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I rapporti giuridici ad esecuzione coatta sono rapporti di responsabilità(mai di

debito) caratterizzati dalla correlazione di un'azione del soggetto attivo con una soggezione del

soggetto passivo. L'esecuzione inerisce ai soli rapporti di responsabilità,ma non caratterizza tutti i

rapporti di responsabilità: questi possono essere in altri termini anche ad esecuzione libera. La

soggezione, e di conseguenza, la esecuzione coatta, è di solito una soluzione cui si ricorre, sia per

la sua drasticità, sia per la difficoltà materiale della sua messa in opera come ultima ratio, solo

quando il soggetto passivo del rapporto di credito non abbia volontariamente obbedito ad almeno

un successivo è più gravoso obbligo intimatogli a titolo di responsabilità .

Nella realtà le cose non sono così semplici, così schematiche e semplici come sono state

prospettate fino ad ora. In primo luogo va detto che ogni rapporto giuridico (assoluto o

relativo) nasce sempre come rapporto di debito, ma successivamente può evolversi, se vi sia

inosservanza dell'obbligo da parte del soggetto passivo,dapprima in un rapporto di responsabilità

ad esecuzione libera, poi in un rapporto di responsabilità ad esecuzione coatta: Dunque le

classificazioni dei rapporti in rapporti di debito è di responsabilità e in rapporti ad esecuzione libera

e ad esecuzione coatta non sono vere e proprie distinzioni di rapporti giuridici autonomi, ma sono

piuttosto fasi ed aspetti evolutivi di un unico rapporto giuridico (assoluto o relativo) " di base". In

secondo luogo, segnalato che spesso, quando un rapporto giuridico sia in attesa di un

incontestabile accertamento o di un definitivo assestamento, al suo posto viene provvisoriamente

riconosciuto e tutelato (sia pur con riserva) un" rapporto giuridico apparente " di cui non si può dire

con piena sicurezza se sia quello vero e se intercorre tra i vari soggetti. L'apparenza dei rapporti

giuridici è un fenomeno comune ai rapporti assoluti e ai rapporti relativi, ma che assume connotati

di particolare interesse nei confronti dei primi, caratterizzati come essi sono da una pretesa

formulata dal titolare attivo e dalla sopportazione (dal pati) cui sono obbligati gli omnes. Dato che

non è consigliabile che per ogni diritto affermato da un soggetto si debba attendere l'accertamento

definitivo della, gli ordinamenti giuridici non possono sottrarsi all'esigenza di concedere una

qualche rilevanza, ovviamente a titolo provvisorio, alle principe situazioni di apparenza

giuridica. L'apparenza di proprietà, ipotesi particolarmente importante, obbedisce a due

principi: A) quello di dare la preferenza a colui che occupa materialmente l'oggetto(cd. Regola

possessor ergo dominus: Chi possiede la cosa è da presumersi, fino a prova contraria, il suo

proprietario); b) quello di ritenere giustificata tale preferenza se la disponibilità dell'oggetto sia

stata conseguita in modo pacifico (non violento) e davanti agli occhi di tutti (non

clandestinamente), inducendo con ciò la comunità alla scusabile convinzione

di trovarsi di fronte all'esercizio delle facoltà di un proprietario (cd." Error communis fecit

ius ": L'errore commesso dai più dà fondamento, fino a prova contraria, al diritto. Conseguenza di

questa diffusa impostazione e che al possessore di un oggetto giuridico viene solitamente

concessa una tutela giudiziaria specifica (cd. Azioni possessorie) per difendere la sua

occupazione anche da colui che dell'oggetto sia il proprietario, ma non attenda l'esito dell'azione

giurisdizionale relativa per essere riconosciuto tale e pretenda di sottrargli materialmente l'oggetto

che il possessore già occupa.

L'insieme delle situazioni giuridiche, sia attive che passive, sia perfette che imperfette, inerenti ad

un soggetto,costituisce il patrimonio giuridico generale di costui. Può darsi però che, a prescindere

dal patrimonio generale, il soggetto sia titolare anche di uno o più "patrimoni separati" (o

patrimonio speciale) ciascuno con propria particolare destinazione (es. patrimonio con beneficio di

inventario). Il concetto di patrimonio non è pacifico in dottrina, vi è chi sostiene, sulla scorta di

teorie economiche, che esso risulti quale complesso delle sole situazioni attive (patrimonio

netto). Altri lo configurano come autonoma entità giuridica (universitas iuris) in ordine alla quale il

soggetto avrebbe una titolarità distinta da quella sui singoli rapporti che ne fanno parte.

