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REATO COMMISSIVO COLPOSO

TIPICITÀ

AZIONE

Art. 42, co. 2, c.p. "nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se

non l'ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente

preveduti dalla legge".

Art. 43 c.p.: il delitto è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è

voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per

inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

Colpa è la forma meno grave di volontà colpevole, caratterizzata dalla mancanza della volontà del

soggetto di cagionare l’evento.

Ratio esigenza di conferire una tutela rafforzata a taluni beni giuridici considerati dall’ordinamento

di particolare rilievo in tal modo, il legislatore penale contrassegna con una nota di disvalore

penalmente rilevante le condotte caratterizzate da un atteggiamento di trascuratezza per i beni in

questione.

Nel campo del delitto colposo vi è azione penalmente rilevante finché è possibile muovere un

rimprovero per colpa.

ELEMENTI COSTITUTIVI

 mancanza di volontà del fatto (requisito di natura psicologica): requisito negativo costituito

dall’assenza di dolo, il fatto deve essere stato realizzato involontariamente.

È comunque possibile che l'evento sia preveduto dall'agente, purché alla sua prospettazione non

segua la volizione (colpa cosciente).

 inosservanza delle regole precauzionali di condotta (requisito positivo): l’evento deve

verificarsi per negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero inosservanza di leggi, regolamenti,

ordini o discipline.

 attribuibilità dell’inosservanza all’agente. : alla base delle norme precauzionali

CRITERI DI INDIVIDUAZIONE DELLE REGOLE DI CONDOTTA

(di diligenza, prudenza e perizia) stanno «regole di esperienza» ricavate da giudizi ripetuti nel

tempo sulla pericolosità di determinati comportamenti e sui mezzi più adatti ad evitarne le

conseguenze. La «prevedibilità» e l’«evitabilità» dell'evento costituiscono i criteri di individuazione

delle misure precauzionali da adottare nelle diverse situazioni concrete, una volta che sia insorta o

stia per insorgere una situazione di pericolo.

- regole cautelari consolidate e la verifica della loro persistente validità: nelle situazioni di

pericolo già da tempo sperimentate, l'agente potrà ricorrere all'adozione di regole di condotta

socialmente diffuse che suggeriscono, in base all'esperienza dei casi simili, gli strumenti da

adottare per prevenire o ridurre determinate conseguenze dannose. L'agente dovrà di volta in

volta emettere un rinnovato giudizio di prevedibilità ed evitabilità, inteso a verificare la

persistente validità della regola cautelare che dovrebbe essere osservata;

- regole cautelari e attività di sperimentazione: nelle situazioni nelle quali l'uso sociale non si è

ancora pronunciato il soggetto si trova costretto a compiere ex novo il giudizio prognostico

relativo alla pericolosità dell'attività in questione; giudizio che dovrà essere emesso in base alle

conoscenze possedute dalla cerchia degli stessi sperimentatori sulla natura del pericolo connesso

alla loro attività.

- regole cautelari e attività socialmente utili: l'osservanza di regole precauzionali trova un limite

nell'ambito delle attività sì rischiose, ma consentite dall'ordinamento per la loro elevata utilità

sociale. In questi casi le cautele da osservare non possono giungere fino al punto di pregiudicare

nei suoi aspetti essenziali il comportamento autorizzato. 80

Il criterio della prevedibilità ed evitabilità dell'evento opera anche nell'ambito della colpa specifica,

dovuta all'inosservanza di regole scritte di condotta, in questo caso il giudizio prognostico sul

pericolo, e sui mezzi atti ad evitare l'evento dannoso, è compiuto dall'autorità che pone la norma

scritta.

Il caso fortuito esclude la colpa perché consiste in un accadimento imprevedibile che fuoriesce dal

novero degli quegli accadimenti preventivamente rappresentabili.

FONTI DELLE REGOLE PRECAUZIONALI RICHIAMATE DALLE FATTISPECIE COLPOSE

 fonte sociale: ricavate dalla esperienza della vita sociale (colpa generica):

- negligenza: se la regola di condotta violata prescrive un'attività positiva (es. controllare la

chiusura dell'apparecchio del gas prima di andare a dormire). Mancanza di attenzione nel

compimento di un’attività.

- imprudenza: trasgressione di una regola di condotta da cui discende l'obbligo di non

realizzare una determinata azione oppure di compierla con modalità diverse da quelle tenute.

- imperizia: forma di imprudenza o negligenza qualificata che si riferisce ad attività che

esigono particolari conoscenze tecniche (es. l'attività medico-chirurgica).

Individuare la regola di condotta violata in concreto la cui osservanza avrebbe scongiurato

l'evento, rimane affidato al giudice il compito di diagnosticare l'azione delittuosa alla stregua di

criteri sociali di valutazione necessariamente aperti.

 fonte giuridica o scritta: leggi, regolamenti, ordini e discipline (colpa c.d. specifica).

La colpa consiste nella trasgressione di una norma avente a contenuto l'impedimento di eventi

involontari connessi allo svolgimento di attività lecite:

- legge penale che abbiano una specifica finalità precauzionale (es. norme in materia di

infortuni sul lavoro);

- regolamenti che contengano norme a carattere generale per regolare lo svolgimento di

determinate attività (es. regolamento di esecuzione del codice della strada);

- ordini e discipline che contengano norme indirizzate ad una cerchia specifica di destinatari

(es. ordini emessi da soggetti pubblici o privati per regolare attività lavorative).

La responsabilità colposa non viene meno, ove la regola precauzionale violata sia contenuta in

un regolamento o in altra fonte scritta eventualmente viziata da invalidità formale: ciò che conta

è che la regola di condotta violata corrisponda davvero ad una norma precauzionale adatta al

caso di specie.

Norme giuridiche a contenuto prudenziale

- rigide: predeterminano in modo assoluto la regola di condotta da osservare (es. arrestarsi

davanti al rosso).

- elastiche: presuppongono che la regola di condotta sia specificata in base alle circostanze del

caso concreto (es. la distanza di sicurezza dei veicoli va rapportata allo spazio di frenata).

TIPOLOGIA

colpa impropria: ricorre in casi eccezionali in cui l’evento è voluto ma l’agente risponde di reato

colposo (in caso di eccesso colposo nelle cause di giustificazione, errata supposizione di una

causa di giustificazione, errore determinato da colpa);

colpa propria: forma normale di colpa e ricorre in tutti i casi in cui l’evento non è voluto

dall’agente;

colpa generica: colpa che scaturisce dalla violazione di regole di diligenza, provenienti da fonte

sociale (negligenza, imprudenza, imperizia);

colpa specifica: connessa alla violazione di norme poste da leggi, regolamenti, ordini e discipline.

CONTENUTO DELLA REGOLA DI CONDOTTA

- obbligo di astensione: in alcuni casi il dovere obiettivo di diligenza impone al soggetto di

astenersi dal compiere una determinata azione, perché il compierla porterebbe con sé un rischio

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troppo elevato di realizzazione della fattispecie colposa (es. un uomo colto da malore, prima di

mettere in moto la macchina, deve astenersi dal guidare finché il malore non sia passato).

Un analogo obbligo di astensione grava su coloro i quali non sono sufficientemente esperti per

espletare prestazioni che richiedono particolari cognizioni tecniche (es. medico).

- obbligo di adottare misure cautelari: nella gran parte dei casi l'osservanza del dovere di

diligenza impone di realizzare l'azione in questione adottando determinate misure cautelari (es.

uso di materiali pericolosi è lecito soltanto se si osservano le cautele necessarie).

- obbligo di preventiva informazione (es. l'automobilista, che intende compiere un viaggio

all'estero deve prendere conoscenza delle norme del codice della strada vigenti nei paesi

stranieri).

- obbligo di controllo sull’operato altrui: che colui il quale riveste una posizione

gerarchicamente sovraordinata è anche titolare dell'obbligo di scegliere con avvedutezza i propri

collaboratori, di istruirli e di controllarne l'operato. I dipendenti devono, a loro volta, attenersi

scrupolosamente alle istruzioni loro impartite.

STANDARD OGGETTIVO E MISURA SOGGETTIVA DEL DOVERE DI DILIGENZA

Accertamento della colpa doppia misura del dovere di diligenza:

1. in sede di tipicita: si accertata la violazione del dovere obiettivo di diligenza commisurato alla

stregua dell'homo eiusdem condicionis et professionis.

Giudizio di prevedibilità ed evitabilità dell'evento deve essere effettuato ex ante in base al

parametro «oggettivo» dell’homo eiusdem professionis et condicionis: la misura della diligenza,

della perizia e della prudenza dovute sarà quella del modello di agente che svolga la stessa

professione, o stesso mestiere, lo stesso ufficio, la stessa attività dell'agente reale (es. chi dispone

tegole sul tetto, anche se si tratta in pratica del padrone di casa, sarà giudicato col metro

dell'operaio specializzato, esperto e accorto), quel che conta è il fatto che una persona abbia

agito come "membro" di un determinato gruppo sociale.

Se l'agente reale possiede conoscenze superiori rispetto a quelle proprie del tipo di appartenenza

queste dovranno essere tenute in conto nel ricostruire l'obbligo di diligenza da osservare.

2. in sede di colpevolezza: si verifica se il soggetto che agito in concreto era in grado di uniformare

il proprio comportamento alla regola di condotta violata: tale verifica dovrebbe tener conto del

livello individuale di capacità, esperienza e conoscenza del singolo agente (c.d. misura

soggettiva).

Anche in sede di personalizzazione del giudizio di colpa si deve assumere a punto di riferimento

un soggetto ideale immaginato al posto dell'agente concreto e simile a lui non in tutto, ma

soltanto in alcune qualità personali:

- escludere che ai fini della soggettivizzazione della misura della colpa possano assumere

rilevanza tratti caratteriali o disposizioni emotive come l'indifferenza, l'insensibilità, la

superficialità o l'avventatezza;

- in una prospettiva di equilibrato bilanciamento tra difesa sociale e principio di colpevolezza è

giusto evitare che si risponda penalmente al di là dei limiti fisico-intellettuali di ciascuno (es.

è da ritenere che la colpa venga meno, per mancanza di rimproverabilità soggettiva, in casi

come quelli dell'automobilista principiante incapace di affrontare una situazione di

emergenza).

LIMITI DEL DOVERE DI DILIGENZA

 rischio consentito: limite che deve essere superato per il giudizio di colpevolezza.

Vi sono delle attività intrinsecamente pericolose, che vengono tuttavia consentite in quanto

indispensabili o comunque utili alla vita sociale (es. circolazione automobilistica). Qualora un

danno si verifichi nonostante il «diligente» svolgimento delle suddette attività, ciò che manca è il

disvalore tipico dell'illecito colposo.

Un criterio giuridicamente più vincolante di individuazione preventiva dell'area del rischio

consentito può essere offerto dal riferimento alle autorizzazioni amministrative, che rendono

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esplicitamente lecito lo svolgimento di determinate attività, subordinandone l'esercizio al rispetto

di precise norme cautelari.

 principio dell'affidamento e comportamento del terzo: dall'esistenza a carico di ciascun

consociato di un dovere obiettivo di diligenza nella vita di relazione, derivano anche obblighi a

contenuto cautelare relativi alla condotta di terze persone:

- nel caso sia violata una norma scritta: si tratterà di accertare in via interpretativa se nello

scopo perseguito dalla disposizione scritta rientri anche l'impedimento di eventi cagionati

dall'azione di terze persone (es. nel caso di un ordine di servizio che obblighi un agente di

polizia a perquisire tutti coloro che si avvicinano ad un uomo politico, ove la perquisizione

non venga effettuata e l'uomo politico subisca una aggressione, potrà incombere sull'agente

una responsabilità a titolo di omicidio o di lesioni colpose).

- nel caso sia violata una regola generica di diligenza: distinguere a seconda che la condotta

del terzo dia luogo ad una forma di responsabilità colposa o dolosa:

mancato impedimento del fatto colposo del terzo: la semplice circostanza di prevedere o

a) poter prevedere che una nostra condotta agevola il comportamento colposo di un'altra

persona, non è ancora sufficiente a farci incorrere in responsabilità. Principio

dell'affidamento: ogni consociato può confidare che ciascuno si comporti adottando le

regole precauzionali normalmente riferibili al modello di agente proprio dell'attività che di

volta in volta viene in questione.

Se si presuppone in ciascun individuo capace di intendere e di volere l'attitudine ad una

«autodeterminazione» responsabile, ne consegue che ognuno deve evitare soltanto i

pericoli scaturenti dalla «propria» condotta; ciò di cui invece non si ha l'obbligo è di

impedire che realizzino comportamenti pericolosi terze persone altrettanto capaci di scelte

responsabili.

Eccezioni alla possibilità di fare affidamento nel comportamento diligente di un terzo:

- casi in cui circostanze lascino presumere che il terzo medesimo non sia in grado di

soddisfare le aspettative dei consociati (es. se Tizio chiede in prestito a Caio

un'automobile, e Caio è a conoscenza del fatto che Tizio è privo di patente, nel caso di

incidente provocato da quest'ultimo Caio non potrà invocare a propria discolpa il

principio dell'affidamento);

- casi nei quali l'obbligo di diligenza si innesta su di una «posizione di garanzia» nei

confronti di un terzo incapace di provvedere a se stesso (es. infermiere che ha l'obbligo

di impedire che il pazzo o demente a lui affidato compia azioni pericolose).

mancato impedimento del fatto doloso del terzo: nella misura in cui l'azione dolosa è

b) frutto di una libera scelta del soggetto che ne è autore, vale a maggior ragione il principio

dell'autoresponsabilità rispetto alle azioni dolose dei terzi: ciascuno risponde delle proprie

azioni deliberate in modo libero e responsabile.

Eccezioni:

- casi nei quali un soggetto rivesta una posizione di garanzia avente a contenuto la difesa

di un bene rispetto anche alle aggressioni dolose di terzi che intendono minacciarlo (es.

guardia del corpo);

- in rapporto al controllo di fonti di pericolo (es. armi) di cui un terzo possa far uso al fine

di commettere un illecito doloso, quando però particolari conoscenze dell'agente o le

circostanze concrete siano tali da rendere particolarmente elevata la probabilità che il

terzo stesso ne profitti (es. se Tizio in stato di violenta agitazione chiede a Caio una

pistola in prestito, e Caio gliela fornisce pur sapendo che Tizio ha poco tempo prima

provocato lesioni alla moglie, non appare irragionevole prospettare la possibilità di una

responsabilità di Caio a titolo di colpa per l'omicidio poi di fatto commesso da Tizio).

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EVENTO E RAPPORTO DI CAUSALITÀ

L’evento, che è il risultato dell’azione o dell’omissione deve verificarsi a causa di negligenza,

imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

- l’evento concreto deve essere la realizzazione del pericolo che la norma violata mirava a

prevenire;

- bisogna accertare se la condotta rispettosa delle regole di diligenza avrebbe evitato nel caso

concreto il verificarsi dell’evento il quale deve apparire come una concretizzazione del rischio

che la norma di condotta violata tendeva a prevenire.

L’evento lesivo di fatto cagionato deve appartenere al tipo di quelli che la norma di condotta

mirava a prevenire.

L'imputazione dell'evento deve essere effettuata in base al criterio dell'aumento del rischio: ai

fini dell'affermazione della responsabilità sarebbe sufficiente accertare che l'inosservanza della

regola di condotta ha determinato un rilevante aumento del rischio di verificazione dell'evento.

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ANTIGIURIDICITÀ

Se si accerta l'esistenza di una causa di giustificazione il fatto commesso non costituisce reato.

: giurisprudenza esclude l'efficacia scriminante del consenso

CONSENSO DELL'AVENTE DIRITTO

nei reati colposi:

- non scriminerebbe a causa della natura indisponibile dei beni della vita e dell'integrità fisica

(quando si tratti di lesioni dell'integrità fisica eccedenti quelle consentite dall'art. 5 c.c.).

Tesi della compatibilità ha una portata limitata considerato lo scarso numero di reati colposi

posti a tutela di interessi disponibili.

- incompatibilità tra il consenso concepito come volontà di lesione e il carattere involontario del

reato colposo: di consenso dell'avente diritto si può parlare soltanto in rapporto ad un reato

doloso, posto che il consenso è una manifestazione di volontà dell'avente diritto che aderisce alla

volontà dell'agente diretta a ledere o porre in pericolo un bene disponibile; e considerato altresì

che l'espressione chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso della persona che può

validamente disporne allude necessariamente a situazioni in cui l'agente si rappresenta il

consenso ricevuto.

Obiettare che si può consentire ad un'attività pericolosa, senza per questo volere l'effettiva

verificazione dell'evento lesivo; la volontaria assunzione del rischio da parte del titolare del bene

varrà certamente a scagionare l'agente tutte le volte in cui la lesione che di fatto si verifica rientri

nell'area di disponibilità riconosciuta dall'art. 5 c.c. (es. se tre giovani salgono sulla motocicletta di

un amico pur consapevoli che la strada sconnessa può provocare una caduta).

Anche l'obbligo di non esporre a rischio la vita altrui trova un limite nel riconoscimento del

principio dell'autodeterminazione responsabile (es. equipaggio di pescatori che seguono il

capobarca per una battuta di pesca, pur essendo consapevoli dei rischi connessi alle pessime

condizioni del mare).

: giurisprudenza esclude l'efficacia scriminante della legittima difesa nei reati

LEGITTIMA DIFESA

colposi, la legittima difesa presuppone la volontà di ledere l'aggressore, mentre nel reato colposo fa

difetto proprio la volontà dell'offesa.

Obiettare che entro lo spazio occupato dall'azione difensiva appare legittimo provocare anche un

evento lesivo che l'agente in realtà non ha voluto e che avrebbe potuto evitare con l'uso della

diligenza dovuta (es. Tizio il quale, attorniato da alcuni giovani che stanno per percuoterlo, estrae

un'arma e li minaccia, ma i giovani, anziché fuggire, tentano di disarmarlo per cui, nella

colluttazione che ne consegue, parte involontariamente un colpo che uccide uno degli aggressori).

: giurisprudenza e dottrina ammettono l’efficacia scriminante dello stato di

STATO DI NECESSITÀ

necessità (es. genitore, uscendo con la propria automobile e vedendo il figliolo di pochi anni di età

camminare pericolosamente su di un argine, arresta all'improvviso la vettura nel mezzo della strada

e, così facendo, procura delle lesioni personali ad un motociclista che si scontra con il veicolo

imprudentemente abbandonato).

Ricorre veramente soltanto quando l'azione necessitata viola il dovere obiettivo di diligenza.

Non potrà riconoscersi il diritto all'indennità fissato dall'art. 2045 c.c. quando il fatto tipico viene a

mancare per la conformità del comportamento necessitato alla regola precauzionale.

Eccesso colposo: quando pur esistendo i requisiti minimi di una causa di giustificazione, l'agente

per colpa (ovvero involontariamente) ne travalica i limiti (es. chi aggredito uccide pur essendo

sufficiente percuotere per difendersi). Il reato commesso in situazione di eccesso è punito come

colposo se lo stesso fatto sia previsto dalla legge come imputabile a titolo di colpa. Quando i limiti

della scriminante sono volontariamente travalicati, si ricadrà nell'ipotesi di eccesso doloso.

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COLPEVOLEZZA

STRUTTURA PSICOLOGICA DELLA COLPA

Colpevolezza racchiude i presupposti dell'imputazione soggettiva del fatto al soggetto agente.

Concetto di imputabilità e il problema della coscienza dell'illiceità hanno caratteristiche uguali a

quelle discusse nell'ambito del delitto doloso.

Concetto di «coscienza e volontà» dell'azione ex art. 42 va differenziato:

 nei reati dolosi: consiste in un coefficiente psicologico effettivo;

 nei delitti colposi:

- dal punto di vista psicologico la colpa presuppone, l’assenza della volontà diretta a

commettere il fatto: la realizzazione della fattispecie colposa deve essere non voluta.

- elemento conoscitivo:

si identifica con un dato psicologico colpa cosciente o colpa con previsione: agente non

a) vuole commettere il reato ma si rappresenta l'evento come possibile conseguenza della sua

condotta essendo però sicuro che non si verificherà (prima della condotta il dubbio è

risolto con la certezza che l’evento non si verificherà, mentre nel dolo eventuale il dubbio

non è risolto, pertanto il soggetto agisce in un permanente stato di dubbio, accettando cosi

il rischio che l’evento possa verificarsi. Cassazione affinché ricorra il dolo eventuale, è

necessario che, oltre alla previsione dell’evento, il rischio della verificazione dello stesso

sia stato effettivamente accettato dall’agente con l’attuazione della condotta). Quando il

soggetto, pur essendosi rappresentato l’evento come possibile, abbia agito nella

convinzione giusta o sbagliata che sia, che l’evento non si sarebbe comunque verificato, si

cade nel versante della colpa aggravata dalla previsione dell’evento.

si identifica con un dato normativo colpa incosciente: il soggetto non si rende conto di

b) potere con il proprio comportamento ledere o porre in pericolo beni giuridici altrui. In

questi casi il rimprovero che si muove al soggetto è di non aver prestato sufficiente

attenzione alla situazione pericolosa, l'azione si considera voluta anche quando risulta

soltanto dominabile dal volere e può essere impedita mediante l'attivazione dei normali

poteri di arresto e di impulso della volontà.

Giudizio sulla «volontarietà» assume un contenuto normativo il rimprovero si fonda sul

fatto che l'agente non ha osservato, pur potendolo, lo standard di diligenza richiesto nella

situazione concreta.

GRADO DELLA COLPA

Art. 133 menziona, fra gli indici di commisurazione della pena, il grado della colpa.

Stabilire quanto grave sia la colpa dovrà accertarsi il divario tra la condotta concreta e il modello di

condotta che l’agente doveva rispettare in base alla norma cautelare cui ci si doveva attenere nel

caso di specie.

- in un primo momento, si tratterà di accertare quanto il comportamento concretamente realizzato

si allontani dallo standard oggettivo della diligenza richiesta (criteri oggettivi di graduazione

sono per es. il quantum di evitabilità e il quantum di divergenza tra la condotta dotazione e

quella tenuta);

- in un secondo momento, ci si preoccuperà di verificare le cause soggettive che hanno fatto si che

l'agente concreto non osservasse la misura prescritta di diligenza (criteri soggettivi di

graduazione sono per es. la consapevolezza o meno di tenere una condotta pericolosa e i motivi

che hanno spinto il soggetto ad agire).

CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA COLPEVOLEZZA

Caso fortuito, forza maggiore, costringimento fisico ipotesi legislativamente previste di circostanze

anormali che impediscono all'agente di conformare il proprio comportamento alla regola obiettiva

di diligenza da osservare nel caso concreto. 86

Rilevanza scusante delle situazioni di perturbamento quali la stanchezza eccessiva o il terrore può,

desumersi da un interpretazione dell'art. 42, la formula «nessuno può essere punito per un'azione od

omissione preveduta dalla legge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà» è

idonea a fungere da clausola generale ricomprendente tutte le circostanze anormali non tipizzate o

innominate: cioè quelle circostanze come appunto stati di terrore, stati ipnotici, obnubilamenti

improvvisi ecc., che escludono la colpevolezza perché inibiscono i poteri di orientamento cosciente

e volontario dell'agente. 87

COOPERAZIONE COLPOSA

– art. 113 c.p. –

COOPERAZIONE NEL DELITTO COLPOSO

Nel delitto colposo, quando l'evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di

queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso. La pena è aumentata per chi ha determinato

altri a cooperare nel delitto:

- se ha determinato a commettere un reato una persona non imputabile o non punibile;

- se chi ha determinato altri a commettere il reato ne è il genitore o esercente la patria potestà;

- se nell’esercizio della sua autorità, direzione o vigilanza ha determinato a commettere il reato

persone ad esso soggette;

- se ha determinato a commettere un reato un minore o una persona in stato di infermità o

deficienza psichica.

Concorso di persone nel reato in cui manca la volontà dei soggetti di cooperare ai fini della

realizzazione del fatto criminoso. L'elemento caratterizzante della cooperazione colposa è quello

della consapevolezza di contribuire, con la propria condotta, alla realizzazione di un'azione che si

compone dei contributi attivi o omissivi di altri correi; azione che, poi, si caratterizza per la

violazione di una o più norme cautelari.

- concorso di cause colpose indipendenti: si ha pluralità di reati nonostante l’unicità dell’evento.

Più comportamenti colposi producono l’evento senza che tra gli autori stessi vi sia alcun vincolo

psicologico, sicché i vari comportamenti possono ritenersi cause produttrici dell’evento in modo

del tutto indipendente;

- cooperazione nel delitto colposo: si ha unicità di reato con pluralità di soggetti che lo pongono

in essere. Sussiste tra più soggetti un vincolo psicologico riferito alla condotta di ciascuno, nel

senso che ognuno contribuisce, con la propria, all’altrui azione, conferendo il proprio apporto

alla condotta causativa dell’evento (senza volere l’evento stesso). Richiesta la volontà di

concorrere alla realizzazione della condotta contraria a regole cautelari e causa dell’evento.

Dottrina tradizionale: discrimine tra cooperazione colposa e concorso di cause indipendenti viene

segnato dall'esistenza o no di un legame psicologico tra i diversi soggetti agenti (così, si avrebbe ad

es. cooperazione colposa nell'ipotesi del proprietario dell'auto che istighi il conducente a tenere una

velocità eccessiva, qualora ne consegua un investimento; mentre si avrebbe concorso di fatti colposi

indipendenti ad es. nel caso di due automobilisti i quali, l'uno all'insaputa dell'altro, concorrano a

provocare uno stesso incidente).

