Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

deposito del ricorso x i processi da ricorso (es. del lavoro).

Ne deriva che il giudice successivamente adito si deve spogliare della causa:

- dichiarando con sentenza la litispendenza e

- disponendo con ordinanza la cancellazione della causa dal ruolo.

La sentenza sulla litispendenza può essere impugnata in Cassazione con regolamento di

competenza

2. CONTINENZA disciplinata dall’art. 39 si ha quando una causa + ampia contiene

un’altra (identici sono i soggetti e la causa pretendi, mentre vi è una differenza quantitativa

fra i petitum).

Ad es:si chiede davanti al giudice A il pagamento del capitale e degli interessi e davanti al

giudice B il pagamento del solo capitale o dei soli interessi.

Se il giudice preventivamente adito è competente anche x la causa proposta

successivamente,

il secondo giudice:

- dichiara con sentenza la continenza e

- fissa con ordinanza un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la

causa davanti al primo giudice (CRITERIO DELLA PREVENZIONE)

Se il giudice preventivamente adito non è competente x la seconda causa, egli:

- dichiara con sentenza la continenza e

- fissa con ordinanza il termine x la riassunzione davanti al secondo giudice (CRITERIO

DELL’ASSORBIMENTO).

La sentenza sulla continenza può essere impugnata in Cassazione con regolamento di

competenza.

3. CONNESSIONE si ha quando in un unico procedimento vengono inserite + domande

che hanno in comune alcuni elementi costitutivi dell’azione.

CONNESSIONE SOGGETTIVA: si ha quando +domande hanno in comune solo i

soggetti.

Ad es: l’attore propone +domande verso lo stesso convenuto.

CONNESSIONE OGGETTIVA: si ha quando sono identici gli elementi oggettivi.

4. CONCORSO DI AZIONI richiede che le azioni connesse tendano al medesimo

risultato, tanto che l’esito positivo di una consuma le altre.

A differenza della connessione, le varie cause anche se separatamente proposte, debbono

necessariamente essere riunite e decise con un’unica sentenza.

Ad es: l’impugnativa delle delibere assembleari è caratterizzata dal fatto che la sentenza di

annullamento anche se ottenuta attraverso una sola impugnativa “ha effetto rispetto a tutti i

soci”

anche nei confronti di coloro che non hanno agito.

DOMANDA NELLA GIURISDIZIONE VOLONTARIA In tutti i casi di giurisdizione

volontaria o di processi a contenuto oggettivo, non si parla di azione in senso tecnico, ma di

ISTANZA o RICHIESTA. Es: istanza x la nomina del curatore dello scomparso,di

richiesta del debitore x la dichiarazione di fallimento.

AZIONE ESECUTIVA dà origine al processo esecutivo ed è distinta dall’azione di

cognizione.

Si dice titolata a causa della necessaria esistenza del titolo esecutivo: documento di

legittimazione che lo abilita a richiedere l’intervento dell’ ORGANO ESECUTIVO

(ufficiale giudiziario), il quale traduce in atto con la forza il comando del giudice.

Il titolo esecutivo può essere come già detto giudiziale e stragiudiziale.

La domanda (inizio) nel processo esecutivo è:

- l’atto di pignoramento x l’espropriazione forzata;

- attività previste dalla legge x l’esecuzione in forma specifica.

La notifica del titolo esecutivo e il precetto sono atti che precedono l’esecuzione forzata.

Presupposti processuali: la competenza è dell’ufficiale giudiziario e non del giudice come

nel processo di cognizione.

L’istante non ha bisogno del difensore e può compiere personalmente i vari atti (richiesta di

pignoramento mobiliare, istanza di vendita, ecc), ma deve avere la capacità di agire.

L’esecutato invece può anche essere un incapace e nel caso deve interloquire, occorre che

intervenga il suo rappresentante legale.

Condizioni dell’azione:

1. interesse ad agire c’è perché esiste il titolo esecutivo che attesta l’esistenza del diritto;

2. legittimazione è attiva e passiva.

ATTIVA: occorre che il rilascio della copia del titolo esecutivo sia fatto a favore:

- del soggetto a cui è stato pronunciato il provvedimento x i titoli giudiziali o stipulata

l’obbligazione x i titoli stragiudiziali;

- o ai suoi successori a titolo universale e particolare mortis causa o inter vivos.

In caso contrario si ha difetto di legittimazione.

PASSIVA: l’esecuzione deve essere diretta contro chi è indicato come soggetto passivo nel

titolo o i suoi eredi universali. In caso contrario si ha difetto di legittimazione.

In tutte le ipotesi di mancanza di presupposto processuale o condizione dell’azione, il vizio

non può essere rilevato dal giudice d’ufficio, ma il debitore deve instaurare un

procedimento incidentale di cognizione che viene definito con sentenza:

- ai sensi dell’art.615 (contestazione del diritto dell’istante a procedere all’esecuzione) o

- ai sensi dell’art. 617 (contestazione della regolarità formale degli atti esecutivi).

In pendenza di tale procedimento, il processo di esecuzione può essere sospeso.

CAP. 4: LA DIFESA

L’art. 24, 2°co. Cost. afferma che “la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del

procedimento”. La difesa spetta:

- al convenuto, colui contro cui è esperita la domanda giudiziale;

- all’attore, quando il convenuto attraverso la domanda riconvenzionale, non si limita

difendersi, ma chiede la condanna dell’attore.

La difesa è:

-preventiva nel contradditorio;

- successiva all’emanazione del provvedimento nel decreto ingiuntivo;

- sostanziale: si riferisce al CONTENUTO del potere di difesa, ossia il potere effettivo

volto a contrastare l’altrui iniziativa processuale;

- formale:si riferisce al modo di MANIFESTAZIONE ESTERIORE di tale potere e si

realizza attraverso l’intervento del difensore.

NATURA DEL DIRITTO DI DIFESA

La dottrina ritiene che l’art.24 Cost. sia una norma che prevede un diritto da esercitare non

nei confronti dell’avversario,ma nei confronti delle eventuali iniziative ufficiose del giudice,

riguardanti

- ammissione di prove, cui l’art. 24 Cost. attribuisce la facoltà di tutelarsi attraverso la

possibilità di replicare;

- rilievo d’ufficio di questioni di rito o di merito, cui l’art. 24 Cost. prevede che devono

essere necessariamente segnalate alle parti in istruttoria.

N.B. L’art. 24 Cost. dovrebbe impedire il formarsi della TERZA OPINIONE del giudice

che si verifica quando quest’ultimo fonda il proprio convincimento su questioni insorte in

camera di consiglio e sottratte quindi al preventivo contradditorio delle parti.

EFFETTIVITA’ DELLA DIFESA impone che il diritto alla difesa non possa restare al

solo livello di enunciazione cartacea, ma deve assumere carattere concreto in ogni tipo di

procedimento.

Essa deve operare in ogni stato e grado del processo, con riferimento anche a momenti che

possono apparentemente sembrare privi di garanzie difensive, come ad es. l’emanazione di

provvedimenti cautelari.

DIFESA FORMALE: il convenuto può difendersi attraverso:

- MERA DIFESA (definita anche eccezione in senso lato) è la negazione della domanda

attrice.

Ad es: di fronte alla richiesta di Tizio che agisce x il pagamento di un credito, è mera difesa

quella del convenuto che contesta la domanda.

Essa non influisce sull’onere della prova che resta a carico dell’attore.

-ECCEZIONE si ha quando il convenuto contrasta la pretesa attrice mediante l’allegazione

di un fatto nuovo che estingue, modifica o impedisce l’efficacia del fatto introdotto

dall’attore.

Ad es: Caio che si oppone alla richiesta di Tizio asserendo di aver già pagato.

Essa spetta a chi eccepisce, il quale deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.

Il sistema attuale è il seguente:

- se si tratta eccezioni dedotte dal convenuto, esse vanno proposte a pena di decadenza,

nella comparsa di risposta;

- se si tratta di eccezioni dedotte dall’attore avverso eventuali domande riconvenzionali o

avverse eccezioni del convenuto, esse vanno proposte non oltre la prima udienza di

trattazione;

- alcune eccezioni si fondano su fatti che possono essere rilevati solo dalle parti e che

vengono presi in considerazione dal giudice solo in quanto le parti espressamente

dichiarano di volersene avvalere

Ad es:eccezione di prescrizione, compensazione

- eccezioni che si fondano su fatti rilevati d’ufficio dal giudice: ad es. la nullità del contratto.

La differenza è importante nella nuova normativa introdotta dalla L. 80/2005, l’obbligo di

indicare le eccezioni nella comparsa di risposta riguarda le eccezioni rilevate solo dalle parti.

- eccezioni che la dottrina chiama riconvenzionali, con le quali non è richiesto al giudice

alcun provvedimento, ma si tende a paralizzare la domanda dell’attore.

Si tratta di eccezioni che hanno x oggetto fatti che potrebbero costituire la base anche di

un’autonoma azione. Ad es: l’eccezione di compensazione.

MOTIVAZIONE DEI PROVVEDIMENTI GIURISDIZIONALI

La tutela del diritto di difesa può dirsi sussistente solo se un provvedimento è motivato,

ossia sussiste il ragionamento logico che il giudice ha svolto x arrivare alla decisione.

L’obbligo secondo l’interpretazione dell’art. 111, 6°co. Cost. deve estendersi a tutti i

provvedimenti giurisdizionali e l’art.135 c.p.c. che esclude tale obbligo x i decreti, deve

ritenersi incostituzionali.

La motivazione deve essere:

- COMPRENSIBILE e CONDIVISIBILE da tutti i consociati;

- svolta in DIRITTO ed in FATTO: in fatto si risolve nell’apprezzamento del materiale

probatorio che è stato sottoposto al giudice.

