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- LA QUESTIONE DELLA TRASMISSIONE DEL COGNOME AI FIGLI IN ITALIA :

a. Per CONSUETUDINE ai figli si da il cognome del padre. Nel

nostro ordinamento non è cmq consentito dare il cognome della

madre ai figli anche se non vi sono disposizioni contrarie. Secondo

la corte infatti dare il cognome del padre manterrebbe l’unità

famigliare e consentirebbe la continuazione di eventuali casati.

b. Vi sono delle SOLUZIONI a rimedio di ciò: riforma

DELL’ORDINAMENTO DI STATO CIVILE: verrà dato il

cognome del padre ma quando il figlio sarà maggiorenne potrà

decidere se aggiungere il cognome della madre o no.

c. Maggior rilievo accanto alla parità marito-moglie assume il diritto

del figlio maggiorenne di scegliere quale cognome adottare.

- LA QUESTIONE DELLA TRASMISSIONE DEL COGNOME AI FIGLI IN EUROPA :

- IN GERMANIA: dal 1976 al matrimonio i coniugi possono indicare se utilizzare il

cognome del marito o della moglie. Una legge recente stabilisce che qualora non fosse

indicato il cognome da adottare ognuno porterà il cognome che aveva prima della cerimonia.

- IN SPAGNA: viene dato ai figli il nome di entrambi i genitori: prima padre poi madre: il

figlio maggiorenne può decidere di invertire i 2 cognomi

- IN FRANCIA: alla maggiore età il figlio può aggiungere il nome della madre.

- IN SVIZZERA: recente modifica ordinamento di stato civile: nuovo art. fa scegliere ai

coniugi che cognome adottare come nome di famiglia:si può quindi dare anche il cognome

della moglie alla famiglia.

- CASO GARCIA-AVELLO : spagnolo che sposa una belga. Hanno 2 figli (quindi con

doppia cittadinanza) in Belgio che vengono registrati col cognome Garcia. I coniugi fanno

richiesta di aggiunta del nome materno come da tradizione spagnola ma l’autorità belga

rifiuta. Garcia fa ricorso alla CORTE DI GIUSTIZIA DELLA COMUNITÀ EUROPEA che

gli da ragione in quando i 2 figli hanno doppia cittadinanza e privare questa tradizione

sarebbe un atto discriminativi.

8.La parità nel lavoro

pag. 115

- LA QUESTIONE DELLA PARITA’ LAVORATIVA IN ITALIA:

- donna stessi diritti lavorativi dell’uomo

- la repubblica si impegna a garantire alla madre lavoratrice una protezione adeguata

- PARITA’ DI RETRIBUZIONE solo negli anni 60

- Direttiva del ’76 vieta qualsiasi discriminazione lavorativa fondata sul sesso

- LA QUESTIONE DELLA PARITA’ LAVORATIVA IN EUROPA:

- IN REGNO UNITO: anni 70. parità retributiva tra donne e uomini. 8

- Previsti 2 tipi di DISCRIMINAZIONE:

a. DIRETTA: donna sfavorita rispetto all’uomo

b. INDIRETTA: a parità di condizioni x entrambi di fatto perviene

preferito l’uomo alla donna

- IN FRANCIA: uguaglianza di remunerazione: per evitare discriminazione viene modificato

IL CODICE PENALE : divieto ai datori di lavoro di fare offerte sessiste o licenziare senza

giusta causa.

- IN SPAGNA: divieto di ogni tipo di discriminazione lavorativa

- In Europa le donne guadagnano meno degli uomini

- La % di donne part-time è superiore rispetto agli uomini

- Maternità, esclusione da lavori pericolosi,limitazioni al lavoro rendeva poco conveniente e

onerosa l’assunzione di donne.Negli USA è approvata una legge che vieta al datore di fare

discriminazioni salariali in base al sesso.in EUROPA viene fatta la c.d. LEGGE DI

PARITA’ che elimina le disparità e al tempo stesso protegge la lavoratrice-madre

9.Le donne nelle Forze armate

pag. 125

- Accesso donne in Forze armate sempre negato: uomini fisicam più forti delle donne

- 1792 FRANCIA:le donne chiedono di partecipare alla difesa della Francia: fondano

SOCIETA’ DELLE CITTADINE REPUBBLICANE RIVOLUZIONARIE

- I GUERRA MONDIALE: richieste arruolamento da donne:inascoltate!

a. G.B.: crea corpo militare femminile di 40.000 donne

b. USA: ingresso delle donne graduale da quel periodo in poi

- II GUERRA MONDIALE: a. ISRAELE: creato apposito Corpo femminile e introdotto

l’obbligo di leva femminile

- ITALIA: la Costituzione si rivolge al cittadino in generale contemplando quindi uomini e

donne. In seguito a richieste di gruppi come l’ANADOS fu approvata legge per istituzione

del SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO FEMMINILE nelle Forze Armate e

Guardia di Finanza.