Proprio la consapevolezza di collaborare varrebbe a far incriminare una condotta di cooperazione

che riceve la qualifica di colposa soltanto per riflesso dell'altrui negligenza, imprudenza o imperizia

cui ci si limita a volontariamente aderire.

Art. 113 assolverebbe non solo una funzione di disciplina (nel senso cioè di assoggettare ad un

particolare trattamento penale fatti che sarebbero già autonomamente reprimibili in base alle

fattispecie di parte speciale), ma anche una funzione incriminatrice, servirebbe ad attribuire

rilevanza penale a comportamenti colposi atipici rispetto alle fattispecie monosoggettive di parte

speciale, come tali non punibili in assenza di una norma ad hoc estensiva della punibilità.

Tuttavia, non si comprende perché la semplice consapevolezza di concorrere con altri debba bastare

a rendere incriminabile una condotta che si ritiene, in se stessa considerata, lecita perché non

direttamente contrastante con una regola di diligenza, prudenza o perizia.

Sul piano dogmatico il privilegio accordato all'elemento psicologico come requisito che cementa le

condotte di cooperazione tradisce la teoria della colpa penale: la «colposità» delle singole condotte

di cooperazione deve essere accertata già sul terreno dell'elemento materiale e, quindi, in uno stadio

che precede quello dell'elemento psicologico.

- reati causalmente orientati e funzione incriminatrice dell’art. 113 c.p.: il disvalore penale si

accentra tutto nella causazione dell'evento lesivo onde la condotta assume rilevanza penale

innanzitutto per il fatto di contribuire alla produzione dell'evento. Nella forma colposa di

realizzazione, la condotta sarà tipica se, oltre ad esplicare efficacia causale, si porrà in contrasto

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col dovere obiettivo di diligenza. In presenza delle suddette condizioni, l'istituto della

cooperazione può apparire superfluo, essendo ciascun fatto causalmente orientato punibile alla

stregua della norma incriminatrice di parte speciale incentrata sull'autore singolo.

Art. 113 possiede, rispetto alle fattispecie causalmente orientate o c.d. causali pure, soltanto la

funzione di sottoporre le eventuali ipotesi di collaborazione ad un regime penale diverso da

quello che si avrebbe applicando le sole fattispecie monosoggettive di parte speciale.

- reati a forma vincolata e funzione incriminatrice dell’art. 113 c.p.: fattispecie che reprimono

non già un'offesa comunque prodotta, bensì un'offesa realizzata soltanto mediante specifiche

modalità comportamentali (es. chi per colpa distribuisce per il consumo acque che sono state da

altri avvelenate). In tutte le ipotesi nelle quali la condotta colposa è puntualmente tipizzata dal

legislatore, un semplice comportamento di collaborazione, che non giunga a integrare gli estremi

del fatto così come previsto dal legislatore diventa rilevante in virtù dell'art. 113, il quale in

questi casi svolge oltre che una funzione di disciplina, anche una funzione incriminatrice perché

estende la punibilità di condotte altrimenti non punibili.

Questo meccanismo di estensione della tipicità si rivela, da un punto di vista politico-criminale,

di dubbia opportunità. Se il legislatore per la tutela di certi beni ha preferito ricorrere alla

creazione di fattispecie (monosoggettive) a forma vincolata, segno è che egli ha inteso tutelarli

non ad oltranza contro ogni possibile offesa (il che invece avviene nell'ambito delle fattispecie

causalmente orientate), bensì in maniera frammentaria, cioè soltanto contro quelle specifiche

modalità di offesa contemplate dalla norma incriminatrice. 89

REATO OMISSIVO

BIPARTIZIONE DEI REATI OMISSIVI

In base alla necessità della presenza o no di un evento come requisito strutturale del fatto di reato.

: reati di pura condotta consistono nel mancato compimento di un'azione

REATI OMISSIVI PROPRI

imposta da una norma penale di comando a prescindere dalla verificazione di un evento come

conseguenza della condotta omissiva (es. omissione di soccorso si consuma allorché il soggetto

agente realizzi una condotta omissiva, a prescindere dalle eventuali conseguenze negative che

possono derivare in capo alla vittima del reato).

Elementi costitutivi: reati configurati da singole norme incriminatrici che descrivono sia l’azione

doverosa la cui omissione è penalmente rilevante, sia i presupposti in presenza dei quali sorge

l’obbligo giuridico di agire.

 situazione tipica: insieme dei presupposti da cui scaturisce l'obbligo di attivarsi (es. omissione

di soccorso situazione tipica è costituita dalla condizione di pericolo in cui versa il soggetto

bisognoso di aiuto), la norma incriminatrice indica anche il fine cui deve tendere il compimento

dell'azione comandata. Descrizione legislativa della situazione tipica può far uso di elementi

descrittivi, che in quanto tali rinviano alla realtà naturalistica, ovvero di elementi normativi

giuridici.

Due sotto-categorie a seconda che la relativa situazione tipica sia

- pregnante: obbligo di attivarsi ha per presupposto una pregnante realtà naturalistica o sociale

immediatamente percepibile dal soggetto a prescindere dalla conoscenza che egli abbia

dell'obbligo giuridico di agire;

- neutra: difficile che il soggetto possa riconoscere di trovarsi nella situazione che lo obbliga ad

attivarsi in un determinato modo, se egli previamente non conosce o quantomeno non ha

ragione di sospettare, l'esistenza della specifica norma giuridica generatrice dell'obbligo di

agire.

 condotta omissiva tipica e possibilità di agire: teoria normativa, l'omissione è il non

compimento, da parte di un soggetto, di una determinata azione che era da attendersi in base ad

una norma giuridica.

Obbligo giuridico d’agire presuppone che il soggetto abbia la possibilità materiale di attivarsi per

adempiere al comando, tale possibilità viene meno se mancano attitudini psico-fisiche o

condizioni esterne indispensabili per attivarsi utilmente.

Il reato viene meno se il soggetto ha compiuto un serio sforzo di adempiere all'obbligo di agire e

l'insuccesso è dovuto a circostanze esterne.

Ove si tratti di doveri di agire che incombono su più soggetti, e che non presuppongono

necessariamente un adempimento di tipo personale l'attivarsi da parte di uno dei co-obbligati può

rendere penalmente irrilevante l'omissione di coloro i quali rimangono successivamente inattivi.

: reati di evento che

REATI OMISSIVI IMPROPRI (O COMMISSIVI MEDIANTE OMISSIONE)

consistono nella violazione dell'obbligo di impedire il verificarsi di un evento tipico ai sensi di una

fattispecie commissiva-base.

Mancata realizzazione di un'azione doverosa imposta per impedire il verificarsi di un evento il quale

è elemento costitutivo del fatto (es. bambino che affoga, il bagnino avrà la responsabilità).

A differenza dei reati di mera omissione, che contravvengono ad un comando di agire, i reati

omissivi impropri violerebbero pur sempre il divieto di cagionare l'evento che dà vita alla fattispecie

commissiva, questa volta il divieto si specifica nel divieto di cagionare, con la propria omissione,

l'evento tipico.

Fattispecie obiettiva del reato omissivo improprio: norma che contiene la previsione generale dei

reati omissivi impropri è l’art. 40, co. 2, c.p. “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico

di impedire equivale a cagionarlo” (clausola di equivalenza). 90

Equipara la posizione di colui che commette attivamente un reato a quella di colui che commette il

medesimo reato attraverso un'omissione.

Il reato omissivo improprio contravviene all'obbligo di impedire il verificarsi di un evento lesivo

che il soggetto stesso avrebbe avuto l’obbligo di impedire.

Questo tipo delittuoso è carente di una previsione legislativa espressa la fattispecie del reato

omissivo improprio nasce dal combinarsi della clausola generale contenuta nell'art. 40, co. 2, c.p.

con le norme incriminatrici di parte speciale che vietano la causazione di un evento.

Tramite questa combinazione, da ciascuna fattispecie commissiva prevista dalla parte speciale sorge

una nuova fattispecie omissiva autonoma.

La nuova fattispecie incentrata sul mancato impedimento dell'evento ha carattere autonomo ed è

imperniata anch'essa su di una norma di comando che impone il compimento di un’azione.

Riconoscimento dell'autonomia strutturale del reato omissivo improprio solleva dubbi sulla

compatibilità di questo modello di illecito con i principi di legalità e sufficiente determinatezza

della fattispecie: spetta al giudice il compito, non solo di selezionare le fattispecie di azione

legalmente tipizzate da convertire in corrispondenti ipotesi omissive, ma anche di individuare gli

obblighi di agire, la cui violazione giustifichi una responsabilità penale per omesso impedimento

dell'evento.

Sfera di operatività dell'art. 40, co. 2, c.p.

 tipologie delittuose non convertibili in illeciti omissivi impropri:

- reati che la norma incriminatrice di parte speciale tipizza già con riferimento ad una condotta

omissiva;

- reati di mano propria nei quali il reo deve porre in essere positivamente il comportamento che

integra il reato a mezzo della sua persona (es. incesto);

- reati abituali che presuppongono una condotta di vita risultante da una reiterazione di

comportamenti positivi;

- fattispecie la cui condotta è caratterizzata da note descrittive necessariamente attinenti ad un

comportamento positivo (es. furto).

 tipologie delittuose convertibili in illeciti omissivi impropri: reati causali puri cioè di quei

reati di evento la cui carica di disvalore si concentra tutta nella produzione del risultato lesivo,

mentre appaiono indifferenti le specifiche modalità comportamentali che innescano il processo

causale.

Convertibili i reati causalmente orientati o a forma libera che offendono beni e interessi di

particolare rilevanza sociale come la vita, l’incolumità individuale o pubblica, cioè quei beni o

interessi nei cui confronti è giustificata la creazione di garanti che rispondono penalmente per il

mancato impedimento di eventi lesivi.

Responsabilità per omesso impedimento dell'evento è estesa anche alla tutela di beni di natura

patrimoniale ove è plausibile.

Concorso mediante omissione ad un reato materialmente commesso da altri: caso in cui il reato

oggetto di volontà comune materialmente posto in essere da taluno dei compartecipi non sia

impedito da chi, fra questi ultimi, aveva l'obbligo di impedirlo (es. custode di un magazzino il quale

volontariamente non impedisce che dei ladri vi si introducano per sottrarre della merce).

Elementi costitutivi della fattispecie omissiva impropria:

 situazione tipica: complesso dei presupposti di fatto che danno vita ad una situazione di pericolo

per il bene da proteggere e che rendono attuale l'obbligo di attivarsi del garante (es. la presenza

di un nuotatore inesperto che si trova in difficoltà obbliga il bagnino ad impedire l'evento-morte).

Il contenuto e lo scopo del dovere di agire del garante possono specificarsi soltanto in rapporto

alle circostanze del caso concreto.

 omesso impedimento dell'evento ed equivalente normativo della causalità

- condotta omissiva di mancato impedimento: per attribuire all'omittente la responsabilità per

l'evento occorre dimostrare che esiste una connessione tra l'evento stesso e la condotta

omissiva; 91

- evento non impedito: evento naturalistico previsto dalla fattispecie commissiva-base (es. la

morte nel delitto di omicidio) e nei casi di concorso mediante omissione dal reato che si aveva

l'obbligo di impedire.

Rapporto di causalità: diversità strutturale tra la causalità commissiva e la causalità omissiva.

 giudizio prognostico orientato secondo il modello della sussunzione sotto leggi: causalità

omissiva viene definita anche causalità ipotetica, in quanto il suo accertamento si fonda su un

giudizio ipotetico o prognostico, con il quale si verifica se, qualora fosse stata tenuta l’azione

doverosa, l’evento si sarebbe realizzato ugualmente o meno.

Per effettuare tale prognosi i criteri di giudizio da adottare sono quelli del modello della

sussunzione sotto leggi: dopo aver individuato la “legge di copertura”, in virtù della quale sia

consentito affermare che al verificarsi di certi antecedenti vengono generalmente meno

determinate conseguenze, si potrà anche questa volta usare, come “test di controllo”, la formula

della condicio sine qua non.

Rapporto di causalità tra omissione ed evento sussiste quando l’azione doverosa che è stata

omessa, se fosse stata compiuta, avrebbe impedito il verificarsi dell’evento, nel senso che

aggiungendola mentalmente, l’evento non si sarebbe verificato.

 grado di certezza in sede di accertamento della causalità omissiva: trattandosi di un giudizio

effettuato in termini ipotetici, non si può pretendere lo stesso rigore esigibile nell'accertamento

del nesso causale vero e proprio. Si deve richiedere, in sede di applicazione della formula della

condicio, che l'azione doverosa, ove compiuta, valga ad impedire l'evento con una probabilità

vicina alla certezza. : perché la causazione e il mancato impedimento di un evento risultino

POSIZIONE DI GARANZIA

penalmente equivalenti, non basta accertare il nesso di causalità ipotetica tra l'evento stesso e la

condotta omissiva. Il meno che la causalità ipotetica possiede rispetto alla causalità reale deve

essere compensato da un altro elemento consistente nella violazione di un obbligo giuridico di

impedire l'evento.

Il dovere di impedire eventi lesivi a carico di beni altrui rappresenta un'eccezione ammissibile in

presenza di un obbligo giuridico di attivarsi, la cui violazione consenta l'affermazione di

responsabilità penale.

Gli obblighi di protezione possono nascere da un rapporto di famiglia; da una stretta relazione

comunitaria; dalla assunzione volontaria o consensuale, espressa o tacita di un tale obbligo.

L'omittente assume in questi casi il ruolo di garante della salvaguardia del bene protetto e risponde

anche dei risultati connessi al suo mancato attivarsi (es. la madre che non presta soccorso al figlio in

pericolo).

Deve trattarsi di obblighi giuridicamente rilevanti:

 teoria formale dell'obbligo di impedire l'evento: si limitava ad enumerare una triplice fonte

giuridica dell'obbligo di attivarsi (c.d. trifoglio):

a) legge (penale ed extrapenale);

b) contratto (es. il caso della baby sitter che si impegna contrattualmente a sorvegliare un

bambino in assenza dei genitori);

c) precedente azione pericolosa (chi compie un'azione pericolosa dopo assume, per ciò stesso,

l'obbligo di impedirne le possibili conseguenze dannose a carico di terzi, es. chi apre una buca

in una pubblica via è tenuto a prendere le misure di sicurezza necessarie ad evitare che ignari

passanti vi cadano dentro).

Dottrina ha dimostrato che la concezione predetta non è in grado di spiegare in modo appagante

perché il diritto penale assimili l'omissione non impeditiva all'azione causale:

- non ogni obbligo extrapenale di attivarsi è automaticamente suscettivo di convertirsi in un

obbligo di garanzia rilevante ai sensi di una fattispecie omissiva impropria; 92

- anche quando l'obbligo di garanzia trova la sua fonte in una norma penale che direttamente

configura una fattispecie omissiva propria, la sua rilevanza ai sensi di una fattispecie omissiva

impropria deve essere vagliata dall'art. 40, co. 2, c.p.

- non esiste alcuna norma giuridica esplicita, in base alla quale possa affermarsi che il

compimento di una precedente azione pericolosa dia vita al sorgere di obblighi a contenuto

impeditivo. Il ricorso al fare pericoloso precedente come fonte di un obbligo di attivarsi è

superfluo o fuorviarne (es. nel caso dell'apertura della buca ci si trova di fronte al sorgere di

un normale obbligo a contenuto precauzionale che si accompagna alla realizzazione di una

condotta «positiva» pericolosa).

 concezione contenutistico-funzionale: approccio tendente a integrare i tradizionali criteri

giuridico-formali di individuazione degli obblighi di garanzia con criteri materiali (o

contenutistici) desunti dalla specifica funzione attribuibile alla responsabilità per omesso

impedimento dell'evento nel nostro sistema penale.

Neppure questa nuova impostazione a carattere contenutistico-funzionale appare in grado di

circoscrivere la materia in esame entro confini sempre certi e ben definiti.

 migliore dottrina: l’obbligo giuridico di impedire l’evento deriva dalla posizione di garanzia

che un determinato soggetto ha nei confronti di beni ritenuti dall’ordinamento meritevoli di

tutela stante l'incapacità dei loro rispettivi titolari a proteggerli adeguatamente. Da qui

l'attribuzione a taluni soggetti, diversi dai rispettivi titolari, della speciale posizione di garanti

dell'integrità dei beni che si ha interesse a salvaguardare.

Posizione di garanzia vincolo di tutela tra un soggetto garante ed un bene giuridico, determinato

dalla incapacità totale o parziale del titolare di proteggerlo autonomamente.

Tre requisiti affinché una situazione tipica di obbligo acquisti il significato di una posizione di

garanzia:

- incapacità del soggetto garantito all’autonoma difesa del bene;

- carattere speciale dell’obbligo che deve gravare su alcuni e ben determinati soggetti (garanti);

- relazione di immediatezza tra la protezione del bene e l’obbligo giuridico.

Bipartizione funzionale delle posizioni di garanzia:

- posizioni di protezione: scopo di preservare determinati beni giuridici da tutti i pericoli che

possono minacciarne l'integrità, quale che sia la fonte da cui scaturiscono (es. i genitori hanno

l'obbligo di porre al riparo i figli minori da tutti i pericoli che li minacciano);

- posizioni di controllo: scopo di neutralizzare determinate fonti di pericolo, in modo da garantire

l'integrità di tutti i beni giuridici che ne possono risultare minacciati (es. il proprietario

dell'edificio pericolante ha l'obbligo di impedire il verificarsi di eventi dannosi a carico di tutti i

soggetti che possono trovarsi nelle vicinanze dell'edificio medesimo).

Siano esse di protezione o di controllo possono essere

- originarie: nascono in capo al garante in virtù di una sua particolare qualità in considerazione

dello specifico ruolo o della speciale posizione di volta in volta rivestita. Trovano la loro fonte

direttamente nella legge e in particolare, nel diritto di famiglia (es. genitori hanno l'obbligo di

impedire che i figli subiscano eventi lesivi della vita e dell'integrità fisica).

- derivate: nascono in capo al garante

a) a seguito di un trasferimento per contratto da parte del garante originale ad un soggetto

diverso (es. babysitter che si impegna a sorvegliare i bambini in assenza dei genitori).

Perché gli obblighi di attivarsi di fonte contrattuale possano assumere rilevanza ai sensi

dell'art. 40, co. 2, c.p. sono necessarie alcune condizioni:

1. intervento in qualità di parte contraente dello stesso titolare del bene protetto o di un

garante a titolo originario (es. genitore);

2. occorre che il (nuovo) garante assuma in concreto i beni da proteggere, non essendo

sufficiente che il soggetto si sia obbligato in astratto;

3. creazione di una situazione di effettivo affidamento al garante del bene da proteggere

indipendentemente da eventuali invalidità del contratto. 93

b) a seguito di assunzione volontaria della posizione di garante: ipotesi in cui un soggetto svolge

spontaneamente compiti di protezione di certi beni, stante l'incapacità dei relativi titolari di

provvedere da sé medesimi. Ciò che conta è che l'intervento del garante determini o accentui

un'esposizione a pericolo del bene da proteggere (es. perché tale intervento induce ad

affrontare un pericolo che altrimenti non si sarebbe corso).

Per aversi omissione giuridicamente rilevante occorre che il soggetto abbia l’effettiva capacità di

compiere l’azione richiestagli (es. il padre che non sa nuotare non risponderà di omicidio se il figlio

affoga). L’omissione si verifica quando l’atto non può più essere materialmente compiuto, perché

mancano le condizioni di fatto che lo richiedevano, oppure perché è passato il periodo di tempo o è

scaduto il termine entro cui la legge voleva che si agisse.

: due condizioni

POSIZIONE DI CONTROLLO SU FONTI DI PERICOLO

a) che il titolare del bene si trovi nell’impossibilità di proteggere il bene medesimo;

b) che il garante tenga sotto la sua sfera di signoria la sorgente e cioè l'oggetto materiale o l'attività

da cui si origina la situazione di pericolo a carico di terze persone. L'incolumità del soggetto

minacciato da pericoli scaturenti da cose che appartengono ad altri finisce col dipendere dalle

cautele predisposte da chi ha sotto il proprio controllo la cosa pericolosa (es. posizione di

controllo in capo al proprietario dell’edificio o costruzione che minaccia rovina).

Al paradigma delle posizioni di controllo su fonti di pericolo possono essere ricondotti anche i casi,

nei quali il garante è obbligato ad impedire l'agire illecito di un terzo, in taluni casi, il configurarsi

di questa specifica posizione di garante dipende dalla presenza di due condizioni:

- che il terzo (es. per malattia mentale) sia carente dei requisiti necessari a governare in modo

responsabile il proprio comportamento;

- che, proprio a causa di tale stato di incapacità naturale, egli debba sottostare al potere di

controllo e vigilanza di un garante.

Altre volte, la posizione di garanzia si fonda sull'esistenza di un potere giuridico che pone

determinati soggetti in condizione di impedire la commissione di reati da parte di altri soggetti (es.

risponderebbe di concorso mediante omissione l'agente di scorta ad un uomo politico che rimanesse

volutamente inattivo di fronte agli assassini del soggetto da proteggere).

ANTIGIURIDICITÀ

Se sussiste una causa di giustificazione l'omissione tipica non risulta antigiuridica e la punibilità

viene meno.

Cause di giustificazione più frequentemente applicate sul terreno dei reati di azione (es. stato di

necessità) accedono alla realizzazione di un reato omissivo soltanto in presenza di circostanze assai

particolari (es. soggetto che omette di prestare soccorso perché l'azione di salvataggio porrebbe in

pericolo la sua persona). COLPEVOLEZZA

Struttura della colpevolezza nei reati omissivi è analoga a quella del reato di azione. Il problema

della equiparabilità del cagionare al non impedire è risolto dall'art. 40, co. 2, c.p., sotto il profilo

dello stesso trattamento sanzionatorio.

DOLO OMISSIVO

 reati omissivi propri:

a) fattispecie con situazione tipica pregnante: l'obbligo di attivarsi ha per presupposto una

realtà naturalistica o sociale immediatamente percepibile dal soggetto, a prescindere dalla

conoscenza che egli abbia dell'obbligo giuridico di agire (es. omissione di soccorso il vedere

un ferito ai bordi di una strada provoca una sufficiente spinta psicologica ad agire ancorché il

soggetto ignori che esiste una norma penale che incrimina l'omesso soccorso). Coscienza e

volontà di omettere può fare a meno della conoscenza (attuale) dell'obbligo giuridico di

attivarsi penalmente sanzionato; 94

b) fattispecie con situazione tipica neutra: riflettono fattispecie di pura creazione legislativa,

tipi di illecito penale che sono tali soltanto per volontà del legislatore senza che ad essi

preesista un disvalore socialmente percepibile o diffuso.

Per la configurabilità del dolo occorre che l’agente abbia conoscenza della situazione tipica

del dovere di attivarsi e sia consapevole della sua possibilità di agire nella direzione voluta

dalla norma.

L’ignoranza dell’esistenza di una norma penale che impone l’obbligo di agire sarà valutata ai

sensi dell’art. 5 c.p. e pertanto, sarà scusabile se inevitabile.

 reati omissivi impropri: dolo abbraccia i presupposti di fatto della posizione di garanzia

rappresentando questa un fondamentale elemento costitutivo del fatto tipico (es. una baby sitter

che omette di sorvegliare il bambino affidatole, non risponde di omicidio doloso se non

riconosce che il bambino che sta per annegare è proprio quello affidato alle sue cure).

Ai fini della configurabilità del dolo non si richiede che l'omittente sappia che la violazione

dell'obbligo di garanzia è penalmente sanzionata.

Il dolo deve comprendere la conoscenza dell’obbligo giuridico extrapenale di impedire l’evento

tipico, distinguere l’errore

- l’errore riguardante la conoscenza dell'obbligo extrapenale di agire convertendosi in un errore

sulla situazione tipica è in grado di dispiegare efficacia scusante ex art. 47, 3 co. c.p. (errore di

diritto);

- riguardante l’esistenza dell’obbligo di garanzia si converte in errore sulla legge penale ha

quindi efficacia scusante ex. art. 5 c.p. solo se si tratta di ignoranza inevitabile.

: per la configurabilità della colpa occorre rilevare che la negligenza, imprudenza

COLPA OMISSIVA

e l’imperizia possono riguardare:

- il mancato riconoscimento dell’azione tipica da parte dell'omittente;

- la scelta dell’azione doverosa da compiere.

L'adempimento del dovere di diligenza presuppone che il soggetto obbligato abbia la possibilità di

agire nel senso richiesto.

Per stabilire se la condotta omissiva si ponga in contrasto col dovere oggettivo di diligenza, basta

valutare la possibilità di agire alla stregua di un modello di agente avveduto che, posto nella

situazione data, sia in grado di riconoscere la situazione tipica e di agire nel senso voluto

dall'ordinamento.

L'ulteriore indagine sulle capacità psico-fisiche dell’omittente concreto va compiuta in un momento

successivo, cioè in sede di colpevolezza. Sarà sufficiente accertare l'assenza di circostanze anormali

capaci di rendere eccezionalmente impossibile anche all'agente-modello di comportarsi nel modo

richiesto.

Dovere di diligenza e obbligo di impedire l’evento finiscono con l'intersecarsi e coincidere: il

garante è tenuto a fare, per impedire la verificazione di determinati eventi, quanto gli è imposto

dall'osservanza delle regole di diligenza dettate dalla situazione particolare.

