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Professionista non è imprenditore perché nell’attività intellettuale manca sempre

uno dei requisiti richiesti nel 2082: carattere eco dell’attività, scopo di lucro, org di

tipo imprenditoriale. Diventa imprenditore quando apparato di persone e di mezzi di

cui si avvale non ha più funzione ancillare o strumentale rispetto alla sua attività

personale.

E’ libera scelta del legislatore non sottoporlo a disciplina d’impresa, poiché requisiti

propri dell’attività di impresa possono ricorrere tutti anche nell’esercizio dell’attività

professionale. Esiste tuttavia una disciplina peculiare: albi professionali, potere

disciplinare degli ordini professionali (PROFESSIONI PROTETTE O RISERVATE).

C’è particolare normativa che il codice detta per contratto di opera intellettuale.

Criteri di individuazione delle professioni intellettuali:

- formale: iscrizione agli albi

- sostanziale. carattere eminentemente intellettuale dei servizi prestati

ES: farmacista: iscritto a albo ma rapporti di compravendita con i clienti

!

II. LE CATEGORIE DI IMPRENDITORI

!

A. IMPRENDITORE AGRICOLO E IMPRENDITORE COMMERCIALE

1. Il ruolo della distinzione

Distinzione effettuata secondo l’oggetto dell’attività:

1. imprenditore commerciale (cat. generale) art 2195 = ampia ed articolata

disciplina fondata sull’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese

(pubblicità legale), sull’obbligo della tenuta delle scritture

contabili, sull’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure

concorsuali.

2. imprenditore agricolo (cat. Speciale) art 2135 = ha valore essenzialmente

negativo, con la principale funzione di restringere l’ambito di

applicazione della disciplina dell’imprenditore commerciale. E’

sottoposto alla disciplina prevista per l’imprenditore in generale ma è

esonerato dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214) e

dell’assoggettamento alle procedure concorsuali e non fallisce (art.

2221), fatta eccezione per gli accordi di ristrutturazione dei debiti. Può

accedere alle procedure concorsuali da sovraindebitamento dei

soggetti non fallibili. 1993: iscrizione nel registro delle imprese con

funzione di pubblicità notizia e dal 2001 con funzione di pubblicità

legale ( art. 2 d.lgs 228/2001).

3. Imprese civili: non menzionate esplicitamente dal legislatore. Individuabili con

criterio meramente negativo (non pox essere qualificate né agricole né

commerciali).

2. L’imprenditore agricolo. 6

E’ sottoposto ad una disciplina più leggera perché normalmente è più debole. Le

attività agricole possono essere distinte in due grandi categorie (ampliate entrambe

da d.lgs. 228/2001):

1. attività agricole essenziali

2. attività agricole per connessione

!

Le attività agricole essenziali

La nozione originaria (art 2135 c.c.: chi esercita un’attività diretta alla coltivazione

del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse. Si

reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all’alienazione dei

prodotti agricoli, quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura) oggi vede

una visione più moderna a causa del progresso tecnologico che da semplice

sfruttamento della produttività naturale della terra ha portato ad un’agricoltura

industrializzata=accresce produttività naturale e accelera e controlla i cicli biologici

(coltivazioni artificiali o fuori terra ES funghi / allevamenti in batteria). Agricoltura ind

puà dar luogo a ingenti investimenti di capitale (e connesse esigenze di tutela del

credito). Fino a che punto tech è compatibile con qualificazione agricola

dell’impresa?

!

Opinioni distinte su cosa sia impresa agricola:

1= ogni forma di produzione fondata sullo svolgimento di un ciclo biologico naturale

2= rilievo a modo di produzione (sfruttamento terra e sue risorse): nuove tech

(produzione svincolata da fondo agricolo) considerate imprese commerciali, anche

xk sottratti a > rischio delle attività agricole.

!

Viene dato rilievo a prima formulazione x contrastare abbandono campagne e

favorire sviluppo tech.

L’attuale formulazione dell’art 2135 cita: “è imprenditore agricolo chi esercita una

delle seguenti attività: coltivazione del fondo, sevicoltura, allevamento di animali e

attività connesse”.. intendendo per coltiv fondo, selvicoltura e allevamento le

“attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria

del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare

il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine”.

Pertanto produzione di specie animali e vegetali è giuridicamente attività agricola

essenziale, anche se realizzata con metodi che prescindono lo sfruttamento della

terra.

Rientrano dunque: orticoltura, coltivazione in serra o in vivai, floricoltura,

floricoltura.

Selvicoltura=cura del bosco per ricavarne i relativi prodotti. (No estrazione di

legname disgiunta dalla coltivazione del bosco)

Allevamento di animali: agricola, anche cavalli da corsa o animali da pelliccia,

animali da cortile e apicoltura. Commerciale: acquisto di animali all’ingrosso al solo

scopo di rivenderli.

Acquacoltura=cura e sviluppo del ciclo biologico degli organismi acquatici

Imprenditore ittico=attività di pesca professionale, equiparato a quello agricolo

7

3. Le attività agricole per connessione

Seconda categoria di attività agricole. Vecchia nozione:

1. dirette alla trasformazione o all’alienazione di prodotti agricoli che rientrano

nell’esercizio normale dell’agricoltura

2. tutte le altre attività esercitate in connessione con la coltivazione del fondo, la

sivicultura e l’allevamento del bestiame.

=> attività con carattere accessorio

!

Nuova nozione porta a ampliamento:

a) attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione,

commercializzazione e valorizzazione di prodotti ottenuti prevalentemente da

un’attività agricola essenziale

b) attività dirette alla fornitura di beni e servizi mediante l’utilizzazione prevalente

di attrezzature o risorse normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata.

Per legge tali attività (oggettivamente commerciali) sono agricole quando esercitate

in connessione con una delle 3 attività agricole essenziali (ES negozio di frutta e

verdura è attività commerciale)

CONDIZIONI NECESSARIE per cui attività intrinsecamente commerciale possa

qualificarsi come agricola per connessione:

a. Connessione soggettiva: il soggetto che la esercita sia già qualificabile

imprenditore agricolo in quanto svolge in forma di impresa una delle tre attività

agricole tipiche e inoltre attività coerente con quella connessa. Ok cooperative di

imprenditori agricoli e loro consorzi (cantine sociali) quando forniscono o utilizzano

prevalentemente prodotti dei soci.

b. Connessione oggettiva: rapporto oggettivo tra attività connessa ed essenziale.

Non più richiesto che attività di trasformazione rientrino nel normale esercizio

dell’agricoltura, né che le attività accessorie connesse abbiano carattere

accessorio. Entrambi questi criteri sono stati sostituiti con quello della

prevalenza=necessario e sufficiente è che si tratti di attività aventi a oggetto

prodotti ottenuti prevalentemente dall’esercizio dell’attività agricola

essenziale=sufficiente che attività connesse non prevalgano, per rilievo eco, su

attività agricola essenziale.

!

4. L’imprenditore commerciale

!

E’ imprenditore commerciale chi esercita una o più delle seguenti categorie di

attività: art. 2195 – 1°comma:

1. industria: “attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi”

2. commercio:”attività intermediaria nella circolazione dei beni”: scambio che

realizzi un’intermediazione.

3. trasporti: “attività di trasporto per terra, per acqua o per aria”. Attività

produttiva di servizi.

4. banche e assicurazioni: “attività bancaria o assicurativa”. Intermediazione

nella circolazione di denaro. Assicurazione produce servizi.

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5. imprese ausiliarie: “altre attività ausiliarie delle precedenti”. Agenzia,

mediazione, deposito, commissione, spedizione, pubblicità, marketing

(produzione di sevizi).

Fondamentali i primi 2: Carattere industriale dell’attività di produzione di beni e

servizi + carattere intermediario delle attività di scambio.

5. Il problema dell’impresa civile

Tesi favorevole: industrialità=attività che implichi impiego di materie prime e la loro

trasformazione in nuovi beni ad opera dell’uomo. Quindi sarebbero civili imprese

che: 1. producono beni senza trasformare materie prime (imprese minerarie e di

caccia e pesca) 2. producono servizi senza trasformare materie prime (agenzie

matrimoniali). Attività intermediaria= quella in cui ricorre sia l’acquisto che la vendita

di beni. Civile chi aliena dietro corrispettivo beni propri, impresa finanziaria.

Tesi contraria: industriale=non agricola. Intermediazione=scambio

=> è imprenditore commerciale ogni imprenditore non agricolo

Imprese ausiliarie di attività non commerciali (agricole e civili) sono qualificate come

commerciali in quanto non aventi a oggetto produzione e trasformazione di prodotti

agricoli. on è prevista da alcun dato legislativo. Altri indici contro ammissibilità

Impresa civile n

imprese civili:

- alcune di esse erano commerciali sotto l’abrogato codice di commercio (imprese

di pubblici spettacoli)

- no disposizioni che possano far pensare a esistenza di imprese ≠ da agricole e

comm

- si amplierebbe area di attività sottratte a più rigorosa disciplina delle imprese

commerciali.

!

B. PICCOLO IMPRENDITORE. IMPRESA FAMILIARE

1. Il criterio dimensionale. La piccola impresa

La dimensione dell’impresa è il secondo criterio di differenziazione della disciplina

degli imprenditori. Il PICCOLO IMPRENDITORE è sottoposto allo statuto generale

dell’imprenditore (eccezione art 1330). E’ invece esonerato, anche se esercita

attività commerciale, dalla tenuta delle scritture contabili (art. 2214, 3°comma) e

dall’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure concorsuali-solo procedure

concorsuali di sovraindebitamento- (art. 2221 e 1 legge Fall.), mentre l’iscrizione

nel registro delle imprese originariamente esclusa (art. 2202) ha di regola solo

funzione di pubblicità notizia (art.8 legge 29/12/1993, N. 580).

