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- da un lato, nascono dei fondi pubblici x i PVS(forniti ad es. dall’FMI, WB,

ecc.);

- dall’altro, si intende favorire le esportazioni dei PVS per mezzo delle

preferenze generalizzate(loro esportano ad es. in Occidente, e l’Occidente

applica loro un tasso/tariffa doganale più basso rispetto che nei confronti di

altri Stati).

Nel diritto internazionale dell’economia, quando si creano delle controversie, esse

vengono risolte anziché con i metodi di risoluzione diplomatica delle controversie

internazionali(negoziati, buoni uffici, mediazione, conciliazione: vedi riassunto di

diritto int.le di Mauro Acito), attraverso metodi più veloci grazie al GATT ovvero i

round(negoziati). Nel 1986, iniziano i negoziati dell’Uruguay round che finiscono nel

1993, e nell’aprile 1994 a Marrakech(Marocco) venne fatta una grande conferenza tra

125 Stati, ovvero le parti contraenti del GATT. Il GATT nel 1995 è stato sostituito dal

WTO dove sono presenti 160 Stati, tra cui tutti i più grandi Paesi e anche quelli più

piccoli, insomma la maggior parte degli Stati del mondo.

WTO

E’ un’organizzazione internazionale, multilaterale(cioè il suo trattato istitutivo,

l’accordo di Marrakech, vincola tutti gli Stati contraenti), universale. C’è stato un

dibattito sulla domanda:

“E’ meglio che il WTO abbia una regolamentazione regionale o

universale(multilaterale)?” Ad oggi è multilaterale.

Le Parti contraenti(Stati appartenenti, firmatari del trattato istitutivo del WTO) hanno

fatto sia accordi multilaterali che plurilaterali(sono fra loro diversi):

- Accordi MULTIlaterali: vincolano tutti gli Stati del WTO. Sono insiemi di

accordi:

1) sul commercio delle merci(intendiamo cioè manufatti, non le materie prime!),

secondo quanto citato nel GATT nel 1947 che venne poi rinegoziato nel 1994;

2) sui servizi(venne elaborato un nuovo accordo, il GATS(General Agreement on

Trade in Services);

3) sulla proprietà intellettuale(tutela del marchio e brevetto, ecc.): es. la Coca-Cola

che vuole tutelare il suo marchio;

4) intesa sulla soluzione delle controversie;

5) accordi per l’esame periodico delle politiche commerciali: ogni tot di tempo, a

scadenze prestabilite, si fanno conferenze per stabilire il punto della situazione sul

commercio. Pag.

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- Accordi “PLURIlaterali”: vincolano molti degli Stati del WTO, ma non tutti.

Sono accordi su:

1) aeromobili civili;

2) appalti pubblici: la pubblica amministrazione organizza delle gare d’appalto per

fare un certo lavoro, e ad esse possono partecipare le imprese di lavoro(a volte

anche imprese straniere, altre volte(in certi Paesi) invece agli appalti partecipano

solo le imprese nazionali, se il lavoro è di una certa importanza e si vuole tutelare

quindi l’immagine nazionale).

3) telecomunicazioni: in certi Paesi, come il Brasile, per incapacità industriale non

è stato possibile sviluppare un adeguato sistema di telecomunicazioni, ed ecco che

quindi in tali Paesi per colmare le loro lacune intervengono le grandi compagnie

estere di telecomunicazioni(es. la TIM è italiana ed è presente in Brasile, col nome

TimBrasil);

4) servizi finanziari.

La WTO(secondo l’acronimo anglosassone, World Trade Organization) detta

anche OMC(Organizzazione Mondiale del Commercio), ha una sua struttura

istituzionale(é un’org,ne tripartita, cioè ha i 3 poteri legislativo, esecutivo,

giudiziario), è un’org.ne “soft”(segue la filosofia del consensus, cioè le parti

contraenti devono negoziare tra loro per trovare un accordo, deve esserci quindi il

consenso di tutte le parti contraenti; tale filosofia crea però delle difficoltà di

negoziazione).

Gli organi del WTO sono:

1) La Conferenza ministeriale(cioè l’organo assembleare): è formata da

rappresentanti degli Stati membri(1 rappr.te per ogni Stato) che prendono le

decisioni fondamentali, negoziano per portare avanti la liberalizzazione delle

merci, i negoziati sono detti round(l’ultimo venne tenuto a Doha, Qatar, perché in

questa città è facile entrarci senza trovarsi in mezzo a una protesta, coloro cioè che

protestano contro il WTO non erano lì presenti fisicamente). Bisogna anche dire

che se “muore” un prodotto locale, muore una tradizione e quindi si vuole

salvaguardare le merci;

2) Il Consiglio generale(organo permanente) è formato dai rappresentanti dei

Paesi membri che si riuniscono a Ginevra più volte all’anno e prendono decisioni

specifiche su tematiche come il commercio delle merci, servizi, proprietà

intellettuale, ecc. Il Consiglio generale nomina i direttore generale

3) Il direttore generale è nominato dal Consiglio generale; il direttore fa rispettare

i trattati stipulati dalle Parti contraenti del WTO, rappresenta l’OMC all’estero, in

questo organo(direttorio?) si vota anche a maggioranza, il primo direttore è stato

l’ambasciatore italiano Ruggero;

4) Il Segretariato, composto da funzionari(pochi italiani) e anche comitati

particolari che si occupano ad es. del rapporto tra:

Pag.

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- tutela ambientale e commercio;

- cultura e commercio;

- questioni finanziarie e bilancio di amministrazione.

Nel WTO non c’è la ponderazione del voto, tutti gli Stati sono su un piano di parità(a

differenza ad es. dell’ONU dove la ponderazione è presente: il peso di uno Stato

all’interno dell’ONU dipende dalla sua importanza/potenza economica, ecc.).

Cosa dire della partecipazione dell’UE al WTO?

L’UE già dal 1957 ha competenza:

- esclusiva(solo dell’UE e non dei singoli Stati) su certe materie come i dazi

doganali e la politica commerciale(modalità, regole che i prodotti importati

devono rispettare, ad es. la tutela dell’ambiente);

- concorrente UE-Stati membri: gli Stati hanno il potere legislativo(di legiferare)

su queste materie, ma se le legislazioni di due o più Paesi membri dell’UE(es.

Italia e Germania) non sono fra loro omogenee, viene posto il principio di

sussidiarietà per il quale è l’UE che prende la decisione(sul piano giuridico è

pienamente riconosciuta come se fosse uno Stato, al pari degli altri del WTO).

Nella Conferenza ministeriale del WTO ci sono i rappr.nti dei Paesi membri, 1 per

ogni Stato(solo 1 per l’UE, considerata come Stato allo stesso piano degli altri nel

WTO).

Etichettatura dell’UE fatta sui prodotti esteri: i prodotti provenienti dall’estero

devono essere etichettati per capire da quale Paese provengono, in quale Paese sono

stati prodotti(etichettatura imposta dall’UE).

Per le controversie tra i Paesi membri del WTO si segue inizialmente la mediazione

del direttore generale, e se non basta(come succede nella maggior parte dei casi) ci si

affida a un giudice.

WTO(OMC) in materia AMBIENTALE(lezione della Prof.Ruozzi)

GATT(accordo del 1947):

- clausola della nazione più favorita;

- art.3 del GATT sul trattamento nazionale: quando importo nel mio territorio la

merce devo rispettare il trattamento internazionale(sul piano normativo, il prodotto

estero è alla pari di quello nazionale, questo vale per i prodotti simili es. pane italiano

e pane estero).

Similarità: cos’è un prodotto simile a un altro? Sono due prodotti che:

1) Hanno dei codici(secondo una classificazione tariffaria): tutti i beni sono

codificati! Pag.

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2) Hanno simili proprietà fisico-chimiche(organolettiche) del prodotto;

3) Hanno lo stesso uso e destinazione finale; qui bisogna analizzare anche i gusti del

consumatore(faccio un’analisi statistica per capire se due beni sono tra loro

sostituibili, se cioè uno può sostituire l’altro perché hanno la stessa utilità);

Bisogna inoltre tenere conto del rischio per il consumatore(es. i tessuti prodotti con

l’amianto), si parla di RISCHIO se esso è legato, deriva da una o più caratteristiche

del prodotto.

- art.11 del GATT: gli Stati dell’OMC non possono quantitativamente limitare la

quantità di merci commerciabili(vendibili in un Paese).

Non è quindi possibile:

- né porre il divieto di importazione(quota importata=0; tale divieto non può essere

posto e riguarda solo certi casi);

- né stabilire una quota massima di beni importabili(es. quota massima

importabile=100).

Devono esserci dei requisiti(qualità del prodotto, ecc.), il WTO impedisce la

limitazione di scambi per il protezionismo(vuole impedire quest’ultimo).

Il WTO dunque, come regola generale, impone la non limitazione di scambi

commerciali, e come eccezione invece consentiva agli Stati di violare le norme ma

solo per motivi pubblici(es. tutela della popolazione, esigenze della popolazione, la

non discriminazione).

- art.20 del GATT che è uguale all’art.36 del TFUE, riguarda le eccezioni generali,

è formato da una serie di paragrafi(ne vediamo solo alcuni). Le norme, per rientrare

nelle tematiche descritte da questi par., devono essere:

1) ratione materiae;

2) necessarie, e lo sono quando non ho alternative:

- ugualmente efficaci;

- meno restrittive degli scambi). Ci si chiede se la misura sia indispensabile o meno,

in base all’importanza dello scopo.

Affinchè una misura sia necessaria(necessità o proporzionalità tra mezzo e scopo),

devono esserci tre obiettivi(cioè: una misura può considerarsi necessaria,

indispensabile se…):

1) scopo della misura(che può essere più o meno importante);

2) relazione tra la misura(mezzo) e lo scopo(fine);

3) di quanto limito gli scambi?

Quest’ultimo in alcuni casi non era stato considerato(es. per il tema della salute che è

importante, decido di limitare gli scambi senza dovermi chiedere di quanto). Devo

sempre capire se la misura è tendenzialmente(o al max strettamente) indispensabile

oppure tendenzialmente(o al max strettamente) utile: se è strettamente indispensabile,

la prendo, se invece è utile posso valutare se prenderla o meno. N.B. il rischio è

sempre presente(non esiste il “rischio zero”: per evitare rischi decido di non

commerciare, ma questo comportamento non è ammesso perché creerei

Pag.

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protezionismo), è invece ammessa la “tolleranza zero”(non tollero di importare i

prodotti….).

