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ESTRATTO DOCUMENTO

caso o dalla volontà di terzi.

Condicio pendet, deficit, exstitit:

x. condicio pendet:

1. è la condizione pendente: non si è verificata la

condizione ed è incerto se si verificherà. Il negozio è valido ma non

si sa quando si produrranno gli effetti.

condicio deficit:

2. la condizione viene a mancare: il negozio non

avrà mai effetti.

condicio exstitit:

3. la condizione si è verificata: il negozio comincerà

a produrre i suoi effetti

condizioni risolutive:

xi. si fecero ricorso raramente, era eccezioni.

Termine:

b. i. elemento accidentale del negozio giuridico;

ii. riguarda un evento futuro, ma è certo che esso si verificherà e dalla

quale dipendono gli effetti del negozio.

iii. riguarda sia la clausola che l’evento in sé.

dies:

iv. era la parola romana per indicare il termine; poteva essere una

data o un evento certo.

Modus (onere):

c. i. Imposizione al destinatario di un atto di liberalità di adottare un

comportamento ed era volontario.

ii. Il negozio modale è immediatamente efficace ed efficace rimane a

prescindere dall’adempimento del modus.

Imputazione degli atti negoziali :

10.

☺ gli effetti del negozio sono imputati solitamente in via diretta ed esclusiva alle parti

facenti parte il negozio.

nuntius:

☺ Il messaggero; è un semplice portavoce il quale riferisce quanto è stato

invitato a riferire. Non dichiara la propria volontà ma quella dell’autore del negozio. A

Roma non potevano essere compiuti tramite negozi formali e solenni. Si a

nuntius

contratti consensuali.

rappresentanza organica:

☺ La a. Sono delle persone fisiche che concludono negozi come organi di quelle

collettività riconosciute come soggetti giuridici.

b. Questi rappresentanti legali esprimono una propria volontà, ma gli effetti

ricadono direttamente in capo all’ente.

rappresentanza

☺ :

a. un soggetto giuridicamente capace, detto “rappresentante”, conclude un

negozio in nome per conto di un terzo soggetto, detto “rappresentato”, con

effetti in via immediata in capo al rappresentato.

b. La rappresentanza può essere:

i. Volontaria: quando i poteri del rappresentante sono conferiti dal

rappresentato con un suo atto volontario

ii. Legale: negli altri casi, es. nel caso del tutore

Rappresentanza indiretta:

c. concludere un negozio per conto altrui ma in

nome proprio. Gli effetti si imputano al dichiarante, ma sarà dovere di costui

trasferire al terzo per conto del quale ha concluso il negozio i diritti e gli

obblighi acquisiti dal negozio.

CAPITOLO 4: le Cose

Le res: ha significati molteplici, entità materiale, porzione limitata del mondo,

1. esterno, beni in generale. Classificazioni:

res corporales entità materiali,

: termini utilizzati dai giuristi romani per indicare le

intendendo proprio le [le cose che si possono toccare]. Solo le

res quae tangi possunt

cose erano suscettibili di possesso.

corporales

res incorporales: si contrappongono alle res corporales, in quanto sono res quae

[che non si possono toccare]. I giureconsulti utilizzarono questa

tangi non possunt

espressione per indicare: eredità, usufrutto…

cose in commercio: erano oggetto di proprietà privata, di rapporti giuridici

patrimoniali.

cose fuori commercio: non erano oggetto di proprietà privata. Erano fuori dal

commercio:

le res divini iuris

o [le cose di diritto divino]: in particolare erano:

 altari, templi, santuari

res sacrae:

 luoghi utilizzati per la sepoltura

res religiosae:

 le porte e le mura della città.

res sanctae:

le res humani iuris:

o si contrapponevano alle [era il diritto

res divini;

umano] ; potevano essere:

pubbliche:

 appartenevano allo Stato – populus

res publicae:

Romanus - , erano fuori commercio se erano destinate all’uso

pubblico (strade, piazze, teatri,…) oppure in commercio se lo stato

ricavava un reddito o un’utilità.

private:

 erano in commercio.

res privatae,

res mancipi: erano i fondi su suolo italico (terreni, edifici), gli schiavi, gli animali e

le servitù rustiche. Erano le cose di maggior pregio, e per il loro trasferimento di

proprietà si chiese il rito del e successivamente

mancipatio in iure cessio.

res nec mancipi: erano tutte le altre. Il trasferimento di proprietà dei res nec

mancipi era sufficiente la traditio.

→ Le classificazioni delle res e furono soppresse da

mancipi res nec mancipi

Giustiniano

beni mobili: sono gli animali e gli oggetti trasportabili e quindi amovibili (mobili);

nel diritto romano, anche gli schiavi.

beni immobili: è il suolo insieme a ciò che vi è all’interno stabilmente

→ Le classificazioni dei beni mobili e immobili acquisirono un gran significato, a

riguardo del passaggio di proprietà, in età postclassica perché vi era l’obbligatorietà

della scrittura per le donazioni e le vendite immobiliari.

beni fungibili: sono le cose che si rivelano in rapporto a peso, numero, misura,

sono cose alle quali è rappresentabile un equivalente (tantundem);

beni infungibili: che non è sostituibile con altra cosa, è fine a se stessa nella sua

individualità.

cose di genere: sono in sostanza le cose fungibili; riguarda l’appartenenza ad una

categoria (genus): es. un pallone.

cose di specie: sono le cose infungibili; si fa riferimento a cose perfettamente

individuate: es. il pallone di Tizio.

cose consumabili: suscettibili di una sola consumazione perché si consumano per il

semplice fatto che vengono usate (ipso [es. gli alimenti]

usu consumuntur)

cose inconsumabili: consentono un uso continuato [es. il terreno, un edificio].

cose divisibili: suscettibili di essere materialmente divise senza perire e apprezzare

giudizio economico

cose indivisibili: il contrario delle cose divisibili

cose semplici: una unità naturale [es. schiavo, pietra]

cose composte: costituite da cose semplici congiunte tra loro artificialmente [es.

edificio, nave, armadio]

cose collettive: costituite da cose semplici non congiunte ma considerate

unitariamente [es. un gregge, la biblioteca]

i frutti:

o i Romani consideravano i frutti i frutti naturali delle piante e degli

animali.

o Punto di vista del diritto: erano frutti quando venivano separati dalla

cosa madre, perché prima della separazione erano considerati e

partes

non erano giuridicamente autonomi.

o Erano considerati frutti le attività lavorative dei servi (operae servorum)

I diritti reali

:

2.  Sono i diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto e sono quindi

opponibili contro terzi (erga omnes)

 I terzi devono avere un comportamento negativo verso un diritto reale su cosa

altrui, nel senso che devono astenersi da azioni che possano essere in contrasto

con quel diritto.

 Diritto di credito: è un diritto patrimoniale relativo tra 2 parti:

i. 1 o più creditori

ii. 1 o più debitori

iii. la parte debitrice è tenuta in favore dell’altra all’adempimento di una

prestazione che consiste in un comportamento positivo.

 Diritto di proprietà:

i. Diritto reale per eccellenza

ii. Tale diritto attribuisce al proprietario un potere generale e illimitato al

godimento e alla disposizione del bene che ne è oggetto.

 Diritti reali su cosa altrui [iura in re aliena]:

i. Quando su una stesa cosa possono gravare e coesistere altri diritti reali

ii. Sono i diritti reali di godimento e di garanzia

LA PROPRIETA’

o Diritto soggettivo di natura reale per questo al proprietario, chè è titolare, si

riconosce sulla cosa che n’è oggetto una signoria generale.

o La proprietà ha dei limiti:

 limitazioni legali: limitazioni imposte dall’ordinamento giuridico

 limitazioni volontarie: ad opera del proprietario, attraverso la

concessione di diritti reali limitati di godimento (servitù, usufrutto,…)

 una volta estinti tali limiti, la facoltà di godimento del proprietario

ritornano a espandersi fino alla pienezza della cosa.

o Il diritto di proprietà non si perde di per sé, ma solo se si verifica un fatto che

ne determini l’estinzione (es. vendita della cosa).

o Di norma il proprietario è anche il possessore della cosa, ma può non essere

il possessore e restare proprietario.

o La proprietà non si perde per un non uso (è un diritto imprescrittibile)

La proprietà e le proprietà del diritto romano:

1. o Il concetto di proprietà e del suo uso ci deriva a partire dalla fine dell’età

arcaica, in quanto vi era l’idea del “possesso come stato di fatto non

suscettibile “e dell’appartenenza (questa cosa è mia). Da ciò si pose la

proprietà.

base per il concetto di

o Alla fine dell’età repubblicana compare un’espressione più incisiva per

indicare la proprietà romana: dominium ex iure Quiritium. Dominus

s’indicò il proprietario.

o L’uso di e avviene nell’età classica.

proprietas proprietarius

o La nuova terminologia non comportò l’abbandono della vecchia: si

continuò ad esprimere la proprietà in termini d’appartenenza anche nel

giustinianeo.

Corpus iuris

Il dominium ex iure Quiritium:

2. o Era solo per i cittadini romani

o Ad oggetto potevano esserci le che potevano essere sia

res corporalis,

mancipi sia nec mancipi, sia mobili sia immobili.

Le origini della proprietà privata immobiliare a Roma:

1  Alla formazione della città di Roma, le terre appartenevano alla

collettività ed erano adibite al pascolo; non riconoscevano

insomma la proprietà privata sui beni immobili.

ager publicus.

 Le terre erano le

 Queste terre venivano lasciate in buona parte in godimento

esclusivo a provati.

 Nel periodo dell’età regio alcune venivano assegnate

ager publicus

a carattere definitivo, divenendo tali beni propri dei privati ex iure

Quiritium.

 Per l’assegnazione delle si procedeva mediante

ager publicus

che era un rito con connotazioni sacrali e che si compiva

limitatio,

con l’intervento di un magistrato e di un agrimensore (gromaticus):

 Si tracciavo sul suolo parallele e perpendicolari per

determinare i confini e venivano lasciati 5 piedi attorno ad

ogni appezzamento perché non poteva essere usucapito.

Tale spazio era chiamato o

limes iter limitare.

La rappresentazione del dominium ex iure Quiritium come potere

2 assoluto e limitato:

 Il poteva avere come oggetto sia un

dominium ex iure Quiritium

bene mobile sia un bene immobile.

 Per quanto riguarda i contenuti, il dominium era rappresentato

come un potere assoluto e illimitato: da qui l’idea della proprietà [ius

– diritto di usare ed abusare della propria

utendi et abutendi re sua

cosa ].

 La proprietà civile immobiliare era esente dai tributi (solo con

Diocleziano nel 292).

 Il dominio quiritario sugli immobili si estendeva illimitatamente

sia in altezza sia in profondità: “Sino alle stelle e sino agli inferi”

[usque ad sidera, usque ad inferos].

 Come la tra fondi contigui, anche in casi di edifici (aedes)

limitatio

contigui appartenenti a proprietari diversi, era necessario uno spazio

ambitus

chiamato di 5 piedi di larghezza, e neanche questo non

poteva essere acquistato per usucapione.

 In età repubblicana, il rito della incominciò a scomparire.

limitatio

Limitazioni legali:

1  C’era la possibilità di interferenze reciproche tra immobili

appartenenti a proprietari diversi, di cui alcune di esse dovevano

essere tollerate. (fumi, acqua,…)

 Le limitazioni legali riguardano la proprietà (vedere più avanti).