Anche la nozione di piccolo imprenditore ha perciò nel sistema del codice civile

rilievo essenzialmente negativo: restringe ambito di imprenditore commerciale,

intendendo con esso imprenditore commerciale non piccolo.

La legislazione speciale è articolata, con il fine di favorirne sopravvivenza e

sviluppo.

La definizione si trova sia nel cc che nella legge fallimentare => problemi di

coordinamento tra definizioni ≠ e non compatibili

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2. Il piccolo imprenditore nel codice civile

“Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli

commercianti e coloro che esercitano una attività professionale organizzata

prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia” (art. 2083).

Criteri di individuazione della categoria:

- Criterio della prevalenza (criterio generale e comune): deve sempre sussistere

(anche per tipi di piccolo imp menzionati). La prevalenza del lavoro proprio e

familiare costituisce il carattere distintivo di tutti i piccoli imprenditori.

- Prevalenza sul lavoro altrui e sul capitale

!

Per aversi piccola impresa è perciò necessario che:

a. l’imprenditore presti il proprio lavoro nell’impresa (es. il fruttivendolo = piccolo

imprenditore)

b. il suo lavoro e quello degli eventuali familiari che collaborano nell’impresa

prevalgano sia rispetto al lavoro altrui (es. dipendenti) sia rispetto al capitale

(proprio o altrui) investito nell’impresa. (es. il gioielliere potrebbe essere

imprenditore data la rilevanza del capitale investito anche se non si avvale di

collaboratori).

!

- Prevalenza funzionale: La prevalenza del lavoro familiare sugli altri fattori

produttivi, a sua volta, deve correttamente intendersi in senso qualitativo-

funzionale (apporto personale della famiglia ha rilievo preminente

nell’organizzazione e caratterizza i beni e servizi prodotti) e non come

prevalenza quantitativo-aritmetica.

3. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare

Vecchia nozione individuava piccolo imprenditore (che non fallisce) in base a criteri

quantitativi e parametri monetari (in contrasto con prevalenza funzionale del lavoro

familiare-cc).

Tuttavia nel 1974 l’imposta di ricchezza mobile è stata soppressa e nel 1989 il

criterio del capitale investito non superiore a 900.000 lire è stato dichiarato

incostituzionale in quanto non più idoneo a seguito della svalutazione monetaria.

Sopravviveva solo parte in cui in nessun caso erano considerati piccoli imprenditori

le società commerciali.

Mantenere solo definizione codicistica avrebbe sollevato inconvenienti pratici =>

2007 sistema di regole basato solo su criteri esclusivamente quantitativi e monetari

(difficile stabilire se prevalga lavoro familiare). Non definisce più il piccolo

imprenditore ma individua parametri dimensionali dell’impresa al di sotto dei quali

l’imprenditore commerciale non fallisce.

In base all’attuale disciplina, non è soggetto a fallimento l’imprenditore commerciale

che dimostri il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

1. aver avuto nei 3 esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di

fallimento (o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore) un attivo patrimoniale di

ammontare complessivo annuo non superiore a € 300.000.

2. 3 esercizi… ricavi lordi < € 200.000

3. avere ammontare di debiti anche non scaduti < € 500.000

Tali dati vengono aggiornati con cadenza triennale per aggiornarli a svalutazione.

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Onere della prova al debitore, che deve dimostrare di essere stato al di sotto della

soglia di fallibilità. Anche società commerciali che rispettino i requisiti possono non

fallire.

!

Disposizioni fallimentari: dichiarare chi sia fallito (art. 1, 2° comma, l. fall.)

CC: rileva solo per applicazione della restante parte dello statuto dell’imprenditore

(registro imprese, scritture contabili)

4. L’impresa artigiana

Piccola impresa gode di legislazione speciale di ausilio e di sostegno. Tali leggi

speciali prevedono autonomi criteri di identificazione delle imprese destinatarie (a

volte non coincidenti con quelli dell’art 2083-> no problema di coordinamento xk

sono dettate a fini speciali).

C’è un’eccezione: l’impresa artigiana. La legge 860 del 1956 la definiva con una

serie di criteri (natura artistica o usuale dei beni o servizi prodotti) al fine di

individuare i destinatari di una disciplina di favore sotto il profilo creditizio,

lavoristico e tributario. Stabiliva altresì che era da considerarsi artigiana a tutti gli

effetti di legge (la nozione speciale sostituiva quella del codice e fallimento).

Sottratta a fallimento anche se veniva meno criterio della prevalenza, anche se

nella forma di società purché si trattasse di società cooperative o snc e il lavoro

abbia funzione preminente sul capitale.

Tale legge è stata abrogata dalla c.d. legge quadro sull’artigianato (l. n. 443 del

1985), che ha modificato la nozione di impresa artigiana ma, soprattutto, non è più

dettata “ a tutti gli effetti di legge”. Definizione di impresa artigiana basata su:

- oggetto dell’impresa: qualsiasi attività di produzione di beni o prestazione di

servizi, seppur con qualche eccezione

- ruolo dell’artigiano nell’impresa: svolga in misura prevalente il proprio lavoro nel

processo produttivo.

Limiti per numero di dipendenti utilizzabili, che devono essere diretti personalmente

dall’artigiano; imprenditore artigiano può essere titolare di una sola impresa

artigiana. Disciplina estesa a srl unipersonale e pluripersonale (> soci svolga lavoro

personale nel processo produttivo e detenga > capitale sociale) e sas.

Caratterizzata quindi da:

lavoro personale dell’imprenditore

funzione preminente del lavoro (proprio e altrui) sul capitale (NON RICHIESTO

prevalenza lavoro proprio su altrui o capitale)

Tale legge fissa criteri che le regioni devono osservare per emanare delle

provvidenze. Perciò il riconoscimento della qualifica artigiana in base alla legge

sull’artigianato non basta per escludere il fallimento: occorrerà valutare se sia

rispettato il requisito della prevalenza dettato dall’art. 2083 e l. fall.

Distinzione fra impresa artigiana e industriale è in funzione delle dimensioni

dell’impresa e non della natura dell’attività. Imprenditore artigiano rientra tra

imprenditori commerciali (esonerato da fallimento solo se ricorrono i presupposti

della legge fallimentare).

!

5. L’impresa familiare 11

E’ impresa familiare l’impresa in cui lavorano e collaborano il coniuge (anche

attraverso il lavoro nella famiglia), i parenti entro il 3° grado e gli affini entro il 2°

grado dell’imprenditore: la cosiddetta FAMIGLIA NUCLEARE. Fra impresa familiare

e piccola impresa non vi è coincidenza.

Funzione dell’istituto=tutela minima e inderogabile del lavoro familiare nell’impresa

(riconosciuta a coloro che lavorino in modo continuato nell’impresa o nella

famiglia). Per questo rimane impresa familiare.

Il legislatore riconosce e tutela determinati diritti patrimoniali e amministrativi. Diritti

patrimoniali riconosciuti (da concepirsi come diritti di credito nei confronti del

familiare imprenditore):

mantenimento

• partecipazione agli utili (in proporzione alla quantità di lavoro prestato)

• sui beni acquistati con gli utili e sugli incrementi di valore dell’azienda

• di prelazione sull’azienda in caso di divisione ereditaria o trasferimento

• (prelazione a carattere reale)

Diritti amministrativi riconosciuti:

decisioni di gestione straordinaria o di particolare rilievo adottate a > dei familiari

• che partecipano all’impresa (l’imprenditore non vota)

diritto di partecipazione trasferibile solo a altri membri della famiglia nucleare con

• consenso unanime dei familiari già partecipanti

liquidazione in denaro di chi cessa lavoro e in caso di alienazione dell’azienda

• gestione ordinaria (non menzionata) di competenza esclusiva dell’imprenditore.

!

Struttura: impresa individuale e non collettiva. La disciplina delle prestazioni

lavorative dei familiari non altera la struttura individuale dell’impresa e non incide su

titolarità beni aziendali. Se imprenditore viola poteri gestori, risarcimento del danno

ma atti compiuti hanno validità nei confronti di terzi (imprenditore agisce nei

confronti di terzi in proprio e no quale rappresentante dell’impresa familiare). Solo

capofamiglia sottoposto a fallimento.

C. IMPRESA COLLETTIVA. IMPRESA PUBBLICA

Il terzo criterio di differenziazione della disciplina delle imprese è rappresentato

dalla NATURA GIURIDICA DEL SOGGETTO TITOLARE dell’impresa. Tre sono le

figure contemplate dal legislatore: impresa individuale, impresa societaria e

impresa pubblica.

Che solo e tutti gli imprenditori commerciali non piccoli siano esposti a registro

imprese, scritture contabili e procedure concorsuali è principio che vale quando

titolare dell’impresa è una persona fisica (impresa individuale).

11. L’impresa societaria

Società = forma associativa tipica prevista dall’ordinamento per l’esercizio collettivo di

attività d’impresa.

Le società diverse dalle società semplici (=solo esercizio di attività non

commerciale) si definiscono tradizionalmente società commerciali (distinte in

società di tipo commerciale con oggetto agricolo e con oggetto commerciale).