Di questi par. dell’art. 20 del GATT noi abbiamo analizzato solo i seguenti:

- par. a: riguarda la morale pubblica, dello Stato-popolazione che riceve il

prodotto(es. io non mangio un certo prodotto per questioni morali). Es. inaccettabile

usare un biocarburante ottenuto deforestando. Es delle foche: l’UE proibisce il

commercio di carne di foca e dei suoi derivati, ad eccezione degli Inuit(secondo la

Inuit Exception) che sono le popolazioni autoctone dell’Artico, le quali lo mangiano

per tradizione, perché per loro ha un valore sociale, ecc. Chi ha subito un danno, può

dimostrarlo imputando un regolamento: es. gli Inuit hanno lo hanno presentato….alla

fine si è andati davanti a un panel dell’OMC(ci sono stati il Canada vs. UE,

quest’ultima dice che è una questione di morale pubblica).

- par. b: si possono prendere delle misure per tutelare la vita umana, animale e

vegetale. Per estendere tale paragrafo è stato fatto un accordo SPS.

- par. g: tutela delle risorse naturali materialmente esauribili(petrolio, ecc.). Es. le

tartarughe marine che rischiano l’estinzione. Le misure devono essere prese

relativamente alla tutela di tali risorse. Lo stato accusato può giustificarsi invocando

l’art.20 del GATT e poi deve dimostrare che la misura non sia discriminatoria(a

danno di alcuni Stati e ad altri no). Es. caso della Malesia vs USA: gli USA dicono

alla Malesia che non può commerciare, le misure USA non sono trasparenti(chiare e

sincere), gli USA non danno né spiegazioni né possibilità di ricorso alla Malesia.

Riguardo la struttura del WTO, il General Concil è suddiviso in 4 categorie:

Committees on…, Council for Trade in Goods, Council for….., Council for Trade in

Services(concilio per i servizi es. finanziari, aviazione civile, ecc.). Riguardo al Trade

in Goods parliamo di FAO(Food and Agricolture Organization) che fa un elenco di

prodotti sanitari e fitosanitari pericolosi, uno Stato non può esportare in un altro

Paese i prodotti che rientrano in questa categoria. Dal 1995 prima di fare una legge in

una nazione che preveda l’impedimento di ingresso di prodotti esteri in un certo

Paese, deve esserci la previa comunicazione da parte dell’OMC(WTO, per verificare

che questa non sia una misura protezionistica da parte dello Stato che fa la legge. Può

darsi che un PVS, per mancanza di tecnologia, conoscenza, ecc. non è in grado di

rispettare le norme sanitarie perché queste ultime comportano dei costi che il PVS in

questione non può sostenere perché non ha il denaro necessario. Infatti i P.I.(Paesi

industrializzati) hanno più denaro quindi riescono a rispettare le norme sanitarie

quindi garantiscono una miglior tutela del consumatore(egli è sicuro della qualità del

prodotto che compra).

Sotto la categoria Council for Trade in Goods abbiamo fatto:

Pag.

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- COMMITTEES ON MARKET ACCESS(accesso al mercato):

- un prodotto qualunque può essere prodotto e venduto senza problemi(la

denominazione comune).

- un prodotto speciale(es. Barolo, Sapone di Marsiglia), per essere prodotto e

venduto deve rispettare certi standards(la denominazione speciale). Nel mondo,

soprattutto nel mercato, ci sono denominazioni(D.O.C. e D.O.C.G.(prodotti

solo in una certa area geografica), D.O.P.(den. di origine protetta), I.G.P.). Un

prodotto speciale può essere prodotto solo da chi possiede i bollini che

dichiarano che sei proprietario dei vitigni(es. il nebbiolo è il vitigno, la pianta,

da cui si ricava il Barolo), quel prodotto è controllato(ad es. si controlla

l’origine storica, ecc.). Questa particolare attenzione per la denominazione è

diffusa soprattutto in Europa, ma non ad es. negli USA e in Cina. I Paesi

extraeuropei non riconoscono queste denominazioni(questo è un problema

dell’OMC), ma dopo una lunga trattativa tra vari Paesi(UE, ecc.), USA e Cina

hanno riconosciuto la specificità geografica dei prodotti dell’UE(es. il Barolo

nelle Langhe). Altro problema: l’italiano che a fine ‘800-inizio ‘900 emigrava

in America per migliori condizioni di vita, portava con sé il vitigno(la pianta da

cui si ricava il vino) e lo trapiantava in America. Es. l’italiano è andato in Cile

e ha portato il vino italiano là, a quel vino è stata riconosciuta la specificità

geografica sia italiana che cilena, quindi il prodotto è sia italiano che cileno(è

lo stesso prodotto).

- SPS : SANITARY AND PHYTOSANITARY MEASURES(misure a tutela sanitaria,

più in generale misure di controllo, avrebbero la sigla SPM, ma measures non lo

fanno rientrare nell’acronimo, perciò esso è SPS):Es. del tonno pescato a Capo Verde,

Capo Verde non può venderlo nell’UE perché non è in grado di rispettare le norme

sanitarie imposte dall’UE(costa troppo mettere il liquido attorno al tonno per evitare

il contatto con l’acciaio, mancanza di tecnologie adeguate).

Misura fitosanitaria: quella presa da uno Stato per la tutela del consumatore. Gli SPS

riguardano quindi problemi organici, legati alle caratteristiche chimiche di un

prodotto. Inerenti agli SPS sono:

- il risk assessment: prima devo valutare il rischio derivante dalla merce estera cioè se

essa comporta un rischio effettivamente provato: se lo è prendo delle misure;

- il principio di precauzione(non è una norma consuetudinaria, si dice: ”hai questa

possibilità:…”): se non si hanno gli elementi scientifici necessari per provare il

rischio(se è immediato), per precauzione si prende una misura provvisoria e poi si ha

un certo tot di tempo per revisionarla. Tale principio, rispetto al risk assessment,

consentendo una misura provvisoria offre un margine di azione più ampio agli Stati.

In un’indagine c’è una complessità di cause e concause, dunque è complicato valutare

i rischi e le relative misure. Pag.

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- TBT (Technical Barriers to Trade): sono barriere, ostacoli tecnici allo scambio

commerciale: es. io importo solo le auto con la marmitta catalitica. I TBT riguardano

quindi problemi scientifici, legati alle caratteristiche tecniche di un prodotto.

Sia per gli SPS che per i TBT, lo scopo comune da un lato è la protezione dei valori,

dare agli Stati la possibilità di seguire il loro livello di protezione, dall’altro la tutela

degli scambi.

Sia gli SPS che i TBT accentuano la standardizzazione internazionale: riguardo la

regolamentazione delle merci, se esiste una regola, norma internazionale standard, gli

Stati devono seguirla. Se tu Stato ti conformi a questa norma, sei conforme anche

all’OMC, e se andiamo in tribunale, tu hai ragione già in partenza. Questo lo si fa per

incentivare lo Stato a rispettare la norma internazionale.

Riguardo sia gli SPS sia i TBT: es. caso del tonno tra USA e Messico, gli USA

pongono l’etichetta TBT solo se il Messico segue certi metodi di pesca………Alla

fine gli USA hanno perso il caso perché le regole erano applicate solo in certe zone

del Pacifico.

Es. caso delle sigarette al chiodo di garofano: USA non importano queste

dall’Indonesia perché tra i 18 e i 24 anni creano dipendenza.

- SUBSIDIES AND COUNTERVAILING MEASURES: sono dei sussidi, aiuti

pubblici(es. sgravi fiscali, riduzione degli oneri sociali,ecc.) che consistono in denaro

pubblico. Questo è un modo per riqualificare una zona: fornisco sussidi alle imprese

per operare in essa, e così facendo attiro l’interesse e gli investimenti.

Zona franca: zona geografica ben definita in cui non ti faccio pagare(o ti faccio

pagare, ma poco) come sussidio, aiuto; è una zona povera che viene arricchita per

essere riqualificata.

Gli aiuti pubblici sono:

- vietati qualora favoriscano eccessivamente le aziende nazionali(dello Stato in

questione) rispetto a quelle estere. Consistono negli sgravi fiscali(concessi solo a

certe condizioni). Es. Alitalia: i suoi amministratori vogliono dimostrare che quello

che sta avvenendo(ottobre 2013) non è un aiuto di Stato da parte di Poste Italiane ma

una ricapitalizzazione dell’azienda.

- leciti quelli volti a ridurre l’inquinamento ambientale, ecc.

Lo Stato può concedere gli aiuti pubblici soltanto previa notifica di aiuto da parte

della Commissione Europea(che fa da guardiano). Un’azienda privata può fare

direttamente una denuncia(a livello int.le); nell’ambito del WTO invece no, infatti

può solo sollecitare il proprio governo a fare qualcosa. A livello internazionale gli

aiuti pubblici sono fortemente sanzionati se illeciti, a livello di WTO ci sono i panels

che giudicano.

- ANTI-DUMPING PRACTISES CUSTOMS VALUATION:

Definizione di dumping: è un problema, con esso si intende il modo scorretto di

gestire i rapporti economici e finanziari tra Stati e imprese. Può essere di vari tipi tra

Pag.

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cui valutario(non rientra nelle competenze dell’OMC), sui prezzi(rientra nelle

competenze dell’OMC), e quello sociale inerente al WTO(OMC).

Dumping monetario: svaluto la mia moneta così attiro investimenti esteri nel mio

Paese(perché gli altri Stati possono comprare di più: es. potere d’acquisto dollaro

USA > potere d’acquisto euro(svalutazione dell’euro).

Dumping sui prezzi: politica con cui io Stato vendo un bene a prezzo più basso del

suo costo di produzione, o a prezzo più basso del prezzo nazionale(più basso del

prezzo a cui normalmente sarebbe venduto): questo viene fatto per “sbattere fuori” le

altre imprese dal mercato, per eliminare rapidamente la concorrenza. Antidumping:

ogni Stato ha il suo, con esso l’Autorità Antitrust(contro il monopolio) controlla a che

prezzo tu impresa vendi nel tuo Paese, e controlla che tu non pratichi un prezzo di

vendita più basso nel mio Paese(non devi). Se tu impresa vendi i tuoi beni nel mio

Paese a prezzo più basso del prezzo medio di mercato, io autorità Antitrust ti

impongo la tassa(dazio) antidumping per scoraggiarti a seguire questa pratica

illegale! Quindi in tal caso si va davanti ai Panels che giudicano.

