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quell’interna, dato che la plebe, esclusa in blocco dalla civitas, priva di cittadinanza, e senza

essere soggetti giuridici né per il diritto pubblico che per quello privato, si rese conto

dell’importanza che aveva per l’esercito e cominciarono le loro rivendicazioni.

Ottenere la distribuzione di terre pubbliche, perché la plebe reclamò ed ottenne

l’assegnazione d’altri terreni, poiché vi fu una flessione nell’att.artigianali, per cui si rese

necessario il ripiego su atti agro-pastorali.

Un’equiparazione giuridica con i patrizi nel seno dell’exercitus centuriatus e

l’utilizzazione di quest’ultimo come assemblea cost, fatta di votanti patrizi e plebei, e

l’eleggibilità di quest’ultimi. Essi ottennero che 1 dei 2 consoli, da eleggersi dai c.centuriata,

potesse essere plebeo, per difendere gli stessi da ingiustizie secondo la auxilii latio, cioè

facoltà di portare7 aiuto. Ciò, dopo la 1°guerra di secessione, fu concesso dal Senato.

Il problema dei debiti. I plebei n’erano oppressi, in quanto non riuscivano a pagare né il

capitale, né gli interessi, ed erano costretti a riscattarli lavorando. Ciò portò ad una duplice

rivendicazione: la mitigazione di queste sanzioni, in quanto quest’esecuzione personale dei

debiti era pesante; ed una cancellazione degli stessi. Solo nel 326, la Lex Poetelia Papiria

mitigò il sistema, stabilendo però solo che il debitore non doveva essere incatenato. I metodi

di lotta per ottenere queste rivendicazioni furono le secessioni o scioperi, cioè

l’allontanamento in massa della plebs nei momenti di notevole bisogno.

Per far fronte a tutte le rivendicazioni della plebe e di garantire l’eliminazione dei soprusi,

furono pubblicate le leges XII tabularum, cioè formulate e pubblicate le linee generali

dell’ordinamento, che il collegio decemvirale era riuscito a mettere insieme.

IL REX E LE MAGISTRATURE DELLA CIVITAS QUIRITARIA

Prima del 509, il governo romano era costituito da 3 elementi fondamentali: il rex, i comitia

curiata e il senatus. I suoi poteri subirono delle variazioni nel passaggio dalla monarchia

latino-sabina all’età etrusca. La carica regia era: religiosa, essendo compito del rex

assicurare la pax deorum e raccogliere gli auspici degli dei; monocratica nel senso che

poteva essere ricoperta da una sola persona; e vitalizia, cioè durava fino alla morte del re

salvo spontanea abdicatio. Essa durava ininterrottamente salvo il periodo, di 5 giorni, del

regifugium, in cui il rex era sostituito dall’interrex. Quando il re moriva, dato che la

monarchia non era ereditaria, bisognava eleggerne uno nuovo. Nel lasso di tempo in cui

bisognava individuare il nuovo rex, i senatori provvedevano ogni 5 giorni all’elezione

dell’interrex, finche i patres non trovavano un accordo sul nuovo re. Una volta individuato,

egli era presentato al popolo, e successivamente si procedeva all’inauguratio, cerimonia

religiosa con la quale s’invocavano il favore degli dei. Poi si procedeva ad una delibera

molto importante, la lex curiata de imperio, venuta in uso nella fase etrusco-latina. Essa

serviva a conferire al rex, l’imperium, cioè il comando militare dell’exercitus in battaglia,

quindi divenne magister populi. Egli si avvalse d’alcuni funzionari; i centuriones, capi

delle centurie; i tribunus celerum, al di sopra dei centuriones, capi della cavalleria; i 3 (poi

6) tribunum militum, ufficiali di stato maggiore, che assumevano la direzione tattica.

