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Somme o prestazioni erogate per assistenza ai famigliari

 anziani.

In generale altre opere e servizi di utilità sociale, in generale

 sono prestazioni che alleggeriscono il dipendente da mansioni

che occuperebbero tempo utile per il lavoro dipendente.

Queste politiche nono sono da considerare di natura contributiva

ma bensì di altra natura.

La remunerazione del reddito potrebbe anche essere fatta in natura,

in questa categoria hanno rilevanza fiscale:

Beni

 Attraverso azioni della società direttamente conferite dalla

 società

Benefici legati alle esigenze personali del dipendente, ad

 esempio un’automobile o un finanziamento senza interessi per

l’acquisto di un immobile.

Alcuni benefici hanno lo scopo di migliore il welfare dell’azienda,

ossia far sì che tutti i dipendenti possano vivere in un contesto

aziendale e personale di benessere a scopo incentivo e a beneficio

indiretto per l’azienda,

il legislatore si è quindi chiesto se questi benefici devono essere

tassati in modo rigido o possono in qualche modo essere esclusi in

parte.

Esiste una norma che disciplina questi particolari pacchetti aventi

una finalità sociale.

Sono esclusi dalla formazione del reddito, secondo l’art.51 comma

2: Il valore delle azioni assegnate alle generalità dei dipendenti a

 condizione che non sia superiore in ciascun periodo d’imposta

a 2065,83 € e che le azioni non siano comunque cedute dal

dipendete prima che siano decorsi tre anni dall’assegnazione.

Bonus e stock option corrisposti ai dirigenti del settore

 finanziario: aliquota addizionale del 10% (tassazione

addizionale relativa alla sola parte variabile del reddito), la

ragione di ciò è da ricondursi a finalità di natura etica.

L’art.51 comma 3 dispone che:

Non concorre a formare il reddito del lavoratore dipendente il

 valore normale del fringe benefit se complessivamente

inferiore a 258,23 €.

Alcuni casi particolari del valore dei fringe benefit:

 Concessione di fabbricati in locazione al dipendente, è

 reddito da lavoro dipendente la differenza tra la rendita

catastale del fabbricato e le somme corrisposte al

lavoratore.

Prestiti ai dipendenti, costituisce reddito di lavoro

 dipendente il 50% della differenza tra l’importo degli

interessi calcolati sulla base della differenza tra il tasso di

sconto ufficiale e il tasso effettivamente praticato.

Esempio:

Cessione di fabbricato in locazione al dipendente

Rendita catastale = 2000€

Somme corrisposte al lavoratore = 1000€

Somme che avrebbe normalmente dovuto corrispondere sul

mercato = 10000€

Il beneficio è quindi 9000€

Il reddito da lavoro dipendente sarà la differenza tra la rendita

catastale e le somme corrisposte dal lavoratore, ossia: 2000 – 1000

= 1000€ da tassare.

Esempio:

Prestito al dipendente

Tasso ufficiale di sconto = 2%

Tasso praticato = 1%

Interesse effettivamente corrisposto = 10€

Interesse che sarebbe stato corrisposto al tasso ufficiale = 20€

Tasso mercato finanziamento analogo = 6%

Reddito da lavoro dipendente: (6%-1%)*(20-10)

Agevolazione premi di risultato: legge di bilancio 2017;

caratteristiche dei premi agevolabili:

Agevolazione: imposta del 10% sostitutiva dell’Irpef e delle

 addizionali, salvo tassazione ordinaria su opzione del

lavoratore.

Ambito soggettivo: lavoratori dipendenti del settore privato

 con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80000€

nel periodo d’imposta precedente a quello di percezione del

premio o degli utili.

Somme agevolate: premi di risultato e partecipazione agli utili

 erogati in esecuzione di contratti di lavoro.

Limite di importo: importo complessivo lordo del premio non

 superiore a 3000 € elevato a 4000e in caso di coinvolgimento

del lavoratore nella organizzazione del lavoro.

In generale tutti i benefit esclusi o inclusi solo parzialmente nel

calcolo del reddito da lavoro dipendente sono elencati nell’art.51

del TUIR.

