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Nel XV secolo l’attività economica si risollevò,aree abbandonate vennero recuperate alla

coltivazione,la popolazione,le città,il commercio e l’industria incominciarono a crescere .

Ma i brutti tempi portarono ad una serie di vaste rivolte contadine ,in particolare la jacquiere in

Francia e da Wat Tyler e Jack Cade in Inghilterra. Rivolte provocate dalle tasse e dall’oppressione

da parte dei nobili e (in Inghilterra ) dal sistema per cui il contadino era obbligato a fornire lavoro al

proprio signore.

Un crescente anticlericalismo centrato nelle opposizioni alle decime-tasse e alla modesta qualità

del clero ebbe un certo ruolo nelle sollevazioni protorivoluzionarie di quest ’epoca.

Nel tardo medioevo vi furono importanti innovazioni tecniche.

Gli sviluppi dell’arte e della navigazione ,in parte desiderosi di aggirare il monopolio veneziano

sulle vie della terra verso est e le sue preziose spezie trovando delle vie di mare schiusero il mondo

all’Europa dandogli un impeto enorme.

I portoghesi doppiarono il capo di buona speranza e per questa vi raggiunsero l’india nel 1492

Cristoforo Colombo ,al sevizio di Isabella di Castiglia attraversò l’atlantico e scoprì il nuovo mondo

dell’America .nel 1520 Magellano circumnavigò la terra .queste conquiste resero possibile i vasti

imperi che i due regni iberici costituirono.

Le ricchezze di questi territori ebbero un effetto dirompente sulla situazione europea.

Nel XIV secolo era divenuto comune l’uso della polvere da sparo nel cannone(usata nella guerra dei

cent’anni). La età del XV secolo produsse un’invenzione ancora più dirompente:la stampa a

caratteri mobili.

Questa tecnica meravigliosa ebbe una cruciale diffusione nella letteratura e nella scienza in una

forma più accessibile alla gente comune. Fu significativa nel periodo della riforma in quanto diede

la possibilità alle persone che sapevano leggere ,il possesso della Bibbia e così l’accesso alla parola

di Dio senza bisogno di affidarsi ad un prete .

Nel XVI secolo si fece un’importante passo nella rivoluzione scientifica,quando le antiche idee

sull’universo furono respinte da una nuova generazione di astronomi quali Copernico, Keplero chi

si affidarono all’osservazione diretta e non alla venerabile autorità e misero la scienza sulla scoperta

di invenzioni ininterrotte. Questi pionieri che anziché affidarsi al libro della Genesi e ad

Aristotele,si fidavano di telescopi,trovarono ostilità da parte della chiesa ,che nel tardo medioevo

stava per passare la più grave crisi della sua fondazione:QUESTA E’ LA CRISI CHE POSE FINE

ALL’ETA’ DI MEZZO

Il rifiuto dell’autorità tradizionale non fu la crisi anche se lo spirito di indipendenza intellettuale ne

fu un sintomo. I problemi della Chiesa erano cominciati sin dall’inizio del XIV quando il papato

,allora sotto il tallone della monarchia francese ,si era trasferito da Roma ad Avignone in Francia

,dove rimase per circa settant’anni. Gregorio XI fece ritorno a Roma nel 1337 e morì l’anno

seguente.

La questione della successione provocò tanta acredine fra il partito favorevole alla Francia e quello

contrario che si sviluppò in uno scenario caotico ,da cui emersero due ,e più tardi tre papi

contemporanei e rivali. Questo grande scisma durò me<<o secolo ,con grande scandalo della

cristianità. Le proporzioni della mancanza di scrupoli da parte della chiesa fece sì di far apparire

figure ribelli come John Wycliffe in Inghilterra e Jan Hus in Boemia. Questi precursori non soltanto

mettevano in questione alcuni aspetti dell’ortodossia religiosa,ma denunciavano il papa come

Anticristo,al punto da farsi condannare uno per eresia e l’altro venne bruciato al rogo,senza alcun

rispetto per il salvacondotto con il quale si era recato al concilio.

Questo concilio era stato convocato dall’imperatore per comporre il grande scisma cosa che gli

riuscì effettivamente.

Ma il cosiddetto movimento conciliare non riuscì a realizzare riforme nel governo della

chiesa,riforme che spettò a Martin Lutero domandare con conseguenze rivoluzionarie.

Quindi i tratti immensamente importanti nell’arazzo storico dei secoli XIV-XV secolo sono:

1. il consolidamento delle monarchie nazionali

2. la scoperta del nuovo mondo e delle nuove tecniche 3

3. i movimenti di rivolta all’interno della chiesa contro il papato medievale e le sue pretese di

comandare sui pensieri degli uomini

Ma fu di rilievo anche il risveglio di un nuovo tipo di intelligenza laica e di un nuovo interesse per

la civiltà dell’antichità classica greco-romana. Questo risveglio tradotto letteralmente vene definito

RINASCIMENTO. Si trattò in qualche misura di un fatto endogeno italiano che si mostrò in pochi

spiriti quali Dante Petrarca e Giotto .

Ma il rinnovamento culturale è connesso ad un rinnovamento della conoscenza della cultura

classica ed in particolare quella greca.

I primi frutti di questo humus culturale si videro nella città settentrionale e centrale,dove l crescente

prosperità pose le basi per l’emergere di una classe agiata che aveva l’intelligenza per valutare il

suo interesse nella cultura delle civiltà antiche ,ed aveva i mezzi per perseguirlo.

Il mondo classico era stato un mondo pagano ,la sua misura erano l’uomo e la ragione,la sua

filosofia quella che gli ordinava di vivere in accordo con la natura che la sua ragione lo rendeva

capace di interpretare ,piuttosto che con un dio personale e con la sua rivelazione.

Così,il mondo classico che cominciava ad infiltrarsi nel mondo cattolico era uno spirito umanistico

,ed il termini umanista descrive il pensiero e l’uomo educato nell’eredità dell’antichità classica e ad

essa votato. Un’antichità classica che si spalancava ancora di più davanti agli occhi grazio alla

diffusione nelle librerie.

Importante era ,per la mentalità dell’umanista,lo spirito di giudizio pacato ,critico,indipendente di

libertà intellettuale e fiducia in se stessi ,che costituiva l’esatto opposto dell’antica mentalità

medievale abituata ad accettare l’autorità della chiesa in ogni cosa.