Una motivazione poco intelligibile impedisce l’esplicazione della difesa come una

motivazione inesistente.

DIFESA NEL PROCESSO ORDINARIO DI COGNIZIONE

Nel processo ordinario di cognizione la difesa si attua attraverso il principio del

contradditorio, il quale secondo l’art. 101 impone che il giudice non possa pronunziare su

alcuna domanda, se la parte contro cui è proposta, non è stata sentita.

La locuzione “e” non è comparsa va sostituita con quella “o” non è comparsa.

Perché il processo possa svolgersi validamente è sufficiente la CITAZIONE dell’attore che

avviene con l’atto di notifica, anche se il convenuto:

- non si costituisce in giudizio---- PROCESSO IN CONTUMACIA

- non compare in giudizio---- ASSENZA DELLA PARTE

- si costituisce in giudizio in presenza di una citazione NON regolare, giacchè sana il vizio.

Ai fini di una valida instaurazione del contradditorio, è sufficiente che si sia verificato anche

solo uno dei 2 requisiti previsti dall’art. 101.

DIFESA NEI PROCEDIMENTI SPECIALI

In tali processi la difesa si attua con deroghe al principio del contradditorio.

1.procedimenti speciali A COGNIZIONE SOMMARIA: diretti ad ottenere un

provvedimento con carattere decisorio, suscettibile di passare in giudicato.

In questo caso le tecniche adottate dal legislatore sono 2:

- il 1° tipo di tecnica è quello in cui la fase sommaria è legata all’esame di alcuni requisiti

minimi, ed è seguita da un giudizio di opposizione del tutto eventuale che può essere

proposto dal destinatario del provvedimento.

Es: procedimento ingiuntivo, di convalida di sfratto, di repressione della condotta

antisindacale;

- il 2° tipo di tecnica non prevede la possibilità dell’apertura di un successivo episodio di

cognizione piena ad istanza dell’interessato, ma si risolve nell’attribuzione al giudice del

procedimento sommario di poteri istruttori molto ampi, ufficiosi e svincolati dalle forme

dell’istruttoria ordinaria.

Es: procedimenti in camera di consiglio.

2. provvedimenti strumentali, che nati senza un preciso carattere decisorio, in quanto

collegati ad un giudizio di merito, come i provvedimenti cautelari con funzione solo

strumentale(conservativa o anticipatoria) alla futura tutela di merito.

La riforma del 90 ha previsto un contradditorio sia pure rudimentale.

DIFESA NEL PROCESSO ESECUTIVO

L’art. 111, 2°co. Cost prevede il contradditorio come essenziale x il giusto processo e anche

quello esecutivo è un processo.

Un 1°segnale del contradditorio è l’obbligo della notifica del titolo esecutivo e del precetto

all’esecutando.

Un 2° segnale à previsto dall’art. 485 c.p.c. che prevede l’audizione delle parti e degli

interessati, quando la legge lo richiede.

Nel processo di cognizione, l’omessa citazione del convenuto determina sempre una

patologia del processo, mentre nel processo esecutivo la violazione dell’art. 485 c.p.c. non

determina una lesione del contradditorio, sanzionabile solo in quanto dalla mancata

convocazione sia derivato un pregiudizio ad una delle parti.

CAP. 5: IL RISULTATO DEL PROCESSO

Il risultato del processo è la SENTENZA.

Vi sono dei casi in cui occorre porre in essere altre attività successive alla sentenza perché la

tutela non si realizza: è il caso dell’esecuzione forzata che ricorre quando il soccombente

non esegue la pronuncia del giudice.

ELEMENTO INTELLETTIVO ED ELEMENTO VOLITIVO

La sentenza consiste nel:

-MOMENTO LOGICO: ragionamento che il giudice effettua x applicare la volontà della

legge al caso concreto------ motivazione.

- MOMENTO IMPERATIVO: comando che egli pronuncia------ dispositivo.

L’art. 132 ritiene la motivazione e il dispositivo, elementi essenziali della decisione.

Nell’ordinamento italiano sembra che la motivazione debba assumere rilevanza maggiore

del dispositivo, infatti essa consiste in un preciso obbligo giuridico previsto dall’art. 111

Cost.

La dottrina ha x molto tempo ricondotto l’attività del magistrato allo schema del

SILLOGISMO GIUDIZIALE in cui la:

- premessa maggiore sarebbe data dalla norma che si ritiene di dover applicare;

- premessa minore sarebbe data dal fatto in concreto accaduto;

- conclusione sarebbe data dalla sussunzione del fatto nella norma giuridica, onde

individuare il comando concreto da emanare nel caso specifico.

Ma la riduzione dell’attività del giudice allo schema sillogistico appare un fatto troppo

schematico

che si estrinseca nel difficile compito di individuare la fattispecie da applicare al caso

concreto.

negli ordinamenti di common low, la sentenza consiste nel momento imperativo, poiché in

essi non esiste alcun obbligo di motivazione, quest’ultima rimanendo opinion interna del

giudice.

CONOSCENZA DEL DIRITTO (iura novit curia) E L’ IGNORANZA DEL FATTO

(iudex non agnoscit factum)

1. Il giudice conosce il diritto (iura novit curia) al fine di stabilire qual è la norma da

applicare al caso concreto. In tale attività nessuno lo può supportare.

2.Il giudice deve invece ignorare completamente il fatto(ignoranza del giudice), che va

ricostruito dall’esterno mediante le prove, che debbono pervenire nel processo attraverso i

canali fissati dalla legge (produzione, x le prove precostituite; assunzione, x le prove

costituende).

Non ha importanza a chi la legge attribuisca l’iniziativa probatoria: se alle parti, se al

giudice, se alle parti e al giudice insieme).

L’art. 97 disp.att. vieta al giudice di poter utilizzare la propria conoscenza privata dei fatti,

per decidere la lite.

DEROGHE ALLA DISTINZIONE TRA SCIENZA E IGNORANZA DEL

GIUDICE

Vi sono alcuni fatti che il giudice deve conoscere e che quindi non abbisognano di prova

e certe nozioni tecniche che egli deve procurarsi dall’esterno:

1. FATTI NOTORI, ossia quei fatti che rientrano nella comune conoscenza. Ad essi si

riferisce l’art. 115 quando parla di fatti che rientrano nella comune esperienza.

La conoscenza del notorio che costituisce una deroga al divieto di utilizzazione della scienza

privata del giudice si giustifica sulla base della circostanza che appare inutile la prova di

quei fatti obiettivamente noti alla collettività.

Ad es. nessuno potrebbe negare che i negozi sono chiusi la domenica.

NOTORIO è il fatto che rientra nelle conoscenze dell’uomo medio.

L’esonero della prova del notorio potrebbe aversi solo x i fatti secondari, non quelli

principali (cioè quelli costitutivi del diritto) che dovrebbero essere sempre provati da chi li

invoca.

2. MASSIME O REGOLE DI ESPERIENZA sono principi razionali che il giudice utilizza

x la valutazione delle prove (storiche, critiche) e che sono divenuti proposizioni a carattere

generale in quanto costituiti sul continuo ripetersi di casi analoghi.

DIFFERENZE

FATTI NOTORI REGOLE DI

ESPERIENZA

- accadimenti storici - principi che regolano l’agire

umano

- rientrano nella premessa minore - rientrano nella premessa

maggiore

secondo lo schema sillogistico secondo lo schema

sillogistico

3. REGOLE TECNICHE fanno riferimento alla cultura scientifica in senso tecnico.

Esse sono fornite dal consulente tecnico nel processo civile e dal perito in quello penale.

CAP. 6: IL GIUDICE

LA GIURISDIZIONE è il potere di decidere una certa controversia attribuito

dall’ordinamento giuridico ai giudici appartenenti a ordini diversi (es. giudice ordinario,

giudice amministrativo)

L’art.1 c.p.c. afferma”la giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, è esercitata

dai GIUDICI ORDINARI secondo le norme del presente codice.”

DIFETTO DI GIURISDIZIONE (art. 37) ricorre quando il potere giurisdizionale è

sottratto al giudice ordinario ed è devoluto ad un giudice diverso (speciale o P.A.).

ASSOLUTO: ricorre quando è proposta al giudice ordinario, una questione che deve essere

regolata esclusivamente dalla P.A.

Ad es: se fosse chiesto al magistrato il rilascio di una concessione edilizia.

RELATIVO: quando su quella materia, può giudicare un giudice diverso, ad es, speciale.

Il difetto di giurisdizione, tanto assoluto che relativo, è rilevato anche d’ufficio in

qualunque stato e grado del processo, direttamente dal giudice o dalle parti, senza che sia

necessario proporre la questione come motivo di impugnazione.

Il che rappresenta un’eccezione al principio della conversione dei motivi di nullità in motivi

di gravame enunciato dall’art. 161, secondo cui ogni vizio del processo si sana se la parte

non lo deduce con un espresso motivo di impugnazione.

DIFETTO DI GIURISDIZIONE RISPETTO ALLO STRANIERO

Sussiste la giurisdizione italiana rispetto allo straniero convenuto quando:

- lo straniero è residente o domiciliato nello Stato;

- lo straniero ha un rappresentante autorizzato a stare in giudizio;

- si tratta di procedimenti cautelari che debbono essere eseguiti nello Stato;

- quando le parti in via pattizia l’abbiano espressamente accettata.

La giurisdizione italiana è esclusa sempre nel caso di azioni legali aventi ad oggetto beni

immobili siti all’estero.

L’art. 11 della L. 218/95 ha sostituito l’abrogato 2°comma dell’art. 37 c.p.c. stabilendo che

il difetto di giurisdizione può essere rilevato in ogni stato e grado del processo solo dal

convenuto.

