Diritto pubblico: Introduzione allo studio
Informazioni generali e svolgimento
Testo: Tania Groppi-Andrea Simoncini, edizione 2017, Giappichelli editore, Introduzione allo studio del diritto pubblico e delle sue fonti.
Svolgimento: ogni mattina 5 minuti di riassunto della lezione precedente tramite parole chiave.
Esame
Appello iniziale 26/05 test con domande a risposta multipla + 2/3 domande aperte (è l’unico appello scritto). Dal 18 al 27 il voto conseguito viene registrato regolarmente, mentre dal 28 al 30 viene perfezionato il voto obbligatoriamente con la prova orale (non viene abbassato il voto, è un orale premiale).
Introduzione
Al centro della Costituzione sta quel principio di uguaglianza, che non è solo: “La legge è uguale per tutti” ma è anche la volontà di rimuovere le differenze e gli squilibri economico-sociali che impediscono lo sviluppo della natura umana.
Impedisce che vi siano discriminazioni basate su molti elementi: la lingua, il sesso, la razza, le condizioni di natura economico-sociale. La logica della quale tratta il Diritto pubblico è quella della Costituzione, si guarda ai rapporti con l’autorità (chi in qualche forma detiene il potere) e la libertà.
Articolo 1 della Costituzione
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Spiegazione
Il popolo nel momento in cui detiene il potere, anche il popolo può in qualche modo approfittare del potere, quindi anche le decisioni prese dal popolo devono essere ottemperate dai limiti posti in essere dalla Costituzione. Poiché la storia ne è testimone, il popolo sovrano può e ha preso decisioni che limitano le libertà del cittadino. Il fatto che sia il popolo a decidere, non significa necessariamente che le scelte effettuate, le decisioni prese siano giuste. Ecco che vi è un limite al popolo sovrano detto: Costituzione.
Di questo limite al potere vi è una traccia storica, per quello che riguarda il continente europeo la Rivoluzione francese, all’esterno del continente si guarda, invece, alla Rivoluzione americana. Se si guarda al periodo successivo della Rivoluzione francese, il periodo del terrore si vede chiaramente la conseguenza del potere del popolo sovrano.
Ubi societas ibi ius
"Dove c’è la comunità/gruppo sociale/conformazione sociale qui c’è il diritto".
Esempio: lo Stato è una di queste comunità, la famiglia è un’istituzione (societas), la scuola, l’Università, una confessione religiosa, etc. Ciascun individuo, contemporaneamente, fa parte di diversi gruppi sociali, ma ciascuna di queste istituzioni ha una serie di regole che vanno a tenere insieme i soggetti che la compongono. Affinché queste regole vengano rispettate i soggetti che compongono quell’istituzione devono accettare una serie di valori e principi che appartengono a quell’istituzione.
Accettare quelle regole non deve essere una punizione ma vi è un’adesione della maggioranza dei consociati alla serie di valori che, magari, uno sport esprime. Pensiamo al dovere tributario: vi deve essere comunque un sistema sanzionatorio che limiti la libertà per far sì che la maggioranza dei consociati aderisca ai valori e rispetti le regole.
Abbiamo menzionato una pluralità di istituzioni che, di conseguenza, ammetta una pluralità di regole le cui violazioni portino a diverse sanzioni: se non paghi le tasse avrai una sanzione, se commetti un fallo avrai un ammonimento, etc.
Riepilogo: "Ubi societas ubi ius"
Dove vi è un’istituzione, un gruppo sociale, vi è il diritto. Ogni istituzione quindi è governata da regole accettate sulla base di principi e valori che le appartengono, e non per paura del meccanismo sanzionatorio, ma si rispettano queste regole per il sentimento di appartenenza a quel gruppo sociale che porta all’esistenza dello Stato, l’unico dei gruppi sociali che può imporre, anche minacciando l’uso della forza, che quelle regole vengano rispettate. La violazione di queste regole, infatti, porta a delle conseguenze, che non possono comunque mettere in pericolo la libertà di un individuo.
