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Essendo un atto statale deve essere adottato nelle materie di competenza statale

altrimenti risulta essere illegittimo.

Il D.L è una fonte con cui si tenta di far fronte a casi straordinari di necessità e di urgenza.

È il Consiglio dei Ministri in questi casi che approva il D.L. che in seguito viene emanato

dal PdR (mentre le leggi ordinarie vengono promulgate perché c’è una dichiarazione

solenne). Poi avviene la pubblicazione del D.L sulla Gazzetta Ufficiale e l’immediata

entrata in vigore (poiché è un caso di necessità).

Però il Governo nel momento in cui adotta il D.L deve anche trasmetterlo al Parlamento il

quale ha 60 giorni di tempo per decidere cosa fare del D.L. (che però è gia entrato in

vigore nel frattempo).

Ci possono essere 3 possibilità:

1)il D.L. viene convertito in legge vera e propria

2) le Camere si oppongono e negano la conversione

3) le Camere non si oppongono entro 60 gg.

Negli ultimi 2 casi (2 e 3) il D.L. decade , cioè viene tolto dall’inizio (ex tunc, retroattivo); il

D.L rimane in vigore max per 60 giorni dopodiché esso rimosso come se non ci fosse mai

stato..

Il punto fondamentale di questa procedura è che essa viene attuata in caso di necessità e

urgenza; a volte però non è chiaro quando è necessario intervenire subito mediante un

D.L o quando è meglio fare una legge ordinaria del Parlamento anche se i tempi sono

molto più lunghi. Questo lo stabilisce (cioè i soggetti che giudicano se il D.L è legittimo

sono): Parlamento approvando il D.L

- Corte Costituzionale

-

2) DECRETO LEGISLATIVO: regolato dall’art. 76.

La procedura del D.Lgs è circa l’inverso di quella del D.L. e i due atti sono completamente

diversi. (nel D.L. è il Governo che ha l’iniziativa, nel D.Lgs è il Parlamento).

1) Il Parlamento adotta una legge ordinaria (con procedura normale) con cui delega

una parte del suo potere legislativo al Governo.

Con la LEGGE DELEGA accade che un soggetto (Governo) acquista dei poteri da un altro

soggetto (Parlamento) entro determinati limiti, quali: limiti dell’oggetto , limiti dei principi e

criteri direttivi e limiti di tempo (entro il quale il Governo può/deve adottare il decreto) .

Sono 3 vincoli ma il Parlamento , se vuole, può aggiungerne altri.

La L. delega è revocabile cioè il Parlamento ha sempre la possibilità di abrogarla e tornare

indietro.

Una volta che il Governo ha esercitato la delega, essa è esaurita e decade (quindi può

esser usata solo per un decreto).

Il D.Lgs deve riguardare poi materie di competenza Statale. 13

ITER APPROVAZIONE D.LGS

1) Approvazione della legge di delegazione (L.delega) dal Parlamento.

2) Approvazione del testo del decreto dal Consiglio dei Ministri.

3) Emanazione del PdR.

4) Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

5) Entrata in vigore dopo 15 gg , salvo altri termini.

Se c’è un contrasto fra questi atti (L.ordinaria, D.L e D. Lgs) si attua il criterio cronologico,

cioè essendo questi atti sullo stesso livello gerarchico, prevale il più recente.

Una volta approvato il D. Lgs la legge delega rimane in vigore perché ha una funzione

molto importante, stabilisce infatti i principi che il Governo con il D. Lgs deve rispettare.

(affinché poi la Corte Costituzionale possa verificare la compatibilità con il D.Lgs).

DEMOCRAZIA: DIRETTA e RAPPRESENTATIVA

L’art 2 della C. afferma che la sovranità appartiene al popolo che la esercità delle forme e

nei limiti stabiliti dalla C.

Se prendiamo tutti i modi/strumenti di democrazia possiamo suddividerli in :

1) Democrazia DIRETTA

2) Democrazia RAPPRESENTATIVA

Queste 2 forme consentono la partecipazione di tutti i cittadini ai processi decisionali dei

poteri pubblici.

Oggi nessuna C. si basa solo su uno dei 2 tipi di democrazia e la diversità fra i vari

ordinamenti consiste anche nella quantità in cui queste due forme di democrazia vengono

utilizzate.

Strumenti di democrazia diretta in Italia:

1) PETIZIONE

2) INIZIATIVA POPOLARE (almeno 500.000 elettori)

3) )

Diversi tipi di REFERENDUM. (abrogativo/costituzionale/approvativo

REFERENDUM: votazione popolare su una certa questione, da risolvere con un SI o con

un NO.

1° referendum in ITALIA: 1946 x scegliere fra Monarchia e Repubblica. 14

REFERENDUM ABROGATIVO

Regolato dall’art 75.

Serve per abrogare (eliminare) una legge ordinari già in vigore (quindi è diverso da quello

costituzionale).

È lo strumento più importante della democrazia diretta.

1° comma: il R. abrogativo serve per abrogare una legge ordinaria o un atto composito di

legge statale già in vigore.

