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ESTRATTO DOCUMENTO

Fase apud iudicem

entrambe le parti dimostrano che la cosa gli appartiene

1. il giudice raccolte le prove doveva pronunziare su quali dei

2. due sacramenta fosse:

iustum

a. (conforme a ius): è il sacramentum di chi fosse

risultato essere proprietario della cosa

iniustum

b. (non conforme a ius): è il sacramentum

dell’altro contendente

il soccombente – perdente

c. avrebbe pagato all’erario

l’importo del sacramentum.

Legis actio sacramenti in personam:

• Con tale legis si agiva per la tutela di posizioni giuridiche soggettive relative,

in particolare i crediti.

• Procedimento:

Fase in iure

il creditore insoddisfatto agisce contro il debitore affermando

1. (in iure) ciò che gli doveva

il debitore poteva:

2. a. ammettere: con conseguente

confessio in iure,

interruzione del processo

b. negare: le parti si sfidavano reciprocamente al

sacramentum (stesso procedimento del sacramentum)

nel caso in cui il debitore persisteva con l’inadempimento, il

3. creditore avrebbe esercitato la legis actio per manus iniectionem.

LA LEGIS ACTIO MANUS INIECTIONEM

Tale legis aveva carattere esecutivo

Con essa si agiva per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una

legge vi avesse fatto espressamente rinvio.

Poteva essere attuata per l’esecuzione di un giudicato (secondo le XII Tavole di Gaio)

il creditore che aveva a suo favore una sentenza (iudicatum) poteva

Manus iniectio iudicati:

dare esecuzione contro l’avversario ritenuto debitore di una somma di denaro. Con manus

si procedeva sempre quando il debitore (iudicatus) dopo 30 gg dalla sentenza non

iniectio

avesse ancora pagato.

era il colui che aveva ammesso il proprio debito (confessus

Iudicatus: confessus, pro iudicato

est).

Con si procedeva anche in situazioni riconosciute certe a priori:

la manus iniectio

• Manus iniectio pro iudicato

• Manus iniectio pura

Procedimento:

• davanti al magistrato dovevano presentarsi creditore e debitore

• il ruolo attivo inizialmente era del presunto creditore

• Il creditore pronunciava, adottando un formulario rigidamente

predeterminato (certa , indicando l’importo e dichiarava la

verba) manum

afferrando il debitore.

inicere,

• Il debitore poteva indicare un grazie al quale:

vindex (garante, difensore),

Lo avrebbe sottratto dalla manum iniectio

Poteva negare il debito.

• Se il debitore non avesse dichiarato nessun o nessun venuto in

vindex, vindex

suo favore, il pretore pronunziava:

del debitore in favore del creditore

L’addictio

Il creditore avrebbe potuto trascinare presso di sé e tenerlo

l’addictus

in catene per 60 gg.

LE ALTRE LEGIS ACTIONES

Legis actiones per pignoris capionem: esecutiva, no presenza magistrato e

1. avversario, il creditore con pronunzia certa verba e prendeva in pegno le cose

appartenenti al debitore

Legis actiones per iudicis arbitrive postulationem: dichiarativa, per crediti nascenti

2. da e per divisione di eredità e per divisione di beni comuni

stipulatio

Legis actiones per condictionem: dichiarativa, per crediti aventi ad oggetto:

3. a. una determinata forma di denaro (certa pecunia)

b. cose determinate diverse dal denaro (certa res)

B IL PROCESSO FORMULARE

Nel processo per legis actiones sono tutelate le situazioni giuridiche riconosciute:

dallo ius civile

erano ammessi solo i cittadini romani

Con l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra romani e stranieri, vi era l’esigenza di

pretore urbano

strutture processuali diverse. La figura del consentiva ed imponeva agli

formulare”

interessati di litigare per cioè nasce il “processo che si realizza in

formulas,

forza dei poteri del pretore (iuris e

dictio imperium).

Dinanzi al pretore urbano si poté litigare:

per legis actiones

o per formulas

o praetor peregrinus

Ma un solo pretore non bastò e venne istituito un secondo pretore, il

(242 a.C.), con il compito di tra:

dicere ius

cittadini romani e stranieri

o anche solo tra stranieri.

o

Abolizione delle legis actiones:

Le legis actiones andarono sempre più a manifestarsi inadeguate, e quindi soppresse

Il processo formulare andò a sostituire le legis actiones

privato ordinario”

Il processo formulare divenne il “processo per tutta l’età classica.

Il processo formulare fu applicato a Roma, in tutto il territorio italico e buona parte

delle province.

I caratteri del processo formulare:

Il processo formulare aveva carattere unitario: aveva un solo procedimento per

qualsiasi actiones.

Per ciascuna actiones era previsto nell’editto una diversa formula.

Il procedimento, aperto ai cittadini romani e non, era diviso in 2 fasi:

• In iure

• Apud iudicem.

Le due fasi con funzioni analoghe al processo per legis actiones, ma con una differenza:

• Nel processo per legis actiones, le parti erano ammesse ad esprimere le loro

ragioni solo nella fase apud iudicem

• Nel processo formulare, sia nella fase in iure sia nella fase apud iudicem.

Introduzione della scrittura nel processo formulare.

La chiamata in giudizio (ius vocatio):

Per assicurare la presenza dell’avversario si provvedeva con il ius vocatio.

Era un atto privato

Compiuto dall’attore il quale invitava l’altra parte a seguirlo dinanzi al magistrato

Nel processo formulare, se il si rifiutava di seguirlo in giudizio, l’attore non

vocatus

poteva far ricorso all’uso della forza, ma era infatti compito del pretore esercitare la

coazione indiretta contro il vocatus che non avesse seguito l’attore.

Più avanti venne usato il che fece decadere in

vadimonium, ius vocatio.

Nel era lo stesso convenuto a promettere all’avversario di comparire

vadimonium

dinanzi al magistrato nel giorno concordato.

La fase in iure:

Venivano fissati i termini giuridici della lite

Presenza attore, convenuto e magistrato iuris dictio.

Il magistrato con la approvava il testo della (detta anche

datio actiones formula iudicium –

concordata tra le parti e concedeva l’azione richiesta.

azione giudiziaria, causa, processo)

FORMULA:

La era un breve documento scritto dove c’era

• il nome del giudice

• la futura sentenza

• termini della controversia determinanti per la decisione

I magistrati giusdicente erano:

• Pretore urbano

• Pretore peregrino

• Edile curule

• Governatori provinciali

• Tutti coloro che esercitavano giurisdizione sulla base dell’editto (maggiore

importanza, l’editto del pretore urbano)

Dinanzi al pretore le parti manifestavano le proprie ragioni

L’attore indicava all’avversario la formula dell’azione che intendeva promuovere

actionis)

facendo riferimento all’albo pretorio (editio che riproduceva l’editto, dove

erano indicati i diversi modelli delle formule.

postulatio actionis

Faceva seguito la che era rivolta al pretore, nella quale l’attore

chiedeva che si procedesse con l’azione indicata. (l’attore indicava la sue pretese)

Se il convenuto non ammetteva: dibattito informale tra le parti con la partecipazione

del pretore.

01 ) quando il pretore ritenesse infondata o iniqua la pretesa

Denegatio actionis:

dell’attore. In questo caso la parte attrice rimaneva impregiudicata perché la

non era una sentenza.

denegatio

02 ) La formula e la spesso però il pretore dava l’azione; con la

datio actionis: datio

dava il via al procedimento.

actionis

03 ) La una volta che il pretore fosse stato d’accordo sul testo della

litis contestatio:

formula compiva la datio actionis: la dava cioè l’azione richiesta

iudicium dabat,

autorizzando il procedimento sulla base della formula.

a. L’attore recitava il contenuto: iudicium dictabat

b. Il convenuto accettava: iudicium accipiebat litis contestatio:

c. Erano tutti degli atti volontari che costituivano la

i. del pretore

Dare iudicium

ii. dell’attore

Dictare iudicium

iii. del convenuto

Accipere iudicium

d. La litis contestatio:

i. Presupposto indispensabile per dare un giudizio di merito ad una

questione controversa

ii. Aveva effetto preclusivo: non poteva essere ripetuta

iii. Aveva effetto conservativo: qualunque evento successivo non

l’avrebbe pregiudicata

04 ) quando il convenuto assumeva un atteggiamento passivo di non

L’indefensio:

collaborazione all’istituzione della lite (indefensio), il pretore minacciava sanzioni

diverse. chiude la fase in iure.

La litis contestatio

La fase apud iudicem:

Avveniva davanti al giudice che aveva deciso la controversia.

Il giudice non era un pretore ma un cittadino privato, infatti, era scelto dalle parti in

comune accordo con il magistrato.

Il nome di tale giudice compariva all’apertura della formula: “Titius iudex esto” (Tizio

sia giudice)

Il giudice poteva essere :

• una persona singola (iudex unus)

• organi collegiali (recuperatores) : erano 3 al max; giudicavano nei giudizi di

libertà e alcuni delitti più gravi (rapina e iniuria – offesa, ingiuria)

Nel processo formulare valeva il principio indicato nelle XII Tavole: se una parte era

assente oltre mezzogiorno del giorno fissato per l’udienza apud iudicem, il giudice

avrebbe dovuto decidere in favore nella parte presente. Se erano presenti entrambi le

parti, il procedimento si svolgeva senza alcun formalismo.

Ciascuna parte esponeva le proprie ragioni:

• L’attore l’onere di provare la propria pretesa

• Il convenuto negare la pretesa.

• I 2 contendenti dovevano dimostrare l’inconsistenza delle prove avversarie.

La fase apud iudicem si concludeva con la sentenza era definitiva:

• Condanna del convenuto: era sempre espressa in denaro e dava luogo alla

obligatio iudicati.

• Assoluzione del convenuto

Le parti “ordinarie” della formula:

la formula era divisa in più partes:

1 Nomina del giudice (iudicis nominatio: Titius iudex esto)

4 ordinarie:

• intentio: non poteva mancare, era la pretesa vantata dall’attore;

caratterizzava la formula, indicava la natura e consentiva di stabilire il tipo

d’azione. L’intentio poteva essere certa o incerta:

certa: quando la pretesa era determinata

incerta: negli altri casi

• demonstratio: indicava la causa, la fonte e i fatti che avevano dato vita alla

pretesa; non tutte le formule avevano e cioè non erano espresse;

demonstratio

iniziava con la parola “quod” (poiché); era collocata prima dell’intentio.