L’art.51 disciplina anche i principi di tassazione dei redditi da lavoro

dipendente prestato all’estero, il legislatore innanzitutto fa

distinzione tra lavoratori che prestano lavoro all’estero e sono

fiscalmente residenti in Italia e lavoratori che trascorrono la

maggior parte del periodo d’imposta all’estero. Il lavoratore che

presta lavoro all’estero è tassato in modo meno grave, questo è

dovuto al fatto che il reddito prodotto all’estero è parzialmente già

tassato nel paese di produzione; al fine di eliminare la doppia

imposizione e incentivare lo svolgimento dell’attività lavorativa

all’estero la quale comporta costi per il dipendente, i quali sono

considerati attraverso una riduzione forfettaria del reddito

imponibile. Il comma 8 introduce la deroga al principio della

tassazione dei redditi effettivamente percepiti.

In generale, per quanto riguarda l’attuazione del tributo da lavoro

dipendente, non comporta una dichiarazione complessiva del

reddito in questione da parte del dipendente in quanto il datore di

lavoro si funge da sostituto d’imposta effettuando le necessarie

ritenute sul reddito lordo e il conseguente versamento.

Vi è una deroga a questo principio a condizione che:

(vedi slide)

Vi sono poi redditi che non rientrano direttamente nella categoria

dei redditi da lavoro dipendente ma sono assimilati ad essi, elencati

nell’art.50 TUIR.

Redditi percepiti dai lavoratori soci di cooperative di

 produzione e lavoro, cooperative di servizi o agricole

Indennità dei membri degli organi elettivi

 Somme e i valori a qualunque titolo percepiti in relazione agli

 uffici di amministratore, sindaco, revisore, ecc.

Borse di studio

 Rendite vitalizie costituite a titolo oneroso

 Redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e

 continuativa

-IVA:

L’imposta sul valore aggiunto tassa il consumo, essa viene

prelevata ogni qual volta si consuma economicamente qualcosa.

L’onere economico viene quindi sostenuto dai consumatori e non

dai soliti soggetti passivi.

L’iva si basa su due principi: la riserva di legge e la capacità

contributiva (sulla base del consumo), questo secondo un’analisi su

base costituzionale.

L’iva tuttavia ha un elemento aggiuntivo, è di origine comunitario;

la norma comunitaria è nata con lo scopo di avere una legificazione

unitaria al fine di far circolare liberamente le risorse e di base non

discriminatoria, ossia ogni cittadino dell’unione europea viene

trattato ugualmente in ogni stato dell’unione in quanto parte di

quest’ultima.

Una cosa in particolare circa la libera circolazione di beni e servizi

riguarda l’imposta sui consumi.

Tuttavia le varie differenze tra le diverse imposte sui consumi

all’interno dell’unione europea comporta distorsioni concorrenziali ai

confini di suddetti paesi, l’unione europea lavora al fine di ridurre al

minimo queste distorsioni, anche quelle sociali.

Per operare in tal senso l’unione europea necessita di fondi

monetari, i quali sono in parte rimpinguati dalle imposte sui

consumi, circa il 2% dell’iva viene destinato all’unione europea.

L’imposta sul valore aggiunto è una direttiva dell’unione, come tale

necessita di essere recepita dagli stati membri e viene tradotta nei

rispettivi ordinamenti, in caso di controversie o disallineamenti

rispetto a quanto previsto dall’unione prevale il diritto dell’unione a

meno che non disponga diversamente la corte di giustizia

dell’unione europea. La sua natura comunitaria fa sì che ci siano

perennemente tensioni circa l’applicazione dell’iva.

Ricapitolando:

1) L’iva è un’imposta sui consumi

2) Chi sopporta l’onere è il consumatore

3) È una norma di origine europea, con normative sia unitarie e

europee

4) Una quota parte dell’iva è destinata all’unione europea

Occorre innanzitutto chiedersi cos’è il consumo, l’iva non è tanto

un’imposta sul consumo quanto un’imposta sulla spesa; tale

imposta non fa distinzione tra i diversi redditi percepiti, ma colpisce

indiscriminatamente tutti i consumatori.

Si può tuttavia considerare un’imposta solo ideologicamente non

corretta, poiché viene prelevata con lo scopo di essere in parte

redistribuita sotto forma di incentivi da parte dello stato.

