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Discorso dei media, Il - Antelmi, Donatella Appunti scolastici Premium

Questo riassunto fa riferimento al testo Il discorso dei media di Donella Antelmi. In questo testo vengono esaminati gli aspetti linguistici del discorso mediale, e in modo particolare, si rende chiaro che i tratti che accomunano i diversi tipi di testi medialiinformativi, di intrattenimento,... Vedi di più

Esame di RETORICA LINGUAGGI E STILI DEL GIORNALISMO E DELL’INFORMAZIONE docente Prof. I. Tani

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4.6 Intertestualità

Quando caratteristiche testuali e di genere si mescolano per dare luogo a nuovi

assetti, si parla di relazioni interdiscorsive e intertestualità.

L’intertestualità si riferisce ai rapporti che un testo intrattiene con tutti gli

enunciati registrati nella tradizione culturale. L’impiego di citazioni e fonti da

parte dell’autore presuppone una condivisione di esse con il lettore (una

competenza intertestuale, dunque). Il piacere del testo deriva proprio

dall’afferrare questo gioco di rimandi.

Oggi la funzione del riuso di materiale linguistico può essere varia, dalla conferma

di quanto viene sostenuto all’effetto di parodia e umorismo. E’ un procedimento

molto pervasivo che interessa titoli di giornale, format televisivi, pubblicità, ecc.

Arricchisce la connotazione di un testo o crea un base condivisa con il

destinatario.

5. LA COSTRUZIONE DELLA REALTA’ MEDIATA

Halliday definisce ‘rappresentazione’ la descrizione del mondo effettuata

attraverso testi mediali. Di una stessa realtà è possibile fornire rappresentazioni

differenti; ciascuna di esse è infatti parziale e prospettica.

5.1 L’organizzazione della rappresentazione

Secondo Halliday possiamo distinguere diversi tipi di processo:

- azioni, ossia processi che implicano un agire attivo (chi fa qualcosa) e l’oggetto

su ui si compie il processo;

- eventi, qualcosa che succede indipendentemente dall’azione di qualcuno;

- processi mentali, ossia percezioni, cognizioni e reazioni emotive nei confronti di

un fenomeno;

- processi esistenziali e relazionali, che raffigurano o qualificano l’esistente;

- processi verbali che esprimono un’azione di tipo verbale (affermare, negare,

ribattere).

Inter venendo sui processi o sui par tecipanti si può modificare la

rappresentazione d uno stesso evento, ad esempio passando da forme verbali a

forme nominali, da azione a evento, ecc.

Uno dei casi più evidenti è quello della nominalizzazione (uso di un sostantivo

per indicare un’azione), che rende un processo entità, rendendolo astratto e

cancellando alcune informazioni (il come, il quando, spesso l’agente).

I Romani costruirono le città - La costruzione de$e città

Similmente avviene quando un processo è descritto con un verbo intransitivo

piuttosto che transitivo (attivo o passivo).

Il rapinatore è stato ucciso dagli agenti - Il rapinatore è morto

L’uso di verbi flessi o dei corrispondenti nominali fa emergere modalità di

rappresentazione sensibilmente diverse, anche se non cambia la sostanza dei fatti,

perché le azioni concrete vengono relegate sullo sfondo, la narrazione è statica.

5.2 L’organizzazione a fini informativi

S’intende per TEMA l’argomento dell’enunciato, ciò di cui si parla; il REMA è

invece la parte di enunciato che contiene l’informazione pertinente al tema.

Spesso queste nozioni funzionali tendono a coincidere con le categorie

grammaticali di soggetto e predicato, ma non è una regola. Tema e rema danno

diversa preminenza alle parti del testo, indirizzano l’attenzione del lettore

sull’elemento su cui verte il discorso. Nella posizione tematica può essere anche

inserita una valutazione sull’evento o un’indicazione sull’atteggiamento del

parlante rispetto al proprio enunciato.

Scegliendo a cosa dare maggiore preminenza naturalmente si interviene sulla

rappresentazione della realtà: il rilievo dei partecipanti è inversamente

proporzionale rispetto alla loro distanza dalla posizione tematica.

