Diritto tributario: prima lezione 01/10/12
Cos'è il tributo?
È un'entrata di diritto pubblico, entrata coattiva perché il tributo è un'entrata imposta dalla legge. Il contribuente non lo fa volontariamente ma perché c'è un obbligo stabilito dalla legge. È un'obbligazione imposta e per questo è un'entrata di diritto pubblico che è differente da un'entrata di diritto privato che è voluta (da un contratto stipulato).
Consiste nel pagamento di una somma di denaro (non beni), è un'obbligazione pecuniaria (costituita dal versamento di una somma di denaro). Il contribuente può chiedere di adempiere l'obbligo con beni (quadro) solo se sussistono determinate condizioni.
L'espropriazione non riguarda una somma di denaro ma il trasferimento della proprietà di un bene da un soggetto privato alla pubblica amministrazione (che riceve un indennizzo): riguarda beni immobili e mobili.
Altra caratteristica del tributo è il suo presupposto: il fatto per il quale sorge l'obbligo di versare il tributo. Il fatto è lecito (rispettoso delle norme di legge) e deve avere un contenuto economico; questa caratteristica permette di distinguere il tributo da una sanzione pecuniaria che deriva da un fatto illecito (il presupposto della sanzione è un fatto illecito alle norme di legge).
Ultima caratteristica del tributo: scopo e finalità del tributo: procurare un'entrata alla pubblica amministrazione e di arricchire l'ente pubblico con un'entrata di denaro.
Tipologie di tributi
- Imposte: il presupposto dell'imposta è un fatto lecito del tutto svincolato da un'attività della pubblica amministrazione; non c'è nessuna attività della p.a. che è estranea alla realizzazione del presupposto che viene automaticamente creato dal contribuente.
- Tasse: implica come presupposto lo svolgimento di un'attività da parte della p.a. Essa costituisce in sostanza una sorta di corrispettivo (prezzo) versato dal contribuente che chiede e ottiene una certa prestazione da parte dell'ente pubblico. Qui c'è l'intervento della p.a.
- Contributi: è il tributo richiesto a chi ottiene un arricchimento o un altro beneficio economico derivante dalla realizzazione di un'opera pubblica che non è stata espressamente richiesta dal soggetto. (Es. costruiscono una nuova linea della metropolitana che collega una zona periferica al centro della città; le case vicine aumentano di valore, quindi il proprietario della casa beneficia di un vantaggio economico e la p.a. richiede un contributo).
Tasse
Che differenza c'è tra una tassa e un corrispettivo contrattuale?
Dal punto di vista delle caratteristiche strutturali è uguale. La tassa, a differenza del corrispettivo contrattuale, è imposta dalla legge; non c'è un contratto tra il privato e la pubblica amministrazione. La legge prevede un obbligo che è quello di pagare la tassa.
Differenza fra tassa e canone?
Nell'ambito dei tributi locali le tasse si stanno trasformando in canoni (Es. tassa per occupazione di spazi e aree pubbliche, tassa per lo smaltimento dei rifiuti). La tassa è un'entrata tributaria, mentre il canone è un'entrata di natura extratributaria. Sia la tassa che il canone sono imposte dalla legge e consistono nel pagamento di una somma di denaro, tutti e due sono due corrispettivi. La differenza è molto sottile: la differenza sta nello scopo; lo scopo del canone è quello di versare un vero e proprio prezzo per il servizio ottenuto mentre la finalità della tassa è quella di procurare un'entrata all'ente pubblico, di far concorrere il soggetto al sostenimento delle spese pubbliche. La tassa si paga perché si realizza un fatto economico che è idoneo a segnalare che il soggetto ha una capacità a concorrere alle spese pubbliche.
Principi costituzionali
Art. 23 Costituzione (da imparare)
Impone la riserva di legge a garanzia dei cittadini. Al cittadino non può essere imposto di eseguire qualunque prestazione se non è previsto e imposto dalla legge. La prestazione può essere personale o patrimoniale: quella personale deve essere resa con energie psicofisiche (militare), la prestazione patrimoniale consiste nel trasferire la proprietà di un bene alla p.a. (espropriazione, tributi). L'obbligo di pagare il tributo deve essere previsto da una norma di legge. La riserva di legge posta dall'art. 23 è una riserva relativa; la riserva di legge può essere assoluta (quando tutta la disciplina della prestazione deve essere prevista dalla legge in modo esaustivo) o relativa (la legge non deve disciplinare tutto il contenuto della prestazione ma solamente gli aspetti fondamentali della prestazione; gli altri aspetti possono essere disciplinati da norme di grado inferiore alla legge: regolamenti).