La crisi la si può vedere analizzando la carriera di un uomo famoso quale ERASMO DA

ROTTERDAM. Transfuga dalla vita religiosa,egli si lanciò nello studio della cultura classica. Fu

corrispondente ed amico di altri uomini colti dell’epoca scrisse satire vivaci sugli abusi ecclesiastici

,come le false reliquie ,i miracoli e le pratiche superstiziose e divenne famoso in tutta Europa come

il maggior rappr. Dello spirito nuovo. Fra i suoi amici vi si trovava Martin Lutero ,del quale egli

non potè approvare né condividere l’appassionata ribellione contro gli scandali della chiesa

contemporanea e il finale abbandono dell’ovile romano. Per la su adesione al cattolicesimo Erasmo

restò legato al medioevo cattolico .

Questa emancipazione aveva radici diverse e prese forme diverse nei vari paesi . un fattore

importante della rivolta contro Roma che esplose in tutta l’Europa fu la forza dei nuovi regni

nazionali,insofferenti all’interferenza papale e delle richieste finanziarie del papato e favorevoli

all’instaurazione di chiese nazionali.

Fu in effetti in Germania che predicò a più grande figura della riforma : Martin Lutero,un frate

agostiniano la cui fiera battaglia per la riforma della chiesa si concentrò i n primis sullo scandalo

delle indulgenze.

Il protestantesimo dimostrò un’ amplissima varietà interna ed un’intolleranza reciproca quasi

altrettanto rigida di quella della chiesa cattolica medievale e talvolta identica ad essa.

Esso ebbe un filo conduttore comune non solo nel rifiuto dell’autorità papale ,ma anche nella

sottolineatura della totale dipendenza dell’individuo da Dio e della sua ineluttabile sottomissione al

destino eterno che Dio ha preordinato per lui e che nessuna intercessione del clero o dei santi

potrebbe modificare.

La vecchia Europa cattolica non si sottomise quietamente alla frattura della sua antica unità ,né la

dignità papale alla sfida che aveva subito.

Questa controriforma glossò la diffusione del protestantesimo e riportò alla chiesa cattolica vaste

aree che per essa erano perdute ,in particolare la Polonia ;mente il concilio di Trento fissò delle

riforme che tentavano di far rientrare i riformatori all’ovile.

La nuova geografia religiosa fu tacitamente accettata come permanete solo con la pace di Westfalia

che nel 1648 pose fine alla guerra che aveva devastato la Germania e il resto dell’Europa centrale. 4

LO STATO NEL PENSIERO DEL TARDO MEDIOEVO

La riflessione sulla natura dello Stato e del governo non si occupa più di difendere la sola legittimità

come all’inizio del XIV secolo ma di pensare sulla fondazione del governo temporale su una

qualche forma di accordo.

Nel XV secolo il cardinale Nicola Cusano scrivendo al tempo del concilio di Basilea,egli attribuì sì

a Dio,in ultima analisi, l’istituzione del governo,ma la causa immediata che di questa istituzione si

era individuata in un accordo elettivo di sottomissione spontanea.

Ogni potere nasce solo dall’accordo e dal comune consenso dei sudditi , in quanto ogni uomo per

natura è uguale in libertà e potere agli altri uomini ,il potere che può avere nelle meni un solo uomo

,non può essere stabilito eccetto che per la scelta e l’accordo di tutti gli altri.

Qualche decenno più tardi il chierico olandese Wessel di Groningen scrive che il dovere di

obbedienza del suddito al governante non è assoluto ,ma ha piuttosto la natura di un obbligo

contrattuale nei suoi confronti ,e se il governante infrange la sua parte del contratto ,il suddito a sua

volta non è più legato ad esso.

Il giurista inglese sia John Fortescue ,nel suo Governance of England ,immaginava un’originaria

condizione selvaggia dell’umanità dalla quale con l’addolcirsi dei costumi ed il crescere della virtù

sorsero grandi comunità che vollero essere unite e formare un corpo politico chiamato regno ed

avere un capo per governare ;quindi scelsero un re .

All’inizio del XVI secolo l’italiano Salamonio descrisse lo Stato come una sorta di associazione

civile che viene ad esistere attraverso accordi reciproci.

Anche in Spagna con il pensiero scolastico,presentano lo stato come il prodotto di un accordo

reciproco di attribuire il potere ad un governante.

Francisco de Vitoria è vicino ad Aristotele e Tommaso nel presentare lo stato non come la

conseguenza di un atto della volontà umana ,ma come una crescita organica naturale basata

sull’istinto umano di associarsi,e che offre all’uomo evidenti vantaggi materiali,come la solidarietà

della difesa contro i suoi nemici e la possibilità di una grande diversità di occupazione all’interno

della società.

Francisco de Suarez pensava che l’atto dell’associazione fosse consapevole piuttosto che

meramente istintivo :gli uomini si riuniscono per comune consenso in un corpo politico ,per aiutarsi

vicendevolmente in vista di un unico scopo politico,e sotto un governo comune.

Ma in Suarez,si può vedere un’obbligazione di tipo chiaramente bilaterale che obbliga il governante

tanto quanto il governato:c’è un patto fra il re ed il popolo ,per il quale,per tutto il tempo in cui il re

attua il suo dovere ,i sudditi non devono rinnegare la propria fedeltà verso di lui ,ma se egli si

tramuta in tiranno ,rompe la condizione sotto la quale era stato accettato come governante e può

essere deposto.

Questa tradizione contrattualistica si perpetuò con forza nel XVII secolo ,anche se il tardo

medioevo aggiunse poco o nulla alla teoria dei fondamenti dello stato,questo in parte grazie alle

teorie affermate da Niccolò Macchiavelli.

Macchiavelli,tipico uomo rinascimentale,era un repubblicano fiorentino che dovette andare in esilio

quando nel 1512 benne instaurata la dittatura medicea.

Egli era un patriota italiano ,che più in là avrebbe incitato lo stesso medici a guidare uno sforzo

nazionale per cacciare tutte le potenze straniere del suolo italiano.

Questi interessi politici si connettevano per Macchiavelli alle pubbliche virtù dei momenti migliori

dell’antichità classica pagana ,virtù che egli pensava non fossero le stesse che la società ispirava ,né

fossero compatibili con esse;e fu a causa della sua preferenza per la morale di Atene e Roma

antiche ,della sua franca ammissione che la repubblica classica e non la comunità cristiana è il suo

modello dello stato ideale ,che il suo nome divenne sinonimo di potere statale privo di scrupoli per i

consigli che offriva ai governanti nel suo famoso IL PRINCIPE.

I metodi che raccomandava non erano di malvagità inaudita erano comuni nella vita italiane

dell’epoca,ma le età successive furono scandalizzate del modo freddo e moralmente neutrale in cui 5

egli espose. L’importanza di quest ’opera sta nell’esplicito sollevare lo stato, i suoi interessi ed il

governo concreto su un piano dove questi sono gli unici valori visibili.

