Che materia stai cercando?

Diritto Pubblico Appunti scolastici Premium

Questo testo di appena 30 pagine contiene le informazioni base del diritto pubblico: i 5 organi costituzionali analizzati profondamente e molti altre informazioni indispensabili riguardanti Organi ausiliari del Governo, Autorità amministrative indipendenti ecc..

Esame di Diritto pubblico docente Prof. P. Lotito

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

LE FONTI PRIMARIE numero chiuso,

Le fonti primarie di livello costituzionale sono a poiché previste

direttamente dalla Costituzione e non possono essere integrate da altre fonti, se non da

procedimenti di revisione costituzionale. Le fonti primarie sono subordinate alla

Costituzione e alle leggi costituzionali.

La legge ordinaria è la fonte principale a competenza generale e può disciplinate qualsiasi

materia nei limiti stabiliti dalla Costituzione. La Costituzione attribuisce alla legge la

riserva di legge,

disciplina di talune materie mediante la previsione di così da escludere

l’intervento autonomo di fonti normative diverse dalla legge. La riserva di legge può

assoluta,

essere: nei casi in cui la disciplina dell’intera materia è riservata alla legge; o

relativa se affida alla legge la disciplina essenziale della materia, così da delimitare

l’intervento delle fonti secondarie.

Ci sono poi casi di legge rinforzata, dove la Costituzione, oltre ad imporre al legislatore di

dettare la disciplina del settore, ne individua direttamente taluni contenuti. In questi casi la

riserva di legge costituisce sia un limite di competenza che di contenuto.

Accanto alla legge, vanno collocati tra le fonti primarie anche gli atti governativi aventi

decreti legislativi decreti legge.

forza di legge: i e i Il Governo è titolare dei poteri

normativi di rango primario, che hanno la medesima forza della legge ordinaria. La

potestà normativa del Governo non è autonoma: la Costituzione prevede sempre

l’intervento legislativo del Parlamento. Per l’adozione dei decreti legislativi, infatti, è

necessaria una legge delega del Parlamento, con cui quest’ultimo conferisce al Governo il

potere di adottare il decreto legislativo. La Costituzione prevede che la legge delega deve

contenere: l’indicazione degli oggetti definiti della delega; i principi e i criteri direttivi cui il

Governo dovrà attenersi nell’attuazione della delega.

Anche i decreti legge adottati dal Governo esclusivamente in casi straordinari,

necessitano di una deliberazione legislativa del Parlamento per rimanere in vigore e

devono essere convertiti in legge da parte delle Camere. I decreti legge sono

provvedimenti provvisori. Il decreto legge deve essere presentato alle Camere per la

conversione lo stesso giorno in cui è adottato e le Camere si riescono entro 5 giorni.

Entro 60 giorni dalla sua pubblicazione il decreto deve essere convertito in legge,

altrimenti perde la sua efficacia con effetto retroattivo.

77 Cost

L’art. stabilisce che in caso di mancata conversione il decreto legge decade e

perde ogni effetto ex tunc, cioè dalla sua emanazione.

Eguale natura di fonte primaria a competenza riservata va riconosciuto agli Statuti

Regionali, alle leggi regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano. Lo Statuto

Regionale è approvato dal Consiglio Regionale con due successive deliberazioni a

distanza non inferiore di 2 mesi. In entrambe le deliberazioni il testo deve essere

approvato dalla maggioranza assoluta dei componenti. La legge regionale è infine

117 Cost.

approvata nelle forme e nei modi previsti dallo Statuto Regionale. L’art.

stabilisce che spetta alla Regione ogni potestà legislativa residuale, dunque ogni materia

non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

LE FONTI SECONDARIE

Le fonti di livello secondario non sono da ritenersi a numero chiuso e la fonte secondaria

per eccellenza è il regolamento amministrativo. I regolamenti possono essere emanati dal

Governo o da un’Autorità amministrativa indipendente. La potestà regolamentare, per

essere legittimamente esercitata, deve trovare il proprio fondamento in una norma di

legge che attribuisca il relativo potere ad un organo pubblico che ne sia titolare.

I regolamenti governativi sono atti normativi di natura amministrativa e possono essere

distinti in regolamenti governativi, ministeriali e interministeriali. Tutti i regolamenti sono

sottoposti al visto e alla registrazione della Corte dei conti.

I regolamenti governativi sono approvati dal Consiglio dei Ministri, sentito il parere del

Consiglio di Stato che deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla richiesta. Le tipologie di

regolamento governativo sono: i regolamenti di esecuzione che disciplinano i

procedimenti e le modalità di esecuzione delle leggi; i regolamenti di attuazione e di

integrazione, per attuare ed integrare le leggi; i regolamenti indipendenti, per disciplinare

materie non riservate alla legge; i regolamenti di organizzazione, per disciplinare

l’organizzazione e il funzionamento di amministrazione pubbliche e i regolamenti di

delegificazione alla cui entrata in vigore la legge di delegificazione ricollega l’effetto

abrogativo delle altre norme primarie.

Per quanto riguarda il limite di esercizio del potere regolamentare da parte del Presidente

del Consiglio dei ministri è previsto che possa essere esercitato solo nelle materie di

competenza del Presidente del Consiglio, del ministro o di autorità loro subordinate,

quando la legge espressamente conferisce tale potere.

Tra le fonti del diritto di natura secondaria devono essere menzionati anche i regolamenti

regionali. La Costituzione dispone che la potestà regolamentare spetta allo Stato nelle

materie di legislazione esclusiva, salvo delega alle Regioni, mentre per tutte le altre

materie spetta alle Regioni. I regolamenti regionali sono subordinati alla legge statale e

alla legge ordinaria.

IL REFERENDUM ABROGATIVO

referendum abrogativo 75 Cost.)

Il di norme primarie (art. e leggi è un istituto di

democrazia diretta con il quale il corpo elettorale è chiamato ad esprimersi sulla

abrogazione, o meno, delle norme primarie sopra citate. Non si tratta di fonte del diritto,

ma di consultazione elettorale che può produrre conseguenze abrogative, o modificative,

su norme primarie dello Stato. Il referendum abrogativo può essere richiesto per

l’abrogazione totale o parziale di leggi e di atti aventi forza di legge da 500.000 elettori o

da 5 Consigli Regionali.

La Costituzione esclude l’ammissibilità del referendum per determinate materie: leggi

tributarie; leggi di bilancio; leggi di amnistia e indulto; leggi di autorizzazione alla ratifica di

trattati internazionali. I divieti indicati non esauriscono i limiti di ammissibilità del

referendum abrogativo perciò ulteriori limiti sono stati individuati dalla Corte

Costituzionale nella propria giurisprudenza.

