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pubblicazione e la diffusione del pensiero, è invece ammesso il sequestro ossia un provvedimento di ritiro

della stampa successivo alla sua pubblicazione.

[Il sequestro è circondato da garanzie molto rigide: riserva di legge assoluta ossia che il sequestro è possibile sono in due ipotesi: nel

caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, e nel caso di violazione delle norme che la legge stessa

prescriva per l’indicazione dei responsabili, la stampa è libera ma non può essere anonima. Riserva di giurisdizione valgono per il

sequestro della stampa le stesse norme che disciplinano la libertà personale, il sequestro deve essere disposto dal giudice ma in caso in

cui vi sia assoluta urgenza può provvedere la polizia.]

In assenza di regole costituzionali specifiche è Stato compito della Corte Costituzionale elaborare i principi

che devono ispirare la disciplina della radiotelevisione, è riservata allo Stato l’installazione e l’esercizio tecnico

degli impianti di diffusione circolare radiofonica e televisiva trattandosi di un servizio pubblico essenziale. È

vietata la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti, sono considerati principi fondamentali del

sistema radiotelevisivo la tutela delle libertà di espressione, obiettività completezza lealtà e imparzialità

dell’informazione.

L’unico limite che l’art. 21 Cost. pone alla libertà di espressione è il buon costume che viene inteso come il

pudore sessuale. Rapporti Economici

I diritti nella sfera economica sono compresi nella Costituzione economica ossia dal titolo terzo della

prima parte della Costituzioni e vengono dettati i principi in materia di lavoro. Come diritto di libertà ogni

cittadino deve essere libero di scegliere l’attività più congeniale alle proprie possibilità che concorra al

progresso materiale o spirituale della Società, e come diritto civico si attribuisce al cittadino la pretesa ad un

facere da parte della Repubblica.

L’art. 36 afferma i principi della retribuzione giusta e sufficiente, della durata massima della giornata

lavorativa, del riposo settimanale e delle ferie retribuite irrinunciabili e la retribuzione familiare ossia deve

essere adeguata alle esigenze della famiglia del lavoratore, l’art. 37 dedica attenzione al lavoro femminile e

a quello dei minori.

L’art. 39 non è Stato mai applicato per ragioni politiche, salvo il primo comma che sancisce la libertà di

organizzazione sindacale. Il sindacato è lo strumento più efficace per la tutela del lavoratore, per assumere

personalità giuridica avrebbe dovuto essere registrato presso uffici centrali e locali, dopodiché i sindacati

avrebbero potuto stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle

categorie alle quali il contratto si riferisce, in realtà gli attuali sindacati sono semplici associazioni e i contratti

che stipulano non sono fonti dell’ordinamento generale, ma hanno valore vincolante solo per i soggetti che

l’hanno stipulato e per i loro iscritti.

L’art. 40: lo sciopero è la sospensione collettiva temporanea delle prestazioni di lavoro rivolta alla tutela di

un interesse dei lavoratori che non dà luogo ad una violazione del contratto di lavoro, al datore di lavoro è

negata la possibilità di adottare provvedimenti disciplinari e di porre in essere comportamenti diretti ad

impedire o limitare l’esercizio del diritto di sciopero. Esiste solo una disciplina del diritto di sciopero nei servizi

pubblici essenziali i quali devono comunque garantire le prestazioni

[sanità, giustizia, trasporti pubblici]

indispensabili.

L’art. 41 Il primo comma di stampo liberale stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera, il secondo

comma pone un limite alla libertà espressa dal primo, ossia che non può svolgersi in contrasto con l’utilità

sociale perché bisogna tutelare la sicurezza dei valori come la sicurezza, libertà e la dignità umana. Il terzo

comma introduce dei meccanismi che nel contesto mondiale esistevano solo da alcune parti, Stato

imprenditore, interventista sui rapporti sociali, programmatica, stabilisce programmi che indicano linee di

percorso che devono essere seguite.

L’art. 43 parla della nazionalizzazione e della collettivizzazione che si fonda sui principi:

- riserva di legge assoluta ossia che l’atto abilitato a disporre la nazionalizzazione è la legge;

- fine di utilità generale ossia chele attività economiche devono perseguire un fine precisato;

- devono trattare di imprese o categorie di imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o

fonti di energia o situazioni di monopolio;

- carattere di preminente interesse generale;

Diritti Politici

L’art. 48 sancisce il suffragio universale ossia il voto per tutti i cittadini maggiorenni, uomini e donne,

introdotto per la prima volta il 2 giugno 1946, l’universalità del suffragio per i cittadini maggiorenni non vale

per il Senato e il limite minimo posto è di 25 anni. In relazione ai principi di libertà e uguaglianza il secondo

comma stabilisce che il voto è:

- personale: nel senso che deve essere espresso personalmente, se fisicamente impediti è possibile

essere aiutati materialmente da qualcuno ma non si può delegare il voto.

- eguale: nel senso che a ciascuno spetta un solo voto, non è ammesso il voto plurimo ossia che il

voto di certi elettori abbia un peso maggiore, né il voto multiplo ossia la possibilità di votare più

volte.

- libero: nel senso che l’elettore deve esprimere nel modo più genuino la propria convinzione e

valutazione politica e non deve subire nessuna pressione psicologica o influenza illecita.

- segreto: nel senso che nessuno deve poter venire a conoscenza di come un elettore abbia votato,

per garantire la libertà.

Il voto costituisce non solo un diritto ma anche un dovere civico, tutti i cittadini che hanno compiuto il

diciottesimo anno di età sono iscritti di ufficio nelle liste elettorali e posseggono la tessera elettorale, il diritto

di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di una sentenza penale irrevocabile

o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. Ogni cittadino esercita il diritto di voto nelle sezioni

elettorali nelle cui liste sono iscritti. Esaurite le votazioni il seggio procede alle operazioni di computo dei

risultati che poi contribuiranno alla elezione di deputati e senatori.

