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2° LEZIONE 15/10/12

La potestà legislativa dello Stato e delle Regioni

L’Art. 119 Cost. afferma che gli enti locali (Comuni, Province, Regioni) hanno autonomia finanziaria di entrata

e di spesa: significa che l’ente locale decide come spendere i suoi soldi (autonomia di spesa) quali servizi

pubblici da erogare alla cittadinanza e come reperire il denaro necessario per finanziare i servizi (autonomia

di entrata).

Questa norma va coordinata con l’articolo 23. Un comune può istituire un nuovo tributo se ha bisogno di

soldi? NO perché non ha la potestà legislativa; soltanto una legge può farlo. Quindi questa legge 119

incontra dei limiti in entrata (art 23) e in uscita (art. 117: spetta allo stato individuare i servizi pubblici

essenziali che devono essere erogati dagli enti pubblici locali). Quindi sostanzialmente non ha autonomia di

entrata e di spesa.

L’Art. 117 ripartisce la potestà legislativa fra lo Stato e le Regioni (a chi spetta legiferare in materie diverse).

Ci sono:

 Materie che rientrano nella competenza esclusiva dello Stato (difesa, moneta, rapporti

internazionali);

 Materie che rientrano nella competenza concorrente di Stato e Regioni;

 In ogni altra materia che non rientra nella competenza esclusiva dello Stato o concorrente, essa

spetta alle Regioni.

LEGISLAZIONE ESCLUSIVA DELLO STATO

La disciplina del sistema tributario dello Stato è di competenza esclusiva dello Stato. I tributi dello Stato sono

quelli il cui gettito sono devolute alle casse dello Stato. Sono tributi locali tributi il cui gettito viene attribuito

agli enti locali.

LEGISLAZIONE CONCORRENTE

L’Art. 177 comprende il coordinamento fra il sistema tributario Statale e il sistema tributario degli enti locali.

Su questa materia possono legiferare sia lo Stato che le Regioni.

La legge dello Stato deve indicare i principi fondamentali (di questo coordinamento). Le singole Regioni

provvederanno ad adattare tali principi con norme attuative di questi principi fondamentali. In materia di

tributi locali dovrebbe essere competente solo la legge Regionale.

Nel 2009 emanata la legge 42/09: legge fondamentale del federalismo fiscale. È una legge delega (legge che

delega al governo di emanare i decreti legislativi). La legge 42 fissa i principi fondamentali a cui si dovrà

attenere il Governo per fissare i principi fondamentali di coordinamento con decreti legislativi.

In materia di tributi locali: (legge 42); ci sono 3 tipologie di tributi locali:

1) Tributi propri derivati: tributi che sono introdotti e disciplinati integralmente dalla legge dello Stato.

La Regione può solo intervenire aumentando/diminuendo le aliquote o permettere

agevolazioni/esenzioni.

2) Addizionali: tributi aggiuntivi che si applicano alla stessa base imponibile di un tributo statale (Es.

addizionale comunale IRPEF). Sono introdotti, disciplinati e regolati integralmente dalla legge dello

Stato.

3) Tributi propri: tributi che possono essere introdotti e disciplinati dalla legge regionale in forza

dell’articolo 117 Cost. . possono riguardare Regioni, Province e Comuni e Città metropolitane. La

legge regionale, nel momento in cui vuole istituire un nuovo tributo, non può andare a colpire un

presupposto già tassato con un tributo Statale (per evitare la doppia imposizione). Lo spazio delle

Regioni per introdurre nuovi tributi sono molto ridotti.

La legge 42 ha anche introdotto il concetto di COSTO STANDARD che si applica ai servizi pubblici essenziali: è

una sorta di costo medio normale/corretto del servizio.

Tale legge, inoltre, prevede che la somma dei tributi propri derivati applicati alle aliquote base, più le

addizionali, più il fondo perequativo, va a coprire il costo standard dei servizi.

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Il fondo perequativo (istituito sempre dalla legge 42) è un fondo che viene alimentato con denaro dello

Stato e che eroga/trasferisce risorse finanziarie alle Regioni meno ricche, i cui abitanti hanno una minore

capacità di contribuire alle spese pubbliche.

Se la Regione non riesce ad erogare il servizio al costo standard ma ad un prezzo superiore, la Regione ha

due possibilità: agisce sulle aliquote (aumenta le aliquote delle addizionali) oppure introdurrà un tributo

proprio. Il federalismo fiscale così tanto sbandierato è ben poco veritiero. Il margine di manovra degli enti

pubblici è molto ridotto.

EFFICACIA NEL TEMPO DELLE LEGGI TRIBUTARIE

Rimane in vigore fino a quando non viene abrogata. Può essere abrogata con:

 Da una legge posteriore, la quale può espressamente abrogare la legge anteriore (abrogazione

esplicita);

 La legge posteriore non dice di abrogare la legge anteriore ma contiene norme contrarie a quelle

della legge anteriore (abrogazione implicita);

 Con una pronuncia della Corte Costituzionale (organo giurisdizionale che ha il compito di verificare la

coerenza delle norme di legge con i principi contenuti nella Costituzione);

Differenza tra una norma abrogata da una norma successiva e una norma abrogata da sentenza

La norma abrogata da una legge successiva cessa l’efficacia nel momento in cui ha efficacia la nuova legge.

(se vengono posti in essere dei presupposti prima dell’abrogazione, la legge abrogata è valida perché aveva

efficacia).

Per sentenza, la norma perde efficacia da quando è entrata in vigore (come se non fosse mai esistita) (ex

tunc). La norma abrogata riguardante un’imposta, quindi, farebbe sorgere il diritto di avere il rimborso di

tale imposta; però possono chiedere il rimborso soltanto i contribuenti nei confronti dei quali non è ancora

scaduto il termine per richiedere il rimborso del tributo dichiarato incostituzionale secondo la disciplina del

tributo.

EFFICACIA NELLO SPAZIO DELLE LEGGI TRIBUTARIE

È efficace nel territorio dello Stato italiano. Non si applica all’estero e nessuna legge estera si può applicare

in Italia. Ciò non toglie che la legge Italiana riguarda fatti esteri (redditi prodotti in Italia e all’estero).

Ai sensi dell’Art. 75 Cost. la legge tributaria non può essere abrogata mediante referendum.