Le richieste di referendum abrogativo sono soggette ad un primo controllo di conformità

alle regole di legge da parte dell’Ufficio centrale per il referendum, istituito presso la Corte

di Cassazione. Il controllo riguarda il conteggio delle firme e sulla loro regolarità e investe

anche la natura dell’atto oggetto della richiesta referendaria. Poi, la richiesta è sottoposta

al giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale. Tale procedura deve rispettare

precisi limiti temporali: le richieste referendarie devono essere depositare tra il 10 gennaio

e il 30 settembre; l’ordinanza dell’Ufficio centrale deve essere emanata entro il 15

dicembre e la sentenza della Corte Costituzionale deve essere pubblicata entro il 10

febbraio. Se la richiesta supera tutti i controlli allora il Presidente della Repubblica indica

con un proprio decreto il referendum in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.

L’iter referendario si conclude con lo scrutinio dei voti espressi (presso l’Ufficio centrale) e

la conseguente provocazione dei risultati ottenuti. Affinché il referendum sia approvato, la

Costituzione richiede la presenza di un doppio quorum: un quorum strutturale, per cui

deve partecipare al referendum la maggioranza assoluta (metà+1) degli aventi diritto di

voto; e un quorum funzionale, per cui si deve esprimere a favore dell’abrogazione

(votando SI) la maggioranza dei voti validamente espressi.

Qualora l’abrogazione sia approvata, gli effetti decorrono dal giorno successivo a quello

della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma possono essere posticipati fino a 60

giorni così da dare al Parlamento la possibilità di colmare un eventuale vuoto.

In caso di esito positivo, il Parlamento è vincolato all’esito abrogativo del referendum e gli

è fatto divieto di reintrodurre una disciplina identica a quella abrogata . Se invece il

referendum non fosse approvato, si renderebbero pubblici i risultati e tali norme non

potrebbero essere sottoposte nuovamente a referendum abrogativo per i successivi 5

anni.

LA REVISIONE COSTITUZIONALE

La Costituzione è la fonte suprema dell’ordinamento e pone ai vertici della scala

gerarchica degli atti che sono fonti normative; tutte le altre fonti sono subordinate ad

Costituzione rigida

essa. La nostra è una non modificabile da norme di rango inferiore,

infatti può essere modificata solo tramite procedimento di revisione costituzionale. Le

leggi costituzionali devono essere adottate nei casi di riserva di legge costituzionale

prevista nella stessa Costituzione come fonti del diritto necessarie per integrare la

disciplina di determinate materie. Le leggi di revisione costituzionale hanno ad oggetto la

modifica, l’aggiunta ora soppressione di parti del testo della Costituzione.

Tutte le norme di rango costituzionale devono essere approvate all’esito di un

procedimento aggravato, che prevede una doppia approvazione di ciascuna camera

(almeno 4 approvazioni): Camera e Senato devono approvare un primo identico testo

normativa, a maggioranza ordinaria; la seconda approvazione deve esserci a non meno di

3 mesi dalla prima a maggioranza assoluta. Qualora, anche solo in una delle due Camere,

l’approvazione avvenga con una maggioranza inferiore ai 2/3 può essere richiesto un

referendum deliberativo sul testo normativo costituzionale. La richiesta di referendum

può essere avanzata entro 3 mesi dallo svolgimento del referendum da 500.000 elettori,

da 1/5 dei componenti di ciascuna camera oppure da 5 Consigli Regionali.

Con il referendum, al corpo elettorale viene chiesto di pronunciarsi a favore o meno del

testo deliberato dalle camere ed entrerà in vigore se la maggioranza dei votanti si

esprimerà a favore (votando SI). A differenza del referendum abrogativo, non sono

richiesti quorum di partecipazione o di maggioranza.

Nel caso in cui siano trascorsi 3 mesi senza che intervenga alcuna richiesta di

referendum, si procede alla promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e alla

pubblicazione della legge costituzionale.

referendum costituzionale

Il è un istituto di democrazia diretta che mira a tutelare le

minoranza qualificate che, in dissenso con la maggioranza parlamentare, intendono

appellarsi al corpo elettorale per indurlo ad esprimere il proprio consenso, o meno.

La revisione costituzionale non può intervenite in tutte le materie coperte dalla 139

Costituzione, nello specifico non è modificabile la forma repubblicana dello stato (art.

Cost.); 5 Cost.)

non può essere disposta la divisione dello Stato unitario (art. e né si

possono modificare nel contenuto essenziale le norme costituzionali che prendono diritti

fondamentali e libertà individuali collettive.

GLI ATTI NORMATIVI EUROPEI

L’Italia aderisce all’Unione europea e all’Unione Monetaria europea ed è tra gli stati

fondatori delle Comunità europee, CECA, CEE e CEEA. A differenza degli altri Stati

membri, nell’ordinamento italiano si è affermata un’interpretazione costituzionale secondo

11 Cost.

l’art. renderebbe possibile la stipulazione di trattati recanti limitazioni di sovranità

come i trattati comunitari dell’Unione europea.

La Corte Costituzionale ha individuato, come unico per il legislatore nazionale il rispetto

dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dell’Unione europea.

Le fonti normative comunitarie derivate dai trattati si distinguono in quanto i regolamenti

europei sono fonti del diritto primarie, ad efficacia immediata e diretta negli ordinamenti

degli Stati membri; invece, le direttive europee, sono fonti che determinano i principi e gli

indirizzi normativi cui devono ispirarsi gli atti normativi di recepimento, che sono

necessariamente adottate dagli Stati membri.

La giurisprudenza europea della Corte di Giustizia ha riconosciuto la possibilità che

alcune direttive (dette self-executing) possano essere adottate direttamente negli

ordinamenti degli Stati membri, senza necessità di recepimento con fonti del diritto

interne.

Nell’ordinamento italiano tutti i soggetti giuridici devono applicare direttamente le norme

dei regolamenti europei, in osservanza del primato del diritto europeo sul diritto interno,

conseguente ai trattati comunitari ed europei oltre che alla interpretazione delle norme

costituzionali sugli obblighi internazionali.

Il primato del diritto europeo si manifesta nella prevalenza delle norme contenute in fonti

comunitarie, regolamenti e direttive, sulle fonti interne di rango primario e secondario.

Infatti, in caso di conflitto tra norme, prevale sempre la norma comunitaria e quella interna

11 Cost.

deve essere disapplicata poiché risulta illegittima per violazione dell’art.

TRATTATI E ACCORDI INTERNAZIONALI

Tra le fonti del diritto che hanno efficacia nell’ordinamento italiano vanno annoverate

fonti internazionali,

anche le se conformi ai principi costituzionali che ne individuano

l’efficacia nell’ordinamento nazionali. La Costituzione legittima a determinate condizioni

anche fonti normative esterne all’ordinamento interno.

