Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

commissivi di evento) o dell'omissione (reati omissivi impropri). Quindi, solo nei

reati di evento sorge il problema del nesso di causalità.

Un reato si dice consumato quando nel caso concreto si sono verificati tutti gli

estremi del fatto descritti dalla norma incriminatrice; finché il reato non è giunto

consumazione potranno eventualmente ricorrere gli estremi di un tentativo.

- reati istantanei: reati nei quali, una volta verificatasi la consumazione del reato, è

irrilevante che la situazione antigiuridica si protragga nel tempo;

- reati permanenti: reati (es. sequestro di persona art. 605 c.p.) nei quali il protrarsi

nel tempo della situazione antigiuridica creata dalla condotta è rilevante poiché, in

questa classe di reati, il reato non si esaurisce finché perdura la situazione

antigiuridica. Nei reati permanenti, il termine della prescrizione decorre dal giorno in

cui è cessata la permanenza; la legittima difesa è possibile per tutto il tempo per cui

perdura la situazione antigiuridica; il concorso di persone può avvenire anche dopo

l'inizio della fase consumativa; legge del tempo del commesso reato è sia quella

vigente all'inizio, sia quella entrata in vigore nel corso della fase consumativa (infatti,

per esempio, se durante il sequestro di persona il legislatore inasprisce il trattamento

sanzionatorio di tale reato, all'agente è applicabile la nuova legge più severa); ai fini

dell'applicabilità della legge penale italiana, il reato permanente si considera

commesso nel territorio dello Stato anche quando la fase consumativa è iniziata

all'estero ed è proseguita nel territorio dello Stato.

- reati abituali: per reati abituali, si intende un reato di cui fatto esige la ripetizione,

anche a notevole distanza di tempo, di una serie di azioni od omissioni: quindi, un

singolo atto del tipo descritto dalla norma incriminatrice non integrerà la figura legale

del reato in questione (es. delitto di maltrattamenti in famiglia art. 572 c.p.). Legge

del tempo del commesso reato è la legge in vigore nel momento in cui è stato

commesso anche l'ultimo degli atti che integrano il fatto costitutivo del reato abituale.

Ai fini dell'applicabilità della legge penale italiana, il reato si considera commesso nel

territorio dello Stato anche quando uno solo degli atti la cui reiterazione integra il

reato è stato compiuto nel territorio dello Stato. Il concorso di persone in un reato

abituale si configura solo se il partecipe abbia contribuito causalmente alla

realizzazione del numero minimo di condotte necessario per l'integrazione del fatto

costitutivo del reato abituale.

- reati necessariamente plurisoggettivi: sono quei reati di cui fatto richiede come

elemento costitutivo il compimento di una pluralità di condotte da parte di una

pluralità di persone. Reati necessariamente plurisoggettivi in senso stretto (propri)

sono quelli dove la norma incriminatrice assoggetta a pena tutti i soggetti che

intervengono nel reato (es. bigamia, rissa, associazione per delinquere...); reati

necessariamente plurisoggettivi in senso ampio (impropri) sono quelli dove la norma

incriminatrice assoggetta a pena soltanto alcune delle condotte che costituiscono il

33

fatto di reato (es. l'estorsione, dove il concorrente necessario è il soggetto passivo del

reato). 34

Capitolo VII

L'antigiuridicità e le cause di giustificazione.

è il concetto con il quale si esprime il rapporto di contraddizione tra

Antigiuridicità:

il fatto e l'intero ordinamento giuridico.

insieme delle facoltà o dei doveri derivanti da

Cause di giustificazione (del fatto):

norme, situate in ogni luogo dell'ordinamento, che autorizzano o impongono la

realizzazione di questo o quel fatto penalmente rilevante (ciò, al fine di salvaguardare

un bene che l'ordinamento ritiene preminente).

Se è commesso in assenza di ogni causa di giustificazione, il fatto (penalmente

rilevante) è antigiuridico, e costituirà reato se concorre ranno gli altri estremi del

reato (colpevolezza e punibilità).

Se invece è commesso in presenza di una causa di giustificazione, il fatto

(penalmente rilevante) è lecito, e quindi non punibile, né assoggettabile a misure

cautelari processuali, perché non costituisce reato, difettando l'estremo

dell'antigiuridicità del fatto.

Le cause di giustificazione hanno il fatto, cioè, sarà lecito in

efficacia universale:

qualsiasi settore dell'ordinamento, e quindi non potrà essere assoggettato a nessun

tipo di sanzione (penale, civile, amministrativa). Es. che cagiona la morte di un uomo

per legittima difesa non potrà essere assoggettato né a pena, né alla sanzione

civilistica del risarcimento o dei danni materiali e morali.

Le norme che prevedono cause di giustificazione (norme che quindi rendono lecita la

realizzazione di fatti penalmente rilevanti per l'esercizio di un dovere o di una facoltà)

non sono norme penali e quindi non sono soggette né alla riserva di legge ex art. 25. 2

Cost, né al divieto di analogia ex Art. 14 Preleggi (non si tratta nemmeno di norme

eccezionali).

Le cause di giustificazione, in definitiva, sono facoltà o doveri che hanno per oggetto

la commissione di un fatto penalmente rilevante: rendono lecito il sacrificio di un

bene giuridico, incorporato nella commissione del fatto, per salvaguardare un bene

che l'ordinamento ritiene preminente.

"Le circostanze che escludono la pena (le cause di giustificazione)

Art. 59. 1 c.p.:

sono valutate a favore dell'agente anche se da lui non conosciute, o per errore ritenute

inesistenti" (notiamo la rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione: così, per

esempio, il soldato che in guerra uccide un nemico commette un fatto di omicidio

giustificato dall'adempimento di un dovere e il fatto resta lecito anche se egli credeva

erroneamente di sparare contro un odiato commilitone o superiore).

" Le circostanze oggettive che escludono la pena (cause di

Art. 119. 2 c.p.:

giustificazione) hanno effetto per tutti coloro che sono concorsi nel reato" (come

notiamo, chi concorre alla realizzazione di un fatto tipico commesso in presenza di

una causa di giustificazione non è punibile perché concorre in un fatto lecito). 35

Contro il pericolo attuale di un'offesa giusta perché realizzata in presenza di una

causa di giustificazione non si profilerà mai una legittima difesa: l'art. 52 c.p. richiede

infatti che il pericolo dal quale ci si può difendere abbia per oggetto un' " offesa

ingiusta".

L'erronea supposizione della presenza di cause di giustificazione.

"Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione

Art. 59. 4 c.p.:

della pena (cause di giustificazione), queste sono sempre valutate a suo favore

(quindi non è punibile). Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la

punibilità non è esclusa, quando il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo.

L'eccesso nelle cause di giustificazione.

Se il fatto è commesso in presenza di una causa di giustificazione, ma la condotta

dell'agente eccede i limiti segnati dalla norma scriminante, si parla di "eccesso nelle

cause di giustificazione".

Es.: Tizio, aggredito da Caio che alza la mano per schiaffeggiarlo, si trova in una

situazione di pericolo attuale di un'offesa ingiusta ad un suo diritto (la sua integrità

fisica): Tizio per respingere tale pericolo non si limita a neutralizzare l'aggressore

colpendolo anticipatamente con un pugno, ma afferra un bastone e lo colpisce al capo

uccidendolo. Come notiamo, il fatto è antigiuridico perché travalica i limiti della

legittima difesa (art. 52 c.p.) (manca infatti il requisito della proporzione tra difesa e

offesa), ma per poter porre quel fatto a carico dell'agente bisogna accertare se

l'eccesso sia rimproverabile all'agente per colpa o per dolo; se invece l'eccesso è

incolpevole, sarà esclusa qualsiasi forma di responsabilità penale.

1)Il codice penale disciplina espressamente l'eccesso all'art. 65 c.p. "Quando,

colposo

nel commettere alcuno dei fatti previsti dagli artt. 51, 52, 53, 54, si eccedano

(stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'autorità ovvero imposti

colposamente i limiti

dalla necessità) delle cause di giustificazione, si applicano le disposizioni concernenti

(se il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo)". La colpa

i delitti colposi

dell'agente può riguardare:

a) un erronea valutazione della situazione scriminante (es. l'agente ha creduto di

vedere nelle mani dell'aggressore un coltello che non c'era, incorrendo in un errore

nel quale non sarebbe caduto, al suo posto, nessuna persona ragionevole: l'errore ha

dunque carattere colposo e l'ordinamento addebita il fatto all'agente a titolo di

omicidio colposo);

b) la colpa può radicarsi nella fase esecutiva della condotta, in particolare in un

cattivo controllo dei mezzi esecutivi, che comporta un risultato più grave di quello

voluto dall'agente e che sarebbe stato lecito provocare (es. l'agente estrae un'arma allo

scopo di intimorire l'aggressore che stava per percuoterlo, ma nel maneggiarla

36

maldestramente fa partire un colpo che determina la morte dell'aggressore: l'agente

risponderà, anche in questo caso, di omicidio colposo);

c) se l'errore, invece, ha per oggetto la norma scriminante, sussiste la responsabilità

per dolo (ipotesi non prevista dall'art. 55 c.p.) (es. se l'agente cagiona la morte

dell'aggressore ben rendendosi conto che è in pericolo soltanto la sua integrità fisica,

ma ritenendo per errore che la norma sulla legittima difesa non contempli il limite

della proporzione, risponderà non di eccesso colposo in legittima difesa, ma di

omicidio doloso).

2) Si tratta di (non riconducibile all'art. 55 c.p.) quando l'agente si sia

eccesso doloso

rappresentato esattamente la situazione scriminante, abbia pienamente controllato i

mezzi esecutivi e abbia consapevolmente e volontariamente realizzato un fatto

antigiuridico che, come lui sapeva, eccede i limiti della causa di giustificazione (es. è

il caso di chi, aggredito da una persona che voglia solo percuoterlo, si renda conto

che il pericolo che corre è solo quello di una percossa o al più una lesione e impugni

un'arma, uccidendo deliberatamente l'aggressore: in tal caso l'agente risponderà di

omicidio doloso consumato).

3) Nel caso invece, di non sorgerà nessuna responsabilità penale:

eccesso incolpevole

l'eccesso è incolpevole quando l'errore in cui è incorso l'agente (vuoi nella fase di

rappresentazione della situazione scriminante, vuoi nella fase esecutiva della

condotta) non sia dovuto a colpa, perché non sarebbe stato evitato da parte di un

uomo ragionevole che si fosse trovato ad agire nelle stesse circostanze di tempo e di

luogo (es. è esente da responsabilità penale chi, aggredito da un energumeno

disarmato che gli torce un braccio a rischio di spezzarlo, afferra una pistola e mira

alle gambe dell'aggressore, ma questi inopinatamente si abbassa, viene colpito al

ventre e muore).

Le singole cause di giustificazione.

1) il consenso dell'avente diritto (art. 50 c.p.)

2) l'esercizio di un diritto (art. 51 c.p.)

3) l'adempimento di un dovere (art. 51 c.p.)

4) la legittima difesa (art. 52 c.p.)

5) l'uso legittimo delle armi (art. 53 c.p.)

6) lo stato di necessità (art. 54 c.p.):non è una causa di giustificazione bensì una

scusante.

1) Il consenso dell'avente diritto.

"Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso

Art. 50 c.p.:

della persona che può validamente disporne". 37

Si tratta di una causa di giustificazione a portata limitata, dal momento che possono

essere giustificati solo i fatti penalmente rilevanti che ledono o pongono in pericolo

diritti individuali che le norme penali proteggono nell'esclusivo interesse del titolare.

Si tratta quindi dei diritti disponibili da parte del titolare, nel senso che il titolare può

disporne secondo la sua volontà consentendo a terzi la facoltà legittima di lederli o

porli in pericolo. Quindi il fatto penalmente rilevante che lede o pone in pericolo un

diritto disponibile con il consenso del titolare sarà dunque lecito.

I diritti disponibili li possiamo individuare solo nell'ambito dei diritti individuali

(sono quindi indisponibili gli interessi dello Stato, della famiglia.....).

Tra i diritti individuali, è indisponibile il diritto alla vita (il bene vita è infatti non solo

un interesse del singolo, ma anche della collettività).

Sono disponibili i diritti patrimoniali (a meno che integrità del bene che forma

oggetto del diritto patrimoniale soddisfi anche un interesse pubblico, es. l'edificio

privato sottoposto a vincolo storico-artistico); sono disponibili i diritti personalissimi

(diritto all'onore, alla libertà sessuale, alla libertà personale: la libertà personale

incontra però un limite di misura. Il consenso è inoperante in relazione al delitto di

riduzione in schiavitù, ex art. 600 c.p.). L'integrità fisica è illimitatamente disponibile

quando l'atto di disposizione del corpo va a vantaggio della salute (come nel caso del

consenso alla esportazione di un organo malato); l'integrità fisica è invece disponibile

entro i limiti fissati dall'art. 5 c.c. se l'atto di disposizione del corpo va a svantaggio

della salute del disponente (gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati

quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica). Il limite della

diminuzione permanente della integrità fisica non sarà superato quando il consenso

riguardi l'asportazione di parti del corpo (sangue, midollo spinale) autoriproducibili;

il limite in questione sarà invece superato, e il consenso sarà inefficace, quando

riguardi un organo non autoriproducibile, anche se si tratta di un organo doppio (vi è

stata però una deroga al tale limite con la legge che ha reso lecita la donazione di un

rene e la legge che ha reso lecito il trapianto di parte del fegato) ("gli atti di

disposizione del proprio corpo sono vietati quando siano contrari alla legge, all'ordine

pubblico o al buoncostume").

Uno I legittimato a prestare il consenso è il titolare del diritto,

requisiti del consenso:

o il suo rappresentante legale o volontario (è comunque necessaria la capacità

naturale di chi presta il consenso). Il consenso deve sussistere al momento del fatto ed

è sempre revocabile. A differenza della dottrina, la giurisprudenza tende a

considerare irrilevante il consenso (presunto).

2) L'esercizio di un diritto.

" L'esercizio di un diritto esclude la punibilità".

Art. 51 c.p.

