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COMPETENZA PER MATERIA

schema 2.1.11 pag 19 L

A COMPETENZA PER MATERIA

→ reati commessi da persone minori degli anni diciotto

TRIBUNALE PER I MINORENNI

(art. 3 D.p.r 448/1988) Competenza quantitativa: es. delitti punibili con l’ergastolo

’A o la reclusione di almeno ventiquattro anni (art. 5 lett.a)

CORTE D SSISE Competenza qualitativa:

es: omicidio del consenziente (art. 5 lett.b)

collegiale 1) quantitativa: reati puniti con la pena detentiva

(3 ) superiore a 10 anni nel massimo (art. 33 bis 2°)

TRIBUNALE GIUDICI 2) qualitativa: reati specificamente indicati

(art. 33 bis 1°); es. associazione mafiosa

monocratico

(giudice singolo: ex pretore) 1) residuale: reati non attribuiti al tribunale in

composizione collegiale (es. reati puniti con

pena detentiva fino a 10 anni nel massimo;

art. 33 ter 2°)

2) qualitativa: stupefacenti (art. 33 ter 1°)

competenza qualitativa: reati elencati nell’art. 4 D.Lgs. 28 Agosto 2000,

GIUDICE DI PACE n.274; es: percosse (art. 581 c.p.); ingiuria (art. 594 c.p.)

Non rientrano nella competenza della Corte d’Assise: rapina, estorsione, sequestro di persona.

Il tribunale collegiale (3 giudici di pace) ha una competenza di tipo residuale rispetto al Tribunale

dei minorenni ed alla Corte di Assise.

Dal 2000 esiste il → è un giudice nominato a tempo, non è di carriera, non è

giudice di pace

professionale ma è un semiprofessionale.

Il giudice di pace funziona meglio della giurisdizione ordinaria perciò alcune competenze sono

passate al giudice monocratico (es: delitti di spaccio di stupefacenti con effetti non aggravati;

es: omicidi colposi da responsabilità medica o professionale).

Se il reato è commesso da un pubblico ufficiale o da un ministro la competenza spetta al tribunale

collegiale (i reati ministeriali non sono mai di competenza della Corte d’Assise).

Perché la collegialità è una garanzia?

Perché si applica il principio del contraddittorio, il principio dialettico e poi vi sono anche aspetti

tecnici come il fatto che i giudici siano tre.

Inoltre da dove si vede che la collegialità è una garanzia?

Dalla composizione della Corte d’Assise poiché quanto più grave è il reato tanto più aumenta il

numero dei giudicanti.

Quale è la caratteristica del giudice popolare?

E’ il fatto che vuole partecipare attualmente, è la migliore persona per valutare la prova e

l’attendibilità del testimone. 19

Competenza del tribunale:

Art. 6

“Il tribunale è competente per i reati che non appartengono alla competenza della corte di assise o

del giudice di pace.”

La competenza del tribunale è di carattere residuale salvo la differenza tra tribunale collegiale e

monocratico. – Regole generali:

Art. 8 Competenza per territorio

“1. La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato.

2. Se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è competente il giudice del

luogo in cui è avvenuta l’azione o l’omissione.

3. Se si tratta di reato permanente, è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la

consumazione, anche se dal fatto è derivata la morte di una o più persone.

4. Se si tratta di delitto tentato, è competente il giudice del luogo in cui è stato compiuto l’ultimo

atto diretto a commettere il delitto.”

La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato “nel massimo

di gravità” → se si tratta di reato permanente è competente il giudice del luogo in cui ha

art. 8 2°;

avuto inizio la consumazione che è anche di regola il luogo della condotta → se si tratta

art. 8 3°;

di delitto tentato è competente il giudice del luogo in cui è stato compiuto l’ultimo atto diretto a

commettere il delitto: → atti idonei diretti in modo non equivoco.

delitto tentato

Il tribunale dei minorenni ha la stessa competenza della Corte d’appello.

Giudice di pace → gruppi di Comuni

Tribunale → è il circondario (non corrisponde alla provincia)

Corte d’Assise → circolo di corte d’Assise

Casi di connessione:

Art. 12 Competenza per connessione -

“ Si ha connessione di procedimenti:

a) se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o cooperazione

tra loro, o se più persone con condotte indipendenti hanno determinato l’evento;

b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione ovvero

con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso;

c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o per occultare gli

altri.” → unico evento con diverse condotte,

Pena per coloro che concorrono nel reato

Art. 110 c.p.

resta un’ipotesi di connessione cioè ci sarà un unico giudice competente;

lett. b: reato continuato→ cumulo giuridico;

lett. c: (esempio) falso per commettere una truffa → è competente un solo giudice che è il giudice

naturale dei procedimenti connessi.

→ Competenza per materia determinata dalla connessione

Art. 15 → (es: più rapine con il

Competenza per territorio determinata dalla connessione

Art. 16

medesimo disegno criminoso si guarda il reato più grave (art. Regole per la determinazione

4:

della competenza). 20 Lezione del 10/10/07

Le regole sulla competenza (materia, territorio, connessione) sono un insieme di regole che servono

per distribuire la cognizione dei procedimenti.

(artt. distingue in:

La competenza per materia 5,6,7 c.p.p.)si

- criterio qualitativo

- criterio quantitativo. prevede la regola generale cioè prevede la

La competenza per territorio all’art. 8 1°c.p.p.

competenza del luogo in cui si è consumato il reato; mentre ai commi dell’art.

2°, 3°, 4° 8 c.p.p.

prevede le eccezioni, cioè questi articoli regolano le eccezioni che comunque sono improntate alla

medesima ratio delle regola generale.

Nei casi in cui anche i suddetti articoli non trovano applicazione vi è una regola suppletiva prevista

dall’art. 9 c.p.p. che rappresenta un vero e proprio criterio di attribuzione della

La competenza per connessione,

competenza, (casi disciplinati riguarda i casi in cui vi è un collegamento tra

dall’art. 12 c.p.p.)

reati: in tutti questi casi la competenza si radica in capo ad un solo giudice.

La regola, la tendenza è tuttavia vi può essere la necessità di

la riunione dei procedimenti;

che rappresenta l’eccezione.

separazione dei procedimenti :

DEROGHE ALLA COMPETENZA PER CONNESSIONE

un’ipotesi di deroga la troviamo qualora all’interno di un procedimento vi siano più imputati tra

i quali alcuni sono minorenni ed altri maggiorenni: in questo caso opera la anche

separazione,

se in astratto avrebbe dovuto operare la riunione trattandosi di concorso di persone nel reato,

cioè la giurisdizione sarà sempre di 1° grado ma spetterà ad un tribunale specializzato

(tribunale dei minorenni).

Si devono tenere distinte due ipotesi INDAGINI COLLEGATE

(fenomeno che riguarda i pubblici ministeri)

CONNESSIONE DEI PROCEDIMENTI

(fenomeno che riguarda i giudici) ↓

↓ il principio è che il collegamento tra indagini

competente è il giudice (art. non incide di regola sulla competenza

12 c.p.p.) (art. prevede l’ipotesi di più p.m. che

371 c.p.p:

che indagano diversi reati tra loro collegati:

definisce il collegamento tra indagini che si ha

quando vi è un’unica fonte di prova per diversi reati).

:

DEROGA ALLA COMPETENZA PER TERRITORIO

per i procedimenti riguardanti i magistrati): ipotesi che si ha quando

art. 11 c.p.p.(Competenza

prende parte al procedimento un magistrato inquirente (p.m.) o un magistrato giudicante (giudice).

La norma prende in considerazione l’ipotesi in cui indagato, offeso, danneggiato, imputato, sia un

magistrato che esercita o esercitava le funzioni nel momento in cui è stato commesso il reato:

in queste ipotesi si preferisce spostare la competenza per territorio in altro distretto di corte

d’appello(distretto che è predeterminato dal giudice in base ad una tabella).

21

Le ipotesi di rappresentano la regola, mentre le ipotesi di

riunione dei procedimenti separazione

rappresentano l’eccezione; questo perché si contrappongono diverse esigenze.

dei procedimenti → cioè si ritiene per esigenze probatorie più opportuna la riunione dei

Esigenza di efficienza

procedimenti.

Esigenza garantista → cioè si ritiene per la miglior difesa dell’imputato più opportuna la

separazione dei procedimenti (elemento tipico che caratterizza il sistema accusatorio, infatti il

codice del 1988, sistema prevalentemente accusatorio, propende per la separazione dei

procedimenti).

Dato che dall’udienza preliminare in poi si parla di quella parte del procedimento che si chiama

è più corretto dire riunione o separazione dei processi.

processo riunione dei processi:

Art. 17 c.p.p.→

“La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice può

essere disposta quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi:

a) nei casi previsti dall’art. 12;

b) (art. 12);

c) nei casi previsti dall’articolo 371, comma 2, lettera b.

Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale ed altri davanti al tribunale

1-bis.

monocratico, la riunione è disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale

composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi.”

separazione dei processi:

Art. 18 c.p.p.→

“1. La separazione di processi è disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione assolutamente

necessaria per l’accertamento dei fatti:

a) se, nell’udienza preliminare, nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni

è possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei confronti di altri imputati o per

altre imputazioni è necessario acquisire ulteriori informazioni a norma dell’articolo 422;

b) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è stata ordinata la

sospensione del procedimento;

c) se uno o più imputati non sono comparsi al dibattimento per nullità dell’atto di citazione o

della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata conoscenza incolpevole

dell’atto di citazione;

d) se uno o più difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per mancato avviso

ovvero per legittimo impedimento;

e) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni l’istruzione dibattimentale

risulta conclusa, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni è necessario il

compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire prontamente alla decisione;

e-bis) se uno o più imputati dei reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), è prossimo

ad essere rimesso in libertà per scadenza dei termini per la mancanza di altri titoli di

detenzione.

2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione può essere altresì disposta, sull’accordo

delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del processo.”

Le norme del codice producono un sistema in cui la regola è quella della separazione per esigenze

di celerità, speditezza e difesa dell’imputato, salvo che per esigenze probatorie comportino la

riunione dei procedimenti (processi).

Per quanto riguarda la tendenza sarà

l’art. 371(Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero)

quella di far svolgere le indagini dai singoli p.m. ma in collegamento tra loro.

indica i presupposti per aversi l’ipotesi di riunione, la riunione dei processi è

L’art. 17 1°

coordinata a due presupposti: dove stato significa fase e grado fa

1) pendenza dello stesso stato e grado del processo,

riferimento alla cognizione del giudice, la celere definizione dei processi.

2) non deve pregiudicare la celerità del processo,

22

specifica che il giudice ha la facoltà, per esigenze di accertamento (esigenza garantista

L’art. 18 1°

della miglior difesa dell’imputato), di riunire i processi nonostante si verta in ipotesi di separazione,

cioè il limite alla separazione è indicato dall’art. 18.

Lo stesso articolo alla lettera a) prevede il caso in cui si hanno più imputati nell’udienza

preliminare e le prove raccolte non bastano per tutti gli imputati perciò è necessaria un’integrazione

probatoria di conseguenza il G.u.p. stabilisce di separare i processi.

