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"L' errore sul fatto che costitusce il reato esclude la punibilità dell'agente. Nondimeno, se si

tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto

dalla legge come delitto colposo."

L'errore si distingue in :

• errore di fatto; è l'errore che cade su uno o più elementi che costituiscono il reato, ciò

fa venire meno il dolo, ma non è esente da colpa. L'errore si distingue infatti, in

COLPEVOLE, se dipende da negligenza o imprudenza; ed INCOPEVOLE, quando

nessun rimprovero può essere mosso all'agente. (Ex: un cacciatore, vedendo muoversi

i rami di un cespuglio, spara ritenendo che ivi vi sia una lepre, mentreninvece vi è un

altro cacciatore che muore a seguito dei colpi che lo hanno colpito.)

• casi di aberratio; casi in cui l'errore cade non sul processo di formazione della

volontà, ma nella sua esecuzione (artt. 82-83). Si suddivide in aberratio ictus, quando

l'evento voluto viene realizzato, ma incide su persona diversa o anche su una pluralità

di prsone diverse da quella cui l'azione era diretta.(Ex: tizio, prendendo bene la mira,

spara a caio, che essendosi chinato inaspettatamente,fa si che il proiettile colpisce

sempronio.)

Aberratio delicti , quando si cagiona un evento diverso da quello voluto e quindi

realizza l'elemento obiettivo di una diversa fattispecie criminosa.

(Ex: A vuole colpire B con un bastone ed invece infrange una vetrina.)

LE FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

Il Reato Circostanziato (art.62)

La circostanza è di norma ciò che sta attorno al reato, non influisce sull'esistenza di esso, ma

determina una maggiore o minore gravità, ed una modificazione della pena, aggravandola o

attenuoandola. La circostanza trasforma il reato semplice in REATO CIRCOSTANZIATO. Le

circostanze si dividono in:

• AGGRAVANTI ED ATTENUANTI; modificazione della pena non solo

quantitativamente, ma anche qualitativamente.

• OGGETTIVE E SOGGETTIVE; sono oggettive le circostanze che riguardono la natura-

mezzi-l'oggetto-il luogo-il tempo dell'azione, sono soggettive quelle che riguardano

l'intensità del dolo od il grado della colpa, le condizioni e le qualità personali del

colpevole.

• REALI E PERSONALI; sono reali quelle che determinano una maggiore o minore

gravità del reato, personali quelle che comportano un asprimento o un'attenuazione

della pena

Sono circostanze aggravanti comuni: aver agito per motivi futili - aver agito, nei reati colposi,

nonostantela previsione dell'evento - aver agito con crudeltà verso le persone aver

commesso il fatto con abuso dei poteri.

Sono circostanze attenuanti comuni: aver agito per motivi di particolare valore morale o

sociale - aver agito in stato d'ira per un fatto ingiusto - aver agito per suggestione di una folla

in tumulto - l'avere, prima del giudizio, riparato al danno mediante risarcimento.

in un solo reato possono concorrere varie circostanze; si distingue allora se esse siano

e cioè tutte aggravanti o attenuanti, o eterogenee, cioè alcune aggravanti ed

omogenee,

alcune attenuanti. Nel primo caso si applicano tanti aumenti o diminuzioni di pena, quanto

sono le circostanze concorrenti. Nel secondo caso si procede ad un GIUDIZIO DI

PREVALENZA O DI EQUIVALENZA, se le aggravanti sono ritenute prevalenti, non si tiene

conto delle diminuzioni di pena, se invece sono prevalenti le attenuanti non si tiene conto

delle aggravanti. Nel caso di equivalenza, si applica la pena che sarebbe stata inflitta se non

fosse concorsa nessuna circostanza.

Esistono poi una serie di circostanze diverse da quelle previste dall'art.62 che il giudice può

prendere in considerazione qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena.

Possono ricercarsi nel carattere del reo, nel suo contegno successivamente al reato, nelle

condizioni ambientali in cui vive. Il Tentativo (art.56)

"Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di

delitto tentato, se l'azione non si compie o l'evento non si verifica."

Il tentativo può presentarsi in due forme,tentativo compiuto (l'evento non si verifica) ed

incompiuto (se l'azione non si compie).

Requisiti fondamentali del tentativo sono:

• UNIVOCITA' OGGETTIVA; attraverso la quale si desume che l'azione era diretta, in

modo non equivoco, ad un fine, e quindi vi era intenzione criminale.

• IDONEITA' DEGLI ATTI DIRETTI A COMMETTERE IL DELITTO, sono idonei quegli

atti che sono adeguati alla commissione di un delitto e che si inseriscono nel piano

criminoso. L'idoneità dell'azione non va giudicata in concreto. L'idoneità viene a

coincidere col pericolo, dunque l'azione risulta idonea quando il piano del reo

presentava delle probabilità di successo. Quando manca il requisito dell'idoneità

dell'azione si ha la figura giuridica denominata REATO IMPOSSIBILE, per il quale la

punibilità è esclusa, in quanto è impossibile l'evento dannoso o pericoloso. Il giudice

può, però, sottoporre l'imputato ad una misura di sicurezza, perchè può ritenere il reo

socialmente pericoloso.

Il tentativo è inammissibile nelle contravvenzioni, non è concepibile nei delitti colposi, perchè

qui manca l'intenzione di realizzare il fatto.

Il reato tentato è punito meno del reato consumato, l'art.56 stabilisce che al tentativo si

applica la reclusione non inferiore ai 12 anni se la pena stabilita per il delitto è l'ergastolo;

negli altri casi è la pena stabilita per il delitto diminuita di un terzo.

Il reato putativo (art.49)

Si ha quando il soggetto ritiene erroneamente che l'azione da lui compiuta costituisca reato,

mentre in realtà non contrasta con la legge penale. Il reato putativo può essere per errore di

diritto, quando l'agente ritiene, a torto, che il fatto che egli pone in essere sia vietato dalla

legge penale; per errore di fatto quando manca uno degli elementi essenziali del reato.

Desistenza e Recesso attivo (art.56 comma 3/4)

Può accadere che durante l'esecuzione del reato, prima che sia consumato, il reo receda dal

suo proposito criminoso, interrompendo l'azione o impedendo il verificarsi dell'evento.

DESISTENZA, si ha quando l'agente, dopo aver iniziato l'esecuzione del delitto, muta

proposito ed interrompe la sua attività criminosa.

RECESSO ATTIVO, quando il colpevole evita il verificarsi dell'evento, agendo per impedirlo.

La desistenza, comporta di regola l'impunità, il recesso attivo una diminuzione della pena.