Può essere rilevato d’ufficio dal giudice se:

1. il convenuto è contumace;

2. se la causa ha ad oggetto beni immobili siti all’estero

3. se la giurisdizione italiana è esclusa da una norma internazionale.

PRONUNCIA SULLA GIURISDIZIONE

Quando nel corso del processo viene sollevata una questione di giurisdizione, vi sono 2

possibilità:

1. la 1° è che sulla sussistenza o meno della giurisdizione si pronunci direttamente il

giudice investito della causa. Egli può decidere la questione (ossia il suo difetto di

giurisdizione) assieme al merito, ma può farlo anche immediatamente in modo separato dal

merito.

2. L’altra possibilità è quella in cui le parti, anziché chiedere che si pronunci il giudice a

quo, possono deferire la questione direttamente alla Corte di Cassazione a sezioni unite

con il REGOLAMENTO DI GIURISDIZIONE (art. 41).

Con tale strumento le parti possono scavalcare il giudice decidente, chiedendo che sul punto

si pronunci l’organo al vertice.

Esso è un rimedio immediato e definitivo di risoluzione della questione di giurisdizione,

infatti la decisione del giudice a quo potrebbe essere impugnata con l’appello e poi con il

ricorso x cassazione. Il che può richiedere un notevole lasso di tempo, con il rischio che alla

fine, la Cassazione possa stabilire che il giudice adito non aveva giurisdizione.

Il regolamento di giurisdizione:

- è un rimedio preventivo e quindi è proponibile in un lasso di tempo molto breve, cioè fino

a che la causa non sia decisa nel merito in primo grado;

- in quanto preventivo, non è un mezzo di impugnazione, a differenza del regolamento di

competenza, in quanto non presuppone una pronuncia, ma una contestazione sulla

sussistenza della giurisdizione.

Per evitare che il regolamento sia proposto all’unico scopo di allungare i tempi del

processo, il giudice a quo può sospendere il processo solo qualora non ritenga:

- l’istanza manifestamente inammissibile o

- la contestazione della giurisdizione manifestamente infondata.

Nel caso di sospensione del processo, se la Cassazione conferma la giurisdizione del

giudice ordinario, il processo deve essere riassunto entro 6 mesi dalla comunicazione della

sentenza.

Se ciò non avviene, il processo si estingue x inattività delle parti.

Nel caso di estinzione del processo, la sentenza della Cassazione sulla giurisdizione,

conserverà effetto vincolante anche se la domanda dovrà essere successivamente riproposta.

IL REGOLAMENTO STRAORDINARIO DI GIURISDIZIONE RICHIESTO

DALLA P.A.

E’ esperibile nel solo caso di difetto assoluto di giurisdizione, quando è proposta al giudice

ordinario, una questione che deve essere regolata dalla P.A.

In tal caso la legge prevede che la P.A. possa dedurre il difetto assoluto di giurisdizione del

giudice ordinario avanti alla Corte di Cassazione se:

- la P.A. non sia parte in causa;

- la giurisdizione non sia stata affermata con sentenza passata in giudicato.

COMPETENZA è il potere di decidere una determinata controversia attribuito ai giudici

appartenenti allo stesso ordine ( ordinari: giudice di pace e tribunale).

Normalmente il giudice competente è uno solo, ma vi possono essere ipotesi nelle quali x

una determinata controversia sussiste la competenza di più giudici: competenze concorrenti.

Il codice distingue 3 tipi di competenza:

- x valore, che è determinata dal valore economico della causa;

- x materia, che è determinata dalla natura della causa;

- x territorio, che è determinata dal luogo dove deve essere trattata la causa.

I criteri della materia e del valore distribuiscono le cause tra i giudici secondo un ordine

verticale (es. giudice di pace e tribunale).

Il criterio del territorio vi provvede secondo un ordine orizzontale (es. tribunale di Napoli e

di Bologna).

COMPETENZA PER VALORE

L’art. 10 dispone che il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla

domanda, cioè è l’attore con la sua richiesta che determina il valore della causa e il giudice

competente.

Ai fini del calcolo della competenza, bisogna però sommare alla domanda anche l’importo

degli interessi scaduti, le spese e i danni prodottisi anteriormente alla domanda.

Se si tratta di causa avente x oggetto somme di denaro o beni mobili, il valore è quello

dichiarato dall’attore (ad es. se chiede il pagamento di E 3.000,00, la causa è di competenza

del tribunale).

Se il valore non è stato dichiarato, la causa si presume di competenza del giudice adito.

Il convenuto può contestare tale competenza, ma deve farlo nella prima difesa.

In mancanza di contestazione tempestiva, la causa rimane di competenza del giudice adito,

ma il valore dichiarato o presunto, rimane fissato anche agli effetti del merito.

Ad es. si chiede al giudice la restituzione di un tavolo. Se il mobile verrà distrutto, il

controvalore che verrà attribuito all’attore non potrà superare l’importo di E 2582,28 e ciò

anche se si dimostra che il valore del mobile era maggiore.:

- CUMULO OGGETTIVO: + domande proposte nello stesso processo contro la stessa

persona --------- le domande si sommano, ai fini della competenza x valore;

- CUMULO SOGGETTIVO: è chiesto da + persone l’adempimento x quote di un’unica

obbligazione-------- il valore della causa sarà dato dall’intera obbligazione anche se non

presenti in giudizio tutti i debitori o creditori.

COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE x valore:

- x le cause relative a BENI MOBILI (su cose mobili o somme di denaro) fino a E

2.582,28;

- x le cause di risarcimento danni prodotti dalla circolazione dei veicoli o natanti fino a E

15.493,71.

COMPETENZA DEL TRIBUNALE x valore:

-x le cause relative a beni mobili di valore superiore a E 2.582,28;

- relative a beni immobiliari.

COMPETENZA PER MATERIA

Il criterio della materia prevale su quello del valore, nel senso che se una controversia è

attribuita alla competenza di un giudice x ragioni di materia, si prescinde dal valore della

stessa.

COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE x materia:

1. x le cause relative ad apposizioni di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla

legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;

2. x le cause relative alla misura e alla modalità d’uso dei servizi di condominio di case;

3. x le cause relative alle immissioni (di fumo, calore, rumori) fra immobili adibiti a civile

abitazione, non relative alle immissioni industriali.

COMPETENZA DEL TRIBUNALE x materia:

1. x le cause x imposte e tasse;

2. x cause relative allo stato e alla capacità delle persone;

3. x cause in tema di querela di falso;

4. x cause relative all’esecuzione forzata ed ogni causa di valore indeterminabile

COMPETENZA PER TERRITORIO si determina con riferimento:

- al foro delle persone fisiche: dove il convenuto ha residenza o domicilio o dimora o in

mancanza dove risiede l’attore;

- al foro delle persone giuridiche:dove si trova la sede o stabilimento o rappresentante

autorizzato a stare in giudizio;

- al foro degli enti senza personalità giuridica (società di persone, comitati): dove tali enti

svolgono la propria attività in modo continuativo.

Vi sono fori facoltativi e fori obbligatori:

1. FORI FACOLTATIVI possono essere scelti in alternativa al foro generale :

- riguardano le cause relative a diritti di obbligazione x le quali l’attore può citare il

convenuto nel foro dove è stata eseguita l’obbligazione dedotta in giudizio.

2. FORI OBBLIGATORI: ossia è espressamente stabilito ed esclude quello generale:

a. x le cause relative a diritti reali immobiliari e azioni possessorie: è competente il

giudice del luogo in cui è sito l’immobile o dove è avvenuto il fatto denunciato che ha

causato l’azione possessoria (comprese la denuncia di nuova opera o di danno temuto);

b. x le cause ereditarie: è competente il giudice del luogo dell’apertura della successione,

ossia nell’ultimo domicilio. Se la successione è aperta fuori della Repubblica, è competente

il giudice dove è posta la maggior parte dei beni ereditari;

c. x le cause fra soci o condomini, è competente il giudice del luogo in cui si trova la sede

della società oppure i beni comuni;

d. x le cause della P.A, è competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio

dell’Avvocatura dello Stato.

e. x l’esecuzione forzata, è competente il giudice del luogo in cui si trovano le cose. 2

eccezioni:

- espropriazione presso terzi, è competente il giudice del luogo dove risiede il terzo debitore;

- esecuzione degli obblighi di fare o non fare, è competente il giudice del luogo in cui

l’obbligo va adempiuto;

f. x le cause di opposizione all’esecuzione, è competente il giudice del luogo

dell’esecuzione. Il giudice può essere il tribunale o il giudice di pace, a differenza

dell’esecuzione forzata in cui è competente sempre il tribunale;

DEROGHE ALLA COMPETENZA TERRITORIALE

La competenza x territorio è derogabile dalla volontà delle parti, salvo nei casi indicati

dall’art. 28:

- di esecuzione forzata e di opposizione alla stessa;

- di procedimenti cautelari e possessori;

- di procedimenti in Camera di Consiglio;

- in cui nel processo deve intervenire il PM;

- in cui l’inderogabilità sia espressamente prevista dalla legge;

- nelle cause di locazione e comodato di immobili.

La deroga può essere BILATERALE: ossia x accordo fra le parti, il quale va effettuato x

uno o + affari e deve risultare da atto scritto.

La deroga può essere UNILATERALE: ossia x elezione di domicilio, x cui chi ha eletto

domicilio può essere convenuto davanti al giudice del domicilio stesso.

L’INCOMPETENZA

La L 353/90 ha modificato l’art. 38 prevedendo:

- l’incompetenza x materia, valore e territorio inderogabile, del giudice adito è assoluta.

