Fondamenti del diritto europeo
Rinascimento e riforma: 1350 – 1600
Il tardo medioevo comprende due eventi che da allora in poi condizionano in maniera irreversibile la vita intellettuale: la rinascita della tradizione greco-romana nell’arte e nella letteratura e la frammentazione dell’unità religiosa nell’Occidente europeo dovuta alla riforma protestante. Entrambi gli eventi eliminarono fattori che erano stati presenti sin dalla caduta dell’impero romano e la sua sostituzione da parte dei regni cristiano-barbarici, ne produssero altri dando vita al mondo moderno: la secolarizzazione della vita pubblica e l’emancipazione del singolo come laico dall’autorità spirituale. Questi tratti trovarono espressione anche nel pensiero giuridico.
La storia è segnata dal rapido sviluppo verso lo stato nazionale governato da monarchi nazionali dotati di una forza capace di cancellare all’interno di una sovranità più ampia, l’indipendenza delle città di altre unità minori. La Germania e l’Italia furono due eccezioni.
In Germania, il rango imperiale declinò a titolo di prestigio, mentre il suo potere concreto rifletteva quello della casa di Asburgo, che monopolizzò il titolo imperiale dal 1438 in avanti. In Italia invece, l’emergere di uno stato nazionale fu impedito dalla divisione del territorio fra poteri regionali, territori papali e i regni meridionali di Napoli e di Sicilia, e insieme dall’emergere dei continui conflitti dei potentati stranieri nel suolo italiano.
In Inghilterra, Francia e Spagna, un nuovo tipo di regno stava sorgendo. Le esigenze create da Francia ed Inghilterra dalla guerra dei cent’anni suscitarono in entrambi la risposta patriottica della guida del re nell’attacco e nella resistenza. Si trattava di monarchie molto autoritarie, ed i loro rappresentanti più celebri sono in Inghilterra Enrico VIII ed Elisabetta I ed i re di Francia Luigi XI e Francesco I, precursore dell’assolutismo francese.
I Paesi Bassi nel loro complesso erano passati, con una serie di matrimoni, all’imperatore d’Asburgo Carlo V, padre di Filippo, colui che non tollerò la diffusione in queste terre della religione riformata, spingendo così le sette province settentrionali ad una lunga rivolta durata tutto il secolo.
Mentre nell’Europa Occidentale il fantasma dell’impero romano, ancora nominalmente esistente sul suolo tedesco, veniva messo in ombra da questi nuovi stati nazionali.
Condizioni economiche e sociali
I turchi controllavano quelle che oggi sono la Grecia, Bulgaria, Romania, Jugoslavia del sud per non parlare del Mediterraneo orientale. Gli aspetti economici e sociali del tardo medioevo non lasciarono segni significativi. Da ricordare a tal proposito è nel tardo XIV secolo la recessione espansionistica dovuta alla “Morte Nera” portata dai topi che si trovavano a bordo di navi che raggiunsero l’Europa Meridionale dal Mediterraneo orientale. I primi attacchi furono in Sicilia e poi a Genova spostandosi poi verso nord riducendo così la popolazione europea di un terzo, svuotando regione intere e città, estinguendo le manifatture e portando così allo stato selvaggio moltissime terre coltivate.
Ma anche lo stato di guerra della Francia con la guerra dei cent’anni devastò la stessa Francia a le Fiandre diminuendo così l’economia, così come il brigantaggio endemico, spesso condotto dai soldati mercenari disoccupati, che terrorizzò i territori di Francia, Germania, Italia.
Questa recessione economica fece sì che si andò creando un sistema di successione basato sulla primogenitura, poiché la continua suddivisione della terra fra molti figli era una base meno efficiente per la produzione, nelle condizioni così depresse, cosicché in alcune regioni si affermò il principio di passare la terra indivisa al figlio più grande; mentre quelli più giovani, senza terra, si davano al soldataggio mercenario per vivere.
Nel XV secolo l’attività economica si risollevò, aree abbandonate vennero recuperate alla coltivazione, la popolazione, le città, il commercio e l’industria incominciarono a crescere. Ma i brutti tempi portarono ad una serie di vaste rivolte contadine, in particolare la jacquerie in Francia e da Wat Tyler e Jack Cade in Inghilterra. Rivolte provocate dalle tasse e dall’oppressione da parte dei nobili e (in Inghilterra) dal sistema per cui il contadino era obbligato a fornire lavoro al proprio signore.
