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Riassunto esame Diritto Pubblico e Istituzioni Politiche, prof. Mangiameli, libro consigliato Istituzioni di Diritto Pubblico, Cuocolo

Riassunto per l'esame di Diritto Pubblico e Istituzioni Politiche, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto Pubblico, Cuocolo. Gli argomenti trattati sono: il diritto quale norma e ordinamento giuridico, la distinzione tra diritto penale e diritto civile,... Vedi di più

Esame di Diritto pubblico e Istituzioni politiche docente Prof. S. Mangiameli

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ESTRATTO DOCUMENTO

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Fase istruttoria (o di esame) : esistono tre procedure d’esame, secondo la Costituzione:

② procedura “normale” (art. 72 Cost.) : consta di due fasi : a) esame da parte di una delle

- Commissioni permanenti in sede referente (fase preparatoria), b) esame e deliberazione da parte

della Camera.

Secondo questo schema una delle Commissioni, ricevuto il progetto da una delle Camere, lo

discute, formula nel caso un testo modificato e riferisce alla Camera. Successivamente, la

Camera procede alla discussione del progetto e a votazione a scrutinio palese che avviene prima

articolo per articolo e poi sul testo complessivo. In caso di approvazione, la proposta di legge

viene trasmessa all’altra Camera mediante messaggio del Presidente e dopo, eventualmente,

dalla seconda Camera al Governo, sempre con messaggio, per la promulgazione da parte del

Capo dello Stato.

Procedura semplificata : le Commissioni “in sede deliberante” : la Commissione è investita

dell’esame del progetto in sede legislativa, procede a votazione prima articolo per articolo e poi

con votazione sul testo finale, e si limita a riferire alla Camera. Fino all’approvazione definitiva

da parte della Commissione, la Camera ha il potere di “riappropriarsi” del procedimento.

Per alcune materie, come stabiliscono la Costituzione nell’art. 72,è escluso il procedimento in

Esame, ma è ammesso soli il procedimento ordinario: si tratta dei disegni di legge in materia

costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare

trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Procedura semplificata : le Commissioni “in sede dirigente”: il potere della Commissione è

- più marcato rispetto al procedimento ordinario, ma meno marcato rispetto alla prima procedura

semplificata. Alla Commissione competente è assegnato il potere di formulare gli articoli in un

disegno di legge e di approvare gli articoli, riservando alla Camera l’approvazione finale del

progetto, o al Senato la votazione finale con sole dichiarazioni di voto. Anche questo

procedimento non è ammesso per tutti i disegni di legge.

Fase di deliberazione : ogni progetto di legge, per divenire legge perfetta, deve essere approvato

③ nell’identico testo da entrambe le Camere (“bicameralismo perfetto”). In alcuni casi, una Camera

non approva il testo che aveva trovato il consenso dell’altra : il testo emendato deve tornare così

alla prima Camera perché questa valuti le modificazioni apportate e le accolga, oppure le

respinga, oppure introduca ulteriori cambiamenti e in questo caso il progetto torna alla precedente

Camera. Questi passaggi , chiamati “navette” , si concludono con l’accordo delle due Camere

sullo stesso testo o con l’abbandono del progetto. Il principio della continuità legislativa afferma

che la decadenza dei progetti pendenti alla fine della legislatura non è assoluta.

Fase di promulgazione : la promulgazione è l’atto, dovuto, con il quale il Capo dello Stato

④ attesta solennemente,che un certo testo è stato approvato quale legge e ne ordina la pubblicazione

e l’osservanza, in qualità di supremo garante della costituzionalità dell’ordinamento.

Rinvio presidenziale : solitamente la promulgazione deve avvenire entro un mese

dall’approvazione della legge ma il presidente della Repubblica, qualora non ritenga di procedere

alla promulgazione, può rinviare la legge alle Camere, con messaggio motivato, per chiedere una

nuova deliberazione. I motivi addotti dal rinvio possono essere di costituzionalità ma anche di

merito, se vengono segnalati interessi generali ; le Camere non sono tenute a riconsiderare il

progetto ma, qualora la legge sia riapprovata, con o senza modificazioni del Presidente, essa deve

essere promulgata.

Fase di pubblicazione e di vacatio legis : solo con la pubblicazione la legge diventa efficace per

⑤ l’ordinamento generale dello Stato : essa si effettua subito dopo la promulgazione ,

nell’inserzione nella “Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana” e nella

pubblicazione dell’annuncio di tale inserzione e del testo della legge nella “Gazzetta ufficiale

della Repubblica”. Le Camere possono chiedere l’entrata in vigore con urgenza della legge, ma

normalmente, la legge entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione sulla

Gazzetta Ufficiale : il periodo di tempo intercorrente tra pubblicazione e vigenza viene definito

“vacatio legis”e mira a permettere l’effettiva situazione di conoscibilità dell’esistenza della legge.

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Ogni legge è destinata ad esser vigente nell’ordinamento fino alla scadenza di un termine, o fino

alla durata di una particolare situazione, o al verificarsi di un determinato evento (leggi ad tempus),

oppure può perdere efficacia in caso si dichiarazione di illegittimità da parte della C. Costituzionale,

ma più frequentemente perde vigenza a seguito di abrogazione esplicita o implicita.

 IL REFERENDUM : Il referendum abrogativo è un meccanismo introdotto dalla Costituzione

per l’abrogazione di leggi, attraverso un’apposita consultazione popolare.

Il referendum abrogativo è espressione del principio della sovranità popolare e strumento per

verificare la conformità dell’azione della maggioranza all’effettiva volontà popolare.

Modalità di effettuazione del referendum abrogativo : l’art. 75 Cost. ammette il referendum

abrogativo per tutte le leggi e gli atti aventi forza di legge, eccezion fatta per quelle tributarie e di

bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali.

Perché il referendum dia risultato positivo,cioè produca l’effetto abrogativo, è necessario:

1. Deve avere partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto

2. La proposta abrogativa deve avere ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi

La richiesta per indire il referendum non può essere presentata entro sei mesi dopo le elezioni e

nell’anno che precede la scadenza delle Camere: essa deve provenire da cinquecentomila elettori o

da cinque consigli regionali. Le domande per il referendum vanno depositate tra il 1° gennaio e il

30 settembre di ciascun anno presso l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di

Cassazione, che controlla il numero di firme e la loro autenticità, che può procedere all’unificazione

di più richieste referendarie e anche disporre l’interruzione del processo referendario, ma solo

qualora la legge da sottoporre a referendum sia stata già effettivamente modificata.

Sull’ammissibilità del referendum decide poi la Corte Costituzionale entro il 20 gennaio con

sentenza da pubblicarsi entro il 10 febbraio: sono sicuramente inammissibili referendum che

intendono abrogare norme costituzionali, ma anche quelli riferiti a leggi ordinarie con “contenuto

vincolato” alla Costituzione, per i quali abrogando la legge verrebbero meno gli effetti di norme

costituzionali. Solitamente sono stati dichiarati inammissibili anche referendum che investono

norme non omogenee, per i quali non è possibile rispondere con un “sì” o un “no” secco, e

referendum che paralizzerebbero organi costituzionali.

Se il giudizio della Corte sia nel senso dell’ammissibilità, il Presidente della Repubblica indice con

proprio decreto il referendum, fissandone la data in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Qualora i risultati del referendum sono favorevoli all’abrogazione, il Presidente dichiara, con

proprio decreto, l’avvenuta abrogazione del testo legislativo sottoposto a referendum , avviando la

pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” e all’abrogazione che decorre dal giorno successivo alla

pubblicazione (in alcuni casi può esserci vacatio per 60 giorni, tempo concesso al Parlamento per

colmare la “lacuna” lasciata dalla legge abrogata).

Qualora, invece, il referendum dia risultato contrario all’abrogazione, il Ministero di Grazia e

Giustizia ne dà notizia e non può proporsi nuova domanda per sottoporre a referendum lo stesso

testo prima di cinque anni.

Attuazione pratica : dall’entrata in vigore della l. 352/1970, relativa ai referendum, la pratica

dell’istituto referendario ha denunciato sempre più i suoi limiti e i suoi rischi, quando si ricorra al

referendum non tanto per conseguire i risultati abrogativi che gli sono propri, quanto per fini politici

generali, rischiando di coinvolgere questioni ben più ampie. Questo ha portato a una disaffezione

dei cittadini verso forme di partecipazione che finiscono così per risultare strumentali e di difficile

interpretazione. 14

Possibili riforme del referendum : nel corso degli anni la Corte Costituzionale ha sempre più

richiesto la necessità che la formulazione dei quesiti da sottoporre a referendum sia semplice e

chiara. Il ricorso ai referendum non deve comunque rivelarsi eccessivo, e in futuro si può ipotizzare

l’aumento del numero minimo di firme necessario per la richiesta, e una più precisa definizione

delle condizioni di ammissibilità dei referendum. Bisognerebbe inoltre tutelare maggiormente i

sostenitori del “no”, evitando che le posizioni di chi è contrario all’abrogazione non siano

conosciute apertamente dagli elettori, e introdurre una diminuzione del numero minimo di votanti

oggi richiesto per la validità della consultazione referendaria. Si è anche teorizzata una revisione più

ampia, con l’introduzione di referendum consultivi e deliberativi, con i quali gli elettori non

sarebbero chiamati a dire cosa non vogliono, ma cosa vogliono, dando dunque al referendum un

valore positivo, che potrebbe così coinvolgere maggiormente i cittadini.

Posizione gerarchica del referendum : l’opinione prevalente è che la disposizione contenuta nel

risultato del referendum sia un “frammento di norma”, destinato a saldarsi con quella abrogata. Ma

le Camere possono adottare con legge ordinaria un testo identico o comunque analogo a quello

abrogato, frustrando, così, la decisione popolare? Si ritiene principalmente che l’atto risultante dal

referendum non può essere contraddetto da una legge delle Camere, perché il referendum mal si

presta ad essere inquadrato nella gerarchia delle fonti. La caratteristica del referendum è di essere

fonte del tutto atipica e unica: la volontà popolare deve prevalere per un principio organizzativo

essenziale del sistema, giuridicamente rilevante e quindi vincolante, e pregiudica le eventuali

deliberazioni che le Camere volessero adottare sulla stessa materia.

“Referendum di indirizzo” : nel 1989 si è deciso di sottoporre a voto consultivo popolare l’idea di

trasformare le Comunità europee in vera Unione, con Governo, Parlamento e Costituzione propri e

a tal fine si è indetto un apposito referendum. Il referendum può definirsi consultivo perché si

richiede un consiglio, o meglio un “indirizzo”, con un contenuto doveroso assai più vincolante un

semplice parere, destinato certamente ad assumere un notevole valore politico (rafforzato

dall’88,1% a favore del “sì”), ma privo della forza tipica delle direttive.

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CAPITOLO 4 : IL GOVERNO :

SEZIONE : LE FUNZIONI DEL GOVERNO

Le funzioni normative del governo : La delegazione legislativa:

Di regola, la funzione legislativa spetta alle Camere, e il Governo può intervenire soltanto nella fase

instaurativa del procedimento legislativo, mediante presentazione dei disegni di legge.

Tuttavia, un fenomeno che deroga a questa regola si manifesta con l’esercizio da parte del Governo

di attività normativa di grado primario, cioè con l’emanazione di atti che hanno forza di legge : si

tratta dei decreti legislativi e dei decreti legge.

Secondo l’art.72 Cost., la delegazione legislativa consiste nel trasferimento dalle Camere al

Governo non della titolarità legislativa, che resta alle Camere, ma dell’esercizio di tale potere, e si

effettua mediante legge formale che richiede la procedura normale di esame e di approvazione

diretta da parte delle Camere (art.76 Cost.). La legge di delegazione, norma di produzione e nello

stesso tempo norma sulla produzione, fonte di legittimazione dell’esercizio di potestà legislativa da

parte del Governo, deve contenere un complesso di limiti per l’attività dell’organo delegato :

limiti di tempo, secondo i quali ogni delega ha un termine ben stabilito, che si intende rispettato

- se entro quel dato termine viene emanato il decreto legislativo

limiti di materia , secondo i quali la delegazione può essere concessa solo per “oggetti definiti”,

- senza la possibilità che il potere legislativo conceda all’esecutivo deleghe generiche per la

disciplina di “materie”

limiti di contenuto, secondo i quali la legge di delegazione deve indicare i principi e i criteri

- direttivi cui deve attenersi il legislatore delegato

Si ritiene anche che oltre agli indicati “limiti minimi”, la legge di delegazione possa subordinare la

delega a ulteriori limitazioni, ad esempio di carattere procedurale.

 I DECRETI LEGISLATIVI: divenuta vigente la legge di delegazione, il Governo provvede ad

esercitare la potestà legislativa delegatagli mediante l’adozione di decreti legislativi emanati dal

Presidente della Repubblica, che dovranno conformarsi strettamente ai limiti imposti, per non

cadere nell’ipotesi di illegittimità costituzionale per eccesso di delega.

Seppure il decreto legislativo, in quanto più recente, potrebbe in teoria prevalere con modifiche

sulla legge di delegazione, in pratica è la legge delegante a condizionare la legge delegata, e prevale

su di essa in forza di esplicita prescrizione costituzionale. I decreti legislativi vengono dunque

considerati fonti equiparati alle leggi ordinarie dello Stato, ma con i limiti derivanti dall’art. 76

Cost. nei rapporti con la sola legge di delegazione. I decreti legislativi vengono pubblicati sulla

“Gazzetta Ufficiale” ed entrano in vigore trascorsa la consueta vacatio legis.

