Il discorso dei media
Donatella Antelmi
1. Introduzione
1.1 Analisi (critica) del discorso
Il discorso può essere definito come l’uso del linguaggio come parte della vita sociale, per dirigere e controllare la società. Di questo aspetto si interessa in particolare la Critical Discourse Analysis (CDA), che analizza testi rilevanti in questo senso (quindi giornalistici o politici, più che letterari).
1.2 Foucault: l' "ordine del discorso"
Secondo l’approccio filosofico di Foucault (1969) il discorso è costruzione della realtà. Il linguaggio è l’insieme dei discorsi in un determinato periodo storico. Il discorso è costruttore di conoscenze: non vi è un significato preesistente di oggetti già dati, né una concezione del discorso come specchio di ideologie o conoscenze. È la pratica discorsiva di un periodo storico a determinare l’esistenza dei significati. Il discorso è espressione e generatore di potere; è essenziale dunque che la ricerca si interessi ad esso.
1.3 Ideologia
Mitchell (1986) introduce la nozione di ideologia, da non considerare connotata politicamente, bensì più simile all’idea di “stile di vita”. È identificabile con la struttura dei valori e delle rappresentazioni della realtà. Offre schemi interpretativi del mondo che risultano comuni per gli appartenenti ad un dato gruppo e che si manifestano nei discorsi.
1.4 Van Dijk: l'approccio sociocognitivo
Van Dijk (1997) offre invece un approccio sociologico. Le interazioni sociali si realizzano attraverso testi-discorsi; l’interpretazione di questi avviene attraverso le proprie capacità socio-cognitive. Si sviluppa dunque una memoria che è sia di tipo episodico (soggettiva, legata alle esperienze personali), sia sociale (ossia formata di valori condivisi dal gruppo).
Il controllo sui modelli mentali - soggettivi - è possibile, basti pensare ai quotidiani. Si può agire sul contesto e sulla struttura del testo/discorso, attraverso la selezione delle notizie, la scelta degli spazi da assegnare, del genere, ecc. Il primo controllo lo si applica al discorso scegliendo l’argomento, la titolazione, il lessico, le figure retoriche, ecc.
1.5 Il linguaggio come semiotica sociale
Halliday, con la sua teoria linguistica, parla del linguaggio come istituzione e come sistema. Nel primo caso, prende in esame la variabilità di registri e dialetti a seconda delle caratteristiche sociali e delle attività cui si partecipa. Nel secondo caso gli enunciati sono il frutto di scelte operate su vari livelli (semantico, fonologico,..), le quali rappresentano anche metaforicamente la realtà.
Il sistema definito da Halliday offre tre modalità significative, tre metafunzioni a disposizione del parlante.
- Metafunzione ideazionale: capacità di esprimere qualcosa a proposito del mondo. Grammaticalmente si esprime attraverso le proprietà dei parlanti e delle circostanze, mediante forme attive del verbo, nominalizzazioni, ecc.
- Metafunzione interpersonale: riguarda l’atteggiamento del parlante nel contesto discorsivo. Grammaticalmente è data dall’intonazione delle frasi, dal modo verbale, ecc.
- Metafunzione testuale: riguarda l’organizzazione dell’informazione nel testo, attraverso la tematizzazione e il riconoscimento dell’informazione nuova rispetto a quella data (tema - rema).
2. Comunicazione mediale
2.1 I media studies
Vi sono fondamentalmente due filoni di studio: gli studi sul pubblico e l’industria dei media (di ambito sociologico-antropologico) e gli studi sul testo, sul prodotto mediale (di ambito linguistico-semiologico).
Bourdon sostiene che per potersi occupare di media bisogna avere una base sociologica. Afferma inoltre che nella comunicazione di massa interagiscono 4 dimensioni:
- Tecnica (giornalisti, conduttori, registi, ...).
- Organizzazione (imprese pubbliche e private).
- Contenuto. È la dimensione più problematica; rimanda al modello di Laswell delle 5W, che a sua volta rimanda al modello postale della comunicazione di Jakobson: emittente codifica di contenuti già esistenti destinatario. Al suo interno è però trascurato il ruolo dei partecipanti nella costruzione del senso, che viene rivalutato solo negli anni ’80. Risale a questo periodo infatti la teoria degli usi e delle gratificazioni, che sottolinea il ruolo attivo del pubblico che usa il mezzo per soddisfare dei bisogni. Inizialmente l’interesse principale delle ricerche era lo studio delle attese del pubblico per i suoi effetti sull’audience; successivamente ci si è interessati anche ai meccanismi cognitivi che vi sono alla base. Il testo va dunque considerato nell’analisi nella sua interezza. Il significato è il risultato della negoziazione tra testo e spettatore.
