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dell’esperienza tecnica e scientifica quando ci si trova di fronte a situazioni di pericolo

ricorrente su larga scala (circolazione stradale, sicurezza sul lavoro, igiene degli

alimenti) danno (microviolazioni) assume un livello significativo solo in caso di

!il

reiterazione e continuità e quando viene effettuato in assenza di autorizzazioni o in

violazione di prescrizioni. In questo caso si presuppongono tecniche di tutela anticipata

che presentano delle condizioni e dei limiti di legittimità: è accettabile se riguarda la

tutela di beni fondamentali (vita e ntegrità personale); se vengono descritte situazioni

tipiche di pericolo e l’idoneità preventiva delle norme.

Nel caso di illeciti con carica offensiva indiretta (lontana dal danno e dal pericolo concreto)

ci si chiede quali tipi di reazione punitiva siano ammissibili. Nei casi di pericolo astratto il

legislatore può eseguire un’arbitraria ed illegittima dilatazione dei fatti da ricondurre al

modello legale.

N.B.Nel caso di svolgimento di attività senza a prescritta autorizzazione (necessaria per

attestare il corretto svolgimento della funzione di controllo pubblico): tutela diretta delle

funzioni amministrative di governo e controllo di dati interessi. Qui anche se

l’autorizzazione è illegittima, non sussiste il reato di svolgimento di attività non autorizzate.

Le Sezioni Unite: “il giudice penale può disapplicare l’atto amministrativo solo quando

questo sia inesistente (emesso da organo privo del potere di provvedere), illecito (frutto di

attività criminosa), illegittimo.

Struttura del sistema: articolazione su più livelli. Forme di intervento notevolmente anticipato

• per i beni più importanti (per maggiore tutela –es disastri o delitti contro l’incolumità pubblica)

generalmente gestiti in via generale (repressione fatti più gravi) e poi approfonditi e ampliati dai

diversi settori del diritto penale speciale. Per prevenire l’insorgere di situazioni di reale pericolo,

ne sanziona la violazione con contravvenzioni (o illeciti amministrativi).

Principio di precauzione: (art 174 del ‘Trattato istitutivo della Comunità Europea dedicato alle

• politiche ambientali’ ma viene in rilievo anche in altri campi che possono determinare danni

potenzialmente pericolosi per l’ambiente o la salute degli uomini, animali o vegetali). N.B.

bisogna distinguere la ragionevole prudenza dall’irragionevole paura di fronte al nuovo. per il

diritto penale: principio di precauzione volto a legittimare forme di intervento in situazioni di

incertezza scientifica (dubbi sulla pericolosità di certe situazioni o condotte).

REATI OMISSIVI

Omissione= trasgressione (nel senso di non fare) di un comando di agire (che vincola

• internamente le scelte d’azione dei destinatari) un fondamento di legittimazione

!necessario

dei comandi. N.B.Il fine dei reati di omissione non è tutelare un bene preesistente ma

promuovere il progresso ed il benessere collettivo. Ad es le prestazioni possono essere

legittimamente imposte sotto minaccia di pena solo se riguardano la tutela di interessi e se la

loro mancata esecuzione espone ad offesa o messa in pericolo (es omissione di soccorso –art

593 c.p-).

L’imposizione di comandi ad agire evoca esigenze e vincoli di solidarietà e di cooperazione

• (anche art 2 Cost riconosce diritti inviolabili in relazione al singolo ma anche alle formazioni

sociali, richiedendo l’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e

sociale). omissivi= reati propri (tranne omissione di soccorso) che implicano una

!reati

responsabilità per omissione in quanto l’obbligo di attivarsi è strettamente connesso con

particolari interessi di terzi o della collettività.

Reati di pura omissione: si esauriscono nell’incriminazione della condotta omissiva. In questo

• caso il comando di agire non può essere incondizionato: il dovere di attivarsi, a carico di

chiunque, sussiste solo in presenza di un determinato presupposto di fatto (omissione di

soccorso:obbligo di chiunque di attivarsi in caso di persona in pericolo) tipica =

!situazione

insieme dei presupposti (definibili, se non tipicizzati dalla norma, con il mezzo

dell’interpretazione) da cui scaturisce l’obbligo di attivarsi. [es nel cod penale: omissione di

soccorso, omissione dolosa di collocare apparecchiature antinfortunistiche, delitti di omessa

denuncia, rifiuto di atti d’ufficio; molti di più sono nelle leggi speciali nell’ambito delle

contravvenzioni].

Reato commissivi mediante omissione (o reato omissivo improprio): art 40.2 c.p.: “non

• impedire un’evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Si parla di

sottofattispecie inserite entro fattispecie di parte speciale (forma base: reato commissivo). Sono

necessari, in questo caso, l’obbligo giuridico di agire e i profili della causalità (distinti tra loro).

Parlando della causalità dell’omissione: è necessario riscontrare l’esistenza del nesso causale

(secondo il paradigma sine qua non) tra l’evento verificatosi e gli antecedenti positivi

dell’evento (modello della condizione necessaria la causalità dell’omissione).

!individuare

Tale paradigma non si può verificare che l’azione omessa avrebbe avuto per effetto

l’impedimento dell’evento (cosa che si deve verificare tenendo in considerazione l’evento

concreto così come si è verificato in un dato tempo e in un dato modo) obiettivo: evitare che

restassero impuniti inadempimenti colpevoli quando vi è in gioco la vita umana o, comunque,

quando sono coinvolti interessi penalmente protetti (!posizioni di garanzia definite da principi

espressi o desumibili in via interpretativa e contenuti nelle leggi e poi anche nelle disposizioni

con efficacia vincolante, in negozi giuridici,…). Diverse sono le posizioni di garanzia:

Posizioni di protezione: definite con riguardo agli interessi tutelati (protezione di

o interessi dei soggetti da determinati pericoli) di persone incapaci di provvedere

!tutela

a se stessi per età , infermità o altra causa (in situazioni di pericolo):

▪ Posizione di garanzia dei genitori (naturali, adottivi, o rappresentanti, tutori,..)

garanti dell’interesse dei figli minori. Tale posizione, se assunta dalle, ad es, baby

sitters o dalle badanti, non ha un fondamento legale ma negoziale. Si parla anche,

in questi casi, di ipotesi di incapacità relativa, dove cioè il soggetto non è

incapace ma accetta di correre un rischio affidandosi ad una persona competente

(caso della guida alpina)

▪ Doveri di cura e di soccorso: ci si riferisce, ad es, a medici di guardia o di pronto

soccorso, e in generale all’esercizio delle professioni sanitarie, dove un

soggettosi prende carico (per il ruolo che riveste) di garantire l’interesse di terzi.

Posizioni di controllo: definite con riguardo a particolari fonti di rischio che il garante

o deve controllare non producano danni o situazioni contrarie alla legge (del

!controllo

proprietario, custode o usufruttuario) su cose pericolose e soprattutto sullo svolgimento

di attività pericolose.

Doveri di impedimento dei reati altrui: soggetti garanti destinatari di comandi di attivarsi

o e responsabili per conseguenze penalmente rilevanti di un’omissione colpevole. !si

parla di una sorta di posizione di protezione (genitore) solo che l’impedimento è qui

commesso da un terzo. Controversa è la posizione di garanzia della figura del poliziotto

in quanto non soddisfa i caratteri di determinatezza e specialità necessari per parlare di

responsabilità per omissione. Tali caratteri sono invece presenti se si parla di servizi di

scorta (creando problemi dottrinali dovuti alla somiglianza tra il lavoro di poliziotto e

quello di chi si occupa della scorta di altro soggetto). In ogni caso l’es più idoneo è

quello dei soggetti responsabili di una struttura organizzativa (amministratori e sindaci

di società) nei confronti dei loro sottoposti in merito a reati propri del diritto penale

societario e fallimentare, a reati patrimoniali a danno di terzi commessi nell’attività della

società. In questo caso viene tenuto in considerazione il dolo (=consapevolezza e

volontà di restare inerte di fronte alla commissione di un delitto) che si può riscontrare

ad es nel caso di un direttore periodico o un editore o uno stampatore per reati commessi

con il messo della stampa.

PARTE 4: CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

Tipicità del fatto= indizio di illiceità della giustificazione (=esclusione obbiettiva

!problema

dell’illiceità del fatto; situazioni e condizioni in presenza delle quali la realizzazione di un fatto

penalmente tipico non sia contraria al diritto –es l’agire in situazioni di necessità o il consenso

dell’avente diritto). in cui le esigenze di tutela incorporate in fattispecie di reato

!situazoni

vengono in conflitto con altri interessi che l’ordinamento reputa prevalenti al punto da valutare non

illeciti fatti conformi ad un tipo di reato bilanciamento di interessi (quello tutelato dalla norma

incriminatrice e quello esterno considerato prevalente dall’ordinamento giuridico).

N.B. la non punibilità di un fatto conforme ad un tipo di reato può avvenire per:

Cause di giustificazione fatto lecito

o No fatto lecito:non

Scusanti soggettive: ragioni che fanno venir meno la colpevolezza per il fatto

o esclude conseguenze

Ragioni circa l’opportunità o l’inopportunità del punire

o giuridiche non penali

o Previsione per legge (purchè vi sia un fondamento costituzionale)

o Per la valutazione in riguardo al principio di eguaglianza

o Non punibilità a priori (per immunità personali di diritto pubblico o internazionale)

o Non punibilità per cause sopravvenute alla consumazione del reato

Fonti della giustificazione o della non punibilità possono essere:

o Fonti sublegislative in deroga a leggi che prevedono precetti e sanzioni penali (cosa legittimata

da una legge alla quale può essere ricondotto l’effetto scriminante)

o Attribuzioni di diritti o doveri in via analogica (se consentito dai principi generali dei diversi

settori dell’ordinamento). Mancano qui applicazioni concrete.

o Cause di giustificazione presenti nel cod penale: legittima difesa, stato di necessità, uso

legittimo delle armi,…)

N.B. le cause di giustificazione hanno rilevanza oggettiva (=l’illiceità del fatto è esclusa per

l’intero ordinamento giuridico). Non hanno valenza le motivazioni del soggetto agente ma solo il

bilanciamento degli interessi operato dall’ordinamento giuridico.

Art 51 c.p. “l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere, imposto da una norma guridica o

da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità” realizzazione del fatto

!la

concreto, conforme ad un determinato tipo di reato, è giustificata se inerente al contenuto tipico del

diritto o del dovere (es. privazione della libertà prevista dall’autorità giudiziaria) l’effetto

scriminante è prodotto se la lesione di interessi penalmente protetti fa parte del contenuto tipico del

diritto.

Fonti del diritto o del dovere discriminante: norme giuridiche competenti a porre diritti o doveri,

leggi regionali e comunitarie, la Costituzione,... IMP è l’attenzione ai diritti costituzionalmente

garantiti (libertà di manifestazione del proprio pensiero come discriminante dei delitti contro

l’onore) e ad ogni comportamento validamente autorizzato dall’ordinamento giuridico.

Il dovere:

o Deve avere come contenuto tipico la realizzazione del fatto concreto corrispondente ad un

determinato tipo di reato

o Può derivare da una norma giuridica o da un ordine dell’autorità (con ad oggetto l’imposizione

di una determinata condotta)

o È legittimato dalla legge che autorizza un soggetto a porre il comando e ne obbliga un altro ad

eseguirlo sotto minaccia di sanzione. Nel caso vi sia un istigatore o un mandante l’autore

dell’ordine è autore (seppure mediato) del reato e, a tale titolo, ne risponde (art 51 c.p).

