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resta fino a Giustiniano compreso. Dal punto di vista giuridico l’unico limite al potere del padrone

sullo schiavo (epoca arcaica) era il controllo sociale, poi intervenne la natura dei censori (magistrati

elevatissimi) che potevano fare una nota censoria che comprometteva il diritto pubblico del

padrone. Nell’epoca repubblicana il diritto vitae mortis poteva essere applicato solo qualora avesse

avuto un’utilità. In caso in cui uno schiavo venisse maltrattato senza motivo il padrone poteva

essere costretto ad alienarlo. Nel principato vennero introdotte per questo sanzioni penali.

L’uccisione giustificata dello schiavo non era punita. Il limite dunque era quello rappresentato dalla

giusta causa per uccisione o punizione dello schiavo stesso. Si temevano rivolte servili che

avrebbero potuto creare problemi alla nobilitas e alla pace sociale. Provvedimenti tutelativi ma

anche repressivi per gli schiavi. Senatus consulto Dilaniano: se il proprietario di uno schiavo veniva

ucciso da uno schiavo tutti gli schiavi venivano sottoposti a inquisitio (sotto tortura) e se ne

risultava che uno schiavo di quelli del padrone non aveva fatto il possibile per salvarlo, veniva

messo a morte. Schiavo non ha rapporti tutelati da diritto civile e penale. Matrimonio per lo schiavo

è contubernium che non ha nessuna conseguenza giuridica. Figli legati dalla cognatio naturalis che

può rilevare dal punto di vista civile in negativo. Si impedisce allo schiavo liberato di contrarre

matrimonio con parenti di sangue. Se lo schiavo ha rapporti sessuali con persona parente di sangue

commette il crimine di incesto. Poi in epoca giustinianea il contubernium ha risvolto sacrale: la

chiesa lo valuta come matrimonio. Se tutti gli schiavi di una stessa famiglia (di sangue) (in epoca

giustinianea) vengono liberati possono avere fra loro successione. Dal punto di vista del processo

civile so schiavo non ha alcuna capacità: solo nel processo di libertà in realtà si poteva porre il

problema, dove non poteva partecipare. In questo processo lo schiavo veniva sostituito dall’adsertor

in libertatem (che sostiene la libertà di un certo soggetto). Il processo di libertà si svolge in forme

diverse a seconda dell’epoca. Processo formulare con actio in rem: come se una persona

rivendicasse qualcosa. Agere per spontionem: promessa di pagare se un certo fatto venisse

accertato. Cognitio extra ordinem. Processo semplificato. Preiudicium an liber sit: azione di

accertamento. Quando si controverteva sullo stato servile di una persona si presupponeva che lo

schiavo fosse libero durante il processo. Ne bis in idem sit actio: non era attuato nel processo di

libertà dello schiavo: l’adsertor in libertatem poteva cambiare in ogni processo: cambiavano le parti

e vi era una maggiore tutela dello schiavo. Ciò per un primo periodo continua anche nel tardo

antico: Costantino detta delle regole per reperire più facilmente l’adsertor. Giustiniano lo abolisce e

quindi un processo (a cui sta volta partecipa lo schiavo stesso) non può essere ripetuto e vale la

regola del giudicato. Lo schiavo anche se avesse commesso reati penali non poteva essere portato in

giudizio: poteva anche essere sanzionato senza processo, questo non avveniva mai in modo drastico

perché lo schiavo era cosa del padrone sul quale potevano essere commesse violazioni. Solo nel

campo sacrale lo schiavo ha pieni diritti. Lo schiavo se faceva atti giuridici valevano solo se a

carattere favorevole per il suo padrone. Questo fa intervenire il pretore sulla base dello ius

honorarium: se nel complesso dell’atto la situazione fosse stata favorevole (ad esempio caso di

compravendita). Viene valutato che la situazione nel complesso sia giusta (funzione correttiva dello

ius honorarium). Actiones adiecticie qualitatis: queste azioni si basano su una qualità aggiuntiv e

aggiungono la responsabilità del padrone: necessitavano di presupposti. Azione suppletoria del

diritto onorario. Durante l’epoca repubblicana con espansione dei commerci quindi negozi non fatti

direttamente dal venditore. Problema di dare più rilevanza agli atti fatti dagli schiavi. Responsabilità

del proprietario per gli atti compiuti dagli schiavi. Azioni riferite al conferimento di autorizzazione

dello schiavo. Actio exercitoria: prende il nome dall’exercitor (armatore) che poteva nominare un

magister navis che poteva anche essere schiavo. Esso poteva compiere con terzi azioni inerenti la

sua pratica. Gli effetti sfavorevoli in base all’actio exercitoria venivano accollati al padrone e

potevano essere rivendicati dal contraente. Limitazioni di responsabilità per certi tipi di atti solo se

portati a conoscenza di terzi in modo effettivo. Actio institoria: per atti compiuti anche su terra. Il

terzo agiva come se l’obbligazione fosse stata presa dal padrone ma con formula diversa. Actio

quod iussu: l’autorizzazione vaniva data al terzo che trattava col proprio schiavo epr un atto

specifico (singolo affare). Actio de peculio: il peculio era una piccola quantità di beni a disposizione

dello schiavo. Attraverso esso lo schiavo poteva anche assumere obbligazioni delle quali rispondeva

il padrone, però era responsabilità limitata ad una somma equivalente al peculio. Il proprietario

dello schiavo se creditore nei suoi confronti ha la precedenza rispetto agli altri creditori. Nel caso

che il peculium sia passivo il pretore interviene per un’azione de peculio annuale e non generale.