 I DECRETI LEGGE : in aggiunta al decreto legislativo, in Assemblea Costituente si ritenne di

non potere escludere rigidamente che situazioni particolari potessero legittimare il Governo ad

adottare atti con forza di legge, anche senza la previa delega delle Camere viene dunque a

sorgere il presupposto per i decreti legge, dal carattere extra- ordinem, emanati attraverso decreto

del Presidente della Repubblica, adottati quando ricorrono situazioni straordinarie di urgenza e

necessità, che entrano in vigore il giorno stesso della pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale”.

Dopo la sua emanazione, il decreto legge ha vita massima di sessanta giorni : entro tale termine il

decreto deve essere convertito in legge e quindi cessa di esistere essendovi sostituzione della fonte,

oppure, se non convertito, si considera come se non fosse mai esistito, e si dice che “perde efficacia

fin dall’inizio”.. Per ottenere la conversione in legge, il decreto deve essere presentato dal Governo

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alle Camere il giorno stesso dell’emanazione ; ricevuto il decreto, le Camere sono appositamente

convocate, anche se sciolte, e debbono riunirsi entro cinque giorni. Il procedimento di conversione

in legge o di bocciatura deve concludersi entro sessanta giorni.

Sembra discutibile la possibilità che le Camere apportino modifiche al decreto legge, sminuendone

così l’importanza, così come la pratica di rinnovazione dei decreti legge scaduto il loro termine e

non convertiti dalle Camere, che tuttavia sembra abbandonata. Le Camere possono , ma in realtà

devono, regolare con legge i rapporti sorti sulla base di decreti non convertiti.

 I REGOLAMENTI : il potere regolamentare è esercitato anche da altri organi ed enti,

specialmente autonomi, ma i regolamenti che a noi interessano maggiormente sono adottati dal

Governo, atti apparentemente soltanto di natura amministrativa, ma che hanno anche contenuto

normativo, creativo di diritto oggettivo. La Costituzione non concede molto spazio ai regolamenti,

mentre le “Disposizioni sulla legge in generale”, dopo aver elencato i regolamenti al secondo posto

nella gerarchia delle fonti del diritto, dopo la legge, esplicitamente riconoscono un potere al

Governo e ad “altre autorità”, stabilendo che non possono contenere norme contrarie alle

disposizioni di legge e che i regolamenti non governativi non possono dettare norme contrarie ai

regolamenti governativi. La legge e atti aventi forza di legge prevalgono sempre sui regolamenti,

talvolta è prevista a anche riserva di legge (vedi pagina 2), o preferenza di legge, nel senso che la

legge, quando disciplina la materia, prevale su tutte le fonti regolamentari già in vigore e rende

illegittime le disposizioni regolamentari successive che eventualmente fossero con essa in contrasto.

Nell’ordinamento italiano non è prevista riserva di regolamento.

Emanazione: secondo l’art.87 Cost. il Presidente della Repubblica emana i regolamenti.

L’ art.17, l. 400/1988 afferma inoltre che con decreto del Presidente della Repubblica, previa

deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve

pronunziarsi entro 90 giorni dalla richiesta, sono emanati regolamenti da sottoporsi al visto e alla

registrazione della Corte dei conti e da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale. Sono questi i

regolamenti governativi, che hanno l’obbligo di essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale ed

entrano in vigore nel quindicesimo giorno successivo a quello della loro pubblicazione, salvo che

sia altrimenti disposto.

Quando la legge espressamente conferisce tale potere,sono anche ammessi regolamenti ministeriali,

adottati cioè dai singoli ministri, nelle materie di competenza al ministro, che non possono

comunque dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Tali regolamenti

devono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Secondo l’art. 17 della l. 400/1988, i regolamenti governativi sono di vari tipi :

regolamenti esecutivi, diretti a disciplinare l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi,

- attraverso i quali vengono attuate norme di dettaglio rispetto alla legge;

regolamenti attuativi e integrativi, di leggi e decreti legislativi recanti norme di principio,

- quando la fonte primaria si limita a porre le norme principio che poi la fonte secondaria potrà 

integrare o attuare (esecuzione = emanazione di norme di dettaglio con discrezionalità limitata

integrazione = sviluppo del principio- base, con maggiore libertà per l’esecutivo);

regolamenti indipendenti, emanati per disciplinare le materie in cui manchi la disciplina da parte

- di leggi o atti aventi forza di legge, purché non si tratti di materia coperta da riserva di legge;

regolamenti organizzativi, per regolare l’organizzazione e il funzionamento delle

- amministrazioni pubbliche, l’organizzazione del lavoro e i rapporti di lavoro

regolamenti di delegificazione (o autorizzati), secondo i quali la legge concede a un

- regolamento di occuparsi di una certa materia da un certo momento. Quando il regolamento

viene emanato, la legge in questione viene abrogata : è dunque la stessa legge che fa dipendere

l’effetto abrogativo di norme legislative (che non devono però essere coperte da riserva di

legge) a una condizione sospensiva, ovvero in questo caso l’entrata in vigore di una

disposizione parlamentare. 17

PARTE 2 : RAPPORTI DELLO STATO CON

ALTRI ORDINAMENTI GIURIDICI SOVRANI

CAPITOLO 1 : LO STATO E L’ORDINAMENTO INTERNAZIONALE :

Esiste una pluralità di ordinamenti giuridici sovrani, i diversi Stati, l’ordinamento internazionale, la

Chiesa Cattolica. Ogni Stato, pur affermando la sua indipendenza ed esclusività, non può non avere

rapporti con gli altri ordinamenti sovrani e così anche con l’ordinamento internazionale.

E’ questa un concezione in contrasto con la teoria monista sostenuta dal Kelsen, secondo la quale la

sovranità può attribuirsi allo Stato o all’ordinamento internazionale, ma non ad entrambi, per la

contraddizione che non lo consentirebbe, e che presupporrebbe dunque che le norme

dell’ordinamento internazionale non si rivolgono ai soggetti dei diversi ordinamenti statali, alle

quali essi rimarrebbero indifferenti.

I rapporti tra gli Stati vengono normalmente disciplinati tramite accordi che presuppongono la

soluzione di eventuali controversie in via pacifica, i più importanti dei quali sono i trattati.

I trattati, che obbligano ogni contraente sul piano internazionale, non hanno di per sé alcuna

efficacia sul piano dell’ordinamento interno dei singoli Stati, per la quale è necessario un ulteriore

atto che conformi l’ordinamento interno all’ordinamento internazionale.

Gli strumenti che gli Stati utilizzano quando ritengono necessario tutelare i propri interessi

mediante la forza sono la legittima difesa, la rappresaglia, la guerra.

Secondo la Costituzione italiana : l’organo competente a rappresentare il nostro Stato nei rapporti

con gli altri Stati è il Presidente della Repubblica, al quale vengono conferiti i poteri di

accreditare e di ricevere i rappresentanti diplomatici (art. 87), di ratificare i trattati (artt.

80 e 87), solitamente con la preventiva autorizzazione delle Camere da concedersi con

legge, nonché di dichiarare lo stato di guerra (art. 87), anch’esso previamente deliberato

dalle Camere.

Adattamento del diritto interno al diritto internazionale : secondo l’art. 10 Cost. l’ordinamento

giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, e

deve farlo automaticamente, cioè senza la necessità di ulteriore attività da parte dello Stato.

Ma la disposizione, che può considerarsi norma sulla produzione, lascia dei dubbi :

quali sono le norme del diritto internazionale generalmente riconosciute: la norma in discorso

- presuppone un giudizio di valore rimesso all’interprete, ma non consente che esemplificazioni

non esaustive;

quale grado tali norme assumono una volta trasferite nel diritto interno : si ritiene che le norme

- internazionali abbiano maggior durezza delle norme statali di grado legislativo ordinario e

debbano quindi prevalere su queste in caso di contrasto. Non si crede che esse prevalgano anche

sulle norme costituzionali che rimangono al vertice delle fonti.

Ripudio della guerra e limitazioni di sovranità : l’art. 11 Cost. delinea la volontà di pace e di

collaborazione internazionale dell’Italia, che si concreta non solo nel ripudio della guerra come

strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie

internazionali, ma anche nella disponibilità a far quanto possibile, accettando se del caso limitazioni

di sovranità, per assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni.

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Le limitazioni della sovranità sono acconsentite a due condizioni : devono essere finalizzate al

perseguimento degli scopi esplicitamente enunciati dall’art.11 e devono avvenire in condizioni di

parità con gli altri Stati. Questo è avvenuto con l’adozione dell’Atto unico europeo e del Trattato di

Maastricht.

Il nostro Stato, come detto, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte ad

assicurare la pace e la giustizia tra le nazioni. L’Italia fa parte di :

l’ONU (Organizzazione delle nazioni unite): sorta nel 1945, è un’associazione a tendenza

 universale e conta 185 membri. L’organo formalmente più importante è l’Assemblea generale,

composta da tutti gli Stati membri, ognuno con un voto, mentre l’organo di maggior rilievo per i

suoi poteri è il consiglio di Sicurezza, composto da cinque membri permanenti (U.S.A., Russia,

Cina, Gran Bretagna, Francia), e da dieci membri eletti ogni biennio dall’Assemblea generale.

La NATO (Organizzazione del Trattato del Nord- Atlantico): risale all’aprile 1949 e si qualifica

 ufficialmente come patto difensivo regionale in conformità alla Carta delle Nazioni Unite. Di

contenuto in origine prevalentemente militare, ha subito recentemente un ridimensionamento

sotto questo profilo e un potenziamento del ruolo politico.

Il Consiglio d’Europa : sorto nel 1949, raggruppa 18 membri, tra cui l’Italia.

 Le comunità europee: ovvero la C.E.C.A.(Comunità europea dl carbone e dell’acciaio), istituita

 nel 1951, la CEE (Comunità economica europea) e la EURATOM (Comunità europea per

l’energia atomica), istituite nel 1957. La C.E.C.A. può adottare decisioni obbligatorie,

raccomandazioni, che vincolano solo sulla finalità da perseguire e pareri, che non hanno effetto

vincolante; la CEE e l’EURATOM, invece, adottano regolamenti, direttive, decisioni,

raccomandazioni e pareri. I regolamenti comunitari hanno portata generale, sono obbligatori in

ogni loro elemento, e sono direttamente applicabili in ogni Stato membro; la direttiva vincola lo

Stato ai soli scopi ma non alle modalità, la decisione è obbligatoria solo per i suoi destinatari,

mentre raccomandazioni e pareri non creano alcun vincolo.

L’esperienza della Comunità ha concretamente costituito un passo importante nel senso della

sovranazionalità, tuttavia il progressivo allargamento della Comunità ha contribuito per troppo

tempo a far perdere di vista l’iniziale finalità di trasformare la Comunità economica in

Comunità politica. Quella speranza federalista è comunque risorta in termini decisivi negli

ultimi anni con l’adozione dell’Atto unico europeo e con il Trattato di Maastricht.

L’Assemblea comune delle tre comunità europee, che ha assunto la denominazione di

Parlamento Europeo, composto attualmente da 626 membri, viene oggi eletta a suffragio

universale e diretto da parte dei cittadini dei quindici Stati partecipanti : i suoi poteri rimangono

eminentemente consultivi, anche se è cresciuta la risonanza dei dibattiti svolti e delle risoluzioni

adottate. Qualche innovazione è stata introdotta dal Trattato di Maastricht (vedi dopo).

L’Atto unico europeo : dopo lunghi dibattiti e contrasti, si è pervenuti nel 1986 alla stipulazione del

cosiddetto “Atto unico europeo”, che, pur con molte riserve sui suoi reali contenuti, può essere

considerato un passo significativo verso la realizzazione dell’Unione europea, come è confermato

dal successivo Trattato di Maastricht, che ne conferma in gran parte le disposizioni.

Il Trattato sull’unione europea (Maastricht, 7 febbraio 1992): attraverso tale trattato firmato dai

rappresentanti dei dodici Stati della CEE (cui si aggiunsero nel 1995 l’Austria, la Svezia e la

Finlandia), viene istituita una “Unione europea” fondata sulle esistenti Comunità europee, integrate

dalle politiche e forme di cooperazione che il Trattato introduce. Scopo dell’ Unione è di

organizzare in modo coerente e solidale le relazioni tra gli Stati membri e tra i loro popoli e di

definire una comune politica estera e di sicurezza.

Il quadro istituzionale dell’Unione diviene unico ed è costituito dal Parlamento europeo, dal

Consiglio europeo, dalla Commissione della Comunità, dalla Corte di giustizia e dalla Corte dei

conti ed assicura la coerenza e la continuità delle azioni svolte per il perseguimento dei suoi

obiettivi. L’Unione si impegna a rispettare l’identità nazionale degli Stati membri i cui sistemi di

governo si fondano sui principi democratici.

Alcune disposizioni del Trattato . 19

la Comunità economica europea prende il nome di “Comunità europea”;

a) viene istituita una cittadinanza dell’Unione attribuita a chiunque abbia la cittadinanza di uno

b) Stato membro;

c) quanto agli organi istituzionali:

il Parlamento europeo, composto di rappresentanti dei popoli riuniti nella Comunità ed esercita

- i poteri attribuitigli dal trattato, che restano prevalentemente consultivi e di impulso, ma anche

poteri di intervento sul piano legislativo,

il Consiglio , che ha poteri di decisioni delle politiche comunitarie,

- la Commissione, organo esecutivo della Comunità,

- la Corte di giustizia, che deve assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e

- nell’applicazione dei Trattati europei,

la Corte dei conti, che ha la competenza al controllo delle entrate e delle spese;

-

d) Sono definite le politiche della Comunità particolarmente nel settore economico e monetario,

sia per coordinare le politiche economiche degli Stati membri, sia per contenere i disavanzi

pubblici dei singoli Stati, sia per mantenere la stabilità dei prezzi in un’economia di mercato

aperta e in libera concorrenza. Viene istituita la moneta unica europea, denominata inizialmente

ECU, ma poi chiamata EURO. Col trattato dopo l’Atto Unico del 1986, si compie un passo

significativo verso l’Unione europea, anche se il cammino è tutt’altro che completato sia per le

riserve già avanzate dalla Gran Bretagna soprattutto sull’unione monetaria, sia per le difficoltà

obiettive che potranno incontrarsi considerato il diverso grado di sviluppo economico dei diversi

Paesi.

