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Le misure di sicurezza non vanno confuse con le misure di prevenzione, infatti esse riguardano i soggetti che hanno già

compiuto fatti – reato.

Il profilo sostanziale delle misure di sicurezza appartiene al diritto penale. Esse si suddividono in misure patrimoniali

(Cauzione di buona condotta e confisca) e personali. Queste ultime sono divise in detentive (Colonia agraria, casa di

lavoro, …) e non detentive (libertà vigilata, divieto di frequentare osterie, …).

La cautelarità endoprocedimentale

Nel corso del procedimento non è innanzi tutto ipotizzabile una applicazione definitiva di misure di sicurezza, perché la

pericolosità sociale, che ne è indispensabile presupposto, è definitivamente accertata solo all’esito del processo, con la

sentenza irrevocabile.

La dinamica delle misure cautelari personali

Il principio del petitum

Il potere decisionale in materia di misure cautelari spetta unicamente al giudice.

In rapporto al momento iniziale la richiesta del P.M. si pone come:

Condizione necessaria, ma non sufficiente

- Limite al potere del giudice che non può applicare una misura più grave o con modalità più gravose rispetto a

- quella richiesta dal P.M. Può invece applicare una misura meno grave, sempre però nell’ambito della stessa

categoria. Può, infine, ravvisare nei fatti posti dal P.M. a base della richiesta esigenze cautelari diverse da quelle

ritenute dal P.M. e quindi applicare una misura diversa, purchè non più grave.

Il potere del giudice è sempre esercitatile anche d’ufficio.

In ordine agli elementi di valutazione circa i presupposti il giudice si avvale degli atti di indagine nella fase pre –

processuale e nei giudizi semplificati predibattimentali. Negli altri casi, invece, utilizza il fascicolo dibattimentale.

Deve valutare gli elementi a favore dell’indagato nel fascicolo del difensore.

L’ordinanza applicativa

Concetto

L’ordinanza cautelare consiste nel provvedimento del giudice con il quale, in parziale o totale accoglimento della richiesta

del P.M., viene disposta l’applicazione di una misura cautelare.

Il giudice competente

Legittimato ad avanzare al giudice procedente domanda di misura cautelare è il P.M. presso il medesimo giudice.

Competente (competenza funzionale) a decidere nel corso delle indagini preliminari è il G.I.P., nel corso dell’udienza

preliminare il G.U.P. e nel corso del processo il giudice innanzi al quale esso pende.

In caso di urgenza, legittimato, è anche il giudice incompetente innanzi a quale, di fatto, pende il procedimento. In tal

caso la sua ordinanza cautelare ha efficacia solo precaria e temporanea.

Contenuto dell’ordinanza

Dopo la richiesta del P.M. il giudice può:

Rigettarla

- Accoglierla

- Parzialmente accoglierla, rigettando la richiesta per taluni imputati e/o per talune imputazioni ovvero disponendo

- una misura diversa, più lieve o con modalità meno gravose.

Art. 292 - Ordinanza del giudice -

Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.

L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio:

le generalità dell'imputato o quanto altro valga a identificarlo

- la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che si assumono violate – menzione del

- fatto ascritto

sua qualificazione giuridica titolo del reato

- indicazione dei gravi indizi di reità - l'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano

- in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali

essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;

motivazione in ordine all’adeguatezza e proporzionalità della misura richiesta

- valutazione degli elementi a favore dell’inquisito

- specie della misura disposta con modalità di esecuzione

- la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini da compiere, allorché questa è

- disposta al fine di garantire l'esigenza cautelare di cui alla lettera a 9 del comma 1 dell'articolo 274

indicazione dell’organo P.G. delegato all’esecuzione

- la data e la sottoscrizione del giudice

- sottoscrizione dell’ausiliario di cancelleria e sigillo (qieste non sono indispensabili).

-

L'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell'ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell'ufficio e, se possibile,

l'indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l'imputato.

L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358,

nonché all'articolo 38 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie.

L'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta

esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.

In ordine agli adempimenti esecutivi dell’ordinanza cautelare, in caso di misura custodiale, la P.G. deve dare immediata

comunicazione della sua esecuzione al difensore, di fiducia o, in mancanza di ufficio. Copia dell’ordinanza è consegnata

all’interessato o messa a sua disposizione. 56

In taluni casi, il P.M. e la P.G. possono ritardare la messa in esecuzione dell’ordinanza cautelare del giudice, quando

l’immediata esecuzione pregiudicherebbe rilevanti esigenze di acquisizione probatoria o di individuazione di altri correi.

Previsioni garantistiche

Rispondono a finalità di garanzia:

Il diritto dell’imputato e del suo difensore ad avere copia del provvedimento

- Il diritto del difensore alla libertà della comunicazioni verbali e scritte con l’assistito, anche in caso di misura

- custodiale in carcere

Il diritto all’interrogatorio di garanzia ad opera del giudice. Deve avvenire, a pena di perdita di efficacia della

- misura, entro 5 giorni, se l’indagato è ristretto in carcere, ed entro 10 giorni per le altre misure cautelari. Ha

l’obbligo di presenziare il difensore.

Il divieto per il P.M. di procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare prima del G.I.P. o

- del giudice dibattimentale. Il P.M., ha facoltà, non obbligo, di procedere autonomamente all’interrogatorio, non per

finalità di garanzia che fanno capo al giudice, ma per i suoi scopi investigativi di parte inquirente. Peraltro, quel

divieto è temperato dal diritto del P.M. di ottenere dal giudice l’anticipazione dell’interrogatorio.

Modalità esecutive

Ordinanza contra reum

Compete sempre al P.M., che si avvale della P.G., porre in esecuzione le ordinanze cautelari contra reum. Nelle ipotesi

pro reo, di estinzione o cessazione di misure cautelari, provvede direttamente il giudice.

In particolare:

Misure cautelari di natura custodiale, comportanti quindi l’incarcerazione. Per esse la P.G. ricerca l’inquisito, gli

- consegna copia dell’ordinanza coercitiva e procede alla traduzione dell’interessato nel luogo di custodia. Redige

verbale di tutte le predette azioni e lo trasmette al giudice. La P.G. quando non riesce a rintracciare il destinatario,

redige il cd. verbale di vane ricerche, sulla base di questo il giudice dichiara il suo stato di latitanza.

Residue misure coercitive e tutte quelle interdittive. Per esse la P.G. si limita, redigendo verbale, alla mera

- consegna dell’ordinanza al suo destinatario, e procede, se del caso, alla saltuaria vigilanza sull’osservanza delle

stesse.

Differimento dell’esecuzione

Le ordinanze sono tutte immediatamente esecutive, anche se subito impugnate dall’interessato.

Tali ordinanze debbono di regola essere adottate ed eseguite non appena se ne verificano i presupposti legali. L’A.G. ne

può ritardare l’emissione ove vengano riscontrate necessità investigative.

L’evoluzione delle misure

La vita delle misure cautelari personali risente delle variazione relative:

Al presupposto di colpevolezza e cioè alla sussistenza e persistenza dei gravi indizi.

- Ai parametri cautelari e cioè alla consistenza e alla persistenza delle esigenze cautelari.

- Vicende del giudizio. In caso di proscioglimento, anche non definitivo, le misure cautelari immediatamente si

- estinguono. In caso di condanna irrevocabile, le misure ancora in vita si convertono, ope legis, nella

corrispondente pena principale o accessoria, dalla cui durata di detrae quella della misura cautelare sofferta.

La sostituzione, modifica e revoca

La sostituzione della misura consiste nella sua conversione in altra misura, di maggiore o minore gravità. Presupposto

della sostituzione è la variazione delle esigenze cautelari. Questo avviene nel rispetto del principio di adeguatezza e

proporzionalità.

La modificazione della misura consiste nella variazione delle modalità applicative della stessa misura in corso, in modo

da attenuare o aggravarne il peso. Presupposto della modificazione è che le esigenze cautelari risultino limitatamente

variate in seno di attenuazione o di aggravamento.

La revoca della misura applicata si verifica quando vengono a cessare i presupposti che ne avevano giustificato

l’adozione, ossia gravi indizi e/o le esigenze cautelari. Il potere di revoca implica l’applicazione di quelle medesime regole

di discrezionalità vincolata che presiedono alla irrogazione delle misure.

La legittimazione ad adottare la revoca, la sostituzione e la modificazione della preesistente misura appartiene al giudice.

Il giudice ha sempre potere di intervenire pro – reo essendo il primo garante dei diritti e della libertà dell’imputato. Non

può mai attivarsi d’ufficio contra reum, in quanto è prerogativa del P.M.

Il P.M. organo d’accusa, ma anche promotore di giustizia, ha il potere – dovere di provocare provvedimenti sia in pejus

sia in melius, mentre l’imputato può formulare solo richieste in melius.

Prima di decidere su variazione della misura il giudice può sempre procedere all’interrogatorio dell’interessato, ma deve

procedervi se questi lo richiede. In ogni caso il giudice deve sempre acquisire anche il parere del P.M., nel rispetto del

contraddittorio. In mancanza il giudice decide entro 5 giorni.

L’inefficacia sopravvenuta

Le misure cautelari possono estinguersi per:

Revoca

- Questa è una causa estintiva discrezionale e consegue ad una valutazione in ordine alla cessazione o rilevante

attenuazione delle esigenze cautelari o gravità degli indizi. Qui il mutamento in melius pro reo è talmente radicale

da richiedere la eliminazione della misura, anziché la sua attenuazione.

Inefficacia ope legis dell’ordinanza

- Questa opera automaticamente. Di tale consequenzialità al giudice non resta che prenderne atto ordinando con

specifico provvedimento la immediata liberazione del detenuto e la cessazione delle misure non detentive.

Gli eventi che determinano la perdita automatica dell’efficacia sono: 57

Decisioni nel merito della res judicanda (decreto ordinanza di archiviazione, sentenza di non

luogo a procedere, sentenza di condanna a pena detentiva di durata inferiore alla custodia

cautelare, …)

Scadenza dell’esigenza cautelare provvisoria. Se con termine, alla scadenza di questo le

ordinanze possono essere prorogate o perdere efficacia.

Scadenza dei termini massimi di durata legale.

Omesso interrogatorio dell’imputato in vinculis.

Tardiva consegna degli atti al tribunale del riesame o ritardata sua decisione. Vi è tardività di

consegna se tali atti non pervengono entro il quinto giorno dalla presentazione della richiesta di

riesame. Il tribunale deve pronunciarsi sulla richiesta entro il decimo giorno dalla ricezione degli

atti.

Omesso rinnovo della misura entro il 20° giorno. Caso del giudice incompetente.

-

I Termini massimi di custodia cautelare A differenza di tutte le altre misure, per quelle custodiali non esiste un termine

unico di durata massima, ma termini variabili, più o meno lunghi a seconda della gravità del delitto ed in ogni caso

rapportati alla progressione dell’iter processuale.

La loro scadenza determina la perdita automatica di efficacia. I termini sono divisi in:

Termini cd. di fase. Trattasi di termini cd. interni, che limitano la durata massima della custodia cautelare per

- ciascun segmento in cui è articolato il procedimento penale. Il decorso anche di uno solo di essi senza che

intervenga un determinato provvedimento, comporta l’immediata scarcerazione.

Termine omnicomprensivo. Correlato all’intera durata del procedimento e ha la finalità di ridurre la sommatoria

- dei singoli termini di fase.

Termini custodiali massimi

Termini di fase

Durante le indagini preliminari Pena edittale fino anni Pena edittale tra anni 6-20: Pena edittale oltre anni 20

6: mesi 3 mesi 6 o ergastolo: anni 1

Dall’ordinanza che ammette il Pena edittale fino anni Pena edittale tra anni 6-20: Pena edittale oltre anni 20

giudizio abbreviato 6: mesi 3 mesi 6 o ergastolo: mesi 9

Fino a condanna di 1° grado Pena edittale fino anni Pena edittale tra anni 6-20: Pena edittale oltre anni 20

6: mesi 6 anni 1 o ergastolo: anni 1 e mesi 6

Tra condanna di 1° grado e 2° Condanna fino ad Condanna tra anni 3-10: Condanna oltre anni 10 o

e tra condanna di 2° grado e anni 3: mesi 9 anni 1 ergastolo: anni 1 e 6 mesi

giudicato: per ciascuno dei due

gradi

Termine omnicomprensivo

Termine massimo per tutti i Condanna fino ad Condanna tra 6-20 anni: Condanna oltre anni 20 o

gradi anni 6: anni 2 anni 4 ergastolo: anni 6

I suindicati termini sono ridotti alla metà per gli imputati minori degli anni 18 e di due terzi per i minori degli anni 16.

I suindicati termini di fase, ma non quello globale, possono, infine, subire allungamenti in pejus (contra reum), per effetto

di cause che ne sospendono il decorso o ne prorogano la durata:

Sospensione del decorso dei termini

- Nella fase del giudizio, per il periodo di sospensione determinato da richiesta o impedimento

dell’imputato o del suo difensore.

Nella fase del giudizio di primo grado e del giudizio di impugnazione, per i giorni in cui si sono

tenute le udienze e per quelli impiegati per la deliberazione della sentenza

Proroga di durata dei termini

- Obbligatoria durante l’espletamento della perizia psichiatrica

Facoltativa durante l’espletamento delle indagini preliminari se sussistono gravi esigenze

cautelari

La scarcerazione per decorrenza del termine impedisce la reiterazione di misure custodiali, ma impone la applicazione

sostitutiva di misura non custodiale, salvo che non siano venute meno le esigenze cautelari. La decorrenza del termine di

fase è ostativa alla reiterazione limitatamente a quella fase, sicchè può esservi la reviviscenza della misura custodiale,

ovviamente nella successiva fase processuale. Reviviscenza può aversi anche quando l’imputato dolosamente

trasgredisce la misura cautelare sostitutiva.

Le contestazioni a catena

L’inizio delle misure cautelari personali custodiali decorre dal dì di cattura. L’inizio delle misure coercitive non custodiali e

per quelle interdittive decorre dal giorno della notizia del provvedimento.

In ordine a una pluralità di fatti – reato tra loro connessi, può aversi reiterazione sotto il profilo che la prima ordinanza

riguarda solo una parte dei fatti e la successiva la residua parte di essi. In tali casi si ha il fenomeno della cd.

contestazione a catena.

Tale procedimento può derivare da una libera scelta dell’A.G. o può essere frutto anche di inefficienza o scarsa

informazione di quest’ultima. Nell’ultimo caso, la contestazione a catena, in quanto non addebitabile all’imputato, non può

ritorcersi a danno dello stesso e non può quindi, comportare un prolungamento di fatto dei termini di durata, di fase o

globali della misura cautelare disposta con prima ordinanza. In tali casi si ha la retrodatazione della misura cautelare. 58

Si ha retrodatazione giuridica del termine iniziale di esecuzione della misura cautelare non solo quando le più ordinanze

siano emesse per un stesso fatto e benché diversamente circostanziato o qualificato, ma anche nel caso in cui esse si

riferiscono a fatti diversi.

Risultano necessari:

Un legame soggettivo

- La stessa tipologia di misura adottata

- Un legame oggettivo. Le misure devono riguardare:

- Un medesimo fatto.

Fatti diversi connessi teleologicamente

La anteriorità cronologica. Tutti i fatti devono essere stati compiuti prima dell’adozione della prima misura.

- La desumibilità degli atti. Le circostanze devono essere desumibili da atti prima del rinvio a giudizio disposto per il

- fatto con il quale sussiste la connessione. La desumibilità deve riguardare non solo la generica notizia del fatto –

reato, ma anche tutti gli altri elementi che avrebbero potuto consentire la estensione ad esso della misura

cautelare disposta.

Non è necessario, invece, che le misure siano state emanate dallo stesso giudice, ben potendo scaturire da giudici

diversi.

Se vengono rispettati i presupposti, per le misure, decorrerà un unico termine con decorrenza dalla prima delle misure e,

più precisamente, dalla data di effettiva esecuzione.

La durata di fase e globale è unitaria.

Le impugnazioni delle misure coercitive ed interdittive

I mezzi di impugnazione

Natura incidentale

In materia di misure cautelari è previsto un sistema di impugnazioni cha ha natura incidentale, in quanto esse sono

interne al procedimento penale principale. Le impugnazioni incidentali hanno vita autonoma e separata rispetto ai

gravami del giudizio principale, anche se la decisione su questi ultimi può pregiudicare la soluzione delle prime.

Viceversa, la decisione sulla impugnazione incidentale non pregiudica, però, la soluzione del giudizio principale.

In materia di misure cautelari, personali oppure reali, le impugnazioni sono articolate in un mezzo di primo grado

(Riesame o appello) e in uno di secondo grado (Ricorso per cassazione).

In ordine alle misure personali si osserva quanto segue:

L’autonomia del gravame

- Il sistema dei gravami delle misure personali, varia ed è più ricco ed articolato rispetto a quello delle misure reali,

in considerazione della maggiore valenza riconosciuta allo status libertatis.

L’autonomia dei gravami consente un controllo efficace e celere delle ordinanze in materia di misure cautelari a

tutela dell’interesse dell’inquisito e di quello del P.M.

L’autonomia del sistema di gravame giustifica la competenza funzionale esclusiva del cd. tribunale distrettuale

delle libertà che giudica in composizione collegiale.

Inoltre per le ordinanze sulla libertà personale, la diretta impugnabilità è oggetto anche di prescrizione

costituzionale (Art. 111 Cost. c. 7)

La tipologia dei mezzi

- Uno di merito ed uno di legittimità:

Riesame o appello, in alternativa tra loro. Il riesame è riservato all’ordinanza che dispone una

misura coercitiva, mentre l’appello è contemplato per tutte le ordinanze diverse dalla prima.

Ricorso per cassazione, limitato alle violazioni di legge inficianti la decisione sull’appello o il

riesame. In luogo del riesame può essere proposto ricorso diretto per cassazione.

Il riesame

Concetto

La richiesta di riesame consiste nel mezzo di impugnazione avverso le ordinanze applicative di misure coercitive

(incidenti sullo status libertatis e non già su facoltà o poteri) per doglianze anche di merito.

Competente è il tribunale distrettuale della libertà nella cui giurisdizione ha sede il giudice che ha emesso l’ordinanza.

Il riesame non necessita l’indicazione di motivi, trattandosi di misura coercitiva già in atto e, pertanto, ritenuta meritevole

di una verifica da parte del giudice, a prescindere dal contenuto dei motivi e perfino della loro stessa formulazione.

L’ordinanza da riesaminare Soggetta a riesame è solo l’ordinanza iniziale. Deve trattarsi dunque di ordinanza costitutiva

o impositiva.

Non sono soggette a riesame, ma ad appello le ordinanze in materia di misure coercitive con contenuto non impositivo,

nonché tutte le ordinanze in tema di misure interdittive.

I soggetti legittimati

Legittimata a richiedere il riesame è unicamente la difesa. Pertanto il P.M. in caso di parziale rigetto della sua domanda di

misura coercitiva non è legittimato a proporre richiesta di riesame, può solo risollecitare la misura al giudice.

Il procedimento

La richiesta di riesame deve essere presentata nella cancelleria del tribunale competente dall’imputato, a pena di

inammissibilità, entro 10 giorni dall’esecuzione o notifica dell’ordinanza.

Il presidente del tribunale richiede all’A.G. procedente l’invio degli atti del P.M. su cui viene fondata l’ordinanza e tutti

quegli atti sopravvenuti aventi contenuto pro reo. Tali atti devono pervenire al tribunale entro 5 giorni pena la perdita di

efficacia della misura.

Può esserci partecipazione facoltativa del P.M. o del difensore a cui deve essere dato preavviso almeno tre giorni prima.

La cognizione del tribunale distrettuale della libertà 59

Il tribunale riesamina tutti i profili dell’intero provvedimento cautelare nonché gli atti allegati a sostegno di esso e può

accogliere il gravame anche per motivi diversi da quelli formulati.

In quanto proposto dalla difesa, nel riesame, vige il divieto della reformatio in pejus.

La decisione sul riesame è sempre immediatamente esecutiva.

Nella sua ordinanza il tribunale può anche dare al fatto una qualificazione giuridica diversa da quella ad esso attribuita dal

P.M.

Inefficacia della misura cautelare

La misura coercitiva diventa inefficacie, sia quando gli atti non siano ricevuti dal tribunale del riesame entro il quinto

giorno, sia quando la sua decisione o almeno il dispositivo di essa è depositata in cancelleria oltre il successivo decimo

giorno.

La misura cautelare può comunque essere reiterata evitando quindi la materiale scarcerazione dell’indagato.

L’appello

Natura

L’appello consiste nel residuale gravame di merito esperibile da qualsiasi parte processuale innanzi al cd. tribunale delle

libertà in ordine a tutte le ordinanze cautelari interdittive e a quelle che non siano geneticamente impositive della misura

ma si pronuncino sullo status libertatis dell’imputato.

Il P.M. può lamentare, in negativo, la mancata applicazione della misura più grave e, quindi, il diniego della stessa,

mentre l’imputato può dolersi, in positivo, del provvedimento impositivo della misura anche se relativo a misura meno

grave di quella proposta dal P.M.

L’ordinanza appellabile

Sono appellabili tutte le ordinanze non riesaminabili:

Le ordinanze coercitive non costitutive di misure (Ordinanze di modifica, sostituzione, ripristino, …)

- Tutte le ordinanze in materia di misure interdittive.

-

Soggetti legittimati

P.M.

- Imputato e sua difesa

-

Poteri cognitivi del tribunale

Viene richiesta necessariamente la enunciazione di motivi perché oggetto diretto di gravame non è lo status libertatis, ma

l’ordinanza emessa. Nell’appello la formulazione dei motivi vale anche a delimitare la sfera cognitiva del tribunale.

I poteri possono investire vizi sia di merito, sia di legittimità.

La decisione del tribunale può avere contenuto procedurale (Inammissibilità dell’appello) o di merito (Accoglimento o

rigetto dell’appello).

Le decisioni sono immediatamente esecutive solo se pro reo, se contra reum lo diventano solo all’esito dell’ eventuale

ricorso per cassazione o della scadenza dei relativi termini per proporlo.

Per l’appello non esistono termini perentori per la decisione, anche se questa deve intervenire entro 20 giorni.

Il ricorso per cassazione

Concetto

Il ricorso per cassazione, in materia di ordinanze cautelari consiste nel mezzo di impugnazione diretto a fare valere

innanzi alla corte di cassazione loro vizi di legittimità.

Può essere proposto avverso tutte le ordinanze pronunciate dal tribunale per la libertà in sede di appello o di riesame

ovvero anche direttamente, omissio medio, avverso le ordinanze coercitive costitutive. Col ricorso non possono essere

fatti valere motivi attinenti al merito.

E’ proponibile da qualsiasi parte processuale

Procedimento

La procedura avviene in camera di consiglio, con la partecipazione facoltativa delle parti.

La decisione dovrebbe intervenire nel termine breve di 30 giorni.

Poteri cognitivi della cassazione

La cognizione della cassazione è sempre limitata ai punti della decisione investiti da motivi proposti. I motivi debbono

riguardare i soli profili di legittimità dell’ordinanza di riesame o di appello e delle sottostanti ordinanze cautelari

originariamente impugnate.

La decisione della corte può essere di inammissibilità, rigetto o accoglimento del ricorso, con eventuale rinvio al giudice di

primo grado o di secondo per la sua nuova decisione.

Il cd. giudicato cautelare

Le ordinanze inoppugnabili e quelle impugnabili, qualora non siano state impugnate o siano esauriti i diversi gradi di

impugnazione, acquistano la caratteristica dell’irrevocabilità rebus sic stantibus (cd. giudicato cautelare) che parimenti

porta seco il limite negativo della preclusione, nel senso di non consentire il bis in idem, salvo che siano cambiate le

condizioni in base alle quali fu emessa la precedente decisione.

Le misure cautelari reali

La tipologia

Comportano la indisponibilità temporanea di cose, mobili o immobili, sempre sotto il profilo giuridico e talvolta anche sotto

quello fisico – materiale.

La finalità perseguita attraverso il vincolo ha natura cautelare in quanto mira ad evitare che l’inquisito o il responsabile

civile commetta fatti lesivi di interessi sostanziali oggetto del procedimento penale.

A seconda della finalità perseguita e del consequenziale regime giuridico, si distinguono:

Sequestro conservativo. Garantire l’esecuzione dei capi civili (Risarcimento danni).

- 60

Sequestro preventivo. Fine di prevenzione penale (Impedire che una cosa protragga nella sua funzione

- criminosa).

Sequestro probatorio. Non è una misura cautelare e serve ad acquisire materiale probatorio.

-

Il sequestro conservativo

Soggetti attivi e passivi

La finalità è quella di garantire l’adempimento delle obbligazioni civili connesse al reato. Esso è preordinato ad evitare la

sottrazione o dispersione di garanzie reali e, quindi, ad assicurare il pagamento delle pene pecuniarie, delle spese di

giustizia e obbligazioni civili nascenti dal reato.

Soggetti attivi:

Il P.M. per quanto riguarda la pena pecuniaria e le spese di giustizia.

- La parte civile a garanzia delle obbligazioni civili

-

Soggetti passivi sono l’imputato e, se richiedente la parte civile, anche il responsabile civile.

Il procedimento

Il giudice ha la disponibilità del procedimento, valuta il fumus boni juris (la probabile fondatezza della pretesa penale o

civile) e il periculum in mora (Pericolo di mancato pagamento), e emette ordinanza con la quale dispone il sequestro e ne

demanda l’esecuzione all’ufficiale giudiziario.

La controparte ha la possibilità di fare poi valere le sue ragioni mediante le impugnazioni. E’ ammesso il riesame.

Le vicende del sequestro

Il sequestro conservativo si estingue se è sostituito da cauzione o viene a mancare il fumus boni juris (es.:

proscioglimento).

Nelle ipotesi, invece, che le pretese siano state riconosciute fondate dal giudicato penale, il sequestro si converte ope

legis in pignoramento ed ha inizio la procedura di esecuzione forzata sui beni pignorati.

Il sequestro preventivo

Richiesta esclusiva del P.M.

Ha finalità penalistica. Esso consiste in una misura cautelare reale, diretta ad impedire l’ulteriore consumazione dello

stesso o di altro reato o le ulteriori conseguenze illecite.

La finalità di prevenzione criminosa implica che legittimato a domandare al giudice tale tipo di sequestro è unicamente il

P.M.

Soggetti passivi del sequestro preventivo possono essere sia l’inquisito, sia i terzi, fermo restando, anche per quest’ultimi,

il collegamento della cosa con il reato per il quale si procede e la finalità del sequestro.

Poiché con il sequestro si mira a contrastare una attività criminosa in itinere o non ancora viziata, esso può essere

operato anche ai danni delle stesse vittime di reato (es.: sequestro di persona).

Il procedimento

L’atto ha forma di decreto motivato, e non di ordinanza.

Potere pre – cautelare del P.M. e della P.G.

Quando ricorre una esigenza di urgenza che non consente di attendere il decreto giurisdizionale, il decreto è emesso dal

P.M. e nei casi di estrema urgenza dalla P.G. In entrambi i casi, entro 48 ore, il decreto deve essere trasmesso al G.I.P.

per la convalida, entro 10 giorni questo deve emettere decreto di sequestro in sostituzione al sequestro..

Le vicende del sequestro

Il sequestro preventivo è assoggettabile a vicende modificative, sostitutive ed estintive, quali:

Conversione del sequestro preventivo in quello conservativo

- Conversione nel sequestro cd. probatorio

- Sostituzione con la confisca

- Revoca del sequestro

-

Le impugnazioni

Per le misure cautelari reali l’accertamento della cognizione avviene presso il cd. tribunale provinciale.

Per i sequestri cautelari e anche per quello probatorio il sistema dei gravami è analogo a quello previsto per le misure

cautelari personali:

Un grado di merito, il riesame

- Un grado di legittimità, il ricorso per cassazione

-

La disciplina dei mezzi di gravame segue il modello già esaminato. Legittimati ad impugnare sono solo il P.M. e

l’imputato, ma anche le altre parti private e perfino i terzi che siano lesi dalla misura.

I mezzi di prova

L’indizio, prova e prova indiziaria

La prova è il mezzo da solo idoneo e sufficiente a sorreggere una valutazione di certezza. La prova ha la forza di

dimostrare con certezza un fatto procedurale (es.: notifica di un atto) o sostanziale (es.: innocenza).

L’indizio è un frammento o elemento di prova, è una probativo semipiena. Esso è il mezzo idoneo a giustificare una

valutazione di semplice probabilità.

Una pluralità di indizi può fornire certezza e, quindi, costituire prova cd. indiziaria.

Più indizi formano una prova quando sono:

Gravi, se dotati di notevole capacità dimostrativa

- Precisi, se specifici ed univoci

- Concordanti, se armonici tra di loro e cospiranti tutti verso lo stesso fatto.

-

Nella pratica si parla di prova diretta per la prova e di prova indiretta per l’indizio. 61

Nel nostro sistema, prova è solo quella che si forma, nella dialettica e nel contraddittorio tra le parti, innanzi al giudice

dibattimentale. In assenza del giudice e dell’indagato, P.M. e P.G., non acquisiscono prove, ma fonti di prova o frammenti

di prova, che, peraltro, previo comune consenso, hanno il diritto di far rifluire nel fascicolo del giudice.

Prima del giudizio può aversi dunque un pregiudizio poggiante su indizi, ma non una certezza.

La valutazione degli indizi raccolti nelle indagini preliminari compete al G.U.P. Questi pronuncia sentenza di non luogo a

procedere se le fonti di prova si appalesano, con valutazione compiuta ex ante, inidonee a trasformarsi in prova di

colpevolezza nel futuro dibattimento.

Valutazione della prova e chiamata in correità

Prova ed utilizzabilità

Dal punto di vista sostanziale, la prova, consiste nella certezza circa il modo di essere di un fatto relativo al merito del

processo o ai suoi aspetti procedurali. Dal punto di vista formale, la prova consiste nell’atto o documento idonei a fornire

tale certezza. A tali fini, deve trattarsi di atto o documento utilizzabile nel processo, non potendo costituire prova ciò che

non è utilizzabile.

Peraltro, la utilizzabilità, piena o limitata, di una atto corrisponde solo alla sua astratta potenzialità, piena o limitata, a

costituire prova del fatto che ne è oggetto.

Valutazione della prova e chiamata in correità (Art. 192 c.p.p.)

Il giudice ha l’obbligo di motivazione in ordine alla valutazione delle risultanze probatorie poste a base della sua decisione

ed alla utilizzabilità delle stesse. Il relativo vizio costituisce motivo di appello.

Per regola generale, una sola dichiarazione testimoniale, se ritenuta affidabile e credibile, può essere sufficiente ad

integrare la prova.

Per regola prudenziale di esperienza, codificata a seguito della non rara dubbia affidabilità della particolare categoria di

dichiaranti, una singola chiamata in correità, proveniente da un cd. pentito, non è sufficiente a dare certezza di verità e,

quindi, ad integrare da sola la prova. Una siffatta dichiarazione deve essere valutata dal giudice unitamente agli altri

elementi di prova che ne confermano l’attendibilità.

Due tipi di verifiche:

Verifica intrinseca. Attiene alla valutazione di credibilità del dichiarante (precedenti, ambiente sociale, personalità,

- …) e della intrinseca consistenza della dichiarazione sotto i profili della coerenza, costanza, spontaneità e

precisione

Verifica estrinseca. Cd. riscontri esterni che concernono altri elementi di prova.

-

L’esito negativo della intrinseca, rende inutile la estrinseca.

Se la chiamata in correità è plurima, concernendo una pluralità di soggetti, i riscontri esterni suindicati debbono essere

individualizzati, nel senso che debbono sussistere nei confronti di ciascuno degli accusati.

Le dichiarazioni di più pentiti possono integrare una prova piena solo se sono tutte de visu o de auditu e non già se de

relato. Invero, ciascuna dichiarazione deve derivare da diretta e autonoma conoscenza da parte di colui che la ha resa.

Non occorre ovviamente che l’elemento di riscontro consista, a sua volta, in una prova piena.

Aspetti della prova

Oggetto della prova

L’oggetto è il tema o obbiettivo verso cui tende la prova.

La prova e ammissibile solo se concerne fatti rilevanti ed utili per il processo:

Il fatto – reato

- Il loro autore

- La sanzione

- L’eventuale connessa azione civile

- Fatti procedurali

-

Fonti di prova

Fonti di prova sono le cose, i documenti o le persone da cui può scaturire poi la prova.

La fonte rappresenta la scaturigine potenziale della prova, solo innanzi al giudice la fonte partorirà la prova.

Si distinguono fonti personali di prova e fonti reali di prova.

Mezzi di prova

I mezzi di prova sono gli strumenti processuali attraverso i quali si acquisisce, innanzi al giudice, la prova.

Il codice elenca i seguenti mezzi:

Testimonianza

- Esame delle parti

- Confronti

- Ricognizioni

- Esperimenti giudiziali

- Perizia e documenti

-

Sotto un particolare profilo, può dirsi che il mezzo di prova è anche la fonte immediata da cui scaturisce la prova, giacché

proprio l’attivazione del mezzo produce la prova, che quindi da esso discende e deriva.

Mezzi di ricerca della prova

Sono quegli strumenti procedurali diretti ad individuare ed assicurare al processo le fonti di prova.

I mezzi in questione si caratterizzano per la strumentalità della loro natura, tanto che è stato affermato che essi, servono

per giungere direttamente alla prova e solo indirettamente al giudizio.

I mezzi tipici di ricerca della prova sono:

Le ispezioni

- Le perquisizioni

- 62

I sequestri

- Le intercettazioni di conversazione e comunicazione

-

I mezzi atipici sono quelli cd. innominati, non contemplati dal codice. La ammissibilità di tale categoria deriva dalla

prioritaria esigenza di ricerca della verità materiale, sempre nel rispetto della libertà morale della persona.

Terminologia

In riferimento ad attività materialmente similari compiute nel processo e nella fase processuale, allo scopo soprattutto di

evidenziarne la diversa capacità probatoria (rispettivamente di indizio e di prova) il codice, come già detto, utilizza

terminologie diverse, quali: testimonianza e sommaria informazioni da persona informata dei fatti (artt. 351 e 362); esame

delle parti private e informazione; esame dell’imputato e informazioni dalla persona nei cui confronti si svolgono le

indagini, per la P.G., e interrogatorio per il G.U.P.; ricognizione e per la P.G. identificazione (art. 349), il PM.

Individuazione; perizia e periti e per il PM accertamenti tecnici e consulenti tecnici, per la P.G. atti od operazioni tecniche

e persone idonee (art. 348).

La testimonianza

Oggetto e limiti

E’ un istituto tipico della istruzione dibattimentale, salvo ipotesi eccezionali di sua acquisizione anticipata in sede di

incidente probatorio o di atto urgente. Garantisce il contraddittorio attraverso il cd. esame incrociato.

Le dichiarazioni rese durante le indagini preliminari e perfino innanzi al G.U.P. non costituiscono testimonianza, in quanto

quelle sedi non sono dal codice preordinate a formare prova. In esse, la persona informata dei fatti rende informazioni utili

solo ai fini delle investigazioni e della decisione del G.I.P. e del G.U.P., ma non ai fini del giudizio.

Oggetto di testimonianza possono essere solo fatti determinati, specifici e non apprezzamenti personali o voci correnti sui

fatti, ne giudizi sulla moralità dell’imputato.

Ai fini di valutare la credibilità del testimone e la personalità dell’offeso dal reato, l’esame può essere esteso anche

dell’oggetto indiretto del processo e cioè a fatti indirettamente collegabili a quelli oggetto dell’imputazione.

La testimonianza indiretta

Art. 195 - Testimonianza indiretta -

Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice, a richiesta di parte, dispone che

queste siano chiamate a deporre.

Il giudice può disporre anche di ufficio l'esame delle persone indicate nel comma 1.

L'inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili le dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia

avuto conoscenza da altre persone, salvo che l'esame di queste risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni.

Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando il testimone abbia avuto comunicazione del fatto in

forma diversa da quella orale.

Non può essere utilizzata la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da cui ha

appreso la notizia dei fatti oggetto dell'esame.

La testimonianza indiretta a forza probatoria di indizio ed è inammissibile se utilizzata come mezzo per eludere il segreto

(professionale o d’ufficio) opposto dal teste diretto.

La capacità di testimoniare

Art. 196 - Capacità di testimoniare -

Ogni persona ha la capacità di testimoniare.

Determinate situazioni limitano o escludono la capacità di testimoniare:

Prerogative costituzionali

- Art. 205 - Assunzione della testimonianza del Presidente della Repubblica e di grandi ufficiali dello Stato -

La testimonianza del Presidente della Repubblica è assunta nella sede in cui egli esercita la funzione di Capo

dello Stato.

Se deve essere assunta la testimonianza di uno dei presidenti delle Camere o del Presidente del Consiglio dei

ministri o della Corte costituzionale, questi possono chiedere di essere esaminati nella sede in cui esercitano il

loro ufficio, al fine di garantire la continuità e la regolarità della funzione cui sono preposti.

Si procede nelle forme ordinarie quando il giudice ritiene indispensabile la comparizione di una delle persone

indicate nel comma 2 per eseguire un atto di ricognizione o di confronto o per altra necessità.

Incompatibilità con l’ufficio di testimone

- Art. 197 - Incompatibilità con l'ufficio di testimone -

Non possono essere assunti come testimoni:

il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, pubblico

ministero o loro ausiliario.

Per quanto riguarda i coimputati la legge sul giusto processo a riveduto l’intera normativa stabilendo che,

possono assumere l’ufficio di testimoni anche:

Coimputati di un medesimo reato

Gli imputati in un procedimento connesso o collegato

Gli imputati in altro procedimento per cui non vi sia vincolo di connessione o collegamento

L’imputato sentito come testimone deve essere assistito dal difensore e non può essere obbligato a deporre su

fatti per i quali ha subito una condanna, se nel relativo processo aveva negato la sua responsabilità ovvero non

aveva reso dichiarazioni.

In ordine ai criteri di valutazione della prova assunta, le dichiarazione dell’imputato non possono essere utilizzate

contro di lui in un eventuale procedimento di revisione o in un giudizio civile o amministrativo. 63

Facoltà di astensione

- Art. 199 - Facoltà di astensione dei prossimi congiunti -

I prossimi congiunti dell'imputato non sono obbligati a deporre. Devono tuttavia deporre quando hanno presentato

denuncia, querela o istanza ovvero essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato.

Il giudice, a pena di nullità, avvisa le persone predette della facoltà di astenersi chiedendo loro se intendono

avvalersene.

Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche a chi è legato all'imputato da vincoli di adozione. Si applicano

inoltre, limitatamente ai fatti verificatisi o appresi dall'imputato durante la convivenza coniugale:

a chi, pur non essendo coniuge dell'imputato, come tale conviva o abbia convissuto con esso;

al coniuge separato dell'imputato;

alla persona nei cui confronti sia intervenuta sentenza di annullamento, scioglimento o

cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con l'imputato.

Questo perché le dichiarazioni di tali soggetti sono inquinate dall’interesse personale.

Opponibilità del segreto

- Art. 200 - Segreto professionale -

Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o

professione, salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria:

i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano;

gli avvocati, i procuratori legali, i consulenti tecnici e i notai;

i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;

gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre

determinata dal segreto professionale.

Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa da tali persone per esimersi dal deporre sia

infondata, provvede agli accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga.

Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell'albo professionale,

relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell'esercizio

della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la

loro veridicità può essere accertata solo attraverso l'identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al

giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni.

Art. 201 - Segreto di ufficio -

Salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria, i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli

incaricati di un pubblico servizio hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro

ufficio che devono rimanere segreti.