Si verifica una contitolarità di diritti e di doveri nell'ipotesi che i soggetti attivi o i soggetti passivi di

un rapporto giuridico siano due o più di due. Se e finché i soggetti sono indeterminati (come ad

esempio gli omnes tenuti al rispetto, al pati, di un diritto assoluto), non sorgono ancora problemi di

concorrenza tra gli stessi. Se essi sono o diventano determinati, il criterio di base per risolvere la

loro coesistenza è quello della "parziarietà” (ciascun soggetto ha diritto o dovere limitatamente alla

sua parte, così come fissata dall'ordinamento oppure negozialmente). Altrimenti si ricorre criteri

diverso tra cui: a) quello della comunione indifferenziata; b) quello della comunione

organizzata; c) quello della comunione solidaristica.

Comunione indifferenziata (o comunanza): ciascuno dei soggetti ha una pretesa sul

tutto, ma, siccome anche gli altri hanno un'identica pretesa, egli non è legittimato né ad

affermare di avere una sua spettanza una qualsiasi parte (reale o ideale) del diritto, né ad

esimersi dal partecipare per quanto gli è possibile all'onere di salvaguardare l'oggetto comune, né

a reclamare la cessazione dello stato di comunione mediante un procedimento di

divisione. Pertanto, il godimento che dal diritto comune si trae non può che essere

indifferenziato (con tutti gli ovvi pericoli di soprusi e litigi tra i comunisti) e la disposizione del diritto

comune (es la sua alienazione ad altri) non può che essere fatta che sulla base di una decisione

unanime. Il tipo di comunione indifferenziata viene solitamente denominato in dottrina

come " communio iuris germanici ", essendosi storicamente concentrato in un'istituzione

caratteristica dell'antico diritto consuetudinario dei popoli germanici. Essa consisteva in una

comunanza di godimento di fondi rustici (e di beni di pertinenza degli stessi) da parte di piccole

comunità su di essi insediata. La sua ragion d'essere era la necessità e, in un tempo, nella

sufficienza del bene per bisogni singoli e collettivi dei membri della comunità: I quali, senza

possibilità di attriti o scontri, mettevano mano, ciascuno secondo i propri bisogni, nello sfruttamento

del fondo.

La" comunione organizzata " (o comunione internamente di differenziata) ha per sua

caratteristica la predisposizione di una disciplina della comunità e quindi la esistenza di una

differenziazione interna tra i comunisti, ciascuno dei quali è concepito come titolare di

una" quota " ideale del tutto. Questa organizzazione interna ha importanti riflessi esterni: sia

perché la disposizione del non dipende necessariamente dalla volontà unanime dei comunisti, ma

può essere fatta dipendere (sulla base delle regole prefissate per la disciplina della comunità) da

una decisione di maggioranza delle quote; sia perché ciascun comunista ho anche individualmente

disporre, in pendenza dello Stato di comunione, del suo quantum ideale di parte ci al tutto (cioè

alla sua quota) e alienarlo ad altri che lo sostituisca, senza con ciò pregiudicarne l'intero. La

comunione organizzata, che fu caratteristica del diritto romano più evoluto, viene anche

solitamente denominata, in contrapposto alla comunione indifferenziata,"

communio iuris romani ". Salvo patto contrario tra il comunisti, ogni partecipante ha un diritto di

godimento proporzionato alla sua quota ( " pro quota") e sopporta, del pari in proporzione quota, gli

oneri economici implicati dal l'utilizzazione dell'oggetto, e così anche gli eventuali doveri

giuridici. Egli è considerato titolare della quota, che può dunque vendere o donare ad altri, oppure

abbandonare ai compartecipanti, a crescendo la quota di ciascuno. Le decisioni relative alla sorte

dell'intero oggetto della comunione (vendita,donazione, locazione ecc.) sono di solito rimesse, dal

diritto oggettivo o da un patto tra i comunisti, ah delibere di maggioranza.

"La comunione solidaristica " è una forma intermedia (di passaggio) tra gli altri due tipi di

comunione ed è caratterizzata dal fatto che tra i comunisti esiste (o per loro volontà concorde o

per volontà dell'ordinamento) un vincolo molto stretto, un vincolo di solidarietà. Internamente la

comunione può essere tanto indifferenziata quanto differenziata, ma esternamente(di fronte ai

terzi) è tipico di essa che uno qualunque dei comunisti o disporre dell'intero diritto (senza necessità

del consenso degli altri o della maggioranza degli altri),salvo a regolare i conti con i contitolari in

sede di successiva divisione, o comunque in un secondo momento. La comunione solidaristica si

verifica spesso, disposizione del diritto oggettivo o per accordo tra i contitolari, non solo in ordine a

diritti relativi o di credito (in questo caso si parla di " solidarietà obbligatoria attiva ") ma anche in

ordine a doveri giuridici relativi (nel qual caso si parla di "solidarietà obbligatoria passiva")

nelle ipotesi di solidarietà obbligatoria attiva, estingue il suo debito verso tutti i creditori mediante

l'adempimento a favore di uno qualunque di essi. Nell'ipotesi di solidarietà obbligatoria passiva, il

creditore può richiedere l'adempimento del credito ad uno qualunque tra i condebitori.