PARTE SESTA : DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

CAPITOLO 6 : I DIRITTI POLITICI :

I diritti politici, costituzionalmente affermati e garantiti, che possono spettare solo ai cittadini,

esprimono la pretesa del singolo di partecipare alla comunità statale di cui fa parte.

La nostra Costituzione disciplina in quattro articoli (48-51) i diritti politici dei cittadini: meno

rilievo assumono la possibilità di accesso ai pubblici uffici in situazioni di uguaglianza e il diritto di

petizione, mentre più importanti sono il diritto di voto e il diritto di associarsi in partiti, che

manifestano le esigenze di partecipazione che caratterizzano l’attuale configurazione dello Stato

democratico.

Il diritto di voto: è senza dubbio il più rilevante strumento di partecipazione dei cittadini alla vita

dello Stato. Con l’esercizio del voto il cittadino non si limita ad esprimere una propria valutazione

priva di rilevanza generale, ma contribuisce alla formazione di decisioni della comunità o alla

costituzione di organi costituzionali dello Stato o di organi deliberanti di altre comunità locali.

All’art. 48 la Costituzione afferma il diritto di voto ma stabilisce che il suo esercizio è dovere

civico, tuttavia non è più un obbligo positivamente sanzionato come in passato.

Lo stesso art.48, al primo comma, stabilisce il principio del suffragio universale, statuendo che sono

elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Caratteri del voto: 

personalità: il diritto e il suo esercizio appartengono a chi ne ha la titolarità secondo la legge

- non sono ammessi voti per delega, tuttavia è ammesso l’invio dei voti per iscritto se vengono

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garantite la libertà e la segretezza e anche il voto di elettori fisicamente impediti con l’aiuto di

altri elettori. 

eguaglianza: tutti i voti concorrono in pari misura a determinare il risultato elettorale non

- devono esistere voti multipli o plurimi.

libertà: i cittadini- elettori possono esprimere le loro opinioni politiche senza dover cedere a

- pressioni o a ricatti o comunque a condizionamenti che ne limitino la libera decisione.

segretezza.

-

Liste elettorali: il diritto di voto diviene concreto ed esercitabile mediante l’iscrizione nelle liste

elettorali sono iscritti d’ufficio nelle liste elettorali i cittadini che abbiano compiuto il 18° anno

di età, che non si trovino in una delle condizioni che per legge privano dell’elettorato attivo e che

siano compresi nel registro della popolazione stabile del Comune.

Secondo l’art.48 Cost. il diritto di voto può essere limitato per effetto di incapacità civile o per

effetto di sentenza penale irreversibile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. Sono

invece esclusi dall’elettorato attivo i membri e i discendenti di Casa Savoia.

Sezioni elettorali: ogni Comune è ripartito in sezioni elettorali, che comprendono da 100 a 800

elettori; il cittadino è assegnato alla sezione nella cui circoscrizione ha l’abitazione ed esercita il

diritto di voto nella sezione elettorale nella cui lista è iscritto, con alcune eccezioni.

Le operazioni di voto per la Camera e per il Senato si svolgono in un solo giorno, così come le

elezioni per il Parlamento Europeo.

I partiti politici: i partiti politici sono forme organizzative che consentono,

unitamente al diritto di voto, una più continua partecipazione alle scelte della

comunità, sistematica e non casuale, di indirizzo e anche di controllo. Il sorgere

dei partiti è notevolmente influenzato dal progressivo estendersi del suffragio

elettorale: quanto più ampi è il numero dei titolari del diritto di voto, tanto più è

infatti necessaria una mediazione sistematica tra elettori ed eletti.

Art.49 Cost.: tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con

metodo democratico a determinare la politica nazionale (➪ funzione dei partiti).

➪ Osservazioni: il diritto di associarsi in partiti non è riconosciuto a stranieri ed apolidi; il diritto di

associarsi in partiti si differenzia dal diritto di voto non essendo un dovere; la pluralità dei partiti è

condizione essenziale ed ineliminabile per la corretta attuazione del regime democratico.

Finanziamento pubblico dei partiti: il problema del finanziamento pubblico dei partiti è complesso,

perché in mancanza di finanziamenti pubblici le risorse finanziate necessarie sono spesso giunte con

prestiti illeciti o al limite del lecito, e spesso non verso il partito, ma verso i singoli esponenti.

Un minimo finanziamento appare dunque necessario. La legislazione italiana sul tema è passata

attraverso la l.2 maggio 1974, n. 195, con cui è stato fissato il contributo dello Stato al

finanziamento dei partiti politici, e il referendum popolare del 18 aprile 1993 che ha abrogato gli

artt.3 e 9 di tale legge, riconoscendo un contributo statale per concorso nelle spese elettorali

sostenute per l’elezione delle Camere o dei Consigli regionali o dei rappresentanti italiani al

Parlamento europeo, attribuito ai partiti politici che ne facciano richiesta. Il referendum per

l’ulteriore abrogazione di tale disposizione non ha raggiunto il quorum necessario.

Il diritto di petizione: l’art.50 Cost. afferma che “tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle

Camere per chiedere provvedimenti legislativi o per esporre comuni necessità”.

Tali petizioni vanno inoltrate per iscritto alle Camere, vengono comunicate in sunto alle Assemblee

e quindi vengono trasmesse alle Commissioni competenti.

Il diritto di petizione ha comunque perduto pressoché totalmente la sua efficacia reale.

21

Il diritto di accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive: ai sensi dell’art.51 Cost.,

tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e

alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti

dalla legge. La legge inoltre può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle

cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla

Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre

del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

CAPITOLO 7: I DOVERI DEI CITTADINI:

L’art.2 Cost., accanto ai diritti inviolabile dell’uomo,richiede l’adempimento dei doveri inderogabili

di solidarietà politica,economica e sociale.Non tutti i doveri pubblici hanno rilevanza costituzionale.

La fedeltà alla Repubblica: il dovere più rilevante che grava su ogni cittadino è

quello di essere fedele alla Repubblica, trattato dall’art.54 Cost. Tale dovere può

essere inteso, in termini generali, come dovere di accettazione e di rispetto dei

valori essenziali dell’ordinamento, e nel rispetto del metodo democratico.

L’osservanza della Costituzione e delle leggi, discende dal dovere di fedeltà e con

esso si integra. L’art.54, che disciplina questo dovere, sancisce inoltre il dovere

dei cittadini cui siano affidate pubbliche funzioni di adempierle con disciplina

ed onore, prestando il giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

L’art.52 stabilisce tre principi fondamentali: a) il dovere del cittadino di difendere la

patria , attraverso l’azione delle Forze armate dello Stato e dunque attraverso b)

l’obbligo di prestazione del servizio militare . In oggi nel nostro ordinamento il

servizio militare è obbligatorio per i cittadini di sesso maschile, tuttavia è

ammessa anche la sua sostituzione attraverso l’obiezione di coscienza. La

prestazione del servizio militare obbligatorio non pregiudica la posizione di

lavoro del cittadino, né l’esercizio di diritti politici. L’ultimo principio

affermato è il c) criterio democratico nello ordinamento delle Forze Armate .

La disposizione secondo la quale “l’ordinamento delle F.Armate si informa

allo spirito democratico della Repubblica” , va intesa come necessario

collegamento tra Forze Armate, che non sono corpo a sé stante, e Repubblica,

la cui integrità devono difendere.

Dovere tributario: per quanto riguarda il dovere fiscale l’art.53 Cost. stabilisce due principi. Quello

per cui tutti (e quindi non soli i cittadini) sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione

della loro capacità contributiva e quello per il quale il nostro sistema tributario è informato a criteri

di progressività. Sono cioè previste tasse più alte per chi ha un reddito più alto, quale strumento di

perequazione fra i diversi contribuenti. Il criterio appare efficace, seppure non sia possibile

applicarlo alle imposte dirette reali (imposte sui beni acquistati).

PARTE QUARTA : L’ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

CAPITOLO 2 : IL PARLAMENTO :

Il Parlamento si presenta in posizione di primato tra gli organi costituzionali dello Stato, espressione

istituzionalizzata e sistematica della sovranità del popolo.

22

Bicameralismo: nel nostro ordinamento si assiste al cosiddetto bicameralismo perfetto, in cui le due

Camere hanno assoluta identità di funzioni e di poteri, seppure con qualche correttivo si è

assistito a numerose critiche per le inutili duplicazioni di questo sistema, che d’altra parte garantisce

una maggiore ponderazione delle scelte legislative.

Composizione delle due Camere e legislatura: il Parlamento si compone nel nostro vigente

ordinamento della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Entrambe le Camere sono

elette, oggi, per cinque anni e il periodo intercorrente tra l'elezione di una Camera e il suo

scioglimento viene denominato legislatura, ai sensi dell’art. 60 Cost.

La durata della legislatura può essere prorogata solo in caso di guerra e mediante legge formale,

mentre la fine anticipata della legislatura può essere disposta dal Presidente della Repubblica

mediante scioglimento delle Camere o di una sola di esse, ai sensi dell’art. 88 Cost.

La Camera dei deputati: è eletta a suffragio universale e diretto e composta da 630 deputati.

- Sono eleggibili a deputati tutti i cittadini elettori che abbiano compiuto il 25° anno di età nel

giorno delle elezioni; sono elettori della Camera coloro che hanno il diritto di voto e quindi tutti

i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore età. Per le elezioni della Camera,

il territorio nazionale è attualmente diviso in 26 circoscrizioni.

Il Senato della Repubblica: è eletto, come da Costituzione, “a base regionale”, e composto da

- 315 senatori elettivi: ogni regione ha almeno sette senatori, salvo il Molise che ne ha due e la

Valle d’Aosta che ne ha uno. Sono eleggibili a senatori tutti i cittadini elettori che abbiano

compiuto nel giorno delle elezioni il 40° anno di età; sono elettori del Senato tutti i cittadini

elettori che abbiano compiuto il 25° anno di età. Accanto ai senatori elettivi si trovano i senatori

di diritto, a vita, e senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica.

Sono senatori di diritto, a vita, coloro che abbiano ricoperto la carica di Presidente della

Repubblica, mentre il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini

che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e

letterario.

Ineleggibilità: quando il candidato si trova in situazione, prevista dalla legge, per cui non può essere

eletto, qualora vi sia egualmente candidatura, e il candidato venga eletto, l’elezione è invalida e

priva di efficacia.

Sono ineleggibili:

coloro che ricoprano determinate cariche o uffici di natura elettiva o burocratica., per non

- influenzare eventualmente l’elettorato;

i magistrati, per non impedire l’imparzialità nell’esercizio della funzione giurisdizionale;

- coloro che ricoprano uffici presso governi esteri tanto in Italia quanto all’estero;

- coloro che per la posizione ricoperta in imprese private che abbiano rapporti di affari con lo

- Stato non potrebbero esercitare il loro mandato con sufficienti garanzie per l’interesse pubblico.

Incompatibilità: quando il candidato si trova in situazione per la quale , se vuole conservare la

carica parlamentare che è stata validamente assunta, deve rinunziare ad altra carica, incompatibile,

appunto, con quella parlamentare. Sono cause di incompatibilità: la carica di deputato o di senatore

con quella di Presidente della Repubblica, con quella di componente del Consiglio superiore della

Magistratura o della Corte Costituzionale, con quella di consigliere regionale. Altre cause di

incompatibilità sono fissate in via generale dalla l.13 febbraio’53 e da altre disposizioni particolari.

La presenza di una causa di incompatibilità pone il deputato o senatore nella necessità di optare per

il mandato parlamentare o per la carica incompatibile.

I sistemi elettorali: la formazione e il funzionamento delle Camere sono ovviamente condizionati

dal sistema elettorale adottato.

Sistemi uninominali: il territorio è diviso in collegi e in ogni collegio si presenta un solo

 candidato per simbolo o gruppo politico, e l’elettore può scegliere uno solo dei candidati.

Sistemi plurinominali: i candidati si presentano raggruppati in liste, e l’elettore sceglie non la

 persona ma la lista, pur potendo spesso esprimere una o più preferenze tra i candidati della lista.

23

Sistemi maggioritari: possono essere plurinominali o uninominali. I seggi vengono assegnati a

 chi ottiene nel collegio la maggioranza dei voti espressi; il sistema penalizza i partiti più deboli

ma garantisce maggiore stabilità politica. Il sistema maggioritario majority attribuisce i seggi a

chi ha ottenuto la maggioranza del 50% dei voti più uno, il sistema maggioritario plurality

necessita soltanto la maggioranza relativa.

Sistemi proporzionali: sono necessariamente plurinominali. I seggi sono ripartiti tra le diverse

 liste in competizione in proporzione ai voti ottenuti; il sistema garantisce il rispetto totale

dell’opinione del Paese, ma è causa di frammentazione e di instabilità.

In Italia: dapprima si affermò il sistema proporzionale ma la stessa Assemblea Costituente preferì

non inserire nella Costituzione disposizioni in materia di sistemi elettorali, limitandosi a prescrivere

il suffragio universale e diretto. La decisione era volta ad evitare di impegnare le future Camere

costringendole a una revisione della Costituzione nel caso che volessero in avvenire adottare un

altro sistema. Infatti, con la crescente instabilità politica, si sentì l’esigenza di una revisione del

sistema elettorale: con la riforma del 1993 si introdusse tanto per la Camera quanto per il Senato un

meccanismo di votazione a turno unico con attribuzione di ¾ dei seggi con sistema maggioritario e

del restante quarto con sistema proporzionale.

