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DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Ulteriore comunicazione alla persona sottoposta alle indagini, ma anche al suo

difensore, è data dall’ “avviso all’indagato della conclusione delle indagini

preliminari”. Questo deve essere notificato ad opera del PM prima della chiusura

della fase stessa, a meno che si sia già proceduto ad una richiesta di archiviazione.

Questo documento ha la fz di stabilire x la 1° volta nel procedimento un contatto

globale tra difesa e documentazione raccolta dal PM, permettendo così alla difesa di

svolgere in tempo utile tutta una serie di attività.

L’ACCUSATO COME TITOLARE DI DIRITTI “PARTECIPATIVI” E DI

ALRE COMPONENTI ESSENZIALI DI UNO STATUS DI GARANZIA

La persona colpita dall’accusa è di per sé chiamata a svolgere un ruolo essenziale nel

contradditorio processuale. La costituzione dichiarando inviolabile il diritto alla

difesa, non fa solo riferimento ad una difesa tecnica, bensì anche al diritto di

difendersi, facendo sentire le proprie ragioni.

Questo diritto generico si esplica in una serie di particolari diritti detti partecipativi, i

quali si articolano diversamente a seconda delle singole fasi o atti del procedimento.

PRESUNZIONE DI INNOCENZA

Questa è consacrata in varie fonti internazionali, spt CEDU e DICHIARAZIONE

DEI DIRITTI DELL’UOMO, le quali sanciscono che “l’accusato è presunto

innocente fino a che la sua colpevolezza non sia stata legalmente stabilita”.

La cost art 27 comma 2 stabilisce che questa presunzione permane fino alla condanna

definitiva.

Secondo la Corte Europea questo principio ha dei corollari fondamentali:

• Innanzitutto che l’organo giudicante non parta dall’idea preconcetta della

colpevolezza;

• Segue l’onere della prova a carico dell’accusa e il dubbio è a favore

dell’imputato

Problema fondamentale rispetto a tale principio concerne l’esternazioni di giudici.

A tal proposito la giuri europea sottolinea come, durante lo svolgimento del processo,

la presunzione che qua postuli un atteggiamento particolare riservato da parte dei

soggetti investiti di peculiari responsabilità nello svolgimento del processo

medesimo. ACCUSATI-

Sempre la Corte Europea ha poi sancito che una lesione della presunzione di

innocenza può aversi non solo per manifestazione di pensiero ad opera del tribunale

ma anche ad opera di una qualsiasi autorità pubblica.

E’ ovvio poi che questa garanzia non possa cmq andare a limitare il diritto –

VII

all’informazione. Pertanto la CEDU ha ammesso la comunicazione ai media di CAPITOLO

informazioni sui processi penali a patto che le autorità effetuino queste 24

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

comunicazioni con tutta l a discrezione e il riserbo imposti dal rispetto della

presunzione di innocenza.

NEMO TENETUR SE DETERGE, CONFESSIONE, INTERROGATORIO

Nemo tenetur se deterge equivale a “nessuno è tenuto a scoprirsi”; questo non trova

formulazione esplicita né nella Costituzione, né nella Convenzione Europea dei diritti

dell’uomo. Al contrario il Patto Internazionale sui diritti politici e civili (PIDCP)

contiene testuale riferimento al diritto della persona accusata “a non essere obbligata

a testimoniare contro se stessa o a confessarsi come colpevole”.

Per quanto riguarda la legislazione ordinaria, il cpp sancisce che l’imputato non può

mai testimoniare in causa propria. Questo non è ammesso né con il suo consenso,

né su sua richiesta.

Peculiare è la disciplina della situazione di persona coimputata o imputata in

procedimento connesso; in tal caso vi è la possibilità di assumere la veste di

testimone “sul fatto atrui”.

Fino alla riforma del 2001, vigeva una regola di incompatibilità alla testimonianza

per il coimputato o imputato in un procedimento connesso o collegato;

incompatibilità non assoluta come x l’imputato in quanto tale, però soggetta a un

limitato numero di eccezioni: la deroga (nel caso di computazione o connessione)

operava solo nel caso in cui i soggetti de quibus fossero stati prosciolti con sentenza

passata in giudicato.

Con la riforma del 2001 è stato previsto che il coimputato o l’imputato in un

procedimento connesso possa testimoniare non solo quando non solo quando nei suoi

confronti risulti pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, di proscioglimento, o

di patteggiamento, ma anche in altri casi.

Altra cosa dalla testimonianza in senso proprio è l’esame delle parti (208cpp);

questo è stato configurato ex-novo dal legislatore del 1988 e l’imputato,come le altre

parti private, possono chiedere o accettare di sottoporsi nel corso del dibattimento.

A questo si applicano alcune regole sancite x la testimonianza; è peraltro escluso

l’obbligo per il teste di rispondere sempre secondo verità alle domande che gli siano

rivolte.

Diverso ancora è l’interrogatorio della persona lato sensu.

Non ammesso in dibattimento, trova invece spazio nelle altre fasi del procedimento. ACCUSATI-

In particolare questo è ammesso nell’udienza preliminare nonché nel giudizio

abbreviato. A interrogatorio può procedere il PM, sia vs l’indagato, sia vs gli

imputati in un procedimento connesso: l’interrogatorio diventa doveroso, nella stretta

finale della fase delle indagini preliminari, se l’indagato stesso chiede di procedervi. –

VII

CAPITOLO

Disposizioni particolari x l’interrogatorio dei detenuti: questi devono essere

documentati integralmente, a pena di inutilizzabilità, con mezzi di riproduzione 25

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

fonografica o audiovisiva. Il cpp precisa anche che la persona detenuta interviene

“libera” all’interrogatorio ed esclude che possono essere usate nei suoi confronti

mezzi di coazione palesi e subdoli.

IL DIRITTO AL SILENZIO

Spesso definito, dalle Corti di tutela dei diritti umani, quale “irrinunciabile

manifestazione del diritto di difesa”.

Art 64 IIIc,cpp→Prima che abbia inizio l’interrogatorio la persona deve essere

avvertita che:

a) Le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti;

b) Salvo quanto disposto dall’art 66 Ic (obbligo di rendere possibile la sua

identificazione), ha facoltà di NON rispondere ad alcuna domanda, ma il

procedimento seguirà il suo corso;

c) Se renderà dichiarazioni su fatti che concernano la responsabilità di altri,

assumerà, in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone,salve le incompatibilità previste

dall’art 197 e le garanzie di cui all’art 197bis(cioè garanzie del testimone assistito).

Per il cpp, la “facoltà di non rispondere”→diritto al silenzio, vale per l’imputato, che

deve essere avvertito prima ancora di rendere l’interrogatorio (art 64 IIIc) e che può

esercitare durante lo svolgimento dell’atto (art 65 IIIc), e vale anche per le altre

parti private, quando si sottopongono all’esame (art 209 IIc), e per gli imputati di

reato connesso (art 210 IVc).

Un’applicazione particolare del principio per cui “nemo tenetur se deterge” si ha poi

a favore del testimone, ossia di un soggetto che è tenuto, in via di principio, a

rispondere a tutte le domande che gli vengono rivolte e a dire la verità; però è

esentato dall’obbligo di “deporre su fatti dai quali potrebbe emergere una sua

responsabilità penale” (198 IIc).

Una tutela anticipata del “nemo tenetur se deterge” si ha con le situazioni previste

dall’art 63cpp:

Art 63cpp→Dichiarazioni indizianti:

1.Se davanti all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non ACCUSATI-

imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni dalle

quali emergono indizi di reità a suo carico, l’autorità procedente ne interrompe

l’esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte

indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore. Le precedenti –

VII

dichiarazioni NON possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese. CAPITOLO

26

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

2.Se la persona doveva essere sentita dall’inizio in qualità di imputato o di

persona sottoposta alle indagini, le sue dichiarazioni NON possono essere utilizzate.

Quindi quando tali dichiarazioni sono anteriori agli avvertimenti e inviti di cui si fa

carico l’autorità procedente affinché l’interessato sia messo in guardia, NON sono

mai utilizzabili CONTRO la persona che le ha rese; se invece la persona doveva

essere sentita sin dall’inizio in qualità di imputato o indagato, l’inutilizzabilità è

soggettivamente senza limiti.

In Italia il diritto al silenzio si traduce palesemente in un divieto probatorio; cioè il

giudice non può trarre elementi di prova derivanti dal silenzio di una persona e a

carico della persona stessa che tace: infatti se il giudice volesse far riferimento al

silenzio di una persona per trarne elementi di prova a suo carico, violerebbe l’art 191

che sancisce l’inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione dei divieti di legge.

I DOVERI DELL’ACCUSATO

Il principio nemo tenetur se deterge, esclude che una persona sia costretta o indotta a

collaborare attivamente con gli organi di giustizia, ma ,NB,non implica che una

persona possa, senza conseguenze, avvalersi di ogni mezzo a sua disposizione per

ritardare o intralciare le indagini o per impedire un ordinato svolgimento processuale.

È bene ricordare infatti che, se pur in via eccezionale, l’ordinamento italiano prevede

la possibilità di un allontanamento dell’aula di udienza dibattimentale per l’imputato

che si comporti in modo da impedire il corretto svolgimento dell’udienza medesima.

NB: il principio riguarda la collaborazione attiva, cioè prestazioni attive ed

espressioni di consapevole partecipazione e non la collaborazione che si concretizza

solo in un “lasciar fare”. DIFFUSI-

Si ritiene così, che il principio non riguarda, cioè non si oppone (e quindi sono

legittime) le operazioni come i prelievi di sangue o i test di alcolemia x il

conseguimento di finalità probatorie, che costituiscono sì intrusioni rilevanti nella I.

sfera personale dell’individuo, ma non vanno al di là di un “lasciar fare”. di

e

PRIVATI

I.

di

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I - PORTATORI

Oltre agli accusati, accusatori (pm), giudice, la scena del processo penale dà spazio

anche alla presenza di altri personaggi: portatori di interessi (particolari/diffusi) che -

possono aver bisogno di essere tutelati nell’ambito di quel processo, nonché soggetti VIII

CAP

27

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

con specifici ruoli che collaborano per il perseguimento di fini di giustizia (testimoni,

periti … v.cap IX).

VITTIME DEI REATI

A proposito delle vittime dei reati è tradizionale una distinzione tra due figure, pur se

esse vengono per lo più a identificarsi in una medesima persona: quella della persona

offesa dal reato e quella del civilmente danneggiato.

Nel linguaggio corrente del mondo giudiziario viene frequentemente utilizzata (in

modo atipico, cioè sganciato dal normale significato che ha quando viene impiegato

dal cpp) l’espressione “parte lesa” per indicare, in generale, chiunque abbia subito

effetti negativi del reato.

Il vigente codice, cmq, mantiene le 2 figure distinte:

1) Persona offesa→ vittima in senso più proprio, titolare di un interesse leso dal

reato in quanto tale.

Non sempre una o più persone fisiche risultano concretamente individuabili come

offesi dal reato:- ad esempio, nel caso di delitti contro la personalità dello Stato o nei

reati contro l’ambiente.

Altre volte, l’offeso non può essere egli stesso soggetto processuale o x’ è deceduto o

x’ ritenuto dalla lg incapace di gestire consapevolmente la sua partecipazione nel

processo;

nel primo caso si ha una forma di sostituzione di presenza se il decesso sia

→l’art

“conseguenza del reato” stesso 90cpp IIIc legittima all’esercizio delle facoltà

e dei diritti della persona offesa i suoi “prossimi congiunti” (→coniuge,parenti più

stretti e affini).

Nel secondo caso si ha una forma di rappresentanza processuale, cioè nel caso in cui

l’offeso sia minorenne, interdetto x infermità mentale o inabilitato (art 90cpp IIc); i

soggetti, ai quali spetteranno le facoltà e i diritti della persona offesa, sono individuati DIFFUSI-

tramite le disposizioni del codice penale in tema di querela.

Saranno a seconda dei casi, il genitore, tutore o curatore; ma quando non vi sia alcuno

di questi soggetti o egli sia in conflitto d’interessi con l’incapace, verrà nominato un I.

curatore speciale. di

e

PRIVATI

POSIZIONE PROCESSUALE→ la persona offesa non assume il ruolo di “parte”

processuale. La collocazione della persona offesa in una posizione distinta da quella

delle “parti” si ricava dal silenzio che il codice mantiene circa la partecipazione sua e I.

del suo legale alle “discussioni”, con cui vengono esposte le argomentazioni e di

precisate le richieste di parte nelle fasi processuali. PORTATORI

Quindi, alla persona offesa non è consentito avanzare richieste formali,e alle quali il

giudice sia obbligato dare risposta. -

VIII

CAP

28

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Art 90 cpp→ Diritti e facoltà della persona offesa dal reato:

1. La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le facoltà ad essa

espressamente riconosciuti dalla lg (101→d.al difensore, 341→d.di proporre istanza

di procedimento,…), in ogni stato e grado del procedimento può presentare memorie

e, con esclusione del giudizio di cassazione, indicare elementi di prova.

2. e 3. (…).

NB: l’art 90 cpp per le “memorie della persona offesa” non riproduce la regola che

l’art 121cpp enuncia per le memorie delle parti, cioè che il giudice vi deve dare una

risposta senza ritardo. Inoltre x quanto riguarda la facoltà di indicare “elementi di

prova” è cosa ben diversa dal “diritto alla prova” previsto dall’art 190 a favore delle

parti, che implica il dovere del giudice di ammettere le prove richieste, salvo che

siano vietate dalla lg o manifestamente superflue o irrilevanti.

Prerogative spettanti all’offeso:

- potere di consentire l’esecuzione dell’azione penale, quando questa è sottoposta a

una condizione di procedibilità: querela o istanza (a seconda del reato) la querela,

e parimenti l’istanza, della persona offesa sono manifestazioni di volontà affinché si

proceda penalmente; si distinguono dalla denuncia, che ha carattere meramente

dichiarativo.

(il querelante, in quanto tale, può essere condannato alle spese e ai danni derivati al

querelato dalla proposizione della querela, in caso di assoluzione del querelato stesso

x’ il fatto non sussiste o non è stato da lui commesso). DIFFUSI-

- in ogni procedimento penale la persona offesa ha poi diritto a ricevere determinate

informazioni sull’avvio del procedimento stesso, sui suoi primi sviluppi e sulla sua I.

conclusione: di

• e

comunicazioni relative all’iscrizione di una notizia di reato nell’apposito PRIVATI

registro e “informazione di garanzia” (comunicate all’offeso con le stesse modalità e

negli stessi limiti con i quali sono comunicate alla persona a cui si rivolge l’addebito)

• I.

l’offeso può chiedere di essere informato circa l’eventuale archiviazione; in tal di

caso ha diritto di ricevere una notificazione dell’avviso della richiesta archiviata PORTATORI

presentata dal pm al gip.

Collegata con tale info è la facoltà riconosciuta allo stesso offeso di “opporsi” alla

richiesta medesima; mediante tale opposizione l’offeso chiede la prosecuzione delle -

VIII

CAP

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DIRITTO PROCESSUALE PENALE

indagini preliminari, con l’onere di indicare l’oggetto di tali indagini e fornire i

relativi supporti probatori.

• La persona offesa deve essere citata per l’udienza preliminare

• Ha il potere interdittivo della pubblicità dibattimentale nei processi per reati

sessuali

• In relazione a certi atti, che l’offeso non può compiere in proprio, il codice gli

riconosce un potere di sollecitazione presso il pm, affinché questo assumi certe

iniziative (es richiesta di incidente probatorio)

2) Civilmente danneggiato→ parte civile

Chi vanti una posizione sostanziale di civilmente danneggiato è legittimato ad

assumere anche nel processo penale un ruolo attivo, esercitando in quel processo

l’azione civile.

Art 74 cpp→ Legittimazione all’azione civile: l’azione civile per le restituzioni e per

il risarcimento del danno (…) può essere esercitata nel processo penale dal soggetto

al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti

dell’imputato e del responsabile civile.

NB: tale art introduce una semplice possibilità di esercizio della costituzione di parte

civile, senza obbligare il danneggiato ad introdurre nel processo penale le proprie

pretese di carattere risarcitorio o restitutorio.

L’istituto che dà luogo all’inserzione dell’azione civile nel processo penale è la

costituzione di parte civile (art 76 cpp). Alla facoltà del danneggiato, di costituirsi

parte civile, è posto un limite temporale di esercizio art 79 cpp: la costituzione di

parte civile può avvenire per l’udienza preliminare (primo momento in cui ci si può

costituire parte civile) e, successivamente, fino a che siano compiuti gli adempimenti DIFFUSI-

previsti dall’art 484 (→prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la

regolare costituzione delle parti).

La costituzione di parte civile, in Italia, non è un modo per promuovere lo stesso I.

avvio dell’attività processuale, in quanto la parte civile si inserisce (per l’udienza di

e

preliminare in un processo già avviato.

→79cpp) PRIVATI

È da notare, così, la differente tutela del danneggiato e dell’offeso: I.

l’offeso ha, nella fase iniziale del procedimento, un ruolo di maggior peso, essendo di

PORTATORI

titolare del potere di querela e della facoltà di opposizione alla richiesta di

archiviazione;

mentre nella fase + propriamente processuale la posizione dell’offeso si “annacqua”

notevolmente; -

VIII

CAP

30

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

al contrario, il danneggiato, nella fase preliminare non ha voce, ma poi può diventare

addirittura parte processuale.

IL RESPONSABILE CIVILE

Altro soggetto che interviene a titolo privato nel procedimento penale è il

responsabile civile (antagonista della parte civile), che può essere anche una persona

giuridica.

Anche il responsabile civile ha interesse ad assumere la qualità di “parte” del

processo penale (come il danneggiato), e tale assunzione è subordinata a una

costituzione che può avvenire:

• O a seguito di citazione ad opera della stessa parte civile;

• O a seguito di un intervento volontario.

Con l’assunzione di tale qualità, il soggetto acquisisce non solo i poteri

specificamente a lui riferiti, ma anche quelli attribuiti in generale alle parti.

Così come per l’imputato, anche x il responsabile civile sussiste l’incompatibilità con

la prestazione dell’ufficio di testimone.

CONSEGUENZA dell’ESERCIZIO dell’AZIONE CIVILE nel PROCESSO

PENALE

NB: la parte civile e il responsabile civile sono parti “eventuali” e “volontarie” del

processo penale; tale processo potrà celebrarsi anche in loro assenza, non solo quando

manchi fisicamente un danneggiato, ma anche quando tanto costui, quanto un

responsabile civile distinto dall’imputato, sussistano ma non intendono farvi ingresso.

L’atto di costituzione di parte civile è condizione per l’estensione della cognizione

del giudice penale in modo che in essa sia ricompresa la decisione sull’azione civile DIFFUSI-

da reato.

Infatti, secondo l’art 538 cpp, “quando pronuncia sentenza di condanna il giudice

decide sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno, proposta a I.

norma degli art 74 e ss”. di

e

Se invece non c’è stata inserzione dell’azione civile all’interno del processo penale, PRIVATI

ma dal reato è cmq derivato un danno risarcibile per il danneggiato, questi potrà far

valere il suo diritto al risarcimento con un’azione davanti alla giurisdizione civile (in I.

tale ambito la sentenza penale di condanna avrà un’autorità parzialmente vincolante di

→651cpp). PORTATORI

(nb→ la condanna al risarcimento di un resp civile distinto dall’imputato si può avere

anche quando egli non si sia costituito: la pronuncia nei suoi confronti è subordinata

alternativamente alla sua costituzione o alla sua citazione ad opera della parte civile). -

VIII

CAP

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DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La parte civile ha l’obbligo di includere, nelle sue conclusioni dibattimentali circa il

risarcimento dei danni, “anche la determinazione del loro ammontare” (523cpp).

Il giudice, se pronuncia condanna dell’imputato al risarcimento del danno, “provvede

altresì alla liquidazione” (538cpp II°c→Condanna per la responsabilità civile), ossia

alla sua quantificazione in termini monetari del danno effettivamente riscontrato. Tale

regola vale anche nei casi in cui si abbia condanna del responsabile civile.

Deroga al II° comma dell’art 538 cpp è prevista dall’art 539cpp:

Art 539 Condanna generica ai danni e provvisionale:

1. Il giudice, se le prove acquisite non consentono la liquidazione del danno,

pronuncia condanna generica e rimette le parti davanti al giudice civile.(→il quale

stabilirà l’entità)

2. A richiesta della parte civile, l’imputato e il responsabile civile sono

condannati al pagamento di una provvisionale nei limiti del danno per cui si ritiene

già raggiunta la prova.

Come si può notare, il II comma di tale art prevede che sia lo stesso giudice penale a

poter condannare l’imputato e/o il responsabile civile al pagamento di una

“provvisionale”, cioè di una somma costituente una sorta di parziale anticipo rispetto

a quanto potrà liquidare il giudice civile, “nei limiti del danno per cui si ritiene già

raggiunta la prova”.

Ciò è previsto in quanto il nostro processo civile può comportare tempi ancora più

lunghi di quelli del processo penale, e quindi al fine di non frustrare del tutto il

legittimo interesse al risarcimento è prevista tale provvisionale.

A norma dell’art 540 cpp II° comma, la condanna alla provvisionale è sempre

dichiarata immediatamente esecutiva, cioè non è sospesa l’esecuzione nemmeno se

contro questa parte della sentenza viene proposta impugnazione dall’imputato e/o DIFFUSI-

resp civile.

