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Quindi vi sono :

PROVE VIETATE DALLA LEGGE (INUTILIZZABILI)

PROVE IRRILEVANTI

PROVE SUPERFLUE

Superflue o prove ridondanti (ingiuria durante un comizio: convoco come testimoni

1000 persone.)

Irrilevante: Non aggiunge nessuna informazione al fatto (convoco una persona che

stava parlando al telefono per i fatti suoi.)

Ma il problema è stabilire se l’art. 190 c.p.p. vale anche per l’imputato e cioè se

per lui valgono i limiti imposti dalla legge ordinaria oppure ha il diritto più ampio

tutelato dalla costituzione.

Secondo molti si deve interpretare così: l’imputato ha la più ampia libertà possibile

tutelata dalla costituzione ma interpretata secondo quanto dispone la legge ordinaria.

Si realizza così un INVERSIONE METODOLOGICA DELLE FONTI.

Nell’art. 4 del nuovo disegno di legge del governo Berlusconi è prevista anche una

modifica all’art. 190 c.p.p. nel senso che il nuovo testo riprenderebbe l’art. 111

costituzione (si ampliano le facoltà di prova dell’imputato che può così disporre

anche delle prove superflue.

Infine abbiamo nel 3° comma art. 111 il diritto all’interprete previsto anche nella

C.E.D.U.

Ribadiamo che il 4° comma prevede un diritto al contraddittorio in senso FORTE (le

prove si devono formare durante il dibattimento)

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione

della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di

dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto

all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

Ovviamente si deve trattare della prova principale o della testimonianza principale.

Se ci si fermasse qui il principio dell contraddittorio nella formazione della prova

sarebbe assoluto.

Sta di fatto che nel 5° comma abbiamo 3 eccezioni (le uniche possibili)

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in

contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura

oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

1) Consenso dell’imputato (patteggiamento o rito abbreviato)

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2) Accertata impossibilità oggettiva. Es. morte imprevedibile del testimone e non è

stato esperito l’incidente probatorio; in questo caso sarà possibile utilizzare le sue

dichiarazioni (ciò non vuol dire che questa diventa una prova legale, quindi il giudice

dovrà sempre valutarne l’attendibilità).

3) effetto di provata condotta illecita (intimidazione del testimone da parte

dell’imputato o di un terzo)

Attenzione che qui c’è un problema: se il testimone viene intimidito ciò non vuol dire

che necessariamente venga intimidito dall’imputato perché ciò equivarrebbe a una

presunzione di colpevolezza.

Infatti il testimone potrebbe essere intimidito da un terzo perché NUOCCIA

all’imputato, quindi perché l’imputato dovrebbe pagarne le conseguenze sfavorevoli?

12/03/2009

Problema delle prove incostituzionali

La costituzione dice: La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla

base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente

sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

In questo caso notiamo che è la costituzione stessa a sanzionare il mancato rispetto

delle regole.

Da notare che in genere la costituzione non scende così nel dettaglio, fino a prevedere

sanzioni alla violazione di un diritto.

In tal caso questa violazione costituzionale del regime della prova ne determina la

non utilizzabilità nel processo.

Altre sanzioni costituzionali sono quelle previste dagli artt. 13 e 14 cost.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di

ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà

personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi

previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati

tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare

provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore

all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto

ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza

fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge

stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

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Art. 14.

Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o

sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte

per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di

sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi

speciali.

Oppure 4° comma art. 21

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo

intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere

eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai

oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo

convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di

ogni effetto

Il problema è qui stabilire se c’è una regola secondo cui le prove ottenute in

violazione della Costituzione sono o no utilizzabili nel processo penale.

Esempio: se effettuo una perquisizione domiciliare in violazione alle norme di legge,

oppure la polizia giudiziaria agisce senza i requisiti di necessità o urgenza, in tal caso

il corpo del reato potrà essere utilizzato come prova?

Negli U.S.A. questo NON si può fare. Se la polizia commette un abuso, la prova così

ottenuta non si può utilizzare nel processo perché sennò il giudice diventerebbe

complice di un’illegalità.

In Italia il problema è controverso.

La migliore dottrina sostiene che prevedere una regola senza collegarvi una sanzione

non ha alcun senso.

La corte Costituzionale invece afferma che occorre un bilanciamento fra gli interessi:

il corpo del reato NON diventa inattendibile solo perché la perquisizione è illegittima.

La Corte sostiene che sono 2 atti DIVERSI: la perquisizione in sé è illegittima, ma il

sequestro di un corpo del reato interrompe il nesso causale, cioè l’illegittimità non si

trasferisce al sequestro del corpo del reato..

Questo anche perché esiste una norma di legge che dice che il corpo del reato DEVE

obbligatoriamente essere sequestrato.

Scaparone dice che in realtà il problema si pone SOLO per le prove a carico

dell’imputato, perché quelle a suo discarico devono essere SEMPRE utilizzabili in

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un ordinamento che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (il diritto a provare la

propria innocenza è considerato inviolabile).

Ma per quelle a carico dell’imputato?

Occorre premettere che i diritti del P.M. sono SOLO a livello legislativo, Mai

costituzionale.

Le norme costituzionali sono SOLO a tutela dell’imputato.

Quindi SE l’imputato non potesse introdurre una testimonianza a suo discarico di un

teste che si sottrae al controinterrogatorio del P.M. , allora verrebbe violato il diritto

costituzionale alla difesa di cui all’art. 24 Cost. (La difesa è diritto inviolabile in ogni

stato e grado del procedimento.)

Fra l’altro l’art. 111 parla di qualsiasi mezzo di prova (abbia la facoltà, davanti al

giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a

suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa

nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a

suo favore) CODICE DI PROCEDURA PENALE

Sono 11 libri divisi idealmente in due parti: Parte statica e parte dinamica

PARTE I: I SOGGETTI

Sono i soggetti che intervengono nel processo penale.

Parti NECESSARIE: Imputato e P.M. (il giudice Non è una parte, anzi è TERZO

rispetto alle parti)

Le parti EVENTUALI sono quelle di cui all’art. 185 C.P.

La persona offesa dal reato è un soggetto che se si costituisce diventa una PARTE.

Altre parti del processo sono il responsabile civile del danno (padrone, committente,

genitore), la persona tenuta al pagamento della pena pecuniaria.

Questi 3 soggetti si dicono parti EVENTUALI.

Altre parti sono la persona offesa dal reato e la polizia giudiziaria.

IL GIUDICE 27

Giudici speciali ricordiamo sono solo 2 : i tribunali militari e la Corte Costituzionale

per la messa in stato d’accusa per il Capo dello Stato..

Come si fa a riconoscere un giudice ordinario da uno speciale?

Si deve vedere se il suo status giuridico è previsto nella legge sull’ordinamento

giudiziario.

Giudici straordinari: la costituzione li vieta e noi li troviamo solo nell’ordinamento

internazionale.

Il tribunale per i minorenni e il tribunale di sorveglianza sono giudici ordinari

SPECIALIZZATI.

Gli esperti che li compongono sono nominati ogni 3 anni con un provvedimento del

C.S.M.

Poi vi sono organi che esprimono la partecipazione popolare all’amministrazione

della giustizia: La Corte d’Assise (6 popolari + 2 togati) e la Corte d’Assise

d’Appello (6 giudici popolari diplomati + 2 togati).

Poi ci sono anche i giudici ONORARI: Giudice di Pace, G.O.T. e vice procuratori

onorari (avvocati, uditori giudiziari innanzi al tribunale in composizione

monocratica). GIURISDIZIONE

E’ uno dei 3 poteri dello stato: ACCERTARE ED APPLICARE LA LEGGE

PENALE.

La giurisdizione abbiamo visto che è frazionata: la frazione di giurisdizione che

appartiene ad un giudice si dice COMPETENZA.

Le regole sulla competenza sono stabilite ESCLUSIVAMENTE dalla legge in

omaggio al principio del giudice naturale precostituito per legge.

Art. 25. Cost.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Esempio. Fino al 1972 il procuratore poteva spostare DISCREZIONALMENTE il

processo di un minore connesso con un altro a carico di un maggiorenne, nell’ambito

del processo a carico del maggiorenne.

Ci sono nell’ordinamento giuridico delle regole che individuano il giudice

competente PRIMA dell’insorgere della RES IUDICANDA (prima che sia commesso

il reato).