2° comma: alcune leggi non possono essere oggetto di R. abrogativo, (come leggi

elettorali, tributarie, di bilancio ecc.)

CARATTERISTICHE del REFERENDUM ABROGATIVO:

hanno diritto al voto tutti i cittadini maggiorenni (suffragio universale).

È previsto un QUORUM di partecipazione. Per esser valido il R. occorre la

partecipazione della maggioranza assoluta (50% + 1) degli aventi diritto al voto, non dei

votanti. Se non c’è, il R. è nullo.

Per ottenere il numero di voti validamente espressi occorre sottrarre dalle schede totali

quelle nulle e bianche e poi vedere se prevale il SI o il NO. I cittadini hanno 4 possibilità di

comportamento:

1) Non andare a votare

2) Lasciare la scheda bianca

3) Votare SI

4) Votare NO.

RICHIESTA POPOLARE

Gli elettori entro 3 mesi devono raccogliere 500.000 firme , se riescono a farlo la richiesta

di R. abrogativo subisce 2 controlli:

1) Da parte della Corte di Cassazione la quale controlla la legittimità cioè l’autenticità

delle firme;

2) Da parte della Corte Costituzionale (se passa al controllo precedente) la quale

verifica che la richiesta di R. non riguardi materie che non possono essere abrogate

(ad es. L.tributarie).

Se la richiesta passa i 2 controlli, passa successivamente al PdR che indice un

REFERENDUM abrogativo (una domenica tra 15/04 e 15/06).

Una volta fatta la votazione bisogna verificare prima di tutto il QUORUM di partecipazione,

se non c’è la maggioranza assoluta il R. è nullo.

Poi si sottraggono le schede bianche e nulle e si contano i voti. 15

Se vincono i SI: il risultato viene dichiarato dal PdR con un decreto sulla Gazzetta

Ufficiale e la legge viene cosi eliminata da quel momento.

(in qst caso può accadere che il PdR rimandi il risultato , entro un max di 60 gg, per dare

tempo al Governo e Parlamento di intervenire e non creare un Buco Normativo).

Se vincono i NO: il risultato viene lo stesso dichiarato dal PdR sulla Gazzetta Ufficiale e la

legge rimane in vigore. Inoltre per 5 anni non si può più rifare un R. su quella determinata

legge.

n.b. Passa circa 1 anno dalla richiesta di R. fino alla votazione. In questo tempo la Legge in

questione rimane in vigore. Può accadere che, in questo periodo , il Parlamento decida di

eliminare quella Legge oggetto del R. e introdurne una nuova che sostanzialmente riprende la

normativa precedente e intanto , essendo stata la Legge oggetto del R. già abrogata, quest’ultimo

viene bloccato e non si fa più.

Per ovviare a questo problema , la Corte Costituzionale nella Legge 68/78 ha affermato che, se si

presenta il caso precedente, il R. si fa lo stesso sulla nuova Legge, evitando cosi la possibilità che

il Parlamento annulli il Referendum.

Il R. abrogativo è una fonte del diritto molto particolare perché con esso non si “costruisce

qualcosa” ma si può solo togliere una normativa.

Si colloca sullo stesso livello gerarchico della Legge Ordinaria e degli atti composti di

legge (D.L e D.Lgs).

STATUTI REGIONALI (art. 123)

Atti normativi che disegnano nell’essenziale la forma di Governo , l’organizzazione e

l’attività di una regione.

Ci sono 20 STATUTI in Italia (uno/regione); essi designano gli organi principali, l’attività e

le funzioni delle regioni.

Novità dal 99: è stata data la possibilità alle regioni di scegliere la propria forma di

Governo , mentre prima esisteva solo quella statale.

n.b.: gli statuti regionali sono un po’ come le C. di ciascuna regione ma non vengono

chiamati “costituzioni” in quanto essendo la C. al di sopra di tutte le altre fonti questa

rimane la sola ad avere quel nome.

--→ 5 regioni con AUTONOMIA SPECIALE

(Trentino, Valle d’Aosta, Friuli, Sicilia e Sardegna)

Per varie ragioni storiche e geografiche. 16

Hanno uno STATUTO SPECIALE approvato mediante una Legge costituzionale del

Parlamento.

n.b. è stata necessaria una Legge Costituzionale e non una semplice Legge Ordinaria (per

concedere questa autonomia speciale) per una ragione giuridica. Nella parte V della C.

vengono trattate le regioni; se si volesse apportare una modifica agli articoli , l’unico modo

sarebbe farlo con una Legge Costituzionale, l’unica in grado di derogare la C.

Con le Leggi Ordinarie non sarebbe stato possibile fare ciò perché queste si trovano a un

livello gerarchico inferiore e sarebbero quindi risultate incostituzionali.

--→ 15 regioni con AUTONOMIA SEMPLICE

Hanno uno STATUTO ORDINARIO approvato dal Consiglio Regionale secondo una

procedura aggravata:

lo Statuto necessita di una doppia approvazione , entrambe con maggioranza assoluta e

tra le due devono trascorrere almeno 2 mesi (sempre per dare modo e tempo di discutere

e decidere).