Nella prima metà del V secolo se uno schiavo è libero si agisce direttamente contro lo schiavo

liberato senza il limite del peculio. Actio tributaria: criterio del peculio e dello iussu: 2 presupposti.

Il proprietario non partecipava con priorità sugli altri creditori. Procedura concorsuale: ognuno

partecipa in proporzione alla propria quota. Par condicio creditorum. Actio de in rem vertio: azione

relativa a ciò che è stato versato nel patrimonio del proprietario: se il proprietario viene arricchito da

un’azione dello schiavo. E’ nello stesso editto dell’actio de peculio ed è compatibile con essa.

Cause della schiavitu’: Atti illeciti compiuti dagli schiavi. Responsabilità exracontrattuale. Ricadute

degli atti illeciti. Noxae de ditio: partendo dal presupposto che gli atti illeciti abbiano ricaduta sul

padrone, il padrone può donarlo a chi è stato leso a fine di risarcimento. Obligationes propter rem.

Sarà responsabile il proprietario dello schiavo non al momento del compimento dell’atto ma al

compimento dell’azione mossa dal danneggiato. In epoca arcaica regime diverso: sanzioni di natura

corporale nei confronti di chi compiva l’illecito. Anticamente sanzione applicata allo schiavo

stesso. Cause della schiavitù: nascita da madre schiava e prigionia di guarra. (madre schiava al

momento della nascita). Questo avrebbe potuto confliggere con la regola che stabiliva che il figlio

seguiva lo stato del padre. (quando madre al momento del concepimento libera ma al momento

della nascita schiava, il figlio?). Nell’epoca classica basta che tra concepimento e nascita la madre,

anche per un solo momento sia stata libera perché il figlio sia libero. Favor libertatis. Prigionia di

guerra: sia per stranieri che per i cittadini romani. In un primo momento il militare romano

acquisiva schiavi di altri paesi per occupazione. In seguito gli schiavi presi dal generale e quindi

venduti a privati. Non sempre tutti i nemici sconfitti erano ridotti allo stato servile, tramite accordi

precedenti con il generale. I cittadini romani presi in schiavitù in guerra. Fictio legis cornelii O Ius

post Liminii: quando il romano cadeva in schiavitù da stranieri perdeva tutti i diritti. Qualora

tornasse in patria tendenzialmente riacquisiva tutti i diritti a meno che non prevalesse un profilo

fattuale. Ad esempio per il possesso (situazione di fatto)(non proprietà) e il matrimonio non

vengono ricostituiti. Le situazioni di fatto non si ricostituiscono. Qualora il cittadino romano

cadesse in schiavitù e morisse si fingeva che fosse morto un momento prima di essere schiavo. E il

soggetto si intende morto libero cittadino romano. Valeva il testamento fatto prima di cadere in

schiavitù o comunque si apriva una successione. Problema di come il diritto estinto possa risorgere.

Alcuni giuristi ritenevano che il diritto risorgesse dopo essere estinto, altri che fosse quiescente. Nel

caso in cui ad esempio il diritto di un romano in schiavitù fosse stato acquisito da altri. 2 teorie che

non hanno ricadute pratiche. Altre cause di schiavitù. Di natura sanzionatola: nel caso del debitore

insolvente esecuzione che era personale e il debitore veniva venduto oltre il Tevere (agli Etruschi

perché i romani non potevano essere schiavidi altri romani). Chi si sottragga al censimento

(incensus) dimostra di non essere cittadino romano e lo poneva fuori dal diritto dello Stato.

Soggetto renitente alla leva: infrequens: di chi non si presentava al servizio militare. Senato

consulto Claudiano del 54 d.C. che sanciva che qualora una donna libera abbia rapporti sessuali con

uno schiavo, dopo 3 moniti del padrone possa essere resa schiava dal padrone dello schiavo. Per

truffa: chi vendendosi come schiavo era libero poi lo dimostrava e divideva i soldi con un amico:

chi lo avesse fatto era reso schiavo e l’azione per la libertà era negata.

Schiavitù: condanna a pene nel processo criminale. Perde la libertà schiavo del popolo romano. Nel

caso in cui lo schiavo non sia grato al proprio patrono. Costantino poi ammise che il padre potesse

vendere i figli appena nati Vendita risolvibile con diritto di riscatto. Con eventuale pagamento del

danno. Modi di liberazione degli schiavi: manomissioni. 3 tipi di manomissione: manumissio

vindicta: mette un ramoscello in testa allo schiavo e pronuncia parole liberatorie. Quando passava il

pretore anche per strada non necessariamente in tribunale. Precedentemente forma solenne.