A volte nella Costituzione è inserito un rinvio mobile o rinvio alla fonte, cioè si rinvia alle

norme che la fonte richiamata produrrà nel tempo; o un rinvio fisso o rinvio alla

disposizione, vale a dire che si rinvia ad una determinata disciplina storicamente

individuabile. Un’ipotesi di rinvio mobile si ha nel caso dell’adattamento automatico alle

norme generalmente riconosciute dall’ordinamento giuridico internazionale per il quale

l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle consuetudini internazionali di tale natura.

Si tratta di quelle norme che si riferiscono a principi generali del diritto internazionale che

godono di generale approvazione e che coinvolgono anche l’Italia.

Le norme internazionali generalmente riconosciute operano direttamente nell’ordinamento

italiano, senza necessità di un atto interno di recepimento.

Un ruolo centrale nei rapporti tra l’Italia e gli ordinamenti extrastatuali è rappresentato

dall’art. 11 Cost., per il quale lo Stato acconsente, a condizioni di parità, a limitazioni di

sovranità necessarie ad un ordinamento che ne assicuri la pace e la giustizia tra le

nazioni.

I trattati internazionali sono sottoposti alla ratifica del Presidente della Repubblica che

deve essere autorizzata per legge dal Parlamento nei seguenti casi: trattati di natura

politica; trattati che prendono arbitrati e trattati che comportano variazioni del territorio

ecc..

PARTE II - PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CORTE

COSTITUZIONALE E ORGANI AUSILIARI

INTRODUZIONE

La forma di Stato costituzionale si caratterizza per la scelta di una Costituzione rigida.

Tale rigidità è manifestata sia da un procedimento aggravato di revisione del testo

costituzionale sia dalla previsione di un apparato istituzionale di garanzia e di controllo

che si affianca a Parlamento e Governo e che svolge una funzione a tutela degli interessi

costituzionali che astrattamente potrebbero venire pregiudicati dall’indirizzo politico del

Governo.

Il sistema delle garanzie costituzionali comprende l’insieme degli organi costituzionali che

si caratterizzano per la loro natura tecnico-giuridica e per la loro autonomia decisionale.

In questo sistema rientra innanzitutto il Presidente della Repubblica che ha un ruolo di

cerniera tra il circuito della decisione politica e il sistema delle garanzie stesso.

Corte Costituzionale

Nel sistema delle garanzie rientra poi: la che controlla la legittimità

magistratura,

costituzionale delle leggi ordinarie statali e regionali; la cioè l’insieme degli

“un ordine

organi preposti all’applicazione delle norme giuridiche e che costituisce

organi ausiliari

autonomo e indipendente da ogni altro potere” 104 Cost.);

(art. gli di

rango costituzionale cioè Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Consiglio Nazionale

dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Quest’ultimi sono organi appartenenti al complesso

delle istituzioni pubbliche che si caratterizzano per la loro natura tecnico-giuridica e per

l’autonomia decisionale rispetto agli organi governativi, anche se, tuttavia, rispetto agli

organi di garanzia sopracitati, questi svolgono funzioni ausiliarie rispetto allo svolgimento

della funzione di decisione politica di Parlamento e Governo, poiché la loro attività è

finalizzata a favorire un miglior funzionamento delle istituzioni pubbliche e

dell’ordinamento in generale. Infine rientrano tra le istituzioni di garanzia anche altri organi

ausiliari di rango ordinario come la Banca d’Italia e altre autorità amministrative

indipendenti (Consob, ACOM ecc..).

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: NOMINA, RUOLO E POTERI

Presidente della Repubblica

Il viene eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato

da 3 rappresentanti di ciascuna Regione (salvo la Valle d’Aosta che ne nomina solo uno).

Questi rappresentanti sono designati dai rispettivi Consigli regionali così da assicurare un

delegato di minoranza.

Il Presidente viene eletto a scrutinio segreto e a maggioranza qualificata (2/3 nelle prime 3

votazioni e la sola maggioranza assoluta dalla quarta). Sono previste maggioranze così

allargate cosicché l’elezione del Presidente avvenga in modo trasversale tra le forze

presenti in Parlamento aldilà della semplice maggioranza parlamentare.

Può essere nominato ogni cittadino con almeno 50 anni di età e che goda dei diritti

politici e civili. Il Presidente della Repubblica dura in carica 7 anni, perciò tale mandato

supera quello parlamentare e ciò serve per garantire l’indipendenza del Capo dello Stato

dall’Assemblea. Capo dello Stato

Il Presidente della Repubblica è il e rappresenta l’unità nazionale. Le

sue funzioni sono solitamente considerate funzioni di garanzia e la Costituzione gli

assegna una molteplicità di poteri di grande rilevanza che incidono sull’attività del

89 Cost.

Governo e del Parlamento. Tuttavia, secondo l’art. nessun atto del Presidente

della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri preponenti. La controfirma

ha una duplice funzione: se si ha a seguito di un’iniziativa del Presidente comporta un

controllo formale sugli atti dello stesso; mentre se si tratta di atti di iniziativa del Governo

comporta un controllo più ampio (estendibili a legittimità costituzionale) sugli stessi.

Per assicurare il libero esercizio delle funzioni presidenziali, la Costituzione prevede che la

legge assicuri al Presidente una dotazione di denaro (in beni mobili e immobili) per il

miglior espletamento delle funzioni presidenziali.

Inoltre, è previsto dalla legge la predisposizione di un apparato organizzativo autonomo

Segretariato generale della Presidenza della

composta da un’unica struttura: il

Repubblica che è nominato e revocato dallo stesso Presidente.

Il Presidente entra in carico dopo il “giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza

91 Cost..

della Costituzione” dinanzi al Parlamento, ai sensi dell’art

Se le Camere fossero sciolte o manchino meno di 3 mesi alla loro cessazione, i poteri del

Presidente possono essere promulgati e l’elezione del suo successore avverrà entro 15

giorni dalla prima convocazione delle nuove Camere, così da scongiurare un’elezione

presidenziale in un periodo preelettorale dove il Capo dello Stato sarebbe eletto da un

organo parlamentare privo di piena legittimazione politica. Tralasciando questa eccezione,

il Presidente della Camera dei Deputati, 30 giorni prima che scada il mandato del

presidente della Repubblica, procede alla convocazione del Parlamento e dei delegati

regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Va inoltre segnalato il divieto per il Presidente di procedere allo scioglimento anticipato

delle Camere nell’ultimo semestre del suo mandato così da evitare uno scioglimento

finalizzato a favorire un’eventuale ricandidatura presidenziale con una maggioranza

parlamentare più favorevole. Tale divieto ha una deroga che consente comunque lo

scioglimento anche nei 6 mesi finali del mandato, così da evitare una situazione di

confusione che si potrebbe creare per il fatto che le camere non potrebbero essere sciolte

quando il termine naturale della legislatura venisse a coincidere con l’ultimo semestre del

mandato presidenziale.