Una volta approvato lo Statuto, ci possono essere 2 impugnazioni:

1. entro 1 mese , da parte del Governo , il quale può impugnare lo Statuto di fronte

alla Corte Costituzionale , lasciando ad essa la decisione.

2. entro 3 mesi, può essere richiesto un Referendum Regionale sullo Statuto , dove

andranno a votare solo i residenti in quella Regione.

Lo Statuto viene pubblicato dal Presidente della Regione sulla Gazzetta Ufficiale della

regione , detto anche Bollettino Ufficiale (B.U.R).

In caso di contrasto tra le fonti regionali e quelle statali, si applica il criterio della

competenza. (es. la C. afferma che lo Statuto regionale regola l’organizzazione della

regione quindi in quella materia in caso di contrasto prevalgono le fonti regionali).

LEGGI REGIONALI

Sono leggi approvate da ciascuna regione.

(n.b. le province di Trento e Bolzano possono anch’esse adottare leggi, in questo caso

leggi provinciali).

Le L. Regionali vengono adottare da un organo, il Consiglio Regionale , e , poiché anche

le regioni possono adottare degli atti aventi forza di legge, esse hanno un’autonomia

legislativa, entro certi limiti.

Novità dal 2001 sulle L. regionali 17

1. la funzione legislativa è cambiata radicalmente: prima c’erano alcune materie di

competenza regionale a tutto il resto di competenza statale. Ora ci sono alcune

materie di competenza statale e la maggior parte di materie a COMPETENZA

REGIONALE.

2. prima del 2001 tutte le Leggi regionali erano subordinate a quelle statali, mentre ora

ci sono alcune L. Reg. non pù sottostanti alle statali.

3. prima del 2001 lo Stato poteva più facilmente impugnare le L. regionali mentre ora

c’è la stessa impugnazione tra Stato/Regione di fronte alla Corte Costituzionale.

ITER di APPROVAZIONE Leggi Regionali

1. APPROVAZIONE del Consiglio Regionale (iniziativa diversa da regione a regione)

2. PROMULGAZIONE del Presidente della Regione

3. PUBBLICAZIONE sul B.U.R

4. ENTRATA IN VIGORE (con vacatio legis).

Le leggi regionali sono sottoposte alla C. e al loro Statuto (il quale detta le regole a cui le

leggi regionali devono attenersi). Inoltre devono limitarsi all’ordinamento comunitario, agli

obblighi internazionali e al limite del territorio (cioè il limite regionale).

In caso di contrasto tra L. regionale e Statuto, si verifica la situazione analoga a quella del

D.Lgs: essendo lo Statuto previsto dalla C. (art. 123) se la L. regionale si trova in contrasto

con esso, si ha un contrasto indiretto con la C., quindi la L. regionale è incostituzionale e

viene giudicata dalla Corte Costituzionale. ?

Come si ripartisce la COMPETENZA TRA STATO E REGIONI

Vedi Art. 117 (vedi schema sul libro)

2° comma: elenco di 17 materie che sono rimaste di competenza Statale (difesa, affari

esteri…) per le quali lo Stato può adottare Leggi Ordinarie, D.L, D.Lgs.

3° comma: elenco di 19 materie per le quali vi è una competenza ripartita tra Stato e

Regioni (leggi generali per lo Stato e specifiche per le regioni).

4° comma: tutte le altre materie di competenza delle Regioni .

n.b. nel caso in cui una materia è solo di competenza regionale, la L. regionale è

subordinata solo alla C.; nel caso in cui una materia presenti competenza ripartita tra Stato

e Regioni , la L. regionale è sottoposta anche a quella statale.

Ci potrebbero essere regioni che chiedono maggiore autonomia allo Stato, quindi in

questo caso (art. 116 3° comma) su richiesta delle Regioni esso adottando una L. statale

con maggioranza assoluta può conferire maggiore autonomia (antro determinati limiti). 18

REGOLAMENTI SECONDARI

Sono secondari alle LEGGI primarie (leggi ordinarie, D.L e D.Lgs).

REGOLAMENTI COMUNALI

STATALI REGIONALI PROVINCIALI

STATALI: sono diversi a seconda dell’Organo che li adotta.

ESECUTIVI

GOVERNATIVI DELEGIFICATORI

MINISTERIALI (di un singolo ministro)

INTERMINISTERIALI (+ ministri insieme)

Del PdC dei Ministri

I Regolamenti secondari possono quindi essere adottati da tutti gli enti territoriali, per cui

vige la seguente competenza (art 117 6° comma):

 Lo Stato ha la competenza nelle materie di legislazione esclusiva, salvo delega

alle Regioni

 La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia (in questo caso

le R. hanno competenza sia in materie di competenza esclusiva regionale , sia in

quelle di c. ripartita)

 Provincie e Comuni possono adottare i regolamenti secondari per quanto riguarda

la loro organizzazione e funzione.

I Comuni e le Province non adottano Leggi ma REGOLAMENTI, poiché al loro interno

hanno uno Statuto.