Il segreto d’ufficio è opponibile al giudice in modo più ristretto, peraltro, l’interpretazione delle norma sulla

opponibilità dei vari tipi di segreto è rimessa allo stesso giudice tranne nel caso di:

Art. 202 - Segreto di Stato -

I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l'obbligo di astenersi dal deporre

su fatti coperti dal segreto di Stato.

Se il testimone oppone un segreto di Stato, il giudice ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo

che ne sia data conferma.

Qualora il segreto sia confermato e la prova sia essenziale per la definizione del processo, il giudice dichiara non

doversi procedere per la esistenza di un segreto di Stato.

Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta, il Presidente del Consiglio dei ministri non dia

conferma del segreto, il giudice ordina che il testimone deponga.

Art. 204 - Esclusione del segreto -

Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti

concernenti reati diretti all'eversione dell'ordinamento costituzionale. Se viene opposto il segreto, la natura del

reato è definita dal giudice. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari

su richiesta di parte.

Del provvedimento che rigetta l'eccezione di segretezza è data comunicazione al Presidente del Consiglio dei

ministri.

Le formalità dell’esame testimoniale

Avvertimenti del giudice su dire tutta la verità e consequenziale responsabilità penale.

La parte che ha introdotto il teste inizia l’esame diretto formulando domande senza il tramite del giudice, la contro – parte

effettua il controesame, la prima parte procede al riesame e infine il giudice lo conclude.

Le parti possono contestare al dichiarante le divergenze emergenti dal raffronto con le dichiarazioni informative rese nella

fase pre – processuale. L’esame del teste può essere fatto direttamente dal giudice se trattasi di minore o di persona

inferma.

Falsa testimonianza

Art. 207 - Testimoni sospettati di falsità o reticenza. Testimoni renitenti -

Se nel corso dell'esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o contrastanti con le prove già

acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare rinnovandogli, se del caso, l'avvertimento previsto dall'articolo 497

comma 2. Allo stesso avvertimento provvede se un testimone rifiuta di deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla

legge e, se il testimone persiste nel rifiuto, dispone l'immediata trasmissione degli atti al pubblico ministero perchè

proceda a norma di legge. 64

Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo ufficio, il giudice, se ravvisa indizi

del reato previsto dall'articolo 372 del codice penale, ne informa il pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti.

L’ esame delle parti

Art. 208 - Richiesta dell'esame -

Nel dibattimento, l'imputato, la parte civile che non debba essere esaminata come testimone, il responsabile civile e la

persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono esaminati se ne fanno richiesta o vi consentono.

E’ un mezzo di prova, sicché, può essere attivato solo nelle sedi idonee a formare la prova. (Dibattimento, incidente

probatorio e situazioni urgenti predibattimentali).

L’esame consiste nella dichiarazione resa da una parte processuale, che, per definizione, è soggetto portatore di

interessi personali nel processo.

Quando si procede ad esame delle parti in relazione a gravi delitti, come quelli commessi per finalità terroristiche o

eversione dell’ordine costituzionale, in riferimento ad imputati detenuti in carcere, l’esame può avvenire anche in cd.

videoconferenza. Questo per evitare pericolosi spostamenti dei detenuti.

La chiamata di correo consiste nella dichiarazione confessoria resa da coimputato del medesimo reato o da imputato di

reato connesso, mediante uno dei sopraelencati atti, con la quale egli ammette la propria responsabilità e quella di altri.

La dichiarazione in questione ha bisogno di riscontri indiziari sia intrinseci che estrinseci.

L’esame è un mezzo di prova proveniente dalle parti processuali private, il P.M., parte pubblica, non può ne rendere

esame ne testimonianza.

Art. 210 - Esame di persona imputata in un procedimento connesso -

Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12, nei confronti delle quali si

procede o si è proceduto separatamente, sono esaminate a richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell'articolo 195,

anche di ufficio.

Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice, il quale, ove occorra, ne ordina l'accompagnamento coattivo. Si osservano

le norme sulla citazione dei testimoni.

Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore che ha diritto di partecipare all'esame. In mancanza di un

difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio.

Prima che abbia inizio l'esame, il giudice avverte le persone indicate nel comma 1 che, salvo quanto disposto dall'articolo

66 comma 1, esse hanno facoltà di non rispondere.

All'esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 195, 499.

Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle persone imputate di un reato collegato a quello per cui si

procede, nel caso previsto dall'articolo 371 comma 2 lettera

Mentre la testimonianza è obbligatoria, l’esame è sempre facoltativo, se la parte accetta l’esame, la mancata o falsa

risposta a talune domande vale come indizio negativo.

I confronti

Art. 211 - Presupposti del confronto -

Il confronto è ammesso esclusivamente fra persone già esaminate o interrogate, quando vi è disaccordo fra esse su fatti

e circostanze importanti.

Assume piena capacità probatoria solo se sperimentato in dibattimento.

Se al confronto partecipa l’imputato o l’indagato, questi gode delle usuali garanzie (Assistenza di un difensore e cd. diritto

al silenzio e a mentire). Se trattasi di teste o di persona informata, questi ha l’obbligo di dire la verità.

Nella fase delle indagini preliminari, sia se compiuto da P.M. o da P.G., l’attività mantiene la stessa denominazione.

In riferimento alle dichiarazioni discordanti, vengono definite tali quelle rese nella stessa fase.

Il confronto può essere disposto solo dopo che i dichiaranti sono già stati esaminati.

Le ricognizioni

La ricognizione può essere singola o plurima, a seconda che essa sia eseguita da uno o più soggetti (pluralità attiva)

ovvero ricada su uno o più oggetti (pluralità obbiettiva o passiva).

Si distingue inoltre tra:

Ricognizione personale

- Ricognizione reale o di cose

- Ricognizione fenomenica o generica

-

Art. 213 - Ricognizione di persone. Atti preliminari -

Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice invita chi deve eseguirla a descrivere la persona indicando

tutti i particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato in precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima e

dopo il fatto per cui si procede, abbia visto, anche se riprodotta in fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la

stessa gli sia stata indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire sull'attendibilità del

riconoscimento.

Art. 214 - Svolgimento della ricognizione -

Allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice procura la presenza di almeno due persone il più possibile

somiglianti, anche nell'abbigliamento, a quella sottoposta a ricognizione. Invita quindi quest'ultima a scegliere il suo posto

rispetto alle altre, curando che si presenti, sin dove è possibile, nelle stesse condizioni nelle quali sarebbe stata vista

dalla persona chiamata alla ricognizione. Nuovamente introdotta quest'ultima, il giudice le chiede se riconosca taluno dei

presenti e, in caso affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.

Se vi è fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione possa subire intimidazione o altra influenza

dalla presenza di quella sottoposta a ricognizione, il giudice dispone che l'atto sia compiuto senza che quest'ultima possa

vedere la prima. 65

Nel verbale è fatta menzione, a pena di nullità, delle modalità di svolgimento della ricognizione. Il giudice può disporre

che lo svolgimento della ricognizione sia documentato anche mediante rilevazioni fotografiche o cinematografiche o

mediante altri strumenti o procedimenti.

Art. 215 - Ricognizione di cose -

Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o di altre cose pertinenti al reato, il giudice procede

osservando le disposizioni dell'articolo 213, in quanto applicabili.

Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla

ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a

precisare se ne sia certa.

Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.

Art. 216 - Altre ricognizioni -

Quando dispone la ricognizione di voci, suoni o di quanto altro può essere oggetto di percezione sensoriale, il giudice

procede osservando le disposizioni dell'articolo 213, in quanto applicabili.

Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.

Art. 217 - Pluralità di ricognizioni -

Quando più persone sono chiamate a eseguire la ricognizione della medesima persona o del medesimo oggetto, il

giudice procede con atti separati, impedendo ogni comunicazione tra chi ha compiuto la ricognizione e coloro che devono

ancora eseguirla.

Se una stessa persona deve eseguire la ricognizione di più persone o di più oggetti, il giudice provvede, per ogni atto, in

modo che la persona o l'oggetto sottoposti a ricognizione siano collocati tra persone od oggetti diversi.

Si applicano le disposizioni degli articoli precedenti.

Nella fase di indagini preliminari:

Se compiute dal P.M. prendono il nome di individuazione di cose o persone.

- Se compiute dalla P.G., identificazione di persone e assunzione di informazioni.

-

Gli esperimenti giudiziali

Art. 218 - Presupposti dell'esperimento giudiziale -

L'esperimento giudiziale è ammesso quando occorre accertare se un fatto sia o possa essere avvenuto in un determinato

modo.

L'esperimento consiste nella riproduzione, per quanto è possibile, della situazione in cui il fatto si afferma o si ritiene

essere avvenuto e nella ripetizione delle modalità di svolgimento del fatto stesso.

Art. 219 - Modalità dell'esperimento giudiziale -

L'ordinanza che dispone l'esperimento giudiziale contiene una succinta enunciazione dell'oggetto dello stesso e

l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo in cui si procederà alle operazioni. Con la stessa ordinanza o con un

provvedimento successivo il giudice può designare un esperto per l'esecuzione di determinate operazioni.

Il giudice dà gli opportuni provvedimenti per lo svolgimento delle operazioni, disponendo per le rilevazioni fotografiche o

cinematografiche o con altri strumenti o procedimenti.

Anche quando l'esperimento è eseguito fuori dell'aula di udienza, il giudice può adottare i provvedimenti previsti

dall'articolo 471 al fine di assicurare il regolare compimento dell'atto.

Nel determinare le modalità dell'esperimento, il giudice, se del caso, dà le opportune disposizioni affinchè esso si svolga

in modo da non offendere sentimenti di coscienza e da non esporre a pericolo l'incolumità delle persone o la sicurezza

pubblica.

Nella fase di indagini preliminari:

Se compiute dal P.M. prendono il nome di accertamenti tecnici.

- Se compiute dalla P.G., atti o operazioni tecniche.

-

La perizia e la consulenza tecnica

La perizia

Art. 220 - Oggetto della perizia -

La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche

competenze tecniche, scientifiche o artistiche.

Salvo quanto previsto ai fini dell'esecuzione della pena o della misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per

stabilire l'abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell'imputato e in

genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.

Deve essere assunta in fase dibattimentale o in casi di atto urgente o in sede di incidente probatorio.

Sue modalità di espletamento

Il perito ha l’obbligo di presentarsi innanzi al giudice, nel contraddittorio delle parti, per ricevere il conferimento

dell’incarico e sentire i quesiti cui è chiamato a rispondere. Il perito procede, quindi, alle sue attività di accertamento.

Il perito può presentare dichiarazione orale o scritta, questa ultima sempre seguita da una sua deposizione in

dibattimento.

Il perito ha l’obbligo di prestare la sua opera e, nell’esercizio delle sue funzioni, è pubblico ufficiale in quanto ausiliario del

giudice.

Le valutazioni del perito non hanno carattere vincolante per il giudice.

Nella tutela del proprio interesse, le parti possono:

Ricusare il perito

- Controllare il suo operato

- Affiancargli propri tecnici

-

Nella fase di indagini preliminari: 66

Se compiute dal P.M. prendono il nome di consulenza tecnica a mezzo di persone idonee.

- Se compiute dalla P.G., atti o operazioni tecniche a mezzo di persone idonee.

-

Differenze tra esperimento e perizia

Esperimento giudiziale Perizia

Semplice valutazione tecnica di un fatto Ripetizione del fatto

E’ richiesto sempre l’intervento di un perito Non richiede sempre la presenza di tecnici

La consulenza tecnica di parte

I consulenti tecnici sono soggetti privati chiamati dalle parti a versare nel processo le loro cognizioni tecnico scientifiche

ed, in particolare, ad affiancare, se esistente, il perito d’ufficio.

Producono prove indiziarie in quanto sono nominati da parti private e dunque ne tutelano gli interessi.

E’ sempre legittimo l’utilizzo di consulenti tecnici, anche quando non è disposta la perizia.

Diverso dalla consulenza tecnica è l’accertamento tecnico non ripetibile che il P.M. dispone, quale organo promotore di

giustizia, nella fase investigativa, nel rispetto del contraddittorio con l’indagato. L’ urgenza e la non ripetibilità di tale

accertamento fanno rifluire tale atto nel fascicolo del giudice e gli conferiscono la capacità di formare prova piena e non

indiziaria.

I documenti

I documenti sono mezzi di prova reali formati in sede diversa dal processo in cui sono utilizzati. I documenti sono

rappresentativi di una realtà esterna al procedimento, verificatasi fuori e al di là di esso e che tuttavia vi penetra tramite,

appunto i documenti. Il documento extraprocessuale può anche essere costituito da atti di altri processi, purché abbiano

ab origine piena forza di prova.

Il documento, per assurgere a mezzo di prova piena, deve avere requisiti di certezza in ordine alla paternità o

provenienza.

Il documento scritto proveniente da altro processo è stato sempre formato in assenza delle attuali parti, facendo nascere

in capo a queste ultime, il diritto di ottenere l’esame delle persone le cui dichiarazioni sono oggetto di quel documento.

Art. 238 - Verbali di prove di altri procedimenti -

E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale se si tratta di prove assunte nell'incidente

probatorio o nel dibattimento.

E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio civile definito con sentenza che abbia acquistato

autorità di cosa giudicata. Nei casi previsti dal comma 1, le dichiarazioni rese dalle persone indicate nell'articolo 210 sono

utilizzabili soltanto nei confronti degli imputati i cui difensori hanno partecipato alla loro assunzione. E' comunque

ammessa l'acquisizione della documentazione di atti che anche per cause sopravvenute non sono ripetibili. E’

pienamente acquisibile:

Qualsiasi documento proveniente dall’imputato

- Documenti che costituiscono oggetto diretto o immediato del processo e quindi corpo del reato

-

Limiti estrinseci all’utilizzabilità di un documento sono la sua falsità materiale e la sua formazione in lingua straniera o la

sua incorporazione in un supporto (Nastro magnetico). In questi casi, si rende necessaria la traduzione in lingua italiana o

la trascrizione.

I mezzi di ricerca delle prove

I mezzi di ricerca

I mezzi di ricerca delle prove consistono in quelle attività volte all’acquisizione diretta o indiretta della prova, ossia al

reperimento del diretto mezzo di prova o, indirettamente, delle fonti di essa.

La prova è tratta da persone, cose, luoghi, i quali, pertanto, sono mezzi oppure fonti della prova e diventano oggetto di

ricerca.

Natura

I mezzi di prova, in quanto strumenti incorporanti la prova, sono destinati ad essere utilizzati in sede di giudizio, ma la loro

acquisizione può avvenire anche in sede pre – processuale o in sede antecedente al dibattimento.

La fase di ricerca della prova normalmente precede il momento del giudizio.

Il compito precipuo del giudice dibattimentale è quello di presiedere all’assunzione della prova, come un arbitro, essendo

per lui eccezionale la funzione di ricerca della stessa. Questa è funzione delle parti, essendo il nostro, appunto, un

processo di parti.

Esistono mezzi tipici e atipici di ricerca, i secondi sono innominati, ammissibili nei limiti in cui sono compatibili con la

libertà morale della persona.

La ricerca preliminare delle fonti

I mezzi di ricerca della prova posti in essere durante la fase delle indagini preliminari sono sempre pienamente utilizzabili

per due ragioni:

Individuano o assicurano al procedimento, non prove, ma fonti di prova.

- Gli atti di ricerca disciplinati dal codice consistono tutti in attività cd. a sorpresa, per le quali non è, quindi,

- ammissibile una preventiva dialettica delle parti innanzi ad un giudice. Trattasi di atti ab origine non ripetibili, che

rifluiscono direttamente nel fascicolo del giudice dibattimentale e sono quindi pienamente utilizzabili per farne

scaturire la prova piena.

I mezzi tipici in questione, proprio perché atti a sorpresa, non assumibili in sede di incidente probatorio, la cui procedura

con i suoi preventivi avvisi esclude, in radice, la sorpresa e presuppone solo la non rinviabilità.

Le ispezioni

Art. 244 - (Casi e forme delle ispezioni) –

L’ispezione delle persone, dei luoghi e delle cose è disposta con decreto motivato quando occorre accertare le tracce e

gli altri effetti materiali del reato. 67

Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se questi sono scomparsi o sono stati cancellati o dispersi, alterati o

rimossi, l’autorità giudiziaria descrive lo stato attuale e, in quanto possibile, verifica quello preesistente, curando anche di

individuare modo, tempo e cause delle eventuali modificazioni. L’autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici,

descrittivi e fotografici e ogni altra operazione tecnica.

Si distinguono:

Ispezioni personali

- Art. 245 - (Ispezione personale) –

Prima di procedere all’ispezione personale l`interessato è avvertito della facoltà di farsi assistere da persona di

fiducia, purché questa sia prontamente reperibile e idonea a norma dell’art. 120.

L’ispezione è eseguita nel rispetto della dignità e, nei limiti del possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.

L’ispezione può essere eseguita anche per mezzo di un medico. In questo caso l’autorità giudiziaria può

astenersi dall’assistere alle operazioni.

L’atto è precluso alla P.G.

Ispezioni locali

- Art. 246 - (Ispezione di luoghi o di cose) –

All’imputato e in ogni caso a chi abbia l’attuale disponibilità del luogo in cui è eseguita l’ispezione è consegnata,

nell`atto di iniziare le operazioni e sempre che essi siano presenti, copia del decreto che dispone tale

accertamento.

Nel procedere all`ispezione dei luoghi, l’autorità giudiziaria può ordinare, enunciando nel verbale i motivi del

provvedimento, che taluno non si allontani prima che le operazioni siano concluse e può far ricondurre

coattivamente sul posto il trasgressore.

Ispezioni reali

-

Il difensore ha sempre comunque il diritto di assistere. Ha diritto di preavviso per le ispezioni ordinate dal giudice o dal

P.M., ma non per quelle comandate dalla P.G.

Il giudice e il P.M. emettono in ogni caso decreto motivato, se opera la P.G., le motivazioni sono incorporate nel verbale

di ispezione.

E’ preclusa alla P.G. ogni tipo di ispezione (Sia comandarla, che eseguirla) presso gli uffici dei difensori. Il P.M. non ha il

potere di ordinarla, potere che spetta solo al G.I.P.

Le perquisizione

Art. 247 - (Casi e forme delle perquisizioni) –

Quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla persona il corpo del reato o cose pertinenti al reato, è

disposta perquisizione personale. Quando vi è fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un determinato luogo

ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso, è disposta perquisizione locale.

La perquisizione è disposta con decreto motivato.

L`autorità giudiziaria può procedere personalmente ovvero disporre che l’atto sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria

delegati con lo stesso decreto.

Le perquisizione possono essere:

Personali

- Art. 249 - (Perquisizioni personali) –

Prima di procedere alla perquisizione personale è consegnata una copia del decreto all’interessato, con l’avviso

della facoltà di farsi assistere da persona di fiducia, purché questa sia prontamente reperibile e idonea a norma

dell`art. 120.

La perquisizione è eseguita nel rispetto della dignità e, nei limiti del possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.

Locali

- Art 250 - (Perquisizioni locali) –

Nell’atto di iniziare le operazioni, copia del decreto di perquisizione locale è consegnata all’imputato, se presente,

e a chi abbia l`attuale disponibilità del luogo, con l’avviso della facoltà di farsi rappresentare o assistere da

persona di fiducia, purché questa sia prontamente reperibile e idonea a norma dell’art. 120.

Se mancano le persone indicate nel comma 1, la copia è consegnata e l’avviso è rivolto a un congiunto, un

coabitante o un collaboratore ovvero in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.

L’autorità giudiziaria, nel procedere alla perquisizione locale, può disporre con decreto motivato che siano

perquisite le persone presenti o sopraggiunte, quando ritiene che le stesse possano occultare il corpo del reato o

cose pertinenti al reato. può inoltre ordinare, enunciando nel verbale i motivi del provvedimento, che taluno non si

allontani prima che le operazioni siano concluse. Il trasgressore è trattenuto o ricondotto coattivamente sul posto.

Domiciliari

- Art. 251 - (Perquisizioni nel domicilio. Limiti temporali) –

La perquisizione in un’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non può essere iniziata prima delle ore sette

e dopo le ore venti.

Tuttavia nei casi urgenti l’autorità giudiziaria può disporre per iscritto che la perquisizione sia eseguita fuori dei

suddetti limiti temporali.

Art. 248 - (Richiesta di consegna) –

Se attraverso la perquisizione si ricerca una cosa determinata, l’autorità giudiziaria può invitare a consegnarla. Se la cosa

è presentata, non si procede alla perquisizione, salvo che si ritenga utile procedervi per la completezza delle indagini.

Per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o per accertare altre circostanze utili ai fini delle indagini, l’autorità

giudiziaria o gli ufficiali di polizia giudiziaria da questa delegati possono esaminare atti, documenti e corrispondenza

presso banche. In caso di rifiuto, l’autorità giudiziaria procede a perquisizione. 68

Art. 252 - (Sequestro conseguente a perquisizione) –

Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro con l’osservanza delle prescrizioni degli artt.

259 e 260.

I sequestri

Il sequestro qui in esame è quello probatorio.

Il sequestro costituisce un mezzo di ricerca della prova avente come immediato suo oggetto l’acquisizione del corpo del

reato e delle cose pertinenti al reato. Si differenzia dalla perquisizione perché quest’ultima può risultare infruttuosa,

mentre il sequestro è sempre fruttuoso.

Il sequestro può essere consequenziale alla perquisizione, ma in ogni caso mantiene sempre carattere autonomo. Se la

perquisizione è invalida, il sequestro manterrà sempre validità.

Legittimati a disporlo sono il giudice procedente, il P.M. e nei casi di urgenza la P.G.

C’è la facoltà del difensore di assistervi, ma non quella del preavviso, trattandosi di atto a sorpresa.

Per le lettere e gli altri oggetti di corrispondenza presso gli uffici postali o telegrafici non è consentito alla P.G. di

procedere, di propria iniziativa, come anche per gli atti o documenti bancari.

Per le carte ed i documenti presso gli uffici dei difensori, alla P.G. è sottratto ogni potere di sequestro.

Per gli atti e i documenti coperti da segreto d’ufficio, professionale o di stato, vige il divieto di sequestro, tranne che per

reati eversivi.

Vicende del sequestro

Le cose sequestrate vengono materialmente acquisite ed affidate in custodia alla segreteria del P.M. o alla cancelleria del

giudice. Se la natura delle cose non lo consente, esse sono affidate ad un custode giudiziario esterno.

Se trattasi di atti o documenti, questi possono essere acquisiti anche in copia, se il documento originale da sequestrare è

incluso in un volume o in un registro, questo viene acquisito per intero.

Il vincolo giuridico del sequestro, viene rappresentato da i cd. sigilli giudiziari, apposti sulla cosa sequestrata, o da cartelli

o altri mezzi idonei ad evidenziare il vincolo.

La tutela dei diritti di difesa e degli interessi dei terzi è assicurata sia dai mezzi di impugnazione, sia da richieste di

dissequestro formulate allo stesso giudice procedente.

Nel corso del processo sono subito vendute le cose deteriorabili e al termine del processo le cose appartenenti ad ignoti

o confiscate. La confisca riguarda solo le cose costituenti corpo di reato e non anche cose pertinenti a reato, che sono

restituite al proprietario.

Il sequestro probatorio ha durata necessaria limitata nel tempo.

Il P.M., il G.I.P., o il giudice dibattimentale, a seconda delle fasi, dispongono la restituzione delle cose sequestrate

all’avente diritto, se non sorga controversia, nel qual caso la risoluzione va rimessa al giudice civile.

Le intercettazioni

Art. 266 - (Limiti di ammissibilità) –

L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei

procedimenti relativi ai seguenti reati:

delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque

- anni determinata a norma dell’art. 4;

delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo

- a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;

delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

- delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

- delitti di contrabbando;

- reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del

- mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono.

Negli stessi casi è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei

luoghi indicati dall'art. 614 c.p., l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia

svolgendo l’attività criminosa.

Art. 266 bis - (Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche) –

Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell’art. 266, nonché a quelli commessi mediante l’impiego di tecnologie

informatiche o telematiche, è consentita l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o

telematici ovvero intercorrente tra più sistemi.

Art. 267 - (Presupposti e forme del provvedimento) –

Il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'art.

266. L’autorizzazione è data con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente

indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il

pubblico ministero dispone l’intercettazione con decreto motivato, che va comunicato immediatamente e comunque non

oltre le ventiquattro ore al giudice indicato nel comma 1. Il giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla

convalida con decreto motivato. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito,

l’intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.

Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Tale durata

non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di

quindici giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1.

Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria. In

apposito registro riservato tenuto nell’ufficio del pubblico ministero sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti

69

che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l’inizio e il

termine delle operazioni.

Art. 268 - (Esecuzione delle operazioni) –

Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale.

Nel verbale è trascritto, anche sommariamente, il contenuto delle comunicazioni intercettate.

Le operazioni possono essere compiute esclusivamente per mezzo degli impianti installati nella procura della Repubblica.

Tuttavia, quando tali impianti risultano insufficienti o inidonei ed esistono eccezionali ragioni di urgenza, il pubblico

ministero può disporre, con provvedimento motivato, il compimento delle operazioni mediante impianti di pubblico servizio

o in dotazione alla polizia giudiziaria.

Quando si procede a intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche, il pubblico ministero può disporre che le

operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a privati .

I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione

delle operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o

prorogato l’intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero, salvo che il giudice non riconosca

necessaria una proroga.

Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il giudice autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non

oltre la chiusura delle indagini preliminari.

Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine fissato a norma dei commi 4 e 5, hanno facoltà

di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o

telematiche. Scaduto il termine, il giudice dispone l’acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni

informatiche o telematiche, indicate dalle parti, che non appaiano manifestamente irrilevanti, procedendo anche di ufficio

allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione. Il pubblico ministero e i difensori hanno diritto di

partecipare allo stralcio e sono avvisati almeno ventiquattro ore prima .

Il giudice dispone la trascrizione integrale delle registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni

contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche da acquisire, osservando le forme, i modi e le garanzie

previsti per l’espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.

I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su nastro

magnetico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere

copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 7

Art. 269. - (Conservazione della documentazione) –

I verbali e le registrazioni sono conservati integralmente presso il pubblico ministero che ha disposto l’intercettazione.

Salvo quanto previsto dall’art. 271 comma 3, le registrazioni sono conservate fino alla sentenza non più soggetta a

impugnazione. Tuttavia gli interessati, quando la documentazione non è necessaria per il procedimento, possono

chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza, al giudice che ha autorizzato o convalidato l’intercettazione. Il giudice

decide in camera di consiglio a norma dell’art. 127.

La distruzione, nei casi in cui è prevista, viene eseguita sotto controllo del giudice. Dell’operazione è redatto verbale.

Art. 270. - (Utilizzazione in altri procedimenti). –

I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti,

salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso

l’autorità competente per il diverso procedimento. Si applicano le disposizioni dell’art. 268 commi 6, 7 e 8.

Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresì facoltà di esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza

depositati nel procedimento in cui le intercettazioni furono autorizzate.

Art. 271. - (Divieti di utilizzazione). –

I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti

dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli artt. 267 e 268 commi 1 e 3.

Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell’art.

200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le

stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.

In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2

sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.

L’assunzione anticipata delle prove

L’assunzione anticipata

L’urgenza nell’assunzione

Nel sistema accusatorio la sede naturale di formazione della prova è il dibattimento, ma non sempre la fonte di prova può

essere conservata fino ad allora. Si crea dunque l’esigenza di anticipare la formazione della prova ad un momento che

precede il dibattimento, senza però sacrificarne la dialettica tra accusa e difesa.

Gli strumenti sono due:

L’incidente probatorio

- La corte costituzionale ne ha sancito l’utilizzabilità anche nella fase processuale dell’udienza preliminare.

L’assunzione urgente della prova

-

Le due forma di assunzione anticipata sono ontologicamente diverse dal meccanismo di utilizzabilità di atti investigativi in

dibattimento. L’utilizzabilità è momento sostitutivo dell’assunzione giurisdizionale della prova e permette la valorizzazione

come prova di taluni atti di indagine unilateralmente formati dall’ufficio di accusa.

La rinnovazione dibattimentale 70

L’incidente probatorio presuppone atti ancora da compiere, l’irripetibilità presuppone, invece, che gli atti siano già stati

compiuti. L’irripetibilità guarda al passato, la non rinviabilità al futuro.

L’assunzione anticipata presuppone una prova da assumere e la possibilità della sua assunzione (o reiterazione),

l’utilizzabilità concerne, invece, atti già assunti e l’impossibilità di riprodurli.

In linea generale, l’utilizzabilità implica una constatazione di attuale non ripetibilità dell’atto, l’assunzione anticipata della

prova implica un giudizio prognostico di non ripetibilità futura della stessa o di pericolo per la sua genuinità.

Comunque, il diritto alla prova, che, per l’imputato, rientra tra i diritti di difesa, legittima tutte le parti ad ottenere la

rinnovazione di qualsiasi atto già in precedenza acquisito in sede di incidente probatorio o di assunzione urgente, se

sussiste quella necessità, che perfino in sede di giudizio di appello consente la rinnovazione istruttoria. Questo perché in

sede di dibattimento, l’imputato avendo una maggiore conoscenza di tutti gli elementi di prova, può avere più ampie

possibilità di contestazione.

L’incidente probatorio Si svolge innanzi al G.I.P. o al G.U.P. e consiste in una fase di natura giurisdizionale

incidentalmente inserita nella fase investigativa o dell’udienza preliminare ai fini dell’assunzione di prove non rinviabili al

dibattimento. Ne consegue il compimento di un atto probatorio giurisdizionale pienamente utilizzabile dal giudice della

cognizione.

Le esigenze alla base dell’incidente probatorio sono:

Il pericolo di estinzione o impossibilità sopravvenuta di fonti o mezzi di prova al momento del dibattimento

- Il pericolo di alterazione della ingenuità della testimonianza. Qui il periculum in mora è costituito dal fondato

- rischio di alterazione o inquinamento della genuinità.

Il pericolo di paralisi dibattimentale in caso di perizia complessa.

- Ragioni di opportunità ratione personae, presunte ope legis, per l’esame di indagato, che abbia tale veste nel

- medesimo o in altro procedimento. Qui l’opportunità di anticiparne eventualmente l’esame deriva dalla sottesa

presunzione normativa della esposizione al teste di minacce o rischi.

Ragioni di opportunità ratione personae et delicti. Consente di ricorrere all’incidente probatorio allorché si

- necessiti di assumere la testimonianza di persona minore di anni 16, questo perché in questa sede è meglio

tutelata la riservatezza e in quanto le dichiarazioni provenienti da persona non completamente formata hanno

bisogno di maggior tempo per trovare riscontri.

La sussistenza di una delle suindicate esigenze rende la fonte o il mezzo di prova da assumere con l’incidente probatorio:

Atto non rinviabile per necessità

- Atto non rinviabile per opportunità

-

La casistica deve reputarsi di carattere tassativo, giacchè l’incidente probatorio si risolve in una previsione eccezionale di

precostituzione di prove, in difformità rispetto al modello tipico accusatorio che contempla invece, l’assunzione della prove

oralmente e direttamente innanzi al giudice della cognizione. L’anticipata acquisizione della prova avviene ad opera di un

giudice, che si pone come un delegato del giudice collegiale all’interno della fase preprocessuale delle indagini

preliminari.

Il procedimento preparatorio

L’incidente probatorio può avere luogo in sede di:

In daini preliminari. Vi provvede il G.I.P. e l’indagato ha veste di persona non ancora indagata.

- Udienza preliminare. Vi procede il G.U.P. e l’indagato è già imputato.

-

Sono delimitati nell’ambito di un determinato incidente probatorio, sia i limiti oggettivi di efficacia della prova (Perché non

possono assumersi prove in relazione a fatti diversi), sia i limiti soggettivi (In relazione a persone diverse). L’incidente

probatorio può essere ampliato in direzione oggettiva o soggettiva, previa richiesta di sua estensione a prove ulteriori o

ad altri indagati, nei confronti dei quali, però, occorre integrare il contraddittorio con gli apportati avvisi. In ogni caso

l’interessato deve fare notificare la sua richiesta di incidente probatorio al controinteressato, il quale entro termini

brevissimi può opporsi alla procedura, contestandone l’ammissibilità formale o la sussistenza dei necessari suoi

presupposti.

Soggetti legittimati a richiedere l’incidente probatorio sono entrambe le parti essenziali.Il G.I.P. o il G.U.P. non possono

mai disporlo d’ufficio.

L’incidente probatorio, mirando alla immediata formazione della prova, comporta la cd. discovery anticipata delle

risultanze investigative, che potrebbe essere pregiudizievole alle indagini in corso. In tal caso , il P.M., può ottenere il

differimento dell’incidente probatorio per il tempo strettamente necessario. Va precisato che nel contrasto tra l’interesse

investigativo del P.M. e l’interesse all’assunzione anticipata dell’indagato, prevale sempre quest’ultimo.

L’assunzione incidentale della prova

All’assunzione della prova è preposto il G.I.P. o il G.U.P. che, verificata la ammissibilità della prova e la sussistenza degli

altri presupposti, dispone procedersi all’incidente probatorio, delineandone oggetto e soggetti interessati.

Il provvedimento con cui l’incidente è dichiarato inammissibile, oppure con il quale viene disposta l’assunzione della

prova, non è impugnabile, neanche con ricorso per cassazione.

L’ordinanza del G.I.P. è notificata all’indagato o imputato nonché comunicata al P.M.

L’assunzione della prova deve avvenire, con le forme del dibattimento, con la partecipazione necessaria del difensore e

del P.M.

L’udienza si svolge in camera di consiglio e quindi senza pubblico.

Il giudice regola l’assunzione della prova, vigila affinché essa non travalichi limiti assegnati e non si estenda a fatti diversi

da quelli oggetto della prova, ne coinvolga posizioni di persone estranee al contraddittorio costituito. Invero, nei confronti

degli estranei sono sempre inutilizzabili le prove raccolte in loro danno e senza il loro contraddittorio. 71

Le prove assunte sono pienamente utilizzabili in dibattimento, il verbale le cose e gli atti acquisiti rifluiranno nel fascicolo

dibattimentale. Potrebbe comunque in ogni caso mancare il dibattimento, in quanto si potrebbe comunque risolvere prima

o con una sentenza di archiviazione o con una sentenza di non luogo a procedere.

L’assunzione urgente pre – dibattimentale

L’incidente probatorio è esperibile solo nell’ambito delle indagini preliminari e nel corso dell’udienza preliminare.

In caso di urgenza, usualmente si dispone l’anticipazione del dibattimento e, quindi, la prova è ordinariamente assunta

direttamente nel suo normale corso.

L’assunzione urgente della prova consiste in un meccanismo procedurale di assunzione della prova non rinviabile

durante la fase processuale pre – dibattimentale del giudice collegiale. Cioè tra l’udienza preliminare e l’inizio dell’udienza

dibattimentale.

Il meccanismo dell’assunzione urgente è esperibile solo nei giudizi collegiali, ove risulta difficile anticipare il dibattimento.

I presupposti sono quelli tipici dell’incidente probatorio, stessa casistica e non rinviabilità della prova.

In ordine al modus procedendi, come nell’incidente probatorio, l’iniziativa è sottratta al giudice ed è rimessa solo alle parti.

Legittimati non sono solo il P.M. e l’imputato, ma anche tutte le altre parti delle azioni accessorie.

La prova è ammessa non dall’intero collegio giudicante, ma isolatamente dal presidente.

La sua decisione di ammissione o diniego della prova, è inoppugnabile.

Il tutto si svolge in udienza pubblica con la partecipazione necessaria del P.M. e dei difensori dell’indagato e delle altre

parti.

Un’ipotesi particolare di applicazione dell’istituto è quella dell’assunzione delle prove in periodo feriale.

La chiusura della fase delle indagini

L’avviso di concluse indagini

All’approssimarsi della scadenza del termine per le indagini, originario o prorogato, il P.M. può limitarsi a:

Richiedere l’archiviazione

- Proporre l’azione penale

-

In caso di archiviazione, dopo tale atto non sussistono più adempimenti, mentre nel caso di esperimento dell’azione

penale il P.M. deve consegnare all’indagato, l’avviso di concluse indagini.

L’atto è finalizzato a garantire all’indagato un contraddittorio anticipato alla fine di evitargli incriminazioni infondate o non

adeguatamente ponderate.

Pertanto, l’avviso deve contenere l’enunciazione del fatto – reato addebitatogli e deve essere accompagnato dal deposito

dell’intero fascicolo del P.M.

L’indagato ha facoltà di presentare elementi a sua difesa e di rendere dichiarazioni spontanee o sottoporsi a

interrogatorio. Può inoltre chiedere al P.M., un supplemento di indagini.

Le determinazioni conclusive del P.M.

La fase delle indagini preliminari ha termini prefissati di durata massima, alla cui scadenza le indagini non possono più

proseguire e, se compiute, sono comunque inutilizzabili.

Il P.M., a conclusione delle indagini preliminari, può, in alternativa, formulare al giudice (G.I.P. o G.U.P.) richiesta di:

Archiviazione. Questa pone fine al procedimento.

- Esercizio dell’azione penale. Qui la richiesta del P.M. ha ad oggetto la celebrazione di uno dei tipi di giudizio, ivi

- compresa l’emissione del decreto penale di condanna.

Il momento iniziale dell’esercizio dell’azione penale coincide con la formulazione dell’imputazione e non con quello della

sua conseguente comunicazione, che di norma avviene mediante notifica. La cognizione è, quindi, sempre successiva al

momento in cui si assume la qualità di imputato e cioè al momento della formazione dell’atto di vocativo in jus.

La proroga della indagini

Il dies a quo di decorrenza del termine è quello della registrazione della notizia di reato o della successiva individuazione

dell’autore.

Art. 335 - Registro delle notizie di reato –

Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell'apposito registro custodito presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli

perviene o che ha acquisito di propria iniziativa nonchè, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della

persona alla quale il reato stesso è attribuito.

Tuttavia per i reati la cui punibilità è subordinata ad una condizione di procedibilità, il dies a quo del termine di

svolgimento delle indagini inizia a decorrere dal verificarsi di essa.

Il termine massimo di durata delle indagini si compone di termine ordinario ed eventuali termini di proroga:

Termine ordinario mesi 6 (1 anno per reati di criminalità organizzata)

- Prorogabile fino a 18 o 24 mesi.

-

Il controllo giurisdizionale sui tempi della fase investigativa è affidato al G.I.P. A questi il P.M. deve domandare la proroga,

i difensori hanno la possibilità di interloquire e il G.I.P. può subito autorizzare de plano la proroga oppure, ma solo a

seguito di contraddittorio in camera di consiglio, respingere la relativa richiesta.

Eccezionalmente anche l’indagato a la possibilità di chiedere la proroga.

Il G.I.P. non può autorizzare la proroga richiesta dopo la scadenza del termine.

In caso di diniego della proroga, il P.M., non può proseguire le indagini, ma dovrebbe subito (10 giorni) adottare le sue

determinazioni di merito.

In caso di proroga delle indagini, secondo il criterio di gradualità progressiva rapportato alle cause che ne determinano il

prosieguo, per la prima basta una giusta causa, ma le proroghe successive richiedono una particolare complessità delle

indagini ovvero oggettive difficoltà a concluderle.

Se una volta scaduto il termine il P.M. non assume nessuna determinazione in merito, scatta il potere di avocazione del

procedimento da parte del procuratore generale. 72

Anche nei procedimenti a carico di ignoti, sono ammissibili la proroga delle indagini nei suindicati termini di durata

massima delle indagini e la riapertura delle indagini dopo l’archiviazione.

L’archiviazione nei vari riti

Presupposti

Al termine delle indagini, si ha l’archiviazione della notia criminis se manca l’incriminazione dell’eventuale indagato o se

manca del tutto un indagato individuato.