I modi di acquisto:

2  si acquistava in relazione al tipo di

dominium ex iure Quiritium

cittadino:

 romano

oppure peregrino(non cittadino romano)

 furono qualificati come:

 ius civile

 ius gentium

 i modi di acquisto possono essere:

a titolo originario:

 prescindono da ogni relazione tra chi

acquista e il precedente proprietario, perché possono avere

ad oggetto una cosa di nessuno o una cosa altrui.

(occupazione, accensione, specificazione).

 A titolo originario, il diritto di proprietà si determina sulla

base dell’acquisto in se.

a titolo derivativo:

 il modo di acquisto dipende dalla

trasmissione che ne fa il titolare, cioè c’è una concessione tra

chi trasmette (dell’autore – dante causa) e chi acquista

auctor

(avente causa). (mancipatio, in iure cessio, traditio, legato

per vindicationes, adiudicatio, pagamento della litis

aestimatio)

usucapione:

 né a titolo originario, né a titolo derivativo

 A titolo derivativo, il diritto di proprietà viene acquistato

così come era presso il precedente proprietario.

 Nessuno può trasferire ad altri più di quanto egli stesso non

abbia [ ].

nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse haberet

Occupazione: occupatio

Era un modo di acquisto originario della proprietà

Consisteva nella presa di possesso di cose che non

nullius)

appartenevano a nessuno (res ed erano:

 Animali selvatici

 Cose trovate sulla riva del mare

 Le cose che i privati avevano sottratto al nemico in

stato di guerra

 L’isola emersa dal mare

 L’isola formatasi nel letto di un fiume

 Le cose abbandonate (res perché

derelictae) res nec

(delle il proprietario manteneva il

mancipi res mancipi

dominio finché un eventuale occupante ne fosse

divenuto egli stesso proprietario per usucapione)

 Tesoro. Denaro e preziosi seppelliti in un fonda da

epoca tanto remota da non determinare una data: tale

tesoro spettava prima al proprietario del fondo, ma

l’imperatore Adriano, se rinvenuto da persona

diversa dal proprietario del fondo, il tesoro spettasse

dominus fundi

per metà al (proprietario del fondo) e

per l’altra metà a chi l’avesse scoperto.

Accessione: accessio

Quando una cosa corporale (detta cosa principale) subisce un

incremento per l’aggiunta di un’altra cosa, (detta cosa

accessoria) appartenente a diverso proprietario

Unione organica: unione di cose di qualità diversa ma che si

ha un’unione organica: la cosa accessoria diventa un

tutt’uno con la cosa principale. (semina propria in terreno

altrui)

Incrementi fluviali:

 l’alveo abbandonato (letto di un fiume abbandonato

– alveus derelictus)

 isola affiorata in un fiume (insula in flumine nata),

 ecc…

La costruzione di un edificio con materiale

inaedificatio:

appartenente a persona diversa del proprietario del suolo

che diventava automaticamente proprietario anche

dell’edificio.

Specificazione:

Modo di acquisto a titolo originario della proprietà

Si intende la trasformazione di una cosa altrui (aliena) sino a

farne altra cosa che nel comune apprezzamento appare nuova

(es. uva in vino)

Età classica: teoria di chi avrebbe ottenuto la proprietà per

specificazione:

 Specificazione reversibile: il ne

dominus materiae

manteneva la proprietà (vaso ricavato da una massa

d’argento)

 Specificazione non reversibile: lo specificatore

acquistava la proprietà (uva trasformata in

res nova

vino)

La mancipatio e la in iure cessio:

  La e trasferivano la proprietà civile

mancipio in iure cessio

sulle (avevano quindi effetti reali) ma

res mancipi

comportavano anche il passaggio di possesso solo quando si

trattava di beni mobili. Per i beni immobili, si esigeva che

l’alienante ne facesse ulteriormente Erano dei modi

traditio.

di acquisto derivativo.

Traditio:

 consegna

 Era un negozio bilaterale che si compiva con la consegna di

una cosa mobile o immobile e trasferiva comunque il

possesso. Modo di acquisto derivativo.

 Riguardava soltanto perché trasferiva solo il

le res corporales

possesso

 Quando erano oggetto le la trasferiva

res nec mancipi, traditio

anche la proprietà: aveva quindi effetti reali.

 La consegna:

 Era considerata ogni comportamento che

traditio

facesse conseguire la disponibilità della

all’accipiens

cosa, anche se non era una materiale consegna.

 La poteva essere:

traditio

o : es. la consegna delle merci

symbolica

contenute nel magazzino che si ritiene

compiuta mediante consegna delle chiavi dello

stesso magazzino

o es. si ritiene valida la consegna del

longa manu:

fondo con l’indicazione dei confini

dall’alienante all’acquirente

o es. si realizza quando l’acquirente

brevi manu:

teneva già la cosa che l’alienante gli

trasmetteva

 riguardava solo i casi in cui chi riceveva la

la traditio no:

consegna acquistava il possesso; quindi

o custodia o deposito

o locazione

 La volontà nella traditio:

 Con la di il trasferiva

traditio res nec mancipi dominus

al contempo proprietà e possesso

 Per il passaggio di possesso era necessaria la

concorde volontà di e di fare

tradens accipiens

acquistare all’accipiens una posizione indipendente

in ordine alla cosa che veniva consegnata.

 La iusta causa traditionis:

 Era la ragione per la quale si procedeva alla e

traditio,

che giustificava l’acquisto della proprietà.

 La poteva essere:

iusta causa

o il venditore consegnava la cosa

causa vendendi:

venduta al compratore

o il donante che consegna la cosa

causa donandi:

donante al donatario

o il creditore che adempiva

causa solvendi:

un’obbligazione di dare

Legato per vindicationes:

  era un modo di acquisto derivativo

 era un atto mortis causa

 era una disposizione testamentaria con la quale il testatore

attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo, detto

legatario.

 Una volta morto il testatore e il testamento divenuto

efficace, il legatario acquisiva la proprietà civile di quel

bene.

L’adiudicatio:

 assegnazione

 Pronuncia del giudice formulare che traeva fondamento

nella della formula pure essa detta adiudicatio e che

riguardava i giudizi divisori e per il regolamento di confini.

 Il giudice assegnava con a ciascuna parte una o

l’adiudicatio

più (o porzioni) dell’oggetto della divisione.

res

La litis aestimatio:

  Una condanna pronunciata dal giudice formulare doveva

essere espressa in denaro

 L’importo della condanna pecuniaria (litis aestimatio)

corrispondeva al valore della cosa rivendicata.

 Con l’offerta di pagare la litis, il convenuto manteneva il

possesso della cosa rivendicata e se era nec mancipi anche la

proprietà .

Usucapione:

 usucapio

 Oggi detta prescrizione acquisitiva

 Fondamento nelle XII Tavole

 Comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium

 Era riservata ai cittadini romani

 I requisititi dell’usucapione erano:

res habilis

 : erano usucapibili tutte le cose suscettibili

di Non erano res habilis

dominium ex iure Quiritium.

le (cose rubate) e le

res furtivae res vi possessae

(impossessate con la violenza) anche in buona fede.

titulus iusta causa:

 o era la ragione che stava alla

base dell’acquisto del possesso per giustificare

l’acquisto della proprietà per possesso continuato per

il tempo stabilito. Il titolo più comune era titulus pro

tale titolo era posseduto dal compratore

emptore:

quando il venditore avesse trasmesso il possesso

della cosa venduta ma non la proprietà.

fides

 : con l’età repubblicana si richiese anche la

buona fede (bona il possessore doveva essere

fides):

convinto di non recare danni con il proprio possesso

ad altri. La buona fede doveva sussistere al tempo

dell’acquisto del possesso.

possessio

 : il possesso era solo di colui che teneva la

cosa come propria (animus domini)

tempus

 : l’usucapione si compiva:

o 2 anni immobili

o 1 anno altre cose

o possederla in modo continuo ed interrotto

o età preclassica: alla morte del possessore il

continuava con l’erede:

tempus usucapionis

iniziava quindi dal defunto e terminava con

l’erede.

L’usucapio pro herede:

  Chi ha possesso una o più cose ereditate purché

appartenente ad eredità giacente, trascorso 1 anno acquista

l’eredità nel suo complesso, anche in difetto di titolo e in

mala fede.

La difesa della proprietà quiritaria:

3 La rei vindicatio:

 rivendica,

La era la ed era utilizzata per la

rei vindicatio

difesa del dominium ex iure Quiritium.

La si rivolgeva contro il possessore non

rei vindicatio

proprietario e tendeva far conseguire al proprietario il

possesso.

Il pretore attribuiva all’una o all’altra parte il possesso della

cosa controversa durante il processo, e su ognuna di esse

gravava l’onere di fornire la prova dell’appartenenza a se

della cosa stessa.

L’onere della prova:

 onus probandi

A carico dell’attore

Difficile provare la proprietà soprattutto in acquisto a

titolo derivativo, ma bastava l’usucapione perché l’attore

dimostrasse di aver posseduto la cosa.

Spese:

  Sono a carico dell’attore prima della restituzione a patto che

fossero necessarie ed utili

Legittimazione passiva:

  La rivendica era diretta contro il possessore

Furti e danni:

  Il convenuto per l’assoluzione doveva restituire i frutti

percepiti e risarcire i danni arrecati

Usucapione del bene rivendicato:

  Il possessore che ha usucapito dopo la litis contestatio deve

trasferire all’attore la proprietà.

Litis aestimatio:

  Il convenuto che non avesse restituito la cosa rivendicata

sarebbe stato condannato a pagarne il valore

Le azioni negatorie:

  Date al proprietario possessore contro chi esercitasse

illegittimamente servitù o usufrutto

L’actio aquae pluviae arcendae:

  Era l’azione data al proprietario di un fondo rustico contro il

vicino il cui fondo fosse stato alterato dallo scorrere naturale

delle acque piovane. Si tratta di un ed ha la

actio in personam

clausola restitutoria: il convenuto era invitato dal giudice a

restituire le cose in ripristino.

La legis actio e la cautio per il danno temuto:

  danno temuto: è cioè un fondato timore che un edificio

potesse cadendo recare danni al fondo vicino. Per questo

timore venne utilizzato una delle 5 (non si sa

legis actiones

quale) ma venne preso soppressa dalla cautio damni infecti.

cautio damni infecti

 La era una promessa fatta dal

proprietario del fondo da cui si temeva il danno al

proprietario del fondo minacciato che, in caso si verificasse

il danno, l’avrebbe risarcito.

L’operis novi nuntiatio:

  Era un ricorso effettuato dall’interessato nel caso in cui sul

fondo del vicino erano in corso opere di costruzione o di

demolizione che si ritenevano lesive di un proprio diritto

(es. servitù di passaggio).

 In caso l’intimato doveva sospendere l’opera.

d’operis

 Gli effetti sospensivi cessavano dopo

dell’operis novi nuntiatio

1 anno.

L’interdictum quod vi aut clam:

  Il proprietario del fondo avrebbe ottenuto la rimozione della

costruzione che taluno avesse realizzata (nonostante il

vi

suo divieto) o (clandestinamente) sul fondo dello stesso

clam

attore.