Dumping sociale: quello che alcuni Stati fanno vendendo prodotti a basso prezzo

perché tengono artificialmente basso il costo del lavoro(quindi il costo del lavoro è

basso e di conseguenza il prezzo del bene è basso). Come faccio a sapere qual’è il

costo del lavoro? So che è diverso da Stato a Stato. Il concetto di dumping sociale è

stato un’invenzione dei P.I.(Paesi industrializzati): i P.I. hanno visto che i P.V.S.(paesi

in via di sviluppo) producono a casa loro i propri prodotti tessili per il basso costo del

lavoro e li vendono nei Paesi ricchi. I P.I. dunque accusano i P.V.S. di dumping

sociale, i PVS dicono però che è una pura invenzione(non è una regola, legge ma solo

un’idea affermata dai PI). Ma questo problema del dumping sociale, per i PI lo si

risolve senza grossi problemi: io azienda di un PI apro la mia attività in un Paese con

costo del lavoro più basso(anche in un PVS) e poi vendo nel Paese che voglio! Di

recente il concetto di dumping sociale è tornato di moda(vengono considerati anche i

suoi aspetti etici). Oggi il dumping sociale è trattato secondo le normative del WTO e

quelle dell’ILO(International Labour Organization = Organizzazione Internazionale

del Lavoro).

L’ILO ha fatto otto convenzioni su:

- libertà sindacale;

- parità di lavoro uomo/donna;

- età minorile(necessaria per lavorare);

- decent work(lavoro decente): condizioni di lavoro accettabili.

…e le altre.

Le otto convenzioni dell’ILO sono state negoziate, firmate e ratificate dagli Stati

membri. Problema dell’ILO è che non ci sono controlli. L’età minima per lavorare era

di 12 anni, poi l’ILO l’ha portata a 14. Problema dello sfruttamento minorile:

persone(bambini) che lavorano senza avere l’età minima necessaria(questo succede

ad es. a Calcutta, in India). L’UE ha inventato il sistema antidumping(che però non ha

funzionato): consiste nell’imporre delle tasse per scoraggiare la vendita in un Paese di

prodotti ottenuti con lo sfruttamento minorile, prodotti dunque non in linea con gli

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impegni assunti a livello internazionale. Es. di dumping sociale: una politica che

limita o impedisce la libertà delle organizzazioni sindacali.

Inoltre, inerenti al dumping sociale ci sono gli artt. 16 e 20 dell’OMC:

- art.16: descrive gli aiuti di Stato(secondo alcuni il dumping sociale è un aiuto di

Stato);

- art.20: moralità pubblica(es. il prodotto indiano fatto con lo sfruttamento minorile

che viene importato in Italia crea danno all’azienda italiana acquirente, è un danno

anche di morale pubblica in quanto incostituzionale e immorale). Da qui nasce

l’etichettatura, il social labeling(l’info che si da al consumatore per cui il prodotto è

stato creato senza essere moralmente inaccettabile). Altro es. i detenuti in carcere

lavorano e devono essere pagati, per legge.

L’UE ha confini politici e non territoriali.

- RULES OF ORIGIN(regole di origine) : ci indicano il Paese di provenienza di un

certo prodotto.

Quando un prodotto entra in un Paese:

- se esso arriva da un PVS, il PVS pagherà un dazio più basso;

- se esso arriva da un PI, il PI pagherà un dazio più alto(si può permettere di pagarlo

più caro).

Problema del “Made in …..”: si è parlato di fare il Made in Europe, ma non lo si fa(ci

sono quelli nazionali). Il prodotto deve garantire la qualità e il consumatore, deve

rispettare le regole di origine. Es. di rule of origin è il marchio CE che garantisce che

il prodotto è fatto secondo le regole, norme di sicurezza della comunità europea. I

marchi vengono inventati o da Stati o da privati, chi li mette su un prodotto se ne

assume le responsabilità(il marchio costituisce il ”passaporto del prodotto”, con esso

porto il prodotto all’estero). Il marchio CE è stato usato per voler significare Chinese

Export: i cinesi hanno usato il marchio per far credere che questo rispettasse le norme

sulla sicurezza dell’UE , ma in realtà significa che viene esportato dalla Cina.

Comunque sia, la regolamentazione è questa: un prodotto, per entrare nel mercato

UE, deve avere il marchio CE altrimenti non può essere commerciato lì. Un altro è il

marchio ISO che indica uno standard di qualità(es. ISO 2000 per garantire la qualità

dei master universitari).

Certificazione: le aziende si sottopongono a degli esami fatti dalle istituzioni(per la

verifica del prodotto) e rilasciano dei marchi, con cui si dichiara che il prodotto

rispetta le norme, nel caso fosse sottoposto a controllo.

Clausole di salvaguardia: uno Stato, per circostanze eccezionali, può sospendere una

parte di un trattato. Si chiede una deroga(modifica) all’accordo, ad es. per mettere dei

dazi in un settore per salvaguardarlo. PMA: Paesi meno avanzati(con meno di 750 $

pro capite), per i quali abbasso il livello di dazio perché essi hanno diritto ad una

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clausola di salvaguardia. L’Italia non ha più la sovranità commerciale avendola

ceduta all’UE, e per chiedere una clausola di salvaguardia, la deve chiedere all’UE.

- IMPORT LICENSING: si può limitare l’importazione se la quantità è elevata.

- TRIM : TRADE-RELATED INVESTMENT MEASURES: a livello di WTO in

materia di investimenti c’è una regolamentazione bilaterale e non multilaterale. Sono

accordi relativi solo agli aspetti, degli investimenti, che incidono sul commercio. In

generale gli investimenti vengono fatti in molti settori. Es. Telecom non vuole

investimenti stranieri inerenti le linee telefoniche del territorio italiano per questioni

di sicurezza nazionale. A fianco del TRIM c’è un allegato che indica le misure di

comportamento vietate riguardo agli investimenti(sono in contrasto con l’Uruguay

round):

- clausola del trattamento nazionale: es. se un investitore straniero entra nel mio paese

per operare, devo trattarlo come l’investitore nazionale. Tale clausola è l’unica di tipo

multilaterale.

- es. se io azienda italiana investo in Indonesia, devo poter comprare i

prodotti(manufatti) dove voglio e l’Indonesia non può stabilire il massimo

quantitativo di prodotto che posso comprare lì, e non può stabilire la quantità

massima che posso esportare nel suo territorio.

Quindi è ammesso tutto ciò che crea un piano di parità tra l’azienda nazionale e

quella straniera.

- TEXTILES MONITORING BODY: è il famoso accordo multifibre(riguarda

particolari prodotti, quelli tessili) secondo cui si importa, ma in quantità limitata e

ponendo un dazio nullo, pari a zero.

Categoria Council for Trade in Services (servizi finanziari, aviazione civile, ecc.)

Il settore dei servizi è in piena espansione, è molto costoso. E’ servizio tutto ciò che

non è agricoltura e industria. Ci sono servizi bancari, finanziari, turistici, della

formazione, sanitari, ecc. Si vendono conoscenze, consulenze, prodotti

finanziari(anche prodotti materiali). E’ avvenuta la liberalizzazione dei servizi,

innanzitutto a livello regionale.

Liberalizzazioni regionali: quelle che coinvolgono due o più “regioni”(es. UE-USA).

I servizi sono un settore tipicamente protetto dagli Stati(perché non hanno fiducia

verso gli Stati stranieri, quindi non consentono loro di gestire tali servizi).

GATS(General Agreement on Tariffs in Services): è un accordo nuovo, il più

multilaterale riguardo al WTO, tale accordo estende i servizi a livello mondiale. Il

GATS prevede la liberalizzazione, poi però bisogna liberalizzare settore per settore

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attraverso delle grandi trattative. Finora i settori che sono stati liberalizzati sono, ad

es(vedi PLURILATERALS):

- l’aviazione civile(TRADE IN CIVIL AIRCRAFT COMMITTEE);

- gli appalti(GOVERNMENT PROCUREMENT COMMITTEE).

- aviazione civile: TRADE IN CIVIL AIRCRAFT COMMITTEE:

quello sull’aviazione è un settore di natura multilaterale.

Slot: permesso di decollo e di atterraggio degli aerei, chi lo concede lo mette

all’asta(il miglior offerente lo compra). Gli aerei costano molto, per questo motivo ci

sono state le liberalizzazioni. Chi è proprietario degli aerei? I proprietari più

importanti sono McDouglas(USA), Boeing(USA) e Airbus(UE). Ogni Stato

costruisce una parte dell’aereo: ad es. le code degli aerei vengono costruite a Caselle,

a Tolosa in Francia si fa l’assemblaggio(si montano insieme) di tutte le parti

dell’aereo.

- gli appalti pubblici: GOVERNMENT PROCUREMENT COMMITTEE:

sono fatti dalla Pubblica Amministrazione quando questa ha tanti lavori da far fare, fa

una gara d’appalto. Nel ‘94(già prima) alle gare d’appalto partecipavano solo gli

italiani, col WTO c’è stata l’apertura degli appalti a tutte le imprese del mondo(es.

l’architetto inglese Foster ha progettato il Cle, Campus Luigi Einaudi). La

liberalizzazione è così chiamata perché è fatta per favorire il libero mercato.

Tornando a parlare di servizi, come già detto ce ne sono di molti tipi, ora qui

possiamo distinguere quelli finanziari da tutti gli altri.

Servizi finanziari: non sono di competenza dell’OMC ma dell’FMI(Fondo Monetario

Internazionale) e favoriscono la libera circolazione dei capitali. Io posso far circolare

i capitali, come portarli all’estero, ma in modo palese(legale), e ovviamente non in

modo clandestino in un paradiso fiscale. Riguardo al GATS, si vuole estendere la

liberalizzazione delle banche a livello mondiale. Per aprire una banca in Italia devo

avere l’autorizzazione della Banca d’Italia(è la banca centrale nazionale); se ho

l’autorizzazione dello Stato in cui voglio aprirla, non ho più bisogno di quella della

banca centrale nazionale. La Banca d’Italia(come d’altronde tutte le banche centrali

nazionali) verifica sempre che ci siano le riserve obbligatorie nelle banche

minori(effettua la sorveglianza bancaria). Infatti quando porto del denaro in banca

creo un deposito, del quale una parte(la maggiore) viene utilizzata dalla banca e la

restante(piccola parte) costituisce la riserva obbligatoria che deve esserci sempre. Per

gli investimenti, le banche devono informarci del rischio.