In caso di dimissioni, impedimento permanente o morte, le funzioni del Capo dello Stato

vengono esercitate dal Presidente del Senato.

Verso l’esterno, il Presidente della Repubblica accredita e riceve i rappresentanti

diplomatici, ratifica i trattati internazionali e dichiara lo stato di guerra deliberato dalle

Camere.

Nei confronti del Parlamento, nomina 5 senatori a vita, scelti tra i cittadini che hanno

illustrato la Patria per altissimi meriti.

Il Capo dello Stato può convocare le Camere in via straordinaria, organizzando le elezioni

di una o di entrambe le Camere e fissando la prima riunione non oltre il ventesimo giorno

dalle elezioni. Può inoltre inviare messaggi alle Camere: in modo formale (sollecitando)

anche se il Parlamento non è obbligato a trarne indicazioni in termini di indirizzo politico;

o in modo non formale esternando la sua opinione tramite mezzi di comunicazione di

massa.

Il Presidente promulga le leggi approvate dal Parlamento e può, con un messaggio

motivato, rinviare al Parlamento una legge, chiedendo un suo riesame per motivi di

illegittimità costituzionale. Tale messaggio costituisce un istituto di garanzia di

funzionamento del circuito decisionale politico.

Il Capo dello Stato inoltre: autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge del

Governo ed emana gli atti di governo aventi forza di legge; nomina il Presidente del

Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri stessi; svolge le consultazioni tra

i vari gruppi parlamentari in modo da individuare un soggetto che sia in grado di formare

un Governo che possa conseguire la fiducia parlamentare (+ preincarico).

Il Presidente della Repubblica riceve il giuramento del Governo e ne accetta le dimissioni;

nomina i funzionari dello Stato; conferisce le onorificenze della Repubblica; ha il comando

delle forze armate e presiede il Consiglio Supremo di difesa.

Infine, il Presidente della Repubblica nomina 1/3 dei giudici della Corte Costituzionale;

presiede il Consiglio superiore della magistratura; può concedere la grazie e commutare

le pene.

LA RESPONSABILITÀ PRESIDENZIALE

Per espressa previsione costituzionale, il Presidente della Repubblica non è responsabile

degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, salvo il compimento di due reati

alto tradimento attentato alla

specificamente individuati come reati presidenziali: e

Costituzione 90 Cost.).

(art. Tuttavia, rimane responsabile come qualunque altra persona

per ogni altro reato compiuto al di fuori dell’esercizio delle funzioni propriamente

presidenziali.

La Costituzione ha individuato in via autonoma due autonome fattispecie di reato,

considerati reati propri solo del Presidente della Repubblica, senza però procedere ad

una completa tipizzazione degli stessi e senza indicarne le sanzioni applicabili.

Si ritiene che le condotte sanzionatili debbano essere atti dolosi mediane i quali egli abbia

violato i propri doveri e abusato dei propri poteri, causando minaccia o pericolo alla

sicurezza e integrità nazionale e degli altri organi Costituzionali e dello Stato.

Per quanto riguarda il procedimento di messa in stato di accusa del Capo dello Stato per

i reati presidenziali va evidenziato che tale procedimento si articola in due fasi: una fase

istruttoria che culmina con la messa in stato di accusa del Parlamento e, una seconda

fase, dinanzi alla Corte Costituzionale eccezionalmente composta dai 15 giudici ordinari e

da 16 membri estratti a sorte tra i cittadini aventi i requisiti di eleggibilità a senatore.

La fase istruttoria, svolta dal comitato parlamentare per i procedimenti di accusa,

consiste nel svolgere le necessarie indagini in ordine a denunce trasmesse dal Presidente

della Camera. Tale fase si conclude con una richiesta di archiviazione per infondatezza

delle accuse o con una relazione contenente le conclusioni a cui è pervenuto il comitato,

siano esse favorevoli o contrarie all’accusa, da presentarsi al Parlamento. Poi, in caso di

delibera parlamentare è chiamata a giudicare la Corte Costituzionale, in qualità di vero

giudice penale. A seguito dell’atto di accusa, il Capo dello Stato può essere sospeso in

via cautelare dalla carica e, dopo, segue la fase del dibattimento dinanzi alla Corte dove

si discutono le risultanze istruttorie. Infine, la Corte si riunisce per la decisione finale che

potrà essere di assoluzione o condanna e tale sentenza è definitiva.

LA CORTE COSTITUZIONALE: COMPOSIZIONE E PROCEDIMENTI

L’organizzazione e il funzionamento della Corte Costituzionale sono disciplinati dalla

Corte Costituzionale

V, Sezione I, art. 134.137 Cost.).

Costituzione (Titolo La è un organo

costituzionale di natura giurisdizionale, in quanto è un collegio giudicante composto da

15 giudici nominati per 1/3 dal Presidente delle Repubblica; per 1/3 dal Parlamento in

seduta comune (con la maggioranza dei 2/3 per le prime tre votazioni e dei 3/5 per le

successive) e per 1/3 dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative (3 nominati

dalla Corte di Cassazione, uno dal Consiglio di Stato e uno dalla Conte dei conti).

La maggioranza dei componenti della Corte è di nomina parlamentare, cioè di organi di

emanazione politica; tuttavia non è né un organo propriamente politico né un organo solo

giurisdizionale, ma è un giudice particolare che deve applicare la Costituzione.

Per garantire l’autonomia dei componenti della Corte Costituzionale sono state introdotte

alcune specifiche previsioni: sono richiesti precisi requisiti di professionalità dei candidati

(magistrati delle supreme magistrature; professori universitari di materie giuridiche o

avvocati con almeno 20 anni di esercizio) e i giudici costituzionali restano in carica per 9

anni senza esser rieleggibili. Poi, il Presidente della Corte costituzionale è eletto all’interno

del collegio, a maggioranza dei componenti e se questa non viene raggiunta nei primi due

scrutini, si procede al ballottaggio tra i due più votati. Il Presidente dura in carica 3 anni

ed è rieleggibile.

La costituzione prevede che l’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con la carica di

parlamentare e di consigliere regionale. Dopo l’elezione, i giudici sono tenuti a prestare

giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione davanti al

Presidente della Repubblica.

La Corte Costituzionale è competente a giudicare nei casi tassativamente indicati dalla

Costituzione e dalle vigenti leggi costituzionali: sulle controversie relative la legittimità

costituzionale delle leggi; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato; sui conflitti di

attribuzione tra lo Stato e le Regioni e tra le Regioni e sulle accuse promosse dal

Parlamento contro il Presidente della Repubblica.

Le decisioni della Corte sono adottate con metodo collegiale a maggioranza dei presenti

e votanti, con quorum strutturale di 11 giudici. Le udienze sono pubbliche.