Il primo comma dello stesso art, prevede che solo su richiesta della parte civile e solo I.

in presenza di giustificati motivi, può invece essere data esecuzione immediata alla di

condanna alle restituzioni e/o risarcimento del danno interamente liquidato dal e

PRIVATI

giudice penale.

Art 540 provvisoria esecuzione delle disposizioni civili:

→ I.

1. La condanna alle restituzioni e/o risarcimento del danno è dichiarata di

provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte civile, quando ricorrono PORTATORI

giustificati motivi.

2. La condanna al pagamento della provvisionale è immediatamente esecutiva.

IL CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA -

VIII

CAP

32

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Tale responsabilità è prevista dal codice penale e si basa, da un lato, sull’insolvibilità

della persona responsabile a titolo penale per la commissione di un reato che

comporti il pagamento di una multa o di un’ammenda, e dall’altro, sull’esistenza di

un r/r (per lo più di subordinazione) tra questa persona ed un altro soggetto.

Il civilmente obbligato per la pena pecuniaria è tra i soggetti che possono assumere la

qualità di “parte privata”, e quindi i relativi poteri e oneri.

Per questo soggetto non è previsto un intervento volontario, ma la sua inserzione nel

processo può avvenire solo dietro citazione ad opera del pm o dell’imputato; tale

citazione può essere disposta già “per l’udienza preliminare o per il giudizio”.

La sostituzione del pm alla parte civile tra i soggetti che possono chiedere la citazione

del civilmente obbligato per la pena pecuniaria è dovuta all’estraneità della

responsabilità in questione rispetto alle controversie riguardanti danni privati.

La presenza del civilmente obbligato per la pena pecuniaria fa si che, nel caso di

accertamento della responsabilità penale dell’imputato, la condanna si rifletta sul

primo soggetto.

Anche per il civilmente obbligato per la pena pecuniaria è specificamente prevista

l’incompatibilità con la prestazione dell’ufficio di testimone.

GLI ENTI e LE ASSOCIAZIONI “ESPONENZIALI”

La lg-delega del 1987 prima e poi la normativa codicistica hanno tenuto distinta la

figura degli enti e associazioni esponenziali da quella della parte civile, e hanno

modellato l’intervento di tali enti ed associazioni su quello della “persona offesa dal

reato”.

È bene sottolineare che tali enti rappresentano gli interessi lesi dal reato,

sottintendendosi interessi a carattere diffuso o collettivo. (es protezione

dell’ambiente – personalità femminile).

Tali enti e associazioni non devono avere scopo di lucro e devono essere stati DIFFUSI-

riconosciuti in forza di una lg, come espressivi di tutela dell’interesse collettivo o

diffuso di cui si tratta, prima del reato. I.

La loro presenza nel processo è condizionata dal consenso dell’offeso concretamente di

coinvolto. Se tale consenso dovesse poi venire revocato (dall’offeso), il consenso non e

PRIVATI

potrà più essere dato in quel procedimento, né al medesimo soggetto esponenziale né

ad altri.

Tali enti e associazioni non assumono il ruolo di parti e hanno gli stessi diritti della I.

persona offesa. Godono però, non potendo partecipare alla discussione finale e quindi di

PORTATORI

non essendo legittimati a prendere formali conclusioni, di alcune prerogative in più

rispetto alla persona offesa:

• Da un lato, gli è riconosciuta la facoltà di chiedere al presidente di rivolgere

domande ai testimoni e agli altri soggetti esposti all’escussione dibattimentale, -

VIII

nonché di chiedere al giudice l’ammissione di nuove prove; CAP

33

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

• Dall’altro lato, la lettura e l’indicazione di atti del fascicolo per il dibattimento

può avvenire anche su loro richiesta.

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I -

IL TESTIMONE

Il testimone è la persona chiamata a narrare le proprie percezioni relative ai fatti da

accertare processualmente (art 194 cpp). La testimonianza è sottoposta a dei limiti

oggettivi:

È necessario che attenga all’imputazione o cmq a profili concernenti l’area del

materiale probatorio;

Non sono ammesse deposizioni sulla moralità dell’imputato, a meno che si

tratti di elementi idonei a definire la personalità in relazione al reato e la pericolosità

sociale;

Non è ammessa testimonianza sulla personalità della vittima, a meno che il

fatto addebitato all’imputato debba essere valutato in relazione al comportamento

della vittima stessa;

Non è ammesso che il testimone deponga sulle voci correnti nel pubblico-

Il legislatore ha attribuito la qualità di testimone anche ad altri soggetti:

• A persona sottoposta ad audizione in sede di udienza preliminare;

• Persona ascoltata mediante incidente probatorio

• Anche colui che avendo assistito a determinati atti può essere chiamato ad

asseverarne il compimento (“testimone ad atti del procedimento”).

Il codice vigente distingue le attività a cui il legislatore intendeva riconoscere un COMPRIMARI-

valore pienamente probatorio e le attività non dotate di questo carattere; quindi sono

considerati “testimoni”, in senso proprio, le sole persone chiamate a rispondere

davanti al giudice,mentre sono definite “persone che possono riferire circostanze utili

ai fini delle indagini” coloro che sono ascoltati a fini investigativi dalla polizia ALTRI

giudiziaria o dal PM durante le indagini preliminari. (NB: la maggior parte delle

regole dettate per i testimoni valgono anche x queste persone). e

TESTIMONI,PERITI

Il testimone è tenuto ad una prestazione dichiarativa denominata “deposizione”.

Questa prende corpo nella forma di un esame condotto attraverso domande, di regola

formulate dalle parti, secondo lo schema “adversary”.

Il presidente è tenuto a:

− Assicurare la pertinenza delle domande –

− La genuinità delle risposte IX

CAP

34

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

− La lealtà dell’esame

− La correttezza delle contestazioni

Solo esaurito l’esame di parte il presidente può porre ulteriori domande ed

eventualmente “filtrare” domande dei giudici a latere.

La tecnica delle domande formulate direttamente dalle parti esalta il “contradditorio

per la prova”; tuttavia ha un elevato costo fisiopsichico del testimone, e per questo

motivo tale tecnica non è imposta con assolutezza.

ECCEZIONI e DEROGHE:

− Per il teste minorenne l’esame è condotto interamente dal presidente, il quale fa

pure da tramite x eventuali domande di parte;

− l’esame dei testimoni nell’udienza preliminare è sempre condotto dal giudice;

− altra deroga però non obbligatoria ma solo eventuale è stabilita x il

procedimento dinnanzi al tribunale in composizione monocratica, dove su concorde

richiesta delle parti l’esame può essere condotto dal giudice, sia pure tramite

domande suggerite dalle parti.

Va sottolineato che nel ns ordinamento la testimonianza è un atto, di regola, orale;

solo in via d’eccezione e cioè nel caso di teste muto o sordomuto si ammette il

ricorso a dichiarazioni scritte, mentre in caso di mera sordità il teste risponderà

oralmente a domande scritte.

CAPACITA’ DI TESTIMONIARE

La qualifica di testimoniare non vede particolari limitazioni. In linea di principio può

essere chiunque;non ci sono limitazioni di età né di tempo. Possono essere condotti COMPRIMARI-

accertamenti volti a verificare l’idoneità fisica o mentale, a rendere testimonianza,

della persona che vi sia stata chiamata, ai fini delle valutazioni delle relative

dichiarazioni. Cmq i risultati di eventuali accertamenti “non precludono l’assunzione

della testimonianza”.

L’esenzione dalla testimonianza non è neppure conseguenza di privilegi o immunità ALTRI

funzionali a determinate cariche pubbliche, cioè alla capacità di testimoniare non

sono posti limiti nemmeno x immunità funzionali né per cariche pubbliche; in tali e

TESTIMONI,PERITI

casi sono previste solo particolari modalità.

INCOMPATIBILITA’

Non possono testimoniare nel procedimento in cui svolgono o hanno svolto fz i

giudici e i magistrati del PM, ma l’incompatibilità non vale x gli appartenenti alla

polizia giudiziaria. –

IX

CAP

35

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Non possono poi testimoniare, neppure se vi acconsentano o lo chiedano, né

l’imputato, né il responsabile civile e il civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

Non è prevista una incompatibilità assoluta tra la difesa tecnica e l’ufficio di

testimone; per la corte resta cmq fuori discussione che le fz di testimone e di

difensore si pongono in un r/r di incompatibilità alternativa: il che vuol dire che, ove

voglia testimoniare il difensore dovrà rinunciare all’incarico, mentre dopo aver

prestato una testimonianza una persona non potrebbe poi assumere una difesa nello

stesso procedimento.

Invece è prevista una vera e propria incompatibilità per il difensore che abbia svolto

attività di investigazione difensiva (197 cpp).

DIRITTO AL DIFENSORE

Anche il testimone ha diritto ad un difensore; si ritiene peraltro che questo non abbia

diritto di ingerirsi nella conduzione dell’esame. Ad esso sono affidate per lo più fz di

controllo.

Cautele particolari sono previste x l’ipotesi in cui il teste sia stato imputato in un

processo connesso o x reato collegato; nel caso di processo connesso se il testimone è

stato condannato non potrà essere obbligato a deporre sui fatti x i quali è stata

pronunciata sentenza afflittiva, laddove (se) questo avesse rifiutato di rendere

dichiarazioni o aveva escluso la propria responsabilità. Nessun limite in caso di

proscioglimento.

Nel caso di reato collegato il teste non può essere obbligato a deporre sulla propria

responsabilità x i fatti sui quali si sta procedendo o si è proceduto.

→ in entrambi i casi,cmq, le dichiarazioni rese non possono essere utilizzate nei loro

confronti. COMPRIMARI-

TESTIMONE INDIRETTO

Si ha nel momento in cui il testimone riferisce/depone ciò che gli è stato detto o

riportato da altre persone.

Il cpp non prevede un categorico divieto, ma dispone che si debba operare affinchè da

questa testimonianza si pervenga alla fonte diretta delle potenziali informazioni. ALTRI

→se di fronte alle dichiarazioni del teste indiretto una delle parti richiede l’audizione e

di quello che appare come teste diretto, il giudice non può rifiutarla; TESTIMONI,PERITI

→se nessuna delle parti lo richiede il giudice dispone di una mera facoltà alla

convocazione.

Ipotesi di INUTILIZZABILITA’:

- chi l’ha resa si rifiuta o non è in grado di indicare la persona da cui ha tratto –

conoscenza dei fatti; IX

CAP

36

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

- se di fronte alla richiesta di parte il giudice non provveda all’audizione della

persona in grado di recare testimonianza diretta, a meno che ciò sia impossibile per

morte infermità o irreperibilità (195).

Uno specifico divieto di testimonianza indiretta è stabilito x gli agenti e ufficiali di

polizia giudiziaria circa il contenuto delle dichiarazioni acquisite durante le indagini

preliminari e documentate mediante verbale.

Per l’esattezza tale divieto è attualmente formulato non in termini generali, ma in

modo da operare:

− da un lato x dichiarazioni che risultino rese in forma di “sommarie

informazioni” da persone ritenute idonee a riferire “circostanze utili ai fini delle

indagini”,

− dall’altro per le dich orali di denuncia,querela o istanza di procedimento,

− dall’altro ancora per le “sommarie informazioni e dichiarazioni spontanee

ricevute dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini”.

TESTIMONIANZA e SEGRETI

Il dovere di testimoniare può essere limitato dall’opposizione di un segreto.

SEGRETO DI POLIZIA→ impedisce di fornire i nomi degli informatori

SEGRETO PROFESSIONALE→ l’art 200cpp opera verso coloro che esercitano

determinati uffici, professioni e li esenta dall’obbligo di rivelare quanto appreso x

ragione della loro professione o ministero→ su questo segreto il giudice dovrà

procedere a verifica e, laddove si convinca dell’infondatezza del segreto, tali soggetti

dovranno testimoniare. COMPRIMARI-

Peraltro l’opponibilità del segreto non è doverosa, essendo questo configurato come

una mera facoltà.

La deposizione resa in contrasto con le regole deontologiche della specifica

professione non sarà di regola inutilizzabile; lo sarà in caso di coazione diretta o

indiretta o se il giudice, nel suo controllo, avrà errato nel disconoscere l’esistenza del ALTRI

segreto.

Ipotesi particolare: segreto che il giornalista può opporre sull’identità dei suoi e

TESTIMONI,PERITI

informatori. Tuttavia in capo a questa figura sussiste un vero e proprio obbligo di

rivelare la fonte dell’informazione se la notizia è indispensabile ai fini della prova del

reato per cui si procede e la fonte confidenziale è l’unico mezzo x accertarla. (200

cIII). –

IX

CAP

37

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

SEGRETO D’UFFICIO→ questo riguarda le notizie che pubblici ufficiali, pubblici

impiegati, e gli incaricati di un pubblico servizio abbiano appreso in ragione

dell’ufficio che ricoprono.

Su di essi la lg ha previsto un vero e proprio obbligo di tacere, ove ricorrano gli

estremi del segreto.

SEGRETO DI STATO→ obbligo dei funzionari pubblici di astenersi dal deporre.

Anche in tal caso il giudice dovrà procedere a verifica, la quale peraltro sarà rivolta

al Presidente del Consiglio dei Ministri. Se questo conferma il segreto, vi sarà la fine

del processo e il giudice dovrà pronunciare il “non doversi procedere”, motivarlo, per

l’appunto, dall’opposizione del segreto.

Per evitare dilazioni temporali eccessive, il legislatore ha introdotto un meccanismo

di silenzio-assenso, alla scadenza dei 60 gg dalla notificazione della richiesta

giudiziale al capo del governo.

SEGRETO FAMILIARE→ questo sancisce che non è obbligato a testimoniare una

persona che sia coniuge o prossima congiunta dell’imputato. Questa facoltà di

astensione non può essere esercitata se è la persona stessa a denunciare o querelare

l’imputato o se cmq risulta offesa dal reato.

Come per il segreto professionale, si configura anche qui una semplice facoltà -e non

un obbligo- di astensione. Da altri punti di vista però la disciplina è ben diversa da

quella stabilita x il s. professionale: infatti nel segreto familiare manca qualsiasi

cenno a uno specifico dovere del giudice di accertare la fondatezza dell’eccezione di

segretezza e inoltre viene in risalto il dovere formale di avvisare il potenziale

testimone di questa facoltà, che la lg pone a carico dell’autorità giudiziaria. Questo

obbligo deriva dal fatto che viene a mancare una presunzione di conoscenza dei

propri diritti e doveri in relazione della amministrazione della giustizia penale. COMPRIMARI-

Omissione dell’avviso→ nullità relativa, quindi rilevabile ad istanza esclusiva di

parte entro stretti limiti temporali.(e non d’ufficio)

DOVERI DEL TESTIMONE ALTRI

Art 198 cpp→ Obblighi del testimone: e

3. “Il testimone ha l’obbligo di presentarsi al giudice e di attenersi alle TESTIMONI,PERITI

prescrizioni date dal medesimo per le esigenze processuali e di rispondere secondo

verità alle domande che gli sono rivolte.

4. Il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe

emergere una sua responsabilità penale”. –

IX

obbligo di presentarsi al giudice

→ CAP

38

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il cpp prevede la possibilità di un accompagnamento coattivo, oltre ad una sanzione

pecuniaria a carico del teste che ometta di presentarsi senza giustificato motivo.

obbligo di rispondere secondo verità alle domande che gli sono rivolte

Il cpp accolla, a chi dirige il contradditorio per la formazione della prova, l’onere di

avvertire preliminarmente il teste dell’obbligo di dire la verità, nonché delle

responsabilità penali cui va incontro il teste falso o reticente. L’art 372 cp sanziona

con pena detentiva il teste che “afferma il falso o nega il vero o tace in tutto o in

parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato”. Pena analoga è prevista per

false informazioni al pm o al difensore impegnato in una attività investigativa (371

ter cp).

A suggello dell’obbligo di dire tutta la verità, il cpp prevede anche un invito

giudiziale al teste affinché renda una dichiarazione di consapevolezza e di impegno,

che ha sostituito il tradizionale giuramento (la cui disciplina aveva subito

interpolazioni significative ad opera della Corte cost, ai fini del suo adeguamento alle

esigenze di rispetto di tutte le convinzioni e credenze religiose)

Nel caso di sospetta falsità o reticenza o teste renitente (cioè che si rifiuta di

rispondere in tutto o in parte, fuori dai casi in cui è legittimato o ha l’obbligo di

astenersi) è prevista un’ulteriore iniziativa ammonitrice da parte di chi dirige

l’udienza, senza tuttavia che ciò comporti una sanzione immediata al teste.

In ogni caso è espressamente vietato l’arresto in udienza del teste sospettato di

testimonianza falsa o reticente.

DIRITTI del TESTIMONE

L’art 499 comma IV° cpp, sancisce che “il presidente cura che l’esame del testimone

sia condotto senza ledere il rispetto della persona”. COMPRIMARI-

L’art 198 II°c (il I° sancisce i due obblighi,vedi prima “doveri del teste”) prevede

che “il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe

emergere una sua responsabilità penale”.

Il teste ha anche diritto a indennità e rimborsi per la sua prestazione distinguendosi

al riguardo tra testimoni residenti e non (dpr 115/2002). Solo ai non residenti spetta ALTRI

un rimborso di spese per il viaggio e un’indennità giornaliera maggiorata rispetto ai

primi. Le cifre delle indennità sono cmq irrisorie in entrambi i casi:0,36€ e

TESTIMONI,PERITI

GIORNALIERI PER I RESIDENTI, 0,72€ X OGNI G. DI VIAGGIO,OLTRE 1,29€

X OGNI G. DI SOGGIORNO PER I NON REISDENTI.

IL PERITO

Il perito è una persona dotata di specifica professionalità che offre un supporto

all’ufficio giudiziario – e non a questa o quella parte processuale – in funzione di

contributo alla formazione e alla valutazione del materiale probatorio. La sua nomina –

è rimessa al giudice. IX

CAP

39

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Accanto alla figura del perito è da considerare quella del consulente tecnico; questa

però si caratterizza come figura ausiliaria di una parte (pubblica o privata), non di

rado essenziale per l’esercizio dei relativi poteri in relazione alle esigenze di

accertamenti di ordine tecnico, scientifico, artistico.

Inoltre, ancora diversa dalla figura del perito è la figura dell’ “esperto”, che può

essere nominato in occasione di un esperimento giudiziale “per l’esecuzione di

determinate operazioni”.

Tornando alla PERIZIA, analizziamo l’oggetto:

Art 220cpp→ oggetto della perizia:

1. La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o

valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

2. Salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di

sicurezza, NON sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o professionalità nel

reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere

le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

└→ ciò vuol dire che, ai fini dell’accertamento della responsabilità penale e della

stessa determinazione delle eventuali sanzioni penali, è ammessa la perizia

psichiatrica, ma non quella “psicologica”:

A sottolineare l’esigenza di professionalità del perito,l’art 221 precisa che:

Art 221cpp→nomina del perito:

1. Il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi

(presso ogni tribunale vi è un albo di periti diviso in categorie) o tra persone fornite

di particolare competenza nella specifica disciplina. Quando la perizia è dichiarata COMPRIMARI-

nulla il giudice cura, ove possibile, che il nuovo incarico sia affidato ad altro perito.

2. Il giudice affida l’espletamento della perizia a più persone quando le indagini

e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono distinte

conoscenze in differenti discipline. ALTRI

3. Il perito ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che ricorra uno dei motivi

di astensione previsti dall’art 36. e

TESTIMONI,PERITI

La prestazione del perito trova il suo momento culminante, una volta compiuti i

necessari accertamenti, in una “relazione” di cui è parte essenziale un “parere”, con il

quale egli risponde ai quesiti propostigli.

Il giudice non è vincolato in modo assoluto dalle valutazioni peritali; cmq è tenuto a

motivare i suoi provvedimenti quando si discosta dalle conclusioni di chi è stato –

IX

chiamato a dare un parere da esperto. CAP

40

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Come sottolinea il IIIc dell’art 221 il perito ha l’obbligo di prestare il suo

ufficio,altrimenti è soggetto a sanzioni penali e all’accessoria interdizione dalla

professione ; anche per il perito sono però previste situazioni di incapacità e

incompatibilità (art 222). A differenza che per il testimone, le cause di

incompatibilità e incapacità sono stabilite a pena di nullità, che in via di principio

deve ritenersi “relativa”.

Inoltre il perito ha il dovere di astenersi nelle stesse situazioni che legittimano

l’astensione del giudice (→art36) e può essere ricusato dalle parti nei medesimi casi

(→37).

Tra gli obblighi del perito va ricordato quello della tempestività degli accertamenti;

la regola sarebbe quella dell’immediatezza degli accertamenti e dell’oralità della

relazione, ma in pratica si perviene quasi sempre alla concessione di un termine e a

una relazione scritta.

La maggior parte delle operazioni del perito vengono compiute in sede diversa da

quelle tipiche dell’attività dell’autorità giudiziaria o della polizia giudiziaria.

L’art 501 cpp prevede che “per l’esame dei periti e consulenti tecnici si osservano le

disposizioni sull’esame dei testimoni, in quanto applicabili” e inoltre, tale art,

stabilisce che tali soggetti “hanno in ogni caso facoltà di consultare documenti, note

scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio”.

Tra i diritti del perito assume un certo rilievo quello al compenso per le prestazioni

fornite.

ALTRE FIGURE AUSILIARIE

*custode di cose sequestrate la nomina di tale soggetto è necessaria quando vi

siano cose sottoposte a sequestro e non risulti possibile affidarle alle cure degli COMPRIMARI-

ausiliari istituzionali dell’autorità giudiziaria.