Se io sono un medico italiano operante in Italia e si trova lì, c’è un mio paziente

olandese che si trova ad Amsterdam e da là mi invia le radiografie, le analizzo e gli

rispondo, io fornisco il mio servizio all’estero dall’Italia senza spostarmi; ma se il

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paziente mi chiede di visitarlo ad Amsterdam, io là potrò esercitare la mia professione

soltanto se la mia laurea in medicina è riconosciuta anche in Olanda(questo

meccanismo di riconoscimento è complicato nell’UE, figuriamoci fuori!). Si parla

anche di liberalizzazione sanitaria. La speranza(è ciò che si sta cercando di fare) è di

creare un meccanismo di riconoscimento automatico, o quasi; ad oggi nell’UE non

c’è ancora un riconoscimento completo al 100% delle qualifiche professionali.

Mutuo riconoscimento: su questo c’è stata una sentenza famosissima riconosciuta

dalla Corte di Giustizia dell’UE. Es. il Cassis de Dijon è un liquore francese esportato

in Germania perché molto apprezzato dai tedeschi. Il problema è rappresentato dal

fatto che in Francia e in Germania la gradazione minima necessaria per definire un

liquore è diversa tra i due paesi: in Francia è liquore ad es. dai 30 gradi in su, in

Germania ad es. dai 33° in su. La Francia lo può vendere in Germania a 30° ma senza

l’etichetta di liquore, perché in Germania non è considerato tale.

Per il mutuo riconoscimento:

- la regola generale è che quello che produco ad es. in Italia, lo posso produrre in tutta

l’UE;

- l’eccezione alla regola è che non posso fare quando detto nella riga precedente se il

mio prodotto urta:

- l’ordine pubblico;

- la morale pubblica;

- la tutela della cultura;

- la salvaguardia della flora e della fauna(agricoltura);

- la tutela del patrimonio artistico.

Riguardo al patrimonio artistico, ad es., io privato posso vendere un comune

quadro(fatto da me) a un olandese, ma non posso vendergli un’opera di

Michelangelo. Si vogliono evitare “risse” sul patrimonio artistico(contestazioni:

l’Italia in teoria dovrebbe, perché sarebbe giusto, riconsegnare i beni presenti nel suo

museo egizio all’Egitto, ecc., ma questo non si fa perché appunto aprirebbe dei

vecchi antagonismi!!!).

La liberalizzazione trova però un ostacolo: la tutela della cultura e delle tradizioni.

Sempre riguardo al Council for Trade in Services, i servizi vengono liberalizzati, ma

non quelli relativi a certi settori(per l’eccezione culturale.). E’ oggi necessario

regolare la questione della pubblicità: per le pubblicità televisive, ogni Stato ha il

diritto di tutelare la propria etica(es. l’Italia non accetta la pubblicità sulle sigarette).

Es. delle fiction: gli USA hanno inventato il 1° salone mondiale di vendita delle

fiction(questo salone lo fanno a Los Angeles, ogni anno). Se per es. c’è una fiction

USA di grande successo, questa diventa un prodotto, ad es. l’Italia decide di far

vedere questa trasmissione sul proprio territorio nazionale, manda ad es. gli inviati

della RAI a Los Angeles a questo salone per pagare i diritti d’autore per la fiction,

pagamento necessario per trasmetterla in Italia(perché tu usi un prodotto coperto da

Pag.

29

copyright). Eccezione culturale: es. la fiction USA rispecchia il modello di vita USA,

diverso da quello italiano, europeo: quindi l’Italia vieta la trasmissione di (certi

programmi, in tal caso di)fiction, perchè presentano lo stile di vita/modello di

famiglia(ecc.) USA e non italiano!(gli italiani non devono avere una visione distorta

della realtà italiana).

Accordi TRIPS(tutela internazionale del marchio e del brevetto della proprietà

intellettuale):

Tutti gli Stati del WTO possono firmarli, ma non ne hanno l’obbligo(e non tutti

hanno firmato). Sono accordi relativi alla tutela della proprietà intellettuale, sono

accordi internazionali e non possono essere applicati nell’ordinamento interno. Tali

accordi hanno 7 punti:

1) L’inserimento di norme a carattere giuridico;

2) La disciplina degli standard minimi di tutela dei beni immateriali(per immateriale

si intendono i brevetti, le informazioni segrete, i marchi, le indicazioni geografiche,

ecc.);

3) Le regole di natura civile;

4) La regola sulla durata della validità della proprietà intellettuale;

5) La risoluzione delle controversie;

6) Natura procedurale;

7) Natura procedurale.

Marchio: segno distintivo di un prodotto(es. Coca-Cola è un marchio che va tutelato).

La contraffazione(copiatura del marchio) è un reato penale.

Gli accordi TRIPS hanno però un risvolto di natura sociale: venne firmato un

accordo, l’accordo di Marrakech(Marocco) tra alcuni Paesi come l’Italia, la Gran

Bretagna, Francia, Sudafrica.

9) Caso della Glaxo: casa farmaceutica inglese che studia malattie come l’AIDS,

non riesce a distruggerlo ma può fornire degli anticorpi al paziente. Ovviamente la

casa farmaceutica vende solo quei prodotti per i quali c’è una grande domanda(così

guadagna molto), e non per quelli dove la domanda è scarsa(e questo da dei

problemi!: se hai una malattia rara, cosa fai?). I sudafricani hanno poco denaro per

permettersi i farmaci, e le industrie farmaceutiche del Sudafrica possono però

produrre, fra l’altro a costo basso, il farmaco. In teoria non potrebbero in base a

quanto stabilito negli accordi con la casa farmaceutica madre, ma(giustamente)

preferiscono violare tale accordo per salvare la vita ai sudafricani(la questione è:

meglio rispettare gli accordi e lasciar morire della gente, o non rispettarli e salvare

loro?). Tale questione si risolve in primo luogo in via extragiudiziale, e poi dopo con

un giudice. In via extragiudiziale i pensionati inglesi leggono il giornale e scoprono

che il loro fondo pensioni(insieme degli strumenti che consente loro di avere una 2°

pensione, complementare a quella classica), anziché per loro, andavano alla Glaxo: i

Pag.

30

pensionati inglesi allora protestano e cosi facendo riescono a ottenere un

compromesso: la Glaxo permette alle case farmaceutiche del Sudafrica di produrre

quel farmaco, ma solo in Sudafrica e in quantità contenute.

Es. della Novartis: questa casa farmaceutica brevetta un medicinale.

Quando si brevetta un prodotto, il brevetto ha una certa durata(altrimenti io che

faccio il brevetto impedirei a chiunque di produrre e vendere il mio prodotto per

sempre!) e ovviamente non è copiabile(altrimenti è reato di contraffazione).

La regola è: se il mio brevetto del prodotto dura es. 5 anni, e alla scadenza:

- se io rinnovo lo stesso, posso rinnovare il brevetto;

- se io creo un nuovo prodotto, dovrò fare un nuovo brevetto(non posso rinnovarlo).

Ma per il caso della Novartis, questa casa farmaceutica viene fermata dalla Corte

indiana che ha fatto una sentenza che stabilisce il contrario:

- se la Novartis modifica del tutto il prodotto(ne crea un nuovo!), essa può rinnovare

il brevetto.

- se la Novartis rinnova il prodotto(ma è sempre lo stesso!), non può rinnovare il

brevetto.

Riguardo al WTO, ad es. l’UE e il Canada possono fare accordi bilaterali

commerciali fra loro senza passare per il WTO, ma solo nei settori non direttamente

disciplinati da quest’ultimo.

Inerenti la proprietà intellettuale, ecco qui di seguito due interventi.

Intervento dell’avv.Claudio Costa:

MARCHI, BREVETTI E SEGRETI

AZIENDALI(KNOW-HOW)

Il soggetto di riferimento è l’impresa(nazionale o estera che sia) operante in vari

settori.

I suoi punti di forza nel commercio internazionale sono:

- le tecnologie(ha il vantaggio nella competitività tecnologica): sono i brevetti, know

how, ecc;

- i segni distintivi(ha vantaggi sull’immagine del prodotto): sono ad es. marchi di

ditte, insegne, nomi a dominio, ecc; Pag.

31

- forma del prodotto(ha vantaggi sulla commercializzazione del prodotto) che è

costituita da:

- disegni e modelli;

- disegni d’autore;

- marchi di forma;

- brevetti per modello di utilità.

Avendo queste caratteristiche, l’impresa si distingue dalle altre. I beni dell’impresa

possono essere tangibili(materiali) e intangibili(es. brevetti, marchi, ecc.): col passare

del tempo quelli intangibili sono diventati più importanti di quelli tangibili nel

determinare il valore di un’impresa.

Le imprese titolari di questi diritti ovviamente li sfruttano, ma come? Ci sono 2

alternative:

1) L’impresa fabbrica il bene e lo vende;

2) L’impresa autorizza con licenza un’altra impresa di produrre e vendere il bene.

Dunque:

1) Devo trovare chi compra il mio bene.

La distribuzione di un bene avviene con:

- gli importatori;

- la grande distribuzione;

- i punti vendita.

Si fanno dei contratti di distribuzione. L’impresa, per vendere un bene direttamente al

cliente, si serve di agenti che fanno da mediatori.

2) A svolgere le attività è un’altra impresa.

Marchio: DEFINIZIONE: è un segno idoneo a distinguere i prodotti o i servizi di

un’impresa da quelli delle altre imprese.

In riferimento a un certo prodotto, è presente un indicatore di provenienza per sapere

quale impresa l’ha prodotto, l’impresa così si fa conoscere ed infatti è proprio questo

lo scopo del marchio. Il marchio è costituito da dei segni come ad es. parole, lettere,

disegni, cifre, suoni, ecc.; ci sono anche i marchi composti(formati da un disegno

insieme a una parola, ad es.), i marchi tridimensionali(es. la foto di una bottiglia).

Negli uffici marchi e brevetti(ce ne sono anche a Torino) professionisti diversi

lavorano insieme: i legali(avvocati) con i commercianti, gli esperti di marketing, ecc.

I segni(marchi e altro) sono protetti, ma per essere tali devono essere registrati. Un

marchio, per essere registrabile, deve possedere 2 requisiti:

1) La capacità distintiva(distinguere un’impresa dalle altre);

2) La novità(deve essere nuovo, originale rispetto a quelli già esistenti).

Dunque:

1) Capacità distintiva: altrimenti non so chi ha prodotto il bene in questione. Si parla

di denominazioni che possono essere generiche(la denominazione comune) oppure

specifiche(la denominazione di un certo prodotto).

Le denominazioni generiche vengono respinte: io ho un’impresa che ha prodotto un

certo carburante, non posso chiamarlo “Diesel” perché questo è il nome del generico

Pag.