I partiti sono associazioni non riconosciute quindi prive di personalità giuridica, i cittadini se ne avvalgono

per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ciò comporta che i cittadini

devono avere un ruolo attivo nel partito concorrendo a determinarne la linea politica, nella determinazione

della politica nazionale i partiti concorrono tra di loro cioè sono in competizione, non hanno il monopolio

della politica nazionale. Attualmente sono vietati i finanziamenti o contributi sotto qualsiasi forma e in

qualsiasi modo erogati da parte della Pubblica Amministrazione, membri dei Parlamento nazionale, europeo,

consiglieri regionali, provinciali e comunale. Le persone fisiche possono procedere ad erogazioni liberali in

favore di partiti e movimenti politici, i partiti che hanno goduto dei contributi per spese elettorali o hanno

partecipato alla ripartizione del contributo statale devono redigere un rendiconto annuale corredato da una

relazione sulla situazione economico patrimoniale del partito e sull’andamento complessivo della gestione.

La petizione, stabilita dall’art. 50 Cost. consiste in una determinata richiesta che i cittadini possono

rivolgere agli organi parlamentari o di Governo per sollecitare determinate attività, tutti i cittadini possono

rivolgere petizioni scritte alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

L’art. 51 Cost. dispone che tutti i cittadini possono accedere

[diritto di accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive]

agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge,

chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento

e di conservare il suo posto di lavoro. Fonti del Diritto

Le fonti del diritto si distinguono tra fonti atto [o atti normativi] e fonti fatto [o fatti normativi] con

riferimento al procedimento di produzione della norma e alla sua volontarietà. Le fonti-atto sono parte degli

atti giuridici ossia i comportamenti consapevoli e volontari che danno luogo a effetti giuridici, hanno la

capacità di porre norme vincolanti per tutti e implicano l’agire volontario di un organo abilitato

dall’ordinamento giuridico. Le fonti-fatto sono tutte le altre fonti che l’ordinamento riconosce e di cui ordina o

ne consente l’applicazione.

Esistono dei criteri per il superamento dei contrasti tra le norme: gerarchico e cronologico.

Gerarchico ossia secondo un criterio gerarchico secondo il quale vi saranno più norme di diversa

importanza, la Costituzione è la legge più importante dello Stato, se sono in conflitto con le leggi si dice che

sono incostituzionali.

Cronologico ossia che la legge successiva abroga quella precedente, può avvenire in modo tacito o

espresso; espresso viene scritto in modo tacito non viene detto circa le modalità, la nuova legge abroga la

vecchia se sono omogenee e generali, ma non la abroga se è speciale.

La consuetudine è una fonte-fatto, che risale ad ordinamenti che si sono sviluppati lentamente e quindi che

hanno tenuto un buon livello di coesione sociale, negli ordinamenti moderni è quasi scomparsa, è l’insieme

degli usi che sono stati accettati come produttivi di effetti giuridici da parte dei cittadini e degli organi dello

Stato.

Le fonti atto si dispongono secondo un ordine gerarchico che corrisponde alla forza che è ad esse attribuita

all’ordinamento, al vertice c’è la Costituzione che indica il complesso delle norme anche non scritte, uno

Stato non può non avere una costituzione.

Le costituzioni possono assumere diverse caratteristiche:

- consuetudinarie : le norme convenzionali prevalgono su quelle redatte; è il modo di

[Inghilterra]

creare una norma da un comportamento;

- scritte: sono quelle che si prestano a consentire l’intervento di norme consuetudinarie per colmare

lacune non disciplinate.

- concesse: consistono nella concessione da parte del sovrano di regole cui attenersi nella

formazione degli organi supremi e nei rapporti fra il potere e i sudditi con il riconoscimento più o

meno ampio dei diritti pubblici;

- votate: sono redatte da Assemblee rappresentative elette dal popolo;

- flessibili : sono le costituzioni che non prevedono un particolare procedimento per la

[tipiche del ’800]

loro modificazione ma consentono che avvenga attraverso la normale attività legislativa e si colloca

sullo stesso piano delle leggi ordinarie;

- rigide : sono quelle che prevedono un procedimento complesso, più gravoso di

[U.S.A. e tipiche del ‘900]

quello previsto per la formazione delle leggi ordinarie;

- formale: è un particolare atto normativo scritto formato per fissare in forma stabile e solenne i

principi basilari dell’ordine politico, è il documento che leggiamo e si chiama Costituzione;

- materiale: indica la struttura effettiva del potere, il modo con cui di fatto una certa comunità

politica è strutturata, prende atto anche di una serie di rapporti politici sociali ed economici e di

consuetudini che influenzano il funzionamento del nostro sistema costituzionale;

Costituzione Italiana – Cenni Storici

Tabella 1 – Storia Costituzionale Italiana

Cenni di Storia Costituzionale dello Stato Italiano

4 marzo 1848 Carlo Alberto, re di Sardegna concede lo Statuto

1848 – 1849 I Guerra di Indipendenza, Carlo Alberto abdica dopo la sconfitta di Novara

