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persona)e per delitti di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.Il

patteggiamento non è possibile per i delinquenti abituali,professionali o per tendenza

e i recidivi reiterati.L’aumento della soglia legale di pena porta ad allargare la

possibilità di ottenere il patteggiamento anche per reati più gravi in quanto il limite

edittale può risultare superiore a 10 anni.Con il patteggiamento si rischia però di dare

maggiore privilegio al potere dispositivo delle parti piuttosto che all’intervento del

giudice.

Le misure alternative alla detenzione rappresentano l’espressione del principio del

finalismo rieducativi sancito dall’art.27 c.3 della cost,il che soddisfa anche

l’esigenza di razionalizzazione del sistema penale.Prima della legge di riforma

Gozzini(10 ottobre 1986 n.663)le misure alternative previste dal sistema

penitenziario erano 3(affidamento in prova al servizio sociale;semilibertà e la

liberazione anticipata).La legge Gozzini ha allargato e arricchito il sistema delle

misure alternative,così hanno fatto anche altre leggi.La novità è rappresentata dal

fatto che l’affidamento in prova può essere consentito anche senza l’osservazione

della personalità in istituto.

A)L’affidamento in prova al servizio sociale è la più importante delle misure

alternative;presuppone che sia iniziata l’esecuzione della pena detentiva la quale non

deve essere superiore a 3 anni(art 47 ord.penitenz.)e deve essere anche una pena da

espiare in concreto tenuto conto anche dell’applicazione di eventuali cause estintive.

Il concetto di “pena da espiare in concreto” è da interpretare nel senso che va inteso

come pena non superiore ai 3 anni togliendo da questi 3 anni le pene già espiate o

quelle non più espiabili per il sopraggiungere di cause estintive.Per far si che il

condannato possa essere ammesso all’affidamento in prova occorre che egli abbia

atteggiamenti di chiara consapevolezza di aver commesso fatti delittuosi e occorre

inoltre la presenza di elementi dai quali possa desumersi iniziato il processo di

rieducazione. Se la legge Gozzini da un lato allarga i confini delle misure alternative

alla detenzione dall’altro le restringe per la criminalità organizzata di stampo mafioso

e terroristico. Originariamente l’art 47 c 2 ord. Penit.stabilisce che il procedim si

basa sull’osservazione della personalità condotta almeno per un mese in istituto;ma il

comma 3 successivamente modificato dall’art 2 della legge n.165/1998 consente di

prescindere dall’osservazione della personalità qualora il condannato dopo la

commissione del reato abbia tenuto un comportamento tale da permettere una

prognosi favorevole sulla idoneità della misura a contribuire alla rieducazione del

reo(tale disciplina risulta ancora più favorevole rispetto a quella gia innovativa

introdotta dalla legge Gozzini,che consentiva di prescindere dall’attività di

osservazione del condannato,quando questo dopo un periodo di custodia cautelare

,avesse goduto di un periodo di libertà serbando un comportamento tale da permettere

una prognosi positiva di rieducatività. Questa riforma detta Simeone, con lo scopo di

facilitare l’acceso alla misura dell’affidamento da parte dei condannati in libertà, ha

introdotto una nuova disciplina della sospensione e dell’esecuzione della condanna a

pena detentiva. L’art 656 c.5 del c.p.p. ha stabilito l’automatica sospensione

dell’esecuzione della pena detentiva per preservare lo status libertatis del condannato.

Il condannato deve presentare, dopo essere stato avvisato dal decreto sospensivo,

entro 30 giorni l’istanza di concessione della misura alternativa al tribunale di

sorveglianza. Qual ora la richiesta non venga accolta riprenderà corso l’ordine di

esecuzione della pena. All’atto dell’affidamento è redatto un “verbale” con le

prescrizioni che il condannato dovrà rispettare. La legge Gozzini rende obbligatorie

alcune prescrizioni. Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto con il rischio

però che operi più nel senso del controllo che in quello dell’aiuto.

