DIRITTO ROMANO A.A.2020/2021, Prof.ssa Maria Floriana Cursi
08.02.2021
Tratta il diritto privato tra cittadini romani (non c’era un rapporto tra cittadino e
comunità). Si studia il diritto romano perché è la base della nostra tradizione giuridica.
Questo tipo di diritto non è più vigente, anche se alcuni meccanismi hanno portato alla
creazioni di istituti che ancora oggi noi utilizziamo ad es. i contratti o le obbligazioni
ecc.
Il diritto romano verrà recuperato più volte nella storia e riadattato a seconda
dell’epoca, ma avremo una cesura profonda con il giusnaturalismo che separerà il
diritto romano dal diritto moderno, con i moderni codici.
Esistono 3 formazioni economico-sociali-culturali
1- 9 sec-4/3 sec a.c. prima formazione economico sociale: comunità gentilizia (da
gentes gruppi sociali primitivi, pre-civici, clan); dai gruppi gentilizi nascono i
patrizi, dunque al suo interno ci sono le radici del conflitto patrizio-plebeo
2- 3 sec a.c./3 sec d.c. periodo in cui roma diventa un impero mondiale: l’economia
mondo fa riferimento a broudel che ha studiato i traffici del mediterraneo in
un periodo storico diverso da quello romano ma che calza perfettamente con
questa fase della storia romana in cui ci si affaccia al mediterraneo e crea i
presupposti per l’impero.
3- 3 al 6 d.c. dalla caduta alla codificazione giustinianea: la crisi dell’impero fase
della volgarizzazione (da vulgus: il diritto diviene popolare perché privo di
raffinatezza) del diritto romano che aveva raggiunto delle vette di tecnicità e
raffinatezza che a seguito dei grossi problemi economici perde completamente
queste caratteristiche.
Il diritto romano è un diritto casistico perché non avevano un codice, dunque il loro
diritto funziona come il diritto anglosassone che ragiona sulla base del precedente
applicando il diritto che è stato già utilizzato da un giudice per un caso analogo.
Roma nasce per un processo di cinesismo cittadino (incontro) tra diverse gentes.
Nella società gentilizia abbiamo una formazione nella quale si ravvisa una certa
fluidità e che passa per assetti costituzionali completamente diversi fra loro. Dopo
l’età pre-civica, con la nascita di roma nasce un assetto cost preciso che è quello
dell’età monarchica che poi terminerà con il passaggio più avanti all’età repubblicana.
Questa formazione è sicuramente poliforme, ed ha le esigenze economiche al centro
di tutto.
Questa società era molto primitiva in quanto fortemente chiusa verso gli altri.
L’espansione di roma si verifica prima nella penisola italia nel lazium vetus, poi nella
penisola italica ed in seguito sul mediterraneo, momento nel quale comincia ad avere
contatti con gli stranieri e ciò porta l’esigenza di modificare questo diritto.
Ad un certo punto c’è un momento di incontro (sinecismo convergere rispetto ad un
obiettivo unitario) tra le diverse gentes che capiscono di essere più al sicuro tutte
unite (esigenza di maggiore potezione) e dunque individuano uno spazio cinto di mura
(il famoso solco primigenio) che sarà poi Roma. Sappiamo poco di questi gruppi
gentilizi ma possiamo ricavare dalle fonti romane qualche informazione, relativamente
ad alcuni frammenti latini che usiamo come testimonianza a proposito della struttura
gentilizia e della sua formazione interna.
Tabula (tavola)
Perché tabula? Cosa sono le 12 tavole? Nell’età rep. Attorno al 451 a.c. le lotte patrizio
plebee spingono i patrizi a pubblicare alcune regole che possano valere per tutta la
comunità romana, ed affiggono nel foro le leggi delle 12 tavole così chiamate perché
pubblicate su 12 tavole di legno poi sostituite dopo l’incendio gallico su lastre di
marmo. Era abbastanza usuale nelle città antiche pubblicare nei luoghi di maggiore
frequentazione per assicurare la certezza del diritto (tutti possano sapere che dato un
certo comportamento ci sarà una certa punizione). Prima di queste 12 tavole non c’era
esigenza di pubblicare perché non c’era un diritto scritto e si viveva sulla base dei
mores (consuetudini) comportamenti osservati nella convinzione che siano legittimi
(opinio iuris ac necessitatis). Questi comportamenti ritenuti corretti e necessari devono
però essere riferiti ad un certo contesto sociale. I mores sono il diritto non scritto dei
patrizi dunque. Nel 5 sec la società non è composta solo da patrizi, i plebei non
conoscono i mores patrizi dunque chiedono ai patrizi di metterli per iscritto. Da qui le
12 tavole che sono però un adattamento del diritto del tempo alle pressioni plebee.