1849 Sale al trono Vittorio Emanuele II

1859 II Guerra di Indipendenza

1861 Viene attribuito a Vittorio Emanuele II il titolo di Re, Statuto 1° Cost. Italiana

1866 III Guerra di Indipendenza

1870 Presa di Roma e trasferimento a Roma della Capitale del Regno

1878 Muore Vittorio Emanuele II, gli succede il figlio Umberto I

1900 Ucciso in un attentato Umberto I, gli succede Vittorio Emanuele III

1914 – 1918 1

a Guerra Mondiale e completamente dell’unità nazionale

1922 Instaurazione del fascismo ed eliminazione dei principi fondamentali dello Stato

25 luglio 1943 Caduta del fascismo e nomina del Governo Badoglio

5 giugno 1944 Nomina da parte di Vittorio Emanuele II del figlio Umberto di Savoia

25 giugno 1944 Adozione del d.lg.lgt. sull’ordinamento provvisorio dello Stato

9 maggio 1946 Abdicazione di Vittorio Emanuele III, gli succede il figlio Umberto II

2 giugno 1946 Referendum istituzionale ed elezione Assemblea Costituente per la Costituzione

22 dicembre 1947 L’Assemblea Costituente approva la Costituzione della Repubblica

1 gennaio 1948 Entra in vigore la nuova Costituzione.

Carlo Alberto concede lo statuto, riconducibile alle Costituzioni del primo Stato liberale, introduce il principio

di separazione dei poteri, lo Statuto Albertino prevedeva l’esistenza di un Parlamento elettivo, il senato a

nomina reggia e il Capo del Governo nominato dal Re e risponde solo a lui.

La forma di Governo cambia, dalla forma costituzionale puro, a parlamentare, cambia la realtà dei rapporti

giuridici, il Capo del Governo ritiene opportuno all’inizio prima di governare di chiedere la fiducia ossia di

presentarsi al Parlamento e chiedere la fiducia, da qui nasce la fiducia parlamentare.

La trasformazione è determinata dal peso politico così rilevante che non poteva fare solo le leggi ma

estendeva ad altri compiti, aumenta il peso del Parlamento e di coloro che eleggono. Nel 1861 si ha la

Costituzione del Regno d’Italia dopo la seconda guerra di indipendenza si aggiungono lo Stato del Piemonte

e Sardegna, vengono emanate le leggi di unificazione normativa, si unifica il regime.

1870 la Francia sconfitta dai prussiani, vi è la presa di Roma e incameramento del patrimonio della chiesa,

questo implicò la rottura dei rapporti tra lo Stato Italiano e la chiesa cattolica.

Viene emanata la legge delle guarentigie per offrire al pontefice delle garanzie nei confronti dell’ordinamento

statale ma venne rifiutata non per i contenuti ma per il principio che lo Stato Italiano aveva ritenuto di poter

regolare i rapporti con una legge mentre doveva essere un accordo di tipo concordatario. Non esiste una

posizione politica dei cattolici in Italia, questa vicenda finirà nel 1929 con i Patti Lateranensi tra la Chiesa e lo

Stato, questi determinavano il riconoscimento dello Stato Pontificio e venne stipulata una convenzione

finanziaria per i danni della presa di Roma e dei beni confiscati.

La chiesa cattolica rafforza la sua presenza nel territorio nazionale. Dopo l’uccisione di Umberto I nei primi 2

decenni del ‘900 lo Stato Italiano si trasforma in uno Stato sociale. Nel 1912 vi è il suffragio universale.

1922 marcia su Roma ed elezioni successive portarono la vittoria da parte del partito fascista alle elezioni,

nel ventennio 1922 -1943 lo Stato Italiano viene radicalmente trasformato, il Parlamento e le forme di

rappresentanza vengono eliminati e viene creata la camera dei fasci e delle corporazioni, vengono meno i

principi fondanti non c’è più la divisione dei poteri, vengono soppresse le libertà personali ed economiche,

viene formato uno Stato che concentra a sé i mezzi di comunicazione.

Il Governo è il Capo del Governo, diventa uno Stato totalitario.

Tutto ciò è successo perché, in termini giuridici, lo Statuto Albertino non è mai Stato espressamente

abrogato è successo che è una legge come le altre, è la legge più importante dello Stato ma sul piano

formale era una costituzione flessibile e in un ipotetica gerarchia delle fonti si poneva sullo stesso piano delle

altre leggi e non sopra di esse, e perciò le leggi successive approvate come una normale legge, hanno avuto

la capacità di modificare lo Statuto Albertino. È avvenuto il rapporto cronologico di due norme di pari peso.

25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo fa cadere il Governo mandando Mussolini al Gran Sasso, l’Italia

è in guerra e un mese dopo venne firmato l’armistizio.

Si sviluppa il processo di liberazione nazionale, e Roma venne liberata il 4 giugno 1944, Vittorio Emanuele III

si dimette in favore del figlio Umberto II. Si stipulò un accordo che lo Stato era in fase di caos ma non si

facevano passi ulteriori, questa intesa continuò fino alle elezioni tra il comitato di liberazione nazionale e la

monarchia. Vi fu il referendum per scegliere tra la monarchia e la repubblica e vinse la Repubblica anche se

per pochi voti, successivamente venne eletta l’Assemblea costituente con l’accordo di redigere una nuova

costituzione. L’Assemblea costituente elabora 139 articoli e 13 disposizioni transitorie, venne approvata

all’unanimità.

La Costituzione è la norma fondamentale di uno Stato, regolamenta come si fanno le norme e attribuisce il

potere legislativo, è la norma centrale sulla quale si basa lo Stato, è un documento giuridico ma anche

politico.

La nostra Costituzione è un documento approvato il 31 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948,

rientra nel filone delle Costituzioni di Stato sociale del ‘900 e risente del momento storico e del contrasto

politico nel quale è stata approvata, non è neutra ma è schierata, presenta caratteri compromissori.