32

prodotto; dovrò perciò chiamarlo es. “Pinco Pallino” per distinguerlo dai carburanti

prodotti dalle altre imprese.

Questo vale anche per le indicazioni descrittive: es. la parola “frizzante” non è

registrabile.

Secondary meaning(significato secondario): una parola generica assume un

significato specifico. Es. de La Stampa, ha due significati: quello primario(generico)

cioè lo stampato generico(qualunque foglio, giornale, ecc. che viene stampato) e

quello secondario(specifico) cioè il giornale di Torino. In tal caso la parola generica

“Stampa” assume il significato specifico di “La Stampa” il giornale di Torino.

Al contrario del secondary meaning, alcune parole da specifiche diventano generiche,

e questo è rischioso per la tutela del prodotto: es. del celofan che è un nome specifico

ma è diventato sulla bocca di tutti, quindi diventa un prodotto comune(infatti ad es.

viene indicato nel dizionario), rischio quindi di non poter più tutelare il mio celofan,

che verrà prodotto anche da altri.

Il marchio non deve violare i diritti anteriori di terzi(non metto segni identici per dei

prodotti identici), qui abbiamo visto molto rapidamente i casi:

- segni identici, prodotti identici;

- segni identici, prodotti simili(c’è un rischio di confusione: se i prodotti sono simili

ma non identici, li devo distinguere! Allora devo identificarli ognuno con un proprio

segno diverso rispetto all’altro, per non confonderli;

- segni simili, prodotti identici;

- segni simili, prodotti simili.

Tutela dei marchi rinomati(famosi): li tutelo per evitare che un’altra impresa se ne

appropri indebitamente utilizzandolo magari in un altro settore(es. automobili della

Ferrero di Alba che invece fa la Nutella!).

Devo chiedermi: il consumatore, quando vede quel marchio, lo associa a quel

determinato prodotto/impresa?

Si fanno delle ricerche per capire se c’è stata la violazione di marche anteriori.

La ricerca avviene per marchi:

1) Di identità;

2) Di similitudine(parole simili es. “San Benedetto” e ”San Benedeto”);

3) In base alla classificazione dei prodotti e servizi(classificazione di Nizza): i

prodotti e servizi vengono suddivisi in classi.

Principio di territorialità: il diritto di marchio è efficace solo nel territorio di

registrazione(in cui è stato registrato), per es. se lo registro in Italia varrà solo

qui(solo qui sono tutelato).

I marchi possono essere:

- Nazionali(valido solo nel Paese in cui lo ho registrato);

- Comunitari(dell’UE; sono registrati presso l’ufficio di Alicante, Spagna);

Pag.

33

- Internazionali(non mondiali; sono registrati presso l’ufficio di Ginevra, Svizzera

presso l’OMPI: deposito un marchio internazionale e indico i Paesi in cui lo

voglio far valere);

- Nazionali esteri.

Quello che conviene fare è una combinazione di diverse forme di marchio; alcuni

Paesi es. Brasile e Argentina non fanno marchi comunitari perché non sono nell’UE,

e non fanno neanche quelli internazionali, fanno solo quelli nazionali esteri(e questa è

un’altra forma di marchio): io italiano farò quindi il marchio(nazionale) italiano e poi

i due marchi nazionali esteri(nazionali italiani fatti valere in Brasile e Argentina) cioè

il marchio nazionale brasiliano e il marchio nazionale argentino.

Se voglio fare un marchio internazionale, devo prima creare il marchio italiano e poi

lo invio a Ginevra, dove viene sottoposto ai dovuti controlli. L’ufficio di Ginevra

registra il mio marchio e chiede agli uffici degli Stati indicati da me(dove voglio

vendere il mio prodotto) per i controlli: gli uffici degli Stati che ho indicato fanno, a

loro volta, i controlli sul marchio, come ha fatto l’ufficio di Ginevra(controllano dopo

di questo): se il marchio è ok, l’impresa può commerciare in quel Paese, altrimenti

essa dovrà fare le necessarie modifiche inerenti al marchio. Gli USA, ad es., se il

marchio è ok mandano il Grant of Protection a Ginevra. Gli uffici marchi e brevetti

dei Paesi in questione hanno 18 mesi di tempo per il controllo, tempo al termine del

quale il marchio si intende approvato(se l’ufficio non dice nulla, allora è

un’approvazione tacita). In questo periodo l’ufficio può accettare, respingere, dirmi di

modificare il marchio. In particolar modo sono i Paesi di common law(Gran

Bretagna, USA, ecc) ad essere molto precisi nei controlli. In ogni paesi si segue una

specifica prassi(consuetudine) per il controllo dei marchi.

Disclaimer: è la lettera di rifiuto provvisorio.

L’ultima fase di questa procedura è la concessione del marchio(nel caso io abbia fatto

un marchio internazionale, se sono fortunato mi viene accettato in tutti i Paesi che ho

indicato, altrimenti solo in alcuni di essi).

La comparazione dei segni è:

- grafica;

- fonetica(suono, pronuncia);

- di significato.

A seconda dei contesti, può contare di più l’aspetto grafico(di immagine ad es. in un

supermercato) piuttosto che fonetico o di significato.

Punto di forza: le tecnologie

Le tecnologie hanno le seguenti forme di tutela:

1) Le tecnologie di pubblico dominio(non sono protette, sono di libero utilizzo: es. le

conoscenze sul web, ecc.); Pag.

34

2) I segreti aziendali(il cosiddetto know-how: la conoscenza; la protezione del

marchio è media, l’impresa proprietaria del marchio ha il diritto contro l’abuso del

terzo(la misappropriation); dei segreti aziendali, alcuni sono facilmente aggirabili);

3) Brevetti(la protezione del marchio è alta, l’impresa proprietaria del marchio ha il

diritto esclusivo contro l’abuso del terzo).

Intervento di Luca Barbero:

TUTELA DEI MARCHI SU INTERNET

Oggetto in questione sono i nomi a dominio(vedi i segni distintivi a inizio

dell’intervento di Claudio Costa).

Per i siti web: es. www.gucci.com il nome a dominio è gucci.com.

Per gli indirizzi e-mail: es. ……….@studiobarbero.com il nome a dominio è

studiobarbero.com cioè è sempre la parte a destra della chiocciola.

Ad ogni sito web è collegato un codice numerico; l’ICANN è una ONG che gestisce

il sistema dei numeri(codici numerici) per consentirci di usare più facilmente la rete.

Questo è un es. di lex mercatoria, perché il controllo dei marchi sul web viene svolto

da privati e non dagli Stati.

I nomi a dominio sono di due tipi, generici(ce ne sono 22) e countrycode(ovvero i top

level domains(TLDs) specifici per ogni Paese, ce ne sono più di 240, hanno un codice

ISO, sono disciplinati da più enti, ad es. a livello europeo c’è “.eu”).

Ce ne sono di nuovi, i new generic TLDs(es. ”.food”, ”.sport”,ecc.: ora si indica come

estensione finale anche ad es. una categoria, non c’è più soltanto il “.it”,”.com”,

“.org”), grazie ad un processo di liberalizzazione di cui la prima fase è iniziata nel

2012 e sono state fatte 1930 richieste da parte delle grandi imprese che hanno voluto

comprare il dominio(qui vale la regola “chi primo arriva, bene alloggia”). Col

progresso tecnologico, le modalità più avanzate di controllo, per il pirata informatico

operare diventa sempre più difficile.

Si è parlato di trademark clearinghouse.

Trademark clearinghouse: è un database centralizzato(un insieme di informazioni)

per fare il cosiddetto sunrise cioè la sorveglianza.

I marchi e i nomi a dominio hanno delle caratteristiche :

1) La territorialità;

2) La capacità distintiva;

3) Il principio di specialità.

(sono già spiegati nell’intervento di Costa).

Il nome a dominio è a tutti gli effetti un segno distintivo.

C’è stato un passaggio da “nome a dominio”(generico) a “nome a dominio ad uso

economico”(riguarda un certo aspetto, in tal caso quello economico).

Poi il prof. ci ha fatto esempi di e-mail, banners, pop up windows,

keyword(adwords(quando io persona pago l’impresa ad es. Google per farmi

Pag.

35

pubblicità) e adsense(al contrario, cioè Google paga me cittadino perché gli faccia

pubblicità creando io un sito)), siti dedicati.

Come già detto, l’attività di sorveglianza su internet viene fatta da privati: dunque è

fatto da privati il controllo su qualunque tipo di sito, anche quelli di tipo

commerciale(.com). Perciò la gestione dei siti internet è sottoposta alla legislazione

privata, gli Stati la osservano, e in caso di contenzioso tra privato e Stato si va al

WIPO(che fa parte dell’ONU). Questo nel diritto internazionale dell’economia,

perché nel diritto internazionale invece la gestione è tutta pubblica.

MATERIE PRIME

Sono i prodotti non lavorati(es. caucciù, cacao, cotone, petrolio, ecc.); sono vendute

grezze(e a volte sono in parte lavorate). L’OMC dice che esse “vanno vendute a

prezzo di equilibrio tra venditore e compratore”, l’OMC non ha creato delle norme

sulla regolamentazione delle materie prime. Esse sono fondamentali per la

produzione, c’è un paradosso: le materie prime si trovano nei Paesi poveri mentre

invece non ci sono in quelli ricchi! La maggior parte di esse si trovano in Africa,

America Latina, Asia, Isole del Pacifico. Il mercato delle materie prime può essere

piccolo, e c’è anche quello grande in cui si stabilisce il prezzo di una certa merce, tale

prezzo vale in tutto il mondo(sono mercati concentrati in determinate città, ad es. ad

Amsterdam c’è il mercato mondiale dei diamanti). Per le materie prime, i venditori

sono i Paesi poveri e i compratori sono quelli ricchi. L’ONU agisce per stabilizzare il

prezzo delle materie prime, affinchè non subisca delle eccessive fluttuazioni. Come?

Esso, attraverso l’UNCTAD(suo organo ausiliare) e la WB inventa gli stocks di

regolamentazione(negli anni ‘70) ma solo per le materie stoccabili(che posso

stoccare, cioè mettere in magazzino, ad es. caffè e cacao).

Es. la costruzione di silos(se la quantità di raccolto è elevata) in Brasile finanziata

dall’ONU dove immagazzino, metto caffè, non lo vendo(cosi ce ne è di meno sul

mercato e perciò costa di più).

