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dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”) alcune competenze specifiche in materia di legislazioni,

altre alle regioni e altre a concorrenza tra Stato e regioni. Tuttavia, dagli anni ’90 sono cambiate tante cose, addirittura

ci fu uno forte stimolo che avrebbe potuto portare ad una riforma costituzionale atta a tradurre lo stato da regionale a

federale (devolution auspicata principalmente dalla Lega Nord) ma la riforma non ebbe la maggioranza al parlamento

e quindi ci fu un referendum confermativo che non ebbe esito positivo e la riforma sul federalismo fu accantonata. Nello

stesso momento, si avviò un processo di revisione che ha portato alla riforma del Titolo V della Costituzione. La riforma

del Titolo V, oltre a portare lo Stato ad essere un livello di governo, ha invertito le competenze delle regioni e dello stato

portando l’Italia verso uno Stato federale. Siamo quindi in un limbo tra uno stato regionale e uno federale perché si è

avviato un progetto federalista che non si è mai concluso, anzi si è completamente bloccato con questo Governo si sta

accentrando tantissimi poteri arrivando ad essere nuovamente uno Stato quasi completamente Regionale.

Modello regionale e federale hanno connotati comuni, i principali sono:

Esistono livelli territoriali di governo diversi da quello statale (si parte dalla regione e si arriva ai comuni);

Ø Ogni livello di governo è dotato di competenze proprie tra cui la potestà legislativa

Ø Chi è titolare della potestà legislativa in Italia? Parlamento e Consigli Regionali, sia lo Stato sia le Regioni secondo

l’art. 117 della Costituzione.

Stato federale

Le principali caratteristiche che contraddistinguono uno Stato federali sono:

Ogni comunità locale nell’ambito di uno Stato federale è completamente autonoma (es. Stati Uniti d’America,

• due Stati confinanti possono avere leggi opposte riguardo la pena di morte) e ogni stato può avere la propria

Costituzione;

Le competenze esecutive, legislative e giudiziarie sono possedute anche dagli Stati federali;

• Ogni Stato membro può avere una politica tributaria diversa;

• Ogni Stato può concludere accordi internazionali;

• Esistenza di una Camera federale;

• Partecipazione degli Stati alla revisione della costituzione federale (quella valida per tutti);

• Organi di giustizia costituzionale in ogni Stato membro;

• Esistenza di un diritto al territorio degli Stati membri (come se si trattasse di nazioni a sé stanti):

• Competenza legislativa generale salvo quanto viene diversamente disposto dalla Costituzione federale ogni

à

• Stato ha autonomia e libertà di legiferare a seconda di come è organizzato il territorio.

Il federalismo può essere di due tipi a seconda di come si pone nei confronti della collettività:

Duale separazione chiara tra Stato come Stato membro di governo e la federazione generale (lo Stato è il di

à

• cui della federazione e non il contrario);

Cooperativo prevede diversi interventi congiunti e coordinati dei vari livelli di governo consentono la politica

à

• della federazione.

Molto spesso la differenza tra duale e cooperativo non è propria di uno Stato federale ma dipende dagli atteggiamenti

che tiene in differenti situazioni, può agire come duale o cooperativo a seconda.

Il primo stato federale furono gli Stati Uniti d’America con la costituzione del 1787, seguirono Svizzera, Germania,

Austria ma anche Messico, Brasile etc…Altri stati come il Sudafrica o la Spagna stanno organizzando i propri paesi verso

un modello federale decentrando molto il potere decisionale.

L’Unione Europea è qualcosa di più di una confederazione in quanto i suoi cittadini sono rappresentati al Parlamento

Europeo ma, dato che i suoi Stati membri hanno ancora poteri in politica estera e nella difesa, non è ancora possibile

considerare l’Europa come una federazione ma come una via di mezzo tra una confederazione e uno stato federale.

Stato regionale

Lo stato regionale è classificato dalla dottrina in diversi modo:

Quasi uno stato unitario;

• Stato intermedio;

• Stato decentrato.

Una parte della dottrina sostiene che non esistono differenze davvero sostanziali tra stato federale e stato regionale se

non il decentramento ad un grado maggiore (stato federale) o minore (stato regionale).

Le principali caratteristiche sono:

Le regioni non hanno autonomia costituzionale (prima cosa che distingue regionale e federale) ossia le regioni

• non hanno una costituzione propria tuttavia le regioni hanno un’autonomia statutaria quindi la “costituzione” di

una regione si chiama statuto regionale.

In Italia, oltre le regioni, hanno uno statuto anche le provincie o i comuni (legge 8 giugno 1990 – lgs. 142 afferma

che regioni, province e comuni hanno autonomia statutaria) la differenza è che lo statuto di province e comuni

non è una legge mentre quello regionale è legge;

Le regioni non hanno competenze giurisdizionali e quelle legislative e amministrative le spettano secondo ciò che

• impone la Costituzione negli articoli 115-116-117. N.B scambio competenze con riforma del Titolo V, prima lo

stato aveva una competenza residuale, ossia tutto quello che la Costituzione non affidava alle regioni era di

competenza dello Stato. Dopo la riforma del Titolo V la competenza residuale passa alle regioni;

Autonomia finanziaria circoscritta a quello che che decide lo stato centrale;

• Regioni non hanno potere estero;

• Non esiste una Camera delle regioni;

• Le regioni non partecipano alla revisione costituzionale;

• Esistono organi di giustizia che garantiscono il rispetto delle sfere di competenza (la Corte Costituzionale decide

• chi ha il potere di fare cosa tra Stato e regioni).

Il prototipo dello Stato regionale è la costituzione spagnola del 1931 (parlava di Stato Integrale). L’Italia si ispirò molto

a questa Costituzione.

Esempio domanda esame

“Nell’ambito dell’evoluzione delle forme di Stato, il candidato descriva il passaggio da Stato assoluto a Stato liberale”.

Lo Stato assoluto è la prima forma dello Stato moderno, nata in Europa tra il 1400 e il 1500 ma che sia affermò nei secoli

successivi. Questa forma di Stato è un modello in cui tutto il potere sovrano è concentrato nelle mani della Corona che,

quindi, era titolare del potere legislativo ed esecutivo, mentre il potere giudiziario era in mano a giudici nominati dal

Re. La fonte primaria di diritto era quindi la volontà del Re e il suo potere assoluto non aveva limini legali né poteva

essere condizionato dai desideri dei sudditi, questo perché si pensava che il potere regale avesse un’origine divina.

Questo modello di Stato si è imposto soprattutto in Francia e Inghilterra.

La crisi dello Stato assoluto fu dovuta principalmente a ragioni finanziarie che portarono il peso fiscale ad un livello

ritenuto insostenibile, soprattutto per la nuova classe borghese. A questo si aggiunge l’indebolimento della

legittimazione politica, derivante dalla sua incapacità di far coesistere la sfera della sovranità del Re con il

riconoscimento di una sfera di libertà alle varie componenti delle società.

Dalla crisi dello Stato assoluto, tra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento nasce lo stato liberale. Le

principali caratteristiche di questo passaggio furono: lo sviluppo del modello capitalistico e l’affermazione della

borghesia. In Francia il passaggio si attuò attraverso la rivoluzione del 1789, mentre in Inghilterra l’affermazione dello

Stato liberale fu più graduale ma più stabile, ancora diversa fu la nascita dello Stato liberale americano.

Un secondo importante fattore che ha favorito l’organizzazione del potere politico verso un modello liberale è l’avvento

di un’economica di mercato, ossia un’economia basata sul libero incontro tra domanda e offerta di un determinato

bene, lo Stato assoluto, basato sul concetto di mercantilismo (un’economia che poneva forti ostacoli al commercio

attraverso l’imposizione di dazi doganali), ostacolava lo sviluppo di questo nuovo pensiero economico ed era quindi

naturale un suo superamento. UNIONE EUROPEA

Origini e sviluppo della UE

La limitazione della sovranità statale diviene intensa ed evidente con la creazione in Europa di organizzazioni

sovranazionali. Il processo di formazione dell’Unione Europea, si divide in diverse tappe:

1946-49: inizia un processo di organizzazione della cooperazione tra gli Stati europei, con il fine di dare un nuovo

Ø aspetto ordinato tra gli Stati, nel superamento della divisione tra vincitori e vinti dopo la seconda guerra mondiale.