L’actio finium regundorum:

  Si ristabilivano i confini tra due fondi rustici modificati da

forze naturali o altro.

L’azione Publiciana:

4  Era un’azione che, il pretore Publicio la propose nel suo editto,

tutelava i possessori in bona fede e di una cosa

cum iusta causa

suscettibile d’essere usucapita.

 L’azione era in rem e con causa arbitraria e come nella rivendica ad

essa si ritiene passivamente legittimato il possessore attuale.

La proprietà pretoria:

5  tutela relativa: il possessore legittimato dall’azione

ad usucapionem

Publiciana, godendo di tale tutela, prevaleva di fronte ai terzi, ma

non contro il proprietario civile

 tutela giudiziaria assoluta: il possessore era

ad usucapionem

legittimato anche contro il proprietario civile. Il diritto del

ius Quiritium”,

proprietario civile fu qualificato come “nudum

mentre il possessore teneva la cosa Gli

ad usucapionem in bonis.

studiosi moderni la chiamano “proprietà pretoria”, ma nel

linguaggio dei classici, “proprietà bonitaria”.

La proprietà provinciale:

6 Le terre romane erano organizzate in province e furono lasciate

nelle disponibilità dei privati che le tenevano già ma gravati da

imposta (stipendium o :

tributum)

proprietà delle province senatorie

Dominium populus romanus:

dell’imperatore: proprietà delle province imperiali

Dominium

I privati su queste terre avevano un potere qualificato come

possessio.

Tale possessio era qualificata come quella del dominium ex iure

sui fondi italici perché:

Quiritium

 Era trasmissibile e con atti

mortis causa inter vivos

 Era tutelata con un’actio in rem.

Modi d’acquisto: i fondi provinciali rientravano tra le res nec

e si trasmettevano tramite Non si acquistavano

mancipi traditio.

tramite usucapione.

La proprietà nel diritto postclassico e giustinianeo:

7  Età postclassica: nella cultura giuridica nasce il fenomeno della

volgarizzazione dei concetti giuridici nel settore dei diritti reali. Ciò

perché:

 Venuto meno la figura del pretore come organo

giurisdizionale

 Abolite le formule

 Distinzione meno netta tra proprietà e possesso

 Età giustinianea: con Giustiniano si tornò alla concezione classica:

 Distinzione più netta tra proprietà e possesso e altre

posizioni giuridiche reali.

 Trasferimento:

 modi di acquisto:

 scomparsa in iure cessio e mancipio

 viene meno la distinzione tra negozi astratti di

trasferimento e le relative causae

 furono considerati cause e atti causali di

trasferimento: la vendita e la donazione.

 Con Giustiniano: no ma

mancipatio, traditio.

longi temporis praescriptio:

 Usucapione e la

 Costantino istituì una per 40

longissimi temporis praescriptio

anni opponibile dal possessore di un immobile.

 Giustiniano ne ridusse il termine a 30 anni e distinse:

 Usucapione: beni mobili (3 anni)

 beni immobili (10-20 anni)

Longi temporis praescriptio:

 Rivendica:

 Rimane l’azione fondamentale per la difesa della proprietà

(rei vindicatio)

Il consortium “ercto non cito”: Come una comproprietà: si traduceva con

1 “dominio non diviso”; si costituiva:

Automaticamente: morte del tra le

 pater familias heredes sui

 Tra estranei: mediante il ricorso a una legis actio.

 Questo “consorzio” era caratterizzato da:

 Ciascun consorte avrebbe potuto senza il concorso di altri

consorti a gestire / fruire /alienare e disporne per l’intero ma

con effetti verso tutti gli appartenenti al consortium.

plurima integrale”:

 Era in sostanza una “proprietà ogni

partecipante alla comunione era considerato proprietario

dell’intero.

La communio di proprietà:

2  Altro tipo di comproprietà: era la comunione dei beni che poteva

essere:

 Volontaria: costituita per volontà degli stessi comproprietari

 Incidentale: prescinde dalla volontà dei partecipanti alla

communio (communio incidens)

 Diverge dalla perché:

consortium

 Ciascun partecipante (socius) era titolare di una quota

del bene; era una frazione del diritto di proprietà

(pars e non dell’intero bene.

pro indiviso)

 Ogni poteva alienare/usufrutto/pegno senza il

socius

consenso degli altri comproprietari solo la propria

quota e nulla di più.

 Ogni partecipava alle spese nella misura della

socius

propria quota e di conseguenza anche i frutti e i

danni provocati a terzi erano rapportati.

 diritto di proibire; in caso di innovazione

Ius prohibendi:

della cosa comune spettava a ciascun dei contitolari il diritto

di veto (ius prohibendi)

 diritto di accrescimento; tale diritto

Ius adcrescendi:

comportava che se un avesse rinunziato alla sua quota,

socius

questa si sarebbe accresciuta agli altri soci: a ciascuno in

proporzione del suo diritto sulla cosa comune.

 del servo comune: liberazione dello schiavo.

Manumissio

Non rende libero il servo ma dà luogo all’accrescimento in

favore di altri comproprietari: lo schiavo avrebbe acquistato la

libertà solo se tutti i comproprietari avessero compiuto l’atto

di affrancazione (liberazione)

 era il rimedio per la divisione dei

L’actio communi dividundo:

beni comuni.

Le servitù prediali

:

3. Tra i vari diritti soggettivi, il diritto romano conobbe “diritti reali limitati su cosa

servitù prediale.

altrui”: tra questi, il diritto di godimento chiamato

Nelle servitù prediali, il proprietario di un fondo può esigere dal proprietario di un

fondo vicino un comportamento determinato di tolleranza o omissione (pati- o

tollerare-

non facere)

Le servitù prediali riguardano soltanto i beni immobili:

 Fondi rustici

 Fondi urbani.

Le servitù prediali spettano al proprietario” in quanto tale” di un fondo

Nelle servitù prediali ad essere obbligato è il proprietario “in quanto tale” di un fondo

vicino.

La servitù segue i due fondi sia sul lato attivo sia su quello passivo.

I 2 fondi, dominante e servente, devono appartenere a proprietari diversi.

Utilitas: come nella citata definizione codicistica: “un peso sopra un altro fondo per

l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario”; la servitù deve essere

utile al fondo dominante e i terreni se non contigui almeno vicini.

Servitus in facendo consistere nequit: la servitù non può consistere in un fare, ma di

tollerare e di non facere.

Servitù positive e negative:

o Positive: è il comportamento attivo del proprietario del fondo dominante (pati

per fondo servente)

o Negative: no attività del fondo servente e quindi il di tale fondo.

non facere

Indivisibilità: le servitù non sono divisibili

Origini: dopo la legge delle Dodici Tavole

Servitù rustiche e urbane:

o Servitù rustiche: appartenenti ai fondi rustici [iura praediorum rusticorum]

o Servitù urbane: appartenenti ai fondi urbani [iure praediorum urbanorum]

Fondi italici e fondi provinciali: si dissero servitù solo i servizi tra fondi relativi a

fondi italici essendo di Nell’età postclassica avvenne

dominium ex iure Quiritium.

l’estensione anche ai fondi provinciali.

Costituzione: le servitù si costituivano mediante negozi con effetti reali:

o Con le servitù rustiche che erano res mancipi

mancipatio:

o Con tutte quante, rustiche e urbane.

in iure cessio:

o per la costituzione della servitù nei fondi provinciali

Pactio e stipulatio:

o quando il proprietario di due fondi nell’alienarne uno

Exceptio servitutis:

mediante d’accordo con l’altro costituiva tra essi servitù.

mancipatio,

o rientra tra i poteri del giudice stabilire servitù tra i fondi che con la

Adiudicatio:

divisione venivano assegnati a comproprietari o coeredi diversi.

o legatario proprietario di un fondo

Legato per vindicationem:

Estinzione: le servitù si estinguevano per:

o Confusione: i due fondi appartenevano allo stesso proprietario

o Rinuncia

o Non mancato esercizio continuato per 2 anni.

usus:

Tutela giudiziaria: a difesa della servitù c’era la sarà detta nell’età

vindicatio servitutis:

confessoria”.

classica l’”actio

Usufrutto : usus fructus

4. L’USUFRUTTO è la posizione giuridica soggettiva che i Romani consideravano come

un “diritto reale limitato di godimento su cosa altrui”.

In sostanza era ed è: un diritto soggettivo reale di usare e percepire i frutti di una cosa

altrui senza alternarne la destinazione economica.

usufruttuario

Il titolare del diritto reale è detto nudo proprietario

Il proprietario della cosa gravata è detto

Origini:

 l’usufrutto era un diritto per esigenze legate alla diffusione dei matrimoni

cioè la donna non entrava a far parte della del marito.

sine manu, familia

 Ma nacque 2 problemi: in caso di morte del pater familias

o Da una parte: la moglie sui iuris cadeva nell’indigenza (in povertà)

o Dall’altra: se il marito l’avesse istituita erede, i beni da lei acquistati ex

testamento dal marito alla di lei morte sarebbero andati alla famiglia

della moglie e non ai figli.

 per assicurare il patrimonio ai figli e e assicurare al contempo una

Soluzione:

dignitosa vita alla vedova, a partire dalla metà del II secolo a.C. si diffuse la

prassi di “legare alla moglie di determinati beni” in modo tale

l’usus fructus

che la vedova ne godesse durante la vita e la proprietà restasse ai figli che

venivano istituiti eredi.

L’usufrutto come servitù personale:

 Con Giustiniano l’usufrutto insieme fu qualificato “servitus”

all’usus

 Alle servitù prediali inerenti ai fondi si contrapposero le servitù personali:

usufrutto e uso.

 Nelle servitù prediali: un fondo era assoggettato ad altro fondo

 Nell’usufrutto e uso: un bene mobile o immobile era assoggettato a una

persona.

Oggetto:

 oggetto dell’usufrutto poteva essere:

o cose mobili o immobili

o o

mancipi nec mancipi

o inconsumabili e fruttifere

o res corporales

o il testatore poteva legare l’usufrutto a tutti i propri beni (omnibus

bonorum)

Uso, godimento e manutenzione:

 L’usufruttuario poteva usare la cosa gravata da usufrutto (res e

fructuaria)

percepirne i frutti

 I frutti diventavano di proprietà dell’usufruttuario dal momento

dell’effettiva percezione (perceptio)

 L’usufruttuario doveva a sue spese curare la manutenzione ordinaria della

cosa, e che non perisse o si deteriorasse. E non poteva mutare la destinazione

della cosa.

La cautio fructuaria:

 La cautio fructuaria era una stipulatio pretoria nella quale l’usufruttuario

prometteva al nudo proprietario sia la restituzione del bene una volta estinto

l’usufrutto, sia un uso della cosa con criteri del bonus vir –buon padre -

(arbitratu boni viri)

Carattere personale:

 L’usufrutto aveva carattere personale: era inalienabile (invendibile) e

intrasmissibile agli eredi.

 L’usufruttuario poteva cederne l’esercizio, ma sarebbe rimasto

l’usufruttuario e direttamente responsabile verso il nudo proprietario e

l’usufrutto si sarebbe estinto con la sua morte.

 L’usufrutto aveva durata limitata nel tempo essendo destinato ad estinguersi

con la morte dell’usufruttuario.