L’affidamento in prova è revocato quando il comportamento del soggetto appaia

incompatibile con la prosecuzione della prova o perché si è commesso un nuovo reato

o perché sono state trasgredite le prescrizioni imposte. In caso di revoca ci sono state

opinioni diverse se il tempo trascorso in affidamento debba essere considerato come

pena regolarmente eseguita. La giurisprudenza ritiene che il periodo di affidamento in

caso di revoca sia rilevante. La dottrina prevalente ha ritenuto il contrario. La corte

costituzionale è intervenuta con tre sentenze in riguardo all’argomento: con la prima

ha dichiarati illegittimo l’art 47 ord.penit. nella parte in cui non consente che il

periodo di affidamento valga come espiazione di pena in caso di annullamento del

provvedimento di ammissione. Con la seconda ha dichiarato illegittima la stessa

norma nella parte in cui non prevede che valga come espiazione il periodo trascorso

in affidamento nel caso di revoca del provvedimento di ammissione per motivi non

dipendenti dall’esito negativo della prova.Con l’ultima sentenza ha avvallato la tesi

favorevole al computo del periodo passato in affidamento ma dall’altro lato ha

dichiarati illegittimo l’art 47 nella parte in cui non consente al tribunale di

sorveglianza di determinare la residua pena detentiva da espiare tenute in conto le

limitazioni impartite al condannato durante l’affidamento.

L’esito positivo del periodo di prova estingue la pena e ogni altro effetto penale.La

giurisprudenza sostiene che l’omessa revoca non equivale all’esito positivo della

prova;l’esito positivo della prova non estingue né le obbligazioni civili derivanti dal

reato né le pene accessorie.

B)L’affidamento in prova per tossicodipendenti o alcooldipendenti: Se la pena

detentiva,inflitta entro il limite di 4 anni,deve essere eseguita verso un sogg

tossicodipendente o alcooldipendente che stia svolgendo un programma di recupero

o intenda sottoporsi ad esso ,l’interessato può richiedere di essere sottoposto

all’affidamento in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l’attività

terapeutica sulla base di un programma concordato con l’autorità sanitaria o con uno

degli enti.Si è voluto evitare così di debilitare ulteriormente il condannato.Abrogato

l’art 47 bis.

C)La detenzione domiciliare:con la legge 165/98 si è ulteriormente ampliato il limite

di pena(da 3 anni a 4). La corte cost.con sentenza n.215/90 ha dichiarato parzialmente

illegittimo l’art 47 ter nella parte in cui non consentiva la concessione della

detenzione domiciliare al padre che dovesse assistere la prole qualora la madre fosse

deceduta o impossibilitata ad occuparsene.E’ stato poi ridotto da 65 a 60 il limite di

età per gli anziani parzialmente inabili. L’art 47 ter inoltre stabilisce che la pena della

reclusione non superiore a 4 anni e la pena dell’arresto possono essere espiate nella

propria abitazione se si tratta di :a)donna incinta o madre di prole inferiore ai 10 ani

con lei convivente. b)padre esercente la potestà su figli di età inferiore a anni 10

essendo la madre impossibilitata o deceduta.c)persona in precarie condizioni di salute

che richiedono costanti controlli ospedalieri.d)persona di età superiore a anni 60 se

inabile anche parzialmente .e)persona di età minore di anni 21 con comprovate

esigenze di salute,studio,lavoro e famiglia.La detenzione domiciliare può essere

concessa quando non ci sono i presupposti per l’affidamento in prova purché la

misura domiciliare si ritenga adeguata a non favorire la recidiva.Il comma 4 dell’art

47 ter stabilisce le modalità e le prescrizioni che il tribunale di sorveglianza deve

fissare nel disporre la detenzione domiciliare;il comma 5 dello stesso art stabilisce

che il condannato sottoposto al regime della detenzione domiciliare non è altrettanto

sottoposto al regime penitenziario previsto.La revoca della detenzione domiciliare si

ha qualora il sogg non rispetti le prescrizione impostegli.Il periodo trascorso verrà

considerato come pena espiata.

D)La semilibertà:è una parziale limitazione della libertà personale alternata con un

periodo di libertà;più che una misura alternativa essa rappresenta una vera e propria

modalità di esecuzione della detenzione.La semilibertà può essere concessa ab inizio

per le pene detentive brevi(6 mesi).