Tab.5.4.: si intestato moritur, cui suus heres nec escit, adgnatus proximus familias
habeto.
Tavola5.4: se qualcuno muore senza aver fatto testamento, e non ci sono suoi eredi
(figli del de cuius ereditate loquitur), il patrimonio familiare venga dato al parente in
linea maschile più vicino.
Tab.5.5: si adgnatus nec escit, gentiles familiam habento.
Tavola5.5: se non c’è neanche un parente in linea maschile più vicino, i gentili abbiano
il patrimonio.
Con il testamento (che veniva fatto in forma orale solenne con dei testimoni, poi in
seguito verranno scritti su tavole) c’è una totale libertà di testare, e decidere a chi
lasciare i propri beni. Se il de cuius non lascia un testamento invece la legge si
preoccupa di quello che accade dei beni e dunque deve stabilire delle regole per la
successione, che sono nel diritto romano esattamente quelle che abbiamo visto sopra
nei frammenti.
I criteri sono in prima battuta i figli perché la logica è quella della conservazione
patrimoniale nella stessa famiglia, ma comunque in assenza di essi si procedeva per
gradi come ancora oggi si fa nella nostra società.
La linea femminile non viene considerata in questo momento storico in cui il solo
rilievo è dato al pater familias.
I gentili collettivamente intesi sono coloro ai quali in assenza di parenti prossimi va il
patrimonio, dunque costituiscono un soggetto di diritto unitario ciò perché i gentili
probabilmente non seguono la stessa logica della parentela graduata.
09.02.2021
Come nasce la parentela dei gentiles senza gradi? Questa anomalia ha portato,
occupandosi di questi gruppi sociali primigenei e confrontandoli con altre realtà, a
rendersi conti di alcune somiglianze. Anche gli aborigeni australiani avevano forme di
matrimonio esoganiche (matrimonio collettivi al di fuori del gruppo gentilizio) come i
gentiles romani. Ciò comporta rapporti sessuali promiscui in cui non si ha la certezza
di chi sia la prole e dunque l’unica certezza è data dalla mater, dunque dalla
discendenza femminile questa è un tipo di parentela che pone tutti sullo stesso
piano. Soltanto piu tardi l’esigenza di tutelare la prole sfocia nella conformazione della
famiglia nucleare (prima era importante il ruolo dei fratelli maschi della mater).
Comincia ad emergere un tipo nuovo di logica familiare ed emergere la parentela per
gradi facendo nascere le forme a noi più note; questa famiglia nucleare prende il nome
di familia iure, e quando si allarga e si arriva quantitativamente al sesto grado di
parentela si parla allora di familia commune iure (per logica semplicemenete
quantitativa famiglia allargata,di più ampio diritto non limitata a padre madre e figli).
Ancora nella metà del 5 sec a.c. quando vengono messi per iscritto i mores nelle 12
tavole si vuole sottolineare questo principio collettivistico.
Ogni gens ha le sue consuetudini e i suoi mores e i suoi SACRA, ovvero rituali e feste
religiose, durante le quali si realizza proprio questo cinesismo cittadino. Queste feste si
svolgono in base ad un calendario in cui ogni giorno separatamente ogni gens
festeggia i suoi riti, salvo un unico giorno nel quale si festeggia tutti insieme. Il
sostentamento economico dei gentiles, che superano la logica pastorale nomadistica
quando si stabiliscono fermamente in un luogo (Roma), diviene l’agricoltura che
assume il ruolo di fonte primaria. Come vengono gestite queste coltivazioni? Le fonti
del 9 secolo ci parlano di una forma di agricoltura chiamata ager gentilitius, nella
quale torna la logica collettiva per la quale anche qui le terre possono essere coltivate
da tutti e possono coltivare tutto. I gentili coltivano in maniera collettiva potendosi
avvalere anche di manodopera e non esisteva quella che noi oggi chiameremmo
proprietà privata. La manodopera non necessariamente era servile, esisteva la
schiavitù ma era rara e qualora ci fossero era una schiavitù domestica (2 o 3 schiavi
per villa romana). Non solo gli schiavi fornivano la manodopera ma anche i clienti
sono persone libere che non appartengono alla gens, sono privati che magari arrivano
a contatto con la gens e chiedono protezione, sono soli, magari con la loro famiglia
nucleare a seguito ma che non si avvalgono di un gruppo. I gentili forniscono
protezione a questi in cambio della manodopera. Come vengono graduati i rapporti tra
gentili e clienti? Ciò lo vediamo da 2 leggi una regia e una decemvirale:
Questi rapporti erano fondati sulla FIDES (rapporto di fiducia), e nel momento in cui
nascevano rendevano il gentile un patronus (colui che da protezione). Quando uno dei
due viola la fides cosa accade? La legge di romolo attesta dalle fonti regie ci dice che
la violazione in entrambi i sensi comporta la sacertà (la possibilità che viene garantita
ad ogni componente della comunità di uccidere impunemente chi ha violato la fides,
arrogandosi la facoltà di farlo senza essere punito); Nella norma decemvirale Se il
patrono viola è sottoposto a sacertà, e manca qui la bilateralità tipica della legge
romulea. Perché il legislatore decemvirale omette la considerazione della sacertà
anche per il cliente che viola la fides del patronus? E’ una sorta di atteggiamento di
favore che i patrizi hanno nei confronti dei plebei sotto pressione di questi, già gravati
a livello economico rispetto alla classe gentile.