La lettera e-bis (disciplina una legge del 2000) si occupa dell’eventualità di scarcerazione di

imputati per decorrenza dei termini di custodia cautelare → si separano i processi per evitare la

scarcerazione.

In base al disposto dell’art. 18 si privilegia la separazione, salvo che risulti assolutamente necessario

operare la riunione dei processi per avere il migliore accertamento del fatto.

L’iniziativa della riunione o separazione di processi può essere proposta d’ufficio dal giudice

tramite un’ordinanza (provvedimento motivato del giudice), che comunque consulta le parti, oppure

può arrivare dalle parti (art. Provvedimenti

19: sulla riunione e separazione).

INDIPENDENZA ED IMPARZIALITÀ DEL GIUDICE

Nel processo vi sono tre parti necessarie: giudice, pubblico ministero, imputato.

Il giudice svolge solo funzioni di giudizio ma questo non significa che un unico giudice svolge tutte

le funzioni, avremo il giudice per le indagini preliminari (Gip), il giudice per l’udienza preliminare

(Gup) ed il giudice del dibattimento.

Il compito giurisdizionale del giudice è quello di applicare la legge al caso concreto emanando

sentenze, la funzione del giudice è svolgere il potere giudiziario, cioè attuare il diritto penale

sostanziale tramite l’emanazione di sentenze.

Una caratteristica fondamentale del giudice è che è garantita dalla legge in base

l’indipendenza

all’art. 101 cost. ( che prevede che i giudici sono soggetti soltanto alla legge) ed all’art. 104 cost.

(che prevede che la magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro

potere: C.S.M.→ organo di autogoverno della magistratura).

Un’altra caratteristica essenziale del giudice è valore espresso nella costituzione

l’imparzialità:

dall’art. 111 2° che definendo il principio del giusto processo disciplina anche l’imparzialità del

giudice.

Il codice per garantire l’imparzialità del giudice prevede i seguenti istituti:

- che garantiscono l’imparzialità del giudice come persona fisica;

astensione ricusazione

e

- che garantisce l’imparzialità del giudice inteso come organo

rimessione del processo

giudiziario nel suo complesso (tanto è che c’è uno spostamento di competenza per

territorio). 23

IMPARZIALITÀ DEL GIUDICE

La definizione di imparzialità va data in negativo, in particolare sono due i criteri che ci portano a

dire quando un giudice non è imparziale, cioè quando è non parziale:

1) → che si ha quando è assente ogni tipo di legame con le parti o l’oggetto del

terzietà

procedimento;

2) → cioè il giudice deve essere in una situazione psichica neutrale, non

impregiudicatezza

deve avere già giudicato in precedenza l’imputato, non deve avere mai conosciuto

precedentemente l’oggetto del giudizio.

Schema 2.1.8 pag 16 IMPARZIALITÀ DEL GIUDICE Il giudice deve astenersi

(art. 36)

Legami con le parti

Terzietà o con l’oggetto del

procedimento previsti

negli artt. 36 e 37 Le parti possono ricusarlo

(art. 37)

IMPARZIALITÀ

DEL GIUDICE

PERSONA FISICA a) aver svolto nel medesimo

procedimento funzioni che

Impregiudicatezza

(assenza di un pregiudizio) devono restare distinte dal

giudicare (art. 34.3°) → sono previste ex ante nel

codice come motivi di

incompatibilità

b) un parente o affine fino al 2°

grado ha svolto funzioni

Situazione di anche separate o diverse

incompatibilità nel medesimo procedimento → se non sono rispettate,

(art. 35) diventano ex post

c) aver deciso sulla medesima motivi di astensione e

res iudicanda (la responsabilità ricusazione

dell’imputato) in una fase

precedente (art. 34 1° e 2° bis)

24 prevede l’ipotesi

determinata da atti compiuti nel procedimento)

L’art. 34 c.p.p.(Incompatibilità

di incompatibilità determinata dall’aver già compiuto atti in quel procedimento; inoltre prevede

altrettante cause di ricusazione o astensione.

(rimessione del processo) intitolato prevede uno spostamento

Casi di rimessione,

L’art. 45 c.p.p.,

della competenza per territorio, spostamento alla corte d’Assise, cioè per garantire l’imparzialità si

deroga al principio di competenza per territorio.

Schema 2.1.9 pag 17 RIMEDI PER EVITARE UN GIUDICE PARZIALE

Gravi situazioni locali rimessione

Per garantire pregiudicano la libera del processo a

un giudice imparziale determinazione delle

↓ persone che partecipano altro giudice con la

Giudice come ufficio al processo, o la sicurezza medesima competenza

nel suo complesso o l’incolumità pubblica; per materia, presso

oppure determinano motivi il capoluogo di altro

di legittimo sospetto (art. 45) distretto di corte

d’appello secondo la

“ tabella A”

(art. 1 disp.att.)

il magistrato è imputato

o persona offesa (art. 11) competenza

obbligatoria di

25 Lezione del 15/10/07

Il criterio dell’imparzialità entra in costituzione dal 1999 con la legge costituzionale 23 Novembre

che introduce dei nuovi principi all’interno dei 5° commi dell’art. 111 cost.

1999 n°2

Cosa vuol dire incompatibilità?

Incompatibilità → è l’incapacità a svolgere una funzione riferita ad un determinato, ad un singolo

procedimento penale.

Il testo originario era semplice, cioè prevedeva che il giudice era incompatibile in

dell’art. 34 c.p.p.

una serie di casi; dopo il 1988 sono stati aggiunti diversi commi, cioè sono state fatte delle

modifiche. ’ . 34 . . .

IMPOSTAZIONE DELL ART C P P

S “ ” :

ITUAZIONE PREGIUDICANTE NEL MEDESIMO PROCEDIMENTO

- un giudice ha svolto una qualche funzione che deve restare separata da quella del giudice

(es: p.m., difensore): (la separazione delle funzioni assicura le garanzie

art. 34 3° c.p.p.→

di in giudice imparziale)

(fino al secondo grado) del giudice ha esercitato o la funzione del giudice

- un parente o affine

o altre funzioni separate

- un giudice ha già svolto la funzione del giudice nel medesimo procedimento penale

(art. in particolare:

34 c.p.p.), (art.

a) ha pronunciato la sentenza in un precedente grado del procedimento 34 1° c.p.p.)

(art. cioè il

b) ha emesso il provvedimento conclusivo dell’udienza preliminare 34 2° c.p.p.),

giudice che ha disposto il rinvio a giudizio o atti analoghi ad esso non può decidere

c) ha esercitato le funzioni di giudice preliminare (art. cioè prima del 1999 il

34 2bis c.p.p.),

Gip poteva tenere l’udienza preliminare dopo ciò viene espressamente vietato, a meno che si

sia limitato a svolgere funzioni di tipo non decisorio indicate nei commi 2-ter e 2-quater,

come l’avere provveduto all’assunzione dell’incidente probatorio.

In conclusione il legislatore ordinario ha rafforzato il principio dell’imparzialità ma in tal senso

hanno contribuito anche tutta quella serie di sentenze della cioè l’iniziativa di

Corte Costituzionale,

queste modifiche è partita dalla corte costituzionale. che ha dichiarato

In particolare la sentenza della 6 Luglio 2001, n°224

Corte costituzionale

costituzionalmente illegittimo il parte in cui non prevede

1° comma dell’art. 34 c.p.p., “nella

l’incompatibilità alla funzione di giudice dell’udienza preliminare del giudice che abbia pronunciato

o concorso a pronunciare sentenza, poi annullata, nei confronti del medesimo imputato o per lo

stesso fatto”. prima del 1988 → era un codice massimalistico

CODICE dopo il 1988 → è un codice impostato su regole ed eccezioni,

cioè attualmente è un sistema di bilanciamento dei principi.

(Incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento)prevede:

L’art. 34

- l’ipotesi di incompatibilità determinata dall’avere già compiuto atti in quel determinato

procedimento;

- altrettante cause di ricusazione (art. o astensione (art.

37 c.p.p.) 36 c.p.p).

26

1. “Il giudice ha l’obbligo di astenersi:

Astensione:

Art. 36

a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o

creditore di lui, del coniuge o dei figli;

b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il

difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto di lui o del

coniuge;

c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori

dell’esercizio delle funzioni giudiziarie;

d) se vi è inimicizia grave tra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;

e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o

parte privata;

f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico

ministero;

g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle

leggi di ordinamento giudiziario;

h) se esistono altri gravi ragioni di convenienza.

2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti

da incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità, sussistono anche dopo l’annullamento, lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del tribunale che

decide con decreto senza formalità di procedura.

4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte

di appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di

cassazione.”

L’art. 36:

- alla lettera a) parla di “interesse nel procedimento” intende cioè l’interesse delle parti,

- alla lettera b) fa riferimento al rapporto con le parti;

- alla lettera c) (che nella pratica è un’ipotesi che ricorre spesso) si riferisce al giudice che ha

operato fuori dell’esercizio delle sue funzioni, cioè al giudice che emette un suo parere

sull’oggetto del processo (su cui poi giudicherà il C.S.M.);

- lettera d) parla di “inimicizia grave” che deve essere già anteriore alla funzione svolta dal

giudice per motivi pregressi;

- lettera e) prevede, in base all’art. 11, la deroga di competenza per territorio;

- lettera f) fa riferimento al legame con il pubblico ministero;

- lettera g) richiama le situazioni di incompatibilità degli artt. 34 e 35 c.p.p.;

- lettera h) comprende le situazioni diverse dal coniugio, come la convivenza more uxorio.

In base al l’astensione è richiesta al presidente della corte o del tribunale (cioè

3° dell’art. 36 c.p.p.

al capo dell’ufficio giudiziario) che decide con decreto senza formalità di procedura, cioè in base ad

una procedura interna, se la richiesta di astensione indica le gravi ragioni di convenienza della

lettera h) dell’art. 36. 27

Se il giudice non si astiene può essere ricusato dalle parti → art. 37.

Art. 37 Ricusazione:

1. “Il giudice può essere ricusato dalle parti:

a) nei casi previsti dall’articolo 36, comma 1, lettere a), b), c), d), e), f), g);

b) se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato

indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione.

2. Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza fino a che

non sia intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.”

Il giudice può essere ricusato:

- per tutti i motivi dell’art. 36 1° esclusa la lettera h);

- per i motivi previsti dalla lettera b) dell’art. 37.

Il giudice deve dire se le prove sono tali da eliminare ogni ragionevole dubbio.

I casi per la ricusazione sono tassativi.

La ricusazione per motivi tassativi è decisa dalla Corte d’Appello Competenza a

(art. 40 c.p.p.:

chi decide è un organo collegiale ed il procedimento è formalizzato,

decidere sulla ricusazione):

nel rispetto del diritto delle parti ad avere un giudice imparziale.

Se l’astensione viene rifiutata dal presidente del Tribunale può essere richiesta dalle parti alla Corte

d’Appello e diventa ricusazione.

