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Introduzione al diritto internazionale dell'economia

Il diritto internazionale dell'economia è diverso dal diritto internazionale classico. In entrambe le discipline si analizzano gli Stati e le organizzazioni internazionali, ma nel contesto economico si considerano i diversi tipi di Stato:

  • Quelli industrializzati
  • Quelli in via di sviluppo (i PVS)
  • I NICS
  • I BRICS

Vediamo inoltre:

  • Le organizzazioni internazionali (UE, WTO, ecc.)
  • Il dumping
  • La liberalizzazione dei traffici commerciali
  • La moneta (dollaro, euro, ecc.; moneta convertibile è quella accettata in tutto il mondo come ad esempio il dollaro, euro, sterlina, yen, franco svizzero)
  • I soggetti, gli elementi che decidono non sono solo il mercato
  • L’FMI (luogo d'incontro fra gli Stati, non si fa una politica dei cambi) fa da banca per il mondo, è finanziato dagli Stati per gli Stati in difficoltà
  • La WB (Banca Mondiale, eroga i finanziamenti per i progetti)
  • Stati
  • Organizzazioni internazionali
  • Fondi sovrani (fondi non privati, ricavati ad esempio dalla vendita del petrolio, tali fondi vanno investiti)
  • Le multinazionali (hanno un ruolo fondamentale, è un soggetto atipico di diritto internazionale dell’economia; la multinazionale madre può avere nazionalità diverse dalle sedi decentrate. Il reato viene giudicato dal giudice nazionale del Paese dove è stato compiuto)
  • Lex mercatoria (legge dei mercanti) regola le situazioni: esempio, accordo Fiat – Governo dell’Algeria: se la Fiat non viene pagata per la vendita dei mezzi di trasporto, cosa può fare?
  • OPEC (Paesi produttori di petrolio)

Inizio del corso

Lo Stato Sovrano può essere distinto tra liberista e protezionista.

Stato liberista: aperto al libero scambio, non impone dazi e nel caso lo faccia impone dei dazi bassi.

Stato protezionista: chiuso al libero scambio, protegge la propria economia imponendo dei dazi agli Stati che vogliono esportare nel suo territorio (i dazi sui beni che importa li fa pagare all’esportatore!).

Sono state cercate delle vie di mezzo tra queste due, come ad esempio il golden share. Lo Stato per poter essere considerato soggetto di diritto internazionale dell’economia deve possedere i requisiti di effettività e indipendenza.

Esso può porre dei dazi per favorire i prodotti nazionali e per bloccare la concorrenza dei prodotti stranieri; il porre dei dazi tra due Stati non è sempre reciproco. Lo Stato può mettere dei contingentamenti (restrizioni, limitazioni):

  • Di quantità (quantità massima di beni importabili)
  • Di qualità (non si possono importare certi tipi di prodotti)

I dazi e i contingentamenti vengono determinati solo dall’UE. Dell’UE non esistono i confini politici, quelli commerciali sì. Essenziale è la sicurezza dei prodotti, si impongono delle regole, certificati di qualità.

Lo Stato stampa monete (es. l’Italia aveva la sovranità monetaria fino a quando non arrivò l’euro), può stamparne quanta ne vuole, dunque svalutarla o rivalutarla come vuole. Se uno Stato è in debito, uno o più altri Stati possono decidere di investire o meno nella moneta di quello Stato. Investimenti stranieri: lo Stato è libero di accettare (Stato liberista) o di non accettare (Stato protezionista) gli investimenti stranieri (di altri Stati sul suo territorio) o trovare una via di mezzo (es. golden share).

Il privato investe liberamente all’estero? Il privato ha la libertà di movimento (di investire), ma se lo Stato vuole impedirgli di investire, lo può fare, ad esempio in certi settori da cui dipende la sicurezza del Paese, es. le armi.

Golden share: l’investimento viene limitato per la sicurezza dello Stato. Es. io gestisco la mia impresa, accetto che tu entri come socio (prendi una quota ad es. dell’8%), ma non puoi gestire i settori delicati: è lo Stato in questione che impone questo.

Cessione di conoscenze tecnologiche (know-how): lo Stato decide se trasmettere le sue conoscenze oppure no ad altri Stati (non le manda al suo nemico di guerra!).

Trasmissioni televisive e radiofoniche: lo Stato è libero di bloccare o meno il flusso di informazioni provenienti dall’estero.

Diritto internazionale dell'economia e diritto ambientale

Sono stati fatti molti accordi bilaterali Governi – imprese di vario tipo (commerciale, trasporti, ecc). Il diritto internazionale dell’economia e il diritto ambientale sono delle nuove branche di studio. Il primo si occupa del rapporto tra Stato e privati.

