Il Parlamento
Storia del parlamento
Le prime assemblee che furono definite "parlamenti" erano composte da nobili, unici che potessero in qualche modo intermediare col re. Egli li consultava per chiedergli risorse, per comunicare le sue decisioni, per rendere giustizia. La prima trasformazione avvenne in Inghilterra, quando i membri conquistarono il potere di avere delle immunità, di liberarsi dei colpevoli, della garanzia di essere convocati periodicamente e di stabilire le materie da trattare. Ma si proclamò veramente sovrano solo nel 1701 con l’Act of Settlement, che gli permise di stabilire l’ordine di successione al trono.
Inoltre è in Inghilterra che nasce la tradizionale divisione in 2 camere: la House of Lords composta di baroni e conti e la House of Commons coi rappresentanti delle città e della borghesia. Oltre che esercitare il potere legislativo facendo le leggi, le 2 camere, in particolare quella dei Commons che rappresentava la maggior parte della società, condizionava anche il potere esecutivo scegliendo i ministri e in particolare il primo ministro. Con il suffragio universale nel XX secolo, il potere del parlamento diventò espressione di tutta la società e diede il via allo stato democratico liberale. L’esecutivo dipendeva quindi dal rapporto fiduciario che sapeva instaurare col Parlamento, fino a quando il potere passò nelle mani dei partiti (nascevano quelli di massa del '900) e dei cittadini che sceglievano a chi attribuire la maggioranza dei seggi parlamentari. In compenso, il parlamento divenne l’assemblea per antonomasia dove si scontrano la maggioranza e l’opposizione.
Per quanto riguarda l’Italia, il Parlamento odierno è l’erede di quello istituito dallo Statuto del 1848, pensato come bicamerale differenziato ma paritario: la Camera dei deputati (rappresentanza nazionale) e il Senato della repubblica (nomina regia a vita) dovevano avere funzioni diverse, ma nessuna delle due doveva prevalere sull’altra (tuttavia, come accadde per i Commons, fu sempre alla Camera dei deputati che il governo si rivolse per ottenere sostegno e fiducia). Durante il periodo fascista quest’ultima fu trasformata in Camera dei Fasci e delle Corporazioni, espressione degli organi di partito. Con la Repubblica, si decise di far diventare entrambe le camere espressione della sovranità popolare (rappresentanza su base regionale art. 57-59). Si rese così il bicameralismo paritario e indifferenziato, anche se a causa della diversa età di voto (per il senato si può votare solo dai 25 anni in su) e dei diversi meccanismi di trasformazione dai voti in seggi, il Senato resta sempre meno influente e rappresentativo rispetto alla Camera.
Formazione del parlamento italiano
- Camera dei deputati: 630 componenti
- Senato della Repubblica: 315 componenti + senatori a vita (ex presidenti della repubblica + altri 5 nominati dal presidente della repubblica per alti meriti)
- Durata in carica: 5 anni
Esistono inoltre 12 deputati e 6 senatori eletti nelle circoscrizioni estero, eletti solo tra chi risiede e vota all’estero, per rappresentare appunto questa categoria di italiani. Sono però da sottrarre al numero complessivo per evitare che i loro voti confluiscano con quelli risiedenti in Italia.
Per la camera, possono essere eletti tutti i cittadini dai...
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Diritto costituzionale - il parlamento
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Diritto pubblico
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Diritto costituzionale - Parlamento italiano
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