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Diritto previdenziale – Prof. Mariani

Introduzione alla previdenza sociale

La previdenza sociale si occupa dei lavoratori che non possono più procurarsi reddito in maniera autonoma. In passato c’erano le società di mutuo soccorso, nella seconda metà del 1800, che erano delle società mutualistiche che non avevano finalità di realizzare un lucro, ma avevano finalità di creare vantaggi per i propri associati. Gli associati erano lavoratori che si riunivano per formare una cassa comune per favorire chi si fosse trovato in condizione di debolezza tale da non potersi procurare da vivere (malattia, infortunio, ecc.).

Sono sempre iniziative interne al ceto dei lavoratori, questo tipo di società. In passato queste iniziative non interessavano lo Stato, ma era invece un problema dell’individuo, al massimo si poteva estendere ad una determinata categoria che autonomamente trovava questi modi per fronteggiare queste situazioni. La Costituzione italiana art. 38 è dedicato a queste cose.

Articolo 38 della Costituzione Italiana

“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.”

Evoluzione storica dell'assistenza sociale

Si passa in 70 anni da interventi autonomi e privati, a degli interventi costituzionalmente garantiti e dei quali si occupa lo Stato. A questo compito corrispondono diritti dei cittadini/lavoratori. Inoltre a questi interventi dello Stato si ricollega una fetta importante del bilancio dello Stato; sono infatti previsti degli interventi dai vari governi che cercano di far incidere il meno possibile queste spese nel bilancio statale.

Previdenza sociale e assistenza sociale

Previdenza sociale e assistenza sociale sono concetti che trovano esplicazione in due commi di art. 38. Primo comma dice “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.” Secondo comma dice “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Primo comma è sistema tendenzialmente universalistico, che riguarda i cittadini, e in parte, anche i non cittadini che però si trovano sul territorio statale e prevede che questi abbiano diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. In linea di principio questo finanziamento si attinge dalla fiscalità generale, dalle imposte, quindi viene finanziato da tutti i cittadini.

Finanziamento e solidarietà

Secondo comma fa riferimento non a tutti i cittadini, ma solo ai lavoratori dipendenti. Ad essi è garantino un livello di tutela per certe situazioni individuate, e questo comma non parla di diritto al mantenimento (livello minimo di tutela), ma parla di mezzi adeguati alle esigenze di vita (un po’ più del livello minimo di tutela). I casi specificamente individuati nel secondo comma sono altra differenza rispetto al primo comma.

Il finanziamento della previdenza sociale è affidato a solidarietà intercategoriale. Solidarietà intercategoriale è basata su collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro che sono entrambi chiamati con oneri finanziari diversi a garantire una adeguata previdenza sociale.

È evidente che nel momento in cui io uso come fonte di finanziamento la fiscalità generale, io utilizzo questi istituti anche in chiave redistributiva del reddito, si utilizzano questi soldi per una serie di interventi da fare in relazione ai bisogni delle persone e non in base ai redditi di queste persone (anzi, di solito questi soggetti non hanno redditi). Vengono pagate delle tutele a chi non ha e questo mostra come il sistema previdenziale sia fondato su principio di solidarietà.

Concetto di sicurezza sociale

Il concetto della sicurezza sociale vuole esprimere una sollecitudine che lo Stato ha nei confronti dei cittadini mettendo insieme interventi sia previdenziali che assistenziali, ma con idea e presunzione di accompagnare i cittadini “dalla culla alla tomba”. In Europa, il sistema di sicurezza sociale si è affermato in Germania di Bismarck e in Gran Bretagna; idea che lo Stato dovesse farsi carico delle condizioni di vita e dei bisogni dei cittadini dalla culla alla tomba.

Questi sono interventi molto onerosi e che hanno forte incidenza sia sul bilancio dello Stato, ma anche sulla sociologia. In passato le famiglie dovevano tenersi da parte dei soldi in previsione di qualche grave malattia che poteva colpire e mettere in ginocchio le finanze e la famiglia tutta, poiché non c’era assistenza sanitaria pagata dallo Stato. C’era una notevole condizione di incertezza per questo motivo, un evento incerto come una malattia poteva condizionare in negativo il futuro di una famiglia intera.