L'espressione diritto comprende non solo i diritti soggettivi in senso stretto, ma anche

qualunque facoltà legittima di agire riconosciuta dall'ordinamento (es. la libertà di

manifestazione del pensiero ex art. 21 Cost). 38

Comunque, facoltà di agire rilevanti ex art. 51 c.p. possono derivare da norme

costituzionali (diritto di sciopero, libertà di manifestazione del pensiero...), da norme

di legge ordinaria, da norme di fonte comunitaria, da leggi regionali, da una

consuetudine. per stabilire se un fatto penalmente rilevante è lecito

Limiti del diritto scriminante:

perché commesso nell'esercizio di un diritto (ex art. 51 c.p.), è necessario accertare se

tra le facoltà costitutive di tale diritto rientri proprio la specifica azione od omissione

realizzata dall'agente. Es. tra le facoltà ricomprese nella libertà di manifestazione del

pensiero rientra il diritto di cronaca giudiziaria in capo al giornalista: sarà quindi

lecita la narrazione fedele da parte del giornalista del contenuto delle dichiarazioni

rese dai testimoni, imputati... nel corso di un procedimento penale, anche se ciò

comporta una lesione dell'altrui reputazione, integrando gli estremi di un fatto di

diffamazione (art. 595 c.p.).

Il fatto resta lecito, in quanto realizzato nell'esercizio di un diritto, qualunque sia il

fine, magari eticamente riprovevole, che ha in concreto animato il soggetto

nell'esercizio del suo diritto (es. gettare discredito su un avversario politico in piena

campagna elettorale): notiamo ancora una volta la rilevanza oggettiva delle cause di

giustificazione ex art. 59. 1 c.p..

L'ipotesi di diritti scriminanti:

a) la libertà di manifestazione del pensiero: questo diritto di libertà comprende sia la

manifestazione di opinioni, sia la narrazione di vicende e fatti. Per quanto riguarda la

manifestazione di opinioni, il diritto ex art. 21 Cost copre anche manifestazioni di

opinioni non argomentate nè motivate, e magari formalmente scorrette (lesive,

offensive dell'altrui reputazione). Per quanto riguarda la narrazione di fatti, la

giurisprudenza ritiene che gli eventuali contenuti offensivi della reputazione siano

giustificati solo in quanto rispondono a verità (è inoltre necessario un interesse

pubblico alla conoscenza dei fatti riferiti dal giornalista).

b) il diritto di sciopero: in seguito agli interventi della Corte Costituzionale,

conservano rilevanza penale soltanto lo sciopero per fini non contrattuali e la

coazione alla pubblica autorità mediante sciopero, limitatamente all'ipotesi in cui

siano diretti a sovvertire l'ordinamento costituzionale.

3) L'adempimento di un dovere.

a) L'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica.

"L'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica... esclude

Art. 51 c.p.:

la punibilità".

Le norme giuridiche che impongono un dovere scriminante possono promanare non

solo dalla legge o atti aventi forza di legge, ma anche da fonti sublegislative (es.

regolamento). 39

b) L'adempimento di un dovere imposto da un ordine della pubblica autorità.

In forza dell'art. 51 c.p., un dovere il cui adempimento rende lecita la realizzazione di

fatti penalmente rilevanti può derivare, oltre che da una norma giuridica, anche da

"un ordine legittimo della pubblica autorità". Tale ordine deve essere legittimo sia

formalmente sia sostanzialmente:

- l'ordine è formalmente legittimo quando concorrono tre requisiti: la competenza

dell'organo che lo ha emanato, la competenza del destinatario ad eseguire l'ordine, il

rispetto delle forme eventualmente prescritte per la validità dell'ordine;

- l'ordine è sostanzialmente legittimo quando esistono i presupposti per la sua

emanazione.

La responsabilità di chi emana e di chi esegue un ordine illegittimo.

Art. 51. 2 c.p. " Se un fatto costituente reato è commesso per l'ordine dell'Autorità,

del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l'ordine".

Art. 51. 3 c.p. "Risponde del reato altresì chi ha eseguito l'ordine, salvo che per

errore di fatto abbia ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo".

Gli ordini illegittimi insindacabili.

Art. 51. 4 c.p. "Non è punibile chi esegue l'ordine illegittimo, quando la legge non gli

Si fa qui riferimento ai

consente alcun sindacato sulla legittimità dell'azione".

rapporti di subordinazione di natura militare o assimilati (es.: agenti di polizia,

pompieri...): tali soggetti hanno il dovere di eseguire l'ordine emanato dal superiore,

purché non si tratti 1) di un ordine formalmente illegittimo, 2) né di un ordine

manifestamente criminoso, 3) né di un ordine del cui carattere criminoso il militare...

sia personalmente a conoscenza.

In questi tre casi, l'inferiore non è più vincolato alla pronta obbedienza ma ha il

diritto-dovere di opporre un rifiuto.

In tutti gli altri casi, l'esecuzione degli ordini da parte del militare o dell'appartenente

alla polizia di Stato non potrà ritenersi antigiuridico, costituendo l'oggetto di uno

specifico dovere dell'agente: e tale dovere opererà come causa di giustificazione,

fondata sulla prevalenza dell'interesse ad un pronto adempimento degli ordini dei

superiori rispetto agli interessi tutelati dalle norme incriminatrici di volta in volta

violate. Si tratta di una causa di giustificazione personale, nel senso che la liceità

riguarda la condotta del solo subordinato e non si estende né a chi ha emanato

l'ordine, né al terzo che spontaneamente cooperi alla commissione del fatto da parte

del subordinato. 40

4) La legittima difesa.

"Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto

Art. 52. 1 c.p.

dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di

un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

(Notiamo, quindi, che l'ordinamento attribuisce al cittadino la facoltà legittima di

autotutelare i propri diritti, o di terzi, quando corrano il pericolo di essere

ingiustamente offesi da terzi e lo Stato non sia in grado di assicurare una tempestiva

ed efficace tutela attraverso i suoi organi).

I presupposti della legittima difesa.

Per pericolo si intende la probabilità del danno (attuale è

a) La nozione di pericolo.

il pericolo presente al momento del fatto, non futuro o già esaurito; attuale è anche il

pericolo perdurante, che si ha quando la lesione è ancora in corso). L'art. 52 facendo

riferimento ad un pericolo attuale, esclude che la legittima difesa possa sussistere

quando il pericolo è ormai passato (o perché si è tradotto in danno, o perché è stato

definitivamente neutralizzato o si è altrimenti dissolto).

Il pericolo deve scaturire da una condotta umana, si tratti di

b) La fonte del pericolo.

un'azione o di un'omissione. Quanto all'omissione potrà rilevare:

- in primo luogo l'omesso impedimento di un evento lesivo (Art. 40. 2 c.p.): il

mancato attuarsi, per es., da parte di chi aveva l'obbligo di controllare una fonte di

pericolo per impedire il prodursi di eventi lesivi (es., sarà lecito costringere con la

minaccia o con la forza il casellante ad azionare i meccanismi necessari per abbassare

le sbarre e quindi sarà giustificata la commissione di un fatto di violenza privata);

- in secondo luogo rileveranno le omissioni costitutive di reati omissivi propri (es.

omissione di soccorso) quando si violi il dovere giuridico di rimuovere un pericolo

incombente su un diritto individuale (per esempio, se un automobilista, trovandosi in

presenza di un ferito, sia astenga dal prestargli l'assistenza concorrente e cioè dal

trasportarlo in ospedale, sarà lecito costringerlo con minacce o con la forza al

soccorso).

Perché la legittima difesa sia possibile è necessario il requisito dell'antigiuridicità

dell'offesa: non ci si potrà quindi difendere di fronte a pericoli creati (da terzi)

nell'esercizio di una facoltà legittima o nell'adempimento di un dovere giuridico. La

legittima difesa è invocabile anche contro condotte realizzate senza dolo o senza

colpa, ovvero realizzate da un soggetto non imputabile (infermo) o non punibile.

I requisiti della difesa.

La difesa, per essere legittima, deve essere necessaria. Infatti

a) La necessità.

"l'agente dev'essere stato costretto dalla necessità di difendersi: ciò significa che il

pericolo di non poteva essere neutralizzato né da una condotta alternativa lecita, né da

41

una condotta - lesiva di quella tenuta in concreto. Quindi, bisogna che l'agente non

avesse altra via per sventare il pericolo, e non potesse realizzare la tutela del bene

senza commettere un fatto penalmente rilevante.

La difesa non è necessaria quando sia possibile un quando cioè

commodus discessus,

la persona minacciata nei propri diritti possa sottrarsi al pericolo senza esporre a

rischio la sua integrità fisica (es. tramite la fuga).

Quando non ci sia la possibilità di neutralizzare il pericolo attraverso una condotta

alternativa lecita, può accadere che il pericolo possa essere sventato attraverso una

serie di fatti penalmente rilevanti a tutti egualmente efficaci: in tal caso il requisito

della necessità comporta che la condotta difensiva adottata in concreto debba essere

la meno lesiva tra quelle praticabili.

Oltre che necessaria, la difesa dev'essere proporzionata

b) La proporzione.

all'offesa. In questo modo, l'art. 52. 1 c.p. impone una valutazione comparativa tra il

bene dell'aggredito esposto a pericolo e il bene dell'aggressore sacrificato dalla azione

difensiva. Ciò che si richiede non è la prevalenza del bene difeso rispetto a quello

sacrificato, né l'equivalenza tra i due beni: l'aggredito può ledere un bene anche di

rango superiore, sempre che il divario di valore tra i due beni non sia eccessivo.

(Così, per esempio, la donna che sta per subire uno stupro può ben difendere la

propria libertà sessuale anche a costo di uccidere l'aggressore: ciò in quanto la libertà

sessuale e sì bene di rango inferiore, ma non eccessivamente inferiore rispetto al bene

della vita. Per contro, colui che sta per subire un furto non può impedirlo uccidendo il

ladro, poiché il divario di valore tra il bene patrimonio e il bene vita è così rilevante

da rendere sproporzionata la difesa del primo bene a sacrificio del secondo).

La legge 13 febbraio 2006 n. 59.

Ha inserito i commi 2 e 3 all'art. 52 c.p.

"Nei casi in cui taluno (chiunque) si introduca (ed eventualmente si

-comma 2

trattenga contro l'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo) nell'abitazione

altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la

volontà espressa o tacita Dc ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si introduce

clandestinamente o con l'inganno, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo

comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi

indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di

difendere:

a) la propria o l'altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza (volontaria intenzione

dell'attività criminosa da parte del reo) e vi è pericolo d'aggressione.

"La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui

- comma 3

il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività

commerciale, professionale o imprenditoriale". 42

Il vero elemento di novità consiste nell'introduzione di una presunzione, in virtù della

quale la reazione dell'aggredito si considera sempre e comunque proporzionata

all'offesa minacciata, quando il fatto avvenga nel domicilio dell'aggredito o nel suo

luogo di lavoro (ciò sottrae al giudice, limitatamente a questi casi, la valutazione della

proporzione tra offesa e difesa, riducendo tempi e modalità di accertamento dei fatti).

(Abitazione: è il luogo dove normalmente la persona conduce vita domestica. Può

essere indifferentemente un luogo mobile o in mobile-casa, caverna, baracca,

capanna, carrozzone...;

Luogo di privata dimora: è il luogo in cui si svolge qualsiasi attività della vita privata

che debba esplicarsi fuori dalle ingerenze altrui, camera d'albergo, studio

professionale, cabina del vagone letto o della nave...;

Appartenenze: sono i luoghi aventi natura accessoria rispetto a quelli di privata

dimora in quanto ne migliorano il godimento o il servizio, garage, cantine, fienili...)

5) L'uso legittimo delle armi.

L'uso delle armi per respingere una violenza o vincere una resistenza all'autorità.

"Ferme le disposizioni degli artt. 51 e 52, non è punibile il pubblico

Art. 53. 1 c.p.

(si fa riferimento solo ai pubblici ufficiali tra i cui doveri istituzionali rientra

ufficiale

l'uso della coercizione fisica diretta con armi o con altri mezzi, definita forza

pubblica. Essa ricomprende: gli ufficiali e gli agenti della Polizia di Stato, dell'Arma

dei Carabinieri della Guardia di Finanza) che, al fine di adempiere un dovere del

proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di

coercizione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o

di vincere una resistenza all'Autorità".

Presupposti dell'uso delle armi: necessità, proporzione, violenza o resistenza

all'autorità.

1) necessità: l'uso delle armi dev'essere necessario. Quindi: l'uso delle armi non è

consentito quando il pubblico ufficiale può respingere la violenza o vincere la

resistenza all'Autorità con mezzi diversi da quelli di coazione fisica (es. dialogando);

(tra i diversi mezzi di coazione, tutti egualmente efficaci, l'agente deve scegliere il

meno lesivo)

2) proporzione: si tratta di stabilire caso per caso se l'interesse pubblico che la

coazione amministrativa mira ad affermare sia prevalente rispetto all'interesse

individuale sacrificato;

3) violenza: infine, perché sia legittimo l'uso delle armi, dev'essere in atto una

violenza o una resistenza nei confronti dell'Autorità. La violenza ricorre quando

43

taluno, per ostacolare l'attività pubblica, faccia uso di qualsiasi forma di energia fisica

(es. un lancio di pietre) che cada sulle persone, ledendone l'integrità o la salute,

ovvero sulle cose, distruggendole o rendendole in tutto o in parte inservibili. Di

resistenza si parla in relazione alle sole ipotesi di resistenza attiva, cioè quelle in cui

la resistenza non si limita all'inerte impedimento fisico dell'attività pubblica né

consiste nel mero allontanamento dal luogo in cui la pubblica autorità abbia intimato

di fermarsi: es. resistenza attiva: una "marcia" compatta per superare uno sbarramento

posto dalla polizia a protezione di un edificio ove si stia svolgendo una riunione tra

Stati.

L'uso delle armi per impedire la consumazione di gravissimi delitti.

"Prevede la non punibilità dell'agente della forza pubblica che faccia

art. 53. 1 c.p.

uso o ordini di far uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica quando vi sia

costretto dalla necessità di impedire la consumazione dei delitti di strage, di

naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario,

rapina a mano armata e sequestro di persona".