Applicazione a società commerciali di istituti tipici dell’imprenditore commerciale

segue regole parzialmente ≠: 12

a. parte della disciplina propria dell’imprenditore commerciale si applica alle

società commerciali qualunque sia l’attività svolta: obbligo di iscrizione nel

registro delle imprese, tenuta delle scritture contabili..

b. Esonero dal fallimento per società commerciali che esercitano attività

agricola e quelle sotto certe dimensioni (come x imp comm)

c. Il fallimento della società comporta il fallimento dei singoli soci a

responsabilità illimitata, in s.n.c. e in s.a.s.

12. Le imprese pubbliche

L’attività di impresa può essere anche svolta dallo Stato e dagli altri enti pubblici. Vi

sono tre forme di intervento possibili per lo Stato:

1. imprese-organo: lo Stato o altro ente pubblico territoriale (regioni, province,

comuni) possono svolgere direttamente attività di impresa avvalendosi di

proprie strutture organizzative, prive di distinta soggettività, ma dotate di + o -

ampia autonomia contabile e decisionale. L’attività di impresa è per definizione

secondaria ed accessoria rispetto ai fini istituzionali dell’ente pubblico. ES

imprese municipalizzate (gas, acqua,…). Implicitamente esonerate da iscrizione

registro imprese (art 2201) e espressamente esonerate da procedure

concorsuali (art 2221). 2201 può essere interpretato come se implicitamente

volesse esonerare tali imprese da tutta la disciplina dell’imprenditore

commerciale (sottoposto solo a statuto generale), ma no xk 2201 ha carattere

eccezionale.

2. Enti pubblici economici: La pubblica amministrazione può dar vita ad enti di

diritto pubblico il cui compito istituzionale esclusivo o principale è l’esercizio di

attività di impresa (ES enel, fs, banche pubbliche...). Questo settore ha trovato

due fasi successive in cui si è articolato il processo di privatizzazione: una

formale, trasferimento in società di diritto privato (spa a partecipazione statale),

ed una seconda sostanziale con il collocamento delle azioni (dismissione delle

partecipazioni pubbliche di controllo e sottoscrizione dei privati). Applicazione

disciplina statuto imprenditore commerciale, anche se escluso fallimento e

concordato preventivo e disciplina speciale per gestione crisi aziendale

(liquidazione coatta amministrativa e altre procedure previste da leggi speciali).

3. Società a partecipazione pubblica: Lo Stato svolge attività di impresa

servendosi di strutture di diritto privato attraverso la costituzione (o

partecipazione in) di società generalmente per azioni. Partecipazione può

essere totalitaria, > o <. Disciplina imprese commerciali.

!

Se attività esercitata in forma societaria => regole imprenditore commerciale (si

presenta come società privata anche se tutte le azioni appartengono a stato).

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13. Attività commerciale delle associazioni e delle fondazioni

Se un’associazione o fondazione esercita professionalmente, accanto alla sua

attività istituzionale, un’attività economica organizzata al fine della produzione o

dello scambio di beni o servizi, acquista la qualifica di imprenditore e quindi,

ricorrendone gli ulteriori presupposti, può fallire?

- Incompatibilità tra scopo ideale/altruistico e scopo lucrativo? No, lo scopo di lucro

non è essenziale: rileva solo l’economicità del metodo.

! 13

- Mancanza del requisito di professionalità quando l’attività d’impresa di

associazioni e fondazioni è accessoria rispetto a quella ideale (cioè non è l’attività

esclusiva o principale dell’ente)? No.

Ad associazioni e fondazioni può applicarsi lo statuto dell’imprenditore

=>

commerciale con pienezza di effetti. Esposte al fallimento salvo le associazioni

qualificabili come imprese sociali.

Si può applicare per analogia il medesimo regime delle imprese-organo (sottraendole al

fallimento)? No, xk 2201 è norma eccezionale che trova fondamento nella natura

pubblicistica dell’ente e esonero dalla registrazione nel registro non può essere inteso

come sottrazione a intero regime dell’imprenditore commerciale.

Falliscono anche gli associati? No: il fallimento di un’impresa collettiva senza scopo di

lucro non comporta il fallimento di chi risponde illimitatamente per le relative obbligazioni.

!

14 L’impresa sociale

Esigenze che deve soddisfare: certezza del diritto e possibilità di dotarsi di adeguate

strutture org e fin.

“Possono acquisire la qualifica di imprese sociali tutte le org private che esercitano in via

stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello

scambio di beni o servizi di utilità sociale”.

Assenza scopo di lucro (basta che operino con metodo economico), divieto di

autodestinazione degli avanzi di gestione, patrimonio gravato del vincolo di indisponibilità

(se cessazione dell’impresa, devoluto a org non lucrative di utilità sociale).

Finalità di interesse generale è favorito dal legislatore: si possono org in qualsiasi forma di

organizzazione privata. Può essere impiegato qualsiasi tipo societario. Non possono

essere imprese sociali le amm pubbliche, le org che erogano beni e servizi solo a favore

dei propri soci. Impresa sociale non è nuovo tipo di ente ma qualifica che enti di diritto

privato possono assumere. Possibile limitare a certe condizioni la responsabilità

patrimoniale dei partecipanti: se impresa dotata di patrimonio netto di almeno €20.000,

dopo iscrizione a registro, impresa risponde a obbligazioni assunte solo con suo

patrimonio. Se patrimonio diminuisce di oltre un terzo sotto i 20.000, delle obbligazioni

rispondono personalmente e solidamente anche coloro che hanno agito in nome per conto

dell’impresa (in società di capitali, la responsabilità limitata si conserva anche in caso di

perdite).

Sono soggette a regole speciali per applicazione degli istituti tipici dell’imprend comm:

a) apposita sezione registro imprese

b) scritture contabili

c) liquidazione coatta amministrativa in caso di insolvenza (no fallimento)

Si costituiscono per atto pubblico, che deve:

1. determinare l’oggetto sociale

2. enunciare assenza scopo di lucro

3. indicare la denominazione dell’ente

4. fissare requisiti e regole per nomina componenti delle cariche sociali

5. disciplinare modalità di ammissione e esclusione dei soci

6. prevedere forme di coinvolgimento di lavoratori (anche volontari) e destinatari

dell’attività nell’assunzione delle decisioni

Controllo contabile affidato a revisori; controllo di legalità della gestione e rispetto dei

principi di corretta amministrazione a sindaci (atti di ispezione e controllo)

Controlli del Ministero del lavoro: se disciplina violata, diffida e poi perdita della qualifica.

!

! 14

III. L’ACQUISTO DELLA QUALITA’ DI IMPRENDITORE

!

art 2082: si diventa imprenditori con l’esercizio di attività di impresa. Tuttavia tale articolo

non dice nulla in merito a:

- criterio di imputazione soggettiva dell’attività di impresa

- momento di inizio e fine dell’attività di impresa

- esercizio dell’attività da parte di soggetti parzialmente o totalmente privi della capacità

di agire

!

A. L’IMPUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DI IMPRESA

!

Per poter affermare che un dato soggetto è diventato imprenditore è necessario

che l’esercizio dell’attività d’impresa sia a lui giuridicamente riferibile, sia a lui

imputabile.

2. Esercizio diretto dell’attività d’impresa

Principio generale del nostro ordinamento è che centro di imputazione degli effetti

dei singoli atti giuridici posti in essere è il soggetto e solo il soggetto il cui nome è

stato validamente speso nel traffico giuridico (è obbligato nei confronti del terzo

contraente anche quando il reale interessato nell’affare sia un altro soggetto).

PRINCIPIO FORMALE DELLA SPENDITA DEL NOME = La qualità di imprenditore

è acquistata - con pienezza di effetti – dal soggetto e solo dal soggetto il cui nome è

stato speso nel compimento dei singoli atti di impresa.

!

Spendita del nome (criterio di imputazione degli effetti attivi e passivi degli atti

negoziali) risponde a esigenze di certezza giuridica ed è enunciato nel mandato

senza rappresentanza.

MANDATO SENZA RAPPRESENTANZA: mandatario opera nell’interesse di un

altro soggetto spendendo il proprio nome e così facendo acquista i diritti e assume

gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, anche se questi hanno avuto

conoscenza del mandato (CON RAPPRESENTANZA spende il nome del

mandante, e gli effetti negoziali si producono direttamente nella sfera giuridica del

mandante).

=> domina il principio formale della spedita del nome e non il criterio sostanziale

della titolarità dell’interesse economico

!

Diventa imprenditore colui che esercita personalmente l’attività di impresa

compiendo in proprio nome gli atti relativi. Non diventa invece imprenditore il

soggetto che gestisce l’altrui impresa quando operi spendendo il nome

dell’imprenditore, per effetto del potere di rappresentanza conferitogli

dall’interessato o riconosciutogli dalla legge.

Perciò quando gli atti di impresa sono compiuti tramite rappresentante (volontario o

legale), imprenditore diventa il rappresentato e non il rappresentante, e ciò anche

quando l’attività di impresa è sostanzialmente esercitata dal rappresentante. (ad

esempio, il genitore che gestisce l’impresa quale rappresentante legale del figlio

minore, in seguito ad autorizzazione del tribunale. Gli atti di impresa sono decisi e

compiuti dal genitore, ma imprenditore è il minore e solo il minore è esposto a

fallimento, se l’impresa è commerciale). 15

3. Esercizio indiretto dell’attività di impresa. La teoria dell’imprenditore

occulto

!

Fenomeno in cui il soggetto cui è formalmente imputabile la qualità di imprenditore

è dissociato dal reale interessato. = fenomeno dell’esercizio di impresa tramite

interposta persona.