Dal momento in cui invece esiste un sistema sanitario che viene incontro a queste esigenze abbiamo una incidenza enorme sulla sicurezza e anche sulla percezione di sicurezza rispetto a questi eventi imprevedibili. D’altra parte, la troppa sicurezza potrebbe però danneggiare.

Disoccupazione volontaria e sicurezza sociale

La disoccupazione volontaria è un capitolo tragico del nostro paese. Interventi a sostegno in seguito a disoccupazione volontaria sono interventi in relazione alla sicurezza sociale. La troppa sicurezza incentiva a non cercare occupazione; troppa sicurezza potrebbe mortificare spirito di iniziativa, la voglia di cambiare una situazione negativa perché si ha appunto sempre la certezza di non essere in grossi guai finanziari grazie agli interventi dello Stato.

Implicazioni sociali non sono di contorno e non importanti. Questi interventi che si riconducono alla sicurezza sociale sono interventi soprattutto politici perché questi incidono fortemente sul bilancio statale. Diritti inseriti in art. 38 Costituzione sono diritti che devono essere compatibili con le possibilità economiche statali. Si deve tenere conto del bilancio dello Stato e della possibilità delle casse statali di sopportare interventi in questo senso. Il problema è; ci sono risorse limitate dello Stato, chi privilegio?

Diritto alla salute

Art. 32 Costituzione. Diritto alla salute. Questo è altro principio fondamentale della materia previdenziale.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Uguaglianza sostanziale

Art. 3 Costituzione. Qui è rilevante sotto profilo di uguaglianza sostanziale, sotto profilo del secondo comma. Questi interventi hanno risvolti sulla redistribuzione della ricchezza. Uguaglianza formale è uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma fin dal 1948 questo principio è stato svolto attraverso il cosiddetto principio di ragionevolezza; prima sentenza della Corte Costituzionale che si occupò di questa materia riguardava una legge che privilegiava gli ebrei e fu impugnata per incostituzionalità poiché svantaggiava i cittadini italiani non ebrei rispetto ai cittadini ebrei. Corte rigettò la questione poiché la diversità di trattamento che c’era oggettivamente, era giustificato dal passato trattamento che gli ebrei avevano avuto anche in Italia.

Mercato del lavoro

Oggi esiste il mercato del lavoro, in passato il marxismo affermava invece che il lavoro non fosse merce di scambio poiché nei contratti di lavoro è necessariamente implicata una persona fisica che non poteva essere concepita come merce. In Francia nei primi anni del 1800 fu emanata una legge che vietava le organizzazioni sindacali perché si riteneva che organizzazioni sindacali perturbassero libera concorrenza in materia di mercato del lavoro. Considerazione era semplice, prezzo si otteneva da incontro tra domanda e offerta e così dovrebbe avvenire per il lavoro.

Organizzazione sindacale non permetteva questo fisiologico svolgimento delle leggi di mercato, ma venivano invece creati dei cartelli, accordi che eliminano libera concorrenza. In Francia le organizzazioni sindacali venivano viste come un cartello che impedivano formazione spontanea dei prezzi su presupposto che contratto di lavoro sia un contratto come gli altri. Einaudi nel 1919 scriveva che organizzazioni sindacali erano importanti perché consentivano un effettivo scambio nella formazione del prezzo perché se trattativa fosse stata individuale, il lavoratore sarebbe sempre stato destinato a soccombere.

Dopo il fascismo il concetto di mercato del lavoro viene meno, si rimuove perché ideologicamente sembrava inaccettabile. Da fine anni ’70 la situazione è cambiata ulteriormente a causa delle crisi petrolifere. Dagli anni ’90 si è ricominciato a parlare di mercato del lavoro in senso che recupera la visione originaria; il mercato del lavoro viene visto come un qualsiasi altro mercato, ma viene tenuta in considerazione la cosa che invece di commerciare oggetti si commerciano persone e le loro prestazioni.