M. preferiva una forma di governo in cui i governanti sono sottoposti alle leggi ,questa non è per lui

un’esigenza ineludibile ed egli non lo afferma con l’enfasi religiosa

LA FONTE DELLA VALIDITA’ DELLA LEGGE

Marsilio da Padova aveva sostenuto la subordinazione dell’autorità del papa nel governo supremo

della chiesa a quella dei concili generali ,e all’inizio del XV questa posizione si espresse nel

cosiddetto movimento conciliare ,che ebbe qualche successo nel comporre lo scisma della chiesa.

Nel tardo XIV la generale tendenza dell’Europa verso una divisione istituzionalizzata del governo

tra il re e le assemblee si indebolì .

In questi stessi secoli si sentirono discorsi di diverso tenore ,che modellarono la forma di governo

della nascente europa moderna.

Alcuni di questi non affrontavano direttamente la questione della legislazione ,ma definivano la

posizione del governante in termini più assoluti di quanto non si fosse mai fatto dall’epoca di papa

Gregorio Magno.

Nel tardo XIV secolo Wycliffe insegnava che il governante terreno no deve rispondere davanti ai

suoi sudditi ,che sono obbligati ad obbedirgli in quanto designato da Dio,anche quando il suo è un

governo tirannico.

La più importante affermazione del diritto dei re fu quella del giurista Jean Bodin,che nel suo

famoso De la Rèpublique egli presenta l’idea che lo Stato debba contenere un potere supremo

,realmente sovrano su ogni parte del diritto positivo e sottoposto solo alle leggi di Dio ,della natura

e della nazione. Il sovrano è assoluto ,fonte del diritto,e non impacciato da una qualsiasi necessità di

assicurarsi il consenso altrui. Egli ha ricevuto questo ruolo in ragione del fatto che l’origine dello

stato sta nella forza,nella violenza che ridusse gli uomini dal loro libero stato naturale ad uno stato

di soggezione;e persino la stessa parola cittadino implica qualcuno che è soggetto al governo

sovrano di un altro.

L’opinione ereditaria da Aristotele,che la condizione di cittadino implichi il diritto ad una parte

nelle pubbliche assemblee e nel governo dello stato,è considerato da Bodin ,un grave errore.

Al contrario la prima prerogativa sovrana è il potere di dare la legge a tutti e a ciascuno come

singolo .

IL GOVERNO DEL DIRITTO

I secoli sopra descritti si discostano dall’antica idea medievale che qualche forma di assenso sia

necessaria alla creazione di nuovo diritto,e che sostengono in risp consapevoli ai disordini

dell’inquietudine sociale e delle guerre di religione ,la rivendicazione della monarchia assoluta ,così

come pure gli stessi attori attenuano o negano la dottrina per cui il principe è vincolato al diritto del

suo paese.

Jean Gerson sottolineò che il re non poteva uccidere nessuno se non in base a un regolare

processo,ossia nessuno che non fosse stato accusato,convocato in giudizio e condannati ;che il re di

Francia doveva sottostare alla giurisdizione del parlement da lui stesso istituito,e che il principe

come il prelato ,pur essendo detti liberi dalla forza vincolante delle leggi ,dovrebbero accettare di

essere governati dalle leggi da loro emanate ,come per i loro sudditi e a prescindere dal rispetto di

Dio.

Il giudice inglese Fortescue sottolineò che il re non può violare lìil diritto in quanto i giudici devono

decidere secondo diritto anche se il re comanda loro di fare diversamente . 6

Nicola Cusano che faceva derivare ogni autorità dal popolo presenteva l’immagine di Gesù come

esempio per i governanti per il fatto che Cristo era soggetto alle leggi : egli non venne per abolirle

,ma per compierle.

Il già citato Vitoria era sicuro che le leggi vincolino il re :i decreti regali hanno la stessa autorità che

se fossero stati emanati dal popolo intero ,ma,proprio come una legge emanata dal popolo sarebbe

vincolante per il re ,che fa parte anch’egli del popolo,così pure egli è vincolato da ciascuna delle sue

proprie ordinanze .

Ma nonostante il parere univoco degli scrittori che il principe o il re deve sottostare alle sue stesse

leggi ,così è anche vero che vi furono pareri differenti riguardo tale questione come ad es.

Piccolomini il quale affermava che questo era solo un bel dire che l’imperatore è soggetto alle leggi

,in quanto non può considerarsi un’affermazione sria poiché egli è al di sopra delle legge stessa.

Baldo degli Ubaldi affermava che il principe ha sufficiente diritto ad emettere ordini contrari alle

leggi ,finchè include nell’ordine l’espressione formale non obstante

IL DIRITTO DEL TARDO MEDIOEVO

Furono questi i secoli in cui si andarono a definire i massimi sistemi giuridici dell’Europa di civil

law e common law.

La base essenziale della divisione fu il fatto che la giurisprudenza dell’Europa continentale fu

permeata dal diritto romano ,mentre all’opposto il diritto romano non riuscì a penetrare in modo

permanente nelle giurisdizioni inglesi ,che mantennero lo regole autoctone :queste regole venero

collettivamente denominate common law.

Ma lo ius commune continentale è qualcosa di diverso :non è come in Inghilterra un sistema

giuridici uniforme e completo fatto rispettare da un sistema giudiziario uniforme,ma quelle parti del

risorto diritto romano che in modi e in misure variabili vennero incorporate in sistemi giuridici

locali ,e applicate da tribunali locali accanto al corpus di dirio più antico che aveva avuto origine nel

diritto consuetudinario germanico.

Questo diritto colto-perché coltivato dal nuovo ceto di specialisti di diritto canonico-tendeva ad

agire e nel campo delle obbligazioni ,proprietà,della procedura e dei principi generali ,piuttosto che

in quello concernente la famiglia ,le successioni ,dove le antiche regole tendevano a mantenere le

proprie posizioni.

Questa generalizzazione ebbe vita nei vari paesi i quali ebbero una specie di assorbimento degli

elementi romeni. L’unico paese fu l’ Inghilterra dove tale sviluppo non ebbe luogo e rimasero legati

al loro diritto autoctono .

Anche la Germania inizialmente ebbe grandi difficoltà a recepire il diritto romano poichè andarono

a crearsi codici scritti di diritto autoctono ,il Sachsenspiegel ,da risultare cos’ una forte barriera.

Ma ben presto alla fine del XV ,la Germania recepì il diritto romano.

Ma la ragione di questo recezione sembra trovarsi nelle condizioni politiche:nell’assenza di una

forte monarchia centrale ,e nella frammentazione dell’immenso territorio in innumerevoli principati

proprio nell’epoca in cui la civiltà urbana stava crescendo in maniera esplosiva. C’era un contrasto

fra le norme e procedure del diritto germanico osservate dai tribunali locali,diverse da un luogo

all’altro e le regole e le procedure di origine romana usate dalle corti di diritto canonico chiare

semplici ed intelligibili.