Questa figura di uso legittimo delle armi sottostà ad un triplice limite:

1) necessità: l'uso delle armi dev'essere necessario,quindi non è consentito quando si

possa impedire la consumazione di quei delitti con mezzi diversi (es., intavolando

una trattativa con i rapitori di una banca o con gli autori di un sequestro di persona) e

tra diversi mezzi di coazione, tutti egualmente efficaci, l'agente deve scegliere il

meno lesivo;

2) proporzionalità: su di un piatto dev'essere posto il bene messo in pericolo da chi

sta tentando di realizzare uno dei delitti contemplati dalla norma, mentre nell'altro

piatto vanno collocati, oltre al bene della vita o dell'integrità fisica di chi sta

commettendo uno di questi delitti, (anche) i beni della vita dei singoli o della

molteplicità di persone innocenti che possono essere lesi dall'uso delle armi (quindi,

es. non si può sparare al sequestratore se si pone in pericolo la vita del sequestrato);

3) momento: il momento in cui può essere impedita la consumazione è quello in cui

(esauriti gli atti preparatori e iniziata l'esecuzione del reato) già sussistono gli estremi

del tentativo di uno dei delitti contemplati dall'art. 53. 1 c.p. 2ª parte.

Le ipotesi di uso legittimo delle armi previste dalle leggi speciali.

Si tratta delle leggi speciali alle quali fa rinvio l'art. 53. 3 c.p. "La legge determina gli

altri casi nei quali è autorizzato l'uso delle armi o di un altro mezzo di coazione

fisica". 44

La legge 4 marzo 1958 n. 100 in materia di repressione del contrabbando afferma: i

militari, gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria addetti alla repressione del

contrabbando nelle zone di frontiera, possono fare uso delle armi quando il

contrabbandiere sia palesemente armato, ovvero il contrabbando sia compiuto di

notte, o i contrabbandieri agiscano in gruppo di almeno tre persone, o anche quando il

contrabbandiere si dia alla fuga a meno che non abbandoni il carico. In tutti questi

casi, tali soggetti possono fare inoltre uso delle armi contro gli autoveicoli, quando il

conducente non ottemperi all'intimazione di fermo e non vi sia la possibilità di

raggiungerlo (notiamo, quindi, che vi è l'autorizzazione di un'attività pericolosa per la

vita dei conducenti o di terzi che invece non è consentita nelle ipotesi disciplinate in

via generale dall'art. 53). Altre ipotesi speciali di uso legittimo delle armi riguardano:

la vigilanza interna ed esterna degli istituti penitenziari e i passaggi abusivi di

frontiera.

6) Lo stato di necessità.

Art. 54 c.p.:

comma 1 "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla

necessità di salvar sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona,

pericolo da lui il non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il

fatto sia proporzionato al pericolo".

Comma 2 "Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere

giuridico di esporsi al pericolo".

Comma 3 "La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo

stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto

commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo".

Lo stato di necessità non è una causa di giustificazione bensì una scusante.

Causa di giustificazione: facoltà legittima il cui esercizio rende lecita la commissione

di un fatto penalmente rilevante. In essa è la legge ad imporre un determinato

comportamento (appunto,penalmente rilevante).

Scusante: i poteri in cui l'ordinamento ritiene che non vi possa muovere un

rimprovero a chi ha commesso un fatto antigiuridico (commesso cioè in assenza di

scriminanti) avendo agito sotto la pressione psicologica (turbamento motivazionale)

di una circostanza che rendeva inesigibile l'astensione da quel fatto.

Requisiti dell'azione di salvataggio.

1) necessità dell'azione e inevitabilità del pericolo: ciò comporta l'assenza di

alternative lecite o meno lesive egualmente efficaci per neutralizzare il pericolo; 45

2) proporzionalità tra fatto e pericolo: l'art. 54 c.p. esige che il fatto penalmente

rilevante sia proporzionato al pericolo sventato con la commissione del fatto:

notiamo, quindi, che la legge impone una valutazione comparativa tra il bene

personale esposto a pericolo e il bene dell'innocente sacrificato dall'azione di

salvataggio. Ciò che si richiede non è necessariamente la prevalenza del bene salvato

rispetto a quello sacrificato, né la equivalenza dei due beni: quindi si può sacrificare

un bene anche di rango superiore rispetto al bene in pericolo che viene salvato,

semprechè il divario di valore tra i due beni non sia eccessivo (quindi, es. la

proporzione può sussistere anche nel fatto di chi uccide per salvare il bene della

libertà personale)

La costrizione.

Esclusione o restrizione della libertà di agire causata da un effettivo turbamento

psicologico in chi commette il fatto. Il soggetto dev'essere costretto dalla necessità di

commettere il fatto penalmente rilevante.

Vi sono due letture del termine costrizione:

a) oggettiva impossibilità di salvare il bene in pericolo senza sacrificare il bene di un

terzo innocente. Viene messo in risalto un mero bilanciamento di beni in conflitto che

porterebbe ad inquadrare lo stato di necessità tra le cause di giustificazione.

b) esclusione o restrizione della libertà di agire causata da un effettivo turbamento

psicologico in chi commette il fatto. Tale definizione porta invece ad inquadrare lo

stato di necessità tra le scusanti, cioè tra le ipotesi nelle quali la ragione della non

punizione sta nell'assenza di colpevolezza di chi abbia agito sotto l'influenza di una

pressione psicologica che, per il legislatore, rendeva inesigibile un comportamento

rispettoso della legge penale.

Prevale, comunque, tale seconda lettura che, appunto, nella lettura del requisito della

costrizione dà risalto al turbamento motivazionale dell'agente. Da tale ricostruzione,

che fa rientrare lo stato di necessità tra le scusanti, deriva un importante conseguenza

in tema di soccorso di necessità, cioè nei casi in cui l'agente commetta un fatto

penalmente rilevante per salvare "altri" dal pericolo attuale di un danno grave alla

persona: potrà essere scusato il soccorso del terzo solo in quanto la rappresentazione

del pericolo che incombeva su di lui abbia prodotto un effettivo turbamento del

processo motivazionale dell'agente, il che potrà accadere non solo quando il terzo sia

il coniuge, il figlio o un altro prossimo congiunto, ma anche quando si tratti di altre

persone vicine all'agente, come il convivente, il fidanzato, l'amico fraterno...

Dall'inquadramento dello stato di necessità tra le scusanti, oltre alla necessaria

conoscenza del pericolo e al conseguente effetto di costrizione psicologica, deriva

ancora la possibilità di esercitare la legittima difesa contro chi agisce in stato di

necessità (trattandosi di un fatto ingiusto e solo scusato). Inoltre lo stato di necessità

potrà essere applicato ai concorrenti nella realizzazione del fatto di reato solo se si

accerti in relazione ad ogni singolo concorrente la consapevolezza del pericolo e

l'effetto di coazione psicologica. 46

Il particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo.

La legge esclude che possa essere applicato lo stato di necessità a chi ha un

"particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo" (es. vigili del fuoco, bagnini,

guardie del corpo...), sempre a condizione che l'agente si trovi ad affrontare un mero

pericolo e non la prospettiva di una morte certa.

Cause di giustificazione e clausole di "illiceità espressa".

Talvolta singole norme incriminatrici contengono clausole illiceità espressa:

contengono cioè termini come "ingiusto", "indebitamente ", "arbitrariamente" ecc.,

che non contribuiscono a descrivere il fatto penalmente rilevante, ma danno espresso

previste dall'ordinamento, la cui

(e pleonastico) rilievo alle cause di giustificazione

presenza nel caso concreto rende lecita la commissione del fatto penalmente

rilevante. 47

Capitolo VIII

La colpevolezza.

insieme dei criteri dai quali dipende la possibilità di muovere all'agente

Colpevolezza:

un rimprovero per aver commesso il fatto antigiuridico.

Il (ossia il principio di personalità della responsabilità

principio di colpevolezza

penale) afferma che un comportamento penalmente sanzionabile può essere imputato

ad un soggetto solo quando sia da lui voluto o quantomeno sia a lui

(dolo)

rimproverabile a titolo di sono quindi incostituzionali le ipotesi di

colpa:

responsabilità oggettiva (responsabilità per un fatto proprio, ma realizzato senza dolo

e senza colpa) in cui il fatto penalmente rilevante è addebitato al soggetto solo sulla

base di un rapporto di causalità materiale, senza che possa essere ricondotto,

direttamente o indirettamente, alla sua volontà. (Tuttavia, permangono alcune ipotesi

di responsabilità oggettiva: es. i casi in cui all'autore di un reato vengono addebitate

anche le conseguenze delle sue azioni che non siano volute e neppure riconducibili a

negligenza, impudenza e imperizia come, per es. la morte conseguente a percosse,

lesioni o maltrattamenti).

La Corte Costituzionale con la sentenza 364/1988 ha dichiarato l'art. 5 c.p. "Nessuno

può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale dovuta a colpa"

costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non esclude dall'inescusabilità

dell'ignoranza della legge penale l'ignoranza inevitabile (nel senso che la

responsabilità non si profila quando l'agente, anche usando la dovuta diligenza, non

poteva sapere che il fatto doloso o colposo da lui realizzato era previsto da una norma

incriminatrice).

Criteri (elementi) costitutivi della colpevolezza.

A) dolo o colpa;

B) assenza di scusanti (ossia, normalità delle circostanze concomitanti alla

commissione del fatto);

C) conoscenza o conoscibilità della norma penale violata;

D) capacità di intendere e di volere.

A) Dolo e colpa.

Art. 42 c.p.

Comma 1 "Nessuno può essere punito per un'azione od omissione prevista dalla

legge come reato, se non l'ha commessa con coscienza e volontà". 48

Comma 3 " La legge determina i casi nei quali l'evento è posto altrimenti a carico

(tale comma disciplina

dell'agente, come conseguenza della sua azione od omissione"

la responsabilità oggettiva)

Comma 2 "Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come delitto,

se non l'ha commesso con dolo, salvo i casi di delitto preterintenzionale o colposo e

espressamente previsti dalla legge".

Comma 4 "Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od

(I commi 2 e 4

omissione cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa".

disciplinano l'elemento soggettivo del reato).

Elemento psicologico del reato.

Il

Art. 43 c.p. delitto:

- è doloso (o secondo l'intenzione) quando l'evento dannoso o pericoloso (che è il

risultato dell'azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del

delitto), è dall'agente previsto e voluto come conseguenza della propria azione od

omissione;

- è preterintenzionale (o oltre l'intenzione) quando dall'azione od omissione deriva un

evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agente;

- è colposo (o contro l'intenzione) quando l'evento, anche se previsto, non è voluto

dall'agente e si verifica a causa di negligenza o impudenza o imperizia, ovvero per

inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo articolo per i delitti,

si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia

dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico (per es., l'accertamento in

concreto che una data contravvenzione sia stata commessa dolosamente ovvero

colposamente rileva ai fini della commisurazione della pena, in quanto il carattere

doloso o colposo rende la contravvenzione più o meno grave).

Il dolo.

La realizzazione con dolo di un fatto antigiuridico comporta la forma più grave di

responsabilità penale. Per l'esistenza del dolo si richiede un duplice coefficiente

psicologico: la rappresentazione e la volizione del fatto antigiuridico. Art. 43 c.p. "Il

delitto è doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso, che il

risultato dell'azione o dell'omissione e da cui la legge fa dipendere l'esistenza del

(rappresentazione) (volizione)

delitto, è dall'agente previsto e voluto come

conseguenza della propria azione od omissione". 49

Il momento rappresentativo del dolo.

Perché sorga una responsabilità dolosa occorre in primo luogo che il soggetto si sia

rappresentato (abbia preveduto) il fatto antigiuridico. Il momento rappresentativo del

dolo esige la conoscenza selettiva (previsione) di tutti gli elementi del fatto concreto

che integra una specifica figura di reato: e tale conoscenza deve sussistere nel

momento in cui il soggetto inizia l'esecuzione dell'azione tipica.

Il momento rappresentativo del dolo si considera di regola integrato anche nei casi di

dubbio, perché chi agisce in stato di dubbio (es.: chi sottragga una cosa mobile altrui,

essendo in dubbio se si tratti di una cosa propria o altrui) ha un'esatta

rappresentazione di quel dato della realtà, sia pure coesistente con una falsa

rappresentazione di quel dato.

Non vi è invece la rappresentazione del fatto antigiuridico necessaria per la

sussistenza del dolo quando l'agente versa in un errore sul fatto (art. 47 c.p.): quando

cioè, l'agente, non si rappresenti almeno uno degli elementi del fatto a causa di

un'errata percezione sensoriale (errore di fatto) o di un'errata interpretazione di norme

giuridiche o sociali (errore di diritto).

"L'errore sul fatto che costituisce il reato di esclude la punibilità

Art. 47 c.p.

dell'agente; se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa,

Es. di errore di fatto che

quando il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo".

impedisca all'agente di rappresentarsi il fatto concreto che in effetti va poi realizzato:

un cacciatore crede di vedere agitarsi dietro un cespuglio un cinghiale, mentre

(invece) si tratta di un altro cacciatore (errore di fatto determinato da una falsa

percezione della realtà). Quello che causa lo sparo è la morte di un uomo, ma quel

che si è rappresentato l'agente è un fatto diverso, l'uccisione di un animale; il

cacciatore quindi non risponderà di omicidio doloso (perché l'errore di fatto esclude il

dolo), ma, eventualmente di omicidio colposo (per la negligenza del suo

comportamento). L'errore sul fatto dovuto ad un erronea percezione della realtà

esclude il dolo; può però residuale una responsabilità per colpa, se all'agente si può

muovere il rimprovero di non aver impiegato la diligenza o l'attenzione che avrebbe

impiegato al suo posto un agente modello e che egli avrebbe consentito di rendersi

conto di commettere quel fatto che ha in effetti realizzato (si sarebbe reso conto che

dietro l'albero non c'era un animale bensì un uomo).

Quindi, l'errore di fatto esclude la punibilità di un reato a titolo di dolo ma, se il fatto

è punito anche a titolo di colpa, e questa sussiste, si risponderà di reato colposo.