Sistema elettorale del Senato: in base alla l. 4 agosto 1993, l’elezione del Senato della Repubblica

avviene a base regionale. I ¾ dei seggi vengono dunque attribuiti con sistema maggioritario, per

l’assegnazione dei seggi residui (¼), il sistema è più complesso: l’ufficio elettorale “scorpora” , per

ogni gruppo, i voti dei cittadini già proclamati eletti, determinando la cifra elettorale per gruppo e la

cifra individuale dei singoli candidati data dalla percentuale dei voti validi ottenuti in rapporto ai

voti validi espressi nel collegio. Successivamente assegna i seggi spettanti ad ogni gruppo

dividendo la cifra elettorale di ogni gruppo successivamente per uno, due, tre, ecc.. sino alla

concorrenza dei senatori da eleggere e scegliendo quindi tra i quozienti così ottenuti i più alti in

numero uguale ai senatori da eleggere, con conseguente assegnazione dei seggi ai gruppi in

corrispondenza dei quozienti (metodo d’Hondt o delle divisioni successive).

Sistema elettorale della Camera: l’elezione della Camera dei Deputati è stata profondamente

modificata dalla l. 4 agosto 1993, introducendo un sistema molto simile a quello adottato per

l‘elezione del Senato e quindi con combinazione del metodo uninominale maggioritario con quello

proporzionale per l’assegnazione dei seggi residui.

Verifica dei poteri: gli Uffici centrali circoscrizionali o quelli regionali procedono, sulla base dei

conteggi effettuati, a proclamare l’elezione tanto dei deputati quanto dei senatori. Tale

proclamazione non ha però efficacia definitiva essendo subordinata al risultato della cosiddetta

“verifica dei poteri” o anche, come dice l’art. 66 Cost., al giudizio dei titoli d’ammissione, attribuita

alle stesse Assemblee.

Divieto di mandato imperativo: la libertà delle scelte del parlamentare non può essere limitata in

alcun modo, né da parte degli elettori che lo hanno votato né da parte del partito di appartenenza,

che potrebbero aspettarsi dal proprio rappresentante determinati comportamenti. Ad ogni modo il

parlamentare è responsabile, non solo nei confronti dei propri elettori, ma di tutto il corpo elettorale,

e il partito, se “tradito” dal parlamentare, può emettere sanzioni punitive o censure verso di lui, che

tuttavia non lo privano dello status di parlamentare.

Prerogative e immunità dei parlamentari: con la legge costituzionale 29 ottobre 1993 è stato

sostituito l’art. 68 Cost. e sono stati modificati i diritti dei parlamentari i parlamentari sono

insindacabili per le opinioni espresse ed i voti dati nell’esercizio delle proprie funzioni ed è

necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza per le perquisizioni personali o

domiciliari, per gli arresti o altre privazioni della libertà personale, per mantenere in detenzione un

parlamentare, per sottoporlo ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni

e a sequestro di corrispondenza (non è più richiesta per la sottoposizione a procedimento penale).

Indennità parlamentari: secondo l’art. 69 Cost. i membri del Parlamento ricevono un’indennità

stabilita dalla legge, diretta a garantire il libero svolgimento del mandato, che comprende il

rimborso delle spese di segreteria e di rappresentanza. Essa è determinata dagli uffici di presidenza

24

delle Assemblee in misura tale che non superi il trattamento complessivo dei presidenti di Sezione

della Corte di Cassazione.

SEZIONE : L’ORGANIZZAZIONE

I regolamenti parlamentari: l’organizzazione interna delle Camere e del Parlamento in seduta

comune nonché le procedure per il loro funzionamento sono in parte disciplinate dalla stessa

Costituzione ed in parte dai regolamenti parlamentari cui la Costituzione rinvia (artt.64 e 72).

La Costituzione stabilisce (art.64) che ciascuna Camera adotta il proprio regolamento interno a

maggioranza assoluta dei suoi componenti, mentre l’art. 72 Cost. riserva ai regolamenti delle

Camere la disciplina del procedimento legislativo, fatte salve, le sole disposizioni direttamente

dettate dalla Costituzione i regolamenti parlamentari si pongono quindi in posizione subordinata

alla sola Costituzione e a loro favore è fissata una “riserva” che non potrebbe essere violata con

disposizioni di legge ordinaria.

Gli attuali regolamenti della Camere sono stati adottati nel febbraio 1971 e sono entrati in vigore,

entrambi, il 1° maggio di tale anno. I regolamenti delle Camere prescrivono la loro pubblicazione

sulla “Gazzetta Ufficiale”, facendo tra l’altro decorrere da tale pubblicazione la vacatio per la loro

entrata in vigore.

Organi delle Camere: la Costituzione si limita, all’art.63, a stabilire che ciascuna Camera elegge fra

i suoi componenti il Presidente e l’ufficio di Presidenza. Maggiori dettagli sono forniti

necessariamente dai regolamenti parlamentari i quali indicano gli organi delle Assemblee e ne

stabiliscono le modalità di costituzione. In sintesi, ogni Camera ha:

un presidente eletto dagli appartenenti alla singola Assemblea, che non ha più solo funzioni di

a) direzioni dei lavori, ma anche funzioni di direzione politica.

quattro vice presidenti, tre questori ed otto segretari.

b) un ufficio di presidenza del quale fanno parte i vice presidenti, i questori e i segretari.

c) gruppi parlamentari costituiti in base alle dichiarazioni rese dai singoli senatori o deputati. Per

d) la costituzione di un gruppo parlamentare al senato sono necessari almeno dieci senatori, mentre

alla Camera almeno venti deputati. I deputati o i senatori che non aderiscono ad alcun gruppo

sono iscritti automaticamente al cosiddetto “gruppo misto”.

le giunte, organi a carattere permanente le cui funzioni principali risultano dalla loro stessa

e) denominazione

le commissioni permanenti, costituite in ogni Camera con competenze legislative, di controllo

f) politico e conoscitive, in numero di tredici tanto alla Camera quanto al Senato. La ripartizione di

senatori e deputati nelle diverse commissioni deve ispirarsi all’esigenza di rispettare, in

proporzione, la composizione delle Assemblee

Funzionamento delle Camere: sul funzionamento numerose disposizioni si ritrovano nella stessa

Costituzione, tuttavia è molto ampia l’autonomia delle Camere stesse. Nell’ambito della legislatura

non si parla più di “sessioni”, periodi di effettivo lavoro delle Assemblee, con l’eccezione della

“sessione parlamentare di bilancio” ; esistono solo i periodi di seduta delle Camere, peraltro di

notevole durata, cosicché può dirsi che le Camere sono di fatto in attività per tutto il corso della

legislatura.

Le sedute delle Camere: le sedute delle Camere, convocate sempre dal presidente, possono essere

pubbliche o segrete, ordinarie o straordinarie. In via ordinaria, ai sensi della Costituzione (art.62), le

Camere si riuniscono il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre; in via straordinaria, ogni

Camera si riunisce per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo

dei suoi componenti. Non ha il potere di convocazione il Governo.

Secondo l’art. 64 Cost. le deliberazioni (e non le sedute!) di ciascuna Camera “non sono valide se

non è presente la maggioranza dei loro componenti e se non sono adottate a maggioranza dei

presenti”. Tanto alla Camera che al senato, le votazioni possono avvenire a scrutinio palese o a

scrutinio segreto e la maggioranza normale prescritta dalla Costituzione per le deliberazioni

parlamentari è la maggioranza semplice (50% più uno dei presenti). Per quanto riguarda la Camera

25

sono considerati validi e presenti solo favorevoli e contrari, e non gli astenuti, mentre il

regolamento del Senato afferma che tutti i senatori, siano favorevoli, contrari o astenuti sono da

ritenersi presenti.

Programmazione dei lavori parlamentari: i lavori delle Camere sono organizzati secondo

programmi che si articolano su alcuni momenti essenziali tra i quali i contatti tra i presidenti delle

Camere e con il Governo e la formazione del programma cui provvede la conferenza dei

capigruppo. Se tale programma è adottato all’unanimità dalla conferenza dei presidenti dei gruppi,

diviene impegnativo dopo la comunicazione all’assemblea e alle commissioni permanenti;

l’Assemblea può comunque, al termine di ogni seduta, apportare le necessarie modificazioni

all’ordine dei lavori già stabilito.

Il Parlamento in seduta comune: l’art. 55 della Costituzione afferma che il Parlamento può riunirsi

anche in seduta comune dei membri delle due Camere, deliberando autonomamente. Tale ipotesi è

prevista solo nei casi tassativamente previsti dalla Costituzione (vedi pagina seguente) ed un suo

ampliamento sarebbe possibile solo mediante legge costituzionale. Il presidente, l’ufficio di

presidenza, il regolamento e la sede del Parlamento in seduta comune sono quelli della Camera dei

deputati. SEZIONE : LE FUNZIONI

1. FUNZIONE LEGISLATIVA: vedi pagine 10-13

2. FUNZIONE DI CONTROLLO:

L’attività di controllo delle Camere sul Governo e sulla Pubblica Amministrazione in generale si

attua attraverso i seguenti strumenti ispettivi:

interrogazione: consiste nella semplice domanda, rivolta per iscritto, per sapere se un fatto sia

- vero; può essere a risposta orale e a risposta scritta. Secondo la procedura del question time ogni

mercoledì di norma la seduta è dedicata alla discussione di “interrogazioni a risposta

immediata”, consistenti in domande al Governo, con limiti di tempo estremamente limitati.

interpellanza: consiste nella domanda, rivolta per iscritto, per conoscere i motivi o gli

- intendimenti della condotta del Governo in questioni che riguardino determinati aspetti della sua

politica. E’ strumento tipicamente ispettivo. In caso di insoddisfazione, può esserci mozione.

risoluzione: con essa vengono manifestati orientamenti o definiti indirizzi su specifici argomenti

- mozione: è un testo che può essere presentato da un presidente di gruppo o da almeno dieci

- deputati alla Camera, da almeno otto senatori al Senato, che mira a promuovere una

deliberazione dell’Assemblea su un determinato argomento.

Ma l’attività di controllo si manifesta anche nelle inchieste parlamentari: la stessa Costituzione

(art.82) disciplina la materia, stabilendo che ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di

pubblico interesse. A tale scopo nomina tra i propri componenti una Commissione formata in modo

da rispecchiare la proporzione tra i vari gruppi, che procede alle indagini e agli esami con gli stessi

poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Le commissioni di inchiesta possono essere

istituite separatamente da ognuna delle Camere o da entrambe le Camere congiuntamente, oppure

l’inchiesta può essere deliberata con apposita legge. A conclusione dei lavori, le Commissioni

devono riferire alla Camera da cui sono state nominate, mediante una o più relazioni, a seconda che

i risultati dell’inchiesta siano adottati all’unanimità o a maggioranza sarà poi la Camera ad

assumere le decisioni conseguenti.

3. FUNZIONE DI INDIRIZZO:

Tale funzione corrisponde alla natura delle Camere in quanto espressive in via diretta della volontà

popolare. Appartengono all’attività di indirizzo le mozioni e le risoluzioni, ma possono essere

comprese anche le leggi di autorizzazione e di approvazione, che esercitano un’efficacia

condizionante non solo per l’attività successiva del Governo, ma anche per quella dello stesso

Parlamento che rimane perciò vincolato alla loro osservanza, a meno di non derogarvi in modo

espresso. 26

Collegati alle leggi di autorizzazione e di approvazione sono la legge di bilancio, il principio

secondo il quale ogni legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farne

fronte e l’obbligo per le Camere di approvare annualmente, oltre al bilancio dello Stato, anche il

rendiconto consuntivo presentato dal Governo.

4. ALTRE FUNZIONI DELLE CAMERE:

Spetta alle Camere delegare al governo l’esercizio della funzione legislativa, deliberare lo stato di

guerra, autorizzare con legge la ratifica dei principali trattati internazionali.

Le Camere hanno anche il dovere di esaminare le petizioni che i cittadini hanno ad esse rivolte, per

chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità, e il potere di svolgere, attraverso le

commissioni, indagini conoscitive che possono concretarsi in udienze conoscitive.

5. FUNZIONI DEL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE:

Le sedute “tassativamente previste” dalla Costituzione per il Parlamento in seduta comune sono:

di natura elettorale. Spetta infatti al Parlamento, integrato dai rappresentanti regionali, eleggere:

- il Presidente della Repubblica, un terzo dei componenti del Consiglio superiore della

Magistratura, un terzo dei componenti della Corte Costituzionale, i 45 cittadini che formano

l’elenco dal quale verranno estratti a sorte, quando necessario, i 16 giudici aggregati della Corte

Costituzionale per i giudizi di accusa. In tutti questi casi, si vota soltanto, senza che sia

consentita discussione.

di natura processuale- penale. Il Presidente della Repubblica può essere posto, con

- deliberazione del Parlamento in seduta comune, in stato di accusa dinanzi alla Corte

Costituzionale per i reati previsti dalla Costituzione (art.90 Cost.)

di accertamento. Il Parlamento in seduta comune, non integrato in questo caso dai

- rappresentanti regionali, riceve il giuramento che il Presidente della Repubblica compie prima

di assumere le sue funzioni.

CAPITOLO 3 : IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA:

SEZIONE : LA STRUTTURA

Capo dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale, il presidente della Repubblica si colloca, nel

nostro ordinamento, al vertice formale dell’organizzazione statale, fornito di limitati ma

significativi poteri anche sul piano sostantivo. 27

Durante i lavori della Costituente si discusse a lungo sulla concretezza dei poteri del presidente,

indubbiamente ridotti quantitativamente rispetto a quelli che lo Statuto Albertino concedeva al re,

ma non per questo meno incisivi e rilevanti nel funzionamento del Senato.