Atti normativi del Governo

Decreto Legislativo: il Parlamento delega il Governo a emanare atti aventi forza di legge, si usa quando le

norme da emanare sono tecnicamente complesse ai sensi dell’art. 76 Cost. e vengono emanati con decreto

del Presidente della Repubblica.

L’art. 76 pone quattro condizioni che il Parlamento deve rispettare affinché la delega sia valida:

- concedere la delega con una legge

- riferire la delega non a una materia ma a uno specifico oggetto

- fissare un tempo limitato entro cui il Governo deve esercitare la delega

- definire i principi che dovranno ispirare la disciplina dell’oggetto delegato e i criteri direttivi che il

Governo dovrà seguire nell’elaborare tale disciplina

I decreti legislativi vanno predisposti dai ministri competenti per materia, adottati dal Consiglio dei ministri,

emanato dal Presidente della Repubblica entro il termine prefissato e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Decreto legge è un atto avente forza di legge, il testo è predisposto dal ministro competente, discusso

rielaborato e adottato dal Consiglio dei ministri, emanato al P.d.R. e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’art.

77 pone quattro condizioni:

- può essere adottato solo in casi straordinari e di necessità e urgenza;

- deve essere presentato il giorno stesso alle Camere

- va convertito in legge nel breve termine di sessanta giorni

- in caso di mancata conversione decade fin dall’inizio.

I decreti legge entrano subito in vigore, il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, le

Camere devono riunirsi entro cinque giorni per iniziare la procedura di conversione in legge, se non è

convertito perde efficacia fin dall’inizio. Il decreto legge fa meno fatica ad essere convertito in legge rispetto

al normale procedimento legislativo, sono atti formalmente del P.d.R.

Referendum abrogativo è considerato un atto avente forza di legge e ha la capacità di incidere

nell’ordinamento modificando alcune leggi, il risultato può essere quello di eliminare in tutto o in parte una

legge, i cittadini vengono chiamati a decidere, nel nostro paese si invoca il referendum quando il sistema

politico non è in grado di trovare una soluzione. Ha come unico effetto la totale o parziale abrogazione, la

procedura si diversifica in alcune fasi:

- l’iniziativa spetta a 500mila elettori per la Camera [il procedimento è a cura di un gruppo di

promotori almeno 10, che formulano il quesito, raccolgono le firme] o almeno 5 Consigli regionali;

- controllo di legittimità da parte dell’Ufficio centrale, accerta il numero e i requisiti dei firmatari,

verificare che il referendum si riferisca a norme in vigore;

- giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale che deve accertare se il referendum possa essere

tenuto, l’art. 75 prevede espressamente quattro materie per le quali il referendum non è ammesso e

sono: leggi tributarie e bilancio, amnistia e indulto, autorizzazione a ratificare trattati internazionali;

- Altre ragioni di inammissibilità della Corte Costituzionale che deve accertare che il quesito sia ben

formulato, deve essere omogeneo e univoco in modo da assicurare un voto libero, che non può

riguardare norme di rango costituzionale, o coperte da una protezione costituzionale o norme

costituzionalmente necessarie;

- La sentenza di ammissibilità va comunicata ai promotori, ai presidenti delle Camere, al Governo e al

Presidente della Repubblica che indice il referendum in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno;

- la votazione popolare avviene mediante schede su cui è stampato il testo del quesito a cui gli elettori

possono rispondere solo con un si o con un no;

- ai fini dell’abrogazione è richiesto un doppio quorum: strutturale o di partecipazione ossia che non

ha alcun effetto se non partecipa al voto almeno la metà più uno degli elettori; funzionale o di voto

per cui i voti favorevoli devono costituire la maggioranza dei voti validamente espressi;

- se il risultato è favorevole il P.d.R. proclama l’avvenuta abrogazione valida dal giorno successivo alla

pubblicazione della Gazzetta Ufficiale.

I regolamenti sono fonti secondarie che devono essere conformi alla legge, è un atto normativo e cambia

la collocazione nella gerarchia delle fonti, sono fonti secondarie e quindi si collocano in una posizione

gerarchica più bassa, la loro funzione è quella di integrare le leggi dove lasciano aperti degli spazi, i

regolamenti del Governo sono di tipo diverso, di esecuzione ossia è un atto normativo che esegue una

previsione di legge, da un ordine generale ma non precisa, mentre di attuazione afferma dei principi nei

confronti dei destinatari.

I regolamenti delegati servono se abbiamo una materia che è regolamentata da una legge, e per modificarla

bisogna fare una nuova legge, questi regolamenti li fa il Governo ma ne esistono altri delle Regioni, province

e Comuni, più la legge è poco dettagliata e più è colmata dai regolamenti.

Fonti Comunitarie

Le fonti della Comunità sono i regolamenti, le direttive e le decisioni.

Il regolamento opera immediatamente negli Stati membri e si rivolge a tutti i soggetti, è considerato fonte

primaria, il giudice deve applicarlo comunque anche se riscontra norme interne in contrasto con esso.

La direttiva vincola gli stati membri rispetto ai risultati da raggiungere salva restando la competenza degli

organi nazionali circa la forma e i mezzi per darvi esecuzione, è vincolante nei fini e non nei mezzi.

La decisione non è un atto generale ma particolare, è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari

ad essa indicati.

La legge regionale è una legge ordinaria formale che rispecchia il procedimento di formazione delle leggi

statali, il procedimento di formazione è disciplinato dalla Costituzione e in parte dallo Statuto.

L’iniziativa spetta alla Giunta, ai consiglieri regionali e ad altri soggetti, la legge è approvata a maggioranza

relativa, ma possono essere previste anche altre maggioranze rinforzate, infine la promulgazione è fatta da

parte del Presidente della Regione.