Campo economico: OECE (organizzazione europea per la cooperazione, poi diventato OCSE);

• Campo difesa: NATO e UEO;

• Campo politico: Consiglio d’Europa (stessi compiti dell’ONU ma a livello europeo).

1950-56: si assiste ad un’evoluzione del processo di cooperazione, vi è un’ulteriore limitazione della sovranità degli

Ø Stati a favore dell’organizzazione sovranazionale.

Il principale obiettivo economico consisteva nel mettere in comune la produzione dell’acciaio e del carbone mentre

dal punto di vista politico era necessario eliminare la rivalità tra Francia e Germania e, nel lungo periodo, creare un

Unione a carattere federale.

Due date fondamentali di questo periodo sono:

18 aprile 1951: Trattato di Bruxelles, viene creata la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) con

• 6 stati firmatari. Si creano diversi organi per sostenere questa nuova comunità, tra questi vi erano: Consiglio

dei Ministri, Assemblea parlamentare, Alta Autorità e Corte di giustizia.

27 maggio 1952: Trattato di Parigi, si cerca di creare una comunità per la difesa ma la Francia non ratifica.

1957-64: il 27 marzo 1957 vengono firmati i Trattati di Roma con i quali vengono istituite CEE e EURATOM (N.B le

Ø 3 Comunità avevano degli organi distinti, Consiglio e Commissione, ma altri comuni, Corte di giustizia e Assemblea

parlamentare);

1965-69: si presenta l’esigenza di razionalizzare la Comunità unificando gli organi.

Ø 8 aprile 1965: Trattato di Bruxelles, si fondono gli esecutivi (una sola Commissione, un solo Consiglio e un

• unico bilancio) ma le competenze separate;

dal 1970: nuovo impulso alla cooperazione europea, progressivo ampliamento della comunità (entrano UK, Irlanda,

Ø Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo etc…),

L’ammissibilità dei nuovi stati è decisa dal Consiglio, previa consultazione della Commissione e previo parere del

Parlamento (maggioranza assoluta).

1986: Atto Unico Europeo (AUE) con il quale:

Ø si formalizza il Consiglio europeo come organo comune;

• si reintroduce la maggioranza qualificata per le votazioni del Consiglio sulle misure di armonizzazione relative

• al mercato interno;

si rafforza il ruolo del Parlamento nel processo decisionale;

• si istituisce il tribunale di primo grado;

• Si estendono le competenze comunitarie anche ad ambiti come ambiente, ricerca etc…

• Si introduce il principio di coesione economica e sociale per ridurre i divari di sviluppo tra i diversi stati;

• Si fissa la data entro cui realizzare il mercato interno;

• Si introduce una cooperazione europea in materia di politica estera.

1990-96 si introduce il concetto di Unione Europea con il Trattato di Maastricht il 7 febbraio 1992 (entrato in vigore

Ø il 1 novembre 1993) con una struttura istituzionale complessa. Questa istituzione poggia su 3 pilatri:

1) Comunità Europea (CE);

2) Politica estera e sicurezza comune (PESC);

3) Cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni (CGAI).

La differenza principale è che gli ultimi due pilastri richiedono che ogni deliberazione sia fatta in unanimità dagli

Stati membri.

Il Trattato di Maastricht attua:

Modifiche istituzionali;

• Cittadinanza europea;

• Instaurazione di un’unione economica e monetaria;

• Cambiamenti nel processo decisionale;

• Rafforzamento delle altre competenze come ambiente etc..

Con il Trattato di Lisbona i tre pilastri sono stati tutti assorbiti nella UE, tuttavia rimane la regola dell’unanimità

per la politica estera e sicurezza comune.

1997-99: revisione del trattato di Maastricht;

Ø Con il Trattato di Amsterdam nel 2000 si ritenne di ragionare in una maniera diversa per risolvere alcune questioni

Ø lasciate in sospeso da Maastricht. Si cominciò a pensare che, più paesi entravano, più diventava difficile prendere

decisioni all’interno degli organi legislativi. Si pensa quindi ad un’organizzazione stabile dal punto di vista strutturale

(Trattato di Nizza) ma flessibile dal punto di vista funzionale.

Dal 01/01/2004 cambia:

la composizione del parlamento: 732 deputati al massimo divisi tra Stati membri e Paesi candidati;

• Aumento dei membri della Commissione fino a 27 (uno per ogni membro attuale e futuro) e si introduce la

• rotazione (uno rimane fuori)

N.B Attualmente sono 28 stati membri

Principali trattati slide 23.

L’Unione Europea è fondata sue 2 fondamentali pilastri:

1. LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE (dei lavoratori, della prestazione dei servizi etc…) e divieto di qualsiasi

discriminazione sulla base della nazionalità;

2. LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI (limitata a quanto risulta necessario per il buon funzionamento del mercato).

L’Unione Europea si articola in diverse organi (istituzioni europee) differenziabili in:

1) Principali;

2) Consultivi;

3) Altri;

Gli organi principali sono:

Consiglio dell’Unione Europea (dei Ministri) Rappresenta i singoli Stati membri. Esercita insieme al Parlamento

Ø à

funzione legislativa e la funzione di bilancio. Coordina le politiche di tutti gli Stati membri ed è formato da un

rappresentante di ogni Stato, componente del Governo, ed è presieduto a turno da ciascuno dei suoi componenti

per un periodo di 6 mesi.

Si occupa dell’approvazione delle leggi UE, coordina le politiche economiche, approva il bilancio, elabora la politica

estera e di difesa etc…

Commissione europea Rappresenta gli interessi generali dell’UE. È il centro dei processi di decisione e organo di

Ø à

propulsione dell’ordinamento comunitario, Dispone di poteri di iniziativa normativa, decisione amministrativa e

regolamentazione, poteri di controllo riguardo l’adempimento degli obblighi comunitari.

Essa stabilisce l’ammontare dei Fondi strutturali, ossia dei finanziamenti stanziati dalla comunità per le esigenze di

sviluppo economico etc… degli Stati membri e la loro ripartizione ai singoli Stati.

La commissione è composta da un numero di membri pari a quello degli Stati membri i quali durano in carica per 5

anni.

Il Parlamento elegge il presidente su proposta del Consiglio e approva la composizione della Commissione (può

anche costringerla alle dimissioni).

La Commissione è composta da un Presidente e 27 commissari. Essi esercitano le loro funzioni in piena

indipendenza e nell’interesse generale della Comunità.

Le competenze della Commissione sono:

1) Esclusività del potere di iniziativa legislativa;

2) Poteri decisionali in alcuni ipotesi specifiche;

3) Potere di esecuzione;

4) Poteri di gestione amministrativa degli stanziamenti;

5) Poteri di controllo (“guardiana dei trattati”) sugli Stati per quanto riguarda gli adempimenti ai trattati

dell’Unione;

6) Relazione esterne (negoziazione accordi internazionali).

Parlamento europeo i cittadini e viene eletto per suffragio universale diretto direttamente dai

Ø àrappresenta

cittadini. Con 751 deputati eletti per un mandato da 5 anni, ogni membro stabilisce autonomamente le modalità di

scrutinio e il diritto di voto è dato a tutti coloro che hanno compiuto 18 anni (16 in Austria). La ripartizione dei seggi

è di norma proporzionale alla popolazione di ogni paese.

Le competenze del Parlamento Europeo sono:

Controllo politico;

• Informazione;

• Controllo del bilancio;

• Partecipazione politica;

• Partecipazione alla conclusione degli accordi internazionali.

Il Parlamento Europeo partecipa al processo di formazione degli atti normativi attraverso la procedura legislativa

ordinaria (in cooperazione con il Consiglio). Inoltre il Parlamento possiede il potere di iniziativa legislativa indiretta

esercitato tramite la Commissione.