Differenze

- Nel diritto internazionale (classico) gli Stati sono tutti sullo stesso piano

- Nel diritto internazionale dell’economia gli Stati sono diversi (le regole sul commercio, scambi finanziari non valgono per tutti, ma sono diverse per certi Stati).

Nel diritto internazionale dell’economia si fa una distinzione tra i P.I. (Paesi industrializzati) e i P.V.S. (Paesi in via di sviluppo) in base a:

  1. PIL (aspetto economico)
  2. Aspetti sociali (speranza di vita, istruzione, ecc)

Classificazione dei Paesi in base al PIL

In base al PIL: osservo il reddito pro-capite ma devo comprendere come è ripartita la ricchezza (es. pochi che hanno molte risorse). Negli anni ’80 si definirono alcune categorie di Stati:

  • Paesi a basso reddito: max pro capite 600 dollari all’anno, es. Cina, India, molti Paesi dell’Africa, Honduras, Egitto, Mozambico è con 80 dollari l’anno!
  • Paesi a reddito intermedio: max pro capite 2400 dollari all’anno, es. Filippine, Marocco, ecc.
  • Paesi a fascia superiore: max pro capite 7000 dollari all’anno, es. Messico, Sudafrica, Singapore, ecc.
  • Paesi fortemente indebitati
  • Paesi dell’OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica): insieme di tutti i Paesi industrializzati del mondo, es. USA, UE, Canada, Svizzera è con 32000 dollari l’anno!

Cooperazione e aiuti ai PVS

Nei confronti dei PVS (Paesi in via di sviluppo) quelli più ricchi svolgono la cooperazione allo sviluppo (i PVS, come tutti gli altri Paesi, subiscono il pagamento dei dazi ma ricevono anche degli aiuti);

NICS e BRICS

I NICS: sono i Paesi di nuova industrializzazione, es. Filippine, Malesia, Cina, India, hanno un PIL molto elevato, oltre ogni aspettativa. Ogni Stato del mondo dovrebbe crescere del 2% - 3% ogni anno, ma invece questi Stati a partire dagli anni ’90 hanno una crescita del 17% - 20% ogni anno! (in particolare il Sud della Cina (Hong Kong) ha una crescita del 30% ogni anno!);

I BRICS: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, sono meno stabili dei NICS;

Paesi gazzella e aspetti sociali

Paesi gazzella: sono alcuni dei Paesi africani (es. il Senegal) che fanno uno sprint (crescita economica) ogni tanto ma poi non rimangono stabili.

In base agli aspetti sociali (speranza di vita, istruzione, ecc), vediamo ad es. che nel Mozambico la speranza di vita è di 47 anni! In Svizzera invece di 86 anni. Il Mozambico era una colonia del Portogallo; le Nazioni Unite, per operare hanno un solo parametro da rispettare, rappresentato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale portoghese: il Governo portoghese può dare degli aiuti internazionali (ad es. al Mozambico; sono aiuti in denaro) ma senza togliere ad es. le pensioni ai portoghesi (il Governo portoghese non deve prendere il denaro da lì!). C’era una legge che consentiva questo, e allora essa fu dichiarata incostituzionale (contro la Costituzione del Portogallo!).

Criterio di ponderazione del voto

Criterio di ponderazione del voto (più uno Stato paga, più ha influenza nell’organizzazione):

  • È presente nell’ONU (Consiglio di sicurezza), UE, FMI
  • Non è presente nelle organizzazioni internazionali a carattere commerciale es. WTO (OMC)

Concetto di Stato e soggetti di diritto internazionale dell'economia

Nel diritto internazionale, l’aspetto economico fa riflettere sul concetto di Stato: è stato creato ad esempio il concetto di microstato (lo sono quelli della Micronesia, detentori di certe risorse: pensiamo ad esempio a Tuvalu, in cui per utilizzare i siti con dominio Tuvalu (tv), quindi www. ... .tv devo pagare una royalty per l’utilizzo di quello specifico dominio).