Flex Security

Premesso che si cerca una situazione di maggiore occupazione e crescita economica, si cerca principalmente un’attenuazione dei licenziamenti compensata con una maggiore efficienza dei meccanismi di ricollocazione dopo che il lavoro è stato perduto. In termini di mercato del lavoro, il problema è il far sì che sia più facile licenziare qualcuno, ma sia anche più facile trovare lavoro. Coniugando una flessibilità in uscita ad una maggiore facilità di entrata, ci sarebbe possibilità di ingresso in questo mercato del lavoro dei soggetti che ne sono al momento fuori. Questa unione si chiama Flex Security, funziona molto bene nei paesi del Nord ed è la strada intrapresa dal governo tecnico che è intervenuto rendendo più flessibile il meccanismo di licenziamento ed ha reso più efficiente il meccanismo della disoccupazione.

Interventi economici e previdenziali

Ci sono un complesso di misure che dovrebbero favorire lo svolgimento di un dato mercato; prendendo ad esempio quello del lavoro, come tutti gli altri mercato, si ritiene che anche questo funzionerà meglio eliminando la rigidità che adesso lo caratterizza. Altro aspetto da considerare è che in Italia gli interventi previdenziali sono sempre stati accompagnati da interventi di tipo economico. Si può intervenire in due modi; o si danno soldi, o si danno dei servizi tali per cui tutti possono giovarsene per recuperare delle condizioni di partenza svantaggiate.

Es. La scuola, se io creo una scuola efficiente io dovrei di norma creare delle condizioni tali da poter appiattire le condizioni di svantaggio. Immaginando due famiglie in condizioni svantaggiose e analoghe; ad una famiglia lo Stato dà del denaro con la quale questa famiglia potrà scegliere di comprare l’istruzione del figlio, all’altra famiglia invece lo Stato dà una scuola efficiente e che insegna quello che deve. Andando a vedere come si è evoluta la situazione dopo qualche anno sicuramente la situazione migliore sarà quella del figlio della famiglia al quale è stata fornita una scuola efficiente poiché la famiglia alla quale è stato fornito del denaro, proprio per la loro condizione svantaggiata culturalmente, socialmente e per altro, non sarebbe in grado di scegliere in modo efficiente cosa farci con quel denaro.

Vischiosità del sistema previdenziale

Vischiosità del nostro sistema previdenziale è data dal fatto che le fondamenta dell’edificio sistema previdenziale sono costruite nel periodo fascista. Principi fondanti come legislazione primaria sono molto improntati a ideologia fascista. L'impianto del diritto previdenziale nasce nel periodo corporativo con organizzazioni come INPS e INAIL. La normativa non è cambiata molto e si basa sul meccanismo assicurativo, ma pur essendo rimasto analogo il sistema, sono cambiati i principi ispiratori e ciò comporta la rilettura della Corte Costituzionale in virtù dei principi costituzionali.

La corte può abrogare pezzi di legge, ma si può pronunciare anche con pronunce interpretative che conformano la norma ai principi costituzionali e si dice che ogni interpretazione contraria non è valida. Se cambiano i principi fondanti si può avere una rilettura importante in chiave giuridica. Ciò è importante anche per il diritto del lavoro in senso stretto, i cui primi istituti si hanno nel C.C. in età corporativa.

Corporativismo e previdenza sociale

Il corporativismo ripose grande attenzione nel rapporto di lavoro subordinato e nella previdenza sociale. Il fascismo riteneva compito dello stato la previdenza e ricondusse le società di mutuo soccorso a istituti nazionali (inps e inail), dando vita ad un inizio di parastato composto da enti pubblici non economici che non erano però ‘Stato’ in senso stretto.

Il fascismo si occupò di lavoro subordinato perché lo stato liberale prefascista si trovò spiazzato di fronte allo stato sociale e all'irruzione delle masse nella vita politica. La questione sociale era vista come un problema di ordine pubblico; in realtà il problema è politico e i politi prefascisti non riuscirono a controllare tale situazione. Dopo la Prima guerra mondiale scoppiarono delle violenze che fecero dubitare della tenuta dello Stato (nascita di sindacati, ecc).