 Se erano costituite da persone giuridiche, si ritenne estinto l’usufrutto non

oltre 100 anni dopo la sua costituzione.

Modi di costituzione dell’usufrutto:

 L’usufrutto si poteva costituire tramite:

o Legato per vindicationem

o In iure cessio

o Adiudicatio

o Deductio

o Pactio et stipulatio

o Longi temporis praescriptio

Modi di estinzione dell’usufrutto :

 L’usufrutto si estingueva per morte dell’usufruttuario

 Ma poteva estinguersi anche prima della morte dell’usufruttuario:

o Con l’avveramento della condizione risolutiva

o Scadenza del termine finale contemplato nell’atto costitutivo.

o Per perimento della cosa

o È stata mutata la destinazione economica (mutatio rei)

o Per rinuncia

o Per consolidazione: quando il proprietario acquistava l’usufrutto o

quando l’usufruttuario acquistava la proprietà

o Per il non 1 anno beni mobili, 2 anni beni immobili

usus:

Tutela giudiziaria:

 A difesa dell’usufruttuario impedito dell’esercizio del suo diritto stava la

che era un’azione con struttura simile a quella della

vindicatio usus fructus,

di servitù.

vindicatio

Il quasi usufrutto :

5. un senatoconsulto riconobbe come possibili oggetti di usufrutto tutte le cose che a quel

☻ patrimonio appartenessero e quindi:

 denaro

 altre cose consumabili

delle cose consumabili il legatario avrebbe acquistato la proprietà.

Questo si chiama: quasi usufrutto.

☻ L’usus

:

6. è un altro diritto reale di godimento su cose altrui.

L’usus

☻ Riguardava da prima per le cose infruttifere, ma ben presto anche alle altre

☻ l’usuario,

Il titolare, avrebbe avuto il diritto di usare direttamente e personalmente la

☻ cosa, ma non percepirne i frutti.

Es.: usuario di animali: utilizzarne l’attività lavorativa ma non i suoi frutti

☻ usuario di un edificio: avrebbe potuto abitarvi solamente….

A differenza dell’usufrutto, non era divisibile: ma più usuari avrebbero esercitato

l’usus

☻ indivisamente (non e sull’intero bene.

pro quota)

I modi di acquisto, di estinzione e tutela giudiziaria erano uguali a quelli

☻ dell’usufrutto.

Usufrutto e usus erano qualificati come servitù personali.

☻ Il diritto di superficie :

7. tutto ciò che stava organicamente sopra il suolo: il proprietario di un terreno

Superficies:

non poteva essere o non essere anche il proprietario della superficie.

Il caso più comune era quello della costruzione su suolo altrui costruire

(inaedificatio –

sopra)

Nulla impediva che lo stesso potesse dare in locazione o vendere

dominus (proprietario)

la superficie, ma in questi casi sorgeva solo un diritto di credito di godimento

dell’edificio già esistente o costruito dal “superficiario”.

Aumentarono i casi di locazione o vendita delle superfici, tanto che portarono il

pretore ad intervenire in età classica con un’azione reale in factum, che può essere

configurata come un diritto reale limitato di godimento su cosa altrui.

Il corrispettivo annuale fisso o canone che era tenuto non necessariamente il

superficiario era chiamato “solarium”.

Era trasmissibile per e

mortis causa inter vivos.

Gli agri vectigales :

8. Le terre pubbliche che erano date in concessione ai privati erano dette agri vectigales,

dal nome (imposta, tassa), che era il canone periodico che i concessionari erano

vectigal

tenuti a pagare come corrispettivo.

I concessionari furono chiamati “possessores” ed erano tutelati con interdicta.

Le concessioni erano a termine: 5 anni quelle censorie; 100 anni le altre

Le concessioni erano revocabili (annullabili) per mancato pagamento del canone.

Il pretore riconobbe tramite azione reale (in per il recupero del possesso: si

factum)

parlò di ius in agro vectigali.

Era trasmissibile per e

mortis causa inter vivos.

L’enfiteusi

:

9. In età postclassica, vennero meno le concessioni di agri vectigales, ma si svilupparono

☻ altri tipi di concessioni di terre pubbliche:

 Ius perpetuum

 Ius emphyteutitcum

Tali concessioni vennero unificate da Zenone, che le dichiarò “enfiteusi”. La materia fu

☻ ripresa da Giustiniano.

L’enfiteuta, era tenuto a migliorare il fondo e obbligato a pagare un canone annuo,

☻ avrebbe potuto vendere il fondo enfiteutico ma avrebbe dovuto a parità di condizioni

preferire il concedente. Il concedente, che lasciava alienare il fondo a terzi, gli era

dovuto il 2% del prezzo o del valore del fondo.

Estinzione dell’enfiteusi:

☻  mancato pagamento del canone o dell’imposta fondiaria per oltre 3 anni.

 Per alienazione del fondo a terzi, senza soddisfare gli adempimenti verso il

concedente

 Per confusione, cioè per la riunione nella stessa persona di di proprietario e

concedente.

È un diritto reale di godimento su cosa altrui.

☻ Pegno e ipoteca :

10.  Noi classifichiamo pegno e ipoteca tra i diritti reali di garanzia, che attribuiscono al

creditore il diritto di rivalersi su cosa altrui in caso di inadempimento. Bisogna

distinguere:

1 Datio pignoris: pegno manuale:

era il era cioè la consegna di una cosa al

creditore in modo che la tenesse finché il credito non fosse soddisfatto.

2 Conventio pignoris: accordo/patto

era un tra creditore e proprietario di una

cosa (solitamente il debitore) con cui i due si accordavano che nel caso in cui

il debitore fosse inadempiente, il creditore ne avrebbe preso possesso e

l’avrebbe tenuta fino all’estinzione del debito.

Tutela giudiziaria:

  Con la datio pignoris e conventio pignoris, il creditore pignotìratizio

acquistava sulla cosa il possesso

 Il pretore intervenne in materia: nella metà del I secolo a.C. era previsto

nell’editto il possesso del creditore pignoratizio contro il conduttore dio

fondi rustici che non avesse pagato la mercede (retribuzione) convenuta.

 proibitorio ; spettante al conduttore di immobili

Interdictum de migrando:

urbani (inquilinus) contro il locatore che gli impedisse di portare via

dall’alloggio le cose ivi immesse:

Pegno e ipoteca:

  Pegno: [parola di derivazione greca]

pignus

 Ipoteca: hypotheca.

 per indicare l’azione Serviana

Actio hypothecaria

Legittimazione:

  Il pegno che aveva ad oggetto cose corporali, era validamente costituito

da chi avesse la cosa (proprietario quiritario e proprietario

in bonis

pretorio)

I poteri del creditore pignoratizio:

  Il creditore pignoratizio, una volta possessore della cosa pignorata,

avrebbe avuto solo il possesso ma non il godimento e il semplice uso.

 In caso di uso: avrebbe commesso un furto

 Il creditore tratteneva la cosa finché il debito non si fosse estinto.

 Il patto commissorio e il ius vendendi:

Patto commissorio:

 in caso di inadempimento del debitore, il creditore

avrebbe acquistato la proprietà del bene pignorato. Costantino lo vietò.

Patto ius vendendi:

 si dava la facoltà al creditore di vendere la cosa,

soddisfarsi col ricavato e restituire al debitore quanto eventualmente

sopravanzato. Era il più praticato e a fine età classica si ritenne

tacitamente stabilito in ogni dazione (consegna) e convenzione di pegno.

 In caso di vendita della cosa pignorata, il terzo, cui la res fosse stata

venduta, avrebbe acquistato:

o La proprietà quirinaria delle res nec mancipi

o Il possesso ad usucapionem

o La proprietà pretoria in caso di res mancipi

 Pluralità di creditori ipotecari:

 Conventio pignoris o hypotheca

 Non comportava il passaggio immediato del possesso al creditore

 La stessa cosa poteva essere convenuta in pegno (ipoteca) a più creditori,

in tempi diversi e per obbligazioni diverse

 Si stabiliva tra i creditori un elenco di precedenze in base al principio

“prior [precedente nel tempo, maggiore nel

in tempore potior in iure”

diritto].

 Estinzione:

 Il pegno si estingueva con:

o l’estinzione del debito

o per effetto dell’adempimento

o per perimento della cosa che ne era oggetto

o per confusione

o per vendita

o per inadempimento

o rinuncia del creditore

possesso:

11.Il

La genesi:

 Le terre pubbliche (ager publicus) erano lasciate in principio ai privati, poi

con speciali concessioni ad opera dei cessionari dietro corrispettivo,

diventarono ager vectigales. possessores”

o I cessionari erano chiamati “

o Il potere dei cessionari sulle terre era chiamato “possessio”

o L’esercizio di tale potere era chiamato “possidere”

 Fine età arcaica: il pretore cominciò a proteggere i possessores di agri publici

contro molestie e ben presto anche a tutti coloro che erano creditori

pignoratizi, usus per usucapionem, ecc… tutti questi ottennero la tutela

giudiziaria e furono qualificati in modo generico possessores.

Gli interdetti possessori:

 I soggetti ai quali si riconosce la erano tutelati mediante interdicta.

possessio

 Gli interdetti possessori potevano essere volti a:

o Conservare il possesso (retinendae possessionis):

o Recupero del possesso (reciperandae possessionis).

 L’interdictum uti possidetis:

o Il più antico

o Riguardava gli immobili e serviva a far cessare turbative e molestie

o Doveva essere attuato entro l’anno da queste

o Prevaleva quello dei due litiganti che possedeva la cosa in modo non

violento (vi), non clandestino (clam), non precario (precario dans)

rispetto all’avversario; costui insomma possedeva l’immobile senza

vizi.

o Il precario era un comodato nel quale non era stabilito il termine di

scadenza, e prevedeva che il bene dato in godimento possa essere

richiesto in restituzione in qualsiasi momento dal concedente (chi dà

in affitto un fondo).

 L’interdictum utrubi:

o Si applicava a schiavi, animali, e altre cose mobili

o Prevaleva non tanto il possessore attuale (come nell’interdictum uti

ma chi tra i 2 litiganti che aveva posseduto la cosa per

possidetis)

maggior tempo durante l’ultimo anno.

 L’interdictum unde vi:

o Riguardava solo i beni immobili

o Si dava entro l’anno alla persona che avesse subito spoglio violento

del possesso ed era volto al recupero del possesso perduto.

o Era restitutorio.

 L’interdictum de vi armata:

o Era restitutorio e senza limiti di tempo

o Spettava alla vittima di uno spoglio violento contro chi lo spoglio

avesse commesso avvalendosi di una banda armata.

Possesso e proprietà :

12.  Tra i possessori legittimati all’esercizio degli interdetti a difesa del possesso vi

furono coloro che tenevano la cosa uti domini, come se fossero proprietari.

 Il possessore uti dominus era protetto con gli interdetti possessori:

 Sia che fosse effettivamente proprietario della cosa posseduta sia che no

 Era protetto contro terzi sia contro lo stesso proprietario se fosse stato lui a

violare con spoglio o turbative il suo possesso.

