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DIRITTO PROCESSUALE PENALE

SEGRETO D’UFFICIO→ questo riguarda le notizie che pubblici ufficiali, pubblici

impiegati, e gli incaricati di un pubblico servizio abbiano appreso in ragione

dell’ufficio che ricoprono.

Su di essi la lg ha previsto un vero e proprio obbligo di tacere, ove ricorrano gli

estremi del segreto.

SEGRETO DI STATO→ obbligo dei funzionari pubblici di astenersi dal deporre.

Anche in tal caso il giudice dovrà procedere a verifica, la quale peraltro sarà rivolta

al Presidente del Consiglio dei Ministri. Se questo conferma il segreto, vi sarà la fine

del processo e il giudice dovrà pronunciare il “non doversi procedere”, motivarlo, per

l’appunto, dall’opposizione del segreto.

Per evitare dilazioni temporali eccessive, il legislatore ha introdotto un meccanismo

di silenzio-assenso, alla scadenza dei 60 gg dalla notificazione della richiesta

giudiziale al capo del governo.

SEGRETO FAMILIARE→ questo sancisce che non è obbligato a testimoniare una

persona che sia coniuge o prossima congiunta dell’imputato. Questa facoltà di

astensione non può essere esercitata se è la persona stessa a denunciare o querelare

l’imputato o se cmq risulta offesa dal reato.

Come per il segreto professionale, si configura anche qui una semplice facoltà -e non

un obbligo- di astensione. Da altri punti di vista però la disciplina è ben diversa da

quella stabilita x il s. professionale: infatti nel segreto familiare manca qualsiasi

cenno a uno specifico dovere del giudice di accertare la fondatezza dell’eccezione di

segretezza e inoltre viene in risalto il dovere formale di avvisare il potenziale

testimone di questa facoltà, che la lg pone a carico dell’autorità giudiziaria. Questo

obbligo deriva dal fatto che viene a mancare una presunzione di conoscenza dei

propri diritti e doveri in relazione della amministrazione della giustizia penale. COMPRIMARI-

Omissione dell’avviso→ nullità relativa, quindi rilevabile ad istanza esclusiva di

parte entro stretti limiti temporali.(e non d’ufficio)

DOVERI DEL TESTIMONE ALTRI

Art 198 cpp→ Obblighi del testimone: e

3. “Il testimone ha l’obbligo di presentarsi al giudice e di attenersi alle TESTIMONI,PERITI

prescrizioni date dal medesimo per le esigenze processuali e di rispondere secondo

verità alle domande che gli sono rivolte.

4. Il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe

emergere una sua responsabilità penale”. –

IX

obbligo di presentarsi al giudice

→ CAP

38

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il cpp prevede la possibilità di un accompagnamento coattivo, oltre ad una sanzione

pecuniaria a carico del teste che ometta di presentarsi senza giustificato motivo.

obbligo di rispondere secondo verità alle domande che gli sono rivolte

Il cpp accolla, a chi dirige il contradditorio per la formazione della prova, l’onere di

avvertire preliminarmente il teste dell’obbligo di dire la verità, nonché delle

responsabilità penali cui va incontro il teste falso o reticente. L’art 372 cp sanziona

con pena detentiva il teste che “afferma il falso o nega il vero o tace in tutto o in

parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato”. Pena analoga è prevista per

false informazioni al pm o al difensore impegnato in una attività investigativa (371

ter cp).

A suggello dell’obbligo di dire tutta la verità, il cpp prevede anche un invito

giudiziale al teste affinché renda una dichiarazione di consapevolezza e di impegno,

che ha sostituito il tradizionale giuramento (la cui disciplina aveva subito

interpolazioni significative ad opera della Corte cost, ai fini del suo adeguamento alle

esigenze di rispetto di tutte le convinzioni e credenze religiose)

Nel caso di sospetta falsità o reticenza o teste renitente (cioè che si rifiuta di

rispondere in tutto o in parte, fuori dai casi in cui è legittimato o ha l’obbligo di

astenersi) è prevista un’ulteriore iniziativa ammonitrice da parte di chi dirige

l’udienza, senza tuttavia che ciò comporti una sanzione immediata al teste.

In ogni caso è espressamente vietato l’arresto in udienza del teste sospettato di

testimonianza falsa o reticente.

DIRITTI del TESTIMONE

L’art 499 comma IV° cpp, sancisce che “il presidente cura che l’esame del testimone

sia condotto senza ledere il rispetto della persona”. COMPRIMARI-

L’art 198 II°c (il I° sancisce i due obblighi,vedi prima “doveri del teste”) prevede

che “il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe

emergere una sua responsabilità penale”.

Il teste ha anche diritto a indennità e rimborsi per la sua prestazione distinguendosi

al riguardo tra testimoni residenti e non (dpr 115/2002). Solo ai non residenti spetta ALTRI

un rimborso di spese per il viaggio e un’indennità giornaliera maggiorata rispetto ai

primi. Le cifre delle indennità sono cmq irrisorie in entrambi i casi:0,36€ e

TESTIMONI,PERITI

GIORNALIERI PER I RESIDENTI, 0,72€ X OGNI G. DI VIAGGIO,OLTRE 1,29€

X OGNI G. DI SOGGIORNO PER I NON REISDENTI.

IL PERITO

Il perito è una persona dotata di specifica professionalità che offre un supporto

all’ufficio giudiziario – e non a questa o quella parte processuale – in funzione di

contributo alla formazione e alla valutazione del materiale probatorio. La sua nomina –

è rimessa al giudice. IX

CAP

39

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Accanto alla figura del perito è da considerare quella del consulente tecnico; questa

però si caratterizza come figura ausiliaria di una parte (pubblica o privata), non di

rado essenziale per l’esercizio dei relativi poteri in relazione alle esigenze di

accertamenti di ordine tecnico, scientifico, artistico.

Inoltre, ancora diversa dalla figura del perito è la figura dell’ “esperto”, che può

essere nominato in occasione di un esperimento giudiziale “per l’esecuzione di

determinate operazioni”.

Tornando alla PERIZIA, analizziamo l’oggetto:

Art 220cpp→ oggetto della perizia:

1. La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o

valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

2. Salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di

sicurezza, NON sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o professionalità nel

reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere

le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

└→ ciò vuol dire che, ai fini dell’accertamento della responsabilità penale e della

stessa determinazione delle eventuali sanzioni penali, è ammessa la perizia

psichiatrica, ma non quella “psicologica”:

A sottolineare l’esigenza di professionalità del perito,l’art 221 precisa che:

Art 221cpp→nomina del perito:

1. Il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi

(presso ogni tribunale vi è un albo di periti diviso in categorie) o tra persone fornite

di particolare competenza nella specifica disciplina. Quando la perizia è dichiarata COMPRIMARI-

nulla il giudice cura, ove possibile, che il nuovo incarico sia affidato ad altro perito.

2. Il giudice affida l’espletamento della perizia a più persone quando le indagini

e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono distinte

conoscenze in differenti discipline. ALTRI

3. Il perito ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che ricorra uno dei motivi

di astensione previsti dall’art 36. e

TESTIMONI,PERITI

La prestazione del perito trova il suo momento culminante, una volta compiuti i

necessari accertamenti, in una “relazione” di cui è parte essenziale un “parere”, con il

quale egli risponde ai quesiti propostigli.

Il giudice non è vincolato in modo assoluto dalle valutazioni peritali; cmq è tenuto a

motivare i suoi provvedimenti quando si discosta dalle conclusioni di chi è stato –

IX

chiamato a dare un parere da esperto. CAP

40

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Come sottolinea il IIIc dell’art 221 il perito ha l’obbligo di prestare il suo

ufficio,altrimenti è soggetto a sanzioni penali e all’accessoria interdizione dalla

professione ; anche per il perito sono però previste situazioni di incapacità e

incompatibilità (art 222). A differenza che per il testimone, le cause di

incompatibilità e incapacità sono stabilite a pena di nullità, che in via di principio

deve ritenersi “relativa”.

Inoltre il perito ha il dovere di astenersi nelle stesse situazioni che legittimano

l’astensione del giudice (→art36) e può essere ricusato dalle parti nei medesimi casi

(→37).

Tra gli obblighi del perito va ricordato quello della tempestività degli accertamenti;

la regola sarebbe quella dell’immediatezza degli accertamenti e dell’oralità della

relazione, ma in pratica si perviene quasi sempre alla concessione di un termine e a

una relazione scritta.

La maggior parte delle operazioni del perito vengono compiute in sede diversa da

quelle tipiche dell’attività dell’autorità giudiziaria o della polizia giudiziaria.

L’art 501 cpp prevede che “per l’esame dei periti e consulenti tecnici si osservano le

disposizioni sull’esame dei testimoni, in quanto applicabili” e inoltre, tale art,

stabilisce che tali soggetti “hanno in ogni caso facoltà di consultare documenti, note

scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio”.

Tra i diritti del perito assume un certo rilievo quello al compenso per le prestazioni

fornite.

ALTRE FIGURE AUSILIARIE

*custode di cose sequestrate la nomina di tale soggetto è necessaria quando vi

siano cose sottoposte a sequestro e non risulti possibile affidarle alle cure degli COMPRIMARI-

ausiliari istituzionali dell’autorità giudiziaria.

La gamma delle persone che possono essere chiamate concretamente ad esercitare

questo ruolo è vastissima, in funzione del genere di cose da custodire.

Oltre all’obbligo di conservare le cose, il custode ha quello di presentarle ogni volta ALTRI

che l’autorità giudiziaria ne faccia richiesta, al qual fine può essere citato a comparire

anche davanti al pm e in caso di renitenza, ne può essere disposto e

TESTIMONI,PERITI

l’accompagnamento coattivo e/o l’assoggettamento a una sanzione pecuniaria. A

garanzia di tali obblighi può essere anche imposto il versamento di una cauzione.

*personale tecnico cioè soggetti dai quali gli ausiliari istituzionali dell’autorità

giudiziaria possono essere autorizzati a farsi assistere ai fini della documentazione

con la stenotipia o con altro strumento meccanico. –

IX

CAP

41

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

*l’interprete Va premesso che in Italia, gli atti del procedimento penale sono

compiuti in lingua italiana (art 109cpp). L’art 143 prevede che un interprete sia

nominato in relazione alla necessità di “tradurre uno scritto in lingua straniera o in

un dialetto non facilmente intelligibile” , nonché “ quando la persona che vuole o

deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana”.

Altro caso in cui è prevista la nomina dell’interprete si ha nel caso in cui un sordo, un

muto o un sordomuto vuole o deve fare dichiarazioni.(art 119)

NB: forti analogie si riscontrano tra la disciplina relativa all’interprete e quella

relativa al perito:

• Prestazione obbligatoria;

• (in larga parte coincidono anche) situazioni di incapacità e di incompatibilità

• Ricusazione e astensione

• Diritto al compenso x la prestazione

• Tempestività dell’attività

Circa gli obblighi dell’interprete troviamo lo scopo esclusivo “di far conoscere la

verità” lasciando nel generico i contenuti (adempiere bene e fedelmente l’incarico).

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DIRITTO AL DIFENSORE

L’art 6.3 lett. c CEDU prevede a favore dell’accusato, “il diritto all’assistenza di un

difensore a sua scelta” e, qualora lo esigano gli interessi della giustizia, “a poter

essere assistito gratuitamente da un difensore d’ufficio”. –

“PARTE”

Anche la Costituzione italiana prevede tale diritto al difensore:

Art 24 cost: di

II°c La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

→ COLLABORATORI

III°c→ Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e

difendersi davanti a ogni giurisdizione.

Il secondo comma di tale art prevede in tal modo il “diritto al difensore”, o come si ALTRI

dice alla difesa tecnica; diritto che si concretizza nella possibilità di fruire delle

prestazioni di una persona dotata di una specifica professionalità. e

DIFENSORI

Il terzo comma, invece, fa carico agli apparati pubblici di assicurare tale diritto ai non

abbienti. –

Il principale titolare del diritto di difendersi è la persona cui si fa carico dell’accusa; X

peraltro, si configura un interesse all’assistenza difensiva anche per gli altri soggetti CAPITOLO

“privati” legittimati ad intervenire nel processo penale. 42

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

NB: il cpp parla di “difensore”, utilizzando quindi il termine al singolare. Ciò per

sottolineare l’unitarietà della categoria. Si deve ricordare infatti che dal 97 è stato

soppresso l’albo dei procuratori legali, facendo confluire tutte le persone abilitate al

patrocinio forense nell’unica categoria professionale degli “avvocati”.

LA DIFESA di FIDUCIA

Art 96 cpp→ Difensore di fiducia:

1. L’imputato ha diritto di nominare non più di due difensori di fiducia.

2. La nomina è fatta con dichiarazione resa all’autorità procedente ovvero

consegnata alla stessa dal difensore o trasmessa con raccomandata.

3. La nomina del difensore di fiducia della persona fermata, arrestata, o in

custodia cautelare, finché la stessa non vi ha provveduto, può essere fatta da un

prossimo congiunto, con le forme previste dal comma 2.

NB: il rapporto fiduciario implica, oltre a una formale nomina da parte

dell’interessato (II°c), un’accettazione dell’avvocato. In caso di mancata accettazione

(o rinuncia) da parte dell’avvocato, questo deve dare “immediata comunicazione

all’autorità procedente e a chi lo ha nominato” (art 107 cpp, I°c).

L’art 107 cpp II°c prevede che “la non accettazione ha effetto dal momento in cui è

comunicata all’autorità procedente”; –

“PARTE”

Invece, il III° comma prevede che “la rinuncia non ha effetto finché la parte non

risulti assistita da un nuovo difensore di fiducia o d’ufficio e non sia decorso il

termine eventualmente concesso a norma dell’art 108” (Se ne fa richiesta il nuovo di

difensore ha diritto a un termine congruo, non inferiore a 7 gg, per informarsi e COLLABORATORI

prendere cognizione degli atti e dell’oggetto del procedimento).

Il IV° comma prevede l’applicazione del III anche nel caso di “revoca” da parte di

chi lo ha nominato. ALTRI

L’art 106 cpp ammette che “la difesa di più imputati può essere assunta da un

difensore comune purché le diverse posizioni non siano tra loro incompatibili”. e

DIFENSORI

Lo stesso art prevede che in caso di incompatibilità l’autorità giudiziaria la “indica,

ne espone i motivi e fissa un termine per rimuoverla”; Se questa non viene rimossa

(dalle parti), lo stesso giudice provvederà alle necessarie sostituzioni.

L’art stesso prevede anche (comma IV-bis) che “non puà essere assunta da uno –

X

stesso difensore la difesa di più imputati che abbiano reso dichiarazioni concernenti CAPITOLO

43

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

la responsabilità di altro imputato nel medesimo procedimento o in procedimento

connesso o collegato”.

LA DIFESA d’UFFICIO

Art 97 cpp→ Difensore d’ufficio:

1. L’imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è

assistito da un difensore d’ufficio.

2. 3. 4. 5. 6. (…)

Difensore d’ufficio è chi sia nominato d’iniziativa dell’autorità procedente, e tale

nomina si ha nel momento in cui risulti che l’imputato (o indagato) non abbia

nominato un difensore di fiducia, o ne sia rimasto privo per non-accettazione o

rinuncia del difensore stesso o per revoca dell’interessato.

Nel nostro ordinamento, tale nomina non è subordinata alle condizioni economiche

dell’imputato o dell’indagato né a valutazioni circa l’importanza della posta in gioco

nel singolo processo. Ciò comporta che anche il difensore d’ufficio ha, in via di

principio, diritto a un compenso per le prestazioni, da parte della persona che difende.

L’efficacia di tale nomina prescinde da un’accettazione dell’incarico da parte del –

difensore, il quale ha “l’obbligo di prestare il patrocinio”, con possibilità di “PARTE”

sostituzione, anche su iniziativa dello stesso avvocato, “solo per giustificato motivo”

(comma V°). di

Il VI° comma prevede che “il difensore d’ufficio cessa dalle sue funzioni se viene COLLABORATORI

nominato un difensore di fiducia”.

La nomina del difensore d’ufficio va comunicata all’indagato al compimento del

primo atto a cui il difensore ha diritto ad assistere e, cmq, prima dell’invito a

presentarsi per l’interrogatorio nella fase conclusiva delle indagini preliminari. ALTRI

Deve essere comunicato all’indagato la facoltà di nominare un difensore di fiducia, e

avvertendolo che in mancanza la difesa sarà esercitata dal difensore d’ufficio, e DIFENSORI

inoltre gli deve essere comunicato l’obbligo di retribuire quest’ultimo, a meno che

sussistono le condizioni per l’ammissione del patrocinio a spese dello Stato. –

IL PATROCINIO DIFENSIVO dei NON ABBIENTI X

CAPITOLO

44

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Condizione fondamentale per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, che per

l’interessato oltre all’esenzione di retribuire il difensore comporta altri vantaggi come

il rilascio gratuito di copie degli atti processuali necessarie per l’esercizio della

difesa, è la “non abbienza”, calcolata in base a parametri predeterminati, di cui

quello fondamentale è dato dalla titolarità di un reddito imponibile ai fini imposta

personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a una data

cifra.

Tale istituto opera nell’intera area dei procedimenti penali, però fanno eccezione i

procedimenti per reati commessi in violazione delle norme per la repressione

dell’evasione fiscale (sia per quanto riguarda la materia dei Y, sia x l’IVA).

Sul piano soggettivo, tale trattamento è assicurato altresì allo straniero e all’apolide.

Il professionista che presta il patrocinio medesimo, riceve un compenso per la sua

prestazione, dallo Stato, sulla base di una liquidazione da parte dell’autorità

giudiziaria con riferimento ai valori medi delle tariffe professionali.

La persona ammessa a tale patrocinio non è obbligata a fruire delle prestazioni di un

difensore d’ufficio, ma può esercitare a sua volta il diritto a una scelta fiduciaria

dell’avvocato (→ difensore di fiducia).

SCELTA LIMITATA: Prima del 2005, la scelta doveva cadere di regola tra gli

avvocati appartenenti a un ordine professionale del distretto di Corte d’appello nel cui

ambito si svolge il procedimento e volontariamente iscritti in appositi elenchi. –

“PARTE”

La lg 25/2005 ha stabilito che la persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato

possa nominare un difensore iscritto negli appositi elenchi, anche se non appartenente

a un ordine professionale del distretto di corte d’appello nel cui ambito si svolge il di

COLLABORATORI

procedimento.

Tale lg ha modificato anche i requisiti e le condizioni necessarie x l’inserimento

nell’elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato: in particolare, si

richiede ora:

• un’esperienza professionale non generica bensì specifica (si distingue tra

processi penali, civili, amministrativi, contabili, tributari, ed affari di volontaria ALTRI

giurisdizione),

• ma risulta limitato l’ambito delle sanzioni disciplinari ostative all’inserimento e

DIFENSORI

(non deve essere colpito da sanzioni disciplinari superiori all’avvertimento irrogate

nei 5 anni precedenti la domanda) e

• ridotta l’anzianità professionale necessaria (iscritto nell’albo degli avvocati da

almeno 2 anni). –

X

CAPITOLO

45

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Inoltre chi fruisce del patrocinio a spese dello Stato deve limitarsi, di regola a

nominare un solo difensore di fiducia.

RAPPORTI tra PROFESSIONISTA e CLIENTE

Tra difeso e difensore dovrebbe normalmente instaurarsi un r/r collaborativo, ai fini

del miglior esercizio della difesa. In questo contesto, l’art 99 cpp stabilisce che “al

difensore competono le facoltà e i diritti che la lg riconosce all’imputato, a meno che

essi siano riservati personalmente a quest’ultimo”. (es. di facoltà personalmente

riservate all’imputato: chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento, oppure la

rimessione del processo).

In caso di dissenso su specifiche iniziative del difensore, prevale cmq la volontà

dell’imputato anche se non si tratta di prerogative esclusivamente di quest’ultimo.

AUTODIFESA

Il codice non fa menzione di qualche possibilità per l’imputato di difendersi

interamente da solo o cmq di fare a meno di un difensore. Non prevede cioè l’auto-

difesa, intesa nel senso di “autodifesa esclusiva” ossia il diritto di difendersi da soli.

Da ciò si deduce che egli, quando non nomini un difensore di fiducia, deve accettare

di essere difeso dall’avvocato d’ufficio.

La Corte Costituzionale, pur riconoscendo il valore positivo dell’ “autodifesa attiva” –

“PARTE”

o “collaborativa” (cioè l’apporto che ciascuno può fornire alla propria difesa

spiegando in proprio le sue ragioni, e mettendo a disposizione del suo difensore ogni

dato utile) non ritiene incostituzionale la mancata previsione dell’ autodifesa di

“esclusiva”. COLLABORATORI

La Corte si è spinta definire inoltre come “esigenza assoluta ed inderogabile” quella

dell’imposizione all’imputato di un difensore, persino suo malgrado.

DIFESO e STATO DETENTIVO ALTRI

Un ostacolo alla collaborazione tra difensore e difeso può essere rappresentato dallo

stato detentivo in cui si trova il difeso stesso. e

DIFENSORI

L’art 104 cpp pone alcune regole volte a circoscrivere gli effetti negativi che può

comportare un tale stato, e configura una sorta di “diritto al colloquio”.

Il diritto al colloquio è previsto

• per le persone sottoposte a custodia cautelare, “fin dall’inizio dell’esecuzione –

della misura” (I°c); X

CAPITOLO

• per i fermati e gli arrestati in flagranza, “subito dopo” che sia stata posta in

essere la misura pre-cautelare (II°c); 46

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

• quando però “sussistono specifiche ed eccezionali ragioni di cautela” il

colloquio può essere dilazionato dal gip, su richiesta del pm (max 5 gg), e

nell’ipotesi di “arresto o fermo” tale potere di dilaziona mento è attribuito al pm

(fino al momento in cui l’arrestato o il fermato è posto a disposizione del giudice)

I DIFENSORI della PERSONA OFFESA e delle PARTI “EVENTUALI”

PERSONA OFFESA:

Alla persona offesa è riconosciuto il diritto di nominare un difensore di sua scelta,

che sarà retribuito dallo Stato, anziché dall’interessato, se quest’ultimo sia nelle

condizioni economiche per godere gratuitamente del patrocinio.

