Diritto del lavoro 27/09/2013
Modello costituzionale del diritto sindacale
Ci sono stati disegni di legge tra cui il Rubinacci che proponevano un modello di sistema sindacale in attuazione degli articoli 39-40 della Costituzione. I sindacati hanno rifiutato questa attuazione e il legislatore ha rispettato questa opzione.
Motivi di rifiuto
- Di carattere ideologico politico: il modello configurato dagli articoli 39-40 era compromissorio. Sebbene il primo comma preveda la libertà sindacale ad ampio raggio, gli altri commi prevedono un'istituzionalizzazione. Era previsto che si iscrivesse un'anagrafe sindacale, ma i sindacati non hanno mai voluto essere contati o controllati nei loro interna corporis. Ora ci affidiamo sull'indicazione che ci danno loro sul numero degli iscritti.
- Di carattere tecnico: all'esito delle trattative, quando si fosse giunti al punto della sottoscrizione del contratto, si sarebbe utilizzato il criterio della maggioranza. Tuttavia, un principio del diritto sindacale, scardinato solo nel 2011, era quello dell'unanimità. Il criterio della maggioranza era considerato estraneo così come la logica dell'elezione.
L'Italia è sempre stata un sistema a canale unico mentre Francia, Germania e Spagna sono sistemi a canale doppio. In quest'ultimo, è previsto che ci siano diverse strutture che agiscono per la tutela dell'interesse dei lavoratori. Nelle aziende, nei sistemi a canale doppio, ci sono organismi formati su base elettiva a prescindere dall'affiliazione sindacale. L'organismo aziendale svolge la funzione di partecipazione (può rivendicare il diritto di essere informato sulle strategie dell'azienda, sulle assunzioni ecc. per controllare le condizioni di lavoro). I sindacati al di fuori dell'azienda svolgono la funzione di contrattazione, di stipulazione dei contratti collettivi che contengono le regole per lo svolgimento dei contratti di lavoro. Questa presuppone il conflitto perché c'è una contrapposizione di interessi.
In Italia, in azienda la prima struttura creata è la rappresentanza sindacale aziendale. Questa struttura è unica, non è elettiva e le RSA vengono designate. La RSA partecipa e contratta. Le RSU, un terzo delle quali è designato dai sindacati, non sono del tutto elettive.
Il sistema è caratterizzato da:
- Dimensione privatistica
- Dimensione anomica
- Dimensione informale
- Astensionismo legislativo
La CISL temeva, entrando nel meccanismo, di trovarsi sempre in minoranza. Era definita quindi sindacato bianco ferocemente antilegislativo. I commi dell'articolo 39 non sono stati attuati ma costituivano il parametro di riferimento per il legislatore che avesse voluto prevedere l'efficacia erga omnes del contratto soggettivo. Sono rimasti sulla carta ma hanno avuto un'efficacia al negativo, impedendo al legislatore di risolvere il problema dell'efficacia del contratto collettivo in modo diverso.
Da un lato abbiamo un modello positivo formale, dall'altro lo sviluppo del modello sindacale è avvenuto in base ad un'altra costituzione definita materiale.
Decennio 50: "Il decennio della memoria" / "Delle speranze deluse"
Si sviluppano delle attese che riguardano l'attuazione dell'articolo 39 e, pur se lo sciopero dal 1948 è diventato un diritto, a livello giurisprudenziale la considerazione dello sciopero resta legata ai vecchi schemi.
Tutto comincia a cambiare prima nel 1959 e poi nel 1960 (dal 1960 "decennio del risveglio"). Si raggiunge la consapevolezza che le norme costituzionali non sarebbero state attuate. La raggiunge per primo il legislatore che emana la legge 741 Vigorelli, che ha tutt'ora un'importanza giuridica, con cui il parlamento ha delegato il governo ad emanare decreti che avessero come contenuto il testo dei contratti collettivi fino ad allora stipulati. Recezione in decreto dei contratti collettivi con finalità di vincoli. Il parlamento nel 1960 intese riproporre lo stratagemma, emanò una legge delega per emanare contratti collettivi stipulati dal 1959 al 1960. Dichiarata illegittima dalla corte con l'argomentazione che la legge di proroga tendeva a fare qualcosa di diverso dal 39.
La Legge 604 del 1966 sui licenziamenti individuali è stata la prima legge ad introdurre il principio di giustificatezza del licenziamento. In questo periodo si sviluppa la contrattazione collettiva aziendale. La contrattazione aziendale trainava la nazionale.
