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La L. 63 /2001 modifica alcuni articoli del C.P.P. che riguardano la formazione e la valutazione della prova. E’

proprio con questa legge che si è configurato l’attuale art.500 C.P.P., il quale recepisce il principio base,

ossia che la prova testimoniale si forma nel contraddittorio e che le dichiarazioni pregresse non valgono

come prova perché hanno solo la funzione di accertare la credibilità del teste; tuttavia, visto che l’art. 111.5

c. cost prevede tre deroghe alla formazione della prova in contraddittorio, l’art.500 le recepisce sul piano

della legge ordinaria.

Tali deroghe sono le seguenti:

- Consenso dell’imputato ( la prova si può formare fuori dal contraddittorio se c’è tale consenso)

- Condotta illecita (si ha certezza che tale condotta abbia alterato la formazione della prova)

- Per circostanze oggettive ,ex la prova diventa irripetibile ( non tocca il tema delle

post,

contestazioni, ma quello delle letture)

L’art. 500 chiarisce che se c’è contrasto tra le dichiarazioni rese durante le indagini o l’U.P. e quelle rese in

dibattimento, le parti che ne hanno interesse, devono fare emergere la diversità in dibattimento,

utilizzando le precedenti dichiarazioni solo per verificare l’attendibilità del dichiarante e non come prova.

La prima deroga ci dice che, se c’è consenso dell’imputato, le precedenti dichiarazioni possono essere

acquisite in dibattimento e diventano prova piena di quanto affermato in precedenza.

La seconda deroga, riguarda il caso che il testimone sia stato sottoposto a violenza, minaccia, richiesta o

offerta di denaro per modificare in dibattimento, la versione resa nella fase investigativa. Anche qui, si

rispetta la portata dell’art. 111,5 Cost., ossia che la provata condotta illecita, dia valore probatorio pieno

alle dichiarazioni rese in precedenza.

La terza eccezione non risponde a una deroga, ma alla regola; questa, riguarda le dichiarazioni assunte

nell’U.P. alla presenza degli imputati o dei loro difensori che saranno coinvolti dalle dichiarazioni del teste.

Prima del 2001 non c’era la specificazione “alla presenza degli imputati o dei loro difensori”: essa non è

superflua. E’ vero che nell’U.P. la presenza dell’imputato o del difensore è necessaria affinché sia garantito

il contraddittorio, ma ciò non garantisce che il contraddittorio sia avvenuto proprio con quell’imputato. (es.

Processo a carico di tizio: in questo processo nell’U.P. è sentito un testimone, il quale dice che l’omicidio è

stato commesso da Tizio e da Caio; Caio non è presente in quell’udienza né personalmente, né mediante il

difensore, ma è imputato in un altro processo per lo stesso reato. In dibattimento i due processi si

riuniscono e il giudice contesta al teste il verbale reso nella fase precedente. Quel verbale potrà essere

contestato solo nei confronti di Tizio e non anche rispetto a Caio, perché a quell’U.P. questi non era

presente).

Le letture sono l’altro meccanismo di acquisizione, nel dibattimento, dei verbali delle dichiarazioni assunti

in precedenza. ( art. 512 e 513 C.P.P.)

L’art. 512 riguarda qualsiasi atto nato come ripetibile che in seguito, diviene irripetibile (es. testimone

sentito durante le indagini, che non può essere ascoltato in dibattimento perché è morto). L’art. 111,5 Cost.

ci dice, che si può derogare al principio di formazione della prova in contraddittorio, se per circostanze

oggettive la prova in origine ripetibile, diventa irripetibile. L’art. 512, in virtù di questo principio,

ex post

afferma che quel verbale investigativo può essere letto e assunto nel fascicolo del dibattimento con pieno

valore probatorio, purché la sopravvenienza delle circostanze che rende la prova irripetibile sia

imprevedibile (es. morte del testimone non prevedibile perché malato.)

L’art. 513 disciplina la lettura delle dichiarazioni rese in precedenza dall’imputato o dall’imputato di reato

connesso collegato, nei cui confronti si sta procedendo, se questo in dibattimento sia assente, contumace o

rifiuta di sottoporsi a esame.

Il 2° comma dell’art.513 si occupava delle dichiarazioni rese nelle indagini o nell’U.P. dall’imputato di un

diverso processo connesso collegato. Cosa accade, se in dibattimento tale imputato non si presenta o si

rifiuta di rispondere alle dichiarazioni rese durante le indagini?

All’origine il 1° comma prevedeva che le dichiarazioni rese dall’imputato di un processo (proprio)nella fase

investigativa potessero essere lette in dibattimento se questi era assente, contumace o compariva, ma si

rifiutava di sottoporsi ad esame, purché tali dichiarazioni fossero rese al GIP, al P.M. o al GUP e non alla

P.G.

Nel 2° comma si prevedeva che se l’imputato di reato connesso collegato non fosse presente nel

procedimento a carico di altro imputato, il giudice prima tentava di disporre l’accompagnamento coattivo,

poi , se non ci riusciva, tentava l’esame a domicilio e se l’imputato era all’estero, si tentava la rogatoria

internazionale; se il giudice non fosse riuscito a rintracciare questo soggetto si dava lettura in dibattimento

delle precedenti dichiarazioni che diventavano prova (altro che contraddittorio!).

Qualche anno dopo, intervenne la corte costituzionale con la sentenza 254/92, che dichiarò illegittimo

l’art.513,2 C.P.P. nella parte in cui non consente anche la lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato di

reato connesso collegato, che compare e si avvale della facoltà di non rispondere. Questa situazione era

stata dimenticata dal legislatore dell’88.

Dopo il ’92 si potevano, dunque, leggere anche i verbali di chi in dibattimento compariva, ma si avvaleva

della facoltà di non rispondere (al0

tro che contraddittorio!)

Nel ’97 il legislatore interviene con la legge………


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AUTORE

flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Vigoni Daniela.

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