Il giudice non sarà individuato come persona fisica ma come ufficio.

Dire che la materia è regolata esclusivamente dalla legge vuol dire escludere

qualsiasi potere DISCREZIONALE.

I criteri sono stabiliti dalla legge anche in caso occorra spostare il processo in un'altra

sede (es. magistrato imputato o persona offesa dal reato).

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Prima del nuovo codice c’era stato il caso del processo per la strage di Piazza Fontana

spostato da Milano a Catanzaro.

16/03/2009

Abbiamo visto come la competenza riguarda i modi in cui ripartire la giurisdizione

fra i vari giudici ordinari (fra di essi vi sono anche i giudici specializzati).

Per quanto riguarda il tribunale dei minorenni vale sempre il principio della

separazione dei procedimenti: il minore è SEMPRE giudicato dal giudice

specializzato, anche se il reato è connesso con uno compiuto da un maggiorenne e

anche quando i reati sono commessi dalla stessa persona (prima da minorenne e poi

da maggiorenne).

Abbiamo 2 tipi di giudici:

IL GIUDICE DELLA COGNIZIONE: accerta l’attribuzione di un fatto costituente

reato a un determinato soggetto. Se il fatto sussiste, ma il soggetto risulta ignoto (es.

furto d’auto contro ignoti) il procedimento si chiude con un decreto di archiviazione.

IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE: il libro parla solo dei giudici di sorveglianza.

Quando una sentenza passa in giudicato inizia la fase dell’esecuzione della pena (se è

una condanna a pena detentiva l’esecuzione riguarda la libertà personale.)

In questa fase vi può essere l’intervento del giudice dell’esecuzione.

Esempio: Problema dell’ESATTA pena da far scontare al reo (es. calcolo del

cumulo della pena nel caso di continuazione; se il calcolo è sbagliato si può ricorrere

al giudice dell’esecuzione attraverso un INCIDENTE DÌ ESECUZIONE al fine di

far correggere al giudice il titolo esecutivo)

Non è un giudice DIVERSO dal giudice di merito (appartengono allo stesso ufficio)

Il tribunale di sorveglianza può essere sia monocratico (giudice togato) che collegiale

ed è competente per tutte le misure alternative alla detenzione esclusa la liberazione

anticipata (di competenza monocratica)

Normalmente i provvedimenti del tribunale di sorveglianza sono ordinanze motivate

ricorribili per cassazione.

COGNIZIONE

In casi eccezionali la Cassazione è anche giudice dei FATTI (nel caso di

rimessione dei procedimenti la cassazione valuta nel merito i presupposti di fatto che

giustificano il trasferimento del processo).

Abbiamo in 1° grado:

Giudice di pace

Tribunale (monocratico o collegiale)

Corte di Assise. 29

Il vecchio art. 34 (incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel

procedimento) ha causato molti interventi della corte costituzionale a garanzia

dell’imparzialità; gli stesori del vecchio codice si erano dimenticati i problemi

sull’incompatibilità.

A causa di queste ripetute pronunce vennero riorganizzati gli uffici giudiziari e fu

creato il tribunale.

Per quanto riguarda la composizione (monocratico o collegiale) non si parla di

criterio di competenza bensì di criteri di attribuzione FUNZIONALE ( Scaparone

continua a chiamarla competenza).

Il legislatore dice che è una semplice attribuzione di funzioni e quindi NON si

applicano le norme sulla nullità sulla competenza. (le conseguenze sulla competenza

sono così meno RADICALI).

La COMPETENZA FUNZIONALE non è prevista dal codice ma si ricava dal

corpo delle norme: è la cosiddetta competenza per stadi e gradi del processo.

Abbiamo:

Il Giudice per le Indagini Preliminari

Il Giudice per le Udienze Preliminari (reati con pena nel massimo superiore a 4 anni);

possono al limite essere la stessa persona fisica salvo che il G.I.P. abbia preso una

qualunque decisione sul merito (se ha disposto il ricovero in un ospedale per

problemi di salute NON è una decisione sul merito, se ha disposto una custodia

cautelare invece SI).

Nella fase successiva del procedimento avremmo o Tribunale o Corte d’Assise.

Il P.M. si occupa di TUTTI i procedimenti salvo quelli davanti al giudice di pace che

sono portati avanti dai Vice Procuratori Onorari.

In 2° grado abbiamo:

Il tribunale Monocratico (avverso le sentenze del giudice di Pace.)

La corte di Appello (5 giudici Togati)

La corte di assise d’Appello.

La Corte di Cassazione sezione penale ha 6 sezioni composte di 5 giudici più una

settima detta sezione-filtro che decide sull’ammissibilità del ricorso.

Le sezioni unite sono composte di 9 giudici.

COMPETENZA PER MATERIA IN 1° GRADO

Vediamo un attimo gli ambiti territoriali dei magistrati:

Giudice di Pace = MANDAMENTO

Tribunale = CIRCONDARIO

Corte d’Assise = CIRCOLO

Corte d’Appello = DISTRETTO

Sono dei cerchi concentrici.

Le sedi distaccate si occupano solamente di reati di competenza del giudice

monocratico.

Lo schema della competenza riguarda il 1° grado (l’Appello viene di conseguenza).

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COMPETENZA PER MATERIA = è ripartita in base ai tipi di reato (competenza

di tipo VERTICALE)

Una volta stabilito quale tipo di giudice deve occuparsi del reato occorre individuare

sul territorio l’ufficio competente (competenza ORIZZONTALE).

Parentesi sulla CONNESSIONE: nel codice precedente era considerata un criterio

attributivo della competenza.

Con il nuovo codice la connessione è una forma ordinaria di attribuzione della

competenza, cioè opera come correttivo delle norme sulla competenza per

materia e per territorio.

Esempio: il complice del presidente della repubblica processato per alto tradimento

sarà giudicato anch’egli dalla Corte costituzionale.

Con la connessione NON è detto che i procedimenti debbano necessariamente UNITI

in un unico processo, ma il giudice (inteso come ufficio) sarà unico.

In altre parole non è che un giudice pronuncia insieme su due reati commessi dalla

stessa persona, è solo che competente sarà lo stesso ufficio (magari 2 sezioni diverse).

COMPETENZA PER MATERIA

Art. 4.

Regole per la determinazione della competenza.

1. Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato

consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione, della recidiva e delle circostanze del

reato, fatta eccezione delle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di

specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.

Riguardo alla competenza per materia abbiamo dei REATI NOMINATI che sono

giudicati sempre dallo stesso giudice (competenza di tipo QUALITATIVO o secondo

il NOMEN JURIS.)

Per esempio per i reati di genocidio competente sarà SEMPRE la Corte d’Assise.

Abbiamo poi la competenza di tipo QUANTITATIVO che è stabilita in base alla

pena massima irrogabile.

Vediamo che ai sensi dell’art. 4 per la determinazione della competenza NON si tiene

conto della recidiva, delle continuazione, delle circostanze, ma si tiene conto delle

circostanze ad effetto speciale (che comportano un aumento della pena di oltre un

terzo).

Delle attenuanti non si deve tenere conto e quindi Non si deve fare il giudizio di

bilanciamento fra aggravanti e attenuanti.

18/03/2008 31

Nel codice si parla di tre tipi di competenza:

Il quarto tipo di competenza è detta FUNZIONALE e si riferisce ai vari gradi e stadi

del processo.

La competenza per materia si può dividere in :

QUALITATIVA (nomen juris del reato o articolo del codice penale)

QUANTITATIVA (pena massima comminata dalla legge per quel reato).

Rammentiamo che l’art. 4) c.p.p. vale sia ai fini della competenza sia nei criteri da

verificare per effettuare le intercettazioni telefoniche.

REATI DI COMPETENZA DELLA CORTE D’ASSISE

Sono i reati che prevedono come pena massima l’ergastolo e la reclusione fino a 24

anni (criterio quantitativo).

Poi abbiamo anche un criterio qualitativo di attribuzione della competenza nei reati di

genocidio, delitti contro la personalità dello Stato.

Alcuni gravissimi reati come l’associazione a delinquere di stampo mafioso e il

terrorismo (se non comportano un fatto di sangue) sono stati tolti alla competenza

della corte d’Assise a causa della loro complessità.