• condemnatio: invitava il giudice a condannare il convenuto, se sussistevano

le condizioni nella stessa formula indicate, oppure ad assolverlo. Perché la

condanna pecuniaria non superasse certe limiti, la condemnatio era integrata

da una taxatio.

• adiudicatio: era prevista solo nelle formule di azioni provvisorie ( actio

o azioni per il regolamento di confini (actio

communi dividundo) finium

e autorizzavano il giudice ad “aggiudicare” ai partecipanti alla

regundorum)

comunione o ai confini.

La praescriptio (titolo, intestazione, preambolo):

Poteva figurare nella formula

Era scritta prima della con cui la formula vera e propria iniziava: da

iudicis nominatio,

qui la denominazione. Era un rimedio che giovava l’attore.

L’exceptio (eccezione, clausola):

Era un rimedio a favore del convenuto

Nella formula era inserita:

• Prima della condemnatio

• Dopo l’intentio.

Era una condizione negativa della condanna. Il giudice avrebbe dovuto:

• Condannare il convenuto solo se le circostanze dedotte nell’exceptio non

risultassero vere.

• Assolvere il convenuto

Era richiesta dal convenuto stesso

Era inserita nella formula a richiesta del convenuto

L’exceptio era un rimedio pretorio, cioè un mezzo d’attuazione dell’equità pretoria

volta a correggere lo ius civile.

Era diversa dalla denegatio actionis.

L’attore, dopo l’exceptio, poteva porre una che se fondata avrebbe dato la

replecatio,

possibilità al giudice di non tener conto dell’exceptio.

Classificazioni delle azioni:

Le actiones era classificabili in categorie:

• Azioni civili e azioni onorarie (spesso azioni pretorie):

Azioni civili: fondate sullo ius civile

Azioni onorarie: fondate sul diritto onorario.

L’appartenenza a quale tipo di categoria si stabiliva dall’intentio della

formula, a seconda che essa la pretesa attrice apparisse o non fondata

sullo ius civile.

Erano fondate sullo ius civile:

Appartenenti allo ex iure Quiritium

Spettanti ad uno ius

Obbligazioni a carico del convenuto espressa col verbo oportere.

Ogni altra pretesa era diritto onorario.

Il pretore:

Riproduceva nell’editto i modelli delle formule-tipo, sia civili che pretorie:

Le azioni civili: erano fondate nello ius civile e bastasse che l’editto le contemplasse

Le azioni pretorie: avevano fondamento in apposite clausole contenute nello stesso

editto.

In sintesi: ogni azione pretoria presupponeva una promessa edittale.

IUDICIA BONAE FIDEI

era tra le azioni civili.

Iudicia bonae fidei

Era un’azione in personam, nella cui intentio c’era scritto “oportere ex fide bona”(che

esprimeva l’obbligazione del convenuto), in modo che il giudice fosse invitato a

stabilire secondo i criteri di buona fede.

AZIONI PRETORIE

a. Le azioni pretorie erano dei rimedi per riparare delle lacune

dello ius civile. Potevano essere:

i. Utiles (facevano rif. a ius civile)

ii. Con trasposizione di oggetti (facevano rif. a ius

civile)

iii. In factum (no riferimento: ius Quiritium, a ius,

oportere)

Actiones in rem e actiones in personam:

Actio in rem: la pretesa attrice era nell’intentio ed era Il giudice doveva

erga omnes.

accertare il potere assoluto dell’attore sulla cosa della controversia. Ciò è un diritto

diritti reali

verso una cosa => riguardava i

figurava solo il nome dell’attore

Nell’intentio: figurava il nome dell’attore e del convenuto

Nella condemnatio:

Actio in personam: la pretesa dell’attore (creditore) era verso un soggetto

determinato (debitore), il quale era tenuto ad un certo comportamento.

La pretesa dell’attore ha carattere relativo e non assoluto, infatti il nome del convenuto

e dell’attore erano scritti sia nell’intentio che nella condemnatio.

diritti relativi

Si parla di diritti verso una persona =>

Entrambe le azioni avevano diverso regime processuale e diversi regimi degli effetti

preclusivi della litis contestatio.

Le azioni arbitrarie:

Le azioni arbitrarie erano azioni la cui formula conteneva una particolare clausola: la

clausola restitutoria o arbitraria.

Con questa clausola il giudice, dopo aver verificato l’intentio, prima di procedere alla

condanna pecuniaria avrebbe dovuto invitare il convenuto a restituire oppure a

condannarlo solo in caso di mancata restituzione.

Nel caso in cui il convenuto su invito del giudice non avesse restituito, a stabilire

l’importo della condanna pecuniaria sarebbe stato l’attore sotto giuramento. Solitamente

l’attore avrebbe giurato una somma molto più elevata di quella del mercato.

La clausola restitutoria valeva solo nei casi in cui la pretesa dell’attore non fosse in

denaro (diritti reali).

Azioni penali e azioni reipersecutorie:

Tali azioni riguardano il diritto privato.

Azioni penali:

o Erano azioni in personam

o il privato vittima dell’illecito perseguiva l’autore

Poenam persequimur:

dell’illecito con una pena che aveva funzione punitiva.

o La pena poteva essere:

 Pecuniaria: era percepita dalla stessa vittima

 Corporale: veniva inflitta dalla vittima, e non ai suoi eredi; si

comulava contro più responsabili, era civile o pretoria.

Azioni reipersecutorie:

o si perseguiva la res, intesa come ogni interesse patrimoniale

Rem persequirum:

che si considerava leso.

o La funzione era risarcitoria.

o Le azioni reali erano tutte reipersecutorie, le azioni in personam no.

Col passare del tempo le azioni penali tendevano ad unirsi sempre di più alle azioni

reipersecutorie, facendo in modo che nascessero azioni “miste”: il diritto penale da diritto

privato entra a far parte del diritto pubblico. actiones noxalis:

Nascono poi un tipo particolare di azioni penali:

o Erano delle azioni penali che si esercitavano per gli illeciti commessi da

soggetti a potestà:

 Schiavi

 Filis familias.

o La formula era data come contro l’avente potestà, dominus o pater

noxalis

familias.

Actio iudicati:

Era un actio iudicati, un actio in personam, che serviva per l’esecuzione della sentenza.

Aveva 2 presupposti:

 Condanna espressa in denaro

 Il fatto che il debitore non avesse adempiuto al pagamento entro 30gg.

 L’atteggiamento del convenuto che si fosse opposto negando i presupposti

dell’azione costituiva la condanna al doppio in caso di contestazione infondata.

Procedure esecutive contro il iudicatus:

L’esecuzione contro il iudicatus poteva essere:

Personale:

o quando, nel caso di mancato pagamento, l’attore poteva tenere

nelle proprie carceri il convenuto finché non avesse estinto il debito o col

denaro o con il lavoro.

Patrimoniale:

o si parla di bonorum venditio.

Era l’alternativa introdotta dal pretore all’esecuzione personale e avveniva così:

Missino in bona:

o il pretore immetteva il creditore nel possesso dei beni del

debitore, funzione di custodia e conservazione

Proscriptio:

o con cui si dava notizia della procedura a tutti gli altri creditori,

in modo di dar loro l’opportunità di intervenire. Se il debitore, trascorsi 30

gg dalla proscriptio senza che il creditore fosse stato soddisfatto, diventa

infamis.

Nomina di curator bonorum:

o nominato dal pretore per gestire

provvisoriamente il patrimonio del debitore.

Nomina di magister bonorum:

o nominato dai creditori per preparare la

vendita all’asta dello stesso patrimonio e stabilire anche delle condizioni.

Bonorum venditio:

o la vendita veniva fatta quando venivano approvate le

condizioni. Vinceva la gara e quindi acquistava in blocco in tutto chi offriva

di pagare la più alta percentuale dei debiti: l’acquirente era detto bonorum

emptor.

Procedure esecutive in assenza di giudicato:

L’actio iudicati presupponeva un precedente iudicatum.

Si poteva in ogni caso dare luogo a procedure esecutive senza avere una precedente

sentenza di condanna.

Cessio bonorum e bonorum distractio :

Erano procedure molto severe sia l’esecuzione personale sia quella patrimoniale.

Esistevano delle eccezioni:

o Al debitore insolvente, la cui insolvenza giuridica non era ugualmente imputabile

cessio bonorum,

l’insolvenza morale, si consentì la cioè la cessione volontaria di tutto

il patrimonio ai creditori: era una procedura concorsuale nella quale veniva venduta

all’asta e acquistati dei beni da un bonorum emptor, ma non una e

proscriptio infamia.

o L’esecuzione personale e l’infamia si risparmiarono in virtù di una disposizione

dell’editto a taluni incapaci. In questi casi, il pretore nominava un il

curator bonorum,

quale provvedeva a soddisfare i creditori con il ricavato della vendita dei cespiti

patrimoniali ereditari. Si parlava di bonorum distractio.

I rimedi pretori:

Nell’ambito del processo formulare, il pretore apprestava dei rimedi propri, che erano:

• • Azioni con trasposizione di

Denegatio actionis

• soggetti

Exceptio •

• Actiones in factum

Actiones utiles

Altri rimedi pretori furono:

Gli interdicta:

1.

Interdire: impedire, proibire.

Interdicta: erano ordini pretori che vietavano determinati comportamenti.

Gli interdicta erano emessi su domanda di un privato e contro un altro privato.

Erano di 3 tipi:

o (che vietavano)

Prohibitoria

o (che ordinavano di restituire)

Restitutoria

o (che ordinavano di esibire)

Exhibitoria

Gli interdicta erano tipici ed erano previsti nell’editto per singoli tipi, infatti ogni caso

diverso era precisato.

La in integrum restitutio:

2.

È considerata tra i rimedi pretori come corrigendi iuris civilis gratia.

Era il ripristino della situazione giuridica precedente all’evento.

Nel processo: era il pretore a decidere nel contraddittorio tra le parti la sussistenza o no

delle ragioni per la concessione della restitutio.

Le cautiones, o stipulationes praetoriae:

3.

Erano rimedi pretori ai quali si ricorreva quando mancava un obbligo giuridico al

compimento di una certa prestazione e il pretore riteneva invece giusto che quell’obbligo

ci fosse.

Le missiones in possessionem:

4.

Erano disposte dal pretore con decretum.

In forza della l’interessato era autorizzato ad immettersi di un

missio in possessionem

bene o di un patrimonio.