In seguito arriva l’UE con l’idea del patto sulle materie prime(patto ACP-UE). ACP:

Africa, Caraibi, Pacifico: sono 77 Paesi che hanno materie prime, petrolio escluso).

Quindi è stato fatto un accordo tra l’UE ed i Paesi ACP: l’UE l’ha fatto per garantirsi

di ottenere per un determinato periodo di tempo le materie prime dai Paesi ACP.

Il Patto ACP-UE consiste in 3 accordi:

- a. di Yaoundè(Camerun);

- a. di Lomè(Togo);

- a. di Cotonou.

Sono basati sul patto assicurativo(sistema STABECS per le materie prime, ma non

quelle minerarie). L’UE vuole le materie prime, di più di USA, Cina, ecc. allora fa il

patto ACP-UE con cui stabilisce: Pag.

36

Es. prezzo caucciù 1970: 10

prezzo caucciù 1971: …..

…………… : …..

prezzo caucciù 1977: …..

prezzo caucciù 1978:

- se il prezzo crolla: l’UE fa un’offerta ai Paesi ACP pagando il caucciù per un prezzo

pari alla media del prezzo che ha avuto negli ultimi 7 anni(dal 1971 al 1977; l’offerta

è la migliore, rendendo l’UE il migliore acquirente perché invece gli altri Paesi, non

l’UE, lo pagherebbero al suo prezzo del 1978, che è inferiore rispetto a quello pagato

dall’UE;

- se il prezzo aumenta: l’UE lo paga al suo prezzo del 1978, normalmente come

qualunque Stato, ma nello scegliere a chi vendere le materie prime, i Paesi ACP lo

vendono all’UE in base a quanto stabilito nel patto ACP-UE! Anche perché l’UE

gliele paga di più se il prezzo crolla(si crea quindi un rapporto di scambi economici

più forte tra ACP e UE che non tra ACP e qualunque altro Paese).

L’accordo internazionale può essere:

- statico;

- dinamico(partecipano i parlamentari del patto ACP e quelli dell’UE).

L’UE offre anche sostegno finanziario per mezzo della BEI(Banca Europea degli

Investimenti), il Fondo europeo di Sviluppo: l’UE fa un accordo internazionale

dinamico.

Tale accordo(ACP-UE) saltò perché secondo altri Paesi, esso distorceva il

mercato(non rispettava le politiche del mercato andando a sfavorire gli altri Paesi non

dell’UE), quindi da quel momento in poi l’accordo non c’è più: oggi gli Stati che

commerciano con quelli ACP pagano loro il prezzo normale(di mercato) della materia

prima acquistata, ma inoltre effettuano per loro la cooperazione allo sviluppo(così da

invogliarli a commerciale con loro(UE, ecc.) e non con altri: l’UE fa un accordo

internazionale dinamico(vedi sopra).

L’UE ha la clausola dei diritti umani: l’UE compra le materie prime solo dai Paesi

che rispettano i diritti umani. Queste sono forme di cooperazione nord-sud del

mondo.

Cartello: associazione che vuole lo scontro(non vengono fatti accordi); il cartello è un

accordo vietato dove 2 o più imprese si accordano di non vendere un determinato

bene al di sotto di un certo prezzo. Ci sono molti cartelli, che però non hanno

funzionato, quello che invece funziona è l’OPEC(petrolio) che ha influenzato molto il

commercio internazionale, l’OPEC diventa importante con la rivoluzione industriale.

L’OPEC ha fatto il suo cartello per rendersi indipendente dal cartello delle Sette

Sorelle: così se uno Stato compra petrolio da un Paese dell’OPEC, non lo potrà

pagare al 50% del suo valore(non è giusto! Come facevano le Sette Sorelle) ma lo

dovrà pagare a un prezzo superiore stabilito dall’OPEC.

STORIA DEL PETROLIO: Pag.

37

All’inizio ci fu Rothschild, petroliere statunitense, texano, fondatore della prima

compagnia petrolifera al mondo, la Standard Oil of California, aveva ottenuto il

monopolio e aveva iniziato ad andare in giro per il mondo, nei Paesi dove c’è

petrolio, per comprarlo ma lo pagava solo il 50% del suo valore(era scorretto, ma egli

poteva comunque farlo essendo monopolista nel settore).

Poi dal monopolio della Standard Oil of California si passò ad un oligopolio con la

formazione delle cosiddette “Seven Sisters”, le Sette Sorelle ossia ad es. la Standard

Oil of California, Shell, Texaco, Exxon, British Petroleum, ecc.(la maggior parte sono

USA, ma anche della Gran Bretagna, ecc.)). Le Sette Sorelle(Seven Sisters), che

avevano l’oligopolio sul petrolio, fecero il loro cartello(chi fa il cartello decide tutto),

poi i Paesi produttori di petrolio si stufarono e volevano che il proprio petrolio

venisse pagato di più allora fecero un cartello tra loro contrastando quello delle Sette

Sorelle, quindi crearono l’OPEC(Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio).

Nel 1960 a Baghdad ci fu la prima conferenza voluta da Iraq, Arabia Saudita, Kuwait,

Venezuela, che hanno il petrolio e non accettano di farsi pagare solo per la metà del

valore del petrolio: creano l’OPEC, in seguito si aggiungono ad es. Qatar, Ecuador,

ecc. L’OPEC estrae, lavora e vende il 60% del petrolio commerciato nel mondo. I

Paesi dell’OPEC sono tra loro anche molto diversi come caratteristiche, ma

comunque sono accomunati per avere il petrolio. L’OPEC fu sì creato nel 1960, ma

solo nel 1971 riuscì a dare i suoi effetti; personaggio importante per l’OPEC fu

Enrico Mattei.

Mattei visse nel periodo di Mussolini che fece fondare l’Agip, ma in seguito impose a

Mattei di chiudere l’Agip e, da questa compagnia petrolifera, di creare l’Eni(impresa

privata ma è finanziata dallo Stato italiano) che dà non il 50% ma il 75% del prezzo

del petrolio ai venditori(Paesi dell’OPEC). Enrico Mattei voleva quindi spazzare via

il cartello delle Sette Sorelle, ci provò ma fu assassinato.

L’OPEC nel 1971, per contrastare le Sette Sorelle ha fatto il suo cartello con due

caratteristiche:

1) L’OPEC fissa un prezzo minimo;

2) I Paesi dell’OPEC fissano in comune(devono essere tutti d’accordo) le quantità di

petrolio da vendere sul mercato.

Tra l’altro esiste pure un petrolio “di serie A”(più pregiato, come quello dell’Arabia

Saudita) e quello di “serie B”(meno pregiato, come quello della Nigeria, che è

oleoso). Esempi di tipologie di petrolio sono:

- il brent(greggio(petrolio) più pregiato di tutti, quello di cui il prezzo è di riferimento

per il mercato mondiale);

- cheroghene;

- riserva petrolifera strategica.

I Paesi dell’OPEC hanno molto petrolio a disposizione, ma ne vendono poco sul

mercato così da poterlo vendere a prezzo elevato!(mi sembra 45,8 $ al barile nel

1982).

Poi nel 1973-1974 in Occidente si verifica lo shock petrolifero, causato dall’OPEC,

che consiste nell’aumento del prezzo del petrolio.

Pag.

38

Per risolvere la crisi petrolifera, ogni Stato(non dell’OPEC) cerca di farlo a modo

proprio investendo non più nel petrolio(perché costava troppo) ma in altri settori

come ad es. la robotica(si iniziano a progettare i primi robot) grazie ad una

rivoluzione industriale.

I Paesi produttori di petrolio, lo vendono, vengono pagati in petroldollari(dollari

ricavati dalla vendita del petrolio), e li reinvestono negli USA. Ma dato che gli altri

Paesi non comprano più petrolio perché troppo costoso, i Paesi dell’OPEC decidono

di violare il cartello(vendono il petrolio ad un prezzo più basso di quello minimo

fissato), cosi gli altri Paesi es. USA e quelli europei ricominciano a comprare

petrolio.

OPEC: fa il cartello(si fissano dei prezzi minimi, fu l’unico cartello che funzionò),

non è un’organizzazione internazionale, ma un’associazione permanente(fa parte del

soft law), non ha una sede stabile. A partire dalla crisi petrolifera i Paesi dell’OPEC si

riunivano a Vienna, perché l’Austria dava l’immunità diplomatica ai loro

rappresentanti; nell’OPEC i Paesi più influenti erano l’Arabia Saudita, Iran, Iraq,

Venezuela. A Vienna il terrorista Carlos organizzò il rapimento dei “ministri del

petrolio”(i magnati) e pertanto la sede dell’OPEC fu spostata(infatti la sede non è

stabile, fissa). Oggi la sede è a Ginevra, presso l’Intercontinental Hotel sorvegliato da

carri armati per la sicurezza dei rappresentanti dei Paesi membri. Alla fine della crisi

petrolifera, l’OPEC non ebbe più una sede fissa, non era più attivo come prima, e si

affacciano(in parallelo all’OPEC) sulla scena internazionale i nuovi “signori dell’oro

nero(petrolio)” cioè la Norvegia, Angola, Russia, Azerbaijan, Algeria e altri.

Importanti diventano i nuovi gasdotti: es. l’Italia, ancora oggi, riceve gas

fondamentalmente dall’Algeria, e dalla Russia(tramite l’Ucraina). Domanda: l’UE sta

con l’Ucraina o con la Russia? A metà del novembre 2013 è stato dichiarato che essa

sta con la Russia, essendo stata sempre sotto l’influenza sovietica.

L’UE riceve il gas dal gasdotto “Southstream” da Iran, ecc. cioè dai nuovi Paesi sorti

dopo il 1989, ma questo gasdotto taglia fuori la Polonia e la Russia(oggi Federazione

Russa); situazione analoga per il gasdotto che passa dalla Danimarca; la Turchia

diventa importante, gli USA estraggono del petrolio dallo Stato dell’Alaska venduto

loro da parte dei russi negli anni ’50. L’Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, ecc. iniziano a

perdere a causa dell’ “avvento” delle risorse rinnovabili. L’UE si è posta degli

obiettivi:

- il pacchetto 20-20-20(arrivare a produrre entro 2020 il 20% dell’energia a partire

dalle risorse rinnovabili);

- sviluppare entro il 2050 un’energia solidale(pensare alle future generazioni).

Oggi è l’OPEC che decide, anche se però le Sette Sorelle, che sono aziende private,

continuano a ottenere degli alti profitti.