REGOLAMENTI STATALI

Nel titolo o nel testo ci deve esser scritto specificatamente che si tratta di un regolamento

(per distinguerlo dalla legge ordinaria). 19

Procedimento per far entrare in VIGORE un REGOLAMENTO

Prevede le solite fasi ma in più ha 2 fasi nuove: il PARERE del consiglio di Stato e il

Controllo della Corte dei Conti.

Consiglio di Stato: organo consultivo , lo si consulta prima di deliberare il regolamento.

Corte dei Conti: controlla la legittimità del regolamento, anche dal punto di vista della

spesa pubblica.

I regolamenti possono essere adottati da tutti i ministri (tutto il Consiglio)

REGOLAMENTI GOVERNATIVI (vedi schema p. 89)

ITER di APPROVAZIONE n.b= Solita procedura , cambiano

 solo 2 passaggi di parere del

INIZIATIVA consiglio di stato e controllo della

 PARERE Consiglio di Stato corte dei conti, passaggi propri di

 APPROVAZIONE CdM questo tipo di regolamenti.

 EMANAZIONE PdR

 CONTROLLO Corte dei Conti

 PUBBLICAZIONE (G.Ufficiale)

 ENTRATA IN VIGORE (vacatio legis).

Da 40 anni è stata introdotta la legge n. 400 del 1988--- l.n.400/88

Dei regolamenti governativi fanno parte :

1)REGOLAMENTI ESECUTIVI

2)REGOLAMENTI DELEGIFICATORI.

1) Regolamenti ESECUTIVI

Si riferiscono ad una certa legge (ordinaria del Parlamento) per :

a) specificare delle norme

b) prescrivere le modalità di attuazione di queste norme

Eseguono la legge, ne aiutano l’esecuzione e possono specificare il significato delle

norme. Es. se uno studente può avere una borsa di studio, un regolamento può

descrivere la procedura che deve seguire, quali moduli deve compilare, a chi inviare la

richiesta ecc. (spiega quindi l’esecuzione della legge)

Il Governo non fa altro che aiutare il Parlamento , poiché può prendere decisioni più

velocemente attraverso i regolamenti.

Sono subordinati alla Legge Ordinaria poiché servono per spiegarla meglio. 20

I regolamenti sono detti anche NORME INAUTONOME poiché senza la legge Ordinaria

non hanno più senso di esistere (servendo solo a spiegarla meglio)

2) Regolamenti DELEGIFICATORI

Si collegano alla delegificazione ,con la quale in alcuni settori la materia viene

DELEGIFICATA, cioè viene tolta una legge e la materia in questione viene disciplinata da

un Regolamento . Prima LEGGE-----Poi REGOLAMENTO

Questi regolamenti si sostituiscono a leggi precedenti, sulla base di un'altra legge che li

autorizza a far ciò, fissando le norme generali della materia.

Se c’è una materia regolata con legge e la si vuole DELEGIFICARE , ti toglie (abroga) la

vecchia legge e la si sostituisce con una NUOVA LEGGE, la quale affida la materia in

questione ad un regolamento fissando i principi generali ai quali si dovrà attenere.

Questo procedimento si può usare , ad esempio, quando una legge viene spesso

modificata e per evitare procedimenti molto lunghi.

PERò la materia è governata dal Governo e non dal Parlamento , quindi chi lo farà è solo

la maggioranza NON tutto il Parlamento (magg+minoranza).

Quindi più velocità per i procedimenti , ma MENO TRASPARENZA (non si ha la completa

democrazia, poiché non si tiene conto della minoranza).

Questo meccanismo NON è POSSIBILE se in quella materia oggetto del regolamento

delegificatore vi è una RISERVA DI LEGGE

Quando la C. riserva alla legge Ordinaria una certa materia.

In questo caso se ci fosse una legge che delegifica un'altra legge ordinaria,

questa nuova legge sarebbe INCOSTITUZIONALE poiché la C. prevede la

riserva di legge.

ALTRI REGOLAMENTI STATALI

 MINISTERIALI (adottati da un singolo ministro)

 INTERMINISTERIALI (adottati da 2 o + ministri)

 Del Presidente del Consiglio (adottati dal PdC). 21

PROCEDURA di APPROVAZIONE REGOLAMENTI

Serve il PARERE del Consiglio di Stato e il CONTROLLO della Corte dei Conti ma chi

decide il regolamento e chi lo emana è il Presidente del Consiglio.

L’approvazione è effettuata dal PdC e dal CdM.

Questi procedimenti devono essere autorizzati di volta in volta con una legge che

attribuisca ai 3 soggetti in grado di emanare regolamenti l’utorità per farlo, mentre per

quanto riguarda gli altri regolamenti il Governo è sempre autorizzato , con la legge n.88,

ad emanarli (senza bisogno di una legge ogni volta).

Questi regolamenti sono subordinati a quelli governativi. Se c’è un contrasto fra un

regolamento di un ministro (ad esempio) e un regolamento governativo, allora prevarrà

quest’ultimo.

CONSUETUDINE (

unico esempio di fonte ATTO che studiamo)

È una regola di comportamento giuridicamente obbligatoria (quindi sanzionabile) che si

ricava direttamente dai fatti.

Come?