L’esecutore, prima dell’esecuzione, deve verificare che l’ordine cui risponde proviene da

un’autorità a cui è tenuto ad obbedire e che tale ordine non si manifestamente criminoso.

IL CONSENSO DELL’AVENTE DIRITTO: Art 50: “Non è punibile chi lede o pone in pericolo un

diritto, con il consenso della persona che può validamente disporne”.

Vi sono numerose attività lecite che diventano illecite se realizzate contro il consenso (art 610c.p. :

delitti contro la libertà morale). Si pensi alla differenza tra un rapporto consenziente ed uno stupro o

tra un taglio di capelli di un parrucchiere al suo cliente ed uno imposto con violenza e minaccia (per

punizione) giuridico riconosce come decisiva la volontà libera di colui che

!l’ordinamento

può legittimamentedisporre dell’interesse penalmente protetto nel caso concreto (art 50) !

due interessi (quello penalmente tutelato e il diritto di libertà) in capo allo stesso soggetto. N.B.La

questione del consenso scriminante non si pone per reati posti a tutela di interessi pubblici (secondo

ordinamento giuridico) in quanto questi non possono essere lesi. Per questo motivo non vi è

consenso discriminante nel caso di reati che offendano sia un interesse privato (che può essere

caratterizzato da consenso) sia uno pubblico (che non può venir meno). N.B.vi sono però norme

penali che incriminano dati fatti malgrado il consenso prestato dal soggetto coinvolto (omicidio del

consenziente, usura, atti sessuali con minorenne,…) –che comunque determina una riduzione della

pena-. Il consenso per avere efficacia scriminante:

o Dev’essere validamenteprestatodal titolare deldiritto disponibile

o Non richiede requisiti formali

o Deve presupporre la capacità naturale di chi presta il consenso (in grado di valutare le

conseguenze) libera e non viziata (non vi dev’essere incapacità ne vizio della volontà

!volontà

–dovuto a coercizione, minaccia, infermità di mente, abusodi stupefacenti,…)

o Revocabile in qualsiasi momento

o Non dev’essere noto all’autore del fatto se le cause di gustificazione operano oggettivamente.

o Riconosciuto il consenso presunto (=consenso non espresso ma il soggetto agente ritiene che il

consenso sarebbe stato dato se si fossero conosciute le circostanze –il vicino entra

nell’appartamento altrui per fermare una grave perdita d’acqua o un incendio-).

N.B. Attività medico chirurgica e attività sportiva: sono lecite e permettono l’esercizio di libertà

medica rileva il “consenso informato” del paziente che dev’essere messo nella condizione di

conoscere sviluppi e conseguenze di un eventuale intervento per poter scegliere se sottoporvisi o

meno. Per le persone incapaci il consenso può essere dato da chi ne abbia cura: genitore o tutore

del paziente = condizione di liceità dell’esercizio dell’attività terapeutica su persone

!consenso

determinate (il consenso può non sussistere nel caso di incapacità di prestarlo del paziente che si

trova in una situazione di grave pericolo). Ciò non vale per le professioni e istituzioni sanitarie che

si occupano della tutela della salute in quanto bene costituzionalmente garantito (diritto de singolo e

interesse della comunità, art 32 Cost). N.B.in relazione ad eventi che cagionino, seppure a fin di

bene, alterazioni funzionali (es intervento chirurgico), il consenso acquista dunque valenza di

causa di giustificazione in senso proprio. N.B. la volontà del paziente fonda e limita i doveri di cura

del medico (se il paziente rifiuta il un trattamento ritenuto necessario dal medico questo non può

imporlo coattivamente).

Anche per l’attività sportiva il consenso può costituire causa di giustificazione ad es negli sport più

violenti (il pugilato). Sia nell’attività medica che in quella sportiva rileva l’elemento della colpa (un

eventuale incidente non è, comunque, coperto dal consenso prestato). Oltretutto l’art 5 c.c.: “gli atti

di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente

dell’integrità fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon

costume”. Tale art è stato ridimensionato permettendo: atti di dispsizione negoziale del proprio

corpo (donazione di sangue per trasfusione), di evitare esiti peggiori alla diminuzione permanente

dell’integrità fisica (amputazione di un arto in cancrena), asportazione di parti del corpo che si

autoriproducono (sangue),…

Consenso e problemi di fine vita: il consenso alla privazione della vita non ha efficacia

scriminante severa (sepur meno grave di quella prevista per omicidio volontario) –anche

!pena

per istigazione e aiuto al suicidio. Emerge la delicata questione dell’eutanasia (=buona morte) in

cui si scontrano il diritto alla vita e il diritto di un soggetto a non curarsi 579: “ divieto di

!art

eutanasia attiva” anche consensuale volta ad accellerare il processo verso la morte. È, invece,

lecita l’eutanasia passiva consensuale (omissione, richiesta dall’interessato, di un trattamento

terapeutico adeguato e necessario per il mantenimento della vita). legittimità di una cura volta

!la

ad alleviare le sofferenze, piuttosto che a prolungare la vita del paziente ad ogni costo, può essere

fondata sul dovere giuridico di alleviare le sofferenze, ove in tal senso sia la volontà

dell’interessato.

N.B.l’interruzione del rapporto terapeutico è ammessa, secondo criteri definiti dalle Sezioni Unite

civili della Corte di Cassazione nel caso di persona in stato vegetativo irreversibile da ormai più di

15 anni, dietro richiesta del rappresentante legale che tiene conto della volontà espressa

dall’incapace prima della perdira della coscienza, del suo stile di vita,delle sue inclinazioni e

convinzioni etiche, religiose, culturali,…

Art 50: “la scriminante del consenso può valere anche in relazione all’esposizione a

pericolo” (viene comunque mantenuto l’obbligo di diligenza, perizia, prudenza soprattutto dove

sono in gioco la vita o l’incolumità personale).

RAGIONI GIUSTIFICATE IN SITUAZIONI DI NECESSITA’:

1. Legittima difesa: art 52: “non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato

costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di

un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionale all’offesa” legittima difesa

!la

privata è un diritto della persona a tutela di quei diritti costituzionali inviolabili (vita, integrità,

libertà,…) che l’ordinamento deve riconoscere (!interessi legati alla lotta contro l’illecito e a

funzioni di prevenzione generale). La legittima difesa di un diritto altrui è poi connessa ai

principi di solidarietà e uguaglianza ed è persino un dovere per i corpi di polizia. Presupposto

della legittima difesa: Pericolo (=situazione di fatto che rende probabile il danno) attuale (in

atto= già radicato e riconoscibile nella condotta dell’aggressore e non ancora cessato –

altrimenti vendetta o ritorsione-) di un’offesa ingiusta (contraria al diritto; che aggredisce il

diritto di altri, persone fisiche o giuridiche). N.B. non rientra la difesa privata di beni collettivi

o a titolarità diffusa, la cui tutela spetta esclusivamente alla pubblica autorità.

Per quanto riguarda i requisiti della legittima difesa: •necessità di difesa; •proporzione tra offesa

e difesa; limite di tollerabilità etico-sociale in cui si valuta la proporzione in riferimento ai

!

beni in conflitto (l’offesa cagionata dalla difesa non dev’essere superiore a quella causata

dall’agressore) e tenendo in considerazione la gerarchia di valori espressa dall’ordinamento ed,

in particolare, in riferiento alla Cost (art 2 –diritti inviolabili di rango superiore); !preminenza

dei diritti fondamentali su quelli ad es patrimoniali (che comunque ammettono l’ipotesi di

legittima difesa per tutelarli –es reazione rivolta a cose e non a persone e finalizzata, ad es, al

recupero di quanto è stato sottratto).

La legittima difesa nel privato domicilio: legge 59/2006 “diritto all’autotutela in un privato

domicilio” + art 52 c.p: “nei casi previsti dall’art 614.1/.2 sussiste il rapporto di proporzione

(l’offesa legata alla difesa non dev’essere sproporzionata rispetto a quella causata

dall’aggressione) se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi indicati all’art 614 usa

un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere •la propria o altrui

incolumità •i beni patrimoniali propri o altrui quando non vi è desistenza (attualità del

pericolo di offesa ingiusta) e vi è pericolo di aggressione (con conseguente danno

all’incolumità della persona). N.B. oltre al domicilio si parla di luoghi in cui è esercitata

un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Anche qui (legittima difesa speciale)

rileva l’elemento dell’attualità (non è ammessa la difesa anticipata) e quello della necessità della

difesa. N.B.la legittimità della difesa è legata a: attualità del pericolo d’offesa ingiusta,

necessità di difesa, proporzione. Non dipende dalla legittimità della situazione in cui l’aggredito

si trova (difesa legittima anche se attuata con un’arma illegittimamente detenuta). Da ribadire il

fatto che la difesa è legittima quando il pericolo di aggressione alla persona emerga da una

concreta situazione di fatto (l’avente diritto non può sparare ad una zingarella entrata in casa per

rubare, ma potrà reagire contro un intruso che impugni armi).

Altra questione è quella degli “offendicula” =predisposizione di strumenti atti ad offendere (filo

spinato, cani da guardia,…) chi superasse il limite cui questi sono posti a protezione della sfera

privata parla di una sorta di difesa preventiva. Tuttavia è vietato cagionare danni a terzi

!si

diritto di difesa della proprietà non basta a risolvere il problema della giustificazione che,

!il

quindi, si valuta in relazione alla legittimità o meno della predisposizione degli offendicula

(rileva la colpa: chi predispone gli offendicula deve rispettare certe regole cautelari –es

segnalazione della loro predisposizione- affinchè non sia prevedibile la concreta causazione

dell’evento).

2. stato di necessità: art 54: “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato

costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla

persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il

fatto sia proporzionato al pericolo”. (ad es se vi sono due naufraghi che si contendono l’unica

tavola di salvezza, trovandosi entrambi nella medesima situazione, non rileva chi riesce a

salvarsi a discapito dell’altro) del fatto commesso rispetto al pericolo, esclusione

!proporzione

dell’obbligo di risarcimento del danno ma viene prevista una indennità rimessa all’equo

apprezzamento del giudice (esclusa nel caso di legittima difesa) l’azione in stato di necessità

impendibile. Le differenze e analogie essenziali tra legittima difesa e lo stato di necessità sono:

a. la prima è una difesa contro l’aggressore, la seconda è un’azione di salvataggio con

sacrificio di interessi di terzi.

b. Entrambe: necessità di salvare o difendere diritti

c. Difesa più stringente quando, anziché l’aggressore, sono coinvolti terzi innocenti

d. Elementi comuni: necessità (di difendersi da un aggressore e di salvarsi da un pericolo),

l’attualità del pericolo, la proporzione (tra offesa e difesa)

e. Comprendono anche il “soccorso di necessità” per il salvataggio di terzi.

f. Il rapporto di proporzione è più rigido nello stato di necessità in quanto l’agente e il

terzo hanno pari dignità, mentre nella legittima difesa si guarda di più alla tutela

dell’aggredito piuttosto che a quella del’aggressore.

g. Legittima difesa: difesa di qualsiasi diritto. Stato di necessità: solo per pericolo attuale di

grave danno alla persona.

h. Nello stato di necessità il pericolo non deve essere stato volontariamente causato né

altrimenti evitabile

i. Responsabilità per delitto colposo se il pericolo è stato creato per colpa.