Possono rilevarla le parti e lo stesso giudice d’ufficio, ma non oltre la prima udienza di

trattazione;

- l’incompetenza x territorio derogabile è relativa.

Può essere eccepita solo dal convenuto nella comparsa di risposta e previa indicazione del

giudice che la parte ritiene competente; in questo caso, se le parti aderiscono a tale

indicazione, il giudice non si pronuncerà sulla competenza con sentenza, ma darà atto

dell’adesione delle altri parti con semplice ordinanza, purchè la causa sia riassunta davanti

al giudice indicato entro 3 mesi dalla cancellazione da ruolo. Se la riassunzione non è fatta

nel termine, il processo si estingue.

N.B. Fuori dei casi di incompetenza x territorio derogabile, il giudice dovrà decidere con

sentenza unitamente al merito o in via pregiudiziale.

L’effetto della decisione con sentenza sulla competenza è:

Se il processo viene riassunto davanti al giudice dichiarato competente nel termine indicato

nella sentenza o in mancanza entro il termine di 6 mesi dalla sentenza che dichiara

l’incompetenza, il processo prosegue innanzi al nuovo giudice, il quale resta vincolato e non

può declinare la propria competenza, anche se si ritenesse a sua volta incompetente.

Il giudice può svincolarsi, sollevando il regolamento di competenza d’ufficio nei soli casi di

incompetenza x materia o x territorio inderogabile.

Se la riassunzione non avviene nei termini, il processo si estingue x cui il giudice che ha

pronunciato non è più vincolante.

REGOLAMENTO DI COMPETENZA

Il provvedimento con cui il giudice decide sulla competenza è la sentenza, x cui è soggetta ai

mezzi di impugnazione: appello e ricorso x Cassazione.

Il regolamento di competenza è un vero e proprio mezzo di impugnazione della sentenza che

pronuncia sulla competenza, che permette alle parti di adire direttamente la corte di

Cassazione quando sorge un conflitto fra 2 o + giudici in ordine alla competenza a trattare

una lite.

La Cassazione si pronuncia sulla competenza con sentenza, ordinando la prosecuzione del

processo davanti al giudice ritenuto competente, che potrà essere quello già investito dalla

causa o altro.

Esistono 2 tipi di regolamento di competenza:

a. su istanza di parte: presuppone che sia intervenuta una sentenza che abbia pronunciato

sulla competenza, affermandola o negandola. Può essere:

1. necessario: quando la sentenza impugnata decide esclusivamente sulla competenza. In

questo caso, se la parte soccombente vuole impugnare, può farlo solo con il regolamento;

2. facoltativo: quando la sentenza ha pronunciato sulla competenza ma anche sul merito.

In tal caso il soccombente può impugnare:

- il capo della sentenza che ha pronunciato sulla competenza e quello sul merito, deve

ricorrere alle ordinarie impugnazioni, ossia l’appello;

- il solo capo sulla competenza e deve usare necessariamente il regolamento.

b. d’ufficio: ricorre quando in seguito alla sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice

adito x ragioni di materia o x territorio inderogabile, la causa è riassunta davanti ad altro

giudice,il quale se si ritiene anche lui incompetente, deve richiedere d’ufficio il regolamento

di competenza.

Il regolamento di competenza non è ammissibile davanti al giudice di pace, quindi l’unico

mezzo che la parte può usare è l’appello.

Il regolamento di competenza è proposto con istanza e (non ricorso) alla Corte di

Cassazione, da notificare alle parti che non vi hanno aderito, entro 30 gg. dalla

comunicazione della sentenza che

ha pronunciato sulla competenza.

In ogni caso il processo va riassunto di fronte al giudice dichiarato competente nel termine

indicato nella sentenza o in mancanza entro 6 mesi dalla sua comunicazione, altrimenti si

estingue.

Se il processo si estingue, la decisione della Cassazione resta vincolante, x cui se il

processo venisse iniziato ex novo, esso può essere proposto di fronte al giudice indicato

dalla Cassazione.

COMPOSIZIONE DEL TRIBUNALE

Il D.Lgs. 51/98 sopprimendo la figura del pretore ha riconosciuto al Tribunale la qualifica

di unico giudice togato di 1°grado. Esso decide in composizione monocratica, salvo i casi

previsti dall’art. 50-bis nei quali decide in composizione collegiale:

1. x le cause in cui vi è l’intervento obbligatorio del PM;

2. x le cause fallimentari;

3. x le cause societarie, successorie, devolute alle sezioni specializzate agrarie;

4. di responsabilità civile dei magistrati e procedimenti in camera di consiglio.

Il vizio derivante da erronea composizione del tribunale è una nullità sanabile ad istanza di

parte.

MUTAMENTO DELLE PARTI NEL PROCESSO

Si ha successione a titolo universale quando una parte viene meno x morte o altra causa

(estinzione dell’ente) e il processo prosegue con il successore che prende il posto del

defunto/estinto.

A seguito della morte, il processo si interrompe e va riassunto entro 6 mesi da quando la

morte è stata dichiarata nel processo, altrimenti si estingue.

Nella successione a titolo particolare nel diritto controverso,si ha sostituzione poiché

nel trasferimento x atto tra vivi (alienazione del diritto) e x mortis causa (legato

dell’oggetto), il processo prosegue tra le parti originarie (alienante) e (successore

universale) e non contro il legatario e l’acquirente.

In ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel

processo, e se le altri parti vi consentono, l’alienante o il successore universale può essere

estromesso.

Si tratta di sostituzione processuale, perché il dante causa (alienante e successore

universale) non sta in giudizio x un diritto proprio, ma altrui (del successore), il quale

poiché è parte del processo, può impugnare la sentenza con l’appello e non con

l’opposizione di terzo. MUTAMENTO DELLE PARTI NEL PROCESSO

Si ha successione a titolo universale quando una parte viene meno x morte o altra causa

(estinzione dell’ente) e il processo prosegue con il successore che prende il posto del

defunto/estinto.

A seguito della morte, il processo si interrompe e va riassunto entro 6 mesi da quando la

morte è stata dichiarata nel processo, altrimenti si estingue.

Nella successione a titolo particolare nel diritto controverso,si ha sostituzione poiché

nel trasferimento x atto tra vivi (alienazione del diritto) e x mortis causa (legato

dell’oggetto), il processo prosegue tra le parti originarie (alienante) e (successore

universale) e non contro il legatario e l’acquirente.

In ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel

processo, e se le altri parti vi consentono, l’alienante o il successore universale può essere

estromesso.

Si tratta di sostituzione processuale, perché il dante causa (alienante e successore

universale) non sta in giudizio x un diritto proprio, ma altrui (del successore), il quale

poiché è parte del processo, può impugnare la sentenza con l’appello e non con

l’opposizione di terzo.

a. Astensione facoltativa ricorre quando esistono gravi ragioni di convenienza, x il giudice

può richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi.

b. la ricusazione del giudice (art.52) ricorre quando nei casi di astensione obbligatoria, il

giudice non si astiene e la parte può ricusarlo.

La ricusazione sospende il processo in corso e si propone con ricorso contenente i motivi

specifici e i mezzi di prova, il quale deve essere 2 gg. prima dell’udienza, altrimenti è

inammissibile.

Il ricorso sottoscritto dalla parte o dal difensore diretto:

- al presidente del tribunale se è ricusato un giudice di pace;

- al collegio se è ricusato uno dei membri del tribunale o della corte.

La pronuncia avviene con ordinanza non impugnabile sentito il giudice ricusato e assunte le

prove.

Se la ricusazione è:

- respinta o inammissibile, l’ordinanza può condannare la parte o il procuratore che l’ha

proposta ad una pena pecuniaria non superiore a E 5;

- accolta, l’ordinanza designa il nuovo giudice e il processo deve essere riassunto entro 6

mesi.

c. la responsabilità del giudice può essere di 3 tipi:

- disciplinare: riguarda il rapporto tra il giudice e l’ordine giudiziario e si ha quando il

giudice tiene un comportamento che leda il prestigio di quest’ultimo.

Le sanzioni vengono applicate con un procedimento disciplinare che si svolge davanti al

CSM. L’impugnazione contro il provvedimento disciplinare va proposta alle Sezioni Unite

della Corte di Cassazione entro 60 gg. dalla comunicazione del provvedimento in copia

intergale;

- penale: riguarda ogni fatto commesso dal magistrato che configuri un reato;

- civile:si ha quando il magistrato deve rispondere del danno causato al cittadino

nell’esercizio delle funzioni giudiziarie.

L’azione risarcitoria può essere esercitata x:

- atti o provvedimenti posti in essere dal magistrato con dolo o colpa grave.

Colpa grave:violazione di legge determinata da negligenza inescusabile o affermazione o

negazione di un fatto la cui esistenza è esclusa o risulta incontrastabile dagli atti del

procedimento;

- diniego di giustizia: si ha quando la parte ha presentato istanza x ottenere il

provvedimento ed il giudice senza giustificato motivo, ometta, ritarda o rifiuta di compierlo

entro 30 gg. dal deposito in cancelleria dell’istanza.

ORGANI AUSILIARI DEL GIUDICE

Sono stabili: il cancelliere e l’ufficiale giudiziario.

Sono occasionali: il consulente tecnico, il custode.