Il Concorso di Reati (artt.80-81)

Si ha concorso di reati quando un individuo viola più volte la legge penale e deve rispondere,

quindi, di più reati. Il concorso può essere MATERIALE o FORMALE, nel primo caso i vari

reati sono posti in essere con una pluralità di azioni od omissioni; nel secondo caso vengono

realizzati con una sola azione od omissione. L'azione è unica quando gli atti sono determinati

da un solo scopo e si svolgono in un unico contesto.

Per la disciplina del concorso di reati, in teoria, sono concepibili tre sistemi:

• L'ASSORBIMENTO; con il quale, nel caso di una molteplicità di reati commessi dalla

stessa persona si applica la pena stabilita per l'infrazione più grave.

• IL CUMULO GIURIDICO; il quale importa l'applicazione della pena più grave con un

aumento corrispondente ad una quota fissata dalla legge, le pene sono tante quanti

sono i reati commessi.

• IL CUMULO MATERIALE; in base al quale il colpevole soggiace a tante pene quante

sono le infrazioni commesse.

Il concorso materiale

Si ha quando lo stesso individuo, con varie azioni od omissioni, ha commesso più violazioni di

un medesimo o di più precetti penali. Il codice Rocco ha adottato il sistema del Cumulo

Materiale, con la fissazione di limiti massimi di pena.

Il sistema del cumulo materiale non fa venir meno l'importanza dei rapporti che intercorrono

tra i vari reati commessi da un individuo, anzi, questi possono essere legati da un vincolo:

ideologico, quando un reato è commesso allo scopo di commetterne un altro (omicidio per

derubare la vittima); conseguenziale, quando un reato viene commesso per realizzare gli

effetti di un altro (cagionata la morte di un neonato, se ne distrugge il cadavere); occasionale,

quando il reato offere la possibilità di commeterne un altro.

Il concorso formale

Si ha quando con una sola azione od omissione si viola più volte la legge penale, e si

realizzano più reati; una sola azione attuata con un insieme di atti diretti ad un unico scopo e

realizzati in modo continuativo.

L'art.81 prevede anche l'ipotesi in cui, con una sola azione od omissione, vengono compiute

più violazioni della stessa norma (con una bomba si uccidono più persone).

Il concorso formale, non va confuso con il concorso apparente di norme, in quanto mentre qui

una delle norme esclude l'applicabilità delle altre, nel concorso formale le norme si integrano

a vicenda.

La disciplina originaria prevedeva anche qui il cumulo materiale (cumulo delle pene), ma ne

risultava che l'autore di più azioni contro una stessa legge, con lo stesso disegno criminoso,

ricevesse un trattamento più favorevole, rispetto a chi avesse violato più volte la stessa legge

con una sola azione. Con il D.l. del 1974 è stata adottata una disciplina diversa, è stato

abbandonato il cumulo materiale ed adottato il cumulo giuridico. (art.81: chi con una sola

azione od omissione viola diverse leggi; o commette più violazioni della stessa legge, è punito

con la pena per la violazione più grave aumentata del triplo.)

Grossi problemi sorgono nel caso in cui le pene sono eterogenee (cioè pena detentiva e pena

pecuniaria). A risolvere la questione è intervenuta la Cassazione che con una sentenza del

1998, che dopo aver premesso che tra delitti e contravvenzioni deve ritenersi sempre più

grave il delitto, ha stabilito che l'aumento da operare sulla pena base nell'ipotesi di

continuazione fra reati puniti con pene eterogenee determina la perdita dell'autonomia

sanzionatoria dei reati meno gravi, a causa della loro confluenza nella pena unica applicata a

seguito di tale aumento.

Il Reato Continuato (Art.81)

E' la convergenza in uno di più reati commessi anche in tempo diversi con più azioni od

omissioni, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso.[ elementi: medesimo disegno

criminoso; più violazioni di legge; compimento di più azioni od omissioni]

L'art.81 secondo e terzo comma, disponeva che le disposizioni sul concorso di reati e delle

pene non si estendevano a coloro che con più azioni ed omissioni esecutive di uno stesso

disegno criminoso avessero commesso, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa

disposizione di legge pur se di diversa gravità.

Le distinte violazioni dovevano essere considerate come un solo reato. Sarà responsabile, ad

esempio, di omicidio continuato, colui che uccide successivamente, per identico fine, vari

membri di una famiglia. Con il D.l 1974 fu adottata una nuova formula dell'art.81, secondo

comma, la quale prevede la stessa pena sancita per il concorso formale (per la violazione più

grave aumentata sino al triplo). Il nostro diritto positivo considera il reato continuato in modo

unitario solo per determinati fini quali quelli della pena, della prescrizione, della competenza

territoriale. Negli altri casi lo considera come una pluralità di reati.

Il Reato Composto (complesso in senso stretto - Art.84)

E' disciplinato dall'art.84, si tratta di un reato in cui sono riuniti almeno due reati. Questa figura

può presentarsi in due forme, nella prima i singoli reati rientrano come elementi costitutivi,

dando vita ad un nuovo titolo di reato (rapina, composta dal reato di furto più violenza

privata); nella seconda forma i singoli reati che formano il reato composto vi rientrano uno

come elemento costitutivo, l'altro come circostanza aggravante (furto aggravato con

violazione di domicilio).

Il Reato Complesso (in senso lato)

Si ha quando un reato contiene in sè necessariamente un altro reato, meno grave. Non

occorre la riunione di due o più reati, ne basta uno solo con l'aggiunta di un elemento

ulteriore (violenza sessuale, comprende la violenza privata e presenta l'elemento ulteriore

dell'atto sessuale). In questa figura giuridica il reato minore resta assorbito nel maggiore, e

perciò, non è punibile separatamente. Il fondamento del reato complesso non si trova

nell'art.84, ma nel principio di specialità. La contenenza del reato meno grave, in quello più

grave può essere esplicita, se indicato dalla legge, implicito se si desume dalla natura del

fatto. Il Concorso di persone nel reato

La realizzazione del reato può avvenire ad opera di una sola persona o di più persone.

Innanzitutto bisogna distinguere i casi in cui vi sono reati che devono essere commessi da

due o più persone (incesto-rissa), altri che possono essere realizzati sia da un solo individuo

che da più individui. Nel primo caso si ha concorso necessario, nel secondo caso concorso

eventuale.

Si discute anzitutto se nel fatto commesso col concorso di più persone debba ravvisarsi un

solo reato o una molteplicità di reati. Secndo la concezione tradizionale, il reato, anche

quando ha più soggetti, resta unico ed indivisibile: la compartecipazione criminosa, perciò si

configura come unità di reato con pluralità di agenti. La fondatezza di questa teoria è stata

contestata e si è sostenuto da vari autori, che alla molteplicità di agenti corrisponde un vero

proprio concorso di azioni distinte e di conseguenza una pluralità di reati. La teoria pluralistica

non convince perchè le varie azioni non si pongono in modo autonomo, ma convergono in

un'operazione unica, come unico è il risultato che ne deriva, e cioè il fatto vietato dalla legge.