Santi Romano cercò il ritorno al feudalesimo, nel senso che non c'è uno Stato unitario forte e si ha dissoluzione di esso. Il fascismo è la risposta che si presta a rimedio di tale timore della dissoluzione dello Stato, si attuò una forte riconduzione di tutele nel mondo del lavoro e sfociò al lavoro subordinato.

Principi di solidarietà e collaborazione

Nell'ideologia fascista impresa e lavoratore sono cooperanti al bene dello stato, infatti si affermò in questo periodo il principio sulla norma inderogabile a difesa del prestatore d'opera. Vi furono anche molti interventi di tutela previdenziale. La carta sul lavoro di quel periodo era l’ideologia fascista, in essa si ritrova il principio di solidarietà corporativa e quello di collaborazione. Collaborazione era la parola d'ordine che si contrapponeva al conflitto (contro una ideologia marxista che vedeva un conflitto tra capitale e lavoro).

Bisognava sostituire in nome superiore interesse statale, il conflitto e la lotta di classe con la collaborazione. Quindi imprenditore e prestatore d'opera non lottano ma collaborano, collaborazione è la parola chiave, nella previdenza sociale la collaborazione è vista come alta manifestazione in cui lo Stato non si occupa del prestatore di lavoro solo durante il rapporto, ma lo sostiene anche quando non lavora più e chiama a collaborare l'imprenditore (controparte). Quindi la collaborazione si ha sia durante le fasi di lavoro sia quando il rapporto lavorativo non c'è più.

Sistema previdenziale e controllo statale

Il sistema previdenziale è costituito dallo Stato, ma è finanziato dalle componenti del rapporto di lavoro, qui i cittadini non esistono ci si rifà solo ai soggetti del rapporto di lavoro. Tale impostazione ha una ricaduta e l'intento di esercitare controllo. Il fascismo capisce che pian piano il sostentamento della persona sarebbe derivato lavorando per altri. Il fascismo impadronendosi del mondo del lavoro avrebbe controllato bene le persone, infatti i sindacati erano nello stato, il contratto collettivo era fonte di diritto dello Stato, il sistema previdenziale non era più autonomo, ma dello Stato; in più il fascismo inventò il dopo lavoro come organizzazione ricreativa per ricercare consenso.

Assistenza mutua e assicurazione

Per tutto questo l'art. 33 costituzionale ciò dice che l'assistenza privata è l'unica non sarebbe esistito. La sicurezza sociale si diffonde in tutta Europa. Lo stesso Bismarck, come tutti i regimi totalitari, vide nella provvidenza un intervento a tutela delle masse in modo da evitare l'esplosione di esse e ottenere consenso. Quindi non è facile rileggere la normativa alla luce dei principi costituzionali. Distanti dal corporativismo sono i principi di solidarietà e di redistribuzione della ricchezza che nel fascismo non esistevano. Il diritto è un insieme di norme sistematiche.

La previdenza sociale restituì molto di tutto questo perché ha una normativa primaria corporativista che però va letta nell'ambito di principi costituzionali in parte radicalmente diversi. In più la providenza va collegata alle esigenze di bilancio e spesso è strumentalizzata per ricercare consenso e ciò è contrario alla sistematicità delle norme di diritto. Tale asistematicità (che non è come il diritto) rende complicata la previdenza.

Aderenti alla società di mutuo soccorso creavano un fondo mediante contributo e a questo fondo attingevano coloro i quali si fossero trovati in condizioni di bisogno. Venne poi in seguito adottato lo strumento assicurativo, non c’era diretto trasferimento di denaro tra chi contribuiva ed erano interessati all’operazione, ma questo trasferimento era mediato da una assicurazione. Assicurazione aveva caratteristiche simili ad assicurazione privata. Contratto di assicurazione privato è anzitutto aleatorio ed è un contratto che si basa su un calcolo di probabilità per cui sfruttando il numero di partecipanti io posso avere una copertura assicurativa. Tutte le forme di tutela avevano un evento generatore di bisogno, tutte avevano un qualcosa di rischioso (infortunio, malattia professionale o altro).

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paoloberardi91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto previdenziale sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Mariani Michele.
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