Ai sensi dell’Art. 81 Cost. non può essere introdotto un nuovo tributo con la legge di approvazione del

bilancio statale (norma a garanzia dei cittadini). 4

PRINCIPIO DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

L’Art. 53 stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere al sostenimento delle spese pubbliche in forza della

loro capacità contributiva. Il sistema tributario è improntato alla progressività (2° comma). La capacità

contributiva è la capacità di partecipare alla spesa pubblica; essa coincide con la capacità

economica/ricchezza del soggetto e si misura con determinati indici che possono essere:

1) Diretti: reddito (IRPEF) e patrimonio (IMU);

2) Indiretti: fatti che dimostrano il possesso di un reddito o di un patrimonio (trasferimento di beni

[IMPOSTA DI REGISTRO], consumi [IVA]).

Il cittadino è tenuto a concorrere alle spese pubbliche non in base ai servizi che riceve, ma in base a ciò che

possiede. Non c’è un principio di corrispettività fra la spesa pubblica e i servizi che si ricevono.

Caratteristiche della capacità contributiva

Ogni tributo deve colpire dei fatti che sono espressivi di capacità contributiva. Il presupposto deve essere un

fatto attraverso il quale si manifesta la forza economica del soggetto e che quindi lo mette in condizioni di

contribuire alla spesa pubblica. Se un tributo privasse di avere al cittadino le risorse finanziarie indispensabili

per soddisfare i bisogni essenziali della vita (minimo vitale) sarebbe un tributo incostituzionale.

A parità di capacità contributiva il prelievo fiscale dovrebbe essere uguale; non è sempre così: talvolta lo

Stato introduce benefici fiscali per alcuni soggetti. Per esempio nelle leggi finanziarie, per agevolare le

imprese in alcune Regioni svantaggiate, l’impresa gode di un credito d’imposta se assume nuovi dipendenti;

ciò non accade in Regioni economicamente più sviluppate, trattando diversamente le due situazioni che

nella realtà sono uguali. La Corte Costituzionale dice che è ammissibile distinguere le situazioni fiscali dei due

soggetti che sono in apparenza nella stessa situazione, purché il beneficio fiscale sia introdotto per tutelare

una situazione costituzionalmente riconosciuta. Ciò è ammissibile perché nel principio dello Stato è

l’armoniosa crescita economica di tutto il paese (soprattutto delle regioni più disagiate).

Qualsiasi tributo dovrebbe colpire la capacità contributiva del cittadino che esiste nel momento in cui si

impone il tributo (principio di attualità). Il problema è che norme tributarie hanno efficacia retroattiva (che

riguardano anche fatti anteriori). La Corte Costituzionale ha stabilito che le norme fiscali retroattive sono

ammissibili purché il tributo applicato retroattivamente vada a colpire una manifestazione di capacità

contributiva ancora attuale. Se gli effetti economici dell’atto/fatto siano ancora presenti nel patrimonio del

soggetto passivo (se c’è ancora nel patrimonio la ricchezza prodotta da quel fatto passato), è ammissibile un

tributo retroattivo, ma che non retroagisca troppo nel tempo (tipo non 10 anni).

Concetto soggettivo e oggettivo di capacità contributiva

 Concetto soggettivo: un tributo deve colpire un presupposto che consente al soggetto passivo di

disporre delle risorse finanziarie per pagare il tributo. Il presupposto del tributo deve essere tale che

dal presupposto, il soggetto passivo preleva le somme necessarie per pagare il tributo (il

presupposto dell’IRPEF è il reddito, dal quale sottrae somme necessarie per pagare tale IRPEF);

 Concetto oggettivo: il presupposto del tributo non deve necessariamente mettere in condizione il

soggetto di pagare; È sufficiente che il presupposto del tributo abbia una natura economica (sia

indicativo di una capacità economica del soggetto). Per esempio l’IRAP: il presupposto è la

produzione di beni o servizi mediante un’attività autonomamente organizzata; è chiaro che ciò è

indicativo di una capacità economica, ma non è detto che l’attività si concluda con un risultato

positivo (perdita). Se sono in perdita non posso trarre dal presupposto somme per pagare il tributo,

ma dovrò trarle da altre risorse. 5

3° LEZIONE 22/10/2012

Requisito di effettività della capacità contributiva

La capacità contributiva colpita dal prelievo fiscale dovrebbe essere quella effettiva/reale del contribuente

ma non è sempre così. Caso dei redditi fondiari: i redditi da beni immobili vengono determinati sulla base

della rendita catastale. È un reddito predeterminato a tavolino dall’agenzia del territorio. Nel 99% non è il

reddito effettivo.

Esempio: società di comodo (non hanno una reale organizzazione imprenditoriale e non svolgono

un’effettiva attività imprenditoriale). Sono dei schermi giuridici costituiti per diventare i titolari di beni

soprattutto immobili e beni immateriali (brevetti, marchi) ma anche beni mobili di lusso (barche, auto di

grossa cilindrata) e sono utilizzate per nascondere al fisco il vero titolare di questi beni. C’è una disciplina

apposita nella quale la società dichiarata società di comodo deve dichiarare un reddito minimo; l’anno

scorso questa disciplina è stata estesa a società che sono in perdita per almeno 3 esercizi successivi e dal 4°

anno in poi devono dichiarare il reddito minimo di società di comodo. Viene tassato su valori predeterminati

dalla legge e non concreti. La Corte costituzionale ha stabilito che questa imposizione fondata su criteri

astratti/valori predeterminati a tavolino, è legittima se questi prelievi sono fondati su un’analisi della realtà e

appaiono razionali e ragionevoli. Un contribuente non terrebbe in piedi una società costantemente in

perdita; probabilmente ha dei redditi non dichiarati, quindi applica il reddito minimo.

2° comma art. 53

Il sistema tributario è improntato a criteri di progressività; significa che il prelievo fiscale deve crescere più

che proporzionalmente al crescere della ricchezza, della capacità contributiva. Il tributo non è proporzionato

alla ricchezza ma cresce.

Problema: tutti i tributi devono essere progressivi?

L’aliquota dell’IVA è il 21%: il tributo è proporzionale. L’unico prelievo progressivo nel nostro ordinamento è

l’IRPEF (a scaglioni). Basta un solo tributo progressivo per attribuire natura progressiva al sistema tributario

(anche se è solo l’IRPEF progressiva). IRAP D.Lgsl 446/1997

È destinato alle Regioni che con questo tributo finanziano la spesa sanitaria (quasi la metà della spesa è

finanziata dall’IRAP).

Presupposto dell’IRAP

Esercizio di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione di beni o servizi.