CONOSCENZA DELL'ILLICEITÀ

Ai fini della sussistenza della colpevolezza, è sufficiente la possibilità di conoscere il precetto

penale costituito dal comando di agire penalmente sanzionato. Nel campo dei reati omissivi, la

possibilità di non conoscere il precetto penale va sempre presa in considerazione, mentre in quello

dei reati commissivi tale possibilità è da tenere in conto soltanto in presenza di circostanze

oggettive. TENTATIVO

- reati omissivi impropri: ammissibile sono reati di evento sicché è possibile ipotizzare il

tentativo in tutti i casi nei quali la condotta omissiva volontaria non è seguita per circostanze

fortuite dalla verificazione dell'evento. L'omissione tentata assume rilevanza penale nel momento

95

in cui il ritardo nell'azione di salvataggio provoca un pericolo diretto per il bene tutelato o

comunque, aggrava una situazione di pericolo preesistente.

- reati omissivi propri: inconcepibile poiché la condotta illecita si esaurisce nel momento in cui

l’atto deve essere compiuto. Se il termine utile per compiere l'azione prescritta non è scaduto, il

non averla posta in essere non implica ancora violazione dell'obbligo, mentre, se il termine è

scaduto, il reato è già perfetto.

Dottrina tentativo configurabile quando il soggetto non si limiti a non agire ma compia atti

positivi diretti in modo non equivoco a non adempiere al comando di azione (es. l'ipotesi del p.u.

che si reca all'estero al fine di non essere presente nel tempo e nel luogo in cui dovrebbe

compiere un atto dell'ufficio).

Ove il termine per adempiere non sia decorso, ci si troverà di fronte ad un'ipotesi di tentativo

tutte le volte che un soggetto obbligato precostituisca una situazione tale da rendere impossibile

l'ottemperanza alla pretesa normativa.

PARTECIPAZIONE CRIMINOSA NEL REATO OMISSIVO

Principi del concorso di persone nel reato sono applicabili tanto all'azione che all'omissione.

- concorso mediante omissione in un reato omissivo: più soggetti obbligati decidono di comune

accordo che ciascuno non adempirà al suo obbligo di condotta (es. più persone convengono di

non prestare soccorso ad un ferito nel quale si sono per caso imbattute). Basterà tener conto della

singola condotta omissiva di per sé idonea da sola ad integrare tutta la fattispecie di reato.

Si può concorrere mediante omissione alla realizzazione di un reato commissivo soltanto a

condizione che l'omittente sia «garante» dell'impedimento dell'evento costituito dal «reato»

direttamente commesso da terzi soggetti.

Secondo la dottrina italiana il garante che si limiti a non impedire un reato riveste, in rapporto

all’esecutore materiale, una posizione secondaria assimilabile più a quella del complice che non

a quella del coautore.

- concorso mediante azione in un reato omissivo: es. Tizio istiga Caio a non soccorrere una

persona in pericolo. Il ricorso all'istituto della partecipazione criminosa si rivela superfluo

qualora pure l'istigatore sia personalmente in grado di soccorrere la persona in pericolo, in

presenza di tale condizione anch'egli può assumere direttamente il ruolo di autore del delitto di

omissione di soccorso. 96

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA

Art. 42 c.p. dopo avere stabilito nel co. 2 che di un fatto delittuoso si risponde a titolo di dolo o

colpa, aggiunge nel co. 3 che «la legge determina i casi nei quali l'evento è posto altrimenti a carico

dell'agente, come conseguenza della sua azione od omissione». Con il termine altrimenti il

legislatore allude ad un ulteriore parametro di imputazione, la responsabilità oggettiva.

Un determinato evento viene posto a carico dell'autore in base al solo rapporto di causalità

materiale, non si richiede né che l'evento costituisca oggetto di una volontà colpevole (dolo), né che

sia conseguenza di una condotta contraria a regole di diligenza sociali o scritte (colpa).

La responsabilità oggettiva non configura un modello delittuoso autonomo ma si innesta

strutturalmente nelle diverse tipologie delittuose: reati dolosi e colposi, commissivi ed omissivi.

Poiché l'agente è chiamato a rispondere a prescindere da qualsiasi legame psicologico con l'evento

di cui trattasi, i casi di responsabilità oggettiva introducono vistose eccezioni al principio di

colpevolezza.

Nell'ambito di un sistema penale moderno né ragioni di prevenzione generale, né ragioni di

semplificazione probatoria possono costituire motivi decisivi per giustificare, sul piano politico-

criminale, deroghe al principio di colpevolezza.

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA E PRINCIPI COSTITUZIONALI

 incompatibilità col principio sancito dall’art. 27, co. 1, Cost. principio del carattere

personale della responsabilità penale: se si interpreta il principio della personalità nella sua

espansione massima, cioè come sinonimo di responsabilità personale colpevole, le obiezioni di

incostituzionalità sono fondate. L’art. 27 Cost. non si limita solo ad imporre che nessuno venga

punito per un fatto commesso da altri, ma prevede anche che nessuno venga punito per un fatto

non colpevole, cioè a lui non attribuibile almeno a titolo di colpa; da cià deriva che di

colpevolezza non può certo parlarsi nel caso della responsabilità oggettiva basata sul semplice

nesso di causalità materiale (nullum crimen sine culpa). Secondo la Corte la responsabilità

oggettiva contrasta con il principio costituzionale di personalità della responsabilità penale.

 incompatibilità col principio sancito dall’art. 27, co. 3°, Cost. responsabilità rieducativa

della responsabilità penale: non avrebbe senso irrogare una sanzione penale ad un soggetto cui

non può essere mosso alcun rimprovero neppure di semplice leggerezza. La stessa funzione

rieducativa della pena postula che il fatto addebitato sia psichicamente riportabile, almeno nella

forma della colpa, al soggetto da rieducare.

Se l'inderogabile rispetto del principio di colpevolezza funge, come ammette la stessa Corte

costituzionale sent. 364/88 e n. 1085/88, da presidio garantistico a salvaguardia della libertà di

programmazione delle azioni future di ciascun individuo, la responsabilità oggettiva è

costituzionalmente inammissibile proprio perché confligge con tale libertà: se il soggetto è punibile

anche in assenza di dolo o colpa, la possibilità di incorrere in una sanzione penale finisce col

dipendere anche da fattori da parte sua incontrollabili, con la conseguenza che egli non è in grado di

programmare la sua vita in modo da sfuggire al rischio di accidentali condanne.

Ai fini dell'individuazione di una responsabilità penale conforme ai principi costituzionali deve

esserci un legame psicologico tra l'agente e gli elementi più significativi della fattispecie penale

astratta. Alla stregua di una simile conclusione, risultano costituzionalmente illegittime pressoché

tutte le principali ipotesi codicistiche di responsabilità obiettiva.

CASI DI RESPONSABILITÀ OGGETTIVA «PURA»

a) aberratio delicti (evento diverso da quello voluto dall’agente): art. 83 c.p. se per errore nell'uso

dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, si cagiona un evento diverso da quello

voluto, il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto è preveduto

dalla legge come delitto colposo. 97

La formula «a titolo di colpa» si riferisce al piano delle conseguenze sanzionatorie, il che

significa che si applicano le stesse pene previste per il reato colposo, mentre il criterio di

attribuzione della responsabilità rimane di natura obiettiva;

b) responsabilità del partecipe per il reato diverso da quello voluto: art. 116 c.p. qualora il reato

commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se

l'evento è conseguenza della sua azione.

Corte di Cassazione sent. sez. un. 2009 ha affermato che la responsabilità per l'evento non voluto

reato diverso sia

presuppone, oltre al nesso di causalità con la condotta dell'agente, anche che il

uno sviluppo prevedibile di quello formante l'oggetto del disegno criminoso.

c) reati di stampa: salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione, e fuori dei casi di

concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto

del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione

siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per

tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.

- parte della dottrina, nonostante l'intervenuta modifica legislativa, sostiene continui a

configurare un'ipotesi di responsabilità oggettiva: l'inciso «a titolo di colpa» si riferirebbe non

già al fondamento della responsabilità, bensì alla disciplina del fatto come se fosse colposo;

- dottrina e giurisprudenza prevalente considerano, la figura di reato come colposa a tutti gli

effetti: al direttore deve potersi rivolgere l'addebito o di non avere controllato, a causa di un

atteggiamento negligente, il contenuto dell'articolo, ovvero di averne superficialmente

valutato la liceità penale.

Qualora l'omesso controllo del direttore dipenda non già da negligenza, ma dalla precisa

volontà di assecondare la pubblicazione di un articolo di contenuto penalmente illecito, si

configura una normale ipotesi di concorso (doloso) del direttore nel fatto doloso dell'autore

dello scritto.

CASI DI RESPONSABILITÀ OGGETTIVA «MISTA»

La gran parte delle ipotesi di responsabilità oggettiva presenti nel nostro ordinamento si innestano

su di una precedente fattispecie-base, la quale a sua volta risulta per lo più incentrata su di un'azione

dolosa; non mancano, tuttavia, ipotesi di responsabilità oggettiva connesse ad una fattispecie-base

colposa.

a) preterintenzione: criterio autonomo di ascrizione di responsabilità.

Delitto è preterintenzionale o oltre l’intenzione quando dall’azione o dalla omissione deriva un

evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente.

- volontà di un evento minore (dolo)

- non volontà di un evento più grave, che va quindi oltre l’intenzione.

Ipotesi di preterintenzione.

- omicidio preterintenzionale – art. 584 c.p. – quando un soggetto, con atti diretti a percuotere

o ledere, cagiona (involontariamente) la morte di un uomo;

- aborto preterintenzionale – L. 194/1978 – quando con azioni dirette a provocare lesioni si

cagiona come effetto non voluto l'interruzione della gravidanza.

La dottrina, tuttavia, ritiene che ulteriori fattispecie delittuose, pur non rubricate come

preterintenzionali, possano ricondursi nel novero della preterintenzionalità, es. taluni delitti

rientranti nella categoria di derivazione dogmatica dei "reati aggravati dall'evento".

In dottrina si discute se la premeditazione sia:

 un dolo misto a responsabilità oggettiva (dolo per l’evento voluto e responsabilità oggettiva

per quello non voluto):

- l'azione diretta a provocare l'evento meno grave, in quanto tale evento è voluto, è

certamente dolosa;

- quanto all'evento più grave non voluto, la legge si limita ad affermare che deve essere

conseguenza della condotta, ma non richiede espressamente che sia commesso con colpa:

98

se ne deduce che l'evento più grave viene accollato sulla base del semplice nesso di

causalità materiale e, dunque, in base al criterio della responsabilità oggettiva.

La tesi del dolo misto a responsabilità oggettiva, maggioritaria in dottrina, ha trovato anche

conferma anche nella giurisprudenza maggioritaria.

Accertata la sussistenza di tutti i requisiti del reato base, sarà sufficiente la mera presenza del

nesso di causalità fra la condotta del reato posto in essere e il più grave reato verificatosi,

perché di questo possa rispondersi a titolo di preterintenzione.

 un dolo misto a colpa (dolo per l’evento voluto e colpa per l’evento più grave): colpa per

inosservanza di leggi, l'evento più grave non voluto conseguirebbe alla violazione della norma

penale che vieta l'azione (dolosa) diretta a commetter il reato meno grave.

Obiezione: la colpa per inosservanza di leggi consegue alla violazione non di una legge

qualsiasi ma soltanto di quelle a finalità precauzionale, aventi specificamente per scopo

l'impedimento di eventi del tipo di quello che si verifica. L’agente risponderebbe solo di quei

risultati ulteriori che sono prevedibili ed evitabili.

La figura in esame altro non rappresenta se non una filiazione del dolo indiretto, riducendosi ad

una presunzione di dolo, fondata sull'intrinseca pericolosità delle lesioni rispetto al bene della

vita.

b) reati aggravati dall'evento: reati che subiscono un aumento di pena per il verificarsi di un

evento ulteriore rispetto ad un fatto-base che già costituisce reato.

Due gruppi di reati aggravati dall'evento a seconda che

- sia indifferente che l'evento aggravante sia voluto o no (es. delitto di calunnia, che rimane tale

a prescindere dalla circostanza che l'evento aggravante, costituito dalla condanna a una pena

superiore del soggetto falsamente incolpato, sia voluto o no):

- la volontà dell'evento più grave comporti l'applicabilità di una diversa fattispecie penale:

l'evento non deve essere voluto (neppure in forma di dolo eventuale) perché altrimenti si

configura una diversa fattispecie di reato (es. delitti di abuso di mezzi di correzione o

disciplina, che si trasformano in omicidi o lesioni personali ove i rispettivi eventi aggravatori

siano voluti).

Natura giuridica:

- codice 1930 tutte le ipotesi di delitti aggravati dall'evento rientravano nel paradigma della re-

sponsabilità oggettiva, si riteneva che l'evento aggravatore fosse da attribuire all'agente in

base al semplice nesso di causalità materiale, e perciò a prescindere da qualsiasi requisito di

colpevolezza.

- riforma del '90 regime di imputazione delle circostanze aggravatrici presuppone qualcosa di

simile alla colpa come coefficiente minimo di responsabilità, sotto forma di conoscenza o

conoscibilità del fatto integrante la circostanza. A questo nuovo regime di imputazione

soggettiva non si sottraggono neppure le circostanze che consistono in eventi futuri successivi

alla realizzazione della condotta, come tipicamente accade nel caso dei delitti aggravati

dall'evento: rispetto a questi eventi futuri, dovrà più correttamente richiedersi come requisito

soggettivo di imputazione (in luogo della conoscenza o conoscibilità) la rappresentazione o

rappresentabilità ovvero la previsione o prevedibilità.

c) condizioni obiettive di punibilità: quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il

verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il

verificarsi della condizione, non è da lui voluto. 99

CONCORSO DI REATI

Soggetto viola più volte la legge penale ed è perciò chiamato a rispondere di più reati.

Non si ha concorso di reati

- concorso apparente di norme: una medesima condotta soltanto in apparenza risulta riconducibile

a più fattispecie incriminatrici ma in realtà integra un solo reato;

- nei casi in cui la legge, nella previsione tipica della singola norma incriminatrice, faccia rientrare

più fatti che singolarmente considerati costituiscono reati diversi (es. la rapina comprende la

fattispecie di furto e della violenza privata).

Il concorso di reati assolve la funzione di limitare l’entità della pena da applicare a chi deve essere

giudicato per più reati.

UNITÀ DI AZIONE

a) allorché si realizzano i presupposti minimi che integrano la fattispecie incriminatrice anche se la

condotta tipica risulta dal compimento di più atti (es. un'azione omicida rimane unitaria anche se

in concreto commessa con una pluralità di colpi di pugnale);

b) quando la stessa fattispecie astratta richiede la realizzazione di più atti ai fini della sussistenza

del reato (es. rapina la cui azione tipica è costituita dall'impossessamento della cosa mobile altrui

accompagnata da violenza o minaccia).

c) nei delitti di durata (es. sequestro di persona).

Per determinare il carattere unitario dell'azione si richiede

- contestualità degli atti e unicità del fine: più azioni in senso naturalistico si ricompongono in

un'azione giuridicamente unitaria se unico è lo scopo che le sorregge e se si susseguono nel

tempo senza apprezzabile interruzione (es. azione unitaria nel caso dell'impossessamento degli

oggetti di un magazzino con più atti di sottrazione).

- ricognizione del significato normativo delle fattispecie che vengono di volta in volta in questione

(es. se Tizio ruba un'arma al fine di utilizzarla per costringere subito dopo una donna ad avere

rapporti carnali, si avranno non un'unica azione, ma distinte azioni di furto e di violenza carnale).

UNITÀ DI AZIONE NEI REATI COLPOSI E NEI REATI OMISSIVI

- reati colposi: sussiste unità di azione se, nonostante la violazione di più obblighi di diligenza,

l'evento tipico si è verificato una sola volta. Laddove si siano verificati più eventi tipici o lo

stesso evento si sia verificato più volte si tratta di stabilire se l'autore tra un evento e l'altro

fosse in grado di adempiere all'obbligo di diligenza: si avrà pluralità di reati;

a) non fosse in grado di adempiere all'obbligo di diligenza: si avrà unità di azione.

b)

- reati omissivi impropri:

sola omissione se il garante poteva impedire i diversi eventi soltanto attivandosi

a) contemporaneamente;

diverse omissioni se dopo il verificarsi del primo evento gli altri potevano ancora essere

b) impediti.

- reati omissivi propri: pluralità di omissioni se l'omittente viola contemporaneamente più

obblighi di condotta ma i diversi obblighi potevano essere adempiuti uno dopo l'altro.

TIPI DI CONCORSO DI REATI

 (art. 71 c.p.): soggetto con più azioni od omissioni

CONCORSO MATERIALE DI REATI

commette una pluralità di reati (es. tizio con diversi colpi di pistola uccide più persone).

- omogeneo: soggetto commette più violazioni di una stessa norma penale (es. B in un primo

momento uccide Tizio e dopo qualche tempo uccide Caio);

- eterogeneo: soggetto commette più violazioni di diverse norme incriminatrici (es. A ruba

prima un'arma, poi commette una rapina e successivamente cagiona un omicidio).

Trattamento sanzionatorio: a differenza del codice Zanardelli che prevedeva il regime del c.d

cumulo giuridico, il codice Rocco punisce duramente il concorso materiale dei reati, adottando il

100

cumulo materiale delle pene, rispondente al principio tot crimina tot poenae secondo cui il reo

risponderà della somma delle pene previste per i singoli reati.

Limiti: la pena non può superare i 30 anni se si tratta di reclusione, i 6 anni se si tratta di arresto,

i 15.493 euro per la multa e i 3.098 euro per l’ammenda; e comunque il quintuplo della più grave

delle pene concorrenti (cumulo materiale temperato).

A seguito della riforma novellistica del 1974, che ha esteso la figura del «reato continuato»

anche alle ipotesi di violazione di norme incriminatrici eterogenee, se i diversi reati commessi

dallo stesso soggetto sono avvinti da un medesimo disegno criminoso, in luogo della disciplina

del cumulo materiale delle pene subentra il più mite regime del cumulo giuridico, previsto dal

nuovo art. 81.

Non ha rilevanza autonoma, è considerato dal legislatore soltanto nell’ottica dell'unificazione, in

via esecutiva, delle sanzioni applicabili al soggetto.

Una specifica rilevanza di diritto sostanziale può essere attribuita soltanto a quella forma di

concorso materiale di reati che va sotto il nome di connessione di reati ex art. 61, n. 2 (aver

commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro), posto che il collegamento tra i vari reati

comporta l'applicazione di una circostanza aggravante.

 (art. 81 c.p.): soggetto con una sola azione od omissione

CONCORSO FORMALE DI REATI

commette più reati (stessa condotta deve realizzare più reati) (es. Caio ingiuria una platea ).

- omogeneo: viene violata più volte la stessa norma penale e pertanto i reati sono della

medesima specie (es. ipotesi di omicidio plurimo). Occorre verificare quante volte una

medesima azione violi una stessa disposizione incriminatrice:

fattispecie che tutelano beni altamente personali (es. vita): si configura una pluralità di

a) reati se con una medesima azione si ledono soggetti passivi diversi (es. attentato

terroristico);

fattispecie che proteggono beni di natura diversa (non personali): in presenza di una sola

b) azione pur lesiva di soggetti passivi diversi non sempre è configurabile una pluralità di

reati (es. unico furto commesso mediante un'unica azione di impossessamento di una cosa

appartenente a più soggetti passivi).

- eterogeneo: vengono violate più norme penali e pertanto i reati sono di specie diversa (es.

borsaiolo si rende responsabile, con una stessa azione, dei delitti di rapina impropria e di

resistenza a p.u.). Confluenza di più fattispecie verso la stessa condotta deve essere effettiva,

se così non fosse, perché ad un più attento esame ci si accorge che soltanto una delle norme

apparentemente confluenti esaurisce compiutamente la valutazione penalistica del fatto, si

sarebbe in presenza del conflitto apparente di norme e, dunque, di una unicità di reato.

Può aversi, a differenza di quanto si verifica nel reato continuato, sia riguardo agli illeciti dolosi

sia riguardo agli illeciti colposi.

Trattamento sanzionatorio: cumulo giuridico, va applicata la pena prevista per il reato più

grave, aumentata fino al triplo.

La pena non può essere comunque superiore a quella che sarebbe applicabile sommando le

singole pene previste per i reati in concorso (non può essere superiore a quella che sarebbe

applicabile in base al cumulo materiale delle pene).

Tale trattamento più mitigato è stato introdotto con la riforma del 1974 la quale ha sostituito il

cumulo materiale previsto in origine dal Codice Rocco sia per il concorso formale sia per il

concorso materiale.

Soggetto recidivo reiterato: riforma del 2005 se i reati in concorso formale o in continuazione

con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva reiterata

prevista dall'art. 99, co. 4, l'aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad

un limite minimo, pari ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave.

Recidiva aggravata reiterata assume duplice rilevanza il suo effetto sul carico sanzionatorio

complessivo viene a prodursi più volte: 101

- in sede di determinazione della pena-base, e

- in sede di determinazione del trattamento connesso al concorso formale o alla continuazione.

(o continuazione di reati)

REATO CONTINUATO

Medesima persona compie, con più azioni od omissioni, una pluralità di violazioni della stessa o

di diverse disposizioni di legge, anche in tempi diversi, in esecuzione del medesimo disegno

criminoso.

Particolare tipo di concorso materiale di reati, caratterizzato dalla presenza di un disegno criminoso

unico che accomuna i reati. Può essere applicato anche dal giudice dell'esecuzione.

Elementi costitutivi del reato continuato

1) pluralità di azioni od omissioni: le diverse azioni devono essere unificabili nel quadro di

un'azione giuridicamente unitaria e possono essere commesse anche in tempi diversi.

2) pluralità di violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge: mentre il legislatore del

'30 annoverava tra i requisiti del reato continuato la molteplice violazione di una «stessa

disposizione di legge», l'attuale art. 81 ammette la continuazione dei reati anche in presenza della

violazione di norme incriminatrici eterogenee.

3) esecuzione del medesimo disegno criminoso: l'agente deve, prima dell'inizio dell'esecuzione

del primo reato, aver programmato con sufficiente precisione i tipi di reati che è intenzionato a

commettere (diverso dal dolo). È un programma che deve formarsi nella mente dell’agente prima

dell’inizio dell’esecuzione del primo dei reati in concorso.

Medesimezza del disegno criminoso solo elemento caratterizzante il reato continuato, quanto più

si sarà propensi a estendere la nozione di disegno criminoso, tanto più si restringeranno i confini

del concorso materiale di reati, e viceversa.

- rappresentazione anticipata dei singoli episodi delittuosi: accezione puramente intellettiva,

stesso disegno criminoso equivarrebbe ad una mera rappresentazione mentale anticipata dei

singoli episodi delittuosi poi di fatto commessi dallo stesso agente. Ad integrare il requisito

sarebbe sempre necessario un programma iniziale che inglobi in sé i diversi reati nei loro

elementi essenziali;

- unicità di scopo: l'unicità del disegno criminoso presuppone, oltre all'elemento intellettivo

della rappresentazione anticipata, un ulteriore elemento finalistico costituito dall'unicità dello

scopo. Occorre che i diversi episodi delittuosi costituiscano attuazione di un preciso e

concreto programma diretto alla realizzazione di un obiettivo unitario. I diversi reati devono

porsi in un rapporto di interdipendenza funzionale rispetto al conseguimento di un unico fine.

Interpretazione da preferire perché se si rinunciasse a richiedere l'unicità di scopo non

sapremmo più quale sia l'elemento significativo in grado di accomunare reati anche del tutto

eterogenei tra di loro (es. omicidi, furti, danneggiamenti e simili).

Il disegno medesimo può avere ad oggetto soltanto fatti criminosi sorretti dalla «volontà» di

commetterli pertanto ne le norme sulla continuazione risultano inapplicabili ai reati colposi.

Continuazione è ammissibile anche nell'ambito delle contravvenzioni purché si manifestino nella

forma dolosa.

Trattamento sanzionatorio: riforma del '74 non ha introdotto alcuna modifica sul piano del

trattamento sanzionatorio, posto che il criterio del cumulo giuridico quale regime penale del reato

continuato era già stato recepito dallo stesso legislatore del '30. Al reato continuato si applica la

pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave, aumentata fino al triplo (stesso regime del

cumulo giuridico previsto anche per il concorso formale di reati).

La pena non può essere comunque superiore a quella che sarebbe applicabile sommando le singole

pene previste per i reati in concorso (non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile in

base al cumulo materiale delle pene stabilite per i reati in continuazione).

Discusso quale violazione debba ritenersi più grave ai fini del computo della pena:

102

- riferimento alla previsione legislativa astratta: la violazione più grave è quella per la quale è

prevista una pena qualitativamente più grave ovvero quantitativamente più grave. Scelta dalla

Giurisprudenza ravvisa la violazione più grave in quella più gravemente punibile in astratto.

- determinazione in concreto: bisogna fare riferimento a tutti gli elementi utili per la

determinazione concreta della pena (titolo del reato, minimi edittali, circostanze contestate e

indici di commisurazione della pena ex art. 133). La violazione più grave è quella che, ad un

esame complessivo dei vari fatti coinvolti nella vicenda concreta, risulta più gravemente punita.

La violazione più grave potrebbe risultare anche quel reato che il legislatore sanziona con pene

edittali meno elevate nel massimo.