Al di sopra delle parti, il capo dello Stato è garante della costituzionalità dell’ordinamento e la

Costituzione gli garantisce efficienti poteri per assolvere a questa delicata funzione: egli è un

organo tendenzialmente al di sopra delle parti, capace di intervenire in forza di tali poteri

costituzionalmente assegnatigli, per consentire al sistema di funzionare nei momenti di crisi o di

pericolo. L’indirizzo politico per il quale agisce è distinto da quello di maggioranza e può definirsi

“indirizzo costituzionale” proprio in considerazione della posizione che gli spetta di “custode della

Costituzione”.

Elezione e procedure per l’elezione: il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta

comune dei suoi membri, alla quale partecipano tre delegati per ogni regione, con eccezione della

Valle d’Aosta che ne ha uno, eletti dal Consiglio regionale.

La convocazione di tale Parlamento spetta al presidente della Camera dei deputati, che deve

provvedervi trenta giorni prima che scada il termine di durata del mandato del presidente in carica.

Se però le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, l’elezione ha luogo

entro quindici giorni dalla riunione delle nuove Camere. Nel frattempo vengono prorogati i poteri

del presidente in carica.

In caso di inadempimento permanente o di morte o di dimissioni del presidente della Repubblica, la

convocazione del Parlamento integrato dai rappresentanti regionali ha luogo entro quindici giorni

dal verificarsi dell’evento, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manchi

meno di tre mesi alla loro cessazione. In questi casi, ai sensi dell’art. 86 Cost., le funzioni

presidenziali sono svolte in qualità di supplente dal presidente del Senato.

L’elezione del presidente della repubblica ha luogo a scrutinio segreto; è dichiarato eletto chi

consegua il voto dei due terzi dei componenti dell’Assemblea. Qualora nessuno ottenga un tale

risultato, si procede a una seconda ed eventualmente a una terza votazione; solo a partire dal quarto

scrutinio è dichiarato eletto chi consegua la maggioranza assoluta.

Proclamato l’esito positivo della votazione, secondo la prassi il presidente della Camera,

accompagnato dal Segretario Generale, si reca dall’eletto per consegnargli il verbale dell’avvenuta

elezione. Non è prevista in questa fase alcuna accettazione formale da parte dell’eletto.

Requisiti di eleggibilità e incompatibilità: può essere eletto presidente della Repubblica ogni

cittadino che abbia compiuto cinquant’anni di età e goda dei diritti civili e politici.

L’ufficio di presidente della Repubblica è inoltre incompatibile con qualsiasi carica o ufficio

pubblico o privato e con l’esercizio di qualsiasi professione. Al presidente sono attribuiti una

dotazione ed un assegno rivalutati automaticamente annualmente, in base all’indice ISTAT dei

prezzi di consumo.

Assunzione della carica: il presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, secondo

l’art. 91 Cost. deve prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della

Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Il giuramento è l’atto con il quale l’eletto capo dello Stato manifesta la sua volontà di accettare la

carica e viene immesso nell’esercizio delle sue funzioni. E’ ormai prassi consolidata che all’atto del

giuramento il presidente rivolga alle Camere riunite un messaggio, oralmente.

Il presidente della Repubblica dura in carica sette anni dal giorno del giuramento: il termine

presidenziale è stato fissato più lungo rispetto alla durata delle Camere (5 anni), per garantire

maggior indipendenza al presidente nei confronti delle Assemblee, entrambe rinnovate nel corso del

mandato presidenziale. In astratto, il Capo dello Stato è rieleggibile senza limiti, tuttavia si sono

manifestate prevalenti opinioni contrarie alla rielezione dei presidenti scaduti.

Cessazione della carica: la cessazione del mandato può essere determinata da diverse cause:

scadenza del mandato: è la situazione normale; il presidente della Camera procederà agli

- adempimenti di cui all’art. 85 Cost. 28

dimissioni: atto personale del presidente che non va controfirmato, per essere valido, dai

- ministri.

perdita dei requisiti per ricoprire la carica: ipotesi piuttosto astratta.

- condanna da parte della Corte Costituzionale: per atti non riferentisi all’esercizio delle funzioni

- presidenziali nei casi preveduti dalla legge.

morte: il presidente del Senato eserciterà le funzioni di Capo dello Stato e il presidente della

- Camera indirà entro i quindici giorni dall’evento luttuoso l’elezione del nuovo presidente della

Repubblica.

impedimento permanente all’esercizio delle funzioni: questa ipotesi potrebbe sollevare più

- problemi rispetto alla morte.

Alla cessazione della carica il presidente della Repubblica diventa senatore di diritti, a vita, secondo

l’art. 59 Cost. La carica si acquista automaticamente, senza bisogno di accettazione, ma è

rinunciabile per espressa disposizione costituzionale. Se il presidente ha perduto la cittadinanza o i

diritti civili e politici non può diventare senatore.

Sostituzione temporanea del presidente: si è detto che, secondo l’art. 86, qualora il presidente della

Repubblica non possa adempiere le sue funzioni, queste sono esercitate dal presidente del Senato.

Si è infatti tenuto conto che al presidente della Camera è attribuita la presidenza del Parlamento in

seduta comune, e la disposizione in materia di supplenza riequilibra così il rapporto tra le due

Assemblee ispirato appunto al bicameralismo perfetto.

L’istituto della supplenza del presidente del Senato è lasciato dalla Costituzione a regole di

correttezza: è presupposto un impedimento temporaneo o permanente del presidente della Repubb.

Se l’impedimento è permanente devono sussistere ragioni di salute, e il presidente del Senato

eserciterà le funzioni di capo dello Stato fino all’entrata in carica del nuovo presidente della

Repubblica. Se l’impedimento è temporaneo, dovrà risultare da una situazione obiettiva (ad

esempio viaggi all’estero) e non da decisione personale del capo dello Stato, la cui valutazione è

peraltro rilevante e può risultare determinante; è escluso l’istituto della delega delle funzioni.

Accertato l’impedimento, il presidente del Senato acquista immediatamente l’esercizio delle

funzioni presidenziali, con tutte le prerogative della carica, senza necessità di alcuna particolare

procedura e senza l’obbligo di prestare giuramento. In astratto, il supplente può esercitare tutte le

funzioni del presidente impedito; tuttavia si è ritenuto che la correttezza costituzionale gli impedisca

di adottare decisioni di particolare rilievo politico, quale lo scioglimento delle Camere, o non

particolarmente urgenti, come la nomina di sentori a vita.

SEZIONE : LE FUNZIONI:

Nell’ordinamento internazionale: nello svolgimento dell’attività internazionale del nostro Stato, il

presidente della Repubblica:

a) rappresenta lo Stato nei rapporti internazionali avendo una capacità rappresentativa generale;

b) accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, secondo l’art. 87 Cost.;

c) ratifica i trattati previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere. Tale autorizzazione è

richiesta per i trattati di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o

importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.;

d) dichiara lo Stato di guerra deliberato dalle Camere. Nella prassi soltanto con legge potrebbero

essere conferiti al Governo i “poteri necessari” e solo successivamente il presidente della

Repubblica potrebbe procedere alla formale dichiarazione di guerra (che tuttavia nel nostro

ordinamento, ai sensi dell’art. 11 Cost., può solo essere guerra difensiva).

Nell’ordinamento interno:

❶ Gli atti di indirizzo governativo: gli atti che rendono concreta la politica del Governo vengono

imputati al Presidente della repubblica per ragioni formali, ma non indicano una competenza

sostanziale dell’organo alla loro adozione, e vengono definiti atti di indirizzo governativo.

La legge 12 gennaio 1991,n.13, ha indicato 30 gruppi di atti che vanno, appunto, adottati con

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decreto presidenziale con elencazione esplicitamente dichiarata tassativa e tale da non poter

essere “modificata, integrata, sostituita o abrogata se non in modo espresso”.

❷ Gli atti esecutivi di prescrizioni costituzionali: altri atti devono essere compiuti dal presidente

della Repubblica per lo stesso funzionamento dell’ordinamento costituzionale. Si tratta di atti

dovuti anche se spesso la loro concreta adozione è preceduta da una proposta ministeriale,

assolutamente necessari per la continuità legale e il regolare funzionamento dello Stato, sicché

la loro omissione o anche un semplice ritardo sarebbero una forma gravissima di violazione

costituzionale da parte del capo dello Stato. Tali sono: la promulgazione delle leggi alla quale il

presidente deve procedere entro un mese, salvo che non intenda rinviare la legge alle Camere

per una nuova deliberazione; l’indizione del referendum popolare, costituzionale o abrogativo;

l’indizione delle elezioni delle nuove Camere e la fissazione della loro prima riunione.

❸ La presidenza di organi collegiali: spetta al presidente della Repubblica la presidenza di organi

collegiali di rilevanza costituzionali, il Consiglio supremo di difesa e il Consiglio superiore della

Magistratura. Il Consiglio supremo di difesa è composto da otto membri permanenti, ovvero il

presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio dei ministri, cinque ministri e il capo di

stato maggiore della difesa. La presidenza del Consiglio superiore della Magistratura ha

soprattutto carattere simbolico.

❹ Gli atti di prerogativa: si tratta di concessioni di onorificenze di ordini cavallereschi, di potere

di grazia e di commutazione delle pene, secondo l’art. 87 Cost., mentre la potestà di concedere

amnistia e indulto rimane alle Camere.

❺ Gli atti di indirizzo presidenziale: sono atti attribuiti non solo formalmente, ma anche

sostanzialmente, al capo dello Stato. In forza di tali poteri, il nostro presidente non è solo

l’organo neutro e di intermediazione, bensì l’organo attivo abilitato ad intervenire con atti

rilevanti, nell’interesse del rispetto della Costituzione e di quell’unità nazionale che spetta al

presidente rappresentare. In particolare:

La nomina del presidente del Consiglio dei ministri: i margini di scelta del capo dello Stato

- possono in realtà risultare molto ridotti, poiché non può non tenere conto degli orientamenti

delle forze capaci di dar vita a una maggioranza parlamentare. Il presidente della Repubblica ha

il compito di nomina del presidente del Consiglio e, su sua proposta, dei ministri.

L’accettazione delle dimissioni del governo: spetta al Presidente accettare le dimissioni

- presentate dal Governo. Quando il Governo non ha ottenuto la fiducia delle Camere o è stato

colpito da sfiducia l’atto è dovuto, così come nel caso di morte, impedimento permanente o

decadimento della carica del presidente del Consiglio. Quando invece il Governo presenta le sue

dimissioni per valutazioni politiche il capo dello Stato può giocare un ruolo importante e la sua

decisione di accettare o di respingere le dimissioni del Governo, rientra in una valutazione

autonoma e fondata sugli interessi generali del Paese.

L’autorizzazione alla presentazione di disegni di legge di iniziativa governativa: l’atto di

- autorizzazione della presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo ha

per lo più valore formale.

La convocazione straordinaria delle Camere: tale potere, previsto dall’art. 62 Cost., non è mai

- stato esercitato fino ad oggi.

L’invio di messaggi alle Camere: i messaggi del capo dello Stato alle Camere hanno un senso

- solo se si considerano come atti di indirizzo presidenziale, come la possibilità data al presidente,

in momenti gravi per il Paese, di prendere l’iniziativa di inviare alle Camere messaggi per

richiamare la loro attenzione su questioni che meritino di essere esaminate e discusse.

Il potere di esternazione: il presidente della Repubblica deve avere la possibilità di esprimere le

- proprie valutazioni in ordine all’indirizzo costituzionale a lui rimesso, rivolgendole alle Camere

con messaggi formali, ma anche ad altre istituzioni costituzionali e al Paese. Tali esternazioni

non possono però investire questioni che rientrano nella competenza del Governo e del

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Parlamento e non devono essere contestazioni da parte del presidente delle istituzioni

costituzionali che a lui spetta di garantire.

Il rinvio delle leggi alle Camere per una seconda deliberazione: tale rinvio deve essere operato

- con un messaggio nel quale il capo dello Stato chiarisce i motivi della sua decisione. Il capo

dello Stato deve infatti avere il potere di richiamare le Camere a una più attenta valutazione

delle leggi approvate, quando tali leggi appaiano in contrasto con prescrizioni costituzionali o

con quegli interessi generali della comunità nazionale di cui il capo dello stato è tutore.

Lo scioglimento delle Camere: è il potere più rilevante attribuito al capo dello Stato,

- contrappeso al potere delle Assemblee di condizionare, con il voto di fiducia, l’esistenza del

Governo nominato dal presidente della Repubblica. Dopo il 1948 si sono avuti numerosi

scioglimenti anticipati, determinati da motivazioni tecniche (1953, 1958, 1963, 1968), situazioni

di instabilità politica del Parlamento (1972, 1976, 1979, 1983, 1987) contrasti istituzionali

(1992), bufere giudiziarie e mutamento delle leggi elettorali (1994), rotture politiche (1996).

Il potere di scioglimento risponde, anzitutto, alla necessità di garantire il funzionamento delle

istituzioni in caso di incapacità delle Camere di dare un Governo almeno relativamente stabile al

Paese. L’art. 88 Cost., che non parla sui casi nei quali può farsi ricorso allo scioglimento

anticipato, contiene due indicazioni procedurali. Infatti il capo dello Stato: a) prima di disporre

lo scioglimento deve consultare i presidenti delle due Camere e b) non può procedere a

scioglimento negli ultimi sei mesi del suo mandato (“semestre bianco”).

La nomina di cinque giudici costituzionali: spetta al presidente nominare un terzo dei giudici

- della Corte Costituzionale (cioè cinque), dopo l’elezione degli altri dieci giudici, per consentire

al presidente della Repubblica di integrare la composizione della Corte con quelle competenze

che fossero state eventualmente trascurate dal Parlamento o dalle supreme magistrature.

