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deriva da una minaccia altrui ma da circostanze oggettive:il

matrimonio contratto per sfuggire a persecuzioni razziali o

politiche(contrarre matrimonio con uno straniero al fine di fuggire

dal proprio paese)

4. della persona del coniuge:è il caso

L'ERRORE SULL'IDENTITA'

oggi rarissimo di scambio di persona

5. L'ERRORE ESSENZIALE,ossia determinante del volere,su

determinate dell'altro coniuge,elencate nell'art

qualita' personali

122:

-non conoscenza di una malattia fisica ,psichica ,anomalia o

deviazione sessuale dell'altro coniuge,che pero' devono essere tali

da impotenza(intesa

impedire lo svolgimento della vita coniugale.L'

sia come inettitudine al rapporto sessuale che come incapacita' di

generare),dalla riforma del '75 non è di x se causa di nullita':lo è

solo se ignota all'altro coniuge al momento della celebrazione.

-si ignora che l'altro coniuge è stato condannato per gravi reati o e'

un delinquente abituale

-si ignora lo stato di gravidanza della donna causato da un terzo,ma

deve esserci stato

disconoscimento della paternita' se la gravidanza è stata portata a

termine.

6. la il caso di due persone che contraggono

SIMULAZIONE,cioè

matrimonio con l'accordo di non adempiere agli obblighi e di non

esercitare i diritti.E' il caso dello straniero che si sposi per

ottenere la cittadinanza,o per trarre beneficio da una disposizione

testamentaria che subordini l'eredita'alla condizione di contrarre

matrimonio.

Sia nel caso della simulazione che in quello dell 'interdizione la

nullita' è sanata dalla coabitazione per un anno.

Diritti e doveri che derivano dal matrimonio

giovedì 5 marzo 2009

22.11 uguaglianza morale e

L'art 29 c.2 "il matrimonio è basato sull'

giuridica dei coniugi,con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia

dell'unita' familiare".Dalla riforma del '75 l' uomo non è piu titolare

di una "potesta' maritale"sulla moglie:marito e moglie hanno gli

stessi diritti e gli stessi doveri,concordano fra loro l' indirizzo della

vita familiare,fissano di comune accordo la residenza.In caso di

giudice,che

disaccordo ciascuno di essi puo' rivolgersi al ascoltati

entrambi i coniugi ed eventualmente i figli che abbiano almeno 16

anni,decide in loro vece adottando la soluzione che ritiene piu'idonea

familiare.

a garantire l'unita'

N.B.Autonomia della famiglia:il giudice interviene solo se chiamato

da uno dei coniugi. reciprocita'e

I doveri dei coniugi hanno carattere di sono

• fedelta',anche

dovere reciproco di se non esistono piu' i reati di

adulterio e concubinato.Questo dovere viene meno in caso di

separazione personale,invece è rilevante secondo la

giurisorudenza,in pendenza di un giudizio di nullita' del matrimonio.

• assistenza morale e materiale.E'

dovere reciproco di il dovere di

mantenimento dell'altro coniuge che non sia in grado di mantenersi

autonomamente:la sua violazione è reato punibile.E' pero' sospeso

nei confronti del coniuge che,allontanatosi dalla residenza familiare

senza giusta causa,rifiuta il ritorno.

• collaborazione

..alla nell' interesse della famiglia

coabitazione,non

…della intesa come residenza anagrafica

comune,ma convivenza.Viene meno nel caso in cui uno dei coniugi si

allontani per "giusta causa"ovvero in presenza di circostanze che

separazione

rendano intollerabile la coabitazione(cio' da' luogo alla

di fatto),oppure separazione giudiziale,di

se viene fatta domanda di

nullita'o di divorzio.Se invece l'allontanamento avviene senza "giusta

causa" è sospeso il dovere di reciproca assistenza.

Per quanto concerne il cognome,la moglie aggiunge al proprio il

cognome del marito e lo conserva anche se vedova,fino a nuove

nozze,mentre in caso di divorzio lo perde.

cittadinanza:nel

La nostro diritto è regolata dal principio del ius

per il quale il figlio,anche adottivo ,di padre o madre

sanguinis

italiani è cittadino italiano anche se nato all'estero.In altri

ordinamenti vige il principio dell'ius per cui si diventa cittadini

soli

dello stato in cui si nasce,quindi ci puo' essere il caso di doppia

cittadinanza:se si risiede all' estero si puo' rinunciare alla cittadinanza

italiana.