L’art 50 ord.penit.stabilisce che si può ottenere la semiliberta per le pene lunghe dopo

aver scontato metà della pena;il comma 2 stabilisce che per i condannati per delitti

connessi alla criminalità organizzata può essere concessa la semilibertà dopo aver

espiato almeno due terzi della pena detentiva inflitta.Si ha revoca se il soggetto si

mostra inidoneo al trattamento oppure rimane assente dall’istituto per più di 12h

senza giustificato motivo;è obbligatoriamente revocata se il sogg rimane assente

dall’istituto per più di 12h opp non vi fa rientro.Il tempo trascorso comunque

considerato come pena espiata.L’istituto della semilibertà ha subito alcune

innovazioni in quanto risulta praticamente automatica la sua applicazione se il sogg è

stato condannato a non più di sei mesi;in più non è necessario il controllo della

personalità.

E)La liberazione anticipata:L’art 54 ord.penit.stabilisce che se il condannato a pena

detentiva partecipa in modo convinto all’opera di rieducazione può godere della

detrazione di 45 giorni ogni 6 mesi di pena scontata(per tale computo ci si riferisce a

una valutazione frazionata cioè per ogni singolo semestre).

In caso di revoca l’originaria disciplina dell’art54c.3 stabiliva che la riduzione di

pena veniva revocata in caso di condanna per delitto non colposo commesso nel corso

dell’esecuzione successivamente alla concessione del beneficio;con sentenza

costituzionale n.186/1995 è stato introdotto il principio per cui la liberazione

anticipata è revocabile solo se la condotta del sogg in relazione alla condanna subita

appare incompatibile con il mantenimento del beneficio.

F)I peremessi premio:Le legge Gozzini ha ripristinato questo istituto.L’art30 ter

stabilisce che, ai condannati che hanno tenuto una buona condotta e che non risultano

socialmente pericolosi,il magistrato di sorveglianza sentito il direttore dell’istituto

può concedere permessi premio di durata non superiore a 15 gg per un tot i non più di

45gg per ogni anno di espiazione.Per i minori di età i termini sono di 20 giorni e non

più di 60 totali per ogni anno di espiazione.Il permesso premio infine risulta

differente dal permesso c.d. di necessità il quale è una misura alternativa alla

detenzione mentre il permesso premio è un modo di espiazione della pena fuori dal

penitenziario.Un istituto analogo,fra le misure di detenzione,sono le licenze premio.

G)L’art 4 bis ord.penit.:dispone un trattamento differenziato verso i condannati

appartenenti alla criminalità organizzata.I benefici possono essere concessi nei casi di

coloro che collaborano con la giustizia.

CAP 3

LA COMMISURAZIONE DELLA PENA

La commisurazione della pena prevede la scelta della quantita di pena da infliggere al

reo tra il max e il min edittali e anche il tipo di sanzione da applicare per il reato

commesso(art 132 c.p.)

L’art 132 indica anche il potere discrezionale del giudice e indica il fatto che egli

deve agire nei limiti stabiliti dalla legge nell’applicare la pena e deve indicare i

motivi che giustificano l’uso di tale potere discrezionale(l’obbligo di rispettare i limiti

edittali della pena e l’obbligo di motivazione costituiscono i limiti per il giudice).

La discrezionalità in sede di commisurazione si limiterebbe a proseguire l’opera del

legislatore concretizzandone le scelte.

L’art 133 solo apparentemente indica i criteri di commisurazione della pena capaci di

vincolare il potere discrezionale del giudice,tale disposizione non riesce in realtà a

fornire indicazioni univoche.

Si può parlare di una classificazione sistematica dei criteri di commisurazione

:CRITERI FINALISTICI(fini da raggiungere con l’irrogazione della pena)CRITERI

FATTUALI DI COMMISURAZIONE DELLA PENA(selezionare le circostanze di

fatto che assumono rilevanza)CRITERI LOGICI(per vedere il peso degli indici

fattuali).

L’art 133indica i criteri di commisurazione della pena differenziati a seconda che

afferiscano alla gravità del reato opp alla capacità a delinquere del colpevole.

Art 133 c.1:nell’esercizio del potere discrezionale il giudice deve tenere conto della

gravità del reato desunta da 1)modalità d’azione,2)gravità del danno cagionato alla

persona offesa dal reato,3)dall’intensita del dolo e dal grado di colpa.In una prima

fase prevale l’intensità dell’elemento soggettivo,negli altri due momenti vi sono

valutazioni più intese nell’accezione penalistica.