Interpretazione

Interpretare significa chiarire la portata e il significato di una norma giuridica, l’interpretazione quindi

consente di attribuire a quel testo un unico significato.

Gli strumenti previsti dall’art. 12 sono:

- letterale: il criterio letterale tiene conto del significato letterale delle parole;

- sistematica: mira a ricostruire la volontà della legge;

- estensiva: si utilizza quando il contenuto delle singole disposizioni è più ambio di quello che appare

dalle espressioni letterali;

- restrittiva: si ha quando l’interprete ritiene che le espressioni usate dal legislatore abbiano tradito

la volontà della legge;

- storico-evolutiva: il criterio storico evolutivo tiene conto del contesto storico e del momento in cui

è stata elaborata la legge;

Pubblica Amministrazione

La pubblica Amministrazione è definita come l’attività svolta dagli organi della p.A. per provvedere alla cura

degli interessi concreti ad essi affidati e in senso soggettivo è costituita dal complesso degli organi ed enti

che esercitano l’attività amministrativa. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge [riserva

relativa].

Esistono dei principi costituzionali sull’amministrazione: legalità della p.A., imparzialità, buon andamento,

sussidiarietà.

L’organizzazione dei pubblici uffici deve essere finalizzata ad assicurare il buon andamento e

l’imparzialità dell’amministrazione.

Il principio di buon andamento richiede un’attività amministrativa efficiente [realizzare nel miglior rapporto

tra mezzi e risultati] efficace [capace di raggiungere gli obiettivi prefissati], rapida e corretta, in opponibile

ossia non impugnabile, siccome siamo nello Stato di diritto lo Stato deve tutelare il cittadino può essere

proposto un ricordo. Il ricorso viene fatto davanti al tribunale amministrativo regionale entro 60 giorni dalla

conoscenza degli atti. Decorsi i 60 giorni l’atto diventa non impugnabile indipendentemente dal fatto che

l’atto sia legittimo o illegittimo.

L’imparzialità della p.A. vieta di effettuare discriminazioni tra soggetti non sorrette da alcun fondamento

razionale, è la traduzione sul piano amministrativo del principio di uguaglianza, impone di perseguire gli

obiettivi nell’osservanza della legge e operando una valutazione dei diversi interessi.

La p.A. può esercitare i poteri perché ci sono delle leggi che gli attribuiscono questi poteri, ossia che

l’amministrazione può fare solo ciò che è previsto dalla legge e nel modo da essa indicato. Viene posta una

riserva di legge relativa che serve per ridurre il campo di intervento legislativo nella materia di

organizzazione amministrativa.

Il principio di sussidiarietà impone che l’amministrazione pubblica sia una amministrazione locale

L’attività della p.A. si realizza mediante atti amministrativi che si classificano in meri atti e atti negoziali, i

meri atti consistono in manifestazioni di giudizi apprezzamenti opinioni di conoscenza, gli atti negoziali

consistono nelle manifestazioni di volontà della pubblica amministrazione.

L’atto amministrativo deve avere alcuni elementi essenziali:

- soggetto: deve essere un organo competente della p.A.

- oggetto: è il termine passivo nei cui confronti l’atto rivolge i propri effetti.

- contenuto: è quanto l’atto dispone

- causa: consiste nella funzione istituzionale che si persegue o nello scopo specifico dell’atto

- forma: è un elemento essenziale che determina la volontà della p.A. e può essere scritta nei soli

casi indicati dalla legge, altrimenti sono concesse altre forme tra qui quella orale o meccanica.

Esistono altri elementi eventuali:

- condizione: è l’avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi è subordinato l’inizio o la

cessazione dell’efficacia dell’atto;

- termine: è il momento a partire o fino al quale l’atto ha efficacia;

Modo: è l’onere cui può essere assoggettato il destinatario dell’atto;

Il silenzio esistono casi in cui il silenzio- rifiuto ha la finalità di consentire al privato di impugnare l’atto di

diniego dell’amministrazione, i casi di silenzio accoglimento spesso ricorrono nelle procedure di controllo.

L’atto amministrativo può essere perfetto ed efficace o anche invalido, l’invalidità può essere data dalla

difformità da una norma legislativa o regolamentare, incompetenza ossia che l’ente o l’organo che emette

l’atto non era competente ad emetterlo, eccesso di potere ossia che ogni categoria di atti è preordinata ad

un interesse pubblico [vizio di legittimità] o da una regola di buona amministrazione o di opportunità

amministrativa [vizio di merito], i vizi di legittimità possono comportare la nullità o l’annullabilità dell’atto,

mentre i vizi di merito solo l’annullabilità e solo nei casi previsti dalla legge.

L’atto deve perseguire il fine che la legge li ha affidato, quando l’atto ci danneggia possiamo contestarlo

possiamo presentare il ricorso che si distinguono in:

- ricorsi amministrativi che vengono presentati alla p.A. e sono di 3 tipi:

gerarchico: presentato all’organo superiore rispetto all’atto commesso, vi è un rapporto

o gerarchico tra l’organo che ha fatto l’atto e quello che ha presentato il ricorso, l’organo che

decide può respingere il ricorso accogliendo o dichiarandolo inammissibile. La decisione deve

essere comunicata agli interessati e al ricorrente e a chi ha fatto l’atto;

opposizione: viene proposto allo stesso organo che ha emanato l’atto;

o ricorso straordinario al Pres. della Repubblica: si può fare in tutti casi in cui non vi è il

o processo e solo per motivi di legittimità;

- Ricorsi giurisprudenziali che vengono presentati al giudice, ogni regione ne ha uno, il TAR decide

con sentenza. La sentenza può essere appellata davanti al Consiglio di Stato.