Così l’imperatore Massimiliano I ricostruì l’antico tribunale imperiale,nel quale la metà dei giudici

dovevano essere giuristi formati nelle università ,questa metà si estese alla totalità dei membri della

corte.

Benché i suoi poteri effettivi fossero limitati questo tribunale ispirò la nascita di altre corti romane e

perciò più soddisfacenti per le parti .

Per di più i tribunali tedeschi presero a rinviare molti casi alle università più vicine per averne un

parere. 7

Le università introdussero il modo di vedere e di agire proprio dei romani nella pratica germanica.

La recezione del diritto romano in germania fu molto più penetrante rispetto gli altri paesi al punto

da poter osservare come questa codificazione è la più romanistica del mondo.

In francia,invece,stava succedendo qualcosa. Si incominciò ad applicare le tecniche dello studio

filologico e logico ai testi del diritto romano,soprattutto del Digesto:anziché considerare questo

materiale come n’inesauribile miniera da cui estrarre teorie giuridiche per ogni occasione ,per la

prima volta si guardò ad esso come ad una collezione di testi pieni di passi corrotti di cui si erano

incrostati durante i lunghi secoli di tradizione manoscritta.

Questi passi corrotti dovevano essere messi in luce e la forma originaria dei testi restituita con gi

strumenti dello studio scientifico del linguaggio o dello studio scientifico della storia elaborati dalla

cultura rinascimentale.

In secundis, essi consideravano i testi romani come entità organiche che racchiudevano

preziosissime testimonianze sull’antico mondo romano che tanto li affascinava.

Per la prima volta il diritto veniva studiato come fenomeno ,piuttosto che appreso come si apprende

una professione per amministrare un regno,persuadere una corte o confutare un avversario politico.

NATURA E SCOPO DEL DIRITTO

Sin ora la definizione del diritto la si presentava in una formula essenzialmente imperativa.

La fine del medioevo non differisce da questo punto di vista.

Sir Fortescue in Inghilterra chiama la legge una sanzione santa che comanda le cose giuste e

proibisce il loro contrario.

Lo spagnolo Mariana incorporò una formula sostanzialmente identica a F. dando una definizione

più completa : la legge è ragione ,libera da ogni passione ,derivata dalla mente di Dio che stabilisce

le cose che sono giuste e salutari e proibisce il loro contrario.

Così alla fine del XVI sia l’Europa cattolica che quella protestante consideravao il diritto ancora

alla maniera del basso medioevo: essenzialmente nei termini imperativi del comando e della

proibizione. Il tardo medioevo fossò altre condizioni , per la validità della legge.

Essa si doveva conformare alla legge di Dio e della natura ed essere giusta

CONSUETUDINE E LEGISLAZIONE

In alcuni autori del medioevo compare un criterio di validità del diritto ,nel contesto del rapporto fra

legge e consuetudine.

L’alto medioevo tenne ferma l’antica idea germanica che il diritto fosse sostanzialmente

consuetudine,uso tradizionale del popolo ,antecedente al re , che viveva fra le sue maglia

esattamente come il resto del popolo.

Solo a partire dal XIII la legge scritta ,l’emanazione di nuove norme positive ,cominciò a giocare un

ruolo significativo in risposte alle nuove esigenze dello stato.

Nel tardo medioevo lo spettro delle opinioni si allarga :ad un estremo c’è l’affermazione che

persino i decreti positivi della legge scritta per essere validi debbano essere sanciti dall’accettazione

consuetudinaria ,all’altro estremo la consuetudine è retrocessa più o meno nella posizione marginale

che occupa oggi .

In un sistema giuridico la consuetudine godette di una posizione privilegiata istituzionalizzata.

Si trattava del sistema giuridico dell’ Inghilterra dove le consuetudini universali ed altri principi

sorge la maggior parte del diritto dell’ Inghilterra .

In Francia la maggior parte degli umanisti accordò un grande valore alla consuetudine. Infatti si

attribuiva uguale autorevolezza alle legge e alla consuetudine. 8

IL DIRITTO NATURALE

L’idea di un diritto naturale trascendente non giunge nel periodo conclusivo del medioevo solo nella

veste datagli da Tommaso ma anche grazie a Guglielmo da Occam,ossia dall’opinione per la quale

la radice dell’obbligo umano non sta in ciò che la ragione umana percepisce come giusto,ma in ciò

che Dio comanda. Fra i nomi che possono essere citati vi è quello dell’agostiniano Gregorio da

Rimini ,seguace di Occam , il quale tentò un accomodamento fra la volontà divina e la ragione

proponendo un fondamento dell’obbligo umano ed una misura della colpevolezza umana. Il peccato

è una trasgressione della legge eterna ,ma la legge eterna ha due aspetti ,uno indicativo e l’altro

imperativo.

La lex indicativa indica all’uomo cosa è giusto e cosa è sbagliato, la lex imperativa comanda

all’uomo di compiere una cosa e di astenersi dall’altra.

Ma il peccato nel senso di infrazione della legge eterna,è tale solo perché infrange l’aspetto

indicativo e l’infrazione di questo aspetto della legge sarebbe peccato anche se dio non avesse

impartito alcun comando corrispondente.

La legge eterna certamente è la ragione divina e la retta ragione ,ma la sua infrazione è peccato

perché essa è giusta e non perché è divina.

Se non esistesse alcuna ragione divina o se dio non esistesse ,resterebbe lo stesso peccato

un’infrazione contro qualsivoglia ragione accessibile all’uomo .

Il ruolo,quindi,del diritto naturale nei sistemi giuridici concreti ,alla fine del medioevo era in teoria

lo stesso di prima:l’opinione ortodossa che la legge umana che ripugnasse al diritto naturale non

fosse valida era sostenuto dappertutto in modo uniforme. In Inghilterra sir Fortescue prendendo

spunto da Tommaso scrisse che il diritto del regno derivava dal diritto di natura così come dalla

consuetudine e dalla legge scritta,che il diritto di natura accanto alla legge di Dio ,ha la suprema

autorità ,e che il diritto di natura ha la precedenza tanto sulla consuetudine che sulla legge scritta ,le

quali,se dovessero entrare in conflitto con esso,meritano di essere chiamate non leggi ,ma

corruzione di leggi .

L’EQUITA’

La difesa dell’equità fu molto rafforzata dall’influenza dei tribunali ecclesiastici che applicavano il

diritto canonico ,ma così facendo introducevano anche i valori della teologia medievale ,in

particolare i doveri di coscienza ed obbedienza all’istinto morale così some il principio di guardare

all’intenzione piuttosto che alla lettera.