Al giudizio della Corte sono sottoposte soltanto le leggi approvate dal Parlamento, mentre

non formano oggetto della Corte i regolamenti governativi (poiché fonti secondarie

subordinate alla legge) che sono sottoposti al TAR e al Consiglio di Stato. Non sono

oggetto i regolamenti parlamentari o di altri organi costituzionali (poiché fonti primarie di

autonomia organizzativa e funzionale di tali organi costituzionali). Tuttavia, potrebbero

essere oggetto di giudizio da parte della Corte le leggi emanate in applicazione di norme

dei regolamenti parlamentari non conformi a Costituzione.

Non formano oggetto i regolamenti e le direttive dell’Unione europea visto che fanno

parte dell’ordinamento comunitario-europeo, dove la competenza a giudicare la legittimità

di tali atti è della Corte di giustizia dell’Unione europea. La Corte Costituzionale potrebbe

invece giudicare la legittimità costituzionale delle leggi di autorizzazione alla ratifica dei

trattati internazionali su cui si fonda l’Unione europea.

I vizi delle fonti normative primarie su cui può intervenire la Corte sono di natura formale o

sostanziale: i vizi formali si hanno quando un atto normative primario non rispetta la

disciplina dettata per la sua formazione o la forma prevista per la sua pubblicazione; i vizi

sostanziali attengono alle ipotesi in cui la disciplina contenuta nell’atto normativo primario

leda principi costituzionali.

L’accesso alla Corte Costituzionale può avvenire in due modi:

- procedimento in via principale: si ha nei casi di: ricorso dello Stato contro leggi

regionali che eccedano la competenza della Regione; ricorso della Regione contro

leggi dello Stato o contro leggi di altre regioni. In ogni caso una parte pensa di aver

subito una lesione della propria sfera di competenza e perciò ricorre all’impugnazione

alla Corte Costituzionale che si deve effettuare entro 60 giorni dalla pubblicazione della

legge in questione. Tali procedimenti poi si concludono con una sentenza della Corte.

- procedimento in via incidentale: prende avvio per iniziativa di un giudice dinanzi al

quale pende una controversia tra due o più parti (giudice a quo); le parti del processo

possono sollevare l’eccezione di costituzionalità della norma dinanzi al giudice, senza

tuttavia poter determinare la rimessione della questione al giudice. In questo

procedimento devono ricorrere due requisiti: uno soggettivo, cioè l’esistenza di un

giudice; ed un altro oggettivo, cioè l’esistenza di un procedimento giudiziario di

qualsiasi natura. Con l’espressione “giudizio” ci riferiamo al processo come sede dove

legittimità costituzionale,

può essere sollevata una questione di la quale, per giungere

al vaglio della Corte Costituzionale deve costituire oggetto di una preventiva

valutazione da parte del giudice a quo in ordine a due profili: rilevanza, cioè necessità

nel processo a quo di applicare tale norma per la soluzione della controversia;

l’esistenza di un ragionevole dubbio della sua possibile non conformità con la

Costituzione. Il giudice a quo deve accertare che esista un serio dubbio di

costituzionalità e, talora ritenga sussistere i precedenti requisiti, deve sospendere il

processo rimettendo con ordinanza motivata la questione alla Corte Costituzionale.

L’ordinanza di rinvio alla Corte è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale al fine di permettere

a chiunque di conoscere i profili di dubbia costituzionalità. Una volta sottoposta la

questione alla Corte Costituzionale, l’esame inizia con una valutazione della rilevanza

della questione, cioè la necessità di applicazione della norma in esame per la decisione

del processo a quo. Successivamente, la Corte Costituzionale valuta se le eccezioni di

legittimità costituzionale espresse nell’ordinanza di rinvio siano tali da portare o meno

ad una dichiarazione di incostituzionalità delle norme impugnate. sentenze,

Le decisioni della Corte Costituzionale in via principale possono essere se

ordinanze,

giudicate in via definitiva, o se sono state adottati provvedimenti interlocutori

(come quando viene dichiarata l’infondatezza o l’inammissibilità).

sentenza di accoglimento

Con la la Corte Costituzionale accoglie la questione di

legittimità costituzionale e dichiara l’incostituzionalità della norma impugnata,

determinando l’annullamento e la non applicabilità della stessa e la conseguente perdita

di efficacia della disposizione impugnata con effetto retroattivo. Tale sentenza perciò

coinvolge anche i rapporti precedenti alla pubblicazione col limite dei rapporti esauriti e

dei rapporti giuridici irrevocabili.

sentenza di rigetto

Con la la Corte Costituzionale rigetta la questione di legittimità nei

termini che le è stata proposta dichiarando la stessa non fondata. Tali sentenza

producono effetti soltanto nei confronti del giudice a quo.

La Corte è poi arrivata a dichiarare l’incostituzionalità, o meno, di una norma primaria

rispetto ad una certa interpretazione oppure modificando direttamente il testo della

sentenze interpretative

disposizione impugnata. Si parla di quando la Corte si pronuncia

su uno specifico significato normativo. Perciò si distinguono le sentenze interpretative di

accoglimento, con le quali la Corte accoglie la questione di legittimità costituzionale con

esclusivo riferimento a una norma desumibile dalla legge in via interpretativa; dalle

sentenze interpretative di rigetto con le quali la Corte giudica infondate le eccezioni di

legittimità costituzionale in relazione alla disposizione impugnata.

Un secondo tipo di sentenze che hanno ampliato gli strumenti a disposizione della Corte

c.d. sentenze manipolative,

per le sue decisioni sono rappresentate falle con cui la

Corte non si limita ad eliminare una norma dall’ordinamento ma attraverso la modifica del

testo della disposizione introduce norme nuove ritenute costituzionalmente necessarie.

Queste possono essere: additive (“nella parte in cui non prevede”); ablative (“nella parte in

cui prevede”) e sostitutive (“nella parte in cui prevede un qualcosa anziché un

qualcos’altro”). Tali sentenze sono state molto criticate poiché alterano il testo della

disposizione impugnata da parte della Corte perciò, per superare tali critiche, la Corte ha

introdotto le c.d. sentenze additive di principio con cui dichiara l’incostituzionalità della

legge impugnata senza formulare in termini puntuali la norma mancante e enunciando i

principi in base a cui va modificata.

Un’altra importante funzione della Corte Costituzionale riguarda la risoluzione dei conflitti

di attribuzione tra poteri dello Stato (organi con attribuzioni previste direttamente dalla

Costituzione: Parlamento, Governo, magistratura ecc..), tra Stato e Regioni e tra Regioni.

Il giudizio della Corte Costituzionale sui conflitti di attribuzione ha ad oggetto la

delimitazione della sfera di attribuzioni determinata dalle norme costituzionali per i vari

poteri dello Stato o delle regioni e riguarda qualunque atto non legislativo imputabile ad

un potere dello Stato o delle regioni.