NB: non è invece prevista, per la persona offesa, la nomina di un difensore d’ufficio

qualora non avesse provveduto a scegliersi un difensore di fiducia. In tal caso, la

persona offesa non è privata dei suoi diritti, ma li eserciterà personalmente; quindi, a

differenza dell’imputato, per la persona offesa si configura la possibilità di

autodifesa esclusiva.

PARTI PRIVATE “EVENTUALI”:

In riferimento ad esse, l’ordinamento italiano prevede solo una difesa fiduciaria, e

NON ammette né l’autodifesa esclusiva, né il difensore d’ufficio in mancanza della –

designazione fiduciaria di un difensore ad opera di tali parti. “PARTE”

Infatti per le parti private “eventuali” – e anche per gli enti e le associazioni

“esponenziali”- la presenza nel processo penale è SUBORDINATA alla previa di

nomina di un difensore (il quale poi gestirà questa presenza). difesa tecnica = COLLABORATORI

diritto ed onere (x le parti private evtl).

Cmq anche per le parti private eventuali è garantito il patrocinio gratuito su scelta

fiduciaria, se ricorre la condizione di non abbienza.

I SOSTITUTI DEL DIFENSORE

Il difensore può avvalersi di sostituti temporanei. La loro nomina è necessaria in caso ALTRI

di impedimento del difensore e per tutto il tempo della sua durata. Normalmente sono

designati dagli stessi difensori ma può esserci anche una nomina d’ufficio. Il sostituto e

DIFENSORI

temporaneo esercita i diritti e assume i doveri del difensore.

NB→ l’istituto non va confuso con quello delle sostituzioni “integrali” che

conseguono all’estromissione del difensore originario. –

X

CAPITOLO

CONSULENTE TECNICO 47

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Mentre il difensore è nominato per prestare assistenza professionale di carattere

tecnico-legale alle parti private, il consulente tecnico può svolgere un’attività anche

al servizio del pm.

Possono essere nominati dal pm e dalle singole parti,una volta disposta la perizia, e

forniscono un supporto di carattere tecnico agli interessi e alle tesi di parte.

Possono essere nominati anche in assenza di perizia.

Non sono previste, per tale soggetto, norme circa l’astensione e la ricusazione;

valgono però certe regole di incapacità e incompatibilità: tutte quelle operanti per i

periti, tranne quella con l’espletamento di un altro incarico di consulenza tecnica

(incompatibilità che pare esserci nel caso in cui il soggetto sia consulente sia del pm

che dell’imputato).

L’assistenza del consulente tecnico è garantita a spese dello Stato per il non abbiente.

L’INVESTIGATORE PRIVATO

Gli investigatori privati autorizzati sono soggetti legittimati a “conferire con le

persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa”.

Sono collaboratori del difensore e acquisiscono rilievo nell’indagine difensiva.

Sono coperti dal segreto professionale, opponibile anche qualora fossero chiamati a

rendere testimonianze giudiziali, negli stessi limiti in cui può essere posto dal

difensore o dal consulente tecnico, e cioè quando le informazioni richieste riguardino

conoscenze apprese per ragione dell’incarico svolto.

Inoltre ad essi sono state estese talune garanzie di riservatezza, attribuite al difensore

e al consulente:

• –

limiti alla sequestrabilità di carte e documenti attinenti all’oggetto della difesa; “PARTE”

• divieto di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni relative a un

procedimento penale, nonché quelle che avvengono tra loro e le persone assistite.

Anche l’investigatore privato rientra tra i soggetti cui la retribuzione viene erogata di

COLLABORATORI

dallo Stato in caso di non abbienza dell’interessato.

L’INTERPRETE di “PARTE”

La nomina di un interprete s’impone ogniqualvolta vi sia un imputato che non

conosce la lingua italiana: ciò al fine di consentirgli di comprendere l’accusa contro ALTRI

di sé e di seguire il processo.

L’imputato ha diritto all’assistenza dell’interprete anche nel caso in cui, detenuto e

all’estero, venga ascoltato mediante collegamento audiovisivo, se non conosce la DIFENSORI

lingua del luogo in cui l’atto è compiuto o quella usata per rivolgergli le domande.

NB: la nomina dell’interprete non è limitata allo straniero, ma in generale riguarda

ogni accusato. Tuttavia l’art 143 cpp stabilisce che “la conoscenza della lingua –

italiana è presunta fino a prova contraria per chi sia cittadino italiano”. X

CAPITOLO

48

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il diritto all’interprete è previsto anche a favore del sordo, muto, sordomuto (119

cpp). Nel ’99 la corte cost ha dichiarato incostituzionale la parte dell’art in cui non

prevede che “l’imputato sordo muto o sordomuto, indipendentemente dal fatto che

sappia o meno leggere e scrivere, ha diritto di farsi assistere gratuitamente da un

interprete (…) al fine di poter comprendere l’accusa contro di lui formulata e di

seguire il compimento degli atti cui partecipa”.

ALTRE FORME DI ASSISTENZA

A fianco dell’imputato MINORENNE è prevista la presenza dei genitori o di altra

persona idonea indicata dallo stesso minorenne, in funzione di assistenza affettiva e

psicologica.

In ogni caso al minorenne è assicurata l’assistenza dei servizi sociali.

Altra presenza in fz di assistenza è quella della persona di fiducia dalla quale il

soggetto sottoposto ad ispezioni personali o perquisizioni personali ha diritto di farsi

assistere durante il compimento dell’atto. Può anche coincidere con il difensore, ma

nulla esclude che sia una persona diversa.

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LA DISCIPLINA DEI TERMINI PROCESSUALI e LE LORO DIVERSE

SPECIE

TERMINE = è inteso come distanza temporale tra atti.

* 1°distinzione: termini stabiliti dalla lg e termini stabiliti dal giudice; CONTESTO

talvolta, però, la lg si limita a fissare un arco di tempo entro il quale deve collocarsi il

termine determinato dal giudice. LORO

* 2°distinzione: termini acceleratori e termini dilatori; IL

t. acceleratori→ mirano a dare un’accelerazione, cioè un impulso al compimento di e

PROCESSUALI

determinati atti, e quindi comportano l’onere di porli in essere entro una precisa data.

t. dilatori→ sono posti a garanzia che questo o quell’atto non venga compiuto prima

della data fissata.

A proposito dei termini dilatori, si parla di “termini a difesa ” se li si guarda dal punto ATTI

di vista del giudice che non può procedere a determinati atti prima che siano scaduti GLI

tali termini. Questi sono concessi per consentire la preparazione di una difesa. –

XI

Deve notarsi che alcuni termini, per un verso sono acceleratori, ma per altro verso CAPITOLO

dilatori, in quanto stabiliscono che un atto va compiuto entro una determinata data, in 49

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

modo però che altri atti ad esso collegati non possano compiersi prima di una certa

distanza da quella data.

* 3°distinzione: a loro volta i t. acceleratori si distinguono in:

termine stabilito a pena di decadenza;

t. perentorio→

Per tali termini vige il principio di tassatività (art 173 cpp), e ciò non solo ha l’effetto

di impedire interventi in materia ad opera di altri poteri diversi da quello legislativo,

ma spt mira ad escludere che l’interprete si lasci tentare ad operazioni di estensione

analogica.

È bene ricordare che l’inosservanza di “norme processuali a pena di decadenza” è di

per sé assunta dalla lg come legittimo motivo di ricorso x cassazione (così come di

quelle stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità)

t. ordinatorio→ la sua inosservanza non comporta la decadenza dall’esercizio del

potere, né altra “sanzione” influente su tale esercizio;

ciò però non vuol dire che l’inosservanza sia sempre innocua: infatti non è esclusa

una responsabilità personale a carico di chi abbia lasciato scadere invano il termine

per il compimento di un atto che doveva compiere es. giudice incaricato di

motivare la sentenza, cui possa farsi carico del mancato deposito nel termine

prescritto, non è sollevato dall’incarico ma il suo comportamento sarà valutato ai fini

di un evtl condanna disciplinare contro di lui. CONTESTO

VICENDE INFLUENTI SUL DECORSO DEI TERMINI

PROROGA→ la proroga del termine, cioè lo spostamento ad altra data, è prevista in

numerose ipotesi, in considerazione di situazioni o eventi sopravvenuti alla fissazione

originaria del termine stesso. LORO

In linea generale, i termini stabiliti dalla lg a pena di decadenza (t. perentori) non

possono essere prorogati, salvo che la lg disponga diversamente (art 173 cpp IIc). IL

e

Di solito la lg, quando prevede la prorogabilità di un termine, conferisce al giudice il PROCESSUALI

potere di determinarlo, fissando però essa stessa il limite oltre il quale il nuovo

termine non può cadere.

PROLUNGAMENTO→ il prolungamento del termine non dipende dal verificarsi di ATTI

eventi sopravvenuti, ma è dovuto da situazioni di lontananza tra sede dell’attività

processuale e l’ubicazione della residenza o del domicilio di persone che vi devono o GLI

vi possono partecipare. –

XI

CAPITOLO

50

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

SOSPENSIONE→ comporta una sorta di parentesi nel corso del termine; è dovuta

dall’impossibilità o da una notevole difficoltà di svolgimento della normale attività

processuale. (non menzionata dal cpp, ma trova numerosi spazi di operatività).

NON sembra aver rilievo per i termini processuali; cmq si

INTERRUZIONE→

configura quando un termine, in virtù di uno specifico evento, riprende il suo corso

dall’inizio.

PRESCRIZIONE→ durante il corso della prescrizione, si possono avere vicende

sospensive e vicende interruttive, collegate per lo più al compimento di attività da

parte degli organi giudiziari.

RESTITUZIONE NEL TERMINE→ simile alla “rimessione in termini” propria del

processo civile; la sua ratio consiste nell’esigenza di non far subire a una det.parte le

inosservanze dovute ad eventi imprevedibili e a essa non addebitabili. Infatti,

presupposti specifici sono il caso fortuito o la forza maggiore, di cui deve essere

provata l’esistenza come cause dell’impossibilità di osservanza del termine.

Art 175 cpp Restituzione nel termine:

1. Il pm,le parti e i difensori sono restituiti nel termine stabilito a pena di decadenza, se

provano di non averlo potuto osservare x caso fortuito o forza maggiore. La richiesta

per la restituzione nel termine è presentata, a pena di decadenza, entro 10gg. da

quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore.

2. Se è stata pronunciata sentenza contumaciale o decreto di condanna, l’imputato è CONTESTO

restituito, a sua richiesta,nel termine per proporre impugnazione od opposizione,

salvo che lo stesso abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del

provvedimento e abbia volontariamente rinunciato a comparire ovvero a proporre LORO

impugnazione o opposizione. A tal fine l’autorità giudiziaria compie ogni necessaria

verifica. IL

2.bis La richiesta indicata nel comma 2 è presentata a pena di decadenza, nel termine e

PROCESSUALI

di 30gg da quello in cui l’imputato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento

(l.60/2005) (…)

In via generale la restituzione nel termine è concessa dal giudice con ordinanza, su

richiesta della parte interessata, richiesta presentata,a pena di decadenza, entro 10 gg

da quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore, e ATTI

entro 30gg. da quello in cui l’imputato ha avuto effettiva conoscenza del GLI

provvedimento (l.60/2005); –

la restituzione non può essere concessa più di una volta per ciascuna parte in ciascun XI

grado del procedimento (art 175 c 3°). CAPITOLO

51

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

IL CONTESTO TEMPORALE e la “RAGIONEVOLE DURATA” DEI

PROCESSI

L’art 111 cost prevede il principio della “ragionevole durata” dei processi; secondo

la Corte europea non è possibile quantificare in termini assoluti quella

“ragionevolezza”. Una serie di criteri guidano cmq le sue valutazioni.

1. Innanzitutto, la Corte europea commisura la lunghezza di ogni singola vicenda

processuale alla complessità degli accertamenti da compiere; e a volte tiene conto

anche dell’importanza della posta in gioco che il singolo processo riveste per il

soggetto che vi è posto.

2. Altro fattore che si deve tener conto è dato dal comportamento tenuto da chi

lamenti l’irragionevolezza della durata del processo, durante il procedimento.

(l’irragionevolezza di durata non potrebbe essere invocata dalla parte che abbia

proposto impugnazioni meramente dilatorie).

3. Infine ha importanza il comportamento delle autorità giudiziarie e pubbliche

→specialmente i lunghi periodi di inerzia come ad es. quelli tra una fase e un’altra

dovuti alla fissazione a lungo termine delle date di udienza.

È bene notare che l’art 111 cost 2°c sancisce una tutela a tale principio non

perfettamente identica a quella delle fonti internazionali→ infatti è attribuito alla lg il

compito di assicurare l’operatività del principio (“La lg ne – al processo - assicura la

ragionevole durata”).

Quindi tale principio non è solo un diritto di parte, bensì di tutte le parti e dell’intera

collettività, e quindi è una garanzia oggettiva. CONTESTO

Le garanzie soggettive delle parti vanno inquadrate anche con riferimento a tale

principio, e se del caso, vanno poste in discussione eventuali dilatazioni se

pregiudizievoli alla ragionevole durata del processo. LORO

Ciò non vuol dire che tra garanzie e celerità (rapidità) si debba preferire quest’ultima

a scapito delle prime; bensì è lo stesso concetto di ragionevolezza che ostacola tale IL

imposizione e sottolinea che occorre sempre cercare un equilibrio che impedisca di e

garantire un valore a scapito degli altri. PROCESSUALI

La lg 89/2001 prevede, non uno strumento per rendere più “ragionevoli” i tempi

processuali, ma un rimedio a posteriori per riparare le conseguenze dell’

“irragionevole” durata di un processo, già verificatasi e constatata. Tale lg infatti, ATTI

garantisce un’ equa riparazione a chi abbia subito un danno in conseguenza del

mancato rispetto del diritto alla durata ragionevole. GLI

XI

IL CONTESTO SPAZIALE degli ATTI PROCESSUALI e i concetti” di CAPITOLO

“UDIENZA e di “CAMERA di CONSIGLIO” 52

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

UDIENZA→ nel linguaggio corrente è un’espressione che spesso indica una mera

scansione dei tempi (“udienza del 8 gennaio”);

Udienza deriva da “udire” e ha riferimento a quelle attività e a quei momenti (e a

quegli spazi, cioè le aule o sale di udienza) che vedono il giudice impegnato in una

relazione con altri soggetti, la quale trova la sua base essenziale in un “ascolto” delle

rispettive ragioni e/o info, anche se poi si sviluppa in un intreccio di dialoghi, nei

quali il giudice non è necessariamente un muto ascoltatore.

CAMERA DI CONSIGLIO→ con tale termine si fa riferimento al luogo nel quale il

giudice, singolo o collegiale, “tiene consiglio” cioè matura le sue deliberazioni.

Per quanto riguarda l’udienza, questa normalmente è aperta al pubblico, anche se non

necessariamente pubblica; invece per quanto riguarda l’attività di camera di

consiglio, questa è tipicamente segreta.

Infatti il cpp sancisce il principio di pubblicità per le udienze, a pena di nullità, sia

pur con eccezioni:

− che possono riguardare deroghe parziali con l’esclusione o l’allontanamento di

determinate persone dall’aula di udienza,

− oppure eccezioni che prevedono l’ordine di procedere a porte chiuse e quindi

che prevedono una presenza limitata delle sole parti e altre persone che hanno un

ruolo particolare nel processo.

NB: la costituzione nulla dice sulla pubblicità delle udienze penali.

Come già detto, invece, l’attività di camera di consiglio è tipicamente segreta; però

l’art 127 cpp che sancisce regole generali al riguardo, prevede, anche un

contradditorio (anche se limitato).

Nel cpp vigente le espressioni “udienza” e “camera di consiglio” continuano ad

essere usate con frequenza, ma non più in necessaria contrapposizione.

C

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I I – I P

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E –

I PROVVEDIMENTI a FORMA TIPICA –

GIUDICE

Tra gli atti processuali, il cpp mette in evidenza i PROVVEDIMENTI del giudice,

cioè quegli atti che gli organi giurisdizionali emanano in forza del pubblico potere

autoritativo di cui dispongono. DEL

L’art 125 cpp→ Forme di provvedimento del giudice: La lg stabilisce i casi nei quali PROVVEDIMENTI

il provvedimento del giudice assume la forma della sentenza, ordinanza o decreto.

(…) I

FORME TIPICHE: –

XII

CAP

53

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

− Sentenza: generalmente, provvedimenti a contenuto decisorio idonei a

concludere il processo;

− Ordinanza: è di regola un provvedimento a sua volta a contenuto decisorio ma

non idoneo a mettere fine al processo;

− Decreto: è normalmente un provvedimento a carattere meramente

organizzativo (ordinatorio) o cmq strumentale e non direttamente decisorio

Tale schema è meramente indicativo, e sono più di uno i casi di dissonanza dello

schema stesso, previsti dal codice: es.→ “decreto penale di condanna” (459cpp),

cioè viene così chiamato il provvedimento che conclude il procedimento speciale

particolarmente conciso, privo di contradditorio, salva la facoltà di opposizione del

condannato che implica l’automatica revoca del decreto stesso.

Per quanto riguarda il provvedimento di archiviazione, è da notare lo sdoppiamento

terminologico:

− È un DECRETO quando il gip lo emette in accoglimento della richiesta del pm

− Ha la forma dell’ORDINANZA invece quando, a seguito dell’iniziale

mancanza di consenso del gip alla richiesta del pm o in caso di opposizione della

persona offesa contro una tale richiesta, la relativa decisione passi attraverso

un’udienza in contradditorio.

L’art 125 cpp 6°comma prevede la possibilità di provvedimenti a forma libera, e

quando non è stabilito altrimenti possono essere adottati “oralmente”.

ELEMENTI ESSENZIALI DEI PROVVEDIMENTI GIUDIZIALI a forma

tipica

Dispositivo→ ne esprime la portata autoritativa; senza di esso non si coglierebbe la

volontà del giudice.

Motivazione→ deve sempre esserci nelle sentenze e ordinanze, a pena di nullità;

mentre x i decreti, essa è prescritta solo quando sia, di volta in volta, la lg a

richiederla (ove sia richiesta e non la si rediga, anche per i decreti, la conseguenza è –

la nullità). GIUDICE

L’art 111 cost. 6°comma prevede una parziale deroga alla presenza della motivazione

nei decreti se questi non sono esplicativi dell’esercizio della giurisdizione, cioè non DEL

hanno contenuto decisorio. PROVVEDIMENTI

La costituzione non dice nulla circa le modalità concrete con cui deve aversi la

motivazione; invece il codice ne individua una pluralità in riferimento alle varie fasi e

oggetti in relazione ai quali il giudice può trovarsi a dover decidere.

Con riferimento alle sentenze, per esempio, il legislatore si è talora preoccupato di

contenere entro limiti ragionevoli le tendenze ad eccessi di parole nelle motivazioni: I

XII

CAP

54

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ per quanto riguarda la sentenza di “non luogo a procedere”, l’art 426 cpp dispone

che sia “sommaria l’esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è

fondata”.

La MOTIVAZIONE dei provvedimenti giurisdizionali è una garanzia per la

collettività, ma anche, in modo specifico, per le parti del processo, alle quali la

conoscenza delle ragioni poste dal giudice a fondamento della sua decisione consente

di impugnarla.

NB: l’obbligo di motivazione è sancito a pena di nullità (x sentenze e ordinanze, e

parzialmente anche x i decreti) e come ogni causa di nullità, anche la violazione di

tale obbligo di motivazione è idonea ad esser fondamento di motivo di appello e

anche di ricorso x cassazione.

SENTENZE DI CONDANNA e DI PROSCIOGLIMENTO

Sentenza di condanna→ di per sé, tale tipo di sentenza, non lascia spazio ad

ulteriori distinzioni; peculiarità del provvedimento possono essere individuate in r/r

ad ogni singolo reato giudicato e a ogni singola sanzione applicata.

Il dispositivo di queste sentenze deve contenere anche la determinazione della pena e

l’eventuale misura di sicurezza che il giudice abbia ritenuto di applicare.

Sentenza di proscioglimento→ sentenza con la quale il giudice riconosce che

l’imputato è esente da responsabilità penale.

È composta da varie categorie:

− Sentenza di assoluzione→ quando emette tale sentenza, il giudice si pronuncia

negativamente sulla fondatezza dell’accusa. Ciò accade quando:

Il giudice constati che “il fatto non sussiste”, cioè mancano gli elementi per

o

configurare il “fatto” addebitato;

O il giudice constati che “l’imputato non ha commesso il fatto”, quindi il fatto

o –

non è riferibile all’imputato; GIUDICE

Oppure “il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato”

o O “se il reato è stato commesso da persona non imputabile (infermità di

o DEL

mente, minore) o altra ragione di non punibilità “ (presenza di una causa personale di PROVVEDIMENTI

esenzione pena).

Art 530 cpp→ Sentenza di Assoluzione: 1. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non

l’ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato,

o se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra

ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel I

dispositivo. (…) –

XII

CAP

55

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

− Sentenza di “non doversi procedere”→ quando il giudice dichiara il “non

doversi procedere, senza entrare nel merito dell’accusa, si limita a constatare che c’è

un ostacolo di base all’esame del merito in quanto:

o manca una “condizione di procedibilità” (es. manca querela);

o oppure si è verificata una causa estintiva del reato (es. amnistia o prescrizione)

o

SENTENZE NEI PROCEDIMENTI SPECIALI, NEI GIUDIZI DI

IMPUGNAZIONE, NELL’UDIENZA PRELIMINARE e NEGLI ATTI

PREDIBATTIMENTALI

Momenti in cui il giudice può pronunciare (è tenuto a …) sentenza:

ipotesi ordinaria è quella della conclusione del dibattimento di 1° grado;

al termine del giudizio abbreviato;

in caso di patteggiamento: il provvedimento conclusivo del “patteggiamento” è

“equiparato a una sentenza di condanna” (445 cpp).