Le riforme dell’equità e della coscienza erano luoghi comuni ovunque.

In Inghilterra dettero luogo ad una giurisdizione distinta all’interno di un unico sistema giuridico.

Budè in Francia riprese i passi di Aristotele spiegando l’epieikeia ,la modificazione della stretta

legalità resa necessaria dall’incapacità della norma generale di rispondere alle esigenze della

giustizia in ogni singolo caso.

Naturalmente nel contesto del governo del diritto sorse la questione di chi abbia il titolo per aggirare

le regole formali,per così dire sospendendo la norma ad hoc.

A tal proposito il gesuita spagnolo Mariana rispose dicendo che i governanti non possono ribaltare

la legge per i loro scopi personali,ma si può permettere ai re ,se il caso lo richiede,di ricorrere a

modificazioni del diritto ,di applicare le vecchie leggi in modo nuovo,di ammorbidire la loro

applicazione e di colmare le lacune se qualche avvenimento concreto non è coperto dal diritto così

com’è. 9

L’UGUAGLIANZA

All’inizio del medioevo l’antica dottrina cristiana dell’uguaglianza degli uomini aveva dovuto

essere conciliata in qualche modo con le visibili disuguaglianze della vita concreta.

La subordinazione politica era quella che presentava meno problemi.

In primo luogo ,l’istituzione del governo era stata appoggiata da Cristo stesso ,seguito da Paolo. Per

di più il senso comune lo raccomandava. Vitoria cita Tommaso nell’ammettere che il dominio e la

supremazia furono introdotte dalla legge umana:perciò non esistono per diritto naturale.

La natura umana ha bisogno della società e a sua volta la società ha bisogno del potere,perché senza

il potere ci sarebbe solo confusione. Anche Hooker la pensava allo stesso modo.

Invece i teologi e giuristi spagnoli insistevano sul fatto che l’istituzione del governo dev’essere

accettata liberamente da coloro che dovranno essergli soggetti. Nessun uomo ha il diritto di

obbligare con la forza gli altri ad accettare la legge ,perché l’uomo è libero per natura.

Gli autori appartenenti alla tradizione volontaristica,per i quali la volontà di Dio era la

giustificazione unica e sufficiente di qualunque cosa credessero che egli avesse autorizzato,non

avevano bisogno di fondare il governo terreno su una cosa così razionale come un contratto

implicito.

Così Lutero nelle sue prime opere scrisse che l’autorità politica coercitiva era l’espressione della

volontà di Dio all’opera sulle terra. Era un peccato grave resistere all’autorità ,non importa quanto

queste potessero essere oppressive o quali promesse potessero avere infranto.

Questo perché molti uomini non sono buoni cristiani ,e quindi hanno bisogno del controllo del

governo. Se fosse altrimenti ,e tutti fossero buoni cristiani ,non ci sarebbe bisogno del principe

,della spada,né del diritto stesso.

LA SCHIAVITU’

La schiavitù scomparve dell’Europa Occidentale.

Nelle famiglie del XV c’erano ancora numerosi schiavi ,generalmente di origine moresca o

balcanica,e si trovano nelle regioni meridionali dell’Italia , Francia, Spagna e in Portogallo.

In Europa settentrionale,gli uomini di condizione non libera che potevano essere comprati o

venduti scomparvero fra il 1400 e 1500 ,in parte perché ci si accorse che la concessione di un certo

grado di libertà e di indipendenza aveva con risultato una produzione più efficiente da parte degli

agricoltori e altri lavoratori,perché costoro potevan vedere sorgere per sé stessi qualche vantaggio

,in parte avuto dall’influenza umaniste della Chiesa ,che non aveva mai esplicitamente condannato

la schiavitù ,spesso proprietaria anch’essa di schiavi,predicava tuttavia la virtù di mettere in libertà

gli schiavi.

Ma proprio mentre nel vecchio mondo scompariva,la schiavitù iniziò nel nuovo mondo con l’inizio

della tratta degli schiavi nelle miniere e nelle piantagioni.

Il crudele sfruttamento umano che accompagnò la dominazione spagnola oltre oceano fu stimolo

immediato di proteste contro la venerabile teoria secondo la quale la schiavitù era giustificata.

Molto tempo prima di questo episodio,in Inghilterra Wiclyffe sembrava dubitare che fosse possibile

conciliare la schiavitù con la dottrina cristiana:ogni uomo desidera naturalmente la libertà e questo

non accadrebbe se la libertà non fosse parte del diritto di natura ,e quindi del diritto di Dio. Egli cita

la regola d’oro del Vangelo secondo Matteo “fai agli altri quello che vorresti che gli altri facessero

per te” ;nessuno dovrebbe tenere il suo prossimo in schiavitù con la forza.

L’ultima facile giustificazione è data nel Cortegiano di Baldassarre Castiglione,dove vien detto che

gli uomini atti solo alla fatica fisica differiscono agli uomini versati nelle cose della mente tanto

quanto l’anima dal corpo e che essi sono per essenza schiavi ,ed è meglio per loro obbedire che

comandare. Il tentativo di De soto fu quella di modificare il significato delle parole dominus,

dominium ,che nel diritto romano avevano significato proprietà del tipo esercitato su di uno schiavo

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,così da ammettere una relazione servo-padrone ,ma non una servitù nell’antico significato. Nessuna

legge può abrogare il diritto naturale ,e per il diritto naturale tutti gli uomini sono nati liberi. D’altro

canto tanto il diritto naturale che quello umano permettono che un uomo sia dominus di un altro.

Ma se è così esso va inteso in un modo che non sia in conflitto con il principio fondamentale della

libertà naturale.(NETTAMENTE IN CONTRASTO CON IL PENSIERO DI ARISTOTELE)

LA PROPRIETA’

L’istituzione della proprietà,benché aveva trovato giustificazioni nell’epoca dei Padri della Chiesa,è

interessante osservare per quanto in una società cristiana apparve controverso,e quanto fu

persistente l’idea che un innocente comunismo fosse la condizione della razza umana originaria,e

continuasse ad essere per l’uomo la condizione ottimale a cui aspirare.

L’inquietudine sociale del tardo XIV e XV fu provocata dall’oppressione dei poveri da parte dei

ricchi ,e quindi l’abuso delle proprietà furono un bersaglio per Wiclyffe che insegnava che la

proprietà privata era conseguenza del peccato:poiché Cristo e gli apostoli non avevano proprietà

,neppure avrebbe dovuto averne il clero,la cui avidità suscitava il suo risentimento particolare.

Solo un comportamento onesto avrebbe potuto giustificare la proprietà.

Anche Vasquèz pensava che un tempo tutti i popoli fossero vissuti senza re né leggi ed avessero

posseduto i beni della terra in comune ,senza proprietà né possesso da parte dei singoli e senza

contratti o commerci.

