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Discipline giuridiche

Lo sport in Italia e gli attori del modello sportivo

Lo sport è sempre in netto sviluppo. In Italia più di 33 milioni di persone dichiarano di praticare sport su un totale di circa 59 milioni. Circa 11 milioni praticano sport in modo continuativo, mentre oltre 6 milioni di praticanti partecipano a gare.

In Italia esistono circa 150 mila impianti sportivi, la maggior parte di questi siti al nord-ovest della penisola, segue il nord-est, il sud e le isole, chiude il centro Italia. L’occupazione sportiva in Italia negli ultimi anni è aumentata in modo significativo, tutto ciò rende lo sport uno tra i fenomeni più rilevanti della vita sociale del paese dei nostri tempi. Gli sport più praticati sono il calcio, il basket, la pallavolo, pesca, nuoto e tennis.

Flusso alla pratica sportiva

Per quanto riguarda il flusso alla pratica sportiva, nella fascia di età che va dai 3 ai 5 anni di età c’è il primo momento di crescita, che raggiunge il picco nella fascia che va dai 10 agli 11 anni. Dai 17 anni in poi si registra un abbandono progressivo che arriva al culmine dopo i 75 anni di età. I valori e le fasce di età cambiano a seconda dello sport in esame. Ad esempio, calcio, nuoto, pallavolo, arti marziali e pallacanestro hanno diversa frequenza nelle diverse fasce d’età. Il picco per il calcio si registra tra i 15 e i 17 anni, tra i 3 e i 5 per il nuoto, 11-14 per la pallavolo, 6-10 per le arti marziali e 11-14 per la pallacanestro.

Gli attori del sistema sportivo

Il sistema sportivo è un sistema abbastanza complesso. Non si riesce ancora a parlare di un unico mercato dello sport. I mercati sportivi sono fortemente segmentati. All’interno dello sport si possono riconoscere una serie di soggetti “player” che svolgono una parte attiva e una serie di “stakeholders” che ruotano attorno ai player del sistema. Col passare degli anni questo tipo di sistema è stato sostituito per essere più comprensibile. Il sistema attuale si divide in aziende partner e amministrazioni. Tutti questi soggetti erogano un contenuto sportivo che può essere prodotto o servizio. Tutti questi servizi devono arrivare allo stakeholder.

Modelli di pratica sportiva

La “provincia” ed i piccoli centri offrono ai praticanti un numero di impianti sportivi maggiore, in percentuale, rispetto a quanto succede nelle grandi città, però, per ragioni “storiche”, gli impianti sportivi per la pratica di alto livello si trovano, generalmente, nelle grandi città. Con l’eccezione di Roma, tra i grandi centri urbani, sono quelli del Nord Italia ad offrire il numero maggiore di impianti sportivi pro capite.

Nelle grandi città la pratica sportiva si sta configurando come una forma di “fuga”, allontanamento dalla routine e dal ritmo affannoso. Finalità primaria, in città, è la ricerca di svago ma anche l’allontanamento dalle attività stressanti, anche per questo gli sport più praticati nei grandi centri urbani sono diversi da quelli più praticati in provincia. Nei grandi centri urbani gli sport più praticati sono fitness e attività in palestra, nuoto, calcio a 5, pallacanestro, tennis, danza e sport di combattimento; mentre gli sport più praticati in provincia sono ciclismo, running, pallavolo, bocce e biliardo.

In provincia lo sport viene praticato con maggiore frequenza, e gli praticanti assidui e sporadici della provincia prendono parte a competizioni sportive ufficiali con maggiore frequenza rispetto a quelli dei centri urbani più grandi. Questo favorisce la crescita e lo sviluppo di campioni in provincia.