Esempi
Anche in Italia, tanti anni fa, esistevano delle norme che riconoscevano al marito di poter esercitare nei confronti del resto della famiglia quel ruolo e quel potere che faceva sì che la moglie per poter accettare l’eredità o acquistare un bene, necessitava dell’approvazione del marito. Quelle regole stabilivano che, nell’esercizio della potestà, si potevano attuare misure correttive anche tramite l’uso della forza nei confronti dei figli. La famiglia per cui è un’istituzione, un gruppo sociale per cui sono previste sanzioni per la violazione delle regole istituzionali, ma non può imporre che il rispetto delle regole avvenga minacciando l’uso della forza.
Un altro gruppo sociale fondamentale è costituito dalla religione: ci si uniforma ad una serie di regole che la religione a cui si appartiene prevede. Immaginiamo di essere una persona divorziata e che un amico ci chieda di essere testimone di nozze secondo i riti della religione cattolica, ma il fatto di essere divorziati fa sì che il sacerdote non ci accetti, non ci ritenga la persona adatta ad essere un testimone.
Un altro esempio è che una persona non venga ritenuta conforme alla religione cattolica e, quindi, non possa ricevere la comunione.
In altri contesti, fuori dall’Italia, manifestare in modo palese la propria omosessualità, potrebbe determinare, dal punto di vista religioso, una trasgressione che porti ad una sanzione, anche violenta come la lapidazione.
Può anche capitare che, ad esempio, un circolo esclusivo preveda che se si è uomini di indossare la giacca scura e la cravatta, mentre per la donna un abito scuro, presentandomi con un maglioncino non posso entrare nel circolo, perché violo una regola di quell’istituzione.
La nascita dello Stato
Ciascuna di queste istituzioni prevede in caso di violazione delle regole che la riguardano, delle sanzioni. Ma solo lo Stato, solo questa forma di organizzazione del potere può, qualora vi sia una violazione delle regole dello Stato, punire con una sanzione che limita la libertà personale. Soltanto le norme che lo Stato adotta, sono fornite di quella forza per cui, se vi è un’infrazione delle norme stesse, può costringermi in modo legittimo ad obbedire e sottopormi a misure per le quali la mia libertà personale venga limitata.
Tra tutte le diverse istituzioni che si trovano in un ordinamento, dentro un sistema all’interno del quale vi sono tanti altri ordinamenti, solo una può imporre le sue regole con la forza, ed è l’ordinamento statale.
Nel corso della storia lo Stato non è stata l’unica organizzazione politica: ai tempi della storia greca o romana, altri tipi di organizzazione detenevano il potere politico, come le città stato. Cosa intendiamo dire con: l’Italia è uno stato?
Il momento di sviluppo degli stati come oggi li conosciamo è attorno al ‘500, quando nascono i grandi stati nazionali: l’Inghilterra, la Spagna, la Francia. In quel momento, almeno pensando a questi tre paesi tra il ‘400 e il ‘500, si può dire che nasce lo Stato.
Prima dello stato vi era una grande frammentazione del potere, pensando al sistema feudale, ai rapporti di vassallaggio, in questa organizzazione, ogni piccolo centro di potere era in grado di controllare gli altri. Si pensi che ogni territorio aveva il suo esercito, il suo padrone, i suoi dazi, le sue imposte. Di fronte a questa frammentazione il grande problema che venne fuori quando lo Stato si affermò fu che lo Stato ad un certo punto diventa il soggetto che è in grado di far valere in un territorio il suo potere sapendo che, rispetto a questo potere che lo Stato faceva valere, c’erano tanti altri piccoli poteri in contestazione. Da un lato vi era l’Impero ed all’altra il Papato che ambiva al potere temporale dello Stato. Lo Stato nasce nel momento in cui questi monarchi riescono ad imporre la propria forza rispetto a tutti i piccoli centri di potere interno, verso gli altri stati esterni e verso tutti quei centri di potere come il Papato che pensavano di avere il potere del mondo. Un passaggio fondamentale fu la nascita dell’esercito dello stato e del fisco inteso come una grande amministrazione che preleva, in nome dello Stato, le imposte in un determinato territorio.