Un crescente anticlericalismo centrato nelle opposizioni alle decime-tasse e alla modesta qualità del clero ebbe un certo ruolo nelle sollevazioni protorivoluzionarie di quest’epoca. Nel tardo medioevo vi furono importanti innovazioni tecniche. Gli sviluppi dell’arte e della navigazione, in parte desiderosi di aggirare il monopolio veneziano sulle vie della terra verso est e le sue preziose spezie trovando delle vie di mare schiusero il mondo all’Europa dandogli un impeto enorme.
I portoghesi doppiarono il Capo di Buona Speranza e per questa via raggiunsero l’India nel 1492. Cristoforo Colombo, al servizio di Isabella di Castiglia attraversò l’Atlantico e scoprì il nuovo mondo dell’America. Nel 1520 Magellano circumnavigò la terra. Queste conquiste resero possibile i vasti imperi che i due regni iberici costituirono. Le ricchezze di questi territori ebbero un effetto dirompente sulla situazione europea.
Nel XIV secolo era divenuto comune l’uso della polvere da sparo nel cannone (usata nella guerra dei cent’anni). L’età del XV secolo produsse un’invenzione ancora più dirompente: la stampa a caratteri mobili. Questa tecnica meravigliosa ebbe una cruciale diffusione nella letteratura e nella scienza in una forma più accessibile alla gente comune. Fu significativa nel periodo della riforma in quanto diede la possibilità alle persone che sapevano leggere, il possesso della Bibbia e così l’accesso alla parola di Dio senza bisogno di affidarsi ad un prete.
Rivoluzione scientifica e crisi della Chiesa
Nel XVI secolo si fece un’importante passo nella rivoluzione scientifica, quando le antiche idee sull’universo furono respinte da una nuova generazione di astronomi quali Copernico e Keplero che si affidarono all’osservazione diretta e non alla venerabile autorità e misero la scienza sulla scoperta di invenzioni ininterrotte. Questi pionieri che anziché affidarsi al libro della Genesi e ad Aristotele, si fidavano di telescopi, trovarono ostilità da parte della chiesa, che nel tardo medioevo stava per passare la più grave crisi della sua fondazione: questa è la crisi che pose fine all’età di mezzo.
Il rifiuto dell’autorità tradizionale non fu la crisi anche se lo spirito di indipendenza intellettuale ne fu un sintomo. I problemi della Chiesa erano cominciati sin dall’inizio del XIV quando il papato, allora sotto il tallone della monarchia francese, si era trasferito da Roma ad Avignone in Francia, dove rimase per circa settant’anni. Gregorio XI fece ritorno a Roma nel 1337 e morì l’anno seguente. La questione della successione provocò tanta acredine fra il partito favorevole alla Francia e quello contrario che si sviluppò in uno scenario caotico, da cui emersero due, e più tardi tre papi contemporanei e rivali. Questo grande scisma durò meno di un secolo, con grande scandalo della cristianità.
Le proporzioni della mancanza di scrupoli da parte della chiesa fece sì di far apparire figure ribelli come John Wycliffe in Inghilterra e Jan Hus in Boemia. Questi precursori non soltanto mettevano in questione alcuni aspetti dell’ortodossia religiosa, ma denunciavano il papa come Anticristo, al punto da farsi condannare uno per eresia e l’altro venne bruciato al rogo, senza alcun rispetto per il salvacondotto con il quale si era recato al concilio. Questo concilio era stato convocato dall’imperatore per comporre il grande scisma cosa che gli riuscì effettivamente. Ma il cosiddetto movimento conciliare non riuscì a realizzare riforme nel governo della chiesa, riforme che spettò a Martin Lutero domandare con conseguenze rivoluzionarie.
Tratti importanti del XIV e XV secolo
- Il consolidamento delle monarchie nazionali
- La scoperta del nuovo mondo e delle nuove tecniche
- I movimenti di rivolta all’interno della chiesa contro il papato medievale e le sue pretese di comandare sui pensieri degli uomini
Ma fu di rilievo anche il risveglio di un nuovo tipo di intelligenza laica e di un nuovo interesse per la civiltà dell’antichità classica greco-romana. Questo risveglio tradotto letteralmente vene definito Rinascimento. Si trattò in qualche misura di un fatto endogeno italiano che si mostrò in pochi spiriti quali Dante, Petrarca e Giotto. Ma il rinnovamento culturale è connesso ad un rinnovamento della conoscenza della cultura classica ed in particolare quella greca.