La legge deve disciplinare gli aspetti fondamentali:
- Chi deve versare il tributo (soggetti passivi);
- Quando deve essere versato (ne fissa i presupposti);
- Quanto deve essere corrisposto (cifra precisa o stabilisce la base imponibile e delle aliquote percentuali applicate sulla B.I.);
- Sanzioni (posizione alla quale va incontro il contribuente nel momento in cui non adempie gli obblighi; possono essere sanzioni pecuniarie ovvero sanzioni amministrative [somma di denaro] o sanzioni penali [reclusione] applicate dall'autorità giudiziaria)
Le norme di carattere procedurale (come pagare ecc.) possono essere contenute in atti normativi di natura inferiore alla legge, invece le norme sostanziali (chi deve versare il tributo, quando, quanto, sanzioni) devono essere previste dalla legge.
Cosa si intende per legge nell'art. 23 Cost?
Si intende la legge ordinaria (norme generali e astratte emanate dal parlamento con la procedura prevista dalla costituzione). Poi ci sono fonti normative che hanno la stessa efficacia della legge che quindi possono introdurre e disciplinare le norme sostanziali; esse sono:
- Decreti legge: emanati dal governo in casi di urgenza che hanno la stessa efficacia della legge ordinaria e devono essere convertiti in legge dal parlamento entro 60 giorni dalla loro emanazione altrimenti decadono; in materia tributaria, di questi decreti si è fatto un uso eccessivo negli ultimi anni; l'art. 4 del 212/2000 dello statuto dei diritti del contribuente (legge ordinaria) stabilisce che con decreto legge non possono essere fissati nuovi tributi e non si può estendere a soggetti prima non previsti l'applicazione di tributi già esistenti. Un decreto legge che introducesse un nuovo tributo entrerebbe in contrasto con l'art. 4: hanno la stessa efficacia. Quale prevale? Il decreto legge perché più recente.
- Decreti legislativi: è un atto, una norma avente efficacia di norma ordinaria emanata dal Governo che ha ricevuto una delega (legge delega) dal Parlamento. La legge delega emanata dal parlamento permette al Governo di emanare tali decreti per materie specifiche, per un periodo di tempo limitato e deve contenere i principi fondamentali della disciplina del tributo.
Oltre allo Stato (Parlamento) che ha potestà legislativa, ce l'hanno anche le Regioni, i regolamenti e le direttive comunitarie.
I regolamenti sono direttamente applicabili negli ordinamenti degli stati membri ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi. Contiene una disciplina analitica direttamente applicabile ed è obbligatoria nel suo complesso.
La direttiva non è obbligatoria in tutti i suoi elementi ma è vincolante in tutti gli stati membri solo in riferimento agli obiettivi specificati. La direttiva deve essere recepita da una norma di materia interna nello scopo di rendere esaustivo l'obiettivo specificato nella direttiva. Nel caso in cui la direttiva scada nel tempo e sia analitica, allora diventerà direttamente applicabile.
Il regolamento non può condividere le norme sostanziali. Se il regolamento è in contrasto con la legge viene disapplicato dal giudice ordinario, e se viene applicato, davanti al tribunale (TAR) viene annullato. Il regolamento può solo contenere norme di carattere procedurale.
Seconda lezione 15/10/12
La potestà legislativa dello Stato e delle Regioni
L'Art. 119 Cost. afferma che gli enti locali (Comuni, Province, Regioni) hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa: significa che l'ente locale decide come spendere i suoi soldi (autonomia di spesa) quali servizi pubblici da erogare alla cittadinanza e come reperire il denaro necessario per finanziare i servizi (autonomia di entrata).
Questa norma va coordinata con l'articolo 23. Un comune può istituire un nuovo tributo se ha bisogno di soldi? NO perché non ha la potestà legislativa; soltanto una legge può farlo. Quindi questa legge 119 incontra dei limiti in entrata (art 23) e in uscita (art. 117: spetta allo stato individuare i servizi pubblici essenziali che devono essere erogati dagli enti pubblici locali). Quindi sostanzialmente non ha autonomia di entrata e di spesa.