Le statistiche ci dicono che i campioni olimpici nascono con più frequenza in alcune determinate aree geografiche della nazione. Infatti, le ultime 4 edizioni dei Giochi Olimpici estivi hanno fatto registrare una maggiore frequenza alla vittoria e un numero maggiore di medaglie vinte da atleti nati al nord e ad ovest della nazione (Napoli, Roma, Genova, Livorno, Pisa, Milano, Como, Lecco e Padova), qualche saltuaria medaglia in Emilia Romagna, Umbria, Marche e Abruzzo, mentre Sardegna, Puglia, Basilicata e Calabria possono vantare 1 sola medaglia in 4 edizioni dei Giochi Olimpici estivi.

A livello mondiale, grazie alla globalizzazione, nelle ultime edizioni dei Giochi Olimpici estivi si è registrato un aumento dei praticanti che ha portato ad un aumento delle discipline e quindi alla crescita di “nuovi” paesi tra quelli partecipanti ai giochi.

Riepilogando, in provincia lo sport viene praticato con maggiore frequenza e a causa dei motivi per il quale si pratica sport, (bisogno di socializzazione, ricerca di luoghi di incontro, desiderio di “misurarsi”) e della maggiore disponibilità di tempo si fa una pratica strutturata, che porta ad un incremento dei praticanti agonisti ed a maggiori e più importanti risultati nel tempo. Mentre nelle grandi città si pratica lo sport come attività di svago, per venire incontro a bisogni quali bisogno di svago, ricerca di luoghi di “rifugio”, allontanamento dagli stress, inoltre si ha meno tempo libero e si fa conciliare lo sport con gli impegni giornalieri, tutto questo porta ad una pratica destrutturata ed ad un incremento dei praticanti amatoriali e quindi all’assenza di risultati importanti se non isolati.

Principi di diritto dello sport

La pratica sportiva, per i suoi contenuti sociali, educativi, formativi, è un diritto di tutti i cittadini e un interesse della collettività a cui lo Stato deve rispondere con competenza e puntualità. Per questo la “Carta Europea dello Sport per Tutti” afferma (articolo 1) che chiunque ha il diritto di praticare lo sport, e che lo sport (articolo 2), in quanto fattore rilevante ed essenziale dello sviluppo umano, deve essere incoraggiato e sostenuto in maniera appropriata con finanziamenti pubblici.

Giuridicamente per sport si intende “qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non organizzata, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli” come recita la carta europea dello sport per tutti.

Nel 1907 viene fondato in Italia un Comitato per le Olimpiadi con l’intento di preparare una squadra per le Olimpiadi di Londra 1908; nel 1942 viene varata la legge n.426 “Legge istituiva del CONI”, che viene definita “la Costituzione dello Sport” in Italia; successivamente il CONI è stato varie volte riassettato ad opera di vari decreti legge.

L’organigramma sportivo italiano è basato su molteplici soggetti, distinti per funzione ma accomunati dal fine di promuovere (direttamente o indirettamente) la pratica sportiva, ad ogni livello. Lo Stato italiano ha inteso regolarizzare la gestione e l’organizzazione di questi soggetti istituendo il CONI, organo che disciplina per conto dello Stato tutti gli altri soggetti del mondo sportivo.

Il CONI nasce come Ente pubblico con la legge 426 del 1942, con il compito di potenziare il panorama dello sport nazionale. Per mezzo di questa legge, e delle successive modificazioni, al CONI è stata attribuita ampia autonomia ed il potere di nomina (e revoca) di propri organi e nuove Federazioni Nazionali. In funzione dei compiti ai quali è chiamato ad assolvere, il CONI è ritenuto un ente non economico, con organizzazione non imprenditoriale, ma finalizzato al perseguimento di interessi comuni nell’ambito sportivo. Le ulteriori, e principali, caratteristiche che lo contraddistinguono sono l’autarchia (possibilità di emanare atti amministrativi equiparabili a quelli dello Stato), l’autogoverno, l’autonomia e l’autotutela.