Oggi quindi gli Stati comprano il petrolio:

- o direttamente dai Paesi dell’OPEC senza passare più dalle Sette Sorelle;

- oppure lo comprano dagli ultimi arrivati che possiedono un petrolio più caro perchè

di miglior qualità come la Norvegia, ecc.

Pag.

39

C’è un dibattito sull’utilizzo delle risorse della terra: se debbano essere utilizzate per

sfamarci o per produrre energia.

FORME DI SCAMBI IN

COMPENSAZIONE

Col termine countertrade si indicano gli scambi in compensazione(o di contropartita),

con tale termine ci si riferisce a tutte le sue forme di esportazione “primaria”, dalla

vendita di merci, alla cessione di know-how, brevetti, licenze, ecc. Le sue forme sono

ad es. il baratto, il buy-back o “cooperazione industriale”, l’offset.

Baratto(merce vs merce): usato quando non c’era la moneta. Esso andrebbe

eliminato, anche se secondo alcuni, oggi il 15% degli scambi avviene ancora tramite

baratto.

Quest’ultimo fu importante per alcuni motivi come:

la cortina di ferro(economia di libero mercato(capitalista) vs econ. pianificata):

l’URSS non ha aderito al sistema monetario di Bretton Woods, ma ne ha creato uno

suo con una sua moneta, il rublo, e ogni Paese dell’Est aveva la sua moneta. Ma il

rublo e le altre monete dei Paesi dell’Est non avevano la convertibilità, al contrario

delle monete occidentali. La Russia fissa che 1 rublo = 1 dollaro(era il cambio

ufficiale voluto dal governo russo, anche se non rispecchiava correttamente la

bilancia dei pagamenti della Russia), era obbligatorio cambiare una quota minima di

dollari in rubli. Essendoci in Russia dei negozi di prodotti occidentali acquistabili

solo con dollari o comunque con valute occidentali, i russi erano disposti a pagare es.

10 rubli per avere 1 dollaro(erano disposti a strapagare i dollari pur di averli!!):

questo era il mercato nero, illegale(es. 1 dollaro = 10 rubli) rispetto al cambio

ufficiale 1 rublo = 1 dollaro. Il mercato nero era presente perché il governo russo si

era lasciato corrompere: il cambio doveva essere 1 dollaro = 1 rublo, ma cosi non era

perché c’era chi voleva il libero scambio, il governo russo invece voleva l’autarchia.

O meglio: il mercato nero era stato creato affinché i russi ottenessero dagli scambi

quantità maggiori di dollari(moneta convertibile) da poter investire nel commercio

internazionale, perché invece il rublo, non essendo convertibile, poteva essere speso

solo in Russia e non all’estero. L’unica via d’uscita in Russia era il baratto(che si può

praticare solo in quel Paese, in tal caso la Russia, in cui la valuta nazionale non è

riconosciuta da nessuno Stato): la Russia infatti, non voleva pagare in denaro perché

avrebbe dovuto pagare in dollari che con tanta fatica si era accaparrata con gli scambi

del mercato nero, illegale. L’URSS a regime comunista aveva come obiettivo

Pag.

40

l’assoluta indipendenza dall’Occidente(regime autarchico in Russia: tutto è prodotto

“in casa”), ma il problema è studiare come pagare gli accordi URSS-Occidente.

Ricordiamo a tal riguardo l’accordo “Togliattigrad” alla fine degli anni ’60 tra Fiat e

URSS per portare la tecnologia militare nel settore privato(se ne occupano così i

privati): l’URSS sa produrre le Jeep ma non le auto, allora l’URSS chiede alle

imprese dell’Occidente di costruire le auto in Russia e questa fu una grande

opportunità per le imprese occidentali. Tra le imprese occidentali operanti nel settore

automobilistico, la FIAT vinse la gara d’appalto per costruire le auto in Russia. La

FIAT così inizia a produrre auto a basso costo in URSS e le rivende in Occidente che

costano di meno rispetto a quelle prodotte in Occidente! Il regime comunista è però

repressivo e corrotto. Per le auto, il problema era che l’URSS non faceva i pezzi di

ricambio, allora la FIAT va in Russia e produce auto come la FIAT 124 e fa anche i

pezzi di ricambio.

La FIAT vende auto nell’URSS, quest’ultima ripaga anche(solo in parte) con i dollari

MA per la maggior parte non con denaro perché avrebbe dovuto pagare in

dollari(moneta convertibile e riconosciuta nel mondo) che con tanta fatica si era

accaparrata con gli scambi del mercato nero, illegale. L’URSS allora ripaga con

risorse naturali(legno, pellicce ecc.). L’URSS, tramite il Governo italiano (che fa da

intermediario tra le imprese italiane e l’URSS) vende le sue risorse naturali alle

imprese italiane. Dunque queste ultime hanno dei vantaggi dall’accordo di

Togliattigrad(ottengono risorse.

Il baratto ai tempi del GATT era visto negativamente, oggi c’è il WTO che dice che

solo se non si hanno altre alternative, lo si deve praticare.

Buy -

back o “cooperazione industriale”: es. la Benetton insegna(trasferisce

know-how) all’impresa turca la produzione, e l’impresa turca ricambia pagando le

royalties, pagando con valuta e vendendo i suoi prodotti finiti alla Benetton. In questo

accordo(in tal caso tra la Benetton e l’impresa turca) sono necessarie due clausole:

- clausola di non cessione di know-how: la tecnologia non deve essere ceduta a

terzi(la Benetton cede il know-how all’impresa turca, ma quest’ultima non la può

cedere ad altri);

- clausola di limitazione geografica: l’impresa turca non può vendere i suoi prodotti

nei mercati(fette di mercato: Paesi, aree geografiche del mondo) in cui c’è già la

Benetton che opera.

Questo accordo è utile, vantaggioso per entrambe le parti: da un lato la Benetton

espande il proprio mercato in Turchia, dall’altro l’impresa turca da lavoro ai turchi.

C’è un dibattito attorno alla domanda: il buy-back dev’essere inteso come baratto o

come forma di cooperazione internazionale? Possiamo dire che si tratta di baratto, ma

alle due condizioni sopracitate(le due clausole).

Pag.

41

Se un’impresa non riesce a vendere la propria merce, entra in azione l’intermediario(è

una società) che gliela compra, ma a prezzo più basso rispetto a quello a cui la voleva

vendere, la stocca(immagazzina) e poi la rivende sui mercati.

Offset: riguarda i settori tecnologicamente più avanzati, come quello aerospaziale: le

imprese producono e forniscono ognuna un determinato componente dei velivoli

aerospaziali, parti che poi vengono lavorate/assemblate insieme per ottenere il

prodotto finito. Ciascuna delle imprese, in cambio, otterrà una quantità del prodotto

finito in proporzione alla quantità fornita del componente prodotto dall’impresa.

IMPOSIZIONE FISCALE e

COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il cittadino(es. italiano) paga le tasse al fisco del suo Paese(in tal caso italiano).

Nell’UE la tassazione dovrebbe essere uniforme in tutti gli Stati membri, ma non è

così: ad es. l’impresa irlandese paga il 14% e invece quella italiana il 52-53%. Nei

Paesi federali(es. USA) è inaccettabile una tassazione non uniforme; in certi Paesi le

imposte non si pagano(es. Montecarlo). In più Paesi, tra cui l’Italia, per pagare le

tasse si vedono gli scaglioni: più guadagni, più paghi. Ad es. fino a 15.000 € di

reddito pago una percentuale(bassa) di tasse e dai 15.001 € a 30.000 € pago una

percentuale più alta di tasse.

Non si è incentivati a investire in certi Paesi: es. io sono un medico italiano, con

residenza in Italia, e vado a fare un periodo di consulenza a Parigi per un mese e per

tale periodo mi pagano 5.000 €(che vanno a far parte del reddito del 2012), io verso

le tasse, relative a tale importo, al fisco francese. Però, quando torno in Italia, dovrò

dichiarare al fisco italiano il mio reddito percepito in Italia + i 5.000 € guadagnati in

Francia, quindi su quei 5.000 € pago le tasse 2 volte: la prima volta al fisco francese e

la seconda a quello italiano(questo è il problema della doppia imposizione fiscale).

Per evitare questo problema, la doppia imposizione fiscale, vengono stipulati degli

accordi(solo bilaterali, non multilaterali) tra Stati(l’investitore deve quindi vedere se

il Paese di suo interesse ha fatto un accordo con il suo Stato, in cui ha la residenza:

nel caso precedente sì, c’è un accordo Italia-Francia). Si vanno ad analizzare voce per

voce dell’accordo: se ho un immobile ad es. in Francia a Mentone, pagherò le relative

tasse al fisco francese(ora vogliono far pagare anche l’IMU, italiana). Ogni Stato ha il

proprio sistema di imposizione fiscale, ma l’OCSE(Organizzazione per la

cooperazione e lo sviluppo economico) invita i Paesi a seguire un modello uniforme.

In Italia, il punto di riferimento per capire a quale Stato pagare le imposte, è la

residenza; questo però incontra dei limiti se lo Stato in questione ha fatto un accordo

bilaterale(si deve vedere che cosa prevede l’accordo).

Pag.

42

Abbiamo fatto qualche accenno ai fondi sovrani.

Fondi sovrani: sono una nuova categoria di operatori(fattori, elementi) nel commercio

internazionale, sono difficili da definire, sono state date diverse definizioni ad es.:

- secondo l’FMI: sono fondi speciali di investimento detenuti dai Governi;

- altra def.: sono asset posseduti o controllati da Governi per cogliere degli interessi

nazionali;

ecc.

Alcuni Paesi che hanno creato i propri fondi sovrani sono ad es. la Norvegia(il

Government Pension Fund, per le pensioni del futuro(delle future generazioni: la

Norvegia “investe moralmente”, cioè nel rispetto dell’ambiente, ecc.)), Russia, Qatar,

E.A.U.(Emirati Arabi Uniti), Cina, Australia, Bahrein, Kazakistan, Oman, ecc. Il

denaro che costituisce questi fondi sovrani è quello ricavato dalla vendita delle

materie prime; tale denaro viene reinvestito.

Intervento di Carlo Pezzoli:

IL COMMERCIO INTERNAZIONALE DELLE ARMI

Le armi sono divise in piccole leggere, e armi pesanti: le prime sono più diffuse delle

seconde.

Sono classificate in:

a) armi convenzionali, divise in:

- leggere di piccolo calibro;

- pesanti;

- che infliggono gravi danni.

b) armi NON convenzionali(le armi di distruzione di massa). In questo intervento

sono state analizzate solo le armi convenzionali di piccolo calibro e quelle pesanti.