Generalmente, un modo per garantire la coesione e la coerenza di un testo è fare

sì che il rema di una frase diventi tema di quella successiva (catene tematiche).

5.3 Multimodalità: rappresentazione e informazione

Il testo giornalistico è un mosaico in cui interagiscono vari elementi: articoli,

foto, box informativi, layout. Questa multimodalità è rilevante non solo per il

valore dei singoli elementi, ma anche per le relazioni che si instaurano tra essi.

Lo spazio è articolato secondo due dimensioni fondamentali: alto/basso e destra/

sinistra.

Nella nostra cultura all’ALTO sono associati valori di idealità, bontà,

immutabilità; al BASSO valori più negativi, ma anche concreti, terreni. Una

contrapposizione tra ideale e reale. Pensiamo alla composizione classica delle

pagine di un quotidiano o, più in particolare, alla prima del “Manifesto”: la

comunicazione ideologica è affidata al modo visivo (la fotografia), mentre il

commento è affidato alla modalità linguistica. Anche le pagine interne di un

quotidiano hanno abbandonato la classica divisione in sezioni, prediligendo un

vero e proprio montaggio (anche su due facciate) che veicoli decisioni

interpretative. Il valore di ogni elemento è legato allo spazio semiotico in cui si

trova.

Analoga è la differenza tra DESTRA e SINISTRA. Nella nostra cultura la destra

identifica valori semi-positivi (destrezza, giustizia, abilità) e la sinistra qualcosa di

più losco; lo svolgimento cronologico si legge da sinistra (passato) a destra

(futuro); ecc. Kress e Van Leeuwen affermano che ciò che viene posizionato a

sinistra è meno soggetto a critica o valutazione, perché si tende a considerarlo

come DATO, mentre ai contenuti di destra viene dato maggior rilievo

informativo (NUOVO). Questo schema viene anche applicato per costruire

un’identità del lettore, considerato incluso in un “noi” che condivide delle

premesse.

Infine la composizione degli elementi è influenzata dalla salienza percettiva di

questi: dimensione, colore, volume del suono, cornici ed isolamento rispetto agli

altri, ecc.

Ovviamente questa predominanza del visivo sul verbale - che colpisce ormai

anche i media cartacei - risponde in maniera ottimale a esigenze di marketing;

meno ai principi etici dei professionisti dell’informazione, visto che favorisce un

approccio irrazionale.

5.4 Partecipanti, categorizzazione e coesione testuale

Il principale strumento di presentazione dei partecipanti è il lessico (insieme a

metafore e tropi in generale). All’interno di un discorso è necessario fare più volte

riferimento ad uno stesso soggetto, ma si possono usare modalità diverse che

intervengano sulla rappresentazione del reale. Questi strumenti garantiscono al

testo coesione (marche formali nel testo che istituiscono legami tra le sue parti) e

coerenza (unità globale di senso nel testo). Distinguiamo tra elementi anaforici,

che si riferiscono a qualcosa di cui si è già parlato; elementi cataforici, che si

riferiscono a cose di cui si parlerà successivamente nel cotesto. A servirsi egli

elementi cataforici è soprattutto il giornalismo, che grazie ad essi può anticipare

una chiave di lettura del fatto.

Possono essere mezzi grammaticali o semantici, nel cui caso saranno richieste

diverse conoscenze al lettore. Quando si ha una catena di rinvii allo stesso

soggetto, si parla di catena forica. Gli incapsulatori anaforici riassumono porzioni

di testo; vi può essere una perdita d’informazione (generalmente quando si usano

dimostrativi) o addirittura un aumento del contenuto informativo attraverso un

elemento di valutazione dei fatti. Molto spesso, a svolgere la funzione di

incapsulatori sono lessemi collegati semanticamente all’elemento incapsulato,

come iponimi o iperonimi.

6.DIRE SENZA DIRE

Il contenuto informativo di un testo non si limita al suo contenuto semantico. Le

informazioni veicolate implicitamente sono ugualmente importanti e anzi, vi si

deve prestare maggiore attenzione per ricostruire eventuali manipolazioni

ideologiche.