Grazie a questo sviluppo arriviamo nel maggio 1970 ad avere l'emanazione della legge N.300 dello statuto dei lavoratori.
Statuto dei lavoratori in relazione al diritto sindacale
Bisogna fare riferimento al titolo III dello statuto che inizia con l'articolo 19. Con questo articolo il sindacato entra in azienda mentre prima ne era sempre stato fuori ed entra in azienda attraverso la previsione della possibile costituzione delle RSA (rappresentanze sindacali aziendali). Il sindacato svolge le sue funzioni direttamente in azienda. L'articolo 19 costituisce la norma portante della cosiddetta legislazione promozionale o di sostegno del sindacato. Lo statuto dei lavoratori non contiene una regola, non ha natura regolamentare ma promozionale, promuove la presenza del sindacato nell'azienda prevedendo le RSA e introducendo, con gli articoli successivi, i diritti sindacali. ART.28: repressione dei diritti precedenti. Per le aziende i diritti sindacali sono un costo, devono essere retribuiti come se fossero delle ore di lavoro. La domanda che si pose era "tutti i sindacati possono costituire RSA?"
L'articolo 19 dice che possono costituire RSA le organizzazioni sindacali che:
- Siano affiliate alle confederazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale
- Organizzazioni sindacali che non siano affiliate ma che abbiano sottoscritto un contratto collettivo nazionale o provinciale applicati nell'unità produttiva
I sindacati che potevano costituire RSA erano secondo lo stesso articolo i sindacati maggiormente rappresentativi. Questo concetto di maggiore rappresentatività rappresenta un filtro.
Per correggere il monopolio rappresentativo è stata introdotta la lettera B, se un contratto non è affiliato può essere rappresentativo dimostrandolo. La corte costituzionale ha dichiarato conforme alla costituzione l'articolo 19 sulla base di argomentazioni riassunte nella cosiddetta "teoria della porta aperta".
Questione di legittimità: il sindacato senza contratto rappresentativo era fuori dall'azienda. Secondo chi poneva la questione, l'articolo 19 contrastava con il 3 della costituzione e con il 39 primo comma. La corte afferma che non c'è contrasto con l'articolo 3 perché il principio di eguaglianza non deve essere inteso come astrattamente livellatore ma è da dedursi l'esistenza di un principio di ragionevolezza, che ti induce a trattare situazioni disuguali in modo proporzionalmente disuguale e a trattare situazioni diverse in modo proporzionalmente diverso.
Si introduce il criterio di maggiore rappresentatività aperto poiché le lettere A e B non contengono idee che sbarrano la strada. Il secondo profilo dell'articolo 39 per la lesione della libertà sindacale la corte ha negato tale lesione perché la libertà sindacale c'è sempre. (Sentenza 54/74) L'articolo 19 conferma il canale unico.
Già a metà degli anni 70 il sistema inizia ad incrinarsi. Anni 70: definiti "disegno del diritto sindacale con nazionale garantistico." Non c'è più il diritto sindacale del 70. Si incrina con l'arrivo di fattori esogeni: la crisi petrolifera, l'innovazione tecnologica, la terziarizzazione del lavoro. Della seconda metà degli anni 70 il diritto sindacale ha dovuto scendere a qualche compromesso. '74-75--> 81-82: "anni del diritto del lavoro dell'emergenza", problema dell'inflazione, della crisi a cui il legislatore deve intervenire ed emanare provvedimenti che contengono i cosiddetti tetti massimi alla contrattazione collettiva.
Rapporto base tra legge e contratto collettivo
Modello classico: la legge costituisce il minimo, il contratto collettivo non può derogare in peius al minimo ma può sempre derogarvi in melius. Norma unilateralmente inderogabile, la norma che contrasta è nulla. (Il contratto collettivo non potrebbe mai prevedere 8 ore perché sarebbe una deroga in peius ma potrebbe prevederne 12 perché in melius)
Con tetto massimo: il legislatore interviene introducendo norme che non possono essere derogate in melius. I tetti massimi riguardano l'istituto della contingenza ovvero della scala mobile. La contingenza era un automatismo, cioè incremento che finiva in busta paga a favore del lavoratore come risultato a meccanismo della scala mobile che prevedeva automaticamente all'aumento dei prezzi l'aumento dell'indennità di contingenza. La finalità della scala era di mantenere inalterato nel tempo il potere di acquisto del salario. Dinamica inflattiva della scala mobile. Il legislatore, acquisendo il consenso delle confederazioni, ha emanato dei provvedimenti con i quali dapprima rallentava la scala mobile e poi più drasticamente tagliava i punti di contingenza maturati. I punti erano dichiarati inderogabili in melius anche dai contratti collettivi.
