le regioni italiane;
  • Forma di governo direttoriale → Svizzera.

Nella forma di governo presidenziale, il popolo elegge il presidente (che è anche al vertice dell'esecutivo) e il Parlamento (che nel caso degli USA prende il nome di Congresso). Il mandato del Presidente ha la durata di 4 anni, mentre il mandato dei senatori al Congresso ha la durata di 2 anni. Il Parlamento non può revocare il Presidente, in quanto questo è stato eletto dal popolo, e per la stessa motivazione il Presidente non può revocare il Parlamento. Il Presidente ha il compito anche di nominare i segretari di stato e questi possono anche essere rimossi se non adempiono al loro mandato, in quanto non sono eletti dal popolo. Il Presidente può essere rimosso solamente nei casi di responsabilità giuridica, e questo processo viene denominato impeachment. Nella forma di governo presidenziale, soprattutto negli USA, vi è una forte separazione dei poteri dello stato, quindi si ha il principio dei pesi e dei contrappesi → il Congresso approva una legge, ma se questa non piace al Presidente, allora la legge deve essere riapprovata dal Congresso con una maggioranza più elevata. Sempre nella stessa scia, il Presidente nomina i giudici della Corte Suprema, ma se questi non sono graditi dal Senato, non potranno ricoprire la carica. Tutto questo fa sì che ci sia una serie di controlli reciproci tra i poteri. Si caratterizza per una forte separazione tra potere legislativo ed esecutivo, entrambi eletti dal popolo.

La forma di governo parlamentare viene qualificata dai rapporti che il Parlamento intrattiene con gli altri organi dello Stato. Il Parlamento è l'unico organo eletto a suffragio universale, e tutti gli altri organi derivano dal Parlamento (come il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio dei Ministri). Il Governo è un'emanazione permanente del Parlamento. Tra i due organi vi deve essere un rapporto di fiducia, e se questo manca il Governo si deve dimettere. Se il Capo dello Stato scioglie le camere, allora si ritornerà alle urne.

Una caratteristica importante della forma di governo parlamentare è che Parlamento e Governo non hanno una durata certa, anche se normalmente, la legislatura avrebbe una durata di 5 anni. Nella forma di governo parlamentare c'è una figura che sta sopra le parti e che fa da mediatore tra Parlamento e governo, il Presidente della Repubblica, che ha diverse funzioni, una delle quali è vigilare sul comportamento fiduciario e quando il governo si dimette (crisi di governo), il Presidente della Repubblica deve attivarsi per consentire l'insediamento di un nuovo governo. Se ci sono le condizioni il presidente della repubblica elegge un nuovo governo, in caso contrario scioglie le camere e i cittadini tornano alle elezioni. Durata di Parlamento e governo non coincidono: il Parlamento dura quanto la legislatura, il governo può durare quanto o meno della legislatura; il Parlamento può durare meno della legislatura solo nel caso in cui...

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudiomonaco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Maccabiani Nadia.
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