L'autore è colui che esegue l'azione criminosa; è partecipe colui che compie un'azione che di

sè sola non realizza la fattispecie criminosa. Il coautore è colui che concorre all'azione.

Nell'ambito della partecipazione si distingue in: partecipazione psichica, quando si effettua

nella fase dell'ideazione del reato, e può far sorgere in altri un proposito criminoso, o si limita

a rafforzare un proposito criminoso già esistente; partecipazione fisica, quando si verifica

nella fase dell'esecuzione.

Molto discussa è anche, la questione della natura intrinseca della compartecipazione al reato:

• Principio della natura accessoria della partecipazione: per tale teoria nel reato

dovuto al concorso di più individui, esiste sempre un'azione principale da cui si

distinguono quelle secondarie, che sono quelle poste in essere da coloro che istigano

o aiutano a commettere il reato stesso. Solo colui che compie l'azione principale è

autore, gli altri concorrenti sono semplici partecipi. Questa tesi ha il difetto

fondamentale di considerare le azioni dei vari soci in modo isolato, quasi fossero

indipendenti tra loro.

• Principio della causalità: Si parte dal presupposto che l'evento è per sua natura uno

ed indivisibile e che tutte le condizioni che cooperano a determinarlo si equivalgono: se

ne deduce che ogni persona che concorre a produrre il fatto punibile lo cagiona nella

sua totalità e quindi, il fatto medesimo va integralmente imputato ad ognuno dei

compartecipi. Questa teoria è senza dubbio assai più vicina al vero della precedente,

ma ha anche parecchi punti deboli, infatti non getta luce sul momento psicologico del

concorso criminoso.

La vera essenza della compartecipazione criminosa viene in luce se si considera che essa è

una manifestazione di quel fenomeno che va sotto il nome di associazione. L'associazione ha

per conseguenza la divisione del lavoro. Nel cooperare per il raggiungimento del fine

comune, gli associati si ripartiscono tra loro lo sforzo. Ne deriva che le azioni si integrano a

vicenda e vengono a costituire un'operazione unica. Ne derivano due importanti

conseguenze: 1) le singole azioni perdono la loro individualità; essendo dirette ad un unico

scopo e completandosi a vicenda, esse divengono parti di un'unica operazione e

costituiscono un fatto solo; 2) le varie azioni formando un unico blocco, appartengono a tutti

ed a ciascuno dei partecipanti. Come comune è lo scopo, comune è l'operazione complessiva

che nell'intento di tutti è destinata ad attuarlo.

I Requisiti del concorso

Nel nostro ordinamento 4 sono gli elementi indispensabili per l'esistenza del concorso

criminoso:

• Pluralità d'agenti

• La realizzazione dell'elemento oggettivo di un reato da parte di taluno dei

concorrenti

• Un contributo causale alla verificazione del fatto

• La volontà di cooperare alla commissione del reato.

Pluralità d'agenti

La necessità dell'intervento di due o più persone è inerente al concetto stesso della

compartecipazione criminosa. Si domanda se tutte le persone che cooperano materialmente

alla commissione di un reato possono considerarsi "concorrenti" ai fini dell'applicazione delle

norme sul concorso. Molti autori ritengono che per poter assumere la qualifica di concorrente

il soggetto deve essere imputabile, cioè sano e maturo di mente e per giunta deve aver agito

con dolo. Ne deducono che non sussiste concorso criminoso nei seguenti casi: art.86 (chi

mette qualcuno nello stato d'incapacità al fine di fargli commettere un reato); nel caso previsto

dall'art.111 (chi determina a commettere un reato una persona non imputabile); allorchè un

individuo commette un reato perchè tratto in errore dall'altrui inganno; quando una persona

commette un reato per esservi stata costretta da altri mediante violenza fisica o minaccia. Si

sostiene che in queste varie ipotesi solo colui che è rsponsabile penalmente può considerarsi

autore del reato: egli assume la figura di autore mediato, mentre l'esecutore materiale deve

considerarsi strumento, strumento passivo nel caso di un incapace e strumento doloso negli

altri casi. Questa teoria però non si puà accogliere, perchè la premessa da cui parte non è

conciliabile con le norme del nostro diritto. l'art.112 del c.p., infatti, all'ultimo comma dispone

che gli aggravamenti di pena si applicano anche se "taluno dei concorrenti non è imputabile o

non è punibile. Ciò significa che nel nostro ordinamento anche le persone sfornite di sanità di

mente sono annoverate fra i concorrenti nel reato medesimo, e quindi considerate tali.

La realizzazione dell'elemento oggettivo di un reato

Affinchè vi sia concorso delittuoso, occorre che almeno uno dei soggetti, e precisamente

l'autore in stricto sensu, abbia realizzato il fatto materiale che è descritto nella norma

incriminatrice. Deve aggiungersi che, siccome non è punibile solo il reato consumato, ma

anche il reato tentato, il minimo indispensabile è che siano posti in essere gli estremi oggettivi

di un tentativo. Infatti il codice ha stabilito all'art.115 che non si fa luogo a punizione: 1)

qualcora due o più individui si accordino allo scopo di commettere un reato e questo non sia

commesso; 2) qualora taluno istighi altri a commettere un reato che non venga commesso.

Ciò significa che il puro accordo o la semplice istigazione a commettere un illecito penale nel

nostro ordinamento rappresentano qualcosa di meno del tentativo e perciò esenti da pena.

Contributo causale alla verificazione del fatto

Affinchè si abbia compartecipazione criminosa si richiede che il soggetto abbia recato un

contributo causaleal verificarsi del fatto criminoso. In conseguenza colui che esplica un'azione

priva di ogni efficacia rispetto al fatto medesimo non può considerarsi concorrente. Incertezze

sorgono allorchè si tratta di precisare di quale natura debba essere l'efficacia delle azioni

concorrenti. Molti autori sostengono che l'azione del compartecipe deve essere conditio sine

qua non del fatto punibile. Questo criterio è troppo ristretto, non essendo possibile escludere

la responsabilità di colui che ha soltato facilitato l'opera di un altro concorrente. Quindi non si

deve considerare soltanto il risultato criminoso, ma anche l'azione o il complesso di azioni che

lo hanno determinato. Certamente è causale il fatto senza di cui il reato non si sarebbe

avverato; l'azione la cui assenza avrebbe fatto si che diverso sarebbe stato il comportamento

degli altri compartecipi, non può ritenersi priva di efficacia. Così non può negarsi che abbia

recato contributo alla realizzazione del reato l'individuo che, associatosi ad un'impresa

ladresca, assuma il ruolo di palo. Non vi è concorso quando l'individuo che riceve il consiglio

o l'esortazione, era definitivamente risoluto a commettere il delitto. E' fuori dubbio che il

concorso può aver luogo non solo con l'azione, ma anche un'omissione. Affinchè, peraltro, si

abbia compartecipazione mediante atti negativi, non basta che questi abbiano contribuito al

verificarsi del fatto: occorre anche la violazione di un obbligo giuridico da parte del soggetto e

ciò in forza del principio dell'art.40. L'elemento ora indicato distingue il concorso mediante

omissione dalla semplice connivenza la quale si ha quando un individuo assiste

passivamente alla perpetrazione di un delitto che avrebbe la possibiltà di impedire.