Giudizi d’impugnazione→ le sentenze che sono destinate a concludere tali

giudizi possono rientrare negli schemi di quelle dibattimentali di 1° grado;

X il giudizio di appello: l’alternativa sta tra sentenze di conferma e sentenze di

o

riforma (della decisione di 1°grado);

X il giudizio di cassazione: l’alternativa è tra sentenze di rigetto (del ricorso) e

o

sentenze di annullamento (della decisione impugnata); l’annullamento può essere

totale o parziale e inoltre può aver bisogno o meno di un “rinvio” ad altro giudice.

Fase di udienza preliminare : già in tale fase il giudice può essere chiamato alla

pronuncia di una sentenza, che prende il nome di sentenza di non luogo a procedere ;

tale sentenza si pone in alternativa, non a una sentenza di condanna, ma al decreto

che dispone il giudizio. –

→ GIUDICE

NB→→”non doversi procedere” “non luogo a procedere” l’impiego di

ciascuna espressione è teso a riflettere la specifica fase in cui avviene la pronuncia. DEL

Fase degli atti predibattimentali

o PROVVEDIMENTI

MERITO e DECISIONI “di MERITO”

Con le decisioni “di merito” il giudice prende posizione sulla fondatezza dell’accusa

in r/r ai criteri dai quali risulta la responsabilità (o colpevolezza) o l’innocenza della

persona accusata. I

XII

CAP

56

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

FORMULE di PROSCIOGLIMENTO

Per le sentenze di “non luogo a procedere” e per le sentenze di “proscioglimento”

(assolutorie e di non doversi procedere) la lg impone che nel dispositivo ne venga

indicata la “causa”.

Deve, cioè specificarsi se, ad esempio, l’assoluzione è pronunciata “perché il fatto

non sussiste” o “perché il fatto non è stato commesso dall’imputato”…

A tal fine sono previste delle formule terminative della sentenza, la cui inserzione è

prescritta dalla lg-delega 81/1987, anche se il delegante ha lasciato al delegato l’onere

di regolare le relative specificazioni (con l’unico limite preclusivo della previsione

della formula “per insufficienza di prove”).

Con queste formule vi è una sorta di compenetrazione tra motivazione e dispositivo,

poiché la causa indica non solo la decisione ma pure la ragione giustificante.

LA SEGRETEZZA DELLE DELIBERAZIONI DEL GIUDICE

Per le decisioni del giudice, la regola generale è la segretezza: la deliberazione

avviene in camera di consiglio. Ciò non impedisce che la camera di consiglio si apra

alla presenza dell’ausiliario ed eventualmente del tecnico incaricato della

documentazione. La loro presenza è cmq limitata al tempo strettamente necessario

alle operazioni tecniche di loro pertinenza.

Una vera e propria deroga alla regola della segretezza della deliberazione è prevista

dall’art 125 cpp comma V° che prevede un meccanismo volto a finalità connesse alla

disciplina della responsabilità civile e disciplinare dei magistrati: tale art prevede che

i giudici rimasti in minoranza in qualche deliberazione collegiale possono far

constatare il loro dissenso nel verbale, che cmq resta segreto, salvo che la rilevazione

del voto si renda necessaria ai fini di un’esenzione da responsabilità.

LE REGOLE PER LE DELIBERAZIONI COLLEGIALI

Alcune regole previste dall’art 527 cpp x le deliberazioni collegiali possono

considerarsi integranti anche la disciplina del momento deliberativo del giudice –

GIUDICE

monocratico; quest’ultimo non ha bisogno del ritiro in camera di consiglio per

elaborare, attraverso un confronto segreto a più voci, le proprie decisioni, ma il suo

isolamento in quel luogo può rappresentare anche per lui un momento di tranquillità, DEL

utile per una riflessione più ponderata. PROVVEDIMENTI

Risoluzione delle questioni preliminari e processuali:

Il 1° comma dell’art 527 cpp sancisce che prima di entrare nel merito vero e proprio,

il giudice deve risolvere quelle questioni preliminari ancora pendenti, nonché ogni

altra questione relativa al processo, come per es. la nullità degli atti.

Decisione nel merito: I

XII

CAP

57

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

È poi necessario, se l’esame del merito non risulti precluso (cioè impedito) dalla

soluzione di taluna tra le questioni processuali, osservare una successione logica

anche per quanto attiene alle risposte sui quesiti di fondo:

la decisione delle “questioni di fatto e di diritto concernenti l’imputazione” deve

ovviamente precedere “quelle relative all’applicazione delle pene e delle misure di

sicurezza”, nonché “quelle relative alla responsabilità civile”.

Art 527 cpp→ Deliberazione collegiale:

1. Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide separatamente le questioni

preliminari non ancora risolte e ogni altra questione relativa al processo. Qualora

l’esame del merito non risulti precluso dall’esito della votazione, sono poste in

decisione le questioni di fatto e di diritto concernenti l’imputazione e, se occorre,

quelle relative all’applicazione delle pene e delle misure di sicurezza nonché quelle

relative alla responsabilità civile.

2. Tutti i giudici enunciano le ragioni della loro opinione e votano su ciascuna

questione qualunque sia stato il voto espresso sulle altre. Il Presidente raccoglie i

voti cominciando dal giudice con minore anzianità di servizio e vota per ultimo. Nei

giudizi davanti alla Corte d’assise votano per primi i giudici popolari, cominciando

dal meno anziano per età.

Per quanto riguarda il 2° comma dell’art 527 cpp:

La direzione della fase decisionale è attribuita al Presidente del collegio.

In questa fase si è voluto lasciare al confronto collegiale il più ampio spazio su ogni

singola questione, cosicché anche il giudice che sia rimasto in minoranza su una –

GIUDICE

questione (es. votando x l’assoluzione invece che x la condanna), può (ed è “tenuto”)

esprimersi sulle successive, pur quando esse possono considerarsi incoerenti con la

soluzione che egli aveva dinnanzi prospettata (es. x le questioni sulla pena da DEL

infliggere; e non è detto che il giudice “assolutore” debba pronunciarsi x la pena più

mite, potendo, il suo atteggiamento precedente, essere stato condizionato da una PROVVEDIMENTI

particolare ricostruzione dei fatti).

Inoltre, sempre il secondo comma, sancisce il principio di precedenza “inversa” , in

base al quale in linea generale votano prima i giudici con minore anzianità di servizio

e per ultimo, il Presidente; caso particolare si ha nei giudizi dinnanzi alla corte

d’assise, dove prima votano i giudici popolari, poi i togati, (iniziando dal meno I

anziano di età) e per ultimo il presidente. XII

CAP

58

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Tutto ciò per evitare che la maggiore autorevolezza degli uni (anziani) potesse

condizionare gli altri (più giovani).

3. Se nella votazione sull’entità della pena o della misura di sicurezza si

manifestano più di due opinioni, i voti espressi per la pena o la misura di maggiore

gravità si riuniscono a quelli per la pena o la misura gradatamente inferiore, fino a

che venga a risultare la maggioranza. In ogni altro caso, qualora vi sia parità di

voti, prevale la soluzione più favorevole all’imputato.

Il 3° comma, presupponendo come principio per la determinazione della volontà

collegiale quello maggioritario, detta 2 importanti regole:

La prima riguarda il caso in cui occorre scegliere tra una pluralità di soluzioni;

o

e tale regola impone un raggruppamento forzoso, costringendo chi ha votato per la

soluzione + grave, a raggrupparsi con chi, tra le varie opinioni, ha scelto quella

immediatamente inferiore x severità; e così fino a che si giunge a una maggioranza.

La seconda regola sancisce la prevalenza della soluzione + favorevole

o

all’imputato. Ciò vale in ogni caso e quindi anche quando in base alla regola

precedente non si riesca a formare una maggioranza.

LA PUBBLICAZIONE dei PROVVEDIMENTI

I provvedimenti giurisdizionali vengono resi noti alle parti e al pubblico con modalità

diverse a seconda del contesto in cui vengono emessi.

Per i provvedimenti diversi da quelli dell’udienza preliminare e del dibattimento, la

pubblicazione coincide con il deposito in cancelleria (art 128).

* Sentenze dibattimentali:

il sistema di pubblicazione è caratterizzato dall’immediata pubblicazione del –

GIUDICE

dispositivo, e da un meccanismo assai articolato per la pubblicazione della

motivazione.

Il DISPOSITIVO è redatto e sottoscritto dal Presidente al termine del dibattimento. DEL

Di questo viene data lettura in udienza; così la sentenza viene resa pubblicanel suo PROVVEDIMENTI

contenuto decisorio.

Per la MOTIVAZIONE vi sono 3 alternative (o 1 regola e 2 eccezioni):

1. Motivazione contestuale→ è redatta contemporaneamente al dispositivo; la

motivazione deve essere fornita attraverso una “concisa esposizione dei motivi di

fatto e di diritto che fondano la sentenza”. La lettura della motivazione segue la I

lettura del dispositivo. (→contestualità nella redazione e contestualità nella –

XII

pubblicazione). CAP

59

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La pubblicazione equivale a notificazione della sentenza (presunzione di conoscenza)

“per le parti che sono o devono considerarsi presenti in udienza”.

2. Differimento breve→ il giudice, senza dover dare alcuna giustificazione, può

procedere ad una stesura separata della motivazione entro 15gg da quello della

pronuncia.

3. Differimento lungo→ il detto termine può essere superato se la stesura della

motivazione risulti particolarmente complessa per il n° delle parti o per la quntità e

gravità delle imputazioni. In questo caso il giudice ha l’onere di indicare nel

dispositivo un termine più lungo, cmq non eccedente i 90gg.

* Provvedimenti conclusivi dell’udienza preliminare (sentenza di “non luogo a

procedere” o decreto che dispone il giudizio):

La regola è quella dell’immediata pubblicazione in udienza, con lettura che equivale

a notificazione per le parti presenti.

In via di eccezione, per la sentenza di non luogo a procedere, è prevista la possibilità

di un differimento della motivazione, non oltre il 30gg dalla pronuncia.

DEPOSITO

Con la redazione della motivazione (dove prescritta) i provvedimenti del giudice

vengono a contenere tutti gli elementi sostanziali necessari per comprendere il

contenuto e perché possa realizzarsene il completo perfezionamento anche sotto il

profilo formale.

Una volta che l’atto è perfetto nei suoi requisiti formali e sostanziali, deve essere

depositato presso l’ufficio del giudice (cancelleria) e qui conservato.

Regola generale: deposito entro 5gg dalla deliberazione del provvedimento. –

GIUDICE

Eccezione per i provvedimenti emessi nell’udienza preliminare e nel dibattimento:

- sentenze conclusive del dibattimento→ nel caso di pubblicazione contestuale di

dispositivo e motivazione, a questa deve fare immediato seguito il deposito DEL

dell’originale della sentenza; nel caso di motivazione differita, valgono per il

deposito i termini entro i quali occorre provvedere alla redazione di quest’ultima. PROVVEDIMENTI

Del deposito deve essere dato avviso al pm e alle parti private che hanno diritto di

impugnare.

- provvedimenti conclusivi dell’udienza preliminare→ la regola è quella del deposito

immediato. Le parti hanno diritto di avere copia del provvedimento depositato, ma I

non sono previsti avvisi particolari. –

XII

CAP

60

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

C

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L I D

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G L I A

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I –

INVALIDITA’, INESISTENZA, ABNORMALITA’

La disciplina dell’invalidità degl’atti è posta a tutela degli interessi e diritti

individuali.

Obiettivi:

Evitare l’esasperazione del formalismo;

o Salvaguardare le esigenze dell’economia processuale;

o Garantire un trattamento severo a situazioni lesive di un interesse di parte.

o

La disciplina della nullità è basata su un principio di tassatività, esteso dal legislatore

delegante a tutte le cause di inutilizzabilità.

Diverso dalla nullità è l’inesistenza, la quale sussiste nel momento in cui l’atto è

affetto da carenze tanto contraddittorie da non rendere possibile rinvenire le linee

essenziali della fattispecie astratta cui dovrebbe ricondursi. Per questo motivo si

ritiene che l’atto non sopravviva al giudicato, ma che ne sia addirittura impedita la

sua stessa formazione. Non ci sono limiti preclusivi alla rilevabilità di questo vizio.

Esempio tipico: atti emessi “a non iudice” ossia da colui che non ha le qualità per

cui l’ordinamento riconosce poteri giurisdizionali.

Abnormalità: figura di creazione interpretativa ; si ha nel momento in cui un atto

non è inquadrabile nel sistema processuale o piegato a fini eterogenei rispetto a quelli

normalmente suoi propri.

PRINCIPIO di TASSATIVITA’

Come accennato la nullità è inquadrata sulla base del principio di tassatività.

L’art 177 cpp si riferisce non più solo all’inosservanza delle forme, bensì ad ogni

inosservanza delle diposizioni stabilite per gl’atti del procedimento.

Al di fuori delle ipotesi di anormalità e inesistenza e se le norme non prevedono né la

nullità, né altre forme d’invalidità ex lege, la difformità dell’atto dalla disciplina –

normativa non è di per se idonea a determinare l’invalidità. ATTI

Nella disciplina della validità degl’atti vi sono poi altri principi equilibratori:

Gl’organi del processo penale sono tenuti ad osservare le norme del cosice

o DEGLI

anche quando la violazione non comporta nullità o altra sanzione;

Obbligo di vigilare sull’osservanza delle norme anche ai fini della

o INVALIDITA’

responsabilità disciplinare.

NULLITA’ di ORDINE GENERALE e NULLITA’ SPECIALI

L’art 178 cpp disciplina le nullità di ordine generale, per le quali l’inosservanza di –

XIII

disposizioni concernenti una serie di oggetti è sempre prescritta a pena di nullità. CAPITOLO

Lettera a) inosservanza delle disposizioni sulle condizioni di capacità e numero di

giudici necessario per costituire il collegio. 61

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Lettera b) inosservanza delle disposizioni sull’iniziativa del PM nell’esercizio

dell’azione penale, partecipazione al procedimento.

Lettera c) violazione di norme circa l’intervento, l’assistenza e la rappresentanza

dell’imputato (è cmq da ritenersi che debba essere compresa anche la figura

dell’indagato).

INTERVENTO: con questo temine si vuole alludere a quanto posto a tutela della

partecipazione personale del soggetto;

ASSISTENZA E PARTECIPAZIONE: endiadi espressiva di tutto ciò che si riferisce

alla difesa tecnica del soggetto stesso.

Queste disposizioni, oltre che per la persona sottoposta al procedimento, sono efficaci

anche per tutte le altre “parti private”.

NULLITà SPECIALI risultano da specifiche comminatorie che sono previste da

specifiche disposizioni per la violazione di comportamenti o requisiti speciali.

Circa le gradazioni del trattamento delle nullità si distingue tra: nullità assolute,

relative, a regime intermedio.

NULLITA’ ASSOLUTE

Nullità assolute queste sono caratterizzate da un regime più rigiroso.

Comprendono solo una parte della nullità di ordine generale, in particolare: tutte le

disposizioni alla

lettera a ) (capacità + numero giudici per formazione collegio),

o alla lettera b) solo le ipotesi di iniziativa del PM nell’esercizio dell’azione

o

penale,

alla lettere c) sono nullità assolute solo quelle concernenti l’omessa citazione

o

dell’imputato o l’assenza del suo difensore ove sia obbligatoria.

Caratteristiche: insanabilità; rilevabilità d’ufficio; dovere di rilevarlo in ogni stato e

grado del procedimento.

Assolute non sono solo quelle nullità ricavate dalle nullità di carattere generale, ma

anche quelle così definite dale singole disposizioni di legge. –

NULLITA’ A REGIME INTERMEDIO ATTI

Nullità a regime intermedio queste sono definite anche come nullità di terzo tipo DEGLI

(tertium genus), “assolutamente relative”, “relative assolute”.

Queste nullità sono individuate per sottrazione. A questa categoria sono, infatti, INVALIDITA’

riconducibili quelle nullità di ordine generale che non sono assolute.

Queste sono rilevabili tanto d’ufficio quanto su iniziativa di parte; per esse vi è però

uno sbarramento temporale, nel senso che la rilevabilità d’ufficio è preclusa una volta

che si sia avviata la “deliberazione della sentenza di primo grado”. –

Queste tipologia di nullità è altresì suscettibile di sanatoria. XIII

CAPITOLO

62

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

NULLITA’ RELATIVE

Nullità relative queste sono individuate da specifiche disposizioni di legge, le

quali tuttavia non fanno cenno alla caratteristica dell’assolutezza; le nullità relative

sono dunque sempre nullità “speciali”.

Il cpp stabilisce che le nullità relative devono essere sempre rilevate ad istanza di

parte. Esistono tuttavia delle limitazioni a questa eccepibilità: in particolare il

provvedimento a conclusione dell’udienza preliminare (non luogo a procedere +

decreto che dispone il giudizio) impedisce l’eccezione di nullità avutasi nel corso

delle indagini del PM o della polizia giudiziaria. Se questa udienza manca, il limite si

sposta il termine ultimo per la proposizione di questioni preliminari in fase di

apertura del dibattimento.

Per le nullità concernenti il giudizio esse devono essere sollevate con impugnazione

della sentenza.

LIMITI ALLA RILEVABILITA’ DELLE NULLITA’

L’art 182- 183 cpp disciplinano quei fattori che possano influire sulla rilevabilità

della nullità:

art 182 i termini per rilevare o eccepire le nullità sono stabiliti a pena di

decadenza; le nullità relative e del terzo tipo non possono essere eccepite utilmente da

che vi ha dato o vi a concorso a darvi causa, ovvero non ha interesse all’osservanza

alla disposizione violata.

Se la parte assiste all’atto la nullità dell’atto deve essere eccepita prima del suo

compimento, ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo.

Questa disposizione è stata tenuta distinta dalla sanatoria della nullità, poiché non si

ha a che fare con eventi che cancellano ex post la rilevanza del vizio, ma piuttosto

con difetti di legittimazione a far valere il vizio stesso.

SANATORIE

→ →

Art 183 sanatorie questo sancisce che le nullità sono sanate quando la parte –

interessata abbia “rinunciato espressamente a eccepire” ovvero abbia “accettato ATTI

l’effetto dell’atto” e altresì se la parte si sia avvalsa della facoltà al cui esercizio l’atto

omesso nullo è preordinato. DEGLI

Le sanatorie operano salvo che sia diversamente stabilito insanabilità. INVALIDITA’

→ →

Art 184 causa sui genereis di sanatoria la nullità di una citazione, avviso o

relative comunicazioni è sanata se la parte interessata è comparsa o a rinunciato a

comparire.

Lo stesso art disciplina poi i cd “termini di difesa”, i quali devono essere concessi –

XIII

quando la parte dichiari che la comparizione è determinata dal solo intento di far

rilevare l’irregolarità. CAPITOLO

63

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

EFFETTI

Art 185 effetti:

la nullità di un atto estende i suoi effetti agl’atti successivi che dipendono da

o

quello nullo;

il giudice che dichiara la nullità dispone la rinnovazione dell’atto, qualora sia

o

necessaria o possibile;

Se l’atto nullo da rinnovare è a una fase già conclusa, la dichiarazione di nullità

o

comporta la regressione del procedimento allo stato e al grado in cui l’atto poi nullo

→ →

fu compiuto. questo non si applica per nullità concernenti le prove alla

rinnovazione di un atto dal contenuto probatorio dovrà provvedere il giudice innanzi

al quale il procedimento si trova.

Più articolata la fattispecie delle impugnazioni :

appello ipotesi in cui vi è conferma della regola della regressione;

→ ipotesi in cui vi è un mero rinvio al giudice di primo grado;

→ ipotesi in cui il potere di rinnovazione resta al giudice di appello.

INAMMISSIBILITA’

Inammissibilità: campo di applicazione eterogeneo anche se la pronuncia è riferita

agli atti di parte. Questa si ha nel momento in cui vi sia un difetto di legittimazione

soggettiva al compimento dell’atto, ovvero manchi un presupposto oggettivo per il

compimento dell’atto stesso.

C

A

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I T O L O X

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E L L E P

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E –

PROVE

→ disciplinate nel libro III.

A questa è associata l’idea di dimostrare qualcosa che possa ritenersi vero o per lo –

PROVE

meno credibile.

Nel linguaggio giuridico questo termine è usato in 2 accezioni: DELLE

- risultato: dimostrazione dell’esistenza e della modalità di determinarsi accadimenti

e situazioni;

- strumento : metodo necessario al raggiungimento di quel risultato dimostrativo. DIRITTO

Alle 2 accezioni corrispondono anche le nozioni di “fatto rappresentato” e “fatto

rappresentativo”. E

Concetti rilevanti: PROVE

elemento di prova due significati:

Prova come entità scindibile di elementi, nel senso che solo dal concorso di una

o –

pluralità di dati può trarsi la prova in senso pieno . XIV

Attività probatoria di parte di per se non ancora idonea a sorreggere la

o CAPITOLO

decisione del giudice. 64

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Fonte di prova persona o cosa per cui la prova può essere tratta:

Fonte personale: il testimone che mediante testimonianza fornisce la prova

o

testimoniale;

Fonte reale: esempio un documento che con la produzione diviene prova

o

documentale

IL LIBERO CONVINCIMENTO DEL GIUDICE

Il giudizio del giudice è basato sul principio del libero convincimento; tuttavia ciò

non equivale ad una assoluta discrezionalità, bensì il giudice è necessitato ad un

riferimento a dati conoscitivi aventi una rilevanza pure esterna.

In detto principio, coerente con l’ulteriore principio d’indipendenza, è volto ad

evitare che il giudice sottostia a pressioni esterne.

L’”intime convinction” costituisce un principio guida nel cpp francese per le

decisioni giudiziali. Da un lato questo postula che i reati possono essere provati con

qualsiasi mezzo, dall’altro esclude che il giudice possa fondare la sua decisione su

prove diverse da quelle prodotte dinnanzi a lui.