Ritroviamo una situazione in cui esistono due soggetti: Il soggetto (persona fisica o

giuridica) che compie in proprio nome i singoli atti di impresa: cosiddetto

imprenditore palese o prestanome e il soggetto (persona fisica o giuridica) che

somministra al primo i necessari mezzi finanziari, dirige in fatto l’impresa e fa propri

tutti i guadagni senza palesarsi come imprenditore di fronte a terzi è il cosiddetto

imprenditore occulto o indiretto (dominus).

Questo modo di operare non solleva particolari problemi quando gli affari

prosperano e i creditori sono regolarmente pagati dall’imprenditore palese. I

problemi gravi sorgono quando gli affari vanno male ed il soggetto utilizzato dal

dominus sia una persona nullatenente o una società per azioni con capitale irrisorio

(cosiddetta società di comodo o etichetta).

E’ fuori dubbio che i creditori potranno provocare il fallimento del prestanome;

questi ha agito in nome proprio ed ha perciò acquistato la qualità di imprenditore

commerciale. Il problema sorge nel momento in cui il patrimonio dell’imprenditore

palese non è sufficiente a ricoprire i bisogni del creditore. Quindi se si ammette che

l’obbligato nei confronti del creditore sia solo l’imprenditore palese, il risultato sarà

che il rischio dell’impresa non ricadrà sul dominus, bensì sui creditori.

Dunque, quali possono essere i rimedi?

Esistono due tesi:

1. La prima tesi è quella della teoria del potere di impresa. = L’applicazione del

principio della spedita del nome non è requisito necessario ai fini dell’imputazione

della responsabilità per i debiti di impresa (debiti contratti da imprenditore palese

vengono imputati anche al dominus). La responsabilità cumulativa (verso i creditori)

dell’imprenditore palese e del dominus – con l’esclusione però del fallimento per

quest’ultimo, che non è imprenditore - è stata affermata muovendo dall’idea che nel

nostro ordinamento giuridico è espressamente sanzionata la inscindibilità del

rapporto potere-responsabilità. Chi dirige impresa se ne assume necessariamente

il rischio.

!

2. La seconda tesi riguarda la teoria dell’imprenditore occulto. Secondo tale teoria il

dominus di un’impresa formalmente altrui non solo risponderà insieme a questi, ma

fallirà sempre e comunque qualora fallisca il prestanome. Ciò trova giustificazione

nella legge fallimentare art.147, 2° comma (ora 4° comma).

Tale teoria è applicabile:

a) sia per il socio occulto di società palese; il fallimento della società si estende

anche ai soci la cui esistenza sia scoperta dopo la dichiarazione di fallimento

della società e dei soci palesi.

b) per analogia, per il socio occulto di una società occulta: soci hanno occultato

esistenza della società di persone (chi contratta con terzi si presenta come

imprenditore individuale). Analogia applicabile xk la differenza con a) è solo di

16

tipo quantitativo (numero di soci: 2 palesi 1 occulto nel primo caso, 1 palese e 1

occulto nel secondo)

c) Se fallisce società occulta fallisce anche imprenditore occulto => proseguendo

si conclude che è responsabile e esposto al fallimento chiunque domini

un’impresa a lui formalmente non imputabile: @ Così è affermata la

responsabilità del socio tiranno di una società per azioni, che non è titolare

dell’intero pacchetto azionario ma utilizza il patrimonio della società per scopi

personali (usa della società come cosa propria, confusione dei patrimoni). @ E’

altresì affermata responsabilità degli azionisti sovrani (coloro che dominano

società in forza di possesso di un pacchetto azionario di controllo).

=> si sanziona con responsabilità personale e con fallimento ogni forma di dominio

occulto o palese dell’altrui impresa.

!

4. Critica. L’imputazione dei debiti d’impresa

!

Esistono due criteri generali di imputazione della responsabilità per debiti di

impresa:

a) il criterio formale della spendita del nome, in base al quale acquista la qualità

di imprenditore, con pienezza di effetti, la persona fisica o la società nel cui nome

l’attività di impresa è svolta;

b) il criterio sostanziale del potere di direzione, in base al quale risponderebbe o

risponderebbe e fallirebbe anche il reale interessato.

!

La seconda affermazione non può essere condivisa.

-> Critica degli argomenti tratti dal diritto societario: non è vero che la responsabilità

illimitata sia legata al potere di gestione ES snc tutti i soci rispondono

illimitatamente anche se gestione affidata solo a taluni di essi, lo stesso per soci

accomandatari. Inoltre con nuova disciplina non basta più essere unico socio per

incorrere in responsabilità illimitata, ma devono ricorrere ulteriori condizioni

oggettive e formali.

-> critica agli argomenti tratti dal diritto fallimentare

Tutto si basa sul presupposto che nelle 3 fattispecie sia = la situazione giuridica

sostanziale. Ma ciò è errato.

a) Nel fallimento del socio occulto di società palese -4° comma (fuori discussione

che che si sia società con soci a responsabilità illimitata, atti posti in essere in

nome della società,… ) ciò che è stato occultato è solo il reale numero dei soci

ed il socio occulto risponde e fallisce esattamente per lo stesso motivo per cui

rispondono e falliscono i soci palesi, cioè perché fa parte della società. Ovvero

sulla base di criterio formale: partecipazione a società di persone.

b) Nel fallimento del socio occulto di società occulta- 5° comma, è fuori

discussione che esiste società a responsabilità illimitata e che i soggetti

successivamente scoperti ne fanno parte. I soci occulti devono rispondere di atti

che non sono stati posti in essere in nome della loro società, ma di un solo

socio che opera come mandatario senza rappresentanza. I soci occulti si

sottraggono a fallimento personale e responsabilità illimitata non

esteriorizzando vincolo sociale (sottraendosi a regole inderogabili del tipo

societario). Si vuole quindi colpire uso distorto della forma societaria. Quindi

17

soci occulti rispondono e falliscono su base di criterio formale: appartenere a

società di persone con soci illimitatamente responsabili.

=> comma 4 e 5 si desume che chi è socio di società a resp illimitata risponde

verso terzi anche se la sua partecipazione alla società non è esteriorizzata.

c) art.147, 1°comma circoscrive fallimento dei soci illimitatamente responsabili a 3

soli tipi societari: snc sas sapa. Non falliscono pertanto né l’unico azionista né

l’unico socio di srl, anche se rispondono illimitatamente dei debiti sociali.

d) Nella fattispecie imprenditore occulto-imprenditore palese nessuna società

esiste fra dominus e prestanome, in quanto mancano tutti gli elementi costitutivi

del contratto di società (art. 2247 fondo comune, esercizio comune dell’attività,

divisione degli utili). Il prestanome è infatti mandatario (senza rappresentanza)

del dominus e non il suo socio. Quindi si può desumere che la situazione

giuridica è qualitativamente diversa da quella prevista dall’art. 147 4 e 5

comma. Perciò anche se si accetta il primo passaggio dal fallimento del socio

occulto al fallimento della società occulta, non è consentito affermare, per

ulteriore analogia, la responsabilità illimitata del dominus di altrui impresa

individuale o società di capitali. Infatti in società di capitali (regime di

responsabilità limitata), azionisti di comando non sono mai chiamati, in quanto

tali, a rispondere personalmente dei debiti della società, purché si rispettino

regole di organizzazione della stessa (perdita beneficio della responsabilità

limitata solo quando ricorre la situazione formale e oggettiva di concentrazione

di tutte le azioni in mano a un solo soggetto).

Disciplina dell’attività di direzione e coordinamento: società che ne dirigono

altre possono incorrere in responsabilità nei confronti dei soci e creditori di queste

ultime. Tale responsabilità si ha solo in caso di abuso del potere di controllo:

quest’ultimo non comporta la diretta imputazione alla capogruppo dei debiti delle

controllate, ma solo sorgere di obbligazione risarcitoria a carico di chi ha abusato di

potere.

e) ulteriore critica è l’affermare responsabilità illimitata sia di chi abusa che di chi

usa lo schermo societario (socio tiranno e socio sovrano).

!

In conclusione è vero che la spendita del nome non è il solo criterio di imputazione

dei debiti di impresa, ma non è meno vero che tale imputazione è pur sempre retta

da indici esclusivamente formali ed oggettivi. Perciò il dominio di fatto non è

condizione sufficiente per esporre a responsabilità fallimento, né determina di per

se l’acquisto della qualità di imprenditore.

Se ci fosse responsabilità del dominus, i creditori gioverebbero di un patrimonio su

cui non potevano fare affidamento nel momento della concessione del credito al

prestanome, e ciò a scapito dei creditori personali dei dominus.

!

. Una tecnica per reprimere gli abusi

5

Con riforma del diritto societario 2003 e fallimentare 2006, si è cercato di reprimere i

possibili abusi dello schema societario. In applicazione e non in deroga ai criteri di

imputazione previsti dall’ordinamento si è affermata responsabilità e fallimento di chi abusi

Il socio o i soci che hanno abusato

della posizione di dominio su una società di capitali.

dello schermo societario (socio tiranno; se ci sono gli estremi di un’autonoma

attività di impresa) risponderanno come titolari di un’autonoma impresa

commerciale individuale o societaria (società di fatto) per le obbligazioni da loro

18

contratte nello svolgimento dell’attività fiancheggiatrice (impresa fiancheggiatrice)

della società di capitali ed in quanto tali potranno fallire sempre che si accerti

l’insolvenza della loro impresa. Con questa tecnica nata nella giurisprudenza si

tutelano i creditori più forti e di riflesso quelli più deboli (viene infatti contrastata la

tendenza di taluni operatori economici a servirsi delle società di capitali come

strumento di copertura della personale attività imprenditoriale).

!