Volontà di cooperare nel reato

Per poter parlare di partecipazione criminosa, occorre anche un fattore psicologico, ma sulla

determinazione di questo regna notevole incertezza. Molti autori ritengolo che a costituire il

requisito soggettivo sia sufficiente la colpevolezza di concorrere all'azione altrui: in altri termini

la coscienza di cooperare con altri. Questa opinione non può ritenersi soddisfacente perchè

trascura il fattore volitivo dal quale non è possibile trascendere. Il requisito psichico del

concorso delittuoso consiste nella volontà di cooperare al fatto che costituisce reato. Esso

implica due elementi: 1- la conoscenza o la rappresentazione delle azioni che le altre persone

hanno esplicato, esplicano o esplicheranno per la realizzazione del fatto che si ha di mira; 2-

la volontà di contribuire al fatto medesimo. La consapevolezza del concorso altrui è

indispensabile,perchè gli effetti delle azioni umane sono innumerevoli e spesso si intrecciano

tra loro, concorrendo a determinare gli stessi risultati. Oltre all'elemento conoscitivo, occorre

la volontà di contribuire col proprio operato alla realizzazione del fatto. Tale volontà è

indispensabile perchè altrimenti mancherebbe quella convegenza ad un unico risultato, che

consente di considerare comune a tutti i compartecipi e propria di ciascuno di essi l'attività

che ha dato origine al reato.

Aggravanti e diminuzioni di pena

Delle differenze tra i vari compartecipanti possono ravvisarsi nel grado di responsabilità di

essi.

CIRCOSTANZE AGGRAVANTI: chi ha promosso od organizzato l'attività criminosa; chi ha

determinato a commettere il reato persone ad esso soggetto; per chi ha determinato a

commettere il reato un minore, od una persona in stato di infermità mentale.

CIRCOSTANZE ATTENUANTI: sono facoltative, il giudice non è obbligato a considerarle. Se

il giudice ritiene che l'opera di un compartecipe ritiene che abbia avuto una minima

importanza; per chi è stato determinato a commettere o a cooperare nel reato da persona

che esercita un'autorità, direzione o vigilanza.

Il Soggetto attivo del Reato

Il soggetto attivo è l'autore del reato, denominato reo. L'espressione reo pur avendo origine

processuale, nel nostro codice ha un valore sostanziale, non significa condannato od

imputato, ma l'autore di un fatto previsto dalla legge come reato.

Secondo una larga corrente dottrinaria non tutti gli uomini posso essere soggetti attivi del

reato, si afferman che lo siano chi abbia capacità penale, e ne sarebbero sprovviste due

categorie di persone: coloro che godono di una speciale immunità; coloro che non sono

punibili per difetto di imputabilità. Per i primi non significa che non siano soggetti alle leggi,

anzi lo sono più degli altri, per i secondi se non sono passibili di pena. lo sono per le misure di

sicurezza. L'Imputabilità (Art.85)

Art.85: "Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al

momento in cui l'ha commesso, non era imputabile. E' imputabile chi ha la capacità di

intendere e di volere."

La capacità di intendere è la capacità di rendersi conto del valore sociale dell'atto che si

compie. La capacità di volere designa l'attitudine a resistere agli impulsi. la capacità di

intendere e di volere, secondo la legge, manca in due categorie di individui: in quelli che non

hanno un sufficiente sviluppo intellettuale; in coloro che sono affetti da gravi anomalie

psichiche. Alcuni hanno visto nell'art.85 un duplicato dell' art.42, ma ciò è errato se si pensa

che un individuo può essere imputabile, ma compiere il fatto senza coscienza e volontà,

come nei casi di incoscienza involontaria.

Le "Actiones liberae in causa" (art.87)

L'art.87 dispone che la disposizione della prima parte dell'art.85 non si applica a chi si è

messo in stato d'incapacità d'intendere e di volere al fine di commettere il reato o di

prepararsi una scusa. La caratteristica dell' "Actiones liberae in causa" consiste nel fatto che il

soggetto comincia l'esecuzione del reato in stato d'imputabilità e lo continua in stato di non

imputabilità.

Le cause che escludono o diminuiscono l'imputabilità

• La Minore età: al di sotto di una certa età la capacità di intedere e di volere manca del

tutto, mentre vi è un periodo successivo nel quale la capacità esiste ma non è

completa. Il primo periodo si estende fino ai 14 anni, il secondo dai 14 ai 18 anni. Si

deve effetuare in questi casi un giudizio psicologico, nel quale va tenuto conto non solo

dello sviluppo intellettuale, ma anche di quello morale. Il minore non imputabile viene

prosciolto, se è riconosciuto però socialmente pericoloso si applicano le misure di

sicurezza del riformatorio o della libertà vigilata. Il minore riconosciuto imputabile viene

sottoposto a pena ma diminuita.

• L'infermità di mente: è regolata artt.88-89. Non occorre che il vizio di mente sia

permanente. L'incapacità di intendere si riscontra nei casi di follia intellettiva

(demenza-idiozia-stati di confusione mentale), l'incapacità di volere nei casi in cui

l'intelletto funziona regolarmente, ma il soggetto non è in grado di agire secondo

ragione. Il vizio di mente può essere totale o parziale, se totale l'imputato viene

prosciolto, si applica di regola, una misura di sicurezza (ricovero in OpG); se parziale si

ha una diminuzione della pena, più una misura di sicurezza (casa di cura).

• Il sordomutismo: se si accerta che la capacità era piena, l'imputato viene trattato

come persona normale, se non sussisteva, l'imputato viene parificato all'individuo

affetto da vizio totale di mente; se invece è scemata, come individuo affetto da vizio

parziale di mente.

• L'ubriachezza: viene distinta in: accidentale, deriva da caso fortuito o da forza

maggiore, se l'ubriachezza è piena il soggetto non è imputabile; se l'ubriachezza non è

non esclude nè

piena, l'agente fruisce di una diminuzione di pena; volontaria

diminuisce l'imputabilità; preordinata non esclude nè diminuisce l'imputabilità ma da

luogo ad un aumento di pena ai sensi dell'art.87; abituale comporta un aumento di

pena e l'applicazione della misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura e

custodia se il soggetto viene riconosciuto anche socialmente pericoloso; cronica

intossicazione da alcol si applicano le norme relative al vizio totale di mente.