Cumulo giuridico e pene eterogenee: applicabile il cumulo giuridico nei casi in cui i reati

commessi siano puniti con pene eterogenee:

- reati puniti con pene di specie diversa (es. reclusione e arresto): ammissibile, bisogna far

godere all'imputato una minore limitazione della libertà personale rispetto a quella che gli

deriverebbe dal cumulo materiale delle pene poco conta che l'arresto sia una pena detentiva di

specie meno grave di quella della reclusione (beneficio ispirato al favor rei);

- reati puniti con pene di genere diverso (es. pena detentiva e pena pecuniaria): controversa

l’ammissibilità, il problema attiene alla individuazione dei criteri alla cui stregua operare

l’aumento della pena prevista per il reato ritenuto più grave, più soluzioni:

a) andrebbe comunque operato un aumento della pena base prevista per il reato più grave, la

pena pecuniaria si trasformerebbe nella parte aggiuntiva di pena detentiva sulla base

dell'indice di ragguaglio offerto dall'art. 135. Una simile soluzione viene a confliggere col

principio del favor rei sotteso al reato continuato posto che la limitazione della libertà

personale costituisce comunque un sacrificio maggiore rispetto alla diminuzione del

patrimonio conseguente alla pena pecuniaria;

b) fissata la pena base per il reato più grave, la si aumenta rispetto agli altri reati in termini di

pena detentiva, subito dopo convertendola (la parte aumentata) però in pena pecuniaria

mediante i criteri di ragguaglio di cui all'art. 135;

c) orientamento giurisprudenza con riferimento al caso dei reati meno gravi puniti con pena

detentiva e pecuniaria congiunta: occorre applicare una pena complessiva, costituita da due

pene di genere diverso (detentiva e pecuniaria) in modo che una parte di sanzione sia riferibile

a entrambe le violazioni in concorso e la pena pecuniaria attenga solo a quella meno grave.

Auspicabile che sul punto intervenga il futuro legislatore.

Continuazione e giudicato: continuazione fra reati già giudicati con sentenza irrevocabile e reati

ancora sub judice:

- nel caso il giudicato copra la violazione più grave l'aumento avviene mediante l'inasprimento

della sanzione inflitta per il reato già giudicato;

- nel caso il giudicato copra la violazione meno grave Corte costituzionale ha avallato la tesi

favorevole alla configurabilità della continuazione poiché ciò che conta ai fini della unificazione

è soltanto la unicità del disegno criminoso; il principio dell'intangibilità del giudicato è

suscettivo di deroga tutte le volte in cui dalla sua intangibilità derivi un ingiusto sacrificio dei

diritti del condannato.

Anche al reato continuato si applica la nuova disciplina relativa al trattamento del soggetto recidivo

reiterato che ha commesso reati in continuazione.

Natura giuridica: reato unico o plurimo in funzione del carattere più o meno favorevole degli

effetti che dall’accoglimento dell’uno o dell’altro punto di vista discendono nei confronti del reo.

- reato unico ai fini applicazione della pena e dichiarazione di abitualità e professionalità.

- reato plurimo ai fini amnistia propria, computo della durata del tempo necessario a prescrivere,

responsabilità dei concorrenti nell'ambito del concorso di persone, applicabilità delle circostanze

ecc. 103

CONCORSO APPARENTE DI NORME

Casi in cui con una sola azione od omissione o con una pluralità di azioni od omissioni si

integrino gli estremi di più figure di reato ma una sola norma penale risulta applicabile escludendo

tutte le altre.

Più norme appaiono applicabili allo stesso fatto costituente reato mentre una sola è applicabile.

Medesima condotta integra apparentemente più fattispecie astratte di reato ma sulla base di

un'analisi delle medesime fattispecie astratte o delle modalità concrete di realizzazione dei reati solo

una delle norme risulta quella applicabile nella fattispecie concreta in quanto, in difetto, il reo

finirebbe per essere punito due o più volte per lo stesso fatto con la conseguente violazione del

principio del ne bis in idem sostanziale.

In luogo di configurarsi un concorso di reati, si ha unicità di reato, essendo una sola la norma

incriminatrice veramente applicabile all'ipotesi di specie.

Presupposti del concorso apparente:

1. esistenza di una medesima situazione di fatto;

2. convergenza di una pluralità di norme che sembrano prestarsi a regolarla.

Tre sono i criteri comunemente individuati per risolvere i casi di concorso apparente di norme:

1) SPECIALITÀ (il solo di fonte legale) – art. 15 c.p. – quando più norme incriminatrici regolano

la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione

di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito (es. sequestro norma generale, sequestro a

scopo di estorsione norma speciale).

Criterio di specialità: lex specialis derogat legi generali, prevalenza della legge speciale rispetto

alla legge generale. Il rapporto di specialità tra fattispecie implica che tutti gli elementi

costitutivi di una fattispecie (generale) siano contenuti in un'altra fattispecie (speciale), la quale

ne contiene a sua volta di ulteriori cosiddetti «specializzanti».

Tutti i fatti rientranti nella norma di legge speciale, in difetto di questa, rientrerebbero

nell'ambito di applicazione della norma di legge generale, che rimane in ogni caso applicabile

per quegli aspetti che non siano disciplinati dalla norma di legge speciale.

Disposizione speciale contempla un sottoinsieme dell'insieme dei casi contemplati dalla

disposizione generale.

Il rapporto di specialità può intercorrere non solo tra norme incriminatrici, ma anche tra norme

incriminatrici da un lato e norme di liceità, dall'altro (es. le disposizioni che dichiarano lecito

l'arresto facoltativo sono speciali rispetto a quella che incrimina il sequestro di persona).

Problemi interpretativi di maggiori rilievo riguardano il significato da dare alla locuzione “stessa

materia” e le modalità di individuazione della norma speciale (problema se la specialità vada

individuata in astratto, sulla base del solo esame della fattispecie astratte oppure in concreto, con

riferimento al fatto così come si è realmente verificato). Varie teorie dottrinarie:

- stesso bene giuridico: specialità può sussistere solo tra norme poste a tutela dello stesso

oggetto giuridico. L'applicazione di siffatto criterio porterebbe però a concludere che ad es. il

colpevole di rapina venga accusato anche di violenza privata.

- medesimo fatto concreto: principio di specialità è applicabile anche nel caso in cui il fatto

concreto rientri in più norme che, astrattamente, non sono in rapporto di specialità. Rapporto

di specialità in concreto andrebbe risolto applicando la norma che meglio si adatta al caso

specifico, normalmente ravvisata in quella che prevede il trattamento più severo.

Il concetto di specialità «in concreto» si risolve, dal punto di vista logico, in un non-senso,

non si comprende come mai un rapporto di genere a specie fra due norme possa dipendere

dalle particolarità di un «fatto concreto» come rapporto tipicamente sussistente tra norme

astratte, la specialità o esiste o non esiste. 104

Ulteriore evoluzione del criterio della specialità è quello della specialità reciproca o bilaterale,

individuata dalla giurisprudenza in quei casi in cui, a seconda delle modalità di realizzazione del

fatto, troverà applicazione l'una o l'altra fattispecie di reato a seconda che siano realizzati gli

elementi specializzanti dell'una o dell'altra. Nessuna norma è speciale o generale, ma ciascuna è

ad un tempo generale e speciale, perché entrambe presentano accanto ad un nucleo di elementi

comuni, elementi specifici ed elementi generici rispetto ai corrispondenti dell'altra (es. rapporto

intercorrente tra la fattispecie di aggiotaggio comune e quella di aggiotaggio societario).

Nonostante tali teorie il rapporto di specialità sussiste soltanto tra fattispecie astratte e in senso

univoco. Ne deriva che il concetto di «stessa materia», cui fa riferimento l'art. 15, sta

semplicemente a indicare il presupposto dell'instaurarsi di un rapporto di specialità tra

fattispecie, vale a dire che ricorre una medesima situazione di fatto sussumibile, a prima vista,

sotto più norme.

La constatazione dei problemi scaturenti dall'espressione "stessa materia" ha portato la dottrina a

discutere su ulteriori criteri, oltre a quello di specialità, in grado di offrire soluzioni più adeguate

al fenomeno di concorso apparente di norme.

2) SUSSIDIARIETÀ: una norma è sussidiaria rispetto ad un’altra quando quest’ultima tutela uno o

più beni ulteriori oppure reprime un grado di offesa più grave allo stesso bene (lex primaria

derogat legi subsidiariae).

- espressa: legislatore un rapporto di sussidiareità tramite l’utilizzo di una clausola di riserva

(es. reato di abuso di ufficio è applicabile soltanto ove non risultino applicabili altre

fattispecie più gravi poste sempre a tutela della P.A.);

- tacita: non è previsto esplicitamente un rapporto di sussidiareità e tocca all’interprete

stabilirlo.

Il principio di sussidiarietà, implicando l’assorbimento di un fatto meno grave in uno più grave,

non risulta agevolmente distinguibile dal criterio dell’assorbimento ed appare, pertanto, privo di

un rilievo autonomo. Il rapporto di specialità presuppone un rapporto logico di genere a specie

tra i rispettivi elementi delle fattispecie astratte, e perciò non si identifica col criterio della

sussidiarietà che implica invece l'assorbimento di un fatto meno grave in uno più grave lesivo

dello stesso bene.

3) ASSORBIMENTO «NE BIS IN IDEM» SOSTANZIALE: principale criterio di valore

utilizzato per risolvere i casi di conflitto apparente tra norme non risolubili alla stregua del

rapporto di specialità è quello dell'assorbimento o della consunzione: esso è invocabile per

escludere il concorso di reati in tutte le ipotesi nelle quali la realizzazione di un reato comporta,

secondo l'id quod plerumque accidit (ciò che accade più spesso), la commissione di un secondo

reato, il quale perciò finisce con l'apparire assorbito dal primo.

Quando la commissione di un reato è solitamente accompagnata dalla commissione di un

secondo, ulteriore reato, la comune valutazione sociale porta ad escludere che al medesimo

soggetto possano essere addebitati ambo i reati: in tutti questi casi andrebbe solo applicata la

norma che prevede la pena più grave.

La duplicazione della qualificazione penale si porrebbe in contrasto con principio del ne bis in

idem sostanziale, principio che fa divieto di attribuire due volte ad un medesimo autore un

accadimento unitariamente valutabile dal punto di vista normativo.

Per l’operatività del principio dell’assorbimento occorre:

- l’esistenza di un rapporto di valore tra due o più fattispecie, una delle quale appare più grave

delle altre;

- l’unitarietà, in senso normativo sociale di un fatto pur naturalisticamente non unitario.

Il legislatore, nel prevedere il trattamento per il reato più grave, fissa una sanzione adeguata a

coprire anche il disvalore del reato meno grave che normalmente vi si accompagna.

Per individuare la norma prevalente possono essere utilizzati due criteri: 105

- prevalente quella che prevede il trattamento sanzionatorio più severo;

- prevalente quella che tutela beni di rango e qualità superiori rispetto alle norme concorrenti.

Esemplificazioni del principio dell’assorbimento:

- progressione criminosa: contestuale susseguirsi di aggressioni di crescente gravità nei

confronti di un medesimo bene (es. fatto di chi, prima di uccidere, percuote e ferisce la vittima

designata);

- antefatto non punibile: casi, nei quali un reato meno grave costituisce, secondo ciò che

accade più spesso, il mezzo ordinario di realizzazione di un reato più grave (es. Tizio detiene

chiavi false e grimaldelli per commettere un furto);

- postfatto non punibile: condotta criminosa susseguente, il cui disvalore è da ritenere già

incluso in una condotta precedente che integra un reato più grave.

Sia nel caso della progressione criminosa sia in quelli dell'antefatto e del posfatto non punibili, si

assiste ad un fenomeno caratterizzato da una analogia sostanziale: più azioni naturalistiche

appaiono, in base ad un giudizio normativo-sociale, riducibili ad un'azione giuridicamente unitaria.

– art. 84 c.p. –

REATO COMPLESSO

Le disposizioni sul concorso di reati non si applicano quando la legge considera come elementi

costitutivi, o come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero, per se stessi,

reato. Si ha reato complesso quando il reato assorbito è contenuto per intero, nei suoi elementi

obiettivi e soggettivi, nel reato assorbente, in caso contrario si tratta di un concorso formale di reati.

Unificazione legislativa di due o più figure criminose all’interno di un unico reato, l’unica

fattispecie di reato complesso avrà come elementi costitutivi o come circostanze aggravanti tutti gli

elementi costitutivi delle altre figure criminose che in se unifica (es. delitto di rapina, il quale

ricomprende in sé il delitto di furto e quello di violenza privata).

Occorre che i reati siano legati tra loro, non da un rapporto di mera occasionalità, ma da precise

connessioni sostanziali. Disciplina applicabile è quella del reato unico.

I diversi reati vengono direttamente puniti con la pena prevista per il reato complesso. Qualora per

il calcolo della pena il legislatore rimandi alle pene previste per ciascun fatto di reato costitutivo del

reato complesso, non possono essere superati i limiti massimi stabiliti per il concorso materiale.

Ove per taluno dei reati che costituiscono il reato complesso sia prevista la procedibilità d'ufficio,

anche per il reato complesso dovrà procedersi d'ufficio. La causa di estinzione di un reato che sia

elemento costitutivo o circostanza aggravante non si applica al reato complesso (es., se un'amnistia

è applicabile ai reati di furto, essa sarà inapplicabile alla rapina, della quale il furto stesso è un

elemento costitutivo). 106

SANZIONI

PRESUPPOSTI TEORICI E POLITICO-CRIMINALI DEL SISTEMA SANZIONATORIO VIGENTE

Sistemi penali moderni oltre alla pena prevedono le misure di sicurezza che conseguono pur sempre

alla commissione di un reato ma la cui funzione è quella di risocializzare l'autore di un reato in

quanto soggetto socialmente pericoloso.

: conseguenza giuridica della violazione di un precetto penale. Sanzione comminata dalla

PENA

legge penale ed irrogata dalla Autorità giudiziaria mediante processo a colui che viola un comando

o un divieto della legge medesima.

Caratteristica essenziale è l’afflitività, privazione o diminuzione di un bene individuale (vita,

libertà, patrimonio).

Principi che regolano la pena:

 principio di personalità: pena è personalissima e colpisce solo l'autore del reato;

 principio di legalità: applicazione è rigorosamente dettata dalla legge (riserva assoluta di legge),

divieto di interpretazione analogica sfavorevole al reo (tassatività-determinatezza) e favor rei

(divieto di applicazione retroattiva sfavorevole al reo e, viceversa, applicazione retroattiva della

medesima laddove favorevole);

 principio di inderogabilità: una volta minacciata la pena deve essere sempre applicata all'autore

della violazione (vi sono deroghe con l'introduzione delle liberazioni condizionali e del perdono

giudiziale);

 principio di proporzionalità: pena deve essere proporzionata al reato. Costituiscono deroga a tale

principio l'aumento facoltativo di pena previsto per i recidivi, l'art. 133 c.p. impone al giudice di

tener conto, nell'applicazione della pena, anche della capacità criminale del reo.

:

FUNZIONI DELLA PENA

 : pena deve servire a punire il colpevole per il male

TEORIA MERAMENTE RETRIBUTIVA

provocato dalla sua azione illecita.

Implica il concetto di personalità, determinatezza, proporzionalità e inderogabilità della pena.

Proporzione tra entità della sanzione e gravità dell'offesa arrecata, tra misura della pena e grado

della colpevolezza. Consente, nella diversa ma complementare prospettiva della prevenzione

speciale, che il reo avverta la pena come giusta e che perciò assuma un atteggiamento di

maggiore disponibilità psicologica verso il processo rieducativo.

 : pena consiste in una minaccia che serve a

TEORIA DELLA PREVENZIONE GENERALE

distogliere la generalità dei consociati dal compiere atti socialmente dannosi. Tale scopo viene

realizzato sia tramite la sua minaccia come conseguenza della violazione di un determinato

precetto, sia tramite la sua applicazione:

- prevenzione generale negativa: efficacia intimidativa dipenderebbe più che dal livello di

severità delle sanzioni minacciate dalla certezza e prontezza della loro effettiva applicazione;

- prevenzione generale positiva: minaccia della pena adempie una funzione morale-pedagogica

e di orientamento culturale dei consociati. Il timore di potere andare soggetti ad una sanzione

punitiva agirebbe da fattore che facilita in ciascuno di noi la formazione di una coscienza

morale osservante i comandi della legge.

L'effetto di ammonimento e di moralizzazione prodotto dalla minaccia della pena viene meno

se alla minaccia della sanzione non segue la sua effettiva applicazione nei casi di

trasgressione del precetto penale.

- necessario che esista una tendenziale convergenza tra disapprovazione «sociale» e

disapprovazione «legale»; 107

- necessario un buon livello di credibilità del sistema penale complessivo.

Teoria prevenzione generale finisce col privilegiare la soddisfazione dei bisogni collettivi di

stabilità e sicurezza passando in secondo piano la funzione rieducatrice che la pena dovrebbe

esercitare nei confronti dei soggetti che hanno già delinquito.

- funzioni di deterrenza e di orientamento culturale rispetto alla generalità dei cittadini si

esplicano soprattutto nella fase della minaccia: se si vuole impedire la commissione di

fatti socialmente lesivi occorre fare in modo che il sistema penale eserciti la sua influenza

prima della loro commissione;

- funzione di prevenzione generale occupa uno spazio più ristretto nella fase della inflizione

giudiziale della pena ad un singolo autore di reato: se in questa fase si attribuisse un ruolo

preponderante alla preoccupazione di distogliere la generalità dei cittadini dal commettere

atti criminosi, si tenderebbe inevitabilmente a infliggere condanne esemplari, cioè talmente

pesanti da provocare nei potenziali rei il terrore di potere incorrere in una rigorosissima

punizione. Il colpevole verrebbe punito non nella misura corrispondente all'effettiva

gravità del reato commesso, ma nella misura ritenuta necessaria a intimorire tutti coloro

che non hanno ancora delinquito e che potrebbero delinquere;

- funzione di prevenzione generale svolge un ruolo decisamente secondario durante la fase

di esecuzione della pena: qui domina la preoccupazione per il trattamento rieducativo.

 : pena svolge un compito intimidatorio volto alla

TEORIA DELLA PREVENZIONE SPECIALE

dissuasione del singolo (condannato) dal commettere nuovi reati e, contemporaneamente,

compiti rieducativi e correttivi che le varie modalità di esecuzione (misure alternative,

sostitutive, accessorie) dispiegano sui condannati.

Tende ad impedire che chi si è già reso responsabile di un reato torni a delinquere anche in

futuro, attraverso tecniche sanzionatorie diverse:

- neutralizzazione del soggetto potenzialmente pericoloso attraverso la coercizione fisica (es.

carcere) o l’interdizione giuridica;

- condizionamento della persona del reo (emenda morale del delinquente attraverso la pena);

- rieducazione concepita come risocializzazione: è in quest'ottica che è stata prevalentemente

interpretata la funzione rieducativa della pena sancita dall'art. 27, co. 3°, Cost. (le pene non

possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla

rieducazione del condannato); ed è sempre in quest'ottica che il finalismo rieducativo di fonte

costituzionale ha ispirato le più profonde innovazioni del nostro sistema sanzionatorio.

In base al combinato disposto degli artt. 25, co. 2 (nessuno può essere punito se non in forza

di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso) e 27, co. 3, Cost., il

presupposto della stessa pretesa rieducativa non può che essere costituito dalla commissione

di un fatto socialmente dannoso da parte del soggetto da rieducare.

Proporzionatezza tra fatto e sanzione costituisce una premessa ineliminabile dell'accettazione

psicologica di un trattamento diretto a favorire nel condannato il recupero della capacità di

apprezzare i valori tutelati dall'ordinamento.

È durante la fase esecutiva della pena che si procede (o si dovrebbe procedere) al trattamento

individualizzato del colpevole al fine di favorirne il più possibile il riadattamento.

Tuttavia, l'idea rieducativa svolge un ruolo decisivo anche nella fase antecedente

dell'inflizione o commisurazione giudiziale della pena, nella scelta sia del tipo che dell'entità

della sanzione il giudice deve farsi guidare soprattutto dalla preoccupazione di incidere sulla

personalità del reo in modo da favorirne il recupero.

Contenuti della rieducazione:

- rieducazione quale generale obiettivo da perseguire: processo di riappropriazione, da parte

del delinquente, dei valori fondamentali della convivenza, meta identica a prescindere dalle

caratteristiche personali del destinatario della sanzione;

- tecnica di rieducazione muterà, a seconda che si abbia a che fare con 108

a) un emarginato: non potrà esservi riappropriazione dei valori della convivenza senza un

previo superamento della condizione di emarginazione, il reinserimento nella società

diventa in questo modo una condizione o tecnica dello stesso processo rieducativo;

b) un colletto bianco (soggetto socialmente ben inserito): la rieducazione potrà essere

perseguita anche attraverso una sanzione di tipo afflittivo, questo momento afflittivo

dovrà pur sempre servire a stimolare l'assunzione di schemi di comportamento

socialmente più accettabili nella prospettiva del modello di società prefigurato dal

nostro ordinamento costituzionale.

Occorre che vi sia la disponibilità psicologica del destinatario, dal momento che non può

essere coercitivamente imposta, la rieducazione trova un ostacolo nell'eventuale rifiuto

opposto dal soggetto destinatario della sanzione (es. casi in cui il delitto costituisce il frutto di

una scelta politico-ideologica).

Rieducazione e prassi legislativa: idea rieducativa è assurta a criterio-guida di una serie di

interventi riformistici volti a rendere l'ordinamento vigente più compatibile col principio

espresso nell'art. 27, co. 3, Cost.:

a) per attenuare il contrasto tra la pena dell'ergastolo e la finalità rieducativa (contrasto,

dovuto alla contraddizione insanabile tra il carattere perpetuo della pena e la prospettiva

della rieducazione) il condannato all'ergastolo può essere ammesso alla liberazione

condizionale quando abbia scontato almeno 26 anni di pena. Ergastolani possono anche

beneficiare della semilibertà e della liberazione anticipata.

b) sospensione condizionale è stata estesa sotto il duplice profilo dell'elevamento fino a 2 anni

del tetto delle condanne sospendibili e della possibilità di concedere un secondo

provvedimento di sospensione;

c) riforma dell'ordinamento penitenziario (L. 354/1975): ricezione dell'ideologia del

trattamento rieducativo e introduzione di misure alternative alla detenzione ispirate

all'idea del probation.

L. n. 663/86 (c.d. legge Gozzini) elimina le preclusioni oggettive previste dalle precedenti

leggi emergenziali e favorisce il più possibile l'accesso alle misure alternative al carcere.

d) L. 689/81 introduzione delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: pene detentive

brevi producono effetti più desocializzanti che rieducativi, la loro sostituzione con sanzioni

di altro tipo serve ad evitare che il soggetto subisca il contagio criminale prodotto

dall'impatto con la realtà carceraria.

Le tre teorie convivono in dottrina: la funzione della pena è infatti considerata triplice dalla dottrina

maggioritaria.

 originarie scelte sanzionatone del codice Rocco: introduce il sistema del c.d. doppio binario,

accanto e in aggiunta alla pena tradizionale inflitta sul presupposto della colpevolezza viene

applicata una misura di sicurezza fondata sulla pericolosità sociale del reo e finalizzata alla sua

risocializzazione.

- funzione di prevenzione generale viene affidata alla pena;

- funzione di prevenzione speciale è affidata alle misure di sicurezza: esse quali misure dirette a

neutralizzare la «pericolosità sociale» del reo hanno come scopo di evitare che un medesimo

soggetto incorra nella commissione di futuri reati.

 pena secondo la Costituzione: ha implicitamente prefigurato un sistema monistico di sanzioni,

per esso ad un reato deve corrispondere una sola sanzione orientata in senso rieducativo. Se tale

sanzione unica debba poi rivestire i caratteri della pena o della misura di sicurezza, è una scelta

da operare in funzione delle caratteristiche soggettive dei destinatari della sanzione:

- pene andrebbero applicate ai delinquenti psicologicamente normali;

- misure di sicurezza ai delinquenti affetti da turbe psicologiche (inimputabili o semi-

imputabili) in quanto tali bisognosi di terapia. 109

PENE IN SENSO STRETTO

PENE PRINCIPALI: sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna, quelle accessorie

conseguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa.

- per i delitti: pena di morte, ergastolo, reclusione e multa.

- per le contravvenzioni: arresto e ammenda.

Pene detentive o restrittive della libertà personale: ergastolo, reclusione e arresto;

Pene pecuniarie: multa e ammenda.

Pene principali di applicazione limitata ai soli reati di competenza del giudice di pace: detenzione

domiciliare e lavoro di pubblica utilità.

Distinzione tra le pene stabilite per i delitti e per le contravvenzioni:

a) contravvenzioni sono punite indifferentemente sia a titolo di dolo che di colpa, mentre i delitti

sono puniti solo a titolo di dolo e la punibilità per colpa deve essere espressamente prevista;

b) tentativo è ammissibile solo per i delitti;

c) alcune circostanze sono applicabili solo ai delitti;

d) reati commessi all’estero punibili nel territorio dello Stato sono solo i delitti.

PENE PRINCIPALI STABILITE PER I DELITTI

pena di morte: è assorbita nell'ergastolo soppressa prima per i delitti previsti dal c.p. da ultimo per

gli illeciti preveduti dalle leggi militari di guerra.

Art. 27, co. 4° Cost.: non è ammessa la pena di morte.

Assolutamente incompatibile con le dimensioni costituzionali dello Stato di diritto e di un

moderno diritto penale, dal punto di vista pratico è uno strumento inefficace di controllo della

criminalità.

ergastolo: privazione perpetua della libertà, è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con

l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno. Il condannato all'ergastolo può essere ammesso

al lavoro all'aperto.

Previsto per alcuni delitti

- contro la personalità dello Stato, l’incolumità pubblica e la vita;

- in concorso di reati, quando concorrono più delitti per ciascuno dei quali deve infliggersi la

pena della reclusione non inferiore a 24 anni.

Il carattere teoricamente perpetuo della condanna pone gravi problemi di compatibilità con l'art.

27 co. 3 Cost. e con la Legge Gozzini che ne dà attuazione: le pene devono tendere alla

rieducazione del condannato.