Altrui minaccia: art 54.3: “l’esimente si applica anche quando lo stato di necessità è

determinato dall’altrui minaccia, e che in tal caso, del fatto commesso dalla persona

minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo. libertà morale del minacciato è

!la

fortemente schiacciata ma non annullata del tutto non qualsiasi minaccia vale per parlare di

stato di necessità (valgono solo quelle che facciano seriamente temere, in caso di disobbedienza,

l’attuazione della minaccia con l’inflizione di un danno grave alla persona non esistono vie

!+

alternative + proporzione del fatto rispetto al pericolo minacciato). N.B. non basta un grave e

urgente bisogno (economico) per integrare i presupposti dello stato di necessità.

Il dovere di soccorso presenta alcune peculiarità con lo stato di necessità. In questo caso, però,

si parla di doveri di attivarsi previsti da disposizioni la cui inosservanza implica l’attribuzione di

sanzioni penali. Rilevano maggiormente, in questo caso, le posizioni di garanzia cui sono

preposti soggetti appartenenti alle forze di polizia, vigili del fuoco o gli esercenti le professioni

sanitarie.

Problematica è la questione se sia o meno possibile un soccorso di necessità contro la persona

che si vuole soccorrere e la cui volontà è quella di andare contro il proprio interesse alla vita e

all’integrità (vuole suicidarsi o non vuole sottoporsi a cure ritenute necessarie per la sua salute).

In questo caso la volontà di chi soccorre non può essere imposta coattivamente; vi sono tuttavia

alcune eccezioni peviste da istituti legali particolari (trattamenti sanitari obbligatori).

N.B. l’esimente generale dello stato di necessità non può essere invocata come clausola generale

che consenta deroghe al principio di legalità nello svolgimento di funzioni pubbliche

(mantenute una linea di trattativa, per salvare persone sequestrate, e di fermezza, per non cedere

a richieste di gruppi eversivi).

3. uso legittimo delle armi: art 53 c.p.: “non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di

adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso (a qualsiasi persona

che gli presta assistenza) delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto

dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’autorità”. Anche

per i pubblici ufficiali (cui il ricorso alle armi e alla coazione fisica è legittimato dalla attività

svolta) vittime di lesioni ingiuste vale la legittima difesa. IMP è che la coazione fisica è

giustificata solo come risposta necessaria (violenza in senso proprio o minaccia contro il

pubblico ufficiale) risolvibile solo in questi termini. Giustificative della reazione coattiva della

forza pubblica sono la resistenza attiva –forza- o passiva –fuga-. Quest’ultima, però, non

autorizza al ricorso alle armi (non vi sarebbe proporzione). il ricorso alle armi deve costituire

l’ultima ratio nel rispetto del principio della scelta del mezzo più blando per far si che l’uso

della coazione sia governato dal principio di proporzione o di bilanciamento degli interessi (a

tutela dell’interesse pubblico preminente). A giustificare l’uso della coazione e delle armi

sembra essere la pericolosità dell’individuo (in quanto adotta reazioni che mettono in pericolo la

vita o l’incolumità altrui).

Imp: la legge 152/1975 legittima l’uso delle armi da parte dei pubblici ufficiali “comunque per

impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro

aviatorio, ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di

persona” (tipiche situazioni di soccorso difensivo rientranti nella legittima difesa di diritti

altrui).

IMP: nel caso di un aereo dirottato per essere utilizzato come arma (es 11 settembre 2001) non

è consentito alla forza pubblica abbatterlo per evitare la orte di un maggior numero di persone in

quanto tutti gli individui innocenti coinvolti hanno pari dignità.

PARTE V: LA COLPEVOLEZZA

Colpevolezza= concezioni, condizioni, principi circa l’attribuzione di responsabilità all’autore del

fatto-reato 27.1 Cost: “la responsabilità penale è personale” : si passa da una responsabilità

!art

oggettiva (attribuita solo in caso di realizzazione obbiettiva del fatto materia le vietato) ad una

responsabilità soggettiva: il fatto deve presentare tutti gli estremi di reato e non vi devono essere

obiettive giustificazioni. Della colpevolezza si distinguono una concezione:

psicologica: relazione soggettiva dell’agente con il fatto antigiuridico (dolo e colpa)

• normativa: esigenza di articolare il giudizio di colpevolezza su più livelli della

• !graduazione

pena a seconda della maggiore o minore gravità del reato. Oltre al dolo e alla colpa si

considerano altri elementi che sono stati necessari per la normale motivazione dell’agente.

Es: un bancario ruba soldi nella banca in cui lavora per sostenere la sua numerosa famiglia; un

banchiere ruba la stessa somma per uno svago con la moglie. In entrambi i casi si parla di dolo ma

cambia il giudizio di colpevolezza (il banchiere è più rimproverabile rispetto al bancario)

la concezione normativa.

!preferita

Il messaggio è quello che ciascuno è responsabile delle proprie azioni e ne risponde in base al

principio di legalità (azioni che sono considerate illecite per legge) e a quello di colpevolezza (solo

la realizzazione voluta o colposa può giustificare interventi (rieducazione o altro) intesi ad incidere

sugli atteggiamenti dell’agente la definizione del principio di colpevolezza ed i suoi

!per

contenuti vengono in rilievo un approccio:

funzionale: parte dagli scopi della pena delineati in base agli obbiettivi della società

• (considerazioni preventive)

garantista: diritto di protezione degli individui responsabilità penale può essere riferita solo

• !la

ad atti ed eventi la cui realizzazione rientri nella possibilità di controllo personale del soggetto

(con esclusione di incapaci e di chi non ha la facoltà di controllare le proprie azioni).

Questi due approcci convivono intrecciandosi: si guarda sia all’aspetto sociale sia all’individuo

singolarmente considerato.

I criteri generali di imputazione di un illecito sono:

il dolo: volontarietà cui corrisponde la forma più grave di pena

• in quanto aggressione di interessi tutelati dalla legge

la colpa: negligenza.

• Richiedono una previsione legale

La preterintenzione: realizzazione di un evento non voluto quale

• ad hoc

conseguenza di una condotta illecita voluta.

essere puniti dalla legge per aver commesso un delitto bisogna averlo commesso con

!per

dolo, colpa o preterintenzionalità (art 42.2 c.p.). Bisogna, però, tenere in considerazione la

maggior gravità dell’azione dolosa rispetto a quella colposa: si pensi all’omicidio: •art 575 prevede

per l’omicidio doloso un min di 21 anni di reclusione •art 589 prevede per la causazione colposa

della morte di un uomo la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

L’intervento penale incorre in caso di dolo; la responsabilità per colpa può essere aggiunta per un

maggiore bisogno di protezione di interessi tutelati di maggior rilievo (incolumità personale o

pubblica) o per una maggiore gravità di forme di messa in pericolo.

N.B. nelle contravvenzioni è sufficiente la colpa in quanto sono meno gravi sono le sanzioni

connesse e perché la maggior parte dei reati contravvenzionali sono reati di pericolo astratto

(violazione regole cautelari).

Art 43 c.p. (elemento psicologico del reato):condizioni di applicabilità e di esclusione

dell’imputazione per dolo o colpa.

Art 27.1 Cost: “la responsabilità penale è personale” costituzionalizzazione del principio di

colpevolezza: il soggetto sottoponibile a pena è l’autore o il coautore del fatto illecito (funzione di

garanzia per chi non commette fatto illecito). La Corte Cost, con sentenza n 364/1988 ha applicato

il principio di colpevolezza per dichiarare la parziale illegittimità dell’art 5 c.p sostenendo che

“l’ignoranza della legge penale non scusa tranne se si tratti di ignoranza inevitabile”.

IL DOLO: volontarietà nella realizzazione del fatto illecito. Art 43 c.p.: “il delitto è doloso

quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione o omissione e da cui la

legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza

della sua azione o omissione”. Vi sono poi altri artt (5,44,47,59) dolo=presupposto della

responsabilità penale in quanto è stata violata una regola di condotta specificatamente finalizzata ad

evitare il prodursi di un fatto di quel determinato tipo.

Oggetto del dolo: fatto costitutivo di reato conoscenza e la volontà del soggetto agente

• !la

devono abbracciare gli elementi essenziali del fatto, da cui dipende la tipicità penale del fatto.

dunque la volontà di realizzazione. Sono invece estranei gli aspetti affettivi ed

!rileva

emozionali (che hanno spinto il soggetto ad agire). Tutt’al più questi rilevano, incidendo sulla

intensità del dolo, nella commisurazione della pena (circostanze aggravanti ed attenuanti)

è richiesta (per il dolo) la conoscenza della tutela giuridica di un interesse, ma può

!non

richiedersi la consapevolezza della lesione di un interesse (! comprensione degli elementi

tipici della situazione descritta dal legislatore).

Può essere generico, di pericolo (reati di pericolo), di danno (reati di danno). Ma soprattutto si

• distingue in dolo:

Intenzionale: la realizzazione del fatto tipico è un risultato che l’agente aveva di mira (es

o killer che ha agito con l’intento di uccidere) e coincide con il fine ultimo dell’agire o con

un momento intermedio necessario per arrivare al fine (uccisione della scorta per rapire

un uomo politico).

Diretto: rappresentazione certa del fatto delittuoso quale conseguenza della propria

o azione anche se la realizzazionedel fatto delittuoso non sia un obbiettivo avuto di mira

(anche se altamente probabile): un uomo per riscuotere il premio assicurativo (fine)

decide di bruciare la propria casa (dolo intenzionale) pur sapendo che dentro ci sono

persone che potrebbero essere coinvolte (alta probabilità diretto).

!dolo

Alternativo: forma di dolo indiretto che si ha quando l’agente prevede, come

o conseguenza certa (dolo diretto) o possibile (dolo eventuale) della suacondotta il

verificarsi di due eventi, ma non sa quale si realizzerà in concreto (Tizio spara a Caio

volendo indifferentemente ferirlo o ucciderlo).

Eventuale: l’agente, pur non volendo l’evento, accetta il rischio che esso si verifichi

o come risultato della sua condotta (nella speranza ciò non accada aggravata).

!colpa

Non rileva l’atteggiamento emozionale negativo (l’agente ‘non voleva’). Bisogna tenere,

invece, conto della percezione alterata della realtà derivante da un wishful thinking

(illusione) che abbia impedito il formarsi di una previsione dell’evento che altrimenti vi

sarebbe stata imp: •contenuto cognitivo del dolo eventuale: il verificarsi del fatto

delittuoso deve presentarsi come conseguenza seriamente possibile dell’azione

dell’agente (l’accettazione dell’evento presuppone che l’evento sia oggetto di una

rappresentazione altrettanto ben definita che nelle altre forme di dolo) •contenuto

volitivo del dolo eventuale: formula di Frank “il dolo eventuale sussiste se, in base

all’analisi del carattere del reo e al modoin cui egli ha perseguito il suo fine concreto,

risulta che il soggetto avrebbe agito ugualmente anche se avesse previsto il risultato

lesivo come necessariamente connesso alla sua azione”; se il reo si astiene dal compiere

l’azione: “colpa con previsione”. Questa formula rileva, più che altro, a fini probatori in

quanto è imp come un soggetto ha preso posizione di fronte ad un fatto concreto e non

come si sarebbe comportato nel caso le condizioni fossero state diverse (Pulitanò).