Altri soggetti di diritto internazionale dell'economia

Altri soggetti di diritto internazionale dell’economia (abbiamo già visto gli Stati):

  • Le organizzazioni internazionali. Esse possono essere multilaterali (aperte a tutti, chiunque può entrare ad es. nell’ONU) o regionali (aperte solo a qualcuno); la maggior parte delle o.i. sono di entrambe i tipi. Abbiamo parlato del WMO (World Meteorological Organization = Organizzazione Meteorologica Mondiale): es. gli USA hanno l’obbligo di avvisare ad es. il Brasile (dove ci sono piantagioni di caffè) nel caso lì stia per arrivare ad es. un ciclone (perché distrugge le piantagioni!). Non è detto che tutti gli Stati membri dell’ONU facciano parte di tutte le organizzazioni internazionali! Le organizzazioni multilaterali sono soggetti di diritto internazionale, NON hanno efficacia diretta negli Stati, a differenza ad es. dell’UE che ce l’ha, perché gli Stati membri le hanno delegato tutta la politica commerciale (quindi anche quella doganale);
  • Le multinazionali (SOGGETTO ATIPICO): non è un soggetto di diritto internazionale ma possiede degli ampi poteri in certi campi, le prime mult. della storia hanno operato nel petrolio (la prima fu la Standard Oil of California), nascono per ridurre il costo marginale (il costo che devo sostenere per produrre un’unità di bene in più; il costo marginale della multinazionale è inferiore a quello sostenuto dalle singole imprese: quando le singole imprese non sono più in grado di fare fronte ai costi di produzione, ecco che si fondono insieme dando vita ad una multinazionale). Parliamo di società lepre, quella cioè che riesce a produrre ad un costo marginale più basso possibile. Le multinazionali sono disciplinate SOLO dalla giurisprudenza nazionale. Hanno la società madre che influisce sulle società figlie (filiali, che non sono autonome): es. la società madre è USA, quindi è sottoposta alla legge USA, e le filiali all’estero che hanno la nazionalità estera e sono regolate dalla legge del Paese in cui si trovano. La multinazionale è perciò una corporate, che vuol dire gruppo integrato, la holdings invece è la società capogruppo (di una multinazionale) sotto il profilo fiscale. Nel Paese dove ha sede la società madre si può avere un effetto negativo (es. si portano via i capitali dallo Stato della società madre); un investimento ha degli effetti (che possono essere positivi) sul Paese in cui si investe, perché porto offerta di lavoro: posso investire in un Paese già industrializzato (rilevo le attività esistenti, quindi fabbriche, ecc) oppure posso investire sul territorio di un PVS (es. in Nigeria); il petrolio nigeriano è il peggiore (non è fluido), e se c’è una crisi petrolifera, le multinazionali se ne vanno dal Paese in cui c’è il petrolio e lì di conseguenza si sviluppa il degrado sociale quindi delinquenza, ecc.

Limitare il potere delle multinazionali

In genere le multinazionali sono delle S.p.a. (società per azioni, che operano quindi sul mercato azionario; vedi caso del Banco Ambrosiano), esse influenzano il mercato dei cambi, decidono sulla liquidità, riescono ad aggirare le leggi nazionali, potendo così essere al di sopra della legge. Per limitare il potere delle multinazionali, nuovi elementi vengono applicati:

  • Codici di condotta
  • Patto andino
  • Regole di concorrenza

Codici di condotta

Codici di condotta: sono regole comportamentali (etiche) non vincolanti giuridicamente, quindi non hanno poteri vincolanti, MA di fatto tu impresa sei obbligato a rispettare, altrimenti subirai una punizione (non puoi più lavorare o non ricevi più gli investimenti). Inoltre, secondo alcuni, le mult. devono solo preoccuparsi dell’aspetto economico (fare soldi) mentre secondo altri hanno anche una responsabilità sociale. Tali codici sono:

  • Le regole inerenti gli investimenti internazionali e le imprese multinazionali;
  • Le regole dell’ONU, create nel 1998, di Global Compact e Good Governance. Sono 10 regole, principi stabiliti da Kofi Annan, ex segretario dell’ONU, e alcune di esse riguardano:
    • Il rispetto dei diritti umani
    • Lavoro minorile
    • Tutela sindacale
    • No al lavoro forzato per i detenuti
    • Equo salario
    • Iniziative di tutela ambientale
    • Diffusione di nuove tecnologie
    • No alla corruzione internazionale

Sono dei principi pubblici interessanti dal punto di vista privato: vedi es. Benetton.

Es. Benetton: la Benetton va in Turchia, cede la sua impresa a una società turca e in cambio chiede la royalty e il prodotto finito. Un giornalista va in Turchia e scopre che i bottoni in realtà erano fatti da un’altra azienda turca che sfrutta il lavoro minorile. Allora la Benetton rompe il rapporto con l’azienda turca e inserisce le norms (norme) dell’ONU di Global Compact e Good Governance (si possono applicare tranquillamente anche nel settore privato).