La gamma delle persone che possono essere chiamate concretamente ad esercitare

questo ruolo è vastissima, in funzione del genere di cose da custodire.

Oltre all’obbligo di conservare le cose, il custode ha quello di presentarle ogni volta ALTRI

che l’autorità giudiziaria ne faccia richiesta, al qual fine può essere citato a comparire

anche davanti al pm e in caso di renitenza, ne può essere disposto e

TESTIMONI,PERITI

l’accompagnamento coattivo e/o l’assoggettamento a una sanzione pecuniaria. A

garanzia di tali obblighi può essere anche imposto il versamento di una cauzione.

*personale tecnico cioè soggetti dai quali gli ausiliari istituzionali dell’autorità

giudiziaria possono essere autorizzati a farsi assistere ai fini della documentazione

con la stenotipia o con altro strumento meccanico. –

IX

CAP

41

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

*l’interprete Va premesso che in Italia, gli atti del procedimento penale sono

compiuti in lingua italiana (art 109cpp). L’art 143 prevede che un interprete sia

nominato in relazione alla necessità di “tradurre uno scritto in lingua straniera o in

un dialetto non facilmente intelligibile” , nonché “ quando la persona che vuole o

deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana”.

Altro caso in cui è prevista la nomina dell’interprete si ha nel caso in cui un sordo, un

muto o un sordomuto vuole o deve fare dichiarazioni.(art 119)

NB: forti analogie si riscontrano tra la disciplina relativa all’interprete e quella

relativa al perito:

• Prestazione obbligatoria;

• (in larga parte coincidono anche) situazioni di incapacità e di incompatibilità

• Ricusazione e astensione

• Diritto al compenso x la prestazione

• Tempestività dell’attività

Circa gli obblighi dell’interprete troviamo lo scopo esclusivo “di far conoscere la

verità” lasciando nel generico i contenuti (adempiere bene e fedelmente l’incarico).

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” –

DIRITTO AL DIFENSORE

L’art 6.3 lett. c CEDU prevede a favore dell’accusato, “il diritto all’assistenza di un

difensore a sua scelta” e, qualora lo esigano gli interessi della giustizia, “a poter

essere assistito gratuitamente da un difensore d’ufficio”. –

“PARTE”

Anche la Costituzione italiana prevede tale diritto al difensore:

Art 24 cost: di

II°c La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

→ COLLABORATORI

III°c→ Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e

difendersi davanti a ogni giurisdizione.

Il secondo comma di tale art prevede in tal modo il “diritto al difensore”, o come si ALTRI

dice alla difesa tecnica; diritto che si concretizza nella possibilità di fruire delle

prestazioni di una persona dotata di una specifica professionalità. e

DIFENSORI

Il terzo comma, invece, fa carico agli apparati pubblici di assicurare tale diritto ai non

abbienti. –

Il principale titolare del diritto di difendersi è la persona cui si fa carico dell’accusa; X

peraltro, si configura un interesse all’assistenza difensiva anche per gli altri soggetti CAPITOLO

“privati” legittimati ad intervenire nel processo penale. 42

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

NB: il cpp parla di “difensore”, utilizzando quindi il termine al singolare. Ciò per

sottolineare l’unitarietà della categoria. Si deve ricordare infatti che dal 97 è stato

soppresso l’albo dei procuratori legali, facendo confluire tutte le persone abilitate al

patrocinio forense nell’unica categoria professionale degli “avvocati”.

LA DIFESA di FIDUCIA

Art 96 cpp→ Difensore di fiducia:

1. L’imputato ha diritto di nominare non più di due difensori di fiducia.

2. La nomina è fatta con dichiarazione resa all’autorità procedente ovvero

consegnata alla stessa dal difensore o trasmessa con raccomandata.

3. La nomina del difensore di fiducia della persona fermata, arrestata, o in

custodia cautelare, finché la stessa non vi ha provveduto, può essere fatta da un

prossimo congiunto, con le forme previste dal comma 2.

NB: il rapporto fiduciario implica, oltre a una formale nomina da parte

dell’interessato (II°c), un’accettazione dell’avvocato. In caso di mancata accettazione

(o rinuncia) da parte dell’avvocato, questo deve dare “immediata comunicazione

all’autorità procedente e a chi lo ha nominato” (art 107 cpp, I°c).

L’art 107 cpp II°c prevede che “la non accettazione ha effetto dal momento in cui è

comunicata all’autorità procedente”; –

“PARTE”

Invece, il III° comma prevede che “la rinuncia non ha effetto finché la parte non

risulti assistita da un nuovo difensore di fiducia o d’ufficio e non sia decorso il

termine eventualmente concesso a norma dell’art 108” (Se ne fa richiesta il nuovo di

difensore ha diritto a un termine congruo, non inferiore a 7 gg, per informarsi e COLLABORATORI

prendere cognizione degli atti e dell’oggetto del procedimento).

Il IV° comma prevede l’applicazione del III anche nel caso di “revoca” da parte di

chi lo ha nominato. ALTRI

L’art 106 cpp ammette che “la difesa di più imputati può essere assunta da un

difensore comune purché le diverse posizioni non siano tra loro incompatibili”. e

DIFENSORI

Lo stesso art prevede che in caso di incompatibilità l’autorità giudiziaria la “indica,

ne espone i motivi e fissa un termine per rimuoverla”; Se questa non viene rimossa

(dalle parti), lo stesso giudice provvederà alle necessarie sostituzioni.

L’art stesso prevede anche (comma IV-bis) che “non puà essere assunta da uno –

X

stesso difensore la difesa di più imputati che abbiano reso dichiarazioni concernenti CAPITOLO

43

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

la responsabilità di altro imputato nel medesimo procedimento o in procedimento

connesso o collegato”.

LA DIFESA d’UFFICIO

Art 97 cpp→ Difensore d’ufficio:

1. L’imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è

assistito da un difensore d’ufficio.

2. 3. 4. 5. 6. (…)

Difensore d’ufficio è chi sia nominato d’iniziativa dell’autorità procedente, e tale

nomina si ha nel momento in cui risulti che l’imputato (o indagato) non abbia

nominato un difensore di fiducia, o ne sia rimasto privo per non-accettazione o

rinuncia del difensore stesso o per revoca dell’interessato.

Nel nostro ordinamento, tale nomina non è subordinata alle condizioni economiche

dell’imputato o dell’indagato né a valutazioni circa l’importanza della posta in gioco

nel singolo processo. Ciò comporta che anche il difensore d’ufficio ha, in via di

principio, diritto a un compenso per le prestazioni, da parte della persona che difende.

L’efficacia di tale nomina prescinde da un’accettazione dell’incarico da parte del –

difensore, il quale ha “l’obbligo di prestare il patrocinio”, con possibilità di “PARTE”

sostituzione, anche su iniziativa dello stesso avvocato, “solo per giustificato motivo”

(comma V°). di

Il VI° comma prevede che “il difensore d’ufficio cessa dalle sue funzioni se viene COLLABORATORI

nominato un difensore di fiducia”.

La nomina del difensore d’ufficio va comunicata all’indagato al compimento del

primo atto a cui il difensore ha diritto ad assistere e, cmq, prima dell’invito a

presentarsi per l’interrogatorio nella fase conclusiva delle indagini preliminari. ALTRI

Deve essere comunicato all’indagato la facoltà di nominare un difensore di fiducia, e

avvertendolo che in mancanza la difesa sarà esercitata dal difensore d’ufficio, e DIFENSORI

inoltre gli deve essere comunicato l’obbligo di retribuire quest’ultimo, a meno che

sussistono le condizioni per l’ammissione del patrocinio a spese dello Stato. –

IL PATROCINIO DIFENSIVO dei NON ABBIENTI X

CAPITOLO

44

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Condizione fondamentale per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, che per

l’interessato oltre all’esenzione di retribuire il difensore comporta altri vantaggi come

il rilascio gratuito di copie degli atti processuali necessarie per l’esercizio della

difesa, è la “non abbienza”, calcolata in base a parametri predeterminati, di cui

quello fondamentale è dato dalla titolarità di un reddito imponibile ai fini imposta

personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a una data

cifra.

Tale istituto opera nell’intera area dei procedimenti penali, però fanno eccezione i

procedimenti per reati commessi in violazione delle norme per la repressione

dell’evasione fiscale (sia per quanto riguarda la materia dei Y, sia x l’IVA).

Sul piano soggettivo, tale trattamento è assicurato altresì allo straniero e all’apolide.

Il professionista che presta il patrocinio medesimo, riceve un compenso per la sua

prestazione, dallo Stato, sulla base di una liquidazione da parte dell’autorità

giudiziaria con riferimento ai valori medi delle tariffe professionali.

La persona ammessa a tale patrocinio non è obbligata a fruire delle prestazioni di un

difensore d’ufficio, ma può esercitare a sua volta il diritto a una scelta fiduciaria

dell’avvocato (→ difensore di fiducia).

SCELTA LIMITATA: Prima del 2005, la scelta doveva cadere di regola tra gli

avvocati appartenenti a un ordine professionale del distretto di Corte d’appello nel cui

ambito si svolge il procedimento e volontariamente iscritti in appositi elenchi. –

“PARTE”

La lg 25/2005 ha stabilito che la persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato

possa nominare un difensore iscritto negli appositi elenchi, anche se non appartenente

a un ordine professionale del distretto di corte d’appello nel cui ambito si svolge il di

COLLABORATORI

procedimento.

Tale lg ha modificato anche i requisiti e le condizioni necessarie x l’inserimento

nell’elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato: in particolare, si

richiede ora:

• un’esperienza professionale non generica bensì specifica (si distingue tra

processi penali, civili, amministrativi, contabili, tributari, ed affari di volontaria ALTRI

giurisdizione),

• ma risulta limitato l’ambito delle sanzioni disciplinari ostative all’inserimento e

DIFENSORI

(non deve essere colpito da sanzioni disciplinari superiori all’avvertimento irrogate

nei 5 anni precedenti la domanda) e

• ridotta l’anzianità professionale necessaria (iscritto nell’albo degli avvocati da

almeno 2 anni). –

X

CAPITOLO

45

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Inoltre chi fruisce del patrocinio a spese dello Stato deve limitarsi, di regola a

nominare un solo difensore di fiducia.

RAPPORTI tra PROFESSIONISTA e CLIENTE

Tra difeso e difensore dovrebbe normalmente instaurarsi un r/r collaborativo, ai fini

del miglior esercizio della difesa. In questo contesto, l’art 99 cpp stabilisce che “al

difensore competono le facoltà e i diritti che la lg riconosce all’imputato, a meno che

essi siano riservati personalmente a quest’ultimo”. (es. di facoltà personalmente

riservate all’imputato: chiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento, oppure la

rimessione del processo).

In caso di dissenso su specifiche iniziative del difensore, prevale cmq la volontà

dell’imputato anche se non si tratta di prerogative esclusivamente di quest’ultimo.

AUTODIFESA

Il codice non fa menzione di qualche possibilità per l’imputato di difendersi

interamente da solo o cmq di fare a meno di un difensore. Non prevede cioè l’auto-

difesa, intesa nel senso di “autodifesa esclusiva” ossia il diritto di difendersi da soli.

Da ciò si deduce che egli, quando non nomini un difensore di fiducia, deve accettare

di essere difeso dall’avvocato d’ufficio.

La Corte Costituzionale, pur riconoscendo il valore positivo dell’ “autodifesa attiva” –

“PARTE”

o “collaborativa” (cioè l’apporto che ciascuno può fornire alla propria difesa

spiegando in proprio le sue ragioni, e mettendo a disposizione del suo difensore ogni

dato utile) non ritiene incostituzionale la mancata previsione dell’ autodifesa di

“esclusiva”. COLLABORATORI

La Corte si è spinta definire inoltre come “esigenza assoluta ed inderogabile” quella

dell’imposizione all’imputato di un difensore, persino suo malgrado.

DIFESO e STATO DETENTIVO ALTRI

Un ostacolo alla collaborazione tra difensore e difeso può essere rappresentato dallo

stato detentivo in cui si trova il difeso stesso. e

DIFENSORI

L’art 104 cpp pone alcune regole volte a circoscrivere gli effetti negativi che può

comportare un tale stato, e configura una sorta di “diritto al colloquio”.

Il diritto al colloquio è previsto

• per le persone sottoposte a custodia cautelare, “fin dall’inizio dell’esecuzione –

della misura” (I°c); X

CAPITOLO

• per i fermati e gli arrestati in flagranza, “subito dopo” che sia stata posta in

essere la misura pre-cautelare (II°c); 46

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

• quando però “sussistono specifiche ed eccezionali ragioni di cautela” il

colloquio può essere dilazionato dal gip, su richiesta del pm (max 5 gg), e

nell’ipotesi di “arresto o fermo” tale potere di dilaziona mento è attribuito al pm

(fino al momento in cui l’arrestato o il fermato è posto a disposizione del giudice)

I DIFENSORI della PERSONA OFFESA e delle PARTI “EVENTUALI”

PERSONA OFFESA:

Alla persona offesa è riconosciuto il diritto di nominare un difensore di sua scelta,

che sarà retribuito dallo Stato, anziché dall’interessato, se quest’ultimo sia nelle

condizioni economiche per godere gratuitamente del patrocinio.

NB: non è invece prevista, per la persona offesa, la nomina di un difensore d’ufficio

qualora non avesse provveduto a scegliersi un difensore di fiducia. In tal caso, la

persona offesa non è privata dei suoi diritti, ma li eserciterà personalmente; quindi, a

differenza dell’imputato, per la persona offesa si configura la possibilità di

autodifesa esclusiva.

PARTI PRIVATE “EVENTUALI”:

In riferimento ad esse, l’ordinamento italiano prevede solo una difesa fiduciaria, e

NON ammette né l’autodifesa esclusiva, né il difensore d’ufficio in mancanza della –

designazione fiduciaria di un difensore ad opera di tali parti. “PARTE”

Infatti per le parti private “eventuali” – e anche per gli enti e le associazioni

“esponenziali”- la presenza nel processo penale è SUBORDINATA alla previa di

nomina di un difensore (il quale poi gestirà questa presenza). difesa tecnica = COLLABORATORI

diritto ed onere (x le parti private evtl).

Cmq anche per le parti private eventuali è garantito il patrocinio gratuito su scelta

fiduciaria, se ricorre la condizione di non abbienza.

I SOSTITUTI DEL DIFENSORE

Il difensore può avvalersi di sostituti temporanei. La loro nomina è necessaria in caso ALTRI

di impedimento del difensore e per tutto il tempo della sua durata. Normalmente sono

designati dagli stessi difensori ma può esserci anche una nomina d’ufficio. Il sostituto e

DIFENSORI

temporaneo esercita i diritti e assume i doveri del difensore.

NB→ l’istituto non va confuso con quello delle sostituzioni “integrali” che

conseguono all’estromissione del difensore originario. –

X

CAPITOLO

CONSULENTE TECNICO 47

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Mentre il difensore è nominato per prestare assistenza professionale di carattere

tecnico-legale alle parti private, il consulente tecnico può svolgere un’attività anche

al servizio del pm.

Possono essere nominati dal pm e dalle singole parti,una volta disposta la perizia, e

forniscono un supporto di carattere tecnico agli interessi e alle tesi di parte.

Possono essere nominati anche in assenza di perizia.

Non sono previste, per tale soggetto, norme circa l’astensione e la ricusazione;

valgono però certe regole di incapacità e incompatibilità: tutte quelle operanti per i

periti, tranne quella con l’espletamento di un altro incarico di consulenza tecnica

(incompatibilità che pare esserci nel caso in cui il soggetto sia consulente sia del pm

che dell’imputato).

L’assistenza del consulente tecnico è garantita a spese dello Stato per il non abbiente.

L’INVESTIGATORE PRIVATO

Gli investigatori privati autorizzati sono soggetti legittimati a “conferire con le

persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa”.

Sono collaboratori del difensore e acquisiscono rilievo nell’indagine difensiva.

Sono coperti dal segreto professionale, opponibile anche qualora fossero chiamati a

rendere testimonianze giudiziali, negli stessi limiti in cui può essere posto dal

difensore o dal consulente tecnico, e cioè quando le informazioni richieste riguardino

conoscenze apprese per ragione dell’incarico svolto.

Inoltre ad essi sono state estese talune garanzie di riservatezza, attribuite al difensore

e al consulente:

• –

limiti alla sequestrabilità di carte e documenti attinenti all’oggetto della difesa; “PARTE”

• divieto di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni relative a un

procedimento penale, nonché quelle che avvengono tra loro e le persone assistite.

Anche l’investigatore privato rientra tra i soggetti cui la retribuzione viene erogata di

COLLABORATORI

dallo Stato in caso di non abbienza dell’interessato.

L’INTERPRETE di “PARTE”

La nomina di un interprete s’impone ogniqualvolta vi sia un imputato che non

conosce la lingua italiana: ciò al fine di consentirgli di comprendere l’accusa contro ALTRI

di sé e di seguire il processo.

L’imputato ha diritto all’assistenza dell’interprete anche nel caso in cui, detenuto e

all’estero, venga ascoltato mediante collegamento audiovisivo, se non conosce la DIFENSORI

lingua del luogo in cui l’atto è compiuto o quella usata per rivolgergli le domande.

NB: la nomina dell’interprete non è limitata allo straniero, ma in generale riguarda

ogni accusato. Tuttavia l’art 143 cpp stabilisce che “la conoscenza della lingua –

italiana è presunta fino a prova contraria per chi sia cittadino italiano”. X

CAPITOLO

48

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il diritto all’interprete è previsto anche a favore del sordo, muto, sordomuto (119

cpp). Nel ’99 la corte cost ha dichiarato incostituzionale la parte dell’art in cui non

prevede che “l’imputato sordo muto o sordomuto, indipendentemente dal fatto che

sappia o meno leggere e scrivere, ha diritto di farsi assistere gratuitamente da un

interprete (…) al fine di poter comprendere l’accusa contro di lui formulata e di

seguire il compimento degli atti cui partecipa”.

ALTRE FORME DI ASSISTENZA

A fianco dell’imputato MINORENNE è prevista la presenza dei genitori o di altra

persona idonea indicata dallo stesso minorenne, in funzione di assistenza affettiva e

psicologica.

In ogni caso al minorenne è assicurata l’assistenza dei servizi sociali.

Altra presenza in fz di assistenza è quella della persona di fiducia dalla quale il

soggetto sottoposto ad ispezioni personali o perquisizioni personali ha diritto di farsi

assistere durante il compimento dell’atto. Può anche coincidere con il difensore, ma

nulla esclude che sia una persona diversa.

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LA DISCIPLINA DEI TERMINI PROCESSUALI e LE LORO DIVERSE

SPECIE

TERMINE = è inteso come distanza temporale tra atti.

* 1°distinzione: termini stabiliti dalla lg e termini stabiliti dal giudice; CONTESTO

talvolta, però, la lg si limita a fissare un arco di tempo entro il quale deve collocarsi il

termine determinato dal giudice. LORO

* 2°distinzione: termini acceleratori e termini dilatori; IL

t. acceleratori→ mirano a dare un’accelerazione, cioè un impulso al compimento di e

PROCESSUALI

determinati atti, e quindi comportano l’onere di porli in essere entro una precisa data.

t. dilatori→ sono posti a garanzia che questo o quell’atto non venga compiuto prima

della data fissata.

A proposito dei termini dilatori, si parla di “termini a difesa ” se li si guarda dal punto ATTI

di vista del giudice che non può procedere a determinati atti prima che siano scaduti GLI

tali termini. Questi sono concessi per consentire la preparazione di una difesa. –

XI

Deve notarsi che alcuni termini, per un verso sono acceleratori, ma per altro verso CAPITOLO

dilatori, in quanto stabiliscono che un atto va compiuto entro una determinata data, in 49

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

modo però che altri atti ad esso collegati non possano compiersi prima di una certa

distanza da quella data.

* 3°distinzione: a loro volta i t. acceleratori si distinguono in:

termine stabilito a pena di decadenza;

t. perentorio→

Per tali termini vige il principio di tassatività (art 173 cpp), e ciò non solo ha l’effetto

di impedire interventi in materia ad opera di altri poteri diversi da quello legislativo,

ma spt mira ad escludere che l’interprete si lasci tentare ad operazioni di estensione

analogica.

È bene ricordare che l’inosservanza di “norme processuali a pena di decadenza” è di

per sé assunta dalla lg come legittimo motivo di ricorso x cassazione (così come di

quelle stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità)

t. ordinatorio→ la sua inosservanza non comporta la decadenza dall’esercizio del

potere, né altra “sanzione” influente su tale esercizio;

ciò però non vuol dire che l’inosservanza sia sempre innocua: infatti non è esclusa

una responsabilità personale a carico di chi abbia lasciato scadere invano il termine

per il compimento di un atto che doveva compiere es. giudice incaricato di

motivare la sentenza, cui possa farsi carico del mancato deposito nel termine

prescritto, non è sollevato dall’incarico ma il suo comportamento sarà valutato ai fini

di un evtl condanna disciplinare contro di lui. CONTESTO

VICENDE INFLUENTI SUL DECORSO DEI TERMINI

PROROGA→ la proroga del termine, cioè lo spostamento ad altra data, è prevista in

numerose ipotesi, in considerazione di situazioni o eventi sopravvenuti alla fissazione

originaria del termine stesso. LORO

In linea generale, i termini stabiliti dalla lg a pena di decadenza (t. perentori) non

possono essere prorogati, salvo che la lg disponga diversamente (art 173 cpp IIc). IL

e

Di solito la lg, quando prevede la prorogabilità di un termine, conferisce al giudice il PROCESSUALI

potere di determinarlo, fissando però essa stessa il limite oltre il quale il nuovo

termine non può cadere.