Nel 1930 i motivi di ricusazione erano tassativi perché il giudice come imparziale non doveva

essere toccato (tutela del prestigio formale del giudice); oggi di diverso vi è il controllo

dell’opinione pubblica che impone l’imparzialità del giudice.

Il sistema accusatorio puro non vuole casi tassativi di ricusazione; nel nostro modello i principi

sono tassativi ma gli articoli della costituzione pongono dei limiti.

RIMESSIONE DEL PROCESSO

Nei casi in cui si deve garantire l’imparzialità del giudice inteso come ufficio nel suo complesso si

ha ad altro giudice; cioè in questi casi il codice prevede lo spostamento

la rimessione del processo

della competenza per territorio ad altro organo giurisdizionale, con la medesima competenza per

materia, situato presso quel capoluogo di distretto di Corte d’Appello che è individuato in base

all’art. 11 c.p.p.

Casi di rimessione:

Art. 45

1. “In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo

svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle

persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l’incolumità pubblica, o determinano

motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale

presso la Corte di Appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell’imputato,

rimette il processo ad altro giudice designato a norma dell’articolo 11.”

28

RIMESSIONE (art. 45 c.p.p.)

Cause non tipizzabili Effetti di pericolo

Pregiudicano la sicurezza Oggetto: regolare svolgimento

o l’incolumità pubblica

Gravi del processo

situazioni Pregiudicano la libera determinazione

locali tali da delle persone che partecipano al

turbare lo processo (coartazioni fisiche o psichiche) Oggetto: imparzialità formale;

svolgimento prestigio formale della

del processo magistratura

e non

altrimenti

eliminabili Oggetto: imparzialità sostanziale;

prestigio sostanziale della magistratura

Determinano motivi di legittimo

sospetto di parzialità del

giudice nel decidere

Vedi anche schema 2.1.35 pag 38

CASI DI RIMESSIONE

Nei casi di devono essere presenti gravi situazioni locali tali da turbare lo

Rimessione

svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili:

1) che pregiudicano la sicurezza o l’incolumità pubblica (è il ministro dell’interno che si occupa del

mantenimento dell’ordine pubblico);

2) (problemi,interni, estranei al singolo processo) che pregiudicano la libera determinazione delle

(vi rientrano anche i non soggetti).

persone che partecipano al processo

Il bene che si vuole tutelare attraverso la rimessione è l’ordinato svolgersi del processo

Nel 2002 (riforma la Legge 248 ha aggiunto un ulteriore caso di rimessione:

dell’art. 45 c.p.p.) questa ipotesi fa riferimento

3) gravi situazioni locali che determinano motivi di legittimo sospetto;

ad una grave ed oggettiva situazione locale, idonea a giustificare la rappresentazione di un concreto

pericolo di non imparzialità del giudice inteso come ufficio nel suo complesso.

Sulla richiesta di rimessione decide la Corte di Cassazione a seguito della richiesta presentata

dall’imputato o dal pubblico ministero (la parte civile non ha il potere di chiedere la rimessione),

cioè la Corte verifica l’esistenza di una delle situazioni che impongono la rimessione (c’è un

controllo iniziale di ammissibilità).

Nel caso la richiesta venga accolta il processo viene trasferito ad altro giudice con la medesima

competenza per materia e che ha sede nel capoluogo di distretto di Corte d’Appello individuato in

base all’art. 11 c.p.p.

Il problema è che quello di spostare il processo è un criterio elastico che manca di tassatività perciò

se ne può abusare perché mancano parametri oggettivi di riferimento.

In realtà la norma che prevede lo spostamento del giudice è tassativa (principio del giudice naturale)

ma allora come si contemperano? Si ha un principio di imparzialità in conflitto con il principio del

giudice naturale, come si risolve questo conflitto?

Si risolve in base al bilanciamento degli interessi, in base all’importanza del bene giuridico tutelato

si giustifica l’elasticità della norma, cioè dato che in questo caso si vuole tutelare il principio di

imparzialità si ammetterà il principio elastico. 29

RIMESSIONE DEL PROCESSO PER LEGITTIMO SOSPETTO

. .

P M O IMPUTATO PRESENTANO RICHIESTA DI REMISSIONE

Il presidente della corte di cassazione

Non rileva cause di Rileva una causa di inammissibilità

inammissibilità e rinvia alla “sezione filtro” (610.1)

Il presidente assegna il caso ad

una sezione; il giudice che La sezione dichiara la richiesta

procede deve sospendere il non ammissibile

procedimento ( . 127)

LA CASSAZIONE DECIDE IN CAMERA DI CONSIGLIO ART

La richiesta è respinta La richiesta è accolta: il processo è rimesso ad

o giudicata inammissibile altro giudice predeterminato a norma dell’art 11

prevede un altro caso in cui vi è un bilanciamento degli interessi:

L’art. 111 della costituzione cioè prevede che il

- al comma prevede la regola che è il principio del contraddittorio,

processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova;

- al comma prevede l’eccezione cioè la deroga al contraddittorio.

Ne possiamo concludere che attualmente il nostro è un sistema di bilanciamento dei principi.

30 Lezione del 16/10/07

SCHEMA DEGLI UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO

C

C P C

ORTE DI ASSAZIONE ROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE DI ASSAZIONE

A ,

C ORTE DI PPELLO

SEZIONE MINORENNI

C ’A P A

ORTE D SSISE ROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE DI PPELLO

A

DI PPELLO

A

C ORTE DI PPELLO C A T G

ORTE DI SSISE RIBUNALE IUDICE DI PACE

T RIBUNALE PER I MINORENNI . COLLEGIALE

.

| MONOCRATICO

|

|

P ROCURA DELLA REPUBBLICA P ROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE

PRESSO IL TRIBUNALE PER I

MINORENNI

V 2.1.18 26 :

EDI ANCHE TAVOLA PAG GLI UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO

Vediamo quanti sono e come sono collocati gli uffici del pubblico ministero:

- l’ufficio del pubblico ministero (p.m.) è collocato a fianco di un ufficio giudicante;

- le funzioni del p.m. nelle indagini preliminari e nei procedimenti di primo grado sono svolte,

presso il tribunale monocratico e collegiale, da un ufficio unitario denominato “procura

della repubblica presso il tribunale”;

- tale ufficio svolge altresì le funzioni di p.m. per i reati di competenza della Corte d’Assise

(che giudica sui reati gravissimi) e del giudice di pace (che giudica su reati molto lievi);

- presso il tribunale per i minorenni vi è un apposito ufficio di procura della repubblica;

- per i giudizi di appello vi è una procura generale presso la corte d’appello;

- presso la Corte di Cassazione vi è un unico ufficio di procura generale.

Quante sono le procure della Repubblica presso i Tribunali?

Tante quante sono i Tribunali. I distretti di Corte di Appello sono 26.

Il pubblico ministero non è un organo unitario, è un complesso di uffici pubblici che si

caratterizzano perché fanno valere l’interesse generale alla repressione dei reati, più in generale

curano l’osservanza delle norme di diritto pubblico; infatti la caratteristica del reato è quella di

ledere un interesse pubblico.

Il p.m. è quel complesso di uffici pubblici che rappresentano lo stato comunità, cioè rappresentano

nel procedimento penale l’interesse dello stato alla repressione dei reati.

La caratteristica del p.m. è il fatto di essere collegato al singolo ufficio giurisdizionale, cioè ogni

ufficio svolge le sue funzioni soltanto davanti all’organo giudiziario presso cui è costituito →

(Uffici del pubblico ministero. Attribuzioni del procuratore della repubblica

art. 51 3° “ Le funzioni previste dal 1 comma sono attribuite all’ufficio del pubblico ministero

distrettuale):

presso il giudice competente a norma del capo II del titolo I.”

31

Quali sono le funzioni del pubblico ministero?

1) curare l’osservanza delle leggi, delle norme di diritto pubblico

2) l’esercizio dell’azione penale

3) svolgere le indagini preliminari, chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione

4) attivarsi per fare eseguire la sentenza, il giudicato.

La funzione principale del p.m. è quella di chiedere la richiesta di rinvio a giudizio o l’archiviazione

in base alle indagini preliminari.

In base si guarda quale è il giudice competente:

all’art. 51 3°

- la competenza (per materia) del giudice trascina con sé le attribuzioni svolte dal p.m.

- la competenza (per territorio) del giudice coinvolge il p.m, cioè di regola è solo quell’ufficio

specifico del p.m. che svolge quell’attività.

L’ufficio di iniziativa nel processo penale è solo il p.m. può

l’ufficio del pubblico ministero,

chiedere il rinvio a giudizio, l’unica eccezione riguarda il processo svolto presso il giudice di pace.

Per capire da chi dipende l’ufficio del pubblico ministero dobbiamo analizzare i molteplici rapporti:

1) rapporti con il potere politico

2) rapporti all’interno dell’ufficio del p.m. tra sostituti

3) rapporti degli uffici tra loro.

: Pubblico ministero e potere politico (schema 2.1.19 pag 26)

R APPORTI CON IL POTERE POLITICO

SISTEMI POLITICI PUBBLICO MINISTERO

BASATI SULLA RAPPRESENTANTE DEL

UNITA’ DEI POTERI POTERE POLITICO

DELLO STATO

SISTEMI POLITICI PM RAPPRESENTANTE DELLA

BASATI SULLA SOCIETA’ CIVILE (ES: USA)

SEPARAZIONE

DEI POTERI PM RAPPRESENTANTE DEL

POTERE ESECUTIVO (ES: FRANCIA)

PM RAPPRESENTANTE DELLA

LEGGE (ES: ITALIA, BRASILE,

PORTOGALLO)

Il pubblico ministero è un organo che nel nostro ordinamento ha il potere di iniziativa ed il

monopolio dell’azione penale.

Questa figura è sorta nel periodo della rivoluzione Francese, periodo in cui servivano garanzie, ed è

nato come rappresentante del potere esecutivo presso il potere giudiziario.

Per questo tipo di rapporto si hanno diverse soluzioni possibili, se l’ordinamento è garantista

abbiamo in particolare due soluzioni:

1. pubblico ministero elettivo → questa soluzione può andare bene in stati senza

conflitto sociale e politico;

2. p.m. come rappresentante del potere esecutivo davanti al potere giudiziario → questa

sembra essere una soluzione più temperata.

32

In Italia abbiamo una situazione di alto conflitto sociale e politico, perciò la soluzione adottata dalla

nostra costituzione è quella, proposta da Calamandrei, di un pubblico ministero reso indipendente

così come il giudice, con il controllo del Consiglio Superiore della Magistratura, cioè un

magistrato che faccia soltanto scelte tecniche garantite dal C.s.m.

In Brasile ed in Portogallo si è adottato lo stesso sistema, con la differenza che in Portogallo vi sono

due C.s.m. uno per i giudici ed uno per i pubblici ministeri, tale ipotesi era stata considerata anche

in Italia nel 1998 ma non è stata approvata.