Manumissio censu: collegata al censo: quando lo schiavo si iscrive nelle liste censitarie autorizzato

dal proprietario. Nell’epoca arcaica era un atto esecutivo rispetto alla manumissio vindicta.

Manumissio testamento: contenuta nel testamento “Sticus servus meus liber esto”. Istituto molto

antico (XII tavole). Libertà acquisita chiunque fosse il proprietario. Testamentum calatis comitiis

che però contemplava solo l’erede e quindi esclusa in questa forma. Queste sono le forme di

manomissione civile. In epoca repubblicana forme diverse: durante un banchetto con amici, o in una

lettera. Il pretore quindi vietò che dopo una dichiarazione in tal senso si potesse rivendicare la

proprietà di uno schiavo (manomissionipretorie). Nel 19 d.C. lex Iunia Norbana stabilisce che chi è

stato liberato in forma non solenne è libero e acquista cittadinanza latina: minore (matrimonio non

concesso per i liberti latini, non può avere eredi e i suoi beni andavano come un peculio al

proprietario (non responsabilità nei confronti dei creditori dello schiavo). Ulteriore forma: in

ecclesia (o chiesa o assemblea perchèera il tardo antico e non si sa). Cittadinanza romana per tale

manomissione (tutti i cittadini romani dal 212 con editto di Caracolla). Limiti delle manomissioni:

evitare che il proprietario dilapidasse il patrimonio e cercare di far si che non si formasse una classe.

Lex Fufia Canina (2 a.C.). Limite per le manomissioni testamentarie (quantitativo). Non se ne

potevano liberare più di una certa quantità . Indicate nominativamente. Limite massimo variabile in

percentuale. Lex Elia Sentia: 3 disposizioni: -Non valide manomissioni di proprietari miniori di 21

anni o schiavi di età inferiore a 30 anni. Consilium per chiedere eccezione. In seguito per queste

categorie venne data la cittadinanza iuniana (latini eliani). Per eccezioni manumissio vindicta. –Se il

manomissore era stato schiavo il suo patrono aveva dei diritti di successione su di essi e non si

potevano liberare schiavi ledendo i diritti dei creditori. –Se schiavi avevano commesso crimini

erano considerati peregrini reditici e non potevano essere a meno di 100 miglia da Roma e se lo

facevano erano riridotti in schiavitù. Deditici Eliani: libertà non attraverso manomissione. Casi

introdotti da senato consulto Claudiano. Schiavo abbandonato malato reso libero (garantire forme di

pulizia municipale). Schiava venduta con il patto che non sia prostituita nel caso di violazione di

questo diviene automaticamente libera. Schiavo che di fatto abbia avuto la libertà per un tot di

tempo per usucapione. Anche i magistrati potevano liberare determinati schiaviste avessero subito

sevizie. Liberazione per senato consulto o delibera imperiale. Situazioni paraservili: soggetti in

mancipio o causa mancipi. Figli di famiglia venduti dal padre. Figlio andava in mancipio rispetto a

chi lo acquistava. Soggetti in status abbastanza diffuso. Posizione però più simile a quella degli

schiavi. Anche per essi era ammessa la manomissione però non vi era la condizione di liberto.

Status transitorio strumentale per ottenere mutamento dello stato familiare del figlio. I liberti

avevano uno status particolare: minorazione delle capacità e rapporto particolare col proprio

patrono. Liberto non può essere magistrato o senatore, difficilmente cavaliere, tagliato fuori dalla

vita politica. Liberti che per ottimi rapporti con l’imperatore che li aveva manomessi venivano fatti

ricoprire cariche burocratiche di rilievo. Limitazione dal punto di vista del matrimonio: il liberto

non può sposare membri della classe senatoria. Il liberto non può agire in giudizio contro il proprio

patrono se non con autorizzazione del pretore. Se il liberto non ha figli metà del patrimonio del

liberto spettava al proprio patrono. Rapporti fra liberto e patrono basati su obsequium e operae.

Concetto che ha ricadute giuridiche: se il liberto commette ingiuria contro il padrone essa è atrox, se

il liberto uccide il patrono è parricidio. La violazione dell’obsequium portava a sanzioni. Il patrono

poteva esercitare sanzioni materiali nei confronti del liberto. Il patrono rispetto al liberto era

considerato agnatus proximus, importante per la successione. Operae: attività del liberto nei

confronti del patrono al momento della manomissione: promissivo iurata liberti operae promesse a

giorni di attività nei confronti del patrono. Operae officiales non valutate dal punto di vista

economico solo a favore del patrono e dei suoi discendenti, opere fabriles quantificabili in denaro e

potevano essere cedute anche ai terzi. Gli schiavi manomessi per testamento (liberti orcini) non

tenuti a determinate attività. La manomissione in causa mancipi fa solo conseguire il ruolo

dell’agnatus proximus. Soggetti assoggettati al nexum. Persone indebitate che per saldare i debiti

prestavano opere, non erano schiavi (solo di fatto). Esecuzione sulla persona, vendita del debitore

come schiavo, durante la procedura doveva stare dal creditore in catene, minorazione della libertà.

