Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

RAPPORTI GIURIDICI

Ciascuna situazione giuridicamente rilevante costituisce oggetto della combinazione fra una

norma direttiva ed un’altra sanzionatoria. Ciò prevede un certo tipo di rapporto (r.g.), che

intercorra fra 2 o più soggetti (sogg.g.) in relazione ad un bene della vita sociale (ogg.g.).

Per effetto di ciò si determinano situazioni attive, che permettono di pretendere

l’osservanza dell’obbligo a carico del sogg. passivo, e passive (obblighi o doveri), che

consistono nell’impegno ad obbedire alle norme direttive (obbligo), e in caso contrario di

sottostare alle eventuali sanzioni. Rapp.giuridici assoluti; intercorrono tra 1 o più sogg.

attivi e tutti gli altri sogg.g., i quali sono tenuti a sottostare al sogg.attivo. Relativi:

intercorrono tra 1 o più sogg. (attivi o passivi) che devono avere un comportamento

satisfattorio nei confronti dei sogg. attivi e passano, in caso d’inosservanza ad essere sogg.

passivi di un rapp. di responsabilità. Di debito (assoluti o relativi) consistono in un

vincolo che si costituisce per effetto di un fatto giuridico involontario, cioè non determinati

dalla volontà degli attuali o futuri titolari del rapp.giuridico che influenzano. Di

responsabilità (relativi, mai assoluti), vincolo che si pone a carico di uno o più soggetti

passivi determinati, a titolo di responsabilità, per aver compiuto atti illeciti (prevede il

risarcimento, cioè un rapporto giuridico ad esecuzione coatta), questi ultimi due prevedono

rapp.giuridici ad esecuzione libera, che prevede la pretesa del sogg.attivo del rispetto

dell’obbligo del sogg.passivo. Pubblici, relativi all’esplicazione delle funzioni di governo e

privati, per il soddisfacimento d’interessi estranei alla politica.

IL DIRITTO ROMANO ARCAICO E ORDINAMENTO DELLA CIVITAS

QUIRITARIA

Le origini della civiltà romana risalgono alla metà del VIII sec.a.c., epoca in cui ebbe inizio

la formazione della società romana. Da allora, essa mantenne inalterate alcune caratteristiche

inconfondibili, tant’è vero che i primi 4 sec.della storia romana si conoscono come civiltà

quiritaria. La ragione per cui lo stato fu considerato un unicum in differenziabile va

ricercata nella struttura che fu essenzialmente quella di civitas, e la sua cittadinanza ristretta

ai soli membri delle gentes patriciae, cioè ai Quirites; questo stato, quindi, è diverso da

quello formatosi nei secoli successivi, cioè della vera e propria repubblica. I Quirites, erano

di stirpe latino-sabina, subirono in un primo momento le famiglie etrusche. Gl’etruschi

appartenevano ad una stirpe non aria dell’Asia Minore. Impadronitisi della Toscana (poi

Etruria), assorbirono facilmente gli italici, grazie ad un’organizzazione politico-religiosa

efficiente e di un’esperienza di civiltà arricchita dai contatti coi Greci. Essi si riversarono

rapidamente nella pianura padana e nell’entroterra campano. Vinti gli etruschi, essi

dovettero combattere con i Latini, facendo largo ricorso, per integrare l’esercito, alla massa

di residenti non quiriti, denominata plebs, che si trovava in posizione di sudditanza e quindi

esclusa dal governo cittadino. Convinta della propria indispensabilità, la plebs si riunì

internamente, mettendo in atto una vera rivoluzione contro i quiriti, riuscendo poi ad

ottenere l’equiparazione degli stessi nell’ambito di un nuovo stato patrizio-plebeo, la

Respublica Romanorum. Altro elemento essenziale che caratterizzò il fenomeno della

civitas, oltre al riconoscimento della cittadinanza ai soli patrizi, fu la concentrazione dei

cives in un piccolo centro urbano (urbs) dominato dall’acropoli (arx, parte + alta e

fortificata di una città, comprendente anche edifici religiosi) e circondato da un contado