Soggetti passivi dell’IRAP

 Imprese individuali, società di capitali/persone ed enti commerciali;

 professionisti/lavoratori autonomi,;

 enti collettivi non commerciali (Fondazioni, Associazioni che non hanno come scopo principale

l’esercizio di un’attività commerciale ma svolgono attività benefiche);

 enti pubblici commerciali o non commerciali.

Base imponibile dell’IRAP

È rappresentata dal Valore Aggiunto della produzione. Occorre distinguere da una parte imprese e

professionisti e dall’altra enti pubblici che non svolgono attività imprenditoriale e enti non commerciali

privati.

Nel caso di imprese e professionisti la BI è rappresentata dalla differenza fra i ricavi e i compensi derivanti

dall’esercizio dell’attività al netto dei costi sostenuti nell’esercizio dell’attività, ma tra i costi (deducibili nella

determinazione della BI dell’IRAP) sono escluse le spese per personale dipendente, gli interessi passivi e le

perdite su crediti; queste tre voci passive non concorrono a determinare la BI dell’IRAP. Gli interessi passivi

corrispondono ad interessi versati dall’impresa ai corrispondenti finanziatori.

Per quanto riguarda gli enti non commerciali la BI è costituita dalla somma delle retribuzioni del personale

dipendente.

L’aliquota dell’IRAP è il 3,9%; sale all’ 8,5% per gli enti non commerciali pubblici e privati.

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Problemi creati dall’IRAP

Sentenza 156/2001 Corte Costituzionale; fondamentalmente 3 problemi:

1) è possibile che l’impresa abbia la BI positiva solamente perché non si tiene conto del costo del

personale, degli interessi e delle perdite su crediti. È un’imposta che non colpisce una ricchezza

effettiva ma teorica; la Corte Costituzionale rispose a questo quesito dicendo che il valore aggiunto

della produzione non è altro che la ricchezza prodotta dall’impresa/professionista prima che sia

ripartita fra i soggetti che hanno contribuito nello svolgimento dell’attività;

2) L’impresa finisce per pagare un’imposta su una ricchezza che non è sua ma che è destinata ad altri.

La Corte elude il problema dicendo: l’impresa/professionista cercherà di recuperare il costo

dell’imposta spostando il carico del tributo aumentando il prezzo dei beni/servizi. In questo modo

l’impresa annulla il costo dell’imposta;

3) Principio di uguaglianza: non è giusto colpire con l’IRAP i professionisti perché c’è una differenza tra

imprenditori e professionisti violando il principio di uguaglianza. Diversa capacità contributiva

perché spesso i professionisti non svolgono attività organizzata.

La Corte afferma che nel caso di imprese, per definizione abbiano un’attività organizzata; quando si

parla di professionisti, non sempre l’attività è autonomamente organizzata, non rientrando nel

presupposto dell’IRAP. Quando l’attività professionale non è autonomamente organizzata, non sarà

soggetta ad IRAP.

Quando esiste l’attività autonomamente organizzata? La Corte di Cassazione ha stabilito che esiste

attività autonomamente organizzata quando il professionista possiede almeno un dipendente o

collaboratore e quando il professionista dispone di un apparato di beni strumentali eccedente il

minimo indispensabile per esercitare l’attività (il giudice stabilisce se i beni strumentali superano o

meno il minimo indispensabile).

Valore della produzione e Reddito rappresentano due manifestazioni di ricchezza ben distinte.

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FISCALITÀ DELL’UNIONE EUROPEA

Quattro principi fondamentali UE:

 Libertà di circolazione dei lavoratori;

 Libertà di circolazione delle merci: abolizione delle dogane;

 Libertà di stabilimento: riguarda l’esercizio di un’attività in uno Stato membro in modo continuativo

e permanente. Si suddivide in

 libertà di stabilimento primaria: riguarda le imprese e i professionisti e consiste nel diritto di

spostare in un altro stato membro la sede principale della propria attività;

 libertà di stabilimento secondaria: consiste nel costituire in un altro Stato membro una sede

secondaria dell’attività;

 Libertà di prestazione di servizi: consiste nel diritto di effettuare una o più prestazione in un altro

Stato membro. Riguarda l’esercizio di un’attività in un altro Stato membro per un periodo di tempo

limitato;

 Libertà di circolazione dei capitali: io, cittadino Italiano posso investire in Francia.

 RISVOLTO FISCALE: sia lo Stato di partenza sia quello di arrivo (verso il quale si muove la merce o

soggetto) hanno il divieto di introdurre norme fiscali discriminatorie ai danni delle cose o delle persone

che intendono spostarsi all’interno del territorio comunitario. Esiste un principio di non discriminazione.

non è detto che tutte le norme discriminatorie siano prive di giustificazione: in alcuni casi il trattamento

che discrimina un soggetto che intende muoversi all’interno della comunità, può essere giustificato

“Ruls of season”:

Per esempio (exit tax: art. 166 TUIR prevede che quando un imprenditore italiano trasferisce la sua

attività all’estero, nello stesso tempo perde la residenza in Italia. Si fa finta che i suoi beni vengano

venduti: se il valore di mercato > valore iscritto in bilancio, c’è l’emersione di una plusvalenza e

l’impresa viene tassata su tale plusvalenza. Una norma di questo genere rende più difficoltoso e costoso

lo spostamento dell’attività in un altro paese comunitario disincentivando lo spostamento. La corte di

giustizia ha stabilito che le “exit tax” rendono più difficoltoso l’esercizio di tale libertà; però le azioni

discriminatorie sono giustificabili quando mirano a salvaguardare la coerenza interna degli ordinamenti

fiscali nazionali. In questo caso l’ “exit tax” può essere considerata ragionevole.

Quando l’imprenditore trasferisce i beni all’estero e perde la residenza, dal punto di vista fiscale, i beni

dell’imprenditore perdono ogni connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa, quindi vengono

valutati al loro valore nominale.

La discriminazione potrebbe giustificarsi con la legislazione fiscale vigente in Italia.

Altro esempio CFC (Control Foreign Companies): società costituite all’estero per scopi

fondamentalmente elusivi. Sono società controllate da una società italiana, collocate in uno Stato a

bassa fiscalità (Irlanda); a questa società viene trasferita la proprietà di beni immateriali o di

partecipazioni in altre società con lo scopo di sottrarre al fisco Italiano i redditi derivanti dallo

sfruttamento dei beni immateriali e dal possesso delle partecipazioni. Così facendo, io , impresa italiana,

esercito la libertà di stabilimento, però tutti gli ordinamenti (compreso quello italiano) comprendono

discipline anti-CFC che prevedono: il reddito delle CFC è imputato alla società controllante Italiana.

