Cap. I - Verso il voto
Pensiero sulle donne: una traccia
Non sempre il principio di eguaglianza proclamato dalle dichiarazioni costituzionali valeva anche per le donne. La dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1791 ha concesso il suffragio alle donne solamente nel 1944.
Alcuni studi affermano che in alcune culture la donna avesse un ruolo prevalente o paritario rispetto all’uomo:
- Bachofen: i Lici (turchi) davano ai figli il nome materno e non paterno. Studi non presi in considerazione e non accettati.
- Neolitico: alcuni studi archeologici rivelano l’esistenza del culto della Grande Dea prima del cristianesimo. Tale religione scomparve con l’affermarsi di un nuovo culto basato sul patriarcato.
Restano comunque poche prove e tesi sull’esistenza di culture matriarcali. La donna è considerata inferiore rispetto all’uomo fin dalla Grecia:
- Dionisio contro il diritto materno
- Oreste e Euripide: lotta tra principio paterno e materno
- Con Apollo: si instaura definitivamente la cultura paterna, prima ad Atene, poi a Roma
Platone (in Repubblica) si oppone a tale concezione e sostiene che educando uomini e donne in modo uguale si possono ottenere risultati analoghi. Non differenza tra sessi a livello intellettuale ma solo riproduttivo. Tuttavia, in altre sue opere ribadisce il concetto di inferiorità uomo-donna.
Aristotele: la femmina è elemento passivo la cui unica funzione è quella riproduttiva. Al pari degli schiavi concepiti come mezzi per raggiungere la felicità dell’uomo. Tale differenza nella famiglia manterrebbe l’unità e l’armonia.
Roma: si ispirò a tali principi fino ad Augusto che emancipò le donne anche se la cultura del tempo ne impedì l’applicazione fino in fondo:
- Nascita della figura della mater familias, moglie di cive capace e con il compito di coeducare i figli con il marito.
- Proteste contro le Lex Oppia che impediva di vestirsi in un certo modo o di utilizzare carrozze scoperte.
- Donne avvocato iniziano a difendersi da sole: in seguito Ulpiano vietò tale cosa, ripresa negativamente dalla Corte di Appello di Torino nel 1883 per vietare alle donne di fare l’avvocato (vedi caso Lidia Poet pag 62).
- S. Agostino, in seguito al saccheggio Goto a Roma, pone la donna nuovamente al centro della storia.
Il medioevo
Riprese le concezioni aristoteliane teorizzate prevalentemente da membri della chiesa dove la donna ritorna ad essere considerata inferiore all’uomo:
- Riforma gregoriana: ritorno alla purezza del vangelo, la donna viene dipinta come peccatrice e nemica.
- Petrarca: donna moralmente orrenda, diabolica e ostile alla pace. Non si riteneva opportuno che la donna venisse educata.
Il 1600
La misoginia assume toni elevatissimi:
- Jean Bodin: si basa sul diritto romano e aristotelico. Definisce la società in modo gerarchico e patriarcale.
- Donna considerata come l’origine di ogni male.
Illuminismo
Anche se ancora un periodo basato sulla società gerarchica, il tema sull’educazione della donna diviene sempre più forte anche se ancora marginale in quanto si considerò che una donna istruita riuscisse a educare al meglio i figli.
- Denina: auspicava che venisse data lo stesso tipo di cultura alle donne alla pari degli uomini.
- Stuart Mill: necessità di sottrazione delle donne dalla schiavitù, eguaglianza dei coniugi davanti alla legge, educazione adeguata porta a miglior svolgimento dei propri compiti.
- Possibilità di voto a livello parlamentare e municipale.
Rivoluzione francese
Iniziarono a circolare i c.d. cahiers d'oleances dove le donne proponevano alcune richieste:
- 1789: dichiarazione dei diritti dell’uomo e principio di eguaglianza. In realtà non è così: eguaglianza intesa come annullamento di differenze di classi sociali e non in tema di differenze uomo-donna. Ad esempio, suffragio universale fino al 1944 fu solo visto come possibilità di voto per tutti i maschi adulti.
- 1791: Olympe de Gouges (fu poi ghigliottinata) invia alla regina una dichiarazione sui diritti della donna e della cittadina dove veniva evidenziata l’eguaglianza di diritti uomo-donna e l’invito a tutte le donne a svegliarsi e unirsi per far valere i propri diritti. Nel 1793 la Convenzione sopprime tutte le associazioni femminili.
- 1792: Mary Wollstonecraft scrisse la rivendicazione dei diritti della donna. Diritto di eguaglianza politica e di rappresentanza.
1830: Tocqueville: in seguito ad uno studio in America commenta la concezione americana dell’uguaglianza uomo-donna e afferma che tutte le società necessitano di un capo che è possibile identificare per ciò che riguarda il matrimonio nella figura del marito.
