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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO

L'opera da cui partire per iniziare lo studio del diritto romano sono le

INSTITUTIONES di Gaio, composte tra il 138 e il 161 d.C. sotto l'impero di

Antonino Pio. Le Institutiones era il manuale su cui si preparavano gli studenti

dell'epoca, scritto in un latino semplice perché il linguaggio giuridico era semplice.

Su questo manuale si sono formati i giuristi dell'epoca.

Secondo il manuale di Gaio, il diritto era organizzati in tre ambiti: persone, res e

azioni.

Le Institutiones di Gaio sono divise in 4 libri: il primo libro è dedicato alle persone, il

secondo e il terzo alle res ,ed il quarto alle azioni.

Nel primo libro Gaio dice che le PERSONE si dividono in libere e serve.

Nel secondo e nel terzo libro, Gaio fa sempre una suddivisione e parla di:

successioni, modi di acquisto della proprietà, obbligazioni e diritti reali.

Nel quarto libro parla delle azioni processuali.

Giustiniano, poi, con l'emanazione del Digesto, impose quest'ultimo con opera di

riferimento, oscurando così le Institutiones di Gaio.

Nel 1816, dopo il congresso di Vienna, in tema di diritto vi erano 2 correnti di

pensiero.

1) Secondo un primo gruppo di intellettuali era necessario riscrivere la storia

dell'Europa partendo dal diritto romano, cioè dalle sue radici storiche.

2) Secondo altri, invece, ci si doveva ispirare al diritto romano così come era stato

codificati da Giustiniano .

In questo clima storico un giurista tedesco, Nibur, trovò le lettere di San Girolamo e

nello stesso manoscritto vi era anche il manuale "Institutiones" di Gaio,

Nel 1816 Nibur, per riportare alla luce il manuale di Gaio, usò un potente solvente

che purtroppo, però distrusse circa 1/5 dell'opera di Gaio.

Questo episodio è sintomo che l'opera di Gaio fu offuscata da quella di Giustiniano,

tanto che sul manuale di Gaio erano state trascritte la lettere di San Girolamo.

Dopo l'età dei Severi (i Severi, tranne una breve interruzione, governarono tra tra la

fine del II e i primi decenni del III secolo, dal 193 al 235) il diritto romano entrò in

crisi, anche a causa della decadenza dell'impero romano. Non c'erano nuovi giuristi e

si preferiva ripiegare su quelli precedenti. E' in questi decenni che inizia a farsi strada

il metodo casistico, che consiste nel vedere se in precedenza un giurista si fosse

pronunciato su quell'argomento, ed il giudice si trovava vincolato a quella precedente

sentenza nel caso in cui ci fosse.

Fu così che Valentiniano nei III secolo “codificò” in una Costituzione il metodo

casistico, stabilendo che nelle corti di giustizia potevano essere proposti i pareri solo

di 5 giuristi dell'età classica quali Gaio, Papiniano, Paolo, Ulpiano e Modestino.

Valentiniano stabilì 3 regole a cui dovevano attenersi gli avvocati.

Solo le opinioni di questi 5 giuristi potevano essere utilizzate dagli avvocati ( prima

regola).

Nel caso in cui sulla controversia si aveva più un parere, valeva il parere della


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suke

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher suke di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Brutti Massimo.

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