Corte di Giustizia è un organo giurisdizionale comunitario chiamato ad assicurare il rispetto del norme del diritto

Ø à

comunitario;

Corte dei Conti è l’organo di controllo contabile della Comunità che verifica il finanziamento dell’UE;

Ø à

Gli organi consultivi sono:

Comitato economico e sociale organo consultivo del Consiglio, della Commissione e del Parlamento;

Ø à

Comitato delle Regioni organo consultivo delle istituzioni europee;

Ø à

Banca Europea degli investimenti

Ø

Gli altri organi sono: à

Consiglio europeo è l’organo di impulso politico, chiamato a definirne gli orientamenti politici generali ma privo

Ø di poteri normativi propri. È composto dai capi di Stato o di Governo di ciascuno stato membro e dal Presidente

della Commissione (eletto a maggioranza qualificata e rimane in carica per due anni e mezzo);

Banca Centrale Europea;

Ø Mediatore Europeo;

Ø Tribunale di primo grado.

Ø SISTEMI ELETTORALI

Nella legislazione elettorale confluiscono 3 diverse componenti:

1) Le norme che definiscono quali soggetti facciano parte dell’elettorato attivo (detto anche cittadinanza politica)

ossia l’insieme di norme che stabiliscono chi ha la possibilità di votare;

2) Le regole sul sistema elettorale, ossia i meccanismi attraverso cui i voti si trasformano in seggi;

3) Legislazione elettorale di contorno, ossia le regole che definiscono le modalità di svolgimento delle campagne

elettorali, i finanziamenti etc…

L’art. 48 Costituzione afferma che sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età, si

stabilisce così l’elettorato attivo. Esso è subordinato al possesso di due requisiti (condizioni positive):

Cittadinanza italiana (in alcuni casi basta la cittadinanza europea);

Ø Maggiore età (18 anni per votare per la Camera dei Deputati e 25 anni per il Senato).

Ø

L’articolo elenca anche alcuni principi che caratterizzano il voto:

Personale, non può essere delegato;

Ø Uguale, ogni voto vale per uno;

Ø Libero, non possono esistere coercizioni al voto (anche fatte attraverso donazioni di cibo e di denaro durante le

Ø elezioni);

Segreto;

Ø Dovere civico (N.B non giuridico, non si incorre in sanzioni se ci si astiene).

Ø

N.B un individuo non può votare se (condizioni negative)

È un incapace civili;

• Ha ricevuto una sentenza penale irrevocabile;

• Per altri casi di indegnità morale stabiliti dalla legge.

Dall’elettorato attivo si distingue l’elettorato passivo, ossia la capacità di essere eletto. Il principio generale è quello

dell’eleggibilità di tutti gli elettori salvo restrizioni particolari, esse si possono riassumere in:

Maggiore età (25 anni per essere eletti alla Camera, 40 anni per essere eletti al senato);

Ø Tutti i motivi per cui si può perdere l’elettorato attivo.

Ø

Oltre a questi requisiti la Costituzione richiede la mancanza di talune condizioni negati come:

Ineleggibilità parlamentare impedimento giuridico che non consente a chi si trova in una delle cause previste

Ø à

dalla legge di essere validamente eletto;

Incompatibilità parlamentare situazione giuridica in cui un individuo, eletto validamente, non può svolgere allo

Ø à

stesso momento l’attività di parlamentare e un’altra carica.

Le due condizioni sono molto diverse, qualora un individuo si trovi nelle condizioni di essere ineleggibile allora la sua

elezione è da considerarsi non valida, se un individuo si trova ad essere incompatibile esso può sempre far venir meno

la causa di incompatibilità.

Incandidabilità si è aggiunta di recente alle altre due, sono consideranti incandidabili coloro che hanno subito

Ø à

particolari condanne (es. per mafia).

La Costituzione tutela la libertà di voto e il diritto di tutti i cittadini di potere accedere alle cariche elettive in condizioni

di eguaglianza (es. durante il periodo di campagna elettorale si disciplinano anche i minuti di apparizione sui mezzi di

informazione al fine di garantire la par condicio).

La politica e in generale le campagne elettorali sono molto costose e, in una democrazia basata sull’eguaglianza, occorre

evitare che solo chi abbia il controllo di ingenti risorse economiche possa conquistare il potere politico. Da qui deriva

l’esigenza di introdurre forme di finanziamento pubblico, ossia lo Stato finanzia i candidati in modo da assicurare a tutti

i soggetti politici pari opportunità nella competizione elettorale.

Il sistema elettorale è il meccanismo attraverso cui i voti espressi dagli elettori si trasformano in seggi. Esso si compone

di 3 parti:

1) Tipo di scelta che spetta all’elettore. A seconda del modello adottato la scelta può essere categorica (singola)

oppure ordinale (si può esprimere un ordine di preferenze);

2) Dimensione del collegio (parti di territorio in cui la nazione è divisa e su cui applichiamo la formula, si chiamano

anche circoscrizioni elettorali). Si possono distinguere:

a. Collegio unico esiste un solo collegio che serve a ripartire tra i candidati tutti i seggi in palio;

à

b. Più collegi ciascuno di essi elegge un certo numero di parlamentari. Quando ci sono più collegi, questi si

à

possono distinguere in:

Uninominali collegi in cui risulta eletto un solo candidato;

à

• Plurinominali collegi in cui risultano eletti due o più candidati.

à

3) Formula elettorale, ossia il meccanismo attraverso cui si procede, sulla base dei voti espressi, alla ripartizione dei

seggi tra i soggetti che hanno partecipato alla competizione elettorale.

Riguardo la formula elettorale si possono distinguere:

a. Sistemi elettorali MAGGIORITARI: il seggio in palio è attribuito a chi ottiene la maggioranza dei voti. Questo

significa che, ai fini dell’attribuzione dei seggi, contano solo i voti che sono confluiti sul candidato che ottiene

la maggioranza dei suffragi mentre gli altri finiscono per non contare nulla. In questo ambito si possono

distinguere due ipotesi:

È richiesta la maggioranza assoluta, allora in questo caso per essere eletti è necessaria almeno la metà

• più uno dei voti validi (altrimenti si va al ballottaggio);

È richiesta la maggioranza relativa, allora è eletto chi ottiene più voti.

Il sistema maggioritario è definibile anche come un sistema selettivo perché consente l’accesso al Parlamento

solo a chi ottiene più voti nei collegi, ossia alle forze politiche maggiori.

La finalità di un sistema maggioritario è la governabilità.

b. Sistemi elettorali PROPORZIONALI: i seggi in palio sono distribuiti a seconda della quota di voti ottenuta da

ciascuna lista in competizione. Si tiene perciò conto, ai fini della ripartizione, di tutte le liste di candidati che

abbiano ottenuto una quantità di voti almeno pari ad una percentuale minima. Una volta che sono stati

attribuiti i seggi ad una lista si passa a vedere quali candidati di ciascuna lista sono stati eletti, in questo caso

si possono prevedere due diversi metodi:

Liste sbloccate: l’elettore può esprimere, oltre al voto per la lista, una o più preferenze per i candidati

• della lista, sono quindi eletti i candidati con un numero di preferenze più elevato;

Liste bloccate: l’ordine è deciso dal partito, l’elettore decide solo la lista.

Il sistema proporzionale è un sistema proiettivo perché proietta la reale divisione del paese in Parlamento.

La finalità di un sistema proporzionale è la rappresentatività.

Tuttavia anche ai sistemi proporzionali si può dare un’impronta di selettività introducendo oggetti come la

clausola di sbarramento (percentuale di voti sotto la quale non si ottengono seggi) e il premio di maggioranza

ossia un certo numero di seggi dato in automatico alla lista che supera una certa soglia.

N.B Il sistema elettorale è strettamente legato alla forma di Governo, perché dalla legge elettorale dipende la forza del

Parlamento e dunque la forza dell’esecutivo.

Evoluzione del sistema elettorale italiano

Fino 1993 (Prima Repubblica) il sistema era di tipo proporzionale puro, necessario al fine di garantire la

Ø sopravvivenza di forze politiche ed ideologiche tra di loro molto distanti. Il sistema elettorale proporzionale è stata

una componente importante del parlamentarismo compromissorio che ha caratterizzato l’Italia per molti anni.

1993 referendum abrogativo sulla legge elettorale del Senato, il popolo dà una chiara indicazione di preferenza per

Ø un sistema elettorale a stampo maggioritario.