Matrimonio dello straniero che si sposa con un cittadino

italiano:acquista la cittadinanza italiana quando risieda da almeno 6

mesi in Italia ovvero dopo 3 anni dalla data del matrimonio;il

cittadino italiano che assume una cittadinanza straniera per effetto

del matrimonio con uno straniero o per cambiamento di cittadinanza

del coniuge,conserva comunque la cittadinanza italiana.

Rapporto genitori-figli: i genitori hanno l'obbligo di

prole

mantenere,educare ed istruire la in proporzione delle sostanze

e capacita' di lavoro professionale o casalingo ovvero devono

potesta' genitoriale

esercitare la propria di comune accordo(non è

come in passato un potere assoluto al quale il figlio debba

personalita' del

piegarsi,nella Costituzione si tiene conto della

minore:il genitore nel suo ruolo deve tener conto delle

capacita',dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.Se un

genitore trascura i propri doveri o abusa della potesta' arrecando

decadenza

grave pregiudizio al figlio il giudice puo'pronunciare la

della potesta'ed anche ordinare l'allontanamento dei figli dalla

famiglia.In caso di disaccordo dei genitori su questioni giudice(che

importanti,uno o entrambi i genitori possono rivolgersi al

sentira' anche i figli se maggiori di 14 anni)che pero' si limitera' a

suggerire delle soluzioni(lo stato non vuole sostituirsi alla potesta'

genitoriale ,considerata come prerogativa inalienabile della

famiglia).Se pero' il contrasto non viene sanato attribuira' potere

decisionale al genitore che riterra' piu' idoneo.

I figli devono a loro volta rispettare i genitori e ,se conviventi

contribuire al mantenimento della famiglia con le proprie sostanze e

abbandonare

con il loro reddito.I minori non possono la casa dei

genitori e se se ne allontanano senza permesso i gen possono

giudice tutelare.

rivolgersi al rappresentanza

I genitori hanno la dei figli minori,che è legale cioe'

legale

attribuita loro dalla legge e l'usufrutto su alcuni beni dei

figli,ma i frutti devono essere destinati al mantenimento della

famiglia e all ' educazione…dei figli.

quali sono le conseguenze civili della violazione dei doveri coniugali?

• addebito nella separazione giudiziale

• quantificazione dell' assegno di divorzio

• per violazione del dovere di coabitazione:sospensione del diritto

all'assistenza morale e materiale da parte del coniuge

• ordini di protezione contro gli abusi familiari

• risarcimento del danno

SEPARAZIONE e DIVORZIO

Legge 01.12.1970 , n. 898

(G.U.R.I. n. 306 del 03 dicembre 1970)

Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio.

Preambolo - [Preambolo]

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

Il Presidente della Repubblica:

Promulga la seguente legge:

Articolo 1 - [Pronuncia di scioglimento del matrimonio]

1. Il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile,

quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta

che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o

ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3.

Articolo 2 - [Accertamento del giudice]

1. Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente

trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al

successivo articolo 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può

essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'articolo 3,

pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.

Articolo 3 - [Domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio]

1. Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato

da uno dei coniugi:

1) quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l'altro coniuge è stato condannato, con

sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:

a) all'ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze,

per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di

particolare valore morale e sociale;

b) a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all'art. 564 del codice penale e per uno dei

delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione,

costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;

c) a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno

del coniuge o di un figlio;

d) a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all'art. 582,

quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell'art. 583, e agli

articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio;

Nelle ipotesi previste alla lettera d) il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la

cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta, anche in considerazione del

comportamento successivo del convenuto, la di lui inidoneità a mantenere o ricostituire la

convivenza familiare.

Per tutte le ipotesi previste nel n. 1) del presente articolo la domanda non è proponibile dal

coniuge che sia stato condannato per concorso nel reato ovvero quando la convivenza

coniugale è ripresa;

2) nei casi in cui:

a) l'altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle

lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a

pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta

l'inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;

b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i

coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta

separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni

prima del 18 dicembre 1970.

In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione

degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente

da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al

presidente del tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio

contenzioso si sia trasformato in consensuale.

