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in chiave oligarchica e antipopolare. pagina 1 2 3 4

L'ETA' REPUBBLICANA/4 pagina 1 2 3 4

Pompeo e Cesare.

Dopo la morte di Silla iniziò il periodo delle “grandi personalità”: ciò rispecchia la

decadenza del sistema

oligarchico. Il Senato – organo dell’oligarchia – aveva cessato di essere la guida

dello Stato al tempo delle guerre civili. Le assemblee popolari, inoltre, avevano

perso gran parte del loro significato politico e rappresentativo con l’estensione

della cittadinanza agli italici.

Nel 76 Pompeo ottenne il comando della guerra contro Sertorio, che durava

dall’80, e la portò a termine nel 72, ricevendo poi il comando nella guerra contro

Spartaco. In questa guerra apparve la figura di Licinio Crasso con cui Pompeo

divise il consolato nel 70. Pompeo

Nello stesso anno inoltre:

• furono abrogate completamente le riforme di Silla;

• tornò in vigore la lex Hortensia de plebiscitis del 286;

• vi fu una nuova coalizione tra equites e populares nelle assemblee;

• fu esiliato Verre, propretore della Sicilia, accusato “de repetundis” da Cicerone: in realtà si

trattò di uno scandalo politico per far passare la lex Aurelia.

Nel 67 scoppiò la guerra piratica e la lex Gabinia affidò il comando dell’esercito a Pompeo,

attribuendogli poteri enormi. Terminata la guerra piratica, Pompeo fu inviato contro Mitridate nel

66. Qui non si limitò a concludere il conflitto ma conquistò ingiustificatamente anche la Siria e la

Palestina che organizzò a suo profitto.

Con Pompeo, dunque, i poteri militari vengono prolungati indefinitivamente, e ciò sarà un elemento

di disgregazione dello Stato, perché un tale tipo di imperium è contrario ai principi repubblicani.

Nel 64, appoggiato da esponenti dei Senatori e dei cavalieri, si candida al consolato Catilina,

esponente della nobiltà più antica. Ma fu proprio la factio che temeva Catilina per i suoi progetti

innovatori, ad opporgli l’homo novus Cicerone, che infatti ottenne il consolato. Durante il

consolato di Cicerone la situazione precipitò: Catilina venne accusato di gravi misfatti, il Senato

emanò un senatus consultum ultimum, Catilina si rifugiò a Pistoia dove venne sconfitto e ucciso.

Nel 60 venne stipulato un accordo privato per la guida dello Stato fra tre personaggi: Crasso,

Pompeo e Cesare. Quest’ultimo era nato nel 100 dalla gens Iulia, antichissima ma con un

patrimonio dissestato. Era stato governatore della Spagna e era diventato console nel 59. In

quest’anno Cesare propose moltissime leggi:

• fece ratificare l’operato di Pompeo in Asia;

• fece votare una legge agraria munita di “sanctio”;

• fece approvare molti provvedimenti favorevoli ai cavalieri;

• fece votare la lex Iulia de repetundis.

Nel 59 un tribuno di fiducia di Cesare, Vatinio, fece approvare una legge che concedeva a Cesare il

governo della Gallia Cisalpina per 5 anni.

L’anno successivo un altro tribuno, Clodio, fa approvare numerose leggi fra cui:

• una lex frumentaria;

• una legge che costituisce l’isola di Cipro in provincia con il fine di allontanare Catone –

chiamato a governarla – nemico di Cesare;

• una legge che toglieva agli auguri l’obnuntiatio, cioè la facoltà di opporsi alle leggi

adducendo motivi religiosi.

Clodio fece anche esiliare Cicerone per aver fatto uccidere i catilinari senza un regolare processo e

solo in base ad un senatus consultum ultimum. Si trattò dello scontro fra due principi: quello

aristocratico, secondo il quale un senatus consultum ultimum autorizzava ad uccidere i cittadini

romani dichiarati nemici pubblici; e quello democratico, secondo il quale ogni cittadino poteva

essere condannato a morte soltanto dopo un processo. L’esilio di Cicerone non durò comunque a

lungo: nel 57 fu richiamato a Roma in quanto Cesare aveva bisogno di riconciliarsi con il mondo

Senatorio e quello equestre.

Nel 56 i triumviri stipularono a Lucca un secondo accordo: Pompeo e Crasso

avrebbero avuto il consolato nel 55 e Cesare avrebbe avuto il comando della Gallia

per altri cinque anni. Dopo il consolato Crasso andò a governare la Siria e a

combattere i Parti; Pompeo, che sarebbe dovuto andare in Spagna, restò a Roma.

