PARTE 1: IL DIRITTO DELL’ECONOMIA
CAPITOLO 1: GENESI DEL DIRITTO DELL’ECONOMIA
1. OGGETTO E METODO DEL DIRITTO DELL’ECONOMIA.
Con il consolidarsi dell’insegnamento del diritto dell’economia si è affermata una
concezione “oggettuale”: tale diritto non costituisce un’autonoma disciplina giuridica.
Esso è solo un aggregato di normazioni settoriali, le quali hanno assunto un rilievo
centrale nel funzionamento del sistema economico. La nascita del diritto
dell’economia è da riconnettersi all’ intervento del pubblico nell’economia. Questo ha
comportato il consolidamento dell’amministrazione pubblica dell’economia, la quale
persegue diverse finalità socioeconomiche individuate dal legislatore.
All’amministrazione pubblica si aggiunge l’impresa pubblica, sotto forma di ente
pubblico economico nei mercati riservati, e come società di capitali nel mercato
libero. Il consolidamento della concezione oggettuale del diritto dell’economia ha
comportato una delimitazione per materie, in base alla quale alcune normative
settoriali vengono considerate di sua competenza. Tuttavia il problema del
fondamento teorico del diritto dell’economia rimane.
Dilemma tra totalitarismo e riduzionismo
Il diritto dell’economia presenta una rigogliosa produzione normativa in continua e
rapida trasformazione, la quale condiziona i tentativi di definizione dell’ambito
“oggettivo della materia”. Le definizioni di tale diritto possono essere ricondotte a
due linee di pensiero:
1. Concezione totalitaria: considera oggetto del diritto dell’economia i rapporti
giuridici a contenuto economico (visione egemonica). Esiste anche una
formulazione più mediata di tale approccio, la quale sostiene che il diritto
dell’economia si trovi in una posizione intermedia nella tradizionale
bipartizione tra diritto pubblico e privato: esso si trova in una posizione
mediana ed esclude dagli altri due i rapporti a contenuto economico;
2. Concezione riduzionistica: tale concezione risulta essere dominante. Tale
approccio nega alla radice il problema del fondamento teorico e dell’autonomia
scientifica considerando, da un punto di vista giuridico, il diritto pubblico e
privato dell’economia come un aggregato di normazioni settoriali.
Diritto di secondo livello
Le concezioni totalitaria e riduzionistica sono interne alla concezione positivista del
diritto che identifica la realtà giuridica esclusivamente con le norme poste dal
legislatore. Per cercare il fondamento del diritto dell’economia bisogna allontanarsi
dalla concezione positivista assumendo come oggetto del diritto, non solo lo studio
degli istituti, ma anche quelle delle istituzioni (fattispecie complesse al cui interno si
collocano gli istituti giuridici). In questo modo si può pensare al diritto dell’economia
quale diritto delle istituzioni rilevanti per l’economia, quindi come un diritto di
secondo livello. È importante distinguere le istituzioni dagli istituti: mentre questi
ultimi costituiscono il sistema elementare di qualificazione dei rapporti giuridici
ordinati in un insieme di principi e regole desunti dallo studio del diritto positivo, le
istituzioni sono un aggregato di secondo livello. Tale aggregato si compone di norme
sulla normazione, sulla produzione normativa e sula plurisoggettività. La definizione
delle regole sul funzionamento delle istituzioni è il risultato complesso generato da
interazioni esogene (normative poste dallo Stato o da poteri pubblici) ed endogene
(poste dalle autorità di controllo e/o dal giudice) alle istituzioni rilevanti per
l’economia.
Oggetto: rapporti istituzionali e costituzione economica
È fondamentale il rapporto giuridico istituzionale che si crea tra i soggetti di diritto e
le istituzioni rilevanti nel sistema economico. La possibilità di ricondurre a sistema la
rete di rapporti istituzionali presuppone che anch’essi siano però tipizzabili, si può
affermare che la generalità e l’astrattezza delle qualificazioni giuridiche istituzionali
deriva dall’essere poste da norme organizzative e sulla plurisoggettività
dell’ordinamento giuridico generale. Negli Stati moderni sono le disposizioni di
rango costituzionale ad attribuire agli individui determinate posizioni di base da far
valere nei confronti dello stesso Stato, dei pubblici poteri e all’interno delle istituzioni
economiche (mercato ed impresa). Al centro del sistema delle relazioni istituzionali
viene a porsi l’individuo e la sua posizione giuridica nei riguardi delle attività
economiche, la posizione giuridica è la matrice dei singoli rapporti giuridici che
danno luogo alle diverse situazioni giuridiche soggettive. Tali rapporti sono ordinabili
negli istituti di diritto positivo, spiegando così l’assenza di istituti tipici nel diritto
dell’economia. Nel dettaglio, la comprensione delle relazioni istituzionali costituisce
sinteticamente l’obbiettivo del diritto dell’economia e si può precisare che l’oggetto
di tale diritto è costituito dallo studio delle posizioni soggettive economiche nei
confronti del mercato e dell’impresa.
