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Riassunto esame Diritto, prof. Benedetti, libro consigliato Diritto delle Organizzazioni Internazionali, Zanghi

Riassunto per l'esame di Diritto delle Organizzazioni Internazionali del professor Benedetti, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Diritto delle Organizzazioni Internazionali" di Zanghi . Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: gli emendamenti e le altre modifiche, la classificazione delle organizzazioni internazionali.

Esame di Diritto delle Organizzazioni Internazionali docente Prof. E. Benedetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

Dodici-diciannove novembre 2012

L’ordinamento giuridico

Nel momento in cui un’organizzazione internazionale comincia ad esistere mediante un

proprio apparato istituzionale, ha bisogno anche di un proprio ORDINAMENTO GIURIDICO.

Esso si può definire come l’insieme delle norme organizzate allo scopo di regolare e

disciplinare i diversi aspetti della comunità internazionale di cui si tratta (a volte si

definisce ordinamento interno, per sottolineare il lavoro che fa all’interno

dell’organizzazione tra i suoi soggetti). Quando l’ente non partecipa all’accordo o lo fa

solo in parte, gli atti, che ne risultano, non sono propriamente atti delle organizzazioni

internazionali. A parte questi, gli atti delle organizzazioni internazionali propriamente detti

sono di diverse tipologie, come:

Atto istitutivo, la costituzione sulla quale si fonda l’interno funzionamento

• dell’ente;

Regolamenti di organizzazione interna dei singoli organi;

• Regolamenti finanziari, che riguardano il funzionamento dell’intera organizzazione;

• Atti normativi, che introducono, modificano, integrano o estinguono norme per più

• destinatari;

Atti amministrativi, che determinano i provvedimenti nei confronti dei destinatari;

• Atti di approvazione del bilancio, di stanziamento dei fondi o di natura giudiziaria;

• Risoluzioni, non producono effetti giuridici se non per quanto riguarda le

• risoluzioni che un organo rivolge ad un altro organo. Questa espressione non

implica una specifica categoria di atti, giacché raggruppa nella sua definizione gli atti

dai contenuti più diversi, tutti, comunque, che inducono gli stati a mantenere un

determinato comportamento. Possono costituire processi di produzione normativa,

ossia trascrizione di regole o principi appartenenti al diritto internazionale

consuetudinario;

Dichiarazioni, non sono atti obbligatori ma possono costituire la base per la nascita

• di nuove consuetudini, se contengono norme di diritto internazionale generale e

sono approvate da un gran numero di stati, se codificano principi generali di diritto,

che sono riconosciuti con l’adozione della dichiarazione, e se interpretano in modo

vincolante atti preesistenti;

Decisioni, hanno natura legislativa e per questo scaturiscono obblighi per tutti,

• anche a quegli stati che si erano astenuti o avevo espresso l’opinione contraria;

questo se la dichiarazione è stata adottata a maggioranza assoluta/qualificata, al

opting-out

contrario della procedura ;

Raccomandazioni, non hanno efficacia obbligatoria se non dopo l’eventuale

• accettazione espressa o tacita, bensì contengono solo un invito affinché i

destinatari si comportino in un determinato modo. Dalla raccomandazione, però,

nasce l’obbligo per gli stati di sottoporre l’atto alle autorità competenti per

decidere se emanare o no le norme per l’attuazione. Impongono, così, agli stati di

prendere una posizione, attraverso il loro voto/comportamento, sulla questione

che forma la raccomandazione.

Come si è potuto notare emerge spesso l’espressione di volontà degli stati. Ma come si

forma questa volontà? Essendo un ente autonomo, l’organizzazione internazionale deve

rispondere agli atti o alle azioni in quanto tale, e non tramite gli stati che ne fanno parte. È

per questo che le votazioni, ossia le espressioni di volontà, degli stati, non vengono

considerate singolarmente, ma in una complessità di voti, dai quali la risposta definitiva

emerge secondo i seguenti principi:

one state one

1. Unanimità, vote, per l’uguaglianza degli stati e il principio della

volontarietà;

2. Voto diversificato o ponderato, secondo cui alcuni stati godono di un peso

superiore ad altri, per il territorio, per il numero della popolazione, o per la

quantità di soldi messi a disposizione (nella quota associativa, nell’esempio del fondo

monetario internazionale);

3. Si passò, dagli anni sessanta, all’introduzione di misure correttive, come l’astensione

o l’assenza (raramente disciplinata negli atti istitutivi di enti internazionali), perché

l’unanimità rischiava di paralizzare alcune azioni;