Ripetutamente posto all'attenzione della Corte Costituzionale, da parte dei Giudici di merito, la

Consulta ha sempre respinto l’incostituzionalità sull'assunto che "funzione e fine della pena non

sia solo il riadattamento dei delinquenti" e che la pena dell'ergastolo "non riveste più i caratteri

della perpetuità". Riforma 1986 Legge Gozzini:

- condannato all’ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale dopo aver

scontato 26 anni di pena qualora ne venga ritenuto attendibilmente provato il ravvedimento;

- condannato all’ergastolo può avere diritto ai permessi premio dopo aver scontato 10 anni di

pena (per non più di 45 giorni all’anno), e alla semilibertà dopo 20 anni.

Consentito che ai fini del computo dei vent'anni di pena espiata che fanno da presupposto

all'ammissibilità al regime di semilibertà, possano venir detratti 45 giorni per ogni semestre di

pena scontata se il condannato partecipa all'opera di rieducazione.

Corte Cost. ha dichiarato inapplicabile la pena dell’ergastolo dagli imputati minorenni, perché

incompatibile con la finalità rieducativa del minore alla quale devono tendere le pene previste

per i minori di età. 110

Riguardo al problema della natura fissa della pena, Corte ha affermato che in linea di principio,

previsioni sanzionatone fisse non appaiono in armonia con il volto costituzionale del sistema

penale, salvo che appaiano proporzionate all'intera gamma di comportamenti riconducibili allo

specifico tipo di reato.

reclusione: privazione delle libertà personale da 15 gg. a 24 anni, è scontata in uno degli

stabilimenti a ciò destinati, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno (pena

temporanea per i delitti). Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della

pena, può essere ammesso al lavoro all'aperto.

Limiti massimi (24 anni) e minimi (15 giorni) non vincolano il legislatore che rimane libero di

prevedere minimi più bassi o massimi più elevati per singole figure di reato, ma vincolano il

giudice in sede di commisurazione della pena.

Esecuzione della reclusione disciplinata dalla legge sull'ord. penitenziario (n. 354/1975):

avviene nelle case di reclusione;

1) obbligo del lavoro e dell'isolamento notturno;

2) trattamento penitenziario deve rispondere ai bisogni della personalità del condannato;

3) trattamento si fonda sull'istruzione, lavoro, religione, attività culturali ricreative e sportive;

4) sono agevolati i rapporti con il mondo esterno e con la famiglia;

5) lavoro non deve avere carattere afflittivo e deve essere remunerato in misura non inferiore a

6) due terzi delle tariffe sindacali.

Cause di differimento dell'esecuzione della reclusione:

- differimento obbligatorio: se l'esecuzione deve aver luogo contro donna incinta o contro

donna che ha partorito da meno di 6 mesi, o contro una persona affetta da infezione da HIV

conclamata o altra malattia che renda incompatibile le condizioni di salute con la detenzione;

- differimento facoltativo: se è stata presentata domanda di grazia, se il soggetto si trova in

condizioni di grave infermità fisica e se la donna ha partorito da più di 6 mesi e da meno di un

anno e non vi è modo di affidare il figlio ad altro che alla madre.

multa: pena pecuniaria consiste nel pagamento allo Stato (Casa delle ammende) di una somma non

inferiore a euro 50, né superiore a euro 50.000. Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la

legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da euro 50 a

euro 25.000.

Art. 133 bis c.p. il giudice, nel determinazione dell'ammontare della multa, deve tener conto

anche delle condizioni economiche del reo: può aumentare la multa stabilita dalla legge fino al

triplo o diminuirla fino ad un terzo quando, per le condizioni economiche del reo, ritenga che la

misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia eccessivamente gravosa.

Pagamento può avvenire, in relazione alle condizioni economiche del condannato, in rate mensili

da un minimo di 3 ad un massimo di 30. L'ammontare di ciascuna rata non può essere inferiore a

euro 15.

Se non viene eseguita per insolvibilità del condannato, la pena della multa o dell’ammenda si

converte in una sanzione c.d. di conversione che:

- codice 1930 era la pena detentiva della specie corrispondente (reclusione o arresto). Tale

forma di conversione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima perché operava una

traslazione della pena dai beni alla persona del condannato. Comportava inoltre una

discriminazione a danno dei non abbienti e si trattava di una sanzione per la povertà;

- disciplina vigente (dal 1981): sono

libertà controllata: forte limitazione della libertà personale accompagnata da una serie di

a) obblighi per un periodo massimo di un anno e 6 mesi;

lavoro sostitutivo: prestazione di un'attività non retribuita, a favore della collettività, da

b) effettuare presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, o presso enti, organizzazioni o

111

corpi di assistenza, di istruzione, di protezione civile e di tutela dell'ambiente naturale o di

incremento del patrimonio forestale per un periodo massimo di 60 giorni.

Conversione avviene secondo un ragguaglio fissato dalla legge il computo ha luogo

calcolando

euro 12 di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata;

a) euro 25 per un giorno di lavoro sostitutivo.

b)

Reclusione fino a tre mesi può essere sostituita dal giudice con la multa salvo sussistano cause

ostative.

PENE PRINCIPALI STABILITE PER LE CONTRAVVENZIONI

arresto: privazione della libertà personale da 5 gg. a 3 anni, è scontata in uno degli stabilimenti a

ciò destinati o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione, con l'obbligo del lavoro e con

l'isolamento notturno. Il condannato all'arresto può essere addetto a lavori anche diversi da quelli

organizzati nello stabilimento, avuto riguardo alle sue attitudini e alle sue precedenti

occupazioni.

Pena detentiva temporanea per le contravvenzioni, anche per l'arresto valgono gli stessi principi

stabiliti per la reclusione l'unica reale differenza tra esecuzione dell'arresto ed esecuzione della

reclusione riguarda la disciplina della semilibertà.

ammenda: pena pecuniaria, consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro

20 né superiore a euro 10.000.

La sua regolamentazione giuridica ricalca quella della multa.

L’arresto fino a tre mesi può essere sostituito dal giudice con l'ammenda salvo sussistano cause

ostative.

Secondo l'art. 133 bis c.p. il giudice, nel determinazione dell'ammontare dell'ammenda, deve

tener conto anche delle condizioni economiche del reo: può aumentare l'ammenda stabilita dalla

legge fino al triplo o diminuirla fino ad un terzo quando, per le condizioni economiche del reo,

ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia eccessivamente

gravosa.

Pagamento può avvenire, in relazione alle condizioni economiche del condannato, in rate mensili

da un minimo di 3 ad un massimo di 30. L'ammontare di ciascuna rata non può essere inferiore a

euro 15.

detenzione domiciliare: istituto che consente al condannato ad una pena detentiva di scontare detta

pena presso la propria abitazione, ovvero in un altro luogo di privata dimora ovvero in un luogo

pubblico di cura e di assistenza.

E’ una pena che si esegue normalmente nei giorni di sabato e domenica, ma su richiesta del

condannato può essere scontata continuativamente.

La sua durata non può essere inferiore a 6 giorni né superiore a 45. Il condannato non è

considerato in stato di detenzione.

Il beneficio della detenzione domiciliare può essere concesso a soggetti che siano stati

condannati alla pena detentiva per un periodo non superiore a 4 anni ovvero a quanti, condannati

alla detenzione per un periodo superiore a 4 anni, debbano ancora scontare un residuo di pena

non superiore a 4 anni.

Limitazioni alla concedibilità della detenzione domiciliare:

- ai detenuti ed agli internati per particolari delitti (es. art. 416-bis c.p.) può essere concessa la

detenzione domiciliare solo se collaborano con la giustizia;

- ai detenuti ed agli internati per particolari delitti (es. commessi per finalità di terrorismo) può

essere concessa la detenzione domiciliare solo se si possa oggettivamente escludere la

permanenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva. 112

lavoro di pubblica utilità: prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da

svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di

assistenza sociale o di volontariato (es. cura e assistenza, raccolta differenziata).

Prestazione di non più di 6 ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non

pregiudichino le esigenze di lavoro, studio, famiglia e salute del condannato. Se il condannato lo

richiede, il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore

alle 6 ore settimanali. La durata della prestazione giornaliera non può superare le 8 ore.

PENE ACCESSORIE: conseguono di diritto alla condanna come effetto penale della stessa

(complementarietà astratta accessorie rispetto ad altre sanzioni nella fase della loro comminazione).

Si possono applicare solo in aggiunta a una pena principale. I loro scopi sono quelli di colpire

determinati rei che a causa della loro condotta penalmente rilevante non debbano più ricoprire certi

ruoli o esercitare determinati diritti che per le loro caratteristiche richiedono uno standard di

sicurezza elevato.

In caso di sospensione condizionale della pena, oltre all’esecuzione della pena è sospesa anche

l’esecuzione della pena accessoria.

Pene accessorie possono essere perpetue o temporanee, se nella sentenza di condanna non è

specificata la durata questa è la stessa della pena principale, salvo i limiti minimi e massimi previsti

dalla legge.

Sono strumenti di politica criminale fortemente afflittive e limitative dei diritti costituzionalmente

garantiti.

- per i delitti:

interdizione dai pubblici uffici;

1) interdizione da una professione o da un'arte;

2) interdizione legale;

3) interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese:

4) incapacità di contrattare con la P.A.;

5) decadenza o la sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori.

6)

- per le contravvenzioni:

sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte;

1) sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

2)

Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni è la pubblicazione della sentenza penale di

condanna.

L'elenco fornito dal codice non è tassativo.

Inosservanza di pene accessorie: chiunque trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti alla pena

accessoria è punito con la reclusione da 2 a 6 mesi. La stessa pena si applica a chi trasgredisce agli

obblighi o ai divieti inerenti ad una pena accessoria provvisoriamente applicata.

PENE ACCESSORIE PREVISTE PER I DELITTI:

interdizione dai pubblici uffici: può essere perpetua o temporanea, salvo che dalla legge sia

altrimenti disposto, priva il condannato:

diritto di elettorato attivo e passivo e di ogni altro diritto politico;

1) ogni pubblico ufficio e di ogni incarico, non obbligatorio, di pubblico servizio;

2) ufficio di tutore o di curatore;

3) gradi e dignità accademiche, titoli, decorazioni e, in genere, di diritti onorifici;

4)

L'interdizione perpetua consegue ipso iure alla condanna all'ergastolo o alla reclusione per un

tempo non inferiore a 5 anni, come pure alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel

delitto e alla dichiarazione di tendenza a delinquere. 113

L'interdizione temporanea ha una durata non inferiore ad un anno né superiore a cinque.

L'interdizione temporanea consegue pure alla condanna per un reato realizzato con abuso dei

poteri o con violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio.

interdizione da una professione o un’arte: priva il condannato della capacità di esercitare, durante

l’interdizione, una professione, arte, industria o un commercio o mestiere, per cui è richiesto uno

speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza.

Si applica nell'ipotesi di condanna per un delitto commesso con abuso di una professione, arte,

industria, o di un commercio o mestiere, o con violazione dei doveri ad essi inerenti.

Decorso il periodo della pena accessoria, i permessi, le licenze, le autorizzazioni ecc. possono

essere riottenuti.

interdizione legale: posto in interdizione legale il condannato alla pena dell'ergastolo, nonché alla

condanna alla reclusione per un tempo non inferiore ai 5 anni. La condanna produce altresì,

durante la pena, la sospensione della potestà dei genitori, salvo che il giudice disponga

altrimenti.

Priva il soggetto della capacità di agire, all'interdizione legale si applicano le norme della legge

civile sulla interdizione giudiziale in ordine alla disponibilità ed all'amministrazione dei beni,

nonché alla rappresentanza negli atti relativi. Lo stato di interdizione legale non impedisce ai

detenuti ed internati l'esercizio dei diritti loro riconosciuti dall'ordinamento penitenziario.

interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese: priva il condannato

della capacità di esercitare, durante l’interdizione, l’ufficio di amministratore, sindaco,

liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili

societari, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o

dell’imprenditore. Consegue ad ogni condanna alla reclusione non inferiore a sei mesi per delitti

commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all'ufficio.

Irrobustisce la risposta sanzionatoria nei confronti di alcune forme di criminalità tipiche dei c.d.

colletti bianchi, e cioè nei confronti di reati strettamente collegati con l'esercizio di un'attività

imprenditoriale.

Interdice lo svolgimento di attività non soggette ad autorizzazione o licenza da parte della P.A.

La durata della pena accessoria deve ritenersi, in mancanza di una espressa determinazione

normativa, equivalente a quella della pena principale. L'interdizione dagli uffici direttivi non si

applica nel caso di condanna per delitto colposo alla reclusione inferiore a 3 anni.

incapacità di contrattare con la P.A.: importa il divieto di concludere contratti con la P.A. salvo

che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.

L'interdizione riguarda solo la persona fisica del condannato e non anche l'impresa nell'esercizio

della cui attività fu commesso il reato.

Consegue, ipso iure, alla commissione dei delitti espressamente e tassativamente previsti dalla

legge (es. concussione e corruzione per un atto d'ufficio), necessario che i reati siano stati

commessi a causa o nell'esercizio di un'attività imprenditoriale.

decadenza o sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori: privazione della capacità di

esercitare i diritti e i doveri che la legge ricollega alla posizione di genitore.

- decadenza dalla potestà di genitore: importa la privazione di ogni diritto che al genitore spetti

sui beni del figlio. Consegue ipso iure alla condanna all'ergastolo e alla condanna per

determinati delitti, in particolare contro la moralità pubblica ed il buon costume;

- sospensione della potestà dei genitori: importa l'incapacità di esercitare, durante la

sospensione, qualsiasi diritto che al genitore spetti sui beni del figlio. Consegue alla condanna

alla reclusione per un periodo di tempo non inferiore a 5 anni. 114

estinzione del rapporto di impiego o di lavoro.

PENE ACCESSORIE PREVISTE PER LE CONTRAVVENZIONI:

sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte: priva il condannato della capacità di

esercitare, durante la sospensione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere,

per i quali è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza

dell’Autorità.

Consegue a ogni condanna per contravvenzione, che sia commessa con abuso della professione,

arte, industria o del commercio o mestiere, ovvero con violazione dei doveri ad essi inerenti,

quando la pena inflitta non è inferiore a un anno d’arresto.

Contenuto afflittivo identico alla interdizione dall'esercizio di una professione o di un'arte, se ne

differenzia perché si limita a sospendere, alla scadenza del periodo fissato l'esercizio della

professione dell'arte ecc., può essere ripreso senza ulteriori formalità.

sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese: priva il condannato

della capacità di esercitare, durante la sospensione, l’ufficio di amministratore, sindaco,

liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili

societari, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o

dell’imprenditore. Consegue ad ogni condanna all’arresto per contravvenzioni commesse con

abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio.

Contenuto afflittivo identico alla interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle

imprese.

PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA PENALE DI CONDANNA

Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni è la pubblicazione della sentenza penale di

condanna.

Deve essere ordinata dal giudice e viene eseguita mediante la pubblicazione della sentenza di

condanna in uno o più giornali stabiliti dal giudice e nel sito internet del Ministero della giustizia, a

spese del condannato.

Sentenza di condanna alla pena dell'ergastolo è pubblicata mediante affissione nel comune ove è

stata pronunciata, in quello in cui fu commesso il delitto ed in quello in cui il condannato aveva

l'ultima residenza.

SANZIONI SOSTITUTIVE DELLE PENE DETENTIVE DI BREVE DURATA

Legge di Modifiche al sistema penale n. 689/81 prevede che in taluni casi il giudice, in caso di

condanna, possa commutare la pena detentiva da lui irrogata in altra sanzione non detentiva.

Sono state introdotte in quanto le pene detentive di breve durata sono inefficaci e desocializzanti in

quanto:

- sono inidonee al perseguimento delle finalità, rieducative e punitive;

- non è opportuno punire con la privazione della libertà fatti che, pur costituendo reato, destano

modesto allarme sociale e i cui autori sono facilmente recuperabili alla vita sociale senza

ricorrere alla detenzione;

- carcerazione può risultare particolarmente desocializzante per le pericolose influenze

dell’ambiente carcerario.

Le sanzioni sostitutive si applicano in presenza di condizioni oggettive e soggettive fissate dalla

legge, l’applicazione è affidata dalla legge al potere discrezionale del giudice sia in ordine all'an

che in ordine al quomodo. Possono essere applicate ex officio o su richiesta dell'imputato (mediante

l'istituto del patteggiamento).

Dopo aver fissato la pena secondo i criteri tradizionali, il giudice dovrà: 115

1) valutare, tenuto sempre conto dei criteri indicati nell'art. 133 c.p., se sussistano i presupposti per

l'adozione delle misure sostitutive (giudice dovrà domandarsi se, in base alla gravità del reato e

alla capacità a delinquere dell’agente, la pena sostitutiva possa risultare meno desocializzante e

al contempo sufficiente ad ammonire il condannato);

2) una volta risolto positivamente questo interrogativo, deve scegliere, sempreché non si tratti di

pena detentiva breve superiore ai 3 mesi, la misura più idonea al reinserimento sociale del

condannato. Il giudice dovrà accertare quale sanzione sostitutiva sia più idonea ad ammonire e a

non desocializzare il reo.

È preclusa all'organo giudicante la possibilità di sostituire la pena detentiva breve quando presume

che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato.

Il giudice è obbligato a indicare specificatamente i motivi che giustificano la scelta del tipo di pena

irrogata.

Pene sostitutive possono essere revocate o convertite in caso di inosservanza delle prescrizioni

imposte al condannato. In caso di revoca la parte residua di pena si converte nella originaria pena

detentiva sostituita.

La «semidetenzione» e la «libertà controllata» sono sanzioni autonome collocabili sullo stesso

piano delle pene principali. La multa e l'ammenda come sanzioni sostitutive non si discostano dalle

corrispondenti pene principali.

 semidetenzione: misura sostitutiva della pena detentiva fino a 2 anni.

Comporta:

- obbligo di trascorrere almeno 10 ore al giorno negli istituti penitenziari,

- divieto di detenere armi, munizioni ed esplosivi;

- sospensione della patente di guida;

- ritiro del passaporto o altro documento equipollente valido per l'espatrio;

- obbligo di conservare e di presentare agli organi di polizia l'ordinanza contenente le

prescrizioni imposte.

Ha un contenuto parzialmente analogo a quello della semilibertà.

 libertà controllata: misura sostitutiva delle pene detentive fino a 1 anno, consiste in una

limitazione della libertà di circolazione del soggetto.

Comporta:

- divieto di allontanarsi dal comune di residenza, salvo autorizzazione concessa di volta in volta

ed esclusivamente per motivi di lavoro, di studio, di famiglia o di salute;

- obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno presso l’ufficio di pubblica sicurezza

competente;

- divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi;

- sospensione della patente di guida;

- ritiro del passaporto o altro documento equipollente valido per l'espatrio;

- obbligo di conservare e presentare agli organi di polizia l'ordinanza contenente le prescrizioni

imposte.

 pena pecuniaria: multa o ammenda secondo la specie della pena detentiva sostituita. Sanzione

sostitutiva delle pene detentive fino a 6 mesi.

La conversione della pena detentiva avviene attraverso dei rapporti di equivalenza per cui un

giorno di detenzione equivale, ad un giorno di semidetenzione e a due giorni di libertà

controllata ovvero a euro 38,73 di multa o di ammenda.

MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE

Introdotte dalla Legge 354/1975 di riforma dell’Ordinamento Penitenziario sono dirette a realizzare

la funzione rieducativa della pena, quale prescritta dall'art. 27 Cost; esse incidono sulla fase

esecutiva della pena principale detentiva. Spetta al tribunale di sorveglianza istituito presso ogni

Corte d'Appello il potere discrezionale di scegliere le misure alternative alla detenzione, potere che

deve esercitare in base a criteri finalistici legislativamente predeterminati. 116

 affidamento in prova al servizio sociale: condannato a pena detentiva non superiore a tre anni

può essere affidato in prova al Servizio sociale fuori dall’Istituto per un periodo uguale a quello

della pena da scontare.

La revoca dell'affidamento non segue ipso iure alla commissione di un nuovo reato oppure alla

trasgressione delle prescrizioni imposte è necessaria un'ulteriore valutazione in termini di

incompatibilità con la continuazione della prova. La misura è revocata se il comportamento del

soggetto appare incompatibile con la prosecuzione della prova.

L'esito positivo del periodo di prova estingue la pena e ogni altro effetto penale, ma non le pene

accessorie né le obbligazioni civili derivanti da reato.

 affidamento in prova per tossico-dipendenti o alcool-dipendenti: particolare ipotesi di

affidamento in prova al servizio sociale.

Si applica su domanda dell'interessato tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso

un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi e deve scontare una condanna entro il

limite dei 4 anni. Mira a proseguire o a concordare l'attività terapeutica sulla base di un

programma stabilito con una unità sanitaria locale o con un ente privato, associazione o

cooperativa ad hoc previsti.

 detenzione domiciliare: istituto che consente al condannato ad una pena detentiva di scontare

detta pena presso la propria abitazione, ovvero in un altro luogo di privata dimora ovvero in un

luogo pubblico di cura e di assistenza. Modalità di esecuzione della pena per talune categorie di

condannati nei confronti dei quali la sanzione penale normalmente eseguita non svolgerebbe

alcuna funzione risocializzante. Nel disporre la detenzione domiciliare il tribunale di

sorveglianza stabilisce le prescrizioni e le modalità esecutive.

La misura è revocata se il comportamento del soggetto, contrario alla legge e alle prescrizioni

dettate, appare incompatibile con la prosecuzione della misura.

 semilibertà: consiste nella possibilità per il condannato, a una pena detentiva non superiore a 6

mesi o che abbia scontato almeno la metà della pena, di trascorrere parte del giorno fuori dal

carcere e partecipare alle attività lavorative e istruttive. E’ prevista la revoca della misura se il

soggetto si dimostra non idoneo alla misura o se il soggetto si assenta dall’Istituto senza un

giustificato motivo per non più di 12 ore.

La semilibertà può essere concessa ab initio per pene detentive brevi e anche per le pene

detentive di lunga durata. Il tempo trascorso in semilibertà è sempre considerato come pena

detentiva effettivamente scontata.

 liberazione anticipata: detenuto che prova di aver partecipato attivamente nell’opera di

rieducazione, può ottenere la riduzione di gg. 45 per ogni semestre di pena detentiva

effettivamente scontata. A tal fine è valutato anche il periodo trascorso in stato di custodia

cautelare o di detenzione domiciliare.

 permessi premio: si concedono ai condannati che hanno tenuto regolare condotta, e cioè hanno

manifestato senso di responsabilità e correttezza nella vita carceraria, e che non risultano

socialmente pericolosi, per consentire loro di coltivare interessi affettivi, culturali o di lavoro.

La durata dei permessi premio non può essere superiore a 45 giorni in ciascun anno di

espiazione. Il magistrato di sorveglianza deve accertare che i condannati abbiano tenuto regolare

condotta e non risultino di particolare pericolosità sociale.

 misura prevista dall'art. 4 bis ord. pen. per i cosiddetti collaboratori di giustizia:

l'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione,

fatta eccezione per la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per

delitti mafiosi solo nei casi in cui collaborano con la giustizia.

Se si tratta di detenuti per delitti mafiosi ai quali sia stata applicata una delle circostanze

attenuanti previste dall'art. 62, n. 6 c.p. (riparato il danno prima del giudizio), o dall'art. 114

(avuto minima importanza nel concorso di reati), o dall'art. 116, co. 2° (reato commesso è più

grave di quello voluto), i benefici possono essere concessi anche se la collaborazione offerta

117

risulti irrilevante, purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere in maniera certa l'attualità

dei collegamenti con la criminalità organizzata.

Riguardo ai detenuti o internati per delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione

dell'ordinamento costituzionale, i benefici possono essere concessi solo se non vi sono elementi

tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva.

Doppio binario tra condannati per reati comuni e condannati appartenenti alla criminalità

organizzata ed eversiva, fatte salve le eccezioni per coloro che collaborano con la giustizia e, a

certe condizioni, per coloro nei confronti dei quali può escludersi in maniera sicura l'attuale

esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata medesima.

Questa disciplina tende a sollecitare l'uscita dall'associazione criminale mediante gli incentivi

premiali.

Pene sostitutive vanno tenute distinte dalle misure alternative alla detenzione in quanto, pur

perseguendo la medesima finalità (limitare il più possibile lo strumento della carcerazione) sono

applicate in un momento antecedente. Difatti:

- pene sostitutive sono irrogate dal giudice al momento della sentenza laddove sussistano i

requisiti richiesti dalla legge (entità della pena da infliggere in concreto e tipo di reato per il

quale si viene condannati);

- misure alternative sono una modalità di espiazione di una condanna già in atto e possono

essere disposte solo dal magistrato di sorveglianza. 118

COMMISURAZIONE DELLA PENA – art. 132 c.p. –

POTERE DISCREZIONALE DEL GIUDICE NELL’APPLICAZIONE DELLA PENA

Commisurazione della pena è la determinazione, da parte del giudice, della quantità di pena da

infliggere in concreto al reo tra il minimo ed il massimo edittali; come pure, la scelta del tipo di

sanzione da applicare per il reato commesso.

Nei limiti fissati dalla legge, il giudice applica la pena discrezionalmente, esso deve indicare i

motivi che giustificano l'uso di tale potere discrezionale.

Discrezionalità vincolata, il giudice nell'irrogare la pena va incontro a limiti legislativamente

predeterminati:

- limiti esterni: giudice deve fissare la pena tra un minimo e un massimo legislativamente

predeterminati;

- limiti interni: deve fornire una motivazione che giustifichi la pena attribuita e la discrezionalità

usata:

Quanto più il giudice intende discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere di dare

ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale.