Quanto ai poteri attribuiti al CONI, appare opportuno evidenziare i seguenti:

  • Potenziamento e organizzazione dello Sport Nazionale
  • Indirizzo verso il perfezionamento atletico
  • Conservazione ed incremento delle strutture adibite alla pratica sportiva sul territorio
  • Tutela e sorveglianza di tutte le altre organizzazioni operanti nello stesso ambito

Dalla sua nascita ad oggi, i poteri del CONI sono cresciuti per mezzo di leggi e decreti emanati nel corso degli anni. L’articolazione del CONI è su base regionale, provinciale e locale. Le Federazioni Sportive Nazionali sono, dunque, organi del CONI, aventi scopi aderenti a quelli dell’ordinamento sportivo generale. Esse si occupano, ognuna nel suo ambito di competenza, della promozione e dell’ottimizzazione (tecnica e amministrativa) dello sport di cui si occupano. Alle Federazioni compete, per delega del CONI, il riconoscimento delle Società che intendono operare nell’ambito sportivo offrendo al cittadino la possibilità di praticare o usufruire delle discipline sportive.

Le società sportive

Altro soggetto dell’ordinamento sportivo nazionale sono le “società sportive”. Si intendono “società sportive” quegli Enti, a base associativa, che operano nel mondo dello sport, alle quali vengono assimilate le cd. “associazioni sportive”. La loro peculiarità consiste nel porsi come soggetti tanto nell’ordinamento generale dello Stato che in quello sportivo. Il riconoscimento della loro presenza risale alla legge costitutiva del CONI. Sono assoggettate al CONI o, per delega, alle federazioni sportive. Il non riconoscimento o la non affiliazione delle società comporta la rinuncia alla pratica agonistica ed ai vantaggi di ordine fiscale previsti dall’inquadramento nell’organizzazione ufficiale. Attraverso queste associazioni, la pratica sportiva si inserisce in una serie di norme dell’ordinamento sportivo, infatti tramite l’affiliazione alle Federazioni riconosciute dal CONI, le associazioni divengono soggetti dell’ordinamento sportivo stesso.

Rientrano a far parte dell’ordinamento sportivo (oltre agli Enti ed alle Federazioni ed alle Società e Associazioni) tutti i soggetti che realizzano la prestazione sportiva a vario titolo. Nella fattispecie ci si riferisce ad atleti, dirigenti, tecnici, con la funzione di garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni.

L’iscrizione ad una associazione, però, non comporta l’automatico accesso all’ordinamento sportivo in qualità di atleta, considerando tali solo i soggetti che, oltre a praticare una determinata disciplina, svolgono la pratica agonistica al fine di confrontarsi con altri soggetti praticanti la medesima attività. Nell’ipotesi in cui un soggetto intenda adire alla carriera agonistica, oltre all’iscrizione ad una associazione, dovrà tesserarsi con una Federazione che predisporrà le classifiche ufficiali. Gli atleti sono inquadrati presso società sportive riconosciute dal CONI e partecipano alle competizioni con l’osservanza dei regolamenti e dei principi sportivi. Questo per il sistema sportivo “dilettantistico”.

Nel professionismo sportivo, invece, rientrano tutti gli atleti, gli allenatori, i direttori ed i preparatori, che esercitano l’attività sportiva dietro compenso, in maniera continuativa e nell’ambito di discipline regolamentate dal CONI. Naturalmente, essendo queste caratteristiche riscontrabili anche in soggetti dilettanti, si è voluto approntare un’ulteriore demarcazione, stabilendo anche che è ritenuto professionista chi pratica l’attività sportiva in maniera prevalente rispetto alle altre. Quando poi costui si trova a svolgere detto compito sotto contratto con una società, si instaura anche la condizione di lavoratore subordinato.