N.B. imp è la distinzione tra colpa cosciente e dolo eventuale. Entrambi hanno in

comune l’elemento della previsione dell’evento, tuttavia, •nella colpa cosciente l’agente

si prefigura le conseguenze delle sua azioni ma ritiene, con colpa, che non si

realizzeranno (un conducente effettua un sorpasso valutando male la distanza con il

veicolo della carreggiata opposta); •nel dolo eventuale l’agente ritiene seriamente

possibile il verificarsi del fatto e agisce accettando tale eventualità (il latitante che, in un

posto di blocco, sperona una automobile causando la morte, prevista, di un milite).

Specifico: l’agente si prefigge di conseguire una finalità mediante la realizzazione del

o fatto, ma non è necessario che si realizzi perché il reato sia consumato (art 630:

sequestro di persona a scopo di estorsione –anche se il profitto, pagamento per la

liberazione, non sia stato conseguito).

Accertamento del dolo: inanzitutto si parla dell’esigenza di una prova certa al di là di ogni

ragionevole dubbio. A tal fine bisogna analizzare elementi esterni (caratteristiche concrete del fatto)

per verificare la consapevolezza e volontà dell’agente. Oltretutto si fa riferimento (anche per il

passaggio da colpa a dolo –eventuale-) alla teoria dei segnali d’allarme i quali, se non considerati,

determinano un addebito di dolo rispetto agli illeciti commessi da organi di gestione (che hanno

doveri di vigilanza e controllo). Il passaggio dalla colpa al dolo si ha in questo caso si ha quando

tali organi assumono un’atteggiamento di inerzia di fronte a segnali di allarme valutati come segnali

di specifici fatti.

Il dolo nei reati: •omissivi: qui il dolo è dovuto ad una dimensione negativa (il non fare) in

relazione a situazioni cui la legge riconnette il dover agire. N.B. necessaria la conoscenza di tale

situazione tipica + volontà di non compiere l’azione doverosa (es omissione di soccorso)

•commissivi mediante omissione: il dolo richiede qui la conoscenza della situazione tipica (con

obbligo di agire) + la volontà di non impedire l’evento (astenendosi da un’azione impeditiva).

LA COLPA: negligenza, disattenzione, non volontarietà che hanno condotto ad un fatto illecito. art

43 c.p.: “il delitto è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è

voluto dall’agente e si verifica a causa di negligeza o imprudenza o imperizi (regole di

comportamento), o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini, discipline o regole cautelari

(con fini preventivi)”. Per i delitti la responsabilità per colpa riguarda i delitti d’evento (contro la

vita, l’integrità fisica e l’incolumità pubblica); nelle contravvenzione rilevano i reati di mera

condotta. sono valutate contemporaneamente ciò che è tipizzato dalla norma penale e le regole di

diligenza pertinenti all’attività di volta in volta considerata.

Regole cautelari = precetti (fondati sul sapere scientifico) volti ad orientare la condotta dei

consociati secondo adeguati standard di diligenza di •determinatezza prevista dal

!esigenza

principio di legalità •previa riconoscibilità prevista dal principio di colpevolezza.

prevedibilità e prevenibilità valutate sulla base di •situazione personale dell’agente al momento

dell’azione (individualizzazione); •criteri generali che delineano la situazione in cui si trova

l’agente concreto (generalizzazione). || tutto viene delineato guardando ad un agente ideale (il

!il

buon imprenditore, il buon automobilista,…) per poi applicare quanto definito all’agente concreto

di affidamento: chi svolge una certa attività si assume la responsabilità relativa al saper

!principio

riconoscere e affrontare i rischi inerenti a quella attività (con diligenza e capacità). Chi non possiede

le necessarie capacità, competenze, abilità, risponde, in caso di non astensione con conseguente

causazione di un danno, di colpa per assunzione parla di analizzare a quali regole (di diligenza,

!si

di fare, di non fare,..) e a quali doveri di sapere l’agente fosse tenuto al momento del fatto. N.B. il

caratterecolposo ricorre sia nel caso di mancato riconoscimento dei rischi riconoscibili

(automobilista che non ha visto un segnale stradale regolamentare e ha causato un incidente) sia di

mancata adozione di comportamenti idonei a fronteggiare, ridurre o neutralizzare il rischio

(imprenditore di un’industria che produce emissioni pericolose e che non adotta le misure

necessarie per ridurre l’esposizione a queste dei suoi lavoratori).

Le regole cautelari sono poste da: •leggi (si pensi alla sicurezza del lavoro); •regolamenti

(=disposizioni di carattere generale emanate dalla pubblica autorità); •ordini (disposizioni di

carattere individuale) e discipline (=disposizioni di carattere generale) emanate dalla pubblica

autorità o da soggetti privati in relazione a particolari attività o a situazioni particolarmente

pericolose. si parla di colpa: •specifica (inosservanza di regole codificate) •generica

(inosservanza di refole di diligenza non formalizzate).

Ancora le regole cautelari possono essere: •rigide: i presupposti ed il contenuto del dovere sono

oggetto di puntuale descrizione. Altrimenti le regole vengono dette • elastiche. Anche le regole

cautelari rigide presentano alcune eccezioni in cui il dovere di osservanza viene meno in quanto

causerebbe un aumento del rischio (es situazioni di emergenza). In caso di regole elastiche e non

codificate viene fatta una ricostruzione ex post della regola, alla luce dell’evento verificatosi. In

questo caso i problemi di determinatezza sono stati posti alla Corte Cost che ha definito criteri di

compatibilità (o incompatibilità) di singole disposizioni con ill principio di determinatezza tra cui:

•sia comprensibile a quali criteri la norma fa riferimento; •siano individuabili criteri scientifici o

tecnici pertinenti alla situazione indicata dal legislatore regole cautelari devono essere

!le

chiaramente individuate, diffuse e consolidate e conosciute a quei soggetti che svolgono una certa

attività in un determinato periodo storico.

N.B.Ogni attività comporta, però, dei rischi consentiti =contenimento dei rischi entro un

!rischi

ambito accettabile. A riguardo la Corte di Cassazione ha enunciato alcuni imp principi in relazione

al processo per il disastro di Vajont:

Esercizio lecito di attività pericolose consentito nella misura in cui risponde ad esigenze di

• interesse pubblico o collettivo, di ordine primario o non si risolva a danno per la società.

I confini del rischio permesso dipendono da un bilanciamento di interessi: quello allo

• svolgimento di una data attività e quello del rischio collegato (in relazione a probabilità, tipo,

gravità e numero degli eventi lesivi che potrebbero derivarne). N.B. tipi di attività in via di

principio consentiti possono non esserlo se il caso concreto rende impossibile l’adeguamento a

standard di sicurezza adeguati.

IMP: i doveri di sicurezza implicano un costo economico che DEVE essere sostenuto. Se

insostenibile, l’attività insicura non può essere avviata o perseguita. Altrettanto imp è quanto

emerge da una sentenza della Corte Cost relativamente al fatto che, indipendentemente dai costi più

o meno elevati, non possono essere superati, circa le emissioni nell’atmosfera, i limiti ultimi della

tollerabilità per la salute umana e per l’ambiente in cui l’uomo vive.

Esiste quindi un nesso tra colpa ed evento: si può attribuire responsabilità per colpa all’autore di

una condotta contraria alla norma cautelare solo in caso l’evento costituisca la concretizzazione del

rischio che la norma vuole prevenire negligenza, l’imprudenza e l’imperizia devono essere le

!la

condizioni necessarie (cause) dell’evento. Oltretutto mentre il dolo è caratterizzato dalla previsione

e dalla volontà dell’evento, la colpa è caratterizzata dalla prevedibilità in concreto di un evento poi

verificatosi colpa va, quindi, accertata in una prospettiva ex ante. Sorgono a questo proposito

!la

problemi circa l’evoluzione del sapere scientifico nell’ambito della materia considerata (prima non

si conosceva la cacerogenicità dell’esposizione all’amianto). Tuttavia la questione è stata risolta

sostenendo che la responsabilità per colpa può essere affermata solo quando, in base alle

conoscenze disponibili all’epoca della condotta, fossero prevedibili conseguenze lesive della stessa

gravità di quelle, non prevedibili all’epoca, che in concreto si sono verificate.

In riguardo alla colpa si parla poi di misura soggettiva della colpa: esclude la colpevolezza pur in

violazione di standard di diligenza quando vi sono deficit di capacità intellettive o di

socializzazione dell’agente o ancora handicap fisici. Sono previsti diversi gradi di colpa a seconda

della gravità del reato. Nel caso di colpa cosciente: consapevolezza di agire in modo inosservante di

una regola cautelare (confina con il dolo eventuale) –previsione ma manca la volontà-.

Art 45 c.p.: “non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito (qualcosa di

imprevedibile, imponderabile, improvviso) o per forza maggiore (es il costringimento fisico –art

46 c.p.: “ non è punibile chi ha commesso un fatto per esservi stato costretto da altri con violenza

fisica a cui non poteva resistere o sottrarvisi”)”.

L’ERRORE può essere:

SUL FATTO: Art 47 c.p. : “l’errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità

• dell’agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è

esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”. È l’errore essenziale

(circa un elemento o aspetto della realtà da cui dipende la tipicità del fatto) ad escludere il dolo.

SU LEGGE EXTRAPENALE: art 47 c.p.: “l’errore su una legge diversa dalla legge penale

• esclude la punibilità quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato”. L’art

5c.p. (l’ignoranza della legge non scusa) è riferito alla legge penale. Si parla sempre di un errore

sul significato del precetto penale quando vi è la violazione di una norma di diritto civile (o altro

diritto –es amministrativo- integratrici) o di disposizioni definitorie cui sono ricollegte

!norme

delle sanzioni penali la teoria delle norme integratrici svuota l’art 47.2 c.p.. Nel rapporto

complesso tra elementi normativi e legge extrapenale si distinguono due diversi momenti: •il

nucleo significativo del concetto normativo (x rendere rilevante in sede penale una qualifica

extrapenale); •fattispecie extrapenali per l’applicazione della qualifica nei casi concreti. È

possibile che una erronea interpretazione della legge extrapenale impedisca di riferirsi al caso

concreto espresso da un concetto normativo creando, nell’agente, l’erronea convinzione che una

data cosa sia una res nullius. N.B. art 47 ultimo comma c.p.: “l’errore extrapenale esclude il

dolo in ogni caso, anche in quello di errore evitabile”.

SU ELEMENTI SPECIALIZZANTI: art 47.2: “l’errore sul fatto che costituisce un

• determinato reato non esclude la punibilità per un reato diverso” su elementi che

!errore

concorrono a tipizzare una figura speciale di reato il dolo del reato speciale e lascia

!esclude

residuare una responsabilità per il reato MENO grave, dolosamente realizzato.