• Azione di sostanze stupefacenti: è parificata all'ubriachezza, la disciplina dell'uso e

del commercio è inserita nella legge del 26/06/90 n.162.

La Capacità Criminale

Il codice ha indicato gli elementi da cui si desume la capacità criminale e sono: il reato

commesso, i motivi dell'azione criminosa compiuta, i precedenti del reo, il comporamento

contemporaneo e successivo al reato, il carattere del reo, l'ambiente.

La Recidiva (art.99)

E' recidivo chi, dopo esser stato condannato per un reato, ne commette un altro. Tre sono le

forme di recidiva:

• Semplice, chi commette un reato dopo aver subito la condanna per un altro;

• Aggravata, quando il nuovo reato è della stessa indole o se è stato commesso nei

cinque anni dalla condanna precedente;

• Reiterata, quando il nuovo reato è commesso da chi è già recidivo.

L'abitualità criminosa

E' la condizione personale dell'individuo che con la sua persistente attività criminosa dimostra

di aver acquistato una notevole attitudine a commettere reati. La conseguenza principale

dell'abitualità criminosa è l'applicazione di una misura di sicurezza, in seguito vi è

l'interdizione dai pubblici uffici, non applicabilità dell'amnistia ed indulto, divieto del perdono

giudiziale. Esso si estingue per effetto della riabilitazione.

La Pena

La pena è la sofferenza che viene inflitta a colui che ha violato un comando. Suo carattere

essenziale è l'afflittività, essa è una sanzione pubblica in quanto inflitta dallo Stato. La pena

criminale si distingue dalle altre pene pubbliche (pene amministrative), per quanto riguarda

l'organo che le applica, l'autorità giudiziaria, ed il suo modo con cui vengono applicate, un

insieme di atti che costituisce il processo.

la pena consiste nella privazione o diminuzione di un bene individuale, negli stati moderni la

pena, di regola, incide su tre beni: sulla vita (pena capitale); sulla liberta (pene restrittive della

libertà personale); sul patrimonio (pene pecuniarie).

La funzione della pena può essere diretta verso il passato e dunque si ha la repressione,

oppure verso il futuro, e dunque si ha la prevenzione, che si distingue a sua volta, in

generale, se l'efficacia della pena esercita sulla generalità o massa dei sudditi ed in speciale,

se invece, l'efficacia si esplica sul singolo che ha commesso il reato, per far si che non torni a

violare la legge penale.

Le Principali Teorie

Le teorie sulla funzione della pena si girano intorno a tre idee fondamentali:

• Retribuzione: per la Teoria della Retribuzione, la pena è una ricompensa; il reo ha

violato un comando dell'ordine giuridico, egli merita un castigo e deve essere punito.

Sostanzialmente si vuole distinguere in retribuzione morale, i cui seguaci sostengono

che il male sia retribuito al male. Tale concezione ha avuto la sua più alta espressione

in KANT, per il quale la legge penale è un imperativo categorico. Poi c'è la retribuzione

giuridica, la quale afferma che, essendo il delitto una ribellione del singolo alla volontà

della legge, si esige una riparazione per riaffermare l'autorità dello stato; la riparazione

è la pena (Hegel).

• L'intimidazione: questa teoria assegna alla pena la funzione di prevenire i delitti

mediante l'efficacia intimidatrice che le è inerente. Bisogna distinguere la teoria

dell'intimidazione individuale, l'efficacia intimidatrice della pena agisce sull'autore del

reato cercando di impedire che egli ricada nel delitto.

• Emenda: secondo questa teoria è necessario migliorare, correggere il reo, la pena

deve avere un contenuto di educazione.

Critiche alle teorie: Per quanto riguarda la Teoria della retribuzione morale presuppone che il

reato costituisca sempre una violazione dell'ordine etico, maquesto non risponde alla realtà,

perchè esistono reati che non sono in contrasto con i postulati della morale corrente. Per la

teoria della retribuzione giuridica, è vero che la pena riafferma l'autorità dello Stato, dà

soddisfazione alla persona danneggiata ed alla collettività turbata, ma non è questo lo scopo

della pena, si ammetterebbe una vendetta legale.

Per la teoria dell'intimidazione, contro di essa di è detto che giungerebbe a ritenere che le

pene debbano essere il più possibile dure e crudeli. Ma non viene considerata lo strumento

psicologico che è la minaccia della pena.

Per la teoria dell'emenda, è accusata di generalizzare troppo, non sembra sostenibile, infatti,

che tutti gli autori di un reato abbiano bisogno di un' opera educativa.

la pena passa attreverso due fasi, la fase

Concezione generale della funzione della pena:

della comminatoria legislativa e la fase dell'applicazione. Il legislatore, col minacciare una

pena, mira ad esercitare sui consociati una coazione psicologica, affinchè si astengano dal

violare il comando. In questo momento la funzione della pena è quella di prevenzione

generale dei reati. La fase dell'applicazione non è indipendente dalla prima, ma ne è la

conseguenza necessaria, ed essa, mentre neutralizza il turbamento prodotto dal fatto

criminoso, previene futuri delitti. Dunque la vera funzione della pena non è la retribuzione, ma

il mantenimento dell'ordine giuridico, la protezione della società.

La Trasformazione della Pena

La pena ha subito, negli stati più progrediti, una trasformazione significativa. Il primo passo è

consistito nell'eliminazione, dai sistemi carcerari, di tutto ciò che potesse peggiorare le

condizioni morali del recluso ( trattamento disumano-isolamento assoluto). Inoltre, essendo

stato riconsciuto che una delle princiapli cause che ostacolano l'emenda è l'ozio, è stato

organizzato il lavoro all'interno degli stabilimenti ed anche all'aperto. Si è provveduto

all'istruzione del recluso. Nell'esecuzione della pena è stato, poi, adottato il cosidetto sistema

progressivo, il quale implica una graduale affermazione delle limitazioni imposte al detenuto,

man mano che si manifesta il suo miglioramento. E' stato introdotto l'istituto della liberazione

condizionale, la possibilità, cioè, di condonare al reo, se ha tenuto buona condotta, una parte

della pena. E' stato concesso al giudice il potere di sospendere l'applicazione della pena al

delinquente primario (sospensione condizionale della pena),ed anche di non irrogare la pena,

di perdonare il reo (perdono giudiziale).

Dunque la pena priva di ogni contenuto va scomparendo, si tende, invece a far si che il reo

torni ad essere un membro utile della comunità sociale.

La pena nel diritto vigente: la pena ha conservato nelle linee essenziali il carattere

tradizionale di castigo, ma attraverso vari istituti esso mira anche all'emenda del condannato,

tramite: organizzazione del lavoro; giusta remunerazione del lavoro svolto; istruzioni dei

reclusi; educazione morale; attività culturali; sistema progressivo dell'esecuzione della pena.