Caratteristiche dello Stato
Lo Stato nasce come forma di organizzazione del potere e con determinate caratteristiche, ragionando sull’esistenza di tre elementi che sono costitutivi dello Stato e sono coessenziali all’esistenza dello Stato stesso:
- Potere sovrano;
- Popolo;
- Territorio;
La sovranità
È uno dei caratteri fondamentali dello Stato e ha sempre avuto due significati fondamentali:
- All’interno del territorio dello Stato stabilisce che lo Stato è l’unico che può esercitare il potere nel territorio statuale;
- Verso l’esterno ha la sua importanza quando penso che ogni Stato è indipendente rispetto agli altri Stati;
Questa sovranità esprime il potere assoluto detenuto dal re o dal monarca che non ha regole sopra di sé in grado di limitarlo.
Articolo 11 della Costituzione
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Spiegazione
Nel contesto dei sistemi democratici, in particolare della Costituzione italiana, la sovranità appartiene al popolo (art.1) che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. Pensando ai rapporti che ha lo Stato con gli altri Stati (art.11) si vede come l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà di altri popoli e come strumento per la risoluzione dei problemi internazionali e d’altra parte accetta che la propria sovranità trovi una limitazione, in condizioni di parità con gli altri Stati proprio per garantire che possa costituirsi un altro ordinamento che assicuri la pace tra i popoli.
La Costituzione venne redatta tra il ’46 e il ’47 fondando l’unificazione dell’Italia e accettando, entrando a far parte dell’Unione Europea, delle limitazioni del potere sovrano dello Stato, come l’esistenza di una moneta unica. Tuttavia, senza sovranità non vi è il pieno riconoscimento del potere di uno Stato.
Nel Kosovo vi è proprio questo problema del pieno riconoscimento del potere dello Stato, o nell’ultimo Stato che si è formato il Sudan che si è recentemente diviso dal Sudan del Sud.
I fenomeni di globalizzazione, in particolar modo, hanno impoverito la sovranità statale. Se uno Stato vende le sue industrie, le sue strade, le sue vie di comunicazione alle società di un altro Stato, vi è sicuramente qualche problema di effettività del potere sovrano. Il concetto di sovranità statuale è, quindi, un concetto che subisce numerose pressioni: la globalizzazione, la crisi economica, le organizzazioni sovranazionali come l’UE, che condizionano la vita dello Stato, etc.
Ad esempio, se metto la fragilità della Grecia e la forza della Germania capisco che vi è uno squilibrio nell’esercizio del potere sovrano.
Popolo
È costituito da tutti coloro che con lo Stato, hanno un determinato rapporto detto di cittadinanza: chi è cittadino italiano? Chi ha quel rapporto con lo Stato che nasce a seguito dell’acquisizione della cittadinanza. Il popolo va distinto da un altro concetto che è il concetto di popolazione che si riferisce a tutte le persone che sono residenti all’interno del territorio statale anche se non sono cittadini di quello Stato. Prendiamo ad esempio un cittadino italiano, che risiede a Chiasso, in Svizzera, esso viene conteggiato dal punto di vista del popolo ma non della popolazione.
Come si ottiene la cittadinanza italiana? Esistono almeno due modi fondamentali per acquisirla:
- Ius sanguinis: diritto di sangue, ossia nel momento in cui nasco e ho un genitore o un ascendente italiano, sono di conseguenza cittadino italiano;
- Ius soli: diritto di territorio, vuol dire che si ottiene la cittadinanza nascendo nel territorio Statale, nascendo in Italia si è effettivamente cittadino italiano;
La scelta di questo criterio non è proprio neutrale, quali sono gli Stati che nella storia hanno preferito lo ius sanguinis? Quegli Stati come l’Italia che volevano mantenere una sorta di omogeneità di ciò che costituiva lo stato, mentre lo ius soli viene adottato da quegli Stati che si sono formati con il processo di immigrazione. Se gli Stati Uniti avessero preferito adottare il criterio dello ius sanguinis, i cittadini americani sarebbero stati solo i nativi.