Possessio ad usucapionem e possessio ad interdicta :

13. 1 Il possesso dava luogo anche ad un altro significato: l’usucapione

2 L’usucapione:

 Non riguardava tutti i possessori, ma solo i possessori cioè coloro

uti domini,

che tenevano la cosa come propria, con animus domini

 I possessori col decorso del tempo, se non proprietari, lo

uti domini,

sarebbero diventati per effetto dell’usucapione. Si parla a riguardo di

“possesso (chi cura e chi trascura i propri affari).

ad usucapionem”

 La tutela possessoria interdettale è chiamata “possesso ad interdicta”

(mantenimento ordine sociale).

 I possessori possedevano sia sia

uti domini: ad interdicta ad usucapionem

 Gli altri possessori (concessionari agri publici, precaristi, creditori

pignoratizi, sequestratari) avevano solo la possessio ad interdicta.

 La era tutelata con l’azione Publiciana e viene detta

possessio ad usucapionem

nelle fonti possessio civilis.

 Alla si contrappone la “possessio che riguardava i

possessio civilis naturalis”

detentori cui non si riconosceva una possessio qualificata (né né

ad interdicta,

ad usucapionem)

Corpus possessionis animus possidenti:

o e

 I giuristi romani individuarono nel possesso:

corpus possessionis:

 Un si riconosce a chi aveva: 1) un contatto

materiale con la cosa; 2) n’avesse l’effettiva disponibilità; 3) avesse il

controllo. erano ad esempio: creditori pignoratizi, sequestratari, …

animus possidenti:

 Un intesa come intenzione di tenere la cosa per sé,

nel proprio interesse, Erano ad esempio: chi teneva la

proprio nomine.

cosa (proprietari)

uti domini

Acquisto, conservazione e perdita del possesso

:

14. Acquisto:

o il possesso di una si acquistava dal momento in cui una persona, con

res

aveva la possibilità di disporne (quindi anche il Si

l’animus possidenti, corpus).

poteva acquistare tramite traditio.

Conservazione:

o finché, la disponibilità di disporne (corpus), perdurava senza

smettere l’animus.

Perdita:

o quando veniva meno la possibilità di disporne della cosa (corpus) e l’animus

o anche soltanto l’una o l’altra.

possidenti,

Interversione del possesso:

o “nemo sibi ipse causam possessionis mutare potest”

[nessuno può mutare a se stesso la causa del possesso] : in altre parole, chi ha

iniziato a tenere la cosa in forza di un titolo, di una causa, non può pretendere di

possederla ad altro titolo per avere mutato da sé il proprio Ciò significa che

animus.

non ha effetto di “interversione” del possesso (non può cambiare la detenzione in

possesso).

L’oggetto del possesso :

15. Il possesso di una cosa composta non comporta possesso anche delle singole che

partes

☻ la compongono.

Il possesso riguardava le e non le si possedeva la e non

res corporales, res incorporale: res

☻ l’eventuale (usufrutto o servitù) sulla stessa

ius res.

Il diritto di proprietà non fu concepito come ius:

☻  Il diritto di proprietà si identificava con la cosa che ne era oggetto

 Chi teneva la cosa come propria (uti possedeva direttamente la

dominus),

cosa stessa.

La quasi possessio :

16.  Chi esercitava usufrutto o servitù non furono ritenuti possessori : non possedevano

la cosa perché il possesso restava al nudo proprietario ( in caso di usufrutto) e al

proprietario del fondo servente ( per quanto riguarda la servitù). Tali erano

chiamati “quasi possessio”.

CAPITOLO 5: le obbligazioni

Il concetto d’obligatio:

1. Obligatio= debitore,

 obbligazione: vincolo per cui un soggetto, detto è tenuto ad

creditore.

un determinato comportamento nei confronti di un altro soggetto, detto

 Il comportamento cui è tenuto il debitore e che il creditore può pretendere è la

“prestazione”. debito.

 Il dovere giuridico del debitore è il credito.

 Il diritto soggettivo del creditore è il

 Possono esserci più debitori o più creditori.

diritto di credito diritto relativo

 Il del creditore è un (non assoluto come il diritto

reale) perché sono obbligate 1 o più persone determinate ed individuate. Sono

anche determinate le persone del creditore o creditori.

 L’azione che si dà al creditore/i contro debitore/i è un actio in personam.

 La prestazione del debitore consiste spesso in un comportamento positivo.

 Il debitore inadempiente, se l’adempimento è a lui imputabile, cade in

“responsabilità”.

Genesi e storia dell’obligatio:

2. Nacque a Roma nell’ambito degli atti leciti, ma assunse rilievo con gli atti illeciti.

☻ Atti illeciti:

☻ vendetta

 Agli inizi, la fu l’unica azione ammessa contro taluni

comportamenti ritenuti lesivi.

 L’offensore doveva essere punito.

poena

 La (pena, punizione, vendetta) era corporale (nei casi più gravi il

colpevole poteva essere ucciso) ed era inflitta dal del gruppo

pater familias

familiare offeso.

 L’offeso poteva rifiutare la vendetta se l’offensore offrisse di pagare una

pecuniaria”

“composizione (un accordo pecuniario il cui importo doveva

seguire certi criteri). Ciò divenne in seguito un obbligo per l’offeso accettare

la composizione pecuniaria.

 Si evitava così la pena corporale.

 La somma di denaro che l’offeso riscuoteva al posto della pena corporale fu

poena.

detta anch’essa

 Si trattava di un riscatto, in sostanza di un onere.

 L’idea dell’obbligazione nacque però dagli atti leciti.

Il nexum: impegno, obbligazione del debitore

☻  Era un atto cioè era un atto che si compiva con

gestum per aes et libram,

l’intervento di 5 testimoni romani puberi e di un con la bilancia.

libripens

 Riguardava i prestiti di denaro o metallo usato come merce di scambio.

 Il creditore e il debitore dovevano essere presenti:

o Il creditore: con parole solenni affermava il suo potere sull’altra parte

o Il debitore: diventato pur restando persona libera e non serva,

nexus,

era assoggettato al creditore, il quale:

 lo teneva presso di sé

 esercitava su di lui materiale coercizione

 poteva sottoporlo a punizioni corporali

 lo utilizzava per attività lavorative

tutto ciò finché il non avesse scontato con il suo lavoro o

nexus

col pagamento il debito

o il fu abolito nel 326 a.C.

nexum

Praedes e vades: garante e ?

☻  Sono le figure di garante più antiche

Praedes:

 si ricorreva nella per garantire che la

legis actio sacramenti in rem,

parte cui il pretore avesse assegnato provvisoriamente il possesso della cosa

controversa la restituisse all’avversario insieme ai frutti in caso di

soccombenza (cedere).

Vades:

 si faceva ricorso nelle per garantire la ricomparsa in

legis actiones,

giudizio della parte convenuta quando l’udienza era rinviata ad altro giorno.

 nei rapporti privati scomparvero nell’età preclassica.

Praedes e vades

Lo sponsio: promessa solenne, obbligazione

☻  È il negozio più antico

 È la struttura classica

dell’obligatio

 Il prototipo della stipulatio

 Tutelata dalle XII Tavole

 Vi partecipano un interrogante e un promittente:

o Il promittente restava vincolato alla promessa ed era responsabile in

caso di mancato adempimento.

L’ulteriore evoluzione:

☻  La struttura dello si estese anche ad altri rapporti leciti, che al

sponsio

riguardo si parlò d’obligatio.

 Nell’età repubblicana il fenomeno interessò anche gli atti illeciti, quindi:

o La pena pecuniaria, sorta come riscatto per liberare l’offensore

dall’assoggettamento, fu configurata come una prestazione, alla quale

era tenuto l’autore dell’illecito (debitore) in favore della vittima

(creditore).

o Il creditore pretendere il pagamento dal debitore della prestazione.

 A partire dagli inizi del principato, il termine obligatio venne impiegato in

relazione a rapporti che avevano la loro causa in atti illeciti (quelli leciti

erano già considerati)

 Agli inizi, con le il responsabile era esposto al

legis actio per manus iniectionem:

rischio dell’assoggettamento personale al potere del creditore;

 Poi, venute meno le rimase l’esecuzione personale, ma il

legis actiones:

creditore avrebbe potuto procedere a esecuzione patrimoniale

 Con l’andare del tempo: all’esecuzione personale si dovette far ricorso solo

contro i debitori del tutto privi di mezzi patrimoniali.

 Termine ob + (legatura, fasciatura), antico vincolo materiale

obligatio: ligatio

 sciogliere

Solvere:

 scioglimento

Solutio:

Obbligazioni civili e onorarie:

3. Per indicare il vincolo giuridico che nasceva dalla si parlò subito di

sponsio oportere,

☻ facendo riferimento alla necessità per l’obbligato di adempiere alla prestazione.

A differenza di altri diritti reali, il punto di vista non fu quello dell’attore che

☻ affermasse per sé un proprio diritto, ma quello del convenuto-debitore gravato da

un obbligo nei confronti dell’avversario-creditore.

E neppure l’oportere era qualificato ex iure Quiritium.

☻ Da età preclassica il pretore andò concedendo azioni in factum.

☻ La qualifica di fu in un primo tempo riservata ai rapporti sottostanti alle

obligatio

☻ azioni in personam in ius.

Per i rapporti di diritto pretorio o onorario sottostanti ad azioni in factum si disse

☻ semplicemente che la parte obbligata era tenuta in virtù di un’azione: si parlò di

actione teneri.

Obbligazioni naturali:

4. A ogni corrispondeva

obligatio un’actio in personam

☻ obligationes

Ma i classici parlarono do facendo anche riferimento a rapporti non

☻ obligationes naturales.

sanzionati da azioni: li qualificarono come

Le obbligazioni vere e proprie per contrapporle a quelle naturali furono dette

☻ “civili” perché sanzionate da actiones.

Nell’età classica si fecero rientrare nelle obbligazioni naturali le obbligazioni

☻ assunte dal pupillo senza del tutore.

l’auctoritas

Nelle c’è l’esistenza di doveri morali e sociali degni di essere

obligationes naturales

☻ presi in considerazione dall’ordinamento giuridico, e con riguardo a questi che

ancora oggi si discorre di obbligazioni naturali. (art. 2034 cod. civ. )

I possibili contenuti della prestazione:

5. La prestazione poteva avere ad oggetto:

☻ Un il contenuto della prestazione doveva essere il trasferimento della

dare:

o proprietà o costituzione di altro diritto reale. Quindi il creditore doveva

acquietare la proprietà. Il debitore sarebbe stato inadempiente se se avesse

compiuto l’atto senza essere proprietario della cosa. Ai fini

dell’adempimento dell’obbligazione di il creditore doveva avere sia la

dare,

proprietà che il possesso del bene.

Un ogni comportamento diverso del vi rientra il

facere: dare; non facere.

o

I requisiti della prestazione:

6. Carattere patrimoniale:

☻ La prestazione doveva essere suscettibile di valutazione in denaro, cioè a

o carattere patrimoniale.

Il principio della patrimonialità della prestazione naque nel processo

o formulare nel quale la condanna non poteva non essere espressa in denaro.

In una stipulazione penale (stipulatio nella stipulatio si prometteva

poenae),

o una certa somma di denaro, appunto per l’eventualità che la

poena,

prestazione non venisse effettuata nel tempo convenuto.