Caratteri della pena

• E' personalissima (personalità della pena): colpisce solo l'autore del reato.

• non può

L'applicazione della pena è disciplinata dalla legge (legalità della pena),

essere inflitta se non nei casi stabiliti dalla legge (nullum crimen sine lege) e non si

possono irrogare se non previste e consentite dalla legge (nulla poena sine lege).

• La pena una volta minacciata per un determinato fatto è sempre applicata all'autore

della violazione (inderogabilità della pena). Negli ultimi tempi questo carattere ha

subito notevoli deroghe attraverso gli istituti della liberazione condizionale-sospensione

condizionale della pena-misure alternative-sconti o esenzioni da pena quale

corrispettivo alla collaborazione processuale alle indagini o solo come manifestazione

di pentimento.

• La pena è proporzionata al reo (proporzionalità della pena), anche questo principio ha

subito deroghe, attraverso gli aumenti o diminuzioni della pena.

Classificazione delle pene

Nel nostro ordinamento le pene si distinguono in principali e accessorie, le prime inflitte dal

giudice con la sentenza di condanna, le seconde conseguono di diritto la condanna.

riguardano i delitti (ergastolo-reclusione-multa), altre riguardano le

Alcune pene principali

contravvenzioni (arresto ed ammenda) e sono:

• ERGASTOLO: (art.22) - consiste nella privazione della libertà personale per tutta la

durata della vita, con l'obbligo del lavoro ed isolamento notturno. La possibilità di

recuperare la libertà non è preclusa, se il reo abbia tenuto un comportamento tale da

far ritenere sicuro un suo ravvedimento, quando abbia già scontato 26 anni di pena,

può essere ammesso alla liberazione condizionale. Il reo, può inoltre, essere ammesso

al regime di semi-libertà dopo aver espiato almento 20 anni; dopo 10 anni possono

essere concessi permessi premio, non più di 45 giorni l'anno. Chi chiede il giudizio

abbreviato non può essere colpito da ergastolo, così come è escluso ai minori

imputabili.

• RECLUSIONE: (art.23) - è la privazione della libertà personale per un limitato periodo

di tempo che va da 15 giorni a 24 anni. Il limite di 24 anni può essere elevato fino ai 30

in caso di circostanze aggravanti. (Obbligo di lavoro ed isolamento notturno).

• MULTA: (art.24) - consiste nel pagamento allo Stato di una somma di denaro ( non

inferiore ai 5€, nè superiore a 5164€)

• ARRESTO: (art.25) - privazione della libertà per un periodo di tempo che va da 5 giorni

ai 3 anni (elevato a 5 anni in caso di aggravanti.

• AMMENDA: (art.26) - consiste , come per la multa, nel pagamento di una somma di

denaro allo Stato (non inferiore a 2€, ne superiore a 1032€).

Le pene accessorie sono:

• L'interdizioni dai pubblici uffici: può essere perpetua o temporanea, quella perpetua

priva del diritto di elettorato ed eleggibilità e di ogni altro diritto politico, di stipendio e di

pensioni. Non è mai applicabile ai minori. Quella temporanea è applicabile ai minore se

condannati alla reclusione per almeno 5 anni. Comportano l'interdizione perpetua la

condanna all'ergastolo, dichiarazione di abitualità o professionalità del reato.

• L'interdizione da una professione od un'arte.

• La decadenza o sospensione dall'esercizio della potestà dei genitori

• La pubblicazione della sentenza penale di condanna.

Il potere discrezionale del giudice

Di regola il codice non stabilisce per ogni reato una pena fissa, ma lascia un certo margine fra

un limite minimo ed uno massimo. La determinazione concreta della pena, in questi casi, è

rimessa al potere discrezionale del giudice, il quale è tenuto ad indicare i motivi della sua

scelta, questo principio è sancito dall'art.132, mentre l'art.133 dispone, nella prima parte, che

il giudice deve tenere conto della gravità del reato desunta dalla natura, dai

mezzi,dall'oggetto, dal tempo, luogo e gravità del danno, intensità del dolo o grado della

colpa.

Il sistema adottato dal nostro legislatore accoglie un indirizzo intermedio tra i principi di

tassatività e di discrezionalità libera, indirizzo che è stato definito di discrezionalità vincolata.

Applicazione degli aumenti e delle diminuzioni di pena

Premesso che nell'aumento e nella diminuzione della penanon si possono oltrepassare i limiti

stabiliti dalla norma, salvo nei casi indicai dalla legge, le principali regole sono sancite negli

artt.63-68: se la legge non determina l'aumento o la diminuzione della pena, se si tratta di

aggravanti è aumentata fio ad un terzo della pena, ma in caso di reclusione non possono

essere superati gli anni 30; se si tratta di attenuanti la pena è diminuita per un per un terzo,

ed all'ergastolo è sostituita la reclusione da 20 a 24 anni; se concorrono più circostanze

aggravanti od attenuanti, si opera il cumulo di esse, trattandosi di aggravanti non possono

essere superati limiti massimi , cioè il triplo del massimo stabilito dalla legge per il reato, se si

tratta di attenuanti, la pena non può essere inferiore a determinati limiti ( 10 anni per reati

puniti con l'ergastolo e di regola un quarto della pena per gli altri casi).

Concorso di pene

Nel caso di reati cbe importano pene detentive di specie diversa, la durata della pena da

applicare non può superare gli anni 30. Nel caso di un delitto che importa la pena

dell'ergastolo con delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo superiore a

5 ann, si inasprisce l'ergastolo con l'isolamento diurno da due a diciotto mesi; quando

concorrono più delitti per ognuno dei quali deve infliggergsi la pena della reclusione non

inferiore a 24 anni, si applica l'ergastolo.

Computo e ragguaglio delle pene

E' regolato dagli art.134-139. Nelle condanne a pene temporanee non si tiene conto delle

frazioni di giorno. Le pene della multa e dell'ammenda non esguite per insolvibilità del

condannato si convertono nella libertà controllata per un periodo massimo di un anno e sei

mesi; la pena pecuniaria da convertire può essere convertita a richiesta del condannato in

lavoro sostitutivo.

Sanzioni sostitutive delle pene detentive

• SEMIDETENZIONE: quando secondo il giudice, la condanna per i reati non

supererebbe un anno di detentiva egli può sostituirla con la semidetenzione (per i

minori questo limite sale a due anni), che comporta l'obbligo di trascorrere almeno

dieci ore al giorno negli istituti dell'ordinamento penitenziario.

• LIBERTA' CONTROLLATA: se la pena detentiva non supera i sei mesi (due anni per i

minori), comporta il divieto di allontanarsi dal comune di residenza senza

autorizzazione, obbligo di presentarsi ogni giorno all'autorità locale di pubblica

sicurezza, divieto di detenere armi e ritiro del passaporto.