Sul piano normativo l’iva opera su due piani, uno comunitario, sulla

base della direttiva 2006/112 e a livello nazionale Dpr m. 633/1972.

Come dispone tale decreto l’iva si applica sulla cessione di beni e

prestazioni di servizi e questo rappresenta il presupposto oggettivo;

il presupposto soggettivo ossia vengono tassate i beni e i servizi

offerti dalle imprese o chi esercita un’attività professionale; il terzo

presupposto è che la cessione deve verificarsi sul territorio dello

stato.

Perché vi sia l’applicazione dell’imposta devono essere soddisfatti

tutti e tre i presupposti.

La norma comunitaria è differente da quella nazionale e pone enfasi

sull’attività economica, mentre quella nazionale pone enfasi sulla

condizione giuridica di imprenditore o professionista, questa

differenza è dovuta al fatto che la normativa dell’unione europea

comunica a paesi diversi con ordinamenti diversi.

Per l’oggetto dell’iva, la normativa comunitaria dispone che sono

beni tutti gli oggetti tangibili, il resto per esclusione e attraverso

alcune specifiche disposizioni è considerato un servizio.

Ad esempio per la somministrazione di cibi e bevande in un

ristorante il legislatore considera quanto costa l’elemento umano

speso per offrire quel servizi, se quindi il costo sostenuto è

particolarmente incidente tale prestazione viene considerata un

servizio e vi si applica un’aliquota iva ridotta, in caso contrario

viene considerata una cessione di beni e si applica l’iva ordinaria.

L’iva è inoltre un’imposta multifase, ossia viene applicata ad ogni

fase della produzione e tassa il corrispettivo, ossia prezzo, anziché il

costo di produzione, per questo ha incidenza nello stato di consumo

e non di produzione.

Il terzo presupposto dell’iva, infatti, è la territorialità, ossia

indipendentemente dal luogo o stato di residenza l’iva viene

percepita dallo stato nello stato in cui è consumata, diverso

discorso è per i servizi digitali, ossia alcuni servizi consumati in

Italia ma che fanno capo a luoghi fisici esteri: l’iva è percepita dallo

stato a cui fanno riferimento i dati di fatturazione utilizzati dal

consumatore durante il consumo del servizio e non tanto dove egli

risiede fisicamente durante l’acquisizione del servizio.

Un’altra differenza dell’iva rispetto alle altre imposte è che

quest’ultima non si riferisce ad un periodo d’imposta ma ad ogni

singola operazione economica e successivamente liquidata da

determinati soggetti passivi in un determinato periodo dell’anno.

Altre operazioni tassate dall’iva sono le importazioni da chiunque

effettuate, indipendentemente che sia un soggetto passivo oppure

no. A seguito di una direttiva europea e il conseguente Di 33/1993

di recepimento della direttiva nel sistema legislativo italiano

vengono rimosse le barriere doganali; occorre quindi fare

distinzione tra beni provenienti al di fuori della comunità, i quali

sono considerati importazioni quindi tassate, il bene importato e

non dichiarato è soggetto a confisca ed eventualmente a

distruzione; le esportazioni non sono tassate.

I beni prodotti e venduta all’interno dell’unione europea sono

considerati intracomuntari.

L’iva è un’imposta regressiva qualora confrontata con i redditi delle

persone, o, per così dire, socialmente ingiusta, poiché ha un peso

diverso per redditi diversi; il legislatore ha tentato di risolvere

parzialmente il problema rimuovendo l’imposizione su determinati

beni o servizi socialmente utili come l’istruzione e le spese mediche;

così come l’applicazione di aliquote diverse su consumi diversi, ad

esempio per i beni alimentari l’aliquota è ridotta.

Tuttavia il fatto che alcuni beni e servizi sono esenti da iva non è un

bene, poiché per chi offre il servizio o vende il bene l’iva è

considerata una partita patrimoniale in circolazione a carico, in

fondo alla filiale produttiva, del consumatore, se quest’ultimo è

esente da iva l’azienda non è in grado di detrarre l’iva.

-Ires:

Si tratta di quella categoria che riflette i redditi prodotti dalle

imprese e dalle società, occorre quindi innanzitutto chiedersi

quand’è che un reddito è riconducibile ad un’impresa.