Crasso morì nella battaglia di Carre del 53; Pompeo venne eletto console senza

collega.

Nel 52 terminò la guerra gallica con la romanizzazione di tutta la Gallia.

Nel 49 il mandato di Cesare scadeva ma questi non volle deporre l’imperium per

non finire sotto processo. Nel 49 Cesare passò il Rubicone con l’esercito

Cesare contravvenendo alle leggi di Silla; il Senato emise un senatus consultum ultimum

ma Cesare giunse a Roma e la occupò. In seguito inseguì Pompeo e lo sconfisse a Farsalo nel 48.

Tornato in Italia si fece eleggere dittatore per 10 anni nel 46, console unico nel 45, dittatore a vita,

imperator, tribuno a vita, pontefice massimo e padre della patria nel 44. Portò il Senato a 900

membri, estese la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina, fece votare una legge sull’unificazione

dei municipi. Nel 44 venne ucciso.

La giurisprudenza in età repubblicana.

La prima grossa novità, risalente al 242, è l’introduzione del pretore peregrino. Davanti a questi

non erano esperibili le legis actiones e nasce così il processo formulare nel quale il pretore invia al

giudice una specie di “biglietto di istruzioni” nel quale si mette in evidenza il punto centrale della

controversia. Con la lex Aebutia viene esteso il processo formulare anche alle controversie tra

cittadini romani. L’uso delle formule, però, rende il diritto estremamente frammentario e perciò la

giurisprudenza si occupa soltanto della casistica. Tutto ciò porterà alla creazione dell’Editto

pretorio, un albo di formule fisse proposte da ciascun pretore, che si ripete di anno in anno e si

arricchisce grazie all’intervento di alcuni pretori più esperti. Il diritto pretorio che così nasce non

può derogare dallo ius civile, ma lo può interpretare favorendone un’applicazione meno meccanica,

perché il pretore è il “dominus” del processo. Nascono con il tempo nuove formule:

• le formule in factum, per situazioni concrete non previste dallo ius civile;

• le formule fitticiae, con cui si da per esistente un certo presupposto per rendere possibile

l’esperimento di un rimedio giudiziale;

• le actiones utiles, con cui si adattavano i principi civilistici a casi non contemplati.

Vengono inoltre introdotti i principi della bona fides e quello opposto del dolus. Giuristi come Manio

Manilio e Giunio Bruto ricercano la possibilità di interpretazioni in base a leggi posteriori a quelle

decemvirali, mores e principi equitativi. In seguito nasce l’attività definitoria che tende a

determinare i singoli istituti. In tal senso, Quinto Mucio Scevola fu il primo a comporre un trattato

giuridico unitario. Mentre in tutta l’età repubblicana il giurista è sempre stato un uomo politico,

nella tarda repubblica si assiste al suo progressivo distacco dalla vita politica, con un notevole

incremento della produzione dottrinale.

la fine della Repubblica: Augusto e l’inizio del principato.

Alla morte di Cesare, le classi sociali si trovarono di nuovo in conflitto. Alla guida dei democratici,

degli

equites e dell’esercito, troviamo Marco Emilio Lepido e Marco Antonio. Quest’ultimo era riuscito

a farsi attribuire il governo della Gallia dall’assemblea e non dal Senato che, dunque, gli mandò

incontro i due consoli con un esercito: entrambi i consoli morirono nella battaglia di Modena. Nel

frattempo Cicerone credette di aver trovato in Gaio Ottaviano – figlio adottivo di Cesare – un

campione da opporre ad Antonio. Ma Ottaviano, eletto console, strinse un accordo con Antonio e

Lepido: nacque allora il secondo triumvirato, questa volta legalizzato da una lex Titia che nominava

i tre triumviri rei publicae constituendae. Essi si divisero il governo delle province che – dopo la

legge di Silla che scindeva l’imperium domi dall’imperium militiae – era l’unico modo per aver a

disposizione un esercito: Ottaviano ottenne l’Africa e le isole, Lepido la Gallia Narbonese e la

Spagna, Antonio la Gallia Cisalpina. Subito dopo la costituzione del triumvirato, Cicerone venne

inserito nelle liste di proscrizione; Bruto e Cassio furono uccisi nella battaglia di Filippi del 42

dall’esercito di Antonio e di Ottaviano. Dopo Filippi vi fu in Italia un enorme sconvolgimento:

170.000 veterani furono lasciati liberi di occupare il suolo italico e l’agricoltura dopo questo colpo

non si risollevò più.