• PENA PECUNIARIA: può sostituire la pena detentiva se questa non supera i 3 mesi.

Tali benefici on possono essere concessi in alcuni casi: presenza di precedenti

condanne a pene detentive superiori a 2 anni per reato commesso nei cinque anni

dall'ultima condanna; se nei dieci anni precedenti al fatto considerato vi sono state più

di due condane per reati della stessa indole, se sono state violate le prescrizioni

inerenti alla semidentezione o libertà controllata.$

Esecuzione della pena

Le norme sull'esecuzione della pena sono inserite nelle norme sull'ordinamento penitenziario.

• VIGILANZA DEL GIUDICE: la funzione di sorveglianza viene svolta sia dai magistrati

di sorveglianza, cui competono il riesame della pericolosità, applicazione e revoca

delle misure di sicurezza, concessione di permessi e licenze; sia dal tribunale di

sorveglianza cui compete la detenzione domiciliare, la semilibertà, riduzione di pena.

• SEPARAZIONE DEI CONDANNATI E LORO TRATTAMENTO ( donne separate dagli

uomini - giovani inferiori ai 25 anni dagli adulti)

• ISTRUZIONE E CURA

• RIMUNERAZIONE DEL LAVORO

• RINVIO E SOSPENSIONE DELL'ESECUZIONE: per donna incinta, o che ha partorito

da meno di sei mesi, e per malati di aids

• MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE: affidamento al servizio sociale se la

pena non supera 3 anni; detenzione domiciliare

• LICENZE E PERMESSI

• CENTRI DI SERVIZIO SOCIALE.

La Punibilità e le cause che la estinguono

La punibilità è l'applicabilità della pena, da essa scaturisce un rapporto giuridico tra lo Stato

ed il reo. Per la nascita di essa non basta che sia stata violata una legge penale, oltre a

questo elemento, occorre, un elemento negativo, e cioè l'assenza di cause personali di

esenzione della pena. In qualche caso questi due elementi non bastano, talora infatti , la

legge subordina la punibilità ad un avvenimento estrinseco al fatto criminoso, le cosidette

condizioni obiettive di punibilità. art.44 "Quando, per la punibilità del reato, la legge

Le condizioni obiettive di punibilità:

richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da

cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto". Ciò ha formato oggetto di

lunghe discussioni, che riguardano l'individuazione di tali condizioni, e l'essenza di questo

istituto giuridico.

Le condizioni di punibilità devono essere poste al di fuori del reato e lo presuppongono già

prefetto.In tal senso le condizioni obiettive di punibilità non integrano il reato, ma rendono

soltanto appllicabile: sono richieste cioè dalla legge affinchè possa esercitarsi il potere

statuale di punire. Esse, in pratica, corrispondono ad alcuni casi eccezionali nei quali il reato,

pur essendo perfetto, non viene assoggettato a pena, se non si verifica un avvenimento non

solo futuro ed incerto, ma anche estrinseco al fatto che costituisce reato; esempio tipico è la

sorpresa in fragranza di reato (gioco d'azzardo).

Da non confondere con le cause obiettive di puniblità sono le condizioni di procedibilità, quali

la querela, l'istanza, la richiesta di procedimento, che sono istituti di carattere esclusivamente

processuale e precisamente di condizioni di procedibilità dell'azione penale.

Si deve distinguere, quindi, tra la punibilità in astratto, che concerne la pena contemplata in

astratto, e la punibilità in concreto che concerne la pena che il giudice ha irrogato all'autore

del reato.

Estinzione della punibilità

La punibilità può estinguersi in virtù di cause speciali preveiste dalla legge (cause estintive

della punibilità). Il codice distingue queste cause in due classi: cause che estinguono il reato;

cause che estinguono la pena. Non è esatto sostenere che il reato si estingua come ente

giuridico, in quanto, nel nostro sistema il cosidetto reato estinto continua a produrre vari ed

importanti effetti; basta notare che del reato estinto si tiene conto ai fini della recidiva, delle

dichiarazioni di abitualità e professionalità nel reato. Le cause estintive contemplate dal

codice prevedono alcune l'estinsione del reato, altre solo della pena ed altre il reato e la

pena.

• LA MORTE DEL REO: è cause comune di estinzione del reato e della pena, l'art.150

stabilisce, infatti, che la morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il

reato; l'art.171 stabilisce che la morte del reo, dopo la condanna estingue la pena.

Permangono a carico degli eredi, le obbligazioni civili nascenti dal reato.

• L'AMNISTIA: è un provvedimento generale, con cui lo Stato rinuncia all'applicazione

della pena per determinati reati. Si distingue in propria, se l'amnistia è proclamata

prima che sia esaurito l'accertamento giurisdizionale del reato; ed impropria quando

interviene dopo una sentenza irrevocabile di condanna. L'amnistia propria ha

un'efficacia abolitiva completa. L'amnistia impropria, lascia sussistere, invece, gli effetti

penali che non rientrano fra le pene accessorie, e perciò, la condanna, nonostante

l'amnisitia, costituisce titolo per l'aggravamento di pena stabilito a carico dei recidivi,

dichiarazioni di abitualità o professionalità del reo

• L'INDULTO: anche questo è un provvedimento di carattere generale, ma opera

eslusivamente sulla pena princiapale, la quale viene in tutto o in parte condonata,

oppure commutata in altra specie di pena. Non estingue le pene accessorie. Non si

applica nei casi di recidiva aggravata o reiterata, di abitualità e professionalità del reo.

• LA GRAZIA: è un provvedimento non generale, ma particolare, che va a benificio

soltanto di una determinata persona. la facoltà di adottarla spetta al Presidente della

Repubblica. Lascia sussistere le pene accessorie.

La Prescrizione

Attraverso la prescrizione si estingue la punibilità, bisogna distinguere però, la prescrizione

del reato che estingue la punibilità in astratto e la prescrizione della pena che estingue la

punibilità in concreto.

• Prescrizione del reato: presuppone che non sia intervenuta sentenza irrevocabile di

condanna. In ordine al tempo necessario perchè si verifichi la prescrizione l'art.157

dispone che per i delitti per cui la legge stabilisce la reclusione non inferiore ai 24 anni,

questa si compie in 20 anni, se la legge stabilisce la reclusione non inferiore ai 10 anni,

si compie in 15 anni, se stabilisce la reclusione non inferiore a 5 anni in 10 anni;

inferiore ai 5 anni in 5 anni. Il termine della prescrizione decorre, per il reato

consumato dal giorno della consumazione, per il reato tentato, dal giorno in cui è

cessata l'attività del colpevole. La prescrizione rimane sospesa per la durata della

latitanza dell'imputato, durante il tempo necessario per notificare le ordinanze che

applicano misure cautelari all'imputato.