L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;

[Quando vi sia opposizione del coniuge convenuto il termine di cui sopra è elevato:

ad anni sette, nel caso di separazione pronunciata per colpa esclusiva dell'attore;

ad anni sei, nel caso di separazione consensuale omologata in

data anteriore all'entrata in vigore della presente legge o di separazione di fatto;] (2)

c) il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b) e c) del n. 1) del

presente articolo si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del

reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli

effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi

e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;

d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di

assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;

e) l'altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento

del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio;

f) il matrimonio non è stato consumato;

g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della

legge 14 aprile 1982, n. 164. (1)

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(1) Il presente articolo è stato così modificato dalla L. 06.03.1987, n. 74.

(2) Il presente capoverso è stato abrogato dall'art. 6, L. 06.03.1987, n. 74.

Articolo 4 - [Domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione del matrimonio]

1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del

matrimonio si propone al tribunale del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o

domicilio oppure, nel caso di irreperibilità o di residenza all'estero, al tribunale del luogo di

residenza o di domicilio del ricorrente e, nel caso di residenza all'estero di entrambi i

coniugi, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere

proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'uno o dell'altro coniuge.

2. La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere:

a) l'indicazione del giudice;

b) il nome e il cognome, nonché la residenza o il domicilio del ricorrente nel comune in cui

ha sede il giudice adito, il nome e il cognome e la residenza o il domicilio o la dimora del

coniuge convenuto;

c) l'oggetto della domanda;

d) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda di

scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, con le relative

conclusioni;

e) l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi.

3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all'ufficiale dello stato civile del luogo dove il

matrimonio fu trascritto per l'annotazione in calce all'atto.

4. Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza dei figli legittimi, legittimati od adottati da

entrambi i coniugi durante il matrimonio.

5. Il presidente del tribunale fissa con decreto in calce al ricorso, nei cinque giorni

successivi al deposito in cancelleria, la data dell'udienza di comparizione dei coniugi

innanzi a sé e il termine per la notificazione del ricorso e del decreto. Nomina un curatore

speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.

6. Tra la data della notificazione del ricorso e del decreto e quella dell'udienza di

comparizione devono intercorrere i termini di cui all'art. 163 bis del codice di procedura

civile ridotti alla metà.

7. I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo

gravi e comprovati motivi. Il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi

congiuntamente, tentando di conciliarli. Se i coniugi si conciliano, o comunque, se il

coniuge istante dichiara di non voler proseguire nella domanda, il presidente fa redigere

processo verbale della conciliazione o della dichiarazione di rinuncia all'azione.

8. Se il coniuge convenuto non compare o se la conciliazione non riesce, il presidente,

sentiti, qualora lo ritenga strettamente necessario anche in considerazione della loro età, i

figli minori, dà, anche d'ufficio, con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che

reputa opportuni nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e fissa

l'udienza di comparizione delle parti dinanzi a questo. L'ordinanza del presidente può

essere revocata o modificata dal giudice istruttore a norma dell'art. 177 del codice di

procedura civile. Si applica l'art. 189 delle disposizioni di attuazione del codice di

procedura civile.

9. Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il

tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli

effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso solo appello immediato.

Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all'art. 10.

10. Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che

dispone l'obbligo della somministrazione dell'assegno, può disporre che tale obbligo

produca effetti fin dal momento della domanda.

11. Per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica la sentenza di primo grado è

provvisoriamente esecutiva.

12. L'appello è deciso in camera di consiglio.

13. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del

matrimonio che indichi anche compiutamente le condizioni inerenti alla prole e ai rapporti

economici, è proposta con ricorso al tribunale in camera di consiglio. Il tribunale, sentiti i

coniugi, verificata l'esistenza dei presupposti di legge e valutata la rispondenza delle

condizioni all'interesse dei figli, decide con sentenza. Qualora il tribunale ravvisi che le

condizioni relative ai figli siano in contrasto con gli interessi degli stessi, si applica la

procedura di cui al comma 8 del presente articolo. (1)

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(1) Il presente articolo è stato cosi' sostituito dall'art. 8, L. 06.03.1987, n. 74.

Articolo 5 - [Disciplina]

SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO - DISCIPLINA

1. Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l'intervento obbligatorio del pubblico

ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all'art. 3, pronuncia con sentenza

lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all'ufficiale dello

stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della

sentenza.

2. La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio. (1)

3. Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli

effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il

cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei figli

meritevole di tutela. (1)

4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva

sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti. (1)

5. La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può ai sensi

dell'art. 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli

interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.