In Italia abbiamo un unico C.S.M. e fino al 31 Luglio 2007 avevamo anche un'unica carriera per

giudici e pubblici ministeri, cioè senza separazione delle funzioni.

Oggi invece il magistrato se vuole cambiare carriera deve cambiare distretto di Corte d’Appello,

cioè si ha la separazione delle funzioni.

In base alla tesi imposta dalla costituzione il p.m. deve restare indipendente dai partiti e dal potere

politico.

La tesi del Calamandrei è dunque quella del trattamento simile a quello del giudice ma non

esattamente identico, cioè p.m. indipendente alla pari del giudice.

Questo si capisce anche dall’ordine di approvazione degli articoli da parte della costituente:

1) art. cost.

107 1°

2) art. cost.

105

3) art. cost.

106 1°

4) art. cost.

107 4°

da notare che in tali articoli, tranne che nell’art. 107 4° cost., si parla genericamente di “magistrato”

perciò ci si riferisce sia al giudice che al pubblico ministero.

prevede che i magistrati sono inamovibili, quindi garanzie del C.s.m. per giudici

L’art. 107 1°cost.

e pubblici ministeri.

afferma che il C.s.m. garantisce tutti i magistrati.

L’art. 105 cost. afferma che le nomine dei magistrati, sia dei giudici che dei pubblici ministeri,

L’art. 106 1° cost.

hanno luogo per concorso (anche se in futuro potrebbero esserci due concorsi separati viste le

diverse funzioni che svolgono:

- il giudice valuta gli indizi;

- il pubblico ministero mette insieme gli indizi).

Tuttavia cost. parla espressamente del pubblico ministero ed in particolare dice che il

l’art. 107 4°

p.m. avrà delle garanzie stabilite dalle norme di legge ordinaria, cioè si ha una riserva di legge

rinforzata con alcune garanzie; ciò significa che la figura del p.m. non è stata completamente

assimilata a quella del giudice.

Tale fatto, cioè la mancanza della completa assimilazione del p.m. alla figura del giudice, emerge

anche dal disposto che parla nello specifico di “giudice” (“ I giudici sono

dell’art. 101 2° cost.

soggetti soltanto alla legge”).

In conclusione si è volutamente lasciato lo spazio a qualche meccanismo interno differente tra

giudice e pubblico ministero, cioè non ci sarà mai una gerarchia totale.

Questa è la scelta del costituente: rappresentante della legge, cioè del

un pubblico ministero

prodotto finito del parlamento, con il vantaggio che in caso di problemi di legittimità potrà essere

sempre sottoposta al controllo della Corte Costituzionale.

Nei sistemi nei quali il pubblico ministero è eletto in quanto rappresentante della società o in quanto

rappresentante del potere esecutivo si avrà un ordinamento interno di tipo gerarchico.

Il nostro p.m. è il rappresentante della legge, cioè ha l’obbligo di osservare la legge interpretandola.

Un magistrato dell’ufficio del p.m. indipendente alla pari del giudice deve essere garantito nel

momento in cui interpreta la legge.

Tuttavia emerge un problema dato che il p.m. ha il potere di iniziativa nel procedimento penale,

cioè deve fare ricerche, svolgere indagini, raccogliere prove.

33

Nell’esercitare tale potere i vari uffici del p.m. si devono coordinare tra loro, dato che il mancato

coordinamento fa abortire le indagini, perciò l’ufficio del p.m. deve essere coordinato, deve avere

un capo.

Dopo il 1948 con le varie riforme del sistema giudiziario il capo dell’ufficio del pubblico ministero

perde gradualmente i poteri.

La scelta del 1988 rispetto ai rapporti tra uffici è stata quella di accettare un principio di

personalizzazione delle funzioni:

- ogni singolo pubblico ministero esercita le sue funzioni,

- il capo dell’ufficio ha soltanto un potere di coordinamento.

. 70 O.G. D. . . 1988 ° 449

Schema: A

RT P R N

PRINCIPIO DI PERSONALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI

- Il titolare dell’ufficio

designa il magistrato in base al sistema gabellare che vige per i giudici,

e cioè in modo automatico.

- Natura giuridica: esiste un rapporto di

sovraordinazione;

ma il designato conserva un’autonomia operativa.

- Il titolare può dare soltanto direttive di carattere

generale per l’organizzazione dell’ufficio.

- La revoca della designazione è consentita soltanto

in casi tassativi, e cioè:

quando il magistrato intende formulare richieste

in contrasto con le direttive di carattere generale;

o richieste insostenibili sul piano tecnico.

- Il capo designa in modo automatico significa che il capo dell’ufficio del pubblico ministero ha

delle funzioni a titolo originario (mentre la delega indica un passaggio di funzioni); il C.s.m. ha

esteso questo meccanismo tabellare (automatico) ai pubblici ministeri.

- Ogni magistrato designato esercita soltanto le sue funzioni in base all’art. 70 O.G. (ordinamento

giudiziario).

In questo sistema tabellare (sistema di personalizzazione delle funzioni) la revoca è concessa solo

per motivi tassativi. 34

Tale sistema è stato riformato (dalla legge che è uscita dall’accordo tra maggioranza ed

opposizione), è cambiato in due fasi:

- prima con il D.lgs. n°106 del 2006

- poi con la Legge n°269 del 2006.

° 106 2006 ° 269 2006

D. LGS N DEL MODIFICATO DALLA LEGGE N DEL

PRINCIPIO DI GERARCHIA CON RESPONSABILITÀ ATTENUATA

- Il procuratore della repubblica è titolare esclusivo dell’azione penale che

esercita personalmente o mediante assegnazione.

- L’assegnazione può riguardare uno o più procedimenti o il compimento di

singoli atti.

- Natura giuridica: l’assegnazione conferisce poteri operativi con limitata

autonomia funzionale.

- Con l’atto di assegnazione per la trattazione di un procedimento, il procuratore

può stabilire i criteri (generali ed anche specifici) ai quali il magistrato deve

attenersi nell’esercizio della relativa attività.

- Se il magistrato non si attiene ai principi e criteri definiti in via generale o con

l’assegnazione, ovvero insorge tra il magistrato ed il procuratore della

Repubblica un contrasto circa le modalità di esercizio,

il procuratore può revocare l’assegnazione con provvedimento motivato.

- Entro dieci giorni della comunicazione della revoca, il magistrato revocato può

presentare osservazioni scritte al procuratore della Repubblica.

Oggi non si ha più la personalizzazione delle funzioni come principio bensì il principio della

gerarchia con responsabilità attenuata, cioè rimane la gerarchia con responsabilità del capo

dell’ufficio ma è attenuata.

Il Procuratore della Repubblica, titolare esclusivo dell’azione penale, esercita l’azione penale anche

mediante “assegnazione” ( non si tratta più né di delega né di designazione)ad uno dei magistrati.

Con l’assegnazione si danno i poteri operativi autonomi al magistrato ma è un’autonomia limitata.

Il problema sono questi limiti all’autonomia.

Il capo dell’ufficio del p.m. ha il potere di disporre sia criteri generali che specifici (cioè che

riguardano il singolo procedimento) ai quali il magistrato deve attenersi, altrimenti il Procuratore

della Repubblica può revocare l’assegnazione con atto motivato ed il singolo magistrato, in tal caso,

potrà fare osservazioni scritte su quella motivazione.

Dove si trova ed in cosa consiste la garanzia?

Nel controllo disciplinare, nel controllo di professionalità del Consiglio Superiore della

Magistratura che vale sia per il capo dell’ufficio che per il pubblico ministero perché sono diventate

cariche a tempo e non più elettive; quindi sia la revoca dell’assegnazione che l’osservazione sulla

motivazione saranno controllati dal C.s.m.

In conclusione risulta che vi è una gerarchia ma è attenuata da diverse garanzie, è un sistema di

bilanciamento. 35

In tale ottica si deve tenere presente un’ulteriore norma → “1. Il

Astensione:

art. 52 c.p.p.

magistrato del pubblico ministero ha la facoltà di astenersi quando esistono gravi ragioni di

convenienza.

2. Sulla dichiarazione di astensione decidono, nell’ambito dei rispettivi uffici, il procuratore della

Repubblica presso il tribunale ed il procuratore generale.

3. Sulla dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica presso il tribunale e del

procuratore generale presso la Corte d’Appello decidono, rispettivamente, il procuratore generale

presso la corte d’appello e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

4. Con il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione, il magistrato del pubblico

ministero astenuto è sostituito con altro magistrato del pubblico ministero appartenente al

medesimo ufficio. Nondimeno, quando viene accolta la dichiarazione di astensione del procuratore

della Repubblica presso il tribunale e del procuratore generale presso la corte di appello, può

essere designato alla sostituzione altro magistrato del pubblico ministero appartenente all’ufficio

ugualmente competente determinato a norma dell’art. 11”.

E’ una norma che riguarda l’astensione, in tale articolo si dice che, nel processo penale, il

di astenersi per motivi di grave convenienza (ma nell’ordinamento giudiziario

magistrato ha facoltà

tale facoltà è un dovere) e non l’obbligo di astenersi come il giudice.

La parte non può ricusare il p.m. perché è una parte pubblica, cioè che deve perseguire solo

l’interesse pubblico; tuttavia poi ci sarà il controllo del C.s.m.

riguarda l’astensione rispetto al capo dell’ufficio → questa è un’interpretazione

L’art. 52 2° c.p.p.

della norma data dal C.s.m. dato che poi valuterà sulla professionalità di entrambi (capo dell’ufficio

e pubblico ministero). 36 Lezione del 17/10/07

Schema 2.1.20 pag 27 R APPORTI TRA UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO

Procuratore generale

presso la corte

Di Cassazione

|

|

|

Procuratore generale

presso la corte

d’appello Procuratore della Repubblica

presso il tribunale del

Procuratore capoluogo del distretto di

Procuratore presso il tribunale corte d’appello

non capoluogo

presso il tribunale

per i minorenni

Il capo dell’ufficio è il procuratore generale della Repubblica.

I magistrati sono i sostituti del procuratore della Repubblica, cioè sono i magistrati addetti

all’ufficio del pubblico ministero ed in quanto sostituti possono cambiare in ogni momento del

giudizio (i giudici non possono cambiare: principio di immediatezza).

L’ufficio del pubblico ministero è basato su:

1) principio di unità dell’ufficio

2) principio di indivisibilità dell’ufficio (qualunque sia il magistrato dell’ufficio del p.m. gode

comunque della pienezza dei poteri quindi l’azione è personale)

3) principio della sostituibilità. il magistrato dell’udienza

Le impugnazioni possono essere fatte da il capo dell’ufficio

la procura della Repubblica

RAPPORTI TRA UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO IN SENSO VERTICALE

I rapporti tra uffici del pubblico ministero sono in primo luogo in senso verticale:

non c’è gerarchia tra gli uffici del pubblico ministero, cioè non ci sono rapporti di gerarchia in senso

verticale.