• Prescrizione della pena: è regolata dagli artt.172-173, ha per oggetto solo le pene

principali, esclusa quella dell'ergastolo. La pena della reclusione si estingue col

decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta, la pena della multa si estinge in 10

anni, le pene dell'arresto e dell'ammenda un 5 anni.

L'Oblazione

Consiste nel pagamento volontario di una determinata somma prima del dibattimento. a

domanda dell'interessato. E' disciplinata dagli artt.161-162, ha l'effeto di degradare il reato.

L'effetto estintivo del patteggiamento

Su iniziativa sia dell'imputato che del pubblico ministero, viene richiesta al giudice

l'irrogazione "di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino ad un terzo,

o di unapena detentiva quando questa, non supera due anni di reclusione o di arresto". Se

entro 5 nni , per i delitti, e due anni per le contravvenzioni, l'imputato non commette un nuovo

delittto o una contravvenzione della stessa indole, il reato è estinto.

Il Perdono Giudiziale

Questo istituto è stato introdotto dal codice vigente che lo disciplina all'art.169. Esso si

concreta nella minaccia da parte dello Stato alla condanna del reo. E' consentito solo per i

minorenni. E' necessario che il minore non sia stato condannato per delittto, ne che sia stato

dichiarato delinquente o contravventore abituale, che il reato commesso non sia grave. Il

minore che beneficia di questo istituto può essere affidato al servizio sociale o ad una casa di

rieducazione, su decisione del tribunale.

Perdono per irrilevanza del fatto: è stato introdotto nel 1988, e prevede che se risulta la

tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento, il P.M. è tenuto a chiedere al giudice

sentenza di non luogo a procedere. Accanto ad esso vi è un istituto analogo che consente al

giudice di sospendere il processo per un periodo di prova, sotto il controllo dei servizi minorili.

La Sospensione Condizionale della Pena

La condanna per il reato commesso viene inflitta, ma se ne sospende l'esecuzione per un

certo periodo di tempo. Condizioni per la consessione sono:

• occorre che il reo non abbia riportato una precedente condanna per delitto;

• che la condanna inflitta non sia superiore a due anni di reclusione o di arresto.

Gli effetti sono:

• i benefici vengono estesi alle pene princiapali ed accessorie, restano ferme le

obbligazioni civili nascenti del reato.

Revoca: se il condannato commette un nuovo delitto nei 5 anni o nuova contravvenzioni in 2

anni, se il condannato non adempie agli obblighi imposti.

La Liberazione Condizionale (art.176-177)

Può essere concessa se il condannato ha tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro

il suo ravvedimento, se ha scontato almeno metà della pena, aver adempiuto alle obbligazioni

civili derivanti del reato. Il condannato all'ergastolo deve aver scontato almeno 26 anni.

Attraversp di esa si ha la sospensione dell'esecuzione della pena.

La Riabilitazione

Estingue le pene acessorie ed ogni altro effetto penale della condanna. Il condannato

recupera la capacità di avere ed esercitare le facoltà giuridiche perse con la condanna. E'

concessa dal tribunale di sorveglianza. L'autorità giudiziaria ha l'obbligo di concederla, deve

però accertare il concorso dei requisiti stabiliti. E' revocata se la persona commette un delitto

non colposo, entro 5 anni, per il quale sia inflitta la reclusione non inferiore a 3 anni.

La Non Menzione della Condanna nel certificato penale

La concessione è rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice, può essere ordinata,

di norme solo per la prima condanna, con pena detentiva non più di due di 2 anni.

Le Misure di Sicurezza

Le misure di sicurezza sono provvedimenti che mirano a riadattare il delinquente alla libertà

sociale, mettendolo nell'impossibilità di nuocere. Essendo diretta al futuro, essa non è

proporzionata al delitto commesso, ma alla pericolosità del reo. Mentre la pena è fissa, la

misura di sicurezza è indeterminata, cessa col venir meno della pericolosità del reo, e

possono essere applicate anche ai non imputabili.

Si distinguono in due classi: personali e patrimoniali.

Le personali si distinguono in detentive, e sono l'assegnazione ad una colonia agricola o casa

lavoro, ricovero in una casa di cura, in OpG, o riformatorio giudiziario; e non detentive, e sono

la libertà vigilata, divieto di soggiorno in alcuni comuni o province, divieto di frequentare

osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche, espulsione dello straniero dallo stato.

Sono applicate dall'autorità giudiziaria.

Le misure di sicurezza patrimoniali sono la cauzione di buona condotta, che consiste nel

deposito, presso la cassa delle ammende di una somma o nella presentazione di una

garanzia mediante ipoteca. Se non si effettua quanto prescritto il giudice sostituisce alla

cauzione la libertà vigilata; e la confisca, che consiste nell'espropriazione a favore dello stato

delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e quelle che ne sono il

prodotto o il profitto.

L'applicazione delle misure di sicurezza è subordianta a due condizioni: la commissione di un

fatto previsto dalla legge come reato; e la pericolosità del reo. In due casi soltanto le misure di

sicurezza non si applicano senza che si verifichi la prima condizione: nel caso di delitto

impossibile, e cioè il tentativo non soggetto a pena per idoneità dell'azione o per inesistenza

dell'oggetto; l'istigazione a commettere un reato e l'accordo per commetterlo, quando il reato

non sia commesso.

Per quanto riguarda la durata, non è determinata a priori, ma ogni misura ha un "minimum"

stabilito dalla legge, decorso tale periodo il giudice procede al riesame di pericolosità. In base

ad una sentenza della Corte Costituzionale il minimum è scomparso si è disposto che il

magistrato di sorveglianza effettui dei controlli periodicamente. Se dai risultati di essi si

deduce che la pericolosità è cessata, il giudice ordina la revoca della misura di sicurezza, nel

caso contrario egli dispone un esame ulteriore.

Quando la legge stabilisce una misura di sicurezza senza indicarne la specie, il giudice

dispone che si applichi la libertà vigilata, che consiste in una limitazione della libertà

personale. Le Obbligazioni civili nascenti da Reato

Oltre alle pene ed alle misure di sicurezza, dal reato possono derivare conseguenze d'indole

civile. Le princiapali, che hanno carattere generale, sono previste e regolate dal codice

penale e si desumono dal codice civile.

Le obbligazioni civili si possono distinguere in due gruppi:

• Obbligazioni verso lo Stato: l'autore del reato è tenuto, di norma, al rimborso delle


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Penale, Antolisei.
Gli argomenti trattati con particolare attenzione sono: il principio di legalità, il principio della riserva di legge, il principio di tassatività, il principio di irretroattività, i limiti spaziali, i limiti personali, concorso apparente di norme.


.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof gambardella MARCO.

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