Perché esista una Consuetudine occorre che vi sia:

1. un comportamento generalmente e da tempo seguito all’interno di una comunità,

ristretta e più o meno ampia (elemento materiale).

2. la convinzione diffusa all’interno di questa comunità che il comportamento è

giuridicamente obbligatorio, credendo quindi che esista una norma giuridica che lo

imponga (elemento soggettivo).

È tipicamente una fonte NON SCRITTA, perché la si ricava dai fatti.

Ci sono delle raccolte di “usi e consuetudini” che racchiudono Consuetudini generalmente

seguite in determinati casi.

Ha solo efficacia probatoria , poiché non è scritta ma i giudici possono provare solo i fatti

accaduti.

Sta al di sotto di tutte le fonti, anche dei regolamenti secondari.

Quindi se una materia è regolata da leggi o norme, gli usi e consuetudini hanno efficacia

solo se espressamente richiamati da queste leggi e regolamenti.

È una fonte che si modifica molto lentamente nel tempo, non è al passo con i tempi ora

ma nel Medioevo era la principale fonte. In alcuni ordinamenti è ancora molto importante

ma nel nostro non lo è più da molto tempo. 22

Capitolo 8

Ordinamento giuridico SOVRANO e INDIPENDENTE che

STATO esercita il potere su un dato TERRITORIO e su un determinato

POPOLO.

È un ordinamento poiché è un insieme complesso ma ordinato di organi e strumenti.

È giuridico poiché lo studiamo sotto il punto di vista delle leggi e delle norme giuridiche

(ma può esser visto sotto diversi punti di vista, ad esempio, sociale , religioso ecc).

Vi sono 3 ELEMENTI FONDAMENTALI di esistenza dello Stato (sovranità indipendenza e

popolo/territorio) .

1) SOVRANITA’

entro certi limiti , lo Stato , ha un potere superiore a quello di qualsiasi altro soggetto

all’interno dell’ordinamento.

La sovranità si esercita attraverso un apparato molto complesso di organi statali (es.

polizia, giudici, carabinieri ecc..).

Lo Stato però NON può fare qualsiasi cosa che vuole, è comunque VINCOLATO dalla

Costituzione e deve esercitare la sua sovranità entro certi limiti imposti per legge.

Ha poteri limitati dalla Legge che lui

Lo Stato è uno stesso ha adottato quando è entrata

STATO DI DIRITTO in vigore la C.

ed è anche un Nessun ’ altro soggetto gli ha attribuito i

ENTE suoi poteri, poiché se li è autoattribuiti.

ORIGINARIO

Gli altri enti pubblici territoriali (regioni, provincie,comuni) non sono enti originari poiché i

loro poteri gli sono stati attribuiti dalla Costituzione, quindi dallo Stato (un soggetto più

potente). Si chiamano quindi

ENTI DERIVATI

In questo caso non si parla di Sovranità

ma ,se proprio , di Autonomia che hanno gli enti pubblici territoriali nei confronti dello Stato

(autonomia più o meno ampia). Il concetto di “sovranità” è assoluto, mentre il concetto di

“autonomia” è un concetto relazionale rispetto a qualche altro ente pubblico. 23

2) INDIPENDENZA

lo Stato è sovrano verso l’interno ed è indipendente verso l’esterno (nei confronti quindi di

altri paesi/nazioni).

La sovranità e l’indipendenza sono strettamente collegate poiché una porta all’altra.

Lo Stato però ha delle CONDIZIONI di ESISTENZA: deve esserci un

3) TERRITORIO POPOLO.

e un

Se non ci fossero non esisterebbe uno Stato concretamente.

Se c’è un territorio ma senza popolo , non c’è nessuno a cui far rispettare le leggi imposte

dallo Stato.

TERRITORIO

Per lo Stato è essenziale, poiché espandere il proprio territorio significa espandere la

propria sovranità e il proprio potere. .

Per ogni Stato è molto importante stabilire dei CONFINI

Oggi la terraferma è divisa in Stati (che sono circa 190). I confini vengono molto spesso

decisi attraverso dei TRATTATI INTERNAZIONALI .

Come è formato uno Stato?

Lo Stato ha una propria TERRAFERMA , un proprio SOTTOSUOLO (ad una profondità

fino a dove riesce a scavare/arrivare,entro i propri confini ). Sopra la terraferma la

sovranità c’è fino a dove c’è ATMOSFERA RESPIRABILE e al di sopra di questa

atmosfera è territorio libero, senza sovranità.

Il mare è territorio?

Le regole su questo argomento sono state molto diverse sin dal ‘600.

Ci sono trattati internazionali ai quali uno Stato può decidere se partecipare o meno, che

stabiliscono anche queste regole per quanto riguarda la sovranità sul mare.

In Italia, il mare è territorio italiano fino a 12 miglia marine dalla costa , dopo di che vi è

mare aperto (dove si applicano le leggi dello Stato della nave che “batte bandiera”, quindi

se è tedesca si applicheranno le leggi dell’ordinamento tedesco).

Il riconoscimento del mare come territorio è diverso da Stato a Stato , poiché vi sono

diverse norme, a seconda degli accordi che gli stati prendono gli uni con gli altri.