Funzioni civili furono: la direzione della vita nella civitas che conferì al rex una limitata

attività normativa (leges regiae). La coercitio dei recalcitranti all’imperium era un potere di

polizia rientrante nella potestas, esplicava per mezzo dei lictores e consisterva nell’inflizione

di una multa, l’incarcerazione preventiva ecc. La iurisdictio (funzione giurisdizionale),

cioè l’intervento nelle liti private per affermare l’autorità dello ius vigente nella comunità, si

esplicava su richiesta del privato, affiancandola allo ius vigente. La repressione criminale

si riferiva a quei crimini che avevano intaccato la pax deorum e fu usata per il parricidium,

cioè l’uccisione del pater familias, e la perduellio, cioè nel tradimento della civitas e

prevedeva la decapitazione. Con la crisi della civitas, il re divenne semplicemente rex

sacrorum. Non fu più magister populi ma magistratus, cioè una carica laica. Si distinsero:

Magistratus maiores (cat.superiore) quelli forniti di potestas ed imperium (cum imperio)

Magistratus minores (cat.inferiore) quelli cui si riconosceva solo 1 potestas (sine imperio)

Vi furono magistrature ordinarie e straordinarie. Magistrature ordinarie, considerate

proprie dell’ordinaria vita della civitas e perciò rinnovate annualmente, con a capo il

praetor. La sua figura diventò progressivamente autonoma, fino a diventare capo di tutto il

populus romanum quiritium anche al di fuori dell’ambito militare, nel periodo di crisi; più

tardi, con la duplicazione della legio, essi divennero 2, ma sempre con decisioni autonome.

Magistrature straordinarie, facendovi ricorso in momenti di speciale bisogno nominando,

per mezzo del praetor, il dictator, che aveva specifiche funzioni militari (guerre estere) e

d’ordine pubblico. Vi erano poi i decemviri legibus scribundis, svolgenti funzioni

consultive; i tribuni militum; i censores, che avevano il compito di verificare il censo

individuale I sacerdotes, pur essendo estranei all’organizzazione del governo quiritario,

svolsero notevoli compiti ausiliari nelle funzioni di governo, subordinate alla pax deorum,

svolgendo funzioni religiose d’interesse pubblico. I 3 massimi collegi sacerdotali furono:

I pontifices, dapprima in 3 poi 5 più il rex sacrorum, che si assicuravano che la vita

cittadina si svolgesse in conformità alle esigenze poste dalle divinità protettrici della civitas.

Gli àugures, arbitri della delicata scienza degl’auspici, che condizionava l’inauguratio.

I duòviri sacris faciundis, custodi dei sacri libri sibillini

I COMITIA CURIATA

Erano l’unica assemblea cost.dei cittadini romani, collegate alle curie, composte da 30

persone. Esse erano composte dai patres gentium e dai patres familiarum, dai clienti e dai

plebei. Le attribuzioni deliberative furono 3: una funzione elettorale, un 1°voto per

l’approvazione del rex, e un 2°voto per il riconoscimento dell’imperium allo stesso (lex

curiata de imperio); una funzione legislativa, consistente nella votazione delle leges

normative proposte dal re (leges regiae); giurisdizionale, cioè commutare la pena di morte

del condannato. I motivi delle adunanze furono: per le funzioni religiose della civitas, per

l’inauguratio del rex, per la lex curiata de imperio ecc. la fase di crisi della civitas quiritaria

fece emergere un’assemblea extracostituzionale molto influente e rivoluzionaria, di cui si

avvalse la plebe per ottenere concessioni all’interno della civitas; i concilia plebis tributa.

Nacquero allo scopo di riunire le tribù di plebei per concordare insieme le richieste da far

presenti ai quirites. Oltre ad eleggere i rappresentanti, i concilia esprimevano, mediante i

plebiscita (scita-plebe, delibere della plebe), le istanze plebee di rinnovamento della

civitas. Le decisioni erano prese tributim, cioè manifestazione di volontà della maggioranza

della singola tribù. Attraverso queste furono determinate le riforme delle Leges Liciniae

Sextiae e formulate le XII tavole, conosciute come Ius legitimum vetus. L’EXERCITUS

CENTURIATUS nacque come corpo armato che, attorno al 367, assunse la veste di

comitio centuriato. Con la riforma di Servio Tullio vi furono ammessi anche i plebei. Esso

si trasformò in assemblea cost.