"L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità,

Art. 47 c.p.

quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato".

Il momento volitivo del dolo.

Il dolo non si esaurisce nella rappresentazione del fatto: perché vi sia dolo, il soggetto

deve aver voluto la realizzazione del fatto antigiuridico che si era previamente

rappresentato, cioè deve aver deciso di realizzarlo. Tale volontà deve essere presente

50

nel momento in cui il soggetto agisce. La decisione (volontà) di compiere il fatto

antigiuridico, può essere la conseguenza immediata di un improvviso impulso ad

agire (dolo d'impeto), o può essere presa e tenuta ferma fino al compimento

dell'azione per un apprezzabile lasso di tempo (dolo di proposito). Il momento

volitivo del dolo può assumere tre forme:

- si configura quando il soggetto agisce allo scopo di realizzare il

dolo intenzionale:

fatto. Non è necessario che la realizzazione del fatto rappresenti lo scopo ultimo

perseguito dall'agente, potendo essere anche uno scopo intermedio (ad es., si provoca

intenzionalmente la morte della guardia del corpo di un uomo politico, all'ulteriore

scopo di procedere al sequestro di quest'ultimo). Non è necessario che la causazione

delle evento perseguito dall'agente sia probabile (vi è dolo intenzionale di omicidio

anche se la persona uccisa, e che si intendeva uccidere, si trovava ad una distanza ai

limiti della portata balistica dell'arma impiegata dall'agente). (In una più ampia serie

di casi) Nei reati a dolo specifico, caratterizzati dalla presenza nel dettato normativo

di formule quali "al fine di", "allo scopo di", "per"... il legislatore richiede che

l'agente commetta il fatto avendo di mira un risultato ulteriore, il cui realizzarsi non è

necessario per la consumazione del reato (es. il delitto di strage, che è integrato da

colui che, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica

incolumità. Ivi l'agente deve compiere atti pericolosi avendo di mira la morte di

almeno un uomo, ma il reato è consumato anche se tale evento non si verifica:

l'eventuale morte di una o più persone comporta solo un aggravamento della pena).

(Nella maggior parte dei casi) Nei reati a dolo generico, le finalità perseguite

dall'agente con la commissione del fatto sono irrilevanti per l'esistenza del dolo (es.:

il dolo di omicidio consiste e si esaurisce nella rappresentazione e volizione di

cagionare la morte di un uomo e le eventuali finalità perseguite dall'agente potranno

rilevare solo ai fini della commisurazione della pena).

- si configura quando l'agente non persegue la realizzazione del fatto,

dolo diretto:

ma si rappresenta come certa o come probabile al limite della certezza l'esistenza di

presupposti della condotta ovvero il verificarsi dell'evento come conseguenza

dell'azione.

Un primo esempio di dolo diretto in relazione ad un presupposto della condotta("cosa

proveniente da delitto") può essere modellato sulla ricettazione: si pensi ad un

antiquario che sappia per certo che un determinato quadro è stato rubato e con questa

piena consapevolezza decida di acquistare il quadro; (presupposto della condotta

"cosa proveniente da delitto"; si rappresenta come certa che la cosa provenga da

delitto).

Un secondo esempio di dolo diretto relativo all'evento: l'armatore che per conseguire

il premio di un'assicurazione faccia collocare su una propria nave una bomba a

orologeria tarata per esplodere durante una traversata: la morte di uno o più membri

dell'equipaggio non rappresenta il fine perseguito dall'agente, ma è presente nella

mente di questi come una conseguenza pressoché certa della sua azione (tanto basta

per integrare il dolo di omicidio nella forma del dolo diretto). 51

si ha quando l'agente considera la realizzazione del fatto di reato

Dolo indiretto:

come sicura conseguenza collaterale del fine perseguito (l'evento è necessariamente

connesso al risultato perseguito intenzionalmente).

- si configura quando il soggetto si rappresenta come seriamente

dolo eventuale:

possibile (non come certa) l'esistenza di presupposti della condotta ovvero il

verificarsi dell'evento come conseguenza dell'azione e, pur di non rinunciare

all'azione e ai vantaggi che se ne ripromette, accetta che il fatto possa verificarsi (il

soggetto agisce costi quel che costi, mettendo cioè in conto la realizzazione del fatto).

"Sia presente o meno quella circostanza, avvenga questo o quest'altro, io agisco

comunque" (notiamo che il dolo eventuale è caratterizzato dall'accettazione del

rischio del verificarsi del fatto).

Primo es. di dolo eventuale relativo ad un presupposto della condotta: sussiste il dolo

eventuale di furto, rispetto all'elemento dell'attività della cosa, in un caso in cui

l'agente dubiti di aver trasferito per contratto a Tizio la proprietà della cosa, ma,

essendo fortemente interessato a rientrarne in possesso, decida comunque di sottrarre

la cosa a Tizio, accettando l'eventualità che la cosa sia altrui.

Secondo esempio di dolo eventuale relativo all'evento: esiste il dolo eventuale di

omicidio se l'agente, animato dalla finalità di creare panico nella collettività, colloca

in una piazza una bomba programmata per deflagrare a tarda notte: a quell'ora la

presenza di passanti è possibile (non certa), ma la decisione dell'agente di collocare e

far scoppiare la bomba è stata presa accettando l'eventualità che l'esplosione provochi

la morte di un eventuale passante: piuttosto di rinunciare all'azione terroristica,

l'agente non è arretrato di fronte alla prospettiva della morte del passante.

Quando il fatto è punito sia se commesso con dolo sia se commesso con colpa, il dolo

eventuale rappresenta la linea di confine che separa l'area della responsabilità per

dolo da quella della responsabilità per colpa. Il dolo eventuale va nettamente distinto

dalla colpa cosciente (colpa con previsione dell'evento). I due criteri d'imputazione

della responsabilità (dolo eventuale, colpa cosciente) hanno in comune l'elemento

della previsione dell'evento, ma presentano tratti ulteriori profondamente diversi:

- nella colpa cosciente l'agente si rappresenta il possibile verificarsi dell'evento, ma

ritiene per colpa che non si realizzerà nel caso concreto, e ciò in quanto, per

leggerezza, sottovaluta la probabilità del suo verificarsi ovvero sopravvaluta le

proprie capacità di evitarlo;

- nel dolo eventuale l'agente ritiene seriamente possibile la realizzazione del fatto ed

agisce accettando tale eventualità.

Oggetto del dolo.

La rappresentazione e la volizione devono avere per oggetto non già gli elementi

descritti in astratto dalla norma incriminatrice, bensì il fatto concreto che corrisponde

alla figura legale del fatto incriminato: l'agente, quindi, può anche ignorare l'esistenza

52

della norma che descrive il fatto da lui realizzato (ovvero può interpretarla

erroneamente). Tutto ciò non toglie nulla né aggiunge nulla all'esistenza del dolo.

Nei reati a dolo generico oggetto della rappresentazione e della volizione è solo il

fatto concreto che integra gli estremi del fatto descritto dalla norma incriminatrice

(fini ulteriori perseguiti dall'agente come conseguenza del fatto sono al di fuori

dell'oggetto del dolo e, al massimo, rileveranno come motivi che aggravano o

attenuano la pena);

Nei reati a dolo specifico oggetto del dolo è sia il fatto concreto corrispondente a

quello descritto dalla norma incriminatrice, sia l'evento, che l'agente deve perseguire

come scopo e la cui realizzazione è irrilevante per la consumazione del reato.

Il dolo e l'erronea supposizione della presenza di cause di giustificazione.

"Se l'agente ritiene per errore che esistono circostanze di esclusione

Art. 59. 4 c.p.:

della pena (cause di giustificazione), queste son sempre valutate a favore di lui.

Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa,

quando il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo".

Il dolo è rappresentazione e volizione di un fatto antigiuridico. L'erronea

supposizione di trovarsi in una situazione che, se esistesse realmente, integrerebbe gli

estremi di una causa di giustificazione riconosciuta dall'ordinamento esclude il dolo

(se però l'erronea supposizione della presenza di una causa di giustificazione è stata

determinata da colpa, perché nessuna persona ragionevole sarebbe caduta in

quell'errore, il fatto antigiuridico viene addebitato all'agente a titolo di colpa, a

condizione che quel fatto sia previsto dalla legge come delitto colposo).

L'ipotesi delineata dall'art. 59. 4 c.p. è quella dell'agente che erroneamente supponga

l'esistenza nella realtà degli estremi di una causa di giustificazione riconosciuta

dall'ordinamento. Altra cosa è invece l'ipotesi in cui l'agente supponga l'esistenza di

una causa di giustificazione non contemplata dall'ordinamento ovvero ritenga

erroneamente che una causa di giustificazione abbia limiti più ampi di quelli previsti

dall'ordinamento: queste ultime ipotesi, estranee all'art. 59. 4 c.p., sono invece

riconducibili alla disciplina dell'art. 5 c.p., trattandosi di errori sulla legge penale, che

rileveranno se e in quanto scusabili, cioè evitabili con la dovuta diligenza.

Il dolo nei reati omissivi.

Quanto al momento rappresentativo (del dolo).

1) Il soggetto che ha l'obbligo di agire deve innanzitutto essere a conoscenza, anche

in forma dubitativa, dei presupposti di fatto dai quali scaturire il dovere di agire (ciò

vale sia per i reati omissivi propri, sia per quelli omissivi impropri).

Es.: il dolo di omissione di soccorso (reato omissivo proprio) esige (infatti) che il

soggetto si renda conto di trovarsi di fronte ad un fanciullo minore di anni dieci o ad

una persona incapace di provvedere a se stessa, che siano stati abbandonati o smarriti,

ovvero ad un corpo che sia o sembri in animato, o, ancora, ad una persona ferita o

altrimenti in pericolo. 53

2) In secondo luogo, il soggetto deve sapere qual è l'azione da compiere. Es. chi si

imbatte nel minore o nell'incapace deve sapere che deve avvertire la pubblica

Autorità...

Nei reati omissivi impropri, che esigono anche il verificarsi di un evento come

conseguenza dell'omissione, il garante deve inoltre rendersi conto che il compimento

dell'azione per lui doverosa potrebbe impedire il verificarsi dell'evento,

neutralizzando così il decorso causale che potrebbe produrlo (es.: il ferroviere deve

cioè aver chiaro che, azionando correttamente lo scambio, eviterà la collisione

pericolosa per la pubblica incolumità).

Quanto al momento volitivo (del dolo) è necessario che il soggetto decida di non

compiere l'azione doverosa. Nei reati omissivi impropri, inoltre il momento volitivo

esige che il soggetto abbia posto a base di quella decisione l'intenzione di non

impedire l'evento o la certezza o l'accettazione dell'eventualità del verificarsi di un

evento che sarebbe stato impedito dal compimento dell'azione doverosa.

L'accertamento del dolo.

Per quanto riguarda l'accertamento del dolo, i fatti psichici che lo compongono

(rappresentazione e volizione) non possono essere accertati mediante i sensi, ma

possono essere solo desunti da dati esteriori, con l'aiuto di massime di esperienza (art.

133 c.p.): queste, vanno utilizzate tenendo conto di tutte le circostanze del caso

concreto, relative alla modalità dell'azione, alla condotta susseguente al reato, alla

personalità dell'agente,all'interesse che egli...... al compimento dell'azione...

(L'errore sia sul fatto che sulle cause di giustificazione esclude il dolo anche se

inescusabile, anche cioè se un uomo diligente lo avrebbe evitato nelle circostanze del

caso concreto: l'errore dovuto a colpa lascia sussistere una responsabilità per colpa

sempre che il fatto sia previsto dalla legge anche nella forma del delitto colposo - artt.

47 e 59. 4 c.p.).

La colpa.

La realizzazione per colpa di un fatto antigiuridico comporta una responsabilità assai

meno grave rispetto alla realizzazione dolosa dello stesso fatto. Art. 43 c.p. "Il delitto

è colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto

dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per

inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline".

La colpa consta di due requisiti:

- un requisito negativo, cioè l'assenza di dolo: il fatto dev'essere stato realizzato

involontariamente (e l'eventuale presenza della previsione dell'evento compare nella

definizione legislativa della colpa solo per evocare l'ipotesi aggravata della colpa

cosciente, che dà vita ad una circostanza aggravante dei diritti colposi). 54

- un requisito positivo: ovvero la presenza di ciò che la legge descrive come

"negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero inosservanza di leggi, regolamenti,

ordini o discipline".

Notiamo quindi che la colpa si fonda sul contrasto tra la condotta concreta dell'agente

e il modello di condotta imposta da regole di diligenza, prudenza o perizia. La colpa,

dunque, può consistere:

- nella negligenza: cioè nell'omesso compimento di un'azione doverosa;

- nell'imprudenza: cioè nella relazione di un divieto assoluto di agire o del divieto di

agire con particolari modalità;

- nell'imperizia: cioè in un'imprudenza o in una negligenza nello svolgimento di

attività che esigono il possesso e l'impiego di particolari abilità e/o cognizioni.

La fonte delle regole di diligenza.

Le regole di diligenza, prudenza e perizia possono essere contenute in norme

giuridiche, di fonte pubblica o privata. La colpa per inosservanza di "leggi,

regolamenti, ordini o discipline" è denominata colpa specifica.

Rientrano nel concetto di leggi (regolamenti, ordini, discipline) la cui inosservanza dà

vita a colpa non tutte le leggi, ma soltanto le leggi che impongono o vietano una data

condotta all'esclusivo scopo di neutralizzare, o ridurre, il pericolo che da quella

condotta possono derivare eventi dannosi o pericolosi rilevanti ai sensi di una

fattispecie di reato colposo.

Regole cautelari non codificate. Negli stessi settori in cui il legislatore è intervenuto

massicciamente non tutto può essere oggetto di specifiche di regole di diligenza.