CANCELLIERE ha funzioni amministrative, in particolare svolge funzioni di:

1. documentazione consistente in 2 attività:

- verbalizzazione delle attività processuali x far sì che le parti o i loro difensori possano in

ogni momento prendere visione della causa;

- apposizione della propria sottoscrizione nei provvedimenti del giudice, accanto alla firma

di quest’ultimo;

2. comunicazione dei provvedimenti del giudice, come l’ordinanza istruttoria che se

pronunziata fuori udienza, va comunicata dal cancelliere alle parti;

3. organizzazione amministrativa consistente in:

- iscrizione a ruolo della causa;

- formazione del fascicolo d’ufficio e sua presentazione al capo dell’ufficio che dovrà

effettuare la nomina del giudice istruttore;

- conservazione del fascicolo nel suo ufficio di cancelleria.

Responsabilità del cancelliere nel caso di:

1.omissione del compimento dell’atto senza giusto motivo;

2. compimento di un atto nullo con dolo o colpa grave.

UFFICIALE GIUDIZIARIO svolge funzioni di carattere materiale, in particolare:

- notificazione degli atti di parte mediante consegna al destinatario di copia conforme

all’atto;

- funzioni esecutive, come il pignoramento nell’esecuzione forzata o vendita di forzata.

La responsabilità è analoga a quella del cancelliere.

CONSULENTE TECNICO viene nominato dal giudice tutte le volte che gli necessitano

nozioni tecniche ed è scelto fra persone iscritte in albi speciali (in tal caso non può rifiutare

il suo ufficio), ma anche tra quelle non iscritte.

Egli presta assistenza al giudice, presenta relazioni su determinati quesiti, fornisce

chiarimenti sia in udienza che in camera di consiglio.

Responsabilità del consulente:

- penale: nel caso di dolo nell’espletamento della consulenza;

- civile x colpa grave: può dar luogo al risarcimento danni, all’arresto fino ad un anno o

ammenda fino a E. 10.329.

CUSTODE, gli spetta la conservazione e amministrazione dei beni pignorati o sequestrati.

La sua nomina compete:

1. all’ufficiale giudiziario x il pignoramento mobiliare;

2. al giudice x il sequestro giudiziario;

3. alla legge x il pignoramento immobiliare e in tal caso non ha mai diritto al compenso.

Deve esercitare la custodia con la diligenza del buon padre di famiglia ed è responsabile dei

danni verso le parti.

ALTRI AUSILIARI

ESPERTO: nei casi di determinazione del valore di beni immobili;

STIMATORE: nei casi di determinazione del valore di beni mobili;

INTERPRETE: nei casi in cui deve esser sentito dal giudice chi non conosce la lingua

italiana

NOTAIO: nel caso di operazioni di divisione.

La L. 80/2005 ha consentito che la delega di operazioni di vendita nell’espropriazione

mobiliare e immobiliare possa essere effettuata anche ad un avvocato, dottore

commercialista, esperto contabile

CAP: 8 IL PUBBLICO MINISTERO

Nel processo civile, il PM può assumere la posizione di parte in alcuni casi previsti dalla

legge.

Si distingue:

a. P.M. agente (art. 69): esercita l’azione civile nei casi stabiliti dalla legge. Ne sono

esempi:

1. l’impugnativa delle delibere assembleari nelle fondazioni e associazioni;

2. l’istanza al tribunale x la nomina del curatore dello scomparso, x la dichiarazione di morte

presunta;

3. l’impugnazione x nullità del matrimonio;

4. l’istanza di interdizione e inabilitazione.

b. P.M. interveniente: si ha nei casi di intervento obbligatorio o facoltativo in giudizio.

- Intervento obbligatorio: si ha nei casi previsti dall’art. 70 e il mancato intervento è causa di

nullità del giudizio, rilevabile anche d’ufficio. Si ha:

1. nelle cause che il P.M. può proporre;

2. nelle cause matrimoniali comprese quelle di separazione dei coniugi;

3. nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone;

4. negli altri casi stabiliti dalla legge, es. querela di falso;

5. nei giudizi di fronte alla Corte di Cassazione.

- Intervento facoltativo: è previsto x ogni altro caso in cui il P.M. ravvisi un interesse

pubblico.

L’intervento del P.M. non è soggetto a preclusioni e può essere effettuato in ogni momento

del giudizio e anche di fronte al collegio.

I POTERI DEL P.M.

Nei casi di intervento obbligatorio, il P.M. ha gli stessi poteri che spettano alle parti, non

solo istruttori, ma anche di prendere conclusioni anche in difformità di quelle dell’attore e

convenuto. Negli altri casi di intervento ha solo poteri istruttori, x cui le sue conclusioni

debbono essere mantenute nell’ambito delle domande proposte dalle parti. Non può

allargare la materia da contendere.

ASTENSIONE DEL P.M.

Al P.M. si applicano solo le norme sull’astensione e non quelle sulla ricusazione.

Il P.M. essendo un magistrato e non un giudice, non può essere ricusato, perché è in

sostanza una parte del processo x cui non vige nei suoi confronti il principio di terzietà e

imparzialità.

L’esercizio del potere di astensione è legato solo alla coscienza del magistrato, non

essendovi la possibilità di un controllo, x cui il suo mancato esercizio nei casi in cui avrebbe

dovuto astenersi, non dà luogo ad alcuna nullità, ma può essere fonte di responsabilità

disciplinare. CAP. 7 LE PARTI

Legitimatio ad causam (capacità di essere parte): è la titolarità del potere o dovere di

promuovere o subire un giudizio. E’ una condizione dell’azione ed è la trasposizione nel

processo della capacità giuridica (si acquista x le persone fisiche con la nascita e quelle

giuridiche con il riconoscimento).

Legitimatio ad processum (capacità processuale): p la capacità di stare in giudizio,

compiendo atti processuali. E’ un presupposto processuale ed è la trasposizione della

capacità di agire.

I 2 concetti non sono perfettamente coincidenti,, poiché vi sono delle persone come il fallito,

che hanno la capacità di agire ma non quella processuale x le cause patrimoniali.

Sono capaci di stare in giudizio coloro che hanno il libero esercizio dei diritti che si fanno

valere.

Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti, non possono stare in giudizio da

sole, ma devono essere RAPPRESENTATE, ASSISTITE o AUTORIZZATE:

1. minori e interdetti non hanno capacità di agire e quindi sono incapaci di stare in

giudizio.

Sono legalmente rappresentati dai genitori e tutori;

2. emancipati e inabilitati hanno una limitata capacità di agire e quindi possono stare in

giudizio con l’assistenza del curatore;

3. persone giuridiche stanno in giudizio x mezzo di chi le rappresenta a norma di legge o

statuto;

4. enti senza personalità giuridica (associazioni e comitati) sono rappresentate dal

presidente o direttore le 1°, mentre i 2° dal presidente.

CURATORE SPECIALE è un rappresentante legale nominato quando:

- manca la rappresentanza legale del minore, dell’incapace o la rappresentanza organica

dell’ente e vi è urgenza di agire in giudizio;

- vi è un conflitto di interessi fra il rappresentante e il rappresentato.

Ad es. si nomina un curatore speciale del minore quando padre e figlio sono coeredi.

L richiesta di nomina può essere fatta da :

- dal rappresentato anche se minore o incapace;

- prossimi congiunti del rappresentato;

- dal rappresentante in caso di conflitto di interessi;

- dal P.M. e da chiunque vi abbia interesse

La nomina è fatta con decreto dal giudice di pace o dal presidente dell’ufficio giudiziario.

Il decreto va poi comunicato al P.M. affinché provochi i provvedimenti x la costituzione

della normale rappresentanza, assistenza.

RAPPRESENTANZA VOLONTARIA (es. avvocato)

L’art. 77 disciplina l’istituto della rappresentanza volontaria, stabilendo che il procuratore

generale o quello preposto a determinati affari non possono stare in giudizio x il

proponente se tale potere non è stato loro conferito espressamente x iscritto.

La forma scritta non è necessaria:

- x gli atti urgenti e misure cautelari;

- x il procuratore generale di chi non ha residenza o domicilio nella Repubblica e x

l’istintore, i quali si presumono rappresentanti volontari.

Solo x il giudizio di fronte al giudice di pace, le parti possono farsi rappresentare da

persona munita di mandato scritto in calce alla citazione o in atto separato, salvo che il

giudice ordini la loro comparizione personale.

DIFETTO DI RAPPRESENTANZA

Se il difetto di rappresentanza è scoperto nel corso del processo, il giudice potrà disporre

che si costituisca in giudizio il vero rappresentante.

Se il difetto non è scoperto, il processo non è nullo e gli effetti del processo si produrranno

solo in capo al falsus procurator nel bene e nel male, ciò vale sia x la rappresentanza legale

che volontaria.

Se invece il vizio riguarda la rappresentanza organica di un ente, nel senso che lo

rappresenta in giudizio un organo che non può stare x l’ente ( ad es. viene citato l’ente in

persona del direttore, anziché del presidente),succede che se l’ente:

- è attore, si invita l’ente a regolarizzare la sua posizione processuale facendo costituire

l’organo cui spetta la rappresentanza;

- è convenuto, la sanatoria può aver luogo attraverso la costituzione del vero rappresentante

o dell’organo giusto.

SOSTITUTO PROCESSUALE sta in giudizio in nome proprio x un diritto altrui, ossia

non è titolare del diritto fatto valere in giudizio.

Mentre il rappresentante sta in giudizio in nome altrui x un diritto altrui.

La sostituzione processuale è un fenomeno vietato ed è permesso solo in casi eccezionali:

- il caso della tutela del diritto al nome, in cui l’azione contro l’uso indebito dell’altrui nome

è promossa non dal titolare del nome, ma da un parente che ha interesse familiare.

- successione a titolo particolare nel diritto controverso.

TUTELA DEGLI INTERESSI DIFFUSI O COLLETTIVI si riscontra in quelle situazioni

in cui la legge attribuisce la tutela di un gruppo (es. lavoratori, consumatori) ad un singolo

organo, attraverso il quale trova tutela anche il singolo appartenente al gruppo che ha subito

la lesione.

