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Mercoledì 17/10/2007 h. 14.00

= La legge costituzionale n. 2 /99 con tale formulazione ha inserito una serie di principi

GIUSTO PROCESSO

nell’art.111 cost.

Noi ci occuperemo del tema del giusto processo sotto una particolare angolazione, ossia quella della

formazione e valutazione della prova, poiché il tema del giusto processo comprende diversi aspetti: ad es. il

tempo necessario per la difesa, il diritto a conoscere i motivi e la natura dell’accusa, il diritto ad avere

un’interprete se non si conosce la lingua italiana, ecc…

Giusto processo è, in particolare, quel processo in cui la prova si forma nel contraddittorio, non esistono

altri modi; a dire il vero, nulla impedirebbe al legislatore, di prevedere attività unilaterali del P.M.,

dell’imputato e delle parti civili, i quali potrebbero acquisire le prove autonomamente e poi convergere

davanti ad un giudice per la decisione, ma in tal caso la prova non si formerebbe nel contraddittorio tra le

parti, e se il nostro legislatore ha preveduto il contraddittorio come modo di assunzione della prova, è

perché ritiene che sia il modo migliore affinché la realtà processuale si avvicini alla verità storica.

Oggi è necessario che il pentito (tecnicamente imputato di un reato connesso collegato), compaia in

dibattimento e risponda alle domande del difensore dell’imputato, altrimenti le sue dichiarazioni rese in

precedenza, ossia nella fase delle indagini, non possono essere utilizzate come prova. E’ da

quest’angolazione che si deve leggere l’evoluzione del C.P.P. dall’88 a oggi, ossia dall’angolazione della

formazione della prova che è il principio più importante dello sviluppo del giusto processo.

Connessa al tema del contraddittorio, è la prova dichiarativa dove convergono diverse figure di dichiaranti:

- Imputato

- Imputato di reato connesso collegato

- Testimone

- Testimone differito.

(Alcuni ritengono vi rientri anche la perizia, ma questa è fuori dalla problematica del recupero delle

dichiarazioni nel dibattimento).

Altro tema che coinvolge il contraddittorio è la circolazione probatoria, secondo la quale le prove di un

procedimento sono usate per giudicare in un procedimento diverso, infatti, anche questo tema interessa il

diritto dell’imputato del procedimento a confrontarsi con chi ha reso dichiarazioni nel

ad quem

procedimento differente.

EVOLUZIONE NEL NOSTRO PROCESSO DALL’88 AD OGGI IN TEMA DI VALUTAZIONE DELLA PROVA

Nell’88 il legislatore ideò un sistema processuale che doveva in modo programmatico ispirarsi ai caratteri

del processo accusatorio, cioè di un processo dove il giudice doveva restare terzo e imparziale alla contesa

e dinanzi a lui doveva formarsi la prova.

I soggetti promotori della formazione della prova dovevano essere le parti private (imputato, parte civile,

civilmente obbligato, difensore dell’imputato) e il P.M.

Occupiamoci in particolare dell’imputato, del difensore dell’imputato e del P.M.

L’ottica del processo accusatorio era quella che poneva la divisione del processo in due grandi fasi:

- FASE DELL’INDAGINE

- FASE DEL GIUDIZIO

Esiste una fase intermedia necessaria nel procedimento ordinario che, tuttavia, può mancare in alcuni

procedimenti: l’udienza preliminare, la quale è collocata prima del giudizio.

Nel giudizio e in particolare nel dibattimento, si forma la prova, giacché solo il dibattimento garantisce il

contraddittorio, l’oralità e l’immediatezza, intesa come rapporto diretto tra il giudice che dovrà emettere

una decisione e le fonti di prova, infatti, è in questa fase che compare il testimone e risponde alle domande,

compare il perito e risponde alle domande ecc..

Il contraddittorio e l’oralità consentono che la fase investigativa non serva per la formazione della prova,

infatti, lo scopo delle indagini è permettere al P.M. di sciogliere il dubbio circa l’alternativa all’esercizio

dell’azione penale. Se, però, il P.M. opta per l’esercizio dell’azione penale, ciò che si è fatto nelle indagini

non deve essere conosciuto dal giudice del dibattimento.

All’origine per garantire la verginità mentale del giudice del dibattimento occorreva distinguere tra il

fascicolo del P.M. e il fascicolo del dibattimento. Il sistema del doppio fascicolo garantiva l’estraneità del

giudice del dibattimento alla conoscenza degli atti d’indagine.

Nel fascicolo del dibattimento, il quale si forma all’esito dell’udienza preliminare, convergono atti di

numero limitato, ossia atti che costituiscono elementi di prova non più rinnovabili, i quali per evitare di

essere dispersi sono inseriti all’origine nel fascicolo del giudice del dibattimento; sono atti, dunque,

conoscibili dal giudice del dibattimento a monte (es. verbale di sequestro, ispezione, perquisizione che non

avrà la stessa efficacia dimostrativa della prima volta se compiuto una seconda).

Nel fascicolo del P.M. (art.433 C.P.P.) vanno inseriti tutti gli atti del fascicolo delle indagini che non

confluiscono nel fascicolo del giudice del dibattimento, ossia tutti gli atti non previsti dall’art. 431 C.P.P.,

almeno che non siano recuperati in due modi:

- CON LE CONTESTAZIONI

- CON LE LETTURE

Questi due strumenti sono gli unici modi attraverso cui atti d’indagine che nascono come ripetibili e che per

questo vanno nel fascicolo del P.M., possono essere acquisiti nel fascicolo del giudice del

ex post

dibattimento.

A questi meccanismi, con la legge 479/99 si è aggiunto l’accordo delle parti col quale si può fare quasi tutto,

infatti, con esso, si può acquisire nel fascicolo del dibattimento un atto d’indagine che altrimenti sarebbe

dovuto restare nel fascicolo del P.M.

All’origine la possibilità di contestare al dichiarante nel dibattimento le dichiarazioni rese durante le

indagini o durante l’udienza preliminare, aveva una funzione limitata cioè serviva solo per giudicare in

dibattimento l’attendibilità del dichiarante. (es. testimone che durante le indagini accusa l’indagato e che in

dibattimento ritratta o non ricorda; in questo caso, il giudice non può dire che quanto dichiarato in

precedenza non è vero, né che quanto dichiarato in dibattimento è vero, così nel dubbio, se non ci sono


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Vigoni Daniela.

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