Quindi, accanto alle regole codificate, vi è dunque un ampio spazio per regole la cui

individuazione grava sul giudice: è lo spazio della cioè quella che il

colpa generica

codice penale designa come colpa per negligenza o imprudenza o imperizia. Il

giudice non è però libero di individuare a suo piacimento le regole di diligenza o di

prudenza o di perizia. Egli infatti farà riferimento e confronterà il comportamento del

singolo agente con il comportamento che in quelle stesse circostanze di tempo e di

luogo avrebbe tenuto un uomo ideale, preso come modello di riferimento (si valuterà

perciò la correttezza o meno del comportamento concreto del singolo agente con

quello che, nelle stesse circostanze, avrebbe tenuto il modello di agente che svolga

quella stessa attività).

I rapporti tra colpa specifica e colpa generica.

- Norme giuridiche a contenuto rigido: impongono al destinatario una regola di

condotta fissata in modo preciso (es. arrestarsi al segnale di stop);

- norme giuridiche a contenuto elastico: fanno dipendere l'individuazione della regola

di condotta dalle circostanze del caso concreto, nel senso che è sulla base di quelle

55

circostanze che andrà individuata la condotta che avrebbe tenuto l'agente modello (es.

la velocità sarà prudenziale o eccessiva a seconda delle condizioni ambientali).

Il quesito se l'inosservanza di una regola cautelare codificata sia sufficiente a fondare

la colpa ha senso per le sole regole cautelari a contenuto rigido: la risposta è che

l'inosservanza dà vita a colpa, a meno che siano presenti circostanze concrete tali da

rendere il rispetto della norma fonte di un aumento del rischio della realizzazione di

un fatto che integra un reato colposo. In questa evenienza l'inosservanza della norma

giuridica è irrilevante, perché la vera regola di diligenza da osservare non è quella

prescritta dalla norma giuridica, bensì quella che l'agente modello avrebbe rispettato

nelle circostanze concrete. (Colposa dev'essere sia la condotta sia l'evento che ne è

I reati colposi di evento.

derivato)

Il legislatore all'art. 43 c.p. ha assunto come prototipo dei reati colposi il reato

colposo di evento: ha infatti stabilito che "il delitto è colposo... quando l'evento... si

verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di

leggi... "

La condotta colposa.

Il carattere colposo della condotta può derivare o dal mancato riconoscimento del

pericolo di realizzazione del fatto ovvero, di fronte ad un pericolo riconosciuto, dalla

mancata adozione dei comportamenti necessari per neutralizzare o ridurre il pericolo.

Vi sono molte attività pericolose che vengono svolte da una pluralità di persone in

stretta collaborazione (lavoro in equipe: es. l'equipe composta dal medico-chirurgo,

dall'anestesista, dagli infermieri...): all'interno di un tale sistema opera il principio di

"Ciascuno degli agenti può cioè confidare che il comportamento

affidamento (es. il chirurgo

dell'altro sia conforme alle regole di diligenza, prudenza e perizia"

può fare affidamento nelle informazioni che gli fornisce l'anestesista durante

l'operazione...). Il limite logico del principio di affidamento è che "le circostanze del

caso concreto lascino riconoscere la possibilità di altrui comportamenti colposamente

pericolosi" (quindi, es. il chirurgo dovrà personalmente verificare l'attendibilità delle

informazioni fornitegli dall'anestesista se precedenti esperienze negative ovvero

incertezze o imprecisioni manifestate durante l'operazione conducano a ritenere

inaffidabile l'operato dall'anestesista.Di conseguenza: non potrà considerarsi colposa

la condotta del chirurgo che si sia affidato delle informazioni scorrette ricevute

dall'anestesista; sarà colposa nei soli casi in cui in concreto vi fossero segnali che

rendevano inaffidabili le indicazioni dall'anestesista). 56

Il nesso tra colpa ed evento.

Nei reati (colposi) di evento è ovviamente necessario che vi sia nesso tra colpa ed

evento (infatti ne i reati colposi di evento, la colpa deve abbracciare sia l'azione sia

l'evento).

Il nesso che deve intercorrere tra colpa ed evento è duplice:

- l'evento verificatosi nella realtà dev'essere il risultato di una delle serie di sviluppi

causali il cui prevedibile avverarsi rendeva colposa la condotta della gente;

- della sussistenza del nesso tra colpa ed evento, è necessario verificare "se la

condotta rispettosa delle regole di diligenza avrebbe evitato nel caso concreto il

verificarsi dell'evento".

La colpa nei reati omissivi impropri.

La responsabilità per omesso impedimento di eventi costitutivi di delitti colposi si

configura (solo) nei confronti di chi è destinatario di obblighi di protezione o di

controllo dei pericoli che possono incombere sui più diversi beni. Nei reati omissivi

impropri, la colpa può consistere:

- nell'inottemperanza del dovere di attivarsi per riconoscere la presenza di pericoli

che i garanti hanno il dovere di sventare, ovvero;

- nel mancato compimento delle azioni necessarie per neutralizzare o ridurre quei

pericoli. (Es. il bagnino risponderà per colpa della morte per annegamento di un

bagnante se per disattenzione non si è reso conto che un bagnante era in difficoltà

ovvero se, resosi conto del pericolo, è stato imperito nel prestare il soccorso o

corrente).

Comunque, nei reati omissivi impropri l'evento non può essere addebitato a colpa se

il soggetto non poteva evitarlo nemmeno compiendo le azioni che la diligenza o la

perizia gli imponevano di compiere. (Es. il bagnino non risponderà dalla morte del

bagnante se l'annegamento è avvenuto da tale distanza dalla riva da precludere ogni

efficace azione di salvataggio).

I reati colposi di mera condotta.

Si tratta di reati colposi nei quali il fatto si esaurisce nella realizzazione di una

condotta, in presenza di dati presupposti, senza che debba verificarsi un evento. (Es.

la legge punisce chi somministra per colpa medicinali diversi da quelli descritti dal

medico).

Il grado della colpa.

Il grado della colpa (cioè il divario tra la condotta concreta e il modello di condotta

che l'agente doveva rispettare) rileva ai fini della commisurazione della pena. Una

forma più grave di responsabilità per colpa si configura, per i delitti, nei casi di colpa

cosciente, cioè nei casi in cui l'agente per leggerezza sottovaluta le probabilità del

57

verificarsi dell'evento che ha previsto ovvero sopravvaluta le proprie capacità di

evitarlo.

B) Assenza di scusanti.

Nozione di scusante.

Per considerare colpevole l'agente non basta che abbia commesso un fatto

antigiuridico con dolo o con colpa: un rimprovero di colpevolezza non può muoversi

quando l'agente ha commesso il fatto in presenza di scusanti (cioè di circostanze

anormali che, nella valutazione legislativa, hanno influito in modo irresistibile sulla

sua volontà o sulle sue capacità psicofisiche).

Le principali scusanti dei reati dolosi.

1) la provocazione (giustifica i delitti contro l'onore), art. 599 c.p. "Non è punibile chi

ha commesso i fatti dolosi di ingiuria e diffamazione nello stato d'ira determinato da

un fatto un giusto altrui, e subito dopo di esso";

2) inoltre, è scusato chi commette fatti antigiuridici dolosi di falsa testimonianza,

falsa perizia o interpretazione, favoreggiamento personale... "Per esservi stato

costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un

grave e inevitabile..... nella libertà o nell'onore";

3) non è colpevole chi agisce in stato di necessità determinato da forza della natura

(art. 54. 1 c.p.) o dalla altrui minaccia (art. 54. 3 c.p.), essendo costretto dalla

necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona (es.

è scusato chi, in un cinema invaso dalle fiamme, spinto dall'istinto di conservazione,

travolge e uccide, magari scientemente e volontariamente, un altro spettatore).

Le scusanti dei reati colposi.

Anche sul terreno dei reati colposi il legislatore italiano prevede delle circostanze

che, nella valutazione legislativa, scusano la violazione di una regola di

anormali

diligenza, perché la loro presenza influisce in modo normalmente irresistibile sulle

capacità psicofisiche dell'agente, impedendo anche all'agente modello di rispettare la

regola di diligenza violata.

Si tratta di una gamma di circostanze, sia interne che esterne all'agente,

tassativa

concomitanti all'azione o all'omissione che viola una regola di diligenza, valorizzabili

come scusanti di quella violazione sulla base delle disposizioni sul caso fortuito, sulla

forza maggiore, sul costringimento fisico e sulla coscienza e volontà dell'azione o

dell'omissione. 58

a) Con riferimento ai rilevano come scusanti ai sensi della

reati commissivi colposi

norma sul circostanze interne come l'insorgenza di un malore rapido e

caso fortuito,

improvviso che colpisca chi è alla guida di un'auto, il cui quadro clinico può essere il

più diverso (perforazione di un'ulcera mai sospettata, un infarto miocardico ecc.): un

malore che genera dolori acuti simili, perdita assoluta delle forze, obnubilamento

della vista, e il cui il cui sbocco comportamentale può essere il compimento di una

manovra di guida in aperto contrasto con una regola oggettiva di diligenza (il

mancato arresto allo stop, l'abbandono della destra rigorosa su un dosso, il mancato

rispetto della distanza di sicurezza, ecc.). In casi del genere, la violazione delle regole

di diligenza e incontestabile, com'è incontestabile che la violazione è stata realizzata

in circostanze anormali imprevedibili (fortuito è appunto) che la scusano, avendola

resa fisicamente necessitata.

b) Scusano la violazione di questa o quella regola di diligenza, ai sensi della

disposizione sulla circostanze

coscienza e volontà dell'azione o dell'omissione,

interne come le reazioni da terrore o spavento, che paralizzano le normali funzioni di

controllo della coscienza e volontà. Restando sul terreno della circolazione stradale

prendiamo il seguente es.: una pietra lanciata da un cavalcavia che manda in frantumi

il parabrezza di un'autovettura ferendo il conducente, ovvero l'entrata di uno sciame

di api nell'abitacolo di una macchina, e la successiva dolorosissima puntura provocata

da una o più api, sono accadimenti che provocano normalmente in qualunque

conducente terrore e spavento, spingendolo a manovre insensate, come deviare la

corsa da destra verso sinistra sino ad occupare la corsia opposta della strada, dove la

macchina deviata può urtare una macchina proveniente in senso inverso, il cui

conducente morirà nell'urto. È incontestabile la violazione della regola codificata di

diligenza che imponeva di marciare sulla destra, così come è incontestabile che la

violazione è stata realizzata in presenza di circostanze anormali che hanno paralizzato

le normali funzioni di controllo della coscienza e volontà dell'azione, rendendo

scusabile, per qualunque conducente, la coatta violazione della regola di diligenza.

c) circostanze anormali esterne, che possono scusare la violazione di una regola di

diligenza, sono la e il Quanto alla forza

forza maggiore costringi mento fisico.

maggiore, si pensi ad es., alla caduta di un masso dalla montagna sovrastante la

strada, contro il quale va a cozzare un'auto, riportando gravi danni all'apparato

frenante e allo sterzo: quella circostanza esterna rende impossibile l'arresto dell'auto

in tempo utile per evitare la collisione con altro veicolo un fermo ad uno stop. Quanto

poi al costringimento fisico, si può ipotizzare che un rapinatore in fuga, salito a forza

su un automezzo a fianco del conducente, eserciti con il proprio piede un enorme,

irresistibile pressione sul piede del conducente posato sull'acceleratore, determinando

una accelerazione della corsa: accade così che l'automezzo non si arresti nel tempo

utile per evitare la collisione con una macchina ferma per i incolonnamento. 59

d) Anche i fanno spazio, ai sensi delle disposizioni sul caso

reati commissivi colposi

fortuito, forza maggiore, costringimento fisico e coscienza e volontà dell'omissione, a

circostanze concomitanti anormali, interne ed esterne, che scusano l'oggettiva

violazione di un dovere di diligenza. Così, ad esempio, il bagnino realizzerà

certamente un'omissione in contrasto con il dovere oggettivo di diligenza, se avrà

tralasciato la necessaria azione di salvataggio di un bagnante in pericolo, pur essendo

normalmente riconoscibile la necessità e il modo di compiere quell'azione, e pur

trattandosi di un'attività normalmente realizzabile senza difficoltà; tuttavia, non

risponderà di omicidio colposo, se l'omissione dell'azione di salvataggio, realizzata in

violazione del dovere oggettivo di diligenza, era eccezionalmente necessitata dal

punto di vista psicofisico, anche per il bagnino-modello, per l'influenza esercitata

dalla presenza concomitante di situazioni di caso fortuito (un improvviso deliquio) o

di costringimento fisico (si trovava legato e imbavagliato da rapinatori) o di forza

maggiore (era stato ferito agli occhi da un ombrellone scagliato da un forte colpo di

vento) o di arresto dei poteri di controllo della coscienza e volontà (un terrore

irrefrenabile aveva paralizzato il bagnino alla vista del grave malore che aveva

colpito il figlioletto.

e) La scusante dello (art. 54. 3

stato di necessità determinato dal altrui minaccia

c.p.) trova applicazione anche per i reati colposi. Così, ad es., è scusato un

automobilista che cagiona per colpa la morte di un passante essendo stato costretto da

un altrui minaccia alla sua vita a tenere la condotta colposa - l'attraversamento di un

centro abitato ad altissima velocità - sfociata nell'evento morte.

C) Conoscenza o conoscibilità della norma penale violata.

Il principio di colpevolezza richiede altresì che, al momento della commissione del

fatto, l'agente sapesse o almeno potesse sapere che quel fatto era previsto dalla legge

come reato.

Con la sentenza 364/1988, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente

illegittimo l'art. 5 c.p. ("Nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della

legge penale") "nella parte in cui non esclude dalla inescusabilità dell'ignoranza

Quindi, oggi vige la regola secondo cui

della legge penale l'ignoranza inevitabile".

"nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale dovuta a colpa"

nel senso che la responsabilità non si profila quando l'agente, anche usando la dovuta

diligenza, non poteva sapere che il fatto doloso o colposo da lui realizzato era

previsto da una norma incriminatrice. In definitiva: la Corte Costituzionale ha

attribuito rilevanza scusante all'ignoranza inevitabile della legge penale. In tali casi

può essere scusato chi ignori l'esistenza della norma incriminatrice o chi ne dia

(comunque) una interpretazione erronea; invece, non può essere scusato chi, al

momento della commissione del fatto, versi in una situazione di dubbio sull'esistenza

o sui contenuti della norma penale (in tal caso, il soggetto è tenuto ad astenersi

dall'azione). 60

L'art. 5 c.p fa quindi riferimento sia all'ignoranza sia all'errata interpretazione di essa

(errore). La Corte Costituzionale ha attribuito rilevanza scusante alla ignoranza

inevitabile e all'errore inevitabile della legge penale.