CONFINI TRA COLPEVOLEZZA E RESPONSABILITA’OGGETTIVA: Nel codice Rocco si

parla di diverse forme di imputazione: soggettiva (dolo, colpa e preterintenzione) e oggettiva

(attribuzione di responsabilità ad un soggetto per un fatto da lui materialmente commesso o causato,

prescindendo dall’esistenza o prova di colpevolezza). A quest’ultima ERA assegnato un ambito

residuale ma di rilievo: imputazione obbiettiva delle circostanze aggravanti, reato aberrante,

preterintenzione, delitti aggravanti dell’evento, responsabilità del direttore periodico (che risponde

per colpa in caso di omesso controllo a che non vengano commessi reati con la pubblicazione)…

La pena è quella del delitto colposo diminuita fino ad un terzo. ‘Era’ perché, con l’affermazione

della dimensione costituzionale del principio di colpevolezza la Corte Costituzionale ha toccato il

tema della responsabilità oggettiva riducendone drasticamente l’applicazione in quanto la

responsabilità richiede per lo più l’imputazione di dolo o colpa. N.B. si parla poi di responsabilità

oggettiva occulta nel caso indirizzi giurisprudenziali non conformi al principio di colpevolezza.

Criterio del versari in re illecita: chi ha tenuto una condotta illecita (inosservanza di regole

cautelari) risponde di tutte le conseguenze che ne siano derivate, anche se dovute al caso. Hanno

valenza cautelare rispetto al verificarsi del danno anche le norme penali che prevedono reati di

pericolo; se il danno si verifica: responsabilità per colpa. Questo criterio va oltre la responsabilità

per colpa e parla di una responsabilità penale in relazione ad eventi che sono conseguenze causali di

condotte illecite, non però dovute a inosservanza di regole cautelari.

Per quanto riguarda la preterintenzione e i delitti aggravati dall’evento ci si riferisce all’art 43

c.p.: “il delitto è preterintenzionale, o oltre l’intenzione, quando dall’azione od omissione

deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente” di

!condotta

base dolosa (volta a commettere un dato tipo di reato) –es cagionare la morte di un uomo- + evento

che integra un delitto più grave –cagionarla mediante delitti di percosse o lesioni-. In questo caso ci

si chiede se sia sufficiente la mera causazione oggettiva o sia necessaria la colpa per l’imputazione

dell’evento verificatosi. Risultato: è necessario che la preterintenzione sia ricostruita come dolo

(evento meno grave avuto di mira) misto a colpa (evento più grave concretamente realizzatosi).

Per quanto riguarda i reati aggravati = reati con fattispecie di base dolosa o colposa e una

responsabilità più grave per un evento ulteriore –aggravante- non voluto dall’agente (es la morte di

una persona,l’aborto, lesione personale, delitti contro l’incolumità pubblica,…). Es: l’art 437.1

c.p.punisce l’omissione dolosa del collocamento di apparecchiature antinfortunistiche e il comma 2

prevede una pena più grave in caso che dall’omissione derivi un infortunio (che la norma cautelare

intendeva prevenire).

REATO ABERRANTE: errore nell’uso dei mezzi di esecuzione o di altra causa che determinano:

Aberratio delicti: cagionato un evento diverso da quello voluto 83 c.p.: “l’agente

• !art

risponde, a titolo di colpa, dell’evento non voluto quando il fatto è preveduto dalla legge come

delitto colposo (con danno a persone –es un soggetto lancia un sasso per colpire una vetrina e

colpisce un passante) necessario valutare la colpa in relazione al fatto realizzato

Aberratio ictus: cagionata un’offesa ad una persona diversa da quella contro cui era diretta

• !

art 83 c.p.: “il sogg agente risponde come se avesse commesso il reato in danno alla persona che

voleva offendere” (evento voluto equiparato all’evento concreto non voluto)!l’evento viene

imputato a titolo di dolo.

Aberratio ictus plurilesiva: cagionata un’offesa sia alla persona cui era rivolta sia ad una

• persona diversa

CONDIZIONI OBBIETTIVE DI PUNIBILITA’: art 44 c.p.: “quando la legge richiede il

verificarsi di una condizione obbiettiva per la punibilità del reato, il colpevole risponde del

reato anche se l’evento da cui dipende il verificarsi della condizione non è da lui voluto (no

relazione con la condotta dell’agente né sul piano psicologico né su quello causale)”. non essendoci

nel codice criteri per identificare una condizione obbiettiva di punibilità, la dottrina parla di

condizioni: •intrinseche: qualificano e attualizzano l’offesa •estrinseche: fatto estraneo alla sfera

dell’offesa, cui la punibilità è subordinata per ragioni di mera opportunità.

Il dubbio sulla compatibilità tra condizioni obbiettive e principio di colpevolezza si è risolto

sostenendo che possono ritenersi legittimamente configurabili quelle condizioni oggettive di

punibilità (se e in quanto si tratti di elementi estranei al contenuto illecito del fatto )che

subordinano la reazione penale a motivi di opportunità –elementi che non accentrano in sé

l’offensività del fatto- (il reato si punisce solo a condizione che vi sia un aggravamento dell’offesa).

N.B.non vi è legittimità per le condizioni obbiettive che comportano un aggravamento della pena

non legato alla colpa dell’agente.

Deroga ai criteri generali d’imputazione soggettiva in materia di delitti sessuali: l’ignoranza

circa l’età della persona offesa non scusa. 14 anni: soglia tra delitto nei confronti di un minore e

rapporto tra soggetti adulti e consenzienti. In dottrina: se l’età della persona offesa •è elemento

essenziale del fatto: dolo; •è una circostanza aggravante dell’aggravante.

!imputazione

Invece l’art 609 sexies sostiene che questi criteri non trovano applicazione: l’età della persona

offesa ha un rilievo puramente oggettivo. Tuttavia la Corte Cost, con sentenza del 2007, ha

riconosciuto che l’età della persona offesa fonda il disvalore della condotta tipica !dev’essere

collegato all’agente anche da un punto di vista soggettivo: se la minore età è nota all’agente il fatto

è doloso; se non è nota per un errore evitabile, l’errore risulta rilevante secondo il principio di

colpevolezza (il trattamento dovrebbe essere meno severo).

L’inesigibilità non viene concepita come scusante generale in quanto si contrasterebbe con le

esigenze di determinatezza dei confini della responsabilità penale. Un es però vi è nell’ art 384.1

c.p. il quale prevede la non punibilità in caso di delitti contro l’amministrazione di giustizia

commessi per salvare se stessi o un congiunto da un grave e inevitabile danno alla libertà o

all’onore.

ERRORE SULL’ILLICEITA’DEL FATTO COMMESSO:

art 5 c.p.: “ignorantia legis non excusat” esistono i presupposti di responsabilità penale

!se

previsti dalla legge non rilevano l’ignoranza o l’errore sull’illiceità del fatto problema è che ciò

!il

presuppone una conoscenza assoluta della legge, cosa non possibile. Per questo si fa riferimento ai

c.d. delitti naturali (!tendenziale coincidenza tra i precetti legislativi e le norme di civiltà

generalmente conosciute e riconosciute) e al dovere dei soggetti di informarsi circa le norme

connesse ai particolari rapporti instaurati.

N.B. la Corte Cost ha, però, dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale dell’art 5 c.p.

sostenendo che l’ignoranza non scusa a meno che non si parli di ignoranza inevitabile

(!esclusione di colpevolezza) tutelato chi ha cercato di conformarsi al diritto e non chi ha

!viene

agito secondo un calcolo opportunistico di costi e benefici. lo Stato deve dare al cittadino la

possibilità di conoscere la legge: pubblicazione delle leggi (art 73 Cost), norme chiare, non

numerose, che tutelino valori costituzionali,… questione del’evitabilità sorge in caso di

!la

oscurità relativa della legge (conoscenza possibile ma non direttamente accessibile al destinatario in

quanto richiede particolari mediazioni) punito chi non conosce la legge per aver trascurato un

suo dovere, non chi non vi riesce per cause non a lui imputabili.

N.B.Vi è una scusante anche quando il soggetto si attiene all’interpretazione normativa, avanzata

dalle amministrazioni e dalla magistratura, che, però, risulta essere scorretta.

si ha affidamento ragionevole quando: •la fonte d’informazione deve garantire una maggiore

competenza dell’agente; •informazione adeguata alproblema che l’agente deve risolvere; •contenuto

dell’informazione plausibile e comprensibile. N.B.nel caso di dubbi sulla liceità o meno di un

comportamento il soggetto deve astenersi o cercare di trovare una soluzione.

ERRORE ED ECCESSO COLPOSO IN CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE: Nel caso di errore

sulla situazione scriminante (che avrebbe scriminato il fatto) la consapevolezza e volontà del

soggetto agente non hanno ad oggetto un fatto illecito se il fatto è stato realizzato

!anche

volontariamente non può essere imputato a titolo di dolo. Si parla di responsabilità colposa quando

il fatto è commesso con colpa; questa è esclusa quando si presenti un errore ragionevole nella

situazione concreta (ciò è descritto dall’art 59.4 c.p.). IMP: la erronea credenza nell’esistenza di una

situazione scriminante (e stato di ncessità) deve basarsi su elementi concreti (NON basta il mero

timore soggettivo di essere esposto a pericolo) –errore dev’essere ragionevole per essere

incolpevole: distinzione tra errore •incolpevole •dovuto a colpa.

Si parla, poi, di erronea supposizione di un diritto o dovere discriminante: il soggetto agente

ritiene esistente una causa di giustificazione non però prevista dall’ordinamento !errore

sull’illiceità penale –art 5- che se: •inevitabile la colpevolezza; •evitabile

!esclude !compatibile

con la responsabilità per dolo (un sogg attua un’azione oltre i limiti della proporzione ritenendola

consentita dalla legge). Inoltre l’art 51.3 c.p.: “ risponde del reato anche chi ha eseguito

l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo”. In

caso di manifesta criminosità il dolo può cadere solo se viene rilevato un errore sul fatto (elementi

da cui deriva la criminosità dell’ordine).

Si ha un’erronea supposizione di situazione discriminante anche nel caso di eccesso colposo: art 55

c.p.:”quando si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità,

si applicano le disposizioni circa i delitti colposi, se il fatto è previsto dalla legge come delitto

colposo” parla di •errore di esecuzione (cattivo controllo dei mezzi adoperati) o •erronea

!si

rappresentazione di una situazione di fatto (l’aggredito crede di aver visto nelle mani

dell’aggressore un arma reagito in moso sproporzionato alla situazione reale).

!ha

IMPUTABILITA’: l’attribuzione di responsabilità incorre quando un soggetto, con capacità di agire

e di autodeterminarsi (previste dall’ordinamento) compie un azione in violazione di normative. La

mancata capacità di agire incorre, ad es, in caso di infermità psichica o fisica 85 c.p.

!art

“nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se, al momento in

cui lo ha commesso, non era imputabile (non ha la capacità di intendere e

volere)”!imputabilità=capacità di colpevolezza.

Actio libera in causa= (art 87 c.p.) il soggetto si pone in stato di incapacità (libera scelta) al fine di

commettere un reato. Se l’incapacità procurata è ubriachezza o assunzione di stupefacienti la pena è

aumentata (art 92.2 c.p.). se, invece, un soggetto cagiona l’incapacità di un terzo per fargli

commettere un reato, risponderà chi ha cagionato l’incapacità.