Mercenario: chi presta tramite locatio operarum la propria attività dipendente. Posizione piena ma

sotto potere. Auctoratus: gladiatore sotto lanista per tutta la vita. Limitazione di libertà di fatto.

Coloni che coltivano terre altrui: limitazioni di capacità. Rapporto con la terra che coltiva in

maniera strettissima e non possono abbandonare il fondo e nemmeno il padrone può allontanarli.

Tributi sui terreni. I coloni tendevano a lasciare i terreni. Coloni ascripti scritti nei registri

immobiliari. Nascita da madre colona. Se padre e madre coloni metà fondo materno metà fondo

paterno. Non si era più coloni svolgendo importante attività ecclesiastica. O usucapione della

libertà. Colono liberato se gli viene ceduto il fondo. Pegno del proprietario sul colono. Servitù della

terra. Cittadinanza: rilevanza importante conubium e ius commerci. Diritto dello straniero di

contrarre matrimonio col cittadino romano. Concesso frequentemente ad intere popolazioni.

Ricadute per quanto riguarda la prole: se il padre è romano diventa romano se la madre è romana

no. Si tende a limitare il fenomeno. Lex Minicia: figlio di stranieri straniero. Commercium: diritto

di compiere atti giuridici con bronzo e bilancia. 5 testimoni. Soggetto con bronzo e bilancia e parti.

Atti solenni effettuabili dal cittadino romano. Il cittadino straniero poteva acquisire un certo diritto

non ex iure quiritum. Cittadinanza concessa con atti normativi con una costituzione. Si perdeva con

la libertà e con adesione ad un’altra cittadinanza. Fenomeno della doppia cittadinanza. Solo nel

principato perché Roma si voleva legare alle classi dominanti che erano nelle provincie straniere.

Cicerone non lo riteneva possibile. Aeque et igni interditio. Interdizione dell’acqua e del fuoco: si

priva un soggetto che manchi a un processo penale. Deportatio in insulam: e il soggetto diveniva

apolid (isola deserta). Nel 493 a.C. si conclude trattato fra Roma e le altre città latine: lega latina:

ogni città ha il suo ordinamento. Nel 338 III guerra latina si scioglie la lega latina e Roma vince la

guerra riservandosi il diritto di fondere nuove città latine. Cittadini romani perdono cittadinanza e

ne acquistano di latina. Si applicava il diritto romano, (dall’ 89 a.C in Italia tutti rimani). Poi

cittadinanza concessa in Sicilia Spagna e Gallia. Città regolamentate da statuti modellati su una

legge (Lex Flavia municipalis). Laddove lo statuto non preveda regole diverse si applica il diritto

romano (la cittadinanza latina e non romana rileva solo dal punto di vista pubblicistico). Latini con

ius connubi e ius commerci. Ius migrandi (di trasferirsi e acquisire nuove cittadinanze). Ad alcune

comunità latine venne tolto lo ius connubi ma aggiunto lo ius suffragi per votare. Poi vi fu lo ius

honorum (doppia cittadinanza) per chi aveva rivestito cariche pubbliche. Territori provinciali che

danno origine a cittadinanze diverse da quella italica a quella latina. Città foderata: legata a roma

sulla base di un trattato ma autonoma. Anche senza nessun trattato. Situazioni diverse dal diverso

tipo di tattatato o atto unilaterale. Il testo del territorio (non città) connesso direttamente a Roma.

Ogni città sua cittadinanza. Peregrini nullius civitatis. Diritti dei peregrini applicati non dal

governatore ma da tribunali delle città. Il romano non poteva essere giudicato dall’ordinamento

straniero se non lo accettasse o viceversa. I peregrini nullius civitatis erano assoggettabili al diritto

romano ma per ragioni di opportunità si applicavano i diritti preesistenti. 212 d.C. smantellamento

di questo. Caracolla concede la cittadinanza a tutti i sudditi dell’impero. Papiro dissem 40. Soggetti

deditici che non ottennero la cittadinanza romana. Cittadini senza cittadinanza non la ottennero. In

Egitto dal 212 d.C. ottennero la cittadinanza quasi tutti tranne i deditici eliani. Diritto applicabile

solo quello romano ma in un certo periodo anche i diritti locali: 80 anni dopo Diocleziano stabilisce

che non si possano applicare norme degli ordinamenti stranieri. Con il 212 d.C. unico diritto quello

romano. Nel tardo antico il diritto romno assorbe alcune norme di altri diritti.

***

Modi di costituzione della dote: efficacia obbligatoria: dictio, promissivo; efficacia reale: datio.