D) Capacità di intendere e di volere.

Ulteriore condizione perché un fatto possa essere oggetto di un rimprovero personale

è che l'autore, al momento della commissione del fatto, fosse imputabile, cioè capace

di intendere e di volere:

- capacità di intendere: capacità di comprendere il significato sociale e le

conseguenze dei propri atti;

- capacità di volere: capacità di autodeterminarsi liberamente.

"Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come

Art. 85 c.p.: (è imputabile chi ha

reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile

la capacità di intendere e di volere)".

Le principali situazioni che possono incidere sulla capacità di intendere o di volere

sono:

1) il vizio di mente. "Non è imputabile chi, nel momento in cui ha

Art. 88 c.p. (vizio totale di mente):

commesso il fatto,era, per infermità in tale stato di mente da escludere la capacità di

intendere di volere". " Chi, nel momento in cui ha commesso il

Art. 89 c.p. (vizio parziale di mente):

fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza

escluderla, la capacità di intendere e di volere, risponde del reato commesso; ma la

(in misura non eccedente 1/3).

pena è diminuita"

Il concetto di infermità ricomprendere sia malattie di tipo psichico, sia malattie del

tipo fisico, purché tali da incidere sulle capacità intellettive e volitive della persona.

Per l'accertamento del vizio di mente è sempre necessaria una perizia psichiatrica

(che sarà necessaria a stabilire la maggior un minor ampiezza dell'infermità).

La persona riconosciuta affetta da vizio totale di mente al momento del fatto viene

prosciolta per difetto di colpevolezza e quindi non viene sottoposta a pena; però, ove

sia ritenuta socialmente pericolosa, e il fatto commesso integri un delitto doloso

punito con la reclusione superiore nel massimo a due anni, l'agente verrà sottoposto a

una misura di sicurezza (ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario o libertà

vigilata).

In caso di vizio parziale di mente, l'agente viene invece sottoposto ad una pena

diminuita in misura non eccedente 1/3; ove il soggetto sia ritenuto socialmente

pericoloso, viene inoltre ricoverato in una casa di cura o di custodia e il ricovero

verrà di regola eseguito dopo che sia stata scontata la pena. Se peraltro si tratta di un

61

reato per il quale la legge prevede una pena detentiva inferiore nel minimo a cinque

anni, il luogo della casa di cura e custodia il giudice potrà disporre la libertà vigilata.

2) Il sordomutismo.

"Non è imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il

Art. 96 c.p.:

fatto, non aveva, per causa della sua infermità, la capacità di intendere o di volere.

Se la capacità di intendere o di volere e la grandemente scemata, ma non esclusa, la

pena è diminuita".

Il sordomuto prosciolto per difetto di imputabilità o condannato a pena diminuita in

quanto la sua capacità di intendere o di volere e la grandemente scemata, se ritenuto

socialmente pericoloso potrà essere sottoposto a misure di sicurezza (ricovero in

ospedale psichiatrico giudiziario, assegnazione ad una casa di cura e di custodia o

libertà vigilata alle stesse condizioni già dette sopra).

3) La minore età.

Il codice penale delinea due fasce di età, rilevanti ai fini dell'imputabilità:

1) al di sotto dei 14 anni; 2) tra i 14 e i 18; 3) al di sopra dei 18.

"Non è imputabile chi, nel momento in cui ha

1) Art. 97 c.p. (minore di anni 14): (come notiamo, il minore di anni

commesso il fatto, non aveva compiuto i 14 anni"

14 è considerato sempre non imputabile: presunzione assoluta di incapacità di

intendere e di volere. Nei suoi confronti potrà però essere applicata una misura di

sicurezza, libertà vigilata o riformatorio giudiziario, ove abbia commesso un fatto

punito dalla legge come delitto e sia riconosciuto socialmente pericoloso.

"È imputabile chi, nel momento in cui ha

2) Art. 98 c.p. (minore di anni 18):

commesso il fatto aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, se aveva capacità di

In questo caso, la legge subordina la

intendere e di volere; ma la pena è diminuita".

dichiarazione di imputabilità all'accertamento caso per caso della capacità di

intendere e di volere del minore al momento del fatto: tale accertamento viene

desunto dalle condizioni personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne. Se il

minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni viene riconosciuto imputabile, gli verrà

inflitta una pena per il reato da lui commesso, diminuita al massimo di 1/3. Le misure

di sicurezza prima enunciate (libertà vigilata o riformatorio giudiziario), con la stessa

disciplina e alle stesse condizioni, si applicano anche a chi al momento del fatto

avesse un'età compresa tra i 14 e i 18 anni (sia che il soggetto sia ritenuto imputabile,

sia che venga ritenuto non imputabile). 62

il soggetto che al momento del fatto abbia compiuto i 18 anni, si considera

3)

imputabile (ovviamente in tal caso, l'imputabilità potrà essere esclusa solo per una

causa diversa dall'età: sia essa vizio di mente, sordomutismo...).

4) L'azione delle sostanze alcoliche o stupefacenti.

1) "Non è

Art. 91 c.p. Ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore:

imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva la capacità di

intendere o di volere, a cagione di piena ubriachezza derivata da caso fortuito o da

forza maggiore. Se l'ubriachezza non era piena, ma era tuttavia tale da scemare

grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere o di volere, la pena è

diminuita".

(In assenza , comunque, della prova del carattere accidentale dell'ubriachezza, la

giurisprudenza applica senz'altro la disciplina dell'ubriachezza colposa. Nei confronti

di chi venga prosciolto o condannato a pena diminuita ex art. 91 c.p. non può essere

disposta alcuna misura di sicurezza).

2) Art. 92 c.p. Ubriachezza volontaria o colposa.

- Ubriachezza volontaria: si ha quando l'assunzione di alcol è sorretta dall'intenzione

di ubriacarsi;

- ubriachezza colposa: si ha quando il soggetto assume alcol in misura superiore alla

sua capacità di reggerlo, imprudentemente ignorando o sottovalutando gli effetti

inebrianti che l'alcol produrrà su di lui.

L'una e l'altra forma di ubriachezza "non esclude né diminuisce l'imputabilità" (infatti

nell'art.92. 1 c.p., il soggetto che si renda autore di fatti penalmente rilevanti sarà

assoggettato a pena per i fatti dolosi o colposi commessi in stato di ubriachezza. La

natura dolosa o colposa della responsabilità, dipenderà dalla presenza del dolo o della

colpa nel momento della commissione del fatto (e non dal carattere volontario o

colposo dello stato di ubriachezza).

(Gli art. 91 e 92 si applicano anche quando il fatto è stato commesso sotto l'azione di

sostanze stupefacenti, Art. 93)

3) Art. 94 c.p. Ubriachezza abituale.

Comma 1 "Quando il reato è commesso in stato di ubriachezza, e questa è abituale,

(aggravamento dalla pena nella misura massima di 1/3);

la pena è aumentata"

comma 2 "Agli effetti della legge penale, è considerato ubriaco abituale ti è dedito

all'uso di bevande alcoliche e in stato frequente di un'altezza;

comma 3 "L'aggravamento di pena stabilito nella prima parte di questo articolo si

applica anche quando il reato è commesso sotto l'azione di sostanze stupefacenti da

chi è dedito all'uso di tali sostanze".

4) "Per i

Art. 95 c.p. Cronica intossicazione da alcol o da sostanze stupefacenti.

fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcol ovvero da sostanze

63

(vizio totale di

stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute negli artt. 88

mente) (vizio parziale di mente)".

e 89

Cronica intossicazione: è un'alterazione patologica permanente (irreversibile) che si

traduce in una vera e propria malattia psichica. Lo stato di cronica intossicazione

determinato dall'uso di alcol (o da sostanze stupefacenti) pone problemi di distinzione

dallo stato di ubriachezza abituale (o dall'assunzione abituale di sostanze

stupefacenti): infatti, quest'ultima postula il carattere transeunte dei fenomeni tossici

che sono (appunto) assenti negli intervalli di astinenza, durante i quali il soggetto

riacquista la capacità di intendere e di volere; al contrario, nell'intossicazione cronica

i fenomeni tossici sono stabili;persistendo anche dopo l'eliminazione dell'alcol

assunto, sicché la capacità del soggetto può essere permanentemente esclusa o

grandemente scemata.

5) 87, 92. 2 c.p.).

Incapacità di intendere o di volere preordinata (artt.:

Gli artt. 87 e 92. 2 c.p. disciplinano le ipotesi di incapacità di intendere e di volere

preordinata dall'agente, cioè le ipotesi in cui il soggetto si mette in stato di incapacità

"al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa".

- "L'art. 85 non si applica a chi si è messo in stato di incapacità di

art. 87 c.p.

intendere o di volere alla fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa".

- "Se l'ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di

art. 92. 2 c.p.

prepararsi una scusa la pena è aumentata".

Finalità che animano l'agente nel preordinarsi lo stato di incapacità:

- il fine di commettere il reato: presuppone che l'agente abbia bisogno, o ritenga di

aver bisogno, di perdere la capacità di intendere o di volere per commettere un reato

che in condizioni normali non commetterebbe;

- il fine di prepararsi una scusa: manifesta chiaramente l'idea dell'agente che sarà

scusato se commetterà il reato in stato di incapacità (art. 85 c.p.).

Il reato commesso dall'agente dev'essere proprio quello che l'agente si proponeva di

commettere nel momento in cui si è posto in stato di incapacità. Quindi, ove

l'incapacità (preordinata) sia dovuta all'alcol o stupefacenti, la diversità del reato

commesso rispetto a quello programmato non escluderà l'imputabilità: l'agente

risponderà ex art. 92. 1 ("l'ubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza

ma non sarà applicabile la

maggiore non esclude né diminuisce l'imputabilità"),

circostanza aggravante ex art. 92. 2 c.p. ("se l'ubriachezza era preordinata al fine di

Invece, se

commettere il reato, o di prepararsi una scusa, la pena è aumentata").

viene commesso un reato diverso, nel caso in cui l'incapacità preordinata sia dovuta a

cause diverse dall'alcol o dalle sostanze stupefacenti, il soggetto andrà prosciolto ex

art. 85 c.p. 64

L'irrilevanza degli stati emotivi e passionali.

"Gli stati emotivi o passionali non escludono né diminuiscono

Art. 90 c.p.

l'imputabilità".

Nonostante ciò, comunque, gli stati emotivi o passionali incideranno sulla

imputabilità, escludendola o diminuendola, quando abbiano causato un vero e proprio

squilibrio mentale, anche transitorio, che abbia carattere patologico in forma tale da

integrare un vizio totale o parziale di mente (es., la morbosa gelosia, quando dia vita

ad un vero e proprio stato delirante). 65

Capitolo IX

La punibilità.

Insieme delle condizioni, ulteriori ed esterne rispetto al fatto antigiuridico

Punibilità.

e colpevole, che possono fondare o escludere l'opportunità di pericolo.

Dobbiamo distinguere tra:

a) condizioni che fondano la punibilità (condizioni obiettive di punibilità);

b) condizioni (cause) che escludono la punibilità.

a) condizioni obiettive di punibilità.

"Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di

Art. 44 c.p.

una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il

verificarsi della condizione, non è da lui voluto".

(Condizione: è un evento futuro o concomitante alla condotta illecita dell'agente, ma

estraneo ad essa, che ha carattere di incertezza circa il suo verificarsi e da cui dipende

la punibilità di un reato).

Sono del tutto svincolate dal dolo o dalla colpa: operano cioè anche se l'agente non si

è rappresentato né ha voluto il verificarsi della condizione, ed anche se l'agente non

se lo poteva rappresentare, né lo poteva evitare impiegando la dovuta diligenza.

Esempio di condizione obiettiva di punibilità è il pubblico scandalo nel delitto di

incesto (art. 564. 1 c.p. "Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo,

commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta,

ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni").

Notiamo, appunto, che il pubblico scandalo è condizione obiettiva di punibilità la cui

previsione si giustifica per l'esigenza di non dare pubblicità, attraverso il processo

penale, a fatti incresciosi, finché la loro conoscenza rimanga circoscritta all'interno

della cerchia familiare.

b) Cause di esclusione della punibilità.

in primo luogo possono trarsi dall'art. 649 c.p.

- Cause personali di non punibilità:

che dichiara "non punibile" chi ha commesso la gran parte dei delitti contro il

patrimonio in danno di un familiare; in secondo luogo possono trarsi dalle immunità

di diritto internazionale che riguardano il Sommo Pontefice, i capi di Stato e di

Governo, i membri del Parlamento europeo...

Operano a favore dell'agente se obiettivamente esistenti, rendendo non punibile il

fatto antigiuridico e colpevole da lui realizzato (sono quindi del tutto svincolate dal

dolo e dalla colpa). 66

- si tratta di una serie di disposizioni che

Cause sopravvenute di non punibilità:

premiano con l'impunità chi, avendo commesso un fatto antigiuridico colpevole,

realizzi successivamente una condotta tale o da impedire che la situazione di pericolo

già creata si traduca nella lesione del bene giuridico o da reintegrare il bene

ex post

offeso (es. desistenza volontaria: causa sopravvenuta di non punibilità che interessa

chi abbia già commesso un fatto antigiuridico e colpevole di tentativo).

Le cause personali e le cause sopravvenute di non punibilità, vanno ricomprese nella

disciplina dettata dall'art. 119 c.p. in ordine alle circostanze soggettive di esclusione

della pena: comma 1 " Le circostanze soggettive che escludono la pena per taluno

art. 119 c.p.

di coloro che sono concorsi nel reato hanno effetto soltanto riguardo alla persona a

cui si riferiscono".