Lepido fu tolto di scena, mandato prima ad amministrare la Sicilia e poi eletto pontefice massimo;

rimanevano Antonio e Ottaviano che si divisero l’impero: a Ottaviano l’Occidente; a Antonio

l’Oriente con l’incarico di far guerra ai Parti. Mentre Ottaviano riusciva a ripristinare il potere degli

organi repubblicani, Antonio invece di far guerra ai Parti si trasferì in Egitto dove legò con la regina

Cleopatra. Nel 32 Ottaviano rese noto il testamento di Antonio che lasciava alcun territori romani

all’Egitto: il Senato affidò quindi ad Ottaviano il compito di muover guerra all’Egitto e ad Antonio,

dichiarato nemico pubblico. Ottaviano sconfisse Antonio ad Azio nel 31 e fece dell’Egitto un suo

possedimento personale che trasferì ai suoi successori.

Ottaviano fu console dal 31 al 23 e fino al 28 rimase triumviro senza colleghi. Nel 27 dichiarò di

volersi ritirare a vita privata ma dietro supplica del Senato accettò l’amministrazione di alcune

province; nel 23 deposto il consolato, accettò l’imperium proconsulare maius e la tribunicia

potestas, due cariche che successivamente mantennero tutti gli altri imperatori; nel 12 fu nominato

pontefice massimo a vita. Infine cambiò nome: si fece attribuire i titoli di imperator in quanto

governatore delle province e capo dell’esercito, Caesar in quanto figlio adottivo di Cesare,

Augustus.

Egli conservò tutti gli istituti giuridici e le formule costituzionali repubblicane: ciò è scritto

nell’epigrafe del Monumentum Ancyranum, una stele ritrovata ad Ankara, in cui

Augusto parla in prima persona definendo le proprie azioni “res gestas divi Augusti”.

Egli vuole essere considerato un restauratore che ha posto termine alle guerre e

restaurato la Repubblica .

Quale capo dell’esercito, Augusto si preoccupò della sua riorganizzazione:

• le legioni vengono portate a 25, ognuna di 5.000 uomini divisi in 10 coorti;

• vi sono poi i pretoriani, la guardia ufficiale dell’imperatore formata da 9 Ottaviano

coorti di 1.000 uomini con notevoli vantaggi rispetto ai legionari; giovane

• infine quattro flotte, stanziate a Marsiglia, Ravenna, Miseno e in Grecia.

Si calcola che sotto le armi servissero almeno 500.000 uomini su 4.000.000 di cittadini: nasceva il

problema della carenza di uomini.

In conclusione, non si può parlare di Augusto come di un magistrato con poteri straordinari; certo i

suoi poteri non derivano da alterazioni violente della costituzione ma dall’introduzione di

competenze nuove in materie nuove e dall’integrazione delle strutture preesistenti con nuove

strutture che si erano rese necessarie:

• una amministrazione centralizzata;

• una nuova organizzazione dell’esercito;

• un fisco unitario.

Tutto questo nuovo apparato fa capo al princeps che naturalmente ha bisogno di numerosi

collaboratori, scelti solitamente fra gli schiavi poiché privi di capacità giuridica. La struttura

burocratica che si va formando è essenzialmente diversa da quella repubblicana: il magistrato

repubblicano è investito dei suoi poteri dal popolo; il burocrate di questo periodo è un funzionario

con poteri amministrativi legittimati dal principe. Scelti dal principe, i magistrati persero molti

poteri; i consoli divennero prima 4, poi 8 fino a 25, divisi in ordinari, eponimi e suffecti; i pretori

divennero 16 con la creazione di nuovi pretori per singole materie; i proconsoli vennero inviati ad

amministrare le province Senatorie; i Senatori vennero ridotti da 900 a 600. Gli equites si

orientano verso la carriera burocratica in quanto gli appalti delle province Senatorie sono ben poca

cosa; la plebe ha perso il potere legislativo dei concilia in quanto le leggi sono presentate dai

consoli o da Augusto stesso ai comizi centuriati.

Per quanto riguarda la giurisdizione, Augusto riorganizza la materia con le leggi Iulia iudiciorum

privatorum e Iulia iudiciorum publicorum; fa inoltre votare una lex sumptuaria per la repressione

del lusso e si occupa di legislazione in campo matrimoniale e relativa agli

schiavi. In quest’ultimo campo tre leggi, la Fufia Caninia, la Aelia Sentia, la

Iunia Norbana, pongono una nuova disciplina fondata sulla limitazione del

diritto del padrone di manomettere (liberare) lo schiavo rendendolo così

cittadino.