L’archiviazione va richiesta nei seguenti casi:

Infondatezza della notia criminis

- Sussistenza di cause di improcedibilità dell’azione o di estinzione del reato, ovvero, per analogia in bonam

- partem, di una causa subiettiva di non punibilità o di non imputabilità.

Mancata individuazione dei colpevoli, che restano ignoti.

-

La funzione di archiviazione e di incriminazione è assoggettata al controllo del giudice, anche se il relativo potere di

iniziativa spetta al P.M.

In particolare, il G.I.P. ha sempre poteri sindacatori della determinazione del P.M., quale che sia, tra le tre ipotesi

sopraelencate, la ragione della richiesta di archiviazione.

Il G.I.P. può anche non recepire temporaneamente una richiesta di archiviazione.

Nel caso in cui riceve la richiesta, il G.I.P. emette plano decreto di archiviazione motivandolo. Ale decreto è

inoppugnabile, ma il G.I.P. può comunque ove se ne renda necessario, ordinare la riapertura delle indagini.

Dissensi sull’archiviazione

La richiesta di archiviazione del P.M. può essere oggetto di:

Opposizione della persona offesa

- Differente valutazione del G.I.P.

-

La stessa persona offesa, può formulare opposizione al decreto di archiviazione con atto motivato, indicando, a pena di

nullità, le investigazioni suppletive da compiersi.

Il G.I.P. dispone un’apposita udienza camerale per la disamina della fattispecie, con la partecipazione facoltativa di tutte

le parti in causa.

In esito dell’udienza camerale il G.I.P. può:

Emettere ordinanza di archiviazione

- Richiedere al P.M. di effettuare ulteriori indagini

- Disporre che il P.M. formuli subito l’imputazione cd. coatta, obbligando il P.M. ad intraprendere l’azione penale.

-

Tutti i provvedimenti del G.I.P. sono inoppugnabili. L’archiviazione è oppugnabile per cassazione solo se viola il diritto di

informativa e di intervento della persona offesa.

Il decreto di archiviazione è inoppugnabile in tutti i riti, ma può sempre essere emesso altro decreto motivato di riapertura

indagini

I RITI DEL TRIBUNALE (cap. 36)

L'udienza preliminare nel rito ordinario

Le modifiche dei riti con il giudice unico

Queste sono state operate con la legge 16-12-1999, n. 479, la quale ha previsto, tra l'altro, I’Udienza preliminare, oltre

che per i reati destinati alla cognizione del Tribunale collegiale e della Corte di assise, anche per una parte dei

procedimenti attribuiti al Tribunale monocratico. l'udienza preliminare è la caratteristica tipica del giudizio ordinario. Essa

può avere luogo solo dopo che il processo e già iniziato e, quindi, dopo che è stata promossa l’azione penale e l'indagato

ha acquisito la qualità di imputato.

L'udienza preliminare in senso tecnico è solo quella interna all'iter del giudizio ordinario, nel cui solo ambito è previsto il

vaglio preliminare dell'accusa prima di giungere all'eventuale giudizio dibattimentale (ordinario). Non sono, invece,

udienze preliminari quelle in cui si svolgono i giudizi abbreviato e di applicazione della pena (patteggiamento), in quanto

essi definiscono la res judicanda e non sono affatto préliminari ad altro giudizio.

La funzione dell'udienza preliminare

L'udienza preliminare consiste nell'udienza destinata alla verifica preliminare, a fini esclusivamente procedurali, della

fondatezza dell'accusa. Innanzi al giudice di pace (sempre monocratico) l'udienza preliminare non esiste in quanto la

semplificazione dei relativi riti e la loro snellezza sono apparse al legislatore incompatibili con la complicazione

procedurale di un'apposita udienza dedicata al vaglio preventivo dell'incolpazione.

Non così, invece, per i reati destinati al Tribunale monocratico, la cui cognizione comprende anche delitti punibili con la

reclusione fino ad anni 10 (art. 33ter); pertanto, per detti reati si hanno procedimenti sia con udienza preliminare, sia

senza di essa, con afflusso, in questo caso, del processo direttamente al giudice dibattimentale tramite citazione, diretta a

giudizio disposta dallo stesso P.M.

Il giudice dell'udienza preliminare (G.U.P.) deve vagliare l'intero fascicolo delle indagini ed ha, quindi, una funzione

diversa dal giudice preposto al controllo di singoli atti di indagine (G.I.P.). Il G.U.P. interviene al termine della fase

investigativa per decidere, sulla base dell'intero fascicolo, se accogliere la richiesta del P.M. di rinvio a giudizio. Il G.I.P.

interviene, invece, nel corso delle indagini e solo per taluni tipi di atti.

Udienza preliminare in senso proprio è solo quella decisionale sulla richiesta di rinvio a giudizio, che serve a delibare la

fondatezza dell'imputazione, per evitare un inutile afflusso di processi al dibattimento.

L'udienza preliminare attua una ulteriore full discpyery'„(piena esibizione) delle fonti di prova raccolte dalla P.G. e dal

e poste a fondamento della richiesta di rinvio a giudizio, discovery giù verificatasi ai sensi dell'art. 4 L'ibis c.p. La

P.M[

f

piena conoscenza consente alla difesa di compiere le sue valutazioni e scel- te in ordine alla strategia da seguire ed

all'eventuale convenienza a richiedere riti alternativi (giudizio abbreviato, patteggiamento della pena, giudizio immediato),

contribuendo così alla deflazione del dibattimento o alla sua accelerazione. 73

La finalità preliminare

L’udienza preliminare non ha finalità di acquisizione probatoria, non essendo essa un surrogato dell'antica istruzione

formale del giudice istruttore, di cui al ^codice Rocco. Solo eccezionalmente avviene l'acquisizione di prove con

l'incidente probatorio, ma essa è, in realtà, preordinata al giudizio dibattimentale. L’udienza preliminare costituisce un

«filtro» tra le indagini preliminari ed il ilibattimento, per evitare che in giudizio giungano processi non assistiti da sufficienti

fonti di prova a carico dell'imputato. In origine scopo dell'udienza era la mera verifica della fondatezza dell'esercìzio

dell'azione penale. Oggi dopo il potenziamento dei poteri cognitivi del GUP (v. artt. 421 bì~se~4T2) e dei poteri

decisionali (V ari l'V< S), l'udienza preliminare è luogo ove viene valutato il merito dell’accusa. Poiché il G.U.P. ha

cognizione, non limitata a singoli atti, bensì estesa all'intera pretesa punitiva sottoposta al suo preliminare vaglio, egli ha

poteri anche in materia de liberiate. Il G.U.P., su richiesta di parte, può disporre e modificare misure cautelari (coercitive o

interdittive), e anche di ufficio può sostituirle in fmodo da garantirne sempre la gradualità e proporzionalità. La natura

meramente procedurale dell’udienza del G.U.P. spiega l’assenza di pubblicità e, quindi, il suo svolgimento solo in camera

di consiglio (art. 418).

Fase introduttiva

L'attività introduttiva consiste, innanzitutto, nella presentazione al giudice del libellum litis e delle fonti di prova indiziarie

che sorreggono l'accusa. Il P.M. dominus dell'attività investigativa, deposita all'uopo la richiesta di rinvio a giudizio e

l'intero fascicolo delle indagini. La richiesta costituisce sia atto formale di inizio dell'azione penale (incriminazione), diretto

a provocare il primo contatto triangolare tra giudice, accusa e difesa; sia consequenziale domanda di rinvio a giudizio. La

richiesta deve contenere, quindi, l’indi cazione dei soggetti (imputato e persona offesa), del fatto umano incriminato,

descritto «in forma chiara e precisa» e la sua qualificazione giuridica ed elencare le fonti di prova acquisite, destinate a

sorreggere l'accusa formulate. L'obbligo per il P.M. di depositare l'intero fascicolo investigativo, ivi compresi il corpo e le

cose pertinenti a reato, risponde ad un principio di civiltà giuridica, per il quale non vi può essere esteriorizzazione dell

accusa e occultamento delle fonti di essa ( come evidenziato dall'inutilizzabilità degli scritti e delle delazioni anonime o

confidenziali).

Il deposito degli atti fa cessare, nell'ambito interno al processo, la segretezza degli atti di indagine (già verificatasi ai sensi

dell'art. 415bis), avendo il difensore diritto di prenderne visione ed estrarne o ottenerne copia nella loro globalità e non più

limitatamente ai ed. atti garantiti (artt. 419, c. 2, e 366). Ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio, spetta al G.U.P.

provocare la formazione del contraddittorio innanzi a lui. A tale scopo egli fissa l'udienza con decreto. Sono previsti

termini brevi, ordinatori, disapplicati nella prassi: cinque giorni per l'emanazione del decrcto e 30 per la celebrazione

dell'udienza (art. 418). L'esigenza del contraddittorio comporta la vocatio in jus non solo dell' imputato, parte essenziale,

ma anche delle potenziali parti: persona offesa dal reato (interessata, come tale, alla pretesa punitiva) e danneggiati dal

reato. L'imputato deve essere avvertito che non comparendo verrà giudicato in contumacia. L'omessa notificazione

dell'avviso di udienza preliminare all'imputato è causa di nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del processo.

All'udienza è anche possibile chiamare in giudizio le parti private accessorie: il responsabile civile e il civilmente obbligato

per la pena pecuniaria.

Una volta ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio ci si chiede se può il giudice dell'udienza preliminare, senza fissare e

celebrare l'udienza, «de plano», disporre il proscioglimento dell'imputato.

È da premettere che l'art 129 stabilisce che in ogni stato e grado del processo il giudice che riconosca l'esistenza di una

causa di non punibilità (es. il fatto non sussiste, non costituisce reato, è estinto etc.) deve immediatamente dichiararlo con

sentenza.

L'esistenza di una causa di non punibilità il G.U.P potrebbe valutarla sussistente dopo aver analizzato gli atti del fascicolo

del P.M., ritenendo così di dover emettere immediata sentenza di proscioglimento. Sulla sussistenza di tale potere in

capo al G.U.P. la giurisprudenza ha manifestato una certa ostilità. Si è osservato, infatti, che richiesto il rinvio a giudizio, il

G.U.P non può decidere il proscioglimento «de plano» ed «omisso medio» senza udienza, ma deve seguire il rito attivato

con la richiesta del P.M.; peraltro tale limitazione non sarebbe incompatibile con le lettere dell'art. 129, ove è detto che la

causa di non punibili deve essere pronunciata «immediatamente», in quanto per l'udienza preliminare starebbe solo a

significare che il giudice è tenuto alla pronuncia di proscioglimento nei corso dell'udienza, senza procrastinarla adottando

altri provvedimenti, quali ad esempio l'integrazione probatoria di cui all'art. 422 (12). Il contrasto interpretativo è stato

risolto dalle Sezioni Unite della Cassazione, le quali hanno stabilito che una volta rinvenuta la richiesta di rinvio a giudizio,

il G.U.P. deve celebrare l'udienza, non potendo emettere alcuna sentenza anche se sussiste una causa di non punibilità

(17).

Tipi di giudizi ed udienza preliminare

La figura dell'udienza preliminare è esclusiva del rito ordinario; ma un'udienza in camera di consiglio (senza pubblico),

con modalità similari, è prevista per il giudizio abbreviato e il patteggiamento. Innanzitutto, nonostante la intervenuta

richiesta di rinvio a giudizio, questa può non essere seguita dall'udienza preliminare. La sua mancanza può dipendere

dalla volontà dell'imputato, allorché costui rinuncia all'udienza e richiede il giudizio immediato (art. 110. c. 5) con atto

notificato tempestivamente ai suoi naturali contraddittori (P.M. e persona offesa), saltando, così, l'udienza preliminare. A

tal proposito, ma in senso opposto, il giudizio abbreviato evita il dibattimento ed ha luogo proprio in un'udienza innanzi al

G.I.P, da non confondere con quella preliminare.

Si ha pure mancanza di udienza preliminare nell'ipotesi di giudizio direttissimo, nel quale il processo si incardina

direttamente innanzi al giudice dibattimentale, cui è direttamente presentata la pretesa punitiva.

Nel procedimento per decreto penale di condanna, se non vi e opposizione, viene evitata non solo l'udienza preliminare

in senso improprio, ma anche quella dibattimentale, mentre, in caso di opposizione può essetre domandata, la definizione

nell udienza preliminare in senso improprio, mediante giudizio abbreviato o applicazione di pena patteggiata (art. 461, c.

3), oppure il giudizio immediato dibattimentale. 74

Lo stesso procedimento di applicazione di pena patteggiata può innestarsi nel corso dell'udienza preliminare in senso

proprio, alterandone il suo usuale svolgimento, o anche precederne l'evenienza, se il patteggiamento ha luogo in sede di

indagini preliminari (artt. 447 e 448).

L'udienza preliminare, in senso proprio e improprio, manca, infine, allorché il G.I.R.provyede alla immediata declaratoria

di una causa di non punibilità (ad es. per abolitio criminis), ai sensi dell'art. 129, applicabile in ogni stato e grado del

processo.

La riforma del giudice unico ed in particolare la legge 16-12-1999, n. 479 hanno accresciuta la rilevanza dell'udienza

preliminare affidandole un più in- cisivo compito di vaglio effettivo della esigenza del futuro giudizio ed attribuendo

maggiori poteri alle parti ed, ancor più, all'imputato e al suo difensore, anche in riferimento all'integrazione delle indagini.

Ne è derivato, innanzi tutto, il diritto di ciascuna parte di ottenere dal G.U.P. la riproduzione fonografica o audiovisiva o

almeno la redazione del verbale con la stenotipia, in luogo del verbale in forma riassuntiva, che non sempre è idoneo, fra

l'altro, alla esatta riproduzione delle dichiarazioni assunte o rese

La comparizione delle parti

All'ndienza preliminare si applicano ora le previsioni garantistiche un tempo riservate solo all'udienza dibattimentale. Per

prima cosa il giudice deve verificare l'instaurazione del contraddittorio e, quindi, la regolare costituzione delle parti con la

necessaria (effettiva) partecipazione dell'accusa (P.M.) e della difesa (almeno il difensore), in deroga al modello generale

dell'udienza camerale che ne prevederebbe la presenza facoltativa. A tal fine, ove necessario, designa, in sostituzione

del difensore di fiducia o di ufficio assente, un difensore di ufficio

in modo che questi possa subito comunque interloquire.

L'imputato può essere presente, assente o contumace; il suo difensore presente o assente la contumacia è solo per

l’imputato.

Più analiticamente:

A) Imputato presente

L'imputato è presente, quando fisicamente compare all'udienza: è considerato come presente quando, dopo essere

comparso in udienza e dopo la verifica della regolare costituzione delle parti, se ne allontana volontariamente L'al-

lontanamento è, pertanto, proceduralmente irrilevante perché rappresentato dal difensore.

B) Imputato contumace

la contumacia dell'imputato consiste nella sua consapevole, volontaria e, ingiustificata mancata comparizione all'inizio

dell'udienza, essa è consapevole quando il giudicabile ha avuto effettiva conoscenza della sua convocazione; è

volontaria quando non sussiste una sua assoluta impossibilità a comparire; è ingiustificata quando, pur sussistendo una

tale impossibilità, egli non l'ha dedotta. Contumace è, ad es., l'imputato seriamente ammalato, ma non quello in vinculis di

cui sia stata indebitamente omessa la traduzione nell'aula di udienza. La contumacia non blocca il processo, perché

l'imputato è ad ogni effetto rappresentato, in forza di legge (art. 420quater, c. 2), dal suo difensore, anche se designato di

ufficio. Tale rappresentanza legale non vale per gli atti successivi all'udienza. La contumacia, però, non priva il difensore

dei suoi usuali autonomi poteri di impugnazione, non necessitando di alcuna procura speciale. Si ha revoca della

contumacia se e quando, nel prosieguo dell' udienza, l'impulato compare o quando, dopo la pronuncia dell'ordinanza

dichiarativa della contumacia, perviene la prova della originaria impossibilità a comparire o delI’originaria mancata

conoscenza dell'udienza. Se l'imputato ingiustificatamente non compare, si procede in sua contumacia, anche perché ha

diritto a non comparire e, comunque, di non rendere dichiarazioni ne di sottoporsi ad interrogatone.

C) Imputato assente

L'assenza dell'imputato consiste nella sua volontaria mancata comparizione iniziale (come la contumacia),

accompagnata, però, dalla espressa richiesta (o consenso) alla celebrazione dell'udienza. In tal caso l'imputalo assente,

a differenza di quello contumace, è parificato ali 'imputalo presente, salvo cheai fini di nuove contestazioni di reati

concorrenti o di circostanze aggravanti o di modifica dell'originaria imputazione.

D) Imputato impedito a comparire

Peraltro, la riforma del giudice unico esige anche per l'udienza preliminare, oltre che per quella dibattimentale, l’effettività

della difesa dell'imputato. Pertanto, quando l'imputato non è presente, l'udienza preliminare deve essere rinviata, a pena

di nullità assoluta (artt. 178 e 179), se quella mancala comparizione appare ovvero risulta essere inconsapevole o

involontaria.

L'inconsapevolezza si ha quando «èprovato o appare probabile che l'imputato non abbia effettiva conoscenza del decreto

di fissazione dell'udienza preliminare e, cioè, quando di ciò si abbia certezza (prova positiva) o almeno il prognosi

probabilistica. La mancata conoscenza può derivare da:

- della citazione a giudizip ivocatio in jus);

- invalidità della sua notifica (conoscenza legale);

- mancanza di effettiva conoscenza dell'atto, benché ritualmente notificato e, quindi, astrattamente conoscibile.

L'effettiva conoscenza, peraltro, non si richiede per le notifiche effettuate presso le ed. domiciliazioni legali le quali, per

loro natura, assicurano solo la legale potenziale conoscibilità rifinii atti notifiqflti (art. 420bis).

L'involontarietà della mancata comparizione si ha in ipotesi di assoluta impossibilità a presenziare all’udienza per

malattia, caso fortuito (sisma),forza maggiore (es. sciopero aereo) o altro legittimo impedimento (24) (es., mancata tradu-

zione all'udienza). Peraltro, in tali casi, l'imputato ha facoltà di consentire ugualmente la celebrazione del processo in sua

assenza. In mancanza, il processo deve essere rinviato ad altra udienza, a pena di nullità assoluta. Occorre procedere a

nuova notifica dell'atto di vocatio in jus, recante la data della nuova udienza (art. 420bis), non essendo l'imputato

legalmente presente all'eventuale annuncio. verbale fatto in udienza dal giudice»

E) Mancata comparizione del difensore dell'imputato

il difensore dell'imputato può essere presente o assente. Egli per l'imputato è elemento essenziale (art. 24 Cost.) della

difesa sua tecnica, anche nella deduzione e formazione della prova, sicché egli deve ricevere tempestivo e regolare

75

avviso dell’udienza. Se il difensore, di fiducia o di ufficio, dell'imputato (ma non quello di altre parti private) è

semplicemente assente, il G.U.P. provvede alla sua sostituzione con altro difensore di ufficio, il quale, però, non ha diritto

al rinvio, né a chiedere i ed. termini a difesa. Se la sua mancata comparizione deriva da una delle suindicate cause di

assoluta impossibilità a comparire vi è, a pena di nullità assoluta, il rinvio dell'udienza, ma qui la causa deve essere

«prontamente comunicata» al giudice che procede (art. 420ter, comma 5) (25). Per il difensore tale impossibilità a

comparire può, inoltre, derivare dalla contestualità di altri suoi impegni professionali valutati dal giudice come preminenti

rispetto al processo interessato (26). Tali impedimenti, però, non determinano il rinvio, dell'udienza», quando il difensore

impedito abbia designato come suo sostituto altro suo colle- ga (art. 102) e comunque quando vi è un secondo

difensore di fiducia.

F) Mancata comparizione delle altre parti

La mancata comparizione delle parti (o soggetti) processuali non essenziali (parte civile, responsabile civile, civilmente

obbligato per la pena pecuniaria, ente esponenziale di interessi diffusi) e dei rispettivi difensori, di per se stessa, non

determina il rinvio del processo, né comporta una nuova fissazione dell'udienza preliminare, ancFie quando

risufirrimpediniento del difensore o della parte-persona.

Svolgimento dell'udienza

L'assenza dell'imputato non impedisce la regolare costituzione del contraddittorio e nemmeno la rettifica e la modifica

dell'imputazione. In particolare, so nel corso dell'udienza, il fatto-reato risulta diverso (es. rapina aggravata invece

semplice) da quello descritto nella richiesta notificata, il P.M. può ugualmente subito modificare l'imputazione e limitarsi a

comunicarla all' imputato presente o al difensore dell'imputato assente (art. 423, c. 1) (29).

Se invece, emerge non la diversità, ma la novità del fatto-reato, con l'autorizzazione del giudice ed il consenso

dell'imputato presente, questo gli è contestato immediatamente. In difetto di consenso occorre rinviare l'udienza,e.,

trattandosi di vicenda nuova rispetto al paradigma originario dell'accusa, procedere alla notifica dell'atto nuovo

direttamente alla personadelì' imputato (art. 423, c. 2). Successivamente rassegnano le loro conclusioni i difensori

dell'imputato e prima ancora, se costituiti, i difensori della parte civile, del responsabile civile e del civilmente obbligato

per la pena pecuniaria.

Nel corso dell'udienza preliminare può rendersi necessaria un'integrazione di conoscenze sul fatto-reato.

I ,a funzione di garante della legalità impone al G.U.P. il superamento del ruolo di muto spettatore e lo legittima alla

indicazione alle parti di temi nuovi o incompleti (32) sui quali si rende necessario acquisire ulteriori informazioni ai fini

della sua decisione. Di fronte a lacune ed inerzie delle parti il G.U.P., obbligato a decidere, può limitarsi ad indicare il non

liquet, responsabilizzando le parti in ordine alla introduzione di nuove fonti di prova ovvero direttamente individuandole e

disponendone comunque l'assunzione sempre che ne risulti evidente la decisività ai tini della sentenza di non luogo a

procedere. Può così procedere attraverso attività di integrazione probatoria all'acquisizione di fonti di prova di qualsiasi

genere, all'audizione di testimoni, periti e dì consulenti tecnici di parte, ovvero all'interrogatorio di coimputati in

procedimenti connessi (artt. 422).

Il G.U.P. può, in alternativa, disporre la riapertura della fase investigativa, indicando al P.M. le ulteriori indagini integrative

necessarie e legittimando il procuratore generale all'avocazione di tali indagini lacunosamente espletate dal PM

sottordinato (art. 421bis). Il G.U.P. deve fissare un termine per le indagini, indicando anche la data della nuova udienza

preliminare.

La decisione del G.U.P.

Nel corso della discussione le parti possono sollevare questioni di competenza/ attribuzione o formulare richiesta di rinvio

a giudizio o di non luogo a procedere.

A) Questione di competenza/attribuzione

Posto che l'udienza preliminare non è prevista per i reati di competenza del giudice di pace e per una parte di quelli

attribuiti alla cognizione del Tribunali monocratico, ne deriva che l'erronea attivazione dell'udienza preliminare per tali reati

va eliminata. Il G.U.P. deve, quindi, disporre, con ordinanza, la trasmissione degli atti al P.M. in modo che questi possa

correttamente emettere il suo decreto di citazione diretta a giudizio. All'inverso, qualora in dibattimento ci si accorga che

sia stata omessa l'udienza preliminare nei casi in cui essa è prevista, il procedimento deve regredire presso il P.M., in

modo che questi possa attivare, con la richiesta di rinvio a giudizio, il G.U.P. Lo stesso effetto di regressione al P.M. si ha

anche quando la mancanza dell'udienza preliminare emerge dalla modifica dell'originaria imputazione o dalla

contestazione di un reato concorrente o di una circostanza aggravante, quando ciò comporti, innanzi al Tribunale

collegiale o, talvolta, monocratico, la sopravvenuta esigenza dell'udienza camerale.

B) I parametri decisionali nel «merito»

Il G.U.P, nel decidere nel mento dell'azione penale esercitata, emette decreto che dispone il giudizio dibattimentale o

sentenza di non luogo a procedere (N.L.P.) (36). In entrambi i casi, la decisione ha funzione procedurale, giacché mira

essenzialmente a stabilire se l'iter processuale deve arrestarsi o proseguire verso il giudizio dibattimentale, anche se la

declaratoria di N.L.P. può esprimere valutazioni di merito (innocenza), le quali, peraltro, non hanno mai la forza della res

judicata sostanziale di cui agli artt. 648 e 649, infatti la sentenza di N.L.P. può essere revocata (artt. 434 e ss.), jI decreto,

pur non implicando alcuna provvisoria decisione di reità, indica la probabilità che ad essa si pervenga nella fase

dibattimentale, mentre la sentenza di N.L.P. presuppone la prognosi di probabile inutilità del dibatti: mento (37). Tale

prognosi prò reo può concernere l'innocenza dell'imputato, hi sua non punibilità o l'improcedibilità dell'azione penale ed in

particolare la previsione del fatto come reato, la sussistènzà dello stesso, la sua commissione da parte dell'imputato, la

sussistenza dell'elemento psicologico, là non l'unibilità del giudicabile (art. 425). La prognosi può essere fondata su risul-

tanze positive prò reo o anche sulla mera insufficienza delle risultanze in suo I n ino (in dubio prò reo). In particolare, la

prova indiziaria può essere insuf- Iicìente, contraddittoria o comunque inidonea a sostenere l'accusa in sede

dibattimentale, per carenza di adeguati indizi di reità, presenza di indizi di innocenza, bilanciamento tra indizi di reità e di

76

innocenza. Inoltre è stato previsto che il G.U.P. possa, ai fini della pronuncia di N.L.P., tener conto delle circostanze

attenuanti.

Non può essere pronunciata sentenza di N.L.P. se da essa deriva l'applicazione di una misura di sicurezza (diversa dalla

confisca).

In ordine al decreto di rinvio a giudizio, il parametro decisionale del G.U.P. è quello per esclusione: il giudizio va disposto

quando non è adottata sentenza di non luogo a procedere.

C) Aspetti formali

La sentenza di N.L.P. contiene l’esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda; il decreto

di rinvio a giudizio non enuncia alcuna motivazione di reità, ma elenca solo le fonti di prova ed i fatti cui esse si

riferiscono. Il decreto, così come la sentenza, sono notificati all'imputato contumace o assente nonché alla persona offesa

non presente alla lettura del decreto, o assente, in modo da facilitarne l'esercizio dei conseguenti diritti. Il G.U.P. ha il

potere di modificare la qualificazione giuridica attribuita dal P.M.al fatto, sostituendola anche ex officio con quella che egli

ritiene più coretta (es. estorsione, in luogo di rapina), ma non può immutare il fatto materiale originariamente incriminato

dal P.M. o da questi modificato nel corso dell'udienza. Il regime dell'impugnabilità è correlata alla natura del

provvedimento definitorio dell'udienza ed al reato che ne è oggetto.

Il decreto che dispone il giudizio è inoppugnabile.

D) Indagini integrative

Dopo l'emissione del decreto di rinvio a giudizio, il P.M. e il difensore sono legittimati al compimento di indagini integrative

di quelle della fase preliminare (artt. 430 e 430his) finalizzate al celebrando dibattimento. Ad evitare subordinazioni o

interferenze preventive, è vietato a tutte le parti, compresa la P.G., di assumere informazioni dall'imputato da soggetti

indicati come testi dalla controparte ai fini dell'udienza preliminare o dibattimentale o dell'incidente probatoriojo individuati

direttamente dal giudice dibattimentale.

E) Fascicolo dibattimentale

Il fascicolo dibattimentale va formato immediatamente dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio. Esso è

destinato a contenere atti utilizzabili dal giudice dibattimentale ai fini sia della procedibilità dell'azione penale e civile, sia

della prova sul merito dell'accusa; da qui l'interesse delle parti alla sua formazione in contraddittorio ad opera del G.U.P.,

eventualmente anche in apposita ulteriore udienza, quando lo esigela moIe o complessità degli atti. Nel fascicolo devono

confluire solamente gli atti utili ed utilizzabili nel dibattimento e, quindi, principalmente gli atti irripetibili compiuti dal P.M. o

dalla P.G., gli atti assunti nell'incidente probatorio, documenti (atti genericamente extra-processuali), rogatorie eseguite

air estero nel rispetto dei diritti della difesa. certificato dei precedenti penali e, su accordo delle parti, atti investigativi del

PM o dei difensori.Atti irripetibili sono quelli caratterizzati dall'esistenza di un risultato ulteriore rispetto alla mera attività

investigativa e dall'acquisizione di informazioni ulteriori derivate da quest'attività, nelle ipotesi in cui tale ulteriore risultato

non sia più riproducibile in dibattimento, se non a discapito della sua genuinità ed affidabilità, per la necessità di non

disperdere l'informazione probatoria.

Il decreto che dispone il giudizio ha una duplice funzione: ordina il rinvio a giudizio e fìssa la data della relativa udienza

dibattimentale. Al fascicolo dibattiemtnatale non è allegato il fascicolo del P.M., in quanto gli atti ivi contenuti (es.

assunzione di informazioni testimoniali; consulenze tecniche) non sono utilizzabili nel dibattimento: pertanto, se conosciuti

dal giudice preventivamente potrebbero determinare in lui un pre-giudizio circa la fondatezza dell'accusa. Il rito

accusatorio, invece, vuole che il giudice formi il suo convincimento nel corso della dialettica dibattimentale, ove si

assumono le prove. Nel fascicolo delP.M. restano anche tutti gli atti dell'udienza preliminare ed in particolare i verbali di

udienza, i documenti ivi presentati dalle parti e di informazione (audizioni di testimoni, consulenti tecnici o interrogatori di

persone imputate in procedimenti connessi)

Revocabilità della sentenza di N.L.P.

La sentenza di N.L.P., quando non sia stata annullata dalla Cassazione preclude al P.M, di regola, sia la riproposizione di

nuova richiesta di rinvio a giudizio (ne bis in idem), sia lo svolgimento di ulteriori indagini. Tali preclusioni possono essere,

in determinate ipotesi, entrambe rimosse (art. 434) giacché quella sentenza non forma mai cosa giudicala sostanziale,

ma ha contenuto procedurale ed e fondata sulla mera delibazione di indizi. In particolare, il P.M. formula al G.I.P. richiesta

di revoca della sentenza di N.L.P. quando sopravvengono o sono scoperte nuove fonti di ¡trova. Queste debbono

consistere in indizi con autonoma capacità probatoria ovvero integrativi di quelli gia in precedenza negativamente valutati

dal G.I.P. In entrambi i casi, il quadro probatorio deve apparire idoneo a giustificare il rinvio a giudizio. Alla richiesta di

revoca è aggiunta la richiesta di rinvio a giudizio quando le «prove» sono state già acquisite; sarà presentata solo la

richiesta di riapertura delle indagini, se le «prove» debbono ancora essere acquisite (art. 435, c. 2). Solo al termine di tali

indagini, il P.M. deciderà se domandare l'archiviazione

0 richiedere il rinvio a giudizio (art. 436, c. 4).

In ogni caso, la decisione del G.I.P. è suddivisa in due fasi:

a ) judicium rescindens. Ricevuta la richiesta di revoca, il G.I.P. sente in camera di consiglio tutte le parti interessate ed,

al suo esito, la rigetta o l'accoglie con revoca della sentenza di N.L.P.; b) judicium rescissorium. Quando vi sia stata

revoca della sentenza N.L.P., il ( ì.U.P. fissa anche l'udienza preliminare per la decisione sulla richiesta eli rinvio a

giudizio, se già domandata contestualmente dal P.M. (artr4J6,"c. 2). Se, invece, il P.M. ha domandato di svolgere

ulteriori indagini! il G.I.P. le autorizza e al termine di queste, il P.M. potrà richiederne 1 archiviazione oppure

promuovere nuovamente l'azione penale presentando richiesta di rinvio a giudizio. Anche quest'ultima sarà delibata

in apposita udiènza. Ma il giudice della fase rescissoria dovrà esere pérsona diversa da quello della fase rescindente,

data l'evidente incompatibilità.

Presso il tribunale per i minorenni. la differenza strutturale fra G.I.P. (monocretico) e GUP (collegiale togato-laico)

comporta l’attribuzuione al GUP della decisione di rinvio a giudizio e di revoca della sentenza di N.L.P., e al G.I.P. della

decisione sulla richiesta di archiviazione. 77

Contro l'ordinanza di rigetto della richiesta di revoca della sentenza di non luogo a procedere, è possibile proporre ricorso

per cassazione, ma nelle sole ipotesi previste dall'ari. 606, lett. b), d), e).

Capitolo 37 Il dibattimento nel rito ordinario

Le fasi del giudizio ordinario

Il giudizio ordinario innanzi al Tribunale collegiale, quasi integralmente identico a quello omologo innanzi al Tribunale

monocratico (art. 550) (1), è caratterizza- to da una fase predibattimentale e da una dibattimentale, che si articola

attraverso un'attività di istruzione probatoria e si conclude con la sentenza del giudice.

A) Le fasi

Le fasi predibattimentale (o degli atti preliminari al dibattimento) e dibattimentale esistono in tutti i processi per i quali é

previsto un giudizio in sede dibattimentale, qualsiasi sia il modo della sua attivazione (ordinario, immediato e direttissimo).

Tali fasi esistono, quindi, sia nei procedimenti di competenza del tribunale collegiale, sia in quelli dei giudici monocratici

(tribunale mo- nocratico e giudice di pace).

La fase predibattimentale è quella intercorrente tra il provvedimento che di- spone il giudizio (vocatio in jus) e il momento

della celebrazione della prima udienza, che coincide con quello della effettiva o potenziale comparizione in- nanzi al

giudice del merito della res judicanda (artt. 465-469). I ,a fase dibattimentali' c quella intercorrente tra la prima udienza di

trattazione dejLpm$maxdiLmomento della discussione finale (artt. 470- 524), cui segue la fase decisionale ad opera del

giudice (artt.

B) La fase predibattimentale

Questa è caratterizzata dalle attività delle parti e del giudice preordinate alla celebrazione del dibattimento ed e

preparatoria dell'udienza dibattimentale.

C) La fase dibattimentale

La fase dibattimentale include lo stadio preparatorio degli atti preliminari all'udienza dibattimentale, nonché quelli che

hanno luogo in tale udienza e cioè: gli atti introduttivi, V istruzione dibattimentale, la discussione finale e la deci- sione del

giudice. A limitare l'afflusso dei processi sono preordinati i riti speciali predibattimentali (patteggiamento, rito abbreviato e

decreto penale).

Gli atti preliminari

Nei giudizi da celebrarsi innanzi al Tribunale collegiale ed, in genere, innanzi a qualsiasi giudice collegiale (Corte di

assise, Tribunale per i minorenni, Tribunali militari, ed. Tribunale per i ministri), la fase (predibattimentale) degli atti

preliminari (artt. 465-469) ha inizio immediatamente dopo il decreto che dispone il giudizio e termina, con l'inizio della

prima udienza di trattazione innanzi al giudice collegiale e, quindi, con il momento degli alti intriiaiìttivijìl dibattimento. La

fase preliminare cessa quando inizianho le formalità di apertura del dibattimento, ancor prima che queste vengano

esaurite ed il dibattimento sia dichiaralo aperto.

Per i reati di competenza del Tribunale collegiale e, quindi, nei relativi riti il decreto di vocatio in jus é emesso dal G.U.P

(all'esito dell'udienza preliminare nel giudizio ordinario), dal G.I.P. nel giudizio immediato e dal RM, nel giudizio

direttissimo (3), ovvero dalla corte di appello in ipotesi di gravame avverso la sentenza di non luogo a procedere del

G.l.P.

In particolare, gli adempimenti preliminari sono i seguenti:

a) notifica all'imputato, se contumace, del decreto di rinvio a giudizio. Il decreto non solo disponeil rinvio a giudizio, ma

fissa anche la data dell’udienza;

b) deposito, presso la cancelleria del giudice, del fascicolo per il dibattimento, con diritto del P.M. e dei difensori delle

parti, e di queste ultime come persona, di prenderne visione ed estrarne copia (art. 466); le parti private hanno anche

analogo diritto in relazione al fascicolo del P.M., che resta, però, presso la segreteria di questi non valendo come

prova dibattimentale (art. 433, c. 2);

c) eventuale modificazione della data dell'udienza dibattimentale, anticipandola o posticipandola. in considerazione di

«giustificati motivi» organizzativi dell'Ufficio (art. 465) o di altri interessi o esigenze rappresentate dalle parti

processuali (es. interesse dell'imputato, che confida nell'assoluzione, ad una sollecita trattazione del processo);

d) eventuale assunzione urgente di prova (art. 467) (cfr. Cap. 34), allorché l'atto non sia rinviabile al dibattimento.

Questa procedura sopperisce all'incidente probatorio, azionabile solo innanzi al G.I.P. e al G.U.P. (art, 392). La non

rinviabilità è risolta con la pronta assunzione della singola prova da parte di un giudice delegato ovvero con

l’anticipazione del dibattimento;

e) deposito in cancelleria della lista dei testi, dei periti e dei consulenti, delle persone di cui all'art. 210 c.p.p. di cui le

parti intendono chiedere l'esame, con la indicazione delle circostanze su cui deve vertere l'esame stesso entro un

termine perentorio (art. 468). La lista deve contenere l'indicazione, sia pure generica, dei capitoli di prova.

f) talvolta, l'immediato proscioglimento predibattimentale (art. 469).Esso è disposto dal giudice in presenza di alcune

condizioni: la ricorrenza di una causa di estinzione del reato o di improcedibilità dell' azione per il cui accertamento

none necessario addivenire al dibattimento; mancata opposizione del PM.

La fase dibattimentale

La fase dibattimentale del processo si caratterizza per i seguenti aspetti

A) Natura

Occorre distinguere tra udienza e dibattimento. L’udienza indica lo spazio temporale processi. I processi più complessi

durano, in genere, numerose

Udienze. Il dibattimento è invece l’attività dialettica riferita ad un processo e svolta dalle parti davanti al giudice che ha la

cognizione del processo. Il dibattimento consiste, quindi, nella trattazione di un processo in una udienza, che può essere

pubblica (pubblico dibattimento) o segreta (dibattimento camerale) con la partecipazione solo delle parti.

La disciplina del dibattimento, dettata per il rito ordinario innanzi al Tribunale collegiale, costituisce lo schema-tipo sia per

gli altri riti speciali dibattimentali (giudizi immediato e direttissimo), sia per tutti i riti dibattimentali (ordinario e direttissimo)

78

dei giudici monocratici (Tribunale monocratico e giudice di pace), salve talune semplificazioni ed adattamenti dovuti al

loro carattere monocratico. Il dibattimento comprende le seguenti fasi:

— atti introduttivi;

— istruzione dibattimentale;

— discussione finale.

Resta fuori del dibattimento la fase della deliberazione della sentenza, giacché questa si verifica dopo la chiusura del

dibattimento.

B) Oralità

Questo consiste nel già illustrato metodo orale di formazione della prova, innanzi ad un giudice terzo, nella dialettica delle

parti.

C) Pubblicità

In udienza, i poteri di disciplina spettano al presidente del Collegio giudicante (art. 470). Egli può avvalersi non solo della

polizia giudiziaria, ma della forza pubblicali genere. Pure al presidente spetta la funzione di direzione del dibattimento, in

tale funzione egli più che attore, è I’arbitro imparziale, avendo scarsi poteri per incidere sulla acquisizione della prova

(artt. 506 e 507). Egli esercita il controlio sulla correttezza e lealtà delle parti e vigila sul rispetto delle regole processuali.

La pubblicità dell'udienza (art. 471) costituisce regola generale e comporta che la giustizia deve essere amministrata

coran populo a pena di nullità, salvo le eccezioni: la prima limita e la seconda esclude la pubblicità. Naturalmente

possono assistere al dibattimento le parti ma non gli estranei.