Allora che tipo di rapporti ci sono? ha il potere di sorveglianza, nel senso che può

La procura generale presso la Corte di Cassazione

iniziare il procedimento disciplinare contro un qualsiasi magistrato requirente o giudicante,

procedimento che può essere iniziato anche dal Ministro della Giustizia (insieme o in alternativa);

inoltre il procuratore generale presso la corte di Cassazione ha anche un altro potere: potere di

dirimere i contrasti, cioè può essere chiamato a risolvere un contrasto tra uffici del pubblico

ministero appartenenti a diversi distretti di corte d’appello (artt. 54 e 54-bis c.p.p.).

Quindi non vi è una vera e propria gerarchia in quanto la procura generale presso la corte di

cassazione non dà delle direttive. 37

Il procuratore generale presso la corte d’appello:

- ha un potere di controllo, cioè sorveglia tutti i magistrati requirenti del distretto;

- può, in ipotesi tassativamente determinate, avocare il procedimento (che in tal caso sarà

affidato ad un sostituto), avocare le indagini condotte da uno degli uffici inferiori (non può

dare direttive all’ufficio inferiore), ciò avviene quando:

1) il titolare dell’ufficio inferiore ha omesso di sostituire il magistrato del p.m. che si sarebbe

dovuto astenere,

2) il magistrato del p.m. presso l’ufficio inferiore sia rimasto inerte in seguito ad una notizia di

reato,

3) è mancato il coordinamento in relazione alle indagini;

- ha il potere di risolvere i contrasti tra gli uffici del p.m. appartenenti al distretto di corte

d’appello.

RAPPORTI TRA UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO IN SENSO ORIZZONTALE

riguarda il collegamento tra indagini, un collegamento di regola probatorio, la

L’art. 371 c.p.p.

conseguenza è che i pubblici ministeri devono coordinarsi, cioè scambiarsi atti ed informazioni del

procedimento in corso.

Tuttavia il testo del codice del 1988 non prevedeva sanzioni di alcun genere in caso di mancato

coordinamento (non c’era avocazione), non prevedeva strumenti di collegamento.

Di qui è nata l’idea di Giovanni Falcone → strumenti di collegamento obbligatorio

le indagini per i reati di associazione mafiosa

sono svolte dalla Procura della Repubblica

presso il tribunale del capoluogo del distretto

di corte d’appello

(centralizzazione in 26 procure della Repubblica).

Bisognava, a questo punto, creare un nuovo organo per coordinare queste 26 procure della

Repubblica, dal 1991 è stata introdotta (composta da 20 magistrati

la procura nazionale antimafia

del p.m.). è nominato dal C.s.m. ed è sorvegliato dal procuratore

Il procuratore nazionale antimafia

generale presso la corte di Cassazione che quindi ha l’iniziativa del procedimento disciplinare.

Il procuratore nazionale antimafia ha poteri di coordinamento che non toccano l’indipendenza dei

singoli uffici del pubblico ministero, ha compiti di controllo (il meccanismo è un controllo tecnico)

che gli permettono di verificare se sia effettivo il coordinamento tra i singoli uffici del p.m. che

svolgono indagini per i reati previsti (art.

dall’art. 51 3° bis c.p.p. 371- bis c.p.p.).

38

Procuratore generale Procuratore nazionale antimafia

-----------------------

presso la corte (76 bis O.G.; 371-bis c.p.p.)

Di Cassazione e direzione nazionale antimafia (DNA)

| |

| |

| |

|

Procuratore generale Delitti di mafia

presso la corte 51 3°-bis c.p.p.

d’appello |

|

|

|

Procuratore della Repubblica

presso il tribunale del

capoluogo del distretto di

Procuratore corte d’appello:

presso il tribunale è il “procuratore distrettuale

per i minorenni Procuratore antimafia” (51 3°-bis; 51 3° quater c.p.p.)

presso il tribunale

non capoluogo

→ Uffici del pubblico ministero Attribuzioni del procuratore della Repubblica

Art. 51 c.p.p.

distrettuale Attività di coordinamento del procuratore nazionale antimafia:

Art. 371- bis c.p.p.→

le lettere d) ed e) del 3° dell’art. 371-bis e il n°3 della lettera h) dello stesso comma sono state

soppresse in sede di conversione del D.L. n°367 del 1991 perché si è voluto limitare il potere del

procuratore nazionale antimafia.

La procura nazionale antimafia è composta da 20 magistrati del p.m. nominati dal C.S.M. sentito il

procuratore nazionale.

FUNZIONI DEL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA

non può dare

Controlla il - direttive nel merito

coordinamento - non può compiere

tra i procuratori indagini

distrettuali - riunisce i procuratori

distrettuali

- se il coordinamento non

è effettivo, avoca le indagini

Impulso - acquisisce ed elabora notizie

investigativo - applica temporaneamente

magistrati presso le procure

distrettuali

- controlla l’attività degli organi

centralizzati di polizia giudiziaria

39

Il procuratore nazionale antimafia controlla il coordinamento tra i procuratori distrettuali

(art. –bis e quando non ha luogo il coordinamento può avocare le indagini (si ha

371 1° c.p.p.)

quando non si possono dare poteri di direttiva nel singolo caso).

avocazione

Inoltre il procuratore nazionale antimafia è dotato di impulso investigativo (art. 371-bis 2° c.p.p.):

può spostare l’ufficio per riempire i vuoti, cioè i magistrati possono essere presi sia dalle procure

distrettuali antimafia che dalle procure generali.

DIA (direzione investigativa antimafia) e ROS (reparto operativo speciale) → uffici nazionali della

polizia che sono controllati dalla procura nazionale antimafia.

ha stilato dei protocolli d’intesa tra le procure non distrettuali e la procura di Firenze

Vigna

(procura che con questo meccanismo da anche deleghe)

questo riguarda solo la competenza del p.m. (in fase di dibattimento)

per quanto riguarda il giudice

si seguono i normali criteri

di competenza per materia e per territorio.

R ’ ’

APPORTI ALL INTERNO DELL UFFICIO

Autonomia del pubblico ministero nell’udienza. Casi di sostituzione:

Art. 53 c.p.p.

1. “Nell’udienza, il magistrato del pubblico ministero esercita le sue funzioni con

piena autonomia.

2. Il capo dell’ufficio provvede alla sostituzione del magistrato nei casi di grave

impedimento, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli previsti dall’articolo 36,

comma 1, lettere a), b), d), e). Negli altri casi il magistrato può essere sostituito solo

con il suo consenso.

3. Quando il capo dell’ufficio omette di provvedere alla sostituzione del magistrato nei

casi previsti dall’articolo 36, comma 1, lettere a), b), d), e), il procuratore generale

presso la corte d’appello designa per l’udienza un magistrato appartenente al suo

ufficio.”

Il potere direttivo del titolare si attenua quando il magistrato si trova in udienza (sia preliminare che

nel dibattimento); in questo caso il magistrato del p.m. esercita le sue funzioni “con piena

autonomia” (art. cioè è svincolato da quelle direttive del capo nel caso singolo

53 1° c.p.p.), ↓

quando il sostituto va in udienza è autonomo

(ma non è autonomo nelle indagini).

Ai sensi del quando è in udienza il p.m. non può essere sostituito dal capo se

2° dell’art. 53 c.p.p.

non nei casi:

- di grave impedimento;

- di rilevanti esigenze di servizio, cioè esigenze di un certo peso, (è chiaro che in questi casi il

meccanismo migliore sarà quello del consenso);

- previsti dall’articolo 36 1° lettere a), b), d), e), casi di astensione del p.m., cioè quei casi nei

quali il p.m. avrebbe dovuto astenersi (perciò anche se in udienza il capo lo può sostituire).

Il prevede il caso di → perché il capo dell’ufficio del p.m. doveva

avocazione

3° dell’art. 53 c.p.p.

sostituire il magistrato ma non lo ha fatto; tutto ciò sempre nell’ottica del rispetto dell’interesse

pubblico che il p.m. deve perseguire. 40

In conclusione il pubblico ministero è Il giudice deve essere

simile al giudice diverso dal giudice imparziale (art. 111 cost.

perché indipendente perché nel processo così come riformato dal

2000)

Il p.m. diventa parte

è un magistrato

ma non ha poteri sulle

tecniche di indagine, che

sono proprie della

polizia giudiziaria.

INDIPENDENZA ESTERNA

INDIPENDENTE INDIPENDENZA INTERNA

GIUDICE COME MAGISTRATO

IMPARZIALE COME UFFICIO

INDIPENDENZA ESTERNA

INDIPENDENTE INDIPENDENZA INTERNA

PUBBLICO MINISTERO COME MAGISTRATO

PARTE PUBBLICA COME ORGANO

41

(schema 2.1.22 pag 29)

POLIZIA GIUDIZIARIA E DI SICUREZZA

Polizia giudiziaria e polizia di sicurezza costituiscono le due fondamentali funzioni svolte dalle

forze di polizia che si differenziano per la dipendenza burocratica e per la funzione svolta (le

promozioni sono date dal corpo di appartenenza).

definisce le funzioni della polizia giudiziaria:

L’art. 55 c.p.p

“ 1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che

vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per

assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge

penale.

2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria.

3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia

giudiziaria”. si occupa dell’osservanza della legge e dei regolamenti amministrativi, in

La polizia di sicurezza

esecuzione delle funzioni proprie del potere esecutivo, deve controllare che i reati non vengano

(facendo attività di controllo e di intelligence).

commessi, cioè si occupa della prevenzione dei reati

La polizia di sicurezza dipende dal ministero dell’interno (le varie specializzazioni dipendono poi

da organi diversi: es. i carabinieri dipendono dal ministro della difesa, la guardia di finanza dal

ministro dell’economia, ecc.).

→ art. 1 R.D. 18 giugno 1931 n°773 (T.U. delle leggi di pubblica

POLIZIA DI SICUREZZA

“L’autorità di pubblica sicurezza veglia sul mantenimento dell’ordine pubblico, alla

sicurezza):

sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità ed alla tutela della proprietà; cura l’osservanza delle

leggi e dei regolamenti (…) presta soccorso nel caso di pubblici o privati infortuni (…)”.

prende notizia dei reati, ne ricerca gli autori, ricerca le prove, si occupa della

La polizia giudiziaria

raccolta di tutti gli elementi necessari per accertare il reato e per rendere possibile lo svolgersi del

processo penale, cioè si occupa della repressione di un reato.

La polizia giudiziaria con funzione per il procedimento penale dipende dal punto di vista funzionale

dal pubblico ministero (art. sotto la sorveglianza del procuratore generale presso la corte

56 c.p.p.)

d’appello (che può dare inizio al procedimento disciplinare contro l’ufficiale o l’agente).

La differenza tra polizia di sicurezza e polizia giudiziaria è determinata dalla notizia di reato , cioè

la polizia di sicurezza di regola non gode di potere coercitivi (cioè non può limitare le libertà

fondamentali), mentre la funzione di polizia giudiziaria, appena giunge notizia che è stato

commesso un reato, viene esercitata con l’uso di poteri coercitivi (cioè se c’è flagranza di reato ci si

pone il problema dell’uso di poteri coercitivi).