Lo spagnolo De Soto la pensava completamente all’opposto: la liberalità che è condivisione delle

proprie ricchezze con i più bisognosi,dipende dall’esistenze della proprietà privata ;essa non è la più

spregevole delle virtù umane ,e se nulla appartenesse individualmente a nessuno ma tutto fosse

posseduto in comune non ci sarebbe più spazio per il suo esercizio.

IL DIRITTO PENALE E LA PENA

Quest’epoca non presenta progressi relativi alle teoria del delitto o dei valori che devono essere

perseguiti attraverso la sua repressione.

De Soto e Molina dettero forma teorica del diritto penale mettendolo in rapporto con il diritto di

natura e con la necessità di integrarlo con il diritto positivo umano.

Molina attribuiva al diritto naturale il principio per cui i malfattori dovrebbero essere puniti dalla

pubblica autorità ,affinchè possano essere preservati la pace ,la giustizia,ed il bene comune

,presumibilmente sia allontanando i malfattori stessi dalla scena sia dissuadendo loro e gli altri dal

ripetere o imitare le loro azioni. Ci sono in quest’epoca opinioni sul giusto modo di affrontare il

diritto penale.De Soto era del parere che non si dovesse fissare un modello troppo alto –di punire

tutte le deviazione della virtù- per la debole natura umana;i vizi antisociali –come le offese a Dio-

sono i più importanti da proibire .

La questione dell’aspetto mentale della colpa e della rilevanza rispetto alla pena è trattata nel

trattato sulle leggi di politica ecclesiastica da Hooker,il quale sostiene che può esservi una volontà

incompleta di agire male e in considerazione di questo un’azione colpevole è più perdonabile di

un’altra,in misura relativa all’esigenza ossia alla coazione subita dal pensiero e dalla difficoltà di

evitare di commettere il reato.

IL DIRITTO INTERNAZIONALE

È al periodo conclusivo di quest’epoca che incomincia ad emergere un concetto del tutto chiaro di

un sistema giuridico che governi i rapporti degli stati fra di loro. 11

Che si trattasse del XVI non è un caso. L’incontro della Spagna con gli strani popoli del nuovo

mondo presentava alla riflessione cristiana dei problemi che costrinsero a qualche forma di

ragionamento sui diritti dei popoli. In secondo luogo,questo è il primo secolo in cui si mostrò in

Europa una struttura pienamente sviluppata di stati sovrani chiaramente definiti e potenti.

Alla fine di questo secolo avvenne un mutamento: il 1494 ,l’anno dell’invasione francese dell’ Italia

e dell’inizio del lungo conflitto con la Spagna per il suo dominio.

A partire da questo momento le nazioni si stagliano come personalità pienamente sviluppate ed un

vero sistema internazionale è nato:un sistema nel senso di contatti intensi ed abituali fra paesi che

hanno bisogno di tenersi in considerazione gli uni con gli altri ad ogni momento.

Il tratto caratteristico di questa Europa fu la rapida diffusione della pratica di mantenere stabili

ambasciate alle corti straniere ,anziché limitarsi ad inviarle nelle grandi occasioni .

L’espressione “diritto delle nazioni” è una traduzione del latino ius gentium ,ma tale espressione

non significava per i romani diritto internazionale. Questa forzatura fu un segno di quanto fu

graduale l’emergere del concetto di diritto internazionale.

Hooker in the laws of ecclesiastical polity parlò di un terzo genere di diritto che tocca tutti quei

diversi corpi politici ,in quanto ciascuno ha pubblico commercio con gli altri;questo terzo genere di

diritto conteneva norme primarie che riguardano ad esempio le norma concernenti le ambascerie ,i

diritti degli stranieri e la necessità dei traffici ,ma anche norme secondarie che si applicano quando

le relazioni ordinarie si sono interrotte o in tempo di guerra. Queste norme si fondano sulla natura e

ragione ,e sul fatto che noi vorremmo avere una specie di società e di comunanza con tutta

l’umanità. 12

CAPITOLO 6

IL XVII SECOLO

Il XVII secolo fa da sfondo a quello che poi succederà nel XVIII ,e cioè all’era delle rivoluzioni .

Il secolo si riaprì su un’Europa non ancora rimessasi dal colpo della riforma e della frattura d essa

provocata. In Inghilterra la paura di una sovversione cattolica della chiesa nazionale protestante

percorre tutto il secolo.

La congiura delle polveri di “Guy Fawkes” nel 1605 era reale ,anche se la Congiura papista nel

1679 non lo era,e il timore che il re cattolico Giacomo II avrebbe cercato di ristabilire la sua

religione come religione di stato inglese portò alla sua deposizione e nel 1700 alla emanazione di

una legge a difesa della successione protestante al trono.

In Irlanda l’esplosione dell’odio nazionale fu ancora più tremendo per l’aggiungersi dell’odio

religioso. La ribellione del 1641 ,in cui vennero massacrati migliaia di protestanti insediatisi in

Irlanda ,portò sul finire del decennio all’atroce vendetta di Cromwell .

In Francia le guerra di religione del XVI erano terminate con l’editto di Nantes,che garantiva

tolleranza per gli ugonotti ,opera di Enrico IV ,egli stesso un protestante convertitosi al

cattolicesimo per ottenere che la sua successione venisse accettata. Ma Luigi XIV che fu sia il

simbolo della monarchia assoluta sia un cattolico militante ,revocò l’editto di Nantes ,provocando

l’emigrazione degli ugonotti verso tutti i paesi vicini disposti ad accoglierli.

In Germania questo fu un secolo di calamità originate dalle guerre di religione:il tentativo della

nobiltà protestante di mettere al trono un sovrano protestante fece esplodere la terribile guerra dei

trent’anni ,ancora viva nella memoria popolare del centro Europa ,che ridusse la Germania in rovine

e in alcune fasi coinvolse tutte le potenze europee.

La pace di Westfalia ,che pose fine al conflitto ,fece sì che il titolo imperiale cessasse di avere un

qualsiasi significato e divenisse da allora in poi solo una bardatura della casa di Asburgo e segnò il

definitivo insediamento della vecchia religione e di quella riforma nelle rispettive zone di egemonia.

Sul piano politico ,il XVII secolo vide il declino della Spagna ,dove nessuno dei re che si

succedettero dopo Filippo II ebbe né la sua energia né la sua capacità.

Lo stato spagnolo ,ostacolato da strutture di governo troppo vecchie da un’aristocrazia ridicolmente

inflazionata nel numero ,ma troppo orgogliosa nel compiere anche un solo giorno di lavoro utile

,sprofondò sotto la pressione della nuova era,cedendo alla Francia il rango di stato senza paragoni

più potente d’Europa.