Coloro che hanno acquistato la

POPOLO cittadinanza italiana dalla nascita o

Insieme dei Cittadini successivamente.

n.b. il CORPO ELETTORALE è un sottoinsieme del popolo (chi ha compiuto 18 o 25 anni) 24

POPOLAZIONE

Concetto diverso di Insieme dei residenti sul territorio italiano, stranieri e

cittadini italiani a tutti gli effetti.

STRANIERI + CITTADINI

Avere la RESIDENZA (nozione giuridica molto importante) vuol dire fare un lungo

procedimento , poiché avere la cittadinanza italiana vuol dire avere una serie di

conseguenze. Insieme di persone caratterizzate dagli stessi usi,

costumi, cultura, religione, tradizione e hanno legami

NAZIONE diversi da quello giuridico.

È una cosa molto astratta, non strettamente giuridica poiché dipende da molto fattori ( ad

esempio di carattere storico).

Non è facile da definire. Ad esempio: coloro che sono emigrati in America ormai è da

generazioni , hanno mantenuto certe caratteristiche religiose, etiche-sociali che li

contraddistingue dai cittadini americani. Sono quindi collegati in un certo modo all’Italia.

L’art 51 indica che possono partecipare ai concorsi per cariche pubbliche non solo i

cittadini appartenenti al popolo italiano, ma anche gli italiani residenti all’estero (si fa

riferimento quindi al termine di nazione).

Legge sulla cittadinanza è n 91/92.

La cittadinanza italiana si acquista con:

1. diritto di sangue (ius sanguinis): è cittadino italiano chi nasce almeno da un altro

cittadino italiano (uno dei genitori,x questo vi può essere la doppia cittadinanza).

Precedentemente invece era considerato cittadino solo chi nasceva da entrambi i

genitori italiani.

2. diritto di territorio (ius soli) : è cittadino italiano chi nasce sul territorio italiano nei

seguenti casi:

 i genitori sono IGNOTI

 i genitori sono noti ma APOLOGI (senza cittadinanza)

 i genitori sono noti con cittadinanza di uno Stato straniero il quale prevede

che , se il bambino nasce fuori dallo Stato, non possa esser riconosciuto

come cittadino di quello Stato. In questo caso avrà quindi la cittadinanza

italiana, per non rimanere apolide.

(è un caso raro ma possibile, poiché uno Stato cerca di avere sempre più

cittadini , per avere più potere). 25

Lo Stato è considerato anche un ENTE NECESSARIO, poiché allo Stato si appartiene

necessariamente e obbligatoriamente per legge . Infatti per nascita, i bambini diventano

automaticamente cittadini di uno Stato (anche prima che si vada all’anagrafe).

Stato APPARATO e Stato COMUNITA

Differenza fra

Enti pubblici, uffici che Inteso come popolo,

lavorano e fanno comunità statale che

funzionare lo Stato . risiede su quel

Es. ministeri territorio

Di cosa si occupa il diritto? Se dividiamo il diritto in senso oggettivo , si nota che ci sono

norme che riguardano:

 struttura e funzioni dello Stato apparato

 rapporti tra Stato apparato e Stato comunità

 rapporti tra privati, cioè tra i soggetti dello Stato comunità.

Le prime due categorie fanno parte del diritto pubblico: la prima xke riguarda

esclusivamente lo Stato apparato e quindi organi e strutture pubbliche, la seconda xke c’è

il rapporto fra pubblico e privato (soggetti posti su piani diversi che interagiscono fra di

loro) .

La terza categoria riguarda soggetti posti sullo stesso piano dei quali si occupa il diritto

privato. FORME DI STATO

Insieme delle finalità che uno Stato persegue e dei valori a cui ispira la propria azione. Le

finalità e i valori determinano il rapporto fra Stato Apparato e Stato Comunità.

In sintesi si nota come lo Stato si è evoluto nel tempo.

1. Stato ASSOLUTO (1500/1700)

Il periodo storico comprende le prime scoperte geografiche fino alla Riv. Francese (circa).

Mentre il Medioevo era caratterizzato da una economia chiusa, con le scoperte geo si

passa progressivamente ad una economia aperta, resa possibile grazie al crescente

sviluppo di traffici, vie di comunicazione, scoperta di nuove terre e ricchezze.

Rispetto al passato, lo Stato assoluto è INTERVENTISTA xke si occupa di diverse attività

in relazione alle rapide scoperte che hanno caratterizzato quel epoca come costruzione di

strade e di un vero e proprio esercito.

Ecco quindi che lo Stato per funzionare ha bisogno anche dei contributi dei suoi sudditi,

riscuote dei tributi avviandosi verso una forma ben organizzata e definita. 26

Si definisce ASSOLUTO in quanto c’è l’idea che il SOVRANO sia l’unico detentore di tutti

i poteri, tale idea va giustificata dal fatto che il re non veniva eletto ma aveva un potere

conferitogli dall’alto (re figlio del re precedente) e per questo era al di sopra di tutti. Il

potere è TRASCENDENTE, poiché non si elegge ma lo diventa automaticamente alla

morte del precedente re.