La dotis datio: i beni vengono trasferiti automaticamente. La dote si costituisce prima del

matrimonio. Nel caso in cui il matrimonio non si costituisca la dote non era esigibile. 3 atti per

trasferire i beni: 2 formali e solenni e uno informale. Mancipatio e in iure cesso i primi 2 modi in

cui non poteva essere dedotta una condizione. Nel caso della dote già data in questi casi i beni

venivano restituiti. Traditio: atto informale. In questo caso i beni passavano in dote solo durante il

matrimonio. Nel tardo antico assume importanza la redazione di un documento scritto. Documenti

detti instrumenta. Instrumentum dotale, ha importanza perché costituente la celebrazione del

matrimonio. La proprietà della dote è del marito ma i giustinianei affermano che la dote è della

donna o meglio del marito a “termine” ma di fatto sempre del marito. Il marito si serve della dote

senza alcun limite fino alla Lex Iulia de fundo dotali, dove viene vietato al marito di vendere beni

italici facenti parte del fondo dotale a meno che non vi fosse l’autorizzazione della moglie. In

seguito vietata la vendita anche per i beni fuori dall’Italia. In caso di scioglimento del matrimonio

all’inizio la dote rimaneva al marito, poi si faceva obbligare il marito con la stipulatio a restituirla.

Dos recepticia: poi intervenne il pretore per far restituire la dote anche se non ne fosse stata

promessa la restituzione. Actio rei uxoriae che nelle fonti tarde è chiamata “de dote”. Dote deve

essere restituita in caso di morte della donna (profecticia). Però sulla restituzione della dote c’erano

delle ritenzioni di 1/5 per ogni figlio, senza limiti. Se il matrimonio si scioglieva per divorzio dote

restituita o al padre o alla sposa ma sempre con ritenzioni che però calavano a 1/6 e a 1/8 a seconda

della condotta della donna. In caso di morte del marito i figli non possono trattenere delle

retentiones: retemptio propter res donatas: vietato fare donazioni fra coniugi e quindi dopo il

matrimonio il marito tratteneva i beni donati. Retemptio propter res amotax: per i beni sottratti dalla

moglie al marito. Retemptio propter impensas: per le spese sulla dote. Maggiore severità sulla

moglie che per cattiva condotta avesse fatto finire il matrimonio. Beni parafernali che non vanno in

dote ma sono della donna, amministrati dal marito. Donatio ante e propter nuptias. Prima e per le

nozze. Propter nuptias nasce dall’usanza che i mariti facevano un dono alla moglie per la sua

verginità. Ante nuptias: prima delle nozze.

Parentele: agnatizia e cognatizia. La parentela agnatizia è basata sul vincolo potestativo: soggetti

che non devono aver subito capitis deminutio per avere il vincolo. Adrogatio: perdita dello status

familiae e acquisizione di un’altra. La parentela agnatizia può essere o in linea retta o collaterale.

Parentela agnatizia può essere o in linea retta o collaterale. Parentela cognatizia è di sangue e può

trasmettersi anche per via femminile (agnatizia no ovviamente). Solo la agnatizia è legittima.

Modello dell’iniustum matrimonium. Matrimonio fra soggetti che non hanno il connubium è

iniustum. Altra forma di unione diversa dal matrimonio è il concubinato: non v’è la volontà di

attribuire alla donna il ruolo di moglie. Nel concubinato manca l’esclusività del rapporto. I figli del

concubinato sono legati alla madre dal rapporto di cognatio. Il pretore concede una forma di

successione. Cognatio ha effetti sul diritto civile. Successione civile introdotta da senatusconsulto

fra la madre e i figli. Obbligo alimentare della madre e dei suoi ascendenti per i figli al di fuori del

matrimonio. Legittimazione dei figli naturali nell’epoca classica non era possibile. (non si aveva

nessun rapporto legittimo col padre), nel tardo antico attraverso la legitimatio si poteva riconoscere

il figlio: per subsequens matrimonium. Qualora i genitori contraessero giusto matrimonio. Altra

forma di legittimazione è per oblationem curiae: a seguito del pagamento di denaro che consenta di

far entrare il figlio nell’ambito di un consiglio cittadino. Forma di legittimazione in un primo tempo

ammessa solo in mancanza di figli legittimi. III forma di legittimazione per rescriptum principis. Se

muore il padre. Legittimazione più vicina alla moderna: il soggetto (figlio) chiede all’imperatore di

poter riconoscere i figli naturali. Minorazione della capacità di agire: attitudine a porre atti che

facciano sorgere diritti e obblighi. Segati all’età e al sesso e a eventuali difetti mentali o caratteriali

del soggetto. Impuberi: non hanno raggiunto sufficiente maturità intellettuale. Attraverso esame

fisico. Giuristi proculiani poi stabilirono (prima) che le donne a 12 anni fossero mature, poi che gli

uomini a 14 anni fossero maturi. 2 ulteriori categorie di impuberi: infantes: non potevano emettere

suoni articolati o li emettevano senza consapevolezza durante il principato si fissò un’età (5 o 7 anni

in epoca giustinianea). Essi non potevano porre in essere atti giuridici. Gli infantia maior potevano

porre in essere atti che arrecassero solo vantaggi. Regolamentazione per non danneggiare i terzi.