N.B. l’imputabilità è esclusa anche nel caso di vizio totale di mente. di imputabilità

!giudizio

basato su: •fase diagnostica (accertamento infermità, mediante perizia psichiatrica, che tiene conto

anche di situazioni psichiche anomale –nevrosi e psicopatie,…-) •valutazione normativa circa la

capacità di intendere (di percezione della realtà e del proprio comportamento) e di volere

(autodeterminazione, di scelta d’azione) della misura in cui l’infermità incide sulle

!valutazione

scelte dell’agente. ||Per quanto riguarda il vizio parziale (meno intenso di quello totale)

di mente: art 89 c.p.: “risponde del reato commesso con una diminuzione della pena chi, al

momento della commissione del fatto era in uno stato di infermità mentale che ha limitato, ma

non cancellato del tutto, la capacità di intendere e di volere”.

Disciplina dell’ubriachezza o stupefazione:

Accidentale: causa di non imputabilità quando deriva dal caso fortuito o da forza maggiore (art

• 91 c.p.) ed esclude totalmente la capacità di intendere o di volere. In questo caso il soggetto

deve cadere in uno stato di ebrezza non per sua colpa (non ha tenuto conto della gradazione

alcolica o per scherzo di terzi –cose poco probabili-) che alteri toalmente le sue percezioni –in

questo caso è causa di non punibilità. Se le sue capacità diminuiscoo senza cancellarsi ci sarà

una diminuzione della pena.

Volontaria (decisione di ubriacarsi) o colposa (il sogg assume grandi quantita di alchool senza

• pensare alle conseguenze) imputabile. È prevista un aggravante (aumento della

!soggetto

pena) in caso in cui lo stato di ubriachezza sia finalizzato a commettere un reato o sia abituale

(art 94 c.p.). Si parla, poi, di dolo nel caso in cui un sogg, che si sia ubriacato per colpa, abbia

volontariamente commesso un reato della disciplina è quella del versari in re

!struttura

illecita.

Intossicazione cronica: vizio totale o parziale di mente (art 95 c.p.) in quanto sono state prodotte

• alterazioni patologiche permanenti (!malattia psichica) che si sono insediate stabilmente nel

soggetto l’imputabilità.

!esclusa

Sordomutismo: art 96 c.p.: “non è imputabile il sordomuto che, al momento della commissione

del fatto, non era in grado di intendere e di volere a causa della sua infermità”. La pena è

diminuita in caso di capacità scemata ma non assente. caso per caso.

!accertamento

Minore età: art 97 c.p.: “non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non

aveva compiuto i 14 anni” e l’art 87 c.p.: “è imputabile con pena ridotta chi al momento del

fatto aveva 14 anni (ma non ancora 18) se capace di intendere e volere (ha una maturità psichica

e psichica –profilo biologico e affettivo- tale da rendersi conto del fatto commesso)”.

N.B. Nei soggetti naturalisticamente incapaci l’elemento soggettivo minimo che integra il dolo è la

volontà anomala (non normale) di realizzare il fatto per aver tenuto una condotta

!colpevolezza

difforme da una regola cautelare.

PARTE VI: FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

Circostanze del reato= elementi accidentali (possono mancare senza che venga meno il reato) che il

legislatore considera rilevanti per valutare la gravità del fatto e per definire la risposta penale.

Queste possono essere: •specializzanti un dato tipo di reato; •aggravanti o attenuanti che possono

essere comuni –previste dalla parte generale del codice e valide per tutti i tipi di reati- e speciali –

nella parte speciale, trattano circa un reato o un gruppo di reati-; •oggettive: circa la natura, specie,

mezzi, oggetto, tempo, luogo e ogni altra modalità d’azione, la gravità del danno o pericolo, qualità

personali dell’offeso •soggettive: circa l’intensità del dolo o la gravità della colpa, condizioni

personali del colpevole e motivi che o hanno spinto a compiere il fatto, rapporti offeso-colpevole,

l’imputabilità e la recidiva del colpevole; •a efficacia comune (comportano un aumento o riduzione

della pena fino ad un terzo di quella prevista per il reato semplice) e a efficacia speciale che si

dividono, a loro volta, tra: □autonome: la legge prevede una pena diversa da quella per il reato

semplice; □indipendenti: la leggeprevede una cornce di pena diversa da quella prevista per il reato

semplice; □a effetto speciale: importano un aumento o diminuzione di pena superiore a 1//3.

Circostanze comuni aggravanti: art 61 c.p.:

Aver agito per motivi abietti (spregevoli –es violenza per sadismo-) o futili (es omicidio per lite)

• Commettere reato per occultarne un altro o per o per conseguire per se o altri il profitto, il

• prezzo o l’impunibilità per altro reato

Aver agito nonostante la previsione dell’evento (colpa cosciente)

• Sevizie (inflizione di sofferenza fisica gratuita) e crudeltà (anche morale) verso persone

• Approfittarsi di corcostanze di luogo (es luogo isolato), tempo (es ora notturna) o persona

• (debolezza fisica della vittima) tali da ostacolare a pubblica o privata difesa.

Aver commesso il fatto nel tempo in cui si è volontariamente sottratto dall’esecuzione di un

• mandato, ordine di arresto, di cattura o di carcerazione per un precedente reato

Causare un danno patrimoniale di rilevante gravità ad un sogg per motivi lucrativi

• Aver aggravato o tentato di aggravare le conseguenze di un delitto commesso (ostacolo al

• soccorso per causare maggiori lesioni personali)

Abuso di poteri (inerente a funzioni o servizi pubblici, cariche ecclesiastiche o statali)

• Fatto commesso con abuso di autorità(preminenza qui NON pubblicistica), di relazioni

• domestiche (entro l’ambiente familiare) o di ufficio (nell’ambiente di lavoro), di prestazioni

d’opera (derivanti da un rapporto di lavoro), di coabitazione (non occasionale né momentanea) ,

di ospitalità

Aver commesso il fatto quando si trovava illegalmente sul territorio nazionale

• Danni contro persona minore all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione e formazione

• Delitto non colposo durante il periodo in cui era ammesso ad una misura alternativa alla

• detenzione in carcere.

Circostanze comuni attenuanti: art 62 c.p.:

Aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale (valutato secondo un metro

• obbiettivo e non soggettivo)

Aver agito in stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto (sulla base di norme giuridiche o di

• regole di convivenza sociale) altrui. La reazione provocata può avvenire anche a distanza di

tempo (è richiesta immediatezza solo nei casi in cui la legge considera la provocazione come

causa di non punibilità –delitti contro l’onore).

Aver agito per suggestione di una folla in tumulto (no assembramenti vietati dalla legge + il

• soggetto in questione non è delinquente professionale o abituale).

Aver cagionato a terzi danni (scopo di lucro) inerenti alla sfera patrimoniale di speciale tenuità

• Essere concorso (insieme all’azione/omissione del colpevole) a determinare l’evento

• Aver interamente riparato il danno prima del giudizio mediante risarcimento (dell’autore o

• dell’ente assicuratore). Oltretutto l’attenuante offre un premio all’autore del reato che si attivi in

modo spontaneo ed efficacie per attenuare o eliminare le conseguenze dannose

Circostanze attenuanti generiche: istituto non recepito nel cod Rocco ma introdotto nel 1944 con

un decreto legislativo nell art 62 bis c.p.: “il giudice può prendere in considerazione

!inserito

circostanze diverse qual’ora le ritenga necessarie per una diminuzione della pena e, queste,

possono concorrere con una o più circostanze dell’art 62” del giudice sempre

!discrezionalità

in conformità e coerenza con l’ordinamento giuridico complessivo.

Circostanze inerenti alla persona del colpevole (art 70 c.p.): imputabilità (attenuanti per vizio

parziale di mente o minore età e aggravanti per ubriachezza abituale o finalizzata a commettere

reato) e recidiva (circostanze soggettive) = circostanza aggravante in quanto ci si

!recidiva

riferisce alla commissione di un nuovo reato in seguito ad una condanna definitiva per delitti non

colposi tipi di recidiva (per gravità di reati e delle pene connesse) -novella 2005-:

!diversi

Semplice: aumento di pena fino ad 1/3

• Specifica (nuovo delitto della stessa indole del precedente –è violata la stessa legge o vi sono

• tratti comuni nelle violazioni come analoga condotta o finalità lesiva del medesimo bene-) o

infraquinquennale (nuovo delitto commesso durante o dopo l’esecuzione della pena): aumento

fino alla metà

Se concorrono più circostanze: aumento di metà

• Reiterata (delitto non colposo del già recidivo): ½ se recidiva semplice, 2/3 se qualificata

N.B. art 99 c.p.: “l’aumento di pena per recidiva non può superare il cumulo delle pene delle

condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo”.

N.B.la recidiva resta facoltativa (rimessa alla discrezione del giudice) tranne che per una nuova

ipotesi di aumento obbligatorio in caso di commissione di uno dei delitti all’art 407 c.p. (di mafia,

terrorismo,…) della pena non inferiore ad 1/3.

!aumento

Imputazione delle circostanze: •le aggravanti sono imputate all’agente solo se sono da lui

conosciute o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa •se l’agente ritiene per errore vi

siano circostanze aggravanti o attenuanti queste non sono valutate a favore o contro di lui

•circostanze attenuanti a favore dell’agente se da lui non conosciute o ritenute inesistenti per errore.

Errore sulla persona dell’offeso: L’art 60 c.p.: “nel caso di persona offesa da un reato non

sono poste a carico dell’agente le circostanze aggravanti circa condizioni e qualità della

persona offesa o i rapporti tra colpevole e offeso; ma sono valutate a suo favore le circostanze

attenuanti, erroneamente supposte circa condizioni, qualità o rapporti predetti.

N.B. se l’elemento specializzante:

È costitutivo di un autonomo titolo di reato doloso si ha responsabilità penale solo se questo è

• ricoperto da dolo;

se si tratta di circostanza è sufficiente la colpa

• Se si parla di circostanza aggravante o attenuante può avvenire un bilanciamento con

• circostanze di natura opposta. Risultato: prevalenza di attenuanti o aggravanti o equivalenza.

Per distinguere le circostanze dal titolo autonomo di reato vi sono due criteri: •testuale: nomen iuris

adottato dal legislatore o la collocazione della norma in un articolo autonomo; •strutturale: modi di

descrizione della fattispecie o di determinazione della pena; •teleologico: basato sulla natura del

bene giuridico tutelato (se l’elemento specializzante cambia il bene tutelato tratta di un titolo

!si

di reato autonomo).

DELITTO TENTATO: art 56 c.p.: “chi compie atti idonei e diretti in modonon equivocoa

commettereun delitto, risponde di un delitto tentato se l’azione non si compie o l’evento non si

verifica”. •oggettive: fondano la reazione penale sul pericolo che avrebbe incorso un

!concezioni:

bene giuridico se il reato fosse stato compiuto; •soggettive: fondano la reazione penale sulla volontà

colpevole di un soggetto di compiere un reato (sintomo di pericolosità criminale). N.B. il tentativo

si figura insieme ai reati di pericolo in quanto ha un’azione preventiva (anticipazione dell’intervento

penale) + la punibilità del tentativo è limitata ai delitti e legata al dolo (il tentativo di

contravvenzione non ha rilievo penale).