Se io costituisco una società in Irlanda e, però viene tassata in Italia, ciò limita l’esercizio di libero

trasferimento, come se l’impresa fosse in Italia. La Corte di Giustizia afferma che il trattamento

discriminatorio è giustificato da una norma che cerchi di evitare la sottrazione al pagamento di

un’imposta di uno Stato.

Le perdite intracomunitarie di gruppo

Quando si aderisce ad una tassazione di gruppo i redditi di una società sono compensabili con le perdite di

un’altra società: prende il nome di CONSOLIDATO FISCALE.

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4° LEZIONE 29/10/12

Norme discriminatorie a vantaggio 

Concedono, aiuti, sovvenzioni a chi tende ad esportare in altri stati. Divieto degli aiuti di Stato trattato

dell’UE vieta agli stati membri di concedere aiuti e sovvenzioni alle proprie imprese, se questi aiuti vanno ad

incidere negativamente sulla concorrenza nell’ambito dell’UE. Questi aiuti si sono spesso concessi con

apposite misure fiscali. Questo divieto deve riguardare gli scambi intracomunitari, beni e servizi destinati

all’esportazione, oppure che hanno caratteristiche similari a beni e servizi importati nel territorio dello Stato

da altri membri. Non è un divieto assoluto, in alcuni casi gli stati possono concedere degli aiuti. Ci sono in cui

l’aiuto può essere concesso senza l’autorizzazione della commissione europea (Es. stati di calamità naturale).

In altri casi gli aiuti possono essere concessi solo previa autorizzazione della Commissione. Se uno Stato

agisce senza aver avuto l’autorizzazione, la commissione svolge un’apposita indagine e poi emette un parere

di ammissione o contrarietà alla misura adottata dallo Stato. Può chiedere di rimuovere l’agevolazione, e se

lo stato non lo fa lo si porta davanti alla Corte di Giustizia che deve decidere sul fatto.

OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA

Una delle caratteristiche fondamentali del tributo è che esso consiste nel pagamento di una somma di

denaro. È un’obbligazione pecuniaria: dal punto di vista delle caratteristiche strutturali non differisce

dall’obbligazione contrattuale. La differenza è che è disciplinata interamente dalla legge; in quella privata

sono le due parti che decidono come disciplinare il pagamento.

 Indisponibilità dell’obbligazione

L’amministrazione finanziaria – Ente Pubblico – è il creditore. Il creditore non può rinunciare al proprio

credito (definizione di indisponibilità). Tale obbligo è imposto e disciplinato dalla legge.

Nel caso della transazione fiscale, la quale si applica alle imprese in concordato preventivo e in accordo di

ristrutturazione di debiti, l’impresa trova un accordo con i debitori per stabilire la misura entro cui l’impresa

pagherà l’importo e i tempi entro i quali l’impresa pagherà i creditori. L’impresa troverà un accordo con i

creditori se questi rinunciano in parte alle loro pretese. Nell’ambito di questi accordi tra i soggetti coinvolti ci

può anche essere l’amministrazione finanziaria. Quindi è previsto che l’impresa possa effettuare questa

procedura anche con loro. Deve essere previsto un trattamento non inferiore rispetto a quello concesso a

creditori che hanno privilegi della stessa natura inferiori o uguali a quelli del fisco. L’accordo tra fisco e

impresa è volto alla riduzione del credito concordato da parte dell’amm. finanziaria.

Se il contribuente riceve un accertamento e intende contestare l’atto di accertamento, può impugnarlo

davanti al giudice con ricorso alla Commissione Tributaria competente. Per gli atti che riguardano valori di

imposta fino a 20.000€, prima di presentare il ricorso, il contribuente deve presentare un reclamo all’Agenzia

delle Entrate (stesso ufficio che ha emanato l’atto che egli vuole contestare). Ricevuto il reclamo, se l’ufficio

non intende accettarlo, l’ufficio stesso può formulare una proposta di mediazione, tenuto conto di

 incertezza delle questioni dibattute (potrebbe avere ragione il contribuente);

 grado di sostenibilità della pretesa (giurisprudenza contraria a quella d’ufficio);

 principio di economicità dell’azione amministrativa (si sa che il contribuente non riuscirebbe

comunque a pagare l’imposta [xk magari non ha neanche beni aggredibili] e non conviene all’ufficio

continuare a pretendere l’imposta accumulando solo costi per l’azione di richiesta dell’imposta); a

questo punto l’ufficio può riconoscere una mediazione, ovvero una riduzione della pretesa,

rinunciando comunque ad una parte del credito.

L’Art. 17 bis D.lgs 546/92 “Legge sul processo tributario”: è la norma che disciplina il reclamo/mediazione.

Elementi dell’obbligazione tributaria

SOGGETTO ATTIVO: Amministrazione finanziaria. A capo di tutto c’è il MEF (Ministero dell’Economia e delle

Finanze). Il MEF ha compiti di direzione, coordinamento e controllo.

Il braccio operativo dell’amministrazione finanziaria sono le quattro Agenzie:

1) Agenzia delle Entrate getione di tutti i tributi statali, tranne le accise e i tributi doganali;

2) Agenzia delle Dogane si occupa dei tributi doganali e delle accise;

3) Agenzia del Territorio si occupa dell’attribuzione della rendita catastale ai beni immobili;

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4) Agenzia del Demanio si occupa di gestire i beni immobili dello Stato (es. concessione di una

spiaggia dello Stato ad un privato)

Tutte le Agenzie hanno personalità giuridica autonoma e hanno autonomia contabile, finanziaria e

regolamentare. Pur essendo autonome sono sottoposte alla vigilanza e al controllo del MEF.

La sede centrale dell’Agenzia delle Entrate e di tutte le agenzie è a Roma; poi ci sono le direzioni regionali

(presso ogni capoluogo di regione), direzioni provinciali (presso ogni capoluogo di provincia) e gli uffici locali

(presso città più grandi. Le direzioni provinciali e locali sono quelle che hanno il diretto rapporto con i

contribuenti svolgendo attività di controllo e verifica.

Oltre alle Agenzie fiscali, fa parte dell’amm. finanziaria anche la Guardia di Finanza. Sia l’Agenzia delle

Entrate sia la Guardia di Finanza possono svolgere indagini. Solitamente la GdF svolge indagini che poi passa

all’Ag. Delle Entrate che poi agisce. La GdF non può fare un accertamento.

