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Il secondo organo permanente è l’Executive Board, a cui sono state delegate alcune delle
competenze del Consiglio, ma per esempio il Board non può ammettere nuovi Paesi o modificare le
quote di partecipazione al fondo. È l’organo operativo, che dà l’ok ai finanziamenti e alle aperture
di linee di credito, controlla le politiche di cambio degli Stati membri. L’Executive Board ha una
composizione più ristretta, i suoi membri sono 24, anche se c’è una proposta di intervenire e
modificare questo numero. Cinque Stati hanno sempre un suo rappresentante nel Board e sono
quelli che hanno le quote più alte (USA, Giappone, Inghilterra, Francia, Germania). Gli altri 19
membri vengono eletti, anche se nella prassi si è affermata la consuetudine di avere un membro per
altri 3 Paesi, Russia, Cina e Arabia Saudita. Gli altri Paesi sono suddivisi in circoscrizioni
(costituencies), che non sempre sono omogenee; a volte si trovano alcuni Paesi più sviluppati e altri
meno.
I Paesi emergenti si lamentano di questa formazione del Board perché vogliono un posto nel Board
in maniera permanente. Un’altra critica che viene mossa alla formazione è la mancanza di un
rappresentate per l’UE, anche se i membri europei effettivamente sono 8, ma questo non vuol dire
necessariamente, che facciano l’interesse dell’Unione.
Un’altra importante figura del FMI è il Direttore Generale, che solitamente è un europeo (oggi è la
francese Christine Lagarde) mentre la prassi vuole che a capo della Banca Mondiale ci sia un
americano. Il Direttore Generale è colui che firma le delibere.
Per quanto riguarda le delibere, non c’è il principio dell’unanimità e nemmeno del “un Paese un
voto”. Vige il sistema del voto ponderato, poiché la ratio è di lasciare più peso nelle decisioni a chi
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maggiormente partecipa ai fondi dai cui attingere. L’unità di conto prende il nome di Diritto
Speciale di Prelievo (Special Drawing Right), il cui valore è ricavato da un paniere di valute
nazionali, rispetto alle quali si calcola una sorta di "comune denominatore" (le valute comprendono
il dollaro statunitense, l’euro, lo yen, la sterlina britannica). Una base di 250 diritti di voto a tutti i
Paesi membri; a questa quota uguale si aggiunge un numero supplementare di voti per ogni tranche
di 100000 Diritti Speciali di Prelievo versati.
La stabilità e la convertibilità delle valute erano i due obiettivi principali. Garantire la stabilità del
mercato monetario era possibile tramite un’azione di controllo e di sorveglianza (1), ma la funzione
di sorveglianza è stata surclassata dalla funzione creditizia (3). Una terza funzione è quella di
assistenza tecnica (2).
1. Ogni Paese che entrava si impegnava a decidere un tasso di cambio tra la propria valuta e
l’oro e a mantenere fisso questo tasso; per questo motivo, la sorveglianza sulle parità
valutarie era così importante. Con gli anni ’70, il castello di carte crolla e si consente di
lasciare fluttuare i tassi (si passa da un sistema a tassi fissi a uno a tassi variabili), potendoli
vincolare a un’altra moneta.
Oggi la funzione di sorveglianza consiste in una sorveglianza bilaterale procedendo con una
certa periodicità a uno screening economico dei vari membri e dopo una serie di indagini
presso il ministero del tesoro viene redatto un documento. La sorveglianza ha anche una
parte multilaterale, perché ogni anno viene redatto il World Economic Outlook, un
documento sull’andamento dell’economia internazionale.
2. L’assistenza tecnica si concretizza nel fatto che economisti del fondo si recano nei Paesi che
lo richiedono e aiutano i governi di quei Paesi a organizzare le politiche monetarie ed
economiche e a sistemare anche la parte amministrative degli enti, se necessario.
3. La funzione di tipo creditizio si concretizza in finanziamenti per risolvere crisi che
interessano alcuni Paesi membri. L’ammontare della quota sottoscritta è importante, anche
sotto il profilo di quanto può essere finanziato dal FMI. Inizialmente lo stato poteva farsi
finanziare entro i limiti della quota apportata senza dare spiegazioni, mentre oggi è possibile
sorpassare ma solo sotto certe condizioni che garantiscano il rientro del capitale prestato.
Ci sono stati 4 momenti in cui lo statuto del FMI è stato emendato:
- Il primo cambiamento avviene alla fine degli anni ’60 quando era avvenuto un problema sulla
riserva. Viene formato il Diritto Speciale di Prelievo, una unità di conto che viene basata su un
paniere delle quattro valute più usate negli scambi. Tutti i prestiti sono valutate con questi
diritti, un diritto viene valutato come 0,67 dollari.
- Il secondo cambiamento si ha nel 1976 ed entra in vigore nel 1978, reso necessario dopo la
crisi petrolifera del 1971 che fa venire meno il gold exchange standard (tassi fissi). 35 dollari
rispetto a un’oncia d’oro era il tasso fisso a cui si erano impegnati gli Stati Uniti. Nel 1973 gli
Stati Uniti si svincolano da questo impegno. Con la modifica dello statuto, si passa ad un
sistema di tassi variabili, gestiti direttamente e liberamente dagli Stati, a cui però era fatto
divieto di vincolare il valore della moneta all’oro.
- Gli altri due emendamenti sono meno importanti e di tipo amministrativo e sanzionatorio.