2. APPROCCIO STORICO
Separazioni delle istituzioni dell’economia dalla società civile
Per parlare di diritto dell’economia è necessario un passaggio storico ad un piano più
complesso di organizzazione della società civile: consegue che il quadro teorico del
diritto dell’economia deve essere desunto dall’esame della storica dinamica delle
strutture giuridiche caratterizzanti i rapporti istituzionali delle costituzioni
economiche materiali. Il sistema economico acquisisce una propria connotazione
strutturale separata dall’organizzazione della società civile soltanto dopo
l’affermazione dell’economia di mercato; è cioè necessaria la specializzazione della
produzione per il mercato e l’affermazione di regole che ne rendano possibile,
affidabile e stabile di funzionamento.
Mentalità sociale e responsabilità giuridica dello stato
Lo smantellamento del sistema feudale ha costituito il principale vettore di
uniformazione dell’identità politica e giuridica nazionale. Questo smantellamento va
di pari passo con l’estensione della generale capacità giuridica economica dei sudditi,
conseguenza ed effetto dell’unificazione del mercato nazionale. A questa
uniformazione della posizione giuridica di base nello status di suddito si accompagna
la progressiva consapevolezza dello Stato moderno di essere anche fattore propulsivo
dello sviluppo economico. Lo Stato comincia a considerare la società come oggetto
del suo intervento, acquisendo una “mentalità sociale”. L’economia diviene il centro
della riflessione teorica e pratica dei decisori pubblici. Di questo mutamento è
testimonianza, alla fine del XVIII sec, la nascita della scienza economica. Altro
passaggio fondamentale per l’affermazione del diritto dell’economia è la progressiva
configurazione della responsabilità giuridica dello Stato. Allo Stato, oltre che poteri,
spettano anche doveri, senza i quali non sarebbe possibile l’attribuzione ai sudditi
delle posizione giuridiche fondamentali per il diritto dell’economia.
Dall’unificazione dello spazio economico alla nascita dell’impresa industriale
Lo Stato ha il compito di creare le condizioni giuridiche e materiali per l’unificazione
dello spazio economico, abbattendo le barriere interne e attingendo dallo sviluppo
della ricchezza nazionale le risorse per la struttura organizzativa. La liberalizzazione
è storicamente l’altra faccia dell’unificazione amministrativa e dell’accentramento
del potere: l’affermazione della sovranità dello Stato libera ed espande la capacità
economica dei sudditi. Differenza tra i paesi continentali a diritto amministrativo e
quelli a common low: nel primo caso il mercato interno è l’altra faccia dell’unità
nazionale e amministrativa, nei paesi anglosassoni invece rimane integro il sistema di
autogoverno locale. Tra il XIX e il XX sec, lo sviluppo del mercato e la sua
estensione geografica non presenta un andamento lineare in costante crescita: il punto
di maggiore tensione è la contrapposizione tra la mentalità sociale, che si radica su un
sistema di valori di costituzione materiale, e l’autoreferenzialità dei ceti politici e
burocratici, che antepongono le proprie logiche di valorizzazione e conservazione.
Una chiave di lettura privilegiata per misurare il livello di tale tensione è la fiscalità,
la quale costituisce il maggiore elemento di crisi e di relazione funzionale negativa tra
poteri pubblici e sviluppo economico. Le dinamiche di crescita dell’economia di
mercato sono connesse anche nell’affermarsi della moderna impresa industriale. La
rapida circolazione e collocazione della ricchezza da un forte impulso alla nascita
della moderna impresa commerciale sotto forma di società di capitali; l’invenzione di
questo soggetto giuridico consente di concentrare rilevanti risorse finanziarie in
un’entità economica separata da chi le conferisce, con limitazione della responsabilità
e del rischio al solo capitale conferito. In questo periodo, grazie alla nascita
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