Il codice civile definisce l’imprenditore come colui che svolge

professionalmente un’attività organizzata allo scopo di produrre

ricchezza, in primis devo quindi distinguere l’attività d’imprenditore

da altre attività soggette a redditi diversi.

Una possibile sovrapposizioni interpretativa con l’attività d’impresa

può essere il lavoro autonomo o libera professione, in quanto

entrambi non derivano da un rapporto di subordinazione, si

differenzia per l’impiego di risorse in quanto non si basa sull’utilizzo

di particolari beni strumentali quanto l’utilizzo dell’intelletto.

Il TUIR definisce il reddito d’impresa come: reddito prodotto

nell’esercizio di imprese commerciali o comunque derivanti da altre

attività indicate all’art.55, comma 2 TUIR (in forme giuridiche non

rientranti tra i soggetti IRES, ad esempio: impresa individuale o

società di persone); in ogni caso mi affido all’art. 2195 del codice

civile; per il resto si rinvia alle disposizioni in materia IRES.

Quindi, i principi disposti per la determinazione dei redditi da

attività d’impresa delle persone fisiche sono utilizzate con certi

adattamenti per le persone giuridiche, tuttavia vi sono norme

specifiche non adattabili alle persone giuridiche che richiedono

norme specifiche proprie delle società.

Ad esempio la fusione, possibile per le società ma non altrettanto

possibile per le persone fisiche.

I soggetti passivi dell’Ires non sono tutte le società, vi sono alcune

società, quelle prive di personalità giuridica, tipicamente le società

di persone o società trasparenti, nelle quali, come dispone l’art.5, il

reddito viene determinato autonomamente come reddito societario

tuttavia ricondotto al singolo socio e tassato come reddito di

persona fisica.

L’art.73, definisce i soggetti passivi:

Società di capitali residenti

 Società cooperative e di mutua assicurazione residenti

 Enti commerciali residenti, ad esempio un consorzio

 Enti non commerciali residenti, ad esempio un ente pubblico

 che produce e vende qualcosa per finalità benefiche

Società ed enti di ogni tipo non residenti, tutti i soggetti esteri

 che producono reddito sul territorio dello stato

L’aliquota proporzionale è il 24% (prima 27,5%, ridotta a24% con la

legge di stabilità del 2016) ed è dovuta per periodi d’imposta, a

ciascuno dei quali corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma;

il periodo d’imposta coincide con l’esercizio sociale o periodo di

gestione della società o ente.

In altri paesi l’aliquota è minore, ad esempio nel Regno Unito è il

19%, con possibile riduzione nei prossimi anni.

Per questi soggetti passivi il periodo d’imposta non è l’anno solare

ma l’anno di bilancio, conteggiato a partire da quando previsto

nell’atto costitutivo.

Si considerano residenti nel territorio dello stato le società o gli enti

che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno: la sede

legale o la sede amministrativa o l’oggetto principale nel territorio

dello stato.

La sede legale è indicata sullo statuto, è un elemento formale e

corrisponde all’iscrizione all’analisi per le persone fisiche.

La sede dell’amministrazione è il luogo dal quale provengono gli

impulsi direzionali inerenti all’attività di gestione, corrisponde

sostanzialmente al domicilio delle persone fisiche.

L’oggetto principale è l’attività concreta e fattuale necessaria al

conseguimento dell’oggetto sociale.

Questi criteri sono cardinativi, ossia è sufficiente che almeno uno

sia soddisfatto relativamente al periodo d’imposta per considerare

la società residente.

Vi sono alcune situazione previste dal legislatore in cui una società

è considerata residente pur non soddisfando nessun criterio si

considerano residenti, tale è detta la presunzione legale di

sussistenza della sede amministrativa, in cu dal momento che vi

sono determinate condizioni, ad esempio: società estera controllata

da una società italiana o il caso in cui la maggior parte degli

amministratori è residente; con la presunzione legale l’onere di

dimostrare la residenza all’estero ricade sulla società.

Ricordiamo che per le persone fisiche i soggetti residenti sono

tassati per i redditi ovunque prodotti, mentre i soggetti esteri sono

tassati per i redditi prodotti nel territorio dello stato.