L’economia dell’epoca Augustea è di tipo monetario, basata sul commercio

e non produttiva: si sarebbe dovuto alimentare il circuito monetario

attraverso una politica di conquiste cui Augusto era però contrario; ciò

porterà alla crisi economica del III secolo.

Se la vera legislazione finisce con Augusto, con lui nascono fonti normative

diverse. In età repubblicana, il Senato non può emanare leggi, ma ne può

raccomandare una determinata interpretazione: su questa base nascono in

epoca augustea i senatoconsulti normativi, che integrano anche le

antiche leggi comiziali.

L’imperium proconsulare maius conferisce ad Augusto la facoltà di

emanare editti validi per tutte le province: uno degli esempi più importanti

Ottaviano imperatore è l’Editto ai Cirenei con il quale viene modificata la lex Iulia de

repetundis creando un tipo di processo più rapido, per questa materia, da svolgersi davanti al

Senato. Gradualmente questa procedura si estende anche ad altre materie: in particolare il Senato

viene reso arbitro della giurisdizione sui propri membri in campo criminale.

Viene estesa la nozione di reato maiestas alle lesioni dell’assetto costituzionale; la cognitio extra

ordinem, che si estende al di fuori dell’ordo iudiciorum delle quaestiones perpetue, finisce per

assorbire in gran parte le loro competenze. Mentre nelle quaestiones perpetue il rito è accusatorio,

nella cognitio extra ordinem è inquisitorio: un delegato di Augusto, ricevuta una denuncia, procede

ad una inchiesta. Nei processi, Augusto si riserva il c.d. “voto di Minerva”, in caso di parità dei voti

dei giudici, e l’appellatio, cioè l’intervento diretto per tutta una serie di casi.

In campo civilistico, la lex Iulia iudiciorum privatorum abolisce le legis actiones, già in disuso. Resta

il processo formulare, caratterizzato dalla tipica forma contrattuale della c.d. litis contestatio.

Anche nell’ambito del diritto processuale privato interviene la cognitio extra ordinem, subentrando

al processo formulare: con la cognitio, la formula viene sostituita dalla domanda scritta di una delle

parti al funzionario imperiale davanti al quale si svolgerà il processo. In questo periodo l’editto

pretorio giunge ad un tale grado di perfezionamento che le formule in esso contenuto divengono

fisse o quasi. Quanto alla giurisprudenza, c’è ora un istituto nuovo: lo ius respondendi, il diritto di

dare risposte a quesiti giuridici completi suffragate dall’autorità dell’imperatore.

In epoca augustea si accentua anche il distacco dei giuristi dalla vita pubblica: si formano due

scuole di pensiero, quella Proculiana, più tradizionalista, e quella Sabiniana, più aperta alle

innovazioni. pagina 1 2 3 4

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La natura del regime Augusteo e il problema della successione.

Quanto alla natura del regime augusteo, gli storici hanno elaborato diverse teorie. Il Mommsen

sostenne la teoria diarchica, o degli ordinamenti paralleli, secondo cui Augusto creò un

ordinamento nuovo che si affiancava a quello repubblicano; Arangio Ruiz ritiene invece che si

tratti di una situazione di protettorato: Stato protetto è la Repubblica formalmente intatta, Stato

protettore la Monarchia .

La considerazione globale è che nessun governo assoluto ha mai voluto presentarsi come tale, e si

è

sempre definito democratico: i regimi assoluti sono regimi fattuali, e tale è quello Augusteo. In

conclusione si può affermare che durante periodo in esame l’affermazione di un nuovo organo

dello Stato, il Principe, causò il graduale assorbimento, da parte di questo, delle antiche

competenze dei vari organi, lasciando formalmente intatto, ma concretamente sempre più vuoto,

l’ordinamento repubblicano.

Il frutto più importante del nuovo regime fu senza dubbio la pace che era, dopo decenni di

sanguinose lotte, un’esigenza insopprimibile. La classe che trasse maggiore vantaggio dal nuovo

assetto costituzionale fu il ceto medio, composto da professionisti, funzionari, ufficiali, impiegati

ecc. Si moltiplicarono difatti gli impieghi a reddito fisso e quindi gran parte dei cittadini si

trovavano ad essere mantenuti ma anche a dipendere dallo Stato.