1994 - 2005 si passa ad un sistema misto (Mattarellum) il 75% dei seggi sono assegnati con sistema maggioritario,

Ø l’altro 25% proporzionale con sbarramento al 4%;

2005 si torna abbandona il sistema maggioritario ad un proporzionale con premio di maggioranza (Porcellum);

Ø à

2015 nuova legge elettorale, sistema misto con premio di maggioranza (Italicum).

Ø à

Porcellum

N.B L’attuale Parlamento è stato eletto con questa legge elettorale nel 2013.

In entrambe le Camere il sistema era proporzionale con possibilità di coalizioni tra le liste e sistemi di sbarramento

(soglia al di sotto della quale non si può accedere alla ripartizione dei seggi).

N.B le liste erano bloccate ossia l’elettore vota una lista di candidati decise autonomamente dal partito.

I premi di maggioranza sono diversi nelle due Camere: premio unico nazionale di 340 seggi alla Camera dei Deputati, 20

premi regionali al Senato.

Il premio di maggioranza alla Camera era un premio unico nazionale mentre al Senato erano 20 premi regionali. Questo

ha permesso di creare degli sfasamenti tra Camera e Senato, sono così bastate vittorie in regioni con un numero

maggiore di circoscrizioni per garantire una forte presenza delle opposizioni al Senato.

La peggiore prova di questa legge elettorale sono state le politiche del 2013, si sono registrati infatti 3 partiti con circa

il 30% ciascuno e, per pochi punti, il Partito Democratico ha ottenuto l’equivalente del 55% dei voti alla Camera pur

avendo ottenuto solo il 29,5%.

Corte costituzionale sentenza 1/2014

Le elezioni del 2013 hanno portato il Parlamento all’incapacità di nominare un nuovo Presidente della Repubblica e un

nuovo esecutivo, straordinariamente è stato rieletto il Presidente Napolitano che, dando a “10 saggi”, cercò di

individuare un nuovo esecutivo.

Con la sentenza della Corte costituzionale sistema elettorale pur essendo espressione di un’ampia discrezionalità

legislativa non è esente dal controllo di legittimità costituzionale, tuttavia la Corte non si è spinta fino alla dichiarazione

di incostituzionalità anche dei parlamentari eletti perché sarebbe stato esercitato un potere troppo grande.

Il sistema elettorale è stato giudicato incostituzionale perché persisteva un’eccessiva divaricazione tra l’organo della

rappresentanza politica e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto.

Questa eccessiva sta nel fatto che il premio di maggioranza veniva attribuito senza che fosse necessario il

raggiungimento di determinate soglie. In questo modo faceva sì che il premio scattasse anche per le coalizioni che non

rappresentavano una maggioranza “eclatante”.

L’effetto era quello di un’assegnazione automatica di un numero molto elevato di seggi tale da trasformare una

formazione che ha conseguito una percentuale di voti molto ridotta ad una che possiede la maggioranza assoluta.

Assenza di proporzionalità rispetto all’obiettivo perseguito si è compressa la funzione rappresentativa del

à

parlamento.

Altro elemento valutato dalla Corte riguardo la sua legittimità costituzionale sono state le liste bloccate. La Corte ha

giudicato questo come un meccanismo che toglie il sostegno dell’indicazione personale dei cittadini ai parlamentari

eletti, la scelta infatti è rimessa ai soli partiti.

Italicum

L’italicum è la nuova legge elettorale promossa dal Governo Renzi e riguarda l’elezione della sola Camera dei Deputati,

questa decisione è stata presa perché è in corso la riforma costituzionale che porterà ad un cambiamento del Senato

(nell’idea attuale dovrebbe diventare una Camera composta da: presidenti delle Città metropolitane, Senatori a vita e

consiglieri Regionali).

N.B Nel caso la riforma del Senato non andasse in posta allora sarà utilizzata, per il Senato, la legge elettorale

denominata “consultellum”, ossia la declinazione della legge elettorale derivante dalla sentenza della Corte

Costituzionale.

Le liste dei candidati sono presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell’insieme in 100 collegi plurinominali,

tranne in Valle d’Aosta e Trentino dove sono uninominali.

In ciascuna lista i candidati sono presentati in ordine alternato per sesso. I capilista dello stesso sesso non possono

eccedere il 60% del totale in ogni circoscrizione (si cerca di raggiungere la parità di genere).

Nessuno può essere candidato in più collegi neppure di un’altra circoscrizione (es. elezioni 2006, Prodi e Berlusconi

erano candidati in ogni circoscrizione e poi, finite le elezioni, si erano ritirati da tutte tranne le circoscrizioni tranne una

facendo eleggere automaticamente colui/colei che si trovava al secondo posto nella lista) tranne i capilista nei limiti di

10 collegi.

I capilista vengono decisi dal partito, gli altri invece vengono decisi dagli elettori (si parla perciò di liste parzialmente

bloccate).

I seggi sono attribuiti su base nazionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti.

Accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il 3% dei voti validi, non si permette

che ai partiti più piccoli di entrare in parlamento entrando in liste (si dà maggiore spinta al singolo partito).

Attenzione: è importante sottolineare la questione delle liste, non esistono più infatti le coalizioni di liste e questo quindi

non permette più di ridurre la percentuale di sbarramento qualora un partito si coalizzasse con un altro.

Sono proclamati eletti:

1) I capilista (decisi dal partito)

2) I candidati con il maggior numero di preferenze

Il premio di maggioranza va alla lista più votata e non alla coalizione, che ottiene il 40% dei voti su base nazionale. Il

premio consiste nell’ottenimento di 340 seggi.

Se nessuno arriva al 40% si va al ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti, dopo questo il premio di

maggioranza va al partito che ottiene il maggior numero di voti (dubbio costituzionale).

Ogni forma di collegamento tra liste è esclusa al momento del ballottaggio.

FORME DI GOVERNO

Con la nozione “forma di governo” si intende il modo in cui il potere è distribuito tra gli organi principali di uno Stato-

apparato e l’insieme dei rapporti che intercorrono tra gli stessi.

Le forme di governo storiche sono: la monarchia assoluta e la monarchia costituzionale, le forme contemporanee invece

sono: parlamentare, presidenziale, semipresidenziale e direttoriale.

Monarchia assoluta

È la forma di governo tipica dello Stato assoluto, tutti i poteri sono concentrati nelle mani del Sovrano che: fa le leggi,

nomina i funzionari amministrativi e i giudici che amministrano in suo nome la giustizia.

Per svolgere queste funzioni il Re si avvale della collaborazione di ministri, non esiste quindi un governo ma solo un

organo ausiliario al Re.

Monarchia costituzionale

È la forma di governo che si afferma nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale. Nasce innanzitutto in

Inghilterra dopo le rivoluzioni del ‘600 ma si afferma in Europa solo dopo la Rivoluzione Francese.

La monarchia costituzionale si caratterizza per il principio della separazione dei poteri, vi è quindi una netta separazione

tra il potere esecutivo che sta nelle mani del Re, al quale è permesso nominare e revocare i ministri del suo Governo, e

il potere legislativo che sta invece nelle mani del Parlamento, che tuttavia esercitava insieme al Re.

La monarchia costituzionale era quindi fondata sull’equilibrio tra i due centri di potere, il Re e il Parlamento, ciascuno

dei quali si basava su un principio di legittimazione politica diverso: il Re era legittimato dal principio monarchico-

ereditario mentre il parlamento da un principio elettivo.

Parlamentarismo

Attraverso una serie di passaggi la monarchia costituzionale si è man mano trasformata in una forma di governo

parlamentare nel quale, tra il Re e il Parlamento, si è inserito un terzo organo: il Governo.

La caratteristica principale di un governo parlamentare è il rapporto di fiducia tra il Governo e il Parlamento,

quest’ultimo infatti può revocare la fiducia al Governo costringendolo a dichiarare nuove elezioni.

Nasce anche il nuovo ruolo del Capo dello Stato caratterizzato da un potere neutro.

Inizialmente il parlamentarismo era definito un modello dualista poiché dotato di queste caratteristiche:

Potere esecutivo ripartito tra Capo dello Stato e Governo (esecutivo bicefalo);

Ø Il Governo necessitava della doppia fiducia del Re e del Parlamento;

Ø A garanzia dell’equilibrio tra potere esecutivo e legislativo al Capo dello Stato era riconosciuto il potere di

Ø scioglimento anticipato del Parlamento.

