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la Corte suprema degli Stati Uniti giunge ad ammettere la tutelabilità in giudizio degli

interessi che fanno capo ad una collettività più ampia. Nel nostro ordinamento la strada

verso la giustizi abilità degli interessi diffusi passa attraverso la disposizione dell’art.2

della Cost. secondo il quale” la Repubblica riconosce … sia come singolo sia nelle

formazioni sociale ove si svolge la sua personalità”, quindi nell’art.2 c’è il

riconoscimento delle formazioni sociali come luogo in cui si afferma e si sviluppa la

personalità dell’individuo, quindi si osserva che proprio attraverso la valorizzazione delle

formazioni sociali è possibile individuare un portatore dell’interesse diffuso, nel

momento in cui l’interesse si soggettivizza in capo ad un organismo collettivo, in una

formazione sociale, trova nell’organizzazione un soggetto che se ne può fare portatore e

può far valere in giudizio l’interesse. Quindi l’interesse diffuso si trasforma in int

collettivo che fa capo ad un ente esponenziale ossia ad un gruppo organizzato e non

occasionale che essendo portatore dell’interesse che rappresenta se ne può fare portatore

anche in sede giurisdizionale. Quindi la strada per la tutela in giudizio degli interessi

diffusi passa per la loro individuazione in capo ad una organizzazione che se ne fa capo

in modo stabile e non occasionale. Ora si pone il problema si sposta sulla organizzazione

ossia bisogna individuare le org che hanno una rappresentatività ossia che siano in grado

di rappresentar l’interesse e in questo modo acquistano la legittimazione a far valere

quell’interesse in giudizio. Come si individuano le organizzazioni che abbiano questo

tasso di rappresentatività dell’interesse che dichiarano di sostenere? La prima categoria di

organizzazione alla quale la giurisprudenza riconosce questo tasso di rappresentatività è

costituita dagli enti esponenziali pubblici ossia quegli enti che per legge sono portatori

degli interessi di una collettività, in primo luogo gli enti locali, ad esempio se un comune

decide sulla linea di confine di un altro comune di costruire un impianto nocivo, il

comune vicino in quanto ente rappresentativo della comunità locale è legittimato ad

impugnare la delibera del comune di localizzazione dell’impianto. Allo stesso modo si

riconosce la legittimazione processuale agli ordini e ai collegi professionali, ad esempio

se un bando di gara prevede che determinati documenti possano essere sottoscritti solo da

soggetti abilitati e iscritti ad un albo professionale con una limitazione per altri, l’ordine

rappresentativo dell’altra categoria professionale è legittimato ad impugnare quella

clausola in quanto va a ledere l’ordine nel suo complesso. Quindi gli enti pubblici che per

legge rappresentano una determinata collettività sono legittimati ad agire in giudizio per

la tutela degli interessi della collettività che rappresentano.

Un ulteriore passo della giurisprudenza è verso il riconoscimento della legittimazione

processuale anche alle associazioni private (associazione di fatto), una sentenza rilevante

a riguardo è quella del ’75 relativa all’Italia nostra, in questa occasione il Consiglio di

stato con una sentenza che rinnova profondamente l’indirizzo precedentemente seguito,

ammette la legittimazione a ricorrere contro un provvedimento che incide sulla

conservazione dell’ambiente, Italia Nostra, che però non è una associazione di fatto, è

una associazione portatrice di interessi diffusi ossia l’interesse all’ambiente, che è

riconosciuta come persona giuridica e che in base al suo statuto è finalizzata alla

protezione dell’interesse all’ambiente. Quindi è lo statuto dell’associazione che la

individua come portatrice di quell’interesse. Il successivo passo avanti è segnato da

un’altra certezza del consiglio di stato di una adunanza plenaria del 1979 e il passo avanti

concerne la natura dell’organizzazione legittimata a far valere l’interesse in giudizio, in

questa occasione il Consiglio di Stato dice che non è corretto operare questa distinzione