IL SENATUS DELLA CIVITAS QUIRITARIA

Il s. era composto inizialmente dai patres gentium, poi fu allargato anche ai patres

familiarum, quindi non solo i capostipiti ma tutti quelli che avevano una famiglia. Spettava

al S. una triplice mansione: l’identificazione della nuova figura del rex quando moriva il

monarca e la nomina dell’interrex; una funzione consultiva, cioè dare pareri al rex su

argomenti di vita pubblica; di convalida (auctoritas patrum), cioè convalidare le

deliberazioni dell’assemblea popolare.

L’ORDINAMENTO DELLA CIVITAS QUIRITARIA

Non fu un sistema unitario, ma risultò il concorso di diversi sistemi normativi, dei quali

solo alcuni ebbero carattere giuridico, assumendo il nome di ius. Nell’ord.della c.q., sono

identificabili alcune caratteristiche generali: il fondamento religioso e l’esclusivismo

patrizio della sua applicazione. Durante la fase latino-sabina l’ord.della civitas fu costituito

da tre sistemi normativi: il sistema del fatum, concretatesi in una serie di norme religiose

proibitive (nefas est); dello ius quiritium, cioè norme risultanti dai mores maiorum

comuni alle gentes; dei foedera, cioè norme poste da accordi tra i patres gentium allo scopo

di regolare questioni di convivenza o le leges proclamate dal rex. Durante la fase etrusco-

latina, l’ord. si differenziò da quella precedente in 2 punti: acquistò maggiore importanza la

lex emanata dal rex, e la sanzione si basò sull’imperium regio.

LA GENESI DELLO IUS ROMANO

Relativa importanza fu data al fatum, inteso come un insieme ampio, ma non illimitato di

nefas (divieti). Non fu quindi il fatum una serie di comandi e divieti indiscutibili. I primi

organismi politici precittadini (famiglia e gentes) si costituirono e vissero all’insegna di tre

regimi fondamentali. Affidarono al pater ed eventualmente ai sacerdotes la funzione di

individuare e proclamare il nefas; si comportarono nell’ambito del fas (permesso dai

numi) sulla base di quei criteri che ritenevano giusti per una pacifica convivenza, derivante

dagli antenati e consacrato dalla consuetudine (mores maiorum), che rappresentava il nucleo

originario dello I.q. La sanzione corrispondeva all’ira divina salvo che il peccatore non si

offrisse all’espiazione o immolandosi, o immolando un suo dipendente. Si ammise la

reazione della persona offesa (talio) purchè proporzionata al danno subito. Al di fuori dello

ius rimasero pertanto i foedera e le leges regiae.

IL IUS QUIRITIUM

La più antica qualificazione romana dello ius è lo ius quiritium (diritto dei quiriti) mediante

il quale i romani designavano alcuni istituti dello ius civile vetus. I suoi lineamenti

caratteristici furono:

Esclusivismo patrizio, cioè fu applicabile solo alle gentes e familiare quiritarie.

Limitazione della materia regolata ai rapporti intergentilizi. Si limitò ai rapporti tra i

soli pater familiarum, senza curare però la parte riguardante le sanzioni. Pertanto, chi avesse

sofferto di una trasgressione, era autorizzato, a titolo di fas, a reagire contro l’inosservante,

proporzionando la reazione (actio) alla lesione. Per le controversie, entrambe le parti,

offeso (o attore) e offensore (convenuto) avevano l’intenzione di incontrarsi davanti al re,

per sentir interpretare lo ius in relazione alla loro lite. Nel caso fosse contestata la decisione


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AUTORE

luca d.

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Di Mauro Antonietta.

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