Nelle società è molto diffuso il fenomeno della multinazionalità,

ossia più società che fanno capo ad un gruppo ma che operano in

più paesi, ciascuno dei quali con una differente pressione fiscale, è

lecito che il gruppo scelga il paese in cui operare ma è necessario

che i prezzi di scambio tra aziende dello stesso gruppo siano

allineati con il valore di mercato dei beni scambiati.

Il presupposto dell’imposta è il possesso di un reddito in denaro o in

natura.

Per quanto riguarda la base d’imposta per i soggetti residenti la

base imponibile è il reddito d’impresa ovunque prodotto nel periodo

d’imposta, per i soggetti non residenti solo il reddito prodotto nel

territorio dello stato.

Vi è poi un’ulteriore differenza tra soggetti residenti che esercitano

regolarmente l’attività commerciale e soggetti residenti che non

esercitano regolarmente l’attività commerciale; in particolare

l’art.73 comma 1 elenca quelli che sono i soggetti passivi Ires in

quattro gruppi a, b, c, d (vedi art.73).

È possibile costruire una matrice

È importante fare distinzione tra soggetti residenti e non residenti e

soggetti commerciali e non commerciali.

Per le società di capitali ed enti commerciali residenti (soggetti A e

B) il reddito complessivo, da qualsiasi fonte provenga, è reddito

d’impresa; la base imponibile è pari al reddito complessivo;

l’imputazione al periodo d’imposta è regolata dal principio di

competenza. Ricordiamo che per i redditi da lavoro autonomo o

redditi fondiari vale il principio di cassa.

Per i soggetti residenti non commerciali (C) la base imponibile è

costituita dalla somma dei redditi rientranti nelle 6 categorie irpef,

ovunque prodotti dal soggetto passivo nel periodo d’imposta;

l’imputazione dei redditi al periodo d’imposta è regolata dalle

norme relative alla categoria nella quale rientrano.

Per le società ed enti di ogni tipo non commerciali (D) la base

imponibile è costituita dalla somma dei redditi rientranti nelle 6

categorie irpef, che si considerano prodotti nel territorio dello stato,

l’imputazione nel periodo d’imposta è regolata dalle norme relative

alla categoria in cui rientrano.

I soggetti passivi A:

esistono diverse impostazioni possibili circa la relazione tra reddito

prodotto e base imponibile:

Binario unico utilizzo come base imponibile l’utile civilistico a

 bilancio

Doppio binario per ogni accadimento economico dell’attività

 d’impresa predispongo una rilevazione necessaria a calcolare

la base imponibile, tuttavia questo metodo produce

informazioni ridondanti.

Soluzioni intermedie utilizzo come base imponibile l’utile

 civilistico a bilancio operando alcune variazioni in modo da

tenere in considerazione le singolarità del sistema tributario

italiano.

Finalità delle variazioni:

garantire la certezza del rapporto tributario, ossia in modo da

 condurre su un unico binario tutte quelle voci del bilancio

d’impresa che sono soggette a valutazioni arbitrarie, come ad

esempio crediti difficilmente esigibili, con che valore li

inserisco?

impedire la tassazione di utili non realizzati.

 impedire la deduzione di costi meramente stimati e

 parzialmente non inerenti.

Evitare la doppia imposizione economica: supponiamo di avere

 una generica spa che opera in due settori diversi e per ogni

settori costituisce una spa e a sua volta possiede più società,

maggiormente è estesa la gerarchia del gruppo societario

maggiore sarebbe la progressiva riduzione dell’utile distribuito

di società in società, tale fenomeno si chiama doppia (o

multipla) imposizione fiscale. A riguardo l’ordinamento italiano

ha previsto che l’utile viene tassato solamente per la società

che l’ha prodotto e l’utile distribuito non rientrerà nella base

imponibile della società ricevente; infine quando giunge in

capo alla persona fisica, per tenere conto della già avvenuta

tassazione, solo una quota di questo reddito sarà tassato.