La distinzione tra polizia di sicurezza e polizia giudiziaria è una distinzione in chiave garantista

presente in tutta Europa; in ambito Anglo-Americano non vi è questa distinzione.

42 Lezione del 22/10/07

Il passaggio da polizia di sicurezza a polizia giudiziaria si ha con che perviene

la notizia di reato

alla polizia giudiziaria; si parla di notizia di reato nella parte dinamica delle indagini →

“ 1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria

Acquisizione delle notizie di reato:

art. 330 c.p.p.

prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse

a norma degli articoli seguenti” ( artt. 331, 332, 333, 334, ecc.).

schema 3.1.2 pag 100 LA NOTIZIA DI REATO “Cittadino Italiano” se delitto

Regola: contro la personalità dello stato

denuncia 1) per la persona privata punito con la pena dell’ergastolo

facoltativa art. 364 c.p.

(art. 333 c.p.p.) “Chiunque” se sequestro di persona

a scopo di estorsione

(art. 630 c.p.; art. 3 D.L. n.8 del 1991)

2) per il pubblico ufficiale se vengono a conoscenza

Eccezione: (art. 361c.p.) e per l’incaricato di un reato (non procedibile a

denuncia di pubblico servizio querela) nell’esercizio o a causa

obbligatoria (art. 362 c.p.) delle proprie funzioni

Se questi ha prestato la propria

3) per il professionista sanitario opera a favore della persona offesa

(art. 365 c.p.) in casi che possono presentare

i caratteri di un delitto

per cui si debba procedere d’ufficio.

Che cosa è la notizia di reato?

E’ un’informazione che permette prima alla polizia giudiziaria poi al pubblico ministero di venire a

conoscenza del fatto che è avvenuto un illecito penale.

Effetti delle notizia di reato:

1) passaggio di funzioni dalla polizia di sicurezza alla polizia giudiziaria

2) obbligo a carico della polizia giudiziaria di informare il pubblico ministero (art. 347 c.p.p.)

3) obbligo a carico dell’ufficio del pubblico ministero di scrivere la notizia di reato nel registro

delle notizie di reato (art. (obbligo che si ricollega all’obbligo di esercitare

335 c.p.p.)

l’azione penale oppure di richiedere l’archiviazione: art. 112 cost.).

Quali sono queste notizie di reato?

Il codice regola espressamente due notizie di reato in modo tipico:

- denuncia (art. 332 c.p.p.)

- referto (art. 334 c.p.p.);

poi vi sono anche altre notizie di reato non tipizzate, non formali (es.: notizie apprese dalla tv, da un

giornale, ecc.). 43

“ 1. La denuncia contiene l’esposizione degli elementi

Contenuto della denuncia :

Art. 332. c.p.p.

essenziali del fatto e indica il giorno dell’acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già

note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga

all’identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che

siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti”.

La denuncia contiene innanzitutto gli elementi essenziali del fatto (condotta, evento, elemento

soggettivo), la data del giorno dell’arrivo della notizia ed inoltre altre eventuali fonti di notizia (es.:

testimoni).

La denuncia deve essere fatta da una persona, non è ammessa nel nostro sistema una denuncia

anonima, infatti ai sensi se la denuncia anonima si

dell’art. 333 3° c.p.p. e dell’art. 240 c.p.p.

trova nel processo non può essere utilizzata invece possono essere utilizzate le indagini svolte dal

pubblico ministero.

Requisito indispensabile della denuncia è che sia noto l’autore della stessa, che viene effettuata

oralmente davanti alla polizia giudiziaria che provvede a verbalizzarla.

La denuncia è facoltativa o obbligatoria?

(Denuncia indica l’aspetto processuale della denuncia:

da parte di privati)

L’art. 333 c.p.p.

“ 1. Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia. La legge

determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria.

2. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di procuratore

speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria; se è presentata per iscritto, è

sottoscritta dal denunciante o da un suo procuratore speciale.

3. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto dall’articolo 240”.

La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria (art. 256 c.p.c. e artt. 364 e 709 c.p.).

La regola è che la denuncia è facoltativa per i privati.

Quando la denuncia è obbligatoria lo dice il codice penale:

- denuncia di reato da parte del cittadino)

art. 364 c.p.(Omessa nel caso di

- legge speciale D.L. n° 8 del 1991 art. 3: prevede un obbligo di denuncia

(art.

sequestro di persona a scopo di estorsione 630 c.p.).

Se una persona svolge una pubblica funzione (pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico

servizio) la denuncia è di regola obbligatoria a causa del servizio svolto → art. 331 c.p.p.

Pertanto risulta indispensabile avere una nozione di pubblico ufficiale e dell’incaricato di un

pubblico servizio:

- Nozione del pubblico ufficiale:

art. 357 c.p.

“ 1. Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una

pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.

2. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto

pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della

volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o

certificativi.”

- Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio:

art. 358 c.p.

“ 1. Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a

qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.

2. Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della

pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con

esclusione dello svolgimento di semplici mansione di ordine e della prestazione di opera

meramente materiale.”

Nell’ipotesi di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale (art. o di omessa

361 c.p.)

denuncia da parte di un incaricato di un pubblico servizio (art. le normali pene possono

362 c.p.)

essere accompagnate da pene accessorie (quale la sospensione) per il pubblico ufficiale o per

l’incaricato di pubblico servizio. 44

Schema 3.1.3 pag 100 PUBBLICO UFFICIALE ED INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO

Soggetti carenti di tale

Pubblico ufficiale (art. 357 c.p.) Incaricato di pubblico servizio

(art. 358 c.p.) qualifica

La funzione o attività è disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi (art.357 1°c.p.)

Mansioni d’ordine e

Pubblico “servizio” con

E’ esercitata una prestazione di opera

esclusione dei poteri tipici

“funzione” pubblica, e cioè: meramente materiale

della pubblica funzione (art. 358c.p.)

1) formazione o manifestazione E’ prestato a qualunque titolo un

della volontà della pubblica pubblico servizio con esclusione:

amministrazione a) dei poteri dei pubblici ufficiali

2) poteri autoritativi b) delle mansioni d’ordine e della

3) poteri certificativi prestazione d’opera esclusivamente

(art. 357 2°c.p.) materiale

parla di funzione giudiziaria, quindi comprende sia il giudice che il pubblico

L’art. 357 c.p.

ministero; il parla di pubblica funzione nel campo amministrativo, è il caso, per

2° dell’art. 357 c.p.

esempio, del privato che fa parte del consiglio comunale.

Per poteri autoritativi si intende il potere di vietare qualcosa ad un privato, di conseguenza vi è

l’obbligo di denuncia di un fatto di reato di cui si viene a conoscenza.

Per poteri certificativi si intendono quelli di un notaio, di un geometra, di un avvocato, cioè se

svolgono una pubblica funzione certificativa diventano in quel momento e per quella funzione

pubblici ufficiali.

Lo stesso vale per un incaricato di un pubblico servizio “a qualunque titolo” sia pubblico che

privato, sia gratuito che oneroso.

Il servizio è in negativo ciò che non è pubblica funzione, cioè pubblico servizio con esclusione dei

poteri dei pubblici ufficiali:

a) dei poteri tipici della pubblica funzione

b) delle mansioni manuali, attività puramente esecutive (es.: tipografo).

Vi è un’ulteriore caso di denuncia obbligatoria: medico (art. 365 c.p.).

“1. Chiunque, avendo nell’esercizio di una professione

Omissione di referto:

Art. 365 c.p.

sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un

delitto per il quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne all’autorità indicata

nell’articolo 361, è punito con la multa fino a 516 euro.

2. Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a

procedimento penale”.

L’omissione di referto è una denuncia particolare del medico su un fatto di cui ha una maggiore

conoscenza; il medico deve avere “prestato la propria assistenza od opera …in casi di un delitto

non procedibile a querela..” perciò vi è l’obbligo di denuncia.

Non vi è più obbligo di denuncia nel caso previsto al 2° dell’art. 365 c.p. poiché prevale il diritto

alla salute sul diritto di giustizia ed anche perché altrimenti si avrebbe violazione del segreto

professionale. 45

La polizia giudiziaria ha l’obbligo di informativa della notizia di reato al pubblico ministero.

Funzioni della polizia giudiziaria:

Art. 55 c.p.p.

“ 1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che

vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per

assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge

penale.

2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall’autorità giudiziaria.

3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia

giudiziaria.”

La polizia giudiziaria si occupa di tutto ciò che viene fatto nel processo dopo la notizia di reato.

L’art. 57 c.p.p. definisce gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria.

UFFICIALI E AGENTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA

con competenza generale per tutti i reati (art. 57 1° e 2° c.p.p.)

POLIZIA DI STATO

CARABINIERI

GUARDIA DI FINANZA

POLIZIA PENITENZIARIA

GUARDIE FORESTALI

( )

SINDACO IN SITUAZIONI ECCEZIONALI

:

SOLTANTO AGENTI

GUARDIE DELLE PROVINCIE E DEI COMUNI

Il 1° dell’art. 57 c.p.p. elenca 5 corpi di polizia con competenza generale per tutti i reati;

il 2° dell’art. 57 c.p.p. indica gli agenti di polizia giudiziaria, cioè descrive la qualifica di “agente”

che può svolgere meno atti rispetto all’ufficiale di polizia giudiziaria;

il 3° dell’art. 57 c.p.p. prevede una competenza limitata a determinati reati, cioè previsti in quella

legge o regolamento (“..nei limiti del servizio… attribuiscono le funzioni.. di polizia giudiziaria..”

dell’art. 55 c.p.p., cioè devono fare indagini: sono funzioni di polizia giudiziaria oltre i 5 casi

suddetti). 46 Lezione del 23/10/07

La polizia giudiziaria trasmette la denuncia al pubblico ministero e questi ordina alla segreteria di

iscriverla nell’apposito registro delle notizie di reato.

Terminato lo svolgimento delle indagini, è possibile che gli elementi raccolti consentano di

addebitare il reato alla responsabilità di una determinata persona, in quel caso il p.m. ordina alla

segreteria di iscrivere nel registro, accanto all’indicazione della denuncia, il nome del soggetto al

quale il reato è attribuito.

Costui è il soggetto che il codice denomina “persona sottoposta alle indagini preliminari” e che

nella prassi è chiamato indagato.

Soltanto in relazione al momento conclusivo delle indagini il codice usa il termine e lo fa

imputato

con un preciso significato.

è la persona alla quale è attribuito il reato nell’imputazione (che deve essere sorretta da

L’imputato

una consistente base probatoria e che potrà essere formulata al termine delle indagini) formulata con

la richiesta di rinvio a giudizio o con l’atto omologo nell’ambito del singolo procedimento speciale.

L’assunzione della qualità di imputato:

(Assunzione precisa il momento dell’acquisto e della

della qualità di

l’art. 60 1° c.p.p. imputato)

perdita della qualità di imputato, l’assunzione di tale qualifica nel procedimento ordinario avviene

con la richiesta di rinvio a giudizio.