Il movimento delle suffragiste
USA: Congresso di Seneca Falls, primo congresso di donne USA per il diritto al voto.
UK: 1866 e 1914 nasce la Società per il Suffragio delle Donne.
Germania: le suffragiste trovano l’appoggio del partito socialista.
Francia: situazione più movimentata, proteste in occasione della celebrazione del centenario del codice napoleonico, Margherita Durand chiede l’abolizione di tutte le leggi che prevedono una disparità uomo-donna.
Italia: massimo sviluppo nel 1900:
- Anna Maria Mozzoni: inizia una petizione dove si richiedeva l’ammissione al diritto al voto alle quali partecipa anche Maria Montessori.
- Maria Montessori: invita le donne a candidarsi alle liste elettorali in quanto non vi era una legge che lo negasse espressamente. Molte donne lo fecero e furono accettate tranne la Corte d’Appello di Ancona che stabilì l’impossibilità alla candidatura in quanto non vi era il diritto al voto, seguite dalla Corte di Appello di PA, VE, CA, FI, NA. Ciò provocò molta polemica conclusasi con una sentenza della Corte di Cassazione che dichiarava che le donne non avessero diritto ad essere iscritte alle liste elettorali.
Il suffragismo in Italia si svolse attraverso la collaborazione in associazioni politiche ma soprattutto a livello sociale. Nascita di un nuovo protagonismo femminile con conseguente esaltazione dei valori femminili in modo tale da poter essere considerati soggetti della società. Nascita di una contrapposizione tra due prospettive:
- Paritaria: uguaglianza diritti uomo-donna, le donne pagano le tasse come gli uomini. Utilizzata in USA.
- Sociale: parità o superiorità rispetto all’uomo dovuta al forte impegno nella società. Fu quella prevalente. Utilizzata in Europa continentale.
Il riconoscimento del diritto di voto
1) Wyoming 1848 USA
2) Colorado 1893
3) Washington 1910
4) Finlandia (1° in EU) 1906
5) Norvegia 1913 (le municipali già nel 1901)
6) Danimarca 1915
7) Russia 1917
8) Inghilterra 1918 Europa
9) Germania 1918
10) Spagna 1931
11) Francia 1944
12) Italia 1946 (Vedi dopo)
13) Liechtestein 1984 ultimo!!
Il voto in Italia
Il processo fu lungo e difficile:
- 1861: donne escluse ma possono delegare un rappresentante del loro censo elettorale.
- 1866: Unificazione d’Italia, tolto il diritto di voto nel Lombardo Veneto e Toscana.
- 1881: riproposto problema voto alle donne: chi sosteneva che il voto dovesse essere dato solo alle lavoratrici, proprietarie e maestre comunque a coloro che avessero delle responsabilità nel sociale.
- 1912: Riforma giolittiana: non riconosce il diritto alla donna. Si suffragio amministrativo per gradi ma non quello politico.
- 1919: On. Modigliani: nuove proposte di governo per il voto ma scioglimento anticipato della camera lo impedisce.
- 1925: Mussolini: concede con decreto legislativo il voto amministrativo alle donne. Disposizione mai attuata.
- 1945: Bonomi: emana voto alle donne attivo: no iscrizione alle liste elettorali per prostitute.
- 1946: Voto alle donne passivo: eleggibili cittadini e cittadine che hanno compiuto i 25 anni. Furono elette 21 donne essenziali per il nuovo disegno costituzionale.
Cap. II - Verso la parità
Disuguaglianza tra uomini e donne nella cittadinanza e nella famiglia
Contemporaneo al voto, battaglia per la parità. Anche dopo il voto vi è ancora differenza uomo-donna: devono sottostare al marito, non possono fare certi mestieri, retribuzione inferiore, carriera militare (solo nel 1999). La Costituzione ha alcuni articoli interpretati in modo restrittivo per lungo tempo.
L’autorizzazione maritale
Roma: moglie sottoposta a manus da parte del paterfamilias attraverso un rito formale in cui si trasferivano i poteri personale della moglie al marito. Sostituito poi dal matrimonio consensuale.
Bodin: che si ispira al diritto romano considera la donna come essere sottomesso al marito.
Rousseau: considera la donna come unico mezzo di procreazione incapace di avere pensieri astratti. L’autorità in famiglia va esercitata quindi solo dall’uomo.
Autorizzazione maritale: presente già nell’ordinamento francese in cui la donna non poteva alienare, donare, acquistare o ipotecare un bene (in comunione o non) senza il consenso del marito. Tale disposizione fu adottata in linea temporale da:
- Codice Napoleonico
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