La contitolarità, oltre che di singoli diritti e doveri, può essere altresì contitolarità di patrimoni, nel

qual caso si parla di " comunione patrimoniale " diversa dalla contitolarità e l'ipotesi della

"concorrenza tra più aspiranti" alla titolarità di un diritto soggettivo: Ipotesi che si risolve in modi

vari a seconda dei casi, spesso(ma non sempre)con ricorso al principio " prior tempore

potior iure " (chi arriva primo prevale sugli altri) o anche con ricorso al

principio " occupantis melior est condicio "

L'ordine giuridico è il risultato cui tende l'ordinamento giuridico con le sue normative. Affinché esso

sia verificabile (realizzabile) non basta che il diritto lo abbia progettato e lo comandi. Occorre che le

normative giuridiche precisino in quali specifici" effetti" esso sì concreti e da quali

"cause efficienti " gli effetti stessi possano essere determinati.

Gli effetti giuridici, in cui si risolve un ordine conforme al diritto, sono di tre tipi, a seconda che

implichino: a) la costituzione di nuovi rapporti giuridici ("effetti costitutivi"); b) la estinzione di

rapporti giuridici preesistenti (“ effetti estintivi "); c) la modificazione in qualche loro dato

caratteristico (cioè nei soggetti o nell'oggetto), di rapporti giuridici già esistenti ("effetti

modificativi"). Gli effetti modificativi altro non sono che l'estinzione di un rapporto, subito

seguita dalla costituzione di un altro rapporto parzialmente diverso nei soggetti o nell'oggetto. Tra

gli effetti modificativi più importanti e diffusi mi sono quelli detti della "successione " la quale si

verifica tutte le volte in cui, fermi restando gli altri elementi, un nuovo soggetto giuridico subentra

nella situazione di una delle due parti. Successione “attiva", se nella situazione del soggetto

attivo, successione passiva, se nella situazione del soggetto passivo. La successione può anche

attuarsi in dipendenza dalla fine di un soggetto giuridico (per morte naturale o per" morte

civile", cioè per esclusione disposta dal diritto di un individuo dal novero dei soggetti) tra un dante

causa giuridicamente estinto è un successore munito di soggettività. L'ipotesi di gran lunga

prevalente è quella della successione di morte(o mortis causa) in dipendenza della morte di un

soggetto. Sia in ordine alla successione tra vivi (inter vivos) e sia in ordine a quella mortis causa va

tenuto presente che non tutti i rapporti già facenti capo al dante causa passano al successore o ai

successori: alcuni rapporti si estinguono irrimediabilmente per effetto della scomparsa del loro

titolare (es. Diritto agli alimenti, diritto di usufrutto), mentre altri rapporti, sia pure in dipendenza

dalla fine di un soggetto, sì costituiscono addirittura ex novo in capo al successore(es. Diritto a

pensione da parte del coniuge superstite).Nell'ipotesi di successione di un soggetto ad un altro in

singoli diritti e doveri(es. Compravendita, donazione) sì suole anche, e preferibilmente, parlare

di " acquisto derivativo" da parte del successore. Da un punto di vista terminologico il soggetto

nella cui posizione giuridica si subentra viene definito" autore" della successione o "dante

causa ", mentre il soggetto subentrante prende il nome di " successore" o " avente

causa ". Rapporti giuridici intrasmissibili per successione sono quelli che non possono aspettare

ad altri soggetti: o perché strettamente personali, cioè strettamente inerenti alla persona del

soggetto attuale del rapporto; o perché l'interesse pubblico, o comunque un interesse superiore a

quello privato, non ammette il distacco di una certa situazione da un certo titolare; o perché infine

la volontà degli stessi soggetti ha escluso la trasmissione del rapporto, sempre che l'ordinamento

giuridico non consideri, imperativamente, il rapporto come essenzialmente trasmissibile. Nei

rapporti giuridici trasmissibili la successione può verificarsi in forza di 4 tipi di causa: a) una norma

specifica dell'ordinamento giuridico (cd. Successione legale o ex lege); b) un provvedimento

sanzionatorio dell'Autorità Giudiziaria (cd. successione giudiziale o ex sententia iudicis); c) un

provvedimento amministrativo(cd. successione amministrativa o ex imperio); d) un atto di

autonomia privata; cioè un negozio giuridico(cd. successione volontaria o ex negotio)