4. Si arrivò poi all’utilizzo di maggioranze, semplici (50% + 1) o qualificate (2/3 o 9/10). I

parametri nei cui confronti va calcolata la maggioranza possono essere:

Maggioranza degli aventi diritto al voto;

Maggioranza dei presenti e votanti;

Infine, il principio, che ha trovato dapprima pratica negli esercizi dell’ONU e del

consensus

Consiglio di Sicurezza, è il . Il consenso, appunto, degli stati non si

esprime/manifesta attraverso il voto, bensì viene attribuito al silenzio degli stati e alla

mancanza di opposizioni manifestate: un’implicita e presunta volontà consensuale

(all’adozione del testo). La struttura tripartita

Affinché si possa parlare di struttura, è necessario essere in presenza di quella che

comunemente si chiama organizzazione istituzionalizzata, ossia dotata di un complesso di

organi riferibili all’organizzazione stessa e non agli stati membri.

riunioni di organi di stati

Eventuali non hanno a che vedere con gli organi propri

dell’organizzazione; ma ove questa coincida con la composizione di un organo dell’ente,

questa può trasformarsi in organo dell’ente e adottare le delibere di competenza.

Nel caso in cui gli stati membri vogliano discutere delle attività dell’organizzazione in una

riunione che non rappresenti alcuno degli organi istituzionali previsti, possono farlo

fintanto che il dibattito non incida sui poteri dell’organo dell’ente considerato. criterio

La scelta della sua struttura organizzativa è generalmente guidata da un

funzionale . I principi seguiti sono:

" Una pluralità di organi per favorire la distribuzione dei poteri e delle funzioni;

" Organi collegiali, in modo tale che la maggior parte dei membri possa partecipare

all’organo; l’organo individuale è utilizzato in casi inevitabili, come per la funzione di

capo del personale ;

" Organi composti da stati membri, affinché questi possano indirizzare autonomamente

le scelte, le decisioni, ecc. gli organi composti da individui affievoliscono molto la

capacità degli stati di incidere sulla volontà dell’ente; per questo non si preferisce

questa soluzione. Gli organi privi di poteri decisionali, o di natura giurisdizionale

sono comporti da individui (liberi, imparziali ed indipendenti);

" Struttura ternaria, determinata dalle tre esigenze fondamentali: la rappresentanza

degli stati membri, lo svolgere le funzioni esecutive, la presenza di un apparato

burocratico (personale, uffici, servizi).

Struttura Tripartita ONU UE

Organo plenario Assemblea generale Parlamento europeo

Consiglio di sicurezza; eco soci;

Organo a composizione ristretta CAF Consiglio europeo; Corte dei conti

Segretariato Segretario generale Comunità europea

Organo giurisdizionale Corte internazionale di giustizia Corte di giustizia

Le funzioni

Al contrario degli stati, le organizzazioni internazionali hanno competenze e poteri

poteri

strumentali al gruppo di stati che l’hanno istituita (competenze di attribuzione +

impliciti ). La potestà normativa trae origine dall’atto istitutivo (funzioni esplicite); tuttavia,

alcuni atti possono anche desumersi da altre funzioni dell’ente, se necessario per lo

svolgimento delle funzioni stesse (funzioni implicite). Le principali sono:

1. Funzioni normative, interne

che possono essere , se riguardano l’auto

esterne

organizzazione/regolamentazione, o , se si riferiscono a standard validi per

TUTTI gli stati (in questo caso, se l’atto entra in vigore, l’accordo diventa oggetto di

diritto internazionale). Accanto a queste funzioni, l’ordinamento delle

organizzazioni prevede la possibilità di adottare raccomandazioni rivolte agli stati,

che pur non costituendo un complesso di norme obbligatorie e vincolanti, finiscono

soft law

col determinarne uno ( ).

2. Funzioni di controllo, allo scopo di verificare che il comportamento degli stati sia

conforme agli obblighi assunti dagli stessi che derivano sia dall’atto istitutivo, sia

organi appartenenti

da convenzioni internazionali. Gli di controllo possono essere

alla struttura dell’ente o istituiti ad hoc nella convenzione procedure di

. Le

controllo , invece, possono essere:

Invio periodico dei rapporti sull’attività svolta da parte degli stati;

Richiesta agli stati da parte dell’organo di notizie più specifiche;

Diretta ispezione dell’organo di controllo sul territorio dello

stato; a iniziativa di parte, in materia di

Specifiche forme di monitoraggio

diritti umani, in materia interna di controllo finanziario e contabile

(approvazione bilancio, controllo nottetempo del bilancio, verifica

a posteriori se l’esecuzione del bilancio è conforme alle

e in materia di attività istituzionali

disposizioni) (efficacia delle

politiche e azioni rispetto agli obiettivi enunciati nell’atto

dell’organizzazione).