B. INIZIO E FINE DELL’IMPRESA

6. L’inizio dell’impresa

Per le persone fisiche e per gli enti pubblici e privati (il cui scopo istituzionale non è

svolgimento di attività di impresa), la qualità di imprenditore si acquista con

l’effettivo inizio dell’esercizio dell’attività di impresa. Non è sufficiente l’intenzione di

dare inizio all’attività. L’effettivo inizio fa acquistare la qualità di imprenditore

indipendentemente dalle intenzioni del soggetto agente ed anche se l’attività è

esercitata in violazione delle norme amministrative abilitanti.La stessa iscrizione nel

registro delle imprese non è condizione né necessaria né sufficiente per

l’attribuzione della qualità di imprenditore commerciale.

Anche per le società, il cui scopo tipico è l’esercizio di attività di impresa, il principio

dell’effettività può e deve trovare applicazione. Non vero che acquisterebbero la

qualità di imprenditori fin dalla loro costituzione (attività di impresa è la ragione

stessa della loro costituzione, persone fisiche invece possono svolgere molteplici

attività): stipula contratto x persone e iscrizione a registro per capitali. Tuttavia 2082

ricollega acquisto qualità di imprenditore a esercizio e non mera intenzione

(costituzione della società è dichiarazione programmatica fino a inizio fase

attuativa).

! 7. Attività di organizzazione e attività di esercizio

Quando si ha l’effettivo inizio dell’attività di impresa? è necessario al riguardo

distinguere a seconda che il compimento di atti tipici di impresa (produzione/

scambio di beni/servizi) sia o meno preceduta da una fase organizzativa

oggettivamente percepibile (esempio affitto di locali, acquisto di macchinari, di

attrezzature, assunzione di lavoratori, ecc...).

In mancanza di tale fase preparatoria, solo la ripetizione nel tempo di atti di impresa

omogenei e funzionalmente coordinati renderà certo che non si tratta di atti

occasionali, bensì di attività professionalmente esercitata.

Quando invece venga preventivamente creata una stabile organizzazione, anche

un solo atto di esercizio sarà sufficiente per affermare che l’attività è iniziata. Né è

necessario che sia portato a compimento il primo ciclo operativo con la vendita a

terzi dei beni prodotti o con la rivendita delle menci acquistate. La stabile

organizzazione è già di per se indice non equivoco di attività professionale.

Si può diventare imprenditori prima del compimento del primo atto di gestione

(durante la fase di organizzazione)? Org della produzione è attività tipicamente

imprenditoriale e pone in essere esigenze di tutela del credito. Anche gli atti di

organizzazione sono atti di impresa (=atti di gestione non preceduti da fase

organizzativa) e determineranno l’acquisto della qualità di imprenditore e

l’esposizione al fallimento quando, per il loro numero e/o significatività, manifestano

19

in modo non equivoco lo stabile orientamento dell’attualità verso un determinato

fine produttivo, sia pure non ancora realizzato (professionalità).

Questi atti di organizzazione per divenire efficaci devono essere particolarmente

qualificati per affermare che un’attività di impresa è iniziata: per società basta

anche un solo atto, per persona fisica devono esserci + atti, espressivi e coordinati

funzionalmente.

!

. La fine dell’impresa

8

L’imprenditore individuale perde la qualità di imprenditore con l’effettiva cessazione

dell’attività (principio di effettività). L’art. 10 legge fall. prevedeva che lo stesso

poteva essere dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dell’impresa.

La fine dell’impresa è di regola preceduta da una fase di liquidazione (durante la

quale si completano i cicli produttivi iniziati). Perciò la qualità di imprenditore si

perde solo con la chiusura della liquidazione (che era ritenuta ancora esercizio

dell’impresa), chiusura che non si verifica fino a quando vengono compiute azioni

intrinsecamente identiche a quelle normalmente poste in essere durante l’esercizio

di impresa. La fase liquidativa potrà ritenersi chiusa solo con la definitiva

disgregazione del complesso aziendale. Per l’imprenditore individuale la

giurisprudenza riteneva che non era necessario che fossero stati riscossi tutti i

crediti e fossero stati pagati tutti i debiti relativi. => art 10 fall pressoché privo di

significato, sistema senza senso (anno x dichiarazione fallimento sarebbe decorso

da quando insolvenza non era + possibile xk soddisfatti i creditori, alla fine della

liquidazione non era più tecnicamente fallita l’impresa).

Per impresa societaria si intendeva come fine dell'impresa la cancellazione dal

registro delle imprese che presupponeva non solo disgregamento dell’azienda ma

anche integrale pagamento delle passività ad opera dei liquidatori e definizione dei

rapporti fra soci. Solo da tale momento sarebbe decorso termine annuale x fall art

10. (creditori ritardatari possono comunque rivalersi anche dopo cancellazione e

dopo anni, quindi impresa esistente e esposta a fallimento fin quando non fosse

stato pagato ultimo debito, dichiarata fallita anche dopo anni dall’effettiva

cessazione -> art 10.1 irrilevante).

Riforma 2006-2007, art 10 l. fall.: “gli imprenditori individuali e collettivi possono

essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese

(condizione necessaria) se l'insolvenza si è dimostrata anteriormente alle

medesima o entro l'anno successivo”. In caso di impresa individuale e

cancellazione d’ufficio degli imprenditori collettivi è però fatta salva “per il creditore

o per il pm la facoltà di dimostrare il momento dell'effettiva cessazione dell’attività

da cui decorre termine del primo comma”.

Società irregolari (no iscritte a registro) e occulte possono essere dichiarate fallite

senza limiti di tempo, tanto quanto imprenditore persona fisica non iscritto al

registro delle imprese resta esposto a fallimento fino a quando non ha estinto tutti i

debiti d’impresa.

Quindi la cancellazione dal registro è condizione necessaria ma non sufficiente

(deve accompagnarsi a effettiva cessazione dell’attività di impresa, mediante

disgregazione del complesso aziendale) affinché imp individuale o collettivo

benefici del termine annuale per la dichiarazione del fallimento (altrimenti non

decorre). Per ragioni di certezza del diritto si presuppone che al momento della

cancellazione l’attività di impresa sia già terminata, ma i creditori e pm sono

20

ammessi a provare il contrario ottenere fallimento del debitore dopo anno della

cancellazione della stessa. Lo stesso vale per società di persone volontariamente

cancellatasi ma che ha continuato attività (non può fare attività di impresa senza

essere esposta a fallimento).

C. CAPACITA’ E IMPRESA

9. Incapacità e incompatibilità

La capacità all’esercizio di attività di impresa si acquista con la piena capacità di

agire e quindi al compimento del diciottesimo anno di età. Si perde in seguito ad

interdizione o inabilitazione.

Esercizio di attività di impresa in violazione a norme che tutelano gli incapaci non fa

sorgere qualità di imprenditore in testa all’incapace, ma atti da esso compiuti

restano validi.

ES Il minore che con raggiri ha occultato la sua minore età non diventa

imprenditore anche se i contratti conclusi non sono annullabili (art. 1426).

Non costituiscono limitazioni alla capacità di agire ma semplici incompatibilità, i

divieti di esercizio di impresa commerciale a carico di coloro che esercitano

determinati uffici o professioni. (tali divieti non precludono acquisto qualità imp

comm ma sanzioni amm e penali). Non impedisce l’acquisto o il riacquisto della

qualità di imprenditore commerciale l’inabilitazione temporanea all’esercizio di

attività commerciale (consegue da condanna per bancarotta o ricorso abusivo a

credito in caso di fallimento).

10. L’impresa commerciale dell’incapace

E’ possibile l’esercizio di attività di impresa per conto e nell’interesse di un incapace

(minore e interdetto) o da parte di soggetti limitatamente capaci di agire (inabilitato,

minore emancipato e beneficiario di amministrazione di sostegno), con

l’osservanza delle disposizioni al riguardo dettate.

Il codice non prevede particolari regole per l'attività agricola. Una specifica

disciplina è invece prevista per l'attività commerciale (con carattere derogativo

rispetto a quella di diritto comune).

PRINCIPI ISPIRATORI: L’amministrazione del patrimonio degli incapaci è regolata

in modo da garantirne la conservazione e l’integrità. Il rappresentante legale del

minore o dell’interdetto è legittimato a compiere solo gli atti di ordinaria

amministrazione, mentre quelli di straordinaria amministrazione possono essere

compiuti solo in caso di necessità o di utilità evidente, accertata dall'autorità

giudiziaria con autorizzazione di regola concessa atto x atto.

Principi identici reggono il compimento i atti giuridici da parte dell’inabilitato o del

minore emancipato che agiscono personalmente, ma con l’assistenza di un

curatore.

Poiché attività di impresa è rischiosa, il legislatore pone un divieto assoluto di inizio

di impresa commerciale per il minore, l’interdetto e l’inabilitato. Salvo che per il

minore emancipato, al quale è consentita solo la continuazione dell’esercizio di una

impresa commerciale preesistente, purché la continuazione sia autorizzata dal

tribunale e sia utile per l’incapace.

Dato che le decisioni devono essere prese in modo rapido, l'autorizzazione del

tribunale all'esercizio di impresa commerciale ha carattere generale E comporta un

sensibile ampliamento dei poteri del rappresentante legale.