Altra distinzione fondamentale da operarsi è quella tra "successione universale " e

"successione particolare ", a seconda che il successore subentri nella totalità delle situazioni

giuridiche(attive che passive) di cui il dante causa era titolare, oh che invece subentri in singole o

comunque determinate situazioni giuridiche dell'autore. Il concetto di successione universale (o a

titolo universale) e dunque in funzione del concetto di " patrimonio": è a titolo universale solo la

successione relativa ad un intero patrimonio (sia pur depurato dei rapporti intrasmissibili), con

l'avvertenza che i successori possono essere anche due o più, che ciascuno di essi abbia diritto ad

una quota del patrimonio complessivo dell'autore; nell'ipotesi di successione universale di più

aventi diritto si verifica, sino al momento della divisione del patrimonio successorio tra i

successori, una situazione di comunione patrimoniale.

Cause efficienti dell'ordine giuridico, cioè degli effetti giuridici, sono gli accadimenti indicati appunto

come tali dalle norme giuridiche. Queste fattispecie si dicono "fatti giuridici" e si classificano in vari

modi: fatti involontari e volontari, e nei fatti volontari si individuano fatti leciti e illecit i. I fatti giuridici

involontari sono quelli il cui verificarsi è indipendente dalla volontà dei futuri o attuali titolari

del riguardo al quale siano chiamati ad esercitare la loro influenza. L'accadimento involontario può

dipendere: a) dall'ordine naturale delle cose (cd." fatti naturali " es. nascita o morte di un

soggetto, perimento naturale di un oggetto giuridico);b) dalla volontà di un soggetto del tutto

estraneo (cd. atti del terzo, es. requisizione di un oggetto di proprietà privata da parte dell'autorità

amministrativa); i fatti giuridici involontari non sono tali perché mai determinati dalla volontà, sono

qualificati in questo modo, perché anche se posti in essere da una volontà umana (come il caso

dei cd. atti del terzo) questa volontà non ha giuridica rilevanza, non è presa in alcuna

considerazione dall'ordinamento giuridico.

I "fatti giuridici volontari ", anche detti "atti giuridici " sono quelli il cui verificarsi è

determinato dalla volontà dei futuri o degli attuali titolari del rapporto riguardo al quale siano

chiamati ad esercitare la loro influenza. Gli atti giuridici possono essere: a) "leciti " se il

comportamento in cui consistono è esplicitamente o implicitamente permesso dall'ordinamento

giuridico; b) “illeciti” se il comportamento in cui consistono e esplicitamente o implicitamente

vietato dall'ordinamento giuridico. Gli atti giuridici illeciti sono determinativi di rapporti relativi di

responsabilità(primaria o secondaria);

La commissione di un atto giuridico illecito da parte di un soggetto produce una responsabilità a

suo carico ed è a favore del soggetto pregiudicato dall'atto:n el qual caso si parla usualmente di

"responsabilità civile " (o privata). Tuttavia, in certe ipotesi ben determinate e più

gravi, l'ordinamento giuridico può considerare l'atto illecito come lesivo dell'interesse dell'intera

comunità, nella sua indifferenziata unità: si pensi ad esempio al tradimento della patria, alla

diserzione di fronte al nemico all'omicidio, alle lesioni personali. In ordine a queste

ipotesi l'ordinamento può stabilire a carico del reo "una responsabilità

criminale " (responsabilità penale pubblica). L'ordinamento giuridico non precisa sempre gli effetti

da ricollegare ai fatti giuridici; questo metodo viene pertanto adottato solo in ordine ai fatti giuridici

involontari e agli atti giuridici in leciti.

Per quanto riguarda i "fatti involontari", l'ordinamento non manca mai di stabilire: a) se e quale

rapporto di debito essi costituiscano,modifichino o estinguano (basti pensare agli effetti ricollegati

alla nascita o alla morte); b) oppure se e quale rapporto di responsabilità(di

responsabilità cd. oggettiva) essi eventualmente costituiscano.

Per quanto riguarda gli atti illeciti l'ordinamento stabilisce: a) quale rapporto di

responsabilità (cd. soggettiva) essi costituiscano; b) in più, quale misura di volontarietà si richiede

nella autore affinché sia responsabile dell'atto.

La misura della volontarietà richiesta per l'attribuzione di responsabilità all'autore di un atto

illecito viene di solito distinta: a)colpa, relativa agli atti commessi con maggiore o minore e

imprudenza negligenza o imperizia (al cui interno si avrà ulteriore distinzione tra " colpa

lieve" sufficiente a determinare la responsabilità, " colpa lata " più consistente della prima e "colpa

latissima ", quasi affine al dolo; b) dolo: relativo agli atti commessi con previsione e intenzione di

produrre proprio gli effetti vietati dall'ordinamento.