3. Funzioni giudiziali, tra l’ente medesimo e i

che regola e tutela il rapporto di lavoro

suoi funzionari e agenti ; tra stati e tra stato e ente. Il controllo sugli atti interni,

inoltre, per valutarne la legittimità è ricondotto al rapporto stato-ente.

Pagina numero sei

Emendamenti & co.

L’atto istitutivo si suddivide in esterno (volontà di creare l’ente, chi sono i membri, funzioni,

soggetto di diritto interno) e interno (come sono composti gli organi, come si vota, come

funziona l’organizzazione). L’organizzazione interna non ci sarebbe senza di quella esterna.

Ora, comunque, siamo qui per parlare non dell’atto istitutivo (elemento fondamentale

della funzionalità degli enti internazionali) bensì delle sue modifiche: la commissione di

diritto internazionale, durante i lavori preparatori della convenzione di Vienna sul diritto

emendamento modifica

dei trattati nel 1969, ha riconosciuto al termine la definizione di di

revisione

singole disposizioni e di generale del trattato. I termini più comunemente usati

sono emendamento (non modifica) e revisione.

Secondo le norme di diritto internazionale generale, la revisione dell’atto istitutivo

richiederebbe l’assenso di tutti gli stati membri; essendo questo impossibile per l’elevato

clausole

numero di stati, sono state introdotte delle (in un contratto, disposizione

aggiuntiva voluta dalla legge o dalle parti), che possono ispirarsi:

principio del consenso

1. Al , secondo il quale gli emendamenti non sono vincolanti per

coloro i quali non li hanno accettati;

principio normativo

2. Al , secondo il quale un emendamento adottato da una

maggioranza (2 terzi dei membri dell’assemblea, 2 terzi dei membri del consiglio di

erga omnes

sicurezza con i 5 membri permanenti), è vincolante .

norme che disciplinano l’emendamento

Le devono soddisfare tre condizioni minime:

La procedura di attuazione deve essere semplice;

• Un emendamento di fondamentale importanza non può entrare in vigore con

• l’opposizione di una larga minoranza;

L’emendamento deve essere limitato a casi necessari.

I procedimenti di emendamento si dividono in:

Procedimento organico , che, per produrre le modifiche dello statuto, prevede sia

l’atto dell’organizzazione sia la manifestazione della volontà degli stati membri

(attraverso ratifica, che ha per oggetto la delibera dell’organo competente nella

quale sono contenuti gli emendamenti da esso elaborati);

Procedimento esterno , che, al contrario, prevede le proposte di modifica approvate

da una conferenza generale degli stati membri (manca la partecipazione degli organi

istituzionali).

fasi di stipulazione

Le di un emendamento sono:

1. Presentazione della proposta del nuovo testo all’organo competente (organo a

composizione plenaria), nei cui confronti ciascuno stato contraente manifesterà il

proprio consenso. Per ciò che riguarda il potere d’iniziativa, è necessario tener

presente determinati limiti:

! ratione temporis , secondo cui alcune norme non prevedono

l’emendamento prima che sia trascorso un determinato periodo di tempo

(non porre in discussione l’ordinamento interno dell’organizzazione);

! ratione materie , secondo cui alcune norme non possono essere oggetto

di modifica;

! ratione personae , secondo cui alcune norme richiedono l’iniziativa di più

membri.

2. Adozione, in cui gli stati approvano un testo determinato e manifestano la loro

volontà nel vincolarsi a questo;

3. Entrata in vigore, che si ha attraverso la ratifica da parte degli stati membri

dell’organizzazione. Nel caso dell’iter abbreviato, la volontà dello stato si

manifesta sufficientemente nel momento della votazione nell’ambito dell’organo

plenario. Accanto a questa procedura è previsto un testo di protocollo di

emendamento, predisposto dal comitato dei ministri, firmato e ratificato dai 2 terzi dei

membri dell’organizzazione. Es: Unesco, prevede entrambe;

erga omnes.

4. Efficacia dell’emendamento, che comporta obblighi Per quegli stati che

rebus

non avevano condiviso il consenso, è possibile recedere, secondo il principio

sic stantibus (una sorta di recesso automatico degli stati).

Nela prossima facciata affronteremo la condizione degli emendamenti nella

trasformazione, successione, privatizzazione, scioglimento ed estinzione delle

organizzazioni internazionali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche (GORIZIA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DafneRaynolds di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto delle Organizzazioni Internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Sissa o del prof Benedetti Ezio.

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