L'Art. 117 ripartisce la potestà legislativa fra lo Stato e le Regioni (a chi spetta legiferare in materie diverse). Ci sono:
- Materie che rientrano nella competenza esclusiva dello Stato (difesa, moneta, rapporti internazionali);
- Materie che rientrano nella competenza concorrente di Stato e Regioni;
- In ogni altra materia che non rientra nella competenza esclusiva dello Stato o concorrente, essa spetta alle Regioni.
Legislazione esclusiva dello stato
La disciplina del sistema tributario dello Stato è di competenza esclusiva dello Stato. I tributi dello Stato sono quelli il cui gettito sono devolute alle casse dello Stato. Sono tributi locali tributi il cui gettito viene attribuito agli enti locali.
Legislazione concorrente
L'Art. 177 comprende il coordinamento fra il sistema tributario Statale e il sistema tributario degli enti locali. Su questa materia possono legiferare sia lo Stato che le Regioni.
La legge dello Stato deve indicare i principi fondamentali (di questo coordinamento). Le singole Regioni provvederanno ad adattare tali principi con norme attuative di questi principi fondamentali. In materia di tributi locali dovrebbe essere competente solo la legge Regionale.
Nel 2009 emanata la legge 42/09: legge fondamentale del federalismo fiscale. È una legge delega (legge che delega al governo di emanare i decreti legislativi). La legge 42 fissa i principi fondamentali a cui si dovrà attenere il Governo per fissare i principi fondamentali di coordinamento con decreti legislativi.
In materia di tributi locali: (legge 42); ci sono 3 tipologie di tributi locali:
- Tributi propri derivati: tributi che sono introdotti e disciplinati integralmente dalla legge dello Stato. La Regione può solo intervenire aumentando/diminuendo le aliquote o permettere agevolazioni/esenzioni.
- Addizionali: tributi aggiuntivi che si applicano alla stessa base imponibile di un tributo statale (Es. addizionale comunale IRPEF). Sono introdotti, disciplinati e regolati integralmente dalla legge dello Stato.
- Tributi propri: tributi che possono essere introdotti e disciplinati dalla legge regionale in forza dell'articolo 117 Cost. Possono riguardare Regioni, Province e Comuni e Città metropolitane. La legge regionale, nel momento in cui vuole istituire un nuovo tributo, non può andare a colpire un presupposto già tassato con un tributo Statale (per evitare la doppia imposizione). Lo spazio delle Regioni per introdurre nuovi tributi sono molto ridotti.
La legge 42 ha anche introdotto il concetto di costo standard che si applica ai servizi pubblici essenziali: è una sorta di costo medio normale/corretto del servizio.
Tale legge, inoltre, prevede che la somma dei tributi propri derivati applicati alle aliquote base, più le addizionali, più il fondo perequativo, va a coprire il costo standard dei servizi.
Il fondo perequativo (istituito sempre dalla legge 42) è un fondo che viene alimentato con denaro dello Stato e che eroga/trasferisce risorse finanziarie alle Regioni meno ricche, i cui abitanti hanno una minore capacità di contribuire alle spese pubbliche.
Se la Regione non riesce ad erogare il servizio al costo standard ma ad un prezzo superiore, la Regione ha due possibilità: agisce sulle aliquote (aumenta le aliquote delle addizionali) oppure introdurrà un tributo proprio. Il federalismo fiscale così tanto sbandierato è ben poco veritiero. Il margine di manovra degli enti pubblici è molto ridotto.
Efficacia nel tempo delle leggi tributarie
Rimane in vigore fino a quando non viene abrogata. Può essere abrogata con:
- Da una legge posteriore, la quale può espressamente abrogare la legge anteriore (abrogazione esplicita);
- La legge posteriore non dice di abrogare la legge anteriore ma contiene norme contrarie a quelle della legge anteriore (abrogazione implicita);
- Con una pronuncia della Corte Costituzionale (organo giurisdizionale che ha il compito di verificare lacoerenza delle norme di legge con i principi contenuti nella Costituzione);
Differenza tra una norma abrogata da una norma successiva e una norma abrogata da sentenza
La norma abrogata da una legge successiva cessa l'efficacia nel momento in cui ha efficacia la nuova legge. (se vengono posti in essere dei presupposti prima dell'abrogazione, la legge abrogata è valida perché aveva efficacia).