Inoltre i giudici popolari avrebbero potuto essere più facilmente intimiditi non

essendo magistrati di carriera.

REATI DI COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE

Il criterio di competenza è essenzialmente QUALITATIVO (nomen juris del reato) e

sono per lo più reati punibili a querela della persona offesa (avuta la notizia di reato il

P.M. NON può agire d’ufficio)

REATI DI COMPETENZA DEL TRIBUNALE

La competenza del Tribunale è essenzialmente residuale, anche se abbiamo alcuni

reati che sono attribuiti direttamente alla sua competenza (es. reati finanziari).

Il tribunale può essere a composizione MONOCRATICA O COLLEGIALE e le

attribuzioni seguono sia criteri quantitativi che qualitativi (tecnicamente NON sono

problemi di competenza).

Là dove si parla di nullità degli atti processuali, tale disciplina NON si applica al

difetto di attribuzione al tribunale in sede monocratica o collegiale.

Se invece il tribunale decidesse al posto della corte d’Assise le conseguenze

sarebbero più gravi.

Quindi il fatto che si parli di ATTRIBUZIONE anziché di COMPETENZA

probabilmente è dovuto al fatto che la legge sottopone la violazione delle nome, che

determinano le attribuzioni dei due organi, a un trattamento assai meno rigoroso di

quello previsto per l’incompetenza per materia.

TRIBUNALE COLLEGIALE : delitti puniti con la reclusione superiore nel massimo

a 10 anni (più qualche altra competenza qualitativa)

TRIBUNALE MONOCRATICO: TUTTI gli altri delitti.

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Vediamo ad alcune nozioni processuali.

Il rito abbreviato può essere chiesto all’udienza preliminare innanzi al

GIUDICE PER LE UDIENZE PRELIMINARI ed essendo un vero e proprio

diritto soggettivo dell’imputato può essere richiesto per qualunque reato (anche quelli

più gravi).

Il patteggiamento invece NON è un diritto dell’imputato e può essere richiesto SOLO

per reati entro una certa gravità.

Le MISURE CAUTELARI sono disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari e

sottoposte all’impugnazione presso il Tribunale del Riesame (Organo Collegiale).

Ci si è posti il problema se fosse il caso o meno di sostituire il G.I.P. con un Collegio

ma questa soluzione sarebbe troppo dispendiosa nell’economia dei processi (lo stesso

problema si è posto per le intercettazioni).

Inoltre anche se l’organo collegiale dia in prima battuta una fiducia maggiore, è

anche vero che un organo singolo è più responsabilizzato quando prende le proprie

decisioni.

Inoltre nel collegio si pone sempre la questione della minoranza dissenziente.

In Italia non esiste come nel common Law la DISSENTING OPINION .

L’unico istituto similare si ha in caso di procedimento per la responsabilità civile dei

magistrati.

Il giudice dissenziente può dissentire dall’opinione dei colleghi e riportare le

motivazioni del dissenso (che non emergono MAI in sentenza, stesa dal giudice

relatore) in una busta sigillata, chiusa in un armadio blindato.

La busta verrebbe utilizzata in caso di appello vinto contro la sentenza di prmo grado

e il giudice dissenziente sarebbe così escluso dal risarcimento danni

Le MISURE CAUTELARI in caso di urgenza e necessità possono essere disposte

anche dalla polizia giudiziaria, le intercettazioni MAI (al massimo dal P.M.).

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono

inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie

stabilite dalla legge.

A causa dell’art. 15 la costituzione tutela la comunicazione in modo molto forte (più

forte addirittura della libertà personale limitabile dalle misure cautelari).

L’intercettazione della comunicazione è considerata MOLTO invasiva della

personalità dell’individuo quindi può essere disposta SOLO dall’autorità giudiziaria.

COMPETENZA PER TERRITORIO

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Il giudice competente per territorio è naturalmente il giudice del “LOCUS

COMMISSI DELICTI” in quanto nel luogo del reato è più facile per il giudice

compiere gli accertamenti del caso.

Vi sono poi delle ipotesi particolari:

REATI DI CONDOTTA = dove la condotta illecita è stata tenuta

REATI DI EVENTO = dove l’evento dannoso o pericoloso è avvenuto

REATI PERMANENTI = Luogo dove il reato è cominciato (se fosse il luogo dove la

permanenza è cessata p. es. per la liberazione del rapito, si avrebbe che il colpevole

potrebbe scegliere il giudice naturale e , in tal modo, rendere più difficoltose le

indagini).

REATI CON L’EVENTO MORTE = dove è avvenuta l’azione che l’ha causata (e

non il luogo del decesso che può essere un ospedale anche molto distante)

DELITTO TENTATO = luogo dell’ULTIMO atto idoneo diretto in modo non

equivoco a commettere il reato.

SE non è possibile conoscere questi luoghi, ALLORA:

DOMICILIO DEL REO

Ovvero

LUOGO DOVE IL P.M. HA ISCRITTO LA NOTIZIA DI REATO

REGOLE SPECIALI PER ALTRE CATEGORIE DI REATI

REATI FINANZIARI: Luogo dove è stato accertato

REATI COMMESSI A MEZZO CINEMA O TEATRO: Luogo della PRIMA

rappresentazione

DIFFAMAZIONE A MEZZO RADIO O TV: Domicilio della persona offesa

REATI COMMESSI ALL’ESTERO:

1) Residenza o domicilio dell’imputato

In mancanza

2) Luogo italiano dove è stato arrestato

In mancanza

3) Luogo dove il P.M. ha iscritto la notizia di reato

REATI COMMESSI SU NAVI O AEREI: Luogo italiano dell’approdo o

atterraggio.

Regole particolari valgono nel caso che un magistrato ordinario o onorario sia

imputato o persona offesa dal reato: il processo viene spostato, per esigenze di

imparzialità, in base alla tabella per la remissione dei procedimenti

34

19/03/2009 COMPETENZA PER CONNESSIONE

Riguarda la possibilità di riunire più procedimenti e le regole per individuare il

giudice competente nei procedimenti CONNESSI.

La CONNESSIONE è un criterio di attribuzione DIRETTA della

competenza.

La filosofia è quella di far svolgere diversi procedimenti innanzi ad un unico

ufficio (attenzione questo NON vuol dire un unico processo, NE’ un unico

giudice).

Il principio funziona così:

PRIMA si determina la competenza di un giudice in base alla materia.

SUCCESSIVAMENTE si determina l’ufficio sul territorio in base alla

connessione.

Nota MOLTO BENE : la connessione è un principio di attribuzione della

competenza territoriale e NON significa la RIUNIONE dei procedimenti.

Vediamo ora l’art. 12 c.p.c.: abbiamo 3 casi di PROCEDIMENTI CONNESSI:

Art. 12.

Casi di connessione.

1. Si ha connessione di procedimenti:

a) se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso (DELITTO

DOLOSO) o cooperazione (DELITTO COLPOSO) fra loro, o se più persone con condotte

indipendenti hanno determinato l'evento;

b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione

(CONCORSO FORMALE) ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno

criminoso; (REATO CONTINUATO) eseguire o per occultare gli

c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per

altri.

Vediamo ora COME, e cioè quali sono le regole di connessione.

La connessione influisce sulla GIURISDIZIONE

Art. 13.

Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali.

35

1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza di un giudice ordinario e

altri a quella della Corte costituzionale, è competente per tutti quest'ultima. (la Corte

Costituzionale è SEMPRE competente in caso di connessione)

2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera soltanto quando il reato

comune è più grave di quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti dall'articolo 16 comma 3.

In tale caso, la competenza per tutti i reati è del giudice ordinario. (la connessione opera a favore

del giudice ordinario SOLO nel caso di reato comune più grave; nel caso contrario ognuno si

tiene il suo procedimento )

Le regole sulla connessione NON valgono per i reati commessi da minorenni

Art. 14.

Limiti alla connessione nel caso di reati commessi da minorenni.

1. La connessione non opera fra procedimenti relativi a imputati che al momento del fatto erano

minorenni e procedimenti relativi a imputati maggiorenni.

2. La connessione non opera, altresì, fra procedimenti per reati commessi quando l'imputato era

minorenne e procedimenti per reati commessi quando era maggiorenne.