D) Concentrazione

La concentrazione della trattazione dibattimentale di un determinato processo consiste nello svolgimento

cronologicamente ristretto di tutte le sue attività, pertanto:

- La tendenza è il suo esaurimento in un 'unica udienza; qualora ciò non sia possibile, in udienze

cronologicamente ravvicinale;

- la immediata deliberazione della decisione, con motivazione contestuale, scritta dopo la sentenza e che viene

letta pubblicamente in udienza.

4. GIi atti introduttivi

Mentre la fase predibattimentale precede (anche di settimane o mesi) l'udienza dibattimentale, il momento degli atti

introduttivi inerisce alla sua iniziale effettiva celebrazione. Questa comincia con la verifica della regolarità del

contraddittorio e con la soluzione delle questioni preliminari e termina con la dichiarazione di apertura del dibattimento e

l’esposizione dei programmi di accusa e di difesa (artt. 484-495).

Nell'udienza dibattimentale il contraddittorio si intende validamente costituito quando vi sono un valido provvedimento di

vocatio in jus (emesso dal giudice o dal P.M.) ed una sua regolare notifica e manca un legittimo impedimento alla

effettiva comparizione in udienza dell'imputato e del suo difensore. È irri- levante l'impedimento relativo alle parti

accessorie (o non essenziali) del processo, sicché esso non comporta la necessità del rinvio della trattazione, anche se

nella prassi giudiziaria e per ragioni di opportunità meramente discrezionale, il rinvio è spesso ugualmente disposto.

Per prima cosa il presidente (o giudice monocratico) verifica, ove necessario, la regolare costituzione dell'ufficio di

difesa (citazione dell'imputato ed avviso al suo difensore), designando, in sostituzione del difensore di fiducia o d’ufficio

assente, un difensore di ufficio (art. 97, comma 4), in modo che questi possa subito comunque interloquire, anche

quando non sia possibile dichiarare aperto il dibattimento, perché il processo deve essere rinviato o deve proseguire in

altra udienza.

In particolare, l'imputato è presente se effettivamente compare all'udienza ed è considerato presente se si allontana

dopo essere compareo; è assente, se non compare, ma chiede o consente che il processo sia celebrato in sua

mancanza; è contumace se volontariamente non compare. In caso di nullità della sua citazione a giudizio o di effettiva

mancata conoscenza della stessa o di suo assoluto impedimento a comparire, il processo deve essere rinviato ad altra

udienza e di questa gli va data notificazione.

Per il difensore dell'imputato, questi può essere presente o assente. In caso di sua assenza, il processo deve essere

rinviato a nuova udienza, se l'avviso al difensore è viziato da nullità non sanata o se egli versa in situazione di «assoluta

impossibilità di comparire per legittimo impedimento, purché prontamente comunicato». L'assoluta impossibilità di

comparire può consistere anche in altro concomitante impegno professionale avente carattere preminente, salvo,

peraltro, i casi in cui il difensore abbia designato come sostituto un suo difensore o comunque quando vi è un secondò

difensóre dì fiducia.

Questioni preliminari, pregiudiziali e incidentali

Durante la fase di apertura del dibattimento e dello stesso, comunque

prima della decisione finale, possono insorgere questioni:

a) preliminari;

b) pregiudiziali;

c) incidentali.

Tali questioni, benché inerenti solo a taluni aspetti processuali, di rito o dì merito, possono ripercuotersi sul corso

dell'intero processo.

A) Questioni preliminari

Queste consistono in contestazioni di ordine procedurale sollevate dalle parti in limine litis, prima della formale

dichiarazione di apertura del dibattimento e quindi,preliminarmente a questa. Esse vanno decise immediatamente. La

natura processuale di siffatte questioni rende la loro risoluzione logicamente e giuridicamente preliminare a quella sul

merito della pretesa punitiva azionata. Le questioni processuali, tutte concernenti presunte violazioni procedurali,

possono essere:

a) necessariamente preliminari. 79

Trattasi di vizi non radicali da eccepire, a pena di preclusione, necessariamente in limine judicii, sicché l'atto di tardiva

proposizione sarebbe inammissibile. Tali questioni preliminari hanno per oggetto la regolarità del pregresso o attuale

sviluppo del rapporto processuale o di singoli suoi momenti o atti. In particolare esse concernono:

— l’intero processo (riunione o separazione di giudizi; incompetenza per territorio e per connessione);

— singoli atti (nullità relative, inserimento di atti nel fascicolo, atti di citazione, costituzione o intervento delle parti

accessorie nel processo).

b) facoltativamente preliminari.

Possono essere tempestivamente sollevate anche dopo l'apertura del dibattimento le questioni concernenti le violazioni

processuali radicali ed, in particolare, le nullità assolute (art. 179) e V incompetenza per materia (art. Ti, c. 1), nonché le

nullità intermedie (art. 180).

B) Questioni pregiudiziali

I e questioni «pregiudiziali» sono quelle attinenti a profili sostanziali, di merito, che costituiscono l’oggetto indiretto del

processo penale. La pregiudizialità consiste nella antecedenza logico-giuridica di una controversia rispetto a a

direttamente oggetto della pretesa punitiva penale. La pregiudizialita attiene rapporto tra giurisdizioni. Tali questioni

possono preesistere all'udienza dibattimentale o insorgere nel corso della stessa. Trattasi, comunque, sempre di

questioni logicamente prioritarie rispetto a quella principale dell'azione penale, le quali debbono essere preventivamente

risolte per potere definire il merito dell'imputazione. La pregiudizialità indica la anteriorità della loro definizione rispetto alla

decisione principale del processo penale. Tali questioni, a seconda del loro oggetto, possono avere natura civile,

amministrativa o penale (ad es., rispettivamente, la inesistenza di precedente matri- Imonio nel giudizio per il reato di

bigamia, la qualità di p.u. nel giudizio per [peculato o la configurabilità del reato presupposto nel giudizio per calunnia).

C) Questioni incidentali

Queste sono questioni procedurali attinenti ad irritualità interne alla fase dibattimentale. Esse hanno ad oggetto singole

attività, sicché le questioni si pongono quali incidenti (o parentesi) all'interno del dibattimento. Trattasi invero, di

(presunte) violazioni che non preesistono al diballimento, ma si verificano dopo la sua apertura. Esse riguardano il

compimento di qualsiasi attività processuale in itinere (ad esempio: assunzione di prove, lettura di atti, contestazioni a

parti e testimoni). Anche per esse è prevista la forma dialettica della discussione. Esse debbono essere immediatamente

decise, prima della sentenza, dal giudice, con ordinanza, in quanto concernono un momento procedurale che si

esaurisce e conclude in se stesso (art. 478).

6. L'apertura del dibattimento

In conseguenza della trattazione delle questioni preliminari, eventualmente sollevate, e della verifica, sempre necessaria,

in ordine alla regolare costituzione delle parti, può aversi:

a) rinvio del dibattimento. Questo presuppone che il dibattimento non sia stato ancora dichiarato aperto, sicché rinviata è

anche la fase degli atti introduttivi al dibattimento. Da qui la necessità di nuova notifica del provvedimento di vocatio

in jus e degli avvisi ai difensori;

b) sospensione del dibattimento. Questa si ha quando il dibattimento è dichiarato aperto e poi ne e sospeso il corso,

mediante rinvio in prosieguo.

Superate le eventuali questioni preliminari e prima ancora di affrontare le eventuali questioni incidentali e pregiudiziali, il

dibattimento viene finalmente dichiarato aperto (art. 492). Il primo atto è la lettura dell'imputazione. Il P.M. ed i difensori

delle parti private indicano i fatti che si propongono di provare ed i mezzi di prova (art. 493). Sin da quel momento,

l'imputato-persona può esercitare la sua autodifesa, potendo sempre rendere dichiarazioni spontanee (art. 494). Queste

si differenziano.dall'esame, in cui l'imputato è soggetto passivo, destinatario di domande e di contestazioni con

interrogatorio incrociato. Le spontanee dichiarazioni devono però attenere all'oggetto dell'imputazione e non possono

essere rese interrompendo la fase della discussione finale (salvo il diritto dell'imputato ad avere la parola per ultimo).

L'ammissibilità delle prove indicate dalle parti è condizionata al preventivo deposito della lista testimoniale (entro il

termine dilatorio di 7 giorni innnazi il Tribunale, collegiale o monocratico, prima dell'udienza). Tuttavia, le prove sono

ammissibili anche successivamente se trattasi di controprova o di prova nuova necessitata dall'evoluzione del

dibattimento. L’ammissibilità è sempre decisa con ordinanza dal giudice dibattimentale. In ogni caso ciascuna parte può

rinunciare con il consenso dell'altra, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta. Finita la fase introduttiva inizia

poi la fase della istruzione dibattimentale, al cui esito, dopo la discussione finale, si ha la deliberazione della sentenza.

Capitolo 38

L'istruzione dibattimentale nel rito ordinario

La formazione della prova

A) L'acquisizione della prova

L’acquisizione della prova in dibattimento nel contraddittorio delle parti con i criteri dell'oralità e dell'immediatezza, è la

caratteristica saliente del sistema accusatorio e costituisce il discrimine con il sistema inquisitorio.

Il vigente modello processuale è, invece, tendenzialmente accusatorio. L’accusa (il P.M.), ha l'onere della prova di reità;

l'imputato non ha l’onere di provare la sua innocenza. Il principio costituzionale di presunta non colpevolezza deve

ritenersi ora rafforzato in presunzione di innocenza, al sensi dell'art. 6, n. 2), della Convenzione europea per i diritti

dell'uomo del

4-11-1950, ratificata dall'Italia. Oggetto della prova ai sensi dell' art. 187 c.p.p. sono i fatti che si riferiscono

all'imputazione, e quindi non solo i fatti costituenti la condotta tipica della norma incriminatricc ma gliche.,quelli..peiti-

nenti e utili per la verifica dibattimentale delle ipotesi ricostruttive formulate dalle parti (Cass. 26-1-2004, n. 2622). La

prova consiste nella dimostrazione della verità o del modo di essere di un fatio o di una~sua circostanza. I mezzi per

conseguire tale dimostrazione sono, in via principale, la testimonianza, l'esame delle parti, i confronti, le ricognizioni, gli

esperimenti giudiziali, le perizie, le documentazioni. In via secondaria, concorrono alla formazione del- la prova,

80

attraverso la loro utilizzazione in sede processuale, gli atti delle indagini preliminari, soprattutto quelli irripetibili ab initio o

tali successivamente divenuti.

B) L'iniziativa probatoria

Modesta è l'ingerenza del giudice nella formazione della prova, essendo marginale il suo ruolo di stimolo o impulso.

Compete al P.M. e ai difensori rivolgere domande alle parti e procedere con l’esame incrociato dei teste. Il giudice

interviene solo per vietare domande e controllare la lealtà delI’esame. La stessa regola vale per la contestazione di ratti e

circostanze ai testimoni e alle parti stesse.

Spetta al giudice ammettere i mezzi di prova ed escludere quelli superflui o irrilevanti . II giudice, in parziale deroga al

principio della sua estraneità nella formazione della prova, ha limitati poteri di integrazione probatoria.

In particolare il giudice:

— può direttamente rivolgere domande chiarificatone ai testi, alle parti, ai

periti, ai consulenti;

—-può, se (assolutamente) necessario, disporre l'assunzione di nuovi mezzi di prova (ad es., esame di nuovi testi o

perizie), ovvero autorizzare le parti ad introdurli nel processo.

2. Prova ed utilizzabilità

La forza probatoria, piena o semipiena, di un atto presuppone la condizione positiva della «utilizzabilità» di esso é la

condizione negativa dell'assenza di nullità o di altra invalidità. In ordine alla condizione negativa, nei rapporti tra

«inutilizzabilità» e «nullità», l'atto nullo è certamente un atto inutilizzabile: la nullità non è produttiva di effetti e quindi

nemmeno di effetti probatori, sicché dalla nullità scaturisce sempre l'inutilizzabilità. L’utilizzabilità è piena per le prove

raccolte in dibattimento, ma è relativa (o limitata) per gli atti preprocessuali salvo gli atti irripetibili.

L'utilizzabilità relativa può avere una sfera di applicazione:

a) funzionalmente limitata a taluni atti, fasi processuali o procedimenti speciali; in particolare, il decreto del G.U.P.

che dispone il giudizio, pur rifluendo nel fascicolo del dibattimento, produce l'effetto procedurale del passaggio

del processo alla fase degli atti preliminari al dibattimento, ma non fa rifluire nel fascicolo del giudice

dibattimentale gli atti sui quali esso decreto si fonda, che sono, quindi, utili solo ai fini dell'impulso procedurale. In

sede di riti predibattimentali (giudizio abbreviato, patteggiamento e decreto penale) sono utilizzabili tutti gli atti

investigativi perché in tali giudizi il processo viene definito allo stato degli atti (artt. 440, 444, c. 2, e 460). Anche ai

fini dell'ordinanza che dispone misure cautelari, il G.I.P. si basa sugli elementi di prova raccolti dal P.M. o dalla

P.G. (art. 291). Gli atti integrativi di indagine del P.M. compiuti dopo il rinvio a giudizio sono utilizzabili solo per

presentare richieste al giudice dibattimentale (artt. 430, c. l.e 433, c. 3);

b) soggettivamente limitata a talune posizioni personali. Sono suscettibili di uso net confronti del solo soggetto

testimone o parte privata escussa in dibattimento le precedenti dichiarazioni da essa rese alla P.G., al P.M. o al

G.I.P. o G.U.P.

c) probatoriamente limitata. In ordine ai rapporti tra utilizzabilità e capacità probatoria, la liceità dell'uso di un atto

non implica necessariamente ta sua piena capacità probatoria. Invero, l'utilizzabilità può essere limitata a fini

indiziari.

3. La prova scritta precostituita

Un astratto sistema accusatorio richiederebbe che tutte le prove siano formate innanzi al giudice dibattimentale, ma le

fonti di prova sono esposte, nei tempo, ad alterazione e dispersione. Da ciò l'esistenza della prova precostituita. Da un

lato si è anticipata l'acquisizione della prova alla fase delle indagini preliminari e del predibattimento, rispettivamente

attraverso il meccanismo dell' incidente probatorio, limitatamente alle prove non rinviabili a pena di compromissione della

loro genuinità o possibilità (art. 392), e attraverso la procedura dell' assunzione urgente della prova ad opera dello stesso

presidente del collegio giudicante (art. 467). Dall' altro lato, eccezionalmente può avvenire la cd. trasmigrazione di atti dal

fascicolo del P.M. a quello del giudice. Le risultanze acquisite dalla P.G. e dal P.M., in fase di indagini preliminari, quando

abbiano il carattere dell’irripetibilità e, quindi, non siano più rinnovabili, hanno capacità di formare prova piena e non mero

indizio. Unico caso in cui si può formare una prova in assenza del giudice e della controparte.

La piena forza probatoria sussiste, inoltre, per gli atti che siano stati formati dal G.I.P. o dal giudice delegato proprio per

finalità probatoria e con garanzia del contraddittorio e cioè in sede di incidente probatorio o assunzione urgente di prova.

Tutti gli atti utilizzabili come prova debbono necessariamente affluire nel fascicolo dibattimentale.

La prova scritta precostituita, soprattutto se in fase di indagini preliminari, esige un'attenta verifica precauzionale, allorché

l'atto o documento non è stato formato con metodo dialettico, nel contraddittorio delle parti.

Nei restanti casi, l'utilizzazione di atti irripetibili, formati in assenza dell'imputato, non è dotata della stessa forza

probatoria connaturata agli atti formati nella dialettica dibattimentale, muniti di maggiore forza di convincimento. Il

fascicolo del giudice dibattimentale (nei riti sia collegiali, sia monocratici) è composto da:

a) atti inseriti prima del dibattimento:

- atti ad irripetibilità originaria compiuti dal P.M. e dalla P.G. (art. 431, lett. b) e c), o anche dal G.I.P. e dal G.U.P.

(7);

- assunti in sede di incidente probatorio (art. 431, lett. e);

- atti di assunzione urgente della prova, in sede pre-dibattimentale;

- atti relativi alla procedibilità dell'azione penale e all'esercizio dell'azione civile, quali querele, istanze e richieste

(art. 431, lett. a), ma limitatamente al profilo dell' impulso procedurale e non già per il loro contenuto probatorio;

- certificato penale ed altri documenti (art. 431, lett. g) relativi alla personalità dell'imputato e della persona offesa

(cfr. anche art.' 236);

- documenti acquisiti all' estero con rogatoria internazionale (art. 431, lett.

- corpo del reato (ad es. dichiarazione calunniosa nel relativo processo per calunniale cose pertinenti al reato (art.

431, lett. h); cfr. anche art. 235); 81

- documenti (atti formati in sede e per finalità extra-processuali) provenienti dall'imputato (art. 237);

- atti di indagine per il cui inserimento concordano le parti (art. 431, c. 2);

b) atti formati nell 'udienza dibattimentale, documentati dal relativo verbale (515):

— dichiarazioni spontanee dell imputato (art. 494);

— esami delle parti (art. 503);

— testimonianze (artt. 497-499);

— confronti, ricognizione, esperimenti giudiziali (artt. 211-219);

— esami dei penti e consulenti tecnici (art. 501);

— ispezioni, perquisizioni, sequestri (artt. 244-265);

c) atti preformati, utilizzabili previa sola lettura o lettura-contestazione:

- atti ad irripetibilità sopravvenuta e cioè di cui sia divenuta impossibile la ripetizione-rinnovazione, per fatti o

circostanze sopravvenute ed imprevedibili (ad es., morte, irreperibilità), assunti dalla P.G., dal P.M., dal difensore,

dal G.I.P. o dal G.U.P. (artt. 512, 513, e. 2, e 515);

- verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di distruzione dei dati inerenti a conversazioni o comunicazioni

illegalmente intercettate (art. 512, e. Ibis) (10);

- dichiarazioni rese dal cittadino e dallo straniero residenti all'estero anche a seguito di rogatoria internazionale,

che non siano comunque com- parsi, anche se eventualmente citati come testi e solo nel caso in cui non ne sia

assolutamente possibile l'esame dibattimentale

- verbali di precedenti dichiarazioni (con contenuto negatorio o anche con- fessono della propria personale reità)

rese dallo stesso imputato al G.I.P., al P.M. o al}a PG. su delega del P.M.,"intaso ai contumacia, assenza o rifiuto

dell'esame dibattimentale (art. 513, c. 1); tali dichiarazioni, così raccolte, non possono essere utilizzate nei

confronti di altri se non con i I loro consenso (12);

- dichiarazioni rese dapersone informate sui fatti al P.M. o alla P.G., dopo le contestazioni.

In realtà le dichiarazioni utilizzate per le contestazioni non sono, di regola, utilizzabili probatoriamente, ma solo per

valutare la credibilità del teste (art. 500, c. 2) (13). Tale regola, di natura squisitamente accusatoria (perché non consente

agli atti delle indagini di divenire prova nel dibattimento), soffre però talune eccezioni (di natura inquisitoria):

a) le dichiarazioni rese dal teste nelle indagini possono essere acquisite al fascicolo del dibattimento quando risulta, in

base ad elementi concreti, che il teste è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di danaro, al fine di

non deporre o di deporre il falso;

b) su richiesta di parte, le dichiarazioni rese all’udienza preliminare ai sensi dell art. 422 c.p.p. sono valutate ai fini della

prova nei confronti degli imputati che hanno partecipato alla loro ;

c) le dichiarazioni rese nelle indagini possono sempre essere acquisite al fascicolo del dibattimento, per fini probatori, con

il consenso delle parti.

d) dichiarazioni di imputato in procedimento connesso, collegato od autonomo:

- precedenti dichiarazioni rese dall’imputato quando questi è contumace, assente o rifiuti di rispondere all'esame. In tal

caso, su richiesta di parte, si può dare lettura delle dichiarazioni rese in interrogatorio nelle indagini preliminari o all'

udienza preliminare. In tal caso le dichiarazioni lette possono essere Utilizzate nei confronti di altri solo con il loro

consenso a meno che emerga che l'imputato è stato sottoposto a violenza, minaccia od offerta di danaro.

4. Atti probatori garantiti

Gli atti cd. garantiti della fase investigativa sono quelli compiuti con l'assistenza, effettiva o potenziale, del difensore

dell'indagato. Il regime probatorio di tali alti non differisce da quclirnon 'gafahtlti, in quanto l'assistenza del di- fensore al

loro compimento non è preordinata alla formazione della prova, trattandosi di attività che ha luogo in una fase destinata

all'investigazione e non alla prova.

Gli atti garantiti di P.G., tutti di carattere urgente, sono le perquisizioni (art. 352), gli accertamenti e rilievi urgenti su

luoghi, cose o persone (art. 354), il sequestrp del corpo di reato e delle cose a questo pertinenti (art. 354, c. 2) e

l'immediata apertura di plichi sigillati autorizzata dal P.M. (art. 353, c. 2). Per essi l'assistenza del difensore è facoltativa e

non è preceduta dall'invito a parteciparvi (preavviso). Pèr tali atti, il regime della capacità probatoria, piena o semipiena,

dipende, non dall'effettiva presenza del difensore, ma dall'irripetibilità dell'atto. Se quest'ultima ricorre, l'atto può costituire

in dibattimento anche piova piena (art. 431 ). Gli atti garantiti del P.M. di solito non urgenti, comprendono l’ispezione (art.

364) e l'accertamento tecnico non ripetibile (art. 360) (assistenza facoltativa del difensore ma con preavviso), nonché la

perquisizione, il sequestro e l’ispezione assolutamente urgente (art. 364) Anche per essi la piena capacità di prova

dipende dalla loro irripetibilità. L'assistenza difensiva risponde più propriamente ad esigenze di tutela della libertà morale,

della dignità e del patrimonio dell'indagato e non già di precostituzione di prove.

In conclusione, il principio accusatorio dell'oralità della prova e quindi della sua formazione innanzi al giudice

dibattimentale esclude solo tendenzialmente quello inquisitorio della prova scritta precostituita, sicché il nostro è un si-

stema solo prevalentemente accusatorio.

La fase decisionale nel dibattimento ordinario

La fase decisionale all'esito del dibattimento, disciplinata per il rito ordinario del Tribunale collegiale, non presenta

particolarità negli altri suoi riti dibattimentali e in quelli del Tribunale monocratico e del giudice di pace. Al termine

dell'istruzione dibattimentale, esaurita l'assunzione delle prove, in tutti i giudizi dibattimentali (ordinario e speciali) innanzi

al giudice collegiale o monocratico, si svolge la discussione finale, in cui le parti formulano ed illustrano, in punto di fatto e

di diritto, le rispettive conclusioni. Parlano., nell'ordine, il P.M., i difensori della parte civile, del responsabile civile, della

persona civilmente obligata per la pena pecuniaria ed in ultimo, il difensore dell'imputato. E anche ammessa la replica,

ma una sola volta e sempre nello stesso ordine.

L'imputato-persona e il suo difensore hanno in ogni caso diritto ad avere per ultimi la parola, a pena di nullità (art. 523).

La discussione può essere interrotta solamente allorché il giudice ritenga necessaria l’assunzione di nuove prove. 82

Al termine della discussione, il giudice dichiara chiuso il dibattimento e si ritira nella camera di consiglio dove in segreto

delibera la decisione stilando il cd. dispositivo della sentenza, che è contestualmente o successivamente integrato con la

motivazione.Il giudice può utilizzare per la decisione solo le prove legittimamente acquisite in dibattimento.

I principi di concentrazione ed immediatezza comportano che la decisione deve essere deliberata, subito dopo la

chiusura del dibattimento, ad opera degli stessi giudici che vi hanno partecipato, riuniti in camera di consiglio; e ciò anche

quando il processo sia particolarmente complesso e non possa essere, quindi, redatta nell'immediatezza anche la

motivazione a supporto della decisione adottata.

Peraltro, il giudice, monocratico o collegiale, pur dopo essersi ritirato in camera di consiglio, può omettere di decidere e

riaprire il dibattimento, pronunciando ordinanza. Ciò avviene nei casi di necessità, soprattutto quando occorre procedere

all'acquisizione di nuove prove che, nella valutazione del giudice, appaiono essenziali.

A) Tipologia delle sentenze

a) Sentenze procedurali, dichiarative di difetto di giurisdizione o di competenza (o di attribuzione nei rapporti tra Tribunale

collegiale e Tribunale monocratico);

b) sentenze di proscioglimento, dichiarative di non doversi procedere o re- canti assoluzione nel merito della res

judicanda;

c) sentenze di condanna, con dichiarazione di colpevolezza e con irrogazione di pena.

B) Correlazione col fatto contestato Il fondamentale principio della correlazione tra l'imputazione contestata e la

sentenza consiste nella corrispondenza del fatto contestato, nei suoi elementi materiali e psicologici, al fatto ritenuto in

sentenza (art. 521). Il principio non impedisce al giudice di attribuire al fatto-reato contestato all’imputato una diversa

configurazione giuridica (art. 521, c. 1). La necessità della conrelazione salvaguarda sia l'iniziativa del P.M. nell'esercizio

dell'azione penale, sia il diritto di difesa ed il diritto alla prova dell'imputato. La sua violazione concretizza la nullità

assoluta ed insanabile della sentenza pronunciata (artt. 179 e 522). Tuttavia, l'istruzione dibattimentale può evidenziare

l'inadeguatezza del fatto in origine contestato rispetto a quello emergente in dibattimento

In particolare può risultare:

a) un fatto parzialmente diverso: il fatto nel corso del dibattimento può assumere una consistenza parzialmente

diversa da quella originariamente indicata nella contestazione, anche se inerente alla stesso accadimento

materiale. Il P.M., organo dell'accusa, deve procedere alla modifica dell'imputazione ed alla sua contestazione

all’imputato, immediatamente, se l'imputato è presente o mediante notifica del verbale di dibattimento, se è

contumace o assente (art. 520);

b) un reato connesso o una circostanza aggravante. Qui rispetto al fatto originariamente contestato e la nuova

risultanza sussiste un rapporto di connessione (reato connesso) o circostanziale (circostanza aggravante). Ne

deriva che anche qui può essere utilizzato il procedimento già in corso, integrandolo con la modifica

dell'imputazione e la sua contestazione.

c) un fatto integralmente nuovo. Qui si tratta, invece, di un accadimento ulteriore, assolutamente difforme da quello

originario, ad esso non ricollegabile né come sua aggravante, né come reato connesso, ma tuttavia emergente

dagli atti, eventualmente a seguito dell'istruttoria dibattimentale (ad es., l'imputato si confessa autore di altro

autonomo reato). Trattandosi di fatto nuovo ed estraneo al processo, il P.M. deve esercitare un'autonoma azione

penale. In separata sede dovrà operare una separata contestazione, attivando un nuovo procedimento. Peraltro,

poiché si verte in materia di rito, come tale disponibile dalle parti, il giudicabile può dare il suo consen so ad

inserire la nuova imputazione nel procedimento già in corso, se il P.M. intende procedere immediatamente e se il

giudice ritiene compatibile «CQnJa sua speditezza la sua estensione al nuovo reato (art. 518).

A seguito delle nuove contestazioni si producono le seguenti conseguenze:

— l'imputato può chiedere un termine per preparare la difesa, nonché può chieclere l’ammissione di nuove prove (art.

519);

— se. a seguito della nuova contestazione o della diversa qualificazione del fatto, ,ristiila.C.be era necessario celebrare

l'udienza preliminare e questa non è stata tenuta, il giudice deve disporre la restituzione degli atti al P.M. (art. 52ibis);

qualora, invcce, a seguito della modifica dell'imputazione, il processo debba trasmigrare dal tribunale monocratico a

quello collegiale, ma l'udienza preliminare si sia già tenuta, sebbene rispetto ad una diversa imputazione da quella

modificata in dibattimento, il processo non regredisce ma viene rimesso direttamente al giudice collegiale;

— l'inosservanza delle norme sulle modalità delle nuove contestazioni comporta la nullità assoluta della sentenza

eventualmente emessa.

C) Contestualità della motivazione

Al termine della deliberazione collegiale, il dispositivo della decisione è immediatamente redatto e sottoscritto dal

presidente; esso è subito letto in udienza. Il dispositivo contiene la decisione, ma questa abbisogna della motivazione, in

modo che se ne possano comprendere le ragioni e possa, se del caso, essere proposta argomentata impugnazione. La

motivazione dovrebbe, di regola, essere immediatamente stilata in camera di consiglio, insieme al dispositivo. Ciò è

possibile per molte delle sentenze più semplici, tipiche dei giudici monocratici. In tal caso, nell' aula di udienza il giudice

dà contestua- le lettura sia del dispositivo, sia delle ragioni della decisione adottata.

Tuttavia è possibile rinviare la stesura della motivazione. La motivazione non contestuale deve essere comunque redatta

entro 15 gg., salvo che non si tratti di motivazione particolarmente complessa. In tal caso il termine per il deposito può

essere esteso fino a 90 gg.

2. La sentenza di proscioglimento

La sentenza di proscioglimento racchiude le «species» delle sentenze di <<non doversi a procedere>> e di

«assoluzione», a seconda della ragione giustificatrice. La prima quando il processo viene definito senza scendere al ed.

merito della causa; in particolare, quando difetta una delle condizioni di procedibilità propriamente dette

(querela….istanza….) ovvero ricorre una causa estintiva del reato (ad es.: amnistìa, morte dell'imputato: ait. 69) o altra

83

situazione atipica (es.: errore di persona: art. 68). Il giudice, invece, adotta la formula «assolve l'imputato dal reato a lui

ascritto» quando difetta la reità nel merito (fatto non sussiste o non commesso o non costituente reato o non previsto

dalla legge come reato) o l'imputabilità o punibilità del prevenuto (art. 530).

La sentenza di proscioglimento (per improcedibilità o per assoluzione) è sempre con formula piena. Inoltre, si ha

proscioglimento sia quando vi è la prova positiva di innocenza o di inesistenza della condizione di procedibilità, sia

quando manca del tutto o è dubbia la prova di colpevolezza o di procedibilità (art. 530, c. 2) (13).

3. La sentenza di condanna

Questa corrisponde alla formula: «dichiara l'imputato colpevole del reato a lui ascritto e lo condanna alla pena di .. .*». La

sentenza reca, quindi una affermazione di colpevolezza e di condanna alla pena detentiva o pecuniaria ovvero anche

sostitutiva, alternativa, prescrittiva o di altro tipo, secondo la ricchezza di previsioni di legge.La condanna va pronunciata

in presenza di prova piena positiva di reità, sicché il dubbio sulla colpevolezza si traduce in assoluzione.

La condanna implica sempre la irrogazione della pena (pecuniaria o detentiva), che deve essere determinata per

ciascuno dei reati ascritti, anche al fine di consentirne il controllo in sede di gravame.

Sul piano delle conseguenze patrimoniali, alla condanna segue l'obbligazione del pagamento delle spese processuali

(art. 535, come modificato dalla L. 18- j| 6-2009, n. 69) e di eventuale custodia in carcere, secondo un rapporto di

causalità e soccombenza, avendo il prevenuto, con la commissione del reato, provocato il procedimento ed essendo

rimasto soccombente nell'azione penale. La condanna comporta, ove necessario, anche l'applicazione di pene accesso-

rie e di misure di sicurezza nonché la declatoria della falsità degli atti o documenti, che siano stati oggetto dirette

dell'imputazióne penale.

Per accelerare i tempi del processo per gravi reati, nei confronti di impu- lali detenuti in custodia preventiva e per i quali vi

è rischio della decorrenza dei termini, il D.L. 24-11-2000, n. 341 (conv. in L. 4/2001), modificando gli artt. 533 e 544, ha

previsto che il giudice possa disporre con la sentenza di condanna la separazione del procedimento a carico degli

imputati detenuti, in modo tale che sdoppiando il processo originario quello a carico degli imputati in vinculis abbia un

corso più celere.

I procedimenti speciali

1. Tipologie di giudici e di riti

A) Giudici e riti

In sede di gravame, il giudice è sempre collegiale, sicché la distinzione tra, collegiale e monocratico attiene al giudice

della cognizione in primo grado. In riferimento ai riti di primo grado, implicanti la piena cognitio sulla res judicanda e,

quindi, il potere di prosciogliere o di condannare, giudici monocratici sono in particolare il giudice di pace, il tribunale

ordinario in composizione monocratica, il giudice per le indagini preliminari investito con richiesta di decreto penale o di

uno dei giudizi premiali che si celebrano nella cd. udienza preliminare. Il G.U.P., invece, è investito di cognizione limitata

alla decisione procedurale sulla richiesta di rinvio a giudizio, che non implica affermazione di colpevolezza. Giudici

collegiali, sempre in primo grado, sono tutti gli altri ed in particolare il Tribunale ordinario in composizione collegiale, la

Corte di assise,il cd. tribunale dei ministri, il tribunale per i minorenni e il G.I.P. collegiale minorile investito dei giudizi pre-

dibattimentali (oltre che dell' udienza preliminare).

La tipologia dei modelli processuali nel sistema accusatorio contempla un procedimento ordinario tipico e una serie di sue

varianti, denominate procedi- menti speciali (o alternativi o semplificati o differenziali). In riferimento al patteggiamento, al

giudizio abbreviato e al decreto penale di condanna si parla anche e più specificamente di giudizi premiali, in

considerazione della riduzione di pena e degli altri vantaggi per essi previsti. Tali procedimenti, ordinario e speciali, sono

direttamente disciplinati per ii giudice collegiale tipico, che è il Tribunale ordinai n> in composizione collegiale (Tribunale

collegiale). Ne deriva che il procedimento ordinario del Tribunale collegiale costituisce il modello fondamentale posto a

base sia dei procediinenli speciali dello stesso tribunale sia di tutti glia altri procedimenti, ordinari o speciali, che si

svolgono innanzi agli altri giudici collegiali (Corte di assise, Tribunale per i minorenni, Tribunale militare) ed a tutti i giudici

monocratici. In sostanza, il giudice collegiale e quello monocratico tipici sono rispettivamente il Tribunale collegiale ed il

Tribunale monocratico. Per ciascuno di essi,il modello processuale fondamentale è il giudizio ordinario, che il Tribunale

monocratico trae, a sua volta, dal Tribunale collegiale. In particolare, l'art. 17 della legge delega del novembre 1999, sulla

competenza penale del giudice di pace, ha previsto che per tale giudice i riti processuali debbono presentare un'ulteriore

«massima semplificazione» rispetto ai corrispondenti modelli del Tribunale monocratico, cui essi debbono ispirarsi.

B) La sequela delle fasi e gradi

Fondamentale è il procedimento ordinario collegiale, di cui tutti gli altri modelli, collegiali o monocratici, costituiscono

adattamenti e semplificazioni. Il procedimento ordinario collegiale presenta questa sequenza usuale: indagini preliminari,

udienza preliminare, dibattimento, (eventuale) appello e ricorso per cassazione.

Taluni di questi mancano nei procedimenti speciali, collegiali e monocratici, in particolare innanzi al tribunale monocratico

manca, per una parte dei procedimenti di sua attribuzione, l'udienza preliminare (arti. 549 e 550).

Quale che sia il giudice, monocratico o collegiale, in tutti riti che pervengono al dibattimento vi è sempre la formazione

della prova nel contraddittorio delle parti. Nei procedimenti speciali extradibattimentali, monocratici o collegiali, invece,

sono utilizzati come prova gli atti delle indagini preliminari (cartolarità del processo). Tutti i riti, quello ordinario e quelli

speciali, costituiscono forme di attuazione giurisdizionale dell'azione penale, giacché la decisione sulla pretesa punitiva

compete sempre ad un giudice.

I riti speciali presuppongono tutti un atto di imputazione (salvo il patteggia- mento che può esser chiesto nel corso delle

indagini, prima ancora dell'esercizio dell'azione penale e, quindi, di una formale ineriminazione); il procedimento ordinario,

invece, può anche anticipatamente arrestarsi con l’archiviazione, quindi terminare senza che sia,esercitata l'azione.

C) La deflazione processuale

La ratio giustificatrice dei riti speciali è l'economia processuale, consentendo essi di risparmiare energie processuali e di

deflazionine il carico processuale dibattimentale. La rapidità è assicurata dalla soppressione di talune fasi o gradi del

84

giudizio ed, in particolare, a seconda dei casi, delle indagini preliminari, dell'udienza preliminare, del dibattimento o,

infine, dell'appello, mai, però, del ricorso per cassazione, diritto costituzionalmente protetto (art. Ili, comma 7, Costi).

Talvolta, in luogo della soppressione, vi e mera limitazione: cosi nel patteggiamento (art. 448, c. 2), e nel giudizio

abbreviato l’appello e fortemente limitato. II ricorso a taluni riti speciali è agevolato e stimolato dal legislatore con misure

premiali per l'imputato che lo richiede (o accetta), con riduzioni di pena in misura fissa (giudizio abbreviato) o elastica,

entro un limite prefissato (decreto penale e patteggiamento), nonché altri benefici. In altri casi (giudizio immediato e

direttissimo), la semplificazione ed accele¡razione del rito (diretto giudizio dibattimentale, senza udienza preliminare)

prescinde da misure premiali e fa leva su interessi particolari del P.M. e/o delI'imputato.

D) L'interrogatorio di garanzia

Il rito ordinario (dibattimentale), caratterizzato dalla previsione dell'udienza preliminare, può essere attivato solo se

l'imputato abbia ricevuto l'avviso della conclusione delle indagini preliminari, con l'invito a rendere eventualmente

interrogatorio (artt. 415bis e 416). In mancanza, la richiesta del suo rinvio a r imhzioTvizIata da nullità assoluta,

intaccando il diritto a difendersi (art. 416, comma 1). Il predetto avviso, come condizione di validità dell'atto, è previsto,

nrima della vocatio in ius, anche per il rito monocratico. anche se qui, per i reati meno gravi, manca l'udienza preliminare

(artt. 415bis, 416, comma 2, e 550, comma 1. L'eventuale interrogatorio reso dopo l'avviso di cui all'art. 415bis, in quanto

baialo sulla contestazione degli elementi di accusa, ha natura inquisitoria poichè condotto dal P.M., ma anche finalità di

obbligare il P.M. a verificare la londalezza (o sostenibilità) del suo teorema accusatorio a fronte delle dichiarazioni

difensive.

Tale interrogatorio preventivo è comune anche ai riti dibattimentali speciali (giudizi immediato e direttissimo), ma non ai

riti della ed. udienza preliminare (patteggiamento e giudizio abbreviato) ed a quello extra-udienza del decreto penale di

condanna. Questi ultimi, infatti, sono ispirati a criteri di maggiore snellezza e semplificazione.

2. Limiti di elasticità dei riti

In ordine ai reati attribuiti al Tribunale collegiale, i riti speciali sono definiti da giudici monocratici (G.I.P.) quelli celebrati

nella ed. udienza preliminare in senso improprio (giudizio abbreviato e patteggiamento) o decisi senza udienza (decreto

penale di condanna), mentre sono definiti da giudici collegiali (Tribunale collegiale) quelli che affluiscono all'udienza

dibattimentale (giudizi immediato e direttissimo). Qui è il momento decisionale (preliminare-monocratico e dibattimentale-

collegiale) che determina la composizione, mono o pluri-personale, dell'organo giudicante.

Per i reati di competenza dei giudici monocratici (giudice di pace e Tribunale monocratico) la composizione dell'organo è,

invece, ovviamente sempre monopersonale, in tutti i riti speciali, oltre che in quello ordinario.

A) Attenuazione di principi codicistici

Per i procedimenti speciali di natura premiale (patteggiamento, giudizio abbreviato e decreto penale), la loro esperibilità è

possibile fino a quando è realizzabile la loro funzione (immediata definizione del processo, eliminando la fase

dibattimentale e tendenzialmente il grado di appello). 11 corrispettivo di tale contrazione processuale è, appunto, in

primis, la concessione della riduzione premiale di pena.