Con la morte di Augusto si apre il problema della successione. Molti storici affermano che non si

trattò di un potere monarchico perché non ci fu trasmissione ereditaria. Ma in realtà Augusto fece

di tutto per rendere ereditaria la sua carica. Ebbe infatti tre mogli ma non una discendenza diretta

maschile. Augusto pensò ai figli che Giulia – sua figlia con la moglie Scribonia – aveva avuto da

Agrippa (uno dei tre mariti di costei): però due morirono giovani e uno fu esiliato. Rimase Tiberio,

figlio di primo letto di Livia Drusilla (terza moglie di Augusto) e Tiberio Nerone, nonché marito di

Giulia.

I Giulio-Claudi.

Con la morte di Augusto si apre l’età Giulio-Claudia; questa è un’epoca di profondi

cambiamenti, in cui si sviluppano e si assestano le novità dell’epoca augustea.

Inoltre, l’età Giulio-Claudia è l’età dei primordi del Cristianesimo e delle sue prime

persecuzioni.

Tiberio Tiberio, come si è detto, è il successore designato di Augusto. Egli sa Theodor

di non avere lo stesso carisma del suo predecessore e così cerca di Mommsen

operare in accordo con il Senato. Rifiuta di essere considerato oggetto

di culto e rinuncia all’appellativo di padre della patria. Sotto Tiberio, gli equites

escono dalle centurie che si occupano della “destinatio” dei magistrati, rompendo così

l’equilibrio con i Senatori. Nel 31 il prefetto del pretorio Seiano, approfittando della

lontananza da Roma di Tiberio, aveva cercato di instaurare una forma di coregenza con

l’imperatore ma fu da questi fatto giustiziare come reo di tradimento.

In questo periodo vi fu un enorme afflusso di capitali in moneta pregiata in Italia, capitali che

riprendevano la via delle province nel commercio di beni di lusso di cui usufruiva la classe

Senatoria. Non vi erano infatti per questo denaro possibilità di investimento in quanto la maggior

parte della popolazione viveva a livelli di sussistenza. Tiberio cercò di porre rimedio a tale

situazione obbligando i detentori di capitali ad acquistare terreni italici: ma i terreni erano molti, i

prezzi calarono e ciò provocò la rovina degli ultimi agricoltori e dei piccoli proprietari.

Caligola A Tiberio successe Caligola. La tradizione dice che egli fu per qualche tempo un buon

imperatore ma poi impazzì. In realtà, mentre in un primo tempo Caligola accettò la

tutela del Senato, successivamente cercò di sottrarvisi, tentando di dar vita ad una

monarchia di stampo ellenistico.

Claudio Di Claudio, la tradizione dice che, schiavo delle sue donne e dei suoi liberti, visse più

da liberto che da libero; fu acclamato dalle corti pretorie quando era già in età

avanzata. Egli sviluppò l’apparato amministrativo e ciò necessitava dell’uso di schiavi

e di liberti che acquistarono, così, poteri enormi. Fu ripresa inoltre la politica

espansionistica in Britannia e in Mauritania, che servì a fornire i fondi necessari

all’opera dell’imperatore. Sotto Claudio si ebbe la prima persecuzione cristiana:

Svetonio narra che gli Ebrei che tumultuavano sotto l’impulso cristiano furono espulsi da Roma.

Nerone

Nerone era figlio di Domizio Enobarbo e di Agrippina. Anche lui, come Caligola, fu inizialmente un

buon imperatore ma tentò poi di instaurare una monarchia ellenistica di carattere assoluto.

Concesse la cittadinanza romana ai Greci. Nel 64 si assiste alla svalutazione della moneta d’oro

(impiegata per la tesaurizzazione) rispetto a quella d’argento (impiegata per i commerci): ciò

comportò la rovina di molte famiglie Senatorie.

I Flavi.

Il 69 fu l’anno dei “quattro imperatori”, Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Alla morte di Nerone,

infatti, seguirono vari pronunciamenti, sia militari che Senatori, che ebbero il valore di una

rivincita contro il regno di tipo ellenistico.

Galba Galba era un vecchio Senatore, restò pochissimo al potere e morì in una sommossa.

A lui la tradizione attribuisce un discorso – il manifesto ideologico della futura età

aurea dell’impero – riguardo all’adozione del successore da parte del principe.

Caratteristica di Galba è il tentativo di conciliare il potere Senatorio e la costituzione

del Principato: ma i tempi non sono maturi e Galba verrà ucciso durante un tumulto

della plebe urbana.

Otone e Vitellio

Otone [nel riquadro], uomo ricchissimo, restò pochissimo al potere perché

contemporaneamente si sollevarono gli eserciti stanziati sul Reno, che elessero

imperatore Vitellio, e quelli stanziati in Palestina che elessero imperatore

Vespasiano. Vitellio sconfisse Otone nei pressi di Cremona ma a sua volta venne

sconfitto da Vespasiano.