COMPETENZA PER MATERIA DERIVANTE DA CONNESSIONE

La corte d’Assise prevale sul tribunale in caso di procedimenti connessi.

Art. 15.

Competenza per materia determinata dalla connessione.

1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza della corte di assise ed altri

a quella del tribunale, è competente per tutti la corte di assise.

COMPETENZA PER TERRITORIO DERIVANTE DA

CONNESSIONE Art. 16.

Competenza per territorio determinata dalla connessione.

1. La competenza per territorio per i procedimenti connessi rispetto ai quali più giudici sono

giudice competente per il reato più grave

ugualmente competenti per materia appartiene al

giudice competente per il primo reato.

e, in caso di pari gravità, al 36

2. Nel caso previsto dall'articolo 12 comma 1 lettera a) se le azioni od omissioni sono state

derivata la morte di una persona, è competente

commesse in luoghi diversi e se dal fatto è

il giudice del luogo in cui si è verificato l'evento.

delitti si considerano più gravi delle contravvenzioni

3. I . Fra delitti o fra contravvenzioni

si considera più grave il reato per il quale è prevista la pena più elevata nel massimo ovvero, in

caso di parità dei massimi, la pena più elevata nel minimo; se sono previste pene detentive e pene

pecuniarie, di queste si tiene conto solo in caso di parità delle pene detentive.

REGOLE PER LA RIUNIONE DEI PROCESSI

Art. 17.

Riunione di processi.

nello stesso stato e grado davanti al medesimo

1. La riunione di processi pendenti

giudice può essere disposta quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi:

a) nei casi previsti dall'articolo 12; (CONNESSIONE)

b) .......;

c) nei casi previsti dall'articolo 371, comma 2, lettera b). (INDAGINI COLLEGATE)

1-bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale ed altri davanti al tribunale

monocratico, la riunione è disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale

composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi

Analizziamo ora i casi.

Quando si parla di riunione ci si riferisce SOLO alla fase del processo, onde ne deriva

che la riunione NON può avvenire nella fase delle indagini preliminari.

Occorrono due condizioni affinchè i procedimenti POSSANO (e non debbono) essere

riuniti:

1) che i processi pendano nello stesso STATO e GRADO

2) che la riunione NON CAUSI UN ritardo.

La riunione PUO’ essere disposta:

in caso di CONNESSIONE

1) 37

Nei casi previsti dall’art. 371, comma 2 , lett b) e cioè nei casi “b) se si tratta

2) di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri (durante

gli scontri del G8 una persona maltratta un animale o diffama un'altra

persona:non c’entrano niente con i reati del G8) , o per conseguirne o

assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o

l'impunità (è il caso dell’aggravante comune di cui all’art. 61 c.p.)

, o che sono stati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre,

ovvero se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di

un altro reato o di un'altra circostanza;(caso di furto e ricettazione: il furto

avvenuto a Genova e la vendita a Palermo)

In questa seconda ipotesi vi sono casi che vanno al di là della connessione; nel

caso di furto e ricettazione i procedimenti dovrebbero andare ciascuno dal giudice

competente, MA possono essere riuniti in un unico procedimento.

Ritorniamo quindi all’art. 17 , 4° comma : prevale il Tribunale Collegiale sul

monocratico e la sua attribuzione (competenza) rimane ferma anche in caso di

successiva separazione. SEPARAZIONE

Vuol dire separazione di due o più procedimenti uniti e deve essere disposta salvo

che il giudice ritenga la riunione assolutamente necessaria per l’accertamento

dei fatti.

1) se nell’udienza preliminare è possibile giudicare per 1 imputato e per gli altri

NO (es. un imputato incapace e gli altri capaci, salvo che il giudice non ritenga

necessaria la riunione).

2) Se per un imputato vi è stata la SOSPENSIONE del procedimento (es. capacità

di PARTECIPARE al processo; se un imputato non può x infermità

patteggiare o rilasciare dichiarazioni che sono attività PERSONALI senza

assistenza tecnica il processo per lui si sospende)

3) Vi sono questioni PREGIUDIZIALI che il giudice NON vuol decidere

incidenter tantum (viene rimessa PRIMA la questione pregiudiziale)

4) Nullità della citazione (un imputato non può così partecipare al processo)

5) Mancanza del difensore tecnico

6) Per alcuni imputati l’istruzione NON si è conclusa (è necessaria una perizia)

7) Per un imputato stanno per scadere i termini di custodia cautelare per cui il

processo per lui deve essere più spedito

8) Accordo fra le parti (P.M. e imputato)

9) Se il giudice lo ritiene utile alla SPEDITEZZA del processo

38

Art. 18.

Separazione di processi.

1. La separazione di processi è disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione assolutamente

necessaria per l'accertamento dei fatti:

a) se, nell'udienza preliminare, nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è

possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei confronti di altri imputati o per altre

imputazioni è necessario acquisire ulteriori informazioni a norma dell'articolo 422; ( disposizione

di prove da parte del giudice)

b) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è stata ordinata la

sospensione del procedimento;

c) se uno o più imputati non sono comparsi al dibattimento per nullità dell'atto di citazione o

della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata conoscenza incolpevole dell'atto

di citazione ;

d) se uno o più difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per mancato avviso

ovvero per legittimo impedimento;

e) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni l'istruzione dibattimentale

risulta conclusa, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni è necessario il

compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire prontamente alla decisione;

e-bis) se uno o più imputati dei reati previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), è prossimo ad

essere rimesso in libertà per scadenza dei termini per la mancanza di altri titoli di detenzione.

2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione può essere altresì disposta, sull'accordo

delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del processo.

COMPETENZA FUNZIONALE

E’ un concetto ricavato dalla giurisprudenza e non esplicitato nel codice, e riguarda la

competenza dei vari uffici nelle fasi del procedimento penale.

1 fase : il G.I.P.

2 fase : Udienza innanzi al G.U.P. (stesso ufficiosa NON stessa persona fisica se ha

preso provvedimenti sul merito)

3 fase : dibattimento

4 fase: Appello 39

5 Fase Giudice dell’esecuzione

6 fase Giudice di sorveglianza

VIZI DI INCOMPETENZA

1) DIFETTO DI GIURISDIZIONE

Può essere ASSOLUTO: Nessun giudice è competente (Reato commesso da Capo di

Stato straniero; abbiamo qui la nullità assoluta e insanabile degli atti processuali)

Oppure può essere RELATIVO: Il Giudice ordinario conosce la controversia al

posto di un Giudice Speciale.

Esempio: se un militare ruba cibo dalla fureria è un reato COMUNE.

Se invece ruba munizioni allora è un REATO MILITARE.

Quando il difetto RELATIVO di giurisdizione è rilevato dal G.I.P. allora emette un

ordinanza di rimessione degli atti, se invece è rilevato dal giudice del dibattimento il

provvedimento ha la forma della SENTENZA.

2) DIFETTO DI INCOMPETENZA PER MATERIA

Questo vizio può essere di incompetenza per ECCESSO (il giudice superiore

conosce al posto del giudice inferiore : tribunale invece del giudice di pace) oppure

per DIFETTO (conosce il giudice di pace al posto del tribunale).

Ovviamente se l’incompetenza è per difetto il vizio è molto GRAVE, può essere

dichiarata in ogni stato e grado del procedimento e il procedimento DEVE

ricominciare.

23/03/2009 40

Ricordiamo che la connessione anche se non sfocia nella riunione dei procedimenti

determina la competenza per territorio quindi comporta uno spostamento della

competenza.

La riunione dei procedimenti si può avere invece non solo in caso di connessione ma

anche nei casi previsti dall’art 371 c.p.p.

Sono i casi così detti delle indagini collegate

Art. 371.

Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero.

1. Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a indagini collegate, si coordinano tra

loro per la speditezza, economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono allo

scambio di atti e di informazioni nonché alla comunicazione delle direttive rispettivamente

impartite alla polizia giudiziaria. Possono altresì procedere, congiuntamente, al compimento di

specifici atti.

2. Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate:

a) se i procedimenti sono connessi a norma dell'articolo 12;

b) se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi in occasione degli altri, o per

conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l'impunità, o

che sono stati commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre, ovvero se la prova di

un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un'altra circostanza;

c) se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.

3. Salvo quanto disposto dall'articolo 12, il collegamento delle indagini non ha effetto sulla

competenza.