Un atto amministrativo è nullo quando manca un elemento essenziale che può essere:

- la mancanza del soggetto: non è Stato posto in essere da un organi della p.A.

- la mancanza dell’oggetto: non esiste il bene o il rapporto che l’atto contempla [il bene da

espropriare o la nomina ad una pubblica funzione di persona/bene inesistente];

- la mancanza della forma: deve esserci la forma altrimenti non esiste e se esiste non deve

difettare da una forma richiesta dalla legge o dalla natura dell’atto;

L’atto nullo non può produrre effetti e non può essere annullato, non può essere convalidato e in alcuni casi

può ammettersi la conversione dell’atto nullo in un nuovo atto valido.

L’atto amministrativo è invalido e annullabile quando è viziato da incompetenza violazione di legge o

eccesso di potere, l’incompetenza indica il vizio per il quale l’autorità che ha emanato l’atto non ne aveva la

legittima potestà o per ragioni di materia o territorio o di grado.

La violazione di legge è un vizio molto ampio e si manifesta quando durante la formazione dell’atto si è

registrata una violazione di una disposizione normativa cui l’amministrazione doveva attenersi.

Eccesso di potere

La sanatoria consiste nella rimozione dei vizi dell’atto provvedendo all’acquisizione di tali elementi, la

ratifica si verifica quando l’autorità competente all’adozione dell’atto faccia proprio un atto emesso a titolo

provvisorio da altra autorità, la convalida consiste nell’adozione di un nuovo atto purgato dai vizi che lo

rendevano illegittimo, la conferma consiste nella rinnovazione eliminando i precedenti vizi. L’atto

amministrativo invalido può divenire inoppugnabile per il decorso del tempo [convalescenza].

L’esecutorietà si attua mediante strumenti di coercizione diretta o indiretta la prima consistendo nella

effettiva realizzazione del contenuto dell’atto, la seconda nella irrogazione di una sanzione amministrativa

che tiene luogo dell’esecuzione dell’atto.

L’atto deve essere perfetto, efficace, eseguibile ed esecutorio per legge.

La p.A. deve realizzare in concreto le finalità che lo Stato e gli altri enti pubblici si propongono di

perseguire per rispondere agli interessi della comunità e anche dei singoli che di questa fanno parte, queste

finalità sono cresciute con l’evolversi della società e delle esigenze.

Le fasi del procedimento amministrativo è il percorso che esegue per arrivare all’emissione dell’atto

amministrativo. Il percorso può essere molto semplice o complesso, si forma in 3 fasi che si succedono:

1. fase preparatoria: si colloca l’iniziativa che può essere del cittadino. Nella quale vengono compiute

attività che servono a preparare l’istruzione del procedimento, si collocano i pareri e l’organo

competente deve raccoglierli.

2. Fase costitutiva: viene emanato l’atto che esprime la situazione dell’autorità amministrativa. L’atto

diventa perfetto.

3. Fase integrativa dell’efficacia: si acquisiscono ulteriori elementi che servono affinché l’atto possa

produrre l’effetto giuridico che gli è proprio. L’atto che era perfetto con questa fase diventa efficace.

L’atto per essere obbligatorio deve essere portato a conoscenza degli interessati con notificazione o

pubblicazione, l’atto può essere invalido, cioè viziato nella legittimità e nel merito.

I principi generali sono stabiliti dalla legge 241/1990 sul procedimento, fino ad allora non vi era una

disciplina comune sui principi generali dei procedimenti amministrativi, ogni procedimento aveva delle sue

regole. Con questa legge si hanno norme in tema di procedimento amministrativo e di accesso ai documenti

amministrativi. Non è una legge generale sul procedimento amministrativo ma detta dei principi generali per

semplificare i procedimenti amministrativi e per dare garanzie a tutela dei cittadini.

La legge introduce l’obbligo di provvedere un termine certo entro 30 giorni, la facoltà di coloro che

partecipano al procedimento sono: prendere visione degli atti che partecipano al procedimento, il diritto di

accesso ai documenti amministrativi consiste nella possibilità riconosciuta a chi vi abbia un interesse

diretto concreto ed attuale ad esaminare ed estrarre copia di documenti amministrativi, facendo domanda

motivata all’amministrazione che potrà rifiutare o limitare l’accesso con provvedimento motivato.

L’obbligo di completare il procedimento amministrativo e di motivare l’atto che deve illustrare il perché degli

atti giuridici ai destinatari.

Organi Ausiliari

CNEL: consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto da 122 membri in carica per 5 anni, non

vale il divieto di mandato imperativo e vi è la possibilità di revoca, le sue funzioni secondo l’art 99 Cost. sono

di due tipi: consultiva e iniziativa legislativa. Il CNEL è un organo di consulenza delle Camere e del Governo

per le materie e le funzioni che gli sono attribuite dalla legge, può agire di propria iniziativa o su richiesta del

Governo, l’iniziativa legislativa non si limita solo nei campi di economia e lavoro però è consigliabile.

Consiglio di Stato: è un organo di consulenza giuridico amministrativa e di tutela della giustizia

nell’amministrazione, è diviso in tre sezioni consultive e tre di competenza giurisdizionale, il parere che viene

chiesto dal Governo o dall’amministrazione o dalle Regioni è facoltativo, in alcuni casi sono obbligatori ma

non sono vincolanti, salvo il parere sulla decisione dei ricorsi straordinari al Capo dello Stato. Può formare i

progetti di legge e i regolamenti che gli vengono commessi dal Governo.