Questi rimedi pretori si davano solo se erano previsti nell’editto.

La scomparsa del processo formulare:

Per tutto il corso dell’età classica, il processo formulare fu il procedimento ordinario

A. per le liti tra privati.

Fu abolito con l’avvento dei figli di Costantino, Costanzo e Costante. (342), ma

B. subentrerò il concorso delle cognitiones extra ordinem.

LE COGNITIONES EXTRA ORDINEM :

C. Il primo caso si ha quando Augusto diede riconoscimento giuridico ai fedecommessi e

stabilì la competenza dei consoli per le controversie…

Organi competenti a giudicare extra ordinem:

o nelle province, i governatori

o a Roma, magistrati dell’ordine costituzionale repubblicano e funzionari

nominati e dipendenti dal principe

Avvio di una prassi: il Principe (princeps) interviene nei giudizi privati

Differenze da prima:

o Chiamata in giudizio, intervento di un organo pubblico, il convenuto che

non si presentava era considerato “contumace” (assente)

o Non più divisione in iure e apud iudicem, il giudizio si svolgeva davanti ad

un organo pubblico che aveva il potere di emanare la sentenza

o No litis contestatio

o Assenza di formalismo, la difesa del convenuto era detta “praescriptio” , che

corrispondeva in sostanza formulare

all’exceptio

o La condanna poteva essere in denaro: quindi nel caso concreto il giudice che

aveva emesso la sentenza poteva anche imporre l’esecuzione forzosa.

I PROCESSI POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO:

D. Il processo si unifica

Gli organi delle circoscrizioni territoriali sono anche organi giurisdizionali

Al vertice c’è l’imperatore che decide in ultima istanza

Il procedimento si irrigidisce: no potere discrezionale dei giudici

Dalla fine del IV secolo, la legislazione imperiale proibisce le carceri private, ma

l’esecuzione personale per debiti non scompare.

Scompare la figura del pretore e non c’è più distinzione tra azioni civili e azioni

pretorie.

CAPITOLO 3: Gli atti negoziali

Fatti, atti e negozi giuridici.

Fatto giuridico: qualsiasi evento volontario o non che incide sulla realtà giuridica

dando luogo a:

o Nascita situazione giuridiche nuove

o Modifica o estinzione di situazioni giuridiche esistenti

È in sostanza ogni evento produttivo d’effetti giuridici.

Fatto giuridico involontario: che si verificano indipendentemente dalla volontà

dell’uomo.

Fatto giuridico volontario: sono azioni umane volontarie.

atti giuridici.

I fatti giuridici si dicono

Gli atti giuridici possono essere:

o Atti leciti: consentiti dall’ordinamento; la categoria più importante è quella

dei Sono volontari.

NEGOZI GIURIDICI.

o Atti illeciti: vietati dall’ordinamento, ma anche questi fatti giuridici sono

volontari (obbligazioni)

Negozi giuridici: manifestazioni di volontà da parte dei privati dirette al

conseguimento di risultati definibili in termini di:

o acquisto

o perdita

o modificazione

Negozi giuridici.

Sono atti leciti, consentiti dall’ordinamento giuridico e gli effetti che gli sono collegati

sono gli stessi voluti dall’autore o autori dell’atto.

Tipicità: nelle fonti romane è assente l’idea del negozio giuridico, ma molti atti e

comportamenti volontari rientrano nello schema di “negozio giuridico”.

Elementi: il negozio giuridico ha una struttura divisa in:

• Elementi essenziali: sono gli elementi strutturali fondamentali

essentialia negotii; manifestazione della volontà;

del negozio giuridico. È esenziale la i soggetti

devono avere la capacità di agire (capacità intellettuale) e essere legittimati a

compiere il negozio.

• Elementi naturali: sono in sostanza gli effetti del negozio giuridico

naturalia negotii;

pur nel silenzio delle parti.

• Elementi accidentali: sono delle clausole non essenziali, che le

accidentalia negotii;

parti possono, se vogliono, inserire nel negozio. In particolare, sono elementi

accidentali: condizione, termine, modus.

Invalidità e inefficacia: il negozio si dice:

• Invalido: uno dei suoi elementi ha un difetto intrinseco

• Inefficace: non produce effetti veri e propri

• Il negozio invalido è anche inefficace, ma il negozio inefficace può essere valido.

• Dottrina moderna: distingue 2 specie di invalidità:

Nullità:

 quando il negozio per difetto di uno dei suoi elementi

essenziali o per altro grave motivo, non produce i suoi effetti (nasce

morto)

Annullabilità:

 quando il negozio presenta vizi “meno gravi”(nasce

vivo ma malato). Con l’annullamento, il negozio non produce più i

suoi effetti, diventa inefficace e l’inefficacia è retroattiva.

• Dottrina romana: nelle fonti romane il concetto il concetto di nullità è previsto, ma

non quello di annullabilità. Nel diritto romano la nullità e l’invalidità sono

considerati identici.

Classificazioni:

4. Forma

1. Formali: la volontà deve essere manifestata in una forma determinata. La forma

prescritta è l’elemento essenziale di tale negozio.

Non formali: la volontà può essere manifestata in qualsiasi forma.

2. Causa

Causali: la causa determina la struttura del negozio; la causa è l’elemento

essenziale del negozio.

Astratti: la causa non emerge dalla struttura del negozio. Gli effetti del negozio

sono indipendenti dalla causa del negozio.

3. Manifestazione volontà

Unilaterali: a manifestare la volontà deriva da una sola parte (testamento)

Bilaterali: convergono manifestazioni di volontà tra 2 parti (contratti)

Plurilaterali: convergono manifestazioni di 3 o più parti (societas)

Le parti:

4. ogni parte rappresenta un centro di interessi

Persona singola

Più persone: portatrici di interessi identici

Titolo:

5. A titolo oneroso: ciascuna parte consegue un vantaggio dietro corrispettivo

(compravendita)

A titolo gratuito: una parte consegue un vantaggio senza corrispettivo

(comodato)

Quando si producono gli effetti :

6. inter vivos: producono effetti solo se il soggetto o soggetti sono in vita

mortis causa: producono effetti solo dopo la morte dell’autore del negozio

Tipi di effetti:

7. Reali: trasferimento della proprietà o costituzione o estinzione di diritti reali

Obbligatori: nascita o estinzione d’obbligazioni

Forme della manifestazione della volontà: ogni negozio giuridico 1 o più

5. manifestazioni di volontà, ma deve essere manifestata. Ci sono 2 tipi di forme di

manifestazione:

negozi formali

A) negozi non formali

B)

Negozi formali: erano come gli atti giudiziari (legis perché le formalità

actiones),

6. erano fondamentalmente orali, richiedendo l’uso di parole stabilite (certa verba).

La mancipatio: vendita, alienazione; era un negozio dello ius

e quindi solo utilizzabile dai cittadini romani. Era uno dei

Quiritium

per aes et libram”:

“gesta erano atti che si compivano con il rame o

con il bronzo (aes) e con la bilancia (libra). Erano presenti al negozio,

come testimoni, 5 cittadini romani puberi (adolescente) e di un

(pesatore ufficiale, che teneva la bilancia per la formalità

libripens

della vendita) che reggeva la bilancia e pesava i metalli.

Le parti erano:

Il mancipante, perdita del potere su cose o

mancipio dans:

persone acquisto del potere su cose o persone.

mancipio accipiens :

La mancipatio era impiegata per:

il trasferimento della proprietà sulle res mancipi (beni acquistati)

acquisto di una donna (mano)

manus

ecc…

Esempio di mancipatio: mancipazione di uno schiavo

Le parti:

 il mancipante

 l schiavo

 5 cittadini

 il pesatore ufficiale

 il mancipio accipiens

Procedimento:

il teneva lo schiavo e diceva “ dico che

mancipio accipiens

1. quest’uomo è mio e sia a me acquistato in

ex iure Quiritium

forza di questo metallo e di questa bilancia”.

contestualmente, il poneva sulla bilancia il

mancipio accipiens

2. rame o il bronzo

il provvedeva a pesare il metallo

libripens

3. il consegnava il metallo al

mancipio accipiens mancipio dans.

4. con il il acquista sul servo lo

mancipatio, mancipio accipiens

5. stesso potere di proprietà che aveva prima il mancipante.

La in iure cessio:

 cessione; era un negozio dello fruibile solo

ius civile,

dai cittadini romani.

Procedimento: si compiva davanti ad un magistrato o pretore; le parti

cedente cessionario

erano il (chi cede un diritto) e il (il destinatario di

una cessione).

Esempio della cessione di uno schiavo:

Il cedente intendeva trasferire al cessionario la proprietà dello

schiavo

Il cessionario tenendo lo schiavo pronunciava la formula “questo

uomo è mio “

ex iure Quiritium

Il pretore interrogava il cedente, e in caso di consenso,

pronunciava del servo in favore del cessionario.

l’addictio

La scomparve in età post-classica.

in iure cessio

la stipulatio: stipulazione, contratto; negozio formale bilaterale

con effetti obbligatori.

Le parti erano:

a. lo stipulante (stipulator): chi fa con un altro un atto

contrattuale

il promittente (promissor): chi si obbliga verso terzi con

b. una promessa unilaterale.

Procedimento: lo stipulante chiedeva al promittente se manteneva

l’impegno di un determinato comportamento.

Nasceva così a carico del promittente, divenuto debitore, e in favore

del stipulate, divenuto creditore, un’obbligazione che era sanzionata

ed avente ad oggetto la prestazione promessa.

iure civili

Altre forme negoziali: non formali

i negozi sono:

7. la traditio:

☺ consegna, resa; negozio bilaterale riconosciuto a Roma per il

trasferimento del possesso e della proprietà.

contratti consensuali: a Roma, furono la compravendita, locazione, società,

☺ mandato e i patti.

Divergenza tra manifestazione e volontà: poteva accadere che una persona

8. manifestasse una volontà che non aveva, e perciò determinava una divergenza tra

volontà e manifestazione.

Bisogna distinguere tra negozi solenni dello ius civile ed altri negozi:

☺ Negozi solenni: il compimento delle formalità richieste era considerato

necessario per la validità dell’atto.

☺ Contratti consensuali e negozi non formali: la mancanza di volontà

comportava la nullità dei contratti, il negozio sarebbe stato non

produttivo di effetti giuridici.