B) Limiti costituzionali

La Corte costituzionale è ripetutamente intervenuta, dichiarando l'illegittimità di quelle previsioni dei riti speciali nella parte

in cui queste sottraevano del tutto al giudice talune potestà di valutazione, riservandole alla volontà insindacabile delle

parti (imputato e P.M.) ovvero della sola parte pubblica. La corte costituzionale ha affermato il potere del giudice di

valutare la «congruità» della pena concordata tra le parti.

3. L'adattamento dei principi

Nei procedimenti speciali collegiali, i principi-cardine del sistema accusatorio sono stati così adattati:

1) Principio della dialettica probatoria nella formazione della prova innanzi al giudice dibattimentale. II principio è

sostanzialme rispettato nei procedimenti accelerati di tipo dibattimentale (rito direttissimo, giudizio immediato). Ed è

notevolmente attenuato per i riti speciali predibattimentali. In questi esiste la dialettica formale tra le parti, ma non vi è

formazione della prova. Valgono, infatti, come prova gli atti inquisitori unilateralmente formati o acquisiti dal P.M.

L'udienza in camera di consiglio, prevista per il patteggiamento e il rito abbreviato, non è destinata al vaglio preventivo

dell’accusa ma al giudizio di merito. Nel giudizio per decreto penale procede in assenza di contraddittorio il GIP., senza

nemmeno quell'udienza camerali. Per tali motivo questi giudizi extra-dìbattimentali costituiscono i cd riti di tipo inquisitorio.

2) Principi dell'oralità e della pubblicità

Coralità è intesa come formazione orale della prova e, quindi, come svolgimento del processo sotto gli occhi del giudice

(immediatezza) in un breve contesto temporale (concentrazione). La pubblicità consiste nella celebrazione del processo,

coram populi, nella virtuale presenza della collettività, nel cui nome iì giudice amministra la giustizia (art. 101, e. 1, Cost.).

L'oralità e la pubblicità sono salvaguardate solo nei suindicati riti speciali dibattimentali (giudizio direttissimo e immediato),

perché quelli extra-dibattimentali presuppongono l'utilizzazione di prove scritte e si svolgono in camera di consiglio non

pubblica (e, per il decreto penale, senza nemmeno questa). Il nuovo art. 441, riformulato dalla L. 479/99, consente però

la celebrazione del giudizio abbreviato in presenza di pubblico, se ne fanno richiesta tutti gli imputati (art. 441, c. 3).

4.1 poteri dispositivi delle parti A) Potere di scelta dei riti

I riti speciali collegiali (come quelli monocratici) sono alternativi tra loro e con il rito ordinario. La scelta tra essi è talvolta

condizionata da determinati presupposti oggettivi ed, in ogni caso, dalla conforme volontà delle parti (im- putato e P.M.) o

di almeno una di esse (del P.M., ma talvolta anche del soloimputato). Per converso, nessun rito speciale è esperibile per

mera volontà del giudice, ex officio. Nello stesso rito ordinario occorre la preventiva richiesta del P.M. di rinvio a giudizio

(art. 416), anche se questa qui può non implicare alcuna preventiva scelta di convenienza o opportunità e, quindi, può

costituire un mero atto di ordinario impulso processuale.

In ordine ai riti speciali, il potere di sceIla: 85

— è usualmente bilaterale nel palleggiamento visto che è un accordo tra le parti;

— è unilaterale nei giudizi abbreviato, direttissimo, per decreto penale e immedia- to, rimessi alla volontà unilaterale dell

imputato nel giudizio abbreviato (6), del P.M. negli altri nti e, nel giudizio immediato, del solo P.M. o imputato .

B) Potere di disporre del rito

Le parti, più precisamente, hanno un potere di disporre «nel processo», ma non «del processo». In particolare, non

possono disporre dello strumento processuale:

— il P.M., perché l'azione penale è costituzionalmente obbligatoria;

— l’imputato, perchè, pur quando voglia confessarsi colpevole e accettare la pena, il giudice può sempre dichiararne

l'innocenza e ritenere la non congruità della pena almeno entro i parametri esterni della sua funzione ricducativa;

— il giudice, perché, una volta investito dell'azione penale, deve sempre celebrare il processo, sia pure secondo rito

ordinario o alternativo da lui riconosciuto legittimo.

Gli ampi poteri dispositivi spettanti alle parti nell'ambito del processo comprendono:

— la cd. disponibilità delle fonti di prova. La ricerca delle persone e delle cose fonti di prova è rimessa quasi

esclusivamente alle parti (salvo i poteri suppletivi o integrativi del giudice dell'udienza preliminare o del dibattimento:

arti 422, 506 e 507);

— la cd. disponibilità dei mezzi dì prova. Spetta quasi esclusivamente alle parti l’introduzione delle prove nel processo,

sia pure sotto il controllò del giudice (arti. 468, 493, 495, 507, 567, c. 2, 603);

— la cd. ammissione virtuale di colpevolezza. Nel cd. patteggiamento vi è un implicito accordo sul merito, che si traduce

in una richiesta consensuale di applicazione della pena con rinuncia, da parte dell'imputato, a contestare la sua

colpevolezza (art. 444); accordo solo limitatamente sindacabile dal giudice.

C) La scelta inquisitoria o accusatoria

In dottrina è stato rilevato che il potere dispositivo in ordine alla formazione della prova consente di suddividere i modelli

processuali in due gruppi:

— l'alternativa inquisitoria (patteggiamento, decreto penale, giudizio abbreviato), nella quale il giudice utilizza

pienamente tutti gli atti (inquisitori) delle indagini preliminari;

— alternativa accusatoria (giudizio ordinario, per direttissima e immediato), nella quale la formazione della prova avviene

direttamente nel contraddittorio delle parti, innanzi al giudice del dibattimento, secondo la formula accusatoria

classica.

5 La cd. udienza preliminare impropria

L'udienza preliminare (in senso proprio) nella rigorosa terminologia codicistica è solo quella tenuta dal GUP che ha

oggetto di rinvio a giudizio e che, quindi, termina o con il decreto di rinvio a giudizio o con la sentenza di non luogo a

procedere (decisione procedurale). Udienza camerale, talvolta impropriamente chiamata anch 'essa preliminare, è quella

tenuta dal GIP succesivamente alla chiusura delle indagini preliminari, ai fini della celebrazione dei riti speciali

extradibattinientali e cioè del cd. patteggiamento e del giudizio abbreviato, che si concludono con una decisione di merito

(condanna o proscioglimento).

Infine, il procedimento per decreto penale, tipico del rito monocratico, può esaurirsi senza alcuna udienza, né pubblica,

né camerale (riservata alle sole parti). Se il decreto è opposto dal condannato, il processo prosegue secondo uno degli

altri riti speciali, predibattimentali o dibattimentali, scelto dall'opponente.

I residui due procedimenti speciali, i giudizi immediato e direttissimo, non contemplano alcuna udienza preliminare

innanzi al GIP ma direttamente quella dibattimentale. Nel giudizio immediato il G.I.P. emette il decreto che lo dispone,

sulla scorta di un isolato esame cartolare del fascicolo del P.M. a seguito di una richiesta unilaterale di costui o

dell’imputato. Nel giudizio direttissimo il procedimento passa direttamente dalla investigativa all’udienza dibattimentale

per decisione unilaterale del PM.

6. Caratteri dei riti speciali

I riti speciali presentano i seguenti caratteri:

A) Carattere volontaristico, la volontà consensuale di entrambe le parti (accordo) è presupposto di esperibilità dell'

applicazione di pena concordata (patteggiamento) e anche del giudizio direttissimo, nell'ipotesi eccezionale di sua

celebrazione nonostante la mancata convalida dell'arresto (art. 449, c. 2). Per il giudizio abbreviato è sufficiente la

richiesta dell'imputato (art. 438). Nel giudizio abbreviato e nel patteggiamento, la scelta di tali riti implica necessariamente

il consenso alla utilizzazione come prova degli atti investigativi, che altrimenti avrebbero solo valenza di fonti di prova. La

volontà delle parti o, talora, di una sola di esse, comporta, in tutti i riti speciali, la rinuncia a segmenti, fasi o gradi usuali

del procedimento. Al giudice spetta sempre la verifica della legalità di tali scelte, ma il potere di scegliere uno dei riti

speciali non spetta mai al giudice. Questi è chiamato a regolare i conflitti tra le parti, ma non a sostituirsi ad esse nella

scelta del rito speciale da attivare.

B) Convertibilità nei riti speciali I procedimenti speciali sono alternativi tra loro e rispetto al rito ordinario e sono

favoriti dal legislatore per la loro maggiore semplicità e celerità. Il rito ordinario, più complesso e farraginoso, può, a

talune condizioni, essere convertito in taluno dei riti speciali. Per converso, un rito speciale, se validamente attivato, non

può essere trasformato in rito ordinario. Pertanto, il giudizio ordinario, il giudizio direttissimo e quello immediato possono

trasformarsi in giudizio abbreviato o in patteggiamento, ma non viceversa. Il giudizio per decreto penale, che è ubicato

prima anche dell'udienza preliminare, può essere convertito in uno qualsiasi degli altri riti speciali, sia predibattimentali sia

dibattimentali, ma non in giudizio ordinario. Il giudizio ab- | breviato e il patteggiamento sono alternativi tra loro, sicché la

scelta di uno di I; essi preclude l'altro (electa una via non datur recursus ad alteram) (8). Peraltro, in ipotesi di scelta

unilaterale del rito, ordinario o speciale, ad opera del solo P.M., l'imputato ha diritto alla sua conversione in un rito

premiale (giudizio abbreviato o patteggiamento), non potendo essere privato dei connessi benefici o, almeno, al recupero

del solo beneficio (riduzione di pena connessa al rito abbreviato o applicazione della pena diminuita proposta per il

patteggiamento che sia stato erroneamente rifiutato). 86

C) Non reiterabilità della conversione Il limite alla convertibilità interna ai riti speciali è costituito dalla non reiterata- lita,

per la stessa parte, dell esercizio del relativo diritto (ne bis in idem). La scelta di un determinato rito speciale consuma,

per il suo autore, il diritto di. sceglierne altro (electa una via, non datur recursus ad alteram).W diritto si considera, però,

consumato solo se il giudice ha ritenuto ammissibile la scelte— e. quindi, si verifica solo quando risulti concretamente

attivato il i ito prescelto (ad es., una richiesta di patteggiamento disattesa, non impedisceana*sTessa parte la successiva

richiesta di giudizio abbreviato).

Pertanto, in particolare, quando l'attivazione di un rito speciale (dibattimentale) non premiale (giudizio direttissimo e

giudizio immediato) risale alla unilaterale iniziativa del P.M., spetta sempre all'imputato scegliere un rito premiale non

potendo l'accusa privarlo di benefici cui non abbia implicitamente già rinunciato. Ma l’imputato che abbia già prescelto un

rito (ad es., il giudizio immediato) non può poi adire un rito speciale, anche se questo, a differenza del primo, ha carattere.

Una similare preclusione sussiste per l'imputato che in sede di opposizione al decreto penale abbia già operato una

scelta sul rito.

7. Il giudizio abbreviato

A) Natura

Il giudizio abbreviato, nella sua configurazione tipica, è un giudizio oredibatti- meniaìe. esteso al merito, che ha luogo in

una udienza camerale innanzi al G.I.P. Esso si caratterizza per la decisione allo stato degli atti delle indagini prelimì nari,

che hanno qui piena valenza probatoria. Il giudizio abbreviato è di tipo volontario, presupponendo la richiesta del

giudicabile, ed ha natura premiale. La sua premialita consiste nel fatto che, se l’imputato non viene assolto ma

condannato, si opera una riduzione della pena nella misura cd. Secca (fissa) di un terzo ovvero la pena irrogala è pari a

due terzi rispetto a quella che sarebbe altrimenti applicata. In caso di assoluzione, ovviamente non è applicata alcuna

pena, sicché non si opera alcuna sua riduzione. Il rito è ammissibile anche per i delitti ioteticamente punibili con

l'ergastolo: in tal caso, alla pena dell' ergastolo, è sostituita quella di 30 anni di reclusione; all'ergastolo con isolamento

diurno è sostituito l'ergastolo senza isolamento.

B) Presupposti

I presupposti per l'esperibilità del rito abbreviato sono tre:

a) Richiesta dell'imputato

L'iniziativa di questo rito spetta solo all'imputato, dovendo egli implicitamente rinunciare alla garanzia del vaglio

preventivo dell'accusa nell'udienza preliminare e dovendo consentire l'utilizzazione come prova degli atti investigativi. II

termine iniziale per richiedere il rito è quello della formulazione dell'imputazione con l'esercizio dell'azione penale

b) Ordinanza di ammissione

Altro presupposto del rito speciale in esame è l 'ordinanza di ammissione del G.I.P. Invero, la finalità di economia

processuale che caratterizza tale rito comporta che il G.I.P. deve preliminarmente valutare se la richiesta sia ammissibile

(ad. es. non è ammissibile se richiesta dal PM).

c) L'integrazione probatoria (cd. rito abbreviato condizionato)

Il rito abbreviato tendenzialmente sopprime l'istruzione dibattimentale, sicché le ragioni della difesa ne potrebbero

risultare compromesse. Invero, gli atti di indagine sono compiuti o almeno diretti dall'ufficio di accusa (P.M.) che potrebbe

avere trascurato di acquisire elementi a discarico, con la conseguenza che un'immediata decisione su tali fonti

incomplete e unilaterali potrebbe ritorcersi a danno del giudicabile, se il giudice dovesse limitarsi a decidere unicamente

allo stato degli atti. D'altra parte non sarebbe giusto privare l'imputato dell'opportunità di avvalersi del giudizio abbreviato

giacché egli così perderebbe il beneficio della riduzione premiale della pena. Pertanto, egli «può subordinare la richiesta

ad un'integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione» (art. 438, comma 5). L'integrazione, peraltro, deve essere

contenibile nei limiti compatibili con le finalità di «economia processuale» proprie del procedimento, che deve restare

essenzialmente «allo stato degli atti»; ove il G.I.P non ritenga sussistenti entrambi i requisiti potrà rigettare la richiesta di

giudizio abbreviato.

In caso di rigetto, la richiesta può essere riproposta. Il termine entro cui effettuare tale riproposizione (in origine fissato al

momento della formulazione delle conclusioni ex art. 421 e 422 c.p.p.) è stato spostato al momento della dichiarazione di

apertura del dibattimento di primo grado, per effetto della censura di parziale incostituzionalità dell'art. 438, comma 6,

operata dalla Corte costituzionale con sent. 23-5-2003, n. 169.

Qualora l'imputato, nel termine anzidetto, non proceda a riproporre la citata richiesta, si ritiene in giurisprudenza che, in

assenza di un corrispondente obbligo del giudice del dibattimento di primo grado di attivarsi d'ufficio, sia preclusa la

formulazione, per la prima volta, nel giudizio d'appello, di tale richiesta, sia perché è da considerarsi dissolta la funzione

deflattiva del rito speciale per causa imputabile all'acquiescenza dell'interessato, sia in quanto l'assunto contrario

rimetterebbe all'insindacabile opzione dell'imputato il momento di attivazione del meccanismo di controllo giurisdizionale

(così Cass. 3-2-2004, n. 4054).

Il P.M. ha altresì facoltà di esprimere il proprio parere sulla sussistenza dei presupposti per l'integrazione probatoria. Per

evitare uno sbilanciamento ai i danni dell'ufficio di accusa, il P.M. può inoltre introdurre fonti di «prova con- I traria» a

quelle richieste dal giudicabile. In ogni caso, in presenza di una situazione di non liquet, il G.I.P. può assumere, anche ex

officio, gli elementi probatori necessari ai fini del decidere (art. 441, comma 5). Le forme dell'integrazione probatoria sono

quelle tipiche dell'udienza preliminare (art. 422), sicché ! l'audizione di testi, periti e consulenti tecnici e l'interrogatorio di

imputati in procedimenti connessi sono condotti direttamente dal giudice, con una cross examination solo indiretta,

attraverso lo stesso G.I.P

d) I termini di custodia cautelare

Secondo la vecchia formulazione dell'art. 303, comma 1, tali termini erano quelli della fase delle indagini preliminari quindi

di probabile imminente scadenza. Il D.L. 7-4-2000, n. 82 (conv. in L. 144/2000) è intervenuto proprio a modificare il primo

comma dell'art. 303, prevedendo che l'ordinanza del giudice che ammette il rito abbreviato fa iniziare una nuova fase

processuale, con decorso di nuovi termini (previsti dalla lettera b-bis): tre mesi, sei mesi o nove mesi, a seconda della

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gravità del reato) entro cui deve intervenire la sentenza di condanna, pena la perdita di efficacia della misura.Inoltre la

riforma è intervenuta sull'ari. 304, commi 1, 2 e 5, estendendo al giudizio abbreviato le cause di sospensione del decorso

dei termini di custodia cautelare, in precedenza previsti solo per l'udienza preliminare e per il dibattimento.

e) Revoca della richiesta di giudizio abbreviato

L'acquisizione di nuove prove, in caso di emergenze di modalità del fatto diverse, potrebbe indurre il P.M. a modificare

l'imputazione o ad effetluafe contestazioni suppletive ai sensi dell'«;-/. 423, comma I, c.p.p. Proprio in previsione di una

simile eventualità l'art. 44 Ibis prevede che l'imputato, ove sia modificata l'imputazione o gli vengano contestate

circostanze-.... aggravanti o reati connessi, può revocare la richiesta di giudizio abbreviato, chiedendo procedersi con le

forme ordinarie (celebrazione dell'udienza preliminare o dei dibattimento, a seconda dei casi. La ratio di tale nuova

disposizione è quella di consentire all'imputato di non rinunciare alle garanzie del dibattimento in presenza di un'accusa

diversa da quella contestatagli allorché aveva richiesto il rito speciale

In sintesi:

a) se la revoca interviene nell'udienza preliminare, il giudice dispone che essa sia fissta o proseguita (art. 441bis,

comma 4);

b) se interviene nel giudizio direttissimo, il giudice revocata l'ordinanza ammissiva dell'abbreviato, fissa il giudizio

direttissimo (art. 452, comma 2);

c) se interviene allorché era stato disposto il giudizio immediato, il giudice fissa nuovamente l'immediato (art. 458,

comma 2);

d) se interviene dopo opposizione a decreto penale, il giudice fissa il giudizio dibattimentale conseguente

all'opposizione.

Dette disposizioni sono osservate anche nel giudizio abbreviato svolto in sede di rito monocra- tico (art. 556, comma 2).

C) Sentenza ed impugnazione

Il G.I.P. procede alla decisione di merito, adottando i parametri di valutazione usuali per il giudice dibattimentale in ordine

all' onere probatorio che grava sull'ufficio di accusa. La sentenza di proscioglimento o condanna, è sempre assoggettabile

a ricorso per cassazione (artt. 606 c.p.p. e 111, comma 7, Cost.), anche se, come contropartita per i benefici premiali (per

l'imputato) e per l'economia processuale (per il P.M.), non sempre è assoggettabile all'appello (art. 443). A norma del

primo comma dell'art. 443, come modificato per effetto della legge 20-2-2006, n. 46 (c.d. legge Pecorella), l'imputato e il

P.M. non potevano proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento.

D) I giudizi abbreviati atipici

Tali sono i giudizi abbreviati derivanti da conversione di altri giudizi; possono essere convertiti in rito abbreviato solo quei

giudizi che siano stati attivati senza il consenso o l'iniziativa dell'imputato. Tali sono quelli speciali dibattimentali e cioè il

giudizio direttissimo (art. 452) e quello immediato (art. 458) e quello conseguente all' opposizione a decreto penale di

condanna tutti esperiti in forma di giudizio abbreviato su richiesta dell’imputato.

8. Il cd. patteggia mento

A) Nozione

L’applicazione della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento) consiste in un procedimento speciale pre-

dibattimentale di tipo premiale. A differenza del rito abbreviato, riservato alla volontà unilaterale dell'imputato, il

patteggiamento presuppone un accordo transattivo tra le parti non solo sul rito, ma anche sulla pena da irrogare, anche

se l'eventuale dissenso del P.M. resta poi assoggettabile a controllo da parte del giudice dibattimentale. Il patteggiamento

implica la rinuncia a far valere la propria innocenza. Tale rinuncia, secondo taluni, equivarrebbe ad una implicita

ammissione di colpevolezza. In ogni caso, la sentenza applicativa di pena non reca alcuna affermazione di colpevolezza.

Il giudice deve verificare se sono esatte la qualificazione giuridica, la configurazione delle circostanze e la loro

comparazione e se è congrua la pena proposta, senza necessità di un espresso accertamento della responsabilità del

giudicabile, ma con l'obbligo di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità (art. 129).

Tale rito è ammissibile solo negli stadi che precedono il dibattimento. La pena concordata è applicata, a seconda dello

stadio in cui la richiesta è formulata, dal GIP o dal giudice dibattimentale.

B) Caratteri

a) diesa quo. La richiesta di applicazione della pena può intervenire anche prima dell'azione penale, potendo essere

anticipata alla fase delle indagini preliminari (art. 447, e. 1) ed in tal caso la stessa richiesta funge da modalità di

incriminazione e dà inizio al processo in senso proprio

b) dies ad quem. Posto che nei riti del Tribunale collegiale è sempre prevista I’udienza preIiminare, la richiesta del

patteggiamento, come quella del giudizio abbreviato deve intervenire prima della chiusura di tale udienza;

c) limiti di pena. Oggetto ammissibile (ai fini del rito in esame) della richiesta transattiva può essere una sanzione

sostitutiva o una pena pecuniaria, diminuita fino ad un terzo,"ovvero una pena detentiva quando questa, tenuto conto

delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque soli o congiunti a pena pecuniaria.

d) volontà delle parti. La sua esperibilità esige necessariamente l 'accordo di entrambe le parti. Il dissenso del P.M. non

impedisce l'applicazione della riduzione di pena, se il giudice del dibattimento ritiene ingiustificato tale dissenso e

congrua la pena proposta dall'imputato. La proposta unilaterale o l'accordo tra P.M. e imputato diventano irrevocabili

una volta prodotti al giudice, giacché nessuna parte può espropriare il giudice della sua cognizione, una volta che

questa sia stata radicata ;

e) il risparmio processuale. il patteggiamento, intervenendo nella fase delle indagini preliminari o dell'udienza preliminare

(salvo le ipotesi di conversioni di riti), comporta rinuncia al dibattimento e, quindi, deflazione del carico processuale.

In ogni caso, si evita un grado di impugnazione, giacché la sentenza ed. consensuale, emessa su accordo di

entrambe le parti, è sempre inappellabile (art. 448, c. 2), tranne da parte del P.M che abbia opposto il suo dissenso,

anche se questo è stato ritenuto ingiustificato. Sarà solo ricorribile in Cassazione per motivi di legittimità. La

variabilità dell'economia processuale e della consistenza «probatoria» nei singoli procedimenti spiega come la

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meritorietà del giudicabile sia compensabile, non in misura fissa, come nel caso del giudizio abbreviato, ma in

misura differenziata: diminuzione fino al limite di un terzo;

f) l'inefficacia civile. Il patteggiamento, pur non contenendo un'espressa ammissione di colpevolezza, tuttavia la

presuppone. L'imputato non avrebbe mai interesse alla scelta di questo rito, se la parte civile potesse avvalersi di

tale ammissione implicita di colpevolezza. Per legge, quindi, è stata esclusa la efficacia civile della sentenza penale

in questione (art. 444, c. 2) e l'azione civile deve autonomamente proseguire nella sua naturale sede (art. 444, c. 2).

Tuttuvia il giudice penale può condannare I'imputato alla rifusione delle spese processuali di costituzione della P.C.,

non potendo l'estromissione ex lege della P.C. dal processo per patteggiamento ritorcersi per essa in ingiusto danno.

C) Premialità

il codice predispone taluni rilevanti incentivi, quali la riduzione premiale fino ad un terzo della pena e la possibilità di

subordinarne la richiesta alla concessione della sospensione condizionale. Inoltre, a tenore dell'art. 445 c.p.p., anch'esso

parzialmente «riscritto» dalla L. 134/2003, la sentenza di applicazione della pena «patteggiata», conseguente al rito in

esame, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, non comporta

la condanna al pagamento delle spese del procedimento (33), né l'applicazione di pene accessorie e di misure di

sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall'articolo 240 del codice penale. Tale sentenza, anche

quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi, salvo nei

giudizi di responsabilità disciplinale davanti alle pubbliche autorità, di cui all'art. 653 c.p.p., nei limiti di tale disposizione. Il

rito produce, inoltre, l'estinzione del reato (salvo il caso di sottrazione volontaria all'esecuzione della pena, ex art. 136

disp att. c.p.p.) (34), nel caso in cui, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a

pena pecuniaria, nel termine di cinque anni, (in caso di sentenza concernente un delitto), ovvero di due anni (ove la

sentenza concerna una contravvenzione), l'imputato non commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa

indole. In tale ipotesi, si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione

sostitutiva, l'applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della

pena. Fra gli aspetti premiali del rito va annoverata la non menzione nei certificati del casellario giudiziale dei

provvedimenti previsti dall' art. 445 c.p.p. (artt. 24, 25 e 27 D.P.R. 14-11-2002, n. 313).

D) Poteri del giudice

In ordine alla natura giuridica della sentenza di patteggiamento, il tradizionale e consolidato orientamento ne ha escluso

l'ascrìvibilità al novero delle sentenze di condanna, in quanto, pur disponendo l'applicazione di una pena, non contiene,

tuttavia, una esplicita affermazione di responsabilità dell'imputato relativamente al fatto di reato contestatogli. La più

recente giurisprudenza, sulla scorta anche di talune novità normative (37) che l'hanno indotta in tal senso, ha operato una

inversione di tendenza rispetto al descritto orientamento, ritenendo che la sentenza di patteggiamento sia equiparata ad

una sentenza di condanna. In ossequio al principio di legalità, sia per le previsioni di reato, sia per la misura e specie

della pena (art. 25 Cost.), spetta al giudice, in caso di evidenza, dichiarare, anche ex officio, la non punibilità del-

l'imputato, anche se questi ha accettata o richiesta la pena patteggiata (art. 129). Il giudice verifica, altresì, se il

patteggiamento è frutto di coartazione o induzione e, quindi, la libertà del consenso manifestato dall'imputato. Nel merito

del patteggiamento, il giudice (fura novit curia) verifica la esattezza della qualificazione giuridica del fatto-reato operata

dalle parti e la correttezza della applicazione e comparazione delle circostanze prospettate dalle parti. Il giudice, ove sia

di diverso avviso, rigetta la richiesta delle parti e il procedimento prosegue secondo il rito ordinario o altro rito speciale.

Spetta pure al giudice non solo la verifica, ma il giudizio sulla concedibilità della sospensione condizionale della pena

(inesistenza di ostacoli giuridici ed esattezza nel merito della prognosi di futura astensione da reiterazioni criminose).

E) Patteggiamenti da conversione

In considerazione della natura premiale del rito e della sua esperibilità solo con il consenso dell'imputato, ipotesi atipiche

di celebrazione del rito sono ravvisabili in relazione ai riti dibattimentali, che sono disposti senza preventivo consenso

dell'inquisito: giudizi ordinario, direttissimo ed immediato. In relazione al primo, la richiesta di patteggiamento deve

intervenire entro l'udienza preliminare; per il direttissimo, entro la dichiarazione di apertura del dibattimento e per

l'immediato entro il termine e con le forme stabilite dall'art. 458, comma 1, c.p.p. (art. 446, comma 1).

9. Il decreto penale

A) Natura

il giudizio abbrevialo e il patteggiamento occupano nell'iter processuale uno spazio parallelo all’udienza preliminare e,

quindi, alternativo a quest’ultima. Invece, il pi'" criiiiu un > per decreto penale, sta, rispetto all'udienza preliminare in uno

spazio ed in un momento precedente e preclusivo della stessa, rispetto al giudizio abbreviato e al patteggiamento si pone

come potenzialmente precedente e prodromico agli stessi, potendo quei due giudizi essere richiesti in sede di

opposizione al decreto penale emesso. Il procedimento per decreto penale è, quindi, precedente sia al dibattimento, sia

all'udienza preliminare. Esso consiste in un giudizio speciale, extra-dibattimentale, di tipo premiale, attivato innanzi al

G.I.P. per iniziativa unilaterale ed esclusiva del P.M., talvolta sollecitata dallo stesso imputato. Tale rito si prefigge di

evitare qualsiasi udienza, sia di tipo preliminare, sia dibattimentale, giacché il decréto viene emesso de plano dal G. I. P.

sulla base di un isolato esame cartolare degli atti di indagine, su unilaterale richiesta del P.M., senza alcun preventivo

contraddittorio con 1 imputato. La particolarità sta nel fatto che qui il rito non solo è iniziato, ma è anche concluso senza

l'intervento dell'imputato. Infatti, il decreto contiene l'imputazione e la condanna inaudita altera parte e si caratterizza per

la sommarietà della cognizione nella speranza di una deflazione del carico processuale. L'imputato può fare

acquiescenza al decreto, ovvero presentare opposizione. Questa ha una automatica potestà rescin- per il giudice

l'obbligo di revoca del decreto penale.

B) Presupposti

— Pena pecuniaria (art. 459). La pena in concreto irrogata con il decreto penale (in sigla, D.P.) deve essere solo

pecuniaria (multa o ammenda), anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva breve (art. 53, comma 1, L. 24-11-

1981, n. 689) e, quindi, operando il ragguaglio di euro 38 per ogni giorno di detenzione, nel limite massimo di mesi sei,

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all'esito della concessione di attenuanti e della loro comparazione con aggravanti (art. 69 c.p.) (44). Può essere, quindi,

emesso decreto penale, oltre che per i reati di competenza del giudice di pace, ajacbe per quelli del tribunale, anche se

per i reati attribuiti al Tribunale collegiale raramente è possibile contenere la pena detentiva nel limite di mesi tre, utile ai

fini.della sostituzione con pena pecuniaria nel decreto penale .

— Limite di sei mesi per la richiesta del PM. La richiesta deve essere formulata dal P.M. entro il termine originario, pari a

mesi 6, previsto per il completamento delle indagini (arti. 405, comma 2, e 459, comma 1 ), sicché l'eventuale proroga

delle indagini (art. 406) non vale a rimettere in termini il P.M.

— Mancata opposizione del querelante. Il D.P. può essere emesso sia per i reati perseguibili di ufficio, sia per quelli

procedibili a querela, ma in quest'ultimo caso, il querelante non deve avere espresso volontà di opposizione alla

definizione per D.P. Peraltro, tale opposizione non può essere frutto di un successivo ripensamento, ma deve essere

racchiusa ab origine nello stesso atto di querela. Il querelante può verificare il rispetto della sua opposizione alla

definizione per decreto e eventuahnente interporre ricorso per cassazione, a seguito della comunicazione del decreto

penale che deve essergli data (art. 459, comma 4).

— Sommarietà del procedimento. Questa, da un lato, comporta la sommarietà della motivazione a sostegno del D.P. e la

sua inidoneità ad esplicare efficacia extra-penale e, dall' altro, impedisce l’applicazione di tale rito quando risulta la

necessità di applicare una misura di sicurezza personale (art. 459, comma 5).

C) La premialità

La definizione del processo mediante il decreto penale, se non opposto, corrisponde agli interessi del sistema giudiziario

e dell'imputato, giacché, per il primo, real izza il niassimo r/^^mvmo di energie processuali e, per il secondo, il

Il rito è attivabile unilateralmente solo dal P.M. La premialità del rito comprende:

— diminuzione della pena sino alla metà del minimo edittale;

— esonero dal pagamento delle spese processuali;

— inapplicabilità di pene accessorie;

— inapplicabilità della confisca facoltativa ex art. 240, comma 1, c.p. Va irrogata, invece, quella obbligatoria;

— estinzione del reato e di ogni effetto penale

— inefficacia extrapenale del D.P. Il sintetico accertamento di reità insito nel 1 D.P. (art. 460, lett c), nonostante la

sua irrevocabilità (art. 648, comma 3), non dispiega effetti in altri giudizi, civili o amministrativi, sicché la manca- I

ta opposizione non è di pregiudizio in tali sedi (art. 460, c. 5);

— possibilità di sospensione condizionale della pena inflitta con il D.P. ex art. 1 63 C.p.;

— reiterabilità della sospensione condizionale della pena ex art. 164, comma 2, c.p. La condanna con D.P, essendo

relativa a pena pecuniaria, non comporta di per se stessa la revoca di una precedente sospensione della pena

(art. 168 c.p.), né preclude una seconda sua successiva concessione.

D) Il procedimento

In ordine ai soggetti legittimati a richiederlo, il procedimento per decreto può essere richiesto al G.I.P. solo dal P.M., prima

che siano attivati il rito

ordinario o uno degli altri riti alternativi. Il procedimento per decreto rappresenta una delle forme di esercizio dell'azione

penale (art. 405), come tale rimessa al P.M. (artt. 112 Cost. e 60 e 405 c.p.p.). La emissione del decreto penale da parte

del G.I.P. non preclude all'imputato, a seguito dell'opposi/!«»., ne, la scelta degli altri riti speciali.

I diritti di difesa dell'imputato risultano salvaguardati sotto vari profili. Innanzitutto, il decreto penale. Contenendo una

descrizione succinta del fatto e in diritto, lo pone in condizioni di effettuare scelte consapevoli sulla acquiescen za o sulla

opposizione. Nello stesso decreto sono specificati, anche mediante mero rinvio alle relative esposizioni codicistiche, i

benefici spettanti per legge e quelli in concreto applicati dal G.I.P.

Inoltre, nel decreto sono spiegati sia il termine (di 15 gg. per proporre opposizione, sia i riti alternativi richiedibili. Il

procedimento per decreto non è ammissibile in caso di irreperibilità dell'imputato che, in quanto tale, non ne potrebbe

avere effettiva conoscenza. Se l'imputato risulta"irreperibile all'atto della notifica, il D.P. già emesso va revocato di ufficio

dal G.I.P fart. 460, c. 4). La revoca va disposta anche nel caso in cui la notifica del decreto non può essere effettuata al

domicilio dichiarato od eletto dall'imputato; sicché il decreto non può essere notificato ai sensi dell'art. 161, e. 4. (51).

E) I riti speciali conseguenti all'opposizione

A seguito dell' opposizione a decreto penale, il procedimento penale prosegue, a seconda delle scelte dell'opponente,

secondo le forme dei giudizi immediato, abbreviato o per patteggiamento, oppure è definito per oblazione (55).

Per effetto della censura di parziale incostituzionalità dell'art. 464, primo comma, c.p.p. (sent. 23-5-2003, n. 169) nel caso

in cui l'opponente abbia chiesto il giudizio abbreviato subordinato ad integrazione probatoria e tale richiesta sia stata

rigettata, questi può rinnovare la richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, con

conseguente facoltà del giudice di disporre il rito abbreviato.

Una volta effettuata la scelta di uno di tali riti, l'imputato esaurisce e consuma la..sua.faQ.ol.tà.di.scelta, sicché non può

chiederne una seconda ulteriore convgfa. stone (art. 464, c. 3) (56).

La definizione per oblazione, in guanto causa estintiva del reato (come l'amni- stia. la prescrizione, la morte del reo etc.:

cfr. artt. 162 eT^SETs ¿"p^Te" maggiormente favorevole per l'imputato, rispetto al D.P., che è pur sempre una pronuncia

di condanna. In tal caso, il G.I.P. deve emettere (art. 46Ì7c7T)4en- tenza di non luogo a procedere, senza dare inizio ad

alcun nuovo rito procedi- mentale, trattandosi di una causa di non punibilità che va immediatamente dichiarata (art. 129).

I procedimenti speciali dibattimentali presso il Tribunale

1. Caratteri comuni

I due giudizi speciali dibattimentali, alternativi al rito ordinario (che è sempre dibattimentale), sono il giudizio direttissimo e

quello immediato. Il modello fondamentale per entrambi è quello del rito ordinario ed essi, a loro volta, rappresentano lo

schema seguito, con vari adattamenti, innanzi al Tribunale monocratico e al Tribunale per i minorenni. Presso il Tribunale

collegiale i due riti speciali in esame presentano le seguenti caratteristiche comuni: 90

• entrambi prevedono una fase delle indagini preliminari, più contenuta rispetto al rito ordinano;

• entrambi sono celebrati in udienza dibattimentale pubblica;

• entrambi saltano l'udienza preliminare;

• entrambi, in conformità del paradigma del rito ordinario, presentano il dibattimento articolato in fase degli atti

preliminari (peraltro, quasi del tutto inesistente nel rito direttissimo), sua apertura, istruzione dibattimentale,

discussione finale e decisione;

• entrambi sono decisi dal giudice dibattimentale utilizzando taluni elementi di prova qualificati acquisiti nella fase

investigativa (ad es. atti irripetibili) e le prove formate e raccolte direttamente in dibattimento, con i criteri

dell’oralità e del contraddittorio;

• entrambi sono riti non premiali, non essendo prevista alcuna riduzione di pena;

• entrambi sono ittivabili su iniziativa unilaterale di una singola parte, il PM nel giudizio direttissimo ed in quasi tutte

le ipotesi del rito immediato, e l’imputato nel caso sia stato citato per l’udienza preliminare;

• nessuno dei due riti è convertibile in altro giudizio dibattimentale (ordina- no o speciale), giacche tale conversione

non realizzerebbe alcuna economia processuale;

• entrambi sono convertibili nei riti premiali pre-dibattimentali: giudizio abbreviato o palleggiamento,"su richiesta del

soggetto legittimato, che non sia stato l'artefice della scelta del rito speciale già attivato;

• in entrambi 1 riti, vi e la preclusione di ulteriore scelta. La parte che ha effettuato ia scelta di uno dei due riti

speciali dibattimentali non può ottenerne la conversione nell'altro, avendo consumata la sua facoltà di opzione.

2. Il giudizio direttissimo

A) Definizione

Il giudizio direttissimo è un rito speciale dibattimentale, di tipo non premiale, azionabile unilateralmente e unicamente dal

P.M. Unica eccezione è costituita dall'ipotesi in cui il procedimento possa pregiudicare gravemente le indagini. Salta

l'udienza preliminare ed affluisce direttamente innanzi al giudice dibattimentale.

La scelta di tale rito compete esclusivamente al P.M. ed è condizionata da particolari presupposti di evidenza della prova.

B) Presupposti

Il giudizio direttissimo presuppone l'evidenza della prova, ma esige una sua maggiore intensità e rapidità di celebrazione.

Tale evidenza, peraltro, non occorreperireaticoncernenti le armi e gli espjjj sivi, per i quali si è ritenuta sempre essenziale

la celerità del processo, pei motivi di esemplarità della funzione repressiva.

Orbene, il giudizio direttissimo ha due presupposti;

a) presunta evidenza della prova (arresto o confessione). L'evidenza si presume dall' avvenuto arresto in flagranza del

prevenuto (artt. 380 e 381). Lo stato di flagranza. L'evidenza della prova si presume, altresì, in caso di avvenuta

confessione resa dall'indagato al P.M. o al G.I.P. anche se a piede libero;

b) termine di 30 gg. per l'esperibilità del rito (art. 449). Più precisamente il giudizio direttissimo può èssere instaurato

entro 30 giorni dall'arresto, ovvero, in caso di confessione, entro lo stesso termine decorrente, però, dal momento

dell'iscrizione nel registro delle notizie di reato. Qualora, invece,si provveda contemporaneamente al giudìzio

direttissimo e alla convalida dell'arresto, è necessario procedere entro le 48 ore dall'arresto.

A ben vedere, il termine temporale dei 30 giorni si pone come un limite alla valorizzazione della evidenza della prova ai

fini della celebrazione del giudizio direttissimo. L'evidènza che emerge oltre i 30 giorni ed entro i 90 è utilizzabile solo per

instaurare il giudizio immediato e quella ancora più tardiva, oltre il 90"

giorno, abilita solo ai riti consensuali (abbreviato e patteggiamento) ed a quel-

| ______________________________ ................