2. Stato LIBERALE (fine 1700 / inizio 1900)

L’espansione dei traffici e dei mercati fa si che nasca una nuova classe sociale: la

BORGHESIA, la quale grazie all’attività commerciale / imprenditoriale ha accumulato

sempre più ricchezze. Avendo grandi risorse finanziarie , lo Stato chiede loro più tributi ma

lo squilibrio sta nel fatto che questa classe emergente non aveva alcuna rappresentanza

politica.

Inoltre questa nuova classe mette in crisi il potere assoluto del sovrano, facendosi

portavoce dell’idea di uguaglianza e dell’idea che il potere provenisse dal basso.

Questa forma di Governo invece è tipicamente NON INTERVENTISTA perché tipicamente

i governi liberali classici erano formati da 5 ministeri che riducevano le finalità dello Stato:

 ministero dell’interno, giustizia, esteri, difesa, finanza

lo Stato non era promotore di provvedimenti sociali, mancano ministeri come

educazione ,sanità, lavoro che consentono allo Stato di intervenire in ambito pubblico e

tutelare i suoi cittadini.

Anche nello Stato liberale i cittadini hanno poca rappresentanza politica, poiché solo 1-2 %

è in grado di votare . Prima del 1861 solo 1.9% aveva diritto al voto, dal 1975 si arriva al

75%.

Nascono alcuni grandi principi:

 DIVISIONE del POTERE :

questo concetto viene esplicitato con Montesquieu nel suo volume “spirito delle

leggi” nel 1747, secondo il quale il potere pubblico deve rispettare la seguente

suddivisione: Potere di porre norme astratte (legislativo)

- Potere di eseguire tali norme (esecutivo)

- Potere neutro di farle rispettare (giudiziario).

-

La divisione dei poteri è condizione necessaria affinché ci sia un

maggior controllo e quindi maggiore stabilità.

 PRINCIPIO di LEGALITA :

afferma che lo Stato ha solo il potere stabilito dalla legge, quindi anche l’autorità

pubblica da dei limiti. (mentre lo Stato assoluto non aveva limiti,al di sopra della

legge). 27

Lo Stato Liberale entra in crisi verso la fine del 1800.

Motivi:

in questo periodo in Europa si era ormai diffusa la riv. Industriale e come conseguenza di

ciò la massa popolare da contadina diventò operaia. Dalle campagne isolate si passa ai

centri più urbanizzati. Nascono le prime forme di associazioni popolari , poi i primi partiti

i quali rivendicano il diritto di avere una rappresentanza politica, una partecipazione alle

cariche pubbliche , il riconoscimento delle nuove associazioni di massa.

Inoltre i ceti meno abbienti sono “costretti” a unirsi tra loro e rivendicano l’uguaglianza in

senso Sostanziale , cioè lo Stato doveva intervenire a favore delle persone più povere

garantendo almeno assistenza sociale minima.

Tali sommosse e rivendicazioni portarono all’abbattimento dello Stato liberale, da cui

prendono vita 3 diverse forme di Stato : TOTALITARIO (nazista,fascista,nazional-

socialista), SOCIALISTA (comunista) e SOCIALE (democratico-pluralista, liberal-

democratico).

Queste nuove forme di Stato nascono dalla crisi dello Stato Liberale e si differenziano in

primo luogo dal risultato ottenuto dallo scontro tra Borghesia e Classe Operaia.

TOTALITARIO: sale al potere la borghesia,schiacciando i ceti più poveri.

SOCIALISTA: sale al potere la classe operaia.

SOCIALE: propone un compromesso senza che smarrivi ad una vittoria netta di una delle

due classi sociali (operaia vs. borghesia).

3. Stato TOTALITARIO (1922/1943)

Con questa forma di Stato vengono soppressi i partiti ad eccezione di quello che comanda

(es. partito nazista, partito fascista ecc), vengono sciolti tutti i sindacati e lo sciopero viene

soppresso e considerato un reato.

Dal punto di vista del Governo c’è un accentramento del potere che ricorda lo Stato

assoluto , nelle mani di una sola persona (duce, fhurer..).

È uno Stato tipicamente INTERVENTISTA in quanto interviene moltissimo nella vita

pubblica e sociale, (es. nell’economia , nell’agricoltura, nell’educazione scolastica).

Si arriva alla negoziazione dell’uguaglianza formale , quindi da questo punto di vista si

torna indietro arrivando alla discriminazione razziale (leggi razziali, persecuzioni, campi di

concentramento…).

3.1 Stato SOCIALISTA ( caduta 1989,muro Berlino)

Nasce in seguito alla riv. di Ottobre scoppiata in Russia nel 1917.

Esso è ispirato alla teoria di Marx ,risalente a molti anni prima (1848).

Marx sosteneva che i problemi sorti con la Riv. industriale sono causati dal fatto che ci

sono contadini proprietari dei mezzi di produzione di massa. Quindi , sempre secondo

28

Marx, bisognava eliminare la proprietà privata , collettivizzare i mezzi di produzione ,

quindi statalizzarli.