6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del

matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della

decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione

familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di

entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio,

dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un

assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli

per ragioni oggettive. (2)

7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno,

almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di

palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione. (2)

8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia

ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva

domanda di contenuto economico. (2)

9. I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del

tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro

redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale

dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del

caso, anche della polizia tributaria. (2)

10. L'obbligo di corresponsione dell'assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere

corrisposto, passa a nuove nozze.

11. Il coniuge, al quale non spetti l'assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il

diritto nei confronti dell'ente mutualistico da cui sia assistito l'altro coniuge. Il diritto si

estingue se egli passa a nuove nozze. (3)

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(1) Il presente comma è stato così sostituito dall'art. 9, L. 06.03.1987, n. 74.

(2) Il presente comma ha così sostituito l'originario comma quarto in virtù dell'art. 10, L.

06.03.1987, n. 74.

(3) Il presente comma è stato aggiunto dall'art. 1, L. 01.08.1978, n. 436.

Articolo 6 - [Obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli]

1. L'obbligo, ai sensi degli articoli 147 e 148 del codice civile, di mantenere, educare ed

istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a

nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.

2. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del

matrimonio dichiara a quale genitore i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento

relativo alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Ove il

tribunale lo ritenga utile all'interesse dei minori, anche in relazione all'età degli stessi, può

essere disposto l'affidamento congiunto o alternato.

3. In particolare il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario

deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le

modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

4. Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio

esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal

tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i

figli sono adottate da entrambi i genitori.

Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione

ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte

decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

5. Qualora il genitore affidatario non si attenga alle condizioni dettate, il tribunale valuterà

detto comportamento al fine del cambio di affidamento.

6. L'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i

figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età. In ogni caso ai fini

dell'assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le

ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L'assegnazione, in quanto

trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.

7. Il tribunale dà inoltre disposizioni circa l'amministrazione dei beni dei figli e, nell'ipotesi

in cui l'esercizio della potestà sia affidato ad entrambi i genitori, circa il concorso degli

stessi al godimento dell'usufrutto legale.

8. In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, il tribunale

procede all'affidamento familiare di cui all'art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184.

9. Nell'emanare i provvedimenti relativi all'affidamento dei figli e al contributo per il loro

mantenimento, il giudice deve tener conto dell'accordo fra le parti: i provvedimenti possono

essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo

l'assunzione di mezzi di prova dedotti dalle parti o disposti d'ufficio dal giudice, ivi

compresa, qualora sia strettamente necessario anche in considerazione della loro età,

l'audizione dei figli minori.

10. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice

del merito, e, nel caso previsto dal comma 8, anche d'ufficio. A tal fine copia del

provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice

tutelare.

11. Nel fissare la misura dell'assegno di mantenimento relativo ai figli il tribunale determina

anche un criterio di adeguamento automatico dello stesso, almeno con riferimento agli

indici di svalutazione monetaria.

12. In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all'altro, entro

il termine perentorio di trenta giorni, l'avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio. La

mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi a

carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto. (1)

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(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall'art. 11, L. 06.03.1987, n. 74.

Articolo 7 - [Modifica del secondo comma dell'art. 252 C.C.]

1. Il secondo comma dell'art. 252 del codice civile è così modificato:

"I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del

concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della

morte dell'altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti

civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso".

Articolo 8 - [Garanzia reale o personale]

1. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del

matrimonio può imporre all'obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se

esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5

e 6.

2. La sentenza costituisce titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale ai sensi dell'art. 2818

del codice civile.

3. Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, dopo la costituzione in

mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e

inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui

è stabilita la misura dell'assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di

denaro al coniuge obbligato con l'invito a versargli direttamente le somme dovute,

dandone comunicazione al coniuge inadempiente. (1)

4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha

azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale

assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6. (1)

5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già

pignorato al momento della notificazione, all'assegnazione e alla ripartizione delle somme

fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, il creditore procedente e

i creditori intervenuti nell'esecuzione, provvede il giudice dell'esecuzione. (1)

6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell'art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il

sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti

delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5

gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il

provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno e l'invito a pagare direttamente al

coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest'ultimo oltre

la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e

degli emolumenti accessori. (1)

7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine

all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il

obbligato a somministrare l'assegno.

giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge

Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al

precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della

metà per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6. (1)

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(1) Il presente comma ha così sostituito l'originario terzo comma in virtù dell'art. 12,

L.06.03.1987, n. 74.