- In caso di gravidanza la militare sarà esclusa da operazioni pericolose e faticose senza

danneggiarne la carriera

- OGGI: il compito prevalente dell’esercito italiano è quello di aiuto a popolazioni in

difficoltà e mantenimento della pace; la carriera militare è dunque diventata più una

PROFESSIONE che un obbligo. 9

CAP. III

VERSO LA DIFFERENZA:

DALLA LEGISLAZIONE PROTETTIVA ALLE AZIONI POSITIVE

1.Eguaglianza e differenza

pag. 135

- LEGISLAZIONE DI TUTELA DELLA DONNA può essere suddivisa in 2 categorie:

1. LEGISLAZIONE PROTETTIVA: prima della

parità: le donne non possono votare, sono escluse

da certi lavori. La finalità era di tutela della

funzione famigliare e materna della donna. Per

cui i datori di lavoro trovando troppo dispendioso

assumere donne le discriminavano.

2. LEGISLAZIONE PARITARIA: dopo la parità:

le finalità sono di tutela della compensazione

dello svantaggio della donna vs l’uomo: ciò è

avvenuto in 2 modi:

a. Tutela maternità:evitando

che le donne avessero perdite

economiche

b. Introducendo misure che

colmassero lo squilibrio in

alcuni settori

- Applicando una legislazione paritaria in campi dove è palese che vi siano differenze non si

fa altro che aumentare la disparità: necessaria una TUTELA DIFFERENZIATA: come

impegno a rimuovere ostacoli che si possono porre x l’uguaglianza, esprime il principio di

uguaglianza in senso sostanziale mentre TUTELA PARITARIA DI TRATTAMENTO

come divieto di discriminazione, esprime il principio di uguaglianza in senso formale. Le

due tutele si compensano.

- Ultimi decenni in ITALIA all’interno della stessa legge troviamo le 2 tutele

2. La legislazione protettiva tra ‘800 e ‘900

pag. 140

- ITALIA:

a. 1910: crisi di sovrapproduzione portò alla diminuzione lavoro femminile

b. I G. M.:le donne vengono assunte di nuovo xke gli uomini sono in guerra: nuove

disposizione per il reinserimento delle donne in alcuni lavori

c. FASCISMO: con la scusa di tutela della maternità viene scoraggiata

l’assunzione femminile

- FRANCIA:

a. Divieto di lavoro oltre le 11 ore al giorno con 1 ora di pausa

b. Obbligo di avere a disposizione delle sedie per le lavoratrici

c. 1915: introdotto un sussidio giornaliero inferiore al salario 10

- USA: a. CASO MULLER: proprietario di lavanderia, chiese a una dipendente di fermarsi

oltre l’orario: la legge vietava lavoro oltre le 11 ore al giorno e multò Muller.

Fece ricorso alla corte d’appello sostenendo che tale legge limitava la libertà

contrattuale: la corte rifiutò il ricorso motivando che non era un limite ma solo

una tutela per le lavoratrici.

3. Tutela della parità e maternità nella Costituzione: eguaglianza formale e sostanziale

pag. 144

- la Costituzione garantisce la parità uomo-donna e tutela la maternità:

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse

- art.37:

retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire

l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al

bambino una speciale adeguata protezione.

- DIBATTITO SULL’ART.37 tra FEDERICI E MERLIN:

a. FEDERICI: propone l’aggiunta della parola “E MATERNA” volendo

distinguerla dalla funzione famigliare. Alla tutela della maternità si

arriverebbe attraverso 2 procedimenti:

1. NEGATIVO: divieto lavori pesanti;

2. POSITIVO: istituzioni asili nido e prolungamento retribuito

periodo di maternità da 6 a 10 settimane.

b. MERLIN: propone l’abolizione del termine “ESSENZIALE” per evitare

che sia sottolineato il profilo tradizionale che vede la donna solo nella

famiglia e aggiungervi “…e assicurare alla madre e al bambino una

speciale adeguata protezione .

- MORO si schiera contro MERLIN e l’emendamento circa l’abolizione non viene

approvato l’aggiunta invece viene accettata.