Per quanto riguarda gli atti giuridici leciti l'ordinamento si comporta in maniera meno rigorosa: di

regola, esso lascia ai soggetti una certa sfera (sia pur non illimitata) di discrezionalità nella

determinazione degli effetti da conseguire. Di qui la distinzione degli atti giuridici in due categorie:

a) la categoria dei " meri atti giuridici " i cui effetti sono esattamente prefissati dall'ordinamento, ma

il suo compimento è rimesso alla libera decisione dei soggetti. I meri atti giuridici sono anche

detti " atti giuridici in senso stretto"; esempi di meri atti giuridici sono: la volontaria presa di una res

nullius, con vero di' una cosa non appartenente a nessuno, determina ipso iure, l'acquisto della

proprietà sulla medesima; altro esempio e la volontaria esecuzione di una prestazione dovuta

proprio creditore che determina ipso iure l'effetto dell'adempimento estintivo dell'obbligazione. b) la

categoria degli " atti giuridici di autonomia" che sono invece quelli di cui non solo il

compimento, ma anche gli effetti sono di volta in volta voluti e indicati dai soggetti.

ATTI LECITI

Meri atti giuridici Atti giuridici di autonomia

provvedimenti negozi giuridici

Presupposti generali dell'attività giuridica sono: a) la soggettività giuridica(" capacità

giuridica"); b) la capacità di intendere e di volere (cd. capacità di agire). La capacità giuridica è la

capacità riconosciuta dall'ordinamento a un individuo (o a un ente immateriale ed individuato) di

essere soggetto di(alcune) situazioni giuridiche. Essa, in astratto, spetta a tutti gli esseri umani

esistenti nella cerchia dello Stato. Tuttavia è raro che un ordinamento giuridico si astenga

dall'apporre " limitazioni di capacità giuridica " a certe categorie di soggetti o certi soggetti singoli

da denominare, pertanto, come "soggetti giuridici limitati "; i soggetti giuridici limitati possono

essere tali per ragioni sociali o economiche.

“ La capacità di agire" è la capacità psico-fisica di intendere e di volere l'atto giuridico che si

compie: un requisito di cui non è pensabile sia dotato un ente immateriale e di cui anche un essere

umano può temporaneamente o permanentemente mancare. Questo il motivo per cui la

capacità di agire:a) appartiene solo ai soggetti giuridici individuali (in quali agiscono nel proprio

interesse o nell'interesse di soggetti immateriali); b) in casi eccezionali può essere riconosciuta

anche a esseri umani sprovvisti della soggettività giuridica(es. schiavi dell'antichità) ma che dia

garanzie sufficienti e concrete di provvedere adeguatamente agli interessi di un soggetto giuridico

per conto del quale agiscono:, ipotesi questa denominata della "mera capacità di agire". La

presunzione di capacità connessa alla presenza dei requisiti della cd. capacità astratta di

agire cede di fronte alla prova che un atto fu compiuto in stato di, sia pur momentanea, incapacità

di intenderlo o volerlo, cioè fu compiuto in stato di " incapacità concreta di agire". In questo caso

l'atto viene posto nel nulla, fatto eccezione per l'ipotesi che l'incapacità sia stata astutamente

preordinata dal soggetto(cd. actio libera in causa).

Gli atti giuridici di autonomia si dividono anzitutto in due categorie fondamentali: quella degli "atti

di autonomia pubblica" (o" provvedimenti " ) che vengono posti in essere dagli organi di governo

per l'attuazione di finalità di pubblico interesse; e quella degli " atti di autonomia

privata" (solitamente detti " negozi giuridici") che vengono posti in essere da privati cittadini per

l'attuazione di finalità di interesse privato. Per" negozio giuridico" si intende: un atto lecitamente

produttivo di effetti giuridici ordinativi conformi alla volontà manifestata da chi lo compie ed alla

funzione pratica che obiettivamente in grado di svolgere. Gli elementi essenziali di ogni negozio

giuridico sono:a) la" volontà " dell'autore (o degli autori) che è indirizzata da chi lo pone in

essere, non solo al compimento dell'atto in sé, ma anche alla determinazione dei suoi effetti

ordinativi; b) la forma (o manifestazione)che riveste esteriormente la volontà e la rende perciò

conoscibile agli altri; c) la causa(o causa finale) cioè la funzione che l’atto è obiettivamente in

grado di svolgere ai fini della realizzazione degli effetti.