Eccezioni:

☺ Dichiarazioni fatte per scherzo o in ambito teatrale non venivano

considerate

☺ Riserva mentale: era il caso in cui qualcuno dichiarava ciò che non voleva

☺ Simulazione: era il caso in cui c’era la consapevolezza di entrambe le parti

di non volere il negozio. La simulazione portava alla nullità del negozio

perché non vi era una manifestazione della volontà.

Casi di divergenze:

ERRORE

: quando la divergenza tra dichiarato e voluto non è

A) consapevole. L’errore è una svista, un fraintendimento, a volte anche di

lingua. Si distingue in:

Errore ostativo

i. (o nella dichiarazione): era un errore che escludeva la

volontà

Errore-vizio:

ii. non escludeva la volontà

Errore di diritto:

iii. è l’errore che dipende da ignoranza o

fraintendimento di norme e d’istituti giuridici. In questo caso il

negozio è valido.

Errore su elementi di fatto:

iv. nullità del negozio anche se doveva

essere al contempo scusabile (errore non grossolano) ed essenziale

(errore che investe il negozio nei suoi aspetti fondamentali).

DOLO

: la parola dolo assume significati diversi nel linguaggio

B) giuridico:

1. esprime l’idea della volontarietà di un comportamento e delle

relative conseguenze per altri pregiudizievoli (svantaggiosi)

2. il dolo si contrappone alla colpa

3. comportamento iniquo

4. significato dolo negoziale: macchinazione volta a trarre in

inganno un'altra persona facendo si che questa compia un

negozio per lei svantaggioso che diversamente non avrebbe

voluto e compiuto, oppure avrebbe compiuto a condizioni

diverse. Nel dolo si guarda chi induce in errore e non chi cade

in errore.

Nell’antica tradizione giuridica, il dolo poteva non essere

rilevante, ma dall’età preclassica, lo era.

Quando si parla di dolo negoziale si parla di “dolus e non

malus”,

di “dolus bonus”:

dolus bonus: sono le furberie tollerate dal costume, che

vengono usate per trattare i propri affari. Non viene preso in

considerazione dal diritto.

dolus malus: è la vera e propria macchinazione per trarre

altri in inganno.

In origine, in iure civili, il negozio viziato da dolo era valido ed

efficace.

Ci furono successive deroghe, in particolare nel campo dei negozi

che davano luogo a giudizi di buona fede: dolo e buona fede si

escludono a vicenda.

Nel I secolo a.C. il pretore introdusse nell’editto la clausola che

l’exceptio doli (mali):

prometteva era uno strumento per

invalidare i negozi dai quali nascevano azioni che non erano in

buona fede.

L’exceptio doli aveva una doppia valenza:

se il raggiro era avvenuto prima del

exceptio doli praeteriti:

giudizio se il raggiro si commetteva al

exceptio doli praesentis:

momento dell’azione e non era un inganno ma un semplice

comportamento iniquo.

Nel caso in cui la vittima del dolo avesse dato esecuzione al

l’actio de dolo:

negozio, soccorreva

fu introdotta per iniziativa del giurista Aquilio Gallo (tra il 70 e

A) 60 a.C.)

era utilizzato dalla vittima verso l’autore del dolo: l’importo

B) della pena corrisponde al danno subito dall’attore.

L’azione del dolo poteva essere esercitata contro l’autore del

C) dolo, non contro i suoi eredi e l’azione non poteva essere fatta

oltre l’anno dalla commissione del dolo.

Il negozio già eseguito non veniva invalidato, ma l’ingannato

D) poteva con l’actio de dolo ottenere la condanna dell’autore del

dolo a una pena corrispondente alla stima del danno subito.

METUS

:

C)

☺ è un altro vizio della volontà

è il timore generato da altrui violenza(vis = forza, violenza)

☺ è la minaccia di provocare un male se il minacciato non compie un

certo negozio: è una violenza morale, la c.d. o

vis compulsava vis animo illata.

la minaccia di un male genera timore (metus = timore, paura)

☺ il metus è una minaccia grave, in quanto la vittima, dovendo scegliere

tra la minaccia e il compimento del negozio, sceglie quest’ultimo. La

minaccia comunque doveva essere seria ed ingiusta

☺ in principio, il negozio estorto (ottenuto con violenza) compiuto per

metus era iure civili valido ed efficace.

☺ ma nel I secolo a.C. il pretore contemplò nel suo editto l’exceptio quod

exceptio modus,

o in virtù della quale la persona convenuta per

metus causa,

l’adempimento di un negozio estorto con la violenza avrebbe ottenuto

l’assoluzione.

CAUSA

:

D)

i. È la ragione d’essere oggettiva del negozio.

ii. Ogni negozio è compiuto dal suo autore per una causa: la causa è la

funzione che si intende realizzare attraverso gli effetti che il negozio

andrà a produrre.

Esempi:

iii. 1. la causa negoziale sarà lo di cosa contro

scambio

prezzo nella compravendita

2. la realizzazione di un prestito nel mutuo

iv. la causa determina la struttura del mutuo: rappresenta l’elemento

causali”.

costitutivo: in questi casi si parla di “negozi

Negozi astratti:

v. la causa non è espressa; tali negozi potranno essere

compiuto per cause esterne diverse.

vi. In principio per i negozi astratti, erano e restavano validi pure se la

causa mancasse o fosse illecita, poi, con l’età preclassica, si ammise il

ricorso:

1. alla “condictio” : rimedio civilistico per la restituzione di quanto

già prestato

oppure

2. all’”exceptio” : rimedio pretorio per l’annullamento degli effetti

che derivavano dal negozio astratto.

vii. CONDICTIO:

1. fu la versione formulare della legis actio per condictionem

2. con essa si perseguivano crediti per cui l’attore pretendeva

sussistere a carico dell’altra parte un obbligo di dare, con il

verbo oportere.

3. si trattava di un’azione civile, in personam

4. la presupponeva che l’attore avesse in precedenza

condictio

trasferito al convenuto la proprietà di una res.

5. il convenuto soccombente aveva l’obbligo di trasferire all’attore

la proprietà:

 della stessa cosa ricevuta: se si trattava di una cosa

individuata nella specie

 equivalente: se si trattava di denaro o di altre

tantundem,

cose fungibili.

6. La condictio era impiegata anche come rimedio contro il difetto

di causa nei negozi astratti di trasferimento. Esempio:

 Se una persona avesse trasferito la proprietà di qualcosa

nell’erronea convinzione di esservi obbligato (solutio

, il falso creditore sarebbe stato perseguibile con la

indebiti) e avrebbe dovuto restituire o la

condictio (condictio indebiti),

stessa cosa o tantundem.

Gli elementi accidentali nel negozio giuridico: è possibile aggiungere ai negozi

9. giuridici delle clausole diverse a seconda che si voglia modificare o integrare gli effetti

negoziali.tali clausole sono espressamente incluse dalle parti nel negozio. Le più

comuni sono:

Condizione:

a. i. È una clausola che indica un evento futuro ed incerto, da cui dipendono

gli effetti del negozio

ii. Indica sia la causa che l’evento in sé

iii. Erano di 2 tipi:

1. sospensive: sospendono gli effetti del negozio (il negozio non

produce effetti fino al verificarsi dell’evento)

2. risolutive: risolvono gli effetti del negozio (il negozio produce i

suoi effetti, ma cessano automaticamente con il verificarsi

dell’evento)

actus legitimi:

iv. erano dei negozi che non prevedevano l’aggiunta di

condizioni. Nel caso venivano inserite, comportava l’invalidità del

negozio. Tali negozi erano:

la mancipatio la manumissio

1. 4. vindicta

la in iure cessio

2. l’acceptilatio

3.

erano tutti i negozi che si compivano mediante la pronunzia di certa

verba ( e perciò detti legitimi)

condicio iuris:

v. gli effetti di taluni atti erano subordinati al verificarsi di

certi eventi

condiciones in praesens vel in praeteritum conlatae:

vi. facevano

dipendere gli effetti da eventi attuali o passati: no futuri o incerti.

Condizioni impossibili:

vii. l’evento poteva essere materialmente o

giuridicamente impossibile. Se accadeva ciò, il negozio era invalido,

perché non avrebbe mai potuto produrre i suoi effetti.

Condizioni illecite:

viii. il negozio era nullo se la condizione era illecita

(contra legem, turpis, contra bonos mores)

Condizioni positive e negative, potestative, casuali e miste:

ix. positive:

1. gli effetti sono subordinati al verificarsi dell’evento

negative :

2. gli effetti sono subordinati al non verificarsi dell’evento

potestative:

3. sono quelle condizioni che dipendono da un atto

volontario di una persona interessata

casuali:

4. le condizioni si avverano o dal caso o dalla volontà di terzi

miste:

5. le condizioni si avverano da una persona interessata, dal

caso o dalla volontà di terzi.

Condicio pendet, deficit, exstitit:

x. condicio pendet:

1. è la condizione pendente: non si è verificata la

condizione ed è incerto se si verificherà. Il negozio è valido ma non

si sa quando si produrranno gli effetti.

condicio deficit:

2. la condizione viene a mancare: il negozio non

avrà mai effetti.

condicio exstitit:

3. la condizione si è verificata: il negozio comincerà

a produrre i suoi effetti

condizioni risolutive:

xi. si fecero ricorso raramente, era eccezioni.

Termine:

b. i. elemento accidentale del negozio giuridico;

ii. riguarda un evento futuro, ma è certo che esso si verificherà e dalla

quale dipendono gli effetti del negozio.

iii. riguarda sia la clausola che l’evento in sé.

dies:

iv. era la parola romana per indicare il termine; poteva essere una

data o un evento certo.

Modus (onere):

c. i. Imposizione al destinatario di un atto di liberalità di adottare un

comportamento ed era volontario.

ii. Il negozio modale è immediatamente efficace ed efficace rimane a

prescindere dall’adempimento del modus.

Imputazione degli atti negoziali :

10.