IL CONSIGLIO DI STATO, CORTE DEI CONTI E CNEL

organi

Esaminiamo ora il sistema degli organi qualificati come “ausiliari” riconducibili, in

generale, alle istituzioni pubbliche.

Tali organi si caratterizzano per la loro natura tecnico-giuridica e per l’autonomia

decisionale rispetto agli organi governativi e, a differenza degli altri organi di garanzia

costituzionale, svolgono una funzione ausiliare poiché la loro attività è finalizzata a favorire

un miglior funzionamento degli apparati governativi e parlamentari.

Appartengono alla categoria: il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti e il CNEL.

Consiglio di Stato

Il svolge una duplice funzione di “organo di consulenza giuridico-

amministrativa a tutela della giustizia nell’amministrazione”, ma ha anche funzioni

consultive e giurisdizionali così da assicurare “l’indipendenza dei due Istituti e dei loro

componenti di fronte al Governo”.

Il Consiglio di Stato è articolato in 7 sezioni: 4 con competenze consultive e altre 3 con

funzioni giurisdizionali. In caso di pareri complessi l’esercizio della funzione consultiva

generale

può essere esercitato dall’Adunanza composta da tutti i Consiglieri di Stato,

plenaria

mentre in caso di contrasti interpretativi, l’esercizio viene affidato all’Adunanza

composta da tutti i Consiglieri delle tre sezioni giurisdizionali, oltre al Presidente.

Il Governo influisce sul Consiglio di Stato nominando il presidente e 1/4 dei Consiglieri,

mentre gli altri posti vacanti sono per metà riservati ai consiglieri del TAR con una certa

anzianità, e per il restante sono attribuiti tramite concorso pubblico a cui possono

partecipare solo categorie determinate.

La funzione consultiva riguarda soprattutto i provvedimenti normativi o amministrativi del

Governo, anche se la richiesta di parere al Consiglio di Stato è solitamente facoltativa e

non vincolante. In altri casi, invece, la richiesta di parere al Consiglio è obbligatoria,

seppur non vincolante, come per i regolamenti governativi e ministeriali o i ricorsi

straordinari al Capo dello Stato. Sono stati poi ridotti i tempi entro cui gli organi consultivi

sono tenuti a rendere i pareri ad essi obbligatoriamente richiesti: da 45 a 20 giorni.

Per quanto riguarda la funzione giurisdizionale, dopo l’entrata in vigore della legge

istitutiva dei TAR (Tribunali Amministrativi Regionali), il Consiglio di Stato è organo

giurisdizionale di appello rispetto alle sentenze emesse dai TAR.

Corte dei conti

Anche la costituisce un organo complesso al quale sono attribuite

fondamentali competenze in materia di controllo esterno sull’attività della pubblica

amministrazione e competenze giurisdizionali in settori per gli interessi finanziari.

In particolare, “la Corte dei Conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del

Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa al

controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria,

Riferisce alle Camere il risultato del riscontro eseguito”.

È prevista una riserva di legge che ne assicura l’indipendenza dell’organo e dei suoi

componenti rispetto al Governo. Inoltre, la Corte dei Conti si articola sia in strutture di

livello centrale e livello regionale: a livello centrale esistono tre sezioni di controllo,

competenti: gli atti di Governo e delle amministrazione statali; la gestione finanziaria degli

enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria e i conti consuntivi delle Province e dei

Comuni. A livello regionale esistono sezioni giurisdizionali regionali, presso le quali opera

anche un Procuratore regionale e sezioni di controllo regionale. Sono poi da menzionare

per la loro importanza le figure del Presidente della Corte dei conti e del Procuratore

generale presso la Corte (ha funzioni di pubblico ministero).

Anche in questo caso, la nomina del Presidente e di metà dei consiglieri è affidata al

Governo. Riguardo al controllo preventivo di legittimità, la legge ha ora indicato l’elenco

degli atti per cui tale controllo è obbligatorio in forma di visto e successiva registrazione

da parte della Conte. È possibile però anche che la registrazione di un atto avvenga “con

riserva”, qualora la Conte rifiuti il visto e il Consiglio dei Ministri deliberi che l’atto debba

comunque aver corso. I controlli successivi riguardano: il controllo sulla gestione delle

amministrazioni pubbliche che ha per oggetti la verifica dei risultati conseguiti

dall’amministrazione rispetto agli obiettivi stabiliti dalla legge; il controllo di parificazione

sul rendiconto generale dello Stato con il quale la Corte esamina la legittimità delle spese

rispetto alle previsioni di bilancio e il controllo sulla gestione finanziaria degli enti ai quali

lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riguardo la funzione giurisdizionale, la Corte è

competente per i giudizi in materia di responsabilità amministrativa e contabile per i danni

patrimoniali causati all’amministrazione dai propri dipendenti.

Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro

Il (CNEL) è un organo che ha l’obiettivo

di garantire l’integrazione della rappresentanza politica elettiva con forme di

rappresentanza delle categorie professionali e imprenditoriali. Il CNEL ha funzioni

consultive in quanto “organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e

secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge”. La costituzione attribuisce al

CNEL poteri consultivi e di iniziativa legislativa limitati alla materia economica e sociale. Il

CNEL è composto da 111 membri, tra i quali il presidente e 4 esperti nominati dal

Governo, 8 esperti nominati dal Presidente della Repubblica e i rappresentanti delle

categorie produttive. Nonostante la legge consideri il CNEL come un rilevante organo

ausiliario, va comunque osservato che il carattere facoltativo dei poteri consultivi ad esso

attribuiti hanno reso questo Consiglio un organo di limitata rilevanza istituzionale. Peraltro,

anche il potere di iniziativa legislativa riconosciuto al CNEL non è assistito da particolari

vincoli o forme di obbligatorietà per i destinatari delle sue proposte, non assicurando che

il Parlamento giunga all’esame del testo di legge proposto dal Consiglio.

CSM E ORGANISMI DI PRESIDENZA DELLE ALTRE MAGISTRATURE

I principi costituzionali relativi all’esercizio della funzione giurisdizionale riguardano gli

individui destinatari dell’attività giudiziaria e l’organizzazione del sistema giudiziario.

artt. 24/25 Cost.

Gli sanciscono “il principio d’inviolabilità del diritto di difesa in ogni stato

e grado di giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi” e “nessuno può

111 Cost.

essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”. Poi, l’art. stabilisce

che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge” e che “ogni

processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice

terzo e imparziale”. Viene poi previsto il principio dell’obbligo di motivazione di tutti i

provvedimenti giurisdizionali, funzionale alla garanzia del doppio grado di giudizio.

sistema giudiziario

Il previsto dalla Costituzione è articolato in differenti rami di

giurisdizione: ai giudici ordinari (civili o penali) si affiancano i giudici amministrativi (TAR e

Consiglio di Stato), i giudici in materia contabile (Corte dei conti), tributaria e giudici

militari. Tale struttura è rafforzata da due previsioni costituzionali: il principio del “giudice

25 Cost.)

naturale” (già visto all’art. e “non possono essere istituiti giudici straordinari o

102 c.2 Cost.).

giudici speciali” (art. È tuttavia ammessa l’istituzione di sezioni

specializzate presso i tribunali ordinari, con la partecipazione di giudici onorari.