La volontà può anche non promanare da un solo autore (cioè nell'ipotesi di" negozio

unisoggettivo" o “unilaterale”), ma può essere espressione del concorso di due o più soggetti: nel

qual caso l'unico negozio risultante si dice"negozio plurisoggettivo ". A sua volta il negozio

plurisoggettivo può essere: a) il risultato di due o più volontà che esprimono interessi convergenti e

che sono perfettamente conformi tra loro (negozio |unilaterale| collettivo: es. la deliberazione dei

partecipanti ad una comunione); b) il risultato di due o più volontà che esprimono interessi

convergenti, ma di diverso contenuto e pertanto si integrano l'una con l'altra (" negozio |

unilaterale| complesso" es. la volontà di un soggetto incapace di compiere un atto e quella

integratrice del suo curatore); c) il risultato di due o più volontà(o insiemi di volontà) che

esprimono interessi divergenti (cioè interessi di " parti "contrapposte) e si conciliano tra loro in

un" accordo", in un " consensus in idem placitum " tra coloro che lo determinano " (negozio bi-

o plurilaterale: es. Contratto di vendita). I negozi bilaterali o plurilaterali, detti anche

convenzioni, vengono spesso denominati contratti per il fatto che tale è il nome che si usa dare alla

manifestazione più diffusa(ma non l'unica) nella categoria. La loro formazione si apre con una

proposta di una delle parti e si chiude con l'accettazione dell'altra ho delle altre parti; fino a che la

proposta non è stata ricevuta dalla controparte o dalle controparti colui che l'ha formulata è libero

di revocare punti pervenga alla controparte o alle controparti almeno contemporaneamente a

quella della proposta. I negozi unilaterali(semplici oppure plurisoggettivi) sono perfetti e

irrevocabili dal momento in cui la volontà dell'unico autore ho tutte le volontà dei coautori sono

manifestate. Possono esserci però " negozi unilaterali recettizi " i quali di vengono perfetti nel

momento ora indicato, ma producono i loro effetti solo al momento in cui sono stati ricevuti da un

determinato destinatario.

La forma del negozio (o in generale di un atto giuridico) è il primo dato della sua riconoscibilità

esteriore. Essa può essere: a) una forma libera, cioè rimessa alla libera iniziativa dell'autore o

degli autori del negozio; b) una forma vincolata, la quale ultima può dipendere o da imposizione

dell'ordinamento (es. cambiale o Testamento) o da preventiva decisione dello stesso autore(o

degli stessi autori) del negozio. La forma libera è semplice mezzo di individuazione del

negozio; quella vincolata può essere invece richiesta: sia a puri scopi di individuazione (ad

probationem negoti): solo quella determinata forma può valere ad individuare il negozio, a

provarne l'esistenza); sia a scopi esistenziali (ad substantiam negotii ) cioè elemento costitutivo del

negozio, che in sua mancanza risulta invalido. La forma può essere vincolata " ad substantiam " in

tre i misure di diversa intensità: a) come elemento concorrente (negozi meramente formali: sono

quelli a forma vincolata puramente con corrente: la loro individuazione dipende non da meno

dall' accertamento della volontà e della causa); b) come elemento dominante(negozi

processualmente astratti, che sono quelli a forma vincolata dominante |es. promessa di

pagamento|); c)come elemento assorbente (negozio materialmente astratto| es. cambiale|) se la

forma ha carattere di " elemento concorrente " con gli altri elementi del negozio (volontà

manifestata,causa) non prevale sugli stessi. Se essa ha il carattere di " elemento dominante " la

sua esistenza fa presumere l'esistenza degli altri requisiti: dei quali quindi non occorre accertare

l'esistenza e la regolarità. Se ha infine il carattere di " elemento assorbente " essa riassume in sè il

negozio, togliendo ogni rilevanza agli altri elementi, la cui mancanza o il cui vizio non possono

essere in nessun caso adulti per far risultare la invalidità del negozio, ma possono solo costituire

oggetto di un accertamento giudiziale al fine di una eliminazione degli effetti già prodotti dal

negozio

La causa del negozio è la sua "causa finale" cioè la" funzione oggettiva", lo scopo cui esso è

effettivamente in grado di pervenire. Un negozio privo di causa finale (o meglio privo di una causa

finale individuabile) è invalido,così come è invalido (ed eventualmente determinativo di

responsabilità a carico del suo autore) un negozio con causa illecita, cioè diretto ad uno scopo

ingrato all'ordinamento giuridico. La causa del negozio consiste, in senso tecnico, nella funzione

che questo è positivamente in grado di svolgere nella vita sociale, ed essa non va confusa né con

la volontà né con i motivi dell'autore o degli autori.