Es: se Tizio cita Caio in rivendica di un certo bene e Caio in corso di causa aliena tale bene a

Sempronio, il processo prosegue tra le parti originarie, quindi Caio sta in giudizio in nome

proprio,ma x un diritto altrui, il diritto di Sempronio.

DIFENSORE deve rappresentare e assistere la parte nel processo.

Nel processo civile è consentito derogare a questo principio, ossia la parte può difendersi

personalmente in 2 casi:

a. nelle cause innanzi al giudice di pace x le cause non eccedenti E 516,46 e x quelle di

valore superiore, x le quali il giudice abbia autorizzato la parte a stare in giudizio di persona;

b. quando la parte abbia la qualità x esercitare l’ufficio di difensore.

Nel processo civile, la difesa fa riferimento a 2 figure:

1. il procuratore, detto difensore-ministro, la cui presenza è indispensabile, a cui spetta:

- lo stare in giudizio, ossia rappresentare la parte in tutti gli atti che si svolgono in udienza

e fuori;

- la difesa della parte, ossia il compimento di tutti gli atti scritti, orali e il ricevimento degli

atti.

Il difensore è nominato dalla parte, attraverso la procura alle liti che può essere:

- generale: x tutte le liti;

- speciale x una singola lite e x un solo grado del giudizio se dall’atto non risulta

diversamente;

- si conferisce con atto pubblico e scrittura privata autenticata;

- se è speciale può essere anche apposta in calce o a margine dell’atto, ma la sottoscrizione

va certificata dal difensore.

2. L’avvocato, detto difensore-assistente perchè svolge la funzione di assistenza, ossia

cura non tanto la forma degli atti quanto il contenuto.

A differenza del procuratore, la sua funzione non è obbligatoria, infatti può essere incaricato

della sola discussione della causa.

La L. 27/97 ha soppresso l’albo dei procuratori, x cui il superamento dell’esame comporta

l’iscrizione nell’albo degli avvocati e cadono le limitazioni territoriali previste x i

procuratori, ossia patrocinare solo nel distretto della corte d’appello in cui erano iscritti.

La difesa dinanzi alle magistrature superiori (Corte di cassazione, costituzionale,Consiglio

di Stato) può essere svolta solo da avvocati iscritti nell’albo dei patrocinanti in cassazione,

al cui si accede dopo 12 anni dall’iscrizione all’albo degli avvocati.

GRATUITO PATROCINIO

Il costo del processo rende difficile l’accesso alla giustizia dei non abbienti.La nuova legge

prevede:

1. il presupposto x l’ammissione è l’esistenza di un reddito non superiore a E. 9.296,22.

Vi è la possibilità di modificare tale parametro ogni 2 anni, con provvedimento dei ministri

della giustizia e delle finanze, in relazioni alle variazioni I.S.T.A.T.;

2. l’istanza va presentata al Consiglio dell’ordine degli avvocati che provvede

all’ammissione provvisoria, quella definitiva avviene ad opera del giudice al momento in cui

decide la causa;

3. la parte può scegliersi liberamente il difensore, a cui viene corrisposto l’onorario da parte

dello Stato, previa liquidazione dal giudice del processo.

I DOVERI DELLE PARTI E DEI DIFENSORI

Fondamentale dovere delle parti e dei difensori è quello di comportarsi in giudizio con lealtà

e probità.

Nel caso di violazione di tali doveri --------- procedimento disciplinare a carico del

professionista di fronte al Consiglio dell’ordine degli avvocati al quale è iscritto. I casi di

violazione sono:

1. l’uso di parole sconvenienti o offensive negli scritti o nei discorsi pronunziati di fronte

all’autorità procedente dalle parti o dai difensori.

Se si tratta di scritti, la parte ha diritto che si cancellino in ogni stato dell’istruzione.

La responsabilità civile x il risarcimento danni e quella penale si hanno solo se le offese

non concernono l’oggetto della causa, mentre la cancellazione delle frasi ingiuriose e la

responsabilità disciplinare possono aversi comunque.

2. la lite temeraria comporta la responsabilità aggravata e il risarcimento danni.

Nel processo di cognizione la condanna al risarcimento si può avere su istanza di parte,con

la sentenza che decide la lite quando la parte abbia agito in giudizio con malafede o colpa

grave.

Nel processo di esecuzione e in quelli cautelari è sufficiente aver agito senza la normale

prudenza.

Sono danni che riguardano solo il processo, la condanna può aversi solo nell’ambito di quel

processo e con la sentenza che lo chiude.

SPESE DI CAUSA

Ciascuna parte ha l’obbligo di anticipazione delle spese x gli atti che chiede o compie.

Nel processo di cognizione, la parte soccombente viene condannata al rimborso delle spese

e degli onorari a favore della parte vincitrice secondo il principio di soccombenza.

Vi sono 3 precisazioni da fare:

- se + sono i soccombenti, la condanna si ripartisce in relazione allo specifico interesse di

ciascuno,

giudice le spese sono ripartite fra tutti i soccombenti in parti uguali;

- il giudice con sentenza può escludere la ripetizione da parte del vincitore di quelle spese

che sono eccessive o superflue;

- la condanna al rimborso delle spese e degli onorari sono a favore del difensore della parte

vincitrice se ha anticipato personalmente le spese o non ha riscosso gli onorari.

Se il giudice non provvede alle spese di causa, la sentenza può essere impugnata x

omissione di pronuncia.

ECCEZIONI AL PRINCIPIO DI SOCCOMBENZA

1. Una 1°ipotesi è quella in cui una parte abbia dovuto subire delle spese a causa delle

violazioni da parte dell’avversario dei principi di lealtà e probità.

Ad es. una parte rileva un vizio soltanto in appello mentre poteva farlo in 1°grado, infatti il

giudice d’appello dovrà rimettere il giudizio in 1°grado con la conseguenza che si avranno 2

giudizi in +.

2. Vi è compensazione delle spese quando entrambe le parti sono soccombenti.

3. Quando sussistono gravi motivi, il giudice in caso di soccombenza della parte, può

condannare al rimborso delle spese il rappresentante in solido con il rappresentato o anche

da solo.

SPESE NEL PROCESSO ESECUTIVO

Le spese subite dai creditori procedenti ed intervenuti nel processo di esecuzione sono a

carico di chi ha subito l’esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice civile.

La norma riguarda il processo di espropriazione e non appare esatta perché le spese + che a

carico del debitore esecutato, fanno parte della massa attiva (del ricavato della vendita dei

beni pignorati). CAP. 9 IL PROCEDIMENTO

PROCEDIMENTO sta a significare:

- qualsiasi serie di atti fra essi collegati diretti ad un risultato finale;

- la forma esteriore del processo.

CONNESSIONE si ha quando in un unico procedimento vengono inserite + domande che

hanno in comune alcuni elementi costitutivi dell’azione e che hanno fini distinti.

Se tutti gli elementi costitutivi sono identici, si hanno la litispendenza e la continenza.

Si ha connessione oggettiva nei seguenti casi:

1. ACCESSORIETA’(art. 31): si ha quando la domanda (accessoria) è connessa x il titolo

ad un’altra (principale), il cui accoglimento dipende dall’accoglimento di quest’ultima e

vengono proposte con un unico atto di citazione.

Es: domanda del pagamento degli interessi presuppone quella del pagamento del capitale.

Le domande si sommano nel processo pendente davanti al giudice della causa principale,

ma se la somma supera tale competenza, l’abbinamento va fatto davanti al giudice superiore.

Es: se x la domanda principale è competente il giudice di pace, la domanda accessoria potrà

aversi davanti a questo giudice solo se la somma delle domande non supera la sua

competenza, altrimenti va fatta di fronte al giudice superiore, ossia il tribunale.

2. PREGIUDIZIALITA’(art.34): si ha quando nel corso di un processo, sorge una

questione pregiudiziale che si pone come antecedente logico rispetto alla causa in corso.

Es: nel processo instaurato dal venditore x il pagamento di una rata del prezzo, sorga la

questione dell’invalidità del contratto, da cui dipenderà l’obbligo o meno di pagare la rata.

Se la causa in corso e la questione pregiudiziale sono di competenza di 2 giudici diversi

accade che:

- se la legge o le parti nulla dicano circa il modo di decisione della questione pregiudiziale, il

giudice della causa in corso deciderà la pregiudiziale senza efficacia di giudicato e con effetti

limitativi al processo in corso, anche se non rientra nella sua competenza. In tal caso la

questione può essere sollevata ex novo in un successivo processo.

- x disposizione di legge o volontà delle parti, la questione pregiudiziale deve essere decisa

con efficacia di giudicato. In tal caso la questione viene risolta con una decisione a sé stante

che spiega efficacia non solo nel processo in corso, ma anche al di fuori.

Se il giudice adito non è competente x valore anche x la causa pregiudiziale, le cause

vengono decise insieme e dovranno essere trasferite (mediante la riassunzione) davanti al

giudice superiore.

2. DOMANDA RICONVENZIONALE (art 36): è la domanda diretta contro un soggetto

che aveva già proposto un’altra domanda. E’ ammessa nel processo in corso solo quando:

- si fonda sullo stesso titolo della domanda avversaria.

Ad es:Tizio chiede l’annullamento di un contratto di vendita e la restituzione della cosa e

Caio convenuto chiede in via riconvenzionale la restituzione del prezzo. Il titolo in comune è

l’annullamento del contratto;

- si fonda sullo stesso titolo di un’eventuale eccezione.

Ad es: Tizio condanna Caio al pagamento di 100 e Caio gli oppone in compensazione un

credito di 150, chiedendo l’estinzione del credito e il pagamento dei residui 50.