Armi di piccolo calibro: sono armi individuali(es. il revolver, fucile, ecc. Le più

famose sono l’AK47(il famoso kalashnikovh), l’M3). Hanno un basso costo, sono

disponibili in grandi quantità, facile trasporto(armi smontabili, facilmente

occultabili), sono semplici la manutenzione e l’impiego(es. bambini soldato, ecc.).

Armi leggere: sono armi collettive(es. mitra pesanti, lanciamissili). Sono prodotte in

100 Stati da parte di privati con tecnologie non particolarmente avanzate(meno

avanzate rispetto ai grandi sistemi d’arma).

Grandi sistemi d’arma: sono ad es. i carri armati, gli aerei, i sottomarini, ecc. Sono

prodotti in pochi Stati, fatti con tecnologie avanzate.

Le armi leggere e quelle di piccolo calibro sono di proprietà per il 59% di privati, il

38% di eserciti(FF.AA. cioè le forze armate) e il restante 3% della polizia. I Paesi più

Pag.

43

grandi produttori di armi sono, guardacaso, i 5 che occupano i seggi permanenti nel

Consiglio di Sicurezza dell’ONU cioè USA, Gran Bretagna, Francia

Russia(Federazione Russa), Cina. Ultimamente è stato ridimensionato il ruolo di altri

Paesi quali la Cina, India, Giappone, Brasile.

Per i trasferimenti legali, questi vengono effettuati con tre modalità. Il mercato delle

armi è diviso in black market(quello illegale) e grey market(è potenzialmente

illegale(non lo è ma lo può facilmente diventare), si crea nei Paesi dove non è

sviluppata una ferrea regolamentazione). Es. di black market: la BNL, multinazionale

con società madre in Italia e con filiali all’estero(anche negli USA), finanziava l’Iraq

di Saddam Hussein, quindi anche la società madre è responsabile e chi stava al

vertice non poteva dire che non sapeva nulla di questi finanziamenti(li hanno fatti

loro!). La BNL è statale, ma non è un organo di Stato(quindi è di proprietà di privati e

la gestione è pubblica).

Abbiamo poi visto che nel corso della storia sono stati fatti alcuni trattati sul disarmo,

il primo più importante fu la pace di Westfalia mentre oggi si fa riferimento agli artt.

11 e 26 della carta dell’ONU, sono state identificate 7 categorie di armamenti, ci sono

stati degli importanti trattati come il TCA.

LA MONETA

E’ un altro grande aspetto del diritto internazionale dell’economia.

Per effettuare degli scambi commerciali sono necessarie delle forme di scambio,

pagamento. Come forme di scambio, la 1° fu il baratto(merce contro merce); ma per

un commercio più florido serve il denaro, dunque si rende necessario un sistema di

convertibilità delle monete. Si inventano dunque le monete argentea e

aurea(quest’ultima era più apprezzata perché l’oro è da sempre apprezzato, più

dell’argento, platino, ecc.). Col passare del tempo vennero fatte solo più le monete

d’oro: allora gli Stati vanno in giro per il mondo a cercare l’oro(ce n’è poco quindi

vale molto: più oro hai, più sei ricco!!). A livello internazionale, non tutti gli Stati

hanno una moneta convertibile, accettata da tutti. In teoria, io Stato potrei stampare

tot di moneta in base alla mia riserva(copertura) aurea: era così con il Gold Standard,

ma dopo(e anche oggi) non lo è più perché vige il sistema dei cambi flessibili o

fluttuanti.

Furono creati due sistemi monetari di scambio basati sull’oro:

1) Il Gold Standard(periodo dal 1815-1914; in italiano “sistema aureo”, il sistema

monetario per cui la base monetaria è data da una quantità fissata di oro(sistema dei

cambi fissi; in passato si usavano per gli scambi anche le monete d’argento, ma poi

solo più quelle d’oro); la moneta in questione è pienamente convertibile in oro, tale

convertibilità venne adottata innanzitutto dalla Gran Bretagna nel 1815, poi

dall’impero tedesco nel periodo di Bismarck, poi dagli USA non prima del 1900).

Pag.

44

Secondo il sistema dei cambi fissi, la differenza tra il valore delle diverse valute($,

ecc.) espressa in percentuale, non doveva oscillare oltre il range che va da -5% a

+5%. Es. 1 dollaro = 625 lire italiane, ma quel 625 può variare di un po’, ma non

troppo cioè che non perda(-5% 593,75 lire) o acquisti(+5% 656,25 lire) valore

 

più del 5%;

2) Il Gold Exchange Standard(periodo dal 1914 al 1944 cioè dalla 1° GM alla

Conferenza di Bretton Woods, quando si ritorna alla convertibilità del dollaro in oro.

Ci si riferisce ad esso(Gold Exchange Standard) nel caso in cui una moneta sia

convertibile con un’altra, che a sua volta è convertibile in oro; la moneta in questione

è parzialmente convertibile in oro, tale convertibilità venne abbandonata per necessità

a causa della crisi del ‘29).

Nel 1944 con la Conferenza di Bretton Woods(New Hampshire, USA), essendo stata

risolta la crisi del ’29 con la 2° GM si adotta di nuovo il Gold Standard (piena

convertibilità del dollaro in oro = sistema dei cambi fissi), la nascita dell’FMI e della

WB. Nel Kentucky(USA) venne creato Fort Knox, la riserva aurea(deposito delle

riserve monetarie) degli USA garantita dal governo USA(questo venne deciso con

una legge). Nel 2° dopoguerra c’è un interesse USA per la ripresa dei commerci, si fa

il Piano Marshall perché serve più denaro per la ripresa europea(l’economia Usa e

quella europea sono interdipendenti). Allora gli USA ebbero l’idea(e solo loro

potevano farlo, avendo vinto la 2° GM ed essendo la più grande potenza economica

al mondo) di stabilire la convertibilità del dollaro in oro(Bretton Woods). Il dollaro è

la moneta migliore a livello mondiale(gli USA sono la più grande potenza economica

al mondo, le persone investono in questo Paese perché credono nel suo sviluppo!), gli

USA se la stampano da soli mentre invece gli europei devono vendere merci per farsi

pagare in dollari. Io investitore(statunitense, italiano, ecc.) osservo l’andamento del

mercato internazionale, ma le mie decisioni sono influenzate soltanto dal mio fattore

psicologico: se l’economia USA dimostra di essere virtuosa, compro i dollari; se

invece non lo è, non li compro. Es: la lira vale più del dollaro, io ho 60 lire italiane e

le cambio per 80 dollari, poi la lira perde di valore e quindi i miei 80 dollari valgono

120 lire, allora cambio di nuovo per riavere le lire(il vantaggio è: semplicemente

cambiando i soldi, prima avevo 60 lire e ora ne ho 120!).

Ci fu anche l’idea europea del conio (moneta) mondiale, il bancor(che però non

funzionò).

Nella 2° metà del XX secolo importante fu la guerra nel Vietnam che fu pagata non

con le tasse ma con l’inflazione(io Stato USA che devo finanziare la guerra, per farlo

non aumento le tasse a te cittadino americano, ma aumento i prezzi dei beni). Il

problema è che le famiglie non avevano abbastanza denaro da far circolare, così gli

USA decidono di aumentarlo stampando carta moneta senza copertura aurea!(non

Pag.

45

può farlo!!). Se ne accorge solo Charles De Gaulle nel 1967; nel 1968 in Francia sale

al potere il suo successore, Pompidou, che non era così abile in politica come De

Gaulle. De Gaulle si era quindi accorto che il sistema dei cambi fissi non avrebbe

potuto durare a lungo: infatti il 15 agosto 1971 Nixon, presidente USA, dichiara la

fine della convertibilità del dollaro in oro(gli USA non garantiscono più la copertura

in oro) e si verifica quindi il passaggio dai cambi fissi(-5% +5%, Gold Standard) a

quelli flessibili(oggi continuano ad essere flessibili: non c’è più l’obbligo di rispettare

il range -5% +5%).

Oggi continua ad essere in vigore il sistema dei cambi flessibili o fluttuanti(gestito

dall’FMI, il Fondo Monetario Internazionale), non c’è copertura aurea e questo crea

molta incertezza. Per fare fronte a tale incertezza, in Europa è stata creata l’UE e la

moneta unica euro per i seguenti motivi:

1) Evitare la presenza dei tassi di cambio: in passato in Europa, prima

dell’integrazione, ogni Stato aveva la sua valuta(lira italiana, franco tedesco,

ecc.): io cittadino italiano dall’Italia con ad es. 100.000 lire andavo in Francia,

poi in Germania, poi ritornavo in Italia senza spendere nulla, MA tornavo con

meno soldi, meno di 100.000 lire, questo perché c’erano i tassi di cambio tra le

valute. Con una moneta unica, l’euro, questo non sarebbe più accaduto;

2) In seguito alla crisi del sistema di Bretton Woods(dei cambi fissi) se ne voleva

creare un altro ad esso simile(quello dei cambi flessibili ma aggiustabili:

questo perché si afferma che una moneta unica, l’euro(per quanto riguarda

l’Europa), convertibile in oro, sia una valuta più forte di quelle singole

nazionali europee).

Uno Stato europeo, per entrare nell’UE e adottare la moneta comune euro, deve

rispettare determinati parametri, requisiti. L’euro è un sistema monetario in cui alcuni

Paesi rispettano i parametri, altri invece no(su questi ultimi la Germania, ad es., è

molto rigida). E’ normale per uno Stato indebitarsi, ma non eccessivamente: es.

l’Italia, USA sono in debito, anche il Giappone(del 120%) che però è uno Stato forte,

forte è anche la Svizzera(il franco svizzero è la valuta, moneta più forte al mondo).

FMI

E’ il Fondo Monetario Internazionale(l’acronimo anglosassone è IMF cioè

International Monetary Fund) che fu fondato il 27 dicembre 1945. Dei 45 Paesi che

parteciparono alle fasi di negoziazione, solo 29 hanno firmato(es. l’URSS non ha

firmato). Il 15 novembre 1947 l’FMI diventa un istituto specializzato dell’ONU,

l’URSS considera l’FMI come espressione del capitalismo, ha come moneta il rublo

che non è convertibile, il rapporto dollaro-rublo è 1:1(1 dollaro=1 rublo) e così fu

fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989.

Lo statuto dell’FMI, all’art.1 afferma il suo obiettivo: promuovere la cooperazione

monetaria internazionale e la crescita del commercio internazionale nonché garantire

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marco Marquino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Porro Giuseppe.

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