L'esistenza dei tetti massimi, legata all'indennità di contingenza, svolgeva un ruolo riconosciuto dalla corte costituzionale come apprezzabile, cioè di uniformazione dei trattamenti economici di tutti i lavoratori. Il legislatore vuole intervenire per fornire una garanzia che introduca miglioramenti. Può utilizzare l'eteronomia e lo fa per impedire che ci sia diversificazione tra le varie categorie. La legge impediva al contratto collettivo di modificare il contratto il melius: uniformazione, nessun sindacato poteva proporre un contratto collettivo in melius. Disposizione di legge inderogabile.
La normativa dei tetti massimi oggi è superata perché non esiste più la scala mobile ma la politica dei redditi. Non è detto che il legislatore non possa intervenire introducendo dei massimi, un esempio di un massimo che sussiste tutt'ora è il divisore che noi troviamo indicato nell'articolo 2120 del codice civile per il calcolo del trattamento di fine rapporto (TFR). Si prende come base tutto quello che il lavoratore ha percepito, lo si divide per 13,5. Si ha una mensilità che viene accantonata anno dopo anno, è sommata alla fine quando deve essere data al lavoratore. Il 13,5 è fisso ed è uguale per tutti.
Anni 80: Anni della crisi o anni della flessibilità
Quest'ultima è antagonista come caratteristica della norma lavoristica rigida ed inderogabile. La norma laboristica è rigida in modo che le parti non possano disporre diversamente. Il legislatore può intervenire stabilendo che, a determinate condizioni, la norma inderogabile possa essere derogata in peius. Questa è la flessibilità. Vi sono delle condizioni affinché un contratto possa derogare in peius determinate garanzie previste su base legislativa:
- Deve essere autorizzato da legge. Es. bisogna partire da una garanzia inderogabile. ART.2103 "norma che prevede il divieto di dequalificazione", il lavoratore deve essere adibito alle mansioni a lui assegnate, a quelle superiori ma non a quelle inferiori. Legge 223/91 gestione della crisi di impresa. La legge prevede che prima che il datore di lavoro possa licenziare o mettere in mobilità i lavoratori si informi il sindacato.
- Comma 1: il datore di lavoro in accordo col sindacato pur di non licenziare i lavoratori può spostarli in mansioni diverse. Esempio di deregolazione.
Tipologie di flessibilità
- Flessibilità = deregulation possibilità per il contratto di modificare in peius la legge.
- Moltiplicazione del modello di contratto di lavoro a tempo subordinato.
Modello standard: lavoro a tempo pieno e indeterminato. Negli anni 80 si moltiplica il modello del rapporto di lavoro e si espande il modello deregolativo, nasce così la flessibilità. Oggi è possibile scegliere tra diversi modelli.
Tipologie di deregulation
- Deregulation secca, non ha il filtro del contratto collettivo.
- Deregulation controllata/morbida (la nostra) ci vuole sempre il filtro del contratto collettivo. Valutazione circa la possibilità di derogare in peius ad una garanzia legislativa.
Prospettive del diritto del lavoro
- Prospettiva classica: il diritto del lavoro deve proteggere il lavoratore. Si occupa del rapporto di lavoro con l'obiettivo di aumentare le tutele.
- Prospettiva moderna: c'è l'interesse anche di quelli che il lavoro non ce l'hanno e sono fuori che circolano nel rapporto di lavoro. Si occupa di coloro che il lavoro non ce l'hanno e quindi si occupa del mercato. Bisogna quindi incrementare le assunzioni rivolgendosi alle imprese, bisognerà ridurre il costo del lavoro, ridurre le tutele per aumentare le assunzioni.
Emanata la prima grande legge in materia di flessibilità: legge 863/84. I primi due articoli avevano ad oggetto i contratti di solidarietà interna. Riduzione orario di lavoro con perdita di retribuzione e corrispondente integrazione da parte della cassa integrazione guadagni al fine di evitare l'assunzione di nuovi lavoratori. Questi sono contratti del primo tipo o difensivi. I contratti di solidarietà esterna sono i contratti di formazione lavoro, formidabile strumento di formazione dell'occupazione.