tra gli enti riconosciuti e con personalità giuridica e gli enti di fatto e quindi di

riconoscere la legittimazione o meno ad agire sulla base di un indice formale come quello

del riconoscimento della personalità giuridica ma l’indice che bisogna tenere conto è

quello della rappresentatività dell’interesse. Quindi il riconoscimento della personalità

giuridica ad una associazione non costituisce in base a questa sentenza una condizione

necessaria per riconoscere la legittimazione processuale, occorre invece verificare se

l’associazione sia rappresentativa di un interesse, di una collettività che è lesa nel suo

complesso dal provvedimento che si va ad impugnare.

Questo problema della rappresentatività delle organizzazioni private ha dato luogo a

diversi dibattiti giurisprudenziali e a varie sentenze, ed infine è intervenuto il legislatore,

e per quanto riguarda l’ambiente la legge dell’8luglio1986 n.349, fissa gli indici di

rappresentatività di una determinata associazione quindi gli indici per il riconoscimento

della legittimazione processuale, la legittimazione spetta in base all’art.18 alle

associazione che tutelano l’ambiente che abbiano carattere nazionale e che siano presenti

almeno in 4 regioni, questi sono gli indici sostanziali individuati dalla legge per affermare

il carattere rappresentativo di una associazione. La norma prosegue che tali associazioni

devono essere individuate dal Ministero con un proprio decreto, quindi è il Ministero che

individua le organizzazioni rappresentative e il riconoscimento ministeriale con

l’inserzione della organizzazione nell’apposito elenco individua le associazioni

legittimate processualmente. Il medesimo sistema di tipo accentrato prosegue con la

legge 281 del 1998 sulla tutela dei consumatori che ammette la tutela giurisdizionale da

parte delle organizzazioni dei consumatori ma anche qui in base ad un riconoscimento

formale che non è quello della personalità giuridica ma è quella della elencazione in un

apposito elenco che è allegato alla legge 281 e che è periodicamente aggiornato.

Nella giurisprudenza più recente anche questo criterio di individuazione legale è in alcuni

casi contestato e messo in crisi, se si fa al criterio enunciato dalla legge, questa sentenza

del tarlasso del 2006, in cui si ammette la legittimazione ad impugnare la determinazione

che c’è in Italia che ha introdotto la prenotazione obbligatoria dal CODACONS, che è

una associazione a tutela dei consumatori e che è inserita nella legge 281 ma non da parte

di una organizzazione di utenti di trasporto marittimo, aereo e ferroviario associazione

che non è inclusa nell’elenco allegato alla legge. Quindi qui il giudice amministrativo

accoglie un criterio legale che è poi quello che risulta dalla legge per le quali sono

legittimate le associazioni riconosciute dal ministero a tutela dell’ambiente o alle

associazioni incluse nell’elenco allegato alla legge 281. Non sono legittimate quelle che

non hanno questo riconoscimento formale da parte del legislatore o da parte dell’autorità

pubblica. Altra parte della giurisprudenza invece non accetta questo indirizzo e ritiene

che spetta al giudice di valutare di volta in volta il carattere rappresentativo o meno

dell’associazione a prescindere dalla qualificazione legale. E a quali indici si può rifare il

giudice per valutare il carattere rappresentativo o meno dell’associazione? Il giudice si

rifà al criterio della stabilità della organizzazione e della intensità del legame con gli

interessi del gruppo, così ad esempio un comitato che sia sorto per la tutela degli abitanti

di un quartiere svantaggiato da un determinato provvedimento, ad esempio la chiusura di

una strada al traffico, proprio perché sussiste un legame intenso,stretto, tra la collettività

interessata dal provvedimento e l’organizzazione che se ne fa portatrice, in base a questo

indirizzo giurisprudenziale potrebbe ammettersi la legittimazione processuale di questa

associazione rappresentativa della collettività insediata in un determinato quartiere

cittadino, pur trattandosi di una associazione non riconosciuta a livello legislativo.