In Italia negli ultimi vent’anni è cambiata molto la costituzione demografica, infatti nel … l’Italia era ancora un paese di emigranti che andavano a cercare la costituzione della propria esistenza fuori dal proprio paese, infatti, ad oggi, l’Italia ha una natalità fortemente negativa, vi sono ancora molti italiani che vanno via dal paese e, quindi, l’Italia è diventata meta di grossi flussi di immigrazione.
Ma l’Italia è pronta da questo punto di vista per il cambiamento? Dal punto di vista dello ius sanguinis un cittadino è italiano nel momento in cui uno dei genitori o entrambi sono italiani o almeno uno dei predecessori. Dal punto di vista dello ius soli, un soggetto, diviene cittadino italiano nel momento in cui nasce in Italia da genitori ignoti o non hanno cittadinanza. Chi nasce in Italia da cittadini stranieri ha la cittadinanza dei genitori, ma al compimento dei diciotto anni ottiene la cittadinanza italiana.
Ottiene la cittadinanza in Italia, anche lo straniero che si trasferisce in Italia e vi risiede per 10 anni e dopo questi 10 anni ottiene la concessione della cittadinanza italiana. Posto che la cittadinanza si ottiene anche sposando un cittadino italiano con determinate limitazioni, con una certa durata del matrimonio. Ma oggi in Italia, se vi sono queste regole, sono adeguate per una società nella quale vi sono bambini che nascono in Italia e vi frequentano le scuole, ma hanno cittadinanza straniera, ha senso avere questo tipo di regole per far funzionare la società?
Nel momento in cui vivo in Italia, vi studio, vi lavoro e vi pago le tasse per dieci anni consecutivi, questi devono essere soggetti a modifica? Pensare che anziché dieci anni più due anni per ottenere la cittadinanza, non potrebbero bastare sei anni o otto anni con una procedura?
Un elemento che da qualche anno ha complicato l’argomento legato al concetto di cittadinanza, dipende dalla circostanza che noi siamo anche cittadini europei, a cosa vuol dire, guardando al punto di vista di esercizio di certi diritti? Intanto un cittadino europeo che vive in Italia, o un italiano che vive in un paese europeo può esercitare il diritto di voto quando vi è il rinnovo del Parlamento europeo ed eleggere quindi i deputati del Parlamento europeo, ma può anche partecipare alla vita politica locale e l’unica cosa che non potrà candidarsi a sindaco. Questa condizione di cittadinanza va verificata via via in tante situazioni in cui la Costituzione utilizza la parola cittadino\i: quando la Costituzione parla di tutti i cittadini, si riferisce ai chiunque sia cittadino italiano e non vi è rischio di potersi confondere. Ad esempio, se andiamo a ricercare le condizioni per divenire Presidente della repubblica, vi si trova scritto che ogni cittadino superata una certa età può diventare Presidente. Qui con ogni cittadino si intende ovviamente cittadino italiano.
Articolo 17 della Costituzione
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
Spiegazione
Nell’art. 17: i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, di riunirsi liberamente e senz’armi. Garantendo questo diritto non significa impedire che chi di noi non è cittadino italiano non possa riunirsi liberamente. Oppure quando si parla del fatto che ogni cittadino può esprimere liberamente la propria opinione, qui cittadino sta ad indicare qualsiasi uomo.
Il territorio
Il territorio è la sfera di spazio entro cui la società si manifesta, quando penso ad un territorio penso a dei confini naturali (le Alpi) che delimitano il territorio di uno Stato rispetto agli altri Stati, ma guardo anche a confini che sono stati frutto anche di trattati internazionali: se si pensa alla Prima e alla Seconda guerra mondiale i confini degli stati sono cambiati, nella Seconda guerra mondiale si parlava di confini con la Jugoslavia.
Ai tempi della nascita dello Stato per identificare i tratti di mare appartenenti al territorio dello Stato si guardava quanto lontano potessero sparare i cannoni, che all’epoca arrivavano a 3 miglia. Ad oggi questa metodologia è stata abbandonata, sostituita da una norma che definisce il tratto di mare appartenente allo stato come la fascia di mare fino a 12 miglia marine adiacenti alla terraferma.
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