Dobbiamo ancora parlare del 4° tipo di competenza che è di origine giurisprudenziale

e si ricava dai meccanismi del processo.

No è prevista esplicitamente dal codice una sanzione per l’incompetenza funzionale

ma la giurisprudenza ha più volte affermato che è rilevabile d’ufficio in ogni grado

e stadio del procedimento (fatta salva quindi la cosa giudicata)

IMPARZIALITA’ E TERZIETA’ DEL GIUDICE

Parliamo adesso delle vicende che riguardano il giudice in quanto PERSONA

FISICA, analizzando gli istituti a garanzia della sua terzietà e imparzialità:

41

- Astensione

- Ricusazione

- Incompatibilità

Se invece i problemi di imparzialità riguardano l’intero ufficio giudiziario e non il

singolo giudice avremmo le norme sulla RIMESSIONE DEL PROCEDIMENTO.

INCOMPATIBILITA’

I casi di incompatibilità del giudice sono quelli elencati dall’art. 34 e 35 e

riguardano ESCLUSIVAMENTE i giudici e non quindi il P.M.

Art. 34.

Incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento.

1. Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un grado del

procedimento non può esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, né partecipare al giudizio di

rinvio dopo l'annullamento o al giudizio per revisione.

2. Non può partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il provvedimento conclusivo

dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato (MECCANISMO PER CUI SI

SALTA L’UDIENZA PRELIMINARE) o ha emesso decreto penale di condanna

(CONDANNA A PENA PECUNIARIA SENZA CONTRADDITTORIO, se l’imputato vuole

invece il contraddittorio il giudice non può giudicare) o ha deciso sull'impugnazione avverso la

sentenza di non luogo a procedere. (in caso di nuove prove, infatti la sentenza di non luogo a

procedere è revocabile)

2-bis. Il giudice che nel medesimo procedimento ha esercitato funzioni di giudice per le indagini

preliminari non può emettere il decreto penale di condanna, né tenere l'udienza preliminare;

inoltre, anche fuori dei casi previsti dal comma 2, non può partecipare al giudizio.

2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano al giudice che nel medesimo procedimento

abbia adottato uno dei seguenti provvedimenti:

a) le autorizzazioni sanitarie previste dall'articolo 11 della legge 26 luglio 1975, n. 354;

b) i provvedimenti relativi ai permessi di colloquio, alla corrispondenza telefonica e al visto di

controllo sulla corrispondenza, previsti dagli articoli 18 e 18-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354;

c) i provvedimenti relativi ai permessi previsti dall'articolo 30 della legge 26 luglio 1975, n. 354;

d) il provvedimento di restituzione nel termine di cui all'articolo 175;

e) il provvedimento che dichiara la latitanza a norma dell'articolo 296» .

42

In altre parole il G.I.P. una volta fatto il G.I.P. non può più entrare nel procedimento

salvo che abbia preso solo dei provvedimenti che Non riguardano minimamente il

merito

2-quater. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano inoltre al giudice che abbia provveduto

all'assunzione dell'incidente probatorio o comunque adottato uno dei provvedimenti previsti dal

titolo VII del libro quinto.

L’incidente probatorio è uno dei casi in cui le prove Non si assumono in

dibattimento, ma ne viene anticipato l’esperimento, con le stesse garanzie del

dibattimento

4. Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto atti di polizia giudiziaria o ha

prestato ufficio di difensore, di procuratore speciale, di curatore di una parte ovvero di

testimone, perito, consulente tecnico o ha proposto denuncia, querela, istanza o richiesta o

ha deliberato o ha concorso a deliberare l'autorizzazione a procedere non può esercitare

nel medesimo procedimento l'ufficio di giudice.

Ovviamente chi ha svolto la funzione di P.M. non può fare il giudice nello stesso

procedimento.

Se un giudice versa in una situazione di incompatibilità , ha l’OBBLIGO DI

ASTENERSI ai sensi dell’art. 36 Art. 35.

Incompatibilità per ragioni di parentela, affinità o coniugio.

1. Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche separate o diverse,

giudici che sono tra loro coniugi, parenti o affini fino al secondo grado.

In sostanza l’incompatibilità del giudice è determinata o da particolari rapporti di

parentela oppure da aver preso già parte a una fase del procedimento.

Il problema riguardava soprattutto gli uffici più piccoli che avevano pochi giudici;

per ovviare a questo problema con la riorganizzazione degli uffici giudiziari

vennero chiuse le preture, accorpati i tribunali e separate le funzioni in

composizione monocratica e collegiale.

Abbiamo inoltre una norma dell’ordinamento giudiziario che dice che i magistrati

aventi legami di parentela o coniugio NON possono far parte dello stesso collegio

o dello stesso ufficio. 43

ASTENSIONE

Si ha astensione quando un giudice CHIEDE di spogliarsi dalla cognizione di un

reato.

L’art. 36 c.p.p. prevede un elenco di ipotesi TASSATIVE più una norma di

chiusura. Art. 36.

Astensione.

1. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:

a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o

creditore di lui, del coniuge o dei figli;

b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il

difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto di lui o del coniuge;

c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull'oggetto del procedimento fuori dell'esercizio

delle funzioni giudiziarie;

d) se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;

e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o parte

privata;

f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico ministero;

se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli articoli 34 e

g)

35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;

h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.

2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da

incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità, sussistono anche dopo l'annullamento, lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del tribunale, che decide

con decreto senza formalità di procedura.

4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di

appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di

cassazione.

La formula gravi ragioni di convenienza è una formula di tipo residuale che

comprende ipotesi non tassativamente elencate: es. Il giudice è stato già giudice in un

altro procedimento a carico dell’imputato; tale situazione potrebbe alterare la serenità

e l’obiettività nel giudizio nuovo. 44

La dichiarazione di astensione (tecnicamente è una richiesta) viene formulata al

presidente della corte presso la quale si agisce.

La decisione avviene per decreto senza alcuna formalità e senza un contraddittorio.

RICUSAZIONE

Contrariamente all’astensione qui è prevista una procedura di contraddittorio.

Art. 37.

Ricusazione.

1. Il giudice può essere ricusato dalle parti:

a) nei casi previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a), b), c), d), e), f), g);

b) se nell'esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato

indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione.

2. Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia

intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.

Da notare che il giudice può essere ricusato DALLE PARTI (quindi anche dal

P.M.).

Si può notare come nell’art. NON sia richiamata la lett. h) dell’art.36 , quindi anche

se sussistono gravi ragioni di convenienza le parti non possono proporre la

ricusazione che è limitata solo ai casi TASSATIVI (ma il giudice può, volendo,

sempre astenersi).

Nel procedimento di ricusazione si instaura sempre un contraddittorio e la decisione

spetta sempre al COLLEGIO.

Non è ammessa la ricusazione dei giudici della ricusazione.

Se concorrono astensione e ricusazione, prevale il procedimento di astensione.

Art. 39.

Concorso di astensione e di ricusazione.

1. La dichiarazione di ricusazione si considera come non proposta quando il giudice, anche

successivamente ad essa, dichiara di astenersi e l'astensione è accolta.

Art. 40.

Competenza a decidere sulla ricusazione.

45

1. Sulla ricusazione di un giudice del tribunale o della corte di assise o della corte di assise di

decide la corte di appello giudice della corte di appello decide

appello ; su quella di un

una sezione della corte stessa , diversa da quella a cui appartiene il giudice ricusato.

corte di cassazione decide una sezione della corte

2. Sulla ricusazione di un giudice della ,

diversa da quella a cui appartiene il giudice ricusato.

3. Non è ammessa la ricusazione dei giudici chiamati a decidere sulla ricusazione.

N.B. SULLA RICUSAZIONE DECIDE SEMPRE UN COLLEGIO

IMPARZIALITA’ DI TUTTO IL TRIBUNALE

Qui è messa in pericolo l’imparzialità di tutta la sede e non del singolo giudice

persona fisica.

Questo succede quando vi sono problemi per la libera determinazione delle

persone che partecipano al processo in caso di particolari situazioni ambientali.