Questo modello di parlamentarismo si è affermato in Europa quando l’equilibrio sociale tipo della monarchia

costituzionale era ancora necessario per la sopravvivenza di uno Stato. Questo equilibrio si è man mano modificato a

vantaggio della classe borghese tanto che il modello parlamentare si è trasformato da un modello dualista ad un modello

monista in cui il Governo ha un rapporto di fiducia solo con il Parlamento e il Capo dello Stato ha solo un ruolo di garanzia

e quindi estraneo alla decisione politica.

La forma di governo parlamentare si caratterizza per l’esistenza di un rapporto di fiducia tra il Governo e il Parlamento:

il primo costituisce l’emanazione permanente del secondo, il quale può costringerlo alle dimissioni votando la sfiducia.

Dall’esigenza di contrastare il pericolo di eccessiva instabilità che può portare questo rapporto di fiducia si è cercato di

razionalizzare il parlamentarismo già nel periodo tra le due guerre mondiali ma, soprattutto, dopo la seconda guerra

mondiale.

N.B obiettivo razionalizzazione del parlamentarismo = stabilità del Governo (es. in Germania si è introdotto il concetto

di sfiducia costruttiva ossia la Camera può votare la sfiducia solo se contestualmente elegge, a maggioranza assoluta,

un successore del cancelliere sfiduciato).

Esistono diverse specie di parlamentarismo, la distinzione fondamentale è quella tra: parlamentarismo maggioritario

(detto anche a prevalenza del governo) e parlamentarismo a prevalenza del Parlamento.

Parlamentarismo maggioritario: si caratterizza per la presenza di un sistema politico bipolare con due partiti detti

Ø “poli” ciascuno formato da più partiti. In questo modo le elezioni permettono di dare vita di una maggioranza

politica, il cui leader va ad assumere la carica di Primo ministro.

Con questi sistemi l’elettore non vota per il Primo ministro, ma per i canditati al Parlamento nel suo collegio

elettorale e, ciascuna coalizione, presenta il candidato Primo ministro che l’elettore sta votando esprimendo la

sua preferenza per uno o l’altro polo.

Parlamentarismo a prevalenza del Parlamento: è caratterizzato da un sistema politico che opera seguendo una

Ø logica multipolare. Le elezioni non consento all’elettore di scegliere né la maggioranza né il Governo ma sono i

partiti, dopo le elezioni, a concludere accordi attraverso cui si forma la maggioranza politica e si individua la

composizione del Governo oltre che la persona che dovrà assumersi la carica di Primo ministro.

Il governo può contenere esponenti di tutti i partiti che fanno parte della maggioranza (Governo di coalizione)

oppure può avere appoggio esterno dei partiti che gli votano la fiducia. La stabilità del Governo dipende dal

mantenimento deli accordi tra i partiti della maggioranza, ciascuno dei quali ha u potere di pressione e di ricatto,

se gli accordi vengono meno allora si apre la crisi di Governo.

L’Italia che tipo di parlamentarismo utilizza? Fino a metà degli anni ’90 si trattava di un parlamentarismo a prevalenza

del Parlamento perché, dopo le elezioni, i principali partiti si accordavano fra di loro ed eleggevano un Premier. Si dice

che, fino a questo momento, l’Italia era governata da un pentapartito (DC, PCI, PSI, Socialdemocratico e Repubblicano).

Dopo gli anni ’90 ci si è spostati verso un parlamentarismo maggioritario con 2 poli (centrodestra o centrosinistra) a cui

da poco se ne è aggiunto un terzo (M5S).

Governo presidenziale

È la forma di Governo in cui il Capo dello Stato (chiamato Presidente):

È eletto direttamente dal corpo elettorale;

Ø Non può essere sfiduciato da un voto parlamentare durante il suo mandato, che ha una durata predefinita;

Ø Presiede e dirige i Governi da lui nominati;

Ø I ministri rispondono solo al Presidente e non esiste un rapporto di fiducia tra esso e il Parlamento;

Ø Il Presidente non può sciogliere il Parlamento.

Ø

Il tipico esempio di governo presidenziale sono gli Stati Uniti d’America nei quali, presidente e vice, sono eletti con un

mandato di 4 anni e possono essere rieletti al massimo una seconda volta (dopo un emendamento del 1951).

Governo semipresidenziale

Si caratterizza per i seguenti elementi costitutivi:

Il Capo dello Stato, detto “Presidente”, è elette direttamente dal corpo elettorale e rimane in carica per un periodo

Ø prestabilito;

Il Presidente è indipendente dal Parlamento (non serve la fiducia), tuttavia non può governare da solo ma deve

Ø servirsi di un Governo da lui nominato;

Il Governo deve avere la fiducia del parlamento.

Ø

Questo sistema è caratterizzato quindi da una struttura bicefala del potere di governo, esso infatti ha due teste: il

Presidente della Repubblica ed il Primo ministro. Il secondo fa parte di un Governo che deve avere la fiducia da parte

del Parlamento mentre il primo trae la sua legittimazione direttamente dall’elezione popolare e quindi non necessita

della fiducia da parte del Parlamento.

Questa struttura di governo porta a differenziare 2 principali equilibri della forma di governo:

Forme di governo semipresidenziali a presidente forte (es. La V Repubblica Francese, ossia quella odierna);

• Forme di governo semipresidenziali a prevalenza del Governo (es. Austria, Irlanda etc…).

Governo direttoriale

È una forma di governo adottata solo dalla Confederazione svizzera che si caratterizza per la presenza, accanto al

Parlamento, di un direttorio formato da sette membri ed eletto dal Parlamento ma da esso non revocabile.

Il Direttori svolge le funzioni di potere esecutivo. IL PARLAMENTO

La struttura dei parlamenti moderni può essere monocamerale o bicamerale, l’Italia ha optato per un modello che

prevede l’articolazione del Parlamento in due Camere: Camera dei Deputati (presidente: Laura BOLDRINI) e Senato della

Repubblica (presidente: Pietro GRASSO).

Il sistema italiano è definito bicameralismo perfetto (nel mondo esistono anche casi di bicameralismo imperfetto)

poiché le due Camere sono dotate di:

Stesse funzioni;

Ø Principio rappresentativo simile;

Ø Uguali poteri;

Ø Stessa legislatura (durata di 5 anni)

Ø Strutture differenti (Camera con 630 membri il Senato esattamente la metà, di norma, ovvero 315 senza contare

Ø i senatori a vita) e sistemi elettorali autonomi (18 anni per votare e 25 per farsi votare alla Camera e 25 anni per

votare e 40 per farsi votare al Senato).

N.B Le leggi elettorali delle due Camere sono caratterizzate dalle stesse regole di fondo, tuttavia questo non garantisce

dal rischio di avere due maggioranze differenti nelle due Camere.

La conseguenza del bicameralismo perfetto è l’appesantimento del processo decisionale parlamentare, poiché prima

che la legge si perfezioni è necessario che le due Camere approvino il medesimo testo (se vi si apporta qualche modifica

l’iter deve ricominciare).

Negli ultimi anni si sta cercando di superare il bicameralismo perfetto, soprattutto per evitare situazioni di stallo

decisionale dovute a maggioranze contrastanti nelle due Camere. Si sta cercando di legare la fiducia del Governo solo

alla Camera dei Deputati in modo che il Senato non possa più costringere il Governo alle dimissioni e che non si

presentino problemi di maggioranze contrapposte.

La Costituzione prevede anche il Parlamento in seduta comune ossia un organo collegiale composto da tutti i

parlamentari (deputati e senatori) per lo svolgimento di particolari funzioni come:

Elezione del Presidente della Repubblica;

Ø Elezione di cinque giudici costituzionali;

Ø Elezione di un terzo dei componenti del Consiglio superiore della magistratura;

Ø Messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica.

Ø

N.B Dove si riunisce il Parlamento in seduta comune? A Palazzo Montecitorio (dove risiede la Camera dei Deputati)

Presiede il presidente della Camera, con la co-presidenza del presidente del Senato.