21

MINORE

In nessun caso è consentito l’inizio di una nuova impresa commerciale in nome e

nell’interesse del minore. Quando questi acquista una preesistente azienda

commerciale, può essere autorizzato dal tribunale a continuare l’esercizio

dell’impresa, sia pure con procedure e cautele diverse a seconda che il minore sia

sottoposto a potestà familiare o a tutela (art. 320, 5°comma, 371, 2°comma). In

attesa dell’autorizzazione alla continuazione da parte del tribunale, il giudice

tutelare può consentire l’esercizio provvisorio. Intervenuta l’autorizzazione

definitiva, il genitore o il tutore è legittimato a compiere tutti gli atti che rientrano

nell’esercizio dell’impresa, siano essi di ordinaria o di straordinaria

amministrazione. L'autorizzazione sarà necessaria solo per atti che non sono in

rapporto di mezzo a fine per la gestione dell’impresa.

INTERDETTO

Valgono le stesse regole dettate per il minore sottoposto a tutela. L’autorizzazione

ala continuazione può riguardare anche l’impresa iniziata dallo stesso interdetto

prima dell’interdizione.

INABILITATO

E’ un soggetto la cui capacità di agire è limitata agli atti di ordinaria

amministrazione. La sua posizione è tuttavia parificata a quella degli incapaci

assoluti per quanto concerne l’esercizio di impresa commerciale: è possibile solo la

continuazione di un’impresa preesistente, non l’ inizio ex novo. Intervenuta

l’autorizzazione alla continuazione, l’inabilitato eserciterà personalmente l’impresa,

sia pure con l’assistenza del curatore e con il consenso di questi per gli atti di

impresa che eccedono l’ordinaria amministrazione. Il tribunale può tuttavia

subordinare l’autorizzazione alla nomina di un direttore generale (INSTITORE);

nomina che sarà fatta dallo stesso inabilitato col consenso del curatore.

MINORE EMANCIPATO

Può essere autorizzato dal tribunale anche ad iniziare una nuova impresa

commerciale. Con l’autorizzazione il minore emancipato acquista la piena capacità

di agire, senza l’assistenza di un curatore.

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedano la

rappresentanza esclusiva o l'assistenza dell'amministratore di sostegno. Può

iniziare e continuare attività senza assistenza, salvo che il giudice tutelare disponga

diversamente. I provvedimenti autorizzativi e di revoca del tribunale devono essere

scritti nel registro delle imprese.

FALLIMENTO

L’esercizio autorizzato dell’impresa determina l’acquisto della qualità di

imprenditore commerciale da parte dell’incapace. Acquistando tale qualità

all’incapace ricadranno gli effetti patrimoniali del fallimento; al minore imprenditore

non possono invece essere reputati reati commessi da altri e che egli non poteva

impedire (non soggetto a sanzioni penali, che ricadono su rappresentante legale

anche se non è imprenditore). D’altro canto, nei confronti del genitore o del tutore è

(probabilmente) applicabile l’art. 277 legge fallimentare che punisce i reati

fallimentari dell’institore in qualità di legale rappresentante. Non è possibile

sottrarre minore fallito a incapacità personali: tali incapacità conseguono

automaticamente dalla dichiarazione di fallimento, e solo il minore in quanto

imprenditore può essere dichiarato fallito.

22

IV. LO STATUTO DELL’IMPRENDITORE COMMERCIALE

!

Imprese commerciali a statuto settoriale: attività con particolare rilievo economico

e/o sociale, destinate a particolare normativa x tutela collettività (ES banche,

assicurazioni, …). Precetti che incidono su org e modalità di esercizio dell’attività.

!

A. LA PUBBLICITA’ LEGALE

L’imprenditore commerciale è destinatario di una peculiare disciplina che ha

carattere essenzialmente pubblicistico in quanto finalizzata alla tutela degli interessi

generali della collettività direttamente toccati da tali attività.

!

. La pubblicità delle imprese commerciali

2

Necessaria per disporre con facilità di informazioni veritiere e non contestabili su

fatti e situazioni delle imprese con cui si entra in contatto, per conferire certezza

alle contrattazioni.

La pubblicità legale prevede di rendere di pubblico dominio determinati atti o fatti

della vita dell’impresa, secondo forme e modalità predeterminate per legge. Info

legislativamente rilevanti non solo sono rese accessibili a terzi interessati

(pubblicità notizia), ma producono effetti di opponibilità a chiunque di atti o fatti così

resi conoscibili (conoscibilità legale).

Il registro delle imprese è lo strumento di pubblicità legale delle imprese

commerciali non piccole e delle società commerciali previsto dal codice civile del

1942. Per oltre cinquant’anni il nuovo istituto è però restato lettera morta

(necessitava di regolamento di attuazione).

!

Durante i lunghi anni dell’attesa ha tuttavia trovato applicazione il regime transitorio.

Regime imperniato sull’iscrizione nei preesistenti registri di cancelleria presso il

tribunale e soprattutto caratterizzato dall’esonero temporaneo dall’iscrizione, salvo

che per alcuni atti, degli imprenditori commerciali individuali e degli enti pubblici

economici. Per le società di capitali era inoltre previsto, oltre all’iscrizione nel

registro delle imprese anche la pubblicazione nel Bollettino ufficiale delle società

per azioni e a responsabilità limitata (busarl). Così pure per le cooperative in

aggiunta all’iscrizione nel registro delle imprese, la pubblicazione nel bollettino

ufficiale delle società cooperative e dei consorzi di cooperative (busc). Inoltre,

registro delle ditte tenuto presso la camera di commercio per chiunque svolgesse

industria, commercio o agricoltura. Ne risultava da tutto ciò un sistema di pubblicità

delle imprese particolarmente disorganico e complesso.

La situazione finalmente si sblocca con la legge 29-12-1993 n. 580 contenente

norme per il riordino delle camere di commercio. L’art. 8 di tale legge ed il relativo

regolamento di attuazione hanno finalmente istituito il registro delle imprese, che è

divenuto pienamente operante agli inizi del 1997. ine del regime transitorio e

F

soppressi il busarl e il busc e registro delle ditte. Novità rispetto a 1942:

- il registro delle imprese non è più solo strumento di pubblicità legale delle

imprese commerciali ma anche strumento di informazione sui dati organizzativi di

tutte le altre imprese (iscrizione estesa a imprenditori agricoli, piccoli imprenditori,

società semplici,ecc…). Pubblicità legale per agricoli, estesa a società tra

avvocato e professionisti. 23

- la tenuta del registro delle imprese è affidata alle camere di commercio non più

alle cancellerie dei tribunali.

- Il registro delle imprese è tenuto con tecniche informatiche ed è pubblico.

! 3. Il registro delle imprese

L’ufficio del registro delle imprese è istituito in ciascuna provincia presso le camere

di commercio ed è retto da un conservatore (segretario generale o altro dirigente

della camera di commercio) nominato dalla giunta. L’attività dell’ufficio è svolta sotto

la vigilanza di un giudice delegato dal presidente del tribunale del capoluogo di

provincia.

Il registro è diviso in due sezioni: la sezione ordinaria e la sezione straordinaria.

Nella sezione ordinaria sono iscritti gli imprenditori per i quali l’iscrizione nel registro

delle imprese era originariamente prevista dal codice civile:

- gli imprenditori individuali commerciali non piccoli

- tutte le società tranne la società semplice, anche se non svolgono attività

commerciale

- consorzi

- i gruppi europei di interesse economico con sede in italia

- gli enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività

commerciale.

- le società estere che hanno in Italia la sede dell’amministrazione o l’oggetto

principale della loro attività.

- le reti di imprese dotate di soggettività giuridica

!

Nella sezione speciale ci sono varie sezioni (crescono in base a previsioni di leggi

speciali):

1. sezione speciale degli imprenditori agricoli e dei piccoli imprenditori: gli

imprenditori che secondo il codice civile ne erano esonerati e per i quali

l’iscrizione, introdotta con la riforma del 1993, aveva originariamente solo

funzione di pubblicità notizia; vale a dire gli imprenditori agricoli individuali, i

piccoli imprenditori, le società semplici, sono inoltre annotati gli imprenditori

artigiani già iscritti nel relativo albo.

2. sezione speciale delle società fra professionisti. Istituita dall’art. 16 del d.lgs.

2-2-2001 n. 96. ha efficacia di pubblicità notizia.

3. Sezione speciale dei soggetti che esercitano attività di direzione e

coordinamento: pubblicità dei legami di gruppo.

4. sezione speciale delle imprese sociali

5. sezione speciale degli atti di società di capitali in lingua straniera: atti x i quali è

obbligatorio deposito o iscrizione. Pubblicazione in lingua straniera facoltativa (x

facilitare creditori esteri) ma non sostituisce obbligo di pubblicazione in italiano.

Se discordanza, ci si può valere di straniero a meno che società non dimostri

che soggetto era a conoscenza della italiana.

6. sezione speciale delle start-up innovative (< 4 anni, prodotti e servizi innovativi)

e degli incubatori certificati (favoriscono nascita start-up). Iscrizione x accedere

a disciplina di favore a carattere civilistico, tributario, laburistico.

Gli atti da registrare sono diversi a seconda della struttura soggettiva dell’impresa e

sono specificati da una serie di norme. Riguardano essenzialmente gli elementi di

24

individuazione dell’impresa e dell’imprenditore (ex dati anagrafici, ditta, oggetto,

sede principale,ecc..) e la struttura e l’organizzazione della società (atto costitutivo,

nomina e revoca amministratori, ecc…). Vengono iscritte tutte le successive

modificazioni. Principio di tipicità delle iscrizioni=non consentita iscrizione di atti

non previsti dalla legge.