6.1 Atti indiretti e impliciti

Si hanno quando la forma tipica di un’illocuzione viene usata per esprimere una

diversa forza. E’ una tipica strategia di cortesia, perché rende gli atti meno lesivi.

In altri casi gli atti indiretti hanno la funzione di porre il lettore di fronte alla

fattualità di quanto viene detto:

Lo sai che mi sono comprata una nuova automobile?

Implicature conversazionali possono anche essere veicolate da sistematiche

violazioni delle massime di Grice (veridicità, pertinenza, esaustività e non

ridondanza).

Implicature convenzionali possono essere generate dall’uso di alcune espressioni

linguistiche come ma, eppure, purtroppo, che danno una valutazione implicita del

fatto presentato.

6.2 Presupposizioni

Per presupposizione s’intende in questa sede un’affermazione attivata da una

struttura linguistica di superficie (un lessema o una costruzione sintattica).

Nell’enunciato si ha un contenuto posto e uno presupposto. Attraverso la prova

della negazione vedremo come si possa negare il contenuto proposizionale (cioè

quello posto), ma non quello presupposto

Come nelle implicature, l’informazione veicolata non fa parte della proposizione.

Ma a differenza delle precedenti, in questo caso al destinatario non è richiesto

alcun percorso inferenziale per la comprensione: il contenuto è espresso

esplicitamente senza che però il parlante se ne assuma la responsabilità (un detto

non detto).

Gli attivatori presupposizionali possono essere:

- sintagmi nominali definiti, cioé gruppi di parole aventi come testa un nome e

introdotti da un determinante, che presuppongono che esista un referente per

quel sintagma (presupposizioni di esistenza);

- verbi fattivi, cioè che implicano la fattualità del complemento o del soggetto

(credere, essere certi, comprendere, approvare, apprendere, sapere, ecc.);

- verbi implicativi (riuscire, dimenticare, arrivare a, ecc.), che implicano la verità

della proposizione complemento;

- predicati nominali che introducono proposizioni sog gettive, di cui

presuppongono la verità (è bello che, è strano che, si sa che, ecc.);

- verbi di cambiamento di stato (aprire, chiudere, entrare, uscire, continuare,

ecc.);

- frasi relative, siano esse restrittive (nel cui caso ci si richiama al comportamento

dei sintagmi nominali definiti) o appositive, che invece presuppongono un

predicato che si aggiunge all’affermazione del predicato principale;

- domande (wh- questions), che pongono in primo piano l’argomento;

- frasi scisse (è X che Y), dove viene messo in evidenza l’elemento X

presupponendo condiviso Y;

- epiteti, che spesso entrano nel sintagma nominale definito, diventando

presupposizioni di esistenza.

6.3 Presupposizione e linguaggio giornalistico

La presupposizione introduce nel testo informazione nuova, senza interrompere

il flusso comunicativo. In un quotidiano può essere molto utile per richiamare -

senza dover perdere tempo e spazio a spiegarla di nuovo - una conoscenza

condivisa o per incuriosire il lettore e spingerlo ad informarsi sugli antefatti. Alla

funzione informativa si aggiungono però effetti retorici e persuasivi: il contenuto

del la presupposizione non è asserito dallo scrivente, che quindi è

deresponsabilizzato rispetto ad esso. Inoltre spesso attraverso le presupposizioni

è possibile esprimere una rappresentazione valutativa della realtà.

6.4 Espressioni figurate e ideologie

Il linguaggio figurato è un ulteriore esempio di discrepanza tra significato

convenzionale e significato indiretto, che richiede un lavoro di interpretazione da

parte del lettore, alla luce delle proprie competenze.

Le metafore, oltre ad essere un abbellimento del testo, hanno un ruolo

importante: permettono di concettualizzare un evento nuovo in termini di

esperienze già note. Il nostro stesso sistema concettuale, come osservano Lakoff

e Johnson, è di natura metaforica, cioè utilizza la metafora per organizzare la

comprensione della realtà.