Nota bene: il codice parla di PERSONE e non semplicemente di SOGGETTI del

processo, quindi l’impedimento della libera determinazione può valere anche nei

confronti di testimoni, periti, interpreti, di chiunque partecipa a qualsiasi titolo al

processo

Oppure

Gravi ragioni di ordine pubblico

In tal caso abbiamo l’istituto della REMISSIONE DEL PROCESSO

Nel vecchio codice si parlava di legittimo sospetto, mentre nel nuovo codice questa

dizione era sparita.

Nel 2003 la legge Cirami ha reintrodotto il legittimo sospetto che si avrebbe quando

vi sono ragioni per dubitare della serenità del giudice (la Cassazione ha stabilito che

il legittimo sospetto non deve essere generico ma collegato a criteri OGGETTIVI).

Capo VIII

Rimessione del processo

Art. 45.

Casi di rimessione.

46

1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo

svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle

persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano

motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale

presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato,

rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11.

decide la Corte di Cassazione

Sulla rimessione del processo su istanza di

rimessione presentata da :

1) Imputato

2) Procuratore generale presso la Corte di Appello

Pubblico Ministero

3)

La sospensione del processo è FACOLTATIVA (la rimessione può essere

richiesta solo dopo il rinvio a giudizio “in ogni stato e grado del processo di

merito”).

La sospensione diventa OBBLIGATORIA se il presidente della Corte assegna

l’istanza a una delle sezioni che decide sul merito.

Art. 47.

Effetti della richiesta.

1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice può disporre con ordinanza

la sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o

rigetta la richiesta. La Corte di cassazione può sempre disporre con ordinanza la sospensione del

processo.

2. Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e

della discussione e non possono essere pronunciati il decreto che dispone il giudizio o la sentenza

quando ha avuto notizia dalla Corte di cassazione che la richiesta di rimessione è stata assegnata

alle sezioni unite ovvero a sezione diversa dall'apposita sezione di cui all'articolo 610, comma 1. Il

giudice non dispone la sospensione quando la richiesta non è fondata su elementi nuovi rispetto a

quelli di altra già rigettata o dichiarata inammissibile.

3. La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che rigetta o

dichiara inammissibile la richiesta e non impedisce il compimento degli atti urgenti.

4. In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159 del codice penale e, se la richiesta è

stata proposta dall'imputato, sono sospesi i termini di cui all'articolo 303, comma 1. La

prescrizione e i termini di custodia cautelare riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di

cassazione rigetta o dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal

giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava

al momento della sospensione. Si osservano in quanto compatibili le disposizioni dell'articolo 304.

Si può avere un ulteriore istanza di rimessione nella sede in cui il processo si è

spostato e la decisione sulla rimessione può essere revocata quando vengono meno le

condizioni. 47

25/03/2009 IL PUBBLICO MINISTERO

Il P.M. è l’organo che dirige le indagini preliminari e durante il procedimento penale

dialoga con il G.I.P.

Vediamo i principi costituzionali sul P.M.

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Questo articolo si riferisce soltanto alla magistratura giudicante

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle

varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di

università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente

rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte

del Parlamento o di un Consiglio regionale

Questo articolo invece si riferisce alla magistratura nel suo complesso e quindi anche

ai P.M..

Il meccanismo di composizione del C.S.M. dovrebbe garantire l’indipendenza di tale

organo da maggioranze esterne ad esso

Art. 107. 48

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati

ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura,

adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il

loro consenso. Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. I

magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni. Il pubblico ministero gode

delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario

Art. 109

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria

Come ha risolto il problema il nuovo codice?

La soluzione è stata quella di creare all’interno delle procure delle sezioni di polizia

giudiziaria con personale distaccato dagli ordinari organi di polizia.

Il personale è distaccato non solo fisicamente ma anche dal punto di vista giuridico.

La loro carriera è valutata NON dai loro superiori gerarchici degli organi di

appartenenza, ma dagli stessi organi giudiziari presso i quali prestano servizio.

Inoltre godono della garanzia di inamovibilità se non con il consenso dell’autorità

giudiziaria.

Le sezioni di polizia giudiziaria presso le procure hanno costituito una svolta

epocale, in quanto è stato creato un rapporto diretto fra P.M. e organi di polizia

senza alcuna influenza esterna.

26/03/2009

PROCURE DELLA REPUPPLICA

Abbiamo :

1) Procura della repubblica presso il Tribunale

2) Procura della Repubblica presso la Corte di Appello

3) Procura della repubblica presso la Corte di Cassazione

Abbiamo inoltre la procura della repubblica dei Minorenni, nella sede del

distretto della Corte di Appello. 49

Presso la Corte di Appello dei Minorenni non c’è una procura apposita (procede

la procura generale).

Abbiamo poi le Direzioni Distrettuali Antimafia, che si trovano all’interno

dell’ufficio della procura della repubblica presso il capoluogo del distretto.

A capo vi è il procuratore Generale o un procuratore aggiunto oppure un P.M. e

l’ufficio si occupa di indagini preliminari per reati di mafia.

Non è questa una particolare COMPETENZA, infatti per quanto riguarda il

giudice valgono le normali regole sulla competenza.

Il P.M. invece può essere sia quello della D.D.A. sia quello presso il tribunale

competente.

A livello centrale c’è la Direzione Nazionale Antimafia, situata all’interno della

Procura generale presso La corte di Cassazione.

Il capo è il Procuratore Capo Antimafia, che può coordinare Sostituti procuratori

antimafia.

La procura nazionale ha solo funzioni di coordinamento delle direzioni

distrettuali e non svolge direttamente indagini.

In caso però di inerzia delle procure distrettuali vi potrà essere avocazione del

procedimento.

La Direzione Antimafia ha a propria disposizione la D.I.A.

Vediamo ora cosa dice l’ordinamento giudiziario sulle procure.

Art. 69 Ordinamento giudiziario

Funzioni del pubblico ministero.

Il pubblico ministero esercita, sotto la vigilanza del Ministro di grazia e giustizia, le funzioni che la

legge gli attribuisce.

La dizione sotto la vigilanza ha un significato prettamente disciplinare, nel senso

che il Ministro ha il potere di promuovere l’azione disciplinare presso il C.S.M.

La fonte dell’indipendenza del P.M. è la costituzione.

Infatti:

Art. 108.Cost. 50

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero

presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Quindi ciò significa che se la legge deve assicurare l’indipendenza dei P.M.

presso I Giudici Speciali , a maggior ragione dovrà assicurarla anche per i

P.M. presso le giurisdizioni ordinarie.

Il P.M. ha l’obbligo di esercizio dell’azione penale, ma come abbiamo visto,

questo obbligo vale solo per il primo grado.

La legge 21/2006 (legge Mastella) organizza di nuovo le Procure.

La filosofia è la seguente:

La costituzione dice che il P.M. è un organo IMPERSONALE e ciò era stato

interpretato dopo gli anni 70 con un meccanismo di assegnazione automatica

degli incarichi (per esempio criterio alfabetico).

Successivamente subentrò il criterio della SPECIALIZZAZIONE, ma il capo

dell’ufficio era sempre una figura di PRIMUS INTER PARES.

Con la legge del 2006 abbiamo una riorganizzazione degli uffici in senso

gerarchico, ove il Procuratore Capo è il TITOLARE esclusivo dell’azione

penale.

Prima della modifica la legge parlava di DELEGA, ora invece si parla di

delega solo per quanto riguarda la cura di specifici settori o affari.

Riguardo all’esercizio dell’azione penale si parla ora di ASSEGNAZIONE.

e può DELEGARE i suoi sostituti.

Non vi è più quindi un ATTRIBUZIONE DIRETTA bensì una

ASSEGNAZIONE da parte di un superiore gerarchico, per quanto riguarda la

fase delle indagini preliminari.

Invece per quanto riguarda il DIBATTIMENTO tradizionalmente il P.M. gode di

piena autonomia e non è (né potrebbe esserlo) soggetto a direttive per quanto

riguarda la strategia processuale.

Direttive che però possono ben essere indirizzate durante tutta la fase delle

indagini preliminari. 51

Art. 1. D.lgs. 106

Attribuzioni del procuratore della Repubblica titolare

1. Il procuratore della Repubblica, quale preposto all'ufficio del pubblico ministero, è

esclusivo dell'azione penale e la esercita nei modi e nei termini fissati dalla legge.

2. Il procuratore della Repubblica assicura il corretto, puntuale ed uniforme esercizio dell'azione

penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo da parte del suo ufficio.