Tutto ruotava attorno al rapporto fiduciario che poteva legare anche diversi compnenti
delle gentes una delle più antiche forme non più verticale come quello tra patrono e
clienti ( gerchico) ma orizzontale ( che lega diversi gentili uniti tra loro da vincoli
fiduciari). Una delle espressione più importante è data dalla sodalitas, forme
associative molto antiche in cui sono riuniti gentili giovani che hanno come obbiettivo
quello di riuscire a tratte dal territorio beni appartenenti ad altre comunità per il
sostentamento della gens. Le sodalitates poi vengono normate e riconosciute ma il
legislatore le priva della loro carica eversiva (non raggiungano l’eversione
dell’ordinamento romano), trasformandole in età decemvirale in gruppi politici di
sostegno di una particolare persona (un esponente) che magari fa il suo cursus
honorum. Anche qui c’è una rilettura della logica per ls conservazione dei rapporti
gentilizi.
Siamo di fronte anche al fenomeno dei PACTA E DELICTA pacta sono degli accordi
che le diverse genetes concludevano tra di loro, avevano quasi sempre un conteuto
religioso; i delicta sono le azioni che vengono compiute da un componente di una gens
nei confronti di un altro componente di una diversa e ulteriore gens: questa lesione si
può riparare in due modi, o si decide di consegnare (noxae deditio consegnare i
colpevole a nossa nussalità: ogni volta che c’è un azione a danno di un terzo il pater
decide come liberarsi del fatto) chi ha compiuto l’illecito alla gens offesa, oppure
pagare e risarcire in maniera pecuniaria la gens offesa cercando di riparare al torto.
Questa logica colletivistica del gruppo gentilizio si perpetua nel tempo in un istituto (di
cui veniamo a conoscenza nell’età degli antonini da un giurista Gaio che scrive un
manuale composto da molti excursus storici): il consortium ercto non cito consorzio
in cui si gestiscono beni in maniera indivisa (colletiva). Già ciò ci fa capire che siamo
davanti ad un residuo di collettivismo che viene attestato come un fenomeno che
nasce quando muore il pater familias dando la possibilità a figli e fratelli di gestire il
patrimonio.
Solo il manuale di Gaio ci è pervenuto pressochè intero, degli altri non abbiamo nulla
tranne pochi frammenti inseriti nel corpus iuris civilis di giustiniano. Il manuale di gaio
è stata una scoperta fortuita nella biblioteca capitolare di roma, in cui imbattutosi
nelle lettere di san girolamo vede un trasparire un testo sottostante (il manuale era
stato sovrascritto come spesso accadeva in quel periodo storico a roma, vista la
penuria di materiale scrittorio), si rende conto che è un testo giuridico e che è di gaio,
e attraverso dei reagenti chimici cancella la scrittura di san girolamo e scopre in prima
scrittura il testo di gaio.
Gaio afferma che a Roma vigeva uno ius civili (diritto proprio dei romani), oltre a quello
che conoscevano che non era proprio loro e che chiamiamo ius gentium (diritto delle
genti), e si tratta di istituti che vengono normati nella stessa maniera. Dice gaio che
morto il pater familias si forma tra i suoi eredi una società, un ercto (da erctum:
dominio) non cito (da ciere: dividere), un dominio indiviso: ma cosa significa gestire
collettivamente? Gaio dice che in questa società bastava che uno solo dei soci, quindi
dei fratelli, manomettesse uno schiavo comune rendendolo libero, per far si che fosse
libero per parte di tutti; se uno dei soci acquista un bene (res), questo diviene parte
del patrimonio comune per tutti.