Con contratto con azioni corrispettive tutelato da buona fede il pretore fa compiere l’atto solo dietro

pagamento del prezzo dovuto. Excepio doli: il terzo può respingere l’azione dell’impubere nei

simiti in cui esso abbia acquisito vantaggi. Antonino Pio stabilisce 3 forme di tutela: legittima,

testamentaria e dativa. Legittima: regolata dalle 12 tavole. Forma di protezione degli interessi che

pone rimedio alla sua parziale incapacità di agire. Se non c’è tutore testamentario la tutela deve

essere rivestita dall’agnatus proximus o nel caso di mancanza ai gentiles che la esercitavano

collettivamente (molto difficile da gestire). Tutela testamentaria: data dal pater familias nel

testamento. Tutela atiliana o dativa: nomina del tutore fatta dal pretore, introdotta nel 210 a.C. dalla

lex Attilia. La funzione della tutela in origine era quella di tutelare la famiglia, poi si accentuò

l’elemento di assistere all’impubere. Nella tutela legittima e testamentaria in un primo momento

l’ufficio del tutore era rinunciabile. Abdicatio tutelae: rinuncia alla tutela. Aspetto di disciplina

rappresentata dal fatto che il tutore poteva essere tale senza occuparsi di fatto dell’impubere. Per

tutela legittima e testamentaria non c’era ragione di rendiconto. Carattere di protezione familiare

che si evidenzia nella tutela legittima. Il tutore sarebbe succeduto nel patrimonio dell’impubere.

Scopo conservativo della famiglia. Dal 210 a.C. tutela dativa caratterizzata da profili differenti: non

poteva essere ceduta né essere oggetto di rinuncia. Solo nel caso delle excusationes. O potioris

nominatio: nomina di tutore più idoneo. Il soggetto poteva indicare al giudice un’altra persona.

Altra caratteristica: tutela protetta da rendiconto della sua gestione e il pretore può obbligarlo a far

fare all’impubere un’azione contro il tutore. Il tutore doveva essere libero, pubere e maschio e non

sotto potestà. Poi venne meno la soggezione alla tutela del pater familias. Le donne nell’epoca

classica nno potevano essere tutrici. Nel IV secolo le vedove che avessero promesso di non

risposarsi possono esercitare la tutela sui figli. Tendenza in epoca giustinianea ad attribuire la tutela

alle donne. Il tutore si metteva nell’amministrazione del patrimonio pupillare e gestiva questa tutela.

Tutela di soggetti infantia maiores: essi non geriscono il patrimonio dei soggetti addetti alla tutela.

Auctoritas: assenso degli atti posti in essere dagli impuberes. Nella tutela legittima actio actionibus

distrahendis, azione esperita soltanto se sottratti beni all’impubere: azione che implica il tutore al

doppio.

Punite appropriazioni indebite ai danni dell’impubere. Le parti devono convenire con una stipulatio

rem pupilli salvam fore. Fa sorgere a favore del pupillo un’azione con la quale il pupillo può agire

contro il tutore che abbia disperso il suo patrimonio. Chi fra i più tutori potesse gerire il compito.

Accusatio suspecti tutoris: sospetto di aver malversato il suo patrimonio è quindi rimosso dal suo

incarico e il giudice nomina tutore dativo. Actio tutelae: azione di buona fede caratterizzata dal fatto

che il giudizio del giudice privato si deve svolgere secondo buona fede. Ha come caratteristica il

fatto che vi deve essere stata la gestione del patrimonio dell’impubere. Azione concessa anche

quando il tutore non abbia gerito a questo incarico (finzione). Tutore costretto ad amministrare i

beni dell’impubere. Durante epoca classica concessa anche per il tutore testamentario. L’atto del

tutore dispiegava effetti nei confronti dell’impubere o del tutore stesso? Gli effetti dell’atto si

traducono sul tutore e alla fine della tutela dell’impubere. Efficacia indiretta. Ma il pretore ammette

che il soggetto negoziante possa agire contro il pupillo. Oratio Severii (In senatu abita) vieta al

tutore di alienare i fondi pupillari con eccezioni: qualora nel testamento sia stato autorizzato e in

caso di debiti.

Tutela sulla donna: muliebre, la donna non aveva piena capacità di agire. Dal punto di vista del

Diritto pubblico la donna non aveva diritti. In un primo tempo anche nel giudizio criminale.

Nell’epoca romana delinquevano meno di oggi. A partire dal I secolo a.C. la donna può essere

processata (diritto criminale). Nel diritto privato la donna amplia la sua capacità giuridica. Può

compiere atti che le diano vantaggio. La donna può compiere l’alienazione della res nec mancipi. 2

categorie: res mancipi e nec mancipi. Res mancipi sono le cose che servivano a produrre ricchezza.

La donna poteva alienare oggetto di valore ecc. La donna può allo stesso tempo estinguere

un’obbligazione. La donna così necessita di un tutore. Autonomia della donna nello scegliere il

proprio tutore. Gli atti della donna potranno avere efficacia solo se il tutore li accetti. Il tutore non

gerisce mai il patrimonio muliebre. Rapporti regolati fra donna e tutore: Claudio abroga la tutela

muliebre legittima e la donna con ius liberorum (3 figli, 4 se liberta) non necessita piùù di tutela.