6.5 Narrare e commentare

La scelta dei tempi verbali in un brano non risponde solo all’ordine cronologico

degli eventi; i tempi infatti esprimono anche la disposizione del parlante rispetto

a ciò che viene raccontato. Benveniste e Weinrich distinguono due grandi

categorie di tempi verbali, la prima orientata alla narrazione di un avvenimento

(imperfetto, passato remoto, trapassato remoto, condizionale); l’altra al suo

commento (presente, passato prossimo, futuro). Nella narrazione gli eventi

sembrano raccontarsi da soli, mentre nel commento sono molto presenti

indicatori che rimandano alla situazione enunciativa e quindi al parlante. Di

conseguenza si può dire che l’uso dei tempi contribuisce all’articolazione

ideologica del discorso, perché ciò che viene presentato come narrazione è più

facilmente accettato come condiviso e come base per la prosecuzione del

discorso.

7.LA COSTRUZIONE DI IDENTITÀ E RELAZIONI

La costruzione di identità che avviene nei media riguarda l’identificazione dei

partecipanti allo scambio nella comunicazione mediale: il pubblico-destinatario,

gli autori, ecc. Nel giornale, la stessa testata costruisce la sua identità a

prescindere dalle singole voci dei giornalisti che vi lavorano: si tratta di

un’immagine di sé data da determinate scelte espressive, che a sua volta seleziona

anche un tipo di lettore piuttosto che un altro (il lettore modello suggerito da

Eco).

7.1 Centro deittico e pronomi

All’interno di un testo vi sono riferimenti personali, spaziali e temporali che per

essere interpretati richiedono la conoscenza di condizioni contestuali. Questi

elementi (io, tu, prima, durante, dopo, qui, lì, vicino, lontano, ecc.) sono chiamati

deittici e cambiano al cambiare della scena in cui si svolge lo scambio discorsivo.

Il referente è dunque variabile, generalmente il parlante coincide con il centro

dell’enunciazione, ossia il centro cui i deittici fanno riferimento.

Gli elementi deittici possono appartenere a differenti categorie grammaticali:

- indicatori di persona;

- aggettivi (tra cui in particolare i dimostrativi);

- verbi e tempi verbali.

Vi sono poi gli allocutivi, ossia pronomi specializzati per rivolgersi ad altri e che

codificano relazioni sociali: tu-lei-voi (deissi sociale).

La situazione non marcata è quella in cui l’origine deittica dell’enunciazione

coincide con l’ego-hic-nunc. Ogni spostamento da essa comporta effetti

pragmatici.

Il più interessante tra questi è la cancellazione dell’io o il suo allontanamento

(attraverso forma passiva, soggetti generici, forme impersonali), che implicano

un’oggettivizzazione di quanto viene detto e una deresponsabilizzazione del

parlante.

Anche le strategie inerenti al tu sono piuttosto interessanti. Il destinatario è

spesso assente nella comunicazione mediale, ma è presente un suo simulacro nel

quale il ricevente dovrebbe immedesimarsi. Per la struttura commerciale dei

media, l’appello diretto al pubblico è essenziale per dar vita ai processi di

identificazione e condivisione di valori.

7.2 Struttura enunciativa

Nel testo della comunicazione mediale (che non avviene faccia a faccia) sono

rintracciabili i simulacri dei partecipanti all’interazione. Non avremo dunque


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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo riassunto fa riferimento al testo Il discorso dei media di Donella Antelmi. In questo testo vengono esaminati gli aspetti linguistici del discorso mediale, e in modo particolare, si rende chiaro che i tratti che accomunano i diversi tipi di testi medialiinformativi, di intrattenimento, pubblicitari – vanno ricercati nelle relazioni che i media istituiscono tra testo e contesto socioculturale, e che determinano rappresentazioni del reale e identità dei soggetti coinvolti nel processo comunicativo.
L’Analisi del discorso costituisce un metodo qualitativo di indagine che mira a rendere esplicito il sistema di significati impliciti nel testo, considerando sia gli aspetti linguistici sia il contesto di produzione e consumo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in editoria multimediale e nuove professioni dell'informazione
SSD:
Docente: Tani Ilaria
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di RETORICA LINGUAGGI E STILI DEL GIORNALISMO E DELL’INFORMAZIONE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tani Ilaria.

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