L’economia non è più basata sul libero mercato , ma pianificata dallo Stato. In questo

senso anche questa forma di è INTERVENTISTA. Per Marx lo Stato era necessario per

mantenere l’ordine, ma una volta raggiunto questo ed eliminata la disuguaglianza, lo Stato

non aveva più ragione di esistere, dal momento che tutti sono sullo stesso piano e non

esistono più classi sociali.

Nella realtà, si arriva a costruire uno Stato ancora più oppressivo di quello precedente (in

Russia), arrivando anche qui a un unico partito guida, quello comunista.

Quindi anche lo Stato Comunista vede l’accentramento del potere nelle mani di un unico

partito , arrivando anche qui a una forma dittatoriale.

3.2 Stato SOCIALE

Nasce in U.S.A. prima della Grande Guerra ma si afferma nel resto del mondo, in

particolare in Europa, dopo la 2° G.Mondiale.

Con questo Stato si afferma una apertura politica verso la maggioranza cittadina e il

riconoscimento dell’uguaglianza sostanziale.

Art. 3 : è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli economici e sociali…

(lo Stato liberale classico non interveniva nella vita economica e sociale e quindi , in teoria,

non faceva discriminazione tra i cittadini, ma di fatto si perché pochissimi godevano della

rappresentanza politica).

Quindi anche lo Stato sociale è INTERVENTISTA perché ha l’obbligo di tutelare i diritti dei

suoi cittadini, i ministeri non sono + 5 ma arrivano a circa 20/30.

Non esistono più solo le libertà “negative” (dette cosi xke lo Stato liberale si asteneva) ma

ad esse si aggiungono i diritti sociali.

Altra importante novità è l’introduzione del SUFFRAGIO UNIVERSALE, insieme al

riconoscimento del principio pluralista delle associazioni, il diritto di sciopero e le libertà

sindacali.

Nasce la C. RIGIDA, che apporta questa nuova forma di Stato sociale, il quale è formato

da tanti partiti , tutti considerati , che devono rispettare delle regole.

Si parla non + solo di Stato di DIRITTO ma anche di Stato di DIRITTO

COSTITUZIONALE, xke la C. è al di sopra di tutto ed è obbligo rispettarla.

Dal punto di vista storico questa è la forma di Stato vincente, ciò che cambia nelle diverse

forme di Stato sociale sono le modalità di intervento dello Stato stesso.

(ci sono stati alcuni periodi storici in cui lo Stato sociale interveniva pochissimo, mentre in

altri garantiva tantissimi diritti).

Dagli anni 70 si è parlato di Stato assistenziale. 29

Nel 2001 l’art 118 della C. prevede che i privati siano favoriti dallo Stato nello svolgimento

autonomo di attività generali sulla base del principio di sussidiarietà, cioè lo Stato si riserva

di intervenire in ambito privato ogni qual volta ritenga che quest’ultimo non sia in grado di

raggiungere l’obiettivo prefissato.

Questa sussidiarietà è Orizzontale perché pubblico e privato si trovano qui sullo stesso

piano (a differenza della sussidiarietà verticale nel caso dell’UE).

classificazione all’interno dello Stato Sociale

Possiamo fare un ulteriore in base a

quanta autonomia lo Stato centrale concede agli enti territoriali.

 Stato UNITARIO

Tutte le decisioni politiche più importanti e significative vengono prese al centro, quindi c’è

un unico livello di decisione politica, mentre non c’è autonomia agli enti pubblici

territoriali.

È il caso della Francia, la quale vede un modello di Stato molto accentrato).

 Stato FEDERALE

Al contrario del primo, questo Stato vede una fortissima autonomia agli enti pubblici

territoriali . Oggi gli U.S.A sono federali, mentre lo Stato europeo che più si avvicina a

questo tipo di Stato è la Germania.

Caratteristiche : Gli stati membri hanno competenza generale salvo in quelle materie di

- competenza esclusivamente statale.

Gli stati membri esercitano una propria giurisdizione, quindi adottano

- regole diverse al loro interno. (es. alcuni stati U.S.A. prevedono la pena

di morte, altri no).

Gli stati membri hanno un proprio corpo di polizia al fine di mantenere

- l’ordine al loro interno, a cui si aggiunge un corpo generale di tutto lo

Stato federale.

Gli stati membri hanno ,in parte , potere tributario (potestà di imporre

- tributi, poiché devono provvedere a fornire servizi come polizia ecc).

Forma di Governo: il Parlamento degli U.S.A., bicamerale, è composto

- da una camera i cui membri sono rappresentanti degli stati membri (e

non dei cittadini come in Ita).

Lo Stato italiano presenta solo la prima delle precedenti caratteristiche e per questa

ragione non può considerarsi uno Stato Federale. 30


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti dei capitoli 6 e 7 del manuale di Diritto Pubblico, con analisi dei seguenti argomenti: le fonti del diritto, la creazione di norme giuridiche, le tipologie di norma (prescrittiva, generale, astratta, coercibile), l'interpretazione della norma e i relativi criteri, le fonti del diritto italiano.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cassella Fabrizio.

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