Con Costantino la donna acquisisce piena capacità di agire. Curatela dell’infermo di mente.

Furiosus e demens. Furiosus è il pazzo che è violento, demens l’oligofrenico. In epoca classica

erano capaci di agire. Per il malato di mente poi non vi fu necessità di interdizione. Per il diritto

Romano vi è il curatore e il vizio di mente viene verificato per ogni atto posto in essere. Nomina di

curatore nel testamento validata dal pretore. I rapporti fra curatore e demens non erano regolati da

mezzo apposito. Gli effetti negativi e positivi hanno effetto sul curatore che poi li deve trasferire al

curato. Nel tardo antico il curatore viene scelto fra i parenti di sangue. Curatela del prodigo: colui

che dissipa i beni familiari, previsione che stabiliva che quando un soggetto disperdeva beni

familiari era necessario un soggetto che facesse da curatore. Per il prodigo è necessario un

provvedimento di interdizione. Modo in cui si svolgono i compiti del curatore: il prodigo può

compiere tutti gli atti con effetti favorevoli. Curatela dei minori di 25 anni. Lex Laetoria de

circumscriptione adolescentium che stabilisce che chi abbia posto atto con minore di 25 anni

abusando dell’inesperienza del minore di 25 anni viene sottoposto ad una pena. Azione popolare:

azioni intestate da qualunque soggetto dell’ordinamento. Leges minus quan paerfectae. Sistema

molto inefficacie. Il pretore escogita 2 mezzi di difesa: exceptio legis Laetoriae: mezzo attraverso il

quale il minore può respingere la validità dell’atto. Restituito in integrum ex laege laetoria. Atto

compiuto si intenda non compiuto. Quindi nessuno voleva porre in essere atto con minore di 25

anni. Quindi invale l’uso che il minore di 25 anni si rivolga a un maggiorenne chiamato dal minore,

la prova diventava molto più difficile. Allora i minori di 25 anni si iniziarono a far accompagnare da

maggiori per far valere l’atto ma di solito i giudici facevano comunque valere la restituito in

integrum. Quindi il pretore stabilì che il minore dovesse essere assistito da un curatore col compito

di sovrintendere all’intera sfera patrimoniale. Nel Tardo Antico il curatore del minore di 25 anni è

sempre più simile al curatore dell’impubere. Persone giuridiche: tutti i soggetti di diritto che non

siano uomini. Associazioni, fondazioni ecc. 2 aspetti: sostrato materiale e profilo formale:

riconoscimento dell’autonomia patrimoniale. A seconda se dal punto di vista formale prevalga

elemento patrimoniale o formale. Se prevale l’aspetto personale si parla di corporazione o

associazione. Se no difondazione. Es. di fondazione: che eroghi borse di studio.

Negozio giuridico: obbligo di trasferire una cosa ed obbligo di pagarne il prezzo. Autonomia

negoziale: distinzione fra tipicità negoziale e principio di atipicità negoziale. Tipicità quando

l’ordinamento forgia la figura di atti negoziali nei quali i singoli possono scegliere. Strumenti

predeterminati e non modificabili e sostituibili. Nel sistema Romano Tipicità. I prudentes enucleano

singole figure tipiche utilizzabili dai privati. Il nostro sistema ammette i negozi atipici: le parti

possono porre in essere contratti non previsti dall’ordinamento ma tutelati da esso ove gli scopi

siano approvabili dall’ordinamento. Molti negozi che oggi sono tipici sono nati come atipici. Nel

diritto Romano non si potevano effettuare negozi atipici. Nella stipulatio si può includere qualsiasi

elemento di obbligatorietà: tipicità formale (formaltipica e non causaltipica). Altra verso la

stipulatio coperti interessi non tutelati da contratti causaltipici. Con la stipulatio il principio di

tipicità negoziale sovvertito. Il sistema romano è un sistema tipico ma con tipicità che lascia ampio

spazio alla regolamentazione degli interessi individuali. Modi di trasferimento della proprietà:

mancipatio, in iure cessio e traditio, quindi sistema tipico. Poiché mancipatio e in iure cessio sono

formali si può raggiungere qualsiasi scopo per il trasferimento della proprietà (mancipatio solo per

le res mancipi, traditio solo per le res nec mancipi, in iure cessio per entrambe). L’interprete deve

tenere conto nel valutare un contratto dei principi dell’ordinamento giuridico. Causa: il negozio è un

elemento che si trova nel contratto. Causa: la causa del negozio è un elemento che si trova nel

contratto. Causa è un concetto elaborato dalle fonti romane ma in modo diverso da tedeschi e

francesi. Per i tedeschi fondamento dello spostamento di 2 patrimoni. Per i francesi funzione

economico sociale che le parti hanno voluto perseguire.Fondamentale nella teoria della della causa

funzione della causa nell’ambito socio economico (più accreditata di quella tedesca). Differenza fra

causa e motivi. I motivi sono le ragioni individuali: la causa è l’ultimo dei motivi per i quali le parti