Nella pratica il potere di determinazione giudiziale della sanzione è sostanzialmente libero:

viene svilito l’obbligo della motivazione, sia nella determinazione in concreto delle pene, sia

- nella concessione dei vari benefici;

art. 133 soltanto apparentemente indica criteri di commisurazione della pena capaci di vincolare

- il potere discrezionale del giudice, tale disposizione non riesce in realtà a fornire indicazioni

univoche perché fa riferimento a fattori, dalla «gravità del reato» alla «capacità a delinquere»,

che assumono un significato e una rilevanza diversi, a seconda della finalità prevalente che

l'interprete assegni alla pena in sede commisurativa.

Si limita a enumerare indici «fattuali» di commisurazione, omettendo però di prendere esplicita

posizione sui criteri finalistici che dovrebbero presiedere all'irrogazione concreta della sanzione.

Rimane poco chiaro quale ruolo nella fase irrogativa sia da attribuire alla retribuzione, alla

prevenzione generale e/o alla prevenzione speciale: gli elementi contenuti nell'art. 133, in quanto

indici variamente interpretabili in funzione della finalità della pena aprioristicamente prescelta,

non sono in grado di assurgere a criteri capaci di vincolare davvero l'esercizio del potere

discrezionale del giudice.

Corte costituzionale ha affermato il principio della «tendenziale» illegittimità delle pene fisse:

l'individualizzazione della pena in rapporto alle specifiche esigenze del caso concreto costituisce

una naturale conseguenza tanto del principio di uguaglianza, quanto dei principi della responsabilità

personale e del finalismo rieducativo.

Classificazione dei criteri di commisurazione della pena:

a) criteri finalistici: giudice deve individuare i fini da raggiungere mediante la irrogazione della

pena. Giudice deve assumerere la rieducazione come criterio finalistico di commisurazione della

pena entro i limiti della colpevolezza per il singolo fatto concreto nel rispetto della dignità della

persona del condannato e del divieto della responsabilità per fatto altrui;

b) criteri fattuali: una volta chiarite le finalità dell'irrogazione della sanzione, il giudice deve

preoccuparsi di selezionare le circostanze di fatto che assumono rilevanza alla stregua dei criteri

finalistici preventivamente individuati. Criteri fattuali di commisurazione della pena sono la

gravità del reato e la capacità a delinquere del reo;

c) criteri logici: ultima fase consiste nella valutazione del peso degli indici fattuali ai fini di un

giudizio sulla complessiva gravità del reato e di un corrispondente dosaggio della sanzione tra il

massimo e il minimo edittale (criteri logici di commisurazione).

giudice prima determina la pena base valutando il minimo e il massimo della pena edittale

1) prevista per quel determinato reato; 119

su tale pena base successivamente opera gli aumenti e le diminuzioni di pena conseguenti alla

2) esistenza di circostanze o della recidiva;

sulla pena così determinata calcola l’aumento conseguente alla continuazione;

3) sulla pena complessivamente ottenuta opera, infine, l’aumento o la diminuzione della pena

4) previsti dall’art. 133 bis. – art. 133 c.p. –

INDICI DI COMMISURAZIONE

Nell’esercizio del suo potere discrezionale di determinazione in concreto della pena, il giudice deve

tenere conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del colpevole.

a) la gravità del reato va desunta:

1) da ogni modalità dell'azione (disvalore dell’azione può desumersi in via analogica da quelle

circostanze di fatto che legislatore stesso valuta come aggravanti o attenuanti);

2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato integrato

con la valutazione della capacità a delinquere (un pericolo «concreto» sarà sempre più

grave di un pericolo astratto);

3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa (fare riferimento quantum rispettivo di

esigibilità della condotta doverosa e di divergenza tra la condotta tenuta e la regola

precauzionale applicabile nel caso concreto).

Predomina la valutazione di tutti gli aspetti capaci di incidere sul disvalore della condotta e

dell'evento, nonché sulla natura e l'intensità dell'elemento soggettivo.

Principale parametro di commisurazione della pena indica al giudice di stabilire il massimo

edittale di pena entro i limiti della colpevolezza relativa al fatto oggetto di giudizio.

La norma fa riferimento al singolo episodio in concreto e non alla gravità della figura astratta di

reato.

Il riferimento alla gravità del reato va integrato con la valutazione della capacità a delinquere.

b) la capacità a delinquere va desunta

1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo:

motivo o movente è la causa psichica, lo stimolo che induce l'individuo a delinquere;

-

- carattere del reo: autocontrollo, risultato della lotta tra temperamento e ambiente. Scelta

tra diverse possibilità di azione, quanto più salda è la struttura caratteriale di un individuo,

tanto più gli riuscirà di governare le inclinazioni del temperamento e le pulsioni istintuali.

2) dai precedenti penali e giudiziari e in genere dalla condotta e dalla vita del reo

antecedenti al reato: giudice prima di pronunciarsi sulla capacità a delinquere di un soggetto

deve raccogliere tutti gli antecedenti idonei a fungere da elementi indizianti rispetto alla

sussistenza del dato da accertare, compresi gli episodi, atteggiamenti e inclinazioni che

possono costituire un significativo indice del modo di essere e comportarsi della persona (uso

di droghe);

3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato: indici particolarmente significativi

in ragione del loro rapporto di vicinanza con il reato commesso (es. il cinismo o

compiacimento durante la commissione del fatto);

4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo: serve a calcolare l'incidenza

dell'ambiente esterno all'interno del processo criminogenetico.

La previsione espressa di questi ulteriori indici fattuali serve a estendere la valutazione giudiziale

dal fatto oggettivo alla personalità del reo.

Svolge un ruolo subordinato il giudizio sulla capacità a delinquere può indurre il giudice a

ridurre la pena al di sotto del limite massimo segnato dalla gravità del fatto colpevole.

Il giudizio di capacità a delinquere va proiettato nel futuro e quindi tutti gli indici legislativi di

capacità a delinquere devono essere utilizzati dal giudice ai fini di una prognosi sui futuri

comportamenti dell’agente. 120

Esigenza di una rilettura costituzionalmente orientata dell'art. 133 c.p.: per supplire al silenzio

dell'art. 133 sui criteri «finalistici» che presiedono all'irrogazione della sanzione bisogna tentare un

approccio in chiave costituzionale ai problemi della commisurazione della pena:

- commisurazione della pena e principio di colpevolezza: art. 27, co. 1°, Cost., avendo

implicitamente riconosciuto il principio della responsabilità non solo personale ma anche

colpevole, riflette un orientamento del sistema penale diretto alla valorizzazione dell'elemento

soggettivo del reato. Tra gli indici della «gravità del reato» il giudice dovrà considerare

prevalenti «l'intensità del dolo» o il «grado della colpa»; il peso attribuito alla «gravità del danno

o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato» non potrà spingere l'organo giudicante ad

infliggere una pena superiore a quella proporzionata al grado della colpevolezza alla quale spetta

il ruolo di criterio-guida per la determinazione della misura massima della pena;

- commisurazione della pena e divieto di responsabilità per fatto altrui: art. 27, co. 1°, Cost.

divieto di responsabilità per fatto altrui, scoraggiare l'eventuale valorizzazione giudiziale

dell'indice della «gravità del danno o del pericolo» per far prevalere, al momento della concreta

irrogazione della pena, preoccupazioni di prevenzione generale.

La scelta di irrogare pene esemplari, che fungano da ammonimento verso tutti i consociati cozza

col divieto di responsabilità per fatto altrui perché esaspera il ruolo di capro espiatorio del

singolo delinquente: il reo viene a scontare una pena di misura eccedente la sua colpevolezza in

vista dell'esigenza di impedire la reiterazione di fatti analoghi da parte di terzi soggetti. Il

soddisfacimento di istanze di prevenzione generale non può mai giustificare l'inflizione di un

ammontare di pena sproporzionato rispetto alla colpevolezza del fatto singolo;

- commisurazione della pena e principio di rieducazione: art. 27, co. 3 Cost., le pene devono

tendere alla rieducazione del condannato.

L'esigenza di realizzare il finalismo rieducativo sollecita una ricostruzione della categoria della

capacità a delinquere in chiave di prevenzione speciale, il giudizio sull'attitudine del reo a

commettere reati dovrà essere proiettato nel futuro, e fungerà da criterio di scelta e/o di dosaggio

di una pena da determinare, sia nel tipo che nella misura, in vista del reinserimento sociale

dell'agente. L'applicazione della pena volta a risocializzare non potrà spingersi oltre la misura

della colpevolezza, una pena eccedente rispetto al grado della colpevolezza non sarebbe

compresa dal condannato che la vivrebbe come ingiusta, per cui risulterebbe pregiudicata la

prospettiva del recupero sociale.

Esigenze di prevenzione speciale potranno rilevare soltanto in bonam partem, il giudice potrà

applicare una pena meno elevata rispetto a quella che sarebbe giusto infliggere ogniqualvolta egli

ritenga che ciò serva a facilitare il processo di reinserimento sociale del reo.

– art. 133 bis c.p. –

COMMISURAZIONE DELLA PENA PECUNIARIA

Nella determinazione dell'ammontare della multa o dell'ammenda il giudice deve tener conto, oltre

che dei criteri indicati nell'art. 133, anche delle condizioni economiche del reo.

Giudice può aumentare la multa e l'ammenda stabilite dalla legge sino al triplo o diminuirle sino ad

un terzo quando, per le condizioni economiche del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace

ovvero che la misura minima sia eccessivamente gravosa.

Modello della somma complessiva nel quale gli indici di commisurazione sono quelli generali della

gravità del reato e della capacità a delinquere.

- giudice deve in primo luogo riferirsi al reddito dell'autore del reato al momento della condanna;

- rispetto alla determinazione dell'incidenza del patrimonio all'interno della situazione economica

del reo si deve tener conto soltanto di beni patrimoniali il cui valore superi uno standard medio;

- dal computo delle disponibilità economiche dovranno essere sottratte le obbligazioni pecuniarie

gravanti sul reo.

Questo sistema di commisurazione rappresenta positiva e concreta attuazione dell’ art. 3 Cost., esso

infatti realizza quel trattamento differenziato dei distinti, che corrisponde al più autentico significato

del principio costituzionale di uguaglianza. 121

VICENDE DELLA PUNIBILITÀ

: possibilità giuridica di applicare la pena in presenza di un fatto che costituisce reato.

PUNIBILITÀ

Elementi:

- commissione di un reato;

- assenza di cause personali di esclusione della pena (es. immunità);

- presenza di eventuali condizioni obiettive di punibilità.

Passaggio in giudicato della sentenza di condanna comporta una trasformazione della punibilità:

- prima della sentenza la pena applicabile è quella che la legge stabilisce in astratto per il reato:

punibilità in astratto che sorge quando sussistono tutti gli elementi richiesti dalla legge per

l’inflizione della pena (commissione del reato, assenza di cause personali di esenzione della

pena, eventuali condizioni obiettive di punibilità);

- dopo la sentenza, la pena che va applicata è quella che il giudice ha irrogato all’autore del reato

cd. punibilità in concreto. : quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il

CONDIZIONI OBIETTIVE DI PUNIBILITÀ

verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il

verificarsi della condizione, non è da lui voluto (es. il legislatore fa dipendere la punibilità

dell'ubriaco dalla circostanza che egli venga sorpreso in stato di manifesta ubriachezza in un luogo

pubblico).

- debbono consistere in un avvenimento del mondo esterno che non deve necessariamente essere

voluto dall’agente;

- devono consistere in eventi futuri e incerti, concomitanti o successivi rispetto alla condotta

dell'agente;

- debbono essere estranee alla condotta illecita (estranee sia al fatto materiale sia alla

colpevolezza).

Secondo parte della dottrina costituiscono avvenimenti futuri e incerti, estranei all'azione illecita, il

cui verificarsi è necessario per la punibilità del reato, ma non per la sua esistenza.

Svolgono una funzione di delimitazione o riduzione della rilevanza penale di determinati

comportamenti e una funzione di garanzia connessa al rispetto del principio di legalità.

Dal novero delle condizioni obiettive di punibilità dovrebbero essere esclusi gli eventi legati da un

rapporto di causalità necessaria con l'azione tipica, ovvero da un rapporto psicologico necessario

con l'agente.

Dottrina usa distinguere:

condizioni obiettive intrinseche: incidono sull'interesse protetto, aggravano l'offesa implicita

nella commissione del reato (es. incriminata l'infedeltà in affari di stato soltanto se dal fatto

possa derivare nocumento all'interesse nazionale);

- condizioni obiettive estrinseche: sono estranee alla offensività del fatto e non hanno alcun

legame con questa, limitandosi ad offrire valutazioni di opportunità della punibilità esterne alla

sfera dell’interesse protetto. Nulla aggiungono alla lesione dell'interesse protetto dalla norma

incriminatrice, ma si limitano a riflettere valutazioni di opportunità connesse ad un interesse

«esterno» al profilo offensivo del reato (es. presenza del reo nel territorio dello Stato come

condizione della punibilità di determinati reati commessi all'estero).

A seguito della sentenza costituzionale n. 364/1988 - la quale ha sancito il principio secondo cui la

colpevolezza, almeno nella forma minima della «colpa», deve coprire tutti gli elementi significativi

del fatto, e cioè quelli dai quali dipende il disvalore (o il maggior disvalore) dell'offesa tipica - si

può sostenere che non possono sottrarsi al principio di colpevolezza le condizioni di punibilità

intrinseche, quali accadimenti capaci di incidere sull'offesa insita nel fatto tipico, il principio di

colpevolezza potrà considerarsi rispettato ove le condizioni siano, sul piano soggettivo, coperte

quantomeno dalla colpa. 122

CAUSE CHE ESCLUDONO LA PUNIBILITÀ

- cause di estinzione del reato: operano antecedentemente all'intervento di una sentenza

definitiva di condanna e incidono sulla c.d. punibilità astratta (che sorge quando sussistono tutti i

presupposti richiesti dalla legge per l’inflizione della pena), estinguendo la stessa potestà statale

di applicare la pena minacciata. Annullano o cancellano la punibilità di un fatto costitutivo di

reato;

- cause di estinzione della pena: presuppongono l'emanazione di una sentenza di condanna ed

estinguono la c.d. punibilità in concreto, cioè la pena da applicare nel caso concreto,

paralizzando l'esecuzione della sanzione inflitta dal giudice.

Un simile criterio distintivo non è perfettamente aderente alla sistematica del c.p., che colloca tra le

cause estintive del reato l'amnistia impropria e la sospensione condizionale, ancorché si tratti di due

cause che operano successivamente alla sentenza di condanna. Parte della dottrina rigetta il criterio

suddetto e finisce col riconoscere che sia le cause estintive del reato, sia le cause estintive della pena

si limitano soltanto ad escludere effetti o alcuni effetti del reato, sono cioè in tal senso (solo) cause

di esclusione o estinzione di effetti penali del reato.

CAUSE DI ESTINZIONE DEL REATO

- generali: collocate nella parte generale del codice e riferibili ad un gran numero di reati;

- speciali: previste in leggi speciali o nella parte speciale del codice e applicabili ad uno o più reati

determinati.

condizionate (es. sospensione condizionale della pena): tra i requisiti di applicabilità figurano

- requisiti riconducibili alla volontà del soggetto;

incondizionate (es. morte del reo prima della condanna), tra i requisiti di applicabilità non

- figurano requisiti riconducibili alla volontà del soggetto.

Regole comuni alle cause di estinzione:

a) hanno efficacia personale, nel senso che operano solo nei confronti della persona cui si

riferiscono, salvo che la legge disponga diversamente:

b) devono essere dichiarate immediatamente dal giudice in ogni stato e grado del processo, salvo

sia evidente il proscioglimento nel merito;

c) sottostanno al principio del favor rei nell'ipotesi di concorso tra più cause estintive, nel senso che

l'effetto estintivo del reato o della pena dovrà essere prodotto dalla causa comparativamente più

favorevole.

Hanno natura sostanziale e non più processuale.

morte del reo: prima della condanna estingue tutti gli effetti penali del reato, sopravvivono solo:

- obbligazioni civili nascenti dal reato (risarcimento del danno);

- pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere, le quali fanno capo agli

eredi;

- esecuzione della confisca.

Nell'ipotesi di fondato dubbio sull'esistenza in vita dell'imputato, il giudice deve sospendere il

procedimento.

amnistia propria: provvedimento generale ed astratto, con il quale lo Stato rinuncia a punire un

determinato numero di reati il cui accertamento giurisdizionale è ancora in corso. L'amnistia

estingue il reato, impedisce l'inflizione della pena principale, delle pene accessorie e delle misure

di sicurezza, ma non estingue le obbligazioni civili derivanti dal reato.

Codice, perseverando nella sua inesatta terminologia, prevede nella stessa norma una disciplina

unitaria per l'amnistia propria e per quella impropria: la prima, che si verifica allorché il

provvedimento di clemenza giunga prima della condanna definitiva, rappresenta una causa

estintiva del reato; mentre la seconda, che presuppone la condanna definitiva, è una causa di

estinzione della pena. 123

L'amnistia può assolvere una funzione di pacificazione sociale, limitando l'efficacia della legge

penale dopo un periodo di gravi conflitti sociali, opera come strumento di ricomposizione,

finisce con lo svolgere di fatto e indirettamente anche una funzione di recupero sociale.

Art. 79 Cost.: l'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due

terzi dei componenti di ciascuna camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge di concessione dell'amnistia e dell'indulto deve stabilire il termine di efficacia del

provvedimento, cioè la data entro la quale i reati devono essere stati commessi per poter

usufruire dell'applicazione del beneficio. Tale limite temporale è fissato:

- nella Costituzione nel momento della presentazione del relativo disegno di legge;

- l'art. 151, c.p., con riferimento al «vecchio» art. 79, limita gli effetti estintivi dell'amnistia ai

reati commessi sino al giorno precedente la data del decreto.

Nel concorso di più reati, l’amnistia si applica ai singoli reati per i quali è conceduta.

Essa non si estende al reato complesso di cui il reato amnistiato rappresenta elemento costitutivo

o circostanza aggravante (es. l'amnistia concessa per la violenza privata non estinguerà il delitto

di rapina).

La legge che contiene l'atto di clemenza deve indicare i reati c.d. amnistiati attraverso il numero

dell'articolo, il nomen juris o il tetto di pena entro il quale è concedibile il beneficio.

L'amnistia sia propria sia impropria può essere subordinata a condizioni o ad obblighi, che in

virtù del principio di legalità devono comunque essere espressamente previsti dalla legge.

Esclusione dei delinquenti qualificati: l'amnistia non è applicabile, salva diversa volontà

legislativa, nel caso in cui il soggetto autore del reato astrattamente ricompreso nel

provvedimento sia stato dichiarato dal giudice recidivo aggravato e reiterato ex art. 99, comma

2° (la recidiva semplice non costituisce ostacolo alla concessione del beneficio); ovvero

delinquente abituale, professionale o per tendenza. Tali dichiarazioni di delinquenza qualificata

devono essere già definitivamente adottate al tempo in cui l'amnistia entra in vigore.

Rinunciabilità: l'amnistia è rinunciabile, in caso di rinuncia all'amnistia, il giudizio prosegue

nelle forme regolari e può sfociare sia in una pronuncia di condanna che di assoluzione.

prescrizione: il decorso di un determinato periodo di tempo (stabilito dalla legge) dalla condanna,

senza che intervenga la pronuncia di una sentenza di condanna irrevocabile, determina

l’estinzione del reato per prescrizione.

La misura costituisce la rinuncia dello Stato all’applicazione della sanzione punitiva sul

presupposto del passare del tempo, perché vengono a cadere le esigenze di prevenzione generale

che presiedono alla repressione dei reati.

I reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo (e un tempo anche la pena di morte) sono

imprescrittibili.

Se l’esecuzione della pena si interrompe per un fatto volontario del condannato, la prescrizione

inizia a decorrere dal giorno successivo a quello in cui il condannato si è volontariamente

sottratto all’esecuzione.

La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato.

Riforma del 2005:

a) prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale

stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a 6 anni se si tratta di delitto e a 4

anni se si tratta di contravvenzione;

b) per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge

per il reato consumato o tentato, senza tenere conto della diminuzione per le circostanze

attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le

quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto

speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena.

Nei casi in cui la recidiva opera come circostanza aggravante ad effetto speciale con un

aumento della pena superiore ad un terzo, occorre calcolare ai fini della prescrizione anche

124

questo ulteriore aumento. Solo la recidiva semplice, per la quale si è mantenuto l'aumento di

pena fino a un terzo, sfugge a questo meccanismo di allungamento dei tempi prescrizionali.

c) raddoppio degli ordinari tempi di prescrizione per

- ipotesi di responsabilità colposa caratterizzate da una accentuata carica lesiva nei confronti

di beni importanti quali la pubblica incolumità e la vita (es. incendio);

- ipotesi delittuose che rientrano nel paradigma della criminalità organizzata (associazione

di tipo mafioso).

Decorrenza del termine della prescrizione: il termine della prescrizione decorre

- reato consumato - giorno della consumazione;

- reato tentato - giorno in cui è cessata l’attività del colpevole;

- reato permanente - giorno in cui è cessata la permanenza.

Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine

della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Se il reato è invece

punibile a querela, istanza o richiesta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del

commesso reato.

Al reato continuato si applica la regolamentazione «atomistica» di un comune concorso di reati.

In ogni caso il dies a quo non si computa nel termine.

sospensione del corso della prescrizione: effetto giuridico che si verifica in presenza di

- alcune cause ostative del procedimento penale; la decorrenza del termine della prescrizione si

arresta per il tempo necessario a rimuovere l'ostacolo in modo che la porzione di tempo già

trascorsa rimanga valida e si possa sommare al periodo di tempo successivo decorrente dal

giorno della cessazione della causa sospensiva.

Corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o

del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare

disposizione di legge, oltre che nei casi di:

a) autorizzazione a procedere;

b) deferimento della questione ad altro giudizio;

c) sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento delle parti

e dei difensori ovvero su richiesta dell'imputato o del suo difensore.

La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.

interruzione del corso della prescrizione: effetto giuridico per il quale, in presenza di alcuni

- atti giuridici (es. richiesta di rinvio a giudizio), il termine di prescrizione già decorso viene

meno e comincia a decorrere ex novo et ex integro.

La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell'interruzione. Se

più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall’ultimo di essi; ma in nessun caso i

normali termini di prescrizione possono essere prolungati oltre un quarto del tempo

necessario a prescrivere (per i gravi reati i normali termini di prescrizione sono raddoppiati).

a) nel caso di recidiva aggravata l'interruzione può determinare un aumento della metà del

tempo prescrizionale;

b) nel caso di recidiva reiterata, un aumento di due terzi;

c) nel caso di abitualità o professionalità nel reato un prolungamento del doppio.

Concorso di più persone nel reato: sospensione e interruzione hanno effetto per tutti coloro che

hanno commesso il reato.

Concorso di reati: ciascuno di essi segue la sua strada indipendentemente da ogni considerazione

relativa agli altri, salvo che si proceda congiuntamente per più reati connessi, in quest'ultimo

caso, la sospensione o l'interruzione della prescrizione per taluno di essi ha effetto anche per gli

altri.

oblazione nelle contravvenzioni: pagamento di una somma di danaro, a domanda dell’interessato,

prima della apertura del dibattimento o prima del decreto di condanna. Ha l’effetto di degradare

il reato ad illecito amministrativo. 125

a) oblazione comune (obbligatoria): nelle contravvenzioni, per le quali la legge stabilisce la

sola pena dell'ammenda, il contravventore è ammesso a pagare, prima dell'apertura del

dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma corrispondente alla terza

parte del massimo della pena stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, oltre le

spese del procedimento. Applicazione dell'oblazione è automatica, il pagamento estingue il

reato;

b) oblazione speciale (facoltativa): nelle contravvenzioni per le quali la legge stabilisce la pena

alternativa dell’arresto o dell’ammenda, il contravventore può essere ammesso a pagare,

prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima del decreto di condanna, una somma

corrispondente alla metà del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge per la

contravvenzione commessa, oltre le spese del procedimento. Con la domanda di oblazione il

contravventore deve depositare la somma corrispondente alla metà del massimo

dell’ammenda.

Presentata la domanda di oblazione, che a differenza di quella relativa all'oblazione comune

può essere riproposta sino all'inizio della discussione finale del dibattimento di primo grado, il

giudice può ammettere il contravventore all'oblazione stessa se non ricorrono alcune ipotesi di

esclusione. Ipotesi di esclusione ricorrono se è contestata la recidiva reiterata o se è ritenuta

l'abitualità nelle contravvenzioni o la professionalità nel reato, ovvero se permangono le

conseguenze dannose o pericolose del reato, nonché se il giudice ritenga il fatto grave.

Il pagamento delle somme estingue il reato.

sospensione condizionale della pena: l’autorità giudiziaria, inflitta una determinata pena, ne

sospende l’esecuzione a condizione che entro un certo periodo il colpevole non commetta altri

reati. In tal caso il reato viene estinto, in difetto, invece, il reo dovrà scontare entrambe le pene

(la vecchia e la nuova).

Misura applicata automaticamente dal giudice con la conseguenza di provocare un fenomeno di

inammissibile fuga dalla sanzione.

Venne introdotta, sotto il nome di «condanna condizionale», con la legge Ronchetti del 1904 e

venne motivata con l'esigenza di sottrarre all'ambiente deleterio e pericoloso del carcere chi mai

ne abbia varcato le soglie.