Vespasiano

Vespasiano è il fondatore della dinastia dei Flavi: di origini modeste, è il prototipo

dell’imperatore eletto dal suo esercito. Con Vespasiano, a capo dell’apparato

burocratico creato da Claudio cominciarono a trovarsi – affiancati dai liberti imperiali

– i cavalieri. Nel 70 Gerusalemme fu conquistata e iniziò la diaspora ebraica.

Fu concessa la cittadinanza anche agli spagnoli e iniziò a delinearsi la divisione fra

Occidente romano e Oriente non romano.

Vespasiano riassestò le finanze statali, applicando un severo regime di economie nelle pubbliche

spese e vendendo i beni accumulati dai Giulio-Claudi; non si appoggiò ufficialmente all’esercito ma

anzi tentò di farlo rientrare nei limiti della necessaria disciplina; non approfittò della forza militare,

e restituì formalmente al Senato e ai comizi la potestà di eleggere i principi.

Risale a Vespasiano la famosa lex de imperio Vespasiani risalente al 69 o al 70:

• discusso è il suo contenuto e il suo significato, perché mentre secondo alcuni fu un atto

unitario di attribuzione dell’imperium, altri negano tale interpretazione;

• rimane dubbio se essa vada intesa come attribuzione al solo Vespasiano di speciali poteri,

o come conferma dei poteri già attribuiti ai principi a partire da Augusto;

• può essere vista come prima sanzione legislativa del nuovo ordinamento costituzionale,

oppure come tentativo di inserire il principato nell’ordinamento equiparandolo ad una

magistratura.

Tito e Domiziano

Tito [nel riquadro], figlio di Vespasiano, è noto come “delizia del genere umano”; la novità del suo

regno è la penetrazione del Cristianesimo in ambienti molto vicini all’imperatore. Suo fratello,

Domiziano, è stato dipinto invece come un principe crudele; fu nemico del Senato che indebolì

concedendo sempre più potere al consilium principis, un organo senza importanza introdotto da

Augusto con funzioni consultive. Riprese la politica espansionistica e creò i campi decumati,

avamposti militari. Con Domiziano si ebbe la seconda grande persecuzione cristiana

dove vi morirono personaggi illustri come Flavio Clemente, cugino dell’imperatore e

console. Morì in una congiura di palazzo nel 96.

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L’età aurea: gli Antonini.

L’età aurea è caratterizzata dalla successione adottiva degli imperatori che, come si è detto, viene

ascritta da Tacito a Galba per un discorso da questi pronunciato in occasione dell’adozione di

Pisone. Ogni imperatore adotta il suo successore davanti al Senato e con il consenso del Senato.

Nerva Sotto Nerva – anziano Senatore eletto con l’iniziale opposizione dei pretoriani – si ebbe

l’ultima attività legislativa delle assemblee. Egli cercò la conciliazione con il Senato, limitò

la pratica dei processi per maiestas, fece applicare con minore rigore le leggi di

Domiziano contro i cristiani e operò una politica di sgravi fiscali.

Traiano Traiano, adottato da Nerva, era spagnolo e fu il primo provinciale assurto alla dignità

imperiale. Integrò il Senato con provinciali e concesse la cittadinanza a tutta la parte

occidentale dell’impero. Riprese la politica espansionistica tant’è che sotto di lui

l’impero conobbe la sua massima espansione con la conquista della Dacia,

dell’Armenia, della Mesopotamia e della Siria. Le conquiste in occidente segnarono una

forte ripresa dei traffici commerciali e infatti, in questo periodo, si svilupparono il diritto

della navigazione e quello delle obbligazioni contrattuali.

Con Traiano abbiamo il primo documento imperiale che si occupa dei Cristiani. Plinio il giovane, in

qualità di governatore della provincia d’Asia, chiede all’imperatore come comportarsi con i Cristiani.

Traiano risponde che il governatore deve agire solo su denuncia e che i Cristiani vanno condannati

non in quanto tali, ma per aver commesso reati comuni o per essersi rifiutati di far sacrifici davanti

all’immagine dell’imperatore.

Adriano Con Adriano si ha la maggiore concentrazione di poteri nelle mani del principe. Egli fu

alieno da conquiste esterne e si limitò a fortificare i confini. Egli tentò un

avvicinamento tra il mondo occidentale e quello orientale; fu il primo imperatore

filosofo, ammiratore della cultura greca.