3. Il procuratore della Repubblica può designare, tra i procuratori aggiunti, il vicario, il quale

esercita le medesime funzioni del procuratore della Repubblica per il caso in cui sia assente o

impedito ovvero l'incarico sia rimasto vacante.

4. Il procuratore della Repubblica può delegare ad uno o più procuratori aggiunti ovvero anche

ad uno o più magistrati addetti all'ufficio la cura di specifici settori di affari, individuati con

riguardo ad aree omogenee di procedimenti ovvero ad ambiti di attività dell'ufficio che necessitano

di uniforme indirizzo.

5. Nella designazione di cui al comma 3 e nella attribuzione della delega di cui al comma 4, il

procuratore della Repubblica può stabilire, in via generale ovvero con singoli atti, i criteri ai quali

i procuratori aggiunti ed i magistrati dell'ufficio devono attenersi nell'esercizio delle funzioni

vicarie o della delega.

6. Il procuratore della Repubblica determina:

a) i criteri di organizzazione dell'ufficio;

b) i criteri di assegnazione dei procedimenti ai procuratori aggiunti e ai magistrati del suo

ufficio, individuando eventualmente settori di affari da assegnare ad un gruppo di magistrati al cui

coordinamento sia preposto un procuratore aggiunto o un magistrato dell'ufficio;

c) le tipologie di reati per i quali i meccanismi di assegnazione del procedimento siano di

natura automatica.

7. I provvedimenti con cui il procuratore della Repubblica adotta o modifica i criteri di cui al

comma 6 devono essere trasmessi al Consiglio superiore della magistratura.

Art. 2.

Titolarità dell'azione penale

1. Il procuratore della Repubblica, quale titolare esclusivo dell'azione penale, la esercita

mediante assegnazione a uno o più magistrati dell'ufficio

personalmente o .

L'assegnazione può riguardare la trattazione di uno o più procedimenti ovvero il compimento di

singoli atti di essi. Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 70-bis dell'ordinamento

giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

52

l'atto di assegnazione

2. Con per la trattazione di un procedimento, il procuratore della

Repubblica può stabilire i criteri ai quali il magistrato deve attenersi nell'esercizio della

relativa attività. Se il magistrato non si attiene ai principi e criteri definiti in via generale o con

l'assegnazione, ovvero insorge tra il magistrato ed il procuratore della Repubblica un

con

contrasto circa le modalità di esercizio, il procuratore della Repubblica può,

provvedimento motivato , revocare l'assegnazione; entro dieci giorni dalla comunicazione

della revoca, il magistrato può presentare osservazioni scritte al procuratore della Repubblica

Come si può notare la revoca deve avvenire mediante un

PROVVEDIMENTO MOTIVATO, quindi non abbiamo un potere

arbitrario da parte del capo dell’ufficio.

Art. 3. (note)

Prerogative del procuratore della Repubblica in materia di misure cautelari

1. Il fermo di indiziato di delitto disposto da un procuratore aggiunto o da un magistrato

dell'ufficio deve essere assentito per iscritto dal procuratore della Repubblica ovvero dal

procuratore aggiunto o dal magistrato appositamente delegati ai sensi dell'articolo 1, comma 4.

2. L'assenso scritto del procuratore della Repubblica, ovvero del procuratore aggiunto o del

magistrato appositamente delegati ai sensi dell'articolo 1, comma 4, è necessario anche per la

richiesta di misure cautelari personali e per la richiesta di misure cautelari reali.

3. Il procuratore della Repubblica può disporre, con apposita direttiva di carattere generale, che

l'assenso scritto non sia necessario per le richieste di misure cautelari reali, avuto riguardo al

valore del bene oggetto della richiesta ovvero alla rilevanza del fatto per il quale si procede.

4. Le disposizioni del comma 2 non si applicano nel caso di richiesta di misure cautelari personali

o reali formulate, rispettivamente, in occasione della richiesta di convalida dell'arresto in

flagranza o del fermo di indiziato ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura penale, ovvero

di convalida del sequestro preventivo in caso d'urgenza ai sensi dell'articolo 321, comma 3-bis, del

codice di procedura penale.

6/4/2009

L’eccezione al fatto che le misure cautelari sono SEMPRE disposte dal G.I.P. su

richiesta del P.M. risiede nel caso del FERMO in ipotesi che non sono comprese nei

casi di flagranza, ma in una fase immediatamente successiva.

Vediamo ora come la cassazione a sezioni unite ha risolto il caso della richiesta di

misure cautelari NON assentite dal procuratore capo.(Sentenza n.3 del 22/1/2009 r.g.

9856/08) 53

L’ordinanza del G.I.P. che dispone le misure cautelari può essere impugnata innanzi

al tribunale del riesame, il quale ha 10 giorni per decidere.

In caso di mancata decisione il provvedimento di custodia cautelare DECADE.

Inoltre trattandosi di un provvedimento sulla libertà personale (ordinanza, non

sentenza) è ricorribile per Cassazione.

Qui il ricorso per cassazione c’era stato per una questione di riparazione del danno

per ingiusto provvedimento cautelare (arresti domiciliari).

La cassazione premette che vi può essere risarcimento per la custodia cautelare

disposta FUORI dai casi previsti dal codice (quindi gravi indizi di colpevolezza,

gravità del reato, pericolo di fuga o inquinamento prove o reiterazione di un reato).

Nel caso esaminato i criteri previsti dal codice c’erano tutti; mancava l’assenso del

procuratore che però non è previsto dal codice.

Si dice che P.M. e procuratore NON decidono insieme perché l’atto di assenso è

successivo e l’eventuale dissenso evidenzia solo un contrasto tra procuratore e P.M.

Quindi la naturale conseguenza giuridica è:

1) il P.M. chiede di essere sollevato dall’incarico

2) Il procuratore revoca l’assegnazione con atto motivato, al quale il P.M. può

replicare; in tal modo la questione può arrivare al C.S.M.

Quindi il fatto che il procuratore ha dissentito per iscritto ma che la richiesta sia

partita lo stesso denota un’IRRITUALITA’ dell’azione.

Da ciò però non deriva la NULLITA’ ASSOLUTA dell’atto del G.I.P. (nullità

derivante nell’esercizio dell’azione penale da parte del P.M.)

Premessa: in teoria con la disposizione della misura cautelare non ci sarebbe

ancora l’esercizio dell’azione penale, perché questa inizia con la formulazione del

capo d’accusa; nella pratica comunque si è considerato sempre come esercizio

dell’azione penale.

Le S.U. dicono che l’art. 3 del d.lgs. 106 ha valenza solamente interna

all’organizzazione delle procure e quindi non si ha una rilevanza esterna dell’atto.

L’assenso del procuratore non è considerato un requisito di legittimità dell’atto nel

silenzio assoluto della norma. 54

Infatti l’impostazione del codice è che le NULLITA’ e le INAMMISSIBILITA’

sono TIPICHE e TASSATIVE, e questa è solo una mera irregolarità che può

avere valenza al più disciplinare.

Quindi il processo penale è IMPERMEABILE alle norme di ordinamento

giudiziario attinenti all’organizzazione dell’ufficio del procuratore.

Conclude la cassazione che, se il legislatore ha presentato un progetto di riforma

in cui prevede che l’assenso sia obbligatorio pena INAMMISSIBILITA’, ciò vuol

dire che attualmente non è così.

Per concludere sul P.M. occorre dire che egli può astenersi , ma non può mai

essere ricusato (essendo una parte non avrebbe senso).

Art. 358.

Attività di indagine del pubblico ministero.

1. Il pubblico ministero compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell'articolo 326 e svolge

fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle

altresì accertamenti su

indagini .

Nel vecchio codice non c’era questo problema perché il P.M. faceva l’istruzione

sommaria.

Con il nuovo codice la figura del P.M. è stata ridimensionala al ruolo di PARTE

(non dispone più le misure cautelari).

7/4/2009

Come abbiamo detto l’art. 358 del c.p.p. impone al P.M. di cercare anche le prove

a discarico dell’imputato. Ma questo è solo un articolo programmatico in quanto

non vi è alcuna sanzione PROCESSUALE all’inerzia del P.M.

Nerl nostro ordinamento , comunque, l’imputato ha la possibilità di conoscere gli

atti a disposizione del P.M. (ad esempio nell’a.c.i.p.)