Negozi tipici sono quelli caratterizzati, tipizzati da una certa causa e da quella soltanto; negozi a

causa plurima sono quelli posti al servizio di due o più cause; cause a negozi plurimi sono quelle

funzioni sociali, il cui adempimento può essere effettuato con diversi negozi: si tratta di cause

senza un preciso riferimento negoziale, ma adattabili a strutture negoziali svariate e quindi per così

dire autonome.

A proposito dei negozi a causa illecita (cd. negozi illeciti) vi sono vari gradi di illiceità: a) illiceità

"piena" che implica l'invalidità del negozio (ed eventualmente anche una sanzione di responsabilità

per il suo autore o i suoi autori); b) illiceità "semipiena" che indica la sola sanzione di

responsabilità per chi ha posto in opera il negozio irregolare, mantenendo tuttavia il negozio

irregolare valido; c) illiceità generica che determina solo una riprovazione formale(e sociale), del

negozio irregolare senza conseguenze giuridiche di altro genere.

Dal punto di vista della causa occorre far differenza tra:a) negozi (unilaterali e plurilaterali) "a

titolo oneroso" anche detti" di corresponsione "; b) negozi(unilaterali o plurilaterali) "a titolo

gratuito", anche detti di " gratificazione". i primi hanno per scopo di determinare uno scambio tra

un vantaggio che si dice che è un sacrificio che si compie(es. compravendita, i secondi hanno per

scopo di far acquistare a taluno un vantaggio senza un suo corrispondente

sacrificio (es. Prestito di denaro senza interessi, donazione).

Una suddivisione importante dei negozi plurilaterali di corresponsione, a titolo oneroso, è quella tra

negozi sinallagmatici e non sinallagmatici. Sinallagmatici (negozi a prestazioni

corrispettive) sono quei negozi plurilaterali a titolo oneroso che implicano una interdipendenza tra

gli obblighi (e le prestazioni) delle parti. A seconda del modo in cui tale interdipendenza si

verifica, si distinguono

tre specie di sinallagma: a) il sinallagma genetico, che sia quando l'obbligo di una parte verso le

altre sorge solo se ed in quanto sorgano gli obblighi reciproci delle altre parti; b) "il sinallagma

condizionale" che si ha quando l'obbligo assunto da una parte verso le altre si estingue se si

estinguono gli obblighi assunti dalle altre parti nei suoi confronti; c) " sinallagma funzionale" che

si ha quando l'esecuzione di una parte implica la necessità che siano eseguite le controprestazioni

delle altre parti.

La volontà negoziale è l'elemento al quale si guarda solitamente per ultimo nella individuazione del

negozio. La sua rilevanza dipende dal fatto che sia correttamente manifestata e che sia

liberamente formata. Per quanto riguarda il primo punto si fa riferimento al fatto che l'autore o gli

autori del negozio che abbiano manifestato una volontà esteriore pienamente corrispondente a

quella interna.

Possibili cause di discordia tra manifestazione esteriore e volontà interna sono: a) mancanza di

serietà; b) violenza fisica; c) errore di manifestazione; d) il malinteso; e) la riserva

mentale; f) l'accordo simulatorio.

- La mancanza di serietà si verifica nelle ipotesi di dichiarazione fatte per scherzo o a titolo di

rappresentazione teatrale (ioci causa), dichiarazione fatte a scopi meramente didattici ed

esemplificativi (docendi causa), di dichiarazione fatta in stato d'ira passeggera (iracundiae

causa). In tutti questi casi alla manifestazione esteriore della volontà non corrisponde alcuna

volizione interna. Se la mancanza di serietà è evidente, cioè riconoscibile da una persona di media

intelligenza, la manifestazione non ha valore, e per conseguenza il negozio è nullo; altrimenti

l'autore del negozio può essere chiamato responsabile della sua incauta dichiarazione.

- La violenza fisica (vis absoluta) si verifica nelle ipotesi di un soggetto giuridico che sia

materialmente costretto a porre in essere una manifestazione negoziale; anche essa implica la

nullità della manifestazione non voluta e di conseguenza l'invalidità del negozio.

-"L'errore di manifestazione" si verifica nell'ipotesi di una manifestazione di volontà negoziale che

non corrisponde all'intimo volere per efetto di ignoranza o di sbaglio del dichiarante in ordine alla

manifestazione. In tal caso la mancanza di una volontà che corrisponda alla

manifestazione implica, almeno in linea teorica, la nullità del negozio.