Un altro organo che fa parte è l’Equitalia. È una S.p.A, il cui capitale è controllato per il 51% dall’Agenzia

delle Entrate e per il 49% dall’Inps. Si occupa della riscossione normale e coattiva dei tributi. Una volta

accertato il tributo non pagato, Equitalia si occupa di riscuotere nei confronti del contribuente che non ha

pagato. Equitalia a sua volta controla 3 società: Equitalia Nord (si occupa del nord), Equitalia Centro e

Equitalia Sud. Sono S.p.A controllate dal Equitalia e sono queste che attraverso le loro articolazioni

territoriali provvedono ad aggredire il patrimonio del contribuente che non ha versato.

SOGGETTO PASSIVO: Contribuente (colui che realizza il presupposto). Normalmente chi realizza il

presupposto è un solo soggetto; in certe ipotesi il presupposto è realizzato contemporaneamente da più

soggetti, i quali partecipano insieme alla realizzazione del presupposto: qui sorge il problema di stabilire se

l’obbligazione tributaria sia

 Solidale: ciascuno dei condebitori risponde nei confronti del creditore per l’intero;

 Parziaria: ciascun soggetto risponde esclusivamente per la sua quota: il fisco non può rivalersi sugli

altri soggetti.

Ai sensi del Codice Civile, quando ci sono più condebitori, il principio cardine è la solidarietà.

Questo principio si applica anche ai rapporti fiscali? NO. Nei rapporti fiscali la regola è la parziarietà. La

solidarietà è l’eccezione quando è espressamente stabilita dalla legge.

Nel diritto tributario abbiamo due tipi di solidarietà:

1) Solidarietà paritaria: esiste quando più soggetti realizzano insieme il presupposto impositivo (Es.

imposta di registro, compravendite immobiliari);

2) Solidarietà dipendente: riguarda un soggetto (Responsabile d’imposta) che non realizza il

presupposto imponibile ma aiuta, coopera con altri soggetti a realizzare il presupposto imponibile.

Ad esempio compravendite immobiliari: è responsabile d’imposta anche il notaio, perché aiuta le

parti alla realizzazione del presupposto impositivo. Tra il compratore e venditore c’è una solidarietà

paritaria, mentre con il notaio dipendente. Nella solidarietà paritaria, quando un soggetto paga al

posto dell’altro, ha il diritto di rivalersi nei confronti del condebitore soltanto pro-quota (solo sulla

quota che riguarda il condebitore). Quando a pagare è il responsabile d’imposta (solidarietà

dipendente) per inadempienza delle parti, egli ha diritto di rivalsa nei confronti delle parti che

realizzano il presupposto (xk lui aiuta alla realizzazione ma non lo realizza) per l’intero importo

dell’imposta, perché essa colpisce i realizzatori del presupposto, ovvero i contraenti (può chiedere

l’intero importo sia al venditore sia al compratore).

Per legge il notaio ha il diritto a farsi anticipare il costo dell’imposta e sele parti non la anticipano,

egli ha diritto a rifiutarsi di concludere l’atto.

Supponendo che ci siano due condebitori che non pagano l’imposta. Il fisco può emettere l’accertamento ad

uno o ad entrambi. Chiede ad entrambi il pagamento dell’intero tributo. Se:

 Nessuno dei due impugna l’accertamento: l’Agenzia delle Entrate passa il credito a Equitalia che

agisce di solito a chi ha più proprietà o beni;

 Tutti e due i condebitori impugnano l’accertamento:

1. tutti e due possono vincere davanti al giudice e ottengono l’annullamento dell’accertamento.

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2. Il ricorso viene respinto a tutti e due. L’accertamento permane e il credito viene passato ad

Equitalia.

3. Un condebitore vince il ricorso e l’altro si vede respinto il ricorso. Il condebitore che ha perso

può avvalersi dell’effetto di annullamento ottenuta dall’altro condebitore? NO. Chi perde, per

ottenere il ribaltamento della sentenza sfavorevole dovrà ricorrere all’appello. Se non lo fa,

l’accertamento rimane in piedi e il credito viene trasferito ad Equitalia.

il condebitore che ha visto annullato l’accertamento non deve più niente, però la vittoria

potrebbe essere inutile perché siccome c’è sempre la solidarietà, quando il condebitore che ha

perso sarà costretto a pagare l’imposta, avrà il diritto di rivalsa nei confronti del condebitore che

ha ottenuto l’annullamento dell’accertamento. Egli si troverà esposto all’azione di rivalsa del

condebitore che ha avuto la conferma dell’accertamento.

4. I due condebitori ricevono l’accertamento. Solo il condebitore A impugna l’accertamento

ottenendo l’annullamento dell’accertamento. B può far valere gli effetti positivi di annullamento

della sentenza ottenuta da A? SI. Il condebitore che non ha impugnato può avvalersi degli effetti

positivi di annullamento della sentenza ottenuta dall’altro condebitore che ha impugnato, solo

fino a quando non ha ancora pagato. Se il condebitore che non ha impugnato ha già pagato

(prima che l’altro ottenesse la sentenza favorevole), non può chiedere il rimborso sulla base

della sentenza favorevole ottenuta dall’altro.

SOSTITUZIONE

Abbiamo due tipi di sostituzione:

1) sostituzione d’imposta;

2) Sostituzione d’acconto.

Nei due casi abbiamo due soggetti: il sostituto e il sostituito. Il sostituito è colui che realizza il presupposto

impositivo. Il sostituto, però, è il soggetto tenuto a versare l’imposta. Come si giustifica la sostituzione:

Tra sostituto e sostituito c‘è un rapporto di diritto privato in forza del quale il sostituto è debitore nei

confronti del sostituito di una somma di denaro che costituisce il presupposto e la base imponibile

dell’imposta che sarebbe dovuta dal sostituito. La sostituzione si applica nel caso di imposte sul reddito.

L’esempio principale è il rapporto di lavoro dipendente: il lavoratore dipendente è il sostituito e il datore di

lavoro è il sostituto.

Quando il sostituto (lavoratore) deve versare le somme al sostituito (dipendente), non versa al sostituito

l’intera somma dovuta, ma trattiene una somma corrispondente all’imposta che deve versare al fisco in

relazione al presupposto realizzato dal sostituito (cosiddetta ritenuta). Di fatto l’onere economico del tributo

è attribuita al sostituito;

ritenuta a titolo d’imposta: l’applicazione della ritenuta e il suo versamento esauriscono il rapporto fiscale.

Ciò significa che il sostituito non deve dichiarare nulla al fisco (non ci sono rapporti tra fisco e sostituito,

perché tutto avviene per il tramite del sostituto: Es. imposta sugli interessi attivi sulle somme depositate in

c/c).

ritenuta a titolo d’acconto: il sostituito ha l’obbligo di dichiarare al fisco le somme percepite dal sostituto.