L’art 133 c.2 tratta la capacità a delinquere.Il giudice durante la commisurazione

della pena deve tenere conto di questa capacità del colpevole desunta da:1)motivi a

delinquere e carattere del reo,2)precedenti giudiziari(sottoposizione a misure di

sicurezza o provvedim di interdizione)e precedenti penali(condanne anteriormente

riportate) del reo,3)la sua vita precedente e fatti antecedenti il reato,4)condotta

contemporanea e susseguente al reato,5)condizioni di vita individuale familiare e

sociale del reo.Si pertanto venuto a creare un dibattito sul fatto se la capacità a

delinquere debba essere proiettata nel passato o nel futuro;si è però stati costretti a

ricostruire il significato della capacità a delinquere mediante il richiamo a elementi

esterni.

I singoli indici fattuali di capacità a delinquere menzionati dall’art133c.2 sono:

A)Motivi a delinquere:il movente è considerato generalmente la causa psichica che

spinge il sogg a delinquere,un impulso o istinto che può anche essere a livello in

conio dello stesso agente.

B)Carattere del reo:il carattere è secondo gli psicologi la combinazione di fattori

“endogeni”(temperamento)ed “esogeni”(ambiente)che contribuiscono a integrare la

personalità.I fattori endogeni spingerebbero l’uomo verso una condotta puramente

animale mentre i fattori esterni verso una completa sottomissione all’ambiente;il

carattere rappresenta una struttura di autocontrollo.Si allude quindi a tutte le

componenti della personalità.(v.punti 3-4-5 sopra).Oggi però si pensa

all’insufficienza dell’art 133,i giudici tendono comunque ad applicare le pene nel

minimo o in prossimità del limite edittale.Appare così la necessità di dare una

rilettura costituzionale dell’art 133.

L’art 27 c.1 Cost riconosce il principio delle responsabilità non solo personale me

anche colpevole diretto alla valorizzazione dell’elemento soggettivo del reato.In bese

alla costituzionalizzazione del principio nulla poena sine culpa si ritiene che il

requisito della colpevolezza vada tenuto in conto anche in fase di commisurazione

della pena;oltre la gravità del reato il giudice dovrà considerare l’intensità del dolo o

il grado della colpa.Il criterio della colpevolezza è quindi guida per la determinazione

della misura massima della pena.Inoltre l’art 27c.1 Cost pone il problema della

commisurazione della pena nell’angolazione del divieto di responsabilità per fatto

altrui;bisogna così evitare che il giudice impartisca pene esemplari e eccessivamente

gravose all’autore singolo del reato(quindi sproporzionate rispetto al suo grado di

colpevolezza)per impedire che soggetti terzi commettano in futuro un reato uguale.IL

comma 3 dell’art27 Cost pone in luce il fatto che nella fase di commisurazione va

tenuto in conto la rieducazione del condannato e questo anche nel momento

dell’irrogazione della pena(quindi non solo durante l’esecuzione.Le esigenza di

prevenzione speciale potranno rilevare soltanto in bonam partem: cioè il giudice

applica una pena meno gravosa quando questo può facilitare il reinserimento sociale

del reo.

Parte della dottrina si preoccupa di sottolineare che,se si include la prevenzione

generale tra gli scopi principali della pena,coerenza imporrebbe di riconoscerle il

medesimo spazio nello stadio della sua concreta irrogazione.

L’art 133bis c.p.introdotto dalla legge di modifica del sist penale 689/81 parla della

commisurazione della pena pecuniaria.Il giudice nella commisurazione della multa o

dell’ammenda deve tenere conto delle condizione economiche del reo le quali sono

già incluse all’interno degli spazi edittali.Il legislatore tra i modelli della pena

pecuniaria ha prescelto quello della c.d. somma complessiva (gli indici di


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Penale, Fiandaca, Musco (cap 2).
Analisi dei seguenti argomenti: divisione delle pene in principali e accessorie, Art. 18: pene detentive o restrittive della libertà personale, le pene sostituive, il patteggiamento allargato, il patteggiamento ordinario.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Fondaroli Desiree.

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