Se il giudice adito x la domanda principale non è competente x la domanda riconvenzionale,

le domande vengono rimesse al giudice superiore, a meno che la domanda principale si

fonda su un titolo non controverso o facilmente accertabile, in cui il giudice adito può

decidere su di essa e rimettere al giudice superiore solo la domanda riconvenzionale.

RIUNIONE SUCCESSIVA NELLA CONNESSIONE OGGETTIVA (art.40)

Le domande oggettivamente connesse possono essere proposte separatamente, ma qualora

possibile, la legge dispone che esse vengano riunite in unico processo x realizzare il

simultaneus processus.

Es: domanda di capitale e di interessi proposte con due separati atti di citazione.

I procedimenti si fondono in uno solo che è quello pendente di fronte:

- al giudice della causa principale nella connessione x accessorietà;

- al giudice preventivamente adito negli altri casi.

Di fronte a 2 cause di diversa competenza, il simultaneus processus va sempre fatto di

fronte al tribunale e il giudice di pace deve declinare anche se il giudice è quello della causa

principale o di quella preventivamente adita.

La connessione successiva può avvenire anche d’ufficio, ma la riunione delle 2 cause è

subordinata:

- al fatto che essa non abbia luogo dopo la prima udienza;

- al fatto che la causa principale o preventivamente instaurata non sia d’ostacolo

all’esauriente trattazione e decisione delle cause connesse.

Se i 2 procedimenti iniziati in modo separato sono assoggettati a riti differenti:

1.vi è prevalenza del rito del lavoro su quello ordinario;

2. vi è prevalenza del rito ordinario se il rito speciale non è quello del lavoro;

3. nel concorso di riti speciali, prevale il rito della causa x la quale viene determinata la

competenza o con il rito previsto x la causa di valore maggiore.

Se il simultaneus processus viene trattato con rito diverso da quello previsto, non vi è

nullità, ma mutamento del rito.

CONNESSIONE SOGGETTIVA: si ha quando + domande hanno in comune solo i

soggetti.

N.B. Essa non consente lo spostamento di competenza e la possibilità di una riunione

successiva.

Il simultaneus processus è possibile solo se ricorrono 3 condizioni:

- che le domande siano proposte contemporaneamente;

- che siano tutte dirette contro la stessa parte, cioè dall’attore al convenuto;

- che devono rientrare tutte nella competenza del giudice adito x la somma dei valori.

Se una di queste condizioni non si verifica e le domande sono cumulate, il giudice dichiara

inammissibile la seconda domanda.

La separazione delle varie domande è possibile se:

- vi è un’istanza delle parti o

- il giudice si accorge che la riunione delle stesse ritarderebbe o renderebbe + gravoso il

processo.

La separazione non è mai possibile nei casi di connessione oggettiva originaria.

CONCORSO DI DOMANDE: si ha quando + domande connesse siano dirette tutte allo

stesso fine

Es: impugnazione della stessa delibera assembleare da + soci vengono trattate nello stesso

processo e il fine è quello di far annullare la delibera.

CUMULO DI DOMANDE: si ha quando vengono proposte nello stesso processo +

domande che si escludono a vicenda tale x cui l’accoglimento di una comporta il rigetto

dell’altra.

CUMULO CONDIZIONATO: si ha quando le domande si escludono x la diversità dei

soggetti.

Es: Tizio chiede la condanna di Caio o alternativamente quella di Sempronio.

CUMULO SUBORDINATO: si ha quando le domande si escludono x diversità

dell’oggetto.

Es: Tizio cita Caio che gli ha causato un danno, chiedendo la sua condanna alla

reintegrazione in forma specifica o il risarcimento del danno.

LITISCONSORZIO (art. 102): si ha quando nel processo vi è una pluralità di parti con

un un’unica azione.

E’ ammesso x 2 ragioni:

- principio dell’economia dei giudicati;

- principio della non contraddittorietà dei giudicati x evitare conflitti di pronunce.

LITISCONSORZIO NECESSARIO: indica il giudizio a cui devono partecipare

obbligatoriamente + parti, altrimenti la decisione non può essere pronunciata. Quindi

un’unica azione con pluralità di parti. La legge cita varie ipotesi:

- nel giudizio di reclamo di legittimità proposto dal figlio debbono essere chiamati entrambi

i genitori;

- nell’azione surrogatoria quando il creditore x far valere il diritto del suo debitore nei

confronti del 3°, deve chiamare in giudizio sia il debitore che il 3°;

- nel giudizio di divisione;

- l’azione costitutiva riferita ad un rapporto che concerne + soggetti richiede la presenza di

tutte le parti in giudizio poiché il rapporto non può costituirsi, modificarsi, estinguersi se

non rispetto a tutti

Il litisconsorzio non è necessario x le azioni di accertamento e di condanna che possono

riferirsi anche solo nei confronti di uno dei soggetti.

Se il giudizio viene promosso senza la presenza di tutti i litisconsorzi, il giudice deve

ordinare l’integrazione del contradditorio in un termine perentorio da lui stabilito, la quale

avverrà a cura dell’attore o della parte + diligente. Se l’ordine non viene eseguito nel

termine stabilito, il processo si estingue.

Se il giudice non si accorge e omette di disporre l’integrazione del contradditorio, la

sentenza può essere impugnata da ciascuna delle parti del giudizio, con l’appello e dopo

ricorso x cassazione.

Il giudice dell’impugnazione non può decidere nel merito, ma deve rimettere le parti di

fronte al giudice di 1° grado x il rinnovo del processo.

Il litisconsorte pretermesso può fare opposizione di 3°, ossia può fare opposizione contro

sentenza passata in giudicato al fine di rendere inoperativa la sentenza nei suoi confronti e

così consentire la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata.

Secondo qualche autore, invece partendo dal presupposto che sentenza emessa a

contradditorio non integro, essa debba ritenersi inefficace sia tra i lisconsorti pretermessi

che tra quelli nei cui confronti è stata pronunciata.

LITISCONSORZIO FACOLTATIVO: ricorre quando+ azioni che possono essere

esperite in giudizi separati e quindi dar luogo a distinti provvedimenti di merito, vengono

unite in un unico processo. Le domande possono esser proposte con un unico atto iniziale,

ma possono essere riunite anche successivamente.

La legge consente la separazione delle cause nel corso del processo:

- se vi è istanza di tutte le parti;

- quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe + gravoso il

processo

LITINSCORZIO FACOLTATIVO PROPRIO: si ha nelle ipotesi in cui le cause sono

connesse x il titolo e l’oggetto.

Es: stesso titolo --- successione ereditaria.Tizio creditore ereditario cita nello stesso

processo, anziché in 2 separati, i 2 condebitori ereditari;

stesso oggetto--- stesso debito.Il creditore cita nello stesso processo il debitore e il di lui

fideiussore.

In tal caso vi può essere spostamento di competenza, ossia l’attore può citare i convenuti di

fronte al giudice del foro di uno di essi.

LITINSCORZIO FACOLTATIVO IMPROPRIO: si ha nelle ipotesi in cui le cause sono

connesse x la soluzione delle medesime questioni.

Es: licenziamento collettivo impugnato dai dipendenti con ricorso al giudice del lavoro.

In tal caso le cause possono proposte assieme solo se il giudice è territorialmente

competente x tutte

LITISCONSORZIO QUASI NECESSARIO: di creazione dottrinaria, ricorre quando le

azioni sono connesse a tal punto che quando viene esperita + di una, non è consentita la

trattazione separata delle stesse, ma vanno tutte decise nello stesso processo.

Non è necessario perché:

- l’azione non è unica,

- non vi è l’obbligo di citare in giudizio tutti i soggetti.

Non è facoltativo perché:

- non è consentita la trattazione separata delle varie domande.

Es: impugnazione delle delibere assembleari, in cui nel giudizio non occorre citare tutti i

soci perchè la sentenza di annullamento ha effetto rispetto a tutti e anche nei confronti di

coloro che non furono parte del giudizio.

Se le impugnazioni vengono proposte separatamente vi è l’obbligo di riunione in un unico

giudizio.

E’ detto anche concorso di azioni in quanto le azioni tendono allo stesso risultato e

l’esperimento fruttuoso di una consuma il diritto di esperire le altre.

INTERVENTO: è l’inserimento di un’ulteriore domanda da parte di un 3° nel processo in

corso.

La domanda viene proposta con una comparsa di intervento e non con atto di citazione o

ricorso.

INTERVENTO VOLONTARIO (art.105) prevede 3 ipotesi:

- intervento principale: in cui l’interveniente fa valere un proprio diritto, proponendo nei

confronti delle parti in causa, una domanda connessa x l’oggetto con quella già dedotta in

giudizio.

Ad es: nel giudizio di rivendica del bene A promosso da Tizio contro Caio, interviene

Sempronio x sostenere che il bene è suo;

- intervento autonomo o litisconsortile: in cui l’interveniente ha un interesse parallelo a

quello dedotto in giudizio dall’attore e propone una domanda connessa x il titolo con quella

già dedotta in giudizio;

Ad es: nel giudizio di Tizio creditore ereditario contro Caio x il pagamento della propria

quota, può intervenire il concreditore Sempronio x ottenere anch’egli il pagamento della

propria quota.

- intervento adesivo dipendente (ad adiuvandum): in cui l’interveniente, avendo

interesse alla vittoria di una delle parti in causa, non fa valere un proprio diritto, ma un

interesse accessorio alla domanda di una parte.

Ad es: subconduttore che interviene nel giudizio x sostenere le ragioni del conduttore in un

procedimento di sfratto iniziato dal locatore.