Incentivare determinati investimenti

 Finalità antielusiva

Tale insieme di regole è detto principio di derivazione parziale:

Risultato di bilancio

+ variazioni in aumento derivazione parziale

-variazioni in diminuzione

=reddito complessivamente lordo

-perdite riportate

=reddito complessivo netto

Supponiamo di aver due società:

Soc. 1:

anno 1 utile 100

anno 2 utile 100

tot utile vita 200

Soc. 2:

anno 1 perdita 100

anno 2 utile 300

tot utile vita 200

Sebbene abbiano prodotto lo stesso utile in vita, sarebbero soggette

in periodi diversi ad aliquote diverse, per questo motivo il

legislatore ha introdotto la divisione in anni, in particolare per

quanto riguarda le perdite possono essere portate avanti in

deduzione dell’utile lordo.

Esempio:

Componenti positivi 2000

- Vendita materie prime 1000

- Dividendi 1000

Componenti negativi 900

- Acquisto materie prime 500

- Spese personale dipendente 300

- Spese telefonia mobile 100

Utile ante imposte 1100

Per certe spese, ad esempio le spese di telefonia mobile, suppone

che solo una parte sia di utilizzo aziendale e quindi una parte non

sia deducibile. Un quinto delle spese telefoniche non è deducibile,

così come larga parte (95%) dei dividendi non è tassata poiché di

fatto si è sostenuto un costo per produrlo

Utile in bilancio 1100

+variazione in aumento (spese telefoniche non deducibili) 20

-variazione in diminuzione (dividendi) 950

=reddito complessivo lordo 170

-perdite riportate 0

=reddito complessivo netto 170

Le variazioni in aumento e diminuzione dipendono da due tipi di

norme:

Norme generali sui componenti di reddito, così definite poiché

 non riguardano specifiche componenti del reddito d’impresa

Norme specifiche sui componenti del reddito d’impresa

Per quanto riguarda le norme generali occorre innanzitutto citare il

principio di inerenza, ossia il costo sostenuto deve essere

immediatamente riferibile all’attività d’impresa. Il principio di

correlazione tra costi deducibili e ricavi imponibili, ossia se il costo è

sostenuto per produrre un reddito non imponibile allora il costo non

è deducibile. Occorre inoltre fare distinzione tra spese generali e

specifiche, per quelle generali, comuni a più società o più redditi,

saranno deducibili solo in misura pari al peso che hanno circa i

redditi tassabili.

Devo altresì considerare il principio di previa imputazione a conto

economico dei componenti negativi: le spese e gli altri componenti

negativi non sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui

non risultano imputati al conto economico, tuttavia deducibili se

imputate a conto economico di precedenti esercizi ma ancora

dedotti; occorre anche considerare le deduzioni extracontabili:

super-ammortamenti e iper-ammortamenti, attraverso i quali ai fini

fiscali è possibile dedurre un costo superiore a quello effettivamente

sostenuto, il costo in più è fittizio e quindi non imputato a conto

economico il legislatore ha quindi previsto una deroga al principio di

previa imputazione a conto economico.

I componenti positivi concorrono anche se non imputati a conto

economico (non vale previa imputazione) per evitare illecita

omissione, è tuttavia possibile dedurre i costi sostenuti per i

componenti positivi in nero ed è a carico del contribuente l’onere

probatorio.

Principio di competenza: regola l’imputazione dei componenti

positivi e negativi ad un dato periodo d’imposta, coincide

tendenzialmente con il momento di maturazione giuridica dei diritti

ed obblighi, l’art. 109 TUIR elenca a riguardo alcuni criteri:

Momenti di consegna o spedizione (beni immobili)

 Momento di stipula dell’atto, o se successivo, momento in cui

 si verifica l’effetto traslativo (immobili ed aziende)

Momento di ultimazione delle prestazioni (prestazione di

 servizi)

Momento di maturazione dei corrispettivi (prestazioni di servizi

 a carattere continuativo)

Vi sono alcune deroghe al principio di competenza: per garantire la

correlazione tra costi e ricavi funzionalmente connessi; costi e ricavi

concorrono a formare il reddito solo se certi nell’an e quantificabili

con criteri oggettivi (principio della “prudenza” per i costi, principio

dell’”effettivo conseguimento” per i ricavi); deroghe anche per

alcuni componenti positivi e negativi: adozione del principio di

cassa.