La nomina di cinque senatori a vita: secondo l’art. 59 Cost. La scelta rimessa al presidente

- garantisce una valutazione obiettiva e non condizionata da considerazioni politiche particolari e,

come tale, rientra nelle esigenze politiche del sistema.

La nomina di otto componenti del CNEL e del Segretario Generale della presidenza della

- Repubblica: dei dodici membri scelti fra qualificati esponenti della cultura economica, sociale e

giuridica, otto sono nominati dal presidente della Repubblica, senza bisogno della proposta del

presidente del Consiglio dei ministri. Per la nomina del Segretario generale della presidenza

della Repubblica è invece obbligatorio il parere del Consiglio dei ministri, ma non vincolante,

mentre è esclusa l proposta governativa.

SEZIONE : LA RESPONSABILITA’

La tutela del capo dello Stato è disciplinata dal Codice Penale, che protegge il presidente della

Repubblica contro particolari reati quali l’attentato contro la sua vita, la sua incolumità e la sua

libertà personale (art. 276); l’offesa alla sua libertà (art. 277); l’offesa al suo onore e prestigio

(art.278). Secondo l’art. 279 il presidente non ha responsabilità e non può essere biasimato per gli

atti del Governo da lui emanati, tuttavia per lo stesso criterio si ritiene che sia responsabile per gli

atti di indirizzo presidenziale.

Responsabilità politica: secondo l’art. 89 Cost., nessun atto di indirizzo governativo è valido se non

è controfirmato dai ministri proponenti, che se ne assumono la responsabilità. Per quanto riguarda

gli atti di indirizzo presidenziale, il Governo non si assume invece nessuna responsabilità politica.

Responsabilità penale: ai sensi di Costituzione (art. 90 Cost.), il presidente non è responsabile degli

atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, con l’eccezione nel caso di alto tradimento o di

attentato alla Costituzione. A mettere il presidente in stato di accusa è il Parlamento in seduta

comune, a giudicarlo la Corte Costituzionale in composizione integrata.

CAPITOLO 4: IL GOVERNO:

SEZIONE : LA STRUTTURA:

Secondo la definizione dell’ art. 92 Cost., il governo della Repubblica è composto da:

31

il presidente del Consiglio;

- i ministri, in numero indeterminato, pur sussistendo sul punto una riserva assoluta di legge ai

- sensi dell’art. 95 Cost.;

il Consiglio dei ministri, costituito dal presidente del Consiglio unitamente ai ministri.

-

Il Governo è un organo che agisce in forza di un’autonoma posizione costituzionale, con proprie

competenze, raccordate, nel loro esercizio, con la volontà popolare espressa dalle Camere e

riassunta nella concessione della fiducia e nello svolgersi del rapporto fiduciario. E al Governo

spetta tutto il potere esecutivo, escludendo l’attività esecutiva per via giurisdizionale.

Procedimento formativo del Governo: ai sensi dell’art. 92 Cost. il presidente della Repubblica:

a) nomina il presidente del Consiglio; b) nomina, su proposta del presidente del Consiglio,i ministri.

Secondo la pratica attuale, il presidente della Repubblica, quando riceve le dimissioni del Governo

uscente, si riserva di accettarle. Quindi, conferisce verbalmente l’incarico di formare il Governo e

solo dopo l’accettazione dell’incaricato provvede, con tre decreti distinti ma contestuali, a:

1) ad accettare le dimissioni del precedente Gabinetto : i decreti di accettazione delle dimissioni

sono controfirmati dal presidente del Consiglio entrante;

2) a nominare il nuovo presidente del Consiglio;

3) a nominare, su proposta del presidente del Consiglio, i ministri del nuovo Gabinetto.

Fase preparatoria alla nomina del presidente del Consiglio: in realtà l’atto di nomina del presidente

del Consiglio è preceduto da una fase preparatoria che si compone di tre momenti:

Consultazioni: il capo dello Stato , secondo una consuetudine tradizionale, acquisisce le

 necessarie notizie ufficiali per la situazione più conveniente della crisi, rivolgendosi ad alcune

personalità secondo le sue preferenze. Solitamente si tratta di personalità che per la posizione

ricoperta in passato possono dare al presidente una visione che prescinda dalle considerazioni di

parte (ex presidenti della Repubblica, della Camera, del Consiglio..) o personalità che esprimano

le posizioni delle diverse forze politiche rappresentate in Parlamento.

Missioni esplorative, affidate a personalità che possano fornire ulteriori indicazioni, ma che non

 si propongono di costituire il Governo, o pre- incarichi, affidati al pre- incaricato di formare il

Governo, per ulteriori chiarimenti. Il capo dello Stato può far ricorso alle missioni esplorative o

ai pre- incarichi qualora ritenga che esistano ancora margini di dubbio o zone di incertezza.

Conferimento dell’incarico: l’incarico in oggi è conferito verbalmente e di tale conferimento

 viene data notizia nel decreto di nomina del presidente del Consiglio. L’incaricato, che accetta

con riserva, compie a sua volta, secondo la prassi affermatasi, ulteriori consultazioni, valutando

per proprio conto la situazione politica, e qualora si convinca della possibilità di ottenere un

risultato positivo, si reca dal presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e accettare di

formare il Governo.

L’attività del capo dello Stato si esaurisce nella scelta del capo dello Stato: conclusa tale attività,

egli non può ingerirsi nelle valutazioni politiche e nelle conseguenti determinazioni operative

che spettano, ormai, all’incaricato e ad esso soltanto. Di conseguenza il capo dello Stato potrà

revocare l’incarico, ma solo per motivi che non attengano alle scelte politiche compiute

dall’incaricato.

La nomina del presidente del Consiglio dei ministri: se la persona prescelta accetta l’incarico, il

presidente della Repubblica la nomina, con proprio decreto, presidente del Consiglio dei ministri.

Tale decreto deve essere controfirmato dallo stesso presidente del Consiglio entrante, che attesta

che la scelta del capo dello Stato è conforme a Costituzione, cioè tende effettivamente alla

formazione di un Governo nel rispetto delle regole del sistema.

Né la Cost. né le leggi prevedono particolari requisiti per la carica di presidente del Consiglio: come

per tutte le cariche pubbliche è sufficiente la maggiore età e il godimento dei diritti civili e politici.

La nomina dei ministri: come detto, da un punto di vista formale, il presidente incaricato conserva

la libertà, che la Costituzione gli riconosce, di scegliere i ministri che più rispondono al suo disegno

politico. Sul presidente incaricato, però, sono esercitate pressioni dai partiti e dai loro gruppi

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parlamentari, tanto che, in pratica, sono più gli organi dei partiti che non l’incaricato a formare la

lista dei ministri, particolarmente quando il Governo è di coalizione.

Completata la lista dei ministri il presidente del Consiglio la propone al presidente della Repubblica

(il quale non ha il potere di cambiarla ma solo di consigliare l’incaricato della scelta), che procede

alla firma dei decreti di nomina. Nella lista dei ministri spesso compaiono:

Vice presidenti del Consiglio: l’attribuzione di tale funzione a un ministro, che resta possibile

- ma non necessaria, spetta al Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio;

Ministri senza portafoglio: secondo la l. 400/1988 il presidente della Repubblica, all’atto della

- costituzione del Governo, può, su proposta del presidente del Consiglio, nominare, presso la

presidenza del consiglio, ministri senza portafoglio, i quali svolgono le funzioni loro delegate

dal presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei ministri, con provvedimento da pubblicarsi

nella Gazzetta Ufficiale. Sono sorte numerose critiche perché la l. 400/1988 sembra aggirare la

Costituzione, per la quale il numero dei ministri è determinato per legge.

Il giuramento dei membri del governo: prima di poter assumere le proprie funzioni, presidente del

Consiglio e ministri devono prestare giuramento, che avviene in due tempi: prima giura da solo il

presidente del Consiglio, e poi, a turno, tutti i ministri, alla presenza del presidente del Consiglio

che funge da testimone del giuramento dei suoi colleghi di Gabinetto. La l. 400/1988 fissa il

contenuto di tale giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la

Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.

L’interpretazione formalmente più corretta della Costituzione richiederebbe dapprima la nomina e il

giuramento del presidente del Consiglio e quindi la nomina e il giuramento dei ministri.

Altri organi del Governo, secondo la l. 400/ 1988, possono essere considerati:

Sottosegretari di Stato: ovvero segretari parlamentari che collaborano con un ministro del

 Governo. Per la nomina, è previsto il decreto del presidente della Repubblica, su proposta del

presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei ministri. Ma la proposta del presidente del

Consiglio va fatta “di concerto con il ministro che il sottosegretario è chiamato a coadiuvare.

L’ufficio dei sottosegretari, che prestano giuramento nelle mani del presidente con la stessa

formula stabilita per i ministri, va disciplinato con legge. I sottosegretari seguono inoltre la sorte

del Governo che ne ha deciso la nomina e il limite massimo del loro numero è scomparso.

Commissari straordinari del Governo: ferma restando le attribuzioni dei ministeri fissate per

 legge, possono essere nominati Commissari straordinari del governo, al fine di realizzare

specifici obiettivi determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o

dal Consiglio dei ministri o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo

tra amministrazioni statali. La nomina dei Commissari straordinari è disposta con decreto del

presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del

Consiglio dei ministri.

Comitati interministeriali: ovvero organi collegiali ristretti con compiti settorialmente limitati e

 rientranti nella sfera di più ministeri, con finalità di coordinamento di attività che interessano

più dicasteri (dicastero = ministero). Dei comitati interministeriali possono farne parte solo

ministri, o ministri e sottosegretari. I Comitati non hanno comunque responsabilità nei confronti

delle Camere, mentre restano responsabile il Governo e i ministri individualmente. I Comitati

dovranno inoltre attenersi all’indirizzo politico- amministrativo deliberato dal Consiglio dei

ministri e dinanzi a questo saranno responsabili per gli atti eventualmente difformi da tale

indirizzo.

SEZIONE : LE FUNZIONI:

1. FUNZIONE POLITICA O DI GOVERNO: 33

Posto al vertice dell’esecutivo, il Governo esercita innanzitutto funzioni di indirizzo politico: la

politica generale del Governo è il momento della scelta, fra i vari indirizzi possibili, dell’indirizzo

politico cui intende conformarsi l’attività dell’esecutivo e della pubblica amministrazione e si

distingue dalla politica nazionale, momento di analisi delle possibili scelte in ordine alle esigenze

nazionali. Alcuni punti essenziali riguardo alla funzione di governo:

a) l’attività di governo è attività politica, ovvero libera nel fine;

b) l’attività di governo è condizionata al rispetto della Costituzione e delle leggi. Si pone però

come attività legislativa anche sul piano legislativo e come tale può tendere al mutamento della

situazione legislativa esistente, mediante proposta di disegni di legge;

c) l’attività del Governo è attività di scelta e di comando, dove si esprime l’autorità dello Stato;

d) l’attività di governo spetta istituzionalmente all’organo Governo, ma trova la sua verifica, in

relazione alla volontà popolare, nel raccordo con le Camere che si esprime con la concessione e

con la revoca della fiducia. Spetta inoltre alle Camere, approvando o respingendo le proposte di

legge del Governo,consentire davvero all’attuazione dell’indirizzo politico adottato e perseguito

Indirizzo politico: non può aversi indirizzo politico senza azione di governo ma anche viceversa.

L’indirizzo politico si concreta nella predeterminazione della linea politica lungo la quale si

svolgerà l’attività del Governo e nella mozione motivata della Camera con la quale le Camere

concedono la fiducia al Governo sulla base del programma (cioè dell’indirizzo) esposto dal

presidente del Consiglio. Si ritiene che il Governo potrà discostarsi dall’indirizzo politico illustrato

alle Camere e posto a base della fiducia, tuttavia portando la responsabilità politica del

cambiamento dell’indirizzo politico originario le Camere potranno far valere tale responsabilità

revocando la fiducia.

L’indirizzo amministrativo: l’indirizzo amministrativo si manifesta soprattutto nella cosiddetta

attività di “alta amministrazione”. Secondo l’art. 95 Cost. anche l’attività amministrativa, per la

parte che non è pura esecuzione, va rimessa alle scelte generali del Governo l’alta

amministrazione è il punto di raccordo tra l’indirizzo politico del Governo e l’attività amministr.

2. FUNZIONI NORMATIVE: a) la delegazione legislativa

b) i decreti legge vedi pagg. 14 - 15

c) i regolamenti

3. FUNZIONI SPECIFICHE DEI SINGOLI ORGANI DI GOVERNO:

In base alle disposizioni della l. 23 agosto 198, n.400, e della Costituzione:

Il Consiglio dei ministri è competente a decidere la politica generale del Governo, tanto interna

a) quanto internazionale e spettano alla sua competenza tutte le decisioni che la Costituzione

attribuisce al Governo. Spetta inoltre al Consiglio dei ministri deliberare l’indirizzo generale

dell’azione amministrativa, dirimere i conflitti di attribuzione tra i ministri, decidere sulle

decisioni del Governo nei confronti delle Regioni, deliberare sugli atti concernenti i rapporti con

la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose, nonché decidere sugli atti da emanare con

decreto del presidente della Repubblica previo parere del Consiglio di Stato, qualora il ministro

competente non intenda conformarsi a tale parere, e sulla richiesta di registrazione con riserva

alla Corte dei conti.

Il presidente del Consiglio dei ministri è l’organo individuale di maggior rilevanza nell’ambito

b) del Governo e rappresenta il Governo. Propone al capo dello Stato la lista dei ministri e dei

sottosegretari da nominare; dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile; mantiene

l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

Spettano a lui importanti funzioni di impulso e di direzione nei confronti dei ministri (circolari,

direttive, e simili, oppure richiami, richieste di spiegazioni o di chiarimenti e simili). Ove lo

ritenga opportuno e necessario, può proporre al capo dello Stato la revoca di uno o più ministri.