(villaggio); questi era il territorio dell’antica civitas. Nella c.q. i cittadini erano

esclusivamente i Quirites o patricii, raccolti in un certo numero di gentes, che avevano

fondato Roma o erano discendenti. Essi si divisero in 3 categorie:

Cives di piena capacità, ammessi a partecipare a tutte le funzioni di governo della civitas

ed in particolare a far parte del senatus

Cives di capacità limitata, ammessi soltanto ai comitia curiata, ed esclusi dalle altre

funzioni di governo (maschi delle familiare sottoposti alla potestas del pater familias)

Cittadini nominali (mulieres) assoggettate alla potestas di un pater familias senza

prospettive di liberazione.

In una posizione di sudditanza vi erano i plebeii e i clientes. I clientes (da clière, obbedire)

erano sudditi delle singole gentes quiritarie (o gruppi gentilizi), ed erano tenuti ad obbedire

solo ad un pater familias, cui erano fiduciariamente affidati e dal quale ricevevano in cambio

della protezione (patronatus). Qualora il cliente avesse tradito o abbandonato la gens o

viceversa, s’incorreva in un illecito gravissimo, perché si spezzava la fides, cioè il rapporto

fiduciario, dando luogo alla sanzione, la sacerta; il pater, qualora fosse stato tradito, poteva

sacrificare il cliente Essi portavano il nomen gentilicium e partecipavano ai culti, e davano

aiuto ai fini dell’economia della gens. I plebei erano tutti quelli che non avevano nobili

origini; le famiglie residenti nel contado, le tribù rustiche ecc. Al di fuori vi erano gli

stranieri o nemici (hostes), potenziali avversari della civitas. Nella civiltà quiritaria erano

conosciute due forme aggregative: la familia e le gens. La familia romana regolava i

rapporti interni in base al criterio dell’adgnatio (ad natus, nato dopo), cioè il pater gentis,

che dettava leggi, irrogava sanzioni, era padrone assoluto di vita e di morte dei suoi

sottoposti. Queste regole erano dettate dai decreta gentilicia. Quindi, l’ord.g.era composto,

oltre che dei decreta, anche dai mores, cioè le consuetudini. La gens può essere accostata

alla nozione di stato perché comprendeva una sua popolazione perché era composta di più

famiglie. Inoltre, alle gens si univano anche i sudditi, cioè i clienti. Il governo della civitas

quiritaria fu di natura patriarcale, e fu un tipo di governo chiuso, cioè al quale erano

ammessi solo determinati cittadini. La partecipazione alla vita politica era consentita solo ai

Quirites, e la capacità a pieno titolo riconosciuta solo ai patres familiarum, membri del

senato. Organi del governo quiritario furono: il rex, il consiglio superiore direttivo (senato),

l’assemblea popolare (comitia curiata) e gli uffici esecutivi e direttivi. Nella fase latino-

sabina il rex era il capo civile e religioso e rappresentava il fiduciario dei patres. Il senato

nacque dalla stabile e costante riunione dei patres gentium. I Comitia curiata erano le

assemblee dei membri delle gentes. Nella fase etrusco-latina il rex acquisì maggiori poteri,

soprattutto militari (imperium), il senato fu costituito anche dai pater familiarum, e i comitia

curiata furono convocati anche solo per ricevere il formale impegno d’obbedienza al rex

nominato. Nella fase di crisi, il rex mantenne solo i poteri religiosi, poiché l’esercito,

formato anche dai plebei, assunse le funzioni d’assemblea popolare. I comitia curiata

persero importanza e vitalità e al senato furono ammessi anche i filii familias.

LA FASE LATINO-SABINA (VIII-VII sec.a.c.)

L’originaria organizzazione sociale del Lazio antico fu incentrata sui pagi o villaggi, uniti

da vincoli di sangue, interessi economici, politici, religiosi e militari. Intorno ad essi

nacquero gruppi sociali complessi, le gentes, che assunsero il controllo dei villaggi,

organizzati in strutture gentilizie. Da essi, con l’unione con la componente etrusca, nacquero

i Quirites, parola di definizione Sabina che indica i cittadini raggruppati in curiae (tribù).