- Pubblico. Nel considerare gli effetti della comunicazione non si può tralasciare la “massa”; in questo dibattito vi sono posizioni discordanti, dagli apocalittici che sottolineano il potere omologante dei media, agli integrati che invece ne esaltano il ruolo di diffusione democratica.
In Gran Bretagna negli anni ’50 si affermano i cultural studies. Alla loro base vi è l’interesse per forme popolari di espressione della cultura (musica, fiction, tv, ecc.), considerata ora cultura a tutti gli effetti e oggetto di ricerca scientifica. Nella ricerca si tiene conto dell’ambiente socio-culturale, delle condizioni economiche e sociali di produzione, degli stili di vita. Alla base di queste teorie vi sono degli assunti fondamentali:
- Esistono norme costitutive del viver sociale;
- Il linguaggio ha funzione costitutiva, ossia è uno strumento per rappresentare il reale;
- Il linguaggio fonda l’identità del soggetto;
- I desideri sono costruiti socialmente e il consenso delle masse ha un fondamento linguistico-culturale.
Corollario di questi assunti è il ruolo ideologico che i media rivestono nella società. Nella produzione del messaggio - ossia nella codifica attraverso una lettura preferita del prodotto - si tiene conto degli interessi ideologici, economici e politici della cultura egemonica. La decodifica avviene nel momento in cui il pubblico riceve il messaggio, in un raggio di possibili interpretazioni che è limitato dagli interessi di cui sopra. [encoding-decoding model]
2.2 Testo, contesto, discorso
La CDA offre un’analisi di tipo qualitativo, considera quindi i contenuti impliciti ed i rapporti tra testo e contesto. Nel contesto sono compresi gli elementi della situazione pragmatica ed enunciativa coinvolti nella produzione e nell’interpretazione; le relazioni e i rimandi espliciti o impliciti che ogni testo intrattiene con altri testi (intertesti) o con se stesso (cotesti). Ogni evento comunicativo si inserisce in un ordine del discorso, ossia l’insieme di tutti i tipi di discorso legati ad un’attività sociale. Può comprendere diversi generi testuali. In particolare, l’ordine del discorso mediale è legato alla specificità della comunicazione che si effettua attraverso un mezzo (quindi alle sue caratteristiche tecniche e dalla sua valenza socioculturale).
Tra le proprietà della comunicazione di massa è rilevante la dislocazione, ossia la distanza tra emittente e ricevente. Basti pensare che la produzione del messaggio appartiene alla sfera pubblica, mentre la ricezione generalmente a quella privata. Quindi, secondo Fairclough, i media hanno la caratteristica fondamentale di gettare un ponte tra le due. Gli effetti sul discorso mediale sono vari:
- Prevalenza della componente emotiva su quella informativa, anche in ambiti “seri”;
- Confini labili tra realtà e finzione;
- Pratiche discorsive tipiche di ordini molto diversi tra loro;
- Pubblico considerato come consumatore;
- Mescolanza di generi ed uso non congruente all’argomento trattato.
Gli effetti si vedono anche sul linguaggio, con l’adozione di uno standard semplificato, colloquiale che deriva dall’avvicinamento delle due sfere. Una seconda conseguenza è la personalizzazione delle storie, ossia il grande risalto dato al personaggio, che porta ad un approccio emotivo più che cognitivo. La comunicazione di massa avvicina e distorce i ruoli della comunicazione: da un lato abbiamo la disparità tra il valore delle parole dell’esperto in tv e quello dell’italiano medio; ma al tempo stesso abbiamo più possibilità di uno scambio informale. Un ulteriore problema è quello dell’accesso, che riguarda la selezione degli argomenti da mettere in risalto, approfondire, ecc. Queste scelte comunicative denunciano, secondo la CDA, le prospettive ideologiche e di potere che sottendono i testi mediali. Del resto è innegabile il problema della sussistenza dei media e la necessità di rispondere a leggi di mercato: questo porta alla nascita di generi come l’infotainment.
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Discorso dei media, il - Antelmi, Donatella
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Riassunto esame di sociolinguistica, prof. Boni Federico, libro consigliato Il Discorso dei Media, Antelmi
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