Per evitare la doppia imposizione il sostituito dichiara il reddito del sostituto,lo include nella sua base

imponibile calcola l’imposta dovuta in sede di dichiarazione tenendo conto del reddito erogato dal sostituto,

ma ha il diritto di dedurre la ritenuta subita ad opera del sostituto. Tra sostituito e fisco c’è un rapporto.

11

5° LEZIONE 05/11/12

CASI DI INADEMPIENZA

Può succedere che il sostituto effettui la ritenuta ma se la tiene, non versandola al fisco. Nel caso di ritenuta

a titolo d’imposta, il fisco non può far altro che rivolgersi al sostituto per richiedere l’imposta, perché il

sostituito ha già sostenuto l’imposta.

Sempre nel caso di ritenuta a titolo di imposta, se il sostituto non effettua la ritenuta e quindi non versata, la

legge stabilisce una responsabilità solidale in capo al sostituto e al sostituito. Entra in gioco anche il sostituito

perché non gli è stata assoggettata la ritenuta.

Nel caso di ritenuta a titolo d’acconto se il sostituito effettua la ritenuta ma non la versa, il fisco dovrebbe

rivolgersi soltanto al sostituto, invece può rivolgersi anche al sostituito per richiedere il pagamento della

ritenuta, che in questo caso si ritrova a pagare la ritenuta per due volte. Il sostituito ha diritto di rivalsa nei

confronti del sostituto (ma se il sostituto è un’impresa fallita, in realtà non recupererà nulla).

Se il sostituto non effettua e non paga l’imposta, il sostituito deve includere il reddito nella sua base

imponibile IRPEF, calcola l’imposta sul suo reddito globale (comprensiva dei compensi del sostituto) e la

versa senza avere la possibilità di detrazioni.

TRASLAZIONE E RIVALSA

Consistono nello spostamento dell’onere economico del tributo da un soggetto ad un altro. La differenza è

che la rivalsa è un diritto stabilito dalla legge fiscale, che esercita tramite rivalsa verso il sostituito.

ACCOLLO

Un soggetto (accollante) si obbliga a pagare il tributo per conto di un altro. Ci sono due tipi di accollo:

 Accollo interno: accordo stipulato tra il debitore del tributo e un terzo soggetto che si impegna a

pagare il tributo medesimo; si dice accollo interno perché il fisco non sa niente di questo (io anticipo

l’irpef a mio cugino poi mi faccio ridare i soldi);

 Accollo esterno: L’accordo viene svelato nei confronti del creditore. L’amministrazione finanziaria

viene avvisata; il benefattore si impegna a pagare l’imposta, non solo nei confronti del debitore ma

anche nei confronti dell’amm. finanziaria. Sorge una responsabilità solidale fra l’accollante e il

soggetto passivo. Se nessuno dei due paga, il fisco si può rivalere nei confronti di tutti e due i

soggetti.

SUCCESSIONE NEL DEBITO DI IMPOSTA

Il debito di imposta è trasferita dal patrimonio di un soggetto al patrimonio di un altro soggetto, nei casi

stabiliti dalla legge. Riguarda le persone fisiche nel caso di morte. Nel debito di imposta succede/succedono

gli eredi del contribuente debitore defunto. Normalmente viene trasferita pro-quota e non solidalmente.

Solo per le imposte dirette è prevista una responsabilità solidale.

Altre ipotesi in cui avviene la successione di imposta sono le azioni societarie straordinarie (successione,

scissione). La società che risulta dall’operazione straordinaria subentra nel debito fiscale delle società che

prendono parte dell’operazione straordinaria. 12

IMPOSTE DIRETTE – IRPEF

Disciplinato dal Dpr 917/86, detto anche Tuir.

Presupposto

Possesso di reddito in denaro o in natura rientrante in una delle sei categorie rientranti nell’art. 6. Per

possesso del reddito si intende reddito prodott, ottenuto, nel corso del periodo di imposta che coincide con

l’anno solare.

Soggetti passivi

I soggetti passivi sono le persone fisiche. L’art. 2 distingue due categorie di persone fisiche:

 Residenti: sono colpiti dall’IRPEF in relazione ai redditi ovunque prodotti (problema della doppia

imposizione);

 Non residenti: pagano l’imposta esclusivamente in relazione ai redditi prodotti all’interno dello Stato

(problema di stabilire quando viene prodotto un reddito all’interno di uno Stato).

Ci sono tre criteri alternativi per essere considerati residenti fiscalmente ai fini IRPEF in Italia:

1) Iscrizione all’anagrafe della popolazione residente di un comune italiano, anche se il soggetto non ha

nessun rapporto con il nostro ordinamento (si è trasferito ma si è dimenticato di cancellarsi

dall’anagrafe);

2) Possedere la residenza ai fini civilistici. La residenza civilistica è il luogo di dimora abituale (significa

che la persona è fisicamente presente in Italia volontariamente per più di 6 mesi).

3) Possedere, in Italia, il domicilio civilistico. Il domicilio civilistico è il luogo dove il soggetto ha il centro

principale dei suoi affari e interessi (sia gli interessi di natura patrimoniale e non [es. di natura

affettiva, sociale]). Il domicilio prescinde dalla presenza fisica della persona. È difficile stabilire dov’è

il domicilio

Si considerano residenti che trasferiscono la residenza in un cosiddetto “paradiso fiscale”, a meno che

provino di aver perso ogni effettivo collegamento con il nostro ordinamento. C’è l’inversione dell’onere della

prova: è la persona fisica che deve dimostrare che non ha più collegamenti con l’Italia.

I soggetti non residenti sono coloro che non hanno le caratteristiche per essere residenti.

Articolo 5: redditi prodotti in forma associata (società di persone). Non è la società colpita da imposta in

relazione al reddito che produce. Il reddito prodotto alla società viene imputato pro-quota ai soci (in

proporzione alla partecipazione di ciascun socio al capitale della società) indipendentemente dall’effettiva

distribuzione e tassando direttamente il socio. È il socio che include il reddito nella dichiarazione e liquida

l’imposta dovuta. Al socio viene imputato il reddito anche se non riceve nulla, ovvero anche se la società non

distribuisce i dividendi. Se, negli anni successivi, il reddito di anni precedenti viene redistribuito, il socio non

pagherà imposte sul reddito distribuito, perché già pagate nell’anno di competenza (regime di trasparenza).

Articolo 6: le sei categorie di reddito.