Gli appelli alla libertà e alla indipendenza possono divenire equivoci nel momento in

cui sono volti ad afferrare una assoluta discrezionalità giudiziale, tanto per quanto

concerne l’individuazione, tanto per la valutazione del materiale probatorio.

Per evitare ciò il cpp vigente ha tentato di incanalare entro schemi più o meno elestici

questa operazione; ciò mediante disposizioni di carattere generale, ma altresì

attraverso disposizioni introduttive di “mezzi” di “prova” e di ricerca della prova

tipici.

TEMI DI PROVA

Ulteriore limite nella tematica probatoria è dato dai “temi di prova”. Si tratta –

fondamentalmente di limiti oggettivi. PROVE

Art 187 le conoscenze probatorie concernano l’imputazione, la punibilità e (se

accertata la responsabilità) la determinazione della pena. DELLE

Attinenti sono: il fatto di reato nella sua materialità; l’attribuzione soggettiva; forme

che il reato può assumere; circostanze idonee a quantificarlo scriminanti, cause DIRITTO

estintive … .

L’imputazione coincide con l’ambito oggettivo avente per i mezzi di prova sui fatti

inerenti alla responsabilità civile derivante dal reato. E

PROVE

PROVE E INDIZI

PROVA: questa dà una rappresentazione diretta del fatto da provare, salva ogni –

XIV

riserva sulla attendibilità e credibilità del fatto da provare;

INDIZIO: rappresenta un fatto diverso da quello da provare , dal quale è possibile CAPITOLO

risalire a quest’ultimo attraverso attività interpretativa e investigativa. 65

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Agli indizi è attribuito un valore probatorio minore rispetto alle prove; infatti il cpp

sancisce che solo se gravi, precisi e concordanti, gli indizi possono fondare una

condanna.

Non sempre i due concetti sono in contrapposizione tra di loro: talvolta, il legislatore

fa riferimento solo agli indizi, ma nel chiaro intento di includere pure le prove in

senso stretto. Esempio sulla procedura di misure cautelari se sussistono gravi

indizi di colpevolezza.

PROVE E LIBERTà MORALE

Art 188 cpp libertà morale della persona nell’assunzione della prova. Quest’art

introduce una exclusionary rule , che quindi non ammette eccezioni, a proposito del

divieto di utilizzo di metodi o tecniche idonee ad influire sulle libertà di

autodeterminazione, o alterare la capacità di ricordare o valutare i fatti.

La rilevanza dei diritti e degl’interessi tutelati dalla norma esclude che queste

tecniche siano utilizzabili anche laddove vi sia il consenso della persona.

È fondamentale sottolineare che qui il legislatore non ha voluto introdurre una

sanzione a posteriori, bensì escludere ex ante determinate modalità probatorie.

Naturalmente una violazione, secondo l’art 191 cpp comporta l’inutilizzabilità.

C

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I –

MEZZI DI PROVA E MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

Il cpp distingue tra: →

mezzi di prova mezzi idonei ad offrire al giudice istanze probatorie

direttamente utilizzabili in sede di decisione; –

PROBATORI

mezzi di ricerca della prova questi non costituiscono di per se fonti di

convincimento, ma hanno la fz di giungere all’ottenimento delle prime. STRUMENTI

Ulteriore distinzione: →

prove costituende sono quelle che prendono corpo nell’ambito della

vicenda processuale; esempio : testimonianza. DEGLI

Prove costituite sono entità preesistenti alla vicenda processuale o quanto meno

alla loro inserzione in essa; esempio documenti. TIPOLOGIA

Per quest’ultime si tratta solamente di disciplinare il momento di ammissione della

prova; per le prove costituende , invece, il momento della formazione, in quanto

attinente alla vicenda processuale. –

XV

CAP

66

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ i singoli mezzi di prova e di ricerca della prova sono disciplinati dai vari capi del

titolo II e III del libro III.

TESTIMONIANZA, ESAME DELLE PARTI, PERIZIA

Elementi differenziali sul testimone grava un obbligo di rispondere secondo verità,

mentre sul perito vi è l’onere di far conoscere la verità; sulle parti esaminate in

quanto tali non gravano simili obblighi e godono di un più ampio “diritto al silenzio”.

Inoltre, mentre al testimone non si chiede una formulazione di opinioni, sul perito vi

è il dovere di formulare un parere di ordine tecnico.

Caratteristiche comuni tutti questi si sostanziano in un’ apporto dichiarativo

chiesto al soggetto ed, altresì, si caratterizzano tutti per la necessaria assunzione

dinnanzi a organi giurisdizionali.

Non bisogna poi confondere la testimonianza con le “sommarie informazioni”

assunte dal PM o dalla polizia giudiziaria. Non confondiamo la perizia con gli

accertamenti tecnici di parte, concernenti l’ indagini preliminari.

Quando se ne avverta l’esigenza già durante le indagini preliminari, testimonianze,

perizia ed esami di parte potranno essere chiesti dal PM o dall’indagato, al GIP

perché vi si proceda nelle forme dell’incidente probatorio.

CONFRONTI

Presupposto→ dalle dichiarazioni delle persone già esaminate o interrogate deve

essere emerso un disaccordo su fatti o circostanze importanti;

Fine→ è quello di sciogliere contraddizioni.

I confronti non sono di competenza esclusiva del giudice, bensì possono essere

disposti pure dal pm e questo può altresì delegarne la conduzione alla polizia –

giudiziaria. PROBATORI

Modalità del confronto→ il giudice, richiamate le avvenute dichiarazioni dei soggetti

da porre a confronto, chiede loro se le confermano o modificano, invitandoli, ove

occorra alle reciproche contestazioni. Nel relativo verbale sono menzionate le STRUMENTI

domande del giudice, le dichiarazioni dei soggetti e tutto quanto avvenuto durante il

confronto.

RICOGNIZIONI DEGLI

Cioè riconoscimenti di persone, cose o altri oggetti di percezione sensoriale.

La competenza per la conduzione delle operazioni è affidata al giudice. TIPOLOGIA

Circa le modalità di svolgimento delle operazioni sono previste una serie di regole;

alcune concernano i “preliminari” dell’azione ricognitiva; altre concernano lo

svolgimento, e queste prescrivono che le varie fasi debbono essere verbalizzate a –

XV

CAP

67

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

pena di nullità e attribuiscono al giudice la facoltà di disporre una documentazione ad

hoc, anche mediante rilevazioni fotografiche o cinematografiche.

Vi sono poi regole supplementari x il caso in cui siano più di una le persone da

sottoporre a ricognizione.

Tutte queste regole sono volte ad evitare che il riconoscimento sia condizionato da

fattori esterni e in particolare da “pre-convinzioni” del soggetto chiamato ad operarlo.

Riconoscimenti “informali” ottenuti aggirando dette regole non dovrebbero essere

ammissibili.

Diversa è la “mera individuazione di persone” nella fase delle indagini preliminari,

per le quali è ammissibile una maggiore libertà di tecniche.

Le regole sui preliminari dell’operazione ricognitiva si estendono anche alla

ricognizione di cose, quando si tratta del corpo del reato o di altre cose pertinenti al

reato, nonché alle altre ricognizioni introdotte nel codice.

ESPERIMENTO GIUDIZIALE

→ prova costituenda; è affidato esclusivamente al giudice, non solo per quanto

riguarda l’effettuazione, ma anche per la determinazione della dinamica delle relative

operazioni.

SCOPO: determinare se un dato evento può essere avvenuto con certe modalità e in

determinate circostanze.

In taluni casi può essere designato un esperto, senza che ciò comporti la formalità di

nomina e di effettuazione di una perizia.

Date le possibili ripercussioni sulla vita associata che l’esperimento può avere (si

pensi ad un esperimento sulle possibili traiettorie di un proiettile in luogo aperto al –

PROBATORI

pubblico) il legislatore ha conferito al giudice il potere di limitare la pubblicità anche

fuori dall’aula dell’udienza, e il potere di prescrivere determinate modalità di

esperimento, tali da non offendere sentimenti di coscienza e tali da non porre in

pericolo l’incolumità delle persone o la sicurezza pubblica. STRUMENTI

DEGLI

DOCUMENTI

→ tipico esempio di prova precostituita; il documento viene in rilievo sotto due TIPOLOGIA

profili: come base materiale e come rappresentazione.

Quanto al 1° aspetto la norma fa riferimento al termine generico “scritti”, ma non

esclude che possono essere assunti come prova documentale altri supporti materiali, –

XV

CAP

68

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

dei quali il codice si limita a dare un elenco esemplificativo (fotografia,

cinematografia …).

Il documento come rappresentazione fa invece riferimento all’aspetto contenutistico

della prova medesima.

→ doc. possono essere anche quelli costituenti il corpo del reato, la cui acquisizione è

sempre possibile, chiunque li abbia formati o li detenga.

Equiparati agli altri documenti precostituiti, possono essere, in via di principio, i

documenti di origine processuale, ma di provenienza da procedimenti diversi da

quello in corso.

Certi documenti di provenienza istituzionale sono poi acquisibili, ma limitatamente ai

fini del giudizio di personalità, oppure di valutazioni di credibilità. Es.→ certificati

del casellario giudiziale.

Ai medesimi fini, sono doc. probatori anche le sentenze irrevocabili. A seguito della

legislazione speciale si è venuti a considerarle come doc. probatori anche per il “fatto

in esse accertato”.

Non sono considerati ai fini probatori i doc. prodotti nell’ambito dello stesso

procedimento. Alcuni doc. sono poi esclusi dal loro valore probatorio, in particolare,

quelli concernenti le voci correnti nel pubblico, nonché quelli sulla “moralità” di

persone coinvolte nel processo.

Per quanto riguarda i documenti anonimi, vige il divieto di assunzione come mezzo

di prova. Deroga al divieto se, tali doc., costituiscono il corpo del reato oppure se

provengono dall’imputato.

In quanto prove precostituite, i doc. non richiedono una disciplina di momenti e modi –

di “assunzione”. Circa la loro acquisizione, essa può avvenire mediante consegna, PROBATORI

spontanea o su richiesta, ad opera del detentore, oppure mediante sequestro.

ISPEZIONI e PERQUISIZIONI

Questi sono tipici mezzi di ricerca della prova; STRUMENTI

ISPEZIONE è disposta quando occorre accertare le tracce o gli altri effetti

materiali del reato; →

PERQUISIZIONE è disposta quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno DEGLI

occulti sulla propria persona il corpo del reato o cose pertinenti al reato, ovvero che

queste si trovano in un dato luogo, ovvero che in un dato luogo possa eseguirsi TIPOLOGIA

l’arresto dell’imputato o dell’evaso.

Entrambe possono essere:

→se

personali implicano intrusioni sul corpo dell’individuo (cd. Corporali) o su

quanto più direttamente perviene dalla sua persona (es. vestiti); –

XV

locali→ se hanno per oggetto solo delle aree definite per coordinate spaziali. CAP

69

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il potere di disporre ispezioni e sequestri non è prerogativa del giudice, ma appartiene

anche al pm, che anzi è il “normale” titolare.

Nei casi di urgenza ed eccezionale gravità queste possono essere effettuate dalla

polizia, fermo restando la sottoposizione di queste al meccanismo della convalida

(affidata non al giudice, ma al pm). Ciò deriva dalle previsioni costituzionali (art 13

14 cost).

Il cpp, invece, non sembra ammettere ispezioni di polizia, diversamente anche dalla

legislazione speciale.

Mentre invece, prevede che la polizia giudiziaria può essere protagonista non solo

dell’esecuzione per delega dei decreti di perquisizione emessi dall’autorità

giudiziaria, ma dalla stessa iniziativa se finalizzata alla ricerca di cose o tracce che

possono essere cancellate ovvero alla ricerca di evasi.(art 350 cpp).

NB: il cpp cerca di circoscrivere tassativamente i presupposti delle perquisizioni ad

iniziativa della polizia, cmq necessariamente sottoposte al meccanismo della

convalida.

Data la delicatezza dei diritti individuali che vengono in considerazione, il codice

contiene disposizioni specifiche, riguardo all’ispezioni e alle perquisizioni:

• Queste devono essere eseguite nel rispetto della dignità e, nei limiti del

possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.

• Possibilità che queste siano eseguite da un medico, anziché dall’autorità

giudiziaria.

• Diritto all’assistenza di una persona di fiducia per garantire l’effettiva tutela

della privacy;

• Principio per il quale l’ispezione e la perquisizione sono volte al –

conseguimento di cose ottenibili con metodi meno cruenti; cioè non forzare situazioni PROBATORI

nelle quali si può giungere allo stesso risultato in modo più soft.

• Divieto di perquisizione nelle ore notturne nei luoghi che si riportano al

concetto di “domicilio” (regola derogabile nei casi urgenti sulla base di un ordine

scritto dell’autorità giudiziaria, o anche senza tale ordine, durante le indagini della STRUMENTI

polizia giudiziaria se il ritardo potrebbe pregiudicare l’esito).

• Di altro genere, un altro paio di regole:

Subordinazione all’autorizzazione della camera di appartenenza la

o

perquisizione personale e domiciliare di parlamentari; DEGLI

Limitazioni delle ispezioni e perquisizioni negli studi legali a tutela della

o

garanzia di libertà del difensore. TIPOLOGIA

SEQUESTRO PROBATORIO –

XV

CAP

70

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Questo viene in rilievo tanto quanto operazione autonoma, tanto quanto obiettivo di

ispezioni e perquisizioni. Il sequestro comporta la sottrazione di una cosa alla libera

disponibilità di chi pur possa vantare su di essa diritti o interessi legittimi.

Necessario corollario del sequestro è cmq l’affidamento in custodia delle cose

sequestrate. Normalmente la custodia è affidata alla cancelleria del giudice o della

segreteria del pm che ha disposto il sequestro. Talvolta questa può essere affidata

anche ad un soggetto diverso nominato ad hoc, ossia il custode.

Il sequestro in questione è caratterizzato dalla tipica finalità di ricerca della prova:

pertanto si parla di “sequestro probatorio”.

La finalità probatoria comporta anche una limitazione oggettiva all’ammissibilità del

sequestro; questo è ammesso solo per il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti, la

cui disponibilità da parte dell’autorità giudiziaria sia necessaria per l’accertamento

del fatto.

Il potere di disporre il sequestro non è affidato al giudice esclusivamente, bensì

all’autorità giudiziaria nel suo complesso, perciò anche al pm nella fase delle indagini

preliminari in quanto autorità giudiziaria procedente.

L’autorità giudiziaria può procedere personalmente o per delega ad un ufficiale di

polizia giudiziaria.

Lo strumento del sequestro (sia se disposto dal giudice, sia dal pm) è sottoposto ad un

controllo a tempi brevi ad opera di un organo giurisdizionale attraverso l’istituto del

riesame.

La polizia giudiziaria, oltre che per delega dell’autorità giudiziaria, può procedere al

sequestro anche di sua iniziativa laddove si tratti del corpo del reato o cose ad esso

pertinenti e vi sia “pericolo di alterazioni, modificazioni, dispersioni”.

Il seq. Di polizia giudiziaria è soggetto a procedura di convalida da parte del pm. Il –

provvedimento del pm in sede di convalida, se confermativo, è poi suscettibile di PROBATORI

controllo giurisdizionale in sede di riesame.

INTERCETTAZIONI

La gamma delle relazioni interpersonali che possono essere oggetto di intercettazioni STRUMENTI

è molto vasta:

• L’art 266 cpp, 1°c→ fa riferimento all’“intercettazione di conversazioni o

comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione”; DEGLI

• Il 2°c→ fa riferimento all’”intercettazione di comunicazioni tra presenti”,

(intercettazioni ambientali) quindi comunicazioni che non implicano strumenti TIPOLOGIA

particolari per la trasmissione della voce (normali colloqui);

• L’art 266bis cpp→ fa riferimento, poi, all’”intercettazione di comunicazioni

informatiche o telematiche”. –

XV

CAP

71

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

In passato, data la tecnologia del tempo, si faceva riferimento solamente alle

“intercettazioni telefoniche”.

INTERCETTAZIONE→ consiste nell’impiego di mezzi che si introducono nelle

relazioni personali, per la presa di conoscenza di dichiarazioni o di altri elementi

utili alla prova di un fatto.

Molte volte ciò che si ricava da quanto viene detto o altrimenti comunicato dalle

persone “intercettate” serve a far raggiungere il corpo del reato, o documenti

preesistenti alla notizia di reato; altre volte può capitare che la stessa conversazione

intercettata integri tutti gli estremi di una confessione, mai prima di allora formulata,

o di una deposizione testimoniale.

Le intercettazioni sono “atti a sorpresa” nel senso più pieno; queste devono avvenire

all’insaputa di tutte le persone coinvolte nella conversazione o comunicazione e non

rientrano tra le intercettazioni consentite dalla lg quelle effettuate da uno dei due

interlocutori (S.U. Cassazione).

Dato il carattere fortemente intrusivo nella sfera intima della persona, il legislatore ha

consentito il ricorso alle intercettazioni solo per alcuni reati; l’art 266cpp, 1°c (i.

telefoniche e altre forme di telecomunicazione) fornisce un elenco tassativo dei reati

per cui può essere disposta l’intercettazione, tra questi troviamo:

− Delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o reclusione

superiore nel massimo a 5 anni;

− Delitti contro la PA per i quali è prevista la reclusione non inferiore nel

massimo a 5 anni;

− Delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope;

− Delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

− Delitti di contrabbando

− … –

PROBATORI

Il 2°c che fa riferimento alle intercettazioni ambientali, prevede la stessa

delimitazione di categorie di reati, e inoltre stabilisce un’ulteriore restrizione per il

caso di intercettazioni da effettuarsi all’interno di abitazioni o altri luoghi di privata

dimora o nelle loro pertinenze: tali intercettazioni sono ammesse “solo se vi è fondato STRUMENTI

motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa”.

L’art 266bis cpp, invece, oltre a far riferimento ai reati indicati all’art 266, prevede

un’estensione, facendo riferimento anche “ai reati commessi mediante l’impiego di

tecnologie informatiche o telematiche”. DEGLI

TIPOLOGIA

L’art 270 cpp, prevede la possibilità di utilizzare i risultati delle intercettazioni in

procedimenti diversi da quelli nei quali queste sono state disposte: deve trattarsi di

procedimenti concernenti delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. –

XV

CAP

72

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Presupposti per l’ammissibilità dell’intercettazione è l’esistenza di “gravi indizi” di

reato e inoltre è necessario che l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini

della prosecuzione delle indagini.

A garanzia della libertà di comunicazione tra il difensore e l’assistito, è previsto il

divieto assoluto di intercettazioni di comunicazioni o conversazioni relative ad essi,

nonché quelle tra i difensori e altri soggetti che cooperano all’attività difensiva.

Chi effettua le intercettazioni non è il giudice, ma il pm o in sua vece (di solito) un

ufficiale di polizia giudiziaria. Di regola, il pm (e solo lui può) richiede al gip

l’autorizzazione ad effettuare le intercettazioni; il gip provvede con decreto motivato.

In via d’urgenza, il pm può disporre egli stesso l’intercettazione a sua volta con

decreto motivato; il provvedimento del pm è però sottoposto al regime della

convalida giudiziaria entro 48 ore, pena il divieto di proseguire nell’intercettazione e

l’inutilizzabilità dei risultati conseguiti.(267cpp)

La Cost. prevede come necessario presupposto di validità delle intercettazioni relative

ai parlamentari anche l’autorizzazione della camera di appartenenza.

I decreti del pm, sia quello “d’urgenza”, sia quello che emana dopo aver ricevuto

l’autorizzazione, devono indicare “le modalità e la durata delle operazioni”. Il cpp

prevede cmq che tale durata non può superare i 15 gg., durata però prorogabile dal

giudice se permangono i presupposti.

Divieti di utilizzazione (271cpp, 1° e 2°c)→ i risultati delle intercettazioni non

possono essere utilizzati:

− se le stesse sono state eseguite fuori dai casi consentiti dalla lg

− o se non sono state rispettate le norme sulla ripartizione dei ruoli nell’esercizio

di richiedere, e di disporre le intercettazione,

− o se non è stata rispettata la durata prevista dal cpp –

− o se non sono state rispettate norme circa l’esecuzione delle operazioni e la PROBATORI

relativa documentazione

− o se ricadono su fatti coperti da segreto professionale.

Il cpp (art 271 3°c) alla sanzione dell’inutilizzabilità di tali intercettazioni, prevede STRUMENTI

anche la distruzione della documentazione relativa alle intercettazioni inutilizzabili,

salvo che costituisca corpo del reato.

PROVE ATIPICHE (o INNOMINATE) DEGLI

Si tratta di quei mezzi idonei alla produzione di elementi in grado di fondare le

convizioni del giudice, ma che non sono riconducibili agli schemi tipici, individuati TIPOLOGIA

dal legislatore, dei mezzi di prova e di ricerca della prova.

Il cpp del 1988 non ha accolto il principio di tassatività nella materia di prove, ma ha

dato un’impostazione “aperta” ma al tempo stesso tale da non legittimare arbitri. È

sottoposta infatti a dei criteri di ammissibilità severi. –

XV

CAP

73

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Per le prove atipiche si postula infatti una dimostrazione a priori dell’idoneità ad

assicurare l’accertamento dei fatti.

È inoltre previsto per il giudice, prima di procedere all’assunzione vera e propria,

l’onere di sentire specificamente tutte le parti sulle modalità dell’assunzione

medesima.

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DALL’AMMISSIONE ALL’ACQUISIZIONE

Le prove per poter essere acquisite nel processo seguono un dato iter.

Per le “prove precostituite”, tale iter presenta 2 fasi:

1. AMMISSIONE→ volta a una valutazione di opportunità e utilità del mezzo di

prova;

2. ACQUISIZIONE vera e propria→ epilogo di una serie di passaggi ed entrata

effettiva del mezzo di prova.

Per le “prove costituende”, si inserisce tra queste due fasi quella dell’ASSUNZIONE,

che coincide con la formazione pratica del mezzo di prova.