La promessa del fatto altrui:

☻ Fu negata l’efficacia ai contratti in favore di terzi

o Invalidità di assunzione di un impegno che un terzo estraneo al negozio

o tenesse un determinato comportamento

Possibilità:

☻ La prestazione doveva essere possibile (impossibilium nulla obligatio est)

o Era nullo il negozio nel quale la prestazione cui era dovuto il debitore era

o impossibile: sia impossibilità sopravvenuta sia impossibilità iniziale.

La prestazione poteva essere impossibile:

o Materialmente (es. consegnare un edificio già distrutto da incendio)

Giuridicamente (es. trasferire la proprietà di un uomo libero, oppure

trasferire al creditore la proprietà di cosa già sua)

Liceità:

☻ La prestazione doveva essere lecita, pena nullità.

o Era illecita la prestazione contro il buon costume.

o

Determinabilità:

☻ La prestazione poteva essere determinata o determinabile.

o

Ab heredis persona obligatio incidere non potest:

☻ Antica regola: un’obbligazione non può avere inizio dalla persona dell’erede.

o Era nullo il negozio che fosse stato strutturato in maniera che la relativa

o nascesse direttamente in capo all’erede di una delle due parti. (sia

obligatio

dal lato attivo sia dal lato passivo)

Es.: era nulla la per la quale il promittente assumesse l’impegno di

stipulatio

o adempiere all’erede dello stipulante o dopo la sua morte. In questi casi, i

giuristi classici, fecero ricorso alla figura (v. più avanti)

dell’adstipulator

Alla fine Giustiniano abolì l’antica regola.

o

Le obbligazioni indivisibili:

7. La prestazione può essere:

☻ obbligazioni divisibili.

Frazionabile: Erano obbligazioni di dare

o obbligazioni indivisibili.

Non frazionabile: Erano obbligazioni di facere.

o

Obbligazioni di erano divisibili quando la prestazione aveva ad oggetto:

dare

☻ Una somma di denaro

o Altre cose fungibili

o Una cosa individuata nella specie

o Anche una cosa di per sé indivisibile (es. una quota di un coerede)

o

Obbligazioni di erano indivisibili solo quando avevano ad oggetto:

dare

☻ Servitù

o Diritto reale di usus

o

Le obbligazioni indivisibili non potevano essere adempiute parzialmente: infatti si

☻ applicò a tali obbligazioni, quando la prestazione era dovuta a più persone o da più

persone ( più eredi, più creditori, più debitori), il regime delle obbligazioni solidali

elettive (v. più avanti).

Le obbligazioni alternative:

8. Ad ogni obligatio corrispondeva solitamente 1 sola prestazione.

☻ Le obbligazioni alternative erano obbligazioni con due o più prestazioni, in cui il

☻ debitore era liberato con l’adempimento di una.

La scelta (electio) tra le due prestazioni spettava di regola al debitore. Se invece era

☻ espressamente scritto nell’atto costitutivo dell’obbligazione spettava al creditore.

Con l’impossibilità sopravvenuta di una delle prestazioni, di regola l’obbligazione

☻ alternativa cessava di essere tale e diveniva unica, e il debitore era tenuto ad

adempiere alla prestazione ancora possibile.

Le obbligazioni generiche:

9. • La prestazione poteva avere ad oggetto:

Obbligazioni generiche: quando erano cose individuali per l’appartenenza

o ad una categoria, o (un fondo, un servo)

genus

Obbligazioni specifiche: quando erano cose determinate, individuate nella

o specie (il servo Tizio)

• Le obbligazioni specifiche non davano luogo a particolari problemi, mentre le

generiche si.

La responsabilità contrattuale:

10. • Responsabilità contrattuale: il debitore che non adempie la prestazione, se

l’adempimento è a lui imputabile, cade in responsabilità.

• Impossibilità sopravvenuta della prestazione:

l’inadempimento della prestazione poteva dipendere dall’impossibilità

o sopravvenuta della stessa prestazione.

il debitore ne era responsabile se l’impossibilità fosse stata a lui imputabile

o i criteri per stabilire se era imputabile o meno al debitore si andarono

o stabilendo in via di interpretazione ad opera della giurisprudenza .

• il factum debitoris: nelle obbligazioni di dare cose determinate, il debitore

rispondeva dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione se essa fosse stata

conseguente ad un suo comportamento positivo e cosciente (factum non

debitoris)

importa se voluto o no.

• La custodia: quando il debitore teneva a proprio vantaggio una cosa altrui che

avrebbe dovuto poi restituire (es. il contratto di comodato) il debitore rispondeva

per “custodia”. Era una responsabilità nella quale il debitore era liberato solo se:

La cosa periva

o La prestazione diveniva impossibile: per caso fortuito o forza maggiore

o Per eventi non controllabili dal debitore (forze naturali)

o L’oggetto dovuto fosse stato rubato

o

• Il dolo: contratto di deposito: il depositario non rispondeva per custodia ma per

dolo. Non era inganno e neppure un comportamento iniquo. Per dolo si intendeva

la volontarietà del comportamento dannoso da esso provocato. Per esempio nel

caso del depositario, commetteva dolo se avesse volontariamente provocato il

perimento della cosa depositata.

• Il dolo e la colpa:

Colpa: comportamento negligente o imprudente

o Nell’età postclassica si andò a sviluppare nel diritto della compilazione delle

o gradazioni diverse alla culpa:

• è la colpa grave nella quale incorre il debitore, e per quanto

Culpa lata:

riguarda gli effetti, viene equiparata al dolo.

• consiste nel non adoperare la propria dell’uomo

Culpa levis: diligentia

medio (bonus Viene anche detta

pater familias). culpa in abstracto.

• è la colpa di chi non cure le cose altrui come proprie,

Culpa in concreto:

della quale si rimprovera il debitore quando non impiega la diligenza

nelle cose proprie.

In età classica avviene un ulteriore processo evolutivo: alla colpa vengono

o assimilati i criteri del e della In sostanza si perviene

factum debitoris custodia.

ad un regime ancorato su dolo e colpa: è il regime del nostro diritto

moderno.

• Esonero, limitazione e aggravamento della responsabilità:

Ai criteri di imputazione dell’inadempimento si poteva derogare (violare)

o con patto contrario: sarebbe stato possibile per esempio estendere alla forza

maggiore la responsabilità di ogni debitore.

Sarebbe stato nullo il patto che esonerasse il debitore in caso di dolo.

o

• Il periculum: è il rischio che dipende da un evento pregiudizievole e non

Periculum:

o imputabile a nessuno.

Nel caso di perimento della cosa (res) la regola era che esso fosse a carico del

o proprietario (res perit domino)

Ma in presenza di rapporti obbligatori il periculum era solitamente a carico

o del creditore, non importa se proprietario o non della cosa perita.

• La perpetuatio obligationis:

Nel caso in cui al debitore fosse stata imputata l’impossibilità sopravvenuta

o della prestazione e fosse quindi ritenuto responsabile, contro di lui il

creditore avrebbe potuto esercitare l’azione propria del rapporto tra le parti

come se la prestazione fosse stata ancora possibile. Per giustificare tale

soluzione, i giuristi adottarono la “perpetuatio cioè l’obbligazione

obligationis”

si continua fino all’estinguersi divenuta impossibile per causa imputabile al

debitore.

La mora:

11.

• Mora: ritardo colpevole nell’adempimento della prestazione. Poteva essere:

mora solvendi

Mora del debitore:

o mora accipiendi

Mora del creditore:

o

• La mora del debitore:

Il debitore cadeva in mora quando non adempiva al proprio debito.

o Si diffuse la prassi di invitare il debitore ad adempiere. Si parlò di

o interpellatio.

Dall’età classica questa prassi divenne regola giuridica: il debitore sarebbe

o caduto in mora dal momento dell’interpellatio.

La posizione del debitore in mora era la più gravosa rispetto a quella di ogni

o altro debitore: il debitore moroso era infatti responsabile per l’impossibilità

sopravvenuta della prestazione qualunque ne fosse stata la causa.

Il sarebbe stato a carico del debitore.

periculum

o Eccezione alla regola: il debitore moroso sarebbe stato liberato se avesse

o provato che eseguita tempestivamente la prestazione la cosa sarebbe perita

ugualmente. Regola usata ancora nel nostro cod civ.

Il debitore moroso avrebbe dovuto corrispondere al creditore:

o I frutti: della cosa dovuta dal momento in cui fosse caduto in mora

Gli interessi moratori: in caso di debiti pecuniari da liquidare ad

opera del giudice.

Fine della mora: quando il debitore avesse “scontato” offrendo di eseguire

o la prestazione.

• La mora del creditore:

Il creditore cadeva in mora se rifiutava la prestazione che il debitore gli

o offriva.

Con la mora del creditore, il debitore sarebbe stato responsabile solo del

o dolo. Ma se queste perivano perché il creditore non le accettava, il debitore

era liberato

In caso si obbligazioni pecuniarie: non potevano perire

o Se il debitore avesse avuto cura di depositare in luogo pubblico la pecunia

o dopo averla (?) sarebbe cessato il corso degli interessi.

absignata

Con Diocleziano: il debitore, nelle stesse condizioni, sarebbe stato liberato

o dal suo debito.

Fine della mora: quando il creditore manifestasse concretamente la

o disponibilità a ricevere la prestazione.

Le fonti delle obbligazioni:

12. I giuristi romani qualificarono le fonti delle obbligazioni in categorie:

• contractus

Se derivavano da contratto: atti leciti

→ per contratti si intesero gli con effetti obbligatori.

• delictum o maleficium

Se derivavano da delitto: atti illeciti

→ per delitti si intesero gli sanzionati da azioni penali.

Ma nelle fonti il termine contratto assume un significato diverso: sono contratti non

tutti gli atti leciti obbligatori ma solo i negozi giuridici bilaterali nei quali vi è un

accordo tra le parti volto a far nascere un’obbligazione.

I contratti:

13. Tipicità: i contratti erano tipici perché erano tipiche le azioni che le sanzionavano:

• Erano a numero chiuso

• Ognuno con proprio regime giuridico

• Ognuno con o proprie

actio actiones

• Ovviamente c’erano delle eccezioni

Effetti obbligatori: effetti

i contratti del diritto romano aveva solamente

obbligatori effetti reali

e soltanto quelli. Gli furono riconosciuti ad altri negozi

giuridici bilaterali come che non furono mai

mancipatio, in iure cessio, traditio

qualificati contractus.

Contratti unilaterali e bilaterali: i negozi giuridici si distinguono in

• Contratti unilaterali: le obbligazioni sorgono a carico di una sola parte

(stipulatio e mutuo)

• Contratti bilaterali: le obbligazioni sorgono a carico di entrambe le parti

(compravendita e locazione)

• Contratti bilaterali imperfetti: ad essere obbligata è in ogni caso una sola

parte, ma eventualmente può nascere l’obbligazione a carico dell’altra

(deposito, comodato)

• Caso a sé: la societas.

Contratti consensuali:

• consensu contrahitur obligatio

• il consenso manifestato era necessario e sufficiente

• esempi: compravendita, locazione, società, mandato

Contratti reali:

• re contrahitur obligatio

• gli effetti obbligatori si producevano con la consegna della cosa (res)

• il consenso non poteva mancare ma non era sufficiente

• esempi: mutuo, pegno, deposito, comodato, fiducia

• possono essere accostati i contratti innominati.