Il riporto delle perdite, se una società consegue una perdita non

viene ovviamente tassata, occorre chiedersi se questa perdita ha

rilevanza fiscale per gli esercizi a seguire: le perdite sono riportabili

in deduzione agli esercizi successivi fino ad un massimo dell’80%

dei redditi conseguiti nell’anno in cui viene riportata, es:

ANNO X (100) -> perdita

ANNO X+1 100 -> utile

(80) -> 80% del reddito

ANNO X+1 (20) -> perdita rimasta da utilizzare

Vi è una deroga a questo principio per le start-up, nei primi 5 anni

successivi alla costituzione non viene utilizzato il limite dell’80%.

Norme generali sulle valutazioni: il costo dei beni è assunto al lordo

delle quote di ammortamento; inclusivo degli oneri di diretta

imputazione, tuttavia gli interessi passivi sono esclusi, inclusi nel

caso di beni materiali e immateriali strumentali, inclusi anche nel

caso di immobili alla cui produzione è diretta l’attività d’impresa; il

costo di fabbricazione: possibilità di includere oneri indiretti.

Le norme specifiche coinvolgono invece solamente alcuni

componenti del reddito di impresa:

I dividendi ai fini fiscali sono gli utili distribuiti da soggetti

 passivi ires, gli utili distribuiti da società di persone, ad

esempio, non sono considerati dividendi. Il dividendo, nelle

società di capitali, viene tassato in capo alla società e quindi

non viene più tassato in capo ai soci al fine di evitare la doppia

imposizione, nel concetto di utili non rientrano le riserve di

capitale e i fondi aventi natura di capitale.

I dividendi sono rilevati nel momento in cui sono percepiti, vale

il principio di cassa.

Una volta riconosciuta la natura di dividendi occorre fare

distinzione tra soggetto passivo distributore residente e non

residente

Residente: solo il 5% del dividendo concorre alla

 formazione della base imponibile.

Non residente: solo il 5% concorre, tuttavia se il reddito

 proviene da uno stato a fiscalità privilegiata il dividendo è

tassato integralmente.

Le plusvalenze patrimoniali: tipicamente derivate dalla vendita

 di beni strumentali, sono interamente tassate nel periodo di

competenza, per i beni posseduti dal ameno 3 anni la

tassazione avviene in quote costanti nell’esercizio stesso e nei

successivi (ma non oltre il quarto).

Le plusvalenze su partecipazioni (vendite da quote di società

 partecipate) sono soggette allo stesso regime dei dividendi,

ossia solo il 5% è tassato con alcuni limiti:

La partecipazione deve essere detenuta per un periodo

 minimo di 12 mesi

È necessario che all’acquisto sia stata classificata tra le

 immobilizzazioni finanziarie

La partecipata deve esercitare un’attività d’impresa

 commerciale

La partecipata non deve essere residente in un territorio a

 fiscalità privilegiata

La deducibilità degli interessi passivi: essi sono interamente

 deducibili fino a concorrenza degli interessi attivi e dei proventi

assimilati, la parte eccedente è tassabile fino ad un 30% del

risultato operativo lordo (EBITDA), riportabilità in avanti degli

interessi passivi non dedotti a fronte di maggiore capienza nei

futuri ROL.

-Redditi da lavoro autonomo:

Sono definiti dagli articoli 53-54 del TUIR, redditi definiti

dall’esercizio di arti e mestieri; per arti e mestieri si intende

l’esercizio per professione abituale e non esclusiva di attività di

lavoro autonomo, che non si qualifica come reddito d’impresa.

Quindi i caratteri dell’abitualità e non la non confusione con altre

attività il cui lavoro stesso genera il reddito definiscono il reddito da

lavoro autonomo.

Alcune attività che sono intrinsecamente considerate lavoro

autonomo sono in realtà attività che producono reddito d’impresa,

la discriminante è l’esercizio del lavoro autonomo attraverso

l’utilizzo di beni strumentali propri di un’impresa, il che lo qualifica

come reddito d’impresa.

Il lavoro autonomo è altresì limitrofo al lavoro dipendente, ad

esempio un soggetto che entra a far parte di uno studio associato

opera sostanzialmente come un lavoratore autonomo tuttavia

l’inserimento in un contesto “aziendale” lo rende assimilabile ad un

lavoratore dipendente.