TITOLARITA’ DELL’INIZIATIVA PROBATORIA

Nella fase di “ammissione” viene in rilievo il potere di iniziativa probatoria, quale

potere di individuare in concreto i temi, le fonti e i mezzi di prova.

Art 190 cpp→ Diritto alla prova:

1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. Il giudice provvede senza ritardo

con ordinanza escludendo le prove vietate dalla lg e quelle che manifestamente sono

superflue o irrilevanti.

2. La lg stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio. –

PROVE

3. I provvedimenti sull’ammissione delle prove possono essere revocati sentite le

parti in contradditorio.(→tutte le parti, e non solo quella che ha richiesto la prova) DELLE

ACQUISIZIONE

Sembra quindi che tra il 1°e2° comma vi sia un rapporto di regola-eccezione, ma le

previsioni di poteri d’ufficio in tema di prove sono tali e tanti da escludere questa

relazione, per lo meno, sul piano concreto.

I poteri officiosi di iniziativa probatoria del giudice possono poi venire in rilievo sia

come poteri “integrativi” di quelli di parte, sia come poteri esercitati in via di

“autonoma”. L’ITER

L’attribuzione alla parte di un’iniziativa nel materiale probatorio è riconducibile al

cd. “principio dispositivo”, che sottolinea il fatto che resta nella “disponibilità” delle -

parti la facoltà di fare entrare nel processo temi, fonti e mezzi di prova sui quali il XVI

giudice potrà basare il suo convincimento. CAP

74

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Poi, una volta che le parti hanno dato ingresso ai mezzi di prova, questi escono dalla

disponibilità delle stesse, essendo escluso x esse un potere revocatorio ad nutum.(3°c.

art 190).

Per quanto riguarda la facoltà di rinuncia della prova va detto che anche questa, per

essere operante, necessita pur sempre del consenso delle altre parti.

DIRITTO ALLA PROVA

Il “diritto alla prova” è il diritto delle parti di non vedere arbitrariamente escluse dal

materiale probatorio le prove che possono fornire dimostrazione delle proprie tesi.

Questo diritto è garantito tanto dalle fonti internazionali quanto dalla costituzione (art

111 c3°); cmq tra queste due fonti sono ravvisabili alcune differenze:

→ le fonti internazionali parlano di “diritto”, mentre la Cost. parla di “facoltà”;

→ le fonti internazionali parlano di “testimoni”, mentre la Cost. parla di “persone a

difesa”.

Cmq l’accento cade sul diritto ad una specifica parità tra le parti per quanto concerne

l’inserimento di fonti personali di prova nel processo.

CONTROLLO SULL’AMMISSIBILITA’ della prova

Il fondamento del “diritto alla prova” è dato cmq dal fatto che la verifica di

ammissibilità della prova si svolga alla luce di parametri tali da non ledere il

legittimo interesse ad un supporto probatorio di parte idoneo a sostenere tutte le

ragioni.

Dall’altro lato va sottolineato che un giudizio di ammissibilità, preliminare

all’acquisizione della prova, costituisce anche un presupposto e fondamento di un

processo equilibrato e paritario.

Un giudizio di ammissibilità si ritiene imposto anche per le prove disposte d’ufficio,

anche se in tal caso questo giudizio rimane normalmente in pectore al giudice, salvo –

che il giudice stesso debba o voglia sentire preventivamente le parti e fermo restando PROVE

che potrà instaurarsi un contradditorio successivo per sollecitare una revoca. È cmq

ovvio che quest’ultimo giudizio di ammissibilità ha un significato e uno spessore DELLE

minore rispetto a quello che riguarda le prove richieste dalle parti.

Nessun dubbio sussiste riguardo al controllo giudiziale per verificare che tra le prove ACQUISIZIONE

richieste non ve ne siano di quelle vietate, a priori, dalla lg. L’art 190cpp conferisce

al giudice il dovere di escludere “le prove vietate dalla lg”.

CONTROLLO sull’UTILITA’ della PROVA, DIRITTO alla CONTROPROVA, di

ESCLUSIONE PROVE “MANIFESTAMENTE IRRILEVANTI e L’ITER

SUPERFLUE”

Il controllo di ammissibilità è sottoposto a dei limiti: -

XVI

CAP

75

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ POSSIBILITA’: ossia che il mezzo di prova dedotto non sia vietato dalla lg o cmq

escluso;

→ UTILITA’ : ossia che il mdp sia in grado di sostenere le ragioni di chi lo deduce.

Questi limiti rispondono peraltro a 2 esigenze:

- da un lato, il “rispetto del principio della ragionevolezza”, x il quale le prove

devono essere necessariamente (anche se non sempre direttamente) riferite al fatto da

provare;

- dall’altro, si prospetta l’esigenza di una “idoneità in concreto”, ossia l’idoneità del

mezzo ad inserirsi in una serie dimostrativa articolata.

Inoltre non deve essere dimenticato il principio di “economia processuale”, che

impone di evitare abnormi operazioni probatorie ripetitive.

Potrebbe essere pericoloso conferire a qualche soggetto un potere di controllo basato

su parametri di pura e semplice “sovrabbondanza” e “non pertinenza” della prova,

come quello che il codice previgente attribuiva al presidente del collegio giudicante

in sede di “riduzione delle liste testimoniali”.

Così il legislatore delegante del 1987, per garantire una posizione ugualitaria all’

interno del meccanismo processuale, ha introdotto 2 considerazioni di carattere

generale nella tematica dei mezzi di prova.

La prima considerazione introduce una sorta di presunzione di pertinenza e di non

sovrabbondanza delle prove richieste dalle parti;

presunzione destinata a cadere solo di fronte a una “non pertinenza (o irrilevanza) o

superfluità manifeste” : la lg-delega esclude le sole prove che “manifestamente

sono superflue o irrilevanti” (oltre a quelle vietate dalla lg). art 190cpp, 1°c

Con ciò è escluso che il giudice possa pretendere una dimostrazione effettiva della

rilevanza o della non superfluità del mdp ad opera della parte che intende –

PROVE

avvalersene. Resta cmq assicurato un controllo giurisdizionale alla richiesta di prova

della parte. DELLE

NB: l’esclusione delle prove manifestamente superflue o irrilevanti, regola prevista

dal 1°c art 190cpp, non è in contraddizione con una serie di altre regole, che in ACQUISIZIONE

ragione del progredire del procedimento penale verso la conclusione, prevedono

criteri più limitativi per l’ammissione delle prove.

Esempi:

* Condizioni restrittive (ma non l’esclusione assoluta) sono previste dal cpp per la di

presentazione delle “liste” dei testimoni, successivamente alla scadenza del termine L’ITER

stabilito (7gg prima della data fissata x il dibattimento).

→ L’acquisizione è possibile solo se la parte “dimostra di non aver potuto indicarle -

tempestivamente” e, quando l’acquisizione delle prove sia terminata, è possibile che XVI

avvenga un’assunzione (anche d’ufficio) “solo se risulta strettamente necessario”. CAP

76

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

* Inoltre: per quanto riguarda l’”assunzione di nuove prove” è possibile addirittura in

fase di discussione finale,però solo in caso di “assoluta necessità”.

* Una parziale limitazione al “diritto di prova”si configura anche nei procedimenti

per reati di criminalità organizzata e per una parte dei reati contro la personalità

individuale (quando il teste è infrasedicenne) se una persona abbia già

anteriormente reso dichiarazioni, l’esame della stessa persona, che venga richiesto da

una o più parti, è ammesso “solo se riguarda fatti o circostanze diverse da quelle

oggetto delle precedenti dichiarazioni o se il giudice o taluna delle parti lo ritengono

necessario sulla base di specifiche esigenze”.

La seconda considerazione riguarda il “diritto alla controprova”, cioè il diritto di

controbattere le iniziative probatorie altrui e quindi la facoltà della parte accusata di

procedere al controinterrogatorio dei testimoni già sentiti a suo carico.

Tale principio ha trovato accoglimento anche nella Costituzione all’art 111 c3°→ “ la

persona accusata di un reato ha la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o far

interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico”.

ONERE FORMALE DI PROVA?

Ci si può domandare se, speculare, cioè contrapposto al “diritto alla prova”, sia –

configurabile anche un “onere della prova”, inteso come carico formale a ciascuna PROBATORIO

delle parti di addurre le prove a sostegno delle sue tesi.

Il cpp, a differenza del cc (art 2697→ onere della prova) non detta alcuna regola

formale di “onere della prova”, che introduce un dovere oltre alla facoltà di addurre

prove a sostegno della propria tesi. MATERIALE

Si parla piuttosto di “onere sostanziale della prova”, derivante dalla necessità pratica

di provare fatti e circostanze, quale unica via x influenzare il procedimento cognitivo

e deliberativo del giudice. DEL

VALUTAZIONE

C

A

P

I T O L O X

V

I

I – S

E L E Z

I O N

E e V

A

L U

T A Z

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E D

E L M

A

T E R

I A

L

E

P

R

O B A

T O R

I O –

PROVE, INVALIDITA’ e INUTILIZZABILITA’ (assoluta e relativa) e

Fondamentale in materia probatoria è il tema dell’invalidità degli atti che hanno SELEZIONE

contenuto probatorio. Eccezione che può essere sollevata tanto dalle parti, tanto dal

giudice.

Nel 1°caso l’eccezione sarà esposta nel contradditorio delle parti. Ove invece, la

convinzione sulla nullità dovesse aversi in camera di consiglio la rilevazione non è –

XVII

esclusa, ferma restando la facoltà per le parti di far valere eventuali opinioni contrarie

in sede di impugnazione. CAPITOLO

77

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Vi è poi una serie di ipotesi in cui si pone il problema dell’efficacia di taluni atti

anche se immuni da vizi che ne inficiano la “validità”→ ipotesi di inutilizzabilità

probatoria.

Questa viene in rilievo come una nuova figura di vizio-sanzione, che si affianca alla

nullità, inammissibilità e decadenza.

Essa colpisce non gli atti, ma il contributo per giungere a certi risultati cognitivi che è

offerto da determinati atti, e che il giudice è tenuto a non considerare qualora riscontri

determinate violazioni di lg.

In tema probatorio è fondamentale la disposizione (art 526cpp) x la quale il “giudice

non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento”.

Talora a proposito dell’inutilizzabilità-sanzione si parla di inutilizzabilità assoluta, in

contrapposizione ad altre ipotesi di inutilizzabilità relativa. L’antitesi non

corrisponde a quella tra nullità relativa ed assoluta, che comportano solo un diverso

trattamento sul piano della sanabilità e rilevabilità.

INUTILIZZABILITA’ ASSOLUTA→ status inerente a certe risultanze,

potenzialmente probatorie, che impedisce loro di essere utilizzate da qualsiasi

giudice, nei confronti di qualsiasi soggetto, in qualsiasi fase del procedimento. –

L’inutilizzabilità come vizio (o sanzione) trova la sua disciplina nell’art 191cpp: PROBATORIO

Art 191 cpp→ Prove illegittimamente acquisite.

1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla lg non possono essere MATERIALE

utilizzate.

2. L’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del

procedimento. DEL

1° quesito che si pone (riguardo al primo comma)→ Si tratta dei divieti stabiliti dalla VALUTAZIONE

sola lg processuale-penalistica o anche extra-processuale?

La rubrica dell’art non parla di “prove illecite” ma di “Prove illegittimamente

acquisite” e quindi la risposta dovrebbe essere limitativa dell’ambito al settore

processuale. e

2° quesito che si pone (riguardo sempre al primo comma)→ A che cosa si riferisce il SELEZIONE

codice quando parla di prove “… acquisite in violazione di divieti..”? o meglio, quali

categorie di divieti sono compresi?

Non c’è dubbio che si faccia riferimento alla violazione dei divieti stabiliti dalle –

norme sull’ammissibilità delle prove in genere o di determinate prove. Non sono XVII

ricomprese nella disciplina le violazioni di obblighi positivi circa le modalità stabilite

per le operazioni probatorie, essendo per esse prevista la “nullità” processuale CAPITOLO

(verbalizzazione compresa). 78

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

È pur vero che disposizioni particolari introducono delle eccezioni, ad es. l’art 271

cpp introduce il regime dell’inutilizzabilità x la violazione delle norme sulle modalità

di esecuzione delle intercettazioni.

IL REGIME di DISCIPLINA DELL’INUTILIZZABILITA’

Il regime di disciplina di inutilizzabilità “assoluta” è delineato con chiarezza dal 2°c

dell’art 191cpp (L’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado

del procedimento).

La rilevabilità in ogni stato e grado del processo attribuisce al vizio il carattere dell’

insanabilità.

Altro discorso è quello delle ripercussioni che l’”inutilizzabilità” di una prova può

comportare su atti diversi (successivi)e, in definitiva, sulla validità della sentenza.

A tal proposito, neppure il nuovo codice contiene una smentita dell’opinione che si

era fatta strada in r/r alla legislazione novellistica, per la quale l’inutilizzabilità di un

atto probatorio sarebbe restata tale, e cioè insanabile, x tutto il corso del

procedimento; per tanto una sentenza che si sarebbe basata di fatto su di un atto

inutilizzabile sarebbe stata nulla per difetto di motivazione.

VALUTAZIONE delle PROVE, “LIBERO CONVINCIMENTO” –

PROBATORIO

Una volta individuato il materiale probatorio “utilizzabile”, il giudice dovrà

provvedere ad una “valutazione delle prove” medesime.

A tal proposito, regola fondamentale è data dal libero convincimento. Nell’organo

collegiale questo si concretizzerà in un confronto delle singole posizioni, così da dar

luogo, all’unanimità ovvero alle maggioranze previste, alla formazione della volontà MATERIALE

del collegio in quanto tale.

La libertà nel convincimento non coincide per altro con un’assoluta discrezionalità in

capo al giudice; infatti questo dovrà indicare nella motivazione della sentenza quelle DEL

che sono state le ragioni di diritto e di fatto che lo hanno condotto ad una certa

posizione. VALUTAZIONE

Ferme restando le dette precisazioni, il “principio del libero convincimento” risulta

confermato dalla regola dell’inoperatività nel processo penale dei “limiti di prova

stabiliti dalle lg civili”. e

SELEZIONE

Art 193cpp→ limiti di prova stabiliti dalle leggi civili: Nel processo penale non si

osservano i limiti di prova stabiliti dalle lg civili, eccettuati quelli che riguardano lo

stato di famiglia e di cittadinanza. –

XVII

Questa regola ha come primo obiettivo quello di escludere l’efficacia nell’ambito

penale della civilistica “prova legale”. CAPITOLO

79

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La regola dell’inoperatività dei “limiti di prova stabiliti dalle lg civili” trova

eccezione soltanto per quanto attiene alle prove attinenti allo “stato di famiglia e di

cittadinanza”. Tale eccezione trova fondamento nella natura “pregiudiziale” della

questione.

Tali questioni hanno un trattamento particolare rispetto ad ogni altra questione di

natura extra-penale nella quale il giudice possa imbattersi x’ dalla sua risoluzione

dipende la decisione sul reato per cui è in corso il procedimento penale.(le q.

pregiudiziali sono q. di merito e non vanno confuse con le q. preliminari al

dibattimento che vertono sui problemi procedurali)

In genere, per le questioni aventi un carattere di pregiudizialità logica rispetto alla

decisione, il codice prevede sempre il potere-dovere del giudice di conoscere la

questione incidenter tantum, ossia ai soli fini della sua decisione, senza possibilità di

sospendere il processo. Tale possibilità è concessa solo nel dibattimento se la

questione è sorta in tale sede.

Quando però la q. pregiudiziale verte sullo stato di famiglia o di cittadinanza, il

codice, non solo prevede l’efficacia vincolante della sentenza irrevocabile del giudice

civile che ha deciso una di tali questioni, ma conferisce altresì al giudice penale il

potere di sospendere il processo fino, appunto, al momento in cui la sentenza sia –

divenuta incontrovertibile. PROBATORIO

OBBLIGO di IMMEDIATA DECLATORIA delle CAUSE di NON

PUNIBILITA’

Art 129 cpp→ OBBLIGO di IMMEDIATA DECLATORIA delle CAUSE di NON MATERIALE

PUNIBILITA’

1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non

sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o DEL

non è previsto dalla lg come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una

condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza. VALUTAZIONE

2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente

che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non

costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato, il giudice pronuncia sentenza

di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta. e

SELEZIONE

PARTICOLARE “REGOLA di GIUDIZIO”

Il 2°comma è definita “regola di giudizio”, in quanto, come le altre regole di

giudizio, condiziona il modo d’essere del giudizio inteso come decisione. Tale –

XVII

comma mira, infatti, ad aiutare il giudice a sciogliere il dilemma di fronte al quale

questi possa trovarsi nell’imbarazzo se prosciogliere “nel merito” o per estinzione del CAPITOLO

80

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

reato, cioè il dilemma tra 2 conclusioni ugualmente giustificabili alla stregua del

1°comma.

Infatti la situazione presa in esame dal 2°c è quella in cui:

- da un lato si configuri (“quando ricorre..”) una causa estintiva;

→”proscioglimento x estinzione del reato”

- e dall’altro lato si configuri (“..dagli atti risulta evidente..”) una delle quattro

ragioni di esclusione della responsabilità penale addebitata all’imputato;

→”proscioglimento nel merito”

Il 2° comma impone al giudice di optare, in un caso del genere, per la soluzione “nel

merito” e cioè pronunciare una sentenza di “assoluzione” (se si è nel dibattimento), o

pronunciare una sentenza “di non luogo a procedere” (se si è ancora in udienza

preliminare, per difetto di presupposti).

!!! Dal 2°comma è possibile ricavare una regola inversa per la situazione (non presa

in considerazione dall’art ma palesemente reciproca a quella di cui si è detto) che si

profila se, nel momento in cui –

- interviene la causa estintiva del reato, PROBATORIO

- ma non sia ancora “evidente” la presenza di una causa giustificativa di una

soluzione “nel merito”.

In questo caso il giudice dovrà prosciogliere l’imputato per l’estinzione del reato MATERIALE

(→proscioglimento per estinzione del reato), ma lasciando impregiudicato il

dilemma sulla colpevolezza o innocenza. Si parla al riguardo di un accertamento “in

ipotesi”, a sottolineare che, anche se vi fosse responsabilità questa è cmq cancellata

dalla causa estintiva del reato. DEL

Peraltro, a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionale basate VALUTAZIONE

sull’inviolabilità del “diritto di difesa” sancito dall’art 24,2°c Cost. e che hanno reso

sempre rinunciabili l’amnistia e la prescrizione del reato, l’imputato ha oggi sempre

la possibilità di rinunciare all’applicazione nei suoi confronti delle principali tra le

cause di estinzione del reato, aprendo così la strada ad una sentenza (nel “merito”) e

che potrà essere di proscioglimento o di condanna. SELEZIONE

ONERE “SOSTANZIALE” della PROVA e ALTRE REGOLE di GIUDIZIO

La risoluzione del dilemma di fondo del giudizio, ossia quello tra ASSOLUZIONE e –

XVII

CONDANNA è coordinato da ulteriori “regole di giudizio”. Queste sono

fondamentalmente ispirate al “principio di presunzione di innocenza”, ossia al CAPITOLO

principio che è l’accusa a dover provare la responsabilità dell’accusato e non 81

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

quest’ultimo a dover dimostrare la propria innocenza; da questo principio si possono

ricavare alcuni corollari:

• “onere sostanziale della prova” a carico dell’accusa, essendo quest’ultima

tenuta a provare la colpevolezza dell’accusato;

• È necessaria l’assoluzione nel caso in cui manchi uno degli elementi costitutivi

o dei presupposti del fatto materiale, così come l’estraneità dell’imputato alla sua

realizzazione; (certezza della mancanza)

• È necessaria l’assoluzione anche nel caso in cui risulti la totale mancanza di

prove circa qualcuno degli elementi o dei presupposti del fatto materiale o circa la

partecipazione dell’imputato alla sua realizzazione …

• All’assoluzione porta anche lo stato di dubbio del giudice circa l’esistenza

degli elementi idonei a fondare la responsabilità penale dell’imputato, x insufficienza

o contraddittorietà delle prove.

• Una netta scelta è stata fatta dal codice in caso di dubbio su cause di

giustificazione o su cause personali di esenzione da pena: nel silenzio del vecchio

codice, la dottrina e la suprema Corte di cassazione affermavano che queste cause

avrebbero dovuto essere provate da chi intendesse avvalersene; oggi invece la

posizione è diversa in quanto il codice e quindi il legislatore ha esteso la regola “in

dubio pro reo” anche a questa fattispecie (art 530 c3). (dubbio→ assoluzione). –

PROBATORIO

CONTRADDITORIO “SULLA” PROVA E “PER” LA PROVA, e una

“EXCLUSIONARY RULE” di RANGO COSTITUZIONALE

In riferimento all’ambito probatorio viene in rilievo pure l’art 111 Cost. 4°comma, il MATERIALE

quale sancisce che “il processo penale è regolato dal principio del contradditorio

nella formazione della prova”, “la colpevolezza dell’imputato non può essere

provata sulla base di dichiarazioni rese da colui che si è sempre volontariamente

sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore”. DEL

Il 4°c dell’art 111 cost. mette in evidenza che non è sufficiente il mero VALUTAZIONE

“contradditorio sulla prova” già formata, ma a garanzia di una piena correttezza

processuale è necessario anche il rispetto del “contradditorio per la prova”, introdotto

dallo stesso comma.

La norma introduce dunque il cd. “contradditorio per la prova”, che dal significato

letterale della norma medesima, è ammesso solo per le prove “costituende”. e

SELEZIONE

Anche per esse, il legislatore ha previsto delle eccezioni per il caso in cui “la

formazione della prova non ha luogo in contradditorio 1)per consenso dell’imputato

o 2)per accertata impossibilità di natura oggettiva o 3)per effetto di provata condotta

illecita” (art 111 c5). –

XVII

1. Prima eccezione→ sottintende una riserva in favore di regole speciali, come

quelle che presiedono alla disciplina della prova nel giudizio abbreviato (che postula CAPITOLO

addirittura una richiesta dell’imputato) o nel “patteggiamento” (che si regge a sua 82

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

volta su una richiesta dell’imputato o su una sua adesione all’iniziativa del pm), ma

anche nel procedimento per decreto penale (dove il consenso, se non vi è

opposizione, può considerarsi dato ex post sotto forma di acquiescenza).