Svolge una generica funzione di prevenzione speciale fondata sulla presunzione di sufficienza

della sola pronuncia di condanna e sulla minaccia della sua futura esecuzione.

Presupposti di applicazione della sospensione condizionale ordinaria della pena sono due:

a) sentenza di condanna a pena detentiva, ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta a pena

detentiva, non superi 2 anni

- minore limite di pena è 3 anni;

- giovani adulti (18>21) o ultrasettantenni limite di pena è 2 anni e 6 mesi;

b) una prognosi favorevole sulla personalità del condannato: giudice concederà la sospensione

condizionale della pena qualora, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'art. 133, presuma

che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati.

Condizioni ostative: la sospensione condizionale non può essere concessa

- a chi ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto;

- al delinquente o contravventore abituale;

- a delinquenti o contravventori professionali;

- a chi è stata inflitta, in aggiunta alla pena, una misura di sicurezza personale.

Obblighi del condannato: il giudice può subordinare la concessione della sospensione

condizionale all'adempimento dell'obbligo delle restituzioni, al pagamento della somma liquidata

a titolo di risarcimento del danno o provvisoriamente assegnata sull'ammontare di esso e alla

pubblicazione della sentenza a titolo di riparazione del danno; nonché, salvo che la legge

disponga altrimenti, all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, secondo

le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna. 126

A condizione, tuttavia, che il condannato non faccia opposizione, la concessione della

sospensione condizionale può essere subordinata anche alla prestazione di attività non retribuita

a favore della collettività per un tempo determinato.

Seconda concessione del beneficio: ricorre nell'ipotesi in cui il giudice, nell'infliggere una

nuova condanna, irroghi una pena che, cumulata con la precedente condanna per delitto, non

superi i limiti oggettivi. La seconda concessione deve essere subordinata, salvo che sia

impossibile, all'adempimento di almeno uno degli obblighi lato sensu risarcitori.

Revoca: la sospensione condizionale è revocata di diritto se, nei termini durante i quali la

condanna rimane sospesa, il condannato:

1) commetta un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole, per cui venga inflitta

una pena detentiva, o non adempia agli obblighi impostigli;

2) riporti un'altra condanna per un delitto anteriormente commesso a pene che, cumulate a

quelle precedentemente sospese, superino i limiti stabiliti.

Effetti della concessione: concessione della sospensione condizionale sospende la pena

principale per 5 anni se la condanna è per «delitto»; per 2 anni se la condanna è per

«contravvenzione».

Se nei termini stabiliti il condannato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della

stessa indole ed adempie agli obblighi imposti, il reato è estinto. L'effetto estintivo concerne la

pena, mentre cessa l'esecuzione delle pene accessorie. Restano in vita gli altri effetti penali della

condanna. Sono sospendibili condizionalmente anche le pene accessorie.

perdono giudiziale per i minori: è la rinuncia dello Stato a condannare il colpevole di un reato in

considerazione della sua età e per consentirgli un facile recupero sociale.

Presupposti del perdono giudiziale sono:

1) colpevole, al tempo della commissione del reato, non abbia compiuto i 18, ma abbia compiuto

i 14 anni;

2) non sia stato già condannato a pena detentiva per delitto né sia stato dichiarato delinquente o

contravventore abituale o professionale;

3) tribunale dei minorenni ritenga di poter applicare, in concreto, una pena detentiva non

superiore a 2 anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a 1.549,37 euro;

4) giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'art. 133, presuma che il colpevole si

asterrà dal commettere ulteriori reati.

La concessione del perdono giudiziale presuppone l'accertamento del fatto e della responsabilità

del minore.

È possibile la concessione del perdono giudiziale non solo quando il minore abbia commesso un

reato, ma anche qualora abbia commesso più reati, siano questi legati o no dal vincolo della

continuazione.

Con il passaggio in giudicato della sentenza che concede il perdono giudiziale, il reato è estinto.

La concessione del perdono è sempre incondizionata ed irrevocabile.

Impedisce l'applicazione delle misure di sicurezza, ad eccezione della confisca obbligatoria. Non

può essere conceduto più di una volta.

Riforma del processo penale minorile due nuovi istituti:

- non luogo a procedere per irrilevanza del fatto: indagini preliminari risulta la tenuità del

fatto e la occasionalità del comportamento, il pubblico ministero, quando ritenga che

l'ulteriore corso del procedimento pregiudichi le esigenze educative del minorenne, è tenuto a

richiedere all'organo giudicante sentenza di non luogo a procedere. Se la richiesta viene

accolta, per il fatto commesso dal minore non si procede.

- sospensione del processo per messa in prova: viene disposta dal giudice quando ritiene di

dover valutare la personalità del minorenne all'esito di una prova, nel corso della quale il

minorenne stesso viene affidato ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia per lo

127

svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di

osservazione, trattamento e sostegno.

All'accertamento dell'esito positivo della prova, segue la dichiarazione giudiziale di estinzione

del reato.

CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA

Mentre le cause di estinzione del reato incidono direttamente sul potere punitivo dello Stato, le

cause di estinzione della pena operano soltanto sulla pena concretamente inflitta al soggetto con una

sentenza di condanna. Presuppongono l'esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna e non

aggrediscono il reato nella sua intera dimensione giuridica, il quale anzi continua a produrre tutti gli

effetti che può ancora esplicare.

Effetto estintivo della pena hanno pure le misure alternative alla detenzione, nonché il

patteggiamento.

morte del reo dopo la condanna: estingue la pena. Estingue tutto ma non fa venire meno le

obbligazioni civili nascenti dal reato, né estingue la confisca.

amnistia impropria: regolata tra le cause di estinzione del reato, l'amnistia, se vi è stata condanna,

fa cessare l'esecuzione della condanna e le pene accessorie. È un atto di clemenza generale con

cui lo Stato rinuncia alla pena per quei reati il cui accertamento giurisdizionale è passato in

giudicato.

A differenza dell'amnistia propria, questa forma di amnistia presuppone una sentenza di

condanna definitiva ed irrevocabile, passata cioè in giudicato. Riguarda soltanto i reati commessi

antecedentemente alla presentazione del disegno di legge.

Fa cessare l'esecuzione delle pene principali (detentive o pecuniarie), accessorie, misure di

sicurezza diverse dalla confisca. Permangono tutti gli altri effetti della condanna (es. della

condanna estinta si tiene conto agli effetti della recidiva).

prescrizione della pena: il decorso del tempo incide anche sulla pena inflitta con sentenza passata

in giudicato. La prescrizione estingue la pena se dopo un determinato periodo di tempo (stabilito

dalla legge) la sentenza di condanna non viene eseguita. Il decorso del tempo non estingue la

pena dell’ergastolo e le pene accessorie e gli altri effetti penali della condanna.

Stessa ratio di quella della prescrizione del reato, viene meno l'interesse della collettività a far

scontare ad un condannato la pena inflittagli quando è trascorso un lungo periodo di tempo dal

momento del passaggio in giudicato della sentenza.

Il termine decorre dal giorno in cui la condanna è divenuta irrevocabile, ovvero dal giorno in cui

il condannato si è sottratto volontariamente alla esecuzione già iniziata della pena.

- pena della reclusione => si estingue in un tempo pari al doppio pena (entro i 10 e i 30 anni);

- multa => si estingue in 10 anni;

- arresto e ammenda => si prescrivono in 5 anni.

L'estinzione della pena della reclusione e della multa non ha luogo se si tratta di recidivi reiterati

nei casi preveduti dai capoversi dell'articolo 99; o di delinquenti abituali, professionali o per

tendenza, ovvero se il condannato, durante il tempo necessario per l'estinzione della pena, riporta

una condanna alla reclusione per un delitto della stessa indole.

La prescrizione è rinunciabile. 128

indulto: è un provvedimento generale ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità

politica. Nella prassi è utilizzato come strumento di periodico sfoltimento delle carceri. Consiste

in un atto di clemenza, che condona in tutto o in parte la pena, ovvero la commuta in una pena di

specie diversa, ma dello stesso genere.

- indulto proprio: il condono interviene nella fase esecutiva rispetto ad una sentenza

irrevocabile di condanna;

- indulto improprio: il condono è applicato al momento della sentenza dal giudice della

cognizione.

Opera esclusivamente sulla pena principale non estingue le pene accessorie, a meno che la legge

di concessione non disponga diversamente e neppure gli altri effetti penali della condanna,

mentre l'amnistia estingue il reato.

Se l'indulto si limita a condonare o a commutare la pena, non fa cessare le misure di sicurezza.

Se, invece, condona completamente la pena inflitta con la sentenza di condanna, fa cessare di

diritto l'esecuzione delle misure di sicurezza, salvo che si tratti di misure di sicurezza

conseguenti ad una condanna alla reclusione per un tempo superiore a 10 anni o della confisca.

Diversamente dalla grazia (provvedimento individuale), l'indulto è un istituto di carattere

generale e si riferisce a tutti i condannati che si trovino in determinate condizioni di pena.

Anche l'indulto viene concesso con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti

di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale e si riferisce ai reati commessi

antecedentemente alla presentazione del disegno di legge.

Nessun limite oggettivo è previsto dalla legge per l'applicabilità dell'indulto, di solito il condono

è limitato ad una determinata quantità di pena, sia detentiva che pecuniaria: entro questi limiti il

condono si applica alla sentenza di condanna per qualsiasi tipo di reato.

La legge può stabilire limiti «soggettivi» differenti, per coloro che per la medesima condanna

hanno goduto o possono godere di precedenti indulti.

L'indulto può essere sottoposto a condizioni o ad obblighi, e non può essere applicato ai recidivi

nei casi di recidiva aggravata o reiterata, né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza,

salvo che sia disposto diversamente.

Nel concorso di più reati, l’indulto si applica una sola volta dopo aver cumulato le pene, secondo

le norme concernenti il concorso di reati.

grazia: è un provvedimento di carattere individuale emesso (discrezionalmente) dal Presidente della

Repubblica con il quale viene condonata (in tutto o in parte) la pena principale di un condannato.

Grazia condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, o la commuta in un’altra specie di pena

stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie, salvo che il decreto disponga

diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna.

Il provvedimento ha un contenuto non generale, ma particolare in quanto si riferisce ad un

singolo rapporto esecutivo relativo ad una o più condanne a carico di uno stesso imputato.

Presuppone l'esistenza di una sentenza irrevocabile di condanna.

Può essere sottoposta a condizioni e permette di interrompere l'esecuzione della pena quando si è

già compiuta la risocializzazione del condannato. 129

liberazione condizionale: premio concesso al condannato, mira a favorire la rieducazione e il

reinserimento nella società delle persone che, condannate a una pena detentiva, abbiano tenuto in

carcere una buona condotta. Con la libertà condizionale viene temporaneamente sospesa

l'esecuzione della pena, che, dopo un periodo positivo di prova, può essere definitivamente

cancellata dal Giudice.

Viene concessa solo se

a) il reo ha scontato almeno un determinato periodo di tempo in carcere,

b) durante questo periodo ha mostrato il proprio ravvedimento.

Nel caso in cui durante il periodo di libertà condizionale il reo commette nuovamente lo stesso

reato, ovvero trasgredisce gli obblighi inerenti alla libertà vigilata, il provvedimento viene

revocato e il condannato riprende a scontare la pena in carcere, il tempo trascorso in liberazione

condizionale viene computato nella durata della pena scontata.

La libertà condizionale può essere concessa anche ai condannati all'ergastolo dopo che abbiano

trascorso in carcere almeno 26 anni.

Concessione della liberazione condizionale è affidata alla competenza del tribunale di

sorveglianza:

a) fa cessare lo stato di detenzione;

b) sospende l'applicazione della misura di sicurezza;

c) comporta l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, trasformata oggi in

libertà vigilata assistita dal servizio sociale.

La liberazione condizionale produce i suoi effetti definitivi con il decorso del tempo della pena

inflitta, oppure, se si tratta di condannati all'ergastolo, con il decorso di cinque anni dalla data del

provvedimento.

Istituto della liberazione condizionale si inserisce fra le misure alternative alla detenzione.

riabilitazione: estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la

legge disponga altrimenti.

Il riabilitato riacquisisce la capacità giuridica perduta a seguito della condanna e viene rimesso in

condizioni di svolgere la sua normale attività nella società.

È concessa quando siano decorsi 3 anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o si

sia estinta in altro modo (8 anni per i recidivi reiterati, 10 per i delinquenti abituali, professionali

o per tendenza), e il condannato, abbia dato prova effettiva e costante di buona condotta.

Riabilitazione costituisce un vero e proprio diritto del condannato.

La riabilitazione determina la cancellazione definitiva dal casellario giudiziale dei reati

commessi in passato.

Non può essere concessa quando il condannato, è stato sottoposto a misura di sicurezza o non

abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato salvo che dimostri di trovarsi nella

impossibilità di adempierle.

La domanda di riabilitazione deve essere presentata al Tribunale di Sorveglianza per il distretto

del luogo ove veniva inflitta la condanna.

Se il riabilitato commette entro 7 anni un delitto non colposo, per il quale sia inflitta la pena della

reclusione per un tempo non inferiore a 3 anni od un'altra pena più grave, la sentenza di

riabilitazione è revocata dì diritto. Come conseguenza della revoca, rivivono le pene accessorie e

gli altri effetti penali della condanna.

La riabilitazione può aver luogo anche nel caso di sentenza straniera di condanna.

Riabilitazione speciale per i minori può essere concessa dopo il diciottesimo e prima del

venticinquesimo anno di età, presuppone che il minore non sia sottoposto a pena o misura di

sicurezza e che risulti completamente emendato e degno di essere ammesso a tutte le attività

della vita sociale. 130

non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale: evitare che la condanna

sia resa nota ai privati che richiedono i certificati del casellario giudiziale, non per ragioni di

diritto elettorale. Comporta una limitazione degli effetti della condanna.

La concessione del beneficio è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice, tenute presenti

le circostanze indicate dall'art. 133.

Presupposti della concessione del beneficio:

1) che si tratti della prima condanna;

2) che con la condanna sia inflitta una pena detentiva non superiore ai 2 anni o una pena

pecuniaria non superiore a 516 euro;

3) che il giudice consideri il condannato meritevole del beneficio, avuto riguardo alla gravità del

reato e alla capacità a delinquere.

L'ordine di non menzione della precedente condanna è revocato di diritto, se il condannato

commette successivamente un altro delitto (non una contravvenzione). 131

MISURE DI SICUREZZA

Misure sanzionatorie destinate a neutralizzare la pericolosità sociale di determinate categorie di rei.

Speciali provvedimenti di carattere educativo o curativo ovvero anche cautelativo, applicabili

dall’Autorità giudiziaria, in sostituzione, oppure in aggiunta alla pena, nei confronti di un reo

ritenuto socialmente pericoloso (adottati per "risocializzare").

Destinatari sono i soggetti imputabili socialmente pericolosi, i i semi-imputabili ed i non imputabili.

Alle prime due categorie di soggetti le misure si applicano cumulativamente con la pena, dando così

vita al sistema del c.d. «doppio binario»; alla terza si applicano in modo esclusivo.

Alle misure di sicurezza venne originariamente attribuita natura amministrativa, nell'attuale

momento storico la misura di sicurezza viene considerata una sanzione criminale di competenza del

diritto penale, la misura di sicurezza è di fatto afflittiva e viene applicata mediante un processo

giurisdizionale.

In seguito al riconoscimento costituzionale del finalismo rieducativo delle stesse pene in senso

stretto (art. 27, comma 3° Cost.), è venuta ormai meno la distinzione di scopi che in origine

giustificava lo sdoppiamento del sistema sanzionatorio nell'assetto codicistico del '30 (pena =

retribuzione e prevenzione generale; misura di sicurezza = prevenzione speciale a mezzo di

incapacitazione e/o risocializzazione). Appunto perché deve tendere alla rieducazione del

condannato, la stessa pena dovrebbe farsi carico di neutralizzare o attenuare la pericolosità del reo e

di impedirne la ricaduta nel delitto.

Pena ha anche una funzione retributiva Misura di sicurezza ha esclusivamente

funzione di emenda del colpevole

si applica solo ai soggetti imputabili si applica anche ai non imputabili

è fissa, avendo una durata determinata, stabilita ha una durata indeterminata, dovendo, per sua

nella sentenza di condanna natura, cessare solo col venir meno dello stato di

pericolosità del soggetto (durata è determinata

solo nel minimo, non anche nel massimo)

PROFILI GARANTISTICI DELLA DISCIPLINA

a) principio di legalità:

- art. 199 c.p. – nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano

espressamente stabilite dalla legge e fuori dei casi dalla legge stessa preveduti;

- art. 25, co. 3, Cost. – nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi

previsti dalla legge.

Legge deve determinare il tipo di misura applicabile ed elencare tassativamente i casi nei quali il

giudice può adottarla.

b) divieto di retroattività – art. 200 c.p. – le misure di sicurezza sono regolate dalla legge in vigore

al tempo della loro applicazione e se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di

sicurezza è diversa, si applica la legge in vigore al tempo dell'esecuzione.

In realtà, tutta la materia della successione di leggi penali non solo per quel che concerne la

previsione dei reati, ma anche per ciò che riguarda il tipo e la quantità di sanzioni (pena, misura

di sicurezza, risarcimento del danno non patrimoniale) da applicare in sede giurisdizionale è

regolata dall'art. 2 c.p.

Art. 25 Cost. esclude che possa applicarsi una misura di sicurezza per un fatto che al momento

della commissione non costituiva reato, oppure che possa applicarsi ad un fatto di reato una

misura originariamente non prevista (o diversa da quella originariamente prevista).

Interpretazione restrittiva art. 200 c.p.: può riferirsi all'eventualità che una legge successiva

disciplini in maniera diversa mere modalità esecutive di una misura di sicurezza già

legislativamente prevista al momento della commissione del fatto. 132

PRESUPPOSTI DI APPLICAZIONE DELLE MISURE DI SICUREZZA

- oggettivo: commissione di un fatto previsto dalla legge come reato o di un quasi reato (fatto non

punibile, né tipico, ma considerato come estrinsecazione di pericolosità es. reato impossibile o

accordo criminoso non eseguito o istigazione a commettere un delitto se l'istigazione non viene

accolta);

- soggettivo: pericolosità sociale del soggetto ossia la probabilità che il soggetto commetta in

futuro nuovi reati, o nell’ipotesi del quasi reato, che commetta reati. Il pericolo può riguardare

qualsiasi reato, e non soltanto reati della stessa indole di quello già commesso.

Giudizio prognostico di pericolosità sociale circa la probabilità di ricaduta nel delitto effettuato

dal giudice, due momenti:

1) analisi della personalità del soggetto in base agli indici offerti dall’art. 133 c.p.;

2) prognosi criminale, che deve essere formulata sulla base di quanto accertato nel primo

momento: mentre in sede di commisurazione della pena gli elementi devono essere valutati in

funzione del giudizio di responsabilità, questa volta devono essere utilizzati ai fini della

prognosi criminale che fa da presupposto all'applicabilità della misura di sicurezza.

Il giudice deve compiere questo accertamento da solo, senza l’assistenza di un perito. Il giudice

può avvalersi di un perito solo per stabilire se il soggetto è incapace di intendere o di volere per

causepatologiche.

L. 663/86 (c.d. legge Gozzini in tema di «miniriforma» penitenziaria) abolizione di ogni forma di

presunzione legale di pericolosità, tutte le misure di sicurezza personali sono ordinate previo

accertamento concreto che colui il quale ha commesso il fatto è persona socialmente pericolosa.

- va accertata sia l’esistenza della pericolosità sociale al momento del giudizio di cognizione,

sia la sua persistenza al momento in cui la misura deve essere eseguita:

a) primo accertamento spetta al giudice di cognizione, che ordina la misura;

b) secondo spetta al magistrato di sorveglianza;

- magistrato di sorveglianza, nel provvedere al riesame della pericolosità, può revocare la

misura di sicurezza anche prima che sia decorsa la sua durata minima, qualora accerti il venir

meno della pericolosità.

Il metodo di accertamento più diffuso nella prassi giudiziaria è quello c.d. intuitivo, il giudice si

forma un quadro generale della personalità dell'imputato sulla base della sua esperienza e della

sua personale attitudine a conoscere gli uomini. La base di questa prognosi intuitiva è costituita

dagli elementi indicati dall'art. 133 ma si tratta di elementi eccessivamente generici onde il

giudizio di pericolosità spesso risulta soggettivamente arbitrario e poco affidabile.

: soggetti imputabili e, al tempo stesso,

TIPOLOGIE DI PERICOLOSITÀ SOCIALE «SPECIFICA»

socialmente pericolosi, nei loro confronti la misura di sicurezza è applicabile in aggiunta alla pena.

Anche la pericolosità dei delinquenti in questione deve essere sempre concretamente accertata dal

giudice.

 delinquente abituale: legge Gozzini 663/86, ha abrogato l'abitualità presunta.

- abitualità nel delitto: dichiarata dal giudice nei confronti di chi, dopo essere stato condannato

per due delitti non colposi, riporta un'altra condanna per delitto non colposo, se il giudice,

tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi,

della condotta e del genere di vita e del colpevole e delle altre circostanze indicate nel

capoverso dell'art. 133, ritiene che il colpevole sia dedito al delitto (soggetto deve avere

acquisito una struttura della personalità che inclina alla commissione di reati);

- abitualità nelle contravvenzioni: chi, dopo essere stato condannato alla pena dell'arresto per

tre contravvenzioni della stessa indole, riporta condanna per un'altra contravvenzione, anche

della stessa indole, è dichiarato contravventore abituale, se il giudice, tenuto conto della

specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del

genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell'art. 133,

ritiene che il colpevole sia dedito al reato. 133

 delinquente professionale: tipo particolare di delinquente abituale più incallito nel delitto

perché trae i mezzi di sussistenza dal reato e desta nella coscienza sociale un alto grado di

riprovazione.

Chi, trovandosi nelle condizioni richieste per la dichiarazione di abitualità, riporta condanna per

un altro reato, è dichiarato delinquente o contravventore professionale, qualora, avuto riguardo

alla natura dei reati, alla condotta e al genere di vita del colpevole e alle altre circostanze indicate

nel capoverso dell'art. 133, debba ritenersi che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei

proventi del reato.

 delinquente per tendenza: chi, sebbene non recidivo o delinquente abituale o professionale,

commette un delitto non colposo, contro la vita o l'incolumità individuale, il quale, per sé e

unitamente alle circostanze indicate nel capoverso dell'art. 133, riveli una speciale inclinazione al

delitto, che trovi la sua causa nell'indole particolarmente malvagia del colpevole. La disposizione

di questo articolo non si applica se la inclinazione al delitto è originata dall'infermità mentale.

Dovrebbe trattarsi di soggetti capaci di intendere e di volere che manifestano mancanza di senso

morale e che delinquono per un'istintuale malvagità. : le misure di

DURATA RELATIVAMENTE INDETERMINATA DELLA MISURA DI SICUREZZA

sicurezza non possono essere revocate se le persone ad esse sottoposte non hanno cessato di essere

socialmente pericolose. La durata dell’applicazione di tali misure è fissata dalla legge nel minimo,

ma resta indeterminata nel massimo e ciò in quanto è impossibile determinare in anticipo la

cessazione della pericolosità del soggetto.

La revoca non può essere ordinata se non è decorso un tempo corrispondente alla durata minima

stabilita dalla legge per ciascuna misura di sicurezza.

Alla scadenza del termine minimo di durata della misura, il giudice riprende in esame le condizioni

della persona che vi è sottoposta per stabilire se essa sia ancora socialmente pericolosa. Con il

riesame della pericolosità viene in considerazione il concreto stato di pericolosità del soggetto:

- se il giudizio sulla pericolosità è negativo il giudice ordina la revoca della misura di sicurezza;

- se il giudizio sulla pericolosità è positivo il giudice stabilisce una nuova durata minima, alla fine

della quale procede di nuovo al riesame della personalità e così procederà di volta in volta fino a

quando il giudizio sulla pericolosità risulterà negativo.

Dopo la prima proroga, il riesame della pericolosità può essere compiuto anche prima della

scadenza della durata quando vi sia ragione di ritenere che il pericolo sia cessato.

La competenza per la revoca anticipata e data alla sezione di sorveglianza.

CLASSIFICAZIONE DELLE MISURE DI SICUREZZA

personali: limitano la libertà personale del soggetto

- detentive:

1) per i soggetti imputabili e pericolosi: assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di

lavoro;

2) per i soggetti semi-imputabili: ricovero in una casa di cura e di custodia;

3) per i soggetti non imputabili affetti da infermità: ricovero in un ospedale psichiatrico

giudiziario;

4) per i minori: ricovero in un riformatorio giudiziario.

- non detentive:

1) libertà vigilata;

2) divieto di soggiorno in uno o più comuni, o in una o più province;

3) divieto di frequentare osterie o pubblici spacci di bevande alcooliche;

4) espulsione od allontanamento dello straniero dallo Stato.

patrimoniali: incidono soltanto sul patrimonio del soggetto

1) cauzione di buona condotta;

2) confisca. 134

Quando la legge stabilisce una misura di sicurezza senza indicarne la specie, il giudice dispone che

si applichi la libertà vigilata, a meno che, trattandosi di un condannato per delitto, ritenga di

disporre l’assegnazione di lui a una colonia agricola o ad una casa di lavoro.

MISURE DI SICUREZZA PERSONALI DETENTIVE:

colonia agricola e casa di lavoro: la scelta dell'una o dell'altra misura dev'essere fatta dal giudice

che la applica o dal giudice di sorveglianza nel corso dell'esecuzione ed è lasciata alla sua piena

discrezionalità, tenuto però conto delle condizioni e attitudini della persona a cui il

provvedimento si riferisce.