L’interveniente non può impugnare la sentenza, tranne che nel processo societario.

INTERVENTO COATTO SU CHIAMATA DI PARTE (art.106): si ha quando la

parte chiama nel processo un 3° al quale la causa è comune o dal quale pretende di essere

garantito.

- CHIAMATA IN GARANZIA: ricorre quando una delle parti chiama in giudizio il

garante, il quale ha l’obbligo di difendere nel giudizio il garantito e tenerlo indenne dalla

soccombenza.

Presupposto iniziale è l’obbligazione di garanzia (legale o convenzionale) in virtù della

quale un soggetto ha diritto di essere tenuto indenne dal soggetto passivo di tale

obbligazione.

Es. di garanzia legale ricorre quando il compratore evitto da un 3° deve chiamare in giudizio

il venditore x aver diritto alla garanzia.

Es. di garanzia convenzionale ricorre quando chi ha causato un sinistro stradale se è

convenuto x il risarcimento può chiamare in causa l’assicuratore perché lo difenda e lo

tenga indenne.

Ove il garantito perde la causa, la sentenza statuisce una duplice condanna:

- a carico del garantito di risarcire il danneggiato;

- a carico del garante a tenere indenne il garantito da quanto quest’ultimo dovrà pagare.

E’ da escludersi che il giudice possa condannare in via solidale il garantito e il garante verso

l’attore

Dottrina e giurisprudenza distinguono:

GARANZIA PROPRIA: presuppone l’obbligo del garante che sorge a seguito della

chiamata in garanzia. Es: garanzia x evizione.

GARANZIA IMPROPRIA: in cui l’obbligo sorge indipendentemente dalla chiamata del 3°

in causa

Es: vendite a catena fra grossista, dettagliante e consumatore, se la cosa acquistata è affetta

da vizi, il dettagliante può direttamente chiamare in giudizio il grossista, indipendentemente

dal fatto che sia stato chiamato dal consumatore.

- CHIAMATA X COMUNANZA DI CAUSA: si ha quando una parte chiama nel

processo un 3° al quale la causa è comune x l’oggetto e il titolo.

Es: negli incidenti stradali a catena, l’ultimo della catena dovrà rispondere della domanda

originaria

Sono le cause in alternativa o x alternatività tra cui rientra la chiamata del 3° pretendente.

Ad es: Tizio cita Caio x il pagamento di un debito, ma Caio afferma che non deve pagare a

Tizio, ma a Sempronio, x cui Caio chiama in giudizio quest’ultimo, affinché venga chiarito

a chi debba pagare e venga così compulso una sola volta.

DIFFERENZA TRA

CHIAMATA IN GARANZIA CHIAMATA X COMUNANZA

DI CAUSA

condanna a favore dell’attore pronunciata condanna a favore dell’attore

pronunciata

solo nei confronti de convenuto tenuto indenne direttamente nei confronti del

chiamato.

dal chiamato (garante) Rapporto tra attore e chiamato.

Rapporto tra attore e convenuto.

ESTROMISSIONE: uscita dal processo di un soggetto.

ESTROMISSIONE DEL GARANTITO (art.108): il garantito può chiedere di essere

estromesso: - qualora le parti non si oppongono e

- qualora il garante chiamato, si costituisce in giudizio e accetta di assumere la causa in

luogo del garantito.

Se l’estromissione è concessa con ordinanza, il processo proseguirà tra attore e garante e la

sentenza proseguirà sarà pronunciata direttamente nei confronti del garante, il quale è un

sostituto processuale in quanto sta in giudizio in nome proprio, ma nell’interesse del

garantito.

ESTROMISSIONE DELL’OBBLIGATO (art.109): il giudice può ordinare il deposito

della cosa o della somma dovuta ed estromettere l’obbligato quando quest’ultimo si dichiara

ad eseguire la prestazione nei confronti di chi, attore o terzo, risulterà aver ragione.

L’estromissione può essere disposta anche d’ufficio dal giudice e non è iun caso di

sostituzione processuale in quanto la sentenza non ha effetto nei confronti del debitore che

si è liberato.

INTERVENTO X ORDINE DEL GIUDICE (art.107): il giudice può chiamare in

giudizio il 3° qualora ritenga la sua posizione comune con quella delle parti.

Ricorre nei seguenti casi:

- x far entrare nel processo il titolare di un rapporto dipendente, onde evitare che esso

possa essere pregiudicato dagli effetti riflessi del giudicato del rapporto principale.

Es: nella controversia di sfratto fra locatore e conduttore, il giudice può ordinare l’intervento

del subconduttore nel processo x aiutare il conduttore nella propria difesa;

- x fare entrare nel processo il titolare di un rapporto pregiudiziale.

Es: nella causa promossa dal creditore contro il fideiussore, può ordinare l’intervento del

debitore;

- x far entrare nel processo il titolare (3°) del rapporto alternativo.

Es: se il debitore asserisce che il debito è nei confronti di un 3°, il giudice può ordinare il

suo intervento x evitare che il debitore paghi 2 volte

CAP. 10 GLI ATTI PROCESSUALI

FORMA DEGLI ATTI PROCESSUALI: l’art. 121 enuncia la libertà delle forme, ove la

legge non prescrive forme determinate e la loro mancanza determina l’invalidità dell’atto.

OBBLIGO DELLA LINGUA ITALIANA x gli atti processuali quindi:

-quando deve essere sentito chi non conosce la lingua italiana, il giudice può nominare un

interprete

-quando occorre procedere all’esame di documenti non redatti in lingua italiana, il giudice

può nominare un traduttore;

- quando deve essere sentito un sordo, un muto o un sordomuto, le interrogazioni e risposte

possono essere fatte x iscritto oppure può essere nominato un interprete.

LUOGO DEGLI ATTI PROCESSUALI:

- al di fuori del processo: es. la citazione è compiuta prima dell’inizio del processo;

- all’interno del processo: es. istanze, richieste avanzate al giudice.

UDIENZA: luogo dove è spazialmente collocato il processo,cioè nei locali dell’ufficiale

giudiziario

L’intervallo di tempo tra un’udienza e l’altra non dovrebbe essere superiore a 15gg.

PUBBLICA è l’udienza in cui si discute la causa

NON PUBBLICA è l’udienza a cui possono intervenire solo i difensori e le parti.

PROCESSO VERBALE: atto che documenta tutti gli atti (attività e dichiarazioni delle parti

e dei difensori) che si svolgono in udienza redatto dal cancelliere sotto la direzione del

giudice.

TERMINE DILATORIO: quando un atto giuridico deve essere compiuto DOPO la sua

scadenza.

Es. termine x la comparizione.

TERMINE FINALE quando un atto deve essere compiuto PRIMA della sua scadenza.

Es: termine x le impugnazioni. I termini finali si distinguono in:

- termine perentorio: espressamente previsto dalla legge, non può essere prorogato e la

scadenza determina la nullità dell’atto; nel mancato rispetto incolpevole di tale termine, è

ammessa in certi casi la rimessione in termini.

- termine ordinatorio: suscettibile di proroga che può essere concessa dal giudice se

richiesta però prima della scadenza del termine e x motivi particolarmente gravi x non + di

una volta.

CALCOLO DELLA DURATA DEL TERMINE non tiene conto del giorno o dell’ora

iniziale.

Eccezione: termine libero non tiene conto dell’ora o del giorno finale. Es: termine a

comparire.

Se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata al 1° giorno seguente non festivo.

SOSPENSIONE FERIALE dei termini dal 1°agosto al 15 settembre non si applica ai

procedimenti cautelari.

Nel caso di mancato o irregolare funzionamento degli uffici giudiziari, i termini che scadono

in questo periodo o nei 5 gg. successivi, sono prorogati di 15 gg, dalla data di

pubblicazione del decreto del Ministro di Giustizia nella Gazzetta ufficiale.

GLI ATTI DI PARTE:

- CITAZIONE: atto con cui l’attore introduce il giudizio ordinario.

- RICORSO: atto con cui l’attore introduce i giudizi speciali e il giudizio di cassazione;

- COMPARSA: atto con il quale il convenuto si costituisce in giudizio;

- CONTRORICORSO: atto con cui il convenuto si costituisce nel giudizio di cassazione;

- PRECETTO: atto preliminare all’inizio del processo esecutivo.

FORMA DEGLI ATTI DI PARTE (art.125)

Gli atti di parte devono presentare una totale completezza sia x quanto riguarda gli elementi:

- soggettivi: indicazione del giudice e delle parti;

- oggettivi:

1. oggetto (petitum, causa petendi), ossia il diritto da tutelare;

2. ragioni della domanda (allegazioni:esposizione della vicenda storica);

3. conclusioni (provvedimento finale);

- sottoscrizione della parte se sta in giudizio personalmente o quella del difensore, previo

conferimento della procura (mandato difensivo) che può essere effettuata:

- prima dell’atto: mediante atto pubblico o scrittura autenticata;

- contestualmente all’atto: mediante l’apposizione in calce o in margine dell’atto;

- successivamente all’atto: rilascio tardivo, purchè anteriormente alla costituzione in giudizio

della parte rappresentata e non può essere lasciata in caso di mandato speciale (es. nel

ricorso x cassazione.)

CONTENUTO DEGLI ATTI DI PARTE


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

66

PESO

215.03 KB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Scala Angleo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale penale

Diritto processuale penale - Corso completo
Appunto
Riassunto esame procedura penale, docente Maffeo, Pierro, Furgiuele, libro consigliato Conso-Grevi
Appunto
Diritto processuale penale - i mezzi di prova
Appunto
Riassunto esame Diritto, prof. Pierro, libro consigliato Manuale di procedura penale, Tonini: parte 5,6,7
Appunto