Articolo 9 - [Revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, la misura e la modalità

dei contributi]

1. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo

scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di

consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero,

può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento

dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai

sensi degli articoli 5 e 6.

2. In caso di morte dell'ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti

per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale è stata pronunciata sentenza di

scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a

nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell'art. 5, alla pensione di

reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia

anteriore alla sentenza.

3. Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità,

una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale,

tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la

sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare

dell'assegno di cui all'art. 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale

a ripartire tra i restanti le

provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché

quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.

4. Restano fermi, nei limiti stabiliti dalla legislazione vigente, i diritti spettanti a figli, genitori

o collaterali in merito al trattamento di reversibilità.

5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte

di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15,

dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda

non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva

comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci. (1)

-----

(1) Il presente articolo, prima sostituito dall'art 2, L. 01.08.1978, n. 436, è stato poi così

sostituito dall'art. 13, L. 06.03.1987, n. 74.

SEPARAZIONE e DIVORZIO

Il matrimonio,civile o concordatario si scioglie con la morte

di un coniuge o con il divorzio. Lo scioglimento è una vicenda

del matrimonio inteso cm rapporto:produce effetti dal

momento in cui si verificano le cause che lo

determinano(data della morte del coniuge,iscrizione nei

registri dello stato civile della sentenza di divorzio). La

dichiarazione di nullità è invece una vicenda del matrimonio

cm atto ed elimina fin dall'origine gli effetti giuridici del

m.,salvi gli effetti del matrimonio putativo e quelli relativi

Divorzio

allo stato dei figli. introdotto in Italia con la

legge 898/1970, può essere chiesto da uno dei coniugi nei

seguenti casi:

se sono trascorsi tre anni dalla separazione personale,che

sia giudiziale o consensuale:il termine decorre dalla data di

comparizione dei coniugi davanti al giudice

se il coniuge sia stato condannato,anche nel periodo

precedente il m.,all'ergastolo,ad una reclusione maggiore ai

quindici anni o per determinati reati gravi

-se il matrimonio non viene consumato

-se il coniuge straniero ottiene all'estero l'annullamento o

lo scioglimento del m. oppure abbia contratto nuovo

matrimonio all'estero(bigamia?)

Tutto cio' e' valido anche per il m. cattolico,con la

differenza che,considerando la chiesa il m.

matrimonio continua(nonostante

indissolubile,per essa il

per lo Stato gli effetti civili cessino),ecco perché il

comunione spirituale e materiale tra i coniugi non divorziato

non può più contrarre matrimonio cattolico. Il giudice deve

tentare di riconciliare i coniugi,sentendoli congiuntamente

la può'

e separatamente;inoltre deve accertare che "

essere mantenuta o ricostituita". Il giudice decide anche

sull'affidamento dei figli,sull'eventuale corresponsione di

un assegno periodico;per determinare la consistenza dell’

assegno la legge fornisce tre criteri:

1. sulle condizioni economiche

criterio assistenziale,basato

dei singoli coniugi

2.criterio al criterio

risarcitorio,analogo

dell'addebitabilità : è basato sulle "ragioni della decisione".

3.criterio sul contributo personale

compensativo,fondato

ed economico alla vita familiare ed alla formazione del

patrimonio comune. Tuttavia il giudice nn deve decidere

solo sul quantum dell' assegno,ma anche SE

concederlo:anche se sussistono delle ragioni legate ai

criteri suddetti,non spetta al coniuge che possa provvedere

a se stesso con mezzi adeguati. Matrimonio civile:il divorzio

lo scioglie e ne annulla gli effetti giuridici Matrimonio

cattolico/concordatario:il div. ne annulla solo gli effetti

giuridici .

Una nuova causa di scioglimento del matrimonio civile e di

cessazione degli effetti giuridici per il concordatario è,dal

1982,la rettificazione dell’attribuzione La

di sesso.

sentenza di rettificazione(cambio)di sesso non ha effetto

retroattivo:attribuisce un nuovo sesso per il futuro ed

inoltre è causa di scioglimento del matrimonio.Dopo il

divorzio la donna perde il cognome del marito ,ma può

essere autorizzata ad utilizzarlo dal giudice ove sussista al

riguardo ,suo e dei figli un interesse meritevole di tutela.

L’ex-marito può ottenere azioni legali o risarcimento danni

se la donna usa indebitamente il cognome del marito non

essendo autorizzata dal giudice.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Ciatti Alessandro.

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