Contratti verbali e letterali:

Contratto verbale Contratto letterale

verbis contrahitur obligatio litteris contrahitur obligatio

Contratto per eccellenza : Contratto per eccellenza:

stipulatio nomina

transscripticia

L’obbligazione nasceva con la L’obbligazione nasceva con la

pronuncia di parole determinate materiale registrazione per iscritto di

(certa verba) certe operazioni contabili.

Il consenso: tramite Il consenso: mediante

certa verba scriptura

Il mutuo:

14. • Il mutuo è quel in forza del quale un soggetto,

contratto reale unilaterale mutuante,

che dà una cosa fungibile (olio, frumento, sementi,..) o una somma di denaro ad un

altro soggetto, perché questo si impegni a restituire al mutuante

mutuatario,

altrettanto dello stesso genere.

• Era un negozio causale che realizzava un prestito di consumo.

• Con la consegna (traditio) il mutuatario acquistava la proprietà del denaro o delle

altre cose che gli venivano consegnate (che erano si trattava di un

res nec mancipi):

datio.

• L’obbligazione nasceva soltanto a carico del mutuatario, che avrebbe dovuto

restituire l’equivalente di quanto ricevuto e perciò compiere egli stesso una datio-

traditio.

• Tutto ciò che il mutuatario avesse ricevuto in prestito ne avrebbe potuto disporne

liberamente e il rischio ( sarebbe stato a suo carico (res

periculum) perit domino)

• La è il trasferimento della proprietà delle cose fungibili

Datio

• Per la restituzione, per cui le parti pattuivano un termine, il creditore mutuante

condictio:

avrebbe agito con la era l’azione per la restituzione del “dato”. Se aveva

ad oggetto: actio certae creditae pecuniae

Una somma di denaro:

o condictio certae rei

Cose fungibili:

o

• condictio:

La Era un’azione e

in personam in ius

o La formula: era astratta, c’era un a carico del

nell’intentio dare oportere

o convenuto .

Era un istituto dello ius civile

o Era riconosciuto e tutelato anche nei confronti dei (ius

peregrini gentium)

o Il debitore era tenuto a restituire l’equivalente di quanto ricevuto, nulla di

o più. Non era tenuto al pagamento degli interessi (usurae). Se voluti si faceva

ricorso ad un distinto contratto, la o meglio, la

stipulatio, stipulatio usurarum.

Età repubblicana: stabilirono un limite massimo degli interessi, pena la

o fenus unciarium

nullità: si arriva così al (fenus = tasso d’interesse) delle XII

Tavole che era pari a 1/12 (uncia) del capitale per ogni mese (100% su base

annua), ma successivamente con leggi successive si arriva a tassi minori.

Fine età repubblicana: venne fissato il tasso massimo al 12%, corrispondenti

o al 1% mensile (usurae centesimae).

Giustiniano lo ridusse al 6% annuo.

o l’anatocismo (usurae usurarum):

Fu vietato il patto per cui gli interessi non

o pagasti avrebbero prodotto altri interessi.

Fenus nauticum: era un prestito marittimo utilizzato nel diritto romano e

o dalla prassi commerciale mediterranea di varie città greche. Erano somme di

denaro date in prestito per operazioni commerciali d’oltre mare con tassi

d’interesse elevati, anche oltre i limiti legali.

Il deposito:

15. Contratto reale bilaterale imperfetto

il deponente, il depositario,

Era il contratto per cui una parte, consegnava all’altra,

una o più cose mobili, con l’intesa che

il depositario la custodisse gratuitamente

o il deponente doveva ricevere a semplice richiesta la restituzione

o

Con la consegna, il depositario acquistava la detenzione della cosa depositata.

Il depositario non avrebbe potuto usarla: avrebbe commesso (furto)

furtum usus

Il depositario rispondeva solo per dolo al deterioramento e perimento della cosa

Il deponente era tenuto a rimborsare al depositario eventuali spese che questi

avesse erogato su quanto depositato

Il risarcimento dei danni, che lo schiavo o un animale ad esempio avessero

provocato, era a carico del deponente: ecco la qualifica di “contratto imperfetto”

Il contratto di deposito era gratuito e l’accordo per un compenso avrebbe snaturato

il rapporto facendolo rientrare nella locatio operis

Il sequestro: particolare tipo di deposito secondo i classici. Veniva utilizzato

quando vi era una controversia tra due o più persone riguardante l’appartenenza della

sequestratario

cosa e queste preferivano affidarla ad un terzo, il (sequester), perché la

custodisse e con l’intesa che l’avrebbe restituita a quello tra i deponenti che ne fosse

stato riconosciuto proprietario. Quindi doveva essere riconosciuto uno dei due il

Differenza dal deposito: il sequestratario acquistava la

dominus. possessio ad interdicta.

Contro il sequestratore che non voleva restituire la cosa vi era Per

l’actio sequestrataria.

spese e danni, il sequestratario aveva la stessa tutela del depositario.

Il deposito irregolare: l’affidamento ad altri di denaro contante (pecunia numerata)

era considerato deposito, nel quale l’accipiente (accipiens),il ricevente, divenutone

proprietario, avrebbe potuto mescolare come il proprio ed utilizzare e a richiesta

avrebbe dovuto restituire l’equivalente. Ha molte somiglianze con il mutuo, ma la

differenza è che:

Il mutuo era un prestito di consumo sollecitato dal mutuatario, esempio:

• mutuante: banca

• mutuatario: il cittadino

≡► la banca consegna al cittadino

Il deposito irregolare l’iniziativa era del deponente che desiderava che il

suo denaro venisse custodito, esempio:

• Deponente: cittadino

• Depositario: banca

≡► il cittadino consegna alla banca, i ruoli sono invertiti. bancario”.

Il deposito irregolare del diritto romano corrisponde all’odierno “deposito

Il comodato:

16. Contratto reale bilaterale imperfetto:

comodante, comodatario,

Una parte, il consegna all’altra, il una o più cose

mobili, con l’impegno del comodatario di restituire la stessa cosa.

Il comodatario acquisisce solo la detenzione della cosa e non la proprietà.

Il comodatario poteva usare la cosa comodata senza rendere per l’uso alcun

compenso. In caso di compenso il rapporto sarebbe rientrato nella locatio rei.

Per perimento e deterioramento della cosa comodata rispondeva il comodatario.

Al comodatario erano dovuti rimborsi per eventuali spese erogate sulla cosa e il

risarcimento per eventuali danni che la cosa avesse provocato.

Il pegno:

17. Diritto reali di garanzia: è quel rapporto obbligatorio che per effetto della datio

pignoris si istituisce tra chi dà la cosa in pegno (oppignorante), che era

solitamente il debitore, e il creditore che la riceve.

I ruoli delle parti:

creditore pignoratizio:

Il riceve la cosa in pegno ma assume la veste di

debitore perché estinto il debito sarà tenuto alla restituzione della res

pignorata.

debitore pignoratizio:

Il assume il ruolo di creditore perché estinto il

debito potrà pretendere la restituzione della cosa. l’oppignorante a garanzia

In sostanza è un contratto reale bilaterale imperfetto:

di un debito consegna al creditore una cosa con l’intesa che estinto il debito la

stessa cosa venga restituita.

Il creditore pignoratizio acquista il possesso ma non può utilizzarla. Per

perimento e deterioramento risponde per custodia. Rimborso spese e

risarcimento eventuali danni.

La fiducia:

18. La tutela processuale di deposito, comodato e pegno risale all’età repubblicana.

fiduciante,

In precedenza si faceva ricorso alla una parte, il trasferiva

fiducia:

fiduciario,

all’altra, il la proprietà di una cosa, solitamente mediante

res mancipi,

o che verificate determinate condizioni la stessa cosa sarebbe

mancipio in iure cessio

stata ritrasferita in proprietà al fiduciante.

La fiducia poteva essere:

Cum creditore: il passaggio di proprietà era a garanzia di un credito del

fiduciario (la causa era quindi la stessa del pegno) che sarebbe stato dopo

l’avvenuta estinzione del debito che il creditore-fiduciario avrebbe dovuto

ritrasferire al fiduciante la proprietà della res fiduciae data.

Cum amico: la causa poteva essere la custodia (come nel deposito): il fiduciario

avrebbe pertanto ritrasferito la proprietà all’altra parte a semplice richiesta.

Una volta riconosciuti pegno deposito e comodato, la continuò a trovare

fiducia

applicazione, ma scomparve i età postclassica insieme a e

mancipatio in iure cessio.

La non è mai stata classificata come uno dei contratti reali.

fiducia

I CONTRATTI VERBALI

La stipulatio:

19. La fu uno dei contratti verbali che ebbe un ruolo importante nella dottrina

stipulatio

e nella prassi del diritto privato romano.

L’ampia gamma di possibili applicazioni della dipese anche dal fatto che

stipulatio

era un contratto tipico nella forma ma non nei contenuti.

La stipulatio:

Contratto verbale

Il consenso doveva essere espresso (certa verba?)

verbis

Secondo uno schema di interrogazione dello stipulante e congrua risposta del

promittente

Il promittente assumeva l’impegno di compiere la prestazione indicata

dall’interrogante.

Stipulante Promittente

Promittis mihi dari centum? Promitto

(prometti di darmi cento) (prometto)

Era un contratto astratto e unilaterale perché l’obbligazione nasceva solo a carico

del promittente.

La forma: la risposta alla domanda doveva essere data con lo stesso verbo usato

nella domanda, esempio:

• Spondes? Spondeo

• Promittis? Promitto

Presenza di entrambe le parti perché la risposta doveva essere data in un tempo

molto breve: unico)

unitas actus.(atto

Il prototipo della stipulatio fu la (con il verbo – promettere –

sponsio spondere

ed è nella (promessa solenne) che va individuata

spondes? Spondeo), sponsio

l’antica fonte di obligatio.

La era riservata ai e dava luogo a effetti dello

sponsio cives ius civile.

La era invece un negozio dello solo per gli effetti, ma per la

stipulatio ius civile

fruibilità era in quanto potevano accedere anche i non cittadini

ius gentium,

(peregrini)

L’adiectus solutionis causa: (aggiunto ai fini dell’adempimento)

• I soggetti della stipulatio erano:

Interrogante Promittente (doveva stipulante-

e adempiere allo

o interrogante)

• L’interrogazione poteva essere formulata che l’altro promettesse di

adempiere o allo stipulante o a un terzo. Il terzo sarebbe stato un adiectus

Ma il promittente, nel caso in cui nell’interrogazione la

solutionis causa.

promessa era di adempiere o allo stipulante o al terzo, avrebbe potuto

adempiere indifferentemente o allo stipulante o all’adiectus.

L’adstipulator:

• Era un secondo interrogante che avendone avuto incarico dal primo vi si

affiancava rivolgendo pure lui al promittente l’invito a compiere in suo

favore (idem – prometti di darmi la stessa cosa?) la

mihi dari spondes?

stessa prestazione già promessa all’altro.

• Con la risposta positiva del promittente si dava luogo così a 2

con uguale oggetto e due distinti creditori

stipulationes,

• Il promittente era liberato con una prestazione soltanto: in favore di uno

o dell’altro creditore.

Interrogante 1 Promittente

Adstipulator (interrogante 2)

L’adpromissor:

• Al promittente si affiancavano uno o più che promettevano

adpromissores,

di prestare quanto già promesso allo stipulante da altro promittente.