☺ gli effetti del negozio sono imputati solitamente in via diretta ed esclusiva alle parti

facenti parte il negozio.

nuntius:

☺ Il messaggero; è un semplice portavoce il quale riferisce quanto è stato

invitato a riferire. Non dichiara la propria volontà ma quella dell’autore del negozio. A

Roma non potevano essere compiuti tramite negozi formali e solenni. Si a

nuntius

contratti consensuali.

rappresentanza organica:

☺ La a. Sono delle persone fisiche che concludono negozi come organi di quelle

collettività riconosciute come soggetti giuridici.

b. Questi rappresentanti legali esprimono una propria volontà, ma gli effetti

ricadono direttamente in capo all’ente.

rappresentanza

☺ :

a. un soggetto giuridicamente capace, detto “rappresentante”, conclude un

negozio in nome per conto di un terzo soggetto, detto “rappresentato”, con

effetti in via immediata in capo al rappresentato.

b. La rappresentanza può essere:

i. Volontaria: quando i poteri del rappresentante sono conferiti dal

rappresentato con un suo atto volontario

ii. Legale: negli altri casi, es. nel caso del tutore

Rappresentanza indiretta:

c. concludere un negozio per conto altrui ma in

nome proprio. Gli effetti si imputano al dichiarante, ma sarà dovere di costui

trasferire al terzo per conto del quale ha concluso il negozio i diritti e gli

obblighi acquisiti dal negozio.

CAPITOLO 4: le Cose

Le res: ha significati molteplici, entità materiale, porzione limitata del mondo,

1. esterno, beni in generale. Classificazioni:

res corporales entità materiali,

: termini utilizzati dai giuristi romani per indicare le

intendendo proprio le [le cose che si possono toccare]. Solo le

res quae tangi possunt

cose erano suscettibili di possesso.

corporales

res incorporales: si contrappongono alle res corporales, in quanto sono res quae

[che non si possono toccare]. I giureconsulti utilizzarono questa

tangi non possunt

espressione per indicare: eredità, usufrutto…

cose in commercio: erano oggetto di proprietà privata, di rapporti giuridici

patrimoniali.

cose fuori commercio: non erano oggetto di proprietà privata. Erano fuori dal

commercio:

le res divini iuris

o [le cose di diritto divino]: in particolare erano:

 altari, templi, santuari

res sacrae:

 luoghi utilizzati per la sepoltura

res religiosae:

 le porte e le mura della città.

res sanctae:

le res humani iuris:

o si contrapponevano alle [era il diritto

res divini;

umano] ; potevano essere:

pubbliche:

 appartenevano allo Stato – populus

res publicae:

Romanus - , erano fuori commercio se erano destinate all’uso

pubblico (strade, piazze, teatri,…) oppure in commercio se lo stato

ricavava un reddito o un’utilità.

private:

 erano in commercio.

res privatae,

res mancipi: erano i fondi su suolo italico (terreni, edifici), gli schiavi, gli animali e

le servitù rustiche. Erano le cose di maggior pregio, e per il loro trasferimento di

proprietà si chiese il rito del e successivamente

mancipatio in iure cessio.

res nec mancipi: erano tutte le altre. Il trasferimento di proprietà dei res nec

mancipi era sufficiente la traditio.

→ Le classificazioni delle res e furono soppresse da

mancipi res nec mancipi

Giustiniano

beni mobili: sono gli animali e gli oggetti trasportabili e quindi amovibili (mobili);

nel diritto romano, anche gli schiavi.

beni immobili: è il suolo insieme a ciò che vi è all’interno stabilmente

→ Le classificazioni dei beni mobili e immobili acquisirono un gran significato, a

riguardo del passaggio di proprietà, in età postclassica perché vi era l’obbligatorietà

della scrittura per le donazioni e le vendite immobiliari.

beni fungibili: sono le cose che si rivelano in rapporto a peso, numero, misura,

sono cose alle quali è rappresentabile un equivalente (tantundem);

beni infungibili: che non è sostituibile con altra cosa, è fine a se stessa nella sua

individualità.

cose di genere: sono in sostanza le cose fungibili; riguarda l’appartenenza ad una

categoria (genus): es. un pallone.

cose di specie: sono le cose infungibili; si fa riferimento a cose perfettamente

individuate: es. il pallone di Tizio.

cose consumabili: suscettibili di una sola consumazione perché si consumano per il

semplice fatto che vengono usate (ipso [es. gli alimenti]

usu consumuntur)

cose inconsumabili: consentono un uso continuato [es. il terreno, un edificio].

cose divisibili: suscettibili di essere materialmente divise senza perire e apprezzare

giudizio economico

cose indivisibili: il contrario delle cose divisibili

cose semplici: una unità naturale [es. schiavo, pietra]

cose composte: costituite da cose semplici congiunte tra loro artificialmente [es.

edificio, nave, armadio]

cose collettive: costituite da cose semplici non congiunte ma considerate

unitariamente [es. un gregge, la biblioteca]

i frutti:

o i Romani consideravano i frutti i frutti naturali delle piante e degli

animali.

o Punto di vista del diritto: erano frutti quando venivano separati dalla

cosa madre, perché prima della separazione erano considerati e

partes

non erano giuridicamente autonomi.

o Erano considerati frutti le attività lavorative dei servi (operae servorum)

I diritti reali

:

2.  Sono i diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto e sono quindi

opponibili contro terzi (erga omnes)

 I terzi devono avere un comportamento negativo verso un diritto reale su cosa

altrui, nel senso che devono astenersi da azioni che possano essere in contrasto

con quel diritto.

 Diritto di credito: è un diritto patrimoniale relativo tra 2 parti:

i. 1 o più creditori

ii. 1 o più debitori

iii. la parte debitrice è tenuta in favore dell’altra all’adempimento di una

prestazione che consiste in un comportamento positivo.

 Diritto di proprietà:

i. Diritto reale per eccellenza

ii. Tale diritto attribuisce al proprietario un potere generale e illimitato al

godimento e alla disposizione del bene che ne è oggetto.

 Diritti reali su cosa altrui [iura in re aliena]:

i. Quando su una stesa cosa possono gravare e coesistere altri diritti reali

ii. Sono i diritti reali di godimento e di garanzia

LA PROPRIETA’

o Diritto soggettivo di natura reale per questo al proprietario, chè è titolare, si

riconosce sulla cosa che n’è oggetto una signoria generale.

o La proprietà ha dei limiti:

 limitazioni legali: limitazioni imposte dall’ordinamento giuridico

 limitazioni volontarie: ad opera del proprietario, attraverso la

concessione di diritti reali limitati di godimento (servitù, usufrutto,…)

 una volta estinti tali limiti, la facoltà di godimento del proprietario

ritornano a espandersi fino alla pienezza della cosa.

o Il diritto di proprietà non si perde di per sé, ma solo se si verifica un fatto che

ne determini l’estinzione (es. vendita della cosa).

o Di norma il proprietario è anche il possessore della cosa, ma può non essere

il possessore e restare proprietario.

o La proprietà non si perde per un non uso (è un diritto imprescrittibile)

La proprietà e le proprietà del diritto romano:

1. o Il concetto di proprietà e del suo uso ci deriva a partire dalla fine dell’età

arcaica, in quanto vi era l’idea del “possesso come stato di fatto non

suscettibile “e dell’appartenenza (questa cosa è mia). Da ciò si pose la

proprietà.

base per il concetto di

o Alla fine dell’età repubblicana compare un’espressione più incisiva per

indicare la proprietà romana: dominium ex iure Quiritium. Dominus

s’indicò il proprietario.

o L’uso di e avviene nell’età classica.

proprietas proprietarius

o La nuova terminologia non comportò l’abbandono della vecchia: si

continuò ad esprimere la proprietà in termini d’appartenenza anche nel

giustinianeo.

Corpus iuris

Il dominium ex iure Quiritium:

2. o Era solo per i cittadini romani

o Ad oggetto potevano esserci le che potevano essere sia

res corporalis,

mancipi sia nec mancipi, sia mobili sia immobili.

Le origini della proprietà privata immobiliare a Roma:

1  Alla formazione della città di Roma, le terre appartenevano alla

collettività ed erano adibite al pascolo; non riconoscevano

insomma la proprietà privata sui beni immobili.

ager publicus.

 Le terre erano le

 Queste terre venivano lasciate in buona parte in godimento

esclusivo a provati.

 Nel periodo dell’età regio alcune venivano assegnate

ager publicus

a carattere definitivo, divenendo tali beni propri dei privati ex iure

Quiritium.

 Per l’assegnazione delle si procedeva mediante

ager publicus

che era un rito con connotazioni sacrali e che si compiva

limitatio,

con l’intervento di un magistrato e di un agrimensore (gromaticus):

 Si tracciavo sul suolo parallele e perpendicolari per

determinare i confini e venivano lasciati 5 piedi attorno ad

ogni appezzamento perché non poteva essere usucapito.

Tale spazio era chiamato o

limes iter limitare.

La rappresentazione del dominium ex iure Quiritium come potere

2 assoluto e limitato:

 Il poteva avere come oggetto sia un

dominium ex iure Quiritium

bene mobile sia un bene immobile.

 Per quanto riguarda i contenuti, il dominium era rappresentato

come un potere assoluto e illimitato: da qui l’idea della proprietà [ius

– diritto di usare ed abusare della propria

utendi et abutendi re sua

cosa ].

 La proprietà civile immobiliare era esente dai tributi (solo con

Diocleziano nel 292).

 Il dominio quiritario sugli immobili si estendeva illimitatamente

sia in altezza sia in profondità: “Sino alle stelle e sino agli inferi”

[usque ad sidera, usque ad inferos].

 Come la tra fondi contigui, anche in casi di edifici (aedes)

limitatio

contigui appartenenti a proprietari diversi, era necessario uno spazio

ambitus

chiamato di 5 piedi di larghezza, e neanche questo non

poteva essere acquistato per usucapione.

 In età repubblicana, il rito della incominciò a scomparire.

limitatio

Limitazioni legali:

1  C’era la possibilità di interferenze reciproche tra immobili

appartenenti a proprietari diversi, di cui alcune di esse dovevano

essere tollerate. (fumi, acqua,…)

 Le limitazioni legali riguardano la proprietà (vedere più avanti).

I modi di acquisto:

2  si acquistava in relazione al tipo di

dominium ex iure Quiritium

cittadino:

 romano

oppure peregrino(non cittadino romano)

 furono qualificati come:

 ius civile

 ius gentium

 i modi di acquisto possono essere:

a titolo originario:

 prescindono da ogni relazione tra chi

acquista e il precedente proprietario, perché possono avere

ad oggetto una cosa di nessuno o una cosa altrui.

(occupazione, accensione, specificazione).

 A titolo originario, il diritto di proprietà si determina sulla

base dell’acquisto in se.

a titolo derivativo:

 il modo di acquisto dipende dalla

trasmissione che ne fa il titolare, cioè c’è una concessione tra

chi trasmette (dell’autore – dante causa) e chi acquista

auctor

(avente causa). (mancipatio, in iure cessio, traditio, legato

per vindicationes, adiudicatio, pagamento della litis

aestimatio)

usucapione:

 né a titolo originario, né a titolo derivativo

 A titolo derivativo, il diritto di proprietà viene acquistato

così come era presso il precedente proprietario.