Con Adriano l’editto perpetuo divenne definitivo, codificato dal giurista Salvio Giuliano

nel 130: è la fine dello ius honorarium. Cessata l’attività normativa del pretore,

rimasero quella del Senato e quella dell’imperatore, senza dubbio più importante, consistente nelle

costituzioni. Quest’ultime vengono a specificarsi in una tipologia definitiva:

• gli editti, disposizioni a carattere generale valide per tutto l’impero;

• i mandati, ordini a funzionari e a magistrati in campo amministrativo e penale;

• i rescritti e le epistole, risposte date dall’imperatore a domande scritte rivolte

rispettivamente da magistrati e da privati;

• i decreti, decisioni dell’imperatore in un processo su domanda delle parti, dei magistrati o

di propria iniziativa.

In Italia la giurisdizione venne divisa fra quattro consulares che si occupavano della giustizia

amministrativa e civile.

Antonino Pio e Marco Aurelio

Il successore di Adriano, Antonino Pio, si limita a continuare l’opera del suo

predecessore salvo l’abolizione dei consulares.

Maggiore importanza riveste Marco Aurelio [nel riquadro], imperatore e filosofo per

eccellenza. Sotto di lui viene codificato l’Editto provinciale che diventa la fonte unica del

diritto per tutte le province. Egli introdusse al posto dei consulares cinque iuridici con il

compito di amministrare la giustizia civile. Alla morte di Marco Aurelio, nel 180, gli

succederà il figlio Commodo – anziché il suo associato Lucio Vero che morì nel 168 – e si perderà

così il principio della successione adottiva.

L’ordinamento giudiziario e i giuristi nel principato.

In quest’epoca si assesta la riforma dell’ordinamento giudiziario iniziata da Augusto. Mentre in età

repubblicana esistevano varie forme di repressione criminale, nell’età imperiale si afferma la

cognitio extra ordinem quale tipo di repressione criminale proprio del principato. Le leggi istitutive

delle quaestiones perpetuae sono leggi processuali: esse definiscono molto sinteticamente l’oggetto

del reato e fissano un rito processuale particolare per ciascuna quaestio. Tuttavia la quaestio è un

organo giudiziario che può funzionare solo a Roma mentre adesso i cittadini romani sono ormai in

tutta Europa: cambia perciò il rito processuale che va unificandosi: i reati politici vengono assunti

sotto la competenza del Senato; nelle province, la giurisdizione civile viene esercitata dai funzionari

imperiali, in Italia dai consulares e in seguito dagli iuridici.

Con l’unificazione dei riti processuali, delle leggi istitutive delle quaestiones perpetue rimangono in

vigore solo le definizioni dei reati, arricchite e specificate per mezzo dei Senatoconsulti. Una volta

che la quaestio perpetua esiste solo come ipotesi di reato, decade il sistema accusatorio proprio

dell’età repubblicana: ora il cittadino può solo sporgere denuncia al magistrato imperiale, che apre

un’inchiesta. L’unificazione dei riti processuali rende inoltre possibile la contestazione di più reati

davanti allo stesso organo giudicante; avviene anche una dilatazione enorme del concetto di

interesse pubblico: così l’azione civile viene assorbita in parte da quella criminale.

Nel campo del diritto privato, come si è detto, l’ingresso della cognitio extra ordinem provoca la

decadenza del processo formulare: la formula viene sostituita dal c.d. libello, cioè da un documento

scritto presentato dall’attore al magistrato.

Riguardo alla giurisprudenza assistiamo ad un cambiamento di tendenza: non si mira più a creare

concetti giuridici attraverso un processo diairetico, ma si esalta la casistica. Ormai l’evoluzione del

diritto dipende dalle costituzioni imperiali a dall’opera di interpretazione e armonizzazione dei

giuristi che fanno parte del consilium principis. Tuttavia, attraverso quest’ultimo organo, ai giuristi

non è dato solo di interpretare, bensì di creare norme.

I Severi.

L’età dei Severi è un periodo di transizione in cui si conclude il Principato e si preannunzia il

Dominato. Nell’età dei Severi, le fonti normative romane tradizionali si vanno perdendo: restano

solo le costituzioni imperiali. Anche l’epoca classica della giurisprudenza, iniziata con Augusto,

volge al termine. L’unica opera della giurisprudenza del Principato che ci sia giunta direttamente

sono le “Istitutiones” di Gaio: si tratta di una breve opera di esposizione, in forma scarsamente

problematica, degli istituti privatistici del diritto romano.