Si rifà ancora all’indirizzo restrittivo questa sentenza del Tarlasso del 2007 che, nega la

legittimazione processuale, ad un comitato volontario di tutela dell’ambiente, nega la

legittimazione ad impugnare una delibera comunale di approvazione del servizio per la

raccolta differenziata. Afferma qui il TAR che il divieto dell’azione popolare quindi il

divieto alla tutela del mero interesse semplice potrebbe essere aggirato se si riconoscesse

la legittimazione processuale a ogni organizzazione di carattere temporaneo e che sia

portatrice di un interesse collettivo o diffuso.

Esiste tutt’ora un contrasto giurisprudenziale in materia ed è espressione dell’indirizzo

più ampio questa sentenza del Consiglio di Stato del 2006 in cui si ammette la

legittimazione processuale di un comitati istituito con il fine generale di tutelare le attività

agricole locali, di promuovere il prodotto agricolo e la sua qualità rispetto alle

impugnazioni di una variante al piano regolatore generale che prevede un tracciato di una

strada pubblica secondo modalità tali che va ad incidere su interessi di cui quel comitato

si proclama portatore.

Ulteriore carattere oltre a quello della qualificazione dell’interesse è quello della

personalità, l’interesse ammesso alla tutela giurisdizionale è l’interesse personale. Un

altro carattere che deve avere l’interesse per poter ottenere una tutela è quello

dell’attualità, la lesione che deve essere denunciata deve essere attuale. Cosa significa

attualità della lesione?per una parte il significa di questo è intuitivo, facciamo il caso di

un qualsiasi procedimento di revoca di un autorizzazione che si apre con la

comunicazione di avvio del procedimento, con la comunicazione di avvio del

procedimento il titolare di quella autorizzazione sa che l’amministrazione intende

procedere alla revoca dell’auto stessa perchè ad esempio vuole destinare quel terreno ad

un altro fine. In questo caso il soggetto viene avvisato e che quindi il bene inizialmente

riconosciuto potrebbe essergli revocato. In tal caso il soggetto sulla base di questa

comunicazione che percepisce come lesione e anche illegittima può

ammettersi il ricorso giurisdizionale. La risposta è negativa nel senso che la lesione per

poter essere fatta valere in giudizio deve essere già avvenuta perché l’amministrazione

potrebbe cmq giungere in merito al procedimento ad una decisione diversa da quella

preannunciata. Il carattere successivo della tutela giurisdizionale è uno dei caratteri tipici

della tutela. Quindi il soggetto non può agire, per far valere il suo interesse in giudizio

finchè l’atto che lo lede non è stato concretamente adottato dall’amministrazione e la

lesione deve ancora sussistere per tutto il tempo fino al momento della decisione del

ricorso, l’attualità va valutata per tutta la durata del processo, quindi se questo carattere

viene meno il processo si estingue per una causa diversa da quella di merito. Il problema

dell’attualità della lesione si presenta da molti anni in termini diversi questo perché

l’azione amministrativa si compone in genere di una catena di atti, di una pluralità di atti,

ad esempio il piano regolatore generale passa per una delibera da parte del comune e poi

c’è l’approvazione da parte della regione. Quindi ci sono vari atti fino a che si giunge alla

conclusione. Non c’è un solo atto ma una serie di atti concatenati fra di loro e rispetto a

questa concatenazione di atti questo di pone il problema di individuare quando si verifica

la lesione dell’interesse tale da legittimare il soggetto interessato al ricorso

giurisdizionale. La giurisprudenza ammettendo che anche un atto diverso dall’atto finale

del procedimento, quindi diciamo i c.d. atti prodromici possono provocare una lesione

tale da ammettere il soggetto al ricorso giurisdizionale. Una prima categoria di atti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici per operatore giudiziario
SSD:
Università: Molise - Unimol
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Molise - Unimol o del prof Scognamiglio Andreina.

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