 Nessuno può trasferire ad altri più di quanto egli stesso non

abbia [ ].

nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse haberet

Occupazione: occupatio

Era un modo di acquisto originario della proprietà

Consisteva nella presa di possesso di cose che non

nullius)

appartenevano a nessuno (res ed erano:

 Animali selvatici

 Cose trovate sulla riva del mare

 Le cose che i privati avevano sottratto al nemico in

stato di guerra

 L’isola emersa dal mare

 L’isola formatasi nel letto di un fiume

 Le cose abbandonate (res perché

derelictae) res nec

(delle il proprietario manteneva il

mancipi res mancipi

dominio finché un eventuale occupante ne fosse

divenuto egli stesso proprietario per usucapione)

 Tesoro. Denaro e preziosi seppelliti in un fonda da

epoca tanto remota da non determinare una data: tale

tesoro spettava prima al proprietario del fondo, ma

l’imperatore Adriano, se rinvenuto da persona

diversa dal proprietario del fondo, il tesoro spettasse

dominus fundi

per metà al (proprietario del fondo) e

per l’altra metà a chi l’avesse scoperto.

Accessione: accessio

Quando una cosa corporale (detta cosa principale) subisce un

incremento per l’aggiunta di un’altra cosa, (detta cosa

accessoria) appartenente a diverso proprietario

Unione organica: unione di cose di qualità diversa ma che si

ha un’unione organica: la cosa accessoria diventa un

tutt’uno con la cosa principale. (semina propria in terreno

altrui)

Incrementi fluviali:

 l’alveo abbandonato (letto di un fiume abbandonato

– alveus derelictus)

 isola affiorata in un fiume (insula in flumine nata),

 ecc…

La costruzione di un edificio con materiale

inaedificatio:

appartenente a persona diversa del proprietario del suolo

che diventava automaticamente proprietario anche

dell’edificio.

Specificazione:

Modo di acquisto a titolo originario della proprietà

Si intende la trasformazione di una cosa altrui (aliena) sino a

farne altra cosa che nel comune apprezzamento appare nuova

(es. uva in vino)

Età classica: teoria di chi avrebbe ottenuto la proprietà per

specificazione:

 Specificazione reversibile: il ne

dominus materiae

manteneva la proprietà (vaso ricavato da una massa

d’argento)

 Specificazione non reversibile: lo specificatore

acquistava la proprietà (uva trasformata in

res nova

vino)

La mancipatio e la in iure cessio:

  La e trasferivano la proprietà civile

mancipio in iure cessio

sulle (avevano quindi effetti reali) ma

res mancipi

comportavano anche il passaggio di possesso solo quando si

trattava di beni mobili. Per i beni immobili, si esigeva che

l’alienante ne facesse ulteriormente Erano dei modi

traditio.

di acquisto derivativo.

Traditio:

 consegna

 Era un negozio bilaterale che si compiva con la consegna di

una cosa mobile o immobile e trasferiva comunque il

possesso. Modo di acquisto derivativo.

 Riguardava soltanto perché trasferiva solo il

le res corporales

possesso

 Quando erano oggetto le la trasferiva

res nec mancipi, traditio

anche la proprietà: aveva quindi effetti reali.

 La consegna:

 Era considerata ogni comportamento che

traditio

facesse conseguire la disponibilità della

all’accipiens

cosa, anche se non era una materiale consegna.

 La poteva essere:

traditio

o : es. la consegna delle merci

symbolica

contenute nel magazzino che si ritiene

compiuta mediante consegna delle chiavi dello

stesso magazzino

o es. si ritiene valida la consegna del

longa manu:

fondo con l’indicazione dei confini

dall’alienante all’acquirente

o es. si realizza quando l’acquirente

brevi manu:

teneva già la cosa che l’alienante gli

trasmetteva

 riguardava solo i casi in cui chi riceveva la

la traditio no:

consegna acquistava il possesso; quindi

o custodia o deposito

o locazione

 La volontà nella traditio:

 Con la di il trasferiva

traditio res nec mancipi dominus

al contempo proprietà e possesso

 Per il passaggio di possesso era necessaria la

concorde volontà di e di fare

tradens accipiens

acquistare all’accipiens una posizione indipendente

in ordine alla cosa che veniva consegnata.

 La iusta causa traditionis:

 Era la ragione per la quale si procedeva alla e

traditio,

che giustificava l’acquisto della proprietà.

 La poteva essere:

iusta causa

o il venditore consegnava la cosa

causa vendendi:

venduta al compratore

o il donante che consegna la cosa

causa donandi:

donante al donatario

o il creditore che adempiva

causa solvendi:

un’obbligazione di dare

Legato per vindicationes:

  era un modo di acquisto derivativo

 era un atto mortis causa

 era una disposizione testamentaria con la quale il testatore

attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo, detto

legatario.

 Una volta morto il testatore e il testamento divenuto

efficace, il legatario acquisiva la proprietà civile di quel

bene.

L’adiudicatio:

 assegnazione

 Pronuncia del giudice formulare che traeva fondamento

nella della formula pure essa detta adiudicatio e che

riguardava i giudizi divisori e per il regolamento di confini.

 Il giudice assegnava con a ciascuna parte una o

l’adiudicatio

più (o porzioni) dell’oggetto della divisione.

res

La litis aestimatio:

  Una condanna pronunciata dal giudice formulare doveva

essere espressa in denaro

 L’importo della condanna pecuniaria (litis aestimatio)

corrispondeva al valore della cosa rivendicata.

 Con l’offerta di pagare la litis, il convenuto manteneva il

possesso della cosa rivendicata e se era nec mancipi anche la

proprietà .

Usucapione:

 usucapio

 Oggi detta prescrizione acquisitiva

 Fondamento nelle XII Tavole

 Comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium

 Era riservata ai cittadini romani

 I requisititi dell’usucapione erano:

res habilis

 : erano usucapibili tutte le cose suscettibili

di Non erano res habilis

dominium ex iure Quiritium.

le (cose rubate) e le

res furtivae res vi possessae

(impossessate con la violenza) anche in buona fede.

titulus iusta causa:

 o era la ragione che stava alla

base dell’acquisto del possesso per giustificare

l’acquisto della proprietà per possesso continuato per

il tempo stabilito. Il titolo più comune era titulus pro

tale titolo era posseduto dal compratore

emptore:

quando il venditore avesse trasmesso il possesso

della cosa venduta ma non la proprietà.

fides

 : con l’età repubblicana si richiese anche la

buona fede (bona il possessore doveva essere

fides):

convinto di non recare danni con il proprio possesso

ad altri. La buona fede doveva sussistere al tempo

dell’acquisto del possesso.

possessio

 : il possesso era solo di colui che teneva la

cosa come propria (animus domini)

tempus

 : l’usucapione si compiva:

o 2 anni immobili

o 1 anno altre cose

o possederla in modo continuo ed interrotto

o età preclassica: alla morte del possessore il

continuava con l’erede:

tempus usucapionis

iniziava quindi dal defunto e terminava con

l’erede.

L’usucapio pro herede:

  Chi ha possesso una o più cose ereditate purché

appartenente ad eredità giacente, trascorso 1 anno acquista

l’eredità nel suo complesso, anche in difetto di titolo e in

mala fede.

La difesa della proprietà quiritaria:

3 La rei vindicatio:

 rivendica,

La era la ed era utilizzata per la

rei vindicatio

difesa del dominium ex iure Quiritium.

La si rivolgeva contro il possessore non

rei vindicatio

proprietario e tendeva far conseguire al proprietario il

possesso.

Il pretore attribuiva all’una o all’altra parte il possesso della

cosa controversa durante il processo, e su ognuna di esse

gravava l’onere di fornire la prova dell’appartenenza a se

della cosa stessa.

L’onere della prova:

 onus probandi

A carico dell’attore

Difficile provare la proprietà soprattutto in acquisto a

titolo derivativo, ma bastava l’usucapione perché l’attore

dimostrasse di aver posseduto la cosa.

Spese:

  Sono a carico dell’attore prima della restituzione a patto che

fossero necessarie ed utili

Legittimazione passiva:

  La rivendica era diretta contro il possessore

Furti e danni:

  Il convenuto per l’assoluzione doveva restituire i frutti

percepiti e risarcire i danni arrecati

Usucapione del bene rivendicato:

  Il possessore che ha usucapito dopo la litis contestatio deve

trasferire all’attore la proprietà.

Litis aestimatio:

  Il convenuto che non avesse restituito la cosa rivendicata

sarebbe stato condannato a pagarne il valore

Le azioni negatorie:

  Date al proprietario possessore contro chi esercitasse

illegittimamente servitù o usufrutto

L’actio aquae pluviae arcendae:

  Era l’azione data al proprietario di un fondo rustico contro il

vicino il cui fondo fosse stato alterato dallo scorrere naturale

delle acque piovane. Si tratta di un ed ha la

actio in personam

clausola restitutoria: il convenuto era invitato dal giudice a

restituire le cose in ripristino.

La legis actio e la cautio per il danno temuto:

  danno temuto: è cioè un fondato timore che un edificio

potesse cadendo recare danni al fondo vicino. Per questo

timore venne utilizzato una delle 5 (non si sa

legis actiones

quale) ma venne preso soppressa dalla cautio damni infecti.

cautio damni infecti

 La era una promessa fatta dal

proprietario del fondo da cui si temeva il danno al

proprietario del fondo minacciato che, in caso si verificasse

il danno, l’avrebbe risarcito.

L’operis novi nuntiatio:

  Era un ricorso effettuato dall’interessato nel caso in cui sul

fondo del vicino erano in corso opere di costruzione o di

demolizione che si ritenevano lesive di un proprio diritto

(es. servitù di passaggio).

 In caso l’intimato doveva sospendere l’opera.

d’operis

 Gli effetti sospensivi cessavano dopo

dell’operis novi nuntiatio

1 anno.

L’interdictum quod vi aut clam:

  Il proprietario del fondo avrebbe ottenuto la rimozione della

costruzione che taluno avesse realizzata (nonostante il

vi

suo divieto) o (clandestinamente) sul fondo dello stesso

clam

attore.

L’actio finium regundorum:

  Si ristabilivano i confini tra due fondi rustici modificati da

forze naturali o altro.