Nei codici di condotta facciamo rientrare anche i principi di Santiago. Sono stati elaborati i principi di Santiago (si tratta per ora solo di codici di condotta, quindi rientrano nel soft law): sono stati stabiliti dai Paesi, e sono 4:

  • Il mantenimento di un sistema finanziario globale e garantire i flussi di investimenti
  • Il rispetto delle legislazioni vigenti (le operazioni devono essere trasparenti: es. dev’essere chiaro quali persone ci sono dietro un certo fondo sovrano)
  • Investire solo su basi economiche e correndo dei rischi finanziari adeguati (puoi investire in un certo Paese solo per trarne profitto, ma non per favorire uno Stato (ad es. fornendogli armi, favorendo il terrorismo) a danno di un altro)
  • Una governance trasparente

Patto andino

Patto andino: deriva dall’accordo di Cartaghena che fu stipulato tra i Paesi latinoamericani in cui c’era una forte penetrazione di investimenti stranieri; tali Paesi creano fra loro una legislazione unica, anziché averne una nazionale in ogni Paese: l’hanno fatta per tutelare certi settori, quelli di importanza vitale per lo Stato, per la sicurezza nazionale (non vogliono gli investimenti stranieri in questi settori). Con le multinazionali si creano dei patti stand still.

Stand still: si creano delle fabbriche che sono controllate, per un certo periodo, da Stati stranieri, dopodiché passano sotto il controllo degli Stati-Nazione in cui sono situate (si trovano nei Paesi andini).

Considerazioni sui paradisi fiscali e casi

Considerazioni:

  • Colui che compra l’industria potrebbe essere un individuo messo lì apposta per fare gli interessi di qualcun altro (si dice “testa di legno”); è messo lì ma potrebbe anche essere incapace di gestire l’industria;
  • L’UE impone delle norme cogenti (vincolanti) sulla concorrenza, a tutte le imprese, non solo alle multinazionali, che sono indicate nel trattato di Lisbona, dall’art.101 in poi. Nell’art.3 del trattato di Lisbona si parla di mercato interno, sviluppo sostenibile, stabilità dei prezzi, crescita economica equilibrata ed economia sociale di mercato altamente qualificata.

Regole di concorrenza

Regole di concorrenza: la concorrenza è un modello di governance che vuole evitare il più possibile i monopoli ed oligopoli (il caso tipico è quello delle multinazionali che vogliono spartirsi il mercato), questa è la filosofia dell’UE. Nell’UE ci sono dei divieti posti alle imprese che esercitano qualunque attività, le multinazionali non possono fare il cartello (accordo segreto che 2 o più imprese fanno tra loro per stabilire il livello minimo di prezzo di un bene). Ma se non facessero il cartello, i prezzi sarebbero ancora più bassi; ogni azienda ha il diritto di commercializzare tutti i prodotti.

Paradiso fiscale

Paradiso fiscale: Stato che consente, rispetto ad altri, sul suo territorio dei trattamenti favorevoli alle società (offre loro delle agevolazioni):

  • Pago poche imposte oppure non le pago proprio
  • Ho dei costi bassi e dei tempi rapidi per creare la società (non c’è burocrazia, in Italia invece la procedura è molto lunga)

Casi

  1. Isole del Canale: la Francia e la Gran Bretagna si facevano la guerra per il controllo di queste isole, poi alla fine ha vinto la Gran Bretagna. Oggi le isole del Canale sono formalmente una proprietà personale del re d’Inghilterra, la regina d’Inghilterra non esercita la sua potestà (potere, controllo), le isole sono autonome e sono un paradiso fiscale.
  2. Parmalat: aveva la sede alle isole Cayman, la riserva di denaro era inesistente (era stata scoperta) perciò fece bancarotta.

Rapporto tra Stato e multinazionali

Per quanto riguarda il rapporto tra uno Stato e le multinazionali, queste ultime hanno un forte impatto a livello internazionale sia sulla politica interna che su quella estera dello Stato. Riguardo a tale rapporto, lo Stato controlla le operazioni monetarie: in passato, negli anni ’80, non potevi portare più di una certa quantità di denaro all’estero; oggi invece lo Stato vieta il trasferimento di capitali all’estero (dipende dove li porti, non a Montecarlo!). Le multinazionali possono aggirare anche legalmente (senza problemi, senza infrangere la legge) il problema del trasferimento dei capitali all’estero. C’è il problema della sovrafatturazione: io società non posso gonfiare troppo il prezzo perché resterebbe evidente (quindi è facile da controllare dal punto di vista del prezzo dei beni: controllano il prezzo).

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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marco Marquino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Porro Giuseppe.
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