Misure di questo tipo si applicano ai soggetti imputabili e pericolosi. Durata minima è di 1 anno,

2 per delinquenti abituali, 3 per delinquenti professionali e 4 delinquenti per tendenza.

casa di cura e di custodia: ibrido di ideologia curativa e di custodia. È prevista per i condannati ad

una pena diminuita per infermità psichica, per cronica intossicazione da alcool o da sostanze

stupefacenti, ovvero per sordismo.

Durata minima tra i 6 mesi e 3 anni proporzionata alla pena stabilita dalla legge in astratto.

Non è compatibile con altra misura di sicurezza detentiva.

Il provvedimento di ricovero in una casa di cura e di custodia del condannato seminfermo

psichico è subordinato al previo accertamento, da parte del giudice, della pericolosità sociale

derivante dalla infermità medesima.

ospedale psichiatrico giudiziario: prevista per i soggetti inimputabili affetti da infermità di mente.

Durata è determinata sulla base del criterio della gravità astratta del reato (es. dieci anni se per il

fatto commesso la legge stabilisce la pena dell'ergastolo).

La condizione di pericolosità deve essere sempre previamente accertata dal giudice, tuttavia, se i

giudizi predittivi sulla pericolosità degli infermi di mente pongono in seria difficoltà gli stessi

esperti (psichiatri e/o criminologi), non si vede come possano i giudici formulare prognosi

affidabili.

Nel caso in cui la persona ricoverata in un ospedale psichiatrico giudiziario debba scontare una

pena restrittiva della libertà personale, l’esecuzione di questa è differita fino a che perduri il

ricovero nell’ospedale psichiatrico. Tale misura è applicabile anche ai minori.

Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità costituzionale della parte dell'articolo che non

consente al giudice di adottare, in luogo del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, una

diversa misura di sicurezza, prevista dalla legge, idonea ad assicurare adeguate cure dell'infermo

di mente e a far fronte alla sua pericolosità sociale.

riformatorio giudiziario: era sempre ordinato per il minore di 18 anni e non poteva avere durata

inferiore a un anno (nel caso fosse un delinquente abituale durata non inferiore a 3 anni). Quando

il giovane compiva i 21 anni, il giudice ne ordinava l'assegnazione a una colonia agricola o a una

casa di lavoro.

Con le riforme susseguitesi, i minori di 14 anni non sono penalmente perseguibili, mentre gli

infradiciottenni di età superiore agli anni 14 possono essere reclusi nei penitenziari minorili. I

penitenziari minorili accolgono altresì i giovani sino ai 21 anni che stanno scontando pene

relative a reati commessi quando erano minori di 18 anni. Solo se la pena si protrae oltre il

ventunesimo anno di età, essi vengono traslati in penitenziari ordinari.

La misura del riformatorio giudiziario può essere applicata soltanto in relazione ai delitti per i

quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 12 anni; la misura

deve essere in ogni caso eseguita nella nuova forma del collocamento in comunità con specifiche

prescrizioni inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad altre attività utili per la sua

educazione. 135

Il minore non imputabile può essere sottoposto a misura di sicurezza soltanto quando per le

specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell'imputato, sussiste il concreto

pericolo che questi commetta delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o

diretti contro la sicurezza collettiva o l'ordine costituzionale ovvero gravi delitti di criminalità

organizzata.

MISURE DI SICUREZZA PERSONALI NON DETENTIVE:

libertà vigilata (liberazione condizionale): limitazione della libertà personale del soggetto mediante

un complesso di prescrizioni a contenuto positivo o negativo, dirette ad impedire il compimento

di nuovi reati ed a facilitare il reinserimento sociale.

Sospensione della pena detentiva vi si può far ricorso allorquando, di massima, ne sia stata

scontata una congrua parte.

La sorveglianza della persona in stato di libertà vigilata è affidata all’Autorità di pubblica

sicurezza.

I sottoposti alla libertà vigilata sono affidati al servizio sociale ai fini del loro reinserimento nella

società (libertà vigilata e assistita).

Alla persona in stato di libertà vigilata sono imposte dal giudice prescrizioni idonee ad evitare le

occasioni di nuovi reati, previsto l'obbligo per il vigilato di non trasferire la propria residenza o

dimora in un comune diverso da quello che gli è stato assegnato, nonché quello di informare gli

organi della vigilanza di ogni mutamento di abitazione nell'ambito del comune.

La vigilanza deve essere esercitata in modo da non rendere malagevole alla persona di attendere

al lavoro con la necessaria tranquillità.

La durata minima della libertà vigilata è di un anno.

Riguardo ai soggetti di età minore la libertà vigilata è applicabile mediante prescrizioni inerenti

alle attività di studio o di lavoro ed eventualmente (cioè nel caso di gravi e ripetute violazioni

delle prescrizioni) sotto forma di «permanenza in casa».

divieto di soggiorno: divieto di soggiornare in uno o più comuni o in una o più province designati

dal giudice. Si applica facoltativamente al colpevole di un delitto contro la personalità dello Stato

o contro l'ordine pubblico, ovvero di un delitto commesso per motivi politici o occasionato da

particolari condizioni sociali e morali esistenti in un determinato luogo.

Durata minima della misura è di un anno, in caso di trasgressione ricomincia a decorrere il

termine minimo e può essere ordinata la misura della libertà vigilata.

Dubbi di costituzionalità:

- art. 16 Cost.: nel sancire la libertà di circolazione e di soggiorno, ammette solo limitazioni

legislative di carattere generale per motivi di sanità e di sicurezza ed espressamente stabilisce

che nessuna restrizione può essere imposta per ragioni politiche;

- c.p.: prevede il divieto di soggiorno come misura di sicurezza aggiunta alla pena inflitta per

un delitto oggettivamente e soggettivamente politico o contro l'ordine pubblico, nonché fa

riferimento a condizioni sociali e morali, senza menzionare motivi di sicurezza pubblica.

Mancata corrispondenza tra gli scopi che ai sensi del c.p. giustificano la misura di sicurezza e le

ragioni che ex art. 16 Cost. possono legittimare restrizioni alla libertà di circolazione e

soggiorno.

divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche: prevista per i condannati

per la contravvenzione di ubriachezza abituale e per i condannati per delitti o contravvenzioni

commessi in stato di ubriachezza qualora questa sia abituale.

Norma può considerarsi violata soltanto dalla tendenza a praticare in modo regolare o abituale i

luoghi interdetti (è ammesso recarsi di rado in osterie o spacci).

Durata minima della misura è di un anno, in caso di trasgressione può essere ordinata la libertà

vigilata o la cauzione di buona condotta. 136

espulsione od allontamento dello straniero dallo Stato: giudice ordina l'espulsione dello straniero

ovvero l'allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente a uno Stato membro

dell'Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o

il cittadino appartenente ad uno Stato membro dell'Unione europea sia condannato alla

reclusione per un tempo superiore ai 2 anni.

Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice è punito con

la reclusione da 1 a 4 anni. In tal caso è obbligatorio l’arresto dell’autore del fatto, anche fuori

dei casi di flagranza, e si procede con rito direttissimo.

MISURE DI SICUREZZA PATRIMONIALI:

cauzione di buona condotta: deposito presso la Cassa delle ammende di una somma di denaro

ovvero prestazione di una garanzia mediante ipoteca o fideiussione solidale.

Dovrebbe fungere da efficace strumento di prevenzione speciale ma nella pratica la cauzione di

buona condotta non è di fatto riuscita a esercitare l'attesa efficacia deterrente.

Si applica:

a) ai liberati dalla casa di lavoro o dalla colonia agricola se il giudice non ordina la libertà

vigilata;

b) ai trasgressori degli obblighi della libertà vigilata;

c) ai trasgressori del divieto di frequentare osterie e spacci di bevande alcooliche.

Durata della misura di sicurezza non può essere inferiore a un anno, né superiore a cinque, e

decorre dal giorno in cui la cauzione fu prestata.

- se l'obbligo di buona condotta viene adempiuto, la somma è restituita o l'ipoteca è cancellata e

la fideiussione si estingue;

- se l'obbligo viene trasgredito, la somma è devoluta alla Cassa delle ammende.

Qualora il deposito della somma non sia eseguito o la garanzia non sia prestata, il giudice

sostituisce alla cauzione la libertà vigilata.

confisca (art. 240 c.p.): espropriazione ad opera dello Stato di cose a vario titolo ricollegabili

all'attività criminosa. Misura a carattere ablatorio il cui effetto giuridico è l’acquisto della cosa

confiscata al patrimonio indisponibile dello Stato, salvo leggi speciali che prevedano

l’acquisizione della cosa a favore di altri enti, quali ad es. i Comuni.

Confisca per equivalente: prevista, in caso di impossibilità di agire direttamente sui beni

costituenti il profitto o il prezzo del reato, la possibilità di confiscare utilità patrimoniali di valore

corrispondente di cui il reo abbia la disponibilità.

Prescinde dalla pericolosità sociale del reo ed è legata alla pericolosità sociale della cosa che, se

lasciata nella disponibilità del reo, potrebbe indurlo a delinquere nuovamente o comunque ad

agevolare la reiterazione del reato.

- confisca facoltativa: nel caso di condanna il giudice può ordinare la confisca delle cose che

servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il

profitto. Può essere applicata solo nel caso di sentenza di condanna sul presupposto della

accertata pericolosità della cosa con riferimento all'uso che il reo può farne avendone la

disponibilità;

- confisca obbligatoria: nel caso di

cose che costituiscono il prezzo del reato;

a) cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisce reato, anche se

b) non è stata pronunciata condanna.

Non sono confiscabili le cose che appartengono a terzi o siano ad essi lecitamente pervenute

anche dopo la commissione del reato. 137

APPLICAZIONE ED ESECUZIONE DELLE MISURE DI SICUREZZA

Casa di cura e di custodia, ospedale psichiatrico e riformatorio giudiziario possono essere applicate

in via provvisoria.

Misure di sicurezza

- sono in via definitiva ordinate dal giudice nella stessa sentenza di condanna o di

proscioglimento.

- vengono eseguite dopo che la pena è stata scontata se sono applicate congiuntamente alla pena

detentiva, mentre dopo che la sentenza è passata in giudicato se sono applicate congiuntamente

a pena non detentiva.

- se applicate con sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere sono eseguite dopo il

passaggio in giudicato della decisione.

In caso di concorso di misure di sicurezza temporanee non detentive e misure di sicurezza detentive,

si esegue per prima la misura di sicurezza detentiva.

Se una persona ha commesso più fatti di reato per i quali sono applicabili più misure di sicurezza

- se sono della medesima specie è ordinata una sola misura di sicurezza.

- se sono di specie diversa il giudice applicherà una sola misura o più misure a seconda della

pericolosità della persona.

L'esecuzione della misura di sicurezza viene sospesa se la persona ad essa sottoposta deve scontare

una pena detentiva e riprende il suo corso dopo l'esecuzione della pena.

Se la persona sottoposta a misura di sicurezza è colpita da infermità psichica, si procede alla

trasformazione della misura poiché il giudice deve ordinare il ricovero in un ospedale psichiatrico o

in una casa di cura o custodia.

Nel corso dell'esecuzione, il giudice può modificare le modalità di esecuzione della misura senza

mutarne la specie.

Se la persona sottoposta a misura di sicurezza detentiva si sottrae volontariamente all'esecuzione, il

periodo minimo di durata ricomincia a decorre dal giorno in cui è nuovamente eseguita.

estinzione del reato impedisce l'applicazione delle misure di sicurezza e ne fa cessare

- l'esecuzione, fatta eccezione per la confisca.

estinzione della pena impedisce l'applicazione delle misure di sicurezza, ad eccezione di quelle

- per le quali la legge stabilisce che possono essere ordinate in ogni tempo. Non impediscono

l'esecuzione delle misure di sicurezza che sono state già ordinate dal giudice come misure

accessorie di una condanna alla pena della reclusione superiore a 10 anni. 138

SANZIONI CIVILI

Conseguono alla violazione di una norma posta a tutela di un interesse privato ed hanno natura

risarcitoria, in quanto finalizzate a reintegrare il danno subito dal soggetto portatore dell'interesse

tutelato. Si aggiungono alla sanzione penale (doppia valutazione accanto alla conseguenza penale

saranno applicate le sanzioni civili).

SINGOLE SANZIONI

 restituzione: reintegrazione dello stato di fatto preesistente alla commissione del reato (c.d.

restitutio in integrum). Può avere a suo oggetto sia cose mobili, sia anche cose immobili di cui si

sia venuti in possesso. L'obbligo alle restituzioni è indivisibile.

 risarcimento del danno: corresponsione di una somma di denaro equivalente al pregiudizio

arrecato con il reato. Si ricorre alla sanzione del risarcimento del danno quando la restituzione

non è possibile, oppure non è sufficiente a riparare il danno cagionato.

Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale, o non patrimoniale, obbliga al

risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il

fatto di lui:

- danno patrimoniale risultante dalla lesione degli interessi civili che fanno sorgere il diritto al

risarcimento in sede civile;

- danno non patrimoniale o morale consistente nella sofferenza fisica o psichica patita in

conseguenza del reato. Corresponsione di una somma di denaro la cui funzione è di

soddisfazione per il male sofferto.

Il danno risarcibile deve essere conseguenza del reato, il titolare del diritto al risarcimento del

danno si chiama «danneggiato dal reato» e può anche essere una persona diversa dal titolare del

bene penalmente tutelato es. omicidio (c.d. persona offesa dal reato).

Ogni reato obbliga il colpevole alla pubblicazione, a sue spese, della sentenza di condanna,

qualora la pubblicazione costituisca un mezzo per riparare il danno non patrimoniale cagionato

dal reato. Si tratta di un istituto diverso dalla pena accessoria della pubblicazione della sentenza

di condanna. L'obbligo alla pubblicazione della sentenza di condanna è indivisibile.

Obbligati al risarcimento del danno sono sia l'autore del reato, sia coloro i quali devono

rispondere per il fatto di lui (genitori, proprietario dell'autoveicolo ecc.).

 rimborso delle spese per il mantenimento del condannato: condannato è civilmente obbligato

a rimborsare allo Stato le spese per il mantenimento negli istituti di pena, e risponde di tale

obbligazione con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, a norma delle leggi civili.

Questa obbligazione non si estende alla persona civilmente responsabile, e non si trasmette agli

eredi del condannato.

Sono poste a carico del condannato le spese per il suo mantenimento durante la custodia

cautelare.

 obbligazione civile per la multa e per l'ammenda: forma di responsabilità civile di carattere

sussidiario che serve a corresponsabilizzare in il datore di lavoro e la persona giuridica.

- inflitta a persona dipendente: nei reati commessi da chi è soggetto all'altrui autorità,

direzione o vigilanza, la persona rivestita dell'autorità, o incaricata della direzione o vigilanza,

è obbligata, in caso di insolvibilità del condannato, al pagamento di una somma pari

all'ammontare della multa o dell'ammenda inflitta al colpevole, se si tratta di violazioni di

disposizioni che essa era tenuta a far osservare e delle quali non debba rispondere penalmente.

Qualora la persona preposta risulti insolvibile, le pene della multa e dell’ammenda si

convertono a norma di legge.

- delle persone giuridiche: gli enti forniti di personalità giuridica, eccettuati lo Stato, le

regioni, le province ed i comuni, qualora sia pronunciata condanna per reato contro chi ne

abbia la rappresentanza, o l'amministrazione, o sia con essi in rapporto di dipendenza, e si

tratti di reato che costituisca violazione degli obblighi inerenti alla qualità rivestita dal

139

colpevole, ovvero sia commesso nell'interesse della persona giuridica, sono obbligati al

pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all'ammontare della

multa o dell'ammenda inflitta. Se tale obbligazione non può essere adempiuta, le pene della

multa e dell’ammenda si convertono a norma di legge.

GARANZIE PER LE OBBLIGAZIONI CIVILI

- sequestro conservativo penale dei beni mobili o immobili dell'imputato o delle somme o cose a

lui dovute nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento può essere chiesto dal pubblico

ministero, in ogni stato e grado del processo, se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o

si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e

di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato.

Rende privilegiati i crediti rispetto ad ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e

rispetto ai crediti sorti posteriormente;

- azione revocatoria: per gli atti fraudolenti compiuti anteriormente o posteriormente al reato;

- prelievo sulla rimunerazione corrisposta per il lavoro prestato dai condannati viene effettuato

in due quinti della medesima e salvo che l'adempimento delle obbligazioni civili sia altrimenti

eseguito. 140

STRUMENTI AMMINISTRATIVI DI CONTROLLO SOCIALE

DIRITTO PENALE AMMINISTRATIVO

Depenalizzazione: trasformazione delle ipotesi meno gravi di reato contravvenzionale in

corrispondenti illeciti amministrativi sanzionati con una pena pecuniaria.

Tale scelta legislativa si spiega con l'esigenza di arginare il fenomeno dell’ipertrofia del diritto

penale (quanto più frequentemente si ricorre alla pena, tanto meno questa riesce ad esercitare

un’efficacia realmente dissuasiva nei confronti dei consociati).

L. 689/81 contenente «Modifiche al sistema penale», nel procedere alla depenalizzazione di tutti i

reati (delitti e contravvenzioni) puniti con la sola pena della multa o dell'ammenda, eccettuati però i

reati previsti dal codice penale e da talune leggi speciali finalizzate alla tutela di beni di particolare

rilievo sociale, ha introdotto un insieme di nuovi principi destinati a regolare organicamente e in via

generale, sia sotto l'aspetto sostanziale sia sotto quello processuale, la materia dell'illecito c.d.

depenalizzato. Ne è derivata la nascita o fondazione di un nuovo sistema di illecito in posizione

intermedia tra il sistema penale e il sistema (classico) degli illeciti amministrativi:

- sul piano generale degli interessi protetti la tutela amministrativa mira tendenzialmente a

garantire gli specifici e contingenti interessi pubblici di volta in volta affidati alla cura della P.A.;

- sul piano della regolamentazione positiva, l'illecito amministrativo è contraddistinto da regole

peculiari (incompatibili con la disciplina penalistica) come ad esempio il regime della solidarietà,

la persistenza di forme (ammissibili) di responsabilità oggettiva, l'estraneità del principio del

favor rei ecc.

PRINCIPI GENERALI DELL'ILLECITO DEPENALIZZATO

L'illecito depenalizzato si ispira a principi e criteri di imputazione tipici del diritto penale, mentre

sono decisamente minoritarie le disposizioni modellate su principi di matrice civile-amministrativa

o comunque non penale.

Procedimento per l'applicazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma di

denaro è di competenza dell'autorità amministrativa; mentre, in caso di opposizione, interviene il

giudice di pace ovvero, rispetto a determinate materie, il tribunale.

 ambito di applicazione della nuova normativa è circoscritto alle violazioni punite con la

sanzione amministrativa del pagamento di una somma di danaro, esulano invece gli illeciti

puniti con sanzioni non pecuniarie e gli illeciti disciplinari;

 principi di ispirazione penalistica:

- principio di legalità: nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in

forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione.

Riconoscimento del duplice principio di riserva di legge e di irretroattività. Il termine legge

va interpretato come comprensivo anche della legge regionale;

- capacità di intendere e di volere: non può essere assoggettato a sanzioni amministrative chi,

al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 18 anni e non aveva la capacità

di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da

lui preordinato. Il rigido riferimento ai diciotto anni di età esclude la possibilità di fare ricorso

alla capacità naturale; mentre la menzione della sola mancanza della capacità di intendere e

di volere impedisce che la semimputabilità abbia la medesima rilevanza che in diritto penale.

Viene introdotta un’ipotesi di colpa in vigilando modellata sull'art. 2047 c.c.: eccettuati cioè i

casi nei quali lo stato di incapacità derivi da colpa del trasgressore o sia dallo stesso

preordinato, della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che

provi di non aver potuto impedire il fatto;

- elemento soggettivo: nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è

responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o

colposa. Nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l'agente non è

responsabile quando l'errore non è determinato da sua colpa; 141

- concorso di persone: quando più persone concorrono in una violazione amministrativa,

ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente

stabilito dalla legge. Modello di responsabilità concorrente che ripete la disciplina penalistica

del concorso di persone nel reato ex art. 110;

- concorso formale di più violazioni: salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con

un'azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o

commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la

violazione più grave, aumentata sino al triplo. Disciplina del cumulo giuridico del tutto

analoga a quella preveduta dall'art. 81 del codice penale.

- concorso apparente di norme: convergenza su di un medesimo fatto di una norma penale e di

una norma amministrativa, ovvero di più norme amministrative, principio generale va

applicata la norma speciale, così mutuandosi il principio di specialità preveduto dall'art. 15

del codice penale. Prevale la norma penale nel caso di concorso fra norma penale e norma

amministrativa di fonte regionale (salvo che la norma penale sia applicabile solo in mancanza

di altre disposizioni penali): soluzione quest'ultima in verità obbligata perché, se si fosse al

contrario ammessa la prevalenza della norma amministrativa regionale, in quanto speciale, si

sarebbe finito col disattendere il principio di riserva di legge statale in materia penale ex art.

25 Cost.;

- commisurazione delle sanzioni amministrative pecuniarie: nella determinazione della

sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite

massimo e nell'applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità

della violazione, all'opera svolta dall'agente per l'eliminazione o attenuazione delle

conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni

economiche.

 schema civilistico della responsabilità solidale: responsabilità solidale a carico

1) di chi sia proprietario, usufruttuario o titolare di un diritto personale di godimento sulla cosa

che servì o fu destinata a commettere la violazione, sempre che non provi che la cosa fu

utilizzata contro la sua volontà;

2) di chi sia titolare di un potere di autorità, direzione o vigilanza sul soggetto autore della

violazione, salvo che non provi di non aver potuto impedire il fatto;

3) della persona giuridica, ente od imprenditore di cui l'autore della violazione sia rappresentante

o dipendente, sempre che naturalmente la violazione sia stata commessa nell'esercizio delle

funzioni o incombenze di quest'ultimo soggetto.

Chi ha pagato ha il diritto di ottenere il regresso per l'intera somma dall'autore della violazione.

Attribuendo alla societas una mera obbligazione solidale, peraltro con diritto di regresso per

l'intero nei confronti dell'autore della violazione, ci si limita ad accollare all'ente una semplice

forma di garanzia per il pagamento della sanzione pecuniaria. 142

MISURE DI PREVENZIONE

Misure sanzionatorie, di natura formalmente amministrativa (meglio conosciute come di polizia)

dirette a evitare la commissione di reati da parte di soggetti considerati socialmente pericolosi. La

loro applicazione prescinde dalla commissione di un reato essendo sufficiente anche la semplice

esistenza di un indizio a carico del soggetto (applicate indipendentemente dalla commissione di un

precedente reato). E’ questa caratteristica che distingue tali misure da quelle di sicurezza per la cui

applicazione è necessaria la commissione di un reato da parte del soggetto ritenuto socialmente

pericoloso.

Nonostante la loro denominazione formale di misure di «prevenzione», le tradizionali misure c.d.

personali non sono mai riuscite a sortire un effetto autenticamente preventivo/rieducativo, anzi, di

fatto esse sono state non di rado utilizzate come strumento di controllo sociale di tipo

sostanzialmente repressivo.

Il sistema della prevenzione è andato progressivamente espandendosi nel nostro ordinamento, nella

convinzione che un suo più ampio utilizzo potesse risultare efficace al fine di fronteggiare nuove

forme di criminalità collettiva.

Testo normativo fondamentale L. 1423/1956:

- tradizionali misure preventive personali della sorveglianza speciale e dell'obbligo o divieto di

soggiorno sono state estese agli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose (e, con la legge

646/1982 anche agli indiziati di appartenere ad associazioni camorristiche e assimilabili);

- misure di prevenzione sono state ulteriormente estese a determinate categorie di soggetti ritenuti

politicamente pericolosi;

- nuova misura di prevenzione personale, il divieto di accedere nei luoghi ove si svolgono

manifestazioni sportive a carico di coloro che siano stati coinvolti in episodi di violenza negli

stadi, o vi si rechino portando armi improprie, ed altresì a carico di coloro che, in passato, siano

stati denunciati per episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

SINGOLE MISURE DI PREVENZIONE «PERSONALI»

Tipologie soggettive dei destinatari:

1) coloro che debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono abitualmente dediti a traffici

delittuosi;

2) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che

vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose;

3) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che siano

dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale

dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

Non dovrebbero mai ritenersi sufficienti meri sospetti o labili indizi di pericolosità.

 avviso orale del questore: invito a cambiare condotta rivolto in forma orale, funzione di

costituire presupposto per la richiesta di applicazione della sorveglianza speciale nei confronti

degli avvisati che non abbiano recepito l'ingiunzione a mutare vita.

L'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è consentita dopo che il questore

ha provveduto ad avvisare oralmente la stessa che esistono sospetti a suo carico indicando i

motivi che li giustificano. Il questore invita la persona a tenere una condotta conforme alla legge

e redige il processo verbale dell'avviso al solo fine di dare allo stesso data certa.

L'avviso orale ha un'efficacia temporanea limitata a 3 anni, è in qualsiasi momento revocabile a

richiesta dell'interessato; trascorsi 60 giorni senza che il questore abbia provveduto, la richiesta

stessa si intende accolta.

 rimpatrio con foglio di via obbligatorio: nel caso di persone pericolose per la sicurezza

pubblica che si trovino fuori dai luoghi di residenza, il questore può rimandarvele con

provvedimento motivato e con foglio di via obbligatorio, inibendo loro di ritornare, senza

preventiva autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a 3 anni, nel Comune dal quale

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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Stortoni Luigi.

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