- Art 37 oscilla tra parità e protezione:

- FUNZIONE DI EGUAGL. SOSTANZIALE: garanzia di tutela speciale effettiva

- FUNZIONE DI EGUAGL. FORMALE: disposizioni paritarie a tutela della lavoratrice

- Legge di tutela LAVORATRICI MADRI nel 1950 non elimina le c.d. CLAUSOLE DI

NUBILATO con conseguente licenziamento in caso di matrimonio. Si pone rimedio solo

con la legge del 1963 dove viene dichiarata l’illegittimità costituzionale.

- Legge 1971: entra in sostituzione della legge del 1950 che riguardava l’istituzione di aree

di allattamento nelle fabbriche di lavoro per le madri, istituendo asili-nido pubblici per

bimbi con meno di 3 anni e considerando tali strutture come un servizio sociale di interesse

pubblico.

- Nuove garanzie e tutele per il PADRE LAVORATORE con diritto di assentarsi dal lavoro

ma la Corte Costituzionale dichiara illegittimità in quanto la figura del padre è solo una

figura sussidiaria.

- Nuove disposizioni permessi riguardanti la FORMAZIONE: completamento scuola

obbligo e altri titoli di studio. 11

4. Tutela della parità e maternità in Europa. Lavoro notturno e congedi parentali

pag. 155

- Problema UE sul LAVORO NOTTURNO

- Prime leggi:divieto di lavoro notturno per donne e minori

- Corte di giustizia UE dice riguardo alla Francia che non è più divieto il lavoro notturno

femminile tranne in caso di gravidanza e maternità

- Legge 2001 UE dà a donne e uomini uguaglianza per il lavoro notturno che non può

superare le 8 ore (o 9 se è giustificato ed eccezionale) e controllando medicalmente ogni 6

mesi i lavoratori.

- ITALIA non ha rispettato tale legge mantenendo nel proprio ordinamento il divieto di

lavoro notturno per le donne. La Corte di Giustizia UE ha dichiarato incompatibilità di una

norma nazionale con la disposizione UE.

- Con il riconoscimento del RUOLO DEL PADRE sorge la questione relativa alla

distinzione tra TUTELA MATERNA su gravidanza e allattamento che non può essere

derogata ad altri e TUTELA FAMIGLIARE che può interessare sia la madre che il

padre.possiamo trovare diversi casi che la Corte di giustizia UE ha affrontato:

a. CASO FRANCIA: un lavoratore sosteneva che l’assegno dato in caso di

congedo di maternità violasse il principio di parità di trattamento lavorativo. La

nascita di un figlio era un evento che interessava l’intera famiglia e dunque anche

il padre,quindi anche lui aveva diritto all’assegno. La Corte rifiuta e motiva

dicendo che l’assegno vale come compenso per gli svantaggi avuti con

l’allontanamento dal lavoro (es. no promozione)

b. CASO GERMANIA: un lavoratore prende un congedo per accudire il figlio

xke la madre è rientrata a lavorare. Chiede al datore l’indennizzo ma gli viene

rifiutato xke la legge tedesca prevede l’indennizzo solo x le madri. Poco dopo la

Corte di G. UE stabilisce che l’indennizzo al padre va a discrezione di ciascun

stato membro.

c. CASO AUSTRIA: giovane studente lavoratore part-time sposa una funzionaria

statale e ha un figlio. La madre rientra a lavoro e lui prende congedo per accudire

il figlio. Richiede sussidio ma non gli viene dato xke non previsto dalla legge.

L’anno dopo l’Austria fa una legge in materia ma il giovane non ne può usufruire

in quanto il figlio era nato l’anno prima.

- la Corte di G. UE ritenendo che molte misure introdotte dagli stati membri fossero in

contrasto con la direttiva comunitaria, decise di ritenere conformi al diritto UE solo

quelle disposizioni riguardanti il periodo pre e post parto. 12

5. Tutela della parità e maternità in USA.

pag. 164

- CASO JOHNSON CONTROLS: ditta che produce batterie e quindi utilizza piombo che può

essere nocivo x donne incinta ha sempre evitato di assumere donne nella propria ditta fino al 1977.

da allora iniziò ad assumerle facendo però firmare una liberatoria dove le lavoratrici affermavano di

sapere i rischi in cui incorrevano. Tuttavia nel 1982 la ditta smise di assumere donne. Alcuni

lavoratori si rivolsero al tribunale e alla corte d’appello lamentando una discriminazione sessuale

ma venne rifiutato. Invece la corte suprema accettò l’istanza in quanto il piombo avrebbe provocato

problemi anche sull’uomo ma la ditta non ne aveva tenuto conto. Venne allora riconosciuta alla

donna la facoltà di decidere di volta in volta ai rischi a cui va incontro.