Tra i giudici ordinari, i Tribunali operano come giudici monocratici o collegiali di primo

grado; le Corti d’appello sono organi collegiali di secondo grado; la Corte di cassazione è

l’organo giudiziario di vertice dell’ordinamento e si occupa di ricorsi per violazione di

legge contro le sentenze e contro la libertà personale. A questi si aggiungono i Giudici di

pace, cioè dei magistrati onorari competenti di controversie di minor valore.

La Costituzione guarda anche ai rapporti tra potere giurisdizionale e altri poteri dello Stato

(c.d. indipendenza esterna) e ai rapporti tra i singoli magistrati e la struttura organizzativa

di appartenenza (c.d. indipendenza interna). In questa ottica ha un ruolo decisivo la

garanzia di indipendenza esterna dei giudici ordinari, per la quale è stato previsto un

Consiglio Superiore della Magistratura

preciso organo: il (CSM).

È un organo composto in modo misto da componenti nominati da giudici e altri di nomina

politica. Tre membri sono di diritto: il Presidente della Repubblica (che lo presiede), il

primo presidente della Corte di Cassazione (il più alto grado tra i giudici ordinari) e il

procurare generale presso la stessa Corte. Per gli altri componenti si ha che i 2/3 sono

eletti da tutti i magistrati ordinari e il restante 1/3 dal Parlamento in seduta comune. I

membri elettitivi durano in carica 4 anni e non sono subito rieleggibili. Inoltre, non fanno

possono né far parte del Parlamento né del Consiglio Regionale. Il CSM elegge, tra i

membri nominati dal Parlamento, un vicepresidente al quale, per prassi, sono delegate

dal Presidente della Repubblica quasi tutte le sue funzioni.

Spettano al CSM le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i

provvedimenti nei riguardi dei magistrati ordinari. Tali attribuzioni sono coordinate con i

poteri riconosciuti al Ministro della giustizia.

La funzione del CSM è quella di istruire il relativo procedimento e decidere l’eventuale

irrogazione delle sanzioni disciplinari previste dalla legge nei casi in cui un magistrato

abbia tenuto condotte non consone con l’ordine giudiziario (non per forza reato).

L’azione disciplinare può essere proposta solo dal Ministro della Giustizia o dal

Procuratore generale presso la Corte di cassazione. Il procedimento disciplinare si

articola in un vero e proprio processo ed, inoltre, è prevista la possibilità di ricorso in

Cassazione.

L’assetto descritto dalla Costituzione per assicurare l’autonomia e l’indipendenza della

magistratura ordinaria ha costituito un modello anche per le giurisdizioni speciali che

sono articolate in organi analoghi: il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa;

il Consiglio di presidenza della Corte dei conti; il Consiglio della magistratura militare.

LA BANCA D’ITALIA

Banca d’Italia

La non è un organo previsto dalla Costituzione, per il ruolo svolto

rappresenta una delle istituzioni di garanzia dell’ordinamento. Fu fondata nel 1893 e

subito dopo acquisì un ruolo di istituto pubblico con compiti di vigilanza sulle banche e

potere di emissione della moneta. Inoltre, a garanzia dell’indipendenza richiesta per le

banche centrali degli Stati che hanno aderito all’Unione monetaria europea nel 1992, è

giusto precisare che la Banca d’Italia, essendo appartenente al SEBC, agisce secondo le

Banca Centrale Europea

istruzioni e gli indirizzi della (BCE).

Inoltre, la Banca d’Italia opera nel rispetto del principio di trasparenza, riferendo

semestralmente una relazione del suo operato al Governo e al Parlamento.

Governatore

Tra i suoi organi interni si ha: il (nominato con un decreto del Presidente

della Repubblica dopo delibera del Consiglio dei ministri e parere del Consiglio

Direttorio

Superiore); il (vero organo di governance che assume provvedimenti aventi

Consiglio Superiore

rilevanza esterna nell’esercizio delle finalità istituzionali); il

(composto dal Governatore e altri 13 consiglieri, che svolge funzioni amministrative, di

Collegio sindacale

vigilanza e controllo sull’andamento della gestione), il (svolge funzioni

di controllo sull’amministrazione della banca per l’osservanza della legge) e l’Assemblea

dei partecipanti (che approva il bilancio dell’istituto).

La Banca d’Italia svolge una molteplicità di funzioni e concorre a determinare le decisioni

di politica monetaria per l’intera aera dell’Euro. In secondo luogo partecipa alle decisioni

della BCE circa l’emissione di banconote all’interno dell’Unione, secondo le esigenze di

liquidità del sistema; esercita vigilanza sulle banche nazionali, sugli intermediari finanziari

e sugli intermediari non bancari; supervisiona mercati monetari e finanziari e promuove il

regolare funzionamento e la sicurezza dei sistemi di pagamento.

La Banca d’Italia infine svolge analisi dettagliate sullo stato dell’economia in materia di

politica economica e finanziaria.

PARTE III - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, AUTORITÀ

INDIPENDENTI, AUTONOMIE LOCALI

INTRODUZIONE

pubblica amministrazione

La (PA) comprende tutti gli apparati pubblici cui è affidata

l’attuazione delle norme e delle politiche pubbliche del nostro ordinamento.

La Costituzione stabilisce i principi fondamentali che debbono presiedere

all’organizzazione di tutti gli apparati amministrativi: legalità, buon andamento e

imparzialità.

La Costituzione prevede varie forme di responsabilità connesse all’esercizio della

funzione amministrativa: quella diretta dei pubblici funzionari e quella solidale dello Stato

e degli altri enti pubblici solo nella materia civile.

In passato, l’amministrazione pubblica era affidata a organismi statali, a cui facevano

capo i ministri, e che si riunivano nel Governo, cosicché il potere esecutivo era incentrato

in quest’ultimo. Col tempo questo modello è mutato e, accanto ad un potere esecutivo

statale e centrale, sono stati previsti altri enti di governo territoriale (regioni, province

ecc..), al cui interno sono inseriti organi rappresentativi per lo svolgimento delle funzioni

amministrative. Inoltre, di recente, sono stati introdotti altri enti amministrativi, staccati

dalla rappresentanza politica: le autorità amministrative indipendenti.

PRINCIPI COSTITUZIONALI IN MATERIA DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

97 c.1 Cost.