2. Seconda eccezione→ si può pensare alle ipotesi di morte o di irreperibilità del

potenziale testimone, menzionato dal teste “indiretto” che vale a rendere utilizzabili

in giudizio le dichiarazioni de relato rese da quest’ultimo.

3. Terza ed ultima eccezione→ tipico esempio di scavalcamento del principio del

contradditorio è dato dall’art 500 cpp 5°c, cioè nel caso di testimone sottoposto a

minaccia o violenza.

C

A

P X

V

I I I – I N

D

A

G I N

I P

R

E L I M

I N

A

R

I e U

D

I E N Z

A P R E L I M

I N

A

R

E –

DALL’ “ISTRUZIONE” dei vecchi codici ALLE “INDAGINI PRELIMINARI”

Una modifica fondamentale della riforma del 1988 è data dalla sostituzione della

tradizionale fase dell’”istruttoria” con la fase delle “indagini preliminari”.

Il concetto di “istruzione” non è peraltro estraneo alla normativa vigente, essendo

prevista l’”istruzione dibattimentale” come nucleo centrale del dibattimento, attività

diretta alla raccolta e all’assemblaggio di materiale probatorio. Questa previsione non

è in contrasto con la volontà riformatoria; la nuova impostazione ha infatti introdotto

il concetto di indagine preliminare, quale riferimento onnicomprensivo di tutta la fase

anteriore al giudizio.

PROFILI FUNZIONALI DELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI –

PRELIMINARE

Il codice ricollega alla fase preliminare 2 scopi:

1. Costituire il fondamento per l’esercizio dell’azione penale;

2. Procedere all’accertamento di fatti specifici, compresi quelli favorevoli

all’imputato. UDIENZA

È infatti stabilito che “le autorità preposte (pm+polizia giudiziaria), nell’ambito

delle proprie attribuzioni, devono svolgere le indagini necessarie per le e

determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale” (art 326 cpp). PRELIMINARI

Dovranno, quindi, assumere tutte quelle iniziative necessarie per concretizzare

effettivamente l’esercizio dell’azione penale, ovvero procedere a una richiesta di

archiviazione.

Solo in relazione dell’attività di indagine del pm il codice stabilisce che questo è INDAGINI

tenuto a svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta

alle indagini. Questa disposizione individua il pm come “organo di giustizia” che

quindi, non assume posizioni esclusivamente colpevoliste, ma oggettive. –

XVIII

I PROTAGONISTI DELL’ATTIVITA’ DI INDAGINE CAP

83

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

I protagonisti della fase dell’indagine preliminare sono, dunque, il pm e la polizia

giudiziaria. Questi soggetti non sono peraltro in posizione di parità: il codice infatti

sancisce che il pm “dirige le indagini” e “dispone direttamente della polizia

giudiziaria” (art 327 cpp).

Questa disponibilità, tuttavia, non è esclusiva: infatti, il codice stesso, sancisce che

“il giudice, nell’esercizio delle sue fz., può chiedere l’intervento della polizia

giudiziaria, al fine di un sicuro e ordinato compimento degli atti ai quali procede”.

(131 cpp)

Accanto a questa attività investigativa del PM e della polizia giudiziaria si affianca

anche una “attività investigativa del difensore”, il quale ha sia il diritto di partecipare

alle indagini della polizia e del pm, e inoltre ha anche un potere autonomo di attività.

Sempre per quanto attiene i soggetti che compaiono sulla scena delle indagini

preliminari viene in rilievo anche la figura del “giudice per le indagini preliminari”

(gip), al quale non competono fz. di investigazione attiva (come accadeva x il giudice

istruttore del passato), bensì fz. di controllo e garanzia.

NOTIZIE DI REATO e LORO DESTINATARI IMMEDIATI e MEDIATI

Le indagini preliminari hanno come presupposto l’acquisizione da parte della polizia

giudiziaria, o del pm della “NOTIZIA di REATO”. Anche sotto questo profilo i 2

soggetti non si trovano sullo stesso piano: la polizia giudiziaria, infatti, per la sua più

capillare distribuzione sul territorio è assai più facilmente contattabile da chi intenda

presentare una denuncia.

Inoltre la polizia giudiziaria ha proprio tra i suoi compiti istituzionali quello di –

PRELIMINARE

andare, anche di sua iniziativa, alla ricerca di tali notizie. Essa è, tuttavia, solo

“destinataria mediata” della notitiae criminis, che deve a sua volta portare a

conoscenza del pm: infatti, acquisita la notizia di reato, la polizia g. ha l’obbligo di

riferirne gli estremi al pm, normalmente “per iscritto”. UDIENZA

L’informativa ha un CONTENUTO piuttosto complesso:

• Elementi essenziali del fatto;

• Altri elementi raccolti dalla polizia g.; e

• PRELIMINARI

Indicazione delle fonti di prova;

• Ogni attività compiuta, con l’onere di trasmettere anche la relativa

documentazione;

• Data e ora di acquisizione della notizia di reato. INDAGINI

TEMPI DELL’INFORMATIVA→ la regola generale è che essa sia data al pm

“senza ritardo”.

Vengono poi in rilievo regole più specifiche x determinate ipotesi: –

XVIII

esempi: CAP

84

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ nei casi in cui la polizia giudiziaria abbia compiuto l’interrogatorio, per il quale è

necessaria l’assistenza del difensore, il termine è di 48 ore dal compimento dell’atto.

→ se il reato appartiene alla categoria di “criminalità organizzata” o “quando

sussistono cmq gravi ragioni di urgenza”, la comunicazione della notizia di reato

deve essere data “immediatamente” anche in forma orale.

INDAGINI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA

La polizia giudiziaria ha il compito di svolgere un’attività autonoma di indagine,

anche successivamente alla notizia di reato, raccogliendo ogni elemento utile alla

ricostruzione del fatto e all’individuazione del colpevole.

La sfera di autonomia di cui dispone la polizia giudiziaria si esplica, da un lato, in

un’attività di tipo conservativo (dello stato dei luoghi, nonché di cose e di tracce

pertinenti al reato), dall’altro un’attività generica di ricerca, cui si affiancano atti

specifici e specificamente disciplinati, come le perquisizioni personali e locali,

assunzione di sommarie informazioni, sia da persone che la polizia ritenga informate

sui fatti, sia dall’indagato (solo se egli non si trovi in stato di arresto o di fermo, ma

se si tratta di info sul luogo o nell’immediatezza del fatto, ci si può rivolgere anche

all’arrestato o fermato).

Altre attività che la polizia g. è specificamente autorizzata a compiere sono:

Identificazione degli indagati e dei futuri testimoni

Acquisizione di plichi e di corrispondenza

Accertamenti e rilievi urgenti su luoghi, cose o persone

Sequestro del corpo del reato e delle cose ad esso pertinenti –

PRELIMINARE

Nella precedente disciplina codicistica, il potere di investigazione autonoma della

polizia giudiziaria mutava a seconda che si fosse in una fase antecedente ovvero

successiva all’intervento del pm: “prima” la polizia g. godeva di un ampia autonomia

investigativa, “dopo” questa veniva meno. UDIENZA

Oggi questa distinzione è assai sfumata: vi è, infatti, un prolungamento dei poteri

della polizia g. anche successivamente all’intervento del pm; infatti questa, oltre a e

dover compiere gli atti ordinati dal pm, può svolgere di propria iniziativa altre attività PRELIMINARI

di indagine, per accertare i reati, ovvero richieste da elementi successivamente

emersi, assicurando altresì le nuove fonti di prova.

Molta più ampia e autonoma è la gamma dei poteri della polizia g. nei procedimenti

di competenza del giudice di pace potere di compiere tutte le indagini necessarie INDAGINI

per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole.

Nella fase di indagine della polizia g. l’intervento del difensore è assai limitato: sono, –

XVIII

infatti, pochi e specificamente individuati i casi in cui questo ha la facoltà di assistere, CAP

85

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

senza peraltro essere preventivamente avvisato (perquisizioni, accertamenti urgenti su

luoghi cose persone, sequestro).

L’assistenza difensiva è, invece, obbligatoria per le sommarie informazioni, salvo

che si tratti di atti compiuti sul luogo o nell’immediatezza del fatto, o di dichiarazioni

spontanee.

Regole sulla documentazione e utilizzazione successiva degli atti compiuti dalla

polizia g.:

REGOLE GENERALI di documentazione:

→ annotazione, anche sommaria, secondo modalità idonee ai fini delle indagini tutte

le attività svolte (357 cpp 1°c).

→ la verbalizzazione è prevista solo per atti particolari, tra cui le sommarie

informazioni dell’indagato, le sue spontanee dichiarazioni, le sommarie informazioni

assunte da persone diverse dall’indagato, perquisizioni e sequestri (2°c).

→ nessuna documentazione formale è ammessa in caso di notizie o indicazioni che

siano state fornite da un indagato sul luogo o nell’immediatezza del fatto, ma senza la

presenza del difensore; l’art 350 c6° precisa, inoltre, che di tali notizie e indicazioni

non può neppure essere fatta utilizzazione.

Anche per le dichiarazioni rese spontaneamente dall’indagato è prevista una

limitazione all’utilizzabilità: questa è preclusa, ma solo nel dibattimento (non dunque

nel corso delle stesse indagini preliminari).

INDAGINI DEL PM (PUBBLICO MINISTERO)

Anche per il pm il legislatore ha configurato uno specifico potere d’indagine, cioè il –

PRELIMINARE

potere-dovere di svolgere “ogni attività necessaria“ al perseguimento delle fz. proprie

delle indagini preliminari, nonché di compiere “accertamenti su fatti e circostanze a

favore dell’indagato”(art358).

Questo potere di indagine si concreta per lo più in atti d’indagine “a forma libera”, UDIENZA

fermo restando il doveroso rispetto dei principi di libertà morale delle persone e, più

in generale, dei principi costituzionali e internazionali a tutela dei diritti e libertà

fondamentali. e

In concreto si tratta di quelle attività probatorie affidate alla responsabilità del PRELIMINARI

giudice, denominate come “mezzi di ricerca della prova” (ispezioni, perquisizioni,

sequestri, intercettazioni di conversazioni e comunicazioni).

Per quanto riguarda quegli istituti denominati “mezzi di prova”, il legislatore si è

preoccupato di dare anche terminologicamente un’indicazione che faccia capire come INDAGINI

la + o meno piena corrispondenza di contenuti non si traduce in un’identità di

fisionomia normativa. Quindi il legislatore si è preoccupato di far trasparire la

differenza che sussiste rispetto alla disciplina dedicata al giudice; differenza che –

viene rimarcata anche a livello terminologico: XVIII

- non si parla di “testimonianza”, bensì di “assunzione di informazioni”; CAP

86

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

- ricognizioni individuazione di cose o persone

- perizia accertamenti tecnici

- esame delle parti interrogatorio

La terminologia impiegata per l’atto del giudice è adottata anche per il corrispondente

atto del pm solo quando si tratta di “confronti”.

Nel libro V non si trova alcuna disposizione specifica circa gli “esperimenti

giudiziali” e i “documenti”. Data la delicatezza delle operazioni del 1° tipo, cioè degli

esperimenti giudiziali, sembra doversi escludere che siano adottabili dal pm

autonomamente, mentre non vi è alcuna ragione che porti ad escludere l’utilizzabilità

in questa fase dei documenti (→acquisizione nel fascicolo delle indagini) con

modalità analoghe a quelle descritte per le operazioni acquisitive dei medesimi ad

opera del giudice.

Importanti, anche per gli atti di indagine del pm, sono le norme circa “l’assistenza

difensiva” e la “documentazione” delle operazioni compiute; a tal riguardo vengono

in rilievo 3 istituti:

1. DIRITTO DI ASSISTENZA DIFENSIVA→ facoltà riconosciuta al difensore

di essere presente a determinati atti: accertamenti tecnici non ripetibili, interrogatorio

dell’indagato, confronti dell’indagato e altre persone, ispezioni, perquisizioni,

sequestri.

Peraltro deve essere sottolineato che si tratta di una facoltà, pertanto la mera assenza

del difensore non costituisce di per sé violazione di lg; diverso sarebbe il caso in cui –

al difensore fosse impedito di assistere. (l’obbligo si configura in r/r alle sommarie PRELIMINARE

info che la polizia chiede all’indagato libero).

Il legislatore ha poi precisato che laddove manchi la nomina di un “difensore di

fiducia”, debba essere nominato un “difensore d’ufficio”, affinchè questo possa

valutare se assistere o meno all’atto in questione. UDIENZA

e

2. AVVISO DELL’ESECUZIONE di DETERMINATE OPERAZIONI→ volto a PRELIMINARI

rendere più agevole l’esercizio del diritto all’assistenza difensiva.

Nessun avviso deve essere peraltro dato in caso di perquisizioni e sequestri, atti

tipicamente “a sorpresa”. Ciò non impedisce cmq che il soggetto sottoposto a ciò ne INDAGINI

dia immediato avviso al suo difensore non appena iniziate le operazioni (il difensore

ha il diritto di assistervi, ma nessun avviso è obbligatorio). –

XVIII

Discorso opposto a proposito dell’interrogatorio e del confronto; qui l’avviso deve

essere sempre dato, e di regola almeno 24 ore prima del compimento. CAP

87

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Solo in caso di assoluta urgenza o in caso di possibile pregiudizio per l’integrità del

mezzo di prova, le operazioni possono essere condotte prima della scadenza del

termine, con l’onere cmq x il pm di darne tempestivo avviso.

Le ispezioni si trovano in una posizione intermedia: anche qui la regola è che l’avviso

sia dato almeno 24 ore prima dell’esecuzione dell’operazione; tuttavia questo può

essere omesso se vi è fondato motivo di ritenere che le tracce e gli altri effetti

materiali del reato possono essere alterati.

3. DIRITTO ALLA CONOSCENZA DEI VERBALI DELLE OPERAZIONI

DISPOSTE DAL PM:i verbali degli atti cui il difensore ha diritto di assistere devono

essere depositati anticipatamente rispetto alla chiusura delle indagini preliminari,

cosicché sia possibile prenderne visione ai fini investigativi.

Regola→ depositati entro il 3°g successivo al compimento dell’atto. Nei 5 gg.

successivi i difensori possono esaminarli anche estraendone copie. Per gravi ragioni il

pm può differire detti termini non oltre i 30 gg.

Regole sulla documentazione dell’attività del pm:

Regola generale è quella della verbalizzazione. Solo per talune categorie è richiamata

nella sua interezza la disciplina stabilita per la redazione dei verbali degli atti

→es.

processuali del giudice interrogatorio, confronti, sommarie info delle persone

informate dei fatti.

Per gli altri atti, il verbale è redatto in forma riassuntiva, mentre la regola è della

semplice “annotazione” per gli atti dal contenuto semplice o di limitata rilevanza. –

PRELIMINARE

Alla conclusione delle indagini preliminari, la documentazione del pm, insieme a

quella della polizia giudiziarie, viene raccolta in un apposito fascicolo, cd. “fascicolo

delle indagini preliminari”, destinato a scindersi in due parti al termine dell’udienza UDIENZA

preliminare, con diversità di destinazione e di effetti sul corso successivo del

procedimento. e

IL SEGRETO di INDAGINE PRELIMINARI

Nel corso delle indagini preliminari la regola è che tutto quanto compiuto resti

segreto. Si tratta peraltro di una segretezza cc “esterna”. Per quanto riguarda la

segretezza cd “interna”, cioè nei confronti delle parti, operano le regole circa la

conoscibilità degl’atti ad opera delle stesse, cui va aggiunta una disposizione INDAGINI

particolare, la quale sancisce che la segretezza non può cmq estendersi oltre la

chiusura delle indagini.

La regola della segretezza trova poi complemento nel divieto di pubblicazione –

degl’atti coperti da segreto; fino a che le indagini non si siano concluse, anche gli atti XVIII

CAP

88

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

d’indagine non più coperti da segreto non sono pubblicabili nella loro formulazione

testuale. Di qeusto può essere riprodotto il solo contenuto.

La regola della segretezza trova due eccezioni:

Gli atti coperti da segreto possono essere pubblicati se autorizzati con decreto

motivato dal PM, e se ciò risulta necessario per la prosecuzione delle indagini. In tal

caso gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del PM.

La necessità per la prosecuzione delle indagini può comportare altresì

un’estensione del divieto anche a fattispecie normalmente non riconducibili alla

segretezza. Ciò può comportare o “l’obbligo del segreto per singoli atti”, oppure “il

divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a

determinate operazioni”; nella prima ipotesi occorre che sia l’indagato a consentire

all’estensione del segreto, oppure che la conoscenza dell’atto possa ostacolare le

indagini riguardanti altre persone.

LE INVESTIGAZIONI DIFENSIVE

Sono attività di ricerca probatoria consentite ai difensori. Il cpp attribuisce al

difensore questa facoltà fin dal momento dell’assunzione dell’incarico precisando poi

che le medesime attività possono essere svolte altresì da un sostituto, nonché da

investigatori privati autorizzati e da consulenti tecnici.

L’attività investigativa è esercitabile dal difensore dell’indagato, delle altre parti

private e dall’offeso del reato. Attività pratiche che rilevano in tale ambito sono:

• Colloquio informale e non specificamente documentato

• Dichiarazione scritta autenticata da chi la riceve e corredata di una dettagliata –

relazione PRELIMINARE

• Assunzioni di informazioni con modalità non disciplinate in modo specifico ,

ma riconducibili alle modalità adottate dal PM ( domande e risposte )

• I difensori possono prendere visione del documento presso la PA, nonché avere

accesso ai luoghi anche se privati e non aperti al pubblico. UDIENZA

Il legislatore si è poi preoccupato di evitare interferenze scorrette tra l’attività

investigativa del PM e quella del difensore, pertanto : e

Ai contatti tra difensore e persone da cui vuole assumere informazioni, non PRELIMINARI

possono assistere ne l’indagato, ne le altre parti private, ne la persona offesa dal

reato; Se una persona è già stata udita dal PM, il difensore non potrà richiedere

notizie sulle domande formulate e sulle risposte date; regola simmetrica vale per il INDAGINI

PM.

Il Pm gode peraltro di un “potere di segretazione” che esplica i suoi effetti per un –

periodo non superiore a 6 mesi, per il quale egli può vietare alle persone da lui udite XVIII

di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine di cui hanno conoscenza. CAP

89

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

L’attività investigativa del difensore è raccolta nel cd fascicolo “del difensore” il

quale contiene la documentazione relativa agli elementi di prova che il difensore

ritiene utile presentare direttamente al giudice.

INCIDENTE PROBATORIO

Questo consiste in una sorta di parentesi inserita nelle indagini preliminari, per

consentire l’assunzione, davanti al giudice e nel contradditorio tra le parti, di prove

non rilevabili al dibattimento.

La legge delega del 1987 forniva un elenco di atti assimilabili con tale strumento:

“testimonianza futura memoria”, “ esame dell’imputato, confronti, ricognizioni,

esperimenti giudiziali, perizie”.

La testimonianza memoria futura è raccolta mediante incidente probatorio nel caso in

cui vi sia motivo di ritenere che la stessa persona non potrà essere esaminata in

dibattimento per infermità o altro grave impedimento.

Altra deposizione che può essere raccolta con questo strumento si ha nel caso di teste

subornabile con violenza, minaccia o altri condizionamenti illeciti o cmq scorretti.

Terza ipotesi di testimonianza assumibile per incidente probatorio è quella del minore

di 16 anni che sia chiamato a deporre in procedimenti per reati di violenza sessuale o

affini.

Anche persone diverse dai testimoni possono essere esaminate mediante incidente

probatorio; si tratta degl’imputati in procedimenti connessi (per i quali questo

strumento è ammesso senza condizioni o limiti), mentre se esaminato è l’indagato

l’incidente probatorio è ammesso a condizione che l’esame verrà sui fatti concernenti

la responsabilità di altri. –

PRELIMINARE

Perizia ed esperimento giudiziale possono essere eseguiti mediante incidente

probatorio se hanno ad oggetto un luogo, cosa o persona il cui stati è soggetto ad

inevitabile modificazione.

I soggetti legittimati a richiedere l’incidente probatorio sono il PM e l’indagato

(anche tramite il suo difensore). Alla persona offesa non è attribuita questa facoltà, UDIENZA

mentre ha solo la possibilità di sollecitare il PM.

→ →

Giudice dell’incidente GIP potere e dovere di controllare l’osservanza delle

norme riguardanti l’iter di svolgimento dell’udienza in cui si avrà l’assunzione della e

PRELIMINARI

prova.

Il gip può altresì su richiesta del PM rinviare l’incidente probatorio richiesto

dall’indagato quando la sua esecuzione pregiudicherebbe uno o più atti dell’indagine

preliminare. INDAGINI

Questo differimento non è consentito qualora pregiudicasse l’assunzione della prova.

Il gip ha altresì il compito di condurre l’udienza in cui vi sarà l’assunzione della

prova; quest’udienza si svolge sempre in Camera di Consiglio, ma con la necessaria

presenza del PM e del difensore. È regola fondamentale che nell’incidente probatorio –

XVIII

le prove sono assunte con le forme stabilite per il dibattimento, pertanto, sulla base

del modello adverary, anche qui vige il principio del contraddittorio per la prova. CAP

90

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il riferimento alle forme del dibattimento implica anche l’applicabilità delle norme

sulla verbalizzazione. Al termine dell’incidente probatorio il verbale e gli altri

documenti sono trasmessi al PM per confluire nel fascicolo per il dibattimento, così

da poter essere utilizzati come piena prova.

Limiti di utilizzabilità:

• Le prove ottenute con incidente probatorio possono essere usate in

dibattimento solo nei confronti degl’imputati i cui difensori hanno partecipato alla

loro assunzione.