Per sentenza, la norma perde efficacia da quando è entrata in vigore (come se non fosse mai esistita) (ex tunc). La norma abrogata riguardante un'imposta, quindi, farebbe sorgere il diritto di avere il rimborso di tale imposta; però possono chiedere il rimborso soltanto i contribuenti nei confronti dei quali non è ancora scaduto il termine per richiedere il rimborso del tributo dichiarato incostituzionale secondo la disciplina del tributo.
Efficacia nello spazio delle leggi tributarie
È efficace nel territorio dello Stato italiano. Non si applica all'estero e nessuna legge estera si può applicare in Italia. Ciò non toglie che la legge Italiana riguarda fatti esteri (redditi prodotti in Italia e all'estero).
Ai sensi dell'Art. 75 Cost. la legge tributaria non può essere abrogata mediante referendum.
Ai sensi dell'Art. 81 Cost. non può essere introdotto un nuovo tributo con la legge di approvazione del bilancio statale (norma a garanzia dei cittadini).
Principio di capacità contributiva
L'Art. 53 stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere al sostenimento delle spese pubbliche in forza della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è improntato alla progressività (2° comma). La capacità contributiva è la capacità di partecipare alla spesa pubblica; essa coincide con la capacità economica/ricchezza del soggetto e si misura con determinati indici che possono essere:
- Diretti: reddito (IRPEF) e patrimonio (IMU);
- Indiretti: fatti che dimostrano il possesso di un reddito o di un patrimonio (trasferimento di beni [IMPOSTA DI REGISTRO], consumi [IVA]).
Il cittadino è tenuto a concorrere alle spese pubbliche non in base ai servizi che riceve, ma in base a ciò che possiede. Non c'è un principio di corrispettività fra la spesa pubblica e i servizi che si ricevono.
Caratteristiche della capacità contributiva
Ogni tributo deve colpire dei fatti che sono espressivi di capacità contributiva. Il presupposto deve essere un fatto attraverso il quale si manifesta la forza economica del soggetto e che quindi lo mette in condizioni di contribuire alla spesa pubblica. Se un tributo privasse di avere al cittadino le risorse finanziarie indispensabili per soddisfare i bisogni essenziali della vita (minimo vitale) sarebbe un tributo incostituzionale.
A parità di capacità contributiva il prelievo fiscale dovrebbe essere uguale; non è sempre così: talvolta lo Stato introduce benefici fiscali per alcuni soggetti. Per esempio nelle leggi finanziarie, per agevolare le imprese in alcune Regioni svantaggiate, l'impresa gode di un credito d'imposta se assume nuovi dipendenti; ciò non accade in Regioni economicamente più sviluppate, trattando diversamente le due situazioni che nella realtà sono uguali. La Corte Costituzionale dice che è ammissibile distinguere le situazioni fiscali dei due soggetti che sono in apparenza nella stessa situazione, purché il beneficio fiscale sia introdotto per tutelare una situazione costituzionalmente riconosciuta. Ciò è ammissibile perché nel principio dello Stato è l'armoniosa crescita economica di tutto il paese (soprattutto delle regioni più disagiate).
Qualsiasi tributo dovrebbe colpire la capacità contributiva del cittadino che esiste nel momento in cui si impone il tributo (principio di attualità). Il problema è che norme tributarie hanno efficacia retroattiva (che riguardano anche fatti anteriori). La Corte Costituzionale ha stabilito che le norme fiscali retroattive sono ammissibili purché il tributo applicato retroattivamente vada a colpire una manifestazione di capacità contributiva ancora attuale. Se gli effetti economici dell'atto/fatto siano ancora presenti nel patrimonio del soggetto passivo (se c'è ancora nel patrimonio la ricchezza prodotta da quel fatto passato), è ammissibile un tributo retroattivo, ma che non retroagisca troppo nel tempo (tipo non 10 anni).
Concetto soggettivo e oggettivo di capacità contributiva
- Concetto soggettivo: un tributo deve colpire un presupposto che consente al soggetto passivo di disporre delle risorse finanziarie per pagare il tributo. Il presupposto del tributo deve essere tale che dal presupposto, il soggetto passivo preleva le somme necessarie per pagare il tributo (il presupposto dell'IRPEF è il reddito, dal quale sottrae somme necessarie per pagare tale IRPEF);
- Concetto oggettivo:
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.