(Comma 2 "Le circostanze oggettive che escludono la pena hanno effetto per tutti

coloro che sono concorsi nel reato")

- (che sono, appunto, ulteriori cause di esclusione della

Cause di estinzione del reato

punibilità): sono istituti che prendono vita in modo del tutto indipendente da

comportamenti dell'agente e che comunque non si esauriscono in un comportamento

dell'agente: tali istituti sono integrati da accadimenti naturali (morte del reo...) o da

vicende giuridiche (leggi di amnistia...) che, intervenuti dopo la commissione del

fatto antigiuridico e colpevole e prima della condanna definitiva, comportano

l'inapplicabilità di qualsiasi sanzione penale prevista per quello specifico reato.

Quando interviene una causa di estinzione del reato, non possono applicarsi le pene

principali, le pene accessorie, gli effetti penali della condanna e le misure di

sicurezza. L'effetto estintivo riguarda le sole sanzioni penali: non coinvolge invece le

eventuali obbligazioni civili derivanti da reato (es. obblighi di restituzione e/o di

risarcimento del danno).

La

. morte del reo avvenuta prima della condanna.

"La morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato".

Art. 150 c.p.

(La morte del reo estingue tutti gli effetti penali del reato, incluse le pene principali

ed accessorie; sopravvivono le obbligazioni civili relative al risarcimento del danno

nascente dal reato, il pagamento delle spese processuali...).

L'amnistia (cioè l'amnistia che interviene prima della sentenza definitiva di

. propria

condanna).

Amnistia (art. 151 c.p.): provvedimento di clemenza generale con il quale lo Stato

rinuncia all'applicazione della pena in relazione a fatti costituenti reato e commessi in

un determinato periodo di tempo, comunque anteriore all'entrata in vigore dello

stesso provvedimento che concede il beneficio. L'amnistia è adottata con legge

deliberata a maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera; non può

67

applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge

(l'amnistia cancella il reato e la pena; l'indulto cancella la pena).

Prevedendo che il reato possa estinguersi per effetto

. La prescrizione del reato.

della prescrizione (art. 157 c.p.), la legge dà rilievo al venir meno dell'interesse

pubblico alla repressione dei reati. Il a prescrivere reato, dopo la

tempo necessario

riforma del 2005 (legge 5 dicembre 2005 n. 251,c.d. Cirielli) è pari al massimo della

pena edittale stabilita dalla legge e comunque... non inferiore a 6 anni se si tratta di

delitto e di 4 anni se si tratta di contravvenzione. I termini di sei anni per i delitti e di

quattro anni previsto per le contravvenzioni valgono anche se si tratta di delitti o di

contravvenzioni puniti con la sola pena pecuniaria. Una disciplina speciale è prevista

per i disastri colposi (art. 449 c.p.), per l'omicidio colposo e, ancora, per una serie di

gravi reati contemplati nell'art. 51. 3 e c.p.p. (tra gli altri, delitti in materia

bis quater

di schiavitù, associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di

stupefacenti): per questi delitti il tempo necessario a prescrivere è pari al doppio del

massimo edittale.

Per determinare il termine di prescrizione per un determinato reato si ha riguardo al

massimo edittale di pena, previsto per il reato consumato o tentato, senza tener conto

delle circostanze attenuanti o aggravanti.

Alla norma dell'art. 158 c.p., il termine della prescrizione dal giorno della

decorre

consumazione del reato; per il tentativo, dal giorno in cui è cessata l'attività del

colpevole; per il reato permanente, dal giorno in cui è cessata la permanenza, vale a

dire dal giorno in cui è cessata la situazione antigiuridica creata dalla condotta; per i

reati sottoposti a condizione obiettiva di punibilità, dal giorno in cui la condizione si è

verificata.

Qualora l'autorità giudiziaria non resti inerte, ma si attivi prima che siano decorsi i

termini di prescrizione sopraindicati, il corso della prescrizione subisce

un'interruzione. Non ogni iniziativa dell'autorità giudiziaria, ma solo il compimento

degli atti di cui all'art. 160 comma 1 e 2 c.p., può peraltro interrompere il corso della

prescrizione: tra gli atti interruttivi si annoverano fra l'altro l'interrogatorio

dell'imputato, l'ordinanza di applicazione di misure cautelari, la richiesta di rinvio a

giudizio, la sentenza di condanna non definitiva ecc.

La prescrizione interrotta ricomincia a decorre dal giorno dell'interruzione, ma i

termini previsti dall'art. 157 c.p. non possono prolungarsi oltre un quarto. Un

prolungamento maggiore per effetto degli atti interruttivi è previsto per alcune

categorie di autori: il prolungamento massimo è della metà nei casi di cui all'art. 99. 2

c.p. (recidiva gravata), di due terzi nei casi di cui all'art. 99. 4 (recidiva reiterata) e del

doppio nei casi di cui agli artt. 102, 103 e 105 c.p. (abitualità nel delitto e

professionalità nel reato).

Il corso della prescrizione può anche subire una in una serie di ipotesi di

sospensione

forzata inattività dell'autorità giudiziaria. Si tratta delle ipotesi in cui:

- sia necessario l'autorizzazione a procedere;

- il giudice ordinario sollevi questione di legittimità costituzionale ovvero investe la

Corte di giustizia delle Comunità europee; 68

- il procedimento o il processo penale siano sospesi "per ragioni di impedimento delle

parti e dei difensori ovvero su richiesta dell'imputato o del suo difensore".

Una volta cessata la causa di sospensione, la prescrizione riprende il suo corso e il

tempo decorso anteriormente al verificarsi della causa sospensiva si somma al tempo

decorso dopo che tale causa è venuta meno.

L'oblazione. È una causa di estinzione del reato, consistente nel pagamento di una

.

somma di denaro (corrispondente ad 1/3 del massimo dell'ammenda stabilita dalla

legge per la contravvenzione ovvero alla metà del massimo dell'ammenda quando si

tratti di contravvenzione punita alternativamente con l'arresto o con l'ammenda), con

l'effetto di degradare il reato ad illecito amministrativo e, quindi, di estinguerlo.

L'oblazione può essere chiesta dall'interessato prima dell'apertura del dibattimento o

del decreto di condanna. Il pagamento estingue il reato.

(Nel caso di oblazione ordinaria: a fronte della domanda proposta tempestivamente

dall'imputato, il giudice ha l'obbligo di ammetterlo all'oblazione; nel caso di

oblazione speciale: il giudice deve decidere discrezionalmente se il concreto fatto

antigiuridico e colpevole sia così poco grave da meritare soltanto la pena pecuniaria,

e non l'arresto).

Il Causa di estinzione dei reati commessi dai minori di anni 18.

. perdono giudiziale.

Ai fini della concessione del beneficio occorre che il colpevole, all'epoca del

commesso reato, non abbia superato gli anni 18 e che non sia mai stato

precedentemente condannato per un delitto; inoltre, è necessario che il reato

commesso non sia grave. Il perdono giudiziale non può essere concesso più di una

volta ed è rimesso al prudente apprezzamento del giudice (sulla base della prognosi

che il soggetto si asterrà dal commettere ulteriori reati): può consistere o

nell'astensione dal rinvio a giudizio (atto col quale il PM sollecita il giudice

dell'udienza preliminare alla emanazione del decreto che dispone il giudizio) ovvero,

nel caso in cui il giudizio si sia già restaurato, nell'astensione dalla pronuncia della

condanna.

Estinzione di un reato che sia presupposto, elemento costitutivo o circostanza

aggravante di un altro reato.

Art. 170 c.p.

Comma 1 "Quando un reato è il presupposto di un altro reato, la causa che lo

estingue non si estende all'altro reato".

Comma 2 "La causa estintiva di un reato, che è elemento costitutivo o circostanza

aggravante di un reato complesso, non si estende al reato complesso".

Comma 3 "L' estinzione di taluno tra più reati commessi non esclude, per gli altri,

l'aggravamento di pena derivante dalla connessione". 69

Art. 151. 2 c.p.

" Nel concorso di più reati, l'amnistia si applica ai singoli reati per i quali è

conceduta".

Nel quadro del concorso di persone nel reato, l'art. 182 c.p. dispone che "salvo che la

legge disponga altrimenti, l'estensione del reato o della pena ha effetto soltanto per

(notiamo quindi che, di regola, le

coloro ai quali la causa di estinzione si riferisce"

cause di estinzione del reato operano soltanto rispetto al singolo concorrente al quale

si riferisce la causa estintiva). 70

Sezione IV: le forme di manifestazione del reato.

Capitolo X

Tentativo e concorso di persone.

A) Il tentativo.

Art. 56. 1 c.p. (delitto tentato)

comma 1 "Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un

delitto, risponde di delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si

verifica".

Comma 2 "Il colpevole del delitto tentato è punito: con la reclusione non inferiore a

dodici anni, se la pena stabilita e l'ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita

per il delitto, diminuita da 1/3 a 2/3".

(Dall'art. 42. 2 c.p. si ricava che il delitto tentato deve essere necessariamente

commesso con dolo).

L'inizio si concretizza nella commissione dei soli atti esecutivi

dell'attività punibile

(univoci). Sono quindi irrilevanti a titolo di tentativo gli atti preparatori (l'art. 115 c.p.

sancisce la normale irrilevanza degli atti preparatori, come es. l'accordo o

l'istigazione che abbiano per oggetto la commissione di un reato che poi non venga

commesso).

- Per quanto riguarda i reati a forma vincolata: esecutivi sono gli atti che

corrispondono allo specifico modello di comportamento descritto dalla norma

incriminatrice;

- per quanto riguarda i reati a forma libera: esecutiva è l'attività che consiste nell'uso

del mezzo scelto dall'agente.

L'idoneità degli atti esecutivi.

(Gli atti sono idonei se creano la probabilità della consumazione del reato)

In dottrina e in giurisprudenza , si afferma che l'idoneità va valutata tenendo conto

non soltanto delle circostanze conosciute o conoscibili dall'agente, al momento della

condotta, ma di tutte le circostanze realmente esistenti in quel momento (ma accertate

solo successivamente): giudizio a base totale.

La logica che sta alla base di questa disciplina risiede nel principio di offensività: non

si può punire chi non ha almeno esposto a pericolo un bene giuridico. La mancata

esposizione a pericolo può derivare da fattori imperativi non conoscibili ex ante,

come l'inesistenza dell'oggetto materiale (es. uomo già morto) ovvero un ostacolo

inopinato all'efficacia causale dell'azione.

"La punibilità è esclusa quando per la inidoneità dell'azione o per la

Art. 49 c.p.

inesistenza dell'oggetto di essa, è impossibile l'evento dannoso o pericoloso". 71

Il tentativo nei reati omissivi.

- il tentativo nei reati omissivi impropri: l'inizio dell'omissione punibile ex art. 56 c.p.

si ha quando il mancato compimento dell'azione aumenta il pericolo, che il garante ha

l'obbligo giuridico di neutralizzare per impedire, che si verifichi l'evento.

- il tentativo nei reati omissivi propri: si configura nell'ipotesi in cui il soggetto non

sfrutti il primo momento utile per adempiere all'obbligo di agire, ma conservi una

chance ulteriore per adempiere a quell'obbligo. Se l'agente sfrutta questa chance e lo

fa per una libera scelta, rimarrà integrato un fatto antigiuridico e colpevole di

tentativo, ma il soggetto non sarà punibile per aver volontariamente desistito dal

portar a compimento l'omissione (art. 56. 3 c.p.); risponderà invece di tentativo se la

desistenza è stata frutto di una coazione esterna (quindi, non volontaria).

La desistenza volontaria dal delitto tentato.

"Se il colpevole volontariamente desiste dall'azione, soggiace

Art. 56. 3 c.p.

solamente alla pena per gli atti compiuti qualora questi costituiscono per sè un reato

diverso".

(Es. Tizio entra in una casa per commettere un furto: se non prosegue per sua scelta

l'esecuzione del furto, non sarà punibile per tale delitto; gli atti compiuti integreranno

una violazione di domicilio e un danneggiamento e l'agente verrà punito con le pene

previste per questi due reati).

- Nei reati commissivi: desistere significa non completare l'azione esecutiva iniziata ,

ma non ancora portata a compimento;

- nei reati omissivi : desistere significa compiere l'azione doverosa inizialmente

omessa, quando vi sia ancora la possibilità di un adempimento tempestivo.

Il recesso attivo dal delitto tentato.

Si parla di recesso attivo dal delitto tentato quando l'agente, dopo aver completato

l'azione o l'omissione, impedisca volontariamente l'evento.

"Se (il colpevole) volontariamente impedisce l'evento, soggiace alla

Art. 56. 4 c.p.

pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da 1/3 alla metà".

Il recesso attivo ha dunque natura di circostanza attenuante: crea un'attenuazione

della pena (è però necessario che l'agente sia riuscito ad impedire l'evento). 72

Reati a consumazione anticipata.

Così come, in via d'eccezione, gli atti preparatori di un delitto sono talora previsti dal

legislatore come reati a se stanti, così, altrettanto in via d'esecuzione, un

comportamento che integrerebbe gli estremi del tentativo può essere configurato dal

legislatore come una figura autonoma di delitto: si tratta dei reati a consumazione

anticipata. In tale categoria rientrano i delitti di attentato, caratterizzati da una

condotta che il legislatore designa con la formula "chi dunque attenta a...", "chi

delitti di attentato presentano entrambi i

dunque commetta un fatto diretto a...".I

requisiti strutturali del tentativo: l'inizio dell'esecuzione e l'idoneità degli atti esecutivi

(quindi, i delitti di attentato non ammettono il tentativo).

B) Il concorso di persone nel reato.

Il concorso di persone consta di quattro elementi costitutivi:

a) pluralità di persone;

b) realizzazione di un fatto di reato;

c) contributo causale della condotta atipica alla realizzazione del fatto;

d) consapevolezza e volontà di contribuire causalmente alla realizzazione del fatto.

a) Pluralità di persone.

Il concorso di persone c'è anche in presenza di soggetti non imputabili (incapace di

intendere o di volere di) o non punibili (cause di esclusione della punibilità).

"Chi ha determinato a commettere un reato una persona non imputabile o

Art. 3 c.p.

non punibile, risponde del reato da questa commessa, e la pena è aumentata."