L’azione Publiciana:

4  Era un’azione che, il pretore Publicio la propose nel suo editto,

tutelava i possessori in bona fede e di una cosa

cum iusta causa

suscettibile d’essere usucapita.

 L’azione era in rem e con causa arbitraria e come nella rivendica ad

essa si ritiene passivamente legittimato il possessore attuale.

La proprietà pretoria:

5  tutela relativa: il possessore legittimato dall’azione

ad usucapionem

Publiciana, godendo di tale tutela, prevaleva di fronte ai terzi, ma

non contro il proprietario civile

 tutela giudiziaria assoluta: il possessore era

ad usucapionem

legittimato anche contro il proprietario civile. Il diritto del

ius Quiritium”,

proprietario civile fu qualificato come “nudum

mentre il possessore teneva la cosa Gli

ad usucapionem in bonis.

studiosi moderni la chiamano “proprietà pretoria”, ma nel

linguaggio dei classici, “proprietà bonitaria”.

La proprietà provinciale:

6 Le terre romane erano organizzate in province e furono lasciate

nelle disponibilità dei privati che le tenevano già ma gravati da

imposta (stipendium o :

tributum)

proprietà delle province senatorie

Dominium populus romanus:

dell’imperatore: proprietà delle province imperiali

Dominium

I privati su queste terre avevano un potere qualificato come

possessio.

Tale possessio era qualificata come quella del dominium ex iure

sui fondi italici perché:

Quiritium

 Era trasmissibile e con atti

mortis causa inter vivos

 Era tutelata con un’actio in rem.

Modi d’acquisto: i fondi provinciali rientravano tra le res nec

e si trasmettevano tramite Non si acquistavano

mancipi traditio.

tramite usucapione.

La proprietà nel diritto postclassico e giustinianeo:

7  Età postclassica: nella cultura giuridica nasce il fenomeno della

volgarizzazione dei concetti giuridici nel settore dei diritti reali. Ciò

perché:

 Venuto meno la figura del pretore come organo

giurisdizionale

 Abolite le formule

 Distinzione meno netta tra proprietà e possesso

 Età giustinianea: con Giustiniano si tornò alla concezione classica:

 Distinzione più netta tra proprietà e possesso e altre

posizioni giuridiche reali.

 Trasferimento:

 modi di acquisto:

 scomparsa in iure cessio e mancipio

 viene meno la distinzione tra negozi astratti di

trasferimento e le relative causae

 furono considerati cause e atti causali di

trasferimento: la vendita e la donazione.

 Con Giustiniano: no ma

mancipatio, traditio.

longi temporis praescriptio:

 Usucapione e la

 Costantino istituì una per 40

longissimi temporis praescriptio

anni opponibile dal possessore di un immobile.

 Giustiniano ne ridusse il termine a 30 anni e distinse:

 Usucapione: beni mobili (3 anni)

 beni immobili (10-20 anni)

Longi temporis praescriptio:

 Rivendica:

 Rimane l’azione fondamentale per la difesa della proprietà

(rei vindicatio)

Il consortium “ercto non cito”: Come una comproprietà: si traduceva con

1 “dominio non diviso”; si costituiva:

Automaticamente: morte del tra le

 pater familias heredes sui

 Tra estranei: mediante il ricorso a una legis actio.

 Questo “consorzio” era caratterizzato da:

 Ciascun consorte avrebbe potuto senza il concorso di altri

consorti a gestire / fruire /alienare e disporne per l’intero ma

con effetti verso tutti gli appartenenti al consortium.

plurima integrale”:

 Era in sostanza una “proprietà ogni

partecipante alla comunione era considerato proprietario

dell’intero.

La communio di proprietà:

2  Altro tipo di comproprietà: era la comunione dei beni che poteva

essere:

 Volontaria: costituita per volontà degli stessi comproprietari

 Incidentale: prescinde dalla volontà dei partecipanti alla

communio (communio incidens)

 Diverge dalla perché:

consortium

 Ciascun partecipante (socius) era titolare di una quota

del bene; era una frazione del diritto di proprietà

(pars e non dell’intero bene.

pro indiviso)

 Ogni poteva alienare/usufrutto/pegno senza il

socius

consenso degli altri comproprietari solo la propria

quota e nulla di più.

 Ogni partecipava alle spese nella misura della

socius

propria quota e di conseguenza anche i frutti e i

danni provocati a terzi erano rapportati.

 diritto di proibire; in caso di innovazione

Ius prohibendi:

della cosa comune spettava a ciascun dei contitolari il diritto

di veto (ius prohibendi)

 diritto di accrescimento; tale diritto

Ius adcrescendi:

comportava che se un avesse rinunziato alla sua quota,

socius

questa si sarebbe accresciuta agli altri soci: a ciascuno in

proporzione del suo diritto sulla cosa comune.

 del servo comune: liberazione dello schiavo.

Manumissio

Non rende libero il servo ma dà luogo all’accrescimento in

favore di altri comproprietari: lo schiavo avrebbe acquistato la

libertà solo se tutti i comproprietari avessero compiuto l’atto

di affrancazione (liberazione)

 era il rimedio per la divisione dei

L’actio communi dividundo:

beni comuni.

Le servitù prediali

:

3. Tra i vari diritti soggettivi, il diritto romano conobbe “diritti reali limitati su cosa

servitù prediale.

altrui”: tra questi, il diritto di godimento chiamato

Nelle servitù prediali, il proprietario di un fondo può esigere dal proprietario di un

fondo vicino un comportamento determinato di tolleranza o omissione (pati- o

tollerare-

non facere)

Le servitù prediali riguardano soltanto i beni immobili:

 Fondi rustici

 Fondi urbani.

Le servitù prediali spettano al proprietario” in quanto tale” di un fondo

Nelle servitù prediali ad essere obbligato è il proprietario “in quanto tale” di un fondo

vicino.

La servitù segue i due fondi sia sul lato attivo sia su quello passivo.

I 2 fondi, dominante e servente, devono appartenere a proprietari diversi.

Utilitas: come nella citata definizione codicistica: “un peso sopra un altro fondo per

l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario”; la servitù deve essere

utile al fondo dominante e i terreni se non contigui almeno vicini.

Servitus in facendo consistere nequit: la servitù non può consistere in un fare, ma di

tollerare e di non facere.

Servitù positive e negative:

o Positive: è il comportamento attivo del proprietario del fondo dominante (pati

per fondo servente)

o Negative: no attività del fondo servente e quindi il di tale fondo.

non facere

Indivisibilità: le servitù non sono divisibili

Origini: dopo la legge delle Dodici Tavole

Servitù rustiche e urbane:

o Servitù rustiche: appartenenti ai fondi rustici [iura praediorum rusticorum]

o Servitù urbane: appartenenti ai fondi urbani [iure praediorum urbanorum]

Fondi italici e fondi provinciali: si dissero servitù solo i servizi tra fondi relativi a

fondi italici essendo di Nell’età postclassica avvenne

dominium ex iure Quiritium.

l’estensione anche ai fondi provinciali.

Costituzione: le servitù si costituivano mediante negozi con effetti reali:

o Con le servitù rustiche che erano res mancipi

mancipatio:

o Con tutte quante, rustiche e urbane.

in iure cessio:

o per la costituzione della servitù nei fondi provinciali

Pactio e stipulatio:

o quando il proprietario di due fondi nell’alienarne uno

Exceptio servitutis:

mediante d’accordo con l’altro costituiva tra essi servitù.

mancipatio,

o rientra tra i poteri del giudice stabilire servitù tra i fondi che con la

Adiudicatio:

divisione venivano assegnati a comproprietari o coeredi diversi.

o legatario proprietario di un fondo

Legato per vindicationem:

Estinzione: le servitù si estinguevano per:

o Confusione: i due fondi appartenevano allo stesso proprietario

o Rinuncia

o Non mancato esercizio continuato per 2 anni.

usus:

Tutela giudiziaria: a difesa della servitù c’era la sarà detta nell’età

vindicatio servitutis:

confessoria”.

classica l’”actio

Usufrutto : usus fructus

4. L’USUFRUTTO è la posizione giuridica soggettiva che i Romani consideravano come

un “diritto reale limitato di godimento su cosa altrui”.

In sostanza era ed è: un diritto soggettivo reale di usare e percepire i frutti di una cosa

altrui senza alternarne la destinazione economica.

usufruttuario

Il titolare del diritto reale è detto nudo proprietario

Il proprietario della cosa gravata è detto

Origini:

 l’usufrutto era un diritto per esigenze legate alla diffusione dei matrimoni

cioè la donna non entrava a far parte della del marito.

sine manu, familia

 Ma nacque 2 problemi: in caso di morte del pater familias

o Da una parte: la moglie sui iuris cadeva nell’indigenza (in povertà)

o Dall’altra: se il marito l’avesse istituita erede, i beni da lei acquistati ex

testamento dal marito alla di lei morte sarebbero andati alla famiglia

della moglie e non ai figli.

 per assicurare il patrimonio ai figli e e assicurare al contempo una

Soluzione:

dignitosa vita alla vedova, a partire dalla metà del II secolo a.C. si diffuse la

prassi di “legare alla moglie di determinati beni” in modo tale

l’usus fructus

che la vedova ne godesse durante la vita e la proprietà restasse ai figli che

venivano istituiti eredi.

L’usufrutto come servitù personale:

 Con Giustiniano l’usufrutto insieme fu qualificato “servitus”

all’usus

 Alle servitù prediali inerenti ai fondi si contrapposero le servitù personali:

usufrutto e uso.

 Nelle servitù prediali: un fondo era assoggettato ad altro fondo

 Nell’usufrutto e uso: un bene mobile o immobile era assoggettato a una

persona.

Oggetto:

 oggetto dell’usufrutto poteva essere:

o cose mobili o immobili

o o

mancipi nec mancipi

o inconsumabili e fruttifere

o res corporales

o il testatore poteva legare l’usufrutto a tutti i propri beni (omnibus

bonorum)

Uso, godimento e manutenzione:

 L’usufruttuario poteva usare la cosa gravata da usufrutto (res e

fructuaria)

percepirne i frutti

 I frutti diventavano di proprietà dell’usufruttuario dal momento

dell’effettiva percezione (perceptio)

 L’usufruttuario doveva a sue spese curare la manutenzione ordinaria della

cosa, e che non perisse o si deteriorasse. E non poteva mutare la destinazione

della cosa.