Ai sensi del la qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del

2° dell’art. 60 c.p.p.

processo sino a che non sia più soggetta ad impugnazione la sentenza di non luogo a procedere, sia

divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna, o sia diventato esecutivo il

decreto penale di condanna.

Il prevede che la qualità di imputato si riassuma in caso di revoca della

3° dell’art. 60 c.p.p.

sentenza di non luogo a procedere (art. o qualora la corte d’appello disponga la

434 c.p.p.)

revisione del processo (art. 628 c.p.p.).

La qualità di indagato:

il codice distingue tra indagato ed imputato a fini prevalentemente garantistici.

Si può infatti constatare che, quando si tratta di enunciare i diritti di difesa, il codice opera un’ampia

equiparazione: ai sensi (Estensione dei diritti e delle garanzie dell’imputato)

dell’art. 61 1° c.p.p.

“i diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari” ;

tale equiparazione non è totale perché risente del fatto che la fase delle indagini preliminari è di

regola segreta mentre le fasi dell’udienza preliminare e del giudizio si svolgono in contraddittorio.

L’equiparazione opera anche negli aspetti pregiudizievoli, in base al 2° dell’art. 61 all’indagato

“ si estende ogni altra disposizione relativa all’imputato, salvo che sia diversamente stabilito”.

Pertanto le misure cautelari, previste per l’imputato, possono essere applicate all’indagato purché

siano presenti i requisiti necessari per emanare il relativo provvedimento.

47

I L DIFENSORE (schema 2.1.27 pag 32)

F

UNZIONE DEL DIFENSORE NEL PROCESSO PENALE Non può introdurre

→ non difende il reato intenzionalmente prove

che egli sa essere false

(14.1 codice deontologico

Forense)

Rappresenta gli Può svolgere

interessi di una investigazioni per

→ parte in un accertare elementi

IL DIFENSORE processo dialettico di prova a favore

del proprio assistito

(art. 327 bis)

Non ha l’obbligo

→ Non ha l’obbligo di presentare al

di accertare la giudice tutte le

verità contro informazioni raccolte

il cliente

La difesa penale è quella forma di tutela che permette all’imputato di ottenere il riconoscimento

della piena innocenza o comunque di essere condannato ad una sanzione non più grave di quella

applicabile secondo la legge.

La difesa è un diritto, consiste nel potere di esigere da altri soggetti un comportamento conforme

alla legge; sono titolari del diritto di difesa le parti ed alcuni tra i soggetti del procedimento penale.

Per quanto riguarda le modalità di esercizio, tale diritto può essere esercitato sia personalmente

(autodifesa) sia per mezzo del difensore (difesa tecnica).

è una persona che ha particolare competenza tecnico-giuridica ed ha determinate

Il difensore

qualifiche di tipo:

- penalistico → esercente di un servizio di pubblica necessità;

- privatistico → rapporto di prestazione di opera intellettuale che lega il difensore al cliente

(art. 2230 c.c.)

- processuale → rappresentante tecnico della parte.

48

La rappresentanza tecnica è il potere, conferito al difensore, di compiere atti processuali per conto

(cioè nell’interesse) del cliente ed attribuisce al difensore il potere di compiere per conto del cliente

tutti quelli atti che il codice riferisce a quella parte, a condizione che i medesimi non siano

personali, cioè che non siano dalla legge espressamente riservati alla parte (art. ed

99 1° c.p.p

art. 100 3° c.p.p.).

Al difensore affinché possa disporre di un diritto in nome del cliente deve essere attribuita una

rappresentanza volontaria, cioè il potere di compiere un atto i cui effetti ricadono sul cliente.

La rappresentanza tecnica è conferita dal cliente al difensore mediante una procura ad litem.

L’imputato e l’indagato conferiscono tale rappresentanza mediante la nomina che è contenuta in

una dichiarazione (art. che può essere fatta oralmente davanti all’autorità procedente

96 2° c.p.p.)

(che ne redige verbale) o può essere effettuata per atto scritto, senza necessità di autentica della

firma (es: schema 2.1.29 pag 33: nomina del difensore dell’imputato).

La dichiarazione effettuata per atto scritto deve essere consegnata all’autorità procedente dal

difensore o deve essere trasmessa dall’interessato con raccomandata all’autorità procedente (ufficio

di segreteria del p.m.).

La persona offesa conferisce la rappresentanza tecnica con le medesime forme semplificate che

sono previste per l’imputato (art. 101 1° c.p.p.).

Le altre parti ( parte civile, responsabile civile, civilmente obbligato per la pena pecuniaria)

attribuiscono al difensore la rappresentanza tecnica mediante una procura speciale conferita con atto

pubblico o scrittura privata autenticata (art. 100 1° c.p.p.).

La rappresentanza volontaria per atti personali:

quando si deve compiere nel procedimento un atto personale, e non può essere presente la parte

assistita, non è sufficiente la rappresentanza tecnica del difensore; è necessario che la parte

conferisca una rappresentanza al difensore o ad altra persona di sua fiducia, cosa che può

volontaria

fare soltanto con la procura speciale a compiere un determinato atto (art. 122 c.p.p.).

è necessaria:

La procura speciale

- per l’istanza di rimessione del processo (art. 46 2° c.p.p.)

- per l’accettazione della remissione di querela (art. 340 c.p.p.)

- per gli atti di disposizione di un diritto, ecc.

La rappresentanza volontaria permette di compiere un atto processuale “in nome e per conto” della

parte.

La procura speciale deve, a pena di inammissibilità, essere rilasciata per atto pubblico o scrittura

privata autenticata e deve contenere la determinazione dell’oggetto per cui è conferita e dei fatti ai

quali si riferisce (art. 122 c.p.p.).

Se la procura è rilasciata per scrittura privata al difensore, la sottoscrizione può essere autenticata

dal difensore medesimo.

Ci sono atti personalissimi per i quali non vi può essere rappresentanza volontaria (es: rendere

l’interrogatorio o l’esame incrociato).

- : ’

RAPPORTI DIFENSORE IMPUTATO L ASSISTENZA

Tra l’imputato ed il proprio difensore esiste una rappresentanza tecnica che assume la forma

dell’assistenza, nel senso che l’imputato può sempre compiere personalmente gli atti che non siano

per legge riservati al difensore.

Si può quindi definire l’assistenza come quella particolare forma di rappresentanza tecnica che non

esclude l’autodifesa del soggetto assistito.

Infatti di regola l’imputato ha diritto di partecipare personalmente agli atti del procedimento

affiancato dal proprio difensore che si limita ad assisterlo; in definitiva l’assistenza del difensore è

una forma di rappresentanza che non impedisce al soggetto tutelato di essere presente agli atti più

importanti del procedimento (dibattimento, incidente probatorio, ecc.).

Il diritto di autodifesa dell’imputato prevale sul diritto alla difesa tecnica, in considerazione del

49

fatto che nel procedimento penale è in questione un diritto di libertà.

In base “ l’imputato può togliere effetto, con espressa dichiarazione contraria,

all’art. 99 2° c.p.p.

all’atto compiuto dal difensore prima che, in relazione all’atto stesso, sia intervenuto un

provvedimento del giudice”.

La ripartizione delle attività che possono essere compiute dal difensore e dalla parte assistita è

precisata “1. Al difensore

Estensione al difensore dei diritti dell’imputato:

nell’art. 99 1° c.p.p.

competono le facoltà ed i diritti che la legge riconosce all’imputato a meno che essi siano riservati

personalmente a quest’ ultimo”.

Il rapporto tra il cliente ed il difensore ha natura fiduciaria, da ciò derivano le seguenti conseguenze:

- (prima dell’accettazione del mandato) il difensore può rifiutare la nomina: basta che lo

comunichi immediatamente a colui che effettuato la nomina ed all’autorità procedente ed ha

effetto dal momento in cui è comunicata a quest’ultima (art. 107 1° e 2° c.p.p.);

- (dopo l’accettazione del mandato) il difensore può rinunciare allo stesso: la rinuncia deve

essere comunicata a colui che ha fatto la nomina ed all’autorità procedente ma non ha effetto

finché la parte non risulti assistita da un nuovo difensore e non sia decorso il termine a

difesa che sia stato concesso a quest’ultimo (art. fino a tale

107 3° e art. 108 c.p.p.);

momento la parte è rappresentata dal difensore rinunciante, lo stesso avviene quando il

cliente revoca il mandato al difensore (art. 107 4° c.p.p.).

Il difensore qualunque sia la parte che lo ha designato ha il potere di nominare un sostituto, che

“esercita i diritti ed assume i doveri del difensore medesimo” (art. la nomina del

102 2° c.p.p.);

sostituto non è condizionata al caso di impedimento del titolare e può avvenire per qualsiasi motivo.

IL DIFENSORE DELLA PERSONA OFFESA

L’offeso può nominare il difensore nelle medesime forme semplificate che sono previste per il

difensore dell’imputato (art. e

96 1° art. 101 c.p.p.).

svolge un’attività che si può inquadrare nella

Il difensore della persona offesa dal reato

“rappresentanza” ma che ha anche alcune caratteristiche dell’assistenza.

può nominare un difensore per essere da lui rappresentato

ma ha anche il potere di esercitare i diritti e le facoltà che

la legge gli riconosce (art. in tali casi l’offeso

90 1° c.p.p.);

L’offeso può agire anche personalmente nel procedimento, cioè non è

costretto ad agire tramite un difensore (a differenza di quanto

previsto per la parte civile), nella pratica la persona offesa ha la

necessità di agire mediante un difensore.

non può (a differenza dell’imputato) togliere effetto ad un

atto del proprio difensore; l’unico modo che ha per evitare

una difesa tecnica non gradita è quello di revocare la nomina

del difensore e nominarne un altro.

IL DIFENSORE DELLE PARTI PRIVATE DIVERSE DALL IMPUTATO

Ai sensi le parti private diverse dall’imputato (es: parte civile, responsabile

dell’art. 100 c.p.p.

civile, civilmente obbligato) stanno “in giudizio con il ministero di un difensore”, siamo dinnanzi ad

un’ipotesi di rappresentanza tecnica in senso stretto, cioè le parti suddette non possono stare

personalmente in giudizio.

Le parti private diverse dall’imputato nominano il proprio difensore mediante il conferimento di

con la quale tra la parte ed il difensore si instaura il rapporto

una procura speciale, procura ad litem,

di rappresentanza tecnica.

La procura deve essere conferita “con atto pubblico o scrittura privata autenticata”

(art. la procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del

100 1° c.p.p.);

processo, quando nell’atto non è espressa volontà diversa (art. 100 3° c.p.p.).

50

La sottoscrizione della procura è autenticata da una persona a ciò abilitata (notaio), può essere

autenticata anche dal difensore che sia stato nominato per quel processo (art. 100 2° c.p.p.).

Quando la procura speciale è apposta in calce o a margine dell’atto di costituzione (o di intervento)

effettuato dalla parte, l’autografia della sottoscrizione può essere certificata soltanto dal difensore

(art. 100 2° c.p.p.).