 Reddito fondiario: proviene dal possesso di beni immobili;

 Reddito di capitale: deriva da investimenti finanziari;

 Reddito da lavoro dipendente;

 Reddito da lavoro autonomo;

 Redditi di impresa: derivano dall’esercizio di un’attività commerciale;

 Redditi diversi: categoria residuale.

Sono tassati anche redditi derivanti anche da attività illecite (purché rientrino nelle sei categorie).

Normalmente, in questi casi, non si paga l’imposta, perché non può esser applicata l’imposta laddove il

provento dell’attività illecita sia assoggettato a sequestro. Siccome il provento che deriva da un’attività

illecita è soggetto a sequestro (perdita della disponibilità del reddito), il reddito non viene tassato.

13

Articoli 8 e seguenti: il primo passaggio da compiere per calcolare l’imposta dovuta è la somma algebrica (+ e

– ovvero perdita) dei redditi percepiti dal soggetto. Le attività di lavoro autonomo e di impresa si possono

concludere con un risultato negativo.

 Perdita derivante da lavoro autonomo: la perdita è compensabile con i redditi di altre categorie, ma non

sono riportabili a nuovo (non possono essere utilizzate in compensazione di redditi realizzati in anni

successivi.

 Perdita derivante da attività di impresa: la perdita è compensabile esclusivamente con i redditi

commerciali. La perdita può essere utilizzata negli anni successivi in compensazione a redditi

commerciali di anni successivi fino a 5 anni.

Fatta la somma algebrica dei vari redditi, conseguo alla BASE IMPONIBILE LORDA. Da questa base imponibile

scomputo gli ONERI DEDUCIBILI ottenendo la BASE IMPONIBILE NETTA. L’assegno versato al coniuge in caso

di separazione/divorzio è deducibile; l’assegno per il mantenimento dei figli NO.

Articolo 11: dalla Base imponibile netta si applicano le aliquote per calcolare l’imposta LORDA. È un’aliquota

proporzionale a scaglioni (23% - 27% - 38% - 43% per i redditi > 75.000€). Non c’è tassazione se l’individuo

percepisce solo redditi di pensione fino a 7.500€ e il reddito fondiario derivante dalla prima casa.

Dall’imposta lorda devo operare le DETRAZIONI. Ci sono 4 tipi di detrazioni:

 detrazioni per carichi di famiglia (decresce al crescere del reddito);

 

“altre detrazioni” (spettano a titolari di redditi di lavoro dipendente/autonomo);

 detrazioni per oneri: è previsto di detrarre il 19% di alcune spese che sostiene il contribuente (interessi

passivi per acquisto della prima casa, spese sanitarie che superano i 250€, spese funerarie, spese

veterinarie);

 detrazioni per locazione della prima casa (il canone di locazione versato può essere detratto in parte).

Fatte le detrazioni, si arriva all’ IMPOSTA NETTA, che non è l’importo da versare all’erario. Devo detrarre le

ritenute a titolo d’acconto subite nel corso dell’anno, gli acconti versati, parte dell’imposta pagata all’estero

per redditi prodotti all’estero (perché il residente in Italia deve pagare anche per i redditi prodotti

all’estero), altrimenti ci sarebbe doppia imposizione.

TASSAZIONE SEPARATA (Art. 17 Tuir)

Certi redditi non concorrono a formare la base imponibile IRPEF insieme agli altri, ma vengono tassati

separatamente e autonomamente. Per esempio il TFR. I redditi a tassazione separata sono redditi a

formazione pluriennale, ovvero che vengono ad esistenza progressivamente nel corso di più anni. Il reddito,

però, viene percepito una tantum (in una volta sola). In quell’anno, il reddito verrebbe aumentato di molto,

arrivando a tassazione con aliquota del 43%, quindi, per evitare questo, viene tassato separatamente.

Normalmente, al reddito tassato separatamente, si applica l’aliquota corrispondente alla media del reddito

percepito negli ultimi due anni.

REDDITI PRODOTTI DA SOGGETTI NON RESIDENTI

Quando un reddito è prodotto all’interno di uno Stato?

I redditi fondiari si intendono prodotti in Italia se derivano da fabbricati/terreni nel territorio Italiano.

I redditi di capitale si considerano prodotti in Italia se il debitore della somma è residente in Italia.

Il reddito da lavoro viene considerato residente in base al luogo di svolgimento dell’attività.

I redditi di impresa tassabili in Italia si riferiscono ad attività svolte materialmente in Italia tramite una stabile

organizzazione (sede fissa di affari in Italia).

I redditi diversi sono tassabili in Italia se il soggetto debitore del reddito è residente in Italia.

14

6° LEZIONE 12/11/12

REDDITI FONDIARI 

Condizione necessaria bene nel territorio dello Stato, altrimenti produce reddito diverso.

Il titolare del reddito fondiario è il possessore dell’immobile, a titolo di diritto di proprietà o altro diritto

reale. Il reddito dell’immobile viene imputato al possessore indipendentemente dalla percezione dello

stesso. Il reddito fondiario viene determinato con la rendita catastale (ad ogni immobile viene attribuita una

rendita che è definita come il reddito medio ordinario perché calcolato sulla media di più anni) che

normalmente non coincide con il reddito effettivo. I terreni sono iscritti nel catasto dei terreni.

Il reddito fondiario si distingue in:

 reddito dominicale: si attribuisce al proprietario che affitta il terreno.

 reddito agrario: si attribuisce all’affittuario.

Le attività agricole il cui reddito viene ricavato dalla rendita catastale sono (Art. 32): attività diretta alla

coltivazione del fondo, allevamento di animali (se il cibo dato agli animali proviene per almeno ¼ dal terreno

di proprietà dell’allevatore), trasformazione di prodotti agricoli (se la maggior parte dei beni trasformati

proviene dal terreno dell’allevatore).

REDDITO DEI FABBRICATI

Per fabbricato si intende un intero fabbricato o parte dell’intero fabbricato (appartamento). Anche per essi

viene attribuita una rendita catastale; i fabbricati sono iscritti nel catasto dei fabbricati. Anche in questo

caso, il reddito effettivo è la rendita catastale, tranne il caso in cui il bene immobile viene dato in locazione

ed il canone di affitto ridotto del 15% supera la rendita catastale; in questo caso il proprietario dichiara il

reddito effettivo (l’ammontare dell’affitto). In caso di affitto dell’immobile da parte di un privato verso un

altro privato, è possibile optare per un regime di tassazione sostitutivo (imposta sostitutiva). Il canone di

locazione viene tassato separatamente dagli altri redditi: le aliquote sono 19% (se il canone di locazione è

pari al cosiddetto equo canone (prezzo indicato da organismi di settore) e 21% (se il canone è superiore

all’equocanone). È la cosiddetta “cedolare secca”.