Il giurista di quest’epoca non crea mezzi tecnici nuovi, ma partecipa, mediante il consilium

principis, alla stesura delle costituzioni. Può inoltre emanare responsi, scrivere libri di diritto civile,

digesti, commentari all’Editto, monografie e institutiones. La giurisprudenza è ora una vera e

propria fonte normativa, che si affianca alle costituzioni imperiali. Tuttavia dopo Ulpiano l’attività

giurisprudenziale viene improvvisamente a cessare: ciò è dovuto alla difficoltà in cui viene a

trovarsi il giurista di fronte al continuo gettito delle costituzioni imperiali spesso anche

contraddittorie fra loro.

Dopo l’epoca dei Severi si sentirà l’esigenza della codificazione, al fine di contenere la dispersività

delle costituzioni.

Commodo, Pertinace e Didio Giuliano

Con Commodo [nel riquadro], figlio di Marco Aurelio, viene a cadere il principio secondo cui

l’esercito deve essere composto solo da cittadini e provinciali e vengono arruolati circa 20.000

barbari. Dopo Pertinace, acclamato dal Senato e dai pretoriani, e Didio Giuliano, ricco

banchiere che comprò il governo, fu la volta di Settimio Severo, primo imperatore della

dinastia dei Severi.

Settimio Severo

Settimio Severo, legato della Pannonia, scese a Roma dalla sua provincia, sconfisse i

suoi avversari e venne acclamato imperatore dalle sue truppe. Egli dette una

connotazione nuova alla carica imperiale: volle essere dominus. Non aveva fiducia nei

pretoriani italici; tutta l’Italia venne equiparata, dal punto di vista amministrativo, alle

altre province. Settimio Severo si oppose fortemente alla diffusione dell’Ebraismo e del

Cristianesimo, tanto da emanare un dogma (editto) contro il proselitismo cristiano e

giudaico: nonostante questo, il Cristianesimo si diffonde notevolmente. Settimio morì durante una

spedizione in Britannia.

Caracalla Caracalla, dopo aver fatto uccidere il fratello Geta nominato con lui successore dal

padre Settimio, fu il nuovo imperatore. Il suo primo atto importante è la Constitutio

Antoniniana del 212, con la quale si concedeva la cittadinanza Romana a tutti coloro

che risiedevano entro i confini dell’Impero: dopo l’errori causa probatio di Adriano e il

diritto di connubio concesso da Settimio a tutti i soldati degli eserciti provinciali con

cui le donne peregrine acquistavano la cittadinanza, la Constituitio Antoniniana era

indispensabile. Il problema fondamentale della Constitutio Antoniniana stava nell’applicazione del

diritto romano ai territori orientali: si cercò da un lato di rispettare le usanze locali, dall’altro si

recepirono nel diritto romano istituti nuovi.

Macrino, Elagabalo e Alessandro Severo

Dopo la morte di Caracalla vi fu un breve periodo di interregno Senatorio. Fu poi eletto

imperatore Macrino che per primo abrogò alcuni decreti imperiali. Il suo successore,

Elagabalo, operò una eticizzazione della titolatura imperiale: preferì i titoli di Pius e Felix

ai “cognomina ex virtute” derivati dai nomi dei popoli vinti, e in genere seguì una politica

di rottura nei confronti della tradizione romana tentando una sorta di “orientalizzazione”.

Ucciso Elagabalo dai pretoriani, gli successe Alessandro Severo [nel riquadro], ultimo

esponente della dinastia dei Severi. Egli riassunse subito i cognomina ex virtute e seguì una politica

reazionaria, che accentuò l’importanza dell’esercito e dell’elemento italico nella compagine statale

ma che finì per travolgerlo. Affiorano in questo periodo le tendenze autonomistiche e

nazionalistiche provinciali, causate anche dalla crisi economica e monetaria che ha come effetto la

formazione delle economie locali.

Organi ed istituzioni del principato.

Gli organi repubblicani che più rapidamente decaddero furono le assemblee popolari, per un

duplice ordine di motivi:

• in primo luogo si dimostrarono l’organo meno adatto per l’assiduo controllo che intendeva

esercitare il principe;

• in secondo luogo, già nella tarda Repubblica, la loro funzione non riusciva ad essere

sovrana nella misura in cui i comizi avevano come massa votante la sola plebs urbana,

essendo gli altri cittadini dell’impero troppo lontani per parteciparvi.

Le loro funzioni vennero, durante il principato, quasi completamente abolite e quelle che

sopravvissero si presentarono come un mero simulacro, necessario per far tacere gli scrupoli

legalitari sul fondamento del potere dei magistrati e del principe. Per quanto riguarda il Senato, i

suoi poteri furono – seppure formalmente – addirittura estesi:

• ai senatoconsulti si riconobbe efficacia normativa;


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Moses

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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