Il vincolo sportivo

Il vincolo sportivo attualmente permane solo nello sport dilettantistico. Esso consiste in un legame indissolubile, e a tempo indeterminato, fra l’atleta e la società di appartenenza con la facoltà di scioglimento concessa solo a quest’ultima, salvo rinuncia al tesseramento da parte dell’atleta. Per effetto di detto vincolo il trasferimento ad altra società è impossibile. Il vincolo sportivo, nelle società professionistiche, è stato abolito in quanto ritenuto ostacolo alla mobilità lavorativa. L’unica limitazione, che tuttora sussiste, è nel privilegio della società di poter stipulare il primo contratto professionistico con i propri atleti del settore giovanile. La società cedente ha diritto al “premio di addestramento e formazione tecnica” che però è riconosciuto solo in caso di stipula del primo contratto professionistico, e solo in favore dell’ultima società presso la quale si è svolta l’attività dilettantistica.

Illecito sportivo

Sulla scia del fenomeno del calcio-scommesse degli anni ’70, che generò problematiche ed imbrogli nello svolgimento delle competizioni sportive, sorse l’esigenza di regolamentare tale fatto delittuoso, sia da un punto di vista sportivo che ordinario. Si ritenne dunque di adottare, con legge, la regolamentazione del reato di frode in competizioni sportive. Questo reato si configura nell’ipotesi in cui, qualunque soggetto collegato ad una società e capace di determinarne il comportamento, si faccia carico di turbare (o di provare a turbare) il naturale svolgimento di una competizione. Alla condanna per delitto di frode in competizione sportiva, consegue, quale pena accessoria, il divieto di accedere ai luoghi dove, tali manifestazioni, si svolgono anche nel solo ruolo di spettatore. Ulteriore pena comminabile è l’interdizione dagli uffici direttivi delle società sportive.

Il doping

La legge italiana vieta l’uso personale, la produzione e la messa in vendita di sostanze stupefacenti, rientrano in questa definizione le sostanze dopanti. Il CONI stabilisce diverse sanzioni da applicare in caso di assunzione di sostanze dopanti. Tale regolamentazione poggia sui principi secondo cui, il doping, contravviene all’etica dello sport ed ai suoi principi di lealtà e correttezza. Sono state inoltre istituite commissioni scientifiche e commissioni d’indagine finalizzate ai controlli ordinari e a sorpresa, alla ricerca scientifica ed alla repressione.

L’occupazione nel sistema sportivo

L’occupazione sportiva è aumentata del 13% circa negli ultimi 10 anni, del 20% negli ultimi 15 anche se è rimasta bassa sia la quota ufficiale d’impiego part time (circa 11,3%) che la percentuale di giovani nel settore (<25 anni). È elevato il numero di lavoratori autonomi (oltre il 49%), mentre la percentuale di donne è inferiore a quella di altri paesi, ma comunque non trascurabile (oltre il 25%). Un dato particolarmente incoraggiante arriva invece dall’aumento generale del livello di istruzione (laureati dal 17 al 36,8%), ad eccezione degli istruttori.

Lo sport come business

Tra il 1980 e il 2010, non c’è stato soltanto un significativo aumento dell’occupazione nello sport in Italia, ma anche la comparsa e la strutturazione di nuove professioni in questo settore, con profili particolarmente interessanti. Le figure degli operatori di sport si sono man mano diversificate a seguito del processo di modernizzazione e di razionalizzazione che ha investito lo sport fin dagli inizi del secolo e che ha assunto ritmi e proporzioni più significative nell’ultimo trentennio.

Oggigiorno lo sport, sia ad alto livello che come pratica di base, è diventato una nuova area di business i mutamenti del sistema sportivo lo hanno trasformato in un vero e proprio settore industriale che ha bisogno di manager e idee. Tutto questo porta ad una professionalizzazione in quanto lo sport genera una richiesta crescente di nuovi profili professionali capaci di gestire e programmare un sistema in continua evoluzione.

Il ruolo dello sport-maker

Lo sport-maker deve anticipare e interpretare il cambiamento, diventare player “necessario” in una linea di crescita condivisa, accreditarsi come “centro servizi” poli-funzionale, formulare proposte “attrattive”, realizzare progettualità moderne.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albertobert95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università San Raffaele Roma o del prof Poli Fabio.
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