Con la repressione delle ribellioni della Fronda,la monarchia francese,sotto la guida di ministri

come Richelieu e Mazzarino,soprattutto sotto a guida di Luigi XIV ,divenne sempre più il simbolo

dello splendore dell’autocrazia.

Luigi XIV con la sua vana gloria militare e di espansione territoriale ,coinvolse il suo paese in una

lunga ed estenuante serie di guerre che assorbirono gran parte del frutto del talento dei suoi sudditi.

Le strutture fiscali necessarie a sostenere la sua grandiosa carriera contribuirono in modo decisivo,a

produrre l’esplodere della rivoluzione settant’anni dopo la sua morte.

Egli interferì senza tregua negli affari dei paesi vicini ,sostenendo Giacomo II nella sua contesa con

i sudditi protestanti fornendo aiuti militari durante la campagna irlandese di re Giacomo.

Quando re Giacomo scappò dall’ Irlanda fu presso Luigi XIV che cercò rifugio.

La Germania e l’Italia rimasero nel XVII mere espressioni geografiche. L’Italia dove i riformatori

protestanti non avevano minimamente intaccato l’omogenea cultura cattolica e dove non c’era stata

alcuna guerra di religione era divisa in un minore numero di unità politiche ma il sorgere del senso

di uno stato italiano e nazionalità erano ancora di là da venire.

In Inghilterra il XVII fu un teatro di rivoluzione per la storia del pensiero politico e giuridico. 13

Sin dal primo momento la dinastia Stuart – Giacomo I- fu segnata dal conflitto fra la corona e i

sudditi sulle questioni dell’origine e della natura del potere regale e del potere della corona di

dispensare dall’applicazione del diritto o di agire indipendentemente da esso.

L’ostinazione e l’insensibilità di Giacomo II nel trattare con i suoi sudditi e specialmente il fatto che

riempisse di cattolici le cariche dello stato ,provocarono la sua deposizione e sostituzione –

illegittima secondo le disposizioni di successione- con il protestante Guglielmo d’Orange e sua

moglie Maria, figlia protestante di Giacomo,i quali regnarono congiuntamente.

Le rivoluzioni politiche furono confinate in Inghilterra ,ma ovunque questo fu il secolo delle

rivoluzione scientifica.

Il primo passo si ebbe nel secolo precedente con l’astronomia,ad esso ora seguiva una

consapevolezza da parte dell’uomo uscente medievale,che in ogni campo del sapere si potessero

compiere scoperte senza fine ,e che la condizione umana potesse essere migliorata.

Queste idee mal si accordavano con le certezze universali che la chiesa medievale aveva preteso di

offrire,ed il rifiuto dell’autorità papale,comune a tutte le forme di religione riformata ,fu una

condizione importante per l’emergere della scienza moderna.

Ma la libera ricerca non solo rifiutava l’autorità papale ma anche quella di Aristotele;al posto di

queste si misero le esplorazioni e le scoperte.

A farlo fu il filosofo giurista Bacon,il quale ebbe un’influenza decisiva sul metodo induttivo,per il

quale si usa l’osservazione di un certo numero di singoli casi per scoprire un principio generale.

Questo secolo fu testimone di Galileo ,Newton, Leibniz ,Harvey.

Le condizioni della vita migliorarono ,migliori conoscenze mediche posero fine alle epidemie che

avevano periodicamente decimato la popolazione europea.

I FONDAMENTI DELLO STATO E DEL GOVERNO

Nel XVI era un luogo comune attribuire le origini della società politicamente ordinata a una qualche

forma di accordo fra i suoi membri,cioè con un “contratto sociale” (Hobbes e Locke).

Questa teoria appare formulata in diverse materie :

• a volte propone una descrizione del come individui in precedenza privi di qualsivoglia

legame civile si siano uniti per fondare qualche forma di società “contratto di unione”

• si aggiunge un altro elemento ,ossia individui si mettono d’accordo non solo per fondar una

società ,m anche per darsi un sovrano ,o un gruppo di persone a cui affidare il governo ,con

cui vengono scambiate le ulteriori promesse:chi governa promette giustizia e protezione ai

nuovi sudditi ,che a loro volta promettono in cambio obbedienza a condizione di godere

effettivamente dei beni fondamentali del buon governo “contatto di soggezione”

in entrambe le forme è evidente la presenza di un principio democratico che affonda le sue radici

nelle antiche tradizioni germaniche.

Grozio fa un’analogia col matrimonio che,pur venendo stretto liberamente attraverso un

contratto,una volta stretto diventa indissolubile.

1. Fu Thomas Hobbes ad offrire per la prima volta un’elaborazione del supposto fondamento

contrattuale dello stato e delle supposte ragioni che spinsero ad esso.Secondo Hobbes il

primo precetto del diritto di natura,ossia l’imperativo più urgente dell’istinto insito per

natura nell’uomo ,è l’autoconservazione. Nella sua condizione originaria l’individuo,solo e

non sostenuto da alcuna società,era potenzialmente preda di tutti gli altri,il che significava

che l’istinto di autoconservazione era percepito nella forma di una costante apprensione, e la

vita di quest’uomo originario era “solitaria, misera , sgradevole, brutale ,breve”. Sempre in

guerra con i vicini,l’uomo non poteva godere né di sicurezza né dei più elementari piaceri

della vita ed era privato di tutti i vantaggi di un’economia pacifica ed ordinata. Alla fine gli

uomini scoprirono il modo di fuggire a questa condizione intollerabile per mezzo della 14

comune rinuncia alla loro selvaggia e pericolosa indipendenza a favore del dominio di uno

di loro ,che avrebbe ormai garantito la sicurezza di tutti.

La forma Hobbesiana del contratto sociale è quello di u n contratto di soggezione,e la

soggezione è verso un sovrano il nome del quale è divenuto proverbiale per indicar eil signore

di uno stato assoluto: Leviatano

Hobbes fa un accenno di prammatica a Dio come superiore del sovrano mortale,ma nella

sostanza il suo stato è l’invenzione utilitaristica di un uomo che progetta consapevolmente per

se stesso una struttura capace di offrirgli protezione.

Quello hobbesiano è un contratto di soggezione anomalo ,perché il sovrano prescelto non ne fa

egli stesso parte,e quindi i suoi sudditi non possono far valere contro di lui alcun diritto che

sorga dal loro contratto reciproco ,anche se si potrebbe dire che egli è sottoposto ad una sorta di

libero dovere di garantire la protezione che è lo scopo per cui è stato istituito.

La raffigurazione dello stato hobbesiano fondato su una natura umana dominata dalla paura

trovò dei sostenitori sul continente. In particolare nelle università tedesche dopo la guerra dei

trent ’anni.