PROLUNGAMENTO→ il prolungamento del termine non dipende dal verificarsi di ATTI

eventi sopravvenuti, ma è dovuto da situazioni di lontananza tra sede dell’attività

processuale e l’ubicazione della residenza o del domicilio di persone che vi devono o GLI

vi possono partecipare. –

XI

CAPITOLO

50

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

SOSPENSIONE→ comporta una sorta di parentesi nel corso del termine; è dovuta

dall’impossibilità o da una notevole difficoltà di svolgimento della normale attività

processuale. (non menzionata dal cpp, ma trova numerosi spazi di operatività).

NON sembra aver rilievo per i termini processuali; cmq si

INTERRUZIONE→

configura quando un termine, in virtù di uno specifico evento, riprende il suo corso

dall’inizio.

PRESCRIZIONE→ durante il corso della prescrizione, si possono avere vicende

sospensive e vicende interruttive, collegate per lo più al compimento di attività da

parte degli organi giudiziari.

RESTITUZIONE NEL TERMINE→ simile alla “rimessione in termini” propria del

processo civile; la sua ratio consiste nell’esigenza di non far subire a una det.parte le

inosservanze dovute ad eventi imprevedibili e a essa non addebitabili. Infatti,

presupposti specifici sono il caso fortuito o la forza maggiore, di cui deve essere

provata l’esistenza come cause dell’impossibilità di osservanza del termine.

Art 175 cpp Restituzione nel termine:

1. Il pm,le parti e i difensori sono restituiti nel termine stabilito a pena di decadenza, se

provano di non averlo potuto osservare x caso fortuito o forza maggiore. La richiesta

per la restituzione nel termine è presentata, a pena di decadenza, entro 10gg. da

quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore.

2. Se è stata pronunciata sentenza contumaciale o decreto di condanna, l’imputato è CONTESTO

restituito, a sua richiesta,nel termine per proporre impugnazione od opposizione,

salvo che lo stesso abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del

provvedimento e abbia volontariamente rinunciato a comparire ovvero a proporre LORO

impugnazione o opposizione. A tal fine l’autorità giudiziaria compie ogni necessaria

verifica. IL

2.bis La richiesta indicata nel comma 2 è presentata a pena di decadenza, nel termine e

PROCESSUALI

di 30gg da quello in cui l’imputato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento

(l.60/2005) (…)

In via generale la restituzione nel termine è concessa dal giudice con ordinanza, su

richiesta della parte interessata, richiesta presentata,a pena di decadenza, entro 10 gg

da quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore, e ATTI

entro 30gg. da quello in cui l’imputato ha avuto effettiva conoscenza del GLI

provvedimento (l.60/2005); –

la restituzione non può essere concessa più di una volta per ciascuna parte in ciascun XI

grado del procedimento (art 175 c 3°). CAPITOLO

51

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

IL CONTESTO TEMPORALE e la “RAGIONEVOLE DURATA” DEI

PROCESSI

L’art 111 cost prevede il principio della “ragionevole durata” dei processi; secondo

la Corte europea non è possibile quantificare in termini assoluti quella

“ragionevolezza”. Una serie di criteri guidano cmq le sue valutazioni.

1. Innanzitutto, la Corte europea commisura la lunghezza di ogni singola vicenda

processuale alla complessità degli accertamenti da compiere; e a volte tiene conto

anche dell’importanza della posta in gioco che il singolo processo riveste per il

soggetto che vi è posto.

2. Altro fattore che si deve tener conto è dato dal comportamento tenuto da chi

lamenti l’irragionevolezza della durata del processo, durante il procedimento.

(l’irragionevolezza di durata non potrebbe essere invocata dalla parte che abbia

proposto impugnazioni meramente dilatorie).

3. Infine ha importanza il comportamento delle autorità giudiziarie e pubbliche

→specialmente i lunghi periodi di inerzia come ad es. quelli tra una fase e un’altra

dovuti alla fissazione a lungo termine delle date di udienza.

È bene notare che l’art 111 cost 2°c sancisce una tutela a tale principio non

perfettamente identica a quella delle fonti internazionali→ infatti è attribuito alla lg il

compito di assicurare l’operatività del principio (“La lg ne – al processo - assicura la

ragionevole durata”).

Quindi tale principio non è solo un diritto di parte, bensì di tutte le parti e dell’intera

collettività, e quindi è una garanzia oggettiva. CONTESTO

Le garanzie soggettive delle parti vanno inquadrate anche con riferimento a tale

principio, e se del caso, vanno poste in discussione eventuali dilatazioni se

pregiudizievoli alla ragionevole durata del processo. LORO

Ciò non vuol dire che tra garanzie e celerità (rapidità) si debba preferire quest’ultima

a scapito delle prime; bensì è lo stesso concetto di ragionevolezza che ostacola tale IL

imposizione e sottolinea che occorre sempre cercare un equilibrio che impedisca di e

garantire un valore a scapito degli altri. PROCESSUALI

La lg 89/2001 prevede, non uno strumento per rendere più “ragionevoli” i tempi

processuali, ma un rimedio a posteriori per riparare le conseguenze dell’

“irragionevole” durata di un processo, già verificatasi e constatata. Tale lg infatti, ATTI

garantisce un’ equa riparazione a chi abbia subito un danno in conseguenza del

mancato rispetto del diritto alla durata ragionevole. GLI

XI

IL CONTESTO SPAZIALE degli ATTI PROCESSUALI e i concetti” di CAPITOLO

“UDIENZA e di “CAMERA di CONSIGLIO” 52

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

UDIENZA→ nel linguaggio corrente è un’espressione che spesso indica una mera

scansione dei tempi (“udienza del 8 gennaio”);

Udienza deriva da “udire” e ha riferimento a quelle attività e a quei momenti (e a

quegli spazi, cioè le aule o sale di udienza) che vedono il giudice impegnato in una

relazione con altri soggetti, la quale trova la sua base essenziale in un “ascolto” delle

rispettive ragioni e/o info, anche se poi si sviluppa in un intreccio di dialoghi, nei

quali il giudice non è necessariamente un muto ascoltatore.

CAMERA DI CONSIGLIO→ con tale termine si fa riferimento al luogo nel quale il

giudice, singolo o collegiale, “tiene consiglio” cioè matura le sue deliberazioni.

Per quanto riguarda l’udienza, questa normalmente è aperta al pubblico, anche se non

necessariamente pubblica; invece per quanto riguarda l’attività di camera di

consiglio, questa è tipicamente segreta.

Infatti il cpp sancisce il principio di pubblicità per le udienze, a pena di nullità, sia

pur con eccezioni:

− che possono riguardare deroghe parziali con l’esclusione o l’allontanamento di

determinate persone dall’aula di udienza,

− oppure eccezioni che prevedono l’ordine di procedere a porte chiuse e quindi

che prevedono una presenza limitata delle sole parti e altre persone che hanno un

ruolo particolare nel processo.

NB: la costituzione nulla dice sulla pubblicità delle udienze penali.

Come già detto, invece, l’attività di camera di consiglio è tipicamente segreta; però

l’art 127 cpp che sancisce regole generali al riguardo, prevede, anche un

contradditorio (anche se limitato).

Nel cpp vigente le espressioni “udienza” e “camera di consiglio” continuano ad

essere usate con frequenza, ma non più in necessaria contrapposizione.

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I PROVVEDIMENTI a FORMA TIPICA –

GIUDICE

Tra gli atti processuali, il cpp mette in evidenza i PROVVEDIMENTI del giudice,

cioè quegli atti che gli organi giurisdizionali emanano in forza del pubblico potere

autoritativo di cui dispongono. DEL

L’art 125 cpp→ Forme di provvedimento del giudice: La lg stabilisce i casi nei quali PROVVEDIMENTI

il provvedimento del giudice assume la forma della sentenza, ordinanza o decreto.

(…) I

FORME TIPICHE: –

XII

CAP

53

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

− Sentenza: generalmente, provvedimenti a contenuto decisorio idonei a

concludere il processo;

− Ordinanza: è di regola un provvedimento a sua volta a contenuto decisorio ma

non idoneo a mettere fine al processo;

− Decreto: è normalmente un provvedimento a carattere meramente

organizzativo (ordinatorio) o cmq strumentale e non direttamente decisorio

Tale schema è meramente indicativo, e sono più di uno i casi di dissonanza dello

schema stesso, previsti dal codice: es.→ “decreto penale di condanna” (459cpp),

cioè viene così chiamato il provvedimento che conclude il procedimento speciale

particolarmente conciso, privo di contradditorio, salva la facoltà di opposizione del

condannato che implica l’automatica revoca del decreto stesso.

Per quanto riguarda il provvedimento di archiviazione, è da notare lo sdoppiamento

terminologico:

− È un DECRETO quando il gip lo emette in accoglimento della richiesta del pm

− Ha la forma dell’ORDINANZA invece quando, a seguito dell’iniziale

mancanza di consenso del gip alla richiesta del pm o in caso di opposizione della

persona offesa contro una tale richiesta, la relativa decisione passi attraverso

un’udienza in contradditorio.

L’art 125 cpp 6°comma prevede la possibilità di provvedimenti a forma libera, e

quando non è stabilito altrimenti possono essere adottati “oralmente”.

ELEMENTI ESSENZIALI DEI PROVVEDIMENTI GIUDIZIALI a forma

tipica

Dispositivo→ ne esprime la portata autoritativa; senza di esso non si coglierebbe la

volontà del giudice.

Motivazione→ deve sempre esserci nelle sentenze e ordinanze, a pena di nullità;

mentre x i decreti, essa è prescritta solo quando sia, di volta in volta, la lg a

richiederla (ove sia richiesta e non la si rediga, anche per i decreti, la conseguenza è –

la nullità). GIUDICE

L’art 111 cost. 6°comma prevede una parziale deroga alla presenza della motivazione

nei decreti se questi non sono esplicativi dell’esercizio della giurisdizione, cioè non DEL

hanno contenuto decisorio. PROVVEDIMENTI

La costituzione non dice nulla circa le modalità concrete con cui deve aversi la

motivazione; invece il codice ne individua una pluralità in riferimento alle varie fasi e

oggetti in relazione ai quali il giudice può trovarsi a dover decidere.

Con riferimento alle sentenze, per esempio, il legislatore si è talora preoccupato di

contenere entro limiti ragionevoli le tendenze ad eccessi di parole nelle motivazioni: I

XII

CAP

54

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ per quanto riguarda la sentenza di “non luogo a procedere”, l’art 426 cpp dispone

che sia “sommaria l’esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è

fondata”.

La MOTIVAZIONE dei provvedimenti giurisdizionali è una garanzia per la

collettività, ma anche, in modo specifico, per le parti del processo, alle quali la

conoscenza delle ragioni poste dal giudice a fondamento della sua decisione consente

di impugnarla.

NB: l’obbligo di motivazione è sancito a pena di nullità (x sentenze e ordinanze, e

parzialmente anche x i decreti) e come ogni causa di nullità, anche la violazione di

tale obbligo di motivazione è idonea ad esser fondamento di motivo di appello e

anche di ricorso x cassazione.

SENTENZE DI CONDANNA e DI PROSCIOGLIMENTO

Sentenza di condanna→ di per sé, tale tipo di sentenza, non lascia spazio ad

ulteriori distinzioni; peculiarità del provvedimento possono essere individuate in r/r

ad ogni singolo reato giudicato e a ogni singola sanzione applicata.

Il dispositivo di queste sentenze deve contenere anche la determinazione della pena e

l’eventuale misura di sicurezza che il giudice abbia ritenuto di applicare.

Sentenza di proscioglimento→ sentenza con la quale il giudice riconosce che

l’imputato è esente da responsabilità penale.

È composta da varie categorie:

− Sentenza di assoluzione→ quando emette tale sentenza, il giudice si pronuncia

negativamente sulla fondatezza dell’accusa. Ciò accade quando:

Il giudice constati che “il fatto non sussiste”, cioè mancano gli elementi per

o

configurare il “fatto” addebitato;

O il giudice constati che “l’imputato non ha commesso il fatto”, quindi il fatto

o –

non è riferibile all’imputato; GIUDICE

Oppure “il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato”

o O “se il reato è stato commesso da persona non imputabile (infermità di

o DEL

mente, minore) o altra ragione di non punibilità “ (presenza di una causa personale di PROVVEDIMENTI

esenzione pena).

Art 530 cpp→ Sentenza di Assoluzione: 1. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non

l’ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato,

o se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per altra

ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel I

dispositivo. (…) –

XII

CAP

55

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

− Sentenza di “non doversi procedere”→ quando il giudice dichiara il “non

doversi procedere, senza entrare nel merito dell’accusa, si limita a constatare che c’è

un ostacolo di base all’esame del merito in quanto:

o manca una “condizione di procedibilità” (es. manca querela);

o oppure si è verificata una causa estintiva del reato (es. amnistia o prescrizione)

o

SENTENZE NEI PROCEDIMENTI SPECIALI, NEI GIUDIZI DI

IMPUGNAZIONE, NELL’UDIENZA PRELIMINARE e NEGLI ATTI

PREDIBATTIMENTALI

Momenti in cui il giudice può pronunciare (è tenuto a …) sentenza:

ipotesi ordinaria è quella della conclusione del dibattimento di 1° grado;

al termine del giudizio abbreviato;

in caso di patteggiamento: il provvedimento conclusivo del “patteggiamento” è

“equiparato a una sentenza di condanna” (445 cpp).

Giudizi d’impugnazione→ le sentenze che sono destinate a concludere tali

giudizi possono rientrare negli schemi di quelle dibattimentali di 1° grado;

X il giudizio di appello: l’alternativa sta tra sentenze di conferma e sentenze di

o

riforma (della decisione di 1°grado);

X il giudizio di cassazione: l’alternativa è tra sentenze di rigetto (del ricorso) e

o

sentenze di annullamento (della decisione impugnata); l’annullamento può essere

totale o parziale e inoltre può aver bisogno o meno di un “rinvio” ad altro giudice.

Fase di udienza preliminare : già in tale fase il giudice può essere chiamato alla

pronuncia di una sentenza, che prende il nome di sentenza di non luogo a procedere ;

tale sentenza si pone in alternativa, non a una sentenza di condanna, ma al decreto

che dispone il giudizio. –

→ GIUDICE

NB→→”non doversi procedere” “non luogo a procedere” l’impiego di

ciascuna espressione è teso a riflettere la specifica fase in cui avviene la pronuncia. DEL

Fase degli atti predibattimentali

o PROVVEDIMENTI

MERITO e DECISIONI “di MERITO”

Con le decisioni “di merito” il giudice prende posizione sulla fondatezza dell’accusa

in r/r ai criteri dai quali risulta la responsabilità (o colpevolezza) o l’innocenza della

persona accusata. I

XII

CAP

56

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

FORMULE di PROSCIOGLIMENTO

Per le sentenze di “non luogo a procedere” e per le sentenze di “proscioglimento”

(assolutorie e di non doversi procedere) la lg impone che nel dispositivo ne venga

indicata la “causa”.

Deve, cioè specificarsi se, ad esempio, l’assoluzione è pronunciata “perché il fatto

non sussiste” o “perché il fatto non è stato commesso dall’imputato”…

A tal fine sono previste delle formule terminative della sentenza, la cui inserzione è

prescritta dalla lg-delega 81/1987, anche se il delegante ha lasciato al delegato l’onere

di regolare le relative specificazioni (con l’unico limite preclusivo della previsione

della formula “per insufficienza di prove”).

Con queste formule vi è una sorta di compenetrazione tra motivazione e dispositivo,

poiché la causa indica non solo la decisione ma pure la ragione giustificante.

LA SEGRETEZZA DELLE DELIBERAZIONI DEL GIUDICE

Per le decisioni del giudice, la regola generale è la segretezza: la deliberazione

avviene in camera di consiglio. Ciò non impedisce che la camera di consiglio si apra

alla presenza dell’ausiliario ed eventualmente del tecnico incaricato della

documentazione. La loro presenza è cmq limitata al tempo strettamente necessario

alle operazioni tecniche di loro pertinenza.

Una vera e propria deroga alla regola della segretezza della deliberazione è prevista

dall’art 125 cpp comma V° che prevede un meccanismo volto a finalità connesse alla

disciplina della responsabilità civile e disciplinare dei magistrati: tale art prevede che

i giudici rimasti in minoranza in qualche deliberazione collegiale possono far

constatare il loro dissenso nel verbale, che cmq resta segreto, salvo che la rilevazione

del voto si renda necessaria ai fini di un’esenzione da responsabilità.

LE REGOLE PER LE DELIBERAZIONI COLLEGIALI

Alcune regole previste dall’art 527 cpp x le deliberazioni collegiali possono

considerarsi integranti anche la disciplina del momento deliberativo del giudice –

GIUDICE

monocratico; quest’ultimo non ha bisogno del ritiro in camera di consiglio per

elaborare, attraverso un confronto segreto a più voci, le proprie decisioni, ma il suo

isolamento in quel luogo può rappresentare anche per lui un momento di tranquillità, DEL

utile per una riflessione più ponderata. PROVVEDIMENTI

Risoluzione delle questioni preliminari e processuali:

Il 1° comma dell’art 527 cpp sancisce che prima di entrare nel merito vero e proprio,

il giudice deve risolvere quelle questioni preliminari ancora pendenti, nonché ogni

altra questione relativa al processo, come per es. la nullità degli atti.

Decisione nel merito: I

XII

CAP

57

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

È poi necessario, se l’esame del merito non risulti precluso (cioè impedito) dalla

soluzione di taluna tra le questioni processuali, osservare una successione logica

anche per quanto attiene alle risposte sui quesiti di fondo:

la decisione delle “questioni di fatto e di diritto concernenti l’imputazione” deve

ovviamente precedere “quelle relative all’applicazione delle pene e delle misure di

sicurezza”, nonché “quelle relative alla responsabilità civile”.

Art 527 cpp→ Deliberazione collegiale:

1. Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide separatamente le questioni

preliminari non ancora risolte e ogni altra questione relativa al processo. Qualora

l’esame del merito non risulti precluso dall’esito della votazione, sono poste in

decisione le questioni di fatto e di diritto concernenti l’imputazione e, se occorre,

quelle relative all’applicazione delle pene e delle misure di sicurezza nonché quelle

relative alla responsabilità civile.

2. Tutti i giudici enunciano le ragioni della loro opinione e votano su ciascuna

questione qualunque sia stato il voto espresso sulle altre. Il Presidente raccoglie i

voti cominciando dal giudice con minore anzianità di servizio e vota per ultimo. Nei

giudizi davanti alla Corte d’assise votano per primi i giudici popolari, cominciando

dal meno anziano per età.

Per quanto riguarda il 2° comma dell’art 527 cpp:

La direzione della fase decisionale è attribuita al Presidente del collegio.

In questa fase si è voluto lasciare al confronto collegiale il più ampio spazio su ogni

singola questione, cosicché anche il giudice che sia rimasto in minoranza su una –

GIUDICE

questione (es. votando x l’assoluzione invece che x la condanna), può (ed è “tenuto”)

esprimersi sulle successive, pur quando esse possono considerarsi incoerenti con la

soluzione che egli aveva dinnanzi prospettata (es. x le questioni sulla pena da DEL

infliggere; e non è detto che il giudice “assolutore” debba pronunciarsi x la pena più

mite, potendo, il suo atteggiamento precedente, essere stato condizionato da una PROVVEDIMENTI

particolare ricostruzione dei fatti).

Inoltre, sempre il secondo comma, sancisce il principio di precedenza “inversa” , in

base al quale in linea generale votano prima i giudici con minore anzianità di servizio

e per ultimo, il Presidente; caso particolare si ha nei giudizi dinnanzi alla corte

d’assise, dove prima votano i giudici popolari, poi i togati, (iniziando dal meno I

anziano di età) e per ultimo il presidente. XII

CAP

58

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Tutto ciò per evitare che la maggiore autorevolezza degli uni (anziani) potesse

condizionare gli altri (più giovani).

3. Se nella votazione sull’entità della pena o della misura di sicurezza si

manifestano più di due opinioni, i voti espressi per la pena o la misura di maggiore

gravità si riuniscono a quelli per la pena o la misura gradatamente inferiore, fino a

che venga a risultare la maggioranza. In ogni altro caso, qualora vi sia parità di

voti, prevale la soluzione più favorevole all’imputato.

Il 3° comma, presupponendo come principio per la determinazione della volontà

collegiale quello maggioritario, detta 2 importanti regole:

La prima riguarda il caso in cui occorre scegliere tra una pluralità di soluzioni;

o

e tale regola impone un raggruppamento forzoso, costringendo chi ha votato per la

soluzione + grave, a raggrupparsi con chi, tra le varie opinioni, ha scelto quella

immediatamente inferiore x severità; e così fino a che si giunge a una maggioranza.

La seconda regola sancisce la prevalenza della soluzione + favorevole

o

all’imputato. Ciò vale in ogni caso e quindi anche quando in base alla regola

precedente non si riesca a formare una maggioranza.

LA PUBBLICAZIONE dei PROVVEDIMENTI

I provvedimenti giurisdizionali vengono resi noti alle parti e al pubblico con modalità

diverse a seconda del contesto in cui vengono emessi.