• Nascevano più con uguale oggetto e più debitori.

stipulationes, Promittente 1

Promittente 2

Interrogante Promittente 3

L’actio ex stipulatu:

• Era l’azione dello stipulante contro il debitore inadempiente.

Dotis dictio e promissio iurata liberti:

• Erano dei contratti verbali

• A differenza della dove la pronunzia di doveva essere

stipulatio, verba

fatta da una e dall’altra parte, questi due tipi di contratti si compivano

con pronunziata dalla sola parte che si obbligava.

verba

• Erano dei contratti unilaterali.

• La non trova più riscontro nel diritto giustinianeo.

dotis dictio

I contratti letterali:

20. Nei contratti letterali l’obbligazione nasceva – sulla carta - ( per il fatto in sé

litteris

della che presupponeva già da prima il consenso delle parti.

scriptura)

Il solo contratto letterale che riguardò i cittadini romani fu il nomen transscripticium.

L’operazione contabile eseguita dal nel (libro

pater familias codex accepti et expensi

della contabilità domestica) poteva essere:

• transscriptio a re in personam: il già creditore di una somma di

pater familia

denaro d’accordo con il proprio debitore registrava sul la

codex accepti

somma come se l’avesse incassata, mentre, nel registrava la

codex expensi,

stessa somma come se l’avesse data a mutuo allo stesso debitore. Si

estingueva il credito nascente da altro titolo e si costituiva una obligatio litteris

perché sarebbe stato più facile provare l’esistenza del debito e del contratto.

Esempio: Caio

Pater familias: CODEX CAIO

ACCEPTI EXPENSI

Data 23/02/2007 Data 23/02/2007

Tizio Tizio

500,00 incassato da 500,00 mutuo a

• transscriptio a persona in personam: il pater familia, dietro delega del

proprio debitore e d’intesa con un terzo indicato dallo stesso debitore,

segnava sul la somma come se l’avesse incassata, e registrava

codex accepti

nel la stessa somma come se l’avesse data a mutuo a un terzo.

codex expensi

Si estingueva il debito verso l’uno e nasceva, un’obbligazione a carico

litteris,

dell’altro. Esempio:

Caio

Pater familias: CODEX CAIO

ACCEPTI EXPENSI

Data 23/02/2007 Data 23/02/2007

Tizio Mario

500,00 incassato da 500,00 mutuo a

A fini probatori, nel del/dei debitore/i dovevano essere

codex accepti et expensi

registrate le operazioni contabili contrarie e simmetriche rispetto a quelle del

creditore che eseguiva nel proprio codex.

Verso la fine del III secolo non vennero più usati i nomina trasscripticia.

La compravendita:

21. Nell’età arcaica la compravendita si realizzava con la cioè lo scambio

mancipatio,

immediato di cosa contro prezzo. venditio)

Dall’età classica la compravendita nel diritto privato romano (emptio può

essere definita come un contratto consensuale in cui:

• una parte, il venditore (venditor) si obbliga a far conseguire all’altra, il

compratore (emptor), il pacifico godimento di una cosa (merx),

• mentre il compratore si obbliga a pagare al venditore un corrispettivo in

denaro (pretium) nella misura convenuta.

• Erano obbligate entrambi le parti: per questo è qualificato come contratto

bilaterale.

Era fruibile sia dai cittadini che dai ed era

peregrini, ius gentium.

Il consenso:

• Il consenso doveva essere manifestato

• Solo per esigenze probatorie che si usò redigere per iscritto un documento

(instrumentum) che attestasse l’accordo concluso e le condizioni di vendita.

In età postclassica tale strumento divenne obbligatorio in caso di vendita di

immobili.

• Era possibile fare ricorso ad una caparra (arrha) cioè una somma di denaro

col solo valore di conferma del consenso prestato.

L’oggetto:

• merx.

L’oggetto della vendita era detto

• Spesso erano cose corporali: mobili, immobili

res mancipi, res nec mancipi,

• Ma la vendita poteva avere ad oggetto anche: eredità, superficie, ius in actio

enfiteusi, servitù, usufrutto, crediti.

vectigales,

• Era ammessa anche la vendita di cose future

Il prezzo:

• Il prezzo doveva essere espresso in denaro contante (pecunia numerata)

• La misura del prezzo era quella liberamente concordata tra le parti.

• Diocleziano stabilì per la prima volta che il prezzo doveva corrispondere al

valore della cosa venduta. Infatti, se il prezzo fosse stato inferiore alla ½ del

valore reale della cosa:

Il venditore avrebbe potuto rescindere dalla vendita

Oltre alla restituzione della cosa dietro rimborso del prezzo pagato al

compratore.

L’obbligazione del compratore:

• Il compratore era tenuto a pagare il prezzo con monete e fare conseguire al

venditore la proprietà di queste.

• Il compratore doveva anche gli interessi moratori se avesse ritardato il

pagamento.

• In caso di inadempimento del compratore, il venditore avrebbe esercitato

l’actio venditi.

L’obbligazione del venditore:

• Il venditore era tenuto a far conseguire al compratore il pacifico godimento

della merx.

• In caso di inadempimento del venditore, il compratore avrebbe esercitato

l’actio empti.

• Se la merce non consegnata allo stesso momento della vendita e periva, il

venditore rispondeva per custodia.

• In caso che la cosa perisse accidentalmente o per forza maggiore, il

compratore sarebbe stato ugualmente tenuto a pagare il prezzo.

L’evizione:

• Una responsabilità del venditore poteva sorgere se il compratore subiva

evizione ( un terzo che rivendicasse con successo presso il compratore la cosa

venduta)

Vizi occulti:

• Sono i vizi o difetti materiali della cosa (nel caso dello schiavo, alcuni vizi

morali) non manifestati al compratore all’atto della vendita

• Il venditore che avesse ammesso con che la cosa venduta possedeva

stipulatio

certe qualità o era esente da certi vizi, il compratore si sarebbe potuto

avvalere se le cose dichiarate risultassero false.

dell’actio ex stipulatio

• Negli editti di edili curuli e magistrati in ambito dei mercati fecero obbligo ai

venditori di schiavi (mancipia) e di animali (iumenta – animale da tiro o da soma,

) esposti in vendita di dichiarare in modo anticipato al

es cavallo, bue -

compratore i vizi degli schiavi o degli animali in vendita. In caso in cui il

dell’actio

venditore avesse taciuto i vizi, il compratore poteva avvalersi

redhibitoria con la quale il compratore avrebbe riavuto il prezzo dietro

restituzione del servo o dell’animale.

Patti aggiunti:

• Il regime della vendita poteva essere integrato o modificato mediante patti

aggiunti.

• I patti a cui si fecero maggiore ricorso furono:

Il patto commissorio: a favore del venditore;

L’in diem addictio: a favore del venditore;

Il pactum displicentiae: a favore del compratore;

• Tali patti prevedevano che al verificarsi di una certa condizione la vendita

non doveva considerarsi avvenuta:

Il patto commissorio: la condizione era che il compratore non pagasse

il prezzo entro il termine convenuto;

L’in diem addictio: la condizione era che il venditore entro un certo

termine ricevesse una migliore offerta;

Il pactum displicentiae: la condizione era che nel termine convenuto il

compratore dichiarasse di non aver trovato la cosa di suo gradimento;

La locazione :

22. locatio conductio,

La locazione, era un contratto consensuale bilaterale con

l’esplicita previsione di un corrispettivo, la mercede (merces), in cui una parte, il

locatore (locator), si impegna a mettere a disposizione dell’altra, per un periodo di

tempo limitato e con uno scopo preciso, una cosa mobile o immobile, e all’altra

parte, il conduttore (conductor), si impegna a prenderla in consegna, per poi

restituirla una volta scaduto il termine convenuto o raggiunto lo scopo previsto.

Le parti erano sanzionate da:

Actiones locati (in favore del locatore)

o Actiones conducti (in favore del conduttore)

o

Tipi di locatio:

Locatio rei:

o corrisponde alla locazione del nostro codice civile (art. 1521)

poteva avere ad oggetto cose mobili o immobili

il locatore assumeva l’obbligo di consegnare la cosa e di assicurare al

conduttore il godimento

il conduttore assumeva l’obbligo di pagare la mercede in denaro alle

scadenze stabilite, di mantenere la cosa nelle condizioni in cui gli era

stata consegnata e di restituirla alla scadenza.

Il conduttore acquistava la detenzione e non il possesso ed era

responsabile per custodia nel caso di perimento e deterioramento

della cosa locata.

Per il mancato godimento della cosa da caso fortuito o forza

maggiore:

• Il locatore non era responsabile

• Il conduttore sarebbe stato liberato dall’obbligo di pagare la

mercede.

Locatio operis:

o poteva avere ad oggetto cose mobili o immobili

il locatore si obbligava a consegnare una cosa

il conduttore si obbligava ad esercitare autonomamente ma

nell’interesse del locatore una certa attività in moda tale da

raggiungere il risultato convenuto, per poi restituirla al locatore

ad esempio: il locatore consegnava al conduttore una cosa; il

conduttore doveva assumersi l’impegno di consegnarla, trasportarla,

custodirla, ecc… oppure il conduttore orefice assumeva l’impegno di

ricavare anelli dall’oro del locatore, ecc..

la mercede comunque era dovuta al locatore

il conduttore avrebbe acquistato detenzione e non possesso

il conduttore sarebbe stato responsabile per custodia se la cosa periva

o si deteriorava

per cattiva esecuzione dell’opera, il conduttore rispondeva per

equiparata alla tranne che per impossibilità

imperitia, culpa,

sopravvenuta dipendente da caso fortuito o forza maggiore il

conduttore sarebbe stato liberato.

La lex Rhodia de iactu: era un regime speciale della che

locatio operis

riguardava le merci trasportate per mare. Nel caso in cui per difficoltà

di navigazione si era costretti a gettare in mare parte delle merci

locate per il trasporto, tale legge indicava che il rischio sarebbe stato

diviso proporzionalmente tra tutti i locatori delle merci che erano

state imbarcate sulla stessa nave.

Locatio operarum:

o Un uomo libero assumeva l’impegno di mettere la propria attività

lavorativa (operae) alle dipendenze di un altro soggetto, il quale si

obbligava a pagare come corrispettivo una certa mercede.

Il lavoratore era il locatore e il datore di lavoro era il conduttore

Il era a carico del datore di lavoro, che avrebbe dovuto

periculum

pagare la mercede anche se il lavoratore non avesse prestato le opere

per cause a lui non imputabili.

È più o meno il nostro contratto di lavoro subordinato

La società :

23. La società (societas) era un contratto consensuale bilaterale o plurilaterale, per cui 2

o più persone, detti decidevano di mettere in comune beni e attività di lavoro

socii,

al fine di conseguire un lucro per tutti previa divisione di profitti e perdite.

Era un contratto perché tutelato anche nei confronti dei non cittadini.

iuris gentium

Il grado di responsabilità del socio per inadempimento era diverso a seconda delle

situazioni e circostanze: dolo, colpa e custodia. Ma il criterio generale è sempre stata


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Privato Romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Privato, Marrone. Analisi dei seguenti argomenti: il diritto romano e le sue fonti, il processo, gli atti negoziali, le cose, le obbligazioni, le donazioni, le successioni mortis causa, il diritto privato e il diritto pubblico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Lantella Elio.

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