6. le affermative actions nate negli USA per combattere le discriminazioni razziali

pag. 169

- AZIONI POSITIVE in USA per combattere le discriminazioni razziali

- USA nacquero con una grande discriminazione: LA SCHIAVITU’ che durò fino al 1865

con l’XIII emendamento che la abolì.

- Le differenze razziali però rimangono anche perché gli USA nella Costituzione non

contempla il diritto di uguaglianza. Lo fa nel 1968 col XIV EMENDAMENTO.

- Anche dopo la proclamazione del principio di uguaglianza restarono discriminazioni nei

confronti degli ex-schiavi che l’ordinamento giustificò con la tesi SEPARATI MA

UGUALI: vi erano quindi scuole divise, mezzi divisi ecc. Col tempo si arrivò ad affermare

che la SEPARAZIONE = DISCRIMINAZIONE e dunque disuguaglianza la Corte perciò

promosse il fatto di incoraggiare l’unione tra bianchi e neri a scuola. Nacquero così le c.d.

AZIONI POSITIVE come misure speciali per risolvere la situazione. Anni ’80 tendenza

contraria alle azioni positive in quanto la politica di favore a minoranze non farebbero che

rafforzare il livello di svantaggio mentre dovrebbero essere considerati alla pari così da

dimostrare con le loro forze di riuscire a superare la loro condizione di svantaggio.

- FASI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE :

ABOLIZIONE PRINCIPIO SEGREGAZIONE SEGREGAZIONE AZIONI

SCHIAVITU’ SCHIAVITU’ EGUAGLIANZA + LEGALIZZATA DI FATTO POSITIVE

DIRITTO VOTO

7. le affermative actions estese alle donne. Donne e minoranze di colore sono davvero

equivalenti?

pag. 175

- azioni positive estese anche alle donne

- la corte da diverso peso a DISCRIMINAZIONE RAZZIALE e DISCRIMINAZIONE

SESSUALE

- x la donna la successione delle fasi non è cosi palese

- XIV EMENDAMENTO si riferiva si alle minoranze nere ma non alle donne così anche il

diritto di voto. Le donne poterono votare solo in seguito al XIX emendamento 50anni

dopo!

- I neri furono ammessi prima nelle giurie che le donne 13

- Anche le donne furono SEGREGATE e discriminate in molti modi ma la DIFFERENZA

TRA DISCRIMINAZIONI RAZZIALI E SESSUALI è che mentre le prime sono viste

come maligne mentre le seconde sono considerate benigne considerate cioè come una sorta

di tutela della donna per salvaguardare il suo ruolo di moglie e madre. Nella maggior parte

dei casi questa è la discriminazione che sopravvisse più a lungo.

- AZIONI POSITIVE valutate diversamente rispetto a se neri o donne; si deve cmq notare

che la discriminazione razziale è legata al contesto USA mentre quella sessuale a un

contesto più generale.

8. Le azioni positive in Europa

pag. 182

- Introdotte dagli anni ’80:

- GERMANIA : disposte le c.d. QUOTEN per la sistemazione delle donne a livelli alti della

pubblica amministrazione. Discussione sulla legittimità costituzionale di tale disposizione

riguardo al principio di uguaglianza sancito all’art.3 delle Legge Fondamentale.1994 a

seguito unione tedesca, art.3 modificato con l’aggiunta di un comma riferito alla parità

sostanziale tra donne e uomini.

- SPAGNA: misure a favore delle donne: sviluppo c.d. GIURISPRUDENZA

COMPENSATORIA dove le autorità devono assumere azioni positive per correggere

situazioni di svantaggio x le donne nel lavoro.

- FRANCIA: introdotte c.d. misure RATTRAPAGE, temporanee e a vantaggio solo delle

donne.

- ITALIA: simili al modello francese, per realizzare parità nel lavoro. La misura più simile al

modello USA e tedesco si ha con il D.P.R.d.p.r. del 2000 dove è stata aggiunta una

disposizione per ciò che riguarda assunzione nella P.A. qualora venisse preferito un

candidato uomo, a parità di requisiti, la P.A. è tenuta a dare una motivazione sulla scelta.

9. Le azioni positive nella giurisprudenza della Corte di Giustizia della C.E.

pag. 187

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10. Le azioni positive tra eguaglianza formale e sostanziale 14


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Palici Di Suni Elisabetta.

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