Negli ordinamenti di common law non è presente l’istituto della Discovery, e cioè

la visione delle carte del P.M., così che il P.M. non è obbligato a fornire materiale

a discarico dell’imputato, salvo che egli non lo chieda espressamente.

POLIZIA GIUDIZIARIA

E’ prevista nell’ambito dei soggetti (libro I del codice).

55

Nel vecchio codice era individuata fra gli ausiliari del procuratore.

Art. 109 cost. prevede che l’autorità giudiziaria disponga direttamente della

polizia giudiziaria.

Qui per autorità giudiziaria si intende sia il P.M. che il giudice che attraverso di

essa mantiene l’ordine in dibattimento o può disporre di misure cautelari.

L’organo POLIZIA GIUDIZIARIA ha quindi una fisionomia ibrida.

Da un punto di vista gerarchico e del rapporto di servizio dipende dal potere

esecutivo, mentre dal punto di vista FUNZIONALE dipendono

ESCLUSIVAMENTE dal P.M. le così dette SEZIONI di polizia giudiziaria.

In materia di delitti mafiosi abbiamo invece le DIREZIONI INVESTIGATIVE

ANTIMAFIA.

Un ulteriore sezione è prevista presso la procura della repubblica presso il

tribunale dei minorenni, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello

(in liguria è solo Genova).

Non c’è una procura Generale per i minori e in appello la funzione di p.M. è

svolta dal Procuratore Generale Ordinario ( N.B. Si denomina Procuratore

Generale quello presso ciascuna corte d’appello e quello presso la corte di

cassazione)

La polizia giudiziaria svolge funzioni ESCLUSIVE di polizia giudiziaria.

I membri addetti non possono essere trasferiti, né promossi senza il parere del

procuratore generale presso la corte di appello.

Anche nel collegio di disciplina è presente il procuratore generale.

Abbiamo inoltre i SERVIZI di polizia giudiziaria, dove gli agenti svolgono

PREVALENTEMENTE funzioni di polizia giudiziaria , ma NON

ESCLUSIVAMENTE..

Infatti essi svolgono normalmente servizi di PREVENZIONE dei reati attraverso

il controllo del territorio

Infine vi sono soggetti che svolgono solo OCCASIONALMENTE attività di P.G.

(vigili del fuoco, vigili urbani, sindaco nei piccoli comuni) in quanto sono

normalmente occupati da attività di tipo amministrativo.

56

Abbiamo quindi la distinzione tra AGENTI e UFFICIALI

Vi sono certi atti che possono essere svolti solo da UFFICIALI.(ricezione di

denunce, perquisizioni)

La polizia può compiere autonomamente attività di P.G. come per esempio

l’arresto in flagranza, ma non può MAI effettuare intercettazioni telefoniche per

riserva di giurisdizione costituzionale.

15/04/2009

Parliamo ora di una delle 2 parti necessarie del processo penale :

L’IMPUTATO/INDAGATO.

L’imputato diventa tale dopo la richiesta di rinvio a giudizio.

INDIZIATO è un termine che non compare nel codice.

Tecnicamente l’indizio è un elemento NOTO da cui si risale ad un fatto IGNOTO.

Questo in genere NON è sufficiente per un giudizio di colpevolezza (a differenza

della confessione o delle intercettazioni ambientali).

Il giudice non potrà MAI condannare un imputato sulla base di 1 solo indizio o

sulla base di 2 indizi discordanti fra loro.

Lo potrà fare solo quando gli indizi saranno GRAVI PRECISI E

CONCORDANTI.

Nella fase delle indagini preliminari gli indizi sono anche gli ELEMENTI di

PROVA ( tecnicamente NON sono ancora prove perché le prove si formano solo

in giudizio), cioè degli elementi che POTREBBERO trasformarsi in prove e che

possono essere valutati al fine di disporre le misure cautelari.

In questo senso si chiamano indizi sia le dichiarazioni che gli indizi veri e propri.

Quindi l’indagato in questo caso sarà colui nei confronti del quale pendono

INDIZI: al momento del rinvio a giudizio cessa lo status di indagato e la persona

sarà formalmente IMPUTATO.

Infatti il termine INDAGATO è presente nel codice all’art. 415 bis (soggetto

sottoposto a indagini).

Art. 415-bis.

Avviso all'indagato della conclusione delle indagini preliminari.

57

1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2 dell'articolo 405, anche se prorogato, il

pubblico ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione ai sensi degli articoli 408 e

411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore avviso della

conclusione delle indagini preliminari.

2. L'avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di

legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l'avvertimento che la

documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pubblico

ministero e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia.

3. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di venti

giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad

investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine,

nonché di

presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. Se

l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il pubblico ministero deve procedervi.

4. Quando il pubblico ministero, a seguito delle richieste dell'indagato, dispone nuove indagini,

queste devono essere compiute entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta. Il termine

può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero,

per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

5. Le dichiarazioni rilasciate dall'indagato, l'interrogatorio del medesimo ed i nuovi atti di

indagine del pubblico ministero, previsti dai commi 3 e 4, sono utilizzabili se compiuti entro il

termine stabilito dal comma 4, ancorché sia decorso il termine stabilito dalla legge o prorogato dal

giudice per l'esercizio dell'azione penale o per la richiesta di archiviazione.

L’art. 415 bis fu inserito alla fine degli anni 90 per esigenze di deflazione della fase

dibattimentale con lo scopo quindi che un numero minore di processi arrivasse alla

fase del dibattimento.

La richiesta di rinvio a giudizio contiene la formulazione del fatto e le norme violate:

lo status di imputato si perde quando la sentenza è definitiva (non più impugnabile)

quindi nel momento in cui si esauriscono tutti i mezzi di impugnazione.

Il soggetto innocente perde la qualifica di IMPUTATO.

Il soggetto colpevole acquisisce la qualifica di CONDANNATO.

Le eccezioni sono:

1) Revisione del giudicato

2) Sentenze che NON diventano irrevocabili per “NON LUOGO A

PROCEDERE” , nel caso in cui si scoprano nuove prove a carico, per le quali

saranno necessarie NUOVE indagini

All’indagato si estendono TUTTI i diritti dell’imputato.

E’ solo un diverso denominazione terminologica per non far acquisire al soggetto

non ancora sotto processo un attributo negativo.

58

Infatti prima del rinvio a giudizio le indagini sono condotte dal P.M. su un

soggetto che la Costituzione presume NON colpevole.

Inoltre tale terminologia serve ad evidenziare che il vero fulcro del procedimento

è il PROCESSO.

E’ plausibile che nel caso di indagini svolte contro ignoti, non vi sia una persona

sottoposta ad indagini; inoltre indagini possono essere svolte per scoprire SE è

stato commesso un reato oppure QUALE reato è stato commesso.

Nel momento in cui le indagini porteranno all’identificazione di qualcuno, costui

sarà inserito nel registro degli indagati.

17/04/2009

Sia l’imputato che l’indagato hanno il diritto al SILENZIO.

Tecnicamente si definisce INTERROGATORIO se avviene durante le indagini

preliminari, ESAME della parte se avviene in dibattimento.

Se vuole l’imputato/indagato può rifiutare di sottoporsi all’interrogatorio e

all’esame.

Il P.M. può solo CHIEDERE al giudice che l’imputato venga esaminato.

Però se l’indagato/imputato rende delle dichiarazioni al P.M. delle dichiarazioni ,

allora queste possono essere introdotte in dibattimento (l’imputato non può

lamentarsi di non poter interrogare se stesso in dibattimento).

Ovviamente in dibattimento l’imputato è sottratto dall’onere del GIURAMENTO.

Il codice prevede anche il caso, durante le indagini preliminari, della persona

informata sui fatti che rende dichiarazioni dalle quali emerge una possibile

responsabilità penale: a questo punto intervengono alcune GARANZIE.

PARENTESI:

Art. 64.

Regole generali per l'interrogatorio.

1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di custodia cautelare o se detenuta per

altra causa, interviene libera all'interrogatorio, salve le cautele necessarie per prevenire il

pericolo di fuga o di violenze.

2. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interrogata, metodi o

tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di

ricordare e di valutare i fatti . 59


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Fanchiotto Vittorio.

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