• Le prove così ottenute non sono utilizzabili nei confronti di colui che sia stato

raggiunto solo successivamente da indizi di colpevolezza e il suo difensore non vi

abbia partecipato. È fatto salvo il caso in cui tali indizi siano emersi dopo che la

ripetizione dell’atto sia divenuta impossibile.

Una generale preclusione si ha per quei fatti emersi con incidente probatorio

riguardanti persone diverse da quelle cui i difensori hanno partecipato: qui è ammessa

un’estensione probatoria solo se vi è richiesta del PM o di uno dei difensori, purchè si

abbia cura di mettere in grado gli interessati d’intervenire.

LA CHIUSIRA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Una volta terminata la fase delle indagini preliminari, al PM si pone l’alternativa tra

l’esercizio dell’azione penale e la richiesta di archiviazione.

Per sciogliere questa posizione il legislatore ha previsto un sistema di termini, il cui

mancato rispetto comporta l’inutilizzabilità degl’atti compiuti successivamente alla

scadenza.

Questo sistema di termini è abbastanza complesso e vede un doppio ordine di termini: –

PRELIMINARE

da un lato quelli “ di base” e , dall’altro, quelli “prorogati” dal gip sulla base delle

richieste del PM. Pe la prima proroga il PM è sufficiente che individui una “giusta

causa”, mentre per le successive l’onere giustificativo si fa più stringente.

Il termine ordinatorio di durata delle indagini preliminari è di 6 mesi (12 per i reati di

criminalità organizzata). In forza delle proroghe può spingersi fino a 18 mesi (24 per UDIENZA

particolari reati tra cui quelli di criminalità organizzata).

Alla conclusione delle indagini preliminari è collegato l’istituto del relativo avviso; si

tratta di un avviso che il PM deve far notificare all’indagato e al suo difensore entro e

PRELIMINARI

la scadenza del termine, sia esso di base o prorogato. Obbligo che viene meno

laddove il PM intenda chiedere l’archiviazione.

A seguito dell’avviso la difesa può chiedere al PM ulteriori atti d’indagine, il che darà

luogo ad una sorta di “restituzione in termine”. In questo caso il termine è fissato in

30 gg dalla presentazione della richiesta difensiva. INDAGINI

IL PROVVEDIMENTO DI ARCHIVIAZIONE –

XVIII

CAP

91

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Sulla richiesta di archiviazione del Pm il gip laddove la ritenga fondata dovrà

pronunciarsi con un provvedimento che assuma le forme del “decreto motivato di

archiviazione”.

Il decreto sancisce quindi una valutazione d’infondatezza della notizia di reato o

l’improcedibilità, l’estensione del reato, o la sua non configurabilità come tale o

ancora l’inconoscibilità del reo.

Qualora il il gip dissenta dalla richiesta di archiviazione del PM , questo dispone di

un’alternativa:

• Il gip fissa un’udienza ad hoc a seguito della quale lo stesso potrà convincersi

della giustezza della richiesta archiviata;

• All’esito dell’udienza il gip potrà anche disporre che il PM effettui nuove

indagini entro il termine individuato dal gip stesso;

• Il gip potrà infine disporre la cd “imputazione coatta” consistente nell’obbligo

per il PM di formulare entro 10 gg l’imputazione. Entro 2 gg dalla determinazione

dell’imputazione il giudice fisserà l’udienza preliminare.

Dell’udienza ad hoc per la richiesta di archiviazione sono informati oltre al PM e

indagato, anche la persona offesa e il procuratore generale presso la corte d’appello,

che può persino trarre elementi per l’ avocazione.

La detta udienza può peraltro anche essere determinata dalla persona offesa, che

avuta notizia della richiesta di archiviazione, potrà fare opposizione sulla quale il gip

effettuerà un controllo di ammissibilità e di merito.

LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO E L’UDIENZA PRELIMINARE

Contrapposta alla richiesta di archiviazione è l’esercizio dell’azione penale, che in via –

PRELIMINARE

ordinaria si traduce in una richiesta di rinvio a giudizio, attraverso il passaggio per

l’udienza preliminare.

Funzione dell’udienza preliminare: controllo giurisdizionale, eseguito nell’ascolto

delle ragioni delle pari, per vagliare la consistenza dell’iniziativa accusatoria e per

evitare i costi economici e personali di un dibattimento non necessario. UDIENZA

L’udienza preliminare è instaurata dal giudice mediante la fissazione della data di

svolgimento, alla quale deve seguire l’informativa data alle parti e alla persona

offesa, circa la data e gli altri elementi che possono servire per la loro preparazione. e

PRELIMINARI

In relazione alla funzione dell’indagine preliminare, con la richiesta di rinvio a

giudizio, deve essere depositata pure tutta la documentazione relativa all’indagini

svolte dal PM e dalla polizia giudiziaria.

Competente alla conduzione e conclusione dell’udienza preliminare è il giudice

monocratico (gup); solo nel procedimento penale minorile il giudice collegiale. INDAGINI

L’udienza preliminare si svolge sempre in camera di consiglio, pertanto non è mai

pubblica. Ad essa sono però tenuti a partecipare PM e difensore dell’imputato.

La mancanza del PM dà luogo a nullità intermedia, mentre la mancanza del difensore –

XVIII

da luogo a nullità assoluta.

La presenza fisica dell’imputato non è prevista come assolutamente necessaria. CAP

92

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ →

Svolgimento due modalità una semplice e una complessa.

Lo svolgimento dell’udienza avviene nel contraddittorio delle parti, che peraltro deve

fare esclusivo riferimento alla documentazione contenuta nel fascicolo delle indagini,

integrati solo da memorie o documenti di parte che possono presentare prima

dell’udienza della discussione.

Se dopo tali audizioni in contraddittorio il giudice ritiene di poter decidere sullo stato

degl’atti, può adottare provvedimenti che gli competono SCHEMA Più

SEMPLICE.

Lo SCHEMA Più COMPLESSO si ha invece quando alla discussione fa seguito una

serie di atti. Se dopo il contraddittorio il gup non ritiene di essere in grado di decidere

sullo stato degl’atti, questo può seguire due strade:

1. Può ordinare al PM un supplemento d’indagini;

2. Può disporre un’approvazione probatoria, con l’assunzione delle prove delle

quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere.

Nel primo caso vi sarà la fissazione di una nuova udienza preliminare, mentre nel

secondo non sarà assolutamente necessaria, infatti l’assunzione probatoria potrà

aversi anche immediatamente ove delle circostanze e la natura della prova lo

consentano.

A conclusione dell’udienza preliminare, l’alternativa che si pone al gup è tra sentenza

di luogo a procedere e tra decreto che dispone il giudizio.

SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE

Questa può essere oggetto d’impugnazione del PM o dell’imputato, il che potrà –

PRELIMINARE

portare ad un rinvio a giudizio.

Scaduti inutilmente i termini per impugnarla, la sentenza di non luogo a procedere

acquista un certo grado di stabilità. Ai fini della revoca è necessario che il PM adduca

la sopravvenienza di nuove fonti di prova, che da solo o unitamente a quelle già

acquisite possono giustificare un rinvio a giudizio. UDIENZA

Sulla revoca decide il gip con ordinanza; dalla revoca può poi scaturire il decreto che

dispone il giudizio, previo svolgimento di una nuova udienza preliminare.

L’ordinanza che dispone la revoca della sentenza do non luogo a procedere non è e

PRELIMINARI

impugnabile. Lo è invece, con ricorso per cassazione, da parte del PM, l’ordinanza

che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di revoca.

DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO

Alternativa alla sentenza di non luogo a procedere è l’emissione di un decreto che INDAGINI

dispone il giudizio.

Contenuto: –

• Generalità dell’imputato, delle altre parti private e dei relativi difensori; XVIII

• Indicazione della persona offesa dal reato qualora risulti identificata; CAP

93

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

• Enunciazione chiara e precisa del fatto, circostanze aggravanti, e quelle che

possono portare all’applicazione di misure di sicurezza con i relativi articoli;

• Indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui si riferiscono;

• Dispositivo con l’indicazione del giudice competente per il giudizio;

• Indicazione del giorno, ora, luogo di comparizione, con avvertenza per

l’imputato che laddove non comparirà sarà giudicato in contumacia;

• Data e sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che l’assiste.

Ai fini della fase giudiziale il materiale probatorio viene organizzato secondo il

metodo del doppio fascicolo per il quale si avrà un vero e proprio sdoppiamento della

documentazione raccolta durante le indagini preliminari, integrata da quella

dell’udienza preliminare stessa. I due fascicoli che si vengono a creare sono

denominati fascicolo per il dibattimento e fascicolo del PM.

FASCICOLO PER IL DIBATTIMENTO contenuto:

• Atti relativi alla procedibilità

• Verbali degl’atti non reperibili compiuti dal PM, polizia giudiziaria e difensore

• Verbali degl’atti assunti mediante incidente probatorio

• Corpo del reato e cosa ad essa pertinenti, qualora non debbano essere custoditi

altrove.

Questo fascicolo deve essere trasmesso immediatamente alla cancelleria del giudice

competente per il giudizio, insieme col decreto che dispone il giudizio. Dei suoi

contenuti il giudice di merito potrà prendere visione ancor prima dell’inizio del

dibattimento. –

PRELIMINARE

Deve infine ricordarsi che le parti possono concordare l’acquisizione del fascicolo per

il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del PM, nonché della documentazione

relativa all’attività d’investigazione difensiva.

→ UDIENZA

FASCICOLO DEL PM il contenuto di questo è determinato in negativo, nel

senso che contiene tutti quegl’atti delle indagini preliminari nonché dell’udienza

preliminare che non debbano essere conservati nel fascicolo per il dibattimento. e

Il fascicolo del PM include peraltro il fascicolo del difensore. Il fascicolo del PM PRELIMINARI

deve essere custodito presso la cancelleria della procura e di esso possono prendere

visione ed estrarre delle copie i difensori delle altre parti.

Dei documenti contenuti in tale fascicolo, il giudice di merito non prende

conoscenza; ciò allo scopo di escludere un qualsiasi condizionamento delle sue INDAGINI

convinzioni, che potenzialmente può aversi con la presa visione delle formulazioni di

parte. –

XVIII

CAP

94

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

C

A

P

I T O L O X

I X – I L G I U

D

I Z

I O O R

D I N

A

R

I O –

IL RUOLO CENTRALE DELLA FASE GIUDIZIALE E LE SUE SCANSIONI

Con il decreto che dispone il giudizio si apre la fase che il codice denomina

“giudizio”. Questa fase si impernia sul dibattimento, nel quale si esercita pienamente

il contraddittorio delle parti dinnanzi al giudice, chiamato a pronunciarsi con una

sentenza di condanna o proscioglimento. Il dibattimento è peraltro composto da più

sottofasi atti preliminari al dibattimento, dibattimento vero e proprio, sentenza.

GLI ATTI PREDIBATTIMENTALI

La sottofase degl’atti preliminare prende avvio con la ricezione da parte della

cancelleria dell’ufficio del tribunale del decreto che dispone il giudizio. Questa fase

ha una fz preminente organizzativa del dibattimento stesso.

Ruolo principale: presidente del collegio giudicante.

Funzione: far conoscere con precisione alle parti giorno, ora, luogo del dibattimento.

Il fatto che questa fase abbia fz principalmente organizzativa non esclude che in essa

possa esplicarsi attività di diverso genere. Nella fase predibattimentale può aversi in

via d’urgenza, l’acquisizione di prove non rinviabili al dibattimento; ciò nelle stesse

ipotesi che giustificano l’incidente probatorio. Sempre in tema di prove troviamo un

istituto che rende palese la fz organizzativa: liste per la citazione di persone chiamate

a rendere dichiarazioni nel dibattimento. La lista deve essere depositata a pena di

inammissibilità in cancelleria almeno 7 gg prima della data fissata per il dibattimento.

IL DIBATTIMENTO E LA PIENEZZA DEL CONTRADDITTORIO

Esaurita degl’atti preliminari si entra nella fase del dibattimento vero e proprio. È nel

dibattimento che trova piena applicazione il principio del contraddittorio, anche per

quanto concerne la formulazione delle prove costituende. L’esame testimoniale è

infatti basato sulla tecnica adversary.

Il contraddittorio è anche piena esplicazione del principio dell’immediatezza, nel –

senso di un r/r diretto tra giudice e prova. Quello del contraddittorio è peraltro un ORDINARIO

principio che trova piena applicazione anche per quelle questioni che sorgono allo

stato introduttivo.

Così è per le questioni preliminari, che devono essere discusse dal PM e da un

difensore per ogni parte privata. GIUDIZIO

Il carattere preliminare delle questioni e le esigenze di economia processuale

giustificano la disposizione per la quale la discussione deve essere contenuta nei

limiti di tempo strettamente necessari all’illustrazione delle questioni e la non IL

ammissibilità di repliche. Su tali questioni il giudice decide con ordinanza. –

XIX

Una discussione nelle medesime modalità si ha in riferimento alle questioni

incidentali che possono sorgere nel corso del dibattimento, per le quali il giudice CAPITOLO

decide con ordinanza che deve essere resa immediatamente. 95

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

PUBBLICITA’ DELLE UDIENZE E DURATA DEL DIBATTIMENTO

La sede dell’attività dibattimentale è l’udienza; queste possono essere più di una, spt

in relazione alla complessità delle questioni da affrontare e delle prove da assumere.

Caratteristica dell’udienza dibattimentale è la pubblicità, caratteristica peraltro

garantita anche dalle fonti internazionali come tutela dei diritti fondamentali.

Le stesse fonti peraltro ammettono a questa regola delle eccezioni, individuate in

modo tassativo. CEDU: vieta la pubblicità in caso di interesse mora, ordina pubblico,

sicurezza nazionale, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della

vita privata delle parti.

Il cpp alla regola della pubblicità introduce due eccezioni: una di carattere soggettiva,

l’altra di carattere assoluto. Le prime sono adottate con provvedimento informale, le

seconde con ordinanza del collegio.

La seconda tipologia di eccezion, che dà luogo alle cd porte chiuse, ha come

presupposto esigenze di tutela del buon costume o d’interesse dello stato o della

pubblica sicurezza.

In certi altri casi, invece, l’eccezione alla pubblicità opera in fz della privacy

individuale (procedimenti per delitti contro la libertà sessuale, ovvero anche

procedimenti a carico dei minorenni ad eccezione delle ipotesi in cui l’imputato ultra

sedicenne chiede l’udienza pubblica).

L’osservanza delle norme circa la pubblicità è stabilità a pena di nullità.

Accanto alle forme tradizionali di pubblicità, la normativa vigente ammette le riprese

audiovisive dei dibattimenti, queste però devono essere autorizzate con ordinanza dal

giudice.

Di regola l’autorizzazione è subordinata anche al consenso delle parti, il quale

tuttavia non è indispensabile ove esiste un interesse sociale particolarmente rilevante.

Ognuno ha però il diritto a non consentire la ripresa della propria immagine.

Preoccupazione del legislatore era anche quella di evitare un eccessivo protrarsi del

dibattimento. –

A tal proposito ha sancito che il dibattimento che no si esaurisce in una sola udienza ORDINARIO

dovrà proseguire nel primo giorno successivo non festivo. Ha altresì stabilito che le

sospensioni sono ammesse solo per ragioni di assoluta necessità e per un termine

massimo che computate tutte le dilazioni non sia maggiore di 10 gg esclusi i festivi. GIUDIZIO

I PROTAGONISTI DEL DIBATTIMENTO

GIUDICE a tal proposito deve distinguersi tra giudice-organo e presidente. IL

Competenze funzionali del presidente : potere di disciplina dell’udienza + –

competenze funzionali nel momento di formazione delle prove costituende. XIX

Competenze funzionali giudice-organo: decisione sulle questioni incidentali + CAPITOLO

determinazione del quadro probatorio globale. 96

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

PM nel dibattimento viene in risalto il suo ruolo di parte nella partecipazione al

contraddittorio con la parte che ormai è imputata. Questo ruolo è esercitato per tutto il

corso del dibattimento, e nel quale egli avrà per prima la parola sulle questioni

rilevanti per lo svolgimento del processo o per la sua decisione.

La partecipazione del PM alle udienze dibattimentali è indispensabile, e in caso di

mancanza si ha la nullità di ordine generale intermedio.

DIFENSORI DEGLI IMPUTATI contradditori naturali del PM.

La constatazione della mancanza di questi soggetti impone che il presidente del

dibattimento nomini come sostituto un difensore d’ufficio; se ne deduce che la

presenza del difensore è obbligatoria. Infatti la conseguenza dell’assenza non

accompagnata dalla nomina del sostituto comporta la nullità assoluta.

Nello svolgimento del dibattimento il difensore dell’imputato è di norma chiamato ad

intervenire dopo i rappresentanti delle altre parti.

→ le parti private diverse dall’imputato non possono stare in giudizio se non per

mezzo di un difensore; ciò vuol dire che la mancanza di questo non dà luogo alla

nomina di un difensore d’ufficio, ma alla sola impossibilità d’intervenire nel

dibattimento;

→ la persona offesa in quanto tale , ossia che non sia costituita parte civile, non gode

di alcun specifico potere ne improprio ne tramite il difensore;

→ →

imputato questo ha diritto di partecipare personalmente al processo solo nel

caso di persistenza di un comportamento ostruzionistico può essere allontanato

dall’aula o addirittura espulso per l’intera durata del dibattimento. L’allontanamento e

l’espulsione comportano una piena rappresentanza del difensore.

Nel nostro ordinamento è peraltro lasciata all’imputato un’ampia possibilità di non

partecipare al processo. Questa sia tramite la mera assenza, ma altresì la posizione

contumaciale, cioè l’assenza non accompagnata da rinuncia e non giustificata da un

legittimo impedimento.

GLI ATTI INTRODUTTIVI DEL DIBATTIMENTO

Il dibattimento vero e proprio inizia con un atto denominato “dichiarazione di –

apertura”. Va peraltro detto che una fz di collegamento tra gli atti predibattimentali e ORDINARIO

quelli propriamente dibattimentali è assunta dagl’atti introduttivi. Questi si

distinguono tra gli atti da compiersi anteriormente e posteriormente alla dichiarazione

di apertura. GIUDIZIO

Anteriormente alla dichiarazione deve essere effettuata ad opera del presidente il

controllo della regolare costituzione delle parti, nonché procedere all’eventuale

nomina del sostituto del difensore. IL

Deve procedersi alla verificazione dei legittimi impedimenti a comparire di imputati e XIX

difensori ovvero procedere alla dichiarazione di contumacia. Devono essere proposte CAPITOLO

le eventuali questioni preliminari, comprese quelle sull’incompetenza e le eccezioni

di nullità relativa. 97

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Tra le questioni preliminari ve ne sono alcune che possono essere sollevate e discusse

anche successivamente, se la possibilità di proporle sorga solo nel corso del

dibattimento (esempio: eccezioni relative a documenti appartenenti al fascicolo per il

dibattimento più riunione o separazione dei giudizi.

Successivamente alla dichiarazione subito dopo la dichiarazione di apertura si

colloca una serie di attività principalmente dirette alla ricognizione del quadro

probatorio entro il quale si svolgerà la successiva attività di istruzione dibattimentale.

Procedimento: appena aperto il dibattimento, tutte le parti sono chiamate ad indicare i

fatti che intendono provare e a chiedere l’ammissione delle prove. A quest’ultima

spetta al giudice provvedere con ordinanza, secondo le limitazioni imposte al diritto

alla prova, ma con l’importante precisazione che l’imputato ha diritto all’ammissione

delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico.

Specialmente lo stesso diritto spetta pure al PM.

L’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

Costituisce il cuore del dibattimento; il quadro dei mezzi di prova appare così ben

delineato all’inizio dell’istruzione dibattimentale, ma ciò non significa che questo non

possa subire variazioni. Il giudice infatti, sentite le parti, può revocare le ordinanze di

ammissione dei mezzi di prova, così come ammettere altri prima esclusi. È conferita

poi a tutte le parti la facoltà di rinunciare ad alcuni mezzi di prova, con il consenso

dell’altra.

RAPPORTI CON LE RISULTANZE ANTERIORI

Il campo del materiale probatorio subisce cmq ex lege alcune limitazioni:

• Divieto per il giudice di utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da

quelle legittimamente acquisite in dibattimento;

• Divieto di provare la colpevolezza dell’imputato sulla base di dichiarazioni

rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’esame da parte

dell’imputato o suo difensore. La delimitazione citata assume modalità diverse a –

ORDINARIO

seconda che si tratti di prova precostituita e costituenda.

Prova precostituita la normativa sull’istruzione dibattimentale non contiene

disposizioni specifiche, se non quella di allegare al fascicolo per il dibattimento i GIUDIZIO

documenti ammessi per gli atti introduttivi al dibattimento.

Prove costituende per queste, in particolare per quelle che si formano mediante

dichiarazioni, la problematica è ben diversa: due sono i punti fondamentali della IL

disciplina normativa: –

XIX

1. Modalità di assunzione nel corso della stessa istruzione dibattimentale sono CAPITOLO

fondamentalmente ricondotte alla tecnica “adversarial” che vede un esame condotto

da colui che dirige l’udienza, a far filtro anche per le domande di parte. Le novelle 98

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

successive non hanno scalfito l’impianto di base; si sono limitate a introdurre nuove

eccezioni, ad esempio esami protetti (con vetro a specchio, collegamento citofonico),

esame a distanza.

2. Problema dei rapporti di tali prove con le dichiarazioni rilasciate dai medesimi

soggetti nelle fasi anteriori al dibattimento la nuova normativa ha visto tra i suoi

tratti salienti 2 istituti: da un lato le letture di verbali e altre fonti documentative,

dall’altro le contestazioni ai testimoni o altri dichiaranti.

LETTURA idonea a consentire al giudice e alle parti un’identica presa di

conoscenza, è in via di principio il veicolo necessario affinchè un verbale o un’altra

fonte documentativa possa entrare a far parte del materiale probatorio.