La mancata adozione del giudizio direttissimo, non comporta alcuna sanzione processuale. In sua vece, il P.M. può

attivare entro 90 gg. il giudizio immediato (anch'esso rimesso alla unilaterale volontà del P.M.) e poi quello ordinario o

altro rito speciale.

C) Procedimento

Il meccanismo del giudizio direttissimo è modellato secondo la situazione soggettiva dell ' imputato :

a) imputato arrestato in flagranza (anche se rimesso in libertà prima del giudizio). Possono, innanzitutto, aversi convalida

e contestuale giudizio. Qui il P.M. può scegliere di avvalersi della udienza di' convalida per ottenere contestuale

giudizio di merito sull'imputazione; in tal caso, le due attività sono concentrate innanzi al giudice del dibattimento. lì

P.M. deve rispettare il termine di 48 ore dall'arresto per la presentazione dell'imputato al giudice e questi ha altre 48

ore per la convalida e per iniziare il giudizio direttissimo. Possono, altresì, aversi convalida e successivo giudizio. Qui

il P.M. può, altresì, scegliere di tenere separate le due attività di convalida e di giudizio, rivolgendosi per la prima al

G.I.P. nelle 48 ore e per il secondò al giudice dibattimentale nei 30 giorni dell'arresto.

b) imputato reo confesso. Qui alla preventiva confessione segue separatamente . il giudizio e non hanno alcuna

rilevanza le vicende del 1 'eventuale arresto e convalida, giacché qualsiasi tipo di imputato può talvolta confessare il

suo reato. L'inquisito può essere libero o è in stato di fermo disposto dalla P.G. o dal P.M. ovvero di custodia

cautelare giurisdizionale, disposta dal G.I.P. L'unico presupposto è la confessione; rimane, però, per l'esperibilità del

giudizio il solo termine dei 30 giorni, qui decorrenti dall'assunzione della qualità di indagato e cioè l'iscrizione nel

registro notizie di reato.

Il modo della vocatio in jus dell'imputato è calibrato sul suo status libertatis. Per l'imputato libero, il P.M. (e non il G.I.P. o

G.U.P.) emette direttamente il decreto di citazione a giudìzio, senza alcun preventivo vaglo del G.I.P. Trattasi dell'unica

ipotesi in cui, nei riti collegiali, è il P.M. (e non il giudice) ad emettere il decreto. Se l'imputato è in vinculis, il PM emette

decreto di rinvio a giudizio con contestuale ordine di traduzione, ma anche qui l'imputato può rinunciare a comparire in

udienza. La celerità del rito autorizza P.M., imputato e persona offesa, costituitasi parte civile, apresentare direttamente i

91

testi in udienza, senza la preventiva autorizzazione del giudice. Le prove vanno tutte formate in dibattimento; nel fascicolo

del giudice non possono trasmigrare gli atti del fascicolo del P.M., tranne quelli irripetibili.

D) Poteri negoziali delle parti

Il giudice dibattimentale, quale garante della legalità del rito, se ravvisa l'inesistenza dei presupposti per il giudizio

direttissimo, ne impedisce la celebrazione, disponendo la restituzione degli atti a. P.M.

La decisione del giudice, nel giudizio direttissimo, si conclude con una formula di proscioglimento o di condanna, in

conformità degli ordinari schemi dibattimentali. La sentenza è ordinariamente appellabile, mancando il carattere della

premialità e, quindi, le connesse limitazioni di gravame. Quando, invece, vi è stata conversione in giudizio abbreviato o

patteggiamento, vaIgono le relative norme, anche quelle compressive dell'appello. In presenza di giudizio direttissimo,

privo di benefici premiali ed unilateralmente disposto dal P.M., l'imputato ha facoltà di optare per uno dei riti premiali:

patteggiamento e giudizio abbreviato. La conversione m uno di tali riti e, in qualche modo, sollecitata dal giudice che

all’inizio del dibattimento, dà avviso all'imputato della sua facoltà.

3. Il giudizio immediato

A) Caratteri

Il giudizio immediato consiste in un procedimento speciale dibattimentale, di tipo non premiale, attivabile unilateralmente

dal P.M. o dall'imputato, che, sailtando I’udienza preliminare, perviene direttamente al giudizio, previa verifica di

ammissibilità effettuata dal G.Í.P., che emette il decreto di citazione a giudizio. Esso è disposto dal G.I.P. con suo decreto

di citazione a giudizio, a seguito della richiesta di una delle due parti e di un isolato e segreto esame cartolare, senza

alcun preventivo contraddittorio nel merito dell'accusa. Si caratterizza quindi per il salto dell'udienza preliminare e,

dunque, per il passaggio «immediato» dalla fase delle indagini preliminari al giudizio dibattimentale. Il giudizio immediato

è contemplato anche nel procedimento innanzi al Tribunale monocratico. Innanzi al giudice di pace manca sempre

l'udienza preliminare sicché ivi il processo perviene sempre «immediatamente» al giudizio. Il giudizio immediato differisce

da quello direttissimo, perché questo è attivabile in termini temporali più ridotti, prevede solo due casistiche (arresto e

con- fessione) di ammissibilità ed è azionabile solo dal P.M. e con atto emesso direttamente da costui e non già dal G.I.P.

(che una funzione di verifica solo procedurale ed è abilitato a controllare la prova di reità, ma non per dichiarare la

colpevolezza o l'innocenza. Il G.I.P. è investito unicamente del potere di accogliere o rigettare la richiesta di giudizio

immediato, sicché, anche quando rileva la sussistenza di una causa di non punibilità, non può prosciogliere ex, ma deve

limitarsi a respingere la richiesta di giudizio immediato).

B) Presupposti

I presupposti di tale richiesta variano a seconda che essa provenga dall'accusa o dalla difesa. In caso di iniziativa del

P.M., i presupposti sono:

a) la previa contestazione del fatto-reato all'indagato, con eventuale interrogatorio. In virtù della previsionegeneraledi cui

ajTartT415bis, l'invito a comparire per rendere l'interrogatorio deve contenere anche l'avviso di conclusione delle

indagini preliminari e di deposito dei relativi atti. Non si richiede la confessione dell'imputato, né che egli effettiva-

mente renda dichiarazione, essendo sua facoltà quella di non comparire;

b) evidenza della prova;

c) formulazione della richiesta di giudizio entro i 90 giorni dalla ricezione della notitia criminis, anche quando questa sia

a carico cu ignoti, e non già dal momento in cui l'interessato ha assunto la qualità di indagato.

Il caso di iniziativa dell'imputato è quello della sua richiesta di conversione dal rito ordinario in giudizio immediato. Invero,

quando si procede con il rito ordinario e gli sia stata notificata la richiesta di rinvio a giudizio, sicché dovrebbe essere

celebrata l'udienza preliminare,Timputato, almeno tre giorni prima di tale udienza, può chiedere di ripunciare ad essa e

provocare l'afflusso diretto del processo all'udienza dibattimentale. Ai fini della conversione in rito immediato, non

occorrano i presupposti previsti per il PM, giacché qui l'anticipazione del dibattimento, che costituisce l'essenza del giu-

dizio immediato, è frutto dell'interesse dell'imputato e, quindi, non è per lui in concreto pregiudizievole. Però, qui la

richiesta dell'imputato è legata al momento dell'udienza preliminare.

C) Giudizio immediato per l'imputato in custodia cautelare

Il decreto sicurezza ha introdotto una nuova ipotesi in cui attivare il giudizio immediato. Il P.M. «richiede» il giudizio

immediatoato per i reati per cui l’indagato si trovi in regime di custodia cautelare. La richiesta deve intervenire entro 180

giorni dal dì di esecuzione della misura. Il fatto che il dies a quo faccia riferimento alla «esecuzione» della misura,

conferma l'esclusione di tale rito per i latitanti. Cause ostative all'attivazione della nuova ipotesi di giudizio immediato

sono costituite:

a) dall'eventuale pregiudizio alle indagini, che potrebbe essere determinato da un celere accesso al giudizìo;

b) dalla sopravvenuta revoca o annullamento della misura custodiale per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

In tal caso, infatti, viene meno l'evidenza della prova, che pur sempre è condizione immanente al giudizio immediato.

Se nelle more è stata avanzata richiesta del rito, il GIP deve rigettarla (art. 455, comma Ibis); non sarà, ovviamente,

praticabile neanche il giudizio immediato ordinario (art. 453, co. 1), difettando il requisito della evidenza della prova.

D) Procedimento

Il giudizio immediato non ha connotati di premialità (nériduzioni di pena, né altri benefici), nemmeno quando è richiesto

dall'imputato, giacché non comporta, nella fase del dibattlmento alcuna economia processuale. Segue lo schema del rito

ordinario anche per quanto attiene alla limitata appellabilità e all’illimitata ricorribilità.

E) Convertibilità in patteggiamento ed abbreviato

Il decreto del G.I.P. che dispone il giudizio immediato (da notificare almeno 30 gg. prima dell'udienza tlibattimentaie) deve

confenere l’avviso che l'imputato può chiedere, in sua alternativa, i due riti premiali predibattimentali (giudizio abbreviato o

patteggiamento), tranne quando questo è stato richiesto dallo stesso imputato.

I riti del Tribunale monocratico

Caratteri generali 92

A) Profili generali

I procedimenti innanzi al Tribunale monocratico seguono lo schema dei nll innanzi al Tribunale collegiale, con talune

modifiche ispirate a criteri di semplificazione conseguenziali alla sua composizione mono-personale.

Vi è quasi integrale corrispondenza tra i riti extradibattimentali (decreto penale, patteggiamento e giudizio abbreviato) e

dibattimentali (ordinario e direttissimo) del Tribunale monocratico ed i corrispondenti riti del Tribunale collegiale

B) Gamma dei riti

Per i reati attribuiti alla cognizione del Tribunale monocratico sono attivabili innanzi al GIP i riti premiali predibattimentali

(patteggiamento, abbreviato e decreto penale) e dinnanzi al Tribunale monocratico i riti dibattimentali ( rito ordinario e

direttissimo). Per i reati appartenenti al Tribunale collegiale o a quello monocratico, in tutti i suindicati riti predibattimentali

il GIP (giudice per le indagini preliminari) ed il G.U.P. (giudice dell'udienza preliminare) hanno sempre composizione

monopersonale.

C) Mancanza del giudizio immediato

Per i reati del Tribunale monocratico, quando non deve essere celebrata l'udienza preliminare, non è previsto il giudizio

immediato. Per i reati attribuiti alla cognizione del Tribunale monocratico, quando non è prevista l'udienza preliminare, il

PM, con la citazione diretta fa saltare il processo dalle indagini immediatamente al giudizio così il giudizio monocratico è

immediato e non vi si può configurare altra forma di rito immediato.

D) Semplificazione

La massima semplificazione si ha nei casi in cui, mancando la fase dell'udienza preliminare, è lo stesso P.M. ad emettere

il decreto di citazione diretta a giudizio

E) Funzioni di P.M.

Innanzi al Tribunale in composizione monocratica, le funzioni di P.M. possono essere esercitate sia da magistrati di

carriera appartenenti alla Procura presso lo stesso Tribunale ordinano, sia dai delegati del procuratore. Quest'ultimo,

infatti, può delegare io svolgimento delle sue funzioni nell’udienza dibattimentale a uditori giudiziari, a vice procuratori

onorari addetti all'ufficio, a personale in quiescenza da non più di due anni,che nei cinque precedenti abbia svolto le

funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria, o a laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola

biennale di specializzazione per le professioni legali.

F) Tentativo di conciliazione

Nelle ipotesi di reato perseguibile solo a querela di parte, è istituzionalizzato il compito del giudice dibattimentale di

interporre i suoi buoni uffici per il tentativo di remissione della stessa convocando querelato e querelante.

G) G.I.P., G.U.P. e Tribunale monocratico

Per i reati attribuiti alla cognizione del Tribunale monocratico, quando spetta al P.M. il potere di emettere direttamente il

decreto di citazione a giudizio, viene a mancare l'udienza preliminare e, quindi, il vaglio preventivo di un giudice

sull'eventuale non luogo a procedere.Sussiste invece sempre l’udienza preliminare in senso improprio, e cioè quel

la in cui il G.I.P. celebra i riti speciali predibattimentali (Patt. Abbrev.). Per i procedimenti del Tribunale monocratico

svolgono funzioni, a seconda della fase e del tipo di giudizio, il G.I.P, il G. U.P. e lo stesso Tribunale monocratico. Al

G.I.P. competono tutte le funzioni pre-dibattimentali ovvero extra-dibattimentali ed in particolare quelle in tema di:

- incidente probatorio (art. 392);

- autorizzazione alla proroga delle indagini preliminari;

- archiviazione;

- misure cautelari;

- assunzione urgente di prove;

- giudizio abbreviato;

- applicazione di pena patteggiata;

- decreto penale di condanna.

Al G.U.P., previsto in sede di giudizio ordinario solo per i reati più gravi attribuiti al Tribunale monocratico, spettano:

- celebrazione dell'udienza preliminare;

- i relativi poteri integrativi di indagine.

Al Tribunale monocratico dibattimentale spettano:

- giudizio ordinario;

- giudizio direttissimo

- giudizio abbrevialo e patteggiamento quando celebrati in dibattimento in conversione dal giudizio direttissimo o di

quello ordinario;

- assunzione urgente di prove quando il fascicolo sia già pervenuto ad esso ai fini della futura celebrazione del

giudizio; altrimenti competente è il GIP.

3. Varianti semplificative

Esigenze di semplificazione dei procedimenti innanzi al Tribunale monocratico comportano:

a) limitazioni di fatto alla esperibilità dell'incidente probatorio.

b) Quando non è prevista udienza preliminare attività sollecitatoria del PM. ai fini dei riti speciali.

c) semplificazione della verbalizzazione d'udienza;

d) eventuale esame diretto ad opera del Tribunale

e) legittimazione dei praticanti avvocati, abilitati al patrocinio, a difendere nei procedimenti di competenza del

Tribunale monocratico.

4. Aspetti comuni al Tribunale collegiale

A) Aspetti procedimentali

- l'indagato può sindacare la «competenza» del P.M. e richiederne la verifica al procuratore generale; 93

- l'indagato può produrre al P.M. gli atti delle investigazioni difensive e concordarne la transmigrazione nel fascicolo

del giudice;

- il P.M. deve dare avviso all'indagato della conclusione delle indagini prelimiliari, con avviso delle sue facoltà di

presentare memorie e documenti, di formulare richieste investigative e di rendere dichiarazioni ed interrogatorio.

- il G.U.P. può disporre integrazione di indagini, eseguirlwe direttamente e può pronunciare il non luogo a procedere;

- il G.U.P., se vi è stata udienza preliminare, forma il fascicolo per il giudizio nel contraddittorio delle parti.

- la lista dei testi e degli altri soggetti da esaminare è anche qui formulala almeno 7 giorni prima dell’udienza prevista.

- l'imputato ha diritto ad uri congruo termine per comparire all'udienza fissala per il giudizio; qui, però, in ipotesi di

decreto di citazione diretta il termine deve essere almeno di giorni 60, che è maggiore di quello previsto in giorni 20

per il decreto del G.I.P che dispone il .

5. Il rito ordinario e l'udienza preliminare

Per i reati di cognizione del Tribunale monocratico i procedimenti possono essere con o senza udienza preliminare.

L'udienza preliminare ha dei costi, in termini di impegno di strutture giudiziarie ritenuti eccessivi in rapporto a quella

quota-parte di reali di minore gravità attribuiti alla cognizione dello stesso Tribunale monocratico. Per questo la vocazio in

jus può essere disposta direttamente dal P.M. con un decreto di citazione a giudizio da lui emesso ovvero dal GUP a

seguito dell’udienza preliminare.

Il codice ripartisce (cfr. Cap. 18) i reati di competenza del Tribunale in due gruppi: una parte e attribuita al Tribunale

collegiale ed altra parte a quello monocratico, secondo una suddivisione per materia, articolata sulla gravità della pena e

sulla elencazione nominativa di reati. Al Tribunale collegiale appartengono solo delitti ed in particolare quelli puniti con un

massimo edittale superiore a 10 anni nonché altri delitti specificatamente elencati. Al Tribunale monocratico

appartengono i reati residuali punibili con pena fino a 10 anni e, nominatili; i delitti in materia di stupefacenti di cui all'art.

73 D.P.R. 309/1990 (purché non sussistano le aggravanti).

A loro volta anche i suindicati reati attribuiti al Tribunale monocratico sono suddivisi in due gruppi. Per un primo gruppo è

prevista la garanzia dell'udienza preliminare e, quindi, la decisione sul rinvio a giudizio è affidata al G.U.P.; trattasi dei

reati più gravi o di maggiore complessità investigativa o giuridica. Invece, per una feconda casistica, è lo stesso P.M.,

organo, di accusa a seguito di una sua valutazione unilaterale e, quindi, meno garantistica, a disporre la citazione diretta

a giudizio; trattasi dei reati di minore gravità o di più semplice accertamento, per ì quali si e ritenuto di potere rinunciare a

prevedere la garanzia dell'udienza preliminare.

6. Il rito ordinario e la citazione a giudizio

La previsione alternativa è quella della citazione diretta a giudizio. Questa concerne le seguenti ipotesi:

a) categorie generali: tutte le contravvenzioni, comunque punite; delitti con pena massima edittale fino a 4 anni in

alternativa o in aggiunta alla pena della multa od ammenda, di qualsiasi importò;

b) elencazione nominativa: delitti specificamente elencati, il cui massimo edittale supererebbe i 4 anni e cioè violenza,

minaccia e resistenza a p.u., oltraggio a magistrato in udienza, violazione di sigilli, rissa, furto e ricettazione.

Peraltro, anche per tutti i predetti reati si procede con il rito dell'udienza preliminare se essi sono connessi con altri reati

per i quali sia prevista tale udienza. Il decreto di citazione a giudizio contiene tutti gli elementi necessari o utili ai fini della

vocatio in jus e, quindi, le indicazioni relative a: imputato, altre parti private, fatto-reato, Tribunale monocratico

competente per il giudizio, data, ora, luogo di questo, facoltà di attivare i riti premiali predibattimentali (patteggiamento ed

abbreviato).

La suddivisione dei reati di competenza del Tribunale in due diverse sfere di attribuzione, a seconda della sua

composizione monocratica o collegiale, coni porta che può verificarsi la lesione della rispettiva attribuzione. La violazioni

se compiuta in danno del Tribunale monocratico, e quindi tramite l'udienza G.U.P., è irrilevante, giacché il filtro

dell'udienza preliminare si è semplicemente risolto in una maggiore garanzia difensiva. Nel caso contrario, la citazione

diretta del P.M. va annullata e gli atti debbono essere a lui restituiti, in modo che l’imputato possa fruire di quella garanzia

di cui era stato Indebita privato.

Giudizio abbrevialo

Il giudizio abbreviato, anche qui richiedibile solo dall'imputato, può essere instaurato:

a) in sede di udienza preliminare, se questa è prevista;

b) dopo la citazione a giudizio, ma prima del dibattimento ordinario, quando sia prevista tale citazione;

c) durante gli altri riti speciali attivati dal PM (giudizio direttissimo e procedimento per decreto penale).

Spetta al giudice (G.I.R, G.U.P. o giudice dibattimentale) il vaglio preventivo di esperibilità del giudizio abbreviato,

disponendo, in caso contrario, l'ulteriore corso del processo secondo suo rito originario.

Patteggiamento

In particolare, l'applicazione di pena su richiesta è ammissibile :

a) durame le indagini preliminari.;

b) in fase pre-dibattimentale;

c) in fase dibattimentale, in sede di conversione.

La sentenza applicativa della pena patteggiata, tanto se pronunciata dal G.I.P. quanto dal Tribunale monocratico

dibattimentale, non è appellabile, ma solo ricorribile per cassazione, così come per il corrispondente rito del Tribunale

collegiale.

Decreto penale

II decreto penale (art. 459) consiste nella applicazione di pena pecuniaria, anche se prevista dalla legge come

alternativa o sostitutiva di pene detentive brevi

Anche innanzi al Tribunale monocratico il P.M., unilateralmente, formula al G.I.P., entro il termine di 6 mesi dalla nottia

criminis, la richiesta di decreto penale a pena pecuniaria diminuita fino alla metà del minimo edittale. Competente

all'emissione del decreto è il G.I.P. Se il prevenuto propone opposizione alla condanna per decreto, può richiedere il

94

giudizio ordinano ed, in tal caso, il decreto di citazione a giudizio va emesso dal G.I.P. e non dal PM, cui ordinariamente,

in mancanza di decreto penale, spetterebbe. E questa l'unica ipotesi in cui il G.I.P emette tale tipo di citazione innanzi al

Tribunale collegiale invece, l'imputato dovrebbe richiedere il giudizio immediato, non quello ordinario, che prevederebbe

l'udienza preliminare. In sede di opposizione, l'imputato può, in alternativa, chiedere uno dei due riti premiali pre-

dibattimentali (giudizio abbreviato e patteggiamento) o la definizione per oblazione: la scelta unilaterale del PM. non

potrebbe, infatti, privare l'imputato dei benefici sostanziali che incidono sulla misura della pena.

Giudizio direttissimo

Innanzi al Tribunale monocratico, mancando il giudizio immediato, l'unico rito speciale è il giudizio direttissimo. Nelle

ipotesi in cui questo si converte in giudizio abbreviato o in patteggiamento, il processo non regredisce innanzi al G.I.P. ma

rimane innanzi al giudice dibattimentale.

Anche per il giudizio direttissimo si segue l'analogo modello del tribunale collegiale, con taluni adattamenti semplificativi

nell'ipotesi di giudizio direttissimo contestuale alla convalida dell'arresto.

Anche per i, reati attribuiti al Tribunale monocratico, il giudizio direttissimo è ammissibile nelle ipotesi di:

a) confessione;

b) convalida dell’arresto in flagranza e contestuale giudizio;

c) convalida dell'arresto e contestuale giudizio (art. 558, e. 1 e 4);

d) mancata convalida e successivo giudizio consensualmente richiesto dalle parti.

In caso di confessione il giudizio direttissimo deve iniziare entro il termine di 15 giorni dalla notitia criminis.

I riti del Tribunale per i minorenni

Il recupero del minore

Le finalità di tutela, recupero e sviluppo della personalità dei minori deviati condizionano la conformazione delle strutture

processuali e gli schemi procedimentali tipici. I procedimenti minorili sono caratterizzati dall' intuitu personae. Essi sono

quelli a carico di persone che, al momento della commissione del reato. erano minori degli anni 18. In generale, il minore

è tutelato da misure di protezione cd. amministrative costituite dagli interventi rieducativi del tribunale per i minorenni.

Quando e inquisito, il minore è destinatario di peculiari garanzie procedurali e trattamentali nei suoi rapporti con la polizia

giudiziaria, con il pubblico ministero, con il giudice, con i servizi minorili dell’Amministrazione della Giustizia.

Sotto il profilo procedurale vi sono, quindi, numerose previsioni modellate in favore dei minori. Vi è innanzi tutto l'obbligo

per gli operatori della giustizia di stimolare i genitori dell'inquisito a fornirgli assistenza affettiva e psicologica. La

personalità del minore è protetta attraverso il divieto di pubblicazione della sua immagine fisica e quello di divulgazione

della sua identità. Per lo stesso fine, l'udienza dibattimentale non è pubblica, ma segreta, cioè a porte chiuse. Tale è

anche, a maggior ragione, quella preliminare (questa è segreta anche per il rito non minorile).

Caratteristiche strutturali

A) Assenza del Tribunale monocratico

Il Tribunale minorile, nelle sue funzioni di giudizio, opera sempre in composizione collegiale togato-laica. Tale Tribunale è

collegiale sia nel suo unico rito predibattimentale (giudizio abbreviato), sia in quelli dibattimentali. È collegiale persino

nelle funzioni di G.U.P., investito di poteri più ampi rispettò al GUP monocratico, del Tribunale ordinario. Solo il GIP

minorile (oltre al magistrato di sorveglianza) e monopersonale impersonato da un magistrato di carriera.

B) Soggetti dei procedimenti minorili

a) giudice minorile togato-laico. Al Collegio giudicante partecipano due componenti privati, in modo che siano assicurate

non solo le conoscenze dei magistrati di carriera, ma anche quelle scientifico-umanistiche dei componenti privati;

b) P.M. Esiste un separato ed autonomo procuratore della Repubblica;

c) sezione speciale di P.G. Questa è composta da personale di P.G. avente particolari attitudini per le problematiche

minorili ed è costituita ad

alle dipendenze del procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minori;

d) difensori di ufficio. Anche per i difensori l'ordinamento auspica, ma non impone, una «specifica preparazione nel diritto

minorile

e) servizi minorili dell'amministrazione della giustizia. Ai fini del recupero del minore inquisito o condannato, sono istituiti

«Centri per la giustizia minorile» che si avvalgono delle seguenti strutture:

- uffici del servizio sociale minori;

- Istituti di semilibertà presso gli istituti penali;

- Servizi diurni per le misure cautelari, sostitutive e alternative presso gli Istituti penali e gli Istituti di semilibertà;

- Istituti penali per minorenni, destinati alla esecuzione della custodia cautelare e delle pene detentive;

- Centri di prima accoglienza, destinati ad ospitare in un area custodita i minori arrestati o fermati ed in un area

assistila i minori ivi accompagnati dalla P.G.;

- Comunità, organizzate e gestite dai Centri per la giustizia minorile, per l'esecuzione di misure di sicurezza e

per il collocamento in comunità di arrestati, fermati e minori sottoposti a tale misura

f) comunità private autorizzate dal Ministero della giustizia ad operare nel

settore minorile.

La libertà personale

Il regime in materia di libertà dei minori è più libertario rispetto a quello per i maggiorenni: non solo le misure cautelari

giurisdizionali, ma anche quelle precautelari (arresto e fermo) sono sempre facoltative. La limitazione di libertà deve

essere comunque rapportata all'autore del fatto e, quindi, all'età e alla personalità del minorenne. La misura della pena

massima necessaria per la riduzione in vinculis è molto più alta di quella per i maggiorenni: anni 9 di pena edittale. Tale

soglia è comune all'arresto, al fermo ed alla custodia cautelare.

La P.G. deve darne immediato avviso al P.M., ai genitori e ai servizi minorili. Il P.M. procede subito ad una verifica

decidendo se rimetterlo in libertà o farlo con durre presso un centro di prima accoglienza o una comunità. 95

In ordine alle misure cautelari giurisdizionali, il giudice minorile può adottarle scegliendo quella più idonea, secondo criteri

di adeguatezza e gradualità e tenuto conto delle esigenze di lavoro, studio o altrimenti educative del minorenne. Tali

misure sono, come quelle per i maggiorenni, anch'esse subordinate ai requisiti dei gravi indizi di colpevolezza e delle

esigenze cautelari. La loro durata cronologica non può superare predeterminati limiti massimi. Queste possono essere:

a) misure detentive (custodia cautelare, permanenza in casa o collocamento in comunità – l’allontanamento non è

considerato evasione. La permanenza e il collocamento sono, però, considerati custodiali ai soli fini della decorrenza

dei termini massimi di durata e del computo nell'espiazione definitiva);

b) misure cautelari non detentive (sottoposizione a prescrizioni) e l'accompagnamento in caserma, consentito per non più

di dodici ore.

In ordine agli organi legittimati ad incidere sulla libertà personale, essi sono:

- il G.I.P., il G.U.P. e il giudice dibattimentale, per tutte le misure cautelari;

- il PM, esclusivamente per il fermo;

- la PG., per l’arresto e il fermo nonché per quelle forme attenuate di coercizione che sono l'accompagnamento del

minore in caserma o la sua conduzione presso un Centro di prima accoglienza ovvero presso una Comunità pubblica

o autorizzata.

Le ordinanze del G.l.P., del GUP e del tribunale minorile sono assoggettabili, o a riesame (misure coercitive impositive

del vincolo ex nihilo) o ad appello (restanti misure e casi), poi sempre a ricorso per cassazione. L'attività di controllo

sull'osservanza delle misure non detentive è affidala ai servizi minorili e non già alla polizia giudiziaria, privilegiandosi così

una scelta di assistenza e recupero.

La tipologia dei procedimenti

I procedimenti minorili seguono, con alcuni adattamenti, i modelli del Tribunale ordinario. II processo minorile infatti

contempla la partecipazione dei genitori, quella degli operatori dei servizi sociali, l'esame dell'imputalo tramite il

presidente e non già direttamente dalle parti, la necessarietà di tale esame, la non pubblicità dell'udienza, anche se

dibattimentale. Trattandosi di minori, la capacita di intendere e di volere (imputabilità) non è mai presunta, ma viene

sempre concretamente accertata, eventualmente anche a mezzo di consulenza tecnica del P.M. (art. 359) o perizia (art.

220). Anche qui esiste l'archetipo del rito ordinario, secondo la scansione: indagini preliminari, udienza preliminare e

dibattimento. I riti speciali comprendono uno solo dei due giudizi predibattimentali (solo il giudizio abbreviato), ma

entrambi i giudizi dibattimentali (giudizio immediato e direttissimo). Mancano l'altro rito predibattimentale (patteggiamento)

e quello extradibattimentale (il procedimento per decreto penate). Il procedimento per decreto penale anche se è attivato

dal giudice su richiesta del P.M., non e esperibile per ì minori giacche non sarebbe mai preceduto da adeguata

valutazione della personalità del minore dovendosi sempre valutare la personalità del minore.

La non esperibilità dei due riti premiali (patteggiamento e decreto penale di condanna) non può, tuttavia, risolversi in

danno del minore, in particolare, privarlo della possibile diminuzione della pena fino alla metà prevista per il decreto

penale. Una regolamentazione che escludesse il beneficio sarebbe illegittima per trattamento deteriore rispetto agli

imputati maggiorenni (ex art. 3 Cost.). Pertanto, il G.U.P., nel corso dell'udienza preliminare, sede naturale di quei riti

premiali, può diminuzione di pena fino alla metà rispetto al minimo edittale, in caso di condanna a pena pecuniaria o a

sanzione sostitutiva. Le tappe dell'ordinario rito minorile comprendono le indagini preliminari,

l’udienza preliminare e il dibattimento.

Il giudizio abbrevialo si ferma all'udienza preliminare; il giudizio immediato e quello direttissimo giungono al dibattimento

saltando l'udienza preliminare. I procedimenti minorili sono tutti caratterizzati da notevole flessibilità e dal rispetto della

personalità, tanto che il giudice può adottare in favore del minore anche provvedimenti provvisori di indole civile.

Nei procedimenti minorili, il giudice talvolta abbandona la sua posizione di rigida terzietà, assumendo un ruolo ai

intermediazione pro minore. Invero, nei rapporti tra imputato e genitori, può sollecitare costoro ad attivarsi nell'interesse

del minore. Proprio per sollecitare l'intervento dei genitori, l'informazione di garanzia e la citazione a giudìzio (decreto di

fissazione di udienza) debbono essere ad essi notificate, a pena di nullità (art. 7). Inoltre, il genitore è titolare di un potere

di impugnazione autonomo, anche se condizionato dalla prevalente volontà del minore (art. 34).

5. La definizione dei procedimenti

I procedimenti minorili, ordinario e speciali, possono avere soluzioni analoghe a quelle previste per il rito penale ordinario.

Per il rito minorile, però, sono previste le seguenti modalità di definizione:

A) Irrilevanza del fatto

Allo scopo di privilegiare le esigenze educative del minore, la declaratoria di improcedibilità per irrilevanza del fatto è

adottata nelle ipotesi in cui il fatto ascritto appare privo di significato criminoso e di concreto allarme sociale, alla stregua

delia tenuità delle conseguenze prodotte e dell'occasionalità del comportamento deviante. L'irrilevanza del fatto è

dichiarata quando manca un 'apprezzabile lesione del bene giuridico penalmente protetto e cioè quando quella lesione è

quantitativamente inferiore al livello minimo meritevole di concreta sanzione.

B) Messa alla prova

La cd. probation processuale consiste nella sospensione del processo con messa alla prova per uri determinato periodo,

al cui termine è dichiarata l'estinzione del reato o è ripreso il corso del processo.

Anche questo istituto può essere applicato sia dal G.U.P. sia dal Tribunale dibattimentale. Tale soluzione è adottabile dal

giudice collegiale dell'udienza preliminare (G.U.P.) o dibattimentale (tribunale), ma non dal G.I.P., organo monocratico

privo degli esperti, e quindi, presunto come non pienamente idoneo alla valutazione della personalità. La messa alla

prova è attuala sulla base di un progetto di intervento sul minore elaborato dai servizi minorili (art. 27 att.), e comporta la

periodica valutazione della personalità del minore, quale si evolverà nel tempo, anche per effetto delle opportune attività

di osservazione, trattamento e sostegno. Il giudice procedente all'uopo sospende (art. 28) il corso del processo per una

durata predeterminata, che serve anche a promuovere la riparazione delle conseguenze del reato e la riconciliazione con

la vittiima del reato. Decorso il periodo di sospensione ed in caso di esito favorevole della probation, il giudice, in apposita

96

udienza, dichiara l'estinzione del reato Ciò avverrà nell'udienza preliminare o dibattimentale a seconda del giudice che

procede (G.U.P o Tribunale) e con le stesse formule terminative Suindicate. La messa in prova del minorenne è

applicabile anche per reati punibili con l'ergastolo.

C) Applicazione di sanzioni sostitutive

Nei confronti dei minori è consentita l'applicazione delle pene sostitutive previste dall'art. 53 della legge 689/1981

(ammenda o multa, libertà controllata e semidetenzione) in luogo della reclusione o dell'arresto, quando questi ultimi

abbiano carattere di pene detentive brevi. Il giudice, quando ritiene di dover applicare una pena detentiva non superiore a

due anni, può sostituirla con la sanzione della semidetenzione o della libertà controllata, tenuto conto della personalità e

delle esigenze di lavoro o di studio del minorenne nonché delle sue condizioni familiari, sociali e ambientali.

D) Altri epiloghi

Il procedimento minorile può, innanzi tutto, essere oggetto ab initio di archiviazione se non viene promossa l’azione

penale. Esso può, inoltre, concludersi, in udienza preliminare, con sentenza di non luogo a procedere del GUP . Con la

concessione del perdono giudiziale in udienza preliminare o dibattimentale; con la sentenza di con- danna a pena

diminuita o sostitutiva nell'udienza preliminare; con un'ordinaria sentenza di condanna o di assoluzione nel merito, o di

non doversi a procedere, nell'udienza dibattimentale.

In ordine alle impugnazioni, si applica l'ordinaria disciplina per il processo a carico dei maggiorenni; sicché le sentenze

minorili dibattimentali sono assoggettabili anch'esse ad appello ed a ricorso, anche per saltum, in cassazione. Le

sentenze di condanna pronunciate invece, nell’udienza preliminare sono impugnabili con l'opposizione innanzi al

Tribunale minorile dibattimentale ad opera del solo imputato.

La competenza penale del giudice di pace

Linee generali della riforma e competenza del giudice di pace

Il decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 introduce nel nostro sistema processuale la competenza penale del giudice

di pace che è un giudice onorario che fin ora si era interessato solo di cause civili «minori».

Il legislatore si è innanzitutto preoccupato di semplificare il procedimento, e per quanto riguarda la fase delle indagini

preliminari:

- ha individuato nella P.G. l'effettivo fulcro delle indagini preliminari;

- ha eliminato la figura del GIP, affidando i provvedimenti relativi a questa fase a un giudice di pace del capoluogo del

circondario.

In alternativa alla citazione a giudizio disposta dal P.M., ma limitatamente ai reati procedibili a querela, il legislatore ha

previsto il ricorso immediato dell'offeso che può chiedere al giudice la citazione a giudizio della persona alla quale

attribuisce il reato.

Sul piano sostanziale il legislatore ha ridisegnato il quadro sanzionatorio, privilegiando la funzione rieeducativa e la

reintegrazione dell'offesa, piuttosto che la mera afflittività della pena, ma garantendo una reale afflittività della stessa che

non può essere condizionalmente sospesa.

La giurisdizione del giudice di pace può essere così sintetizzata:

a) sul piano sostanziale:

— scompare la pena detentiva e si applica prevalentemente la pecuniaria;

— per i reati di maggiore gravità, sono state previste le sanzioni della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica

utilità;

— è stata esclusa l'applicabilità della sospensione condizionale della pena e delle sanzioni sostitutive della liberta

controllata, della semidetenzione e della pena pecuniaria.

b) sul piano processuale:

— non è previsto il GIP e le sue funzioni sono svolte da un giudice di pace del luogo ove ha sede il tribunale del

circondario;

— per i reati procedibili a querela la persona offesa può chiedere al giudice la citazione a giudizio della persona alla

quale è attribuito il reato;

— sono stati estesi i meccanismi conciliativi e riparatori in favore degli inte ressi della vittima del reato, il cui

soddisfacimento produce effetti sull'esito processuale, anche a scapito dell'interesse punitivo dello Stato;

— la fase del giudizio è caratterizzata dalla massima semplificazione e dalla garanzia del contraddittorio.

Il procedimento innanzi al giudice onorario è disciplinato dal decreto legislativo n. 274 del 28 agosto 2000 e, per quanto

non previsto, dalle norme del codice di procedura penale, nonostante Il richiamo alle sue norme è però escluso per i

seguenti istituti:

- Incidente probatorio;

- Arresto in flagranza ed fermo indiziato di delitto;

- Misure cautelari personali;

- proroga del termine per le indagini;

- udienza preliminare;

- giudizio abbreviato;

- applicazione della pena su richiesta;

- giudizio direttissimo;

- giudizio immediato;

- decreto penale di condanna.

A) Il Pubblico Ministero

In detto procedimento le funzioni del pubblico ministero possono essere svolte per delega del procuratore della

Repubblica presso il Tribunale ordinario:

a) nell'udienza dibattimentale: 97

- da uditori giudiziari;

- da vice procuratori onorari addetti all'ufficio;

- da personale in pensione che negli ultimi 5 anni ha svolto funzioni di PG;

- da laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola biennale di speciaiizzazione per le

professioni legali.

b)alla chiusura delle indagini preliminari, per gli atti del PM quali la richiesta di archiviazione e la formulazione

dell’imputazione ed alla presentazione delle richieste al giudice dopo la presentazione del ricorso immediato:

- da viceprocuratori onorari addetti all'ufficio;

c) inoltre, nei procedimenti in camera di nei procedimenti di esecuzione, nei procedimenti di opposizione al decreto del

PM di liquidazione del compenso dei preriti consulenti e traduttori:

- da vice procuratori onorari addetti all'ufficio.

La delega per una udienza può essere revocata nei soli casi in cui il codice di procedura penale prevede la sostituzione

del PM. lega per I'udienza dibattimentale deve essere conferita con atto scritto, va annotata in un apposito registro, e

deve essere esibita in dibattimento.

B) La competenza per materia

L competenza penale risulta ripartita in senso verticale fra:

- Corte d’assise

- il Tribunale;

- il giudice di pace.

La competenza per materia è delineata dall'art. 4 del d.lgs. 274/2000, il quale prevede, ferma la competenza del

Tribunale per i minorenni, che è un giudice speciale per tutti i reati commessi da chi ai momento del fatto non ha ancora

compiuto diciotto anni, che il giudice di pace è competente: a) Per i delitti consumati o tentati previsti dai seguenti articoli

del codice penale:

- 581 (Percosse) ;

- 582 (Lesione personale), limitatamente alle fattispecie di cui al comma 2 perseguibili a querela di parte;

- 590 (Lesioni personali colpose), limitatamente alle fattispecie perseguibili a querela di parte e ad esclusione delle

fattispecie connesse alla col pa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione

degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale

quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni.