Questa civiltà fu elementare, con l’economia basata sulla pastorizia, per cui la ricchezza

privata era data da mandrie e greggi (pecunia, da pecus, bestiame) e agricoltura estensiva,

mentre tutto il potere politico era nelle mani dei patres della gentes, e da un rex da loro stessi

nominato. La vita sociale e politica si svolgeva attorno alla famiglia, sotto un pater e intorno

alle gentes, costituite dall’unione di queste.

FASE ETRUSCO-LATINA (VI SEC.a.c.)

Per effetto della dominazione etrusca, la comunità s’organizzò in polis, e si difese con un

nuovo tipo d’esercito, l’exercitus centuriatus, al quale fu chiamato a partecipare anche la

plebe, dedita alla coltura intensiva e all’attività agricola, attraverso le quali raccolse i capitali

per affiancarsi ai patrizi. Fu collegata l’autorità del rex al comando militare (imperium), che

diventò magister populi

FASE DI CRISI DEL SISTEMA QUIRITARIO (V-IV SEC.a.c.)

Le istituzioni originarie della c.q. (rex, patres, comitiva curiata) furono offuscate, sul piano

politico, dall’exercitus centuriatus patrizio-plebeo, sul quale esercitava notevole influenza il

praetor. Il rovesciamento della monarchia a Roma, insieme con la dominazione etrusca,

sarebbe avvenuto nel 509 a.c. Da ricordare è la storia della violenza subita da Lucrezia,

moglie di Collatino, ad opera del re Tarquinio, che fece infuriare il marito, il quale, insieme

a Bruto, capeggiò la rivolta che portò al traumatico rovesciamento dell’istituto monarchico.

I Tarquini, separarono i plebei in 2 categorie: quella degli operosi e quella degli scioperanti,

adottando diversi atteggiamenti. I plebei operosi furono mandati a dirigere i lavori pubblici

o in reparti scelti dell’esercito; quelli scioperanti in prima linea. Essi inoltre fecero molti

lavori all’interno di Roma (le prime condutture, i ponti) e svilupparono l’urbanistica e il

settore militare. Ma, nonostante ciò, il declino della monarchia avvenne cmq. Bruto e

Collatino non comandarono per molto Roma per dissidi interni. Infatti, quando alcuni nobili

filomonarchici, tra i quali il figlio di Bruto, tentarono di ripristinare la monarchia

richiamando il re Tarquinio, Bruto represse la rivolta in maniera violenta (uccidendo, tra

l’altro, anche il figlio). Il collega non approvò il modo in cui aveva agito Bruto e dopo

essersi allontanato, fu mandato in esilio. Con il rovesciamento della monarchia, il posto del

re fu preso da una coppia di consoli, perché si voleva evitare di proporre una figura unica,

perché la collegialità doveva dare l’impressione di un cambiamento costituzionale. La

derivazione della coppia consolare derivò dai due praetores consules, cioè i due capi della

legio dell’esercito. Consules, cioè colui che consulta, perché bisognava consultarsi con un

collega per raggiungere un accordo. Cause della crisi furono sia nella politica estera sia

interna. La politica estera risentì delle battaglie con etruschi e latini, che vietarono a Roma di

attuare una politica espansionistica nei confronti di Cartagine e dei Volsci. Fu necessario

stringere alleanze con questi per riconquistare Veio, territorio etrusco, città strategica che

collegava Roma e il mare. I romani vi riuscirono nel 396, ma nel 400 a.c.dovettero

affrontare i Celti, orde del Nord che riuscirono ad entrare in Roma, per la cui liberazione fu

necessario il pagamento di un oneroso tributo. La politica estera sì riflettè anche su


PAGINE

8

PESO

168.87 KB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Di Mauro Antonietta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto romano

Le fonti di produzione del diritto romano - Riassunto esame
Appunto
Diritto romano - Codice giustinianeo
Appunto
Diritto del lavoro - Appunti
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, libro adottato Introduzione alla filosofia del diritto, Castignone
Appunto