Tra i principi costituzionali ha particolare rilievo la norma dell’art. per cui “i

pubblici uffici sono organizzati secondo disposizione di legge, in modo che siano

assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.

legalità

Tale previsione costituzionale introduce il principio di dell’azione amministrativa:

ogni attività della PA deve essere posta in essere entro i limiti e nel rispetto delle norme

stabilite dalla Costituzione. Ne deriva una conseguenza fondamentale: la PA ed ogni

soggetto che esercita pubblici poteri può compiere solo quelle attività che sono

autorizzate dalla Costituzione, da una fonte primaria o dalla legge (diverso dai chi svolge

un’attività privata che può fare tutto ciò che non gli è vietato dalla legge). Tale norma

riserva di legge relativa,

contiene una per la quale nella materia è necessaria una

disposizione normativa primaria che individui i principi e i criteri generali della materia

sulla cui base la disciplina di dettaglio potrà essere delega anche ad una fonte

secondaria. La riserva di legge relativa impone il ricorso a fonti di diritto primarie.

Il principio di legalità costituisce un limite esterno, nei rapporti della PA con i terzi, ed un

limite interno, poiché la PA deve individuare gli obiettivi da perseguire esclusivamente

nella legge. Perciò, nei casi di mancata corrispondenza tra l’interesse pubblico indicato

dal legislatore e l’interesse perseguito in concreto dalla PA, l’atto amministrativo può

essere annullato. buon andamento

Altro principio fondamentale il della PA, in virtù del quale l’attività

amministrativa deve rispondere a criteri di efficienza (rapporto tra risultati raggiunti e

risorse impiegate), efficacia (capacita di conseguire gli obiettivi prefissati) ed economicità

(minimizzazione dei costi).

L’altro principio a cui si riferisce la Costituzione è l’imparzialità, che impone a ogni

autorità pubblica di considerare in modo oggettivo e non parziale tutti gli interessi

coinvolti, pubblici e privati, evitando qualsiasi forma di disparità.

Inoltre, un altro principio è che il reclutamento dei funzionari pubblici avvenga tramite

concorso. Poi, lo status giuridico di questi prevede che siano all’esclusivo servizio della

nazione. I funzionari pubblici sono direttamente responsabili degli atti compiuti in

violazione delle leggi e dei diritti di soggetti terzi. Si distinguono tre forme di

responsabilità: penale (è personale e ne risponde direttamente il pubblico funzionario che

abbia violato la legge penale); amministrativa (ne risponde sempre il pubblico funzionario

e può essere: disciplinare, contabile o patrimoniale) o civile (nei casi di danni arrecati a

terzi dal pubblico funzionario nell’esercizio delle sue funzioni e per i quali la responsabilità

risarcitoria si estende solidalmente anche allo Stato e agli enti pubblici cui appartengono i

funzionari responsabili).

ATTI AMMINISTRATIVI, VIZI, TUTELE

Gli atti amministrativi sono atti tipici, cioè individuati dalla legge che ne prevede tutti gli

amministrativo

elementi costitutivi. L’atto è ogni atto emanato dalla pubblica

amministrazione nell’esercizio dei poteri attribuiti dalla legge.

procedimento amministrativo

Il è l’insieme concatenato di atti e attività della PA all’esito

provvedimento amministrativo,

del quale sarà adottato un atto conclusivo, detto con

effetti esterni nei confronti dei soggetti terzi. Il provvedimento è l’atto amministrativo che

produce effetti giuridici nei confronti dei destinatari, essendo provvisto di autoritarietà ed

esecutività.

tipicità

La che caratterizza gli atti amministrativi comporta che la mancanza di uno dei

requisiti stabiliti dalla legge ne determini un vizio di legittimità.

L’inesistenza deriva dalla mancanza dei requisiti essenziali di forma, ordinariamente

nullità

richiesti dalla legge; la del provvedimento amministrativo si verifica nei casi in cui

risulta mancante un elemento essenziale dell’atto stesso; l’annullabilità consiste nel vizio

derivante da violazione di legge, incompetenza o eccesso di potere.

L’inesistenza e la nullità operano di diritto, mentre l’annullabilità è un vizio che deve

essere rilevato dall’interessato e deve essere impugnato entro 60 giorni da quando ne ha

avuto notizia.

Il provvedimento amministrativo si considera illegittimo se emanato in violazione dei

principi e delle norme di legge che disciplinano l’attività della pubblica amministrazione.

illegittimità

Tale può essere: assoluta (per inesistenza o nullità e perciò insanabile) o

relativa (sanabile se non impugnata dall’interessato nei termine indicati). Inoltre, per i casi

di illegittimità relativa, i vizi tipici possono essere tre: incompetenza (quando l’atto è stato

emanato da un organo che non risulta essere titolare del potere che ha esercitato,

appartenente difatti ad un’altra autorità); eccesso di potere (quando si ha da parte della

PA un “cattivo uso” del potere discrezionale riconosciutele dalla legge, secondo

fattispecie tipiche enunciate nel tempo: illogicità manifesta, contraddittorietà tra

motivazione e dispositivo dell’atto, l’insufficienza della motivazione ecc..) e la violazione di

legge (che consiste nel vizio dell’atto che contrasti con una disposizione di fonte primaria,

così da violare un principio costituzionale.

Riguardo le tutele amministrative adottabili in caso di atto illegittimo, si ha per prima una

autotutela

possibilità di della stessa PA, che può rivedere e rettificare il proprio operato,

procedendo all’eliminazione di un atto illegittimo mediante l’annullamento o la revoca

dello stesso. In seguito, talora questa ipotesi non venga presa in considerazione, i

soggetti destinatari danneggiati possono presentare un ricorso amministrativo, volto

direttamente all’amministrazione, che può essere gerarchico, se rivolto all’organo

sovraordinato rispetto a quello che ha emanato l’atto; o ricorso in opposizione, se

presentato all’organo stesso che ha emanato l’atto. Tra i ricorsi amministrativi va incluso

un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, per motivi di legittimità nei

confronti di atti amministrativi definitivi nel termine di 120 giorni dalla loro comunicazione.

La Costituzione prevede che “contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre

ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi”. Per diritti soggettivi

si intende posizioni giuridiche soggettive riconosciute dalla Costituzione ai singoli

soggetti, mentre per interessi legittimi si intendono le posizioni giuridiche soggettive di


PAGINE

32

PESO

152.97 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matteop97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Lotito Pierfrancesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto pubblico

Riassunto esame Diritto Pubblico, prof. Simoncini, libro consigliato Introduzione allo studio del Diritto Pubblico e delle sue fonti, Simoncini, Groppi
Appunto
Riassunto esame Diritto Pubblico - Prof. Pierfrancesco Lotito - Economia Aziendale Unifi
Appunto
Diritto Pubblico
Appunto
Diritto privato
Appunto