Per i provvedimenti diversi da quelli dell’udienza preliminare e del dibattimento, la

pubblicazione coincide con il deposito in cancelleria (art 128).

* Sentenze dibattimentali:

il sistema di pubblicazione è caratterizzato dall’immediata pubblicazione del –

GIUDICE

dispositivo, e da un meccanismo assai articolato per la pubblicazione della

motivazione.

Il DISPOSITIVO è redatto e sottoscritto dal Presidente al termine del dibattimento. DEL

Di questo viene data lettura in udienza; così la sentenza viene resa pubblicanel suo PROVVEDIMENTI

contenuto decisorio.

Per la MOTIVAZIONE vi sono 3 alternative (o 1 regola e 2 eccezioni):

1. Motivazione contestuale→ è redatta contemporaneamente al dispositivo; la

motivazione deve essere fornita attraverso una “concisa esposizione dei motivi di

fatto e di diritto che fondano la sentenza”. La lettura della motivazione segue la I

lettura del dispositivo. (→contestualità nella redazione e contestualità nella –

XII

pubblicazione). CAP

59

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La pubblicazione equivale a notificazione della sentenza (presunzione di conoscenza)

“per le parti che sono o devono considerarsi presenti in udienza”.

2. Differimento breve→ il giudice, senza dover dare alcuna giustificazione, può

procedere ad una stesura separata della motivazione entro 15gg da quello della

pronuncia.

3. Differimento lungo→ il detto termine può essere superato se la stesura della

motivazione risulti particolarmente complessa per il n° delle parti o per la quntità e

gravità delle imputazioni. In questo caso il giudice ha l’onere di indicare nel

dispositivo un termine più lungo, cmq non eccedente i 90gg.

* Provvedimenti conclusivi dell’udienza preliminare (sentenza di “non luogo a

procedere” o decreto che dispone il giudizio):

La regola è quella dell’immediata pubblicazione in udienza, con lettura che equivale

a notificazione per le parti presenti.

In via di eccezione, per la sentenza di non luogo a procedere, è prevista la possibilità

di un differimento della motivazione, non oltre il 30gg dalla pronuncia.

DEPOSITO

Con la redazione della motivazione (dove prescritta) i provvedimenti del giudice

vengono a contenere tutti gli elementi sostanziali necessari per comprendere il

contenuto e perché possa realizzarsene il completo perfezionamento anche sotto il

profilo formale.

Una volta che l’atto è perfetto nei suoi requisiti formali e sostanziali, deve essere

depositato presso l’ufficio del giudice (cancelleria) e qui conservato.

Regola generale: deposito entro 5gg dalla deliberazione del provvedimento. –

GIUDICE

Eccezione per i provvedimenti emessi nell’udienza preliminare e nel dibattimento:

- sentenze conclusive del dibattimento→ nel caso di pubblicazione contestuale di

dispositivo e motivazione, a questa deve fare immediato seguito il deposito DEL

dell’originale della sentenza; nel caso di motivazione differita, valgono per il

deposito i termini entro i quali occorre provvedere alla redazione di quest’ultima. PROVVEDIMENTI

Del deposito deve essere dato avviso al pm e alle parti private che hanno diritto di

impugnare.

- provvedimenti conclusivi dell’udienza preliminare→ la regola è quella del deposito

immediato. Le parti hanno diritto di avere copia del provvedimento depositato, ma I

non sono previsti avvisi particolari. –

XII

CAP

60

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

C

A

P

I T O L O X

I I

I – I N

V

A

L I D

I T A

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G L I A

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I –

INVALIDITA’, INESISTENZA, ABNORMALITA’

La disciplina dell’invalidità degl’atti è posta a tutela degli interessi e diritti

individuali.

Obiettivi:

Evitare l’esasperazione del formalismo;

o Salvaguardare le esigenze dell’economia processuale;

o Garantire un trattamento severo a situazioni lesive di un interesse di parte.

o

La disciplina della nullità è basata su un principio di tassatività, esteso dal legislatore

delegante a tutte le cause di inutilizzabilità.

Diverso dalla nullità è l’inesistenza, la quale sussiste nel momento in cui l’atto è

affetto da carenze tanto contraddittorie da non rendere possibile rinvenire le linee

essenziali della fattispecie astratta cui dovrebbe ricondursi. Per questo motivo si

ritiene che l’atto non sopravviva al giudicato, ma che ne sia addirittura impedita la

sua stessa formazione. Non ci sono limiti preclusivi alla rilevabilità di questo vizio.

Esempio tipico: atti emessi “a non iudice” ossia da colui che non ha le qualità per

cui l’ordinamento riconosce poteri giurisdizionali.

Abnormalità: figura di creazione interpretativa ; si ha nel momento in cui un atto

non è inquadrabile nel sistema processuale o piegato a fini eterogenei rispetto a quelli

normalmente suoi propri.

PRINCIPIO di TASSATIVITA’

Come accennato la nullità è inquadrata sulla base del principio di tassatività.

L’art 177 cpp si riferisce non più solo all’inosservanza delle forme, bensì ad ogni

inosservanza delle diposizioni stabilite per gl’atti del procedimento.

Al di fuori delle ipotesi di anormalità e inesistenza e se le norme non prevedono né la

nullità, né altre forme d’invalidità ex lege, la difformità dell’atto dalla disciplina –

normativa non è di per se idonea a determinare l’invalidità. ATTI

Nella disciplina della validità degl’atti vi sono poi altri principi equilibratori:

Gl’organi del processo penale sono tenuti ad osservare le norme del cosice

o DEGLI

anche quando la violazione non comporta nullità o altra sanzione;

Obbligo di vigilare sull’osservanza delle norme anche ai fini della

o INVALIDITA’

responsabilità disciplinare.

NULLITA’ di ORDINE GENERALE e NULLITA’ SPECIALI

L’art 178 cpp disciplina le nullità di ordine generale, per le quali l’inosservanza di –

XIII

disposizioni concernenti una serie di oggetti è sempre prescritta a pena di nullità. CAPITOLO

Lettera a) inosservanza delle disposizioni sulle condizioni di capacità e numero di

giudici necessario per costituire il collegio. 61

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Lettera b) inosservanza delle disposizioni sull’iniziativa del PM nell’esercizio

dell’azione penale, partecipazione al procedimento.

Lettera c) violazione di norme circa l’intervento, l’assistenza e la rappresentanza

dell’imputato (è cmq da ritenersi che debba essere compresa anche la figura

dell’indagato).

INTERVENTO: con questo temine si vuole alludere a quanto posto a tutela della

partecipazione personale del soggetto;

ASSISTENZA E PARTECIPAZIONE: endiadi espressiva di tutto ciò che si riferisce

alla difesa tecnica del soggetto stesso.

Queste disposizioni, oltre che per la persona sottoposta al procedimento, sono efficaci

anche per tutte le altre “parti private”.

NULLITà SPECIALI risultano da specifiche comminatorie che sono previste da

specifiche disposizioni per la violazione di comportamenti o requisiti speciali.

Circa le gradazioni del trattamento delle nullità si distingue tra: nullità assolute,

relative, a regime intermedio.

NULLITA’ ASSOLUTE

Nullità assolute queste sono caratterizzate da un regime più rigiroso.

Comprendono solo una parte della nullità di ordine generale, in particolare: tutte le

disposizioni alla

lettera a ) (capacità + numero giudici per formazione collegio),

o alla lettera b) solo le ipotesi di iniziativa del PM nell’esercizio dell’azione

o

penale,

alla lettere c) sono nullità assolute solo quelle concernenti l’omessa citazione

o

dell’imputato o l’assenza del suo difensore ove sia obbligatoria.

Caratteristiche: insanabilità; rilevabilità d’ufficio; dovere di rilevarlo in ogni stato e

grado del procedimento.

Assolute non sono solo quelle nullità ricavate dalle nullità di carattere generale, ma

anche quelle così definite dale singole disposizioni di legge. –

NULLITA’ A REGIME INTERMEDIO ATTI

Nullità a regime intermedio queste sono definite anche come nullità di terzo tipo DEGLI

(tertium genus), “assolutamente relative”, “relative assolute”.

Queste nullità sono individuate per sottrazione. A questa categoria sono, infatti, INVALIDITA’

riconducibili quelle nullità di ordine generale che non sono assolute.

Queste sono rilevabili tanto d’ufficio quanto su iniziativa di parte; per esse vi è però

uno sbarramento temporale, nel senso che la rilevabilità d’ufficio è preclusa una volta

che si sia avviata la “deliberazione della sentenza di primo grado”. –

Queste tipologia di nullità è altresì suscettibile di sanatoria. XIII

CAPITOLO

62

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

NULLITA’ RELATIVE

Nullità relative queste sono individuate da specifiche disposizioni di legge, le

quali tuttavia non fanno cenno alla caratteristica dell’assolutezza; le nullità relative

sono dunque sempre nullità “speciali”.

Il cpp stabilisce che le nullità relative devono essere sempre rilevate ad istanza di

parte. Esistono tuttavia delle limitazioni a questa eccepibilità: in particolare il

provvedimento a conclusione dell’udienza preliminare (non luogo a procedere +

decreto che dispone il giudizio) impedisce l’eccezione di nullità avutasi nel corso

delle indagini del PM o della polizia giudiziaria. Se questa udienza manca, il limite si

sposta il termine ultimo per la proposizione di questioni preliminari in fase di

apertura del dibattimento.

Per le nullità concernenti il giudizio esse devono essere sollevate con impugnazione

della sentenza.

LIMITI ALLA RILEVABILITA’ DELLE NULLITA’

L’art 182- 183 cpp disciplinano quei fattori che possano influire sulla rilevabilità

della nullità:

art 182 i termini per rilevare o eccepire le nullità sono stabiliti a pena di

decadenza; le nullità relative e del terzo tipo non possono essere eccepite utilmente da

che vi ha dato o vi a concorso a darvi causa, ovvero non ha interesse all’osservanza

alla disposizione violata.

Se la parte assiste all’atto la nullità dell’atto deve essere eccepita prima del suo

compimento, ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo.

Questa disposizione è stata tenuta distinta dalla sanatoria della nullità, poiché non si

ha a che fare con eventi che cancellano ex post la rilevanza del vizio, ma piuttosto

con difetti di legittimazione a far valere il vizio stesso.

SANATORIE

→ →

Art 183 sanatorie questo sancisce che le nullità sono sanate quando la parte –

interessata abbia “rinunciato espressamente a eccepire” ovvero abbia “accettato ATTI

l’effetto dell’atto” e altresì se la parte si sia avvalsa della facoltà al cui esercizio l’atto

omesso nullo è preordinato. DEGLI

Le sanatorie operano salvo che sia diversamente stabilito insanabilità. INVALIDITA’

→ →

Art 184 causa sui genereis di sanatoria la nullità di una citazione, avviso o

relative comunicazioni è sanata se la parte interessata è comparsa o a rinunciato a

comparire.

Lo stesso art disciplina poi i cd “termini di difesa”, i quali devono essere concessi –

XIII

quando la parte dichiari che la comparizione è determinata dal solo intento di far

rilevare l’irregolarità. CAPITOLO

63

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

EFFETTI

Art 185 effetti:

la nullità di un atto estende i suoi effetti agl’atti successivi che dipendono da

o

quello nullo;

il giudice che dichiara la nullità dispone la rinnovazione dell’atto, qualora sia

o

necessaria o possibile;

Se l’atto nullo da rinnovare è a una fase già conclusa, la dichiarazione di nullità

o

comporta la regressione del procedimento allo stato e al grado in cui l’atto poi nullo

→ →

fu compiuto. questo non si applica per nullità concernenti le prove alla

rinnovazione di un atto dal contenuto probatorio dovrà provvedere il giudice innanzi

al quale il procedimento si trova.

Più articolata la fattispecie delle impugnazioni :

appello ipotesi in cui vi è conferma della regola della regressione;

→ ipotesi in cui vi è un mero rinvio al giudice di primo grado;

→ ipotesi in cui il potere di rinnovazione resta al giudice di appello.

INAMMISSIBILITA’

Inammissibilità: campo di applicazione eterogeneo anche se la pronuncia è riferita

agli atti di parte. Questa si ha nel momento in cui vi sia un difetto di legittimazione

soggettiva al compimento dell’atto, ovvero manchi un presupposto oggettivo per il

compimento dell’atto stesso.

C

A

P

I T O L O X

I V – P

R

O V

E E D

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I T T

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E L L E P

R

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PROVE

→ disciplinate nel libro III.

A questa è associata l’idea di dimostrare qualcosa che possa ritenersi vero o per lo –

PROVE

meno credibile.

Nel linguaggio giuridico questo termine è usato in 2 accezioni: DELLE

- risultato: dimostrazione dell’esistenza e della modalità di determinarsi accadimenti

e situazioni;

- strumento : metodo necessario al raggiungimento di quel risultato dimostrativo. DIRITTO

Alle 2 accezioni corrispondono anche le nozioni di “fatto rappresentato” e “fatto

rappresentativo”. E

Concetti rilevanti: PROVE

elemento di prova due significati:

Prova come entità scindibile di elementi, nel senso che solo dal concorso di una

o –

pluralità di dati può trarsi la prova in senso pieno . XIV

Attività probatoria di parte di per se non ancora idonea a sorreggere la

o CAPITOLO

decisione del giudice. 64

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Fonte di prova persona o cosa per cui la prova può essere tratta:

Fonte personale: il testimone che mediante testimonianza fornisce la prova

o

testimoniale;

Fonte reale: esempio un documento che con la produzione diviene prova

o

documentale

IL LIBERO CONVINCIMENTO DEL GIUDICE

Il giudizio del giudice è basato sul principio del libero convincimento; tuttavia ciò

non equivale ad una assoluta discrezionalità, bensì il giudice è necessitato ad un

riferimento a dati conoscitivi aventi una rilevanza pure esterna.

In detto principio, coerente con l’ulteriore principio d’indipendenza, è volto ad

evitare che il giudice sottostia a pressioni esterne.

L’”intime convinction” costituisce un principio guida nel cpp francese per le

decisioni giudiziali. Da un lato questo postula che i reati possono essere provati con

qualsiasi mezzo, dall’altro esclude che il giudice possa fondare la sua decisione su

prove diverse da quelle prodotte dinnanzi a lui.

Gli appelli alla libertà e alla indipendenza possono divenire equivoci nel momento in

cui sono volti ad afferrare una assoluta discrezionalità giudiziale, tanto per quanto

concerne l’individuazione, tanto per la valutazione del materiale probatorio.

Per evitare ciò il cpp vigente ha tentato di incanalare entro schemi più o meno elestici

questa operazione; ciò mediante disposizioni di carattere generale, ma altresì

attraverso disposizioni introduttive di “mezzi” di “prova” e di ricerca della prova

tipici.

TEMI DI PROVA

Ulteriore limite nella tematica probatoria è dato dai “temi di prova”. Si tratta –

fondamentalmente di limiti oggettivi. PROVE

Art 187 le conoscenze probatorie concernano l’imputazione, la punibilità e (se

accertata la responsabilità) la determinazione della pena. DELLE

Attinenti sono: il fatto di reato nella sua materialità; l’attribuzione soggettiva; forme

che il reato può assumere; circostanze idonee a quantificarlo scriminanti, cause DIRITTO

estintive … .

L’imputazione coincide con l’ambito oggettivo avente per i mezzi di prova sui fatti

inerenti alla responsabilità civile derivante dal reato. E

PROVE

PROVE E INDIZI

PROVA: questa dà una rappresentazione diretta del fatto da provare, salva ogni –

XIV

riserva sulla attendibilità e credibilità del fatto da provare;

INDIZIO: rappresenta un fatto diverso da quello da provare , dal quale è possibile CAPITOLO

risalire a quest’ultimo attraverso attività interpretativa e investigativa. 65

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Agli indizi è attribuito un valore probatorio minore rispetto alle prove; infatti il cpp

sancisce che solo se gravi, precisi e concordanti, gli indizi possono fondare una

condanna.

Non sempre i due concetti sono in contrapposizione tra di loro: talvolta, il legislatore

fa riferimento solo agli indizi, ma nel chiaro intento di includere pure le prove in

senso stretto. Esempio sulla procedura di misure cautelari se sussistono gravi

indizi di colpevolezza.

PROVE E LIBERTà MORALE

Art 188 cpp libertà morale della persona nell’assunzione della prova. Quest’art

introduce una exclusionary rule , che quindi non ammette eccezioni, a proposito del

divieto di utilizzo di metodi o tecniche idonee ad influire sulle libertà di

autodeterminazione, o alterare la capacità di ricordare o valutare i fatti.

La rilevanza dei diritti e degl’interessi tutelati dalla norma esclude che queste

tecniche siano utilizzabili anche laddove vi sia il consenso della persona.

È fondamentale sottolineare che qui il legislatore non ha voluto introdurre una

sanzione a posteriori, bensì escludere ex ante determinate modalità probatorie.

Naturalmente una violazione, secondo l’art 191 cpp comporta l’inutilizzabilità.

C

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V – T I P

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I –

MEZZI DI PROVA E MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

Il cpp distingue tra: →

mezzi di prova mezzi idonei ad offrire al giudice istanze probatorie

direttamente utilizzabili in sede di decisione; –

PROBATORI

mezzi di ricerca della prova questi non costituiscono di per se fonti di

convincimento, ma hanno la fz di giungere all’ottenimento delle prime. STRUMENTI

Ulteriore distinzione: →

prove costituende sono quelle che prendono corpo nell’ambito della

vicenda processuale; esempio : testimonianza. DEGLI

Prove costituite sono entità preesistenti alla vicenda processuale o quanto meno

alla loro inserzione in essa; esempio documenti. TIPOLOGIA

Per quest’ultime si tratta solamente di disciplinare il momento di ammissione della

prova; per le prove costituende , invece, il momento della formazione, in quanto

attinente alla vicenda processuale. –

XV

CAP

66

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ i singoli mezzi di prova e di ricerca della prova sono disciplinati dai vari capi del

titolo II e III del libro III.

TESTIMONIANZA, ESAME DELLE PARTI, PERIZIA

Elementi differenziali sul testimone grava un obbligo di rispondere secondo verità,

mentre sul perito vi è l’onere di far conoscere la verità; sulle parti esaminate in

quanto tali non gravano simili obblighi e godono di un più ampio “diritto al silenzio”.

Inoltre, mentre al testimone non si chiede una formulazione di opinioni, sul perito vi

è il dovere di formulare un parere di ordine tecnico.

Caratteristiche comuni tutti questi si sostanziano in un’ apporto dichiarativo

chiesto al soggetto ed, altresì, si caratterizzano tutti per la necessaria assunzione

dinnanzi a organi giurisdizionali.

Non bisogna poi confondere la testimonianza con le “sommarie informazioni”

assunte dal PM o dalla polizia giudiziaria. Non confondiamo la perizia con gli

accertamenti tecnici di parte, concernenti l’ indagini preliminari.

Quando se ne avverta l’esigenza già durante le indagini preliminari, testimonianze,

perizia ed esami di parte potranno essere chiesti dal PM o dall’indagato, al GIP

perché vi si proceda nelle forme dell’incidente probatorio.

CONFRONTI

Presupposto→ dalle dichiarazioni delle persone già esaminate o interrogate deve

essere emerso un disaccordo su fatti o circostanze importanti;

Fine→ è quello di sciogliere contraddizioni.

I confronti non sono di competenza esclusiva del giudice, bensì possono essere

disposti pure dal pm e questo può altresì delegarne la conduzione alla polizia –

giudiziaria. PROBATORI

Modalità del confronto→ il giudice, richiamate le avvenute dichiarazioni dei soggetti

da porre a confronto, chiede loro se le confermano o modificano, invitandoli, ove

occorra alle reciproche contestazioni. Nel relativo verbale sono menzionate le STRUMENTI

domande del giudice, le dichiarazioni dei soggetti e tutto quanto avvenuto durante il

confronto.

RICOGNIZIONI DEGLI

Cioè riconoscimenti di persone, cose o altri oggetti di percezione sensoriale.

La competenza per la conduzione delle operazioni è affidata al giudice. TIPOLOGIA

Circa le modalità di svolgimento delle operazioni sono previste una serie di regole;

alcune concernano i “preliminari” dell’azione ricognitiva; altre concernano lo

svolgimento, e queste prescrivono che le varie fasi debbono essere verbalizzate a –

XV

CAP

67

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

pena di nullità e attribuiscono al giudice la facoltà di disporre una documentazione ad

hoc, anche mediante rilevazioni fotografiche o cinematografiche.

Vi sono poi regole supplementari x il caso in cui siano più di una le persone da

sottoporre a ricognizione.

Tutte queste regole sono volte ad evitare che il riconoscimento sia condizionato da

fattori esterni e in particolare da “pre-convinzioni” del soggetto chiamato ad operarlo.

Riconoscimenti “informali” ottenuti aggirando dette regole non dovrebbero essere

ammissibili.

Diversa è la “mera individuazione di persone” nella fase delle indagini preliminari,

per le quali è ammissibile una maggiore libertà di tecniche.

Le regole sui preliminari dell’operazione ricognitiva si estendono anche alla

ricognizione di cose, quando si tratta del corpo del reato o di altre cose pertinenti al

reato, nonché alle altre ricognizioni introdotte nel codice.

ESPERIMENTO GIUDIZIALE

→ prova costituenda; è affidato esclusivamente al giudice, non solo per quanto

riguarda l’effettuazione, ma anche per la determinazione della dinamica delle relative

operazioni.