Nello sviluppo del piano criminoso: atti preparatori (comprare un’arma da fuoco) e atti

d’esecuzione (esplodere un colpo d’arma da fuoco in direzione della vittima designata). L’art 115

c.p. (nella disciplina del concorso di persone nel reato): “salvo che la legge disponga

diversamente, qualora due o più persone si accordion allo scopo di commettere un reato e

questo non sia commesso, nessuna di esse è punibile” istigazione o accoglimento

!accordo,

dell’istigazione sono atti preparatori (non ancora tentativo punibile). Il diritto penale guarda anche a

questo momento configurando specifiche figure di reati di pericolo (per prevenzione). Integrano,

invece, il tentativo punibile gli atti esecutivi del reato. Imp sono i criteri di idoneità e univocità

degli atti –direzione a commettere il delitto, funzionale a dar concretezza all’inizio dell’esecuzione-

(art 56 c.p.) degli atti=elemento obbiettivo di tipicità del tentativo punibile

!univocità !l’atto

preparatorio=manifestazione del proposito criminoso, strumentale alla realizzazione, non ancora

iniziata, di una figura di reato. Si distinguono gli atti preparatori in senso assoluto da quelli

contingenti. Gli atti preparatori che precedono la fase immediatamente antecedente a quella

esecutiva non sono punibili. + idoneità degli atti a determinare la maggiore o minore probabilità

che il fatto di reato si realizzi/che il delitto si consumi (dal modo in cui il mezzo è impiegato)

di idoneità ex ante (quando gli atti sono compiuti) tiene conto delle circostanze

!giudizio !si

conosciute dopo (non di quelle oggettivamente esistenti). Se il tentativo non va a buon fine l’agente

on è punibile; il giudice, però, riscontrando il pericolo che il soggetto possa reiterare il suo

comportamento, puù prendere misure di prevenzione e sicurezza come la libertà vigilata.

N.B. la punibilità del tentativo è limitata a delitti dolosi: il dolo di tentativo (=volontà di

realizzazione immediata) non è compatibile con il dolo eventuale in base al requisito della direzione

non equivoca degli atti.

Art 56.2 c.p.: “il colpevole di delitto tentato è punito conla reclusione non inferiore a 12 anni

se la pena stabilita è l’ergastolo; negli altri casi: pena del delitto consumato diminuita da 1/3 a

2/3”. Art 56.3 c.p.: “se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, è sottoposto alle sole

pene per gli atti compiuti se costituiscono, questi, un diverso reato” volontaria:

!desistenza

causa di non punibilità per il delitto tentato (già superata la soglia della rilevanza penale ma l’azione

non è ancora stata portata a termine) =recesso attivo o impedimento operoso (un soggetto piazza

una bomba ma poi impedisce che scoppi) implicano una riduzione della pena per tentativo da 1/3 a

1/2. attenuante (non di non punibilità).

!circostanza

CONCORSO DI PERSONE NEL REATO: reato come impresa collettiva (compiuto da una

pluralità di persone) 110 (e ss.) c.p.: “quando più persone concorrono nel medesimo

!artt

reato, ciascuna è sottoposta alla pena per esso stabilita salve le disposizioni degli artt ss.” !la

pena varia da soggetto a soggetto a seconda dell’obbiettiva gravità del fatto e della soggettiva

colpevolezza di ciascuno (corresponsabilità di tutti i concorrenti per il medesimo reato, per i quali si

parla di responsabilità personale). Imp è il legame con il principio di legalità. Può accadere che più

persone concorrono alla realizzazione del fatto di reato in modo e misura differente (colpevolezza di

ciascuno valutata indipendentemente da quella di altri). Si parla ad es di esecuzione frazionata (in

una rapina il soggetto A attua violenza e minaccia, B si impossessa del bottino !entrambi

risponderanno del reato commesso). Problemi sorgono quando bisogna valutare una condotta di per

sé non tipica (chi fa il “palo” in una rapina o il mandante di un delitto) dei requisiti

!problema

minimi oggettivi della condotta di partecipazione al reato: in questo caso disciplina del concorso di

persone nel reato + norme incriminatrici di parte speciale = creazione di fattispecie con ad oggetto

condotte non corrispondenti a reati tipici (nella parte speciale). N.B. accessorietà delle condotte di

partecipazione al reato= tentativo di partecipazione senza realizzazione del reato rilievo

!no

penale.

In ogni caso il cod. Rocco adotta un modello unitario di disciplina del concorso di persone (non si

considera la tipizzazione legislativa). Viene sottolineata la sola distinzione tra:

Concorso materiale: attività di materiale partecipazione all’esecuzione del fatto.

N.B. si parla di causalità agevolatrice o di rinforzo: se il contributo all’azione è condizione

necessaria senza la quale (sine qua non) il fatto di reato non si sarebbe realizzato in concreto

per fatto proprio di chi ha posto in essere quel contributo. Se, invece, la condotta

!responsabilità

in parola ha determinato solo un aumento del rischio non sufficiente a collegarla al fatto di reato

realizzato da altri non si parla di responsabilità in quanto il reato non si è realizzato in concreto.

chi ha assunto un ruolo nell’esecuzione dell’impresa comune (anche il semplice “palo” della

banda) è esecutore al pari di tutti gli altri in quanto determina condizioni utili al compimento del

reato da parte dei complici.

Concorso morale: chi, con comportamenti diretti a influire su altri, fa nascere in questi il

• proposito di commettere reato (determinazione di reato) o rafforza un proposito già esistente

(istigazione)

Si parla di contributo concorsuale anche nel caso di attuazione di un accordo a commettere un reato.

Nel caso di concorso morale il soggetto non avrebbe mai compiuto il fatto senza l’influenza del

determinatore/istigatore. Imp è che vi siano: •destinatari ben definiti •fatto concretamente

determinato possono venire in rilievo, come atti di partecipazione morale al reato, solo

condotte il cui effetto psicologico su altri sia stato positivamente accertato, e sia un effetto di

concreto impulso ad un proposito criminoso che altrimenti non si sarebbe manifestato, o si

sarebbe realizzato in forme diverse.

N.B. esiste anche:

il concorso omissivo quando non vi è un comportamento attivo (per evitare il reato) di chi

• ricopre una posizione di garanzia.

Il c.d. autore mediato: un soggetto si avvale, per realizzare un reato, dell’attività materiale di

• altra persona non punibile per incapacità o perché vittima di violenza (art 46 c.p.), di inganno

(art 48 c.p.), di minaccia, di frode,.. è l’autore mediato.

!responsabile

Il dolo di concorso che deve essere accertato in capo a ciascun concorrente (che sa e vuole

• contribuire, con la propria condotta, alla realizzazione del fatto di reato).

Art 116 c.p.: “qual’ora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno (invece è

voluto da chi lo ha realizzato) dei concorrenti, anche questo ne risponde, se l’evento è

conseguenza della sua azione o omissione. Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la

pena è diminuita per chi volle il reato meno grave” (nell’attribuzione di

!equiparazione

responsabilità a titolo di dolo) dell’autore che ha commesso dolosamente il reato e il concorrente

che non lo ha voluto sono necessari: •imputazione meramente obbiettiva; •il reato diverso o più

grave deve essere uno sviluppo logicamente prevedibile di quello voluto (valutato in riferimento al

fatto concreto realizzato). N.B. nel caso in cui il fatto realizzato dagli esecutori materiali sia diverso

da quello voluto dall’istigatore, quest’ultimo non risponde di concorso doloso. Pulitanò riscontra

una responsabilità anomala prevista dall’ex art 116 perché: •pena per delitto doloso per il

concorrente che non ha voluto il reato diverso, nonostante il rimprovero di colpevolezza sia di colpa

e non di dolo; •responsabilità sulla base della colpa in relazione a delitti non previsti dalle figure di

reato colposo. È comunque prevista una diminuzione della pena per il concorrente che non ha

voluto il delitto realizzato, se più grave di quello voluto.

In riferimento ai reati propri:

Richiedono un’attività personale insostituibile dell’intraneo (destinatario del precetto)

• L’intraneo può avvalersi del contributo di terzi (estranei) concorsuale di

• !responsabilità

soggetti del concorso di reato proprio (il concorrente estraneo dev’essere consapevole

!dolo

della qualifica soggettiva dell’autore). Deroga nell’art 117 c.p.: “se, per le condizioni o le

qualità personali del colpevole, o per i rapporti tra il colpevole e l’offeso, muta il titolo di

reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso

reato” (costruito in chiave di versari in re illecita).

Si parla, invece, di concorso in reato plurisoggettivo necessario quando la compartecipazione di

più persone fa parte della descrizione del tipo di reato da parte di una norma di parte speciale di cui

tutti, allo stesso titolo, sono destinatari (es rissa). La responsabilità penale non è dovuta alla mera

implicazione materiale del fatto (il giornalista non risponde di concorso in rivelazione del segreto

d’ufficio per aver ricevuto da un pubblico funzionario un atto coperto da segreto) a meno che non si

parli di istigazione (del pubblico funzionario da parte del giornalista).

Nel reati associativi si parla di un concorso di persone che partecipano ad un’associazione lecita,

non vietata dall’art 18 Cost (associazioni a delinquere, mafiose, terroristiche,…) distinta la

posizione dei semplici partecipanti all’associazione da quella dei promotori (pene più severe). Nei

reati associativi è possibile parlare del c.d. concorso esterno di soggetti estranei all’associazione la

cui condotta (di effettiva rilevanza causale) porti al medesiamo risultato dell’associazione stessa (es

personaggi inseriti in strutture di potere pubblico e privato che appoggiano associazioni mafiose).

Nel caso di concorso di persone rilavano, poi,:

Desistenza volontaria: per far cadere la responsabilità, il concorrente che desiste deve aver

• neutralizzato gli effetti del suo contributo (ritirare attrezzi da lui forniti prima che siano

utilizzati) o impedito la realizzazione del reato.

Recesso attivo: l’azione esecutiva è già stata portata a termine da uno dei concorrenti

• della pena se l’evento è stato concretamente impedito.

!diminuzione

|| è effettuata una differenziazione tra i concorrenti, finalizzata all’attribuzione della pena, tenendo

conto anche delle circostanze aggravanti (artt 111 e 112: • concorrono 5 o più persone salvo diverse

disposizioni –nel furto il reato è aggravato se i concorrenti sono più di 3; •essere promotore o

organizzatore; •aver sfruttato condizioni o qualità personali di terzi soggetti) e attenuanti (previste

dall’art 114 e facoltative. Dirette a quei soggetti che: •sono stati sottoposti a soggezione; •hanno

prestato una partecipazione di minima importanza nella preparazione/esecuzione de reato).

Anche nei reati colposi si parla di concorso di persone concorrente soggiace alle pene

!ciascun

stabilite per il delitto stesso.

Nei reati: Dolosi: consapevolezza di cooperare + consapevolezza di concorrere alla realizzazione di

di attribuzione della colpa (sulla base della prevedibilità dell’evento come conseguenza

!criterio Colposi: consapevolezza di cooperare + NON consapevolezza di concorrere alla

della condotta dell’insieme dei cooperanti) verificata in capo a ciascuno. Se poi la condotta

!colpa

colposa è concausa,con condotta dolosa di un evento penalmente rilevante: concorso colposo in

reato doloso doloso e chi ha concorso con colpa rispondono autonomamente (non in

!l’agente

concorso) –es persona ferita in un agguato che muore in seguito (anche) a cure difettose.

Ancora bisogna parlare delle figure di:

Agente provocatore: chi istiga un soggetto a commettere un reato per assicurarlo alla giustizia

• prima che commetta il reato stesso (forze dell’ordine o privato cittadino).