In via di principio è stato detto poiché la lettura può essere sostituita da una semplice

indicazione in via specifica degli “atti utilizzabili ai fini della decisione”. Questa

sostituzione può essere tuttavia impedita dall’opposizione anche di una sola parte ove

si tratti di verbali di dichiarazioni. Per i verbali di altri atti, ad esempio perquisizioni,

il giudice è tenuto alla lettura solo se vi è un serio disaccordo tra le parti sul relativo

contenuto.

La lettura è quindi un passaggio necessario, tuttavia talvolta non sufficiente. A tal

proposito dobbiamo distinguere tra atti facenti parte integrante del fascicolo per il

dibattimento ovvero quelli che sono rimasti nel fascicolo del PM. Per i primi non vi è

alcuna norma limitativa alla lettura; per i secondi invece la disciplina dei limiti è

imperniata sull’istituto delle contestazioni.

Il nodo centrale della problematica è dato dalla questione del valore da riconoscere

alle dichiarazioni anteriormente rilasciate, nel corso del procedimento da persone

chiamate a rendere testimonianza in dibattimento.

La contestazione può essere esercitata solo se sui fatti o circostanze il testimone abbia

già deposto.

Ai fini della valutazione delle dichiarazioni precedentemente rese il cpp esclude che

possono fondare una decisione giudiziale sancendo che queste possono essere

valutate solo ai fini della credibilità del teste.

L’inutilizzabilità delle dichiarazioni può essere esclusa per accordo delle parti,

ammettendo il 5c dell’art 111 Cost. che la prova si formi senza contraddittorio se vi è –

ORDINARIO

consenso dell’imputato.

Qualora vi siano elementi che facciano ritenere vi sia stata violenza o minaccia in un

teste al fine di una deposizione falsa o di non farlo deporre, le relative dichiarazioni

appartenenti al fascicolo del PM sono fatte confluire nel fascicolo del dibattimento, GIUDIZIO

cosicchè saranno sottoposte agli ordinari canoni di valutazione della prova. →

Rifiuto del teste di sottoporsi all’esame e al contro esame di una delle parti

inutilizzabilità delle dichiarazioni rese contro colui che si è visto rifiutare l’esame, IL

salvo suo consenso. –

XIX

LE CONTESTAZIONI SUPPLETTIVE DELL’ACCUSA CAPITOLO

99

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Nel corso dell’istruzione dibattimentale i capi d’imputazione con cui il soggetto è

stato portato a giudizio possono subire modificazioni.

La relativa normativa effettua innanzitutto una distinzione tra:

• →

gli atti dell’accusa che sono suscettibili di una contestazione suppletiva

concorso di reati, circostanze aggravanti, modifiche dello stesso fatto addebitato che

dia caratteristiche di diversità rispetto a quello dell’imputazione che però non si

traduca in fatti totalmente nuovi;

• →

atti per i quali è esclusa una contestazione suppletiva fatti totalmente nuovi,

esclusa la contestazione se dalla modifica dell’imputazione risulta la competenza di

un giudice superiore rispetto a quello precedente.

La contestazione suppletiva dà diritto all’imputato di fruire di un termine per

preparare la difesa rispetto alla diversa imputazione. Nei casi in cui la contestazione è

ammessa, essa deve venire effettuata affinchè la differenza del fatto o circostanze

possa essere attinto all’imputato nella sentenza contro di lui. In mancanza la sentenza

è nulla per la parte relativa all’elemento scorrettamente attribuito.

DISCUSSIONE FINALE TRA LE PARTI

Esaurita l’istruzione il contraddittorio nella sua forma più strettamente argomentativa

si esplica attraverso la discussione finale.

L’ordine degli interventi è modulato nel rispetto del principio di una dialettica tra

accuse e difesa, sottolineato dalla regola dell’ultima parola alla difesa. La discussione

finale non può essere interrotta nemmeno per l’assunzione di nuove prove, se non in

caso di assoluta necessità.

CHIUSURA DEL DIBATTIMENTO E DELIBERAZIONE DELLA

DECISIONE

Al termine della discussione finale si ha una dichiarazione formale di chiusura del

dibattimento, dopo la quale si apre la sottofase della deliberazione del provvedimento

conclusivo del giudizio. Tale provvedimento è rappresentato da una sentenza che va

deliberata subito dopo la chiusura del dibattimento. SPECIALI

Questa idea dell’immediatezza non deve essere considerata nel suo carattere letterale,

bensì come espressione di una esigenza di stringente continuità rispetto all’insieme

del dibattimento, nel senso di un divieto di sospendere tale attività, se non nei casi di PROCEDIMENTI

assoluta impossibilità.

Particolarmente importante la regola per la quale la sentenza deve essere deliberata

dal collegio composto dai medesimi giudici- persone fisiche che sono stati presenti

lungo il dibattimento. I

XX

C

A

P

I T O L O X

X – I P

R

O C

E D

I M

E N

T I S

P

E C

I A

L I CAPITOLO

IL PROCEDIMENTO DI OBLAZIONE 100

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ contenuta nel codice penale; consiste nel versamento di una somma alle

Oblazione

casse erariali, da parte della persona indagata o imputata, che estingue il reato.

Vi sono due ipotesi di oblazione: l’una ordinaria, l’altra speciale.

Comune ad entrambi gl’istituti è la loro applicabilità alle sole contravvenzioni. La

prima tipologia è applicabile alle contravvenzioni che prevedono la sola pena

dell’ammenda. Quelle speciali si applicano alle contravvenzioni che prevedono

alternativamente la pena dell’ammenda e dell’arresto. In questo secondo caso non vi

sono limiti all’operatività dell’istituto sia con riguardo alla personalità del reo, al

permanere di conseguenze dannose o pericolose del reato, alla gravità del fatto.

La somma che deve essere versata ai fini dell’effetto estintivo è determinata in

entrambe le ipotesi in una frazione del massimo della pena edittale: primo caso

1/3, nel secondo ½. Sono sempre poste a carico dell’oblante le spese del

procedimento.

La domanda di oblazione può essere presentata sia nel corso delle indagini

preliminari sia a processo già iniziato, cmq non oltre l’apertura del dibattimento.

È sempre il giudice che valuta la domanda di oblazione, pronunciando ordinanza di

reiezione, o accoglimento. Occorre cmq distinguere:

- nell’oblazione ordinaria, l’interessato ha un vero e proprio diritto, pertanto è

necessario l’accoglimento;

- nell’oblazione straordinaria, l’accoglimento è affidato alla discrezionalità del

giudice, che dovrà verificare l’esistenza dei presupposti.

Cmq, se accolta, l’ordinanza fisserà la somma da versare, dandone avviso

all’interessato. Avvenuto il versamento, l’estinzione è dichiarata con sentenza se la

domanda è stata presentata in fase già propriamente processuale. Se presentata nel

corso delle indagini preliminari sarà il PM a prendere le sue determinazioni,

richiedendo al gip l’archiviazione.

PROCEDIMENTI SPECIALI ABOLITIVI DEL DIBATTIMENTO E

PROCEDIMENTI SPECIALI ANTICIPATORI DEL DIBATTIMENTO

- PATTEGGIAMENTO SPECIALI

→ applicazione della pena su richiesta delle parti.

Caratteristica fondamentale di tale istituto è data dalla riduzione della pena a favore

dell’imputato che richiede questa formula di rito ovvero che accetti la richiesta del PROCEDIMENTI

PM.

La pena può essere infatti diminuita fino ad 1/3, oppure può essere proposta sanzione

sostitutiva . il codice, aderendo alla legge delega dell’87 aveva riservato questo

istituto a reati di gravità medio-bassa. Per essere legittimamente avallata dal giudice

l’entità patteggiata non poteva superare i due anni di pena detentiva, salvo le aggiunte I

di pene pecuniarie. Con una riforma del 2003 le ipotesi di ammissibilità hanno subito XX

un notevole ampliamento: il tetto per l’applicazione consensuale della pena detentiva CAPITOLO

è stato elevato a 5 anni, soli o congiunti a pena pecuniaria. 101

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Peraltro il tetto dei 5 anni non è fissato in relazione alla pena edittale massima, bensì

è relazionato agli ordinari canoni di determinazione della pena prevista dal codice

penale.

Resta poi ferma la possibilità che la pena patteggiata si riduca ad una sanzione

sostitutiva, ovvero ad una pena pecuniaria “secca”.

INSTAURAZIONE: questo rito prende avvio con una richiesta di parte, ovvero del

PM. In ogni caso dovrà aversi il consenso della controparte. Questa può essere

proposta già durante le indagini preliminari, ovvero nel corso dell’udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni, o addirittura nella fase di

giudizio se l’imputato ha dovuto subire uno dei riti alternativi che prescindono dal

suo consenso.

CONTENUTO: la richiesta deve contenere la specie e la misura delle sanzioni che

s’intende applicare. Su questo quadro probatorio dovrà pronunciarsi il giudice che

potrà respingerlo, ma non modificarlo.

Possibilità di una “richiesta condizionata”: l’imputato può subordinare l’efficacia

della sua richiesta alla concezione della sospensione condizionale della pena.

RIFIUTO DEL PM: il Pm deve dare giustificazione del suo eventuale dissenso; tale

dissenso non è irreparabilmente preclusivo di una pronuncia giudiziale che accolga la

richiesta di pena patteggiata da parte dell’accusato, giacchè in sede dibattimentale

l’imputato può rinnovare la richiesta che non abbia avuto seguito appunto per il

dissenso della controparte pubblica;

nella stessa sede dibattimentale o anche successivamente in sede di giudizio

d’impugnazione, il giudice può poi ugualmente avvallare tale richiesta ritenendo

ingiustificato quel dissenso; la stessa cosa può accadere se il giudice dibattimentale o

dell’impugnazione ritenga infondato il rigetto, da parte del gip, della richiesta

dell’indagato.

FORME: non sono previste forme particolari per la redazione della richiesta per la

→ SPECIALI

prestazione del consenso sia scritte che orali.

Per l’imputato la richiesta o il consenso devono essere formulati dallo stesso ovvero

da un procuratore speciale essendosi preoccupato il legislatore di garantire che il rito PROCEDIMENTI

speciale derivasse da una precisa volontà dell’imputato medesimo.

Se la richiesta è presentata nel corso delle indagini preliminari, si rende necessaria

un’apposita udienza camerale per la decisione. In tale udienza il giudice sentirà le

parti, se compaiono questa si conclude con sentenza.

Il giudice può rifiutare il suo avvallo al patteggiamento: I

1. disconoscendone la conformità alla legge –

2. contestando la congruità della pena patteggiata in relazione al canone di XX

rieducazione del reo. CAPITOLO

3. Se sussistono i presupposti per una futura sentenza di proscioglimento. 102

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La sentenza che invece ammette il patteggiamento è equiparata ad una sentenza di

condanna, anche se non la rispecchia in tutte le sue caratteristiche. Non ha efficacia

nei giudizi civili e amministrativi, salvo in quelli disciplinari.

Il patteggiamento che vede pene inferiori all’originario tetto dei 2 anni non comporta

l’accollo al privato delle spese del procedimento, nell’applicazione di pene accessorie

o misure di sicurezza.

La sentenza che avvalla il patteggiamento non comporta di per se l’estinzione del

reato. Questo si avrà peraltro solo per i reati della fascia originaria di applicabilità, se

il protagonista del patteggiamento terrà un comportamento penalmente ineccepibile

per un periodo di 5 anni se la sentenza riguarda un delitto, di 2 anni se riguarda una

contravvenzione.

→ forti limitazioni; questo

APPELLO è possibile per il PM, quando questo abbia

manifestato preventivamente il suo dissenso.

- GIUDIZIO ABBREVIATO

→ processo definito allo stato dei fatti all’udienza preliminare.

Questo giudizio è caratterizzato dalla diminuzione della pena di 1/3 rispetto a quella

che sarebbe comunicata senza questo rito speciale.

Questo procedimento prende avvio con una richiesta dell’imputato. Il Pm, il cui

consenso era originariamente indispensabile, non ha più voce al riguardo.

L’area dei reati per i quali questo giudizio può aversi non è definita a priori, pertanto

possiamo dire che vi sia una estensione generalizzata. Non per tutti i reati opera però

la riduzione di 1/3 prevista in via generale; la questione riguarda spt i reati per i quali

è prevista la pena dell’ergastolo, il quale ovviamente non è divisibile in termini

frammentari.

Nel silenzio della legge delega , il codice originario aveva previsto la sostituzione

dell’ergastolo con la reclusione di 30 anni , tuttavia la corte costituzionale ravvisando

un eccesso di delega cancellò questa impostazione. Nel ’99 la regola della

conversione in 30 anni di reclusione fu ripristinata, a seguito della legge 479. art

442 cpp SPECIALI

In forza di un ulteriore novella è stato però stabilito che, quando all’ergastolo si

accompagna l’isolamento diurno, il giudizio abbreviato comporta la cancellazione

solo di quest’ultimo. PROCEDIMENTI

La richiesta è presentata dall’imputato a seguito della richiesta di rinvio a giudizio da

parte del PM il termine ultimo in questo caso è il momento immediatamente

antecedente alla formulazione delle conclusioni delle parti.

Ampia libertà di forma: scritto o orale.

Preoccupazione principale è quella di accertare che tale richiesta derivi da una I

effettiva volontà dell’imputato: per questo motivo si richiede che questo debba essere –

XX

presentata dall’imputato medesimo, ovvero da un procuratore munito di procura CAPITOLO

speciale. 103

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La richiesta può essere subordinata dall’imputato a un’integrazione probatoria, così

da non limitare agl’atti raccolti durante l’indagini preliminari il materiale utilizzabile

per la decisione finale.

La condizione posta dall’imputato è sottoposta al vaglio del giudice, il quale dovrà

valutare non solo l’effettiva esigenza d’integrazione, ma anche la sua compatibilità

con le finalità di economia processuale. Se la valutazione avrà esito negativo si

seguirà il rito del processo ordinario. Altrimenti l’integrazione probatoria chiesta

dall’imputato consentirà di allargare il materiale su cui il giudice fonderà la sua

decisione; questo conterà pure le prove contrarie che il PM avrà diritto a vedere

ammesse.

L’atto che consente il passaggio al rito abbreviato è un’ordinanza ammissiva del

giudice.

Il giudizio abbreviato consente di pervenire ad una decisione anticipata rispetto al rito

ordinario. Diverso è il giudice che emetterà la sentenza, poiché si tratta del gup

(giudice monocratico non collegiale, di regola).

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio; questa sarà pubblica se lo

chiedono tutti gli imputati.

CONTENUTI DELLA SENTENZA FINALE: questa risponderà alla medesima

alternativa del procedimento ordinario. Si tratterà di una sentenza di proscioglimento

(nelle forme o dell’assoluzione o della sentenza di non doversi a procedere) ovvero

potrà essere una sentenza di condanna, nel quel caso dovrà applicarsi la riduzione

secca della pena.

LIMITI ALL’APPELLABILITA’:

• È escluso l’appello ad opera del PM, salvo il caso in cui la sentenza modifichi

il titolo del reato;

• È escluso per ambo le parti se intesa solo ad ottenere una diversa formula di

proscioglimento.

- IL GIUDIZIO DIRETTISSIMO SPECIALI

Caratteristica principale è quella di consentire un rapido passaggio al dibattimento,

sulla base di un atto unilaterale del PM.

Vi sono tre diversi presupposti per l’introduzione di un giudizio direttissimo; la PROCEDIMENTI

presenza di uno qualsiasi è peraltro sufficiente al fine dell’introduzione:

1. Arresto in flagranza in queste ipotesi il PM ha il potere di presentare

direttamente l’imputato in stato di arresto, davanti al giudice del dibattimento per la

convalida e il contestuale giudizio. In quest’ipotesi la particolarità è data quindi dal

fatto che al giudice del dibattimento è affidato non solo il giudizio sul merito, ma I

anche quello di convalida. Inoltre, se sceglie questa via, il PM ha 48 ore di tempo –

XX

dall’arresto per instaurare insieme al giudizio sul merito anche quello della convalida. CAPITOLO

Il nesso quindi tra giudizio di convalida e giudizio direttissimo si riflette anche sui

limiti di ammissibilità di quest’ultimo, se l’arresto non è convalidato. In tal caso il 104

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

procedimento continuerà dinnanzi al giudice del dibattimento solo se vi sarà accordo

del PM e imputato. In caso contrario gl’atti dovranno essere restituiti al PM con

ritorno alla fase delle indagini preliminari.

2. Il giudizio direttissimo è ammesso poi anche nel caso in cui si sia proceduto

alla convalida dell’arresto in flagranza ad opera del gip. In tal caso il rito speciale è

ammesso se l’arrestato è presentato al giudice del dibattimento entro un termine più

lungo di quello previsto per la prima ipotesi, ma cmq breve (15gg).

3. Confessione dell’indagato: anche qui il termine è di 15 gg ma decorre

dall’iscrizione della notizia di reato in apposito registro.

La maggiore rapidità del procedimento si ottiene in tale contesto con l’eliminazione

dell’udienza preliminare. Ciò comporta anche la soppressione di quell’attività che

sono concentrate nella fase predibattimentale.

ATTIVITA’ PRODROMICHE ALL’INSTAURAZIONE DEL RITO SPECIALE:

rileva a tal proposito la condizione di libertà personale o meno dell’indagato: sarà

citato a comparire, se libero; verrà presentato direttamente all’udienza, se detenuto.

Nel primo caso si avrà dunque un decreto di citazione, emesso dal PM, il quale è

altresì tenuto a formare il fascicolo per il dibattimento. È con questo decreto che si

cristallizza e si contesta l’imputazione che invece sarà contestata direttamente al

detenuto se presente all’udienza.

È poi nella fase d’instaurazione del giudizio che si ha la possibilità di una prima presa

di conoscenza della documentazione delle indagini condotte dal PM e dalla polizia

giudiziaria.

Lo svolgimento del giudizio con questo rito speciale non vede difformità con quello

ordinario; vi sono solo alcune particolarità:

- prova testimoniale la mancanza della fase predibattimentale impedisce

l’applicazione dell’istituto delle liste “liste”. A ciò è stato dato soluzione con la

previsione della possibilità di far citare un teste “anche oralmente” da un ufficiale

giudiziario o dalla polizia giudiziaria , nonché la possibilità per il PM, imputato e

parti civili di presentare i testimoni direttamente all’udienza.

→ SPECIALI

- esercizio del diritto di difesa da segnalare è altresì la possibilità per l’imputato di

richiedere un “termine di difesa” con conseguente sospensione del dibattimento.

Non sono previste variazioni rispetto al rito ordinario per: istruzione dibattimentale, PROCEDIMENTI

discussione finale, adempimenti successivi.

Vi è tuttavia la possibilità di sbocchi particolari del procedimento:

• →

Prima ipotesi il giudice direttissimo risulta instaurato fuori dai presupposti

di legge. Qui gli atti devono essere restituiti al PM, poiché proceda secondo le

formule del rito ordinario o con altro rito speciale ove possibile.

• → I

Seconda ipotesi l’imputato esercita la facoltà di ottenere la trasformazione –

XX

del rito stesso, chiedendo all’udienza dibattimentale il giudizio abbreviato o il CAPITOLO

patteggiamento. 105

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

- GIUDIZIO IMMEDIATO

Anche questo rito speciale si caratterizza per l’abolizione dell’udienza preliminare. A

differenza del giudizio direttissimo è qui presente una preventiva presa di contatto tra

PM e giudice, quale condizione per l’instaurazione del giudizio immediato.

Questa si apre con una richiesta del PM al gip, sulla quale egli decide sulla base dei

criteri stabiliti dalla legge e sulla base del fascicolo trasmessogli dallo stesso PM.

Sia per la richiesta che per la decisione sono previsti dei termini: 90 gg per la prima,

dalla data d’iscrizione della notizia di reato, 5 gg per la decisione dalla ricezione della

richiesta.

La richiesta può anche provenire dall’imputato, attraverso espressa rinuncia

all’udienza preliminare. Il giudizio immediato può essere validamente instaurato

quando la prova appare evidente. Peraltro sui fatti da cui emerge l’evidenza

l’imputato deve essere stato preventivamente interrogato.

Effettuato il controllo, se la richiesta è accolta viene emesso il decreto che dispone il

giudizio immediato. Di questo deve essere data comunicazione al PM e tempestiva

notificazione all’imputato e alla persona offesa.

Se la richiesta è invece respinta, gl’atti tornano al Pm affinchè assuma altre

determinazioni in relazione all’esercizio dell’azione penale.

All’imputato è anche qui concessa la facoltà di trasformare il giudizio immediato in

quell’alternative che gli consentano di ottenere una riduzione di pena. Termine: è di

15 gg dalla richiesta del giudizio immediato.

- PROCEDIMENTO PER DECRETO PENALE

AMBITO DI OPERATIVITA’: questo concerne una sfera di reati meno gravi, che

devono essere peraltro puniti con una pena pecuniaria. La legge delega ha poi

precisato che questo rito speciale è applicabile anche quando la pena di detto genere

sia data solo in sostituzione di una pena detentiva. SPECIALI

Esclusivo richiedente è il Pm; la richiesta, necessariamente motivata deve contenere

anche l’indicazione della pena da infliggere. La richiesta deve essere rivolta al

giudice che deve adottare il provvedimento conclusivo. PROCEDIMENTI

Il decreto penale può essere chiesto ed emesso sia nei casi di reati perseguibili

d’ufficio, sia in quelli di reati la cui perseguibilità è invece condizionata alla querela

della persona offesa; in questo caso occorre che il querelante abbia dichiarato di non

opporsi al rito speciale. I

Il rito si caratterizza non solo per il fatto che con esso si perviene ad una condanna XX

senza dibattimento, ma anche per il fatto che il condannato non deve essere CAPITOLO

necessariamente sentito. 106


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Processuale Penale, Chiavario. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: il Codice di procedura penale, i magistrati ordinari, i magistrati onorari, i giudici popolari, la Corte d'Assise, l'astensione e la ricusazione del giudice, la rimessione del processo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Deganello Mario.

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