Anni 90: tre profili importanti
- 23 luglio 1993: stipulato il protocollo sulla cosiddetta politica dei redditi che sostituisce l'automatismo della scala mobile.
- Dlgs. 29 del 1993: si privatizza il rapporto di pubblico impiego.
- 1995: il referendum sull'articolo 19,26 dello statuto dei lavoratori e 47 del dlgs n29 del 93 conduce all'abrogazione di parti di queste norme sulla manipolazione referendaria dell'articolo 19.
Legge 126 del 1997, pacchetto Treu, che costituisce la seconda grande legge in materia di flessibilità. I lavoratori si lamentavano che i salari non erano più protetti dall'aumento del costo della vita, non c'era più l'indennità di contingenza. Si era stipulato il protocollo triangolare, stipulato dai datori di lavoro, dalle associazioni sindacali dei lavoratori ma seppur non come parte anche il governo. La scala mobile era un automatismo che aveva reso incontrollabile la dinamica salariale. Incontro almeno due volte l'anno per valutare gli aumenti salariali. In caso di ritardo in più di tre mesi della stipulazione del rinnovo scatti un automatismo: indennità di vacanza contrattuale che serve a coprire il rischio del ritardo o del mancato rinnovo ai fini della politica dei redditi.
Il protocollo sulla politica dei redditi è stato sostituito dall'accordo del 2009 che aveva, per disposizione, per contratto una durata di 4 anni. Quindi, visto che non è stato implementato, l'accordo che l'ha sostituito è scaduto e quindi il protocollo del 1993 è ancora valido. Il protocollo del 1993 si occupava anche delle rappresentanze sindacali unitarie, proposto come modello sostitutivo delle RSA e si occupava del rapporto tra i livelli contrattuali nel settore privato.
La privatizzazione è avvenuta con il dlgs 29/93, il rapporto di pubblico impiego, regolato da leggi peculiari, è ora attratto verso la disciplina privatistica. La disciplina del pubblico impiego è confluita in un testo unico, dlgs 65/2001. Referendum 1995 sulle norme 19-26 dello statuto e il 47 del dlgs 29/93 conduce all'abrogazione di parti di queste norme, avviene la cosiddetta manipolazione referendaria dell'articolo 19.
Negli anni 90 il sindacato aveva perso rappresentatività, aveva iniziato a fare contratti in perdita. Le tre confederazioni sulle quali si è formato il diritto sindacale (CSI, CGL, UIL) sono plutocrate formali perché a loro aderiscono sindacati di diverse categorie, hanno sempre agito nell'interesse generale. Il sindacato dovrebbe tutelare gli interessi particolari. CISL, CGL sono sindacati orizzontali, plurisindacali. I sindacati di pluricategoria sono invece verticali, cioè cambia la portata degli interessi tutelati: speciali-generali.
Crisi della rappresentatività dei confederali all'inizio degli anni 90, in azienda si pensa di dover introdurre un nuovo organismo che abbia il consenso dei sindacati. Il protocollo del 1993 contiene un dispositivo che introduce delle RSU con lo scopo essenziale nella raccolta di consenso anche presso i lavoratori. A dicembre 1993, l'imputato del protocollo del 23 luglio viene raccolto e i sindacati stipulano un accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 in cui si regolamentano le RSU.
Le istanze radicali avrebbero cercato di tagliare le gambe per aprire spazi a favore dell'individuale. Referendum antisindacale ma soprattutto anti confederale. Nel 1993 si regolamenta il nuovo modello che avrebbe dovuto evitare il referendum che è arrivato però dopo. I quesiti del referendum erano 10: 4 quesiti erano in materia di diritto sindacale. La corte Costituzionale aveva ammesso due quesiti che riguardavano il 19, uno l'articolo 26 e uno l'articolo 47.
Quesito massimalista: volete voi che sia abrogato l'articolo 19 nella sua lettera a, e B. Questo era massimalista perché le lettere a e B sono i due filtri. Quesito più moderato: volete voi che l'articolo sia abrogato nella lettera a e nella lettera B limitatamente agli aggettivi nazionale e provinciale. A partire dal 1995 abbiamo una nuova versione dell'articolo 19, versione che non ha più la lettere a ma solo la B.
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