SCOPO: determinare se un dato evento può essere avvenuto con certe modalità e in

determinate circostanze.

In taluni casi può essere designato un esperto, senza che ciò comporti la formalità di

nomina e di effettuazione di una perizia.

Date le possibili ripercussioni sulla vita associata che l’esperimento può avere (si

pensi ad un esperimento sulle possibili traiettorie di un proiettile in luogo aperto al –

PROBATORI

pubblico) il legislatore ha conferito al giudice il potere di limitare la pubblicità anche

fuori dall’aula dell’udienza, e il potere di prescrivere determinate modalità di

esperimento, tali da non offendere sentimenti di coscienza e tali da non porre in

pericolo l’incolumità delle persone o la sicurezza pubblica. STRUMENTI

DEGLI

DOCUMENTI

→ tipico esempio di prova precostituita; il documento viene in rilievo sotto due TIPOLOGIA

profili: come base materiale e come rappresentazione.

Quanto al 1° aspetto la norma fa riferimento al termine generico “scritti”, ma non

esclude che possono essere assunti come prova documentale altri supporti materiali, –

XV

CAP

68

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

dei quali il codice si limita a dare un elenco esemplificativo (fotografia,

cinematografia …).

Il documento come rappresentazione fa invece riferimento all’aspetto contenutistico

della prova medesima.

→ doc. possono essere anche quelli costituenti il corpo del reato, la cui acquisizione è

sempre possibile, chiunque li abbia formati o li detenga.

Equiparati agli altri documenti precostituiti, possono essere, in via di principio, i

documenti di origine processuale, ma di provenienza da procedimenti diversi da

quello in corso.

Certi documenti di provenienza istituzionale sono poi acquisibili, ma limitatamente ai

fini del giudizio di personalità, oppure di valutazioni di credibilità. Es.→ certificati

del casellario giudiziale.

Ai medesimi fini, sono doc. probatori anche le sentenze irrevocabili. A seguito della

legislazione speciale si è venuti a considerarle come doc. probatori anche per il “fatto

in esse accertato”.

Non sono considerati ai fini probatori i doc. prodotti nell’ambito dello stesso

procedimento. Alcuni doc. sono poi esclusi dal loro valore probatorio, in particolare,

quelli concernenti le voci correnti nel pubblico, nonché quelli sulla “moralità” di

persone coinvolte nel processo.

Per quanto riguarda i documenti anonimi, vige il divieto di assunzione come mezzo

di prova. Deroga al divieto se, tali doc., costituiscono il corpo del reato oppure se

provengono dall’imputato.

In quanto prove precostituite, i doc. non richiedono una disciplina di momenti e modi –

di “assunzione”. Circa la loro acquisizione, essa può avvenire mediante consegna, PROBATORI

spontanea o su richiesta, ad opera del detentore, oppure mediante sequestro.

ISPEZIONI e PERQUISIZIONI

Questi sono tipici mezzi di ricerca della prova; STRUMENTI

ISPEZIONE è disposta quando occorre accertare le tracce o gli altri effetti

materiali del reato; →

PERQUISIZIONE è disposta quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno DEGLI

occulti sulla propria persona il corpo del reato o cose pertinenti al reato, ovvero che

queste si trovano in un dato luogo, ovvero che in un dato luogo possa eseguirsi TIPOLOGIA

l’arresto dell’imputato o dell’evaso.

Entrambe possono essere:

→se

personali implicano intrusioni sul corpo dell’individuo (cd. Corporali) o su

quanto più direttamente perviene dalla sua persona (es. vestiti); –

XV

locali→ se hanno per oggetto solo delle aree definite per coordinate spaziali. CAP

69

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il potere di disporre ispezioni e sequestri non è prerogativa del giudice, ma appartiene

anche al pm, che anzi è il “normale” titolare.

Nei casi di urgenza ed eccezionale gravità queste possono essere effettuate dalla

polizia, fermo restando la sottoposizione di queste al meccanismo della convalida

(affidata non al giudice, ma al pm). Ciò deriva dalle previsioni costituzionali (art 13

14 cost).

Il cpp, invece, non sembra ammettere ispezioni di polizia, diversamente anche dalla

legislazione speciale.

Mentre invece, prevede che la polizia giudiziaria può essere protagonista non solo

dell’esecuzione per delega dei decreti di perquisizione emessi dall’autorità

giudiziaria, ma dalla stessa iniziativa se finalizzata alla ricerca di cose o tracce che

possono essere cancellate ovvero alla ricerca di evasi.(art 350 cpp).

NB: il cpp cerca di circoscrivere tassativamente i presupposti delle perquisizioni ad

iniziativa della polizia, cmq necessariamente sottoposte al meccanismo della

convalida.

Data la delicatezza dei diritti individuali che vengono in considerazione, il codice

contiene disposizioni specifiche, riguardo all’ispezioni e alle perquisizioni:

• Queste devono essere eseguite nel rispetto della dignità e, nei limiti del

possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.

• Possibilità che queste siano eseguite da un medico, anziché dall’autorità

giudiziaria.

• Diritto all’assistenza di una persona di fiducia per garantire l’effettiva tutela

della privacy;

• Principio per il quale l’ispezione e la perquisizione sono volte al –

conseguimento di cose ottenibili con metodi meno cruenti; cioè non forzare situazioni PROBATORI

nelle quali si può giungere allo stesso risultato in modo più soft.

• Divieto di perquisizione nelle ore notturne nei luoghi che si riportano al

concetto di “domicilio” (regola derogabile nei casi urgenti sulla base di un ordine

scritto dell’autorità giudiziaria, o anche senza tale ordine, durante le indagini della STRUMENTI

polizia giudiziaria se il ritardo potrebbe pregiudicare l’esito).

• Di altro genere, un altro paio di regole:

Subordinazione all’autorizzazione della camera di appartenenza la

o

perquisizione personale e domiciliare di parlamentari; DEGLI

Limitazioni delle ispezioni e perquisizioni negli studi legali a tutela della

o

garanzia di libertà del difensore. TIPOLOGIA

SEQUESTRO PROBATORIO –

XV

CAP

70

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Questo viene in rilievo tanto quanto operazione autonoma, tanto quanto obiettivo di

ispezioni e perquisizioni. Il sequestro comporta la sottrazione di una cosa alla libera

disponibilità di chi pur possa vantare su di essa diritti o interessi legittimi.

Necessario corollario del sequestro è cmq l’affidamento in custodia delle cose

sequestrate. Normalmente la custodia è affidata alla cancelleria del giudice o della

segreteria del pm che ha disposto il sequestro. Talvolta questa può essere affidata

anche ad un soggetto diverso nominato ad hoc, ossia il custode.

Il sequestro in questione è caratterizzato dalla tipica finalità di ricerca della prova:

pertanto si parla di “sequestro probatorio”.

La finalità probatoria comporta anche una limitazione oggettiva all’ammissibilità del

sequestro; questo è ammesso solo per il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti, la

cui disponibilità da parte dell’autorità giudiziaria sia necessaria per l’accertamento

del fatto.

Il potere di disporre il sequestro non è affidato al giudice esclusivamente, bensì

all’autorità giudiziaria nel suo complesso, perciò anche al pm nella fase delle indagini

preliminari in quanto autorità giudiziaria procedente.

L’autorità giudiziaria può procedere personalmente o per delega ad un ufficiale di

polizia giudiziaria.

Lo strumento del sequestro (sia se disposto dal giudice, sia dal pm) è sottoposto ad un

controllo a tempi brevi ad opera di un organo giurisdizionale attraverso l’istituto del

riesame.

La polizia giudiziaria, oltre che per delega dell’autorità giudiziaria, può procedere al

sequestro anche di sua iniziativa laddove si tratti del corpo del reato o cose ad esso

pertinenti e vi sia “pericolo di alterazioni, modificazioni, dispersioni”.

Il seq. Di polizia giudiziaria è soggetto a procedura di convalida da parte del pm. Il –

provvedimento del pm in sede di convalida, se confermativo, è poi suscettibile di PROBATORI

controllo giurisdizionale in sede di riesame.

INTERCETTAZIONI

La gamma delle relazioni interpersonali che possono essere oggetto di intercettazioni STRUMENTI

è molto vasta:

• L’art 266 cpp, 1°c→ fa riferimento all’“intercettazione di conversazioni o

comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione”; DEGLI

• Il 2°c→ fa riferimento all’”intercettazione di comunicazioni tra presenti”,

(intercettazioni ambientali) quindi comunicazioni che non implicano strumenti TIPOLOGIA

particolari per la trasmissione della voce (normali colloqui);

• L’art 266bis cpp→ fa riferimento, poi, all’”intercettazione di comunicazioni

informatiche o telematiche”. –

XV

CAP

71

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

In passato, data la tecnologia del tempo, si faceva riferimento solamente alle

“intercettazioni telefoniche”.

INTERCETTAZIONE→ consiste nell’impiego di mezzi che si introducono nelle

relazioni personali, per la presa di conoscenza di dichiarazioni o di altri elementi

utili alla prova di un fatto.

Molte volte ciò che si ricava da quanto viene detto o altrimenti comunicato dalle

persone “intercettate” serve a far raggiungere il corpo del reato, o documenti

preesistenti alla notizia di reato; altre volte può capitare che la stessa conversazione

intercettata integri tutti gli estremi di una confessione, mai prima di allora formulata,

o di una deposizione testimoniale.

Le intercettazioni sono “atti a sorpresa” nel senso più pieno; queste devono avvenire

all’insaputa di tutte le persone coinvolte nella conversazione o comunicazione e non

rientrano tra le intercettazioni consentite dalla lg quelle effettuate da uno dei due

interlocutori (S.U. Cassazione).

Dato il carattere fortemente intrusivo nella sfera intima della persona, il legislatore ha

consentito il ricorso alle intercettazioni solo per alcuni reati; l’art 266cpp, 1°c (i.

telefoniche e altre forme di telecomunicazione) fornisce un elenco tassativo dei reati

per cui può essere disposta l’intercettazione, tra questi troviamo:

− Delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o reclusione

superiore nel massimo a 5 anni;

− Delitti contro la PA per i quali è prevista la reclusione non inferiore nel

massimo a 5 anni;

− Delitti concernenti le sostanze stupefacenti o psicotrope;

− Delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

− Delitti di contrabbando

− … –

PROBATORI

Il 2°c che fa riferimento alle intercettazioni ambientali, prevede la stessa

delimitazione di categorie di reati, e inoltre stabilisce un’ulteriore restrizione per il

caso di intercettazioni da effettuarsi all’interno di abitazioni o altri luoghi di privata

dimora o nelle loro pertinenze: tali intercettazioni sono ammesse “solo se vi è fondato STRUMENTI

motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa”.

L’art 266bis cpp, invece, oltre a far riferimento ai reati indicati all’art 266, prevede

un’estensione, facendo riferimento anche “ai reati commessi mediante l’impiego di

tecnologie informatiche o telematiche”. DEGLI

TIPOLOGIA

L’art 270 cpp, prevede la possibilità di utilizzare i risultati delle intercettazioni in

procedimenti diversi da quelli nei quali queste sono state disposte: deve trattarsi di

procedimenti concernenti delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. –

XV

CAP

72

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Presupposti per l’ammissibilità dell’intercettazione è l’esistenza di “gravi indizi” di

reato e inoltre è necessario che l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini

della prosecuzione delle indagini.

A garanzia della libertà di comunicazione tra il difensore e l’assistito, è previsto il

divieto assoluto di intercettazioni di comunicazioni o conversazioni relative ad essi,

nonché quelle tra i difensori e altri soggetti che cooperano all’attività difensiva.

Chi effettua le intercettazioni non è il giudice, ma il pm o in sua vece (di solito) un

ufficiale di polizia giudiziaria. Di regola, il pm (e solo lui può) richiede al gip

l’autorizzazione ad effettuare le intercettazioni; il gip provvede con decreto motivato.

In via d’urgenza, il pm può disporre egli stesso l’intercettazione a sua volta con

decreto motivato; il provvedimento del pm è però sottoposto al regime della

convalida giudiziaria entro 48 ore, pena il divieto di proseguire nell’intercettazione e

l’inutilizzabilità dei risultati conseguiti.(267cpp)

La Cost. prevede come necessario presupposto di validità delle intercettazioni relative

ai parlamentari anche l’autorizzazione della camera di appartenenza.

I decreti del pm, sia quello “d’urgenza”, sia quello che emana dopo aver ricevuto

l’autorizzazione, devono indicare “le modalità e la durata delle operazioni”. Il cpp

prevede cmq che tale durata non può superare i 15 gg., durata però prorogabile dal

giudice se permangono i presupposti.

Divieti di utilizzazione (271cpp, 1° e 2°c)→ i risultati delle intercettazioni non

possono essere utilizzati:

− se le stesse sono state eseguite fuori dai casi consentiti dalla lg

− o se non sono state rispettate le norme sulla ripartizione dei ruoli nell’esercizio

di richiedere, e di disporre le intercettazione,

− o se non è stata rispettata la durata prevista dal cpp –

− o se non sono state rispettate norme circa l’esecuzione delle operazioni e la PROBATORI

relativa documentazione

− o se ricadono su fatti coperti da segreto professionale.

Il cpp (art 271 3°c) alla sanzione dell’inutilizzabilità di tali intercettazioni, prevede STRUMENTI

anche la distruzione della documentazione relativa alle intercettazioni inutilizzabili,

salvo che costituisca corpo del reato.

PROVE ATIPICHE (o INNOMINATE) DEGLI

Si tratta di quei mezzi idonei alla produzione di elementi in grado di fondare le

convizioni del giudice, ma che non sono riconducibili agli schemi tipici, individuati TIPOLOGIA

dal legislatore, dei mezzi di prova e di ricerca della prova.

Il cpp del 1988 non ha accolto il principio di tassatività nella materia di prove, ma ha

dato un’impostazione “aperta” ma al tempo stesso tale da non legittimare arbitri. È

sottoposta infatti a dei criteri di ammissibilità severi. –

XV

CAP

73

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Per le prove atipiche si postula infatti una dimostrazione a priori dell’idoneità ad

assicurare l’accertamento dei fatti.

È inoltre previsto per il giudice, prima di procedere all’assunzione vera e propria,

l’onere di sentire specificamente tutte le parti sulle modalità dell’assunzione

medesima.

C

A

P X

V

I - L ’ I T

E R d

i A

C

Q U

I S

I Z

I O N

E D

E L L E P

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E –

DALL’AMMISSIONE ALL’ACQUISIZIONE

Le prove per poter essere acquisite nel processo seguono un dato iter.

Per le “prove precostituite”, tale iter presenta 2 fasi:

1. AMMISSIONE→ volta a una valutazione di opportunità e utilità del mezzo di

prova;

2. ACQUISIZIONE vera e propria→ epilogo di una serie di passaggi ed entrata

effettiva del mezzo di prova.

Per le “prove costituende”, si inserisce tra queste due fasi quella dell’ASSUNZIONE,

che coincide con la formazione pratica del mezzo di prova.

TITOLARITA’ DELL’INIZIATIVA PROBATORIA

Nella fase di “ammissione” viene in rilievo il potere di iniziativa probatoria, quale

potere di individuare in concreto i temi, le fonti e i mezzi di prova.

Art 190 cpp→ Diritto alla prova:

1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. Il giudice provvede senza ritardo

con ordinanza escludendo le prove vietate dalla lg e quelle che manifestamente sono

superflue o irrilevanti.

2. La lg stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio. –

PROVE

3. I provvedimenti sull’ammissione delle prove possono essere revocati sentite le

parti in contradditorio.(→tutte le parti, e non solo quella che ha richiesto la prova) DELLE

ACQUISIZIONE

Sembra quindi che tra il 1°e2° comma vi sia un rapporto di regola-eccezione, ma le

previsioni di poteri d’ufficio in tema di prove sono tali e tanti da escludere questa

relazione, per lo meno, sul piano concreto.

I poteri officiosi di iniziativa probatoria del giudice possono poi venire in rilievo sia

come poteri “integrativi” di quelli di parte, sia come poteri esercitati in via di

“autonoma”. L’ITER

L’attribuzione alla parte di un’iniziativa nel materiale probatorio è riconducibile al

cd. “principio dispositivo”, che sottolinea il fatto che resta nella “disponibilità” delle -

parti la facoltà di fare entrare nel processo temi, fonti e mezzi di prova sui quali il XVI

giudice potrà basare il suo convincimento. CAP

74

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Poi, una volta che le parti hanno dato ingresso ai mezzi di prova, questi escono dalla

disponibilità delle stesse, essendo escluso x esse un potere revocatorio ad nutum.(3°c.

art 190).

Per quanto riguarda la facoltà di rinuncia della prova va detto che anche questa, per

essere operante, necessita pur sempre del consenso delle altre parti.

DIRITTO ALLA PROVA

Il “diritto alla prova” è il diritto delle parti di non vedere arbitrariamente escluse dal

materiale probatorio le prove che possono fornire dimostrazione delle proprie tesi.

Questo diritto è garantito tanto dalle fonti internazionali quanto dalla costituzione (art

111 c3°); cmq tra queste due fonti sono ravvisabili alcune differenze:

→ le fonti internazionali parlano di “diritto”, mentre la Cost. parla di “facoltà”;

→ le fonti internazionali parlano di “testimoni”, mentre la Cost. parla di “persone a

difesa”.

Cmq l’accento cade sul diritto ad una specifica parità tra le parti per quanto concerne

l’inserimento di fonti personali di prova nel processo.

CONTROLLO SULL’AMMISSIBILITA’ della prova

Il fondamento del “diritto alla prova” è dato cmq dal fatto che la verifica di

ammissibilità della prova si svolga alla luce di parametri tali da non ledere il

legittimo interesse ad un supporto probatorio di parte idoneo a sostenere tutte le

ragioni.

Dall’altro lato va sottolineato che un giudizio di ammissibilità, preliminare

all’acquisizione della prova, costituisce anche un presupposto e fondamento di un

processo equilibrato e paritario.

Un giudizio di ammissibilità si ritiene imposto anche per le prove disposte d’ufficio,

anche se in tal caso questo giudizio rimane normalmente in pectore al giudice, salvo –

che il giudice stesso debba o voglia sentire preventivamente le parti e fermo restando PROVE

che potrà instaurarsi un contradditorio successivo per sollecitare una revoca. È cmq

ovvio che quest’ultimo giudizio di ammissibilità ha un significato e uno spessore DELLE

minore rispetto a quello che riguarda le prove richieste dalle parti.

Nessun dubbio sussiste riguardo al controllo giudiziale per verificare che tra le prove ACQUISIZIONE

richieste non ve ne siano di quelle vietate, a priori, dalla lg. L’art 190cpp conferisce

al giudice il dovere di escludere “le prove vietate dalla lg”.

CONTROLLO sull’UTILITA’ della PROVA, DIRITTO alla CONTROPROVA, di

ESCLUSIONE PROVE “MANIFESTAMENTE IRRILEVANTI e L’ITER

SUPERFLUE”

Il controllo di ammissibilità è sottoposto a dei limiti: -

XVI

CAP

75

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ POSSIBILITA’: ossia che il mezzo di prova dedotto non sia vietato dalla lg o cmq

escluso;

→ UTILITA’ : ossia che il mdp sia in grado di sostenere le ragioni di chi lo deduce.

Questi limiti rispondono peraltro a 2 esigenze:

- da un lato, il “rispetto del principio della ragionevolezza”, x il quale le prove

devono essere necessariamente (anche se non sempre direttamente) riferite al fatto da

provare;

- dall’altro, si prospetta l’esigenza di una “idoneità in concreto”, ossia l’idoneità del

mezzo ad inserirsi in una serie dimostrativa articolata.

Inoltre non deve essere dimenticato il principio di “economia processuale”, che

impone di evitare abnormi operazioni probatorie ripetitive.

Potrebbe essere pericoloso conferire a qualche soggetto un potere di controllo basato

su parametri di pura e semplice “sovrabbondanza” e “non pertinenza” della prova,

come quello che il codice previgente attribuiva al presidente del collegio giudicante

in sede di “riduzione delle liste testimoniali”.

Così il legislatore delegante del 1987, per garantire una posizione ugualitaria all’

interno del meccanismo processuale, ha introdotto 2 considerazioni di carattere

generale nella tematica dei mezzi di prova.

La prima considerazione introduce una sorta di presunzione di pertinenza e di non

sovrabbondanza delle prove richieste dalle parti;

presunzione destinata a cadere solo di fronte a una “non pertinenza (o irrilevanza) o

superfluità manifeste” : la lg-delega esclude le sole prove che “manifestamente

sono superflue o irrilevanti” (oltre a quelle vietate dalla lg). art 190cpp, 1°c

Con ciò è escluso che il giudice possa pretendere una dimostrazione effettiva della

rilevanza o della non superfluità del mdp ad opera della parte che intende –

PROVE

avvalersene. Resta cmq assicurato un controllo giurisdizionale alla richiesta di prova

della parte. DELLE

NB: l’esclusione delle prove manifestamente superflue o irrilevanti, regola prevista

dal 1°c art 190cpp, non è in contraddizione con una serie di altre regole, che in ACQUISIZIONE

ragione del progredire del procedimento penale verso la conclusione, prevedono

criteri più limitativi per l’ammissione delle prove.

Esempi:

* Condizioni restrittive (ma non l’esclusione assoluta) sono previste dal cpp per la di

presentazione delle “liste” dei testimoni, successivamente alla scadenza del termine L’ITER

stabilito (7gg prima della data fissata x il dibattimento).