I primi frutti di questo humus culturale si videro nella città settentrionale e centrale, dove l crescente prosperità pose le basi per l’emergere di una classe agiata che aveva l’intelligenza per valutare il suo interesse nella cultura delle civiltà antiche, ed aveva i mezzi per perseguirlo. Il mondo classico era stato un mondo pagano, la sua misura erano l’uomo e la ragione, la sua filosofia quella che gli ordinava di vivere in accordo con la natura che la sua ragione lo rendeva capace di interpretare, piuttosto che con un dio personale e con la sua rivelazione.
Così, il mondo classico che cominciava ad infiltrarsi nel mondo cattolico era uno spirito umanistico, ed il termini umanista descrive il pensiero e l’uomo educato nell’eredità dell’antichità classica e ad essa votato. Un’antichità classica che si spalancava ancora di più davanti agli occhi grazio alla diffusione nelle librerie. Importante era, per la mentalità dell’umanista, lo spirito di giudizio pacato, critico, indipendente di libertà intellettuale e fiducia in se stessi, che costituiva l’esatto opposto dell’antica mentalità medievale abituata ad accettare l’autorità della chiesa in ogni cosa.
La crisi la si può vedere analizzando la carriera di un uomo famoso quale Erasmo da Rotterdam. Transfuga dalla vita religiosa, egli si lanciò nello studio della cultura classica. Fu corrispondente ed amico di altri uomini colti dell’epoca scrisse satire vivaci sugli abusi ecclesiastici, come le false reliquie, i miracoli e le pratiche superstiziose e divenne famoso in tutta Europa come il maggior rappresentante dello spirito nuovo. Fra i suoi amici vi si trovava Martin Lutero, del quale egli non poté approvare né condividere l’appassionata ribellione contro gli scandali della chiesa contemporanea e il finale abbandono dell’ovile romano. Per la sua adesione al cattolicesimo Erasmo restò legato al medioevo cattolico.
Questa emancipazione aveva radici diverse e prese forme diverse nei vari paesi. Un fattore importante della rivolta contro Roma che esplose in tutta l’Europa fu la forza dei nuovi regni nazionali, insofferenti all’interferenza papale e delle richieste finanziarie del papato e favorevoli all’instaurazione di chiese nazionali.
Fu in effetti in Germania che predicò a più grande figura della riforma: Martin Lutero, un frate agostiniano la cui fiera battaglia per la riforma della chiesa si concentrò in primis sullo scandalo delle indulgenze. Il protestantesimo dimostrò un’ amplissima varietà interna ed un’intolleranza reciproca quasi altrettanto rigida di quella della chiesa cattolica medievale e talvolta identica ad essa. Esso ebbe un filo conduttore comune non solo nel rifiuto dell’autorità papale, ma anche nella sottolineatura della totale dipendenza dell’individuo da Dio e della sua ineluttabile sottomissione al destino eterno che Dio ha preordinato per lui e che nessuna intercessione del clero o dei santi potrebbe modificare.
La vecchia Europa cattolica non si sottomise quietamente alla frattura della sua antica unità, né la dignità papale alla sfida che aveva subito. Questa controriforma glossò la diffusione del protestantesimo e riportò alla chiesa cattolica vaste aree che per essa erano perdute, in particolare la Polonia; mentre il concilio di Trento fissò delle riforme che tentavano di far rientrare i riformatori all’ovile. La nuova geografia religiosa fu tacitamente accettata come permanente solo con la pace di Westfalia che nel 1648 pose fine alla guerra che aveva devastato la Germania e il resto dell’Europa centrale.
Lo stato nel pensiero del tardo medioevo
La riflessione sulla natura dello Stato e del governo non si occupa più di difendere la sola legittimità come all’inizio del XIV secolo ma di pensare sulla fondazione del governo temporale su una qualche forma di accordo. Nel XV secolo il cardinale Nicola Cusano scrivendo al tempo del concilio di Basilea, egli attribuì sì a Dio, in ultima analisi, l’istituzione del governo, ma la causa immediata che di questa istituzione si era individuata in un accordo elettivo di sottomissione spontanea. Ogni potere nasce solo dall’accordo e dal comune consenso dei sudditi, in quanto ogni uomo per natura è uguale in libertà e potere agli altri uomini, il potere che può avere nelle mani un solo uomo, non può essere stabilito eccetto che per la scelta e l’accordo di tutti gli altri.