Così come tutte quelle forme di lavoro che sono formalmente lavori

autonomi ma che per condizione di svolgimento sono assimilabili a

lavori a dipendenza, ad esempio un libero professionista che svolge

per uno specifico cliente una prestazione su un contratto di lunga

durata.

Per quanto riguarda la determinazione del lavoro autonomo;

differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura

percepiti e quello delle spese sostenute nell’esercizio dell’arte o

della professione, se inerenti. La determinazione è in via analitica,

vi è un obbligo di tenuta della contabilità e vale il principio di

imputazione per cassa (costi effettivamente sostenuti e ricavi

effettivamente percepiti).

Le spese sostenute nell’esercizio dell’arte e della professione sono

deducibili in base al concetto di inerenza.

Limiti alla deducibilità con riferimento:

Spese telefonia mobile (80%)

 Spese alberghiere e ristorazione e di trasporto (75% nel limite

 del 2% dei compensi)

Spese di rappresentanza (1% dei compensi)

 Autoveicoli (20%)

Per quanto riguarda l’acquisizione di beni strumentali (vita

economica pluriennale), viene derogato il principio di cassa, vi sarà

una ripartizione del costo lungo la vita utile del bene:

Per beni mobili, se superano il valore di 516,46 €,

 ammortamento annuale

Per beni immobili in proprietà dal 2010, regime totale di

 indeducibilità

Beni acquistati in leasing, deduzione dei canoni di leasing, dal

 01/01/14 il legislatore ha disposto una durata minima del

leasing di 12 anni

Per i beni strumentali adibiti anche ad uso personale,

 deduzione al 50%

Per quanto riguarda i ricavi, o compensi trattandosi di lavoro

autonomo, comprendono:

innanzitutto il corrispettivo percepito in contropartita alla

 prestazione.

include anche i rimborsi spese inerenti alla produzione del

 reddito di lavoro autonomo (esclusi i rimborsi spese anticipati

in nome e per conto del cliente).

gli interessi sui crediti per i compensi da lavoro autonomo.

 esclude le plusvalenze e minusvalenze sui beni strumentali.

Con un decreto legge del 2006, il legislatore ha stabilito che le

plusvalenze e le minusvalenze derivanti da cessione di beni (per

tutte le tipologie di reddito) contribuiscono alla base imponibile nei

casi di cessione a titolo oneroso in cui si riceve un corrispettivo in

denaro, in natura o i rimborsi assicurativi; lo stesso D.L., per i

professionisti, prevede la rilevanza fiscale per i corrispettivi derivati

da cessione di clientela o di elementi immateriali comunque riferibili

ad un’attività artistica o professionale.

Determinazione reddito, es:

1) commissionato 21/01/2008 consegnato 05/05/2008

2) materiali acquistati 22/01/2008 3000€

3) utilizzo di beni strumentali acquistati nel 2005 50000€

4) coefficiente di ammortamento 20%

5) compenso ricevuto 30/07/2008 18000€

18000-3000-(0,2*50000)=5000€

I redditi da lavoro autonomo, come altri redditi, presentano il tema

dell’assimilazione; la più importante di queste fattispecie assimilate

(art. 53):

redditi derivati dall’utilizzazione, da parte dell’autore o

 dell’inventore, di opere dell’ingegno o di brevetti.

Determinazione forfetaria (nessun obbligo di tenuta della

 contabilità): sono costituiti dall’ammontare dei proventi in

denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta.

Ridotto del 40% se percepiti da soggetti con età inferiore

 a 35 anni

Ridotto del 25% in tutti gli altri casi

In questi casi, vista la natura dell’oggetto in grado di produrre

reddito, non si è strettamente vincolati al carattere

dell’abitudinarietà.

Qualora invece il cessionario ceda il diritto di sfruttare tale opera ad

un terzo, il reddito conseguito è comunque imponibile ma come

reddito diverso.

per evitare elusione fiscale, il legislatore pone in capo ad alcuni

soggetti il ruolo di sostituto d’imposta, soggetto a due obblighi, uno


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
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