Il decreto sicurezza ha aggiunto una ulteriore ipotesi di esclusione della competenza del giudice di pace in relazione alle

lesioni colpose, nel caso in cui queste siano determinale da:

a) soggetto in stato di ebbrezza alcolica;

b) soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti / psicotrope;

- 594 (Ingiuria), anche nella forma aggravata (4);

- 595, commi l ei (Diffamazione);

- 612, comma 1 (Minaccia);

- 626 (Furti punibili a querela dell'offeso);

- 627 (Sottrazione di cose comuni);

- 631(Usurpazione), salvo che ricorra l'ipotesi di cui all'articolo 639bis;

- 632 (Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi) salvo che ricorra l'ipotesi di cui all'articolo 639bis;

- 633, comma 1 (Invasione di terreni o edifici), salvo che ricorra l'ipotesi di cui all'articolo 639bis;

- 635, comma 1 (Danneggiamento);

- 636 (Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pslo abusivo), salvo che ricorra l'ipotesi di cui all'articolo

639bis;

- 637 (Ingresso abusivo nel fondo altrui);

- 638, comma 1 (Uccisione o danneggiamento di animali altrui);

- 639 (Deturpamento e imbrattamento di cose altrui, limitatamene le cose mobili, non di interesse storico ed artistico);

- 647 (Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito).

b) Per le contravvenzioni previste dai seguenti articoli del codice penale:

- 689 (Somministraz. di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente);

- 690 (Determinazione in altri dello stato di ubriachezza);

- 691 (Somm. bevande alcooliche a chi in stato manifesta ubriachezza);

- 726, comma 1 (Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio);

- 731 Inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori.

Per i delitti, consumati o tentati, e per te contravvenzioni previstile seguenti disposizioni di leggi speciali :

- articoli 25 e 62, comma 3, del regio decreto 18 giugno 1931 n 773;

- articoli 1094, 1096 e 1119 «Approvazione del testo definitivo del codice della navigazione;

- articolo 3 «Approvazione del testo organico delle norme sulla disciplina dei rifugi alpini»;

- Artt. 102 e 106 del «Testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei dep•utati;

- Art. 92 del Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali.

- articolo 15, comma 2, della legge 28 novembre 1965, n. 1329, recante «Provvedimenti per l'acquisto di nuove

macchine utensili»;

- articolo 3 della legge 8 novembre 1991, n. 362, recante «Norme di riordino del settore farmaceutico»-,

- articolo 51 della legge 25 maggio 1970, n. 352, recante «Norme sui referendum previsti dalla costituzione e sulla

iniziativa legislativa del popolo»', 98

- articoli 3, commi 3 e 4, 46, comma 4, e 65, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.

753, recante «Nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell'esercizio delle ferrovie e di altri servizi di

trasporto»-,

- articoli 18 e 20 della legge 2 agosto 1982, n. 528, recante «Ordinamento del gioco del lotto e misure per il

personale del lotto»-,

- articolo 17, comma 3, della legge 4 maggio 1990, n. 107, recante «Disciplina per le attività trasfusionali relative al

sangue umano ed ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati»;

- articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 311, recante «Attuazione delle direttive n.

87/404/CEE e n. 90/488/CEE in materia di recipienti semplici a pressione, a norma dell'articolo 56 della legge 29

dicembre 1990, n. 428»;

- articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 313, recante «Attuazione della direttiva

88/378/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli, a

norma dell'articolo 54 della legge 29 dicembre 1990, n. 428»;

- articolo 7, comma 9, del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, recante «Attuazione della direttiva

84/450/CEE in materia di pubblicità ingannevole»;

- articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 507, recante «Attuazione della direttiva 90/385/CEE

concernente il ravvici n,amento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici impiantabili attivi»;

- articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, recante «Attuazione della direttiva 90/385/CEE

concernente i disposili vi medici»;

- articolo l0bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 86, recante «Te sto unico delle disposizioni concernenti la

disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione delio straniero».

C) La competenza per territorio

La regola per la individuazione del giudice di pace competente per territorio è quella del luogo di consumazione del reato,

così come previsto per il procedimento ordinario si applicano anche i particolari criteri stabiliti per il reato permanente e

per il delitto tentato (art. 8, commi 3 e 4, c.p.p.), ed altrettanto si applicano le regole suppletive previste dall'art. 9 c.p.p.,

per i casi in cui non è possibile individuare il luogo dove è stato consumato il reato. Innanzi al giudice di pace si applicano

infine le regole fissate dal codice di procedura penale, per quanto riguarda:

— i reati commessi all'estero (art. 10 c.p.p.);

— i procedimenti riguardanti i magistrati (art. 11 c.p.p.);

— i procedimenti riguardanti i magistrati della Direzione nazionale antimafia (art. 11 bis c.p.p.).

Questi principi trovano una diversa applicazione per la fase delle indagini preliminari, infatti per tutti gli atti da compiere

nella fase delle indagini preliminari, la competenza appartiene al giudice di pace del luogo ove ha sede il tribunale del

circondario in cui è compreso il giudice competente per territorio.

La soluzione adottata coniuga felicemente le esigenze della semplificazione e della efficienza, con quella del rispetto

delle garanzie processuali, dal momento che viene comunque assicurata nel corso delle indagini la presenza di un

giudice con funzioni di controllo e di garanzia.

Sono di competenza del giudice di pace «circondariale» i seguenti provvedimenti relativi alla fase delle indagini

preliminari (art. 19):

— il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.);

— il sequestro conservativo (art. 316 c.p.p.);

— la decisione sulla richiesta di archiviazione (art. 17);

— la decisone sull'opposizione al decreto del pubblico ministero che dispone la restituzione . delle cose sequestrate o

respinge la relativa richiesta (art. 263, c. 5, c.p.p.);

— la decisione sulla richiesta di sequestro (art. 368 c.p.p.);.

— la decisione sulla richiesta di riapertura delle indagini (art. 414 c.p.p.);

— l'autorizzazione a disporre le operazioni di intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di

comunicazioni informatiche o telematiche ovvero di altre forme di telecomunicazione, nonché i successivi

provvedimenti riguardanti l'esecuzione delle operazioni e la conservazione della documentazione (artt. 266 e ss.

c.p.p.).

D) La competenza per connessione

La connessione tra procedimenti può essere :

a) eterogenea è quella che si realizza fra procedimenti relativi a uno o più reati appartenenti alla competenza del

giudice di pace e uno o più reati appartenenti alla competenza del Tribunale o della Corte d’assise. la

connessione opera solo nel caso di persona imputata putata di più reati, commessi con una azione od omissione

(concorso formale di reati)

b) omogenea è quella che riguarda i rapporti fra procedimenti che sono tutti di competenza del giudice di pace.L'art.

7 prevede le seguenti ipotesi di connessione omogenea:

— se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o cooperazione fra loro ;

— se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione.

Nei casi di connessione innanzi al giudice di pace, se i reati sono stati commessi in luoghi diversi. La competenza per

territorio appartiene per tutti al giudice di pace del luogo in cui è stato commesso il primo reato. Se non è possibile

determinare in tal modo la competenza, questa appartiene al giudice di pace del luogo in cui è iniziato il primo dei

procedimenti connessi (art. 8), dovendosi intendere come tale il giudice ove per primo il pubblico ministero ha provveduto

all'iscrizione della notizia di reato (art. 14).

E) La riunione e separazione dei processi 99

Nei processi dinanzi al giudice di pace la riunione può essere disposta in tutti i casi di connessione previsti dall’art. 7,

salvo che la stessa pregiudichi la rapida definizione. La riunione o la separazione possono essere disposte dal giudice di

pace solo se i processi si trovano davanti al «medesimo giudice», intendendosi con tale espressione, in analogia al

procedimento ordinario, «medesimo ufficio del giudice di pace».

La riunione può essere disposta anche al di fuori di procedimenti pendenti davanti allo stesso giudice pei motivi diversi

dalla connessione. Le ipotesi sono tre:

a) quando i reati sono commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre o quando più persone con

condotte indipendenti hanno determinato l’evento;

b) quando una persona è imputata di più reati commessi con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno

criminoso;:

c) ogni volta in cui la riunione giova alla celerità e alla completezza dell'accertamento.

Il giudice, prima di procedere all'udienza di comparizione e comunque non oltre la dichiarazione di apertura del

dibattimento, ordina la separazione dei processi, qualora ritiene che la riunione possa pregiudicare il tentativo di

conciliazione, ovvero la rapida definizione di alcuni di essi.

2. Le indagini preliminari e la loro chiusura

A) Fase delle indagini ed intervento del giudice

«nel rispetto dei principi stabiliti negli articoli 109 e 112 della Costituzione, l'attività di indagine sia di regola affidata esclu-

sivamente alla polizia giudiziaria e che questa, salve specificate ipotesi sulla base dell'imputazione formulata dal pubblico

ministero, disponga direttamente la comparizione dell'imputato davanti al giudice, a meno che il pubblico ministero

richieda l'archiviazione della notizia di reato al giudice di pace competente per territorio». Il vero fulcro delle indagini

preliminari innanzi al giudice di pace, almeno in prima battuta, è la polizia giudiziaria.

B) Le indagini di P.G.

La polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la

ricostruzione del fatto e per l'individuazione del colpevole e ne riferisce al pubblico ministero. con una relazione scritta,

entro il termine di quattro mesi, indicando il giorno e l'ora in cui ha acquisito la notizia.

All'esito delle indagini, se la notizia di reato risulta fondata, la polizia giudiziaria, nella relazione:

-formula un'ipotesi di imputazione, enunciando il fatto in forma chiara e precisa, con l'indicazione degli articoli di legge che

si assumono violati;

- richiede al P.M. di disporre la comparizione della persona sottoposta ad indagini davanti al giudice di pace.

La polizia giudiziaria può infatti richiedere al pubblico ministero l'autorizzazione al compimento di

— accertamenti tecnici irripetibili;

— interrogatori/confronti cui partecipi la persona sottoposta alle indagini;

— perquisizioni e sequestri, nei casi in cui la P.G. non può procedervi di propria iniziativa.

A fronte della richiesta, il pubblico ministero potrà:

— autorizzare in conformità della richiesta, e restituire gli atti per l'espletamento dell'atto autorizzato e il prosieguo delle

indagini;

— negare l'autorizzazione e restituire gli atti per il prosieguo delle indagini;

— decidere di compiere personalmente l'atto o gli atti per i quali è stata chiesta l'autorizzazione, restituendo all'esito gli

atti alla polizia giudiziaria per il prosieguo delle indagini;

— decidere di svolgere personalmente le indagini.

Il rinvio alla disciplina del procedimento ordinario, previsto dall'art. 2. vale naturalmente anche per la fase delle indagini

preliminari. In particolare, per quanto riguarda l'attività di polizia giudiziaria, trovano applicazione tutte le ordinarie

disposizioni in materia di atti di investigazione, dall'identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte indagini

(art. 349 c.p.p.), alle norme sulla documentazione dell'attività di polizia giudiziaria (art. 357 c.p.p.). E così, ad esempio, nel

caso in cui la polizia giudiziaria proceda ad un sequestro, dovrà osservare le disposizioni contenute nell'articolo 355 c.p.p.

in materia di convalida e, quindi, dovrà trasmettere il relativo verbale al pubblico ministero nei tempi e nei modi previsti

dalla norma (senza ritardo e comunque non oltre le quarantotto ore), non potendo, in tale ipotesi, applicarsi il diverso

termine fissato dall'art. 11 del decreto legislativo per la presentazione della relazione al pubblico ministero. Identica

situazione si avrà nel caso di perquisizione eseguita ad iniziativa della polizia giudiziaria (art. 352, c. 4, c.p.p.), o di

sequestro preventivo nei casi di urgenza (art. 321, c. 3bis, c.p.p.).

C) notitia criminis, sua iscrizione e la proroga delle indagini

l 'art, 11 disciplina l'Ipotesi (più frequente) in cui la notizia di reato sia direttamente acquisita dalla polizia giudiziaria.

l'art. 12 regola, invece, i casi in cui è il pubblico ministero a ricevere la

notizia di reato perché ne prende direttamente conoscenza, o perché la riceve da' privati, da pubblici ufficiali o incaricati di

pubblico servizio. In tali ipotesi il pubblico ministero può:

- richiedere l'archiviazione;

- disporre la citazione a giudizio dell'imputato;

- svolgere le indagini.

La prima ipotesi si verifica quando la notizia appare immediatamente infondata e di essa, perianto, ritenendola in

partenza meritevole di archiviazione, eventualmente anche per l'ipotesi di particolare tenuità del fatto (art. 34), il pubblico

ministero non ravvisa l'esigenza di investire la polizia giudiziaria.

La seconda opzione è invece collegata ad una notizia di reato completa in ogni suo aspetto che consente al pubblico

ministero di poter immediatamente formulare l'imputazione, disponendo la citazione a giudizio dell'imputato.

Infine, nella terza ipotesi il pubblico ministero ritiene necessario un approfondimento investigativo, magari anche solo per

procedere alla identificazione delle persone. In questo caso dovrà trasmettere la notizia di reato alla polizia giudiziaria

100

perché provveda a tutti gli atti di indagine necessari per poi consegnare, all'esito, la relazione per le definitive valutazioni

sull'esercizio dell'azione penale.

Naturalmente, anche in questo caso, rimane fermo il potere del pubblico ministero di controllare lo svolgimento delle

indagini nel momento in cui gli viene trasmessa la relazione conclusiva, ovvero anche prima, nelle ipotesi di richiesta da

parte della polizia giudiziaria, di autorizzazione al compimento di atti specifici (art. 13).

Secondo l'art. 12, il pubblico ministero, nei casi in cui riceve direttamente la notizia di reato, non può personalmente e

immediatamente procedere alle indagini, ma deve invece limitarsi a trasmettere gli atti alla polizia giudiziaria, magari

accompagnati da direttive.

L'art. 14 regolamenta l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, stabilendo una disciplina del tutto diversa da quella

prevista per il procedimento ordinario (art. 335 c.p.p.). Il pubblico ministero provvede infatti all’iscrizione della notizia di

reato di competenza del giudice di pace solo dopo che la polizia giudiziaria ha depositato la relazione scritta di cui

all'articolo 11. ovvero anche prima, al momento del primo atto di indagine svolto personalmente (è l'ipotesi prevista

nell'art. Í3, quando la polizia giudiziaria non ha ancora depositato la relazione e chiede l'autorizzazione per ii compimento

di un atto, ma il pubblico ministero decide di compiere l'atto direttamente, ovvero di svolgere personalmente le indagini).

Collegato all'iscrizione nel registro delle notizie di ionio c il termine per la chiusura delle indagini preliminari. L'art. 16 fissa

in quattro mesi dall'iscrizione della notizia di reato il termine per la chiusura delle indagini, prevedendo la sanzione

processuale dalla inutilizzabilità degli atti compiuti dopo la scadenza.

D) Durata delle indagini

Acquisita la notizia di reato la P.G. svolge proprie investigazioni, che non possono durare oltre 4 mesi; entro tale termine

deve riferire al PM con relazione scritta (art. 11 ). Ricevuto tale atto, il P.M. può svolgere indagini preliminari che hanno

un termine di 4 mesi (art. 16, c. 1). Ove necessario, con proprio provvedimento, può disporre una proroga di 2 mesi. Tale

atto è inviato al GIP che, se dissente, può dichiarare chiuse le indagini ovvero ridurre il termine.

E) La chiusura delle indagini

Rispetto al procedimento ordinario (art. 405 c.p.p.), l'epilogo della fase delle indagini preliminari è simile (art. 15) perché il

pubblico ministero, non appena riceve la relazione della polizia giudiziaria, ha tre possibilità:

— richiedere l'archiviazione, se ritiene infondata la notizia di reato;

— esercitare l'azione penale, formulando l'imputazione e disponendo la citazione dell'imputato innanzi al giudice di pace;

— provvedere ad ulteriori indagini personalmente, ovvero a mezzo della polizia giudiziaria.

F) L'archiviazione

Ai sensi dell'art. 17 il pubblico ministero presenta al giudice di pace richiesta di archiviazione nei seguenti casi:

a) quando la notizia di reato è infondata;

b) manca una condizione di procedibilità, il reato è estinto per oblazione o monrte del reo, il fatto non è previsto dalla

legge come reato;

c) infondatezza della notizia di reato perché gli elementi raccolti nelle indagini non sono idonei a sostenere l’accusa;

d) quando il fatto è di particolare tenuità;

Con la richiesta di archiviazione il pubblico ministero trasmette:

- il fascicolo contenente la notizia di reato;

- la documentazione relativa alle indagini espletate;

- i verbali compiuti davanti al giudice (ad esempio, l'assunzione di una prova non rinviabile ai sensi dell'art. 18).

Il giudice di pace può:

a) accogliere la richiesta del pubblico ministero e disporre con decreto I'archiviazione;

b) disporre con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero

perche:

— provveda nel termine indicato, alle ulteriori indagini;

— formuli entro dieci giorni l'imputazione (cd. coatta).

Se il procedimento è a carico di ignoti si osservano le disposizioni previste per il procedimento ordinario dall'art. 415

c.p.p.

G) Assunzione di prove non rinviabili

Per espressa disposizione, nel procedimento innanzi al giudice di pace non trova applicazione l'istituto dell'incidente

probatorio. Fino all'udienza di comparizione, il giudice di pace, a richiesta di parte, procede all'assunzione delle prove non

rinnovabili osservando le forme previste perii dibattimento, in contraddittorio delle parti che devono essere avvisate

almeno ventiquattro ore prima.

3. L'esercizio dell'azione penale

A) Assunzione della qualità di imputato

L'assunzione della qualità di imputato segna il passaggio dalla fase jleHe indagini preliminari (procedimento) a quella del

processo in senso proprio.

Nel procedimento davanti al giudice di pace (art. 3), assume la qualità di imputato la persona alla quale il reato è

attribuito:

— nella citazione a giudizio disposta dal P.M. (art. 20);

— nell'ipotesi di presentazione immediata a giudizio;

— nel decreto di convocazione delle parti emesso dal giudice di pace.

B) La citazione a giudizio: citazione disposta dal P.M.

Il capo III del decreto legislativo disciplina due modalità alternative di voratio in jus davanti al giudice di pace:

— la citazione a giudizio disposta dal P.M. (art. 20),

—- il ricorso immediato al giudice. 101

L'atto di citazione previsto dall'articolo 20 è sottoscritto a pena di nullità dal P.M. o dall'assistente giudiziario con

l'indicazione del giorno e dell'ora della comparizione se esistono le strutture idonee, la richiesta del pubblico ministero e

l'indicazione del giudice, devono essere trasmesse con mezzi telematici, secondo le modalità previste per il procedimento

ordinario. La citazione, che rimane depositata nella segreteria del pubblico ministero, unitamente al fascicolo contenente

la documentazione relativa alle, indagini espletate, il corpo del reato (art. 253, comma 2, c.p.p.) e le cose pertinenti al

reato, deve contenere gli elementi analiticamente indicati dall'art, art. 20:

a) le generalità dell'imputato;

b) l'indicazione della persona offesa, qualora risulti identificata;

c) l'imputazione formulata dal pubblico ministero e l'indicazione delle fonti di prova di cui si chiede l'ammissione. Se viene

chiesto l'esame di testimoni o di consulenti tecnici, nell'atto devono essere indicate, a pena di inammissibilità, le

circostanze su cui deve vertere l'esame;

d) l'indicazione del giudice competente per il giudizio, nonché del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione; con

l’avvertimento che se non comparirà sarà giudicalo in contumacia;

e) l'avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito da difensore di

ufficio;

f) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato presso la segreteria del pubblico ministero e che

le parti e loro difensori hanno facoltà di prenderne visione è di estrarne copia.

L'omessa o la insufficiente indicazione di uno dei requisiti di cui alle lettere c), d) ed e) è causa di nullità della citazione.

L'atto è notificato, a cura dell'ufficiale giudiziario: all'imputato; al difensore dell'imputato; alla persona offesa, almeno

trenta giorni prima dell'udienza (art. 20, comma 3) (8).

La citazione è affetta da nullità assoluta anche nei seguenti casi:

a) se l'imputato non è identificato in modo certo, perché l'incerta identificazione deve essere equiparata all'omessa

citazione (art. 178, comma 1, lettera e), e art. 179 c.p.p.);

b) nelle ipotesi previste dal comma 6 dell'art. 20 per vizi attinenti:

— all'imputazione e all'indicazione delle fonti di prova;

— all'indicazione del giudice, del luogo, del giorno, dell'ora di comparizione e all'avvertimento relativo al giudizio in

contumacia;

— all'avviso all'imputato relativo alla facoltà di nomina di un difensore di fiducia.

C) Il ricorso immediato al giudici)

1) Il ricorso

Il ricorso, che produce gli stessi effetti della querela ai fini della procedibilità dell'azione penale, deve contenere (art. 21):

a) l'indicazione del giudice di pace competente, che è quello del luogo dove il reato è stato consumato secondo quanto

previsto dall'art. 5;

b) le generalità del ricorrente e se si tratta di persona giuridica o di associazione non riconosciuta, la denominazione

dell'ente, con l'indicazione del legale rappresentante;

c) l'indicazione del difensore e la relativa nomina;

d) l'indicazione delle altre persone offese dal medesimo reato delle quali il ricorrente conosca l'identità;

e) le generalità della persona citata a giudizio;

f) la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che si addebita alla persona citata a giudizio, con l'indicazione degli

articoli di legge che si assumono violati;

g) i documenti di cui si chiede l'acquisizione;

h) l'indicazione delle fonti di prova a sostegno della richiesta, nonché delle circostanze su cui deve vertere l'esame dei

testimoni e dei consulenti tecnici;

i) la richiesta di fissazione dell'udienza per procedere nei confronti delle persone citate a giudizio.

Il ricorso, a pena di inammissibilità, deve essere sottoscritto dalla persona offesa (possono essere anche più di una), o

dal suo legale rappresentante quando si tratta di un ente giuridico, e dal difensore che ne autentica la sottoscrizione. La

legittimazione alla presentazione del ricorso non si estende al danneggiato dal reato, ragion per cui in caso di morte

dell'offeso dal reato viene meno la possibilità di esercitare il diritto. Nel caso in cui siano persone offese i minori degli anni

quattordici e gli interdetti per infermità di mente, i minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati (artt. 120 e

121 c.p.), il ricorso è sottoscritto, a seconda dei casi, dal genitore, dal tutore o dal curatore, ovvero dal curatore speciale.

Per consentire al pubblico ministero di formulare le sue richieste, il ricorso deve essere innanzitutto comunicato al

procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace competente.

Successivamente, e nel termine di tre mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato, il ricorso è presentato, a cura del

ricorrente e con la prova dell'avvenuta comunicazione al pubblico ministero, nella cancelleria del giudice di pace

competente per territorio (quello del luogo di consumazione del reato ai sensi dell'art. 5 comma 1). Il tenore letterale della

norma porta ad escludere che il termine di tre mesi possa ritenersi rispettato con la consegna della copia presso l'ufficio

del pubblico ministero (art. 22, comma 1).

Secondo l'art. 24 il ricorso è inammissibile:

a) se è presentato al giudice oltre il termine di tre mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato;

b) se risulta presentato fuori dei casi previsti (ricorso avanzato da chi non riveste la qualità di persona offesa, o proposto

fuori dai casi di procedibilità a querela, o per reati non di competenza del giudice di pace);

c) se non contiene i requisiti indicati nell'articolo 21, comma 2, ovvero non risulta sottoscritto a norma dei commi 3 e 4

del medesimo articolo;

d) se è insufficiente la descrizione del fatto o l'indicazione delle fonti di prova;

e) se manca la prova dell'avvenuta comunicazione al pubblico ministero. 102

Il ricorso non è inammissibile, ma improcedibile se viene presentato per l'atti per i quali è già intervenuto un

provvedimento di archiviazione, e non è stata autorizzata la riapertura delle indagini. Se però e stata presentata solo la

richie sta di archiviazione da parte del pubblico ministero, a seguito della presentazione del ricorso, il giudice deve

astenersi dal provvedere sulla richiesta di archiviazione, secondo quanto previsto dal comma 4 dell'art. 22.

2) Richieste del P.M. e provvedimenti del giudice

Il pubblico ministero, entro il termine ordinatorio di dieci giorni dalla comuni cazione del ricorso (art. 25), deve presentare

ai giudice di pace le sue richieste.

In alternativa il pubblico ministero potrà:

a) esprimere parere contrario alla citazione;

b) formulare l'imputazione.

Esprimerà parere contrario alla citazione se ritiene il ricorso:

— inammissibile secondo quanto previsto dall'art. 24;

— manifestamente infondato;

— presentato dinanzi ad un giudice di pace incompetente per territorio secondo quanto previsto dagli artt. 5 e 8.

Se invece non esprime parere contrario, il pubblico ministero deve formulare l'imputazione, confermando o modificando

l'addebito contenuto nel ricorso, esercitando in tal modo l'azione penale (9).

Nel formulare l'imputazione, di regola, si limiterà a far proprio quanto ipotizzato dall'offeso dal reato, così assumendo

formalmente l'iniziativa penale ma, di fatto, rimandando alla descrizione della vicenda contenuta nel ricorso. Potrà

certamente qualificare diversamente il fatto indicando altre norme e, se necessario, potrà anche modificare l'addebito, in

attuazione del principio di delega sulla previsione di «strumenti idonei a una puntuale formulazione della imputazione». Di

sicuro, però, le modifiche dell'imputazione non potranno arrivare al punto di snaturare il contenuto dell'originaria accusa

formulata dall'offeso del reato, che è poi l'unico soggetto legittimato a delimitare la vicenda che intende sottoporre al

giudice. Decorso il termine di dieci giorni dalla comunicazione del ricorso al pubblico ministero, per quella celerità che

deve caratterizzare il rito innanzi al giudice onorario, anche in assenza delle richieste del pubblico ministero, il giudice

dovrà provvedere in uno dei modi seguenti:

a) se il ricorso è inammissibile o manifestamente infondato, il giudice di pace ne dispone la trasmissione al pubblico

ministero per l'ulteriore corso del procedimento, il cui esito potrà essere l'archiviazione (art. 17) o la citazione a

giudizio, evidentemente dopo una fase investigativa;

b) se il ricorso' risulta presentato per un reato che appai tiene alla competenza di altro giudice, il giudice di pace ne

dispone, con ordinanza, la trasmissione al pubblico ministero. Mentre però, nell'ipotesi di cui al punto precedente, il

giudice si limiterà a trasmettere con una semplice missiva gli atti al procuratore della Repubblica cui competono le

ulteriori valutazioni, in questa seconda ipotesi, il giudice provvede con un'ordinanza che deve essere motivata ai

sensi dell'art. 125 c.p.p. La decisione sulla competenza produrrà gli stessi effetti di cui al comma 2 dell'art. 22 c.p.p.

(l'ordinanza produce effetti limitatamente al provvedimento richiesto);

c) se il giudice riconosce la propria incompetenza per territorio, la dichiara con ordinanza e restituisce gli atti al ricorrente

che, se vorrà, potrà reiterare il ricorso davanti al giudice competente, ma dovrà farlo entro venti giorni, altrimenti il suo

ricorso verrà dichiarato inammissibile. Naturalmente, anche in caso di riproposizione del ricorso innanzi a un diverso

giudice, dovrà preventivamente darsi comunicazione del ricorso al pubblico ministero del luogo.

3) La convocazione delle parti

Ricevuta l'imputazione dal pubblico ministero, il giudice di pace con decreto convoca le parti in udienza entro venti giorni

dal deposito del ricorso (art. 27); tra il giorno del deposito e l'udienza non devono intercorrere più di novanta giorni. Si

tratta di termini rivolti al giudice, così detti acceleratori, fissati nella prospettiva di immediata celebrazione dell'udienza

conseguente al ricorso della persona offesa.

Il decreto di convocazione in udienza contiene:

a) l'indicazione del giudice che procede, nonché del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione;

b) le generalità della persona nei cui confronti è stato presentato il ricorso, con l'invito a comparire e l'avvertimento che

non comparendo sarà giudicata in contumacia;

c) l'avviso che ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito dal difensore di ufficio

nominato nel decreto;

d) la trascrizione dell'imputazione formulata dal pubblico ministero;

e) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che l'assiste.

Il decreto di convocazione delle parti, unitamente agli atti indicati nell'art. 160 del codice penale, interrompe la

prescrizione per i reati attribuiti alla cognizione del giudice di pace (art. 61).

11 decreto, che segna il momento in cui si assume la qualità di imputato (art. 3), deve essere notificato, unitamente al

ricorso, almeno venti giorni prima dell'udienza: al pubblico ministero, alla persona citata a giudizio, al suo difensore. La

convocazione è nulla (art. 27, comma 5) se:

— è incerta l'identificazione dell'imputato;

— manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 3, lettere a), b), c), d), dell'art. 27.

D) La presentazione immediata al giudice

L'articolo 20bis introduce una modalità più celere di presentazione a giudizio dell'imputato nei casi di reati procedibili

d'ufficio, in caso di flagranza di reato ovvero quando la prova è evidente. In tali ipotesi la polizia giudiziari/i chiede al

pubblico ministero l'autorizzazione a presentare immediatamente l'ini putato a giudizio dinanzi al giudice di pace (11).

Il pubblico ministero, se non ritiene di chiedere l'archiviazione o ritenga Ja richiesta di giudizio immediato manifestamente

infondata, perchè carente nei presupposti o presentata davanti a giudice non competente per territorio, autorizzala

presentazione immediata nei quindici giorni successivi, indicando la data e l'ora del giudizio dinanzi al giudice di pace e

nominando un difensore d'ufficio all'imputato che ne è privo. 103

La richiesta e la successiva autorizzazione sono notificate senza ritardo all'imputato ed al suo difensore. Viene quindi

prevista una procedura particolarmente celere rispetto a quella prevista in via ordinaria.

L'articolo 20ter disciplina una ipotesi particolare di presentazione immediata laddove ricorrano gravi e comprovate ragioni

di urgenza che non consentono di attendere la fissazione dell'udienza, pur nei tempi ristretti di cui all'art. 20bis, o laddove

l'imputato si trova a qualsiasi titolo sottoposto a misure di limitazione o privazione della libertà personale. In tale ipotesi la

polizia giudiziaria formula altresì richiesta di citazione con- testuale per l'udienza e lo conduce dinanzi al giudice di pace.

4. L'udienza di comparizioni ed il dibattimento

A) L'udienza di comparizione

Nel disciplinare la fase del giudizio innanzi al giudice di pace secondo criteri di funzionalità e di massima semplificazione

del rito, il legislatore ha tenuto presente i nuovi principi introdotti nell'articolo 111 della Costituzione, ed in particolare: la

necessità del contraddittorio; la eccezionalità dei casi in cui la prova si forma al di fuori della dialettica tra le parti.

L'art. 29 prevede che almeno sette giorni prima della data fissata per l'udienza di comparizione, il pubblico ministero, 6 la

persona offesa nel caso di ricorso immediato (art. 21), devono depositare nella cancelleria del giudice di pace l'atto di

citazione a giudizio con le relative notifiche, al fine di consentire al giudice di verificarne la regolarità, e di conoscere

l'oggetto del processo, anche per eventuali provvedimenti di riunione (art. 9).

B) Il tentativo di conciliazione

Nei casi di reati perseguibili a querela, il giudice di pace, subito dopo aver controllato la regolare costituzione delle parti, è

tenuto infatti a procedere al tentativo di conciliazione. L'esito favorevole della conciliazione viene consacrato in apposito

verbale, nel quale si attesta la remissione della querela o la rinunzia al ricorso presentato dalla persona offesa, e la

relativa accettazione, e poiché la presentazione del ricorso della persona offesa é equiparata alla presentazione della

querela, la rinuncia al ricorso produce gli stessi effetti della remissione della querela. Naturalmente alla conciliazione

dovranno partecipare anche le eventuali altre persone offese intervenute ai sensi dell'art. 28; d'altra parte, la mancata

comparizione delle persone offese alle quali il decreto di convocazione sia stato regolarmente notificato, equivale a

rinuncia al diritto di querela o a remissione della querela, se sia stata già presentata.

La conciliazione viene sancita dalla pronuncia di non doversi procedere.

C) Il dibattimento e la sentenza

«Secondo il comma 6 dell'art. 29, prima della dichiarazione di apertura del di [battimento (art. 492 c.p.p.), l'imputato può

presentare domanda di oblazione. Se si conclude senza successo la fase destinata alla definizione anticipata del

processo perché le parti non si sono conciliate, o l'imputato non ha presento domanda di oblazione, o non si è accertata

l'avvenuta riparazione del danno (art. 35), il giudice dichiara aperto il dibattimento.

Se può procedersi immediatamente al giudizio, il giudice ammette le prove richieste, escludendo quelle vietate dalla

legge, superflue o irrilevanti (art. 190 c.p.p.), e invita le parti ad indicare gli atti da inserire nel fascicolo per il dibattimento,

provvedendo a norma dell'articolo 431 c.p.p. Le parti possono anche concordare l'acquisizione al fascicolo del

dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, della documentazione relativa all'attività di

investigazione difensiva, nonché della documentazione allegata al ricorso di cui all'articolo 21.

L'art. 32 prevede alcune regole specifiche per il dibattimento davanti al giudice di pace, ma per il richiamo di cui

all'articolo 2, comma 1, si applicano anche le disposizioni contenute nel libro VII del codice di procedura penale,

comprese quelle in tema di disciplina dell'udienza e di pubblicità della stessa, nonché le disposizioni che consentono al

giudice di disporre l'accompagnamento coattivo dell'imputato (artt. 132 e 490 c.p.p.), e delle altre persone che devono

partecipare al dibattimento (art. 133 c.p.p.).

Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice può procedere, disponendo, anche d'ufficio, l'assunzione di nuovi mezzi di

prova, anche in relazione agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento sul consenso delle parti (art. 29, comma 7).

Tenuto conto della tipologia dei reati devoluti alla competenza del giudice di i pace, si è previsto che il verbale d'udienza,

di regola, è redatto solo in forma riassuntiva; sarà quindi il giudice ad individuare i casi eccezionali in cui, per la

complessità delle questioni prospettate o degli esami da svolgere, è opportuno far luogo alla verbalizzazione integrale.

Infine, è stata prevista una nuova modalità di redazione della sentenza, ispirata a criteri di brevità e chiarezza, senza

inutili digressioni in fatto e in diritto, sicuramente non consone alla natura onoraria del giudice di pace. La motivazione

deve essere redatta in forma abbreviata, e se non è dettata direttamente a verbale, deve essere depositata nel termine di

quindici giorni dalla lettura del dispositivo. Con la sentenza il giudice deve pronunciarsi anche sulle pretese avanzate

dalla parte civile eventualmente costituitasi. In tal caso, l'entità del risarcimento può andare anche oltre la soglia limite

prevista per il giudice di pace in sede civile (15).

Il sistema delle pene previsto per i reati di competenza del giudice di pace è caratterizzato dall'assenza di pene detentive,

e dalla presenza, oltre che delle pene pecuniarie, delle pene dell'obbligo della permanenza domiciliare e del lavoro di

pubblica utilità (v. par. 5 che segue), che sono di limitata afflittività e tendono essenzialmente a valorizzare la funzione

rieducativa. E stata quindi esclusa l'applicabilità alle pene irrogate dal giudice di pace, degli istituti della sospensione

condizionale della pena (art. 60) e delle sanzioni sostitutive della libertà controllata, della semidetenzione e della pena

pecuniaria, previste dagli artt. 53 e ss. della legge 24 novembre 1981, n. 689 (art. 62).

Naturalmente, il principio dell'inapplicabilità della sospensione condizionale e delle sanzioni sostitutive vale anche quando

i reati di competenza del giudice di pace (art. 4) sono giudicati da un giudice diverso, come peraltro espressamente

stabilito dall'art. 63.

D) Le definizioni alternative del procedimento

1) tenuità del fatto;

Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all'interesse tutelato, non giustificano l'esercizio dell'azione penale:

a) esiguità del danno o del pericolo che è derivato dal fatto;

b) occasionalità del fatto,

c) il grado della colpevolezza. 104

Per valutare la particolare tenuità del fatto, occorre anche tener conto del pregiudizio che l'ulteriore corso del

procedimento può recare alla persona sottoposta ad indagini o all'imputato per le sue esigenze: di lavoro; di studio; di

famiglia; di salute.

Durante la fase delle indagini preliminari, la richiesta di improcedibilità per la particolare tenuità dei fatto può essere

avanzata dal pubblico ministero «solo se non risulta» un interesse della persona offesa alla prosecuzione del

procedimento. Dopo l'esercizio dell'azione penale, la declaratoria di improcedibilità è subordinata all'esistenza della «non

opposizione» della persona offesa e dell'imputato.

2) Condotte riparatone

una causa generale di estinzione per tutti i reati di competenza del giudice di pace, in conseguenza della riparazione del

danno cagionato dal reato. Infatti, quando l'imputato dimostra di aver provveduto, prima dell'udienza di comparizione, alla

riparazione del danno, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose

del reato, il giudice, sentite le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato.

Tre sono le condizioni che debbono concorrere:

a) che ci sia stata la riparazione del danno (in forma specifica, mediante le restituzioni, o per equivalente, mediante il

risarcimento) e l'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose;

b) che la riparazione sia avvenuta prima dell'udienza di comparizione;

c) che le condotte riparatone siano idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione.

5. Le sanzioni

A) Caratteri del sistema sanzionatorio

La sostituzione è stata operata con riguardo ai soli reati che prevedevano l'irrogazione della pena detentiva, mentre sono

state mantenute ferme le sanzioni pecuniarie della multa e dell'ammenda (art. 52, comma 1).

Per gli altri reati di competenza del giudice di pace le pene risultano così modificate:

a) quando il reato è punito con la pena detentiva (reclusione arresto) alternativa a quella pecuniaria (multa o ammenda),

si applica la pena pecuniaria della specie corrisponde da 258 a 2.582 euro:

— se la pena detentiva è superiore nel massimo a sei mesi, si applica in alternativa:

— la pena pecuniaria;

— la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni;

— la pena del lavoro di pubblica utilità per un periodo dà dieci giorni a tre mesi;

b) quando il reato è punito con la sola pena detentiva (reclusione o arresto), si applica in alternativa:

— la pena pecuniaria della specie corrispondente da 516 a 2.582 euro;

— la pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni;

— la pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi;

c) quando il reato è punito con la pena detentiva (reclusione o arresto) congiunta con quella pecuniaria (multa o

ammenda), si applica in alternativa:

— la pena pecuniaria della specie corrispondente da 774 a 2.582 euro;

— la pena della permanenza domiciliare da venti giorni a quarantacinque giorni;

— la pena del lavoro di pubblica utilità da un mese a sei mesi.

Nei casi di recidiva reiterata infraquinquennale, salvo che sussistano circostanze attenuanti ritenute prevalenti o

equivalenti, il giudice applica in alternativa:

— la pena della permanenza domiciliare;

— la pena del lavoro di pubblica utilità.

L'ipotesi aggravata della recidiva non si applica quando il reato è punito con la sola pena pecuniaria, ovvero con pena

alternativa, ma la pena detentiva non è superiore nel massimo a sei mesi.

B) Le nuove sanzioni penali:

1) l’obbligo di permanenza domiciliare. La pena della permanenza domiciliare comporta l'obbligo di rimanere presso la

propria abitazione o in altri luoghi nei giorni di sabato e domenica, per un periodo non inferiore a sei giorni, né superiore a

quarantacinque; durante questi giorni il condannato non è considerato in stato di detenzione, per cui non è tenuto né agli

specifici oneri (ad esempio, in caso di allontanamento non è ipotizzabile il delitto di evasione di cui all'art. 385 c.p.), né al

pagamento delle spese di mantenimento. Il giudice, tenuto conto di esigenze particolari (familiari, di lavoro, di studio o di

salute), può però disporre che la pena venga eseguita in giorni diversi della settimana ovvero, a richiesta del condannato,

continuativamente.