→ L’acquisizione è possibile solo se la parte “dimostra di non aver potuto indicarle -

tempestivamente” e, quando l’acquisizione delle prove sia terminata, è possibile che XVI

avvenga un’assunzione (anche d’ufficio) “solo se risulta strettamente necessario”. CAP

76

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

* Inoltre: per quanto riguarda l’”assunzione di nuove prove” è possibile addirittura in

fase di discussione finale,però solo in caso di “assoluta necessità”.

* Una parziale limitazione al “diritto di prova”si configura anche nei procedimenti

per reati di criminalità organizzata e per una parte dei reati contro la personalità

individuale (quando il teste è infrasedicenne) se una persona abbia già

anteriormente reso dichiarazioni, l’esame della stessa persona, che venga richiesto da

una o più parti, è ammesso “solo se riguarda fatti o circostanze diverse da quelle

oggetto delle precedenti dichiarazioni o se il giudice o taluna delle parti lo ritengono

necessario sulla base di specifiche esigenze”.

La seconda considerazione riguarda il “diritto alla controprova”, cioè il diritto di

controbattere le iniziative probatorie altrui e quindi la facoltà della parte accusata di

procedere al controinterrogatorio dei testimoni già sentiti a suo carico.

Tale principio ha trovato accoglimento anche nella Costituzione all’art 111 c3°→ “ la

persona accusata di un reato ha la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o far

interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico”.

ONERE FORMALE DI PROVA?

Ci si può domandare se, speculare, cioè contrapposto al “diritto alla prova”, sia –

configurabile anche un “onere della prova”, inteso come carico formale a ciascuna PROBATORIO

delle parti di addurre le prove a sostegno delle sue tesi.

Il cpp, a differenza del cc (art 2697→ onere della prova) non detta alcuna regola

formale di “onere della prova”, che introduce un dovere oltre alla facoltà di addurre

prove a sostegno della propria tesi. MATERIALE

Si parla piuttosto di “onere sostanziale della prova”, derivante dalla necessità pratica

di provare fatti e circostanze, quale unica via x influenzare il procedimento cognitivo

e deliberativo del giudice. DEL

VALUTAZIONE

C

A

P

I T O L O X

V

I

I – S

E L E Z

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E e V

A

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P

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T O R

I O –

PROVE, INVALIDITA’ e INUTILIZZABILITA’ (assoluta e relativa) e

Fondamentale in materia probatoria è il tema dell’invalidità degli atti che hanno SELEZIONE

contenuto probatorio. Eccezione che può essere sollevata tanto dalle parti, tanto dal

giudice.

Nel 1°caso l’eccezione sarà esposta nel contradditorio delle parti. Ove invece, la

convinzione sulla nullità dovesse aversi in camera di consiglio la rilevazione non è –

XVII

esclusa, ferma restando la facoltà per le parti di far valere eventuali opinioni contrarie

in sede di impugnazione. CAPITOLO

77

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Vi è poi una serie di ipotesi in cui si pone il problema dell’efficacia di taluni atti

anche se immuni da vizi che ne inficiano la “validità”→ ipotesi di inutilizzabilità

probatoria.

Questa viene in rilievo come una nuova figura di vizio-sanzione, che si affianca alla

nullità, inammissibilità e decadenza.

Essa colpisce non gli atti, ma il contributo per giungere a certi risultati cognitivi che è

offerto da determinati atti, e che il giudice è tenuto a non considerare qualora riscontri

determinate violazioni di lg.

In tema probatorio è fondamentale la disposizione (art 526cpp) x la quale il “giudice

non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento”.

Talora a proposito dell’inutilizzabilità-sanzione si parla di inutilizzabilità assoluta, in

contrapposizione ad altre ipotesi di inutilizzabilità relativa. L’antitesi non

corrisponde a quella tra nullità relativa ed assoluta, che comportano solo un diverso

trattamento sul piano della sanabilità e rilevabilità.

INUTILIZZABILITA’ ASSOLUTA→ status inerente a certe risultanze,

potenzialmente probatorie, che impedisce loro di essere utilizzate da qualsiasi

giudice, nei confronti di qualsiasi soggetto, in qualsiasi fase del procedimento. –

L’inutilizzabilità come vizio (o sanzione) trova la sua disciplina nell’art 191cpp: PROBATORIO

Art 191 cpp→ Prove illegittimamente acquisite.

1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla lg non possono essere MATERIALE

utilizzate.

2. L’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del

procedimento. DEL

1° quesito che si pone (riguardo al primo comma)→ Si tratta dei divieti stabiliti dalla VALUTAZIONE

sola lg processuale-penalistica o anche extra-processuale?

La rubrica dell’art non parla di “prove illecite” ma di “Prove illegittimamente

acquisite” e quindi la risposta dovrebbe essere limitativa dell’ambito al settore

processuale. e

2° quesito che si pone (riguardo sempre al primo comma)→ A che cosa si riferisce il SELEZIONE

codice quando parla di prove “… acquisite in violazione di divieti..”? o meglio, quali

categorie di divieti sono compresi?

Non c’è dubbio che si faccia riferimento alla violazione dei divieti stabiliti dalle –

norme sull’ammissibilità delle prove in genere o di determinate prove. Non sono XVII

ricomprese nella disciplina le violazioni di obblighi positivi circa le modalità stabilite

per le operazioni probatorie, essendo per esse prevista la “nullità” processuale CAPITOLO

(verbalizzazione compresa). 78

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

È pur vero che disposizioni particolari introducono delle eccezioni, ad es. l’art 271

cpp introduce il regime dell’inutilizzabilità x la violazione delle norme sulle modalità

di esecuzione delle intercettazioni.

IL REGIME di DISCIPLINA DELL’INUTILIZZABILITA’

Il regime di disciplina di inutilizzabilità “assoluta” è delineato con chiarezza dal 2°c

dell’art 191cpp (L’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado

del procedimento).

La rilevabilità in ogni stato e grado del processo attribuisce al vizio il carattere dell’

insanabilità.

Altro discorso è quello delle ripercussioni che l’”inutilizzabilità” di una prova può

comportare su atti diversi (successivi)e, in definitiva, sulla validità della sentenza.

A tal proposito, neppure il nuovo codice contiene una smentita dell’opinione che si

era fatta strada in r/r alla legislazione novellistica, per la quale l’inutilizzabilità di un

atto probatorio sarebbe restata tale, e cioè insanabile, x tutto il corso del

procedimento; per tanto una sentenza che si sarebbe basata di fatto su di un atto

inutilizzabile sarebbe stata nulla per difetto di motivazione.

VALUTAZIONE delle PROVE, “LIBERO CONVINCIMENTO” –

PROBATORIO

Una volta individuato il materiale probatorio “utilizzabile”, il giudice dovrà

provvedere ad una “valutazione delle prove” medesime.

A tal proposito, regola fondamentale è data dal libero convincimento. Nell’organo

collegiale questo si concretizzerà in un confronto delle singole posizioni, così da dar

luogo, all’unanimità ovvero alle maggioranze previste, alla formazione della volontà MATERIALE

del collegio in quanto tale.

La libertà nel convincimento non coincide per altro con un’assoluta discrezionalità in

capo al giudice; infatti questo dovrà indicare nella motivazione della sentenza quelle DEL

che sono state le ragioni di diritto e di fatto che lo hanno condotto ad una certa

posizione. VALUTAZIONE

Ferme restando le dette precisazioni, il “principio del libero convincimento” risulta

confermato dalla regola dell’inoperatività nel processo penale dei “limiti di prova

stabiliti dalle lg civili”. e

SELEZIONE

Art 193cpp→ limiti di prova stabiliti dalle leggi civili: Nel processo penale non si

osservano i limiti di prova stabiliti dalle lg civili, eccettuati quelli che riguardano lo

stato di famiglia e di cittadinanza. –

XVII

Questa regola ha come primo obiettivo quello di escludere l’efficacia nell’ambito

penale della civilistica “prova legale”. CAPITOLO

79

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

La regola dell’inoperatività dei “limiti di prova stabiliti dalle lg civili” trova

eccezione soltanto per quanto attiene alle prove attinenti allo “stato di famiglia e di

cittadinanza”. Tale eccezione trova fondamento nella natura “pregiudiziale” della

questione.

Tali questioni hanno un trattamento particolare rispetto ad ogni altra questione di

natura extra-penale nella quale il giudice possa imbattersi x’ dalla sua risoluzione

dipende la decisione sul reato per cui è in corso il procedimento penale.(le q.

pregiudiziali sono q. di merito e non vanno confuse con le q. preliminari al

dibattimento che vertono sui problemi procedurali)

In genere, per le questioni aventi un carattere di pregiudizialità logica rispetto alla

decisione, il codice prevede sempre il potere-dovere del giudice di conoscere la

questione incidenter tantum, ossia ai soli fini della sua decisione, senza possibilità di

sospendere il processo. Tale possibilità è concessa solo nel dibattimento se la

questione è sorta in tale sede.

Quando però la q. pregiudiziale verte sullo stato di famiglia o di cittadinanza, il

codice, non solo prevede l’efficacia vincolante della sentenza irrevocabile del giudice

civile che ha deciso una di tali questioni, ma conferisce altresì al giudice penale il

potere di sospendere il processo fino, appunto, al momento in cui la sentenza sia –

divenuta incontrovertibile. PROBATORIO

OBBLIGO di IMMEDIATA DECLATORIA delle CAUSE di NON

PUNIBILITA’

Art 129 cpp→ OBBLIGO di IMMEDIATA DECLATORIA delle CAUSE di NON MATERIALE

PUNIBILITA’

1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non

sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o DEL

non è previsto dalla lg come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una

condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza. VALUTAZIONE

2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente

che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non

costituisce reato o non è previsto dalla lg come reato, il giudice pronuncia sentenza

di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta. e

SELEZIONE

PARTICOLARE “REGOLA di GIUDIZIO”

Il 2°comma è definita “regola di giudizio”, in quanto, come le altre regole di

giudizio, condiziona il modo d’essere del giudizio inteso come decisione. Tale –

XVII

comma mira, infatti, ad aiutare il giudice a sciogliere il dilemma di fronte al quale

questi possa trovarsi nell’imbarazzo se prosciogliere “nel merito” o per estinzione del CAPITOLO

80

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

reato, cioè il dilemma tra 2 conclusioni ugualmente giustificabili alla stregua del

1°comma.

Infatti la situazione presa in esame dal 2°c è quella in cui:

- da un lato si configuri (“quando ricorre..”) una causa estintiva;

→”proscioglimento x estinzione del reato”

- e dall’altro lato si configuri (“..dagli atti risulta evidente..”) una delle quattro

ragioni di esclusione della responsabilità penale addebitata all’imputato;

→”proscioglimento nel merito”

Il 2° comma impone al giudice di optare, in un caso del genere, per la soluzione “nel

merito” e cioè pronunciare una sentenza di “assoluzione” (se si è nel dibattimento), o

pronunciare una sentenza “di non luogo a procedere” (se si è ancora in udienza

preliminare, per difetto di presupposti).

!!! Dal 2°comma è possibile ricavare una regola inversa per la situazione (non presa

in considerazione dall’art ma palesemente reciproca a quella di cui si è detto) che si

profila se, nel momento in cui –

- interviene la causa estintiva del reato, PROBATORIO

- ma non sia ancora “evidente” la presenza di una causa giustificativa di una

soluzione “nel merito”.

In questo caso il giudice dovrà prosciogliere l’imputato per l’estinzione del reato MATERIALE

(→proscioglimento per estinzione del reato), ma lasciando impregiudicato il

dilemma sulla colpevolezza o innocenza. Si parla al riguardo di un accertamento “in

ipotesi”, a sottolineare che, anche se vi fosse responsabilità questa è cmq cancellata

dalla causa estintiva del reato. DEL

Peraltro, a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionale basate VALUTAZIONE

sull’inviolabilità del “diritto di difesa” sancito dall’art 24,2°c Cost. e che hanno reso

sempre rinunciabili l’amnistia e la prescrizione del reato, l’imputato ha oggi sempre

la possibilità di rinunciare all’applicazione nei suoi confronti delle principali tra le

cause di estinzione del reato, aprendo così la strada ad una sentenza (nel “merito”) e

che potrà essere di proscioglimento o di condanna. SELEZIONE

ONERE “SOSTANZIALE” della PROVA e ALTRE REGOLE di GIUDIZIO

La risoluzione del dilemma di fondo del giudizio, ossia quello tra ASSOLUZIONE e –

XVII

CONDANNA è coordinato da ulteriori “regole di giudizio”. Queste sono

fondamentalmente ispirate al “principio di presunzione di innocenza”, ossia al CAPITOLO

principio che è l’accusa a dover provare la responsabilità dell’accusato e non 81

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

quest’ultimo a dover dimostrare la propria innocenza; da questo principio si possono

ricavare alcuni corollari:

• “onere sostanziale della prova” a carico dell’accusa, essendo quest’ultima

tenuta a provare la colpevolezza dell’accusato;

• È necessaria l’assoluzione nel caso in cui manchi uno degli elementi costitutivi

o dei presupposti del fatto materiale, così come l’estraneità dell’imputato alla sua

realizzazione; (certezza della mancanza)

• È necessaria l’assoluzione anche nel caso in cui risulti la totale mancanza di

prove circa qualcuno degli elementi o dei presupposti del fatto materiale o circa la

partecipazione dell’imputato alla sua realizzazione …

• All’assoluzione porta anche lo stato di dubbio del giudice circa l’esistenza

degli elementi idonei a fondare la responsabilità penale dell’imputato, x insufficienza

o contraddittorietà delle prove.

• Una netta scelta è stata fatta dal codice in caso di dubbio su cause di

giustificazione o su cause personali di esenzione da pena: nel silenzio del vecchio

codice, la dottrina e la suprema Corte di cassazione affermavano che queste cause

avrebbero dovuto essere provate da chi intendesse avvalersene; oggi invece la

posizione è diversa in quanto il codice e quindi il legislatore ha esteso la regola “in

dubio pro reo” anche a questa fattispecie (art 530 c3). (dubbio→ assoluzione). –

PROBATORIO

CONTRADDITORIO “SULLA” PROVA E “PER” LA PROVA, e una

“EXCLUSIONARY RULE” di RANGO COSTITUZIONALE

In riferimento all’ambito probatorio viene in rilievo pure l’art 111 Cost. 4°comma, il MATERIALE

quale sancisce che “il processo penale è regolato dal principio del contradditorio

nella formazione della prova”, “la colpevolezza dell’imputato non può essere

provata sulla base di dichiarazioni rese da colui che si è sempre volontariamente

sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore”. DEL

Il 4°c dell’art 111 cost. mette in evidenza che non è sufficiente il mero VALUTAZIONE

“contradditorio sulla prova” già formata, ma a garanzia di una piena correttezza

processuale è necessario anche il rispetto del “contradditorio per la prova”, introdotto

dallo stesso comma.

La norma introduce dunque il cd. “contradditorio per la prova”, che dal significato

letterale della norma medesima, è ammesso solo per le prove “costituende”. e

SELEZIONE

Anche per esse, il legislatore ha previsto delle eccezioni per il caso in cui “la

formazione della prova non ha luogo in contradditorio 1)per consenso dell’imputato

o 2)per accertata impossibilità di natura oggettiva o 3)per effetto di provata condotta

illecita” (art 111 c5). –

XVII

1. Prima eccezione→ sottintende una riserva in favore di regole speciali, come

quelle che presiedono alla disciplina della prova nel giudizio abbreviato (che postula CAPITOLO

addirittura una richiesta dell’imputato) o nel “patteggiamento” (che si regge a sua 82

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

volta su una richiesta dell’imputato o su una sua adesione all’iniziativa del pm), ma

anche nel procedimento per decreto penale (dove il consenso, se non vi è

opposizione, può considerarsi dato ex post sotto forma di acquiescenza).

2. Seconda eccezione→ si può pensare alle ipotesi di morte o di irreperibilità del

potenziale testimone, menzionato dal teste “indiretto” che vale a rendere utilizzabili

in giudizio le dichiarazioni de relato rese da quest’ultimo.

3. Terza ed ultima eccezione→ tipico esempio di scavalcamento del principio del

contradditorio è dato dall’art 500 cpp 5°c, cioè nel caso di testimone sottoposto a

minaccia o violenza.

C

A

P X

V

I I I – I N

D

A

G I N

I P

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I N

A

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I e U

D

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A P R E L I M

I N

A

R

E –

DALL’ “ISTRUZIONE” dei vecchi codici ALLE “INDAGINI PRELIMINARI”

Una modifica fondamentale della riforma del 1988 è data dalla sostituzione della

tradizionale fase dell’”istruttoria” con la fase delle “indagini preliminari”.

Il concetto di “istruzione” non è peraltro estraneo alla normativa vigente, essendo

prevista l’”istruzione dibattimentale” come nucleo centrale del dibattimento, attività

diretta alla raccolta e all’assemblaggio di materiale probatorio. Questa previsione non

è in contrasto con la volontà riformatoria; la nuova impostazione ha infatti introdotto

il concetto di indagine preliminare, quale riferimento onnicomprensivo di tutta la fase

anteriore al giudizio.

PROFILI FUNZIONALI DELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI –

PRELIMINARE

Il codice ricollega alla fase preliminare 2 scopi:

1. Costituire il fondamento per l’esercizio dell’azione penale;

2. Procedere all’accertamento di fatti specifici, compresi quelli favorevoli

all’imputato. UDIENZA

È infatti stabilito che “le autorità preposte (pm+polizia giudiziaria), nell’ambito

delle proprie attribuzioni, devono svolgere le indagini necessarie per le e

determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale” (art 326 cpp). PRELIMINARI

Dovranno, quindi, assumere tutte quelle iniziative necessarie per concretizzare

effettivamente l’esercizio dell’azione penale, ovvero procedere a una richiesta di

archiviazione.

Solo in relazione dell’attività di indagine del pm il codice stabilisce che questo è INDAGINI

tenuto a svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta

alle indagini. Questa disposizione individua il pm come “organo di giustizia” che

quindi, non assume posizioni esclusivamente colpevoliste, ma oggettive. –

XVIII

I PROTAGONISTI DELL’ATTIVITA’ DI INDAGINE CAP

83

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

I protagonisti della fase dell’indagine preliminare sono, dunque, il pm e la polizia

giudiziaria. Questi soggetti non sono peraltro in posizione di parità: il codice infatti

sancisce che il pm “dirige le indagini” e “dispone direttamente della polizia

giudiziaria” (art 327 cpp).

Questa disponibilità, tuttavia, non è esclusiva: infatti, il codice stesso, sancisce che

“il giudice, nell’esercizio delle sue fz., può chiedere l’intervento della polizia

giudiziaria, al fine di un sicuro e ordinato compimento degli atti ai quali procede”.

(131 cpp)

Accanto a questa attività investigativa del PM e della polizia giudiziaria si affianca

anche una “attività investigativa del difensore”, il quale ha sia il diritto di partecipare

alle indagini della polizia e del pm, e inoltre ha anche un potere autonomo di attività.

Sempre per quanto attiene i soggetti che compaiono sulla scena delle indagini

preliminari viene in rilievo anche la figura del “giudice per le indagini preliminari”

(gip), al quale non competono fz. di investigazione attiva (come accadeva x il giudice

istruttore del passato), bensì fz. di controllo e garanzia.

NOTIZIE DI REATO e LORO DESTINATARI IMMEDIATI e MEDIATI

Le indagini preliminari hanno come presupposto l’acquisizione da parte della polizia

giudiziaria, o del pm della “NOTIZIA di REATO”. Anche sotto questo profilo i 2

soggetti non si trovano sullo stesso piano: la polizia giudiziaria, infatti, per la sua più

capillare distribuzione sul territorio è assai più facilmente contattabile da chi intenda

presentare una denuncia.

Inoltre la polizia giudiziaria ha proprio tra i suoi compiti istituzionali quello di –

PRELIMINARE

andare, anche di sua iniziativa, alla ricerca di tali notizie. Essa è, tuttavia, solo

“destinataria mediata” della notitiae criminis, che deve a sua volta portare a

conoscenza del pm: infatti, acquisita la notizia di reato, la polizia g. ha l’obbligo di

riferirne gli estremi al pm, normalmente “per iscritto”. UDIENZA

L’informativa ha un CONTENUTO piuttosto complesso:

• Elementi essenziali del fatto;

• Altri elementi raccolti dalla polizia g.; e

• PRELIMINARI

Indicazione delle fonti di prova;

• Ogni attività compiuta, con l’onere di trasmettere anche la relativa

documentazione;

• Data e ora di acquisizione della notizia di reato. INDAGINI

TEMPI DELL’INFORMATIVA→ la regola generale è che essa sia data al pm

“senza ritardo”.

Vengono poi in rilievo regole più specifiche x determinate ipotesi: –

XVIII

esempi: CAP

84

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

→ nei casi in cui la polizia giudiziaria abbia compiuto l’interrogatorio, per il quale è

necessaria l’assistenza del difensore, il termine è di 48 ore dal compimento dell’atto.

→ se il reato appartiene alla categoria di “criminalità organizzata” o “quando

sussistono cmq gravi ragioni di urgenza”, la comunicazione della notizia di reato

deve essere data “immediatamente” anche in forma orale.

INDAGINI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA

La polizia giudiziaria ha il compito di svolgere un’attività autonoma di indagine,

anche successivamente alla notizia di reato, raccogliendo ogni elemento utile alla

ricostruzione del fatto e all’individuazione del colpevole.