In forza della procura ad litem il difensore può compiere e ricevere per conto, cioè nell’interesse,

della parte rappresentata “tutti gli atti del procedimento che dalla legge non sono ad essa

espressamente riservati”; vi è comunque un limite, il difensore non può compiere atti che

comportino una disposizione del diritto in contesa, salvo che ne abbia ricevuto espressamente il

potere (art. 100 4° c.p.p.).

A tal fine, infatti, occorre che il difensore sia munito della procura speciale indicata

con la quale la parte rappresentata, nei

Procura speciale per determinati atti,

nell’art. 122 c.p.p.

casi consentiti dalla legge, può nominarlo proprio procuratore speciale per il compimento di

determinati atti.

In forza di tale rappresentanza volontaria, il difensore può compiere atti che incidono sulla

situazione giuridica sostanziale della parte rappresentata in nome e per conto della stessa.

La procura speciale deve contenere la determinazione dell’oggetto per cui è rilasciata e dei fatti ai

quali si riferisce e deve essere conferita, a pena di inammissibilità, con atto pubblico o scrittura

privata autenticata.

Ai sensi del modificato dalla “se la procura è rilasciata per

1° dell’art. 122 c.p.p. legge 479/99

scrittura privata al difensore, la sottoscrizione può essere autenticata dal difensore medesimo”.

Nomina del difensore Rapporti

Imputato (artt. 60-61 c.p.p.) Nomina del difensore con L’imputato può togliere

dichiarazione resa personalmente effetto all’atto compiuto

all’autorità o consegnata dal dal difensore prima che

difensore o trasmessa con in relazione ad esso sia

raccomandata (art. 96 c.p.p) ; intervenuto un provvedimento

del giudice (art. 99 2° c.p.p)

eventuale designazione del

difensore d’ufficio (art. 97 c.p.p) La parte può soltanto

Nomina del difensore di fiducia

Parte civile;responsabile Revocare la nomina del

con procura speciale ad litem

civile; civilmente obbligato difensore (art. 107 4° c.p.p)

conferita con atto pubblico o

(artt. 74-83-89 c.p.p.) scrittura privata autenticata

(art. 100 1° c.p.p) Come per la parte civile

Persona offesa (art. 90 c.p.p.) Nomina del difensore di fiducia

(art. 101 1° c.p.p.) con le forme

previste per l’imputato (art. 96);

la nomina non è indispensabile;

l’offeso non deve necessariamente

essere assistito da un difensore

Ente rappresentativo Nomina del difensore con le forme Come per la parte civile

previste per la parte civile

di interessi lesi (art. 91 c.p.p.) (art. 101 2°) e atto di intervento

(art. 93 c.p.p.) 51 Lezione del 24/10/07

Il difensore non accetta → la non accettazione ha effetto

il mandato (107.1) dal momento in cui è comunicata

all’autorità procedente (107.2)

Difensore Il difensore rinuncia o revoca

rinuncia → non hanno effetto

al mandato finché la parte

Dopo l’accettazione (107.3) non risulti assistita

da un nuovo

la parte revoca → difensore

il mandato

(107.4)

Cosa succede quando il difensore non accetta il mandato? “1. Il difensore che non

Non accettazione, rinuncia o revoca del difensore:.

Art. 107 c.p.p.

accetta l’incarico conferitogli o vi rinuncia né da subito comunicazione all’autorità procedente e a

chi lo ha nominato.

2. La non accettazione ha effetto dal momento in cui è comunicata all’autorità procedente.

3. La rinuncia non ha effetto finché la parte non risulti assistita da un nuovo difensore di fiducia o

da un difensore di ufficio e non sia decorso il termine eventualmente concesso a norma

dell’articolo 108.

4. La disposizione del comma 3 si applica anche nel caso di revoca”.

Il difensore ne deve fare subito comunicazione

All’autorità procedente a colui che lo ha nominato

(ufficio: quello che ha ↓

ricevuto la nomina che provvederà ad effettuare

a p.m. durante le un’ulteriore nomina,

indagini) di conseguenza il difensore

↓ d’ufficio cessa le sue funzioni

che nominerà (decade ex lege: art. 97 6° c.p.p.)

un difensore d’ufficio

dato che l’imputato

è rimasto senza

difensore (art. 97 c.p.p.). 52

Ai sensi la non accettazione ha effetto dal in cui è comunicata

momento

dell’art. 107 2° c.p.p.

all’autorità competente; ai sensi del la rinuncia non ha effetto finché la parte non è assistita da un

nuovo difensore e non sia decorso il termine di difesa (art. 108 c.p.p.).

La nomina è un contratto privatistico con rilevanza pubblicistica (la fonte è la legge).

Inoltre ai sensi del la disposizione del 3° si applica anche nel caso di revoca.

4° dell’art. 107 c.p.p.

Il procedimento penale è una serie di atti che comporta conoscenze tecniche perciò il difensore

dell’imputato deve essere tecnicamente specializzato.

Negli articoli 60 (Assunzione della qualità di imputato) e 61 (Estensione dei diritti e delle garanzie

dell’imputato) del c.p.p si parla di imputato e di difensore come se fossero in dibattimento.

In base al codice del 1930, ai sensi Chiunque,

testimonianza: “1.

dell’art. 372 c.p.(Falsa

deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero

tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione

da due a sei anni” ) la falsa testimonianza è un reato proprio del solo testimone che stà deponendo

davanti all’autorità giudiziaria; sorge un problema dato che oggi si è testimoni solo davanti al

giudice, perciò falsa testimonianza, cioè art. 372 c.p., davanti al giudice.

L’imputato non ha la qualifica soggettiva di testimone dell’art. 372 c.p. in base all’art. 197 c.p.p.

(Incompatibilità con l’ufficio di testimone).

L’imputato può essere esaminato in base agli articoli 208 (Richiesta e 209 c.p.p.

dell’esame)

in dibattimento l’imputato può essere interrogato con l’esame incrociato solo

(Regole per l’esame):

se lo consente.

Durante le indagini davanti al pubblico ministero non c’è testimone perché si è testimoni solo

davanti al giudice; durante le indagini si parla di persona informata (art. 362 c.p.p.).

Ai sensi “1. Il pubblico ministero assume

Assunzione di informazioni:

dell’art. 362 c.p.p.

informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. Alle persone

già sentite dal difensore o dal suo sostituto non possono essere chieste informazioni sulle domande

formulate e sulle risposte date. Si applicano le disposizioni degli articoli 197, 197 bis, 198, 199,

200, 201, 202 e 203” alla persona informata si applicano le disposizioni degli artt. 197 e 198 c.p.p.

In base che vale in dibattimento) l’indagato è incompatibile con la

all’art. 197 c.p.p.(norma

persona informata dei fatti; in base la persona informata ha l’obbligo di riferire a

all’art. 198 c.p.p.

verità.

Quello che vale in dibattimento è trasferito anche durante le indagini.

prevede le regole generali per l’interrogatorio, in particolare al specifica che

L’art. 64 c.p.p 3°

prima che abbia inizio l’interrogatorio la persona deve essere avvertita che:

1) ciò che dice può essere usato contro di lui

2) può non rispondere (questo è un vero e proprio accertato diritto di difesa)

3) se parla sarà chiamato successivamente come testimone (cioè indagato).

“1. Chiunque, nel corso di un

False informazioni al pubblico ministero:

Art. 371 bis c.p.

procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero di fornire informazioni ai fini delle indagini,

rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene

sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni.”; si tratta di reato proprio della persona

(possibile testimone) informata dei fatti.

L’indagato è incompatibile con la qualifica di possibile testimone ai sensi che

dell’art. 362 c.p.p

rende applicabile anche nelle indagini, quindi dovrà essere sentito come indagato

l’art. 197 c.p.p.

nell’interrogatorio, perciò non è punibile né per falsa testimonianza né per false informazioni.

Ai sensi (Interrogatorio il pubblico ministero prima di effettuare

nel merito)

dell’art. 65 c.p.p.

indagini deve contestare alla persona sottoposta ad esse il fatto attribuito addebitato in forma chiara

e precisa (il nome del testimone può non essere detto perché ne potrebbe derivare un pregiudizio).

Se dice il falso il testimone è punibile per

Falsa testimonianza False dichiarazioni

se davanti al giudice (art. 372) se davanti al p.m. (art. 371 bis)

53

Inoltre l’indagato, in relazione ad ulteriori reati che possa integrare rendendo dichiarazioni mendaci,

è protetto dalla causa di non punibilità prevista dall’art. (Casi di non punibilità).

384 1° c.p.

Tale norma prevede una scusante in favore di colui che ha commesso determinati delitti contro

l’amministrazione della giustizia per esservi stato costretto dalla necessità di salvarsi da un grave ed

inevitabile pregiudizio nella libertà o nell’onore (tuttavia questa causa di non punibilità opera solo

in relazione a determinati fatti di reato).

Artt. 362-198-197

Obbligo di È punibile per altri

Falsa

rispondere reati commessi

Testimonianza

Testimone secondo con false dichiarazioni

(372 c.p.)

verità

(198.1 c.p.p.) È punibile per simulazione

È avvisato del Non può commettere Di reato e calunnia di altri

diritto di non falsa testimonianza (367,368 c.p.); non è punibile

rispondere perché non è

imputato per altri reati commessi

(64.3 lett.b c.p.p.); un testimone con false dichiarazioni

ha la facoltà (art. 197) (384.1 c.p.)

di mentire

artt. 208-109 2°

Delitti per cui l’imputato non è punibile:

361-364, 365, 366, 369, 371 bis, 371 ter, 372, 373, 374, 378.

Delitti per cui l’imputato è punibile:

367, 368, 495 1° e 3° n. 2, 651, 374 bis, 377, 377 bis.

“1. Se davanti all’autorità giudiziaria o alla polizia

Dichiarazioni indizianti:

Art. 63 c.p.p.

giudiziaria una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende

dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l’autorità procedente ne interrompe

l’esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte indagini nei suoi

confronti e la invita a nominare un difensore. Le precedenti dichiarazioni non possono essere

utilizzate contro la persona che le ha rese.

2. Se la persona doveva essere sentita sin dall’inizio in qualità di imputato o di persona sottoposta

alle indagini, le sue dichiarazioni non possono essere utilizzate”.

Ai sensi del se le dichiarazioni del testimone sono tali da renderlo persona

1° dell’art. 63 c.p.p.

indagabile, cioè se si autoincrimina, si interrompe l’interrogatorio, l’esame; si invita costui a

nominare un difensore e le dichiarazioni precedentemente raccolte sono inutilizzabili contro la

persona che le ha rese; ai sensi del se la persona doveva essere già sentita come imputato le

dichiarazioni non sono utilizzabili né contro la persona che le ha rese né contro altri (per

l’inutilizzabilità non c’è sanatoria).

Se ne deduce che le norme inducono in errore: lo si è visto in questa norma (art. come

63 c.p.p)

che dice “chiunque..” ma in realtà si applica soltanto al possibile testimone

nell’art. 371 bis c.p.p.

che non sia indagato. 54


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Tonini Paolo.

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