I parlamentari si dividono in:

Deputati

Ø Senatori

Ø

I parlamentari hanno uno status particolare che implica prerogative (e immunità).

N.B quelli che più si avvicinano allo status di parlamentare sono i parlamentari regionali (quelli della Regione Sicilia sono

parlamenti a tutti gli effetti);

à

Art. 68 costituzione insindacabilità (non rispondono dei voti dati e delle opinioni espresse nello svolgimento delle

funzioni parlamentari) e immunità penale (serve autorizzazione per: arresto, perquisizione, limitare la libertà personale,

intercettazioni e arresto, questo non vale in caso di arresto in flagranza o sentenza irrevocabile).

L’autorizzazione viene data dalla commissione per le autorizzazioni a procedere di una delle due camere (parere non

vincolante) e successivamente la camera o il senato si esprimono poi sull’autorizzazione.

Le camere godono di particolari privilegi:

Ogni camera può dotarsi di un proprio regolamento che regolerà i lavori di quella determinata camera (autonomia

Ø regolamentare). I regolamenti possono essere cambiati da ogni legislatura.

Le camere decidono in maniera autonoma le risorse necessaria allo svolgimento delle proprie funzioni

Ø (autonomia finanziaria).

Ogni Camera provvede all’organizzazione dei propri uff. in maniera indipendente (autonomia amministrativa)

Ø Immunità della sede il presidente decide chi può essere ammesso o meno;

Ø à

Le controversie che riguardano i dipendenti delle Camere sono decido da organi interni al Parlamento (giustizia

Ø domestica).

Chi giudica i dipendenti pubblici riguardo allo stato giuridico ed economico? Fino al 1998 era il Tribunale amministrativo

(prima il TAR poi il Consiglio di Stato) ma adesso, poiché il lavoro pubblico è equiparato al lavoro privato, dal Giudice

Ordinario nella veste di Giudice del Lavoro.

Art 67 Cost I parlamentari rappresentano la Nazione senza vincolo di mandato, ossia vuol dire che ogni parlamentare

à

non è vincolato al partito per il quale è stato eletto.

Organizzazione interna delle Camere

L’organizzazione interna e lo svolgimento delle sue funzioni trovano disciplina fondamentale nella Costituzione e nei

regolamenti parlamentari. Questi ultimi disciplinano il funzionamento interno di ciascuna Camera e la disciplina del

procedimento legislativo.

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei sui membri. I regolamenti parlamentari non

sono fissi e possono cambiare ad ogni legislatura.

Le camere non funzionano entrambe allo stesso modo (es. ognuna può adottare un regolamento diverso), l’argomento

su cui si notano alcune differenze è la votazione. Per entrambe le Camere valgono le regole del:

Numero legale la seduta è valida se è presente il 50% + 1 componenti;

Ø à

Per le deliberazioni vale la regola generale della maggioranza dei presenti.

Ø

N.B alla Camera gli astenuti sono contati come non presenti al Senato invece sono contati come presenti e contati come

voti contrari. Questa distinzione è importante per il conteggio del quorum.

Le regole della maggioranza si dividono in:

Maggioranza semplice: per decidere è sufficiente la maggioranza dei voti validamente espressi;

Ø Maggioranza assoluta: per decidere è necessario un numero di voti favorevoli pari alla metà più uno dei membri

Ø del collegio, come per determinare la validità della seduta (es. si usa la maggioranza assoluta per l’approvazione

di leggi costituzionali in seconda deliberazione);

Maggioranza qualificata: per decidere occorre un numero di voti favorevoli corrispondenti ad un quorum

Ø deliberativo più elevato di quello previsto per la maggioranza assoluta (es. per l’elezione del Presidente della

Repubblica durante in primi 3 scrutini servono i 2/3).

N.B quorum ≠ quorum legale (strutturale): il primo è il numero necessario per deliberare, il secondo invece è il numero

necessario perché la seduta possa ritenersi valida.

Le modalità di voto esistenti in Italia sono 2:

1. Voto palese è la modalità che si usa generalmente;

à

2. Voto segreto è la modalità utilizzata quando si vota su persone o diritti di libertà oppure quando viene richiesta.

à

L’espressione del voto invece si differenziano in:

Elettronico;

Ø Per alzata di mano;

Ø Schede;

Ø Divisione (palline bianche e palline nere);

Ø Per appello nominale.

Ø

L’ordine dei lavori del Parlamento è il metodo della programmazione che serve a bilanciare le esigenze della

maggioranza, che ha il diritto di realizzare l’indirizzo su cui è stata accordata la fiducia al Governo, e la garanzia del ruolo

delle opposizioni.

L’ordine dei lavori si basa sulla predisposizione del programma (ossia l’elenco degli argomenti che la Camera intende

esaminare sulla base delle indicazioni del Governo e dei gruppi, con le relative priorità per un periodo di almeno 2 mesi),

del calendario (specifica il programma e indica quali materie saranno trattate nelle singole sedute previste) e dell’ordine

del giorno (specifica i lavori di ogni singola seduta).

Si parla di ostruzionismo parlamentare quando le opposizioni ricorrono agli strumenti previsti dal regolamento al fine

di impedire alla maggioranza di decidere. Tra questi strumenti ci sono:

Prendere la parola a lungo;

Ø Chiedere la verifica del numero legale;

Ø Presentare emendamenti.

Ø

Il Parlamento svolge due funzioni:

1) Funzione legislativa l’art. 70 della Costituzione afferma che: “la funzione legislativa è esercitata collettivamente

à

dalle due Camere”, i successivi 4 articoli (dal 71 al 74) descrivono le modalità attraverso cui questa funzione è

destinata a realizzarsi nell’ordinamento.

N.B in casi di leggi di fondamentale importanza, il Governo può porre la questione di fiducia. Se la legge viene

respinta allora il Governo perde la fiducia del Parlamento ed è obbligato a dare le dimissioni (spesso è usato come

espediente per velocizzare il procedimento parlamentare).

2) Funzione parlamentare di controllo si concretizza in singoli istituti diretti a far valere la responsabilità politica

à

del Governo nei confronti del Parlamento.

Questi istituti sono:

L’interrogazione, ossia una domanda che un parlamentare rivolge, per iscritto, al Governo avente ad

• oggetto a veridicità o meno di un determinato fatto;

N.B sono nati i question time per avere risposta immediata all’interrogazione.

L’interpellanza, ossia la richiesta per iscritto di conoscere quale sia l’intenzione politica del Governo, in

• rifermento ad un fatto o ad una determinata situazione.

N.B si prevede anche l’interpellanza urgente.

Commissioni parlamentari

Le commissioni in Parlamento si suddividono in diverse categorie:

Permanenti (difesa, bilancio etc…), si chiamano permanenti perché nascono con il nascere della legislatura e

Ø scadono alla fine della legislatura, vengono nominate per affiancare i lavori del Parlamento.

N.B ogni camera ha le sue commissioni permanenti.

Bicamerali

Ø In sede consultiva, sono quelle commissioni che redigono relazioni rispetto a determinate attività;

Ø Previsti dalla costituzione o dai regolamenti (COPASIR etc…)

Ø Indirizzo, controllo e vigilanza, istituite quando è necessario;

Ø D’inchiesta bicamerali Sono organi parlamentari previsti dall’art. 82 della Costituzione e rispettano la

Ø à

composizione dei gruppi parlamentari. Procedono alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse

limitazioni dell’autorità giudiziaria (potere molto forte). Possono essere sia mono e bicamerali e non nascono con

il nascere della legislatura ma nascono per mezzo di una legge dedicata.

Miste.

Ø IL GOVERNO

In Italia, la forma di governo delineata dalla Costituzione è una forma di governo parlamentare a debole

razionalizzazione, ossia sono previsti solo limitati interventi del diritto costituzionale per assicurare la stabilità del

rapporto di fiducia e la capacità di direzione politica del Governo.

Il rapporto di fiducia (enunciato dall’art. 94 della Costituzione) è diretta a garantire la stabilità del Governo, ossia la

sua durata in carica, attraverso la previsione di alcuni vincoli procedurali che dovrebbero rendere più difficile

l’approvazione di una mozione di sfiducia.