Corte dei Conti: si compone di sezioni centrali e regionali, opera dei controlli:

- preventivo di legittimità sugli atti del Governo: diventano efficaci se la Corte non ne dichiara

l’illegittimità nel termine di trenta giorni;

- successivo sulla gestione del bilancio dello Stato [rendiconto]: può proporre innovazioni utili

per il perfezionamento delle leggi e dei regolamenti;

- gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce

- regolarità della gestione delle amministrazioni pubbliche: verifica il perseguimento degli

obiettivi posti dalle leggi statali o regionali;

La Magistratura

La magistratura è il complesso dei giudici ai quali spetta giudicare sui reati e decidere sulle controversie

dei privati. La funzione giurisdizionale è neutra ossia non è portatrice di interessi ed è caratterizzata dalla

terzietà del giudice, nel senso che è un terzo estraneo rispetto alle parti in conflitto.

L’indipendenza è un carattere essenziale che si può distinguere in due concetti differenti:

- indipendenza funzionale: consiste nella possibilità di giudicare solo con la soggezione alla legge,

il giudice deve applicare la legge per quello che è e quello che vuol dire , il giudice non può

trasformarsi in legislatore. Secondo l’art 101 il giudice è soggetto solo alla legge;

- Indipendenza organizzativa: si intende la tutela del giudice fuori dal processo, per proteggerli

dalle pressioni, lusinghe minacce, è l’indipendenza nei confronti degli altri poteri dello Stato;

Il Consiglio Superiore della Magistratura è composto da:

- membri di diritto: P.d.R. che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte

di Cassazione;

- membri elettivi: sono eletti 2/3 dei magistrati ordinari dai loro colleghi , 1/3 dal

[membri togati]

parlamento in seduta comune tra i professori ordinari di università in materie giuridiche ;

[membri laici]

Le funzioni del C.S.M. si distinguono in due gruppi:

- relative allo stato giuridico dei magistrati: comprendono le assunzioni, i trasferimenti, le

promozioni e i provvedimenti disciplinari;

- disciplinari: comminare ai magistrati le sanzioni relative alla loro responsabilità quando violano i

doveri di corretto comportamento inerenti alla sua funzione, l’azione può essere promossa anche dal

Ministro della Giustizia.

Il Presidente del consiglio superiore è il P.d.R., il consiglio elegge un vice presidente tra gli 8 componenti di

nomina parlamentare, è previsto un comitato di presidenza composto dal vicepresidente, il primo presidente

della Corte di Cassazione e dal procuratore generale.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme

sull’ordinamento giudiziario. L’art. 102 Cost. introduce il principio del divieto di istituire giudici

straordinari e giudici speciali. Per giudici straordinari si intendono i giudici che sono istituiti dopo il

verificarsi dei fatti da decidere. I giudici speciali sono i giudici diversi da quelli ordinari a cui si attribuisce la

competenza a decidere su alcune materie. Vi è la possibilità di agire in giudizio da parte di chi abbia subito

un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in

essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia.

Questa azione mira a ottenere un risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali, lo

Stato entro un anno dall’effettuato risarcimento esercita l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato per

una somma non superiore ad 1/3 di un annualità dello stipendio.

I magistrati giudicanti si dividono in campo civile e campo penale e si distinguono in vari gradi:

La giustizia in sede civile è amministrata in primo grado dal giudice di pace e dal tribunale che sono organi

monocratici e individuali, le loro sentenze possono essere impugnate e presentate dinanzi alla Corte

d’Appello, e la sentenza pronunziata può essere impugnata e presentata alla Corte di Cassazione solo per un

giudizio di legittimità.

In sede penale in primo grado vi è il giudice di pace, il tribunale, il tribunale per i minorenni e il pretore, è

prevista la possibilità di impugnazione della sentenza di primo grado dinanzi alla Corte d’appello o la Corte di

assise di appello, in ultima istanza si ricorre alla Corte di Cassazione.

I magistrati requirenti sono i Pubblici Ministeri che esercitano l’azione penale e agiscono nel processo a

cura degli interessi pubblici.

Il processo si articola in tre fasi, la fase dell’istruzione, giudizio ed esecuzione. Le prime due fasi

danno luogo al processo di cognizione mentre la terza a quello di esecuzione.

Il pubblico Ministero ha una serie di attribuzioni dirette ad assicurare l’osservanza delle leggi, porta e

regolare amministrazione della giustizia, repressione dei reati, l’esecuzione dei giudicati.

In materia civile il p.m. esercita l’azione civile e interviene nei processi, in materia penale esercita l’azione

penale ed interviene nelle udienze penali. Ha l’obbligo di esercitare l’azione penale quando venga a

conoscenza di una notizia di reato è disposto dall’art. 112 Cost., gli viene garantita l’indipendenza art. 108.

La Corte di Cassazione controlla la corretta applicazione della legge e quindi non riesamina i fatti nel merito.

Questa funzione è detta nomofilattica.

La Costituzione prevede numerose garanzie per quanto riguarda il processo, la più importante è che

nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge, viene a tutti garantito il diritto di

agire in giudizio per la difesa dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni

stato e grado del procedimento, deve essere affidata ad un avvocato abilitato all’esercizio della professione,

e la Costituzione richiede che siano assicurati ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni

giurisdizione.

Esiste il principio della irretroattività della legge ossia che nessuno può essere punito se non in forza di

una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

I giudici speciali sono i giudici amministrativi ai quali spetta definire le controversie nelle quali sia posto in

discussione un atto o comportamento della p.A.

I Tribunali Amministrativi Regionali sono organi di giustizia amministrativa con circoscrizioni regionali,

la sua giurisdizione segue la regola di legittimità ma può giudicare anche sul merito, il procedimento si

conclude con una sentenza che può essere impugnata in appello dinanzi al Consiglio di Stato. La decisione

del Consiglio di Stato è definitiva.