Le iscrizioni devono essere fatte nel registro delle imprese della provincia in cui

l’impresa ha la sede e, per agevolare le ricerche da parte dei terzi, negli atti e nella

corrispondenza deve essere indicato il registro presso il quale l’iscrizione è

avvenuta. L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato, ma può avvenire

anche di ufficio se l’iscrizione è obbligatoria e l’interessato non vi provvede. E di

ufficio può anche essere disposta la cancellazione di un’iscrizione avvenuta non nel

rispetto delle condizioni richieste dalla legge. D’ufficio può avvenire cancellazione

dell’impresa che ha cessato l’attività, se imprenditore non provvede. Ufficio può

trasmettere atti a presidente del tribunale per nomina liquidatori.

In ogni caso prima di procedere all’iscrizione l’ufficio del registro deve controllare

che il fatto o l’atto è soggetto a iscrizione e che la documentazione è formalmente

regolare, nonché esistenza e veridicità del fatto/atto (legalità formale). No controllo

di legalità sostanziale, cioè validità dell’atto.

L’iscrizione deve essere eseguita entro dieci giorni dalla data di protocollazione

della domanda, mediante inserimento dei dati nella memoria dell’elaboratore

elettronico. Contro il provvedimento motivato di rifiuto dell’iscrizione, il richiedente

può ricorrere entro otto giorni al giudice del registro, che provvederà con un

decreto. Contro decreto giudice si può fare ricorso a tribunale (stessa cosa x

iscrizione o cancellazione d’ufficio da parte del giudice del registro).

L’inosservanza dell’obbligo di registrazione è punita con sanzioni amministrative

pecuniarie e sanzioni indirette (no decorso di 1 anno x fallimento).

Effetti. L’iscrizione nella sezione ordinaria ha sempre funzione di pubblicità legale;

serve cioè non solo a rendere conoscibili i dati pubblicati, ma anche, a seconda dei

casi, efficacia dichiarativa, costitutiva o normativa.

Di regola l’iscrizione nella sezione ordinaria ha efficacia semplicemente dichiarativa

(rileva su opponibilità del fatto/atto).

I fatti e gli atti soggetti ad iscrizioni ed iscritti sono opponibili a chiunque e lo sono

dal momento stesso della loro registrazione (efficacia positiva immediata).L’omessa

iscrizione impedisce che il fatto possa essere opposto ai terzi (efficacia negativa).

Imprenditore può cmq provare che, nonostante l’omessa registrazione, i terzi hanno

avuto conoscenza effettiva dell’atto/fatto (es lettera che lo comunicava).

!

Efficacia costitutiva. In alcune ipotesi l’iscrizione produce effetti ulteriori e più

rilevanti. E’ anche presupposto perché l’atto sia produttivo di effetti, sia fra le parti

che per i terzi (efficacia costitutiva totale), o solo nei confronti dei terzi (efficacia

costitutiva parziale). ES di totale: iscrizione atto costitutivo di società di capitali e

cooperative. ES parziale: deliberazione della riduzione reale del capitale sociale di

snc.

Efficacia normativa. In altri casi, l’iscrizione nella sezione ordinaria è presupposto

per la piena applicazione di un determinato regime giuridico. E’ questo il caso della

25

snc e sas. La mancata iscrizione impedisce che operi il regime di autonomia

patrimoniale. In tal caso la società si definisce irregolare.

L’iscrizione nelle sezioni speciali del registro ha solo funzione di certificazione

anagrafica e di pubblicità notizia (nessuno degli effetti precedenti). L’iscrizione non

rende l’atto opponibile ai terzi, dovendosi a tal fine provare sempre l’effettiva

conoscenza.

Eccezione:con il d.lgs 228/2001 per l’imprenditore agricolo e per società semplici

esercenti attività agricole, l’iscrizione nella sezione speciale ha oltre che efficacia di

pubblicità notizia, anche di pubblicità legale.

4. La pubblicità delle società di capitali e delle cooperative

Eliminazione del busarl e del busc (tecniche informatiche li rendevano inutili).

Quindi unico strumento di pubblicità legale è il registro delle imprese. Vi sono 2

differenze:

1. per le sole società capitali; s. per azioni, s. a responsabilità limitata l’opponibilità

diviene piena solo dopo il decorso di 15 giorni di iscrizione (e non

immediatamente).

2. per alcuni atti delle società di capitali e/o delle società cooperative è prevista la

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale anziché nel registro delle imprese (ex.

convocazione dell’assemblea di s.p.a. o di società cooperativa).

!

B. LE SCRITTURE CONTABILI

! 5. L’obbligo di tenuta delle scritture contabili

Vita dell’impresa è dinamica: necessari costante informazione e controllo.

Le scritture contabili sono i documenti che contengono la rappresentazione, in

termini quantitativi e/o monetari, dei singoli atti di impresa, della situazione del

.

patrimonio dell’imprenditore e del risultato economico dell’attività svolta

La tenuta delle scritture contabili è tuttavia elevata ad obbligo ed è legislativamente

disciplinata per gli imprenditori che esercitano attività commerciale (art.2214)

Non vi è tuttavia perfetta coincidenza tra soggetti obbligati a tenuta delle scritture

secondo cc e la categoria degli imprenditori commerciali. La disciplina delle

scritture contabili prevista dal codice civile non si applica ai piccoli imprenditori e

quindi anche i piccoli imprenditori che esercitano attività commerciale.

Le società commerciali devono ritenersi obbligate alla tenuta delle scritture contabili

anche non esercitano attività commerciale. Devono tenere le scritture anche gli enti

pubblici e privati che svolgono attività commerciale in via accessoria (poichè essi

sono sottoposti a statuto dell’imprenditore commerciale). Obbligo anche x org che

assumono la qualifica di impresa sociale.

! 6. Le scritture contabili obbligatorie. Regolarità e controllo.

Art. 2214. La norma pone il seguente principio generale: l’imprenditore deve tenere

tutte le scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni

dell’impresa. In ogni caso devono essere tenuti determinati libri contabili: il libro

giornale ed il libro degli inventari. Infine, devono essere ordinariamente conservati,

per ciascun affare gli originali della corrispondenza commerciale (lettere, fatture,

telegrammi) ricevuta e le copie di quella spedita.

26

Il libro giornale è un registro cronologico-analitico. Giorno per giorno le operazioni

relative all’esercizio dell’impresa devono essere indicate (importante è l’ordine, non

che vengano registrate giorno per giorno). Operazioni omogenee compiute nella

stessa giornata possono essere accorpate. Può essere anche eventualmente

articolato in libri parziali in relazione alle articolazioni dell’impresa.

Il libro degli inventari è invece un registro periodico-sistematico. Deve essere

redatto all’inizio dell’esercizio dell’impresa e successivamente ogni anno. Ha la

funzione di fornire il quadro della situazione patrimoniale dell’imprenditore. Deve

perciò contenere l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività

dell’imprenditore, anche estranee all’impresa.

L’inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite. Il

bilancio è un prospetto contabile riassuntivo dal quale devono risultare con

evidenza e verità la situazione complessiva del patrimonio SP e utili o perdite CE

alla fine di ciascun anno. Art da 2423 a 2435 indicano sia contenuto del bilancio

che criteri per la valutazione delle singole voci. La scelta delle altre scritture da

tenere è rimessa alla discrezionalità dell’imprenditore (libro mastro, libro cassa,…).

!

Per garantire veridicità delle scritture, è imposta osservanza di determinate regole

formali e sostanziali nella loro tenuta.

1. Il libro giornale ed il libro degli inventari devono essere enumerati

progressivamente in ogni pagina prima di essere messi in uso.

2. Tutte le scritture contabili devono essere tenute secondo norme di una ordinata

contabilità (art. 2219) e in particolare senza spazi bianchi, senza interlinee,

senza abrasioni (cd formalità intrinseche).

3. Oggi è consentita la tenuta delle scritture contabili con sistemi informatici.

4. La corrispondenza commerciale e le scritture contabili devono essere tenute

per dieci anni (art 2220)

L’inosservanza delle formalità prescritte dalla legge rende le scritture irregolari e

quindi giuridicamente irrilevanti.

Le scritture contabili non sono di regola soggette ad alcuna forma di controllo

esterno. Dal 1975 la contabilità delle società con azioni quotate in borsa è

sottoposta al controllo esterno di apposite società di revisione. (dal 2003 anche spa

non quotate).

L’obbligo di tenuta delle scritture contabili non è assistito da alcuna sanzione

generale e diretta, salvo quelle previste dalla legislazione tributaria. Sono previste

sanzioni eventuali e indirette (imprenditore che non le tiene non le può usare come

mezzo di prova a suo favore e sanzioni penali).

! 7. La rilevanza esterna delle scritture contabili. L’efficacia probatoria.

Le informazioni sulla vita dell’impresa non sono accessibili ai terzi (tutela

dell’interesse al segreto dell’imprenditore). Le eccezioni sussistono per il bilancio

delle società di capitali e delle società cooperative (ma non quelle degli imprenditori

individuali e delle società di persone), che deve essere reso pubblico mediante

deposito presso l’ufficio del registro delle imprese. Per le imprese soggette a

controllo pubblico, il diritto al segreto non sussiste nei confronti dell’organo pubblico

preposto alla vigilanza. Il diritto cede inoltre a esigenze conoscitive della pubblica

amm (tributi o repressione di reati). 27

L’ipotesi più significativa di rilevanza esterna delle scritture contabili si ha tuttavia

sul piano processuale, potendo le stesse essere utilizzate come mezzo di prova sia

a favore, sia contro l’imprenditore (2709-2711).