La cautio fructuaria:

 La cautio fructuaria era una stipulatio pretoria nella quale l’usufruttuario

prometteva al nudo proprietario sia la restituzione del bene una volta estinto

l’usufrutto, sia un uso della cosa con criteri del bonus vir –buon padre -

(arbitratu boni viri)

Carattere personale:

 L’usufrutto aveva carattere personale: era inalienabile (invendibile) e

intrasmissibile agli eredi.

 L’usufruttuario poteva cederne l’esercizio, ma sarebbe rimasto

l’usufruttuario e direttamente responsabile verso il nudo proprietario e

l’usufrutto si sarebbe estinto con la sua morte.

 L’usufrutto aveva durata limitata nel tempo essendo destinato ad estinguersi

con la morte dell’usufruttuario.

 Se erano costituite da persone giuridiche, si ritenne estinto l’usufrutto non

oltre 100 anni dopo la sua costituzione.

Modi di costituzione dell’usufrutto:

 L’usufrutto si poteva costituire tramite:

o Legato per vindicationem

o In iure cessio

o Adiudicatio

o Deductio

o Pactio et stipulatio

o Longi temporis praescriptio

Modi di estinzione dell’usufrutto :

 L’usufrutto si estingueva per morte dell’usufruttuario

 Ma poteva estinguersi anche prima della morte dell’usufruttuario:

o Con l’avveramento della condizione risolutiva

o Scadenza del termine finale contemplato nell’atto costitutivo.

o Per perimento della cosa

o È stata mutata la destinazione economica (mutatio rei)

o Per rinuncia

o Per consolidazione: quando il proprietario acquistava l’usufrutto o

quando l’usufruttuario acquistava la proprietà

o Per il non 1 anno beni mobili, 2 anni beni immobili

usus:

Tutela giudiziaria:

 A difesa dell’usufruttuario impedito dell’esercizio del suo diritto stava la

che era un’azione con struttura simile a quella della

vindicatio usus fructus,

di servitù.

vindicatio

Il quasi usufrutto :

5. un senatoconsulto riconobbe come possibili oggetti di usufrutto tutte le cose che a quel

☻ patrimonio appartenessero e quindi:

 denaro

 altre cose consumabili

delle cose consumabili il legatario avrebbe acquistato la proprietà.

Questo si chiama: quasi usufrutto.

☻ L’usus

:

6. è un altro diritto reale di godimento su cose altrui.

L’usus

☻ Riguardava da prima per le cose infruttifere, ma ben presto anche alle altre

☻ l’usuario,

Il titolare, avrebbe avuto il diritto di usare direttamente e personalmente la

☻ cosa, ma non percepirne i frutti.

Es.: usuario di animali: utilizzarne l’attività lavorativa ma non i suoi frutti

☻ usuario di un edificio: avrebbe potuto abitarvi solamente….

A differenza dell’usufrutto, non era divisibile: ma più usuari avrebbero esercitato

l’usus

☻ indivisamente (non e sull’intero bene.

pro quota)

I modi di acquisto, di estinzione e tutela giudiziaria erano uguali a quelli

☻ dell’usufrutto.

Usufrutto e usus erano qualificati come servitù personali.

☻ Il diritto di superficie :

7. tutto ciò che stava organicamente sopra il suolo: il proprietario di un terreno

Superficies:

non poteva essere o non essere anche il proprietario della superficie.

Il caso più comune era quello della costruzione su suolo altrui costruire

(inaedificatio –

sopra)

Nulla impediva che lo stesso potesse dare in locazione o vendere

dominus (proprietario)

la superficie, ma in questi casi sorgeva solo un diritto di credito di godimento

dell’edificio già esistente o costruito dal “superficiario”.

Aumentarono i casi di locazione o vendita delle superfici, tanto che portarono il

pretore ad intervenire in età classica con un’azione reale in factum, che può essere

configurata come un diritto reale limitato di godimento su cosa altrui.

Il corrispettivo annuale fisso o canone che era tenuto non necessariamente il

superficiario era chiamato “solarium”.

Era trasmissibile per e

mortis causa inter vivos.

Gli agri vectigales :

8. Le terre pubbliche che erano date in concessione ai privati erano dette agri vectigales,

dal nome (imposta, tassa), che era il canone periodico che i concessionari erano

vectigal

tenuti a pagare come corrispettivo.

I concessionari furono chiamati “possessores” ed erano tutelati con interdicta.

Le concessioni erano a termine: 5 anni quelle censorie; 100 anni le altre

Le concessioni erano revocabili (annullabili) per mancato pagamento del canone.

Il pretore riconobbe tramite azione reale (in per il recupero del possesso: si

factum)

parlò di ius in agro vectigali.

Era trasmissibile per e

mortis causa inter vivos.

L’enfiteusi

:

9. In età postclassica, vennero meno le concessioni di agri vectigales, ma si svilupparono

☻ altri tipi di concessioni di terre pubbliche:

 Ius perpetuum

 Ius emphyteutitcum

Tali concessioni vennero unificate da Zenone, che le dichiarò “enfiteusi”. La materia fu

☻ ripresa da Giustiniano.

L’enfiteuta, era tenuto a migliorare il fondo e obbligato a pagare un canone annuo,

☻ avrebbe potuto vendere il fondo enfiteutico ma avrebbe dovuto a parità di condizioni

preferire il concedente. Il concedente, che lasciava alienare il fondo a terzi, gli era

dovuto il 2% del prezzo o del valore del fondo.

Estinzione dell’enfiteusi:

☻  mancato pagamento del canone o dell’imposta fondiaria per oltre 3 anni.

 Per alienazione del fondo a terzi, senza soddisfare gli adempimenti verso il

concedente

 Per confusione, cioè per la riunione nella stessa persona di di proprietario e

concedente.

È un diritto reale di godimento su cosa altrui.

☻ Pegno e ipoteca :

10.  Noi classifichiamo pegno e ipoteca tra i diritti reali di garanzia, che attribuiscono al

creditore il diritto di rivalersi su cosa altrui in caso di inadempimento. Bisogna

distinguere:

1 Datio pignoris: pegno manuale:

era il era cioè la consegna di una cosa al

creditore in modo che la tenesse finché il credito non fosse soddisfatto.

2 Conventio pignoris: accordo/patto

era un tra creditore e proprietario di una

cosa (solitamente il debitore) con cui i due si accordavano che nel caso in cui

il debitore fosse inadempiente, il creditore ne avrebbe preso possesso e

l’avrebbe tenuta fino all’estinzione del debito.

Tutela giudiziaria:

  Con la datio pignoris e conventio pignoris, il creditore pignotìratizio

acquistava sulla cosa il possesso

 Il pretore intervenne in materia: nella metà del I secolo a.C. era previsto

nell’editto il possesso del creditore pignoratizio contro il conduttore dio

fondi rustici che non avesse pagato la mercede (retribuzione) convenuta.

 proibitorio ; spettante al conduttore di immobili

Interdictum de migrando:

urbani (inquilinus) contro il locatore che gli impedisse di portare via

dall’alloggio le cose ivi immesse:

Pegno e ipoteca:

  Pegno: [parola di derivazione greca]

pignus

 Ipoteca: hypotheca.

 per indicare l’azione Serviana

Actio hypothecaria

Legittimazione:

  Il pegno che aveva ad oggetto cose corporali, era validamente costituito

da chi avesse la cosa (proprietario quiritario e proprietario

in bonis

pretorio)

I poteri del creditore pignoratizio:

  Il creditore pignoratizio, una volta possessore della cosa pignorata,

avrebbe avuto solo il possesso ma non il godimento e il semplice uso.

 In caso di uso: avrebbe commesso un furto

 Il creditore tratteneva la cosa finché il debito non si fosse estinto.

 Il patto commissorio e il ius vendendi:

Patto commissorio:

 in caso di inadempimento del debitore, il creditore

avrebbe acquistato la proprietà del bene pignorato. Costantino lo vietò.

Patto ius vendendi:

 si dava la facoltà al creditore di vendere la cosa,

soddisfarsi col ricavato e restituire al debitore quanto eventualmente

sopravanzato. Era il più praticato e a fine età classica si ritenne

tacitamente stabilito in ogni dazione (consegna) e convenzione di pegno.

 In caso di vendita della cosa pignorata, il terzo, cui la res fosse stata

venduta, avrebbe acquistato:

o La proprietà quirinaria delle res nec mancipi

o Il possesso ad usucapionem

o La proprietà pretoria in caso di res mancipi

 Pluralità di creditori ipotecari:

 Conventio pignoris o hypotheca

 Non comportava il passaggio immediato del possesso al creditore

 La stessa cosa poteva essere convenuta in pegno (ipoteca) a più creditori,

in tempi diversi e per obbligazioni diverse

 Si stabiliva tra i creditori un elenco di precedenze in base al principio

“prior [precedente nel tempo, maggiore nel

in tempore potior in iure”

diritto].

 Estinzione:

 Il pegno si estingueva con:

o l’estinzione del debito

o per effetto dell’adempimento

o per perimento della cosa che ne era oggetto

o per confusione

o per vendita

o per inadempimento

o rinuncia del creditore

possesso:

11.Il

La genesi:

 Le terre pubbliche (ager publicus) erano lasciate in principio ai privati, poi

con speciali concessioni ad opera dei cessionari dietro corrispettivo,

diventarono ager vectigales. possessores”

o I cessionari erano chiamati “

o Il potere dei cessionari sulle terre era chiamato “possessio”

o L’esercizio di tale potere era chiamato “possidere”

 Fine età arcaica: il pretore cominciò a proteggere i possessores di agri publici

contro molestie e ben presto anche a tutti coloro che erano creditori

pignoratizi, usus per usucapionem, ecc… tutti questi ottennero la tutela

giudiziaria e furono qualificati in modo generico possessores.

Gli interdetti possessori:

 I soggetti ai quali si riconosce la erano tutelati mediante interdicta.

possessio

 Gli interdetti possessori potevano essere volti a:

o Conservare il possesso (retinendae possessionis):

o Recupero del possesso (reciperandae possessionis).

 L’interdictum uti possidetis:

o Il più antico

o Riguardava gli immobili e serviva a far cessare turbative e molestie


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato Romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Privato, Marrone. Analisi dei seguenti argomenti: il diritto romano e le sue fonti, il processo, gli atti negoziali, le cose, le obbligazioni, le donazioni, le successioni mortis causa, il diritto privato e il diritto pubblico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Lantella Elio.

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