REDDITI DA CAPITALE

Redditi che provengono dall’utilizzazione di somme di denaro. Non c’è una definizione generale di reddito da

capitale. L’articolo 44 contiene un elenco. L’ultima lettera (H) contiene una sorta di definizione: sono redditi

di capitale i rapporti aventi come oggetto somme di denaro, esclusi i rapporti attraverso cui possono essere

realizzati differenziali positivi o negativi in dipendenza di un evento incerto.

Es. obbligazioni FIAT: acquisto 100 obbligazioni da 10 € . ho la certezza giuridica (diritto) di ottenere

l’interesse. Tale interesse è un reddito.

Se acquisto obbligazioni per rivenderle perché ritengo che le obbligazioni Fiat aumenteranno di valore, e,

quando le vendo guadagno 1€, quello non è un reddito da capitale perché dal punto di vista giuridico quello

non è un guadagno certo perché acquisto l’obbligazione per rivenderla sperando che aumenti di valore (con

incertezza), ma ciò non è certo.

I redditi da capitale sono tassati:

 per cassa (al momento della percezione).

 Sono tassati al lordo delle spese, le quali non sono deducibili.

 Normalmente sono tassati con imposte sostitutive o ritenute alla fonte, di imposta o da acconto.

I dividendi sono tassati a seconda che la partecipazione del socio sia qualificata (superiore al 5% o 25% del

capitale sociale a seconda che i titoli siano quotati in borsa o meno) o non qualificata.

Nell’ipotesi che la partecipazione sia non qualificata, il dividendo, nel momento in cui viene distribuito, viene

assoggettata a ritenuta a titoli d’imposta del 20% (prima 12,5%). La condizione è che il soggetto sia un

privato, ovvero non svolge attività d’impresa. Il soggetto subisce una doppia imposizione: il reddito viene

tassato dall’IRES e poi da questa ritenuta.

Nell’ipotesi di partecipazione qualificata, appartenente ad un soggetto privato, il dividendo concorre a

formare il reddito del socio nella misura del 49,72%. Per il resto è escluso da tassazione per contenere gli

effetti della doppia imposizione. 15

Se il socio è detenuta all’interno di un’impresa (socio imprenditore), si applica sempre il regime del 49,72%.

Concorrono integralmente alla formazione del reddito i dividendi che provengono da partecipazioni di

società estere che si trovano in paradisi fiscali, sia che il socio abbia una partecipazione qualificata o no.

REDDITI DA LAVORO

REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE (Art. 49 TUIR)

Sono redditi da lavoro dipendente, redditi che derivano da rapporti che hanno per oggetto la prestazione di

lavoro alle dipendenze e sotto la direzione altrui. La norma non fa riferimento ad un contratto scritto: il

lavoro dipendente nasce anche se il rapporto non sia formalizzato in un contratto. Il reddito da una

prestazione di lavoro di fatto è tassabile.

2° comma: la pensione viene considerata come reddito da lavoro dipendente. Non tutte le pensioni vengono

considerate come reddito da lavoro dipendente anche se l’art. 49 non fa differenze. Vengono considerate

reddito da lavoro dipendente solo le pensioni remunerative, ovvero quelle che sostituiscono lo stipendio

percepito dal dipendente. Non sono redditi in generale e quindi neanche redditi da lavoro dipendente le

pensioni di natura indennitaria, ovvero quelle che indennizzano il titolare della perdita di un vene della vita

(pensione di guerra perché perdi le gambe).

Art. 50 : ci sono delle ipotesi che non sostituiscono rapporti da lavoro dipendente, ma assimilabili al rapporto

di lavoro dipendente (compensi ai sacerdoti) oppure somme ricevute come borse di studio.

Il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme di denaro e i valori (beni materiali: fringe

benefits) in generale percepiti dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro. Il bene del fringe benefits

concorre a formare il reddito del soggetto per il valore di mercato di quel bene. Se il datore di lavoro intende

regalare somme al dipendente (a titolo di liberalità), esse costituiscono redditi da lavoro dipendente.

Costituiscono redditi da lavoro dipendente le stock option date a dipendenti. Se la società attribuisce azioni

al dipendente, esse non concorrono a formare il reddito fino all’ammontare di 2.000€ e se le azioni non sono

rivendute prima dei 3 anni. Si segue il principio di cassa e viene tassato al lordo delle spese.

Non paga IRPEF chi è titolare di redditi che non superino 7.500 €.

REDDITO DA LAVORO AUTONOMO (Art. 53)

Sono redditi da lavoro autonomo redditi che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti

e professioni si intende l’esercizio per professione abituale anche se non esclusiva di un’attività di lavoro

autonomo che non sia un’attività d’impresa. L’attività di lavoro autonomo deve essere esercitata in modo

abituale e continuativo, ma non deve essere necessariamente l’unica.

Se l’attività da lavoro autonomo non è svolta in modo abituale, avremo un reddito di lavoro diverso.

Le attività di lavoro autonomo sono individuate per differenza in senso negativo rispetto alle attività di

impresa e di lavoro dipendente. Non sono attività di natura commerciale.

Attività di impresa (Art. 55): sono attività di impresa le attività svolte in modo professionale, abituale e

continuativo anche se non esclusivo. Costituiscono attività di impresa:

 le attività elencate nell’art. 2195 del c.c anche se non organizzate in forma d’impresa;

 produzione industriale di beni e di servizi;

 le prestazioni di servizi che esulano dall’art. 2195 c.c organizzate in forma d’impresa;

Dal punto di vista economico quali sono le attività di lavoro autonomo?

Le attività di prestazioni di servizi prive dell’organizzazione d’impresa.

Le attività intellettuali, costituiscono attività di lavoro autonomo (architetto, commercialista, avvocato ecc..)

anche se c’è un’organizzazione (Tesi prevalente).

Si parla di produzione industriale di servizi quando il servizio è reso con procedure e meccanismi

standardizzati, e quindi avrò attività di impresa.

Si parla di prestazione di servizi con modalità che cambiano a seconda del cliente. Se è un’attività

organizzata è esercizio di un’attività di impresa, se non è organizzata avrò attività da lavoro autonomo. (Es.

estetista, massaggiatore: prestatori di servizi). 16


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kmike

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle imprese
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kmike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Gaffuri Alberto Maria.

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