La Costituzione prevede anche la mozione di sfiducia, ossia quando almeno un decimo dei parlamentari richiedono

che si verifichi la fiducia del Parlamento verso il Governo. La mozione deve essere motivata e votata per appello

nominale, questo serve a impedire il fenomeno dei franchi tiratori. Inoltre la mozione può essere discussa solo dopo

(almeno) 3 giorni dalla sua presentazione.

N.B il voto contrario di una delle due Camere ad una proposta di legge (senza l’apposizione della fiducia) non

comporta una perdita della fiducia.

Il Governo, entro 10 giorni dalla sua formazione, deve presentare la mozione di fiducia con il quale chiede a ciascuna

delle due camere (l’ordine non è importante) la fiducia nel Governo. La mozione è votata per appello nominale e il

processo di formazione del Governo si conclude solo quando entrambe le Camere hanno votato la fiducia, in caso

contrario il Governo è costretto alle dimissioni.

N.B sia per la mozione di fiducia, sia per quella di fiducia serve la maggioranza semplice.

Il Governo può usufruire della questione di fiducia, ossia la richiesta del Governo di approvazione di una legge

“mettendo in gioco” la fiducia del Parlamento nei sui confronti. Il Governo, ponendo la questione di fiducia, dichiara

che, se la sua proposta di legge non dovesse venire accettata, riterrà venuta meno la fiducia del Parlamento e

rassegnerà le sue dimissioni.

Alla questione di fiducia si applicano le stesse regole delle mozioni di fiducia/sfiducia:

Appello nominale;

• Discussione non prima di 3 giorni;

• Maggioranza semplice.

La formazione di una maggioranza politica quindi una necessità istituzionale al fine di creare un Governo. In un

sistema pluripartitico come quello italiano la maggioranza sarà necessariamente formata attraverso l’accordo tra più

partiti, questo meccanismo di governo prende il nome di coalizione.

Il Governo che si basa sulla fiducia ottenuta tramite un accordo con più forze politiche si chiama Governo di coalizione

e si differenzia dal Governo monocolore, ossia il Governo sostenuto da un solo partito.

N.B i governi di coalizioni si possono formare o prima delle elezioni, annunciando gli accordi prima che gli elettori

vadano a votare, oppure dopo le elezioni in sede parlamentare.

Quando un Governo si dimette a causa della rottura del rapporto di fiducia con il Parlamento si parla di crisi di

Governo. Le crisi sono tradizionalmente divise in:

Parlamentari sono determinate dall’approvazione di una mozione di sfiducia oppure dalla mancata

Ø à

approvazione di un questione di fiducia posta dal Governo. In questi due casi il Governo è giuridicamente

obbligato a presentare le dimissioni;

Extraparlamentari sono determinate dalle dimissioni volontarie del Governo causate da una crisi politica

Ø à

all’interno della sua maggioranza.

IL GOVERNO

Il Governo è un organo costituzionale complesso, formato dal Presidente del Consiglio, dai ministri e dall’organo

collegiale detto Consiglio dei ministri.

I Governi possono essere di due tipologie:

1) Dualistico tipologia utilizzata nelle forme di governo semipresidenziale e nella forma di governo

à

parlamentare classica;

2) Monistico utilizzata nella forma di governo parlamentare razionalizzata. In questa tipologia di governo si

à

distinguono altre 2 sotto categorie, a seconda dell’organo di vertice:

a. Monocratico: forma di governo presidenziale;

b. Collegiale: forma di governo direttoriale.

Se al Parlamento è associata la funzione legislativa, al Governo è associata la funzione esecutiva, ossia al Governo

spetta il potere di far applicare le leggi.

Le modalità di formazione e di funzionamento del Governo sono principalmente collegate alla prassi, alle convenzioni,

alle leggi ed agli atti di autoorganizzazione più che alla Costituzione.

Le regole costituzionali che disciplinano il Governo sono:

La sua formazione è disciplinata dagli art. 92-93-94 della Costituzione, i quali affermano che:

Ø 1) Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio;

2) I ministri sono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio;

3) I membri del Governo, prima di entrare in carica, devono giurare sulla Repubblica e sulla Costituzione nelle

mani del Presidente della Repubblica;

4) Entro 10 giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia.

5) La fiducia è accordata e revocata mediante una mozione motivata votata per appello nominale.

N.B Lo Statuto Albertino non riconosce il governo come organo costituzionale né la funzione del Primo ministro, il potere

esecutivo apparteneva al Re che nomina e revoca i ministri. Il presidente del Consiglio e il Consiglio dei Ministri hanno

acquisito rilevanza per via delle consuetudini e di una serie di decreti (anche prima della nascita della Costituzione del

’48). La struttura è descritta nell’art. 92 che si limita a citare gli organi necessari alla formazione di un Governo:

Ø Presidente del Consiglio;

• Ministri

Questi due organi insieme formano il Consiglio dei ministri.

La Costituzione non esclude però che possano esistere altri organi detti non necessari (es. Vicepresidente del

Consiglio, ministri senza portafoglio etc…).

N.B si può notare che il Governo è un organo descrivibile come complesso poiché formato non solo da organi

monocratici (Presidente, Vicepresidente, Ministri, Viceministri e Sottosegretari di Stato) ma anche da un organo

collegiale (il Consiglio dei ministri).

Il funzionamento è descritto dall’art. 95 il quale rinvia alla legge sull’ordinamento della Presidenza del Consiglio

Ø dei ministri.

Le fonti normative fondamentali per il Governo sono quindi:

Art. 92-96 della Costituzione;

• Legge n. 400/1988 interviene per regolare l’organizzazione del Governo;

à

• D.lgs. n. 300/1999 va ri-regolare l’attività del Governo, la cosa principale di questo D.lgs. è la razionalizzazione

à

• del Governo, ossia si precisa il numero di Ministeri.

Formazione del Governo

La formazione del Governo nelle democrazie pluralistiche può avvenire secondo modalità riconducibili a due tipologie:

à

a) Democrazie mediate i partiti, dopo le elezioni, decidono struttura e programma del Governo;

b) Democrazie immediate esiste un’investitura popolare diretta la capo del Governo (es. USA, Inghilterra etc..)

à

La formazione di un governo parlamentare prevista dalla Costituzione italiana esclude che sia il corpo elettorale a

decidere direttamente il Presidente del Consiglio, tuttavia il popolo quando vota per un determinato partito è cosciente

di votare per un determinato candidato Premier.

Il processo che porta alla formazione del Governo, si presenta come un procedimento complesso articolato in 3 fasi:

1) Preparatoria in questa fase avvengono le consultazione e si conferisce l’incarico al Premier.

à

Le consultazioni non sono espressamente previste dalla Costituzione ma sono una prassi tramite cui si considera aperta

la formazione di un Governo. Durante questa fare il Capo dello Stato incontra i presidenti dei gruppi parlamentari, i

segretari politici e chiunque il Presidente della Repubblica ritenga necessario (N.B sono consuetudini, quindi è il

Presidente della Repubblica che decide chi ascoltare e chi no), di solito vengono sempre ascoltati gli ex-presidenti della

Repubblica e i Presidenti delle due Camere.

L’incarico è conferito oralmente dal Presidente della Repubblica (non esiste alcun provvedimento amministrativo ma in

ogni caso esiste una verbalizzazione) e, di regola, viene accettato con riserva, ossia il Presidente incaricato aspetta

qualche giorno per sciogliere la riserva così da avere il tempo di: individuare i ministri e il programma di Governo su cui

si baserà la fiducia del Parlamento.

Le due fasi viste sopra sono fasi necessarie ma ci possono essere anche fasi eventuali e alternative come:

Mandato esplorativo si incarica qualcuno per capire se è possibile formare un Governo (di solito il mandato

à

• esplorativo si conferisce quando si entra in una crisi di governo oppure esce un risultato incerto dalle elezioni);

Pre-incarico di solito conferito alla persona che il Presidente della Repubblica ha individuato come possibile

à

• incaricato.

2) Costitutiva in questa fase si nominano il Presidente del Consiglio e i ministri.

à

Terminata l’attività dell’incaricato e formata la lista dei ministri, il Presidente della Repubblica nomina con apposito

decreto (D.P.R) il Presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, i ministri.