fanno il negozio. Nel nostro ordinamento la causa ha valore giuridico, i motivi no. Può avere

rilevanza il motivo quando venga fatto constare: se in una clausola che subordina l’efficacia del

negozio. Questo si riflette anche sul diritto Romano. I Romani ritenevano che i motivi fossero da

riportare in una condizione o in una condizione impropria. Condizione commisurata al passato o al

presente. Distinzione fra negozi causali e atti astratti. Causali per i quali l’ordinamento tiene conto

della causa. I negozi astratti (dalla causa), per valutare la validità l’ordinamento prescinde dallo

scopo delle parti: 2 tipologie di negozi astratti: astrazione sostanziale o processuale. Sostanziale:

negozio valido anche senza causa, Processuale: il soggetto a cui viene attribuito un diritto può farlo

valere anche senza dimostrare la causa. Inversione dell’onere della prova. Astrazione sostanziale e

processuale. Per i Romani l’unica forma di astrazione era quella sostanziale, nella quale non serviva

dare prova del vizio della causa. Schema a cui si va derogando. Per quanto riguarda il sistema

civilistico la causa rimane irrilevante, nel diritto onorario no. Stipulatio: il diritto si disinteressa

della funzione socio – economica. Eccezione di dolo generale per diritto onorario (comportamento

scorretto). Chi andava in giudizio poteva chiedere l’eccezione di dolo generale. Dal punto di vista

civilie determinati negozi sono sostanzialmente astratti. Atti astratti di trasferimento della proprietà

che si trasferisce a prescindere dall’accordo per la funzione socio-economica. Dall’epoca

repubblicana il pretore concede un’azione: la conditio (anche nella dotis datio). Negozi causali: un

tipo contrattuale per i contratti innominati. Giustificazione dello spostamento di ricchezza che ha

origine in fonti riconducibili al diritto romano. Sono figure contrattuali per una certa prestazione

con cambio di un’altra prestazione. Concetto di causa connesso alla giustificazione dello

spostamento patrimoniale (diverso da quello visto in precedenza). Problematica della rilevanza della

causa nell’ambito dei negozi unilaterali. Es. Nel testamento? La causa come funzione socio –

economica la causa non dispiega nulla di più del contenuto. Interpretazione del negozio. Il momento

in cui le parti compiono una dichiarazione di volontà può avere un linguaggio opinabile per parole

utilizzate ecc. ecc. Individuazione della comune intenzione delle parti. Ma bisogna andare nello

specifico del caso. Scelte della volontà oggettiva e soggettiva delle parti. Tutela del principio

dell’affidamento: tutelare chi si fida delle dichiarazioni altrui. Interpretazione oggettiva per chi

emette la dichiarazione, soggettiva per chi la riceve. Si valuta l’id quod actum est, quello che

esprime l’articolo 1342: comune intenzione delle parti. Criterio che transita dai negozi causali alla

stipulatio. Si ricostruisce in base al significato oggettivo delle parole. Se le parole hanno significato

non chiaro il giurista secondo criteri valuta il caso concreto. Ambiguitas contra stipulatorem:

quando il testo di un negozio fatto dalle 2 parti si sceglie l’interpretazione a favore del

promettente.Negozio avvenuto quando chi aveva scrito il contratto non era il contraente.

Interpretazione conservativa: si segue il significato per il quale il negozio sia valido. Esigenza di

logica: negozio posto in essere deve essere valido. Criterio di interpretazione secondo gli usi

regionali (mos regionis): parole del contesto geografico. Interpretazione secondo buona fede se i

criteri precedenti non sono bastati: valore che si concreta nella circostanza che si deve presupporre

che le parti del negozio siano corrette. Buona fede in senso oggettivo, ovviamente in relazione ad un

contesto. Nel caso l’interpretazione in questi modi non basti l’atto è invalido. Negozio unilaterale

(testamento). Non ci sono 2 parti. Non c’è esigenza di garantire chi riceve la dichiarazione- In

primo piano la volontà del testatore. Nell’interpretazione bisogna ricostruire la reale volontà del

testatore. Prevale il profilo dell’interpretazione soggettiva. Passaggio dall’epoca classica al tardo

antico: notevole accentuazione del profilo della volontà delle parti. Modificazione delle prospettive

dei modi di pensare: criteri di natura soggettiva. In epoca postclassica tendono a venire meno i

negozi formali e astratti. Invalidità del negozio giuridico: 2 tipi di situazioni: può non dispiegare

effetto (inefficacia in senso ampio) o dispiegare effetti che poi vengono meno con l’accertamento

dell’invalidità (negozio impugnabile). Inefficacia in senso ampio: nullità e inefficacia in senso

stretto: nullità quando vi sia vizio di qualcosa di fondamentale del negozio. In senso stretto cause

patologiche riguardanti elementi non essenziali. Realtà differenti alle quali si riconducono se il

negozio non può dispiegare effetti nei confronti di alcuni terzi (vendita immobiliare non trascritta).

Negozio impugnabile: perché per fare venire meno gli effetti necessita l’iniziativa di un soggetto.


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Di Porto Andrea.

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