Il legislatore ha anche sanzionato penalmente la violazione degli obblighi inerenti la permanenza domiciliare e il lavoro di

pubblica utilità (art. 56) ma, per evitare che ogni violazione potesse avere come conseguenza l'applicazione di una

sanzione penale, ha individuato due ipotesi specifiche:

a) l'inosservanza del contenuto essenziale dell'obbligo della permanenza domiciliare o del lavoro sostitutivo (vale a dire

l'allontanamento dal luogo di permanenza ovvero la mancata presentazione o l'abbandono del lavoro);

b) la violazione reiterata degli obblighi o dei divieti inerenti le pene sopra indicate. Non costituiscono quindi condotte

penalmente rilevanti le mere trasgressioni degli obblighi riconducibili alla particolare tipologia del lavoro ed alle

direttive ricevute dal prestatore, in quanto non rappresentano una violazione dell'obbligo di prestare l'attività

lavorativa.

Entrambe le fattispecie incriminatoci contenute nell'art. 56 richiedono che le violazioni vengano realizzate senza giusto

motivo, e cioè in assenza di motivi correlati ad apprezzabili, significative esigenze concrete.

Il delitto, che è punito con la reclusione fino ad un anno, è di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art.

57).

2) Il lavoro di pubblica utilità 105

Il giudice di pace può applicare la pena del lavoro di pubblica utilità solo richiesta dell'imputato (art. 54). Il lavoro di

SII

pubblica utilità non può essere inferiore a dieci giorni né super i o re a sei mesi e consiste nella prestazione di attività non

retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti od

organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. L'attività viene svolta nell'ambito della provincia in cui risiede il

condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità, e tempi che

non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Il limite delle sei ore settimanali

può essere superato solo su richiesta del condannato ma, in ogni caso, la durata giornaliera della prestazione non può

comunque oltrepassare le otto ore. Ai fini del computo della pena, un giorno di lavoro di pubblica utilità richiede una

prestazione, anche non continuativa, di almeno due ore di lavoro.

C) Modalità di pronuncia della condanna

Il nuovo sistema sanzionatorio applicabile dal giudice di pace comporta delle peculiarità al momento della pronuncia della

sentenza di condanna, poiché l'esecuzione continuativa della pena della permanenza domiciliare (art. 53) e la pena del

lavoro di pubblica utilità (art. 54) trovano applicazione solo se I imputato lo richiede.

Nei reati puniti con pene alternative, il giudice di pace è chiamato dapprima a determinare, sulla scorta degli usuali criteri

indicati negli artt. 132 e ss. del codice penale, la pena da applicare. Se decide per l'applicazione della sanzione pecu-

niaria, la sentenza di condanna rispecchia il modulo del procedimento ordinario; se invece ritiene di dover applicare una

pena non pecuniaria, la pronuncia è particolare e con un ulteriore momento anche in una eventuale sentenza successiva.

Vi sono in particolare due casi:

a) permanenza domiciliare. In questo caso, l'imputato o il suo difensore, subito dopo la pronuncia della sentenza,

possono chiedere al giudice l'esecuzione continuativa della pena, visto che, di regola, la pena della permanenza domi-

ciliare comporta l'obbligo di rimanere nella propria abitazione nei giorni di sabato e domenica;

b) la seconda ipotesi riguarda il caso in cui il giudice pone come alternativa alla pena della permanenza domiciliare,

quella del lavoro di pubblica utilità, sul presupposto che quest'ultima sanzione, sulla base dei criteri di cui all’artt. 132

e ss. del codice penale, sia ugualmente idonea. Una volta che il giudice ha esplicitato nel dispositivo della sentenza

questa sua valutazione, l’imputato o il suo difensore possono richiedere la pena del lavoro di pubblica utilità.

6. Le impugnazioni e l'esecuzione

A) impugnazioni e legittimazione

Il nuovo testo dell'art. 36 del decreto citato, mentre ammette il potere del P.M. proporre appello contro le sentenze di

condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria, esclude, a seguito della soppressione

dell'inciso «e contro le sentenze di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa», che questi possa proporre

analogo rimedio avverso le sen- tenze di assoluzione.

Il P.M. può in ogni caso proporre ricorso per cassazione contro le sentenze del giudice di pace. Quanto all'imputato,

questi può proporre appello:

a) contro le sentenze di condanna del giudice di pace che a diversa da quella pecuniaria;

b) contro le sentenze che applicano lagena pecuniaria se impugna il capo relativo alla condanna, anche generica, al

risarcimento del danno.

L'imputato può inoltre proporre ricorso per cassazione contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano

la sola pena pecuniaria e contro le sentenze di proscioglimento.

L'art. 38 riconosce al ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell'imputato a norma dell'art. 21 la facoltà di

proporre impugnazione, anche agli effetti penali, contro la sentenza di proscioglimento del giudice di pace negli stessi

casi in cui è ammessa l'impugnazione da parte del pubblico ministero. Benché la norma non sia stata incisa dalla novella

del 2006, deve tuttavia rilevarsi come, a seguito della soppressione del potere di appello del P.M. avverso le sentenze di

proscioglimento per reati puniti con pena alternativa (art. 9, c. 2, L. 46/2006, che modifica l'art. 36 D.Lgs. 274/2000),

essendo il potere di impugnativa della parte offesa ancorato a quello del P.M., la relativa previsione conserva un limitato

spazio di operatività esclusivamente con riguardo al ricorso per cassazione.

B) La disciplina del processo d'appello

L'articolo 39 disciplina il giudizio di appello. Competente per tale giudizio è il Tribunale in composizione monocratica del

circondario in cui ha sede il giudice di pace che ha pronunciato la sentenza impugnata. Una particolare disciplina, diversa

da quella ordinaria, è prevista per le ipotesi in cui l'imputato sia rimasto contumace in primo grado. Se questi infatti prova

di non essere potuto comparire per caso fortuito o per forza maggiore, o per non aver avuto conoscenza, non per sua

colpa, del provvedimento di citazione a giudizio, ovvero, quando l'atto è stato consegnato al difensore, non si sia sottratto

volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento, il giudice di appello dispone l'annullamento della sentenza

impugnata, con restituzione degli atti al giudice di pace per un nuovo giudizio.

La diversa disciplina rispetto al regime ordinario (art. 603), che in tale ipotesi prevede la rinnovazione dell'istruzione

dibattimentale innanzi al giudice di appello,. trova la sua spiegazione nelle peculiarità del procedimento innanzi al giudice

di pace e dei meccanismi conciliativi e di definizione alternativa del procedimento, i quali appunto giustificano la

regressione del processo dinanzi al giudice di pace, nei casi in cui l'imputato non sia potuto comparire nel giudizio di

primo grado per fatti a lui non imputabili.

C) L'esecuzione

L'articolo 42 disciplina l'esecuzione delle condanne a pene pecuniarie inflitte dal giudice di pace, stabilendo che questa

ha luogo a norma degli artt. 660 c.p.p. e 181 e 182 disp. att. c.p.p.

Per ragioni di economia processuale, l'accertamento dell'effettiva insolvibilità del condannato è attribuito al giudice di

pace competente per l'esecuzione, il quale adotta anche i provvedimenti in ordine alla rateizzazione o alla conversione

della pena pecuniaria, così da evitare gli inconvenienti che si verificano nel procedimento ordinario, derivanti dalla

frammentazione delle competenze tra il giudice dell'esecuzione e il magistrato di sorveglianza. L'esecuzione delle nuove

106

pene applicabili dal giudice di pace (permanenza domiciliare e lavoro di pubblica utilità) ha richiesto una specifica

disciplina, anch'essa ispirata a criteri di semplificazione e funzionalità, contenuta negli artt. 43 e 44 del D.Lgs. 274/2000.

Il procedimento è scandito dai seguenti momenti (art. 43):

a) la sentenza penale irrevocabile è trasmessa per estratto a cura della cancelleria al PM del circondario ove ha sede

l'ufficio del giudice di pace competente per l'esecuzione (art. 40);

b) il pubblico ministero emette l'ordine di esecuzione e lo trasmette, unitamente all'estratto della sentenza di condanna

contenente le modalità di esecuzione della pena, all'ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato

risiede o, in mancanza di questo, al comando dell'arma dei carabinieri territorialmente competente;

c) l’organo di polizia consegna copia dell'ordine di esecuzione al condannato con l'ingiunzione di attenersi alla

prescrizioni in esso contenute.

Nei certificati del casellario giudiz. non sono riportate le iscrizioni relative ai provvedimenti emessi dal giudice di pace e

quelle relative ai reati di competenza del g.di pace anche se emessi da giudice diverso ma limitatamente a questi reati.

L'art. 5 del D.P.R. citato dispone, altresì, l'eliminazione delle iscrizioni relative:

a) ai provvedimenti giudiziari di proscioglimento per difetto di imputabilità emessi dal giudice di pace, trascorsi tre anni

dal giorno in cui il provvedimento è divenuto irrevocabile;

b) ai provvedimenti giudiziari di proscioglimento per difetto di imputabilità relativa ai reati di competenza del giudice

di pace, emessi da un giudice diverso, limitatamente alle iscrizioni concernenti questi reati, trascorsile anni dal giorno in

cui il provvedimento è divenuto irrevocabile;

c) ai provvedimenti giudiziari di condanna emessi dal giudice di pace, trascorsi cinque anni dal giorno in cui la sanzione

è stata eseguita se è stata inflitta la pena pecuniaria, o dieci anni se è stata inflitta una pena diversa, se nei periodi

indicati non è stato commesso un ulteriore reato;

d) ai provvedimenti giudiziari di condanna relativi ai reati di competenza del giudice di pace emessi da un giudice

diverso, limitatamente alle iscrizioni concernenti questi reati, trascorsi cinque anni dal giorno in cui la sanzione stata

eseguita se è stata inflitta la pena pecuniaria, o dieci anni se è stata inflitta una pena diversa, se nei periodi indicati

non è stato commesso un ulteriore reato.

La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per la Commissione di fatti costituenti reato

Natura della responsabilità

II testo normativo non parla di responsabilità penale degli enti collettivi, bensì utilizza l'espressione responsabilità

amministrativa, sicché si è posta la questione della individuazione della natura di tale responsabilità.

Secondo altra impostazione la natura della responsabilità sarebbe propriamente penale: la responsabilità dell'ente scatta

solo se viene commesso un reato presupposto, la cognizione è del giudice penale con le garanzie difensive previste per

l'imputato, la responsabilità dell'ente è non solo distinta dagli autori del reato, ma anche autonoma.

2. Ambito soggettivo di applicazione

L'art. 1 del D.Lgs. 231/2001 prevede che le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità

giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. La disciplina non si applica alfe imprese

individuali, in quanto si riferisce ai soli enti collettivi: solo quando si supera la soglia dell'individuo scatta la sanzione

collettiva per gli enti superindividuali. L'art. 1, c. 2, inoltre, esclude espressamente dall'ambito soggettivo di applicazione

gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

3. Presupposti della responsabilità dell'Ente

È necessario che il reato presupposto sia commesso da persone legate funzionalmente all'ente e che lo stesso sia stato

commesso nell'interesse o vantaggio dell'ente; in sostanza che esso rappresenti il frutto di una politica aziendale o di

colpa in organizzazione. La responsabilità se il fatto-reato sia stato commesso:

a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità

organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionate nonché da persone che esercitano la gestione e il controllo

dello stesso;

b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).

In ogni caso l'ente non risponde se le persone indicate hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.

Quanto all'interesse dell'ente. esso è un requisito di tipo soggettivo accertabile «ex ante», mentre il vantaggio è un

requisito di tipo oggettivo che richiedi una verifica «expost». Va evidenziato, inoltre, che la responsabilità dell'ente

collettivo sussiste anche, se l'autore del reato non è stato identificato o non è imputabile. Ia natura della responsabilita,

dunque, e autonoma e non sussidiaria.

4. Esenzione da responsabilità

L'art. 6 prevede che l'ente non risponde del reato, commesso se prova che:

a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione

e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

b) ha vigilato sull'osservanza di tali modelli;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione e non.vi è

stata omessa 0 insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di controllo.

Ciò spiega il proliferare all'interno di organizzazioni societarie ed associative dei c.d. «Codici etici».

5. Reati e sanzioni

Gli artt. 24 e ss. stabiliscono in modo tassativo i reati che, se commessi, possono configurare la responsabilità dell'ente: a

titolo esemplificativo si indicano gli artt. 316bis e ter c.p., fart. 640, c. 2 e.p., 640bis e ter c.p.; 317, 318, 319, 121, 322 c.p.

(4).Le pene previste sono elencate nell'art. 9:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca; 107

d) la pubblicazione della sentenza.

Le sanzioni interdittive sono:

- l'interdizione dall'esercizio dell'attività;

- la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito;

- il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

- l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi;

- il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

In caso di profitto di rilevante entità e reiterazione nell'illecito, la sentenza di condanna può prevedere l'applicazione

dell'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività; altri casi di interdizione definitiva sono previsti dall'art. 16: inoltre,

ricorrendone i presupposti, il giudice, invece della san- zione interdittiva, può nominare un commissario giudiziale che

provveda all'amministrazione dell'ente per un periodo di tempo pari alla sanzione.

6. Disposizioni procedurali

Gli artt. 34 e ss. del D.Lgs. 231/2001 dettano la disciplina del procedimento per l'accertamento e l'applicazione delle

sanzioni all'Ente. Si riassumono qui si seguito, in modo schematico e riassuntivo, le principali disposizioni:

— la competenza a conoscere gli illeciti amministrativi spetta al giudice penale, Tribunale monocratico o collegiale a

seconda del reato presupposto (art. 36);

— l'ente partecipa al procedimento attraverso il rappresentante legale (a meno che non sia imputato);

— deve nominare un difensore di fiducia ed eleggere domicilio; in assenza viene nominato un difensore d'ufficio (artt. 40

e 41);

— se l'ente non si costituisce nel processo, viene dichiarato contumace (art. 41);

— nel corso del procedimento possono essere applicate, come misure cautelari, le sanzioni interdittive di cui all'art. 9,

onde evitare la reiterazione degli illeciti (art. 45); in ogni caso la misura dell'interdizione dall'esercizio dell'attività, in

quanto più grave, può essere applicata solo se le altre misure siano inadeguate alla finalità cautelari.

All'applicazione delle misure provvede il GIP e, dopo l'esercizio dell'azione penale, il giudice che procede. Prima di

decidere sull'adozione della misura (8), il giudice deve convocare le parti in camera di consiglio, depositando la richiesta

del P.M. Successivamente all’adozione della misura, essa può essere appellata ai sensi dell'art. 322bis c.p.p. (art. 52);

inoltre l'ente può richiedere la sua sospensione (art. 49), la revoca o sostituzione. J i

Il giudice può disporre il sequestro preventivo (11) delle cose di cui è consentita la confisca (art. 53)nno1Ire,Tev

Sfondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, delle

spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta alberano dello Stato, può essere disposto sequestro conservativo

dei beni mobili e immobili dell'ente o delle somme o cose allo stesso dovute; • le indagini preliminari sono svolte dal P.M.

clic deve annotare la notizia dell'illecito nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. immediatamente, unitamente alle generalità del

rappresentante dell'ente (art. 55); all'esito delle indagini il P.M. emette decreto di archiviazione, se non ritiene di dover

provvedere a contestazioni di illeciti (art. 58); altrimenti provvede alla contestazione dell'illecito in uno dei modi previsti

dall’art 405 c.p.p., con l'indicazione degli elementi identificativi dell'ente, e l'enunciazione in forma chiara del fatto

costituente l'illecito e del reato presupposto (art. 59);

se viene svolta l'udienza preliminare, essa può concludersi o con sentenza di non luogo a procedere, ovvero con decreto

che dispone il giudizio (art. 61); è ammessa la celebrazione di riti alternativi «premiali»:

a) nel giudizio abbreviato, la riduzione, in caso di condanna, è operata sulla sanzione interdittiva o pecuniaria; tale rito

non è ammissibile per gli illeciti per cui è prevista una sanzione interdittiva in via definitiva (art. 62);

b) il patteggiamento è ammissibile solo se nel relativo processo penale a carico dell'imputati questi abbia anch'egli

patteggiato la pena ovvero se il processo è definibile ai sensi dell'art. 444 c.p.p., nonché se l'illecito amministrativo

preveda come sanzione solo quella pecuniaria (art. 63);

c) il procedimento per decreto è ammissibile quando si ritiene dover applicare la sola sanzione pecuniaria in tal caso il

P.M. avanza al GIP richiesta di emissione del decreto entro 6 mesi dalla iscrizione, prevedendo l'irrogazione di una

sanzione ridotta sino alla metà del minimo applicabile (art. 64);

— nel processo instaurato per l'accertamento della responsabilità da reato dell'ente, non è ammissibile la costituzione di

parte civile, atteso che l'istituto non è previsto dal d.lgs. n. 231 del 2001 e l'omissione non rappresenta una lacuna

normativa, ma corrisponde ad una consapevole scelta del legislatore (Cass. 22-1-2011, n. 2251);

—nel corso del giudizio, prima dell'apertura del dibattimento, su richiesta dell'ente, il giudice può sospendere il

procedimento se viene richiesto un termine per provvedere alle attività riparatone di cui all'art. 17 (es. risarcimento del

danno); ciò eviterà, in caso di condanna, l'applicazione di sanzioni interdittive (art. 65);

—il giudizio può concludersi con una sentenza di esclusione della responsabilità (art. 66), di non doversi procedere, es.

per prescrizione condanna con conseguente applicazione della sanzionò (art. 68); contro la sentenza di condanna

sono ammissibili le impugnazioni; in caso di applicazione dell'interdizione, può essere proposto appello in caso di

applicazione di sanzioni diverse, la sentenza è impugnabile con lo stesso mezzo previsto per l'imputato per il reato

presupposto; è ammissibile anche la revisione;

—l'esecuzione è disciplinata dagli artt. 74 e ss. del D.Lgs. cit.

Capitolo 46

Il sistema delle impugnazioni

A) Concetto

Le impugnazioni sono strumenti giuridici mediante i quali le parti fanno valere innanzi al giudice preordinato i vizi, di fatto

o di diritto, di una precedente sentenza, sono il rimedio accordato ad una parte per rimuovere uno svantaggio nascente

dalla decisione del giudice. La disciplina sulle impugnazioni, contenuta nel libro IX del codice si riferisce direttamente

all'appello, al ricorso per cassazione ed alla revisione, ma essa contiene principi generali applicabili anche a qualsiasi

108

altro tipo di gravame, ivi compresi quelli "in tema di misure cautelari, personali e reali (appello e riesame innanzi al ed.

tribunale della libertà).

B) Finalità

finalità tipica delle impugnazioni è quella di assicurare che le sentenze siano espressione di verità reali e di corretta

applicazione del diritto. Esse meritano di essere impugnate quando sono inficiate da errori di fatto o di diritto.

a) errori di fatto sono quelli che attengono alla divergenza tra i fatti ritenuti in sentenza e la verità reale o processualmente

accertata.

b) errori di diritto sono quelli che attengono all'individuazione della norma da applicare e alla sua successiva

interpretazione.

C) Procedimento

Ogni grado di impugnazione costituisce un ulteriore grado di giudizio, in cui si controlla, eventualmente previa

rinnovazione, il precedente giudizio innanzi ad un giudice dotato teoricamente di maggiore capacità professionale.

2. Mezzi ordinari e straordinari

Il sistema delle impugnazioni si articola in mezzi ordinari e straordinari, i primi sono quelli inseriti nell'iter che porta alla

formazione della sentenze revocabile. I secondi presuppongono già tale irrevocabilità e sono diretti a rimuoverla e, quindi,

hanno carattere eccezionale.

a) due mezzi ordinari:

— appello;

— ricorso per cassazione.

b) un solo mezzo straordinario: la revisione.

3. Aspetti procedurali

Il sistema delle impugnazioni si ispira ai seguenti principi:

A) Interesse ad impugnare

L'esigenza di deflazionare il carico dei processi condiziona il diritto ad impugnare alla sussistenza di un interesse

concreto, diretto e personale. Tale interesse costituisce condizione (o presupposto) dell'azione (art. 568, c. 4) (2). In sua

mancanza l'impugnazione è inammissibile (art. 491).

L'interesse costituisce un presupposto ilei dulllodi impugnazione, .un lir quando il tipo astratto di gravame sia

espressamente previsto dalla logge, sicché In un concreta attivazione è inammissibile quando non sia addotta una

denuncia (do glianza) di violazione di legge o un vizio di merito (3).

B) Disponibilità del gravame

Dalla subordinazione del gravame all'interesse deriva che il titolare di quel l'interesse ha la disponibilità sia del diritto ad

impugnare, sia dell'impugna zione già proposta.

C) Tassatività dei gravami

Per il principio di tassatività, ciascun mezzo di impugnazione è esperibile nei soli casi espressamente previsti dal codice

ed è azionabile solo dalla parte espressi) mente abilitata dalla legge (4). Ovviamente se tale legittimazione è genicamente

attribuita alle «parti», il diritto di impugnazione spetta a ciascuna di esse (art. 56X c. 3) e non solo all'imputato e al P.M.

Inoltre, legittimato al gravame è jure proprio solo il difensore dell'imputato (art. 99, c. 1), tranne l'ipotesi della sentenza

contumaciale. I difensori delle altre parti e dell'imputato contumace hanno bisogno di espressa procura speciale, che li

abiliti al gravame, anche se rilasciata anteriormente alla sentenza da impugnare. In particolare, sono espressamente

previsti dalla legge:

1) i mezzi di impugnazione esperibili. La sentenza o altro provvedimento del giudice è censurabile solo con il mezzo

(appello, ricorso per cassazione o revisione) espressamente previsto dalla legga. Tutti i provvedimenti sulla

libertà personale e tutte le sentenze sono sempre ricorribili per cassazione, per motivi di legittimità, anche quando

non siano altrimenti impugnabili (art. 568, c. 2).Tuttavia, la ricorribilità per cassazione è preclusa alle parti per le

sentenze di contenuto solo processuale (relative alla competenza oIla giurisdizione), ma la Corto di cassazione

può esserne ugualmente investita ad opera del giudice per confplitto di competenza o giurisdizione;

2) le limitazioni oggettive interne al gravame. Pur quando un mezzo di impugnazione sia previsto, ulteriori limitazioni

ad attivarlo possono derivare dal contenuto della decisione (proscioglimento o condanna) o dai motivi del

gravame ;

3) le limitazioni soggettive (ed. legittimazione attiva) ad impugnare. La stessa sentenza per taluni soggetti è

appellabile e per altri è ricorribile.

D) Conversione delle impugnazioni

La convertibilità di un tipo di gravame in altro attiene al fenomeno di sostituzione ope legis del mezzo di impugnazione

azionato dalla parte con quello giuridicamente più corretto (sanatoria di un errore) o proceduralmente più conveniente

(economia processuale), pur in mancanza di un errore. In particolare, la conversione può avvenire per:

a) sanatoria di un errore. L'errore da sanare può concernere la qualificazione giuridica data dalla parie al mezzo di

gravame (es.: appello, anziché ricorso per cassazione). In questo caso, l'errore formale è sanato ope legis e il gra-

vame è convertito nel mezzo appropriato. L'errore può riguardare anche il giudice adito. L'impugnazione proposta ad

un giudice incompetente, per territorio o materia, si considera come validamente formulata innanzi al giudice

competente;

b) economia processuale. Qui non è presupposto alcun errore di parte. La conversione, anch'essa operativa ope legis,

del mezzo di'gravame attivato in altro qui avviene per esigenze di funzionalità ed armonia processuali.

E) Effetti dell'impugnazione

La proposizione del gravame può produrre: 109

a) effetti sospensivi. Trattasi della paralisi dell'esecuzione del provvedimento durante il termine per impugnare.Peraltro,

tale effetto non si produce per le ordinanze cautelari, tutte immediatamente eseguibili, in bonam vel in malam partem (9)

(art. 588);

b) effetti devolutivi. Gli effetti devolutivi delimitano l'ampiezza della cognizione in sede di gravame. Questa può estendersi

all'intera materia trattata dal primo giudice (fatto e diritto, tutti i capi e punti della decisione) ovvero a parte della stessa:

effetto interamente o parzialmente devolutivo.

c) effetti estensivi in bonam partem. Questi attengono alla capacità del gravame, in caso di suo accoglimento, di

propagare gli effetti favorevoli dagli imputati impugnanti a quelli non impugnanti e alle altre parti private portatrici di

interessi dipendenti da quelli dell'impugnante.

4. L'accelerazione dei giudizi

Il sistema delle impugnazioni e dei possibili tre gradi di giudizio necessariamente comportano un allungamento dell' iter

processuale ed allontana nel tempo la definizione della controversia penale.

Previsioni che hanno l'effetto di ridurre il numero dei gradi di giudizio o comunque di accelerarne l'iter di svolgimento

sono:

A) Recursus per saltum

Nei casi in cui sia proponibile, l'appello è sempre facoltativo, nel senso che la parte potrebbe acquietarsi della sentenza di

primo grado.

Il recursus per saltum in cassazione è, tuttavia, ammissibile se sussistono due condizioni:

1) motivi di legittimità. Il ricorso diretto in cassazione è inammissibile (e quindi l'imputato deve proporre l'appello) quando

la doglianza investe unicamente vizi di merito. È, altresì, inammissibile per motivi di legittimità comportano, se accolti,

l'annullamento con rinvio proprio innanzi a quello stesso giudice di appello saltato.

2) accordo delle parti. Il salto dell'appello rappresenta una scelta di tipo procedurale, rimessa, per principio, alla

disponibilità delle parti. Pertanto, il ricorso per saltum non è possibile quando una delle parti preferisca avvalersi

dell'appello.

B) Espedienti acceleratori

Concorrono, altresì, ad accelerare il corso dei processi le seguenti ulteriori previsioni:

termini brevi per impugnare.

motivi contestuali di gravame.

rinunciabilità del gravame (appello o ricorso) (art. 589);

limiti di appellabilità per le sentenze emesse nei riti predibattimentali (giudizio abbreviato e patteggiamento),

anche come contropartita per la loro premialità (artt. 443 e 448);

appello incidentale (art. 595) della controparte non impugnante (P.M. o imputato) in caso di appello (principale)

dell'altra parte. Tale rimedio può costituire uno strumento dissuasivo di impugnazioni meramente dilatorie e, al

limite, può indurre l'appellante principale a rinunciare al proprio gravame, provocando la pronta definizione del

giudizio (13);

riti camerali, più snelli e celeri, con relativa decisione in camera di consiglio (anziché con le complesse formalità

del pubblico dibattimento) per i casi di appello e di ricorso per cassazione considerati dalla legge di minore

rilevanza (artt. 599 e 611);

limiti subiettivi all'impugnazioni. Il diritto di gravami spetta solo alle parti specificamente interessate alla pretesa

civile o penale.

5. Soggetti legittimati ad impugnare

Il potere di gravame spetta, di regola, solo ai soggetti costituiti come parti nel processo ed in riferimento al profilo della

sentenza che riguarda gli interessi sostanziali di cui esse sono rispettivamente portatrici, eccezionalmente, il potere di

gravame (e talvolta di sollecitarne l'esercizio al .M.) spetta anche ad altri soggetti, che non si sono costituiti come parte

nel processo, benché muniti di un interesse qualificato che li avrebbe legittimati diventare parte. In particolare, sono

legittimati ad impugnare:

A) Pubblico Ministero

Nell'ambito di un medesimo ufficio di Procura, abilitato ad impugnare è, per iI principio di impersonalità dell'Ufficio, il

procuratore capo dell'Ufficio e, pei il principio di personalizzazione della funzione di accusa, anche il P.M. persona che

abbia esercitata la funzione nello specifico procedimento, pur se in veste di P.M. delegato. Costoro possono impugnare

anche quando la sentenza sia con formerai la. requisitoria da loro stessi pronunciata in udienza, dovendo le esigenze di

giustizia obiettiva prevalere su eventuali errori di fatto o di diritto da essi commessi.

La personalizzazione della funzione d'accusa giustifica, altresì, la possibilità che il P.M. di primo grado partecipi al

giudizio del grado di appello in rappre- sentanza del PG. e con il consenso di questi (ed. potere di seguito: art. 570, c. 3).

Ciò risponde anche a ragioni di utilità e convenienza pratica. Non e, invece, consentito al pubblico ministero ricorrente (in

servizio presso il giudice di me- rito) impersonare l'accusa presso 11 Corte di cassazione, giacché egli non ha funzioni di

legittimità.

B) Imputalo o difensore

Legittimato ad impugnare la decisione ilei giudice è l'imputato-persona, che può agire sia personalmente, sia attraverso

un suo procuratore speciale ad hoc designabile anche prima della pronuncia del provvedimento da impugnare. Pure

legittimato è il difensore, parte formale, sia quello nominato dopo la decisione, sia quello che ne aveva la qualità nel

momento del deposito della decisione. Nei loro rapporti, 1la volonta dell’imputato prevale su quella del difensore: il primo

può togliere effetto all’impugnazione proposta dal secondo, ma non viceversa.

II difensore legittimato all'impugnazione è sia quello di fiducia, che quello nominato d'ufficio.

C) Parte civile 110

La persona danneggiata dal reato, costituitasi parte civile, può proporre impu gnazione contro la sentenza di condanna,

limitatamente ai capi che riguardano l'azione civile e ai soli effetti della responsabilità civile contro la sentenza di

proscioglimento pronunciata nel giudizio. La parte civile ha facoltà di proporre appello, agli effetti della responsabilità

civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio di primo grado.

D) Parti private eventuali

La persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e il responsabile civile (per il fatto dell'imputato) sono legittimati ad

impugnare i capi civili che direttamente li riguardano, nonché i capi penali che ne costituiscano il necessario presupposto

logico-giuridico. Esse possono solo quando è stata affermata la responsabilità civile dell’imputato ed essi siano stati

condannati.

E) Legittimazione suppletiva per il capo penale

Eccezionalmente, il potere di impugnazione è riconosciuto a taluni soggetti, che non sono stati parte nel processo (o nello

specifico rapporto processùàie), ma che hanno, rispetto al thema decidendum, un interesse qualificato. Essi sono

legittimati ad interloquire unicamente in ordine ai capi penali della sentenza e, a tal fine, l'art. 572 contempla il c.d. potere

di eccitazione del P.M., affinché questi eserciti la sua potestà di impugnativa penale. In pratica, il danneggiato da reato

costituitosi parte civile, persona offesa dal reato non costituitasi parte civile, e gli enti esponenziali che la fiancheggiano

possono presentare al P.M. richiesta motivata di impugnazione ai fini penali. II P.M. è tenuto ad impugnare ovvero, in

alternativa, ad adottare decreto motivato di rigetto da notificare al soggetto stimolatore del gravame.

6. Modalità di impugnazione

A) L'atto di impugnazione

L'atto di impugnazione consiste in una dichiarazione motivata di gravame, che deve comprendere sia la manifestazione di

volontà di impugnare, sia la contestuale motivazione . Però i motivi possono essere presentati anche separatamente dalla

enunciazione della volontà di impugnazione ma sempre entro il termine previsto a pena di nullità. All'uopo, l'atto di

impugnazione deve essere presentato alla predetta cancelleria personalmente o a mezzo di nuncius (che può essere

eventualmente lo stesso difensore) o ad essa spedito n mezzo posta o telegramma.

B) Termini

L'impugnazione va necessariamente proposta entro termini perentori, prescritti a pena di inammissibilità. In materia di

termini per impugnare si hanno:

a) Termine iniziale (dies de quo). Coincide con il momento di legale conoscenza della motivazione della sentenza che

può essere durante la lettura in udienza o in caso di redazione differita della motivazione, decorre dalla scadenza

prefissata dalla legge (15 giorni) o eventualmente determinata dal giudice (fino a"90 giorni, dopo là deliberazione.

b) termine finale. Riguarda esclusivamente le impugnazioni ordinarie (appello e ricorso per cassazione), in quanto il

mezzo straordinario della revisione (avendo questa ad oggetto una sentenza già passata in giudicato) è proponibile in

ogni tempo. Lo spatium temporis per impugnare decorre daa dies a quo e si estende per una durata variabile: 15

giorni, se la motivazione è contestuale al dispositivo; 30 giorni, se la motivazione è depositata nei successivi 15

giorni; 45 giorni in tutti gli altri casi;

c) sospensione dei termini. I termini procedurali non decorrono e, quindi, sono sospesi durante il cd. periodo feriale (1

agosto - 15 settembre) di ogni anno sicchè iniziano o riprendono a decorrere dopo il 15 settembre. Tuttavia, tale

sospensione non si verifica per gli imputati o indagati in custodia cautelare, se costoro o i difensori rinunciano ad

usufruire della sospensione in esame.

C) Inammissibilità

L'impugnazione consiste in una domanda di parte rivolta al giudice per ottenere il nuovo giudizio. L'inammissibilità

consiste nella invalidità di tale domanda- Cause di inammissibilità possono essere: la decadenza dal diritto di impugnare

(es.: per decorrenza dei termini ); la preclusione della relativa attività (ad es., per avvenuta consumazione del diritto già

esercitato); il difetto di legittimazione ad azionare il gravame; la mancanza di interesse ad impugnare, originaria o

eventualmente sopravvenuta; la improponibilità del mezzo di gravame (provv. non impugnabile); la violazione di modalità

formali.

L'inammissibilità è dichiarata, anche d'ufficio, dal giudice dell'impugnazione, anche quando la parte abbia rinunciato alla

propria impugnazione e questa sia, quindi, diventata inammissibile

L'appello

Caratteri generali

A) Natura

L’appello è un mezzo di impugnazione, ordinario ed eventuale, esteso al merito della decisione di primo grado.

La disciplina dell'appello e data da regole generali nonché da regole speciali. Queste, in particolare, riguardano la

tipologia delle sentenze appellabili, la cognizione del giudice di appello, la legittimazione delle parti ad impugnare e il

modus procedenti (forma del processo).

L'appello costituisce uno stadio eventuale ed intermedio del processo giacché non tutte le sentenze sono appellabili e la

decisione di secondo grado è sempre ricorribile per cassazione. L'appello e, come il ricorso, un rimedio limitatamente

devolutivo (rispetto sia all'oggetto, sia ai soggetti) e produce effetti sospensivi ed estensivi. II nuovo testo dell'art. 593

(casi di appello), dopo aver sancito la generale appellabilità, salve espresse eccezioni, delle sentenze di condanna,

aveva previsto la possibilità, per l'imputato ed il P.M., di impugnare le sentenze di proscioglimento solo se a fondamento

dell'appello venivano addotte prove nuove, sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, e decisive, le quali

dovevano essere assunte attraverso la rinnovazione della istruttoria dibattimentale in appello.

B) Giudici dell'appello

Secondo un criterio di concentrazione piramidale, in un dato territorio, ad una molteplicità di organi di primo grado

corrisponde sempre un solo giudice di appello, cosi come alla pluralità di organi di appello corrisponde, al vertice, solo la

Corte di cassazione, in Roma. 111

In particolare, giudici con giurisdizione (solo o anche) in grado di appello sono:

a) il Tribunale. Sulla competenza penale del giudice di pace;

b) la Corte d’Appello per il tribunale monocratico, collegiale, GIP e GUP;

c) la Corte d’assise d’Appello per le sentenze della corte d’assise e del gip per reati della corte d’assise;

d) la Corte d’Appello sez. Minori per tribunali minori;

e) Tribunale su sentenze di condanna, di assoluzione, di non doversi procedere o di non luogo a procedere, emesse

in primo grado da qualsiasi G.U.P, in sede di udienza preliminare, o da qualsiasi giudice predibattimentale o

dibattimentale, quando il gravame è limitato alle disposizioni che riguardano le misure sicurezza. Quando si tratta

di minori al momento del commesso reato, il giudice dell'appello è lo stesso tribunale per i minorenni, in funzione

di tribunale di sorveglianza, con la consueta sua composizione mista togato-laica.

2. Regime dell'appello

A) Soggetti legittimati ad appellare

I soggetti titolari del diritto di appellare sono tutti quelli legittimati in generale alle impugnazioni , quelli portatori

dell'interesse, civile o penale, oggetto del relativo capo della sentenza. Possono, pertanto, appellare rispettivamente per:

a) i capi penali:

— l'imputato e il suo difensore;

— il P.M. Per il PM la legittimazione spetta al procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario o per i minorenni

e il procuratore generale presso la Corte di appello ed i sostituti procuratori dei loro Uffici . Legittimali all'appello

anche il singolo P.M. persoma che ha sostenuto l'accusa.

b) i capi civili:

— il responsabile civile;

— civilmente obbligato per la vena pecuniaria;

— la parte civile;

— il querelante condannato alle spese e/o ai danni.

B) Termini per appellare

I tempi sono quelli previsti in generale per le impugnazioni, già esaminati nel precedente capitolo.

C) Limiti di appellabilità

La regola generale è l'appellabilità. L’imppeltàbitità è l’eccezione e, in quanto tale, deve essere espressamele prevista.

Sono inappellabili:

- le sentenze in tema di competenza e di giurisdizione

- i decreti e le ordinanze di archiviazione

- le sentenze per reati in concreto puniti (in primo grado) o in astratto punibili (a seguito dell'appello) solo con pena

dell'ammenda

- le sentenze di non luogo a procedere emesse in sede di udienza preliminare, è ammesso il solo rimedio del

ricorso per cassazione

- le sentenze predibattimentali di proscioglimento pronunciate, nella fase degli atti preliminari al dibattimento, con la

non opposizione delle parti;

- le sentenze di proscioglimento emesse nel giudizio penale davanti al giudice di pace.

Ulteriori limiti all'appellabilità, come già accennato, sussistono per le sentenze che difiniscono i riti premiali.

D) Ampliamento dell'appellabilità

L’ampliamento del regime dell'impugnabilità si può avere con:

a) la conversione del ricorso per cassazione in appello

b) l’appello incidentale.

In virtù di tale istituto, il soggetto che è decaduto, per decorrenza dei termini, dal diritto di appellare ne riacquista una

limitala facoltà.

3. Poteri del giudice d'appello

In ordine all'esito del gravame:

a) P.M. appellante. Il giudice di appello può anche decidere contra reum in particolare può aggravare la figura del reato o

la specie o la quantità della pena, revocare benefici, mutare l'assoluzione in condanna o adottare una formula di

proscioglimento meno favorevole;

b) imputato appellante. Qui il giudice può operare solo pro reo ;

c) P.M. e imputato, entrambi appellanti. Il giudice può operare modifiche nell'una o nell'altra direzione.

Tuttavia, il giudice ha taluni poteri svincolati dall'iniziativa e dalle richieste

delle parti: può concedere, anche di ufficio, i benefici della sospensione condìzionale della pena e della non menzione

della condanna, nonché riconoscete circostanze attenuanti, riducendo, in questo caso, anche la pena (art. 597). I noi tre,

il potere di effettuare il giudizio di comparazione tra circostanze attenuanti e aggravanti non può essere esercitato in via

autonoma, ma solo come conseguenza del riconoscimento di nuove attenuanti

4. Forme processuali

a) Unicità del rito processuale

Mentre in primo grado vi è una ricchezza di modelli processuali alternativi, accanto al rito ordinario, in appello, invece,

esiste un unico modello, che si applica in riferimento a tutti i procedimenti, ordinari e speciali.

b) Fasi processuali

Come nei procedimenti di primo grado, anche in appello si hanno:

—fase predibattimentale. Il presidente del collegio d'appello emette decreto di citazione nei confronti dell’ imputato e delle

altre parti private l'avviso della data di udienza, specificando se questa è camerale o pubblica. 112


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Bronzo Pasquale.

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