Il reato militare è qualunque violazione della legge penale militare, è reato militare quello costituito da un

fatto che non è preveduto come reato dalla legge penale comune.

La Revisione Costituzionale

La costituzione è la legge fondamentale dell’ordinamento giuridico, attribuisce allo Stato le sue

caratteristiche essenziali e ne disciplina l’organizzazione fondamentale. Per questi motivi la nostra

costituzione è considerata rigida in modo da assicurarne l’assetto, la revisione costituzionale è attribuita ad

organi appositi diversi almeno in a parte dagli organi legislativi ordinari.

La nostra Costituzione ammette la revisione costituzionale con il solo limite espresso nell’art. 139 e adotta

un sistema che da sufficienti garanzie di rigidità, stabilisce che gli organi competenti sono le due Camere.

Il procedimento richiede due deliberazioni da parte di ogni Camera, fra le due deliberazioni devono

intercorrere 3 mesi, se nella seconda votazione si raggiunge la maggioranza dei 2/3 il procedimento è

concluso altrimenti la legge non è promulgata ma è fatta conoscere ai cittadini attraverso la pubblicazione

sulla Gazzetta Ufficiale e nei tre mesi seguenti può essere sottoposta a referendum popolare che può essere

richiesto da 1/5 dei membri di una Camera, 500.000 elettori o 5 consigli regionali.

Per l’approvazione della legge è necessario il voto favorevole della maggioranza dei votanti, non è richiesto

nessun quorum di partecipazione.

Fino al 2001 nessuna legge fu sottoposta a referendum la prima volta fu nel 2001 per la riforma del Titolo V.

Corte Costituzionale

La Corte ha una composizione mista che serve ad assicurare un’elevata qualificazione professionale,

secondo l’art. 135 Cost. è previsto un collegio formato da 15 giudici scelti tra magistrati, anche a riposo,

professori ordinari di università in materie giuridiche e tra gli avvocati dopo 20 anni di esercizio, durano in

carica 9 anni e non può essere prorogata. I 15 giudici sono nominati per 1/3 dal P.d.R., dal Parlamento in

seduta comune, e dalle supreme magistrature. Può funzionare basta che vi siano 11 giudici.

Elegge un presidente che nomina i giudici relatori delle singole cause, guida la discussione, fissa il

calendario dei lavori, designa un vicepresidente che lo sostituisce.

Nei giudizi di accusa contro il P.d.R. vengono aggiunti 16 giudici, così prende il nome di composizione

integrata, che vengono estratti a sorte da un elenco di 45 cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a

senatore, elenco che va formato ogni 5 anni.

Il ruolo di giudice rientra nei casi di incompatibilità con altre cariche.

I giudici godono di alcune garanzie:

- inamovibilità: possono essere rimossi solo con deliberazione della stessa Corte a maggioranza dei

2/3 per incapacità fisica o civile o per inadempienze gravi;

- insindacabilità: per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni;

- immunità

- indipendenza economica: la retribuzione non può essere inferiore a quella del più alto

magistrato;

La Corte giudica, secondo l’art. 134 Cost.:

- sulla legittimità delle leggi e degli atti aventi forza di legge quando ne fanno richiesta

Stato e Regioni: giudizio in via principale;

o Giudici comuni: giudizio in via incidentale;

o

- Conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni;

- Conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato;

- Reati del Presidente della Repubblica;

- Ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo;

La funzione principale è il giudizio sulla costituzionalità delle leggi, in primo luogo deve trattarsi di un atto

avente forza di legge e non di norme consuetudinarie o regolamenti.

I vizi si distinguono in vizi formali e vizi sostanziali.

I vizi formali riguardano la procedura seguita nella formazione della legge, i vizi sostanziali riguardano il

contenuto.

Il giudizio in via principale può essere instaurato in un modo autonomo e diretto contro la legge

[o di azione]

fatta solo da stato o regioni, provincie autonome di Trento e Bolzano, l’impugnazione può avvenire entro 60

giorni dalla pubblicazione della legge. Le regioni possono proporlo solo per lesione delle proprie competenze,

lo Stato per qualsiasi eccesso di competenza.

Il giudizio in via incidentale è strumentale alla decisione di un processo ordinario, in cui si tratta di applicare

una legge di dubbia costituzionalità, è un giudizio successivo e concreto perché legato ad una specifica

controversia.

I requisiti necessari per adire la Corte sono:

- La questione deve essere posta solo da un giudice e nel corso di un processo;

- La questione deve essere rilevante, riguardare una norma che il giudice deve applicare dalla quale

dipende una delle decisioni da prendere;

- Il giudice può e deve sollevare la questione quando la ritenga non manifestamente infondata, ossia

quando i dubbi non appaiano palesemente ingiustificati o pretestuosi.

Le decisioni della corte hanno forma di:

- Sentenze: vanno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale si distinguono:

rigetto: quando non dichiarano legittima la legge, ma respingono la questione come è

o stata posta, non hanno efficacia generale e la questione può essere riposta;

accoglimento: si pronunciano sulle disposizioni impugnate e ne dichiarano

o l’incostituzionalità con effetti di annullamento generale e retroattivo perché la disposizione

dichiarata incostituzionale non potrà più essere applicata né ai casi futuri né a quelli sorti


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto pubblico raccolti dalle lezioni del professor Quaglia. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la distinzione per la spettanza dell'Autorità (repubblica e monarchia), le distinzioni per i fini e alle funzioni dello Stato (Patrimoniale, Polizia, Liberale, Socialista, Autoritario, Sociale), le forme di governo (costituzionale puro, presidenziale, assembleare, parlamentare, semipresidenziale), la cittadinanza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Quaglia Alberto.

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