Qualche decennio più tardi il chierico olandese Wessel di Groningen scrive che il dovere di obbedienza del suddito al governante non è assoluto, ma ha piuttosto la natura di un obbligo contrattuale nei suoi confronti, e se il governante infrange la sua parte del contratto, il suddito a sua volta non è più legato ad esso.
Il giurista inglese John Fortescue, nel suo Governance of England, immaginava un’originaria condizione selvaggia dell’umanità dalla quale con l’addolcirsi dei costumi ed il crescere della virtù sorsero grandi comunità che vollero essere unite e formare un corpo politico chiamato regno ed avere un capo per governare; quindi scelsero un re. All’inizio del XVI secolo l’italiano Salamonio descrisse lo Stato come una sorta di associazione civile che viene ad esistere attraverso accordi reciproci.
Anche in Spagna con il pensiero scolastico, presentano lo stato come il prodotto di un accordo reciproco di attribuire il potere ad un governante. Francisco de Vitoria è vicino ad Aristotele e Tommaso nel presentare lo stato non come la conseguenza di un atto della volontà umana, ma come una crescita organica naturale basata sull’istinto umano di associarsi, e che offre all’uomo evidenti vantaggi materiali, come la solidarietà della difesa contro i suoi nemici e la possibilità di una grande diversità di occupazione all’interno della società. Francisco de Suarez pensava che l’atto dell’associazione fosse consapevole piuttosto che meramente istintivo: gli uomini si riuniscono per comune consenso in un corpo politico, per aiutarsi vicendevolmente in vista di un unico scopo politico, e sotto un governo comune.
Ma in Suarez, si può vedere un’obbligazione di tipo chiaramente bilaterale che obbliga il governante tanto quanto il governato: c’è un patto fra il re ed il popolo, per il quale, per tutto il tempo in cui il re attua il suo dovere, i sudditi non devono rinnegare la propria fedeltà verso di lui, ma se egli si tramuta in tiranno, rompe la condizione sotto la quale era stato accettato come governante e può essere deposto.
Questa tradizione contrattualistica si perpetuò con forza nel XVII secolo, anche se il tardo medioevo aggiunse poco o nulla alla teoria dei fondamenti dello stato, questo in parte grazie alle teorie affermate da Niccolò Machiavelli. Machiavelli, tipico uomo rinascimentale, era un repubblicano fiorentino che dovette andare in esilio quando nel 1512 venne instaurata la dittatura medicea. Egli era un patriota italiano, che più in là avrebbe incitato lo stesso Medici a guidare uno sforzo nazionale per cacciare tutte le potenze straniere dal suolo italiano.
Questi interessi politici si connettevano per Machiavelli alle pubbliche virtù dei momenti migliori dell’antichità classica pagana, virtù che egli pensava non fossero le stesse che la società ispirava, né fossero compatibili con esse; e fu a causa della sua preferenza per la morale di Atene e Roma antiche, della sua franca ammissione che la repubblica classica e non la comunità cristiana è il suo modello dello stato ideale, che il suo nome divenne sinonimo di potere statale privo di scrupoli per i consigli che offriva ai governanti nel suo famoso Il Principe.
I metodi che raccomandava non erano di malvagità inaudita erano comuni nella vita italiana dell’epoca, ma le età successive furono scandalizzate del modo freddo e moralmente neutrale in cui egli espose. L’importanza di quest’opera sta nell’esplicito sollevare lo stato, i suoi interessi ed il governo concreto su un piano dove questi sono gli unici valori visibili. Machiavelli preferiva una forma di governo in cui i governanti sono sottoposti alle leggi, questa non è per lui un’esigenza ineludibile ed egli non lo afferma con l’enfasi religiosa.
La fonte della validità della legge
Marsilio da Padova aveva sostenuto la subordinazione dell’autorità del papa nel governo supremo della chiesa a quella dei concili generali, e all’inizio del XV questa posizione si espresse nel cosiddetto movimento conciliare, che ebbe qualche successo nel comporre lo scisma della chiesa. Nel tardo XIV la generale tendenza dell’Europa verso una divisione istituzionalizzata del governo tra il re e le assemblee si indebolì.
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