Infiltrato in organizzazioni militari: soggetto che investiga e acquisisce elementi di prova in

• relazione a determinati delitti per porvi fine di giustificazione!non punibilità

!causa

(ufficiali e/o agenti di polizia giudiziaria legittimati ad attività sotto copertura).

RESPONSABILITA’ PENALI NELL’AMBITO DI ORGANIZZAZIONI COMPLESSE: per la

tutela di interessi penalmente protetti certi risultati di sicurezza (attraverso divieti/

!assicurare

doveri di fare certe cose per evitare determinati eventi lesivi per causazione attiva

!responsabilità

di tali eventi o per il loro mancato impedimento –ex art 40 c.p.). Garanti primari sono i soggetti

apicali, coloro che hanno potere di dirigere e organizzare un’impresa o un’atra struttura di cui sono

a capo (N.B. rimane valido, comunque, il principio della personalità della responsabilità) e che,

quindi, hanno doveri detti indelegabili:sulla base della situazione di fatto: valutazione dei rischi e

redazione di un documento che risolva eventuali problematiche per ottenere gli standard di

sicurezza costruzione del risk management (governo del rischio) sulla base del risk assessment

(valutazione dei rischi). Successivamente vi sarà l’individuazione e l’applicazione di regole

cautelari previste nell’ordinamento giuridico e idonee all’applicazione al caso concreto.

In questi casi è importante che vi sia una cooperazione dell’intera struttura in modo da riuscire a

perseguire gli obbiettivi prefissati, nel rispetto delle norme di legge. Oltretutto sono previste delle

deleghe di funzioni da parte del datore di lavoro (attraverso atti formali di investitura) •entro i

limiti e le condizioni previste dalla legge •che attibuiscono competenze e doveri di garazia a

soggetti sottoposti al delegante (la cui competenza è ridotta) •che comportano un’attribuzione di

colpa in capo al delegante (ma anche del delegato –colpa per assunzione-) nel caso di inidoneità,

scoperta ex ante, del delegato.

Bisogna poi parlare della figura dell’amministratore di fatto: l’art 2639 c.c equipara al sogg

formalmente investito, colui che esercita in modo continuativo e significativo i poteri inerenti alla

qualifica/funzione è necessariamente presupposta una regolare investitura (lo stesso vale

!non

nella disciplina della sicurezza del lavoro d.lgs. 81 del 2008). N.B. se il garante primario ha

adempiuto ai suoi doveri per garantire sicurezza, non risponderà di fatti altrui (per i quali sarà

immune da colpa) –valenza obbiettiva della delega-. Le responsabilità del delegante e del delegato

possono concorrere tra loro. N.B.Chi ricopre posizioni di garanzia

deve possedere le sole competenze relative all’attività di impresa ha la possibilità ed il

• !

dovere di avvalersi di soggetti con specifiche competenze scientifiche e tecniche per le altre

decisioni.

Indipendentemente da eventuali deleghe, ha il dovere di vigilanza (=controllo sulla tenuta del

• sistema organizzativo) soprattutto se vengono notati segnali d’allarme e situazioni irregolari

UNITA’ E PLURALITA’ DI REATI: La norma penale può ricondurre ad unità (unico reato) una

pluralità di condotte ed eventi previsti da diverse fattispecie (nei reati di durata: abituali o

permanenti –maltrattamenti o il sequestro di persona) attraverso l’interpretazione delle singole

norme. Esempi: •un ladro si impossessa di più oggetti furto (=unicità del reato) in quanto

!unico

unica è l’offesa al possesso; •più cose sottratte in luoghi vicini ma distinti pluralità di possessi

!

violati =pluralità di fatti di reato; •nei delitti contro la persona si parla di un unico reato quando una

è la vittima, e di più reati quando le vittime sono molteplici (salvo fattispecie che unificano più

eventi: strage).

Nel caso un fatto concreto sia qualificato da più norme penali (impossessamento illecito –furto- con

minaccia o violenza –rapina-), quale di queste dev’essere applicata è stabilito da alcuni criteri:

principio di specialità (art 15 c.p.): “quando più leggi penali o più disposizioni di legge

• regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga a quella

generale salvo sia altrimenti stabilito” (nell’es precedente la fattispecie rapina è speciale

rispetto a quella di furto).

Criterio di sussidiarietà: prevale la norma primaria (pene più severe in quanto considerano

• offese più gravi) su quelle sussidiarie (che contengono espressioni: “salvo che il fatto non

costituisca un più grave reato”, “se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di

legge”,…)

Criteri di assorbimento: più reati (connessi tra di loro ma commessi in tempi diversi) possono

• essere unificati •in un’unica fattispecie normativa (reati di durata); •nelle categorie di: ▪antefatto

non punibile (reati di pericolo antecedenti inglobati in un’attività criminosa seguente e più grave

–es reato di contraffazione di carta filigranata assorbito nel delitto di fabbricazione di falsa

moneta o nei casi di progressione criminosa dove da percosse si passa a lesioni personali-)

▪postfatto non punibile (fatto previsto come reato fuori dei casi di concorso –ricettazione di

denaro per metterlo al sicuro- con un reato precedente –furto o truffa-)

CONCORSO DI REATI: • materiale: reati commessi con più azioni o omissioni; •formale: reati

commessi con una azione o omissione (è omogeneo se l’unica azione viola più volte la stessa norma

incriminatrice –es lancio una bomba e uccido più persone- o eterogeneo se viola due o più norme

incriminatrici –il padre commette violenza sulla figlia di violenza sessuale e di incesto).

!delitto

N.B. nel caso un sogg abbia commesso più reati: •cumulo materiale delle pene (somma

aritmentica delle pene per ciascun reato) con il limite del quintuplo della pena per il reato più grave

•cumulo giuridico (pena complessiva= pena per la violazione più grave con un aumento fino ad un

limite massimo fissato dalla legge –triplo-. Previsto dall’art 81 c.p.) •assorbimento (pena prevista –

dal giudice in concreto- per la violazione più grave); •reato continuato (insieme delle violazioni

che comportano la delineazione di più reati che vengono, però, considerati unitariamente con

riguardo ad alcuni effetti (trattamento sanzionatorio=cumulo giuridico) e distintamente per altri

effetti. Si parla di un unico disegno criminoso (esclusione dei reato colposi).

Art 671 c.p.: “nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in

procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono

chiedere al giudice dell’esecuzione l’applicazione della disciplina del consenso formale o del

reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione. Il

giudice dell’esecuzione provvede determinando la pena in misura non superiore alla somma di

quelle inflitte con ciascuna sentenza o ciascun decreto” episodi successivi ad una sentenza

!gli

passata in giudicato sono aggravati dalla recidiva e unificabili in un unitario reato continuato per

evitare eccessivi sconti di pena l’art 80 c.p. ha reso applicabili le disposizioni sul cumulo delle pene

(con esclusione dal cumulo dei reati commessi dopo l’inizio dell’esecuzione della precedente

sentenza. PARTE VII: LE CONSEGUENZE DEL REATO

Principio di legalità: reato (ma non sempre né comunque vi è l’applicazione della pena

!pena

prevista dalla norma di parte speciale).

Sistema sanzionatorio nel cod Rocco: sistema del doppio binario

pene –carattere afflittivo e retributivo ▪di prevenzione generale mediante

• !funzione

l’intimidazione da minaccia ▪satisfattoria (prevenzione generale per evitare vendette e

rappresaglie). Le pene si dividono in:

principali: inflitte dal giudice con sentenza di condanna e con la discrezionalità

o attribuitagli dalla legge e dalle pene accessorie (pena detentiva –reclusione per delitti e

arresto per le contravvenzioni e anche a vita nel caso dei delitti più gravi con l’ergastolo-

e pena pecuniaria –multa per i delitti, ammenda per le contravvenzioni)

art 23 c.p:reclusione: min 15gg max 24 anni (30 con circostanze aggravanti o concorso di reati)

art 24 c.p.: multa: min 50€ e max 50.000€ versati allo Stato

art 25 c.p.: arresto: min 5gg max 3 anni (5 per reato circostanziato, 6 per concorso di

contravvenzioni)

art 26 c.p.: ammenda: min 20€ max 10.000€ versati allo Stato

accessorie: che seguono di diritto alla condanna (pene interdittive –divieto di svolgere

o certe funzioni o attività-)

N.B. le disposizioni di parte generale segnano dei limiti generali utili laddove la norma di parte

speciale non indichi massimi o minimi.

misure di sicurezza –istituti per autori di reato “pericolosi” per i quali la pena non è applicabile

• o è insufficiente) di prevenzione sociale: sicurezza nei confronti di soggetti ritenuti

!funzione

pericolosi

OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE (art 112 Cost) da parte del Pubblico Ministero

(per garantire un’uguale applicazione della legge penale) che deve, in presenza di una notizia di

reato (denuncia dei soggetti privati, di pubblici ufficiali o incaricati del pubblico servizio,…),

raccogliere elementi sufficienti per esercitare l’azione penale secondo il c.p.p. Ma condizione di

procedibilità del PM sono gli atti da cui la legge fa dipendere l’esercizio dell’azione penale dal PM:

querela della persona offesa: (se previsto nelle norme di parte speciale). Si parla di delitti

• contro il patrimonio meno gravi (truffa, furto, appropriazione indebita, insolvenza fraudolenta,

…), delitti contro la persona (ingiuria, diffamazione, percosse, lesioni dolose lievi e colpose di

qualunque gravità), delitti contro la libertà sessuale (per evitare alla vittima di abusi ulteriori

turbamenti nel corso del proceso). N.B. la querela non può più essere presentata se sono decorsi

3 mesi dal momento in cui l’avente diritto ha avuto notizia del reato (art 124 c.p.). inoltre la

querela può essere rimessa (ritirata) e la remissione accettata dal querelato fa venir meno la

procedibilità (artt 152-156 c.p.). IMP: non è revocabile la querela per delitti sessuali

▪se gli aventi diritto sono più di uno è sufficiente una singola querela; se ne vengono fatte di più

un’eventuale remissione dev’essere fatta da tutti i querelanti ▪il diritto di querela si estingue con

la morte dell’offeso salvo che si tratti di offessa alla memoria del defunto o di morte anteriore al

decorso del termine per proporre la querela che, quindi, può essere proposta dai prossimi

congiunti, dall’adottante o l’adottato.

Richiesta di procedere del ministro della giustizia nel caso di delitti commessi all’estero, a

• danno del Pres della Repubblica, contro la personalità dello Stato. Per il vilipendio di:

▪Assemblee legislative dell’assemblea; ▪Corte Costituzionale

!autorizzazione

della Corte.

!autorizzazione

Oltre alle ipotesi di non irrogazione o non esecuzione della pena (a discrezione del giudice) si parla

anche di NON PUNIBILITA’ SOPRAVVENUTA (le cui cause sono tipizzate dalla legge) che

presuppone la commissione di un reato astrattamente punibile ed è dovuta al ragionevole

bilanciamento dei valori costituzionali in gioco. Motivi di non punibilità sopravvenuta:

Insignificanza del fatto (minima offensività, ragioni di prevenzione sociale)

• Fatti successivi al reato che hanno inciso sul bisogno di pena

• Decorso del tempo, una volta commesso il reato

• Intervento del potere di

• Clemenza


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marcoali14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Pecorella Claudia.

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