"Talune circostanze aggravanti si applicano anche se taluno dei

Art. 112. 4 c.p.

partecipi al fatto non è imputabile o non è punibile".

"Se taluno mette altri nello stato di incapacità di intendere o di volere, al

Art. 86 c.p.

fine di fargli commettere un reato, del reato commesso dalla persona resa incapace

risponde chi ha cagionato lo stato di incapacità".

b) Realizzazione di un fatto di reato (consumato o tentato).

Secondo requisito del concorso di persone è che sia realizzato, nella forma tentata o

consumata, il reato: prima che sia integrato il fatto, il comportamento atipico è

irrilevante. L'art. "sancisce la non punibilità dell'accordo per commettere un

115 c.p.

reato, quando il reato oggetto dell'accordo o dell'istigazione non è stato commesso".

Art. 119 c.p.

comma 1 "Le circostanze soggettive le quali escludono la pena per taluno di coloro

che sono concorsi nel reato hanno effetto soltanto riguardo alla persona a cui si

73

(circostanze soggettive di esclusione della pena sono: le cause di

riferiscono"

esclusione della punibilità,cioè l'immunità, le cause di giustificazione personali, cioè

l'uso legittimo delle armi ex art. 33 c.p., cause di esclusione della colpevolezza)

comma 2 (scriminanti)

"Le circostanze oggettive che escludono la pena hanno effetto

per tutti coloro che sono concorsi nel reato".

frazionata del fatto si ha quando la realizzazione del fatto tipico

(L'esecuzione

avviene ad opera di più persone, ciascuna delle quali, d'accordo con l'altra, realizza

una parte del fatto).

c) Contributo causale della condotta atipica alla realizzazione del fatto.

Non vi può essere concorso di persone se la condotta atipica non ha esercitato di

un'influenza causale nel fatto concreto tipico realizzato da altri: è quindi necessario il

collegamento causale tra la condotta atipica e il fatto concreto tipico realizzato da

altri.

Art. 116 c.p.

comma 1 "Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei

concorrenti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od

omissione".

Comma 2 "Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita

riguardo a chi volle il reato meno grave".

Vi sono due forme di collegamento causale tra la condotta del partecipe e fatto

principale:

- Il concorso materiale;

- Il concorso morale.

1) concorso materiale: si ha quando una condotta (atipica di aiuto) è stata condizione

necessaria per l'esecuzione del reato da parte di altri.Il concorso materiale può

consistere: a) in una condotta in astratto sostituibile (es. la consegna di una pistola: la

può fare chiunque); b) in una condotta in astratto insostituibile (es. la comunicazione

di un determinato codice segreto). Tale tipo di condotta (insostituibile) può

comportare una pena maggiore di quella che in astratto poteva essere rimpiazzata.

2) concorso morale: si ha quando un soggetto, con comportamenti esteriori (consigli,

minacce, doni...) fa nascere in altri il proposito di commettere il fatto che poi viene

commesso ovvero rafforza un proposito già esistente, ma non ancora consolidato.

Nel concorso morale, affinché vi sia nesso causale tra condotta atipica e fatto

principale, è necessario: a) che l'istigazione faccia nascere o rafforzi in capo

all'istigato il proposito di commettere un determinato reato, b) che tale reato venga

poi effettivamente commesso.

L'influenza causale dell'istigazione va accertata in concreto secondo lo schema della

si tratta cioè di accertare (con leggi psicologiche) che, in

"condicio sine qua non":

assenza della condotta istigatoria, l'autore non avrebbe realizzato il fatto di reato. Si

74

deve quindi escludere la configurabilità di un concorso di persone nell'ipotesi in cui

l'autore fosse già fermamente risoluto a commettere il reato.

La mera presenza sul luogo del reato non integra alcuna forma di concorso morale, a

meno che non sia stata accompagnata da una chiara manifestazione esteriore di

adesione al comportamento delittuoso e l'autore ne abbia tratto motivo di

rafforzamento del suo proposito.

Non rientra nel concorso morale, perché difetta ogni contributo causale alla decisione

di commettere il reato, la connivenza, cioè la consapevolezza che altri sta per

commettere o sta commettendo un reato senza che si faccia nulla per impedirlo (potrà

delinearsi un concorso nel reato soltanto nella forma del concorso omissivo, cioè

quando chi non impedisce la commissione del reato avrà l'obbligo giuridico di

impedirla).

Rientra invece nello schema del concorso morale l'accordo, che rappresenta la

comune decisione di commettere un reato.

d) Consapevolezza e volontà di contribuire causalmente alla realizzazione del fatto.

La responsabilità del partecipe dipende, oltre che dall'aver apportato un contributo

causale alla realizzazione del fatto da parte dell'autore, anche dalla presenza del dolo.

Quanto all'identità della vittima, il dolo del partecipe sussiste anche se, per errore

dell'autore, viene commesso il fatto a danno di una persona diversa da quella che il

partecipe voleva offendere (Art. 60 c.p.). (Se invece l'autore, per una sua autonoma

scelta, decide di uccidere persona diversa da quella commissionata, il mandante non

risponde di concorso in omicidio, perché è la scelta autonoma dell'autore ha spezzato

il legame causale con la condotta del mandante).

Ai fini del dolo del concorso di persone nel reato, è sufficiente il dolo di

partecipazione in capo al concorrente atipico, mentre l'autore può ignorare l'altrui

contributo materiale alla realizzazione del fatto.

L'irresponsabilità dell'agente provocatore.

Agente provocatore: colui che provochi taluno a commettere un reato, volendo far

scoprire e assicurare alla giustizia la persona provocata prima che il reato giunga a

consumazione. Non è punibile per la seguente ragione: assenza del dolo di

partecipazione in capo all'agente provocatore (infatti egli non vuole la realizzazione

del fatto di reato da parte di altri).

Una deroga alla necessità del dolo di partecipazione: la responsabilità del partecipe

per un reato diverso da quello voluto.

Art. 116 c.p.

Comma 1 "Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei

concorrenti, anche questi ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od

(notiamo che, appunto, viene addossato al concorrente a titolo di dolo un

omissione" 75

fatto di reato che egli non ha voluto, avendo solo contribuito causalmente alla sua

realizzazione).

Comma 2 "Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita

riguardo a chi volle il reato meno grave".

Con riguardo al primo comma: vistosa ipotesi di responsabilità oggettiva, che può

essere armonizzata in via interpretativa col principio costituzionale di colpevolezza

solo se si limita la sfera di applicabilità della norma all'ipotesi in cui il partecipe si

esponga al rimprovero di aver contribuito per colpa alla realizzazione del fatto

diverso: alle ipotesi cioè in cui le circostanze concrete erano tali che un uomo

ragionevole, al posto dell'agente, poteva prevedere che si sarebbe realizzato quel

diverso reato, in luogo di quello voluto dal partecipe.

Il concorso di persone nel reato proprio.

Per configurarsi il concorso di un estraneo in un reato proprio, cioè in un reato che

può essere commesso soltanto da chi possegga determinate qualità o si trovi in

determinate relazioni con altre persone.

- In primo luogo l'estraneo deve contribuire causalmente alla realizzazione del fatto

costitutivo del reato proprio (nella forma consumata o tentata) mediante concorso

materiale o morale. Si discute se possa operarsi un'inversione di ruoli tra l'intraneo di

e l'estraneo: se cioè possa essere l'estraneo a commettere il fatto tipico, relegando

l'intraneo al ruolo di mero partecipe. La risposta è negativa, perché autore di un reato

proprio può essere soltanto l'intraneo (lo impone il principio di legalità).

- Il dolo del partecipe esige la consapevolezza e la volontà di contribuire alla

realizzazione del fatto costitutivo del reato proprio e quindi esige anche la

consapevolezza della qualità rivestita dall'intraneo, che è elemento costitutivo del

fatto di reato proprio.

A questa regola deroga l'art. 117 c.p., nel senso che non è necessario che l'estraneo

conosca la qualifica soggettiva dell'intraneo, limitatamente alle ipotesi in cui la

qualità dell'autore determini (solo) un mutamento del titolo del reato: in altri termini,

limitatamente alle ipotesi in cui accanto alla figura del reato proprio esista una

corrispondente figura di reato comune.

Il concorso di persone nei reati necessariamente plurisoggettivi.

Il codice penale dà rilevanza anche alla condotta atipica di chi istiga o agevola la

commissione di un reato necessariamente plurisoggettivo (es. risponderà di concorso

in bigamia chi, sapendo che una persona è già legata ad un matrimonio avente effetti

civili,la istiga con successo a contrarre un ulteriore matrimonio, pure avente effetti

civili). 76

Il concorso mediante omissione.

Un concorso di persone può realizzarsi anche in forma omissiva: quindi, anche con

un comportamento omissivo si può contribuire alla realizzazione di un reato da parte

di altri. Sono però necessari dei requisiti:

- in capo ad un soggetto deve sussistere l'obbligo giuridico di impedire la

commissione del reato da parte di altri (es. un furto che non viene impedito dalla

guardia giurata, la quale volontariamente non inserisce il sistema di allarme per

consentire che altri ripuliscano la gioielleria affidata alla sua protezione. Notiamo,

appunto, un concorso mediante omissione);

- l'omissione dev'essere condizione necessaria per la commissione del reato da parte

dell'autore: bisogna cioè accertare se l'azione doverosa che si è omesso di compiere

avrebbe impedito la realizzazione del fatto concreto da parte dell'autore.

Il trattamento sanzionatorio dei concorrenti nel reato.

"Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse

Art. 110 c.p. Ciò significa, ovviamente, che non tutti i

soggiace alla pena per questo stabilita".

concorrenti dovranno essere puniti in concreto con la stessa pena, ma significa che la

pena per i singoli concorrenti andrà graduata all'interno di una medesima cornice

edittale. Una volta determinata la pena- base per il singolo concorrente in base all'art.

133 c.p., il giudice deve verificare se nel caso concreto siano presenti gli estremi di

una o più circostanze del reato (aggravanti e attenuanti previste per il concorso di

persone negli artt. 111, 112, 114 c.p.).

Circostanze aggravanti:

- il concorrente ha avuto un ruolo di spicco nella preparazione o nell'esecuzione del

reato;

- il concorrente ha sfruttato la propria posizione di supremazia ovvero un altrui

situazione di debolezza (es.chi determina a commettere il reato una persona soggetta

alla sua autorità, vigilanza; chi determina a commettere il reato un soggetto incapace

di intendere o di volere , ovvero un soggetto non imputabile o non punibile);

- sono concorse nel reato cinque o più persone.

Circostanze attenuanti:

- l'ipotesi di chi è stato determinato a commettere il reato o a cooperare nel reato da

parte di un soggetto che eserciti su di lui un'autorità, direzione, vigilanza...L'art. 114

prevede che il giudice possa diminuire la pena "qualora ritenga che l'opera

c.p.

prestata da taluna delle persone che sono concorse nel reato abbia avuto minima

importanza nella preparazione o nell'esecuzione del reato".

le circostanze attenuanti sono valutate a favore di tutti i concorrenti per

( Art. 59 c.p.:

il solo fatto della loro oggettiva esistenza; le circostanze aggravanti saranno invece

poste a carico del concorrente a condizione che fossero da lui conosciute, ignorate per

colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa. 77

L'attenuante del recesso attivo del delitto tentato risulta applicabile a tutti i

concorrenti, anche a chi non ha dato un volontario contributo all'impedimento

dell'evento; l'aggravante prevista per chi ha determinato a commettere il reato una

persona soggetta alla sua autorità... è applicabile anche al partecipe, purché sapesse o

potesse sapere con la dovuta diligenza che un altro concorrente ha sfruttato quel

rapporto di supremazia).

Desistenza volontaria e recesso attivo nel concorso di persone.

Se l'autore desiste volontariamente dal portare a compimento l'azione, non sarà

punibile in forza di una causa di non punibilità, il cui carattere personale escludere

che possa essere estesa ai partecipi. Dal momento che la responsabilità del partecipe

presuppone che la sua condotta atipica abbia contribuito causalmente alla

realizzazione del fatto principale, ne consegue che per la configurazione della

desistenza sarà sufficiente che il partecipe abbia neutralizzato gli effetti della sua

azione (es. abbia ripreso l'arma che aveva consegnato all'autore): l'eventuale

successiva condotta autonoma che porti l'autore a realizzare comunque il reato (es.

acquistando una nuova pistola) sarà priva di ogni collegamento causale con la

condotta del partecipe e potrà fondare una responsabilità del solo autore.

La cooperazione nel delitto colposo.

"Nel delitto colposo, quando l'evento è stato cagionato dalla

Art. 113 c.p.

cooperazione di più persone ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il

delitto stesso".

La funzione incriminatrice di tale articolo riguarda i delitti colposi di evento a forma

vincolata e i delitti colposi di mera condotta (non riguarda invece i delitti colposi di

evento a forma libera).

Elementi strutturali della cooperazione nel delitto colposo:

- pluralità di persone;

- realizzazione di un fatto di reato (reato consumato: infatti non è configurabile il

tentativo dei delitti colposi);

- carattere colposo della condotta di partecipazione.

Il concorso di persone nelle contravvenzioni.

L'art. si applica anche alle contravvenzioni necessariamente dolose, nonché

110 c.p.

a quelle che in concreto vengono commesse con dolo. 78


ACQUISTATO

11 volte

PAGINE

103

PESO

604.28 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente esaurienti Manuale di diritto penale, Marinucci, Dolcini. in cui si analizzano le seguenti tematiche molto utili ai fini dello studio dell'esame di Diritto penale: i tratti più importanti della teoria giuridica, le varie tipologie di reato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Mucciarelli Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto penale

Riassunto esame Diritto Penale, prof. Mucciarelli, libro consigliato Dei Delitti e delle Pene, Beccaria
Appunto
Dei delitti e delle pene, Beccaria - Appunti
Appunto
Riassunto esame Diritto processuale amministrativo, prof. Fracchia, libro consigliato Diritto amministrativo processuale, Casetta
Appunto
Riassunto esame Diritto Penale, prof. Mucciarelli, libro consigliato Dei Delitti e delle Pene, Beccaria
Appunto