3) Giuramento e fiducia Dopo massimo 24h dall’investitura, il Presidente e i ministri prestano giuramento nelle

à

mani del Presidente della Repubblica giurando fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione.

Una volta prestato giuramento il Governo è immesso nell’esercizio delle sue funzioni, il primo atto del nuovo Presidente

del Consiglio è controfirmare i decreti di nomina di sé stesso e dei ministri.

Entro 10gg dalla sua formazione il governo deve presentarsi davanti alle Camere per ottenere la fiducia sul suo

programma di governo votata per appello nominale.

N.B Esistono diverse tesi della dottrina sui poteri che il Governo può avere nei 10gg tra la nomina e la fiducia:

1) Il governo può compiere solo atti di ordinaria amministrazione (no decreto legge);

2) Il governo potrebbe compiere sia atti improrogabili ed urgenti sia atti volti a realizzare il suo programma;

3) Il governo potrebbe compiere atti di ordinaria amministrazione, sia quelli improrogabili ma non quelli volti a

realizzare il suo programma che deve essere ancora approvato dalle Camere.

Ormai la prassi è che il governo deliberi fin da subito anche prima della fiducia.

Il compito del capo del Governo è quello di mantenere il coordinamento degli organi che formano il Governo attraverso

diversi strumenti:

È lui che decide i ministri da proporre per la nomina;

• Ha il potere di indirizzare direttive politiche e amministrative ai ministri;

• Il Consiglio dei Ministri da lui presieduto ha la competenza di deliberare sulle questioni che riguardano la politica

• generale del Governo, ossia l’indirizzo generale che il Governo intende seguire.

La legge che ha razionalizzato gli strumenti di garanzia dell’unità politica e amministrativa del Governo è stata la legge

400 del 1988 che ha seguito 3 direttrici:

1) Razionalizzazione del numero dei ministri che diventa un numero fisso;

2) Attribuzione al Presidente del Consiglio dei poteri relativi al funzionamento del Consiglio dei Ministri;

3) Attribuzione al Presidente del Consiglio di poteri strumentali rispetto al coordinamento delle attività dei ministri.

Organi del Governo

Gli organi del Governo si distinguono in due categorie: necessari e non necessari.

Gli organi necessari sono:

Presidente del Consiglio;

Ø Ministri sono titolari di un ministero, ossia un apparato burocratico incaricato della gestione di uno specifico

Ø à

ramo dell’amministrazione statale. Sono inoltre membri dell’organo collegiale (il Consiglio dei Ministri);

Consiglio dei Ministri.

Ø

Gli organi non necessari sono:

Vicepresidente del Consiglio: eventualmente nominato fra i ministri, ha funzione di supplente del Presidente in

Ø caso questi sia assente o impedito (solitamente la vicepresidenza viene concessa per questioni di coalizione);

N.B il Vicepresidente del Consiglio è un ministro.

Consiglio di Gabinetto;

Ø Comitati interministeriali: sono i comitati ai quali partecipano più ministri, sono 2: CIP e CIPE (comitato

Ø interministeriale per i prezzi e comitato interministeriale per la programmazione economica);

Ministri senza portafoglio: sono ministri che non sono al comando di nessun ministero. Sono stati istituiti sia per

Ø soddisfare le esigenze di rappresentanza al Governo dei partiti o delle correnti del partito di maggioranza sia per

dare carattere istituzionale a funzioni importanti che non rientrano in nessuno dei ministeri tradizionali;

Sottosegretari di Stato: aiutano il ministro ed esercitano i compiti che quest’ultimo delega loro con un apposito

Ø decreto, sono collaboratori del ministro e del Premier e quindi non fanno parte del Consiglio dei ministri e non

possono partecipare alla formazione della politica generale del Governo. Tra i Sottosegretari ha un ruolo molto

importante il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio che svolge funzioni di segretario del Consiglio

dei ministri.

Viceministri: sono anche loro dei sottosegretari a cui vengono conferite deleghe relative all’intera area di

Ø competenza. Possono essere invitati a partecipare al Consiglio dei ministri senza però avere diritto di voto.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Nei sistemi parlamentari il ruolo del Capo dello Stato non è di facile definizione, esso può assumere ruoli differenti che

oscillano tra organo di garanzia costituzionale e organo governante.

Secondo la prima prospettiva il Presidente della Repubblica dovrebbe essere estraneo alle scelte che riguardano

l’indirizzo politico ed i suoi poteri dovrebbero servire a garantire il corretto funzionamento del sistema costituzionale.

Secondo la seconda prospettiva il Presidente della Repubblica, tutte le volte che i partiti politici non riescono a trovare

una soluzione ai grandi problemi come la formazione del Governo, le elezioni anticipate etc… esso debba intervenire

per assumere il ruolo di decisore politico di ultima istanza.

La Costituzione italiana prevede che il Presidente della Repubblica sia uno strumento autonomo dal Governo, dotato

di poteri propri e che, secondo l’art. 87 della Costituzione, è rappresentante dell’unità nazionale. Tuttavia la

Costituzione non dice quale deve essere il ruolo complessivo del Presidente ma si limita ad:

Fissare alcune caratteristiche;

Ø Attribuirgli alcuni poteri;

Ø Porri alcuni limiti all’esercizio degli stessi poteri che gli vengono conferiti,

Ø Sancire e garantire la sua irresponsabilità politica.

Ø

Il ruolo concreto che il Presidente della Repubblica può assumere varia quindi dal momento storico e politico in cui si

trova il paese.

L’elezione del Presidente della Repubblica è effettuata dal Parlamento in seduta comune integrato con i delegati

regionali. Per essere eletto Capo dello Stato, una persona deve possedere determinati requisiti previsti dall’art. 84

della Costituzione:

Cittadinanza italiana;

Ø Avere almeno 50 anni;

Ø Godere a pieno dei propri diritti civili e politici.

Ø

La carica di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica (es. non si può essere

contemporaneamente Presidente della Bocconi e Presidente della Repubblica).

N.B nel caso in cui, al momento della necessaria elezione del Presidente della Repubblica, le Camere siano sciolte,

allora sarà compito delle nuove Camere elette di eleggere il Capo dello Stato entro 15gg (art. 85 Costituzione).

L’elezione del Presidente avviene con scrutinio segreto e a maggioranza dei 2/3 dei componenti dell’assemblea (dopo

il 3° scrutinio basta la maggioranza assoluta).

Una volta eletto, il nuovo Capo dello Stato presta giuramento di fedeltà di fronte al Parlamento in seduta comune. Il

mandato settennale inizia dalla data del giuramento (N.B non vi è limite al numero di mandati per cui il Presidente

può essere rieletto).

Alle dipendenze del Presidente della Repubblica è posta una struttura amministrativa chiamata Segretariato generale

della Presidenza della Repubblica.

La cessazione della carica presidenziale avvien per:

1) Conclusione del mandato;

2) Morte;

3) Impedimento permanente;

4) Dimissioni;

5) Decadenza per effetto della perdita di uno dei requisiti di eleggibilità;

6) Destituzione disposta dalla Corte Costituzionale per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Nel caso la cessazione della carica non sia dovuta a morte, perdita di requisiti o destituzione, il Presidente emerito è di

diritto nominato senatore a vita a meno che non vi rinunci.

Nel caso di impedimento temporaneo del Presidente (es. viaggio di lunga durato o malattia) i suoi poteri sono

momentaneamente trasmessi al Presidente del Senato mediante un decreto del Presidente del Consiglio.

La Costituzione (art. 89) stabilisce che nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non controfirmato dai

ministri proponenti che se ne assumono la responsabilità. La controfirma è quindi la firma apposta da un membro del

Governo sull’atto adottato e sottoscritto dal Capo dello Stato, essa è richiesta al fine della validità dell’atto e la sua

apposizione rende irresponsabile il Presidente per l’atto.

Questo significa che il Presidente della Repubblica non può essere chiamato a rispondere riguardo la responsabilità

politica a meno che non abbia commesso atti di alto tradimento (intesa con Stati esteri o violazione del giuramento di

fedeltà) oppure atti di attentati alla Costituzione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NiccoloMP di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Ferrari Giuseppe Franco.

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