Per i gentili, nel periodo nel quale la gens si è stabilita nel territorio con la nascita della
familia proprio iure e comune iure, comincia a nascere l’esigenza di distinguere i beni
inessenziali e non essenziali: res mancipi e res nec mancipi. La distinzione si fonda sul
termine mancipi che viene declinato in senso positivo e negativo. Il potere più
importante era il mancipium, quindi prob. Le res mancipi sono collegate al pater
familias. I romani ci dicono le fonti, utilizzano la mancipatio atto di trasmissione del
potere sulle res mancipi (rituale). Le res nec mancipi si trasferiscono per traditio.
Gaio dice che le res mancipi sono i fondi che si trovano sul suolo italico, gli animali che
possono essere aggiogati ovvero che tirano l’aratro, le servitù previali (diritti che
riguardano i fondi) e gli schiavi (che servono come manodopera) queste sono le res
pretiosiores (più preziose rispetto all’economia agricola), perché essenziali per
l’economia agricola e sono dei beni di uso e sfruttamento collettivo.
Proprietà: Signoria di diritto; Possesso: signoria di fatto
I romani avevano un sistema tripartito: prenomen nome; nomen gentilizio;
cognomen individuazione del gruppo familiare all’interno della gens originaria.
(sistema onomastico)
I gentili hanno uno stesso nomen di riconoscimento ad esempio gens iulia
1 indizio nella storia: il septimontium era una lega religiosa antica che riuniva le
comunità che diedero origine a roma (di sette colli).
2 indizio nella storia: il matrimonio collettivo (per rapto: per rapimento delle donne)
tipico delle comunità più antiche ci ricorda il ratto delle sabine (leggendario, che può
trovare in questi matrimoni una nuova spiegazione però), quando prima dell arrivo
degli etruschi i sabini entrano a far parte della comunità romana.
11.02.2021
La gens prob in questo periodo comincia ad avvertire l’esigenza di consorziarsi ed
ecco che si individuano delle distinzioni all’interno del profilo economico che
valorizzano alcuni beni rispetto ad altri comincia ad emergere una logica economica.
Sono cose che hanno a che fare con il manicipium potere originario nelle mani del
pater familias e che richiede per il suo trasferimento un istituto ovvero il mancipatio.
Servitù previale: un peso che grava su un fondo a vantaggio di un altro fondo.
È un fondo intercluso (fondo servente) che confina con uno che ha accesso alla via
pubblica (fondo dominante) e dunque chiede a lui di poter passare, questo passaggio
che si crea diviene una servitù previale. Oggi classifichiamo le servitù previali come
diritti reali, cioè attaccati alla cosa.
In un excursus che gaio fa nella sua opera lui non solo descrive cosa sono le res
mancipi ma anche la mancipatio all’epoca di gaio era desuata, ma in età più antica
della quale tratta si. Era il più importante negozio di trasferimento dei beni. Durante il
mancipio parla solo l’acquirente esprimendosi attraverso delle formule che validano la
cerimonia insieme alla presenza dei cittadini.
Gaio 1.119.
La mancipatio è una forma di immaginaria vendita (imaginaria venditio la
mancipatio era un istituto che veniva utilizzato anche per altri obiettivi come ad es il
caso nel quale il padre vendeva il figlio come forza lavoro ad un altro): che è un istituto
proprio del diritto romano (fa parte dello ius civile); dovevano essere presenti non
meno di 5 testimoni cittadini romani puberi (che avevano raggiunto la pubertà e che
quindi si consideravano coscienti di ciò che stavano facendo), inoltre ci doveva essere
qualcuno che tenesse la bilancia ( ibripens: bilancia si pesava inizialmente il bronzo
grezzo non coniato che veniva utilizzato come moneta e calcolato a peso) e ci
dovevano essere quello che riceve il mancipio ( l’acquirente: mancipio accipit di
solito veniva portata una zolla di terra simbolicamente che rappresentava l’intero
fondo che si intendeva acquistare) che teneva questa cosa (la zolla) e pronunciava
queste parole: io affermo che questo uomo ( la descrizione di gaio è riferita alla
vendita di un schiavo –homo: schiavo-) è mio (meum esse- indica la proprietà)
secondo il diritto dei romani (civile- è una formul
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