Le scritture, siano o meno regolarmente tenute, possono sempre essere utilizzate

dai terzi (che non possono scinderne il contenuto per avvalersi solo della parte loro

favorevole). Imprenditore può utilizzarle come mezzo processuale di prova contro i

terzi solo se: 1 regolarmente tenute, 2 se controparte è imprenditore, 3. se

controversia sia inerente a esercizio dell’impresa.

Il giudice può ordinare esibizione (d'ufficio o su istanza di parte) di singole scritture

significative solo per estrarne registrazioni riguardo controversia in esame. Solo in

3 casi può ordinare comunicazione alla controparte di tutte le scritture contabili:

controversie relative allo scioglimento della società, comunione dei beni,

successione mortis causa.

C. LA RAPPRESENTANZA COMMERCIALE

!

8. Ausiliari dell’imprenditore commerciale e rappresentanza

L’imprenditore può avvalersi e di regola si avvale della collaborazione di altri

soggetti, c.d. ausiliari interni o subordinati (rapporto di lavoro subordinato) e c.d.

ausiliari esterni o autonomi (legati da rapporti contrattuali di varia natura, in modo

occasionale o stabile, mandato, spedizione, agenzia…).

In entrambi i casi la collaborazione può riguardare anche la conclusione di affari

con terzi in nome e per conto dell’imprenditore: l’agire in rappresentanza

dell’imprenditore. La rappresentanza in via generale è regolata da art 1387, con

norme speciali per effetto del rinvio all’art 1400, quando si tratti di atti inerenti

all’esercizio di impresa commerciale posti in essere da alcune figure tipiche di

ausiliari interni: institori, procuratori, commessi (rappresentanza commerciale).

La disciplina generale non abilita l’interessato a agire in nome del rappresentato,

ma è necessario espresso conferimento del potere di rappresentanza mediante

procura. Il potere di rappresentanza esiste nei limiti fissati dalla procura, che deve

essere conferita con la forma prevista per il contratto che il rappresentante deve

concludere. Il terzo che decide di contrattare con chi dichiara di agire in veste di

rappresentante è tenuto perciò ad accertare l’esistenza, contenuto e regolarità della

procura. Il rischio della mancanza o difetto di potere ricade sul terzo contraente. Il

contratto concluso dal falsus procurator è infatti improduttivo di effetti ed il terzo non

potrà vantare alcun diritto nei confronti del preteso rappresentato. L’art. 1398 gli

riconosce solo la possibilità di chiedere al falsus procurator il risarcimento del

danno che ha sofferto per avere confidato senza sua colpa nella validità del

contratto. Tali regole valgono per collaboratori esterni.

Queste regole cedono invece il passo ad altre, parzialmente diverse, quando si è in

presenza di determinate figure tipiche di ausiliari interni (institori, procuratori e

commessi), che, per la posizione loro assegnata nell’impresa, sono destinati ad

entrare stabilmente in contatto con i terzi ed a concludere affari per l’imprenditore.

Vige sistema speciale di rappresentanza (2203-2213)

Rappresentanza commerciale. Alcuni soggetti, x la posizione rivestita

nell’organizzazione, sono automaticamente investiti del potere di rappresentanza

dell’imprenditore e rappresentanza ex lege commisurato al tipo di mansioni che la

qualifica comporta. Non si ha procura, ma rappresentanza è effetto naturale di

28

quella determinata mansione affidata dall’imprenditore. Questi potrà con specifico

atto modificare il contenuto legale tipico del potere di rappresentanza. Tutto ciò per

> tutela del terzo, che deve solo controllare se imprenditore ha modificato con atto

espresso e pubblico i loro naturali poteri rappresentativi.

!

. L’institore

9 E’ institore colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa o di una sede

=

secondaria o di un ramo particolare della stessa (direttore generale dell’impresa o

di una filiale o di un settore produttivo). L’institore è al vertice della gerarchia del

personale, in virtù di un atto di preposizione dell’imprenditore. Vertice assoluto se

l’institore è preposto all’intera impresa ed in tal caso dipenderà solo

dall’imprenditore; solo da lui riceverà direttive. Vertice relativo se filiale o a un ramo

dell’impresa; ed in tal caso potrà eventualmente trovarsi in posizione subordinata

anche rispetto ad un altro institore (ad esempio, il direttore generale dell’intera

impresa). Se + institori, potranno agire disgiuntamente se nella procura non è

diversamente previsto. Deve avere potere di gestione generale, che abbracci tutte

le operazioni della struttura alla quale è preposto.

La delineata posizione comporta innanzitutto che l’institore è tenuto,

OBBLIGHI

congiuntamente con l’imprenditore, all’adempimento degli obblighi di iscrizione nel

registro delle imprese e di tenuta delle scritture contabili dell’impresa o della sede

cui è preposto. Ed in caso di fallimento dell’imprenditore troveranno applicazione

nei confronti dell’institore le sanzioni penali a carico del fallito; fermo restando che

solo l’imprenditore potrà essere dichiarato fallito e solo l’imprenditore sarà esposto

agli effetti personali e patrimoniali del fallimento. Al potere di gestione si aggiunge

ampio e generale potere di rappresentanza, sostanziale e processuale.

Anche in mancanza di espressa procura, l’institore può compiere in

Sostanziale

nome dell’imprenditore tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa. E’ comunque

certo che l’institore non è legittimato a compiere atti che esorbitano dall’esercizio

(gestione) dell’impresa (pertinenza degli atti è valutata in riferimento alle imprese di

quel determinato tipo) quali, la vendita o l’affitto dell’azienda, il cambiamento

dell’oggetto dell’attività. Inoltre gli è vietato alienare o ipotecare i beni immobili del

proponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato.

Caratterizza l’institore anche una eventuale rappresentanza processuale, in

quanto l’institore può stare in giudizio, sia come attore (rappresentanza

processuale attiva), sia come convenuto (rappresentanza processuale passiva) per

le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa a cui è

preposto (2204).

I poteri rappresentativi dell’institore possono essere ampliati o limitati

dall’imprenditore. Le limitazioni saranno però opponibili ai terzi solo se la procura

originaria o il successivo atto di limitazione siano stati pubblicati nel registro delle

imprese. Mancando tale pubblicità legale, la rappresentanza si reputa generale.

Principi analoghi valgono anche per la revoca della procura.

!

Infine dobbiamo ricordare che l’institore deve rendere palese al terzo con cui

contratta tale sua veste, affinché l’atto compiuto e i relativi effetti ricadano

direttamente sul rappresentato; e deve renderla palese spendendo il nome del

rappresentato. Il rappresentante che non osservi tale regola obbliga solo se stesso,

ed il terzo non si può rivolgere al rappresentato (principio della contemplatio

29

domini). Art 2208: l’institore è personalmente obbligato se omette di far sapere al

terzo che tratta per il preponente, ma personalmente obbligato è anche il

preponente quando gli atti compiuti dall’institore rientrano nell’esercizio di impresa.

=> tutela del terzo contraente, nei cui confronti risponderanno solidamente sia

institore che preponente.

!

10. I procuratori

I procuratori sono coloro che in base ad un rapporto continuativo abbiano il potere

di compiere per l’imprenditore gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non

essendo preposti ad esso (art. 2209). I procuratori non sono posti a capo

dell’impresa o di un ramo o di una sede secondaria; il loro potere decisionale è

circoscritto ad un determinato settore operativo (ad esempio il direttore del settore

acquisti, il dirigente del personale, il direttore nel settore pubblicità). I procuratori

sono investi di un potere di rappresentanza generale dell’imprenditore; generale,

però, rispetto alla specie di operazioni per le quali essi sono stati investiti di

autonomo potere decisionale (ad esempio il dirigente del settore acquisti potrà

compiere in nome dell’imprenditore tutti gli atti tipicamente rientrano in tale

funzione, ma non ha né potere decisionale né potere di rappresentanza per quanto

riguarda il settore pubblicità o il settore del personale).

Il procuratore non ha la rappresentanza processuale (a meno che tale potere non

gli sia stato espressamente conferito); non è soggetto agli obblighi di iscrizione nel

registro delle imprese e scritture contabili e l’imprenditore non risponde per gli atti,

pur pertinenti all’impresa, compiuti da un procuratore senza spendita del nome

dell’imprenditore stesso.

!

10. I commessi

Ai commessi (ausiliari subordinati) sono affidate mansioni esecutive e materiali che

li pongono in contatto con terzi (ES commesso negozio, cassiere); a loro è

riconosciuto potere di rappresentanza dell’imprenditore anche in mancanza di

specifico atto di conferimento; potere però più limitato rispetto a quello degli institori

e dei procuratori. Art2210: Essi possono compiere gli atti che ordinariamente

comporta la specie di operazioni di cui sono incaricati.

I commessi non possono esige il prezzo delle merci delle quali non facciano la

consegna, né concedere dilazioni o sconti che non siano d’uso; non hanno il potere

di derogare alle condizioni generali di contratto predisposte dall’imprenditore; non

possono esigere il prezzo fuori dei locali stessi né dentro l’impresa. A tutti i

commessi è riconosciuta la legittimazione a ricevere per conto dell’imprenditore l

dichiarazioni che riguardano l’esecuzione dei contratti ed i reclami relativi alle

inadempienze contrattuali. Possono chiedere provvedimenti cautelari per conto

dell’imprenditore. L’imprenditore può limitare o ampliare i poteri. Non è tuttavia

previsto un sistema di pubblicità legale; perciò le limitazioni saranno opponibili ai

terzi solo se portate a conoscenza degli stessi con mezzi idonei (ad esempio avvisi

affissi nei locali di vendita), o se si prova l’effettiva conoscenza.

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sara2593

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e scienze sociali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara2593 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Mosca Maria Chiara.

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