I vice presidenti del Consiglio suppliscono il presidente in caso di assenza o impedimento

c) temporaneo. In mancanza del vice presidente tale supplenza spetta al ministro più anziano d’età.

I ministri, in quanto organi individuali del Governo, contribuiscono a decidere la politica

d) generale del Governo e hanno compiti amministrativi, tanto da costituire il necessario raccordo

34

tra attività di Governo e attività amministrativa. I ministri senza portafoglio hanno competenza

politica ma non amministrativa ( non sono cioè preposti a un ministero).

I comitati interministeriali hanno competenze prevalentemente preparatorie nell’ambito dei

e) settori materiali loro assegnati, contribuendo a coordinare l’attività e le decisioni dei diversi

ministeri in settori di competenza mista o comunque collegata.

I commissari straordinari del Governo hanno la funzione di realizzare specifici obiettivi in

f) relazione a programmi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei ministri ed anche la

funzione temporanea di coordinamento operativo fra amministrazioni statali.

I sottosegretari di Stato hanno il compito istituzionale di coadiuvare il ministro preposto al

g) ministero cui sono assegnati. Trattandosi di delegazione in senso proprio, l’attività compiuta dal

sottosegretario è imputata al ministero, così come se fosse stata compiuta dal ministro.

SEZIONE : LA RESPONSABILITA’ GOVERNATIVA. LE CRISI DI GOVERNO:

Dopo la nomina da parte del capo dello Stato, il Governo deve ancora affrontare la verifica

parlamentare, deve cioè ottenere il consenso delle due Camere mediante concessione di fiducia.

Questo corrisponde al principio dei regimi parlamentari secondo il quale il Governo è politicamente

responsabile nei confronti delle assemblee rappresentative. Oltre che in sede politica, i ministri

possono essere responsabili in sede penale (reati ministeriali), in sede civile (per atti in violazione di

diritti), in sede contabile per danni cagionati con dolo o colpa grave nelle loro funzioni.

Rapporto fiduciario: secondo l’art. 94 Cost. “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”.

➪ senza la fiducia il Governo non può sopravvivere e il rapporto fiduciario deve permanere.

In Italia: nel nostro ordinamento, secondo Costituzione, il Governo deve presentarsi alle Camere

entro dieci giorni dalla nomina per ottenere la fiducia, esponendo, mediante una dichiarazione del

presidente del Consiglio, la propria linea programmatica, sulla quale si apre un dibattito che si

conclude con un voto sulla mozione di fiducia. L’instaurazione della fiducia deve obbligatoriamente

avvenire mediante una votazione delle Camere su una apposita mozione motivata e votata per

appello nominale.

➪ Il discorso programmatico del Governo è letto solo in una Camera mentre all’altra è consegnato

il testo scritto che viene pubblicato subito negli Atti.

➪ Il dibattito sulle dichiarazioni del Governo avviene, alternativamente, prima alla Camera e poi al

Senato.

➪ Il Governo, dopo aver prestato il giuramento e prima di aver ottenuto la fiducia, può esercitare

tutte le funzioni che gli competono ma si ritiene che per correttezza, debba astenersi dal

compiere atti o dall’adottare iniziative in attuazione di un indirizzo politico che deve essere

ancora confortato dalla fiducia parlamentare.

La permanenza della fiducia si presume, e la sua messa in causa può ottenersi mediante voto di una

Camera su una mozione di sfiducia o sulla questione di fiducia posta dallo stesso Governo:

La mozione di sfiducia: secondo l’art. 94 Cost., “il voto contrario di una o di entrambe le

 Camere su una proposta del Governo non importa l’obbligo di dimissioni”. La revoca della

fiducia va operata mediante strumenti formali e con le procedure apposite, richieste dall’art. 94.

La mozione di sfiducia deve essere motivata, deve essere sottoscritta da almeno un decimo dei

componenti della camera dinanzi alla quale viene presentata, deve essere votata per appello

nominale. Qualora la mozione sia approvata, il Governo deve dimettersi senza indugio e si apre

così la crisi di Governo (crisi parlamentare). Nella pratica tutte le crisi, fino ad ora, sono state

determinate da avvenimenti accaduti fuori del Parlamento, caratterizzandosi così come crisi

extraparlamentari.

Sfiducia individuale: la dottrina ammette la possibilità astratta di un voto di sfiducia individuale,

che tuttavia in concreto porrebbe in posizione critica l’intero Governo per il principio dell’unità

e della solidarietà ministeriale.

La questione di fiducia: la permanenza del rapporto fiduciario tra Governo e Camere può essere

 verificata anche per iniziativa del Governo mediante la posizione della questione di fiducia su

35

un testo che una Camera si appresti a votare l’adozione o la reiezione del testo contro o a

favore del quale il Governo ha posto la questione, comporta la revoca delle fiducia e le

dimissioni obbligatorie del Gabinetto.

La posizione della questione di fiducia deve essere preceduta da una deliberazione del Consiglio

dei ministri e la votazione sulla questione di fiducia deve avvenire per appello nominale.

Il “rimpasto” del Governo: talvolta sono necessarie modifiche nella struttura del Governo,

successive alla sua formazione, a causa di situazioni politiche non rilevanti (dimissioni di un

ministro per motivi personali; morte di un ministro e simili), o a causa di contrasti di carattere

politico (dimissioni di uno o più ministri per dissensi sulla linea politica del Governo).

Sembra comunque necessario, salvo casi marginali, che il Governo rimaneggiato si presenti alle

Camere per constatare la permanenza del rapporto fiduciario.

Il Governo dimissionario: quando un Governo presenta le dimissioni il presidente della Repubblica

a)si riserva di accettarle; b) invita il Governo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Non sembra accoglibile né la teoria di un organo straordinario che sostituirebbe il Governo nella

normalità delle sue funzioni, né quella del governo che diventerebbe organo amministrativo e non

più politico.

La responsabilità penale dei ministri: i ministri hanno piena responsabilità in sede penale e non

godono di alcuna immunità. Per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni (cioè per i

cosiddetti reati ministeriali), secondo la l. cost. 16 gennaio 1989, i ministri, anche se cessati dalla

carica, sono sottoposti, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione della Camera della quale

facciano parte o, se non parlamentari, del Senato della Repubblica. I reati ministeriali sono quelli

compiuti a causa o in occasione delle attività ministeriali o in connessione con esse.

Il giudizio su detti reati è demandato al Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’appello

competente per territorio. Un collegio composto di tre membri effettivi e di tre membri supplenti

provvede all’istruttoria preliminare, potendo disporre l’archiviazione del procedimento o la

trasmissione degli atti alla presidenza della Camera competente per l’autorizzazione a procedere.

CAPITOLO 6: GLI ORGANI AUSILIARI:

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Sotto il titolo dedicato al Governo, la Costituzione (artt.99 e 100) tratta degli organi ausiliari, cioè

del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti.

Secondo la definizione più corrente, gli organi ausiliari sono quegli organi che svolgono un’azione

funzionalmente correlata a quella di organi primari e quindi un’azione consultiva o di controllo.

Tali organi non si ritengono costituzionali, ovvero talmente coessenziali al sistema da alterare, ove

mancanti, lo stesso ordinamento, ma costituzionalmente rilevanti e garantiti e quindi una loro

abolizione non potrebbe operarsi che mediante legge di revisione costituzionale.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL): doveva costituire un momento per

comporre preventivamente, rispetto al procedimento di emanazione delle leggi, gli interessi delle

categorie produttive ed economiche, ma viene spesso considerato un “ramo secco”. Ai sensi

dell’art.99 e della legge, il CNEL è composto di esperti (in numero di 11) e rappresentanti (in

numero 99) delle categorie produttive ed economiche, integrati dal presidente: tutti i componenti

durano in carica 5 anni e possono essere riconfermati.

Le funzioni del CNEL sono di due ordini (art.99): a) è organo di consulenza delle Camere e del

Governo, e può agire per propria iniziativa o su proposta del Governo, b) è organo dotato di

iniziativa legislativa: può proporre progetti di legge nelle materie dell’economia e del lavoro.

Il Consiglio di Stato: anch’esso ha due importanti funzioni, secondo l’art.100: a) funzioni

consultive in materia giuridico-amministrativa (il parere del C.di S. richiesto dai ministri può essere

facoltativo o obbligatorio, ma non è mai vincolante), o attraverso formulazione di progetti di legge e

di regolamenti affidati dal Governo, b) funzioni giurisdizionali su atti o provvedimenti

amministrativi emessi in violazione di interessi legittimi ed, eccezionalmente, di diritti soggettivi.

Il C.di S. si divide in sei sezioni, le prime tre consultive, mentre le altre tre costituiscono il C.di S. in

sede giurisdizionale. Ogni sezione si compone di due presidenti e almeno dodici consiglieri.

La Corte dei Conti: ha anche funzioni consultive ma, soprattutto, di controllo: il suo controllo

sull’amministrazione dello stato non è solo contabile ma di legittimità (e non di merito), nei limiti

stabiliti dalla legge, e ad essa sono attribuite funzioni giurisdizionali in materia di contabilità

pubblica. Gli atti sottoposti a controllo preventivo divengono efficaci se la Corte non ne dichiara

l’illegittimità nel termine di trenta giorni.

CAPITOLO 7: LA MAGISTRATURA:

SEZIONE : PRINCIPI GENERALI. L’INDIPENDENZA DEI GIUDICI E DELL’ORDINE

① GIUDIZIARIO:

Per adempiere il mandato che esercita in nome del popolo la magistrat. è autonoma e indipendente.

Funzione giurisdizionale: consiste nell’applicazione del diritto al caso concreto, da parte di un

organo terzo rispetto al conflitto e di solito in seguito a impulso di parte. E’ la funzione esercitata di

regola dai magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario, ai sensi

dell’art.102 Cost.

Indipendenza dei giudici: l’indipendenza funzionale dei giudici consiste nella possibilità di

giudicare senza altra soggezione che non sia la soggezione alla legge art.101 Cost.: “i giudici

sono soggetti soltanto alla legge”. La dipendenza del giudice dalla legge, che deve applicare per

quello che è e per quello che vuol dire, è senza riserve, ma è anche l’unica; per legge si intende il

diritto oggettivo, quale che ne sia la fonte di produzione. L’indipendenza organizzativa della

magistratura è la tutela del giudice fuori dal giudizio. A ciò mira l’autonomia e l’autogoverno del

potere giudiziario art.105: “la magistratura costituisce un organo autonomo e indipendente da

ogni altro potere”. L’art. 107 afferma che i giudici sono inamovibili, se non con il proprio consenso

o con decisione del CSM adottata per gravi motivi o per iniziativa dello stesso giudice. I giudici tra

loro non si differenziano per posizione )non esistono gerarchie) ma unicamente per funzioni.

Il Consiglio superiore della magistratura: assicura il collegamento tra potere giudiziario e altri

poteri dello Stato. Previsto dall’art. 104 Cost., il CSM si compone di tre membri di diritto

(presidente della Repubblica, primo presidente, procuratore generale della Corte di Cassazione) e da

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30 membri elettivi. Venti di essi sono eletti dai magistrati ordinari e dieci dal Parlamento in seduta

comune. Secondo l’art. 105 Cost., spettano al CSM, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario,

le assunzioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei

magistrati, ed altre designazioni secondo l’art.106. Appare dunque chiara la competenza del CSM in

tutte le materie attinenti allo stato giuridico dei magistrati e al governo dell’ordine giudiziario, in

modo da essere considerato organo di autogoverno della magistratura, capace di realizzare

l’indipendenza organizzativa di cui essa necessita.

Presidente del CSM è il presidente della Repubblica; il Consiglio poi elegge un vice presidente fra i

dieci componenti di nomina parlamentare. Nell’ambito del CSM sono costituite, all’inizio di ogni

anno, commissioni aventi il compito di riferire al Consiglio e di grande importanza è la sezione

disciplinare, competente a conoscere dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Le

deliberazioni sono adottate a maggioranza dei voti (in parità prevale il voto del presidente) e si

traducono in DPR o decreti del ministro per la grazia e la giustizia; i componenti del CSM “non

sono punibili per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni e concernenti l’oggetto della

discussione”. Contro i provvedimenti del CSM la legge ammette il ricorso al giudice amministrativo

per motivi di legittimità, mentre contro i provvedimenti in materia disciplinare è ammesso ricorso,

che ha effetto sospensivo, alle sezioni unite della Corte di Cassazione.

Si considera il CSM anch’esso organo costituzionalmente rilevante, e non organo costituzionale.

Responsabilità civile dei giudici: con l’adozione della legge 13 aprile 1988, n.117, è stato

modificato il sistema: può agire in giudizio chiunque abbia “subito un danno ingiusto per effetto di

un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con

dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni,o per diniego di giustizia”.Solo successivamente

lo Stato esercita l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato.

SEZIONE : LA MAGISTRATURA ORDINARIA:

la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme

sull’ordinamento giudiziario. Per converso, ai giudici ordinari spetta il potere giurisdizionale nella

sua generalità, con la sola esclusione delle materie e delle situazioni attribuite per legge a giudici

speciali o a sezioni specializzate. La magistratura ordinaria è disciplinata dall’ordinamento

giudiziario che va adottato con legge, secondo l’art.108 Cost.

Il pubblico ministero: esso è un altro organo previsto dall’ordinamento giudiziario che si affianca al

giudice: alle dipendenze del procuratore capo si trovano i sostituti procuratori. In materia civile, il

p.m. esercita l’azione civile e interviene nei processi, nei casi stabiliti dalla legge; in materia penale,

il p.m. è obbligato, secondo l’art.112 Cost., ad esercitare l’azione penale ed interviene a tutte le

udienze penali delle corti, dei tribunali e delle preture. Il p.m. ha carattere del tutto “neutrale” ed è

estraneo all’apparato amministrativo.