La sfera di autonomia di cui dispone la polizia giudiziaria si esplica, da un lato, in

un’attività di tipo conservativo (dello stato dei luoghi, nonché di cose e di tracce

pertinenti al reato), dall’altro un’attività generica di ricerca, cui si affiancano atti

specifici e specificamente disciplinati, come le perquisizioni personali e locali,

assunzione di sommarie informazioni, sia da persone che la polizia ritenga informate

sui fatti, sia dall’indagato (solo se egli non si trovi in stato di arresto o di fermo, ma

se si tratta di info sul luogo o nell’immediatezza del fatto, ci si può rivolgere anche

all’arrestato o fermato).

Altre attività che la polizia g. è specificamente autorizzata a compiere sono:

Identificazione degli indagati e dei futuri testimoni

Acquisizione di plichi e di corrispondenza

Accertamenti e rilievi urgenti su luoghi, cose o persone

Sequestro del corpo del reato e delle cose ad esso pertinenti –

PRELIMINARE

Nella precedente disciplina codicistica, il potere di investigazione autonoma della

polizia giudiziaria mutava a seconda che si fosse in una fase antecedente ovvero

successiva all’intervento del pm: “prima” la polizia g. godeva di un ampia autonomia

investigativa, “dopo” questa veniva meno. UDIENZA

Oggi questa distinzione è assai sfumata: vi è, infatti, un prolungamento dei poteri

della polizia g. anche successivamente all’intervento del pm; infatti questa, oltre a e

dover compiere gli atti ordinati dal pm, può svolgere di propria iniziativa altre attività PRELIMINARI

di indagine, per accertare i reati, ovvero richieste da elementi successivamente

emersi, assicurando altresì le nuove fonti di prova.

Molta più ampia e autonoma è la gamma dei poteri della polizia g. nei procedimenti

di competenza del giudice di pace potere di compiere tutte le indagini necessarie INDAGINI

per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole.

Nella fase di indagine della polizia g. l’intervento del difensore è assai limitato: sono, –

XVIII

infatti, pochi e specificamente individuati i casi in cui questo ha la facoltà di assistere, CAP

85

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

senza peraltro essere preventivamente avvisato (perquisizioni, accertamenti urgenti su

luoghi cose persone, sequestro).

L’assistenza difensiva è, invece, obbligatoria per le sommarie informazioni, salvo

che si tratti di atti compiuti sul luogo o nell’immediatezza del fatto, o di dichiarazioni

spontanee.

Regole sulla documentazione e utilizzazione successiva degli atti compiuti dalla

polizia g.:

REGOLE GENERALI di documentazione:

→ annotazione, anche sommaria, secondo modalità idonee ai fini delle indagini tutte

le attività svolte (357 cpp 1°c).

→ la verbalizzazione è prevista solo per atti particolari, tra cui le sommarie

informazioni dell’indagato, le sue spontanee dichiarazioni, le sommarie informazioni

assunte da persone diverse dall’indagato, perquisizioni e sequestri (2°c).

→ nessuna documentazione formale è ammessa in caso di notizie o indicazioni che

siano state fornite da un indagato sul luogo o nell’immediatezza del fatto, ma senza la

presenza del difensore; l’art 350 c6° precisa, inoltre, che di tali notizie e indicazioni

non può neppure essere fatta utilizzazione.

Anche per le dichiarazioni rese spontaneamente dall’indagato è prevista una

limitazione all’utilizzabilità: questa è preclusa, ma solo nel dibattimento (non dunque

nel corso delle stesse indagini preliminari).

INDAGINI DEL PM (PUBBLICO MINISTERO)

Anche per il pm il legislatore ha configurato uno specifico potere d’indagine, cioè il –

PRELIMINARE

potere-dovere di svolgere “ogni attività necessaria“ al perseguimento delle fz. proprie

delle indagini preliminari, nonché di compiere “accertamenti su fatti e circostanze a

favore dell’indagato”(art358).

Questo potere di indagine si concreta per lo più in atti d’indagine “a forma libera”, UDIENZA

fermo restando il doveroso rispetto dei principi di libertà morale delle persone e, più

in generale, dei principi costituzionali e internazionali a tutela dei diritti e libertà

fondamentali. e

In concreto si tratta di quelle attività probatorie affidate alla responsabilità del PRELIMINARI

giudice, denominate come “mezzi di ricerca della prova” (ispezioni, perquisizioni,

sequestri, intercettazioni di conversazioni e comunicazioni).

Per quanto riguarda quegli istituti denominati “mezzi di prova”, il legislatore si è

preoccupato di dare anche terminologicamente un’indicazione che faccia capire come INDAGINI

la + o meno piena corrispondenza di contenuti non si traduce in un’identità di

fisionomia normativa. Quindi il legislatore si è preoccupato di far trasparire la

differenza che sussiste rispetto alla disciplina dedicata al giudice; differenza che –

viene rimarcata anche a livello terminologico: XVIII

- non si parla di “testimonianza”, bensì di “assunzione di informazioni”; CAP

86

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

- ricognizioni individuazione di cose o persone

- perizia accertamenti tecnici

- esame delle parti interrogatorio

La terminologia impiegata per l’atto del giudice è adottata anche per il corrispondente

atto del pm solo quando si tratta di “confronti”.

Nel libro V non si trova alcuna disposizione specifica circa gli “esperimenti

giudiziali” e i “documenti”. Data la delicatezza delle operazioni del 1° tipo, cioè degli

esperimenti giudiziali, sembra doversi escludere che siano adottabili dal pm

autonomamente, mentre non vi è alcuna ragione che porti ad escludere l’utilizzabilità

in questa fase dei documenti (→acquisizione nel fascicolo delle indagini) con

modalità analoghe a quelle descritte per le operazioni acquisitive dei medesimi ad

opera del giudice.

Importanti, anche per gli atti di indagine del pm, sono le norme circa “l’assistenza

difensiva” e la “documentazione” delle operazioni compiute; a tal riguardo vengono

in rilievo 3 istituti:

1. DIRITTO DI ASSISTENZA DIFENSIVA→ facoltà riconosciuta al difensore

di essere presente a determinati atti: accertamenti tecnici non ripetibili, interrogatorio

dell’indagato, confronti dell’indagato e altre persone, ispezioni, perquisizioni,

sequestri.

Peraltro deve essere sottolineato che si tratta di una facoltà, pertanto la mera assenza

del difensore non costituisce di per sé violazione di lg; diverso sarebbe il caso in cui –

al difensore fosse impedito di assistere. (l’obbligo si configura in r/r alle sommarie PRELIMINARE

info che la polizia chiede all’indagato libero).

Il legislatore ha poi precisato che laddove manchi la nomina di un “difensore di

fiducia”, debba essere nominato un “difensore d’ufficio”, affinchè questo possa

valutare se assistere o meno all’atto in questione. UDIENZA

e

2. AVVISO DELL’ESECUZIONE di DETERMINATE OPERAZIONI→ volto a PRELIMINARI

rendere più agevole l’esercizio del diritto all’assistenza difensiva.

Nessun avviso deve essere peraltro dato in caso di perquisizioni e sequestri, atti

tipicamente “a sorpresa”. Ciò non impedisce cmq che il soggetto sottoposto a ciò ne INDAGINI

dia immediato avviso al suo difensore non appena iniziate le operazioni (il difensore

ha il diritto di assistervi, ma nessun avviso è obbligatorio). –

XVIII

Discorso opposto a proposito dell’interrogatorio e del confronto; qui l’avviso deve

essere sempre dato, e di regola almeno 24 ore prima del compimento. CAP

87

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Solo in caso di assoluta urgenza o in caso di possibile pregiudizio per l’integrità del

mezzo di prova, le operazioni possono essere condotte prima della scadenza del

termine, con l’onere cmq x il pm di darne tempestivo avviso.

Le ispezioni si trovano in una posizione intermedia: anche qui la regola è che l’avviso

sia dato almeno 24 ore prima dell’esecuzione dell’operazione; tuttavia questo può

essere omesso se vi è fondato motivo di ritenere che le tracce e gli altri effetti

materiali del reato possono essere alterati.

3. DIRITTO ALLA CONOSCENZA DEI VERBALI DELLE OPERAZIONI

DISPOSTE DAL PM:i verbali degli atti cui il difensore ha diritto di assistere devono

essere depositati anticipatamente rispetto alla chiusura delle indagini preliminari,

cosicché sia possibile prenderne visione ai fini investigativi.

Regola→ depositati entro il 3°g successivo al compimento dell’atto. Nei 5 gg.

successivi i difensori possono esaminarli anche estraendone copie. Per gravi ragioni il

pm può differire detti termini non oltre i 30 gg.

Regole sulla documentazione dell’attività del pm:

Regola generale è quella della verbalizzazione. Solo per talune categorie è richiamata

nella sua interezza la disciplina stabilita per la redazione dei verbali degli atti

→es.

processuali del giudice interrogatorio, confronti, sommarie info delle persone

informate dei fatti.

Per gli altri atti, il verbale è redatto in forma riassuntiva, mentre la regola è della

semplice “annotazione” per gli atti dal contenuto semplice o di limitata rilevanza. –

PRELIMINARE

Alla conclusione delle indagini preliminari, la documentazione del pm, insieme a

quella della polizia giudiziarie, viene raccolta in un apposito fascicolo, cd. “fascicolo

delle indagini preliminari”, destinato a scindersi in due parti al termine dell’udienza UDIENZA

preliminare, con diversità di destinazione e di effetti sul corso successivo del

procedimento. e

IL SEGRETO di INDAGINE PRELIMINARI

Nel corso delle indagini preliminari la regola è che tutto quanto compiuto resti

segreto. Si tratta peraltro di una segretezza cc “esterna”. Per quanto riguarda la

segretezza cd “interna”, cioè nei confronti delle parti, operano le regole circa la

conoscibilità degl’atti ad opera delle stesse, cui va aggiunta una disposizione INDAGINI

particolare, la quale sancisce che la segretezza non può cmq estendersi oltre la

chiusura delle indagini.

La regola della segretezza trova poi complemento nel divieto di pubblicazione –

degl’atti coperti da segreto; fino a che le indagini non si siano concluse, anche gli atti XVIII

CAP

88

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

d’indagine non più coperti da segreto non sono pubblicabili nella loro formulazione

testuale. Di qeusto può essere riprodotto il solo contenuto.

La regola della segretezza trova due eccezioni:

Gli atti coperti da segreto possono essere pubblicati se autorizzati con decreto

motivato dal PM, e se ciò risulta necessario per la prosecuzione delle indagini. In tal

caso gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del PM.

La necessità per la prosecuzione delle indagini può comportare altresì

un’estensione del divieto anche a fattispecie normalmente non riconducibili alla

segretezza. Ciò può comportare o “l’obbligo del segreto per singoli atti”, oppure “il

divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a

determinate operazioni”; nella prima ipotesi occorre che sia l’indagato a consentire

all’estensione del segreto, oppure che la conoscenza dell’atto possa ostacolare le

indagini riguardanti altre persone.

LE INVESTIGAZIONI DIFENSIVE

Sono attività di ricerca probatoria consentite ai difensori. Il cpp attribuisce al

difensore questa facoltà fin dal momento dell’assunzione dell’incarico precisando poi

che le medesime attività possono essere svolte altresì da un sostituto, nonché da

investigatori privati autorizzati e da consulenti tecnici.

L’attività investigativa è esercitabile dal difensore dell’indagato, delle altre parti

private e dall’offeso del reato. Attività pratiche che rilevano in tale ambito sono:

• Colloquio informale e non specificamente documentato

• Dichiarazione scritta autenticata da chi la riceve e corredata di una dettagliata –

relazione PRELIMINARE

• Assunzioni di informazioni con modalità non disciplinate in modo specifico ,

ma riconducibili alle modalità adottate dal PM ( domande e risposte )

• I difensori possono prendere visione del documento presso la PA, nonché avere

accesso ai luoghi anche se privati e non aperti al pubblico. UDIENZA

Il legislatore si è poi preoccupato di evitare interferenze scorrette tra l’attività

investigativa del PM e quella del difensore, pertanto : e

Ai contatti tra difensore e persone da cui vuole assumere informazioni, non PRELIMINARI

possono assistere ne l’indagato, ne le altre parti private, ne la persona offesa dal

reato; Se una persona è già stata udita dal PM, il difensore non potrà richiedere

notizie sulle domande formulate e sulle risposte date; regola simmetrica vale per il INDAGINI

PM.

Il Pm gode peraltro di un “potere di segretazione” che esplica i suoi effetti per un –

periodo non superiore a 6 mesi, per il quale egli può vietare alle persone da lui udite XVIII

di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine di cui hanno conoscenza. CAP

89

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

L’attività investigativa del difensore è raccolta nel cd fascicolo “del difensore” il

quale contiene la documentazione relativa agli elementi di prova che il difensore

ritiene utile presentare direttamente al giudice.

INCIDENTE PROBATORIO

Questo consiste in una sorta di parentesi inserita nelle indagini preliminari, per

consentire l’assunzione, davanti al giudice e nel contradditorio tra le parti, di prove

non rilevabili al dibattimento.

La legge delega del 1987 forniva un elenco di atti assimilabili con tale strumento:

“testimonianza futura memoria”, “ esame dell’imputato, confronti, ricognizioni,

esperimenti giudiziali, perizie”.

La testimonianza memoria futura è raccolta mediante incidente probatorio nel caso in

cui vi sia motivo di ritenere che la stessa persona non potrà essere esaminata in

dibattimento per infermità o altro grave impedimento.

Altra deposizione che può essere raccolta con questo strumento si ha nel caso di teste

subornabile con violenza, minaccia o altri condizionamenti illeciti o cmq scorretti.

Terza ipotesi di testimonianza assumibile per incidente probatorio è quella del minore

di 16 anni che sia chiamato a deporre in procedimenti per reati di violenza sessuale o

affini.

Anche persone diverse dai testimoni possono essere esaminate mediante incidente

probatorio; si tratta degl’imputati in procedimenti connessi (per i quali questo

strumento è ammesso senza condizioni o limiti), mentre se esaminato è l’indagato

l’incidente probatorio è ammesso a condizione che l’esame verrà sui fatti concernenti

la responsabilità di altri. –

PRELIMINARE

Perizia ed esperimento giudiziale possono essere eseguiti mediante incidente

probatorio se hanno ad oggetto un luogo, cosa o persona il cui stati è soggetto ad

inevitabile modificazione.

I soggetti legittimati a richiedere l’incidente probatorio sono il PM e l’indagato

(anche tramite il suo difensore). Alla persona offesa non è attribuita questa facoltà, UDIENZA

mentre ha solo la possibilità di sollecitare il PM.

→ →

Giudice dell’incidente GIP potere e dovere di controllare l’osservanza delle

norme riguardanti l’iter di svolgimento dell’udienza in cui si avrà l’assunzione della e

PRELIMINARI

prova.

Il gip può altresì su richiesta del PM rinviare l’incidente probatorio richiesto

dall’indagato quando la sua esecuzione pregiudicherebbe uno o più atti dell’indagine

preliminare. INDAGINI

Questo differimento non è consentito qualora pregiudicasse l’assunzione della prova.

Il gip ha altresì il compito di condurre l’udienza in cui vi sarà l’assunzione della

prova; quest’udienza si svolge sempre in Camera di Consiglio, ma con la necessaria

presenza del PM e del difensore. È regola fondamentale che nell’incidente probatorio –

XVIII

le prove sono assunte con le forme stabilite per il dibattimento, pertanto, sulla base

del modello adverary, anche qui vige il principio del contraddittorio per la prova. CAP

90

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il riferimento alle forme del dibattimento implica anche l’applicabilità delle norme

sulla verbalizzazione. Al termine dell’incidente probatorio il verbale e gli altri

documenti sono trasmessi al PM per confluire nel fascicolo per il dibattimento, così

da poter essere utilizzati come piena prova.

Limiti di utilizzabilità:

• Le prove ottenute con incidente probatorio possono essere usate in

dibattimento solo nei confronti degl’imputati i cui difensori hanno partecipato alla

loro assunzione.

• Le prove così ottenute non sono utilizzabili nei confronti di colui che sia stato

raggiunto solo successivamente da indizi di colpevolezza e il suo difensore non vi

abbia partecipato. È fatto salvo il caso in cui tali indizi siano emersi dopo che la

ripetizione dell’atto sia divenuta impossibile.

Una generale preclusione si ha per quei fatti emersi con incidente probatorio

riguardanti persone diverse da quelle cui i difensori hanno partecipato: qui è ammessa

un’estensione probatoria solo se vi è richiesta del PM o di uno dei difensori, purchè si

abbia cura di mettere in grado gli interessati d’intervenire.

LA CHIUSIRA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Una volta terminata la fase delle indagini preliminari, al PM si pone l’alternativa tra

l’esercizio dell’azione penale e la richiesta di archiviazione.

Per sciogliere questa posizione il legislatore ha previsto un sistema di termini, il cui

mancato rispetto comporta l’inutilizzabilità degl’atti compiuti successivamente alla

scadenza.

Questo sistema di termini è abbastanza complesso e vede un doppio ordine di termini: –

PRELIMINARE

da un lato quelli “ di base” e , dall’altro, quelli “prorogati” dal gip sulla base delle

richieste del PM. Pe la prima proroga il PM è sufficiente che individui una “giusta

causa”, mentre per le successive l’onere giustificativo si fa più stringente.

Il termine ordinatorio di durata delle indagini preliminari è di 6 mesi (12 per i reati di

criminalità organizzata). In forza delle proroghe può spingersi fino a 18 mesi (24 per UDIENZA

particolari reati tra cui quelli di criminalità organizzata).

Alla conclusione delle indagini preliminari è collegato l’istituto del relativo avviso; si

tratta di un avviso che il PM deve far notificare all’indagato e al suo difensore entro e

PRELIMINARI

la scadenza del termine, sia esso di base o prorogato. Obbligo che viene meno

laddove il PM intenda chiedere l’archiviazione.

A seguito dell’avviso la difesa può chiedere al PM ulteriori atti d’indagine, il che darà

luogo ad una sorta di “restituzione in termine”. In questo caso il termine è fissato in

30 gg dalla presentazione della richiesta difensiva. INDAGINI

IL PROVVEDIMENTO DI ARCHIVIAZIONE –

XVIII

CAP

91

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Sulla richiesta di archiviazione del Pm il gip laddove la ritenga fondata dovrà

pronunciarsi con un provvedimento che assuma le forme del “decreto motivato di

archiviazione”.

Il decreto sancisce quindi una valutazione d’infondatezza della notizia di reato o

l’improcedibilità, l’estensione del reato, o la sua non configurabilità come tale o

ancora l’inconoscibilità del reo.

Qualora il il gip dissenta dalla richiesta di archiviazione del PM , questo dispone di

un’alternativa:

• Il gip fissa un’udienza ad hoc a seguito della quale lo stesso potrà convincersi

della giustezza della richiesta archiviata;

• All’esito dell’udienza il gip potrà anche disporre che il PM effettui nuove

indagini entro il termine individuato dal gip stesso;

• Il gip potrà infine disporre la cd “imputazione coatta” consistente nell’obbligo

per il PM di formulare entro 10 gg l’imputazione. Entro 2 gg dalla determinazione

dell’imputazione il giudice fisserà l’udienza preliminare.

Dell’udienza ad hoc per la richiesta di archiviazione sono informati oltre al PM e

indagato, anche la persona offesa e il procuratore generale presso la corte d’appello,

che può persino trarre elementi per l’ avocazione.

La detta udienza può peraltro anche essere determinata dalla persona offesa, che

avuta notizia della richiesta di archiviazione, potrà fare opposizione sulla quale il gip

effettuerà un controllo di ammissibilità e di merito.

LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO E L’UDIENZA PRELIMINARE

Contrapposta alla richiesta di archiviazione è l’esercizio dell’azione penale, che in via –

PRELIMINARE

ordinaria si traduce in una richiesta di rinvio a giudizio, attraverso il passaggio per

l’udienza preliminare.

Funzione dell’udienza preliminare: controllo giurisdizionale, eseguito nell’ascolto

delle ragioni delle pari, per vagliare la consistenza dell’iniziativa accusatoria e per

evitare i costi economici e personali di un dibattimento non necessario. UDIENZA

L’udienza preliminare è instaurata dal giudice mediante la fissazione della data di

svolgimento, alla quale deve seguire l’informativa data alle parti e alla persona

offesa, circa la data e gli altri elementi che possono servire per la loro preparazione. e

PRELIMINARI

In relazione alla funzione dell’indagine preliminare, con la richiesta di rinvio a

giudizio, deve essere depositata pure tutta la documentazione relativa all’indagini

svolte dal PM e dalla polizia giudiziaria.

Competente alla conduzione e conclusione dell’udienza preliminare è il giudice

monocratico (gup); solo nel procedimento penale minorile il giudice collegiale. INDAGINI

L’udienza preliminare si svolge sempre in camera di consiglio, pertanto non è mai

pubblica. Ad essa sono però tenuti a partecipare PM e difensore dell’imputato.

La mancanza del PM dà luogo a nullità intermedia, mentre la mancanza del difensore –

XVIII

da luogo a nullità assoluta.

La presenza fisica dell’imputato non è prevista come assolutamente necessaria. CAP

92


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flaviael

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Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Processuale Penale, Chiavario. Particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: il Codice di procedura penale, i magistrati ordinari, i magistrati onorari, i giudici popolari, la Corte d'Assise, l'astensione e la ricusazione del giudice, la rimessione del processo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Deganello Mario.

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