Gli strumenti finanziari a disposizione del fondo si suddividono in:
- Disponibilità ordinarie
Ogni Stato con la propria valuta può acquistare valuta pregiata detenuta dal fondo nei limiti
della quota di riserva detenuta. Gli Stati si obbligano a restituire questa valuta entro un certo
limite di tempo, di solito 5 anni, quindi non è solo un finanziamento. Per andare oltre la
propria quota, deve assicurare di raggiungere certi obiettivi nella politica interna.
- Disponibilità speciali 4
A fronte di particolari problemi come calamità naturali, sono stati aperti sportelli speciali, oltre
le quote di riserva. Il meccanismo di condizionalità consiste in condizioni più stringenti man
mano che aumenta il capitale prestato. Nella prassi queste condizioni hanno una formula fissa
senza tenere conto delle caratteristiche del singolo Paese e questo è stato ampliamente criticato
perché non ha attinenza con la realtà.
Il FMI nel 2004 si è dotato di un consiglio, l’Independent Evaluation Office (IEO) che
valutasse la bontà delle decisioni del fondo stesso e il caso dell’Argentina che era in parte
imputabile alle politiche del fondo e al suo meccanismo di condizionalità è stato condannato.
La lettera di intenti si deve rivolgere al Direttore Generale del fondo e contenere la richiesta di aiuti,
definendo quali sono le problematiche che sono in corso, spiegando quali siano le politiche che lo
Stato beneficiario intende fare e a cosa si impegna. Il Memorandum tecnico sottolinea anche le
difficoltà che si sono riscontrate nell’attuare quelle politiche per cui è stata fatta richiesta. Una volta
aperta la via di credito per certe politiche concordate, il FMI si impegna a seguire l’esecuzione di
tali politiche (esempio sulla richiesta ucraina in seguito ai conflitti dell’estate 2014).
Il FMI non rappresenta più in modo equilibrato la realtà economica con i diversi Paesi emergenti.
Con la crisi del 2008, si manifestano questi dissidi, ma non nel FMI, ma nel G20, che si riunisce per
la prima volta nel 2008 come continuazione del G7, che esisteva fin dagli anni ’70 per discutere di
materia economica. Al G7 venne invitata a partecipare la Russia, prima per incontri di tipo politico
e poi di tipo economico. Si ha la necessità di passare a 20 Paesi perché il G7 non rappresentava la
realtà e non coincideva con chi effettivamente deteneva le possibilità economiche. Tra i Paesi
emergenti bisogna comprendere i cosiddetti Paesi BRICS, l’Arabia Saudita, la Turchia, il Messico,
l’Argentina, l’Australia, l’Indonesia, la Corea del Sud. Alcuni di questi Paesi fungono da
rappresentanti della loro area geopolitica. Il G20 è composto da 19 Paesi più un rappresentante
dell’Unione Europea.
Il G20 non è una organizzazione internazionale perché non ha una struttura ben organizzata, ma è
una conferenza in cui si riuniscono i capi dei Paesi su varie tematiche senza però che questo sfoci
nell’adesione a un trattato. Si è consolidata una certa prassi per cui si è organizzato tale ente, a
partire dai membri che ne fanno parte. Il G20 si riunisce due volte l’anno e viene redatto un
documento atipico, ovvero senza vincoli giuridici, ma con un peso decisivo. Per esempio, nei primi
anni della crisi si è deciso che raddoppiasse il fondo a disposizione del FMI e a far partire una
riforma del FMI e della Banca Mondiale, processo non ancora concluso, che però punta a dare più
voce ai Paesi emergenti.
I primi interventi sono andati effettivamente a buon fine.
La presidenza del G20 cambia ogni anno, ma il lavoro della presidenza avviene con chi ha
preceduto e con il Paese che detiene la Presidenza l’anno successivo. Anche se le riunioni
avvengono due volte l’anno, queste assemblee sono inframmezzate dal altre riunioni che vertono su
singole materie, come per esempio il G20 banche.
Paesi in via di sviluppo
Quando ci si riferisce al nuovo ordine economico internazionale, non ci si riferisce al sistema di
Bretton Woods del secondo dopoguerra, ma di un nuovo sistema odierno in cui cercano di inserirsi
alcuni Paesi in via di sviluppo (PVS).
Nel momento in cui si fonda il sistema di Bretton Woods nel 1944, prevede un sistema di
cooperazione molto più ampio che non si limita all’ambito economico, ma arriva alla volontà di
mantenere la pace in tutto il mondo e di promuovere un più alto tenore di vita e livello di libertà,
attraverso alcuni strumenti. L’articolo 56 della Carta delle Nazioni Unite prevede la cooperazione
tra gli Stati membri e l’organizzazione stessa, attraverso alcuni suoi organi, come il Consiglio
Economico e Sociale e la Conferenza per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), per raggiungere
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gli scopi dell’ONU. I principi della cooperazione sono l’autodeterminazione degli Stati e la non
discrimazione tra gli Stati.
Nel secondo dopoguerra, i PVS non erano molti, perché molti Paesi africani, asiatici e
dell’America Latina dipendevano dalle potenze coloniali. Dal ‘60 l’ONU promuove l’inizio del
processo di decolonizzazione e quindi d’indipendenza per le ex colonie, che però si trovano in una
situazione economica subalterna e una politica spesso difficile da gestire. Se da una parte viene
meno il colonialismo politico, le ex colonie desideran