Il giudice naturale precostituito per legge: nessuno, secondo Costituzione, può essere distolto dal

giudice naturale precostituito per legge la precostituzione del giudice, non in quanto persona

fisica, ma in quanto organo, comporta la previa determinazione di competenze realizzabili in futuro

e non già, a posteriori, in relazione a una controversia già insorta. Non un giudice qualsiasi è

competente a giudicare la fattispecie ma solo il “giudice naturale”.

Garanzie costituzionali del processo: alcuni principi in materia processuale fissati dalla Costit.:

ognuno può agire in giudizio per la difesa dei propri diritti e interessi legittimi; art.113: “contro gli

atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli

interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria e amministrativa.Tale tutela non può

essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.”

Art.24: la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. La Costituzione

prevede che siano assicurati, ai non abbienti,mezzi per agire e difendersi davanti ogni giurisdizione.

Garanzie del processo penale: alcuni principi fissati dalla Costituzione: nessuno può essere punito

se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso (irretroattività della

legge penale e riserva assoluta di legge, art.25); art.27: personalità della responsabilità penale,

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presunzione di non colpevolezza dell’imputato fino alla condanna definitiva, principi relativi alle

finalità e all’entità delle pene.

Tanto nel processo civile quanto in quello penale i provvedimenti dei giudici possono assumere la

forma del decreto (da non motivare), dell’ordinanza o della sentenza (entrambe da motivare).

Il ricorso in Cassazione per violazione di legge è sempre ammesso contro le sentenze e i

provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali e

mira ad evitare la possibilità di escludere il ricorso in Cassazione per particolari materie o

limitandolo a particolari vizi di legittimità. Unica eccezione a questo principio si ha per le sentenze

dei tribunali militari in tempo di guerra.

SEZIONE : I GIUDICI SPECIALI:

I principi fondamentali che risultano dalla Costituzione in ambito di giudici speciali sono:

a) la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari, secondo l’art.102, ed è vietata

l’istituzione di giudici straordinari (creati appositamente per una controversia) o speciali (che si

occupano solo di alcune materie), consentendosi soltanto l’istituzione di sezioni specializzate presso

gli organi giudiziari ordinari; b) revisione, e quindi sopravvivenza, dei giudici speciali di

giurisdizione esistenti (ed è dunque un’eccezione al principio a)); c) mantenimento delle funzioni

giurisdizionali di alcuni giudici speciali quali il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti e i tribunali

militari; d) istituzione, nelle Regioni, con legge statale, di organi di giustizia amministrativa di

primo grado; e) la garanzia, da stabilirsi con legge, dell’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni

speciali.

1. LA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA:

I giudici speciali che assumono maggior importanza nel nostro ordinamento, sia per l’ampiezza

della competenza, sia per l’entità delle pronunce, sono i giudici amministrativi.

Nel diritto pubblico, e in particolare nei rapporti tra privato e p.a., le posizioni giuridicamente

tutelate non assumono soltanto la configurazione di diritti soggettivi, come nel diritto privato.

Accanto a questi si pongono nel nostro vigente ordinamento anche gli interessi legittimi, nella

doppia configurazione di interessi occasionalmente protetti e di diritti affievoliti, mentre gli stessi

interessi semplici possono acquistare qualche rilievo nella misura in cui investono il merito

dell’attività amministrativa.

Le posizioni giuridiche soggettive tutelate: a) diritti soggettivi: il diritto soggettivo sorge quando la

legge attribuisce ad un soggetto un potere per la tutela primaria e diretta del proprio interesse.

b) interessi legittimi: si ha interesse legittimo (o interesse occasionalmente protetto) quando il

comportamento della pubblica Amministrazione incide su una posizione giuridica che si trovi in

una particolare relazione con la situazione di interesse generale, sicché ne scaturisce una protezione

per l’interesse particolare altrimenti impossibile. (ad es. in caso di concorso pubblico l’interesse

legittimo sarà di colui che è stato escluso a partecipare e che si trova perciò in una posizione

soggettiva attiva qualificata).

c) diritti affievoliti: si ha diritto affievolito quando un diritto soggettivo si estingue a causa

dell’esercizio dei poteri dell’autorità amministrativa. Il diritto soggettivo è dunque subordinato alla

sua compatibilità con l’interesse pubblico. In caso di incompatibilità, il diritto perde la sua rilevanza

e appunto si affievolisce, riducendosi a mero interesse legittimo. L’esempio più comune è

l’espropriazione per pubblica utilità: lo stesso diritto di proprietà si affievolisce, e la proprietà del

bene espropriato viene trasferita ad altro soggetto.

I Tribunali amministrativi regionali: i TAR sono stati istituiti con la l.6 dicembre 1971, previsti

dall’art.125 Cost., e sono stati riordinati con la l.27 aprile 1982. I TAR sono “organi di giustizia

amministrativa di primo grado”, composti da un presidente e da almeno cinque magistrati

amministrativi regionali: le loro circoscrizioni sono regionali ma possono essere istituite sezioni

staccate. Il TAR decide su vari tipi di ricorso e sulla violazione di interessi; la sua giurisdizione è di

regola di legittimità. Il termine per presentare ricorso al TAR è di sessanta giorni dalla conoscenza

dell’atto da parte dell’interessato e le sentenze, con le quali si conclude il procedimento dinanzi al

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TAR, sono impugnabili mediante ricorso al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, da proporre

entro sessanta giorni dalla sentenza.

Anche il Consiglio di Stato ha una competenza generale di legittimità e una competenza particolare

di merito. Nella grande maggioranza dei casi, il C.di s. decide sulla controversia annullando la

decisione impugnata o respingendo il ricorso contro di essa. Contro le decisioni pronunziate dal

C.di s. sono ammessi soltanto il ricorso per revocazione in alcuni casi e il ricorso in Cassazione per

motivi inerenti alla giurisdizione.

Il Consiglio di presidenza della giurisdizione amministrativa: tale organismo, composto da 13

membri effettivi, si configura organo di autogoverno della magistratura amministrativa. Le sue

attribuzioni sono dirette all’organizzazione dell’attività dei giudici amministrativi e a garantire

l’indipendenza organizzativa della magistratura amministrativa. Il consiglio delibera sulle

assunzioni, assegnazioni di sedi e funzioni, trasferimenti, promozioni, conferimento di uffici

direttivi e su ogni altro provvedimento riguardanti lo stato giuridico dei magistrati del consiglio di

stato e dei TAR. Esso inoltre delibera sui provvedimenti disciplinari riguardanti tali magistrati.

Commissioni tributarie: possono essere annoverate tra i giudici speciali amministrativi i oggi

esistenti. Esse sono competenti a giudicare sulle controversie concernenti le imposte sui redditi,

l’IVA, l’INVIM, l’imposta di registro, l’imposta sulle successioni e donazioni, le imposte ipotecaria

e catastale,l’imposta sulle assicurazioni,i tributi comunali nonché negli altri casi previsti dalla legge.

Con il d.lgs.n.545/1992 si sono costituite commissioni provinciali e commissioni regionali.

Avverso la sentenza della commissione regionale può essere proposto ricorso per cassazione.

Tribunali delle acque pubbliche: rientrano nella giustizia amministrativa gli organi giurisdizionali

aventi competenza sulle controversie in materia di acque pubbliche e precisamente di acque del

demanio idrico statale. Nonostante la definizione tali tribunali sono Sezioni specializzate della

Corte di appello presso la quale sono istituiti. Giudice speciale è invece il Tribunale superiore delle

acque pubbliche istituito a Roma, e composto di 12 componenti. Contro le decisioni pronunciate in

grado di appello dal Tribunale superiore è ammesso ricorso alle Sezioni Unite della Corte di

cassazione.

Altre giurisdizioni amministrative speciali sono previste nel nostro ordinamento.

2. LA GIUSTIZIA PENALE MILITARE

I giudici speciali istituiti nell’ambito della giurisdizione penale militare sono i tribunali militari, che

in tempo di pace, come afferma l’art.103 Cost., hanno giurisdizione per i reati militari commessi da

appartenenti alle Forze Armate, mentre in tempo di guerra la competenza, ovviamente più vasta,

viene rimessa alla legge. Per reato militare si intende qualunque violazione della legge penale

militare o quella fattispecie criminosa nella quale si realizzi concorso di lesione della legge penale

comune e della legge penale militare.

I Tribunali militari, in numero di otto, sono giudici di primo grado; quando vi sia concorso nel reato

di militari e civili, è competente per tutti i procedimenti l’autorità giudiziaria ordinaria.

La Corte militare d’appello: giudica sull’appello proposto avverso tutti i provvedimenti emessi dai

Tribunali militari. Contro i provvedimenti dei giudici militari è ammesso ricorso per cassazione

secondo le norme del codice di procedura penale.

Il Consiglio della magistratura militare: con la l.30 dicembre 1988, n.561, è stato istituito il

consiglio della magistratura militare con compiti nei confronti dei magistrati militari analoghi a

quelli del Consiglio superiore della magistratura nei confronti dei magistrati ordinari.

PARTE SETTIMA: LE GARANZIE COSTITUZIONALI

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CAPITOLO 2: LA CORTE COSTITUZIONALE

SEZIONE : LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE IN GENERALE:

Il problema della giustizia costituzionale, intesa come possibilità di sindacare le leggi ordinarie per

preteso contrasto con la Costituzione, sorge, prevalentemente, in presenza di Costituzioni rigide e si

pone come garanzia di tale rigidità.

“Sindacato diffuso” di costituzionalità: si parla di sindacato diffuso quando ogni giudice, all’atto di

applicare una legge, può, e deve, accettarne la conformità a Costituzione, disapplicandola in caso di

difformità. Il giudice non annulla, non potendo, la norma ritenuta incostituzionale, ma si limita a

non applicarla: è il caso degli U.S.A. I vantaggi sono legati a una più diretta e immediata possibilità

di controllo di costituzionalità delle leggi ordinarie, tuttavia questo sistema può consentire ai giudici

ordinari un’ingerenza nel merito delle scelte legislative delle Assemblee (“governo dei giudici”).

Sindacato accentrato di costituzionalità: sistema opposto al precedente, si realizza quando la

competenza a valutare la conformità a Costituzione delle leggi è attribuita a un solo organo. Può

distinguersi a seconda che l’organo sia di natura prevalentemente politica (Francia), o di natura

prevalentemente giurisdizionale (Stati tedeschi, Austria). La soluzione adottata dalla Costituzione

italiana per una magistratura speciale denominata Corte Costituzionale si avvicina maggiormente a

quest’ultimo modello.

SEZIONE : POSIZIONE E STRUTTURA DELLA CORTE COSTITUZIONALE:

Nel nostro ordinamento non fu mai contestata la scelta di istituire una magistratura costituzionale, al

fine di assicurare il rispetto dell’ordine costituzionale delle competenze, mentre si

discusse se assegnare o meno alla Corte una composizione influenzata dal dato politico,

propendendo per il no.

L’art.137 Cost. riserva alla legge costituzionale (legge cost.1953,n.1) di stabilire le condizioni, le

forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, nonché le garanzie di

indipendenza dei giudici della Corte, mentre le altre norme necessarie per la costituzione e il

funzionamento della Corte sono stabilite con legge ordinaria (legge 1953,n.87).

La composizione della Corte Costituzionale: la composizione della Corte Costituzionale è

disciplinata anzitutto dall’art.135 Cost., modificato dalla l.cost. 1967,n.2.

I giudici della Corte sono quindici e sono nominati, in ordina successivo: dalle supreme

magistrature ordinaria e amministrativa (1/5), dal Parlamento in seduta comune (1/5), dal presidente

della Repubblica (1/5). Tali giudici sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni

superiori ordinaria e amministrative, tra i professori ordinari di università in materie giuridiche e tra

gli avvocati dopo vent’anni di esercizio, e durano in carica nove anni. Viene esclusa l’ipotesi della

proroga dei poteri con l’eccezione del caso di scadenza di un giudice durante un processo penale

costituzionale: il giudice resta in carica limitatamente allo svolgimento di quel processo e fino alla

sua conclusione. I giudici non possono essere nuovamente nominati, scaduti i nove anni.

Per i soli giudizi di accusa contro il presidente della Repubblica è prevista una composizione

allargata della Corte Costituzionale: accanto ai quindici giudici ordinari intervengono altri sedici

giudici “aggregati”, di origine più accentuatamente politica, tratti a sorte da un elenco, compilato

dal Parlamento, di 45 cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore (aventi 40 anni).

“Status” dei giudici costituzionali: ogni giudice, prima di assumere le funzioni, presta giuramento

nelle mani del presidente della repubblica di osservare la Costituzione e le leggi, e da tale momento

decorrono i nove anni di durata della carica. La l.cost. 1953,n.1 e la l. 1953,n.87 disciplinano lo

status di giudice costituzionale: sostanzialmente i giudici non possono assumere o conservare altri

impieghi lavorativi, possono iscriversi a partiti politici ma non esercitare l’attività di partito e

godono dell’immunità accordata ai membri della Camera (senza autorizzazione della C.Cost., non

possono essere arrestati, perquisiti, ecc.. e godono di una cospicua retribuzione). I giudici

costituzionali inoltre non sono sindacabili né possono essere perseguiti per le opinioni espresse e

per i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni; non possono essere rimossi né sospesi dal loro


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Pubblico e Istituzioni Politiche, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto Pubblico, Cuocolo. Gli argomenti trattati sono: il diritto quale norma e ordinamento giuridico, la distinzione tra diritto penale e diritto civile, i caratteri della norma giuridica (astrattezza, generalità, novità, esteriorità, interdipendenza, imperatività), la teoria normativa ed istituzionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2002-2003

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e Istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Mangiameli Stelio.

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