- Il”malinteso " o dissenso occulto" si verifica nei negozi giuridici bi - o plurilaterali, quando una

parte, avendo errato nella comprensione della dichiarazione di un'altra parte, manifesta una

volontà che non avrebbe altrimenti avuto o manifestato. In questa ipotesi non si ha divergenza tra

volontà e relativa manifestazione, ma si ha divergenza tra due volontà contrapposte: ciò a causa di

un errore nel l'intendimento dell’opposta manifestazione, ove il malinteso risulti successivamente

evidente, il negozio va dichiarato invalido sin dall'origine, per mancanza di " consensus in idem

placitum ", cioè libero accordo tra le parti.

-“La riserva mentale” si verifica nell'ipotesi di volontaria omissione di un dato estensivo,

integrativo, limitativo o negativo della propria volontà con l'effetto di porre in essere la

manifestazione di una volontà diversa da quella vera o addirittura inesistente. La mancanza di

evidenza esteriore del fenomeno implica l'impossibilità di invocare la vera volontà sia per l'autore

della manifestazione sia per la controparte e i terzi. Il negozio è in ogni caso valido per come è

stato manifestato

-L'accordo simulatorio (impropriamente detto simulazione) si verifica nell'ipotesi che le parti di un

negozio bi- o plurilaterale si accordino per porre in essere un negozio apparente, cioè solo

esteriormente dichiarato (negozio simulato) mentre in realtà esse non vogliono alcun

negozio (cd. simulazione assoluta), vogliono un negozio diverso (negozio

dissimulato, cd. simulazione relativa). Bisogna perciò distinguere a seconda dei soggetti da esso

direttamente o indirettamente indicati:

a) tra le"parti", il negozio simulato (cioè non voluto) non ha effetto, mentre ha effetto il solo negozio

dissimulato (cioè veramente voluto) sempre che di questo sussistano tutti gli elementi richiesti

dall'ordinamento; b) rispetto ai " terzi svantaggiati " dalla simulazione (ad esempio i creditori di un

simulato alienante che vedano diminuire le loro aspettative di un pagamento dalla simulata

alienazione di un bene a terzi) il negozio simulato non vale;c) “rispetto ai terzi avvantaggiati in

buona fede"dalla simulazione (ad esempio il subacquirente, purché in buona fede, di' una cosa

alienata simulatamente ad un primo acquirente)negozio simulato vale, nel senso che ad essi

la simulazione (e quindi l'invalidità del negozio) non è opponibile.

Per quanto riguarda la libera formazione della volontà negoziale, è evidente che, se è

ragionevolmente pensabile che la volontà si sia formata a causa di un"vizio" e che senza quel

vizio essa non sarebbe condensata in una decisione (o si sarebbe condensata in una decisione

diversa) sorge quantomeno il dubbio se riconoscere o non riconoscere valore giuridico al

negozio. Le soluzioni che gli ordinamenti giuridici danno a questo problema possono essere

varie, ma in genere gli ordinamenti evoluti sono inclini a concedere all'autore di un negozio il diritto

di chiedere al potere sanzionatorio " l'annullamento " del negozio stesso quando essi

risulti inficiato da uno di questi tre vizi della sua volontà: a) l'errore di fatto(detto anche errore

proprio) :l’ ignoranza o l’ inesatta conoscenza di una circostanza di fatto da parte dell'autore o di un

coautore del negozio: Ignoranza o inesatta conoscenza che abbia avuto funzione determinante

nella formazione della sua volontà; b) il dolo: Il raggiro posto in opera da una persona interessata

alla conclusione di un negozio (in genere un coautore di un negozio bi-o plurilaterale) per indurre

un'altra persona( in genere, la controparte) a volere il negozio stesso: raggiro che abbia

avuto " funzione determinante" sulla formazione della volontà. Il dolo si divide in: "dolo

incidente" (non determinante) è quello senza il cui intervento la vittima del raggiro avrebbe

preteso (e magari ottenuto) condizioni più favorevoli, esso quindi non comporta l'annullamento del

negozio, ma un suo eventuale ritocco; "dolo malefico ": ovvero un raggiro avente una certa

consistenza e perciò comunemente riprovato dalla coscienza sociale, esso comporta un vizio della

volontà che può portare all'annullamento del negozio. c)La "violenza morale"(cd. vis animo

illata) è la minaccia di un male ingiusto è notevole che si rivolga ad una persona per indurla a

compiere un certo negozio: minaccia che provocando timore nel soggetto passivo, abbia avuto

funzione determinante sulla sua formazione della volontà (ad oggi un tipo di violenza morale è

quella esercitata lì dove fioriscono le organizzazioni di racket cioè di estorsione ai danni del

prossimo).

L'attività negoziale può essere compiuta tanto personalmente da chi vi abbia interesse, quanto da

altri nell'interesse di lui: In questa seconda ipotesi si realizza il fenomeno della"sostituzione


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexsoreca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni e storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Giannini Giuseppe.

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