2. Però tale sistema incontrò degli oppositori: Samuel Pufendorf, giurista tedesco più rispettato

della sua epoca.

Egli respingeva l’idea che la natura originaria dell’uomo sia selvaggia e la sua una condizione di

guerra contro tutti i propri vicini.

Egli affermava invece che nel momento che precede la formazione della società,gli esseri umani

hanno una naturale tendenza ad associarsi e comprendono che la legge naturale proibisce loro di

farsi del male l’un l’altro. Questo fatto da solo però non spiega il sorgere dello stato come entità

distinta da gruppi più piccoli ,privi della gamma di funzioni proprie anche della più semplice

forma di stato ,a la comprensione dell’utilità di un’organizzazione come quella dello stato

spingeva gli uomini ad istituirla se non altro per controllare quegli uomini che potrebbero non

obbedire alla legge naturale in modo che non facciano del male agli altri. Il modo in cui lo stato

viene istituito comprende la sottomissione a un sovrano,ma la differenza di hobbes, questa

creazione contrattuale dello stato non richiede solo la promessa di sottomissione da parte del

popolo ,ma anche la promessa di protezione da parte del sovrano. Si tratta dunque di un

contratto di sottomissione .

3. L’esponente del contrattualismo seicentesco di gran lunga più influente di tutti fu John

Locke. La sua preoccupazione fu quella d costruire una filosofia del diritto capace di

sostenere la rivoluzione inglese del 1688 che pose fine alla dinastia dei Stuart,con le sue

monarchie di diritto divino e la sua negazione del fondamento popolare del potere,e ridefinì

le norme di successione alla corona in violazione del principio di successione regale già

esistente. Locke con i suoi Trattati sul governo civile demolì sarcasticamente l’opera di

Filmer Tory,offriva una spiegazione dello stato e del governo che modificava l’idea del

contatto innestandovi l’idea di un elemento di fiducia e vantaggio dei sudditi ,e che fece di

Locke l’autentico portavoce intellettuale della rivoluzione. L’uomo della stato di natura di L.

somiglia più a quello di Puffendorf. Vivendo soggetto al diritto di natura ,che gli è

accessibile attraverso la ragione,l’uomo originario era obbligato a non offendere la vita ,la

libertà e la proprietà degli altri ,e poteva vendicarsi da sé di ogni mancanza di rispetto dei

suoi diritti in questi campi. A questo punto i membri di questa società dovettero scegliersi

un governo ,un governante o dei governanti. Nel farlo la comunità agisce secondo la volontà

della maggioranza ,che ha il diritto di deliberare e decidere per il resto ,ossia la minoranza. Il

governo della comunità una volta istituito ,ha una sola funzione,ossia proteggere la proprietà

dei suoi membri. In questo contesto Locke non usa il termie “proprietà” nel senso ristretto

dei possessi ,ma ,lo intende in un senso che comprende tutti gli interessi legittimi del suddito

e quindi le loro vite,proprietà ,libertà e averi. Questa unica funzione del governo di

proteggere le prosperità dei sudditi non è attribuita al sovrano o ai sovrani in modo assoluto

e irrevocabile ma attraverso un rapporto di fiducia per il bene comune da questa 15

considerazione del governo e rapporto fiduciario sorgono numerosi corollari. In primo

luogo è fuori questione ammettere un potere arbitrario nel governo. Così il principio “nemo

dat quod non habet “ viene impiegato per limitare il potere di qualsiasi governo ,che non ha

altro fine che la conservazione e perciò non può mai avere il diritto di distruggere,rendere

schiavi o impoverire intenzionalmente i sudditi. In secondo luogo ,se il governo oltrepassa i

limiti legittimati della fiducia e sostituito con un altro da coloro che originariamente lo

istituirono. Qualunque teoria presenterebbe dei problemi nell’imporre ai contribuenti

determinati doveri,per questo L. cerca di dare dei presupposti fondamentali circa una società

idealizzata:la tolleranza reciproca,l’accettazione condivisa ,del bisogno do rispettare la

solidarietà della quale tutti traggono vantaggio. La costruzione lockiana offriva una forma

politicamente utile l’ideale del governo per il bene comune dei governanti ;questo ideale era

noto sin dal medioevo finì per sgomberare il campo per il futuro progresso della democrazia.

I FONDAMENTO DI VALIDITA’ DELLA LEGGE

Molyneux contiene nel suo trattato un interessante sguardo comparativo sulle strutture

costituzionali dell’Europa all’apice dell’era di Luigi XIV.

La costituzione gotica della quale parla M. è il sistema germanico “ascendente “ che si credeva che

fosse stato portato nei territori del vecchio impero romano dai barbari conquistatori de primo

medioevo ,ed era identificato con il germe delle istituzioni parlamentari europee all’idea che ogni

legge richieda il consenso di quelli che le sono sottoposti.

IL DIRITTO NATURALE

Sotto l’influenza della riforma protestante ,il tema del diritto naturale aveva cominciato a liberarsi

dall’etichetta che l’associava alla teologia scolastica e ad usare al suo posto il linguaggio della

ragione. In questo secolo una sorta di diritto secolarizzato costituì il punto di partenza per un

notevole progresso giuridico.

Locke presentò ,come parafrasi del diritto di natura,la ragione ,che è quel diritto;questa massima fu

ripresa da Coke e Hobart.

Nel XVII si ebbero anche le prime effettive negazioni dell’esistenza di un ordine superiore di diritto

naturale.Bacon presentò il diritto come semplice prodotto di considerazione di utilità umana,anziché

il riflesso di un qualche ordine superiore .

Anche il sistema hobbesiano non presentava alcuna traccia di una legge superiore ;il diritto naturale

che egli descrive nel Leviatano non è un modello etico trascendente, ma l’insieme delle sagge

massime suggerite dall’osservazione della bestiale condizione dell’uomo nell’originario stato di

natura da lui immaginato.. esisteva però una via di mezzo fra la concezione tomistica di un dritto

naturale divinamente inculcato da Dio,ancora viva anche nell’ Inghilterra protestante,ed i sistemi

dotti di Bacone e Hobbes.

Questa via di mezzo fu elaborata da Grozio. Nel suo De iure belli et pacis il fondamento della sua

teoria era di un diritto naturale che sarebbe valido anche se io non esistesse o non si interessasse dei

fatti umani .questa locuzione caratteristica che separava il diritto naturale dall’essere divino in via

ipotetica era diretta far accettare la sua costruzione in mondo protestante sospettoso di qualunque

dottrina che avesse a che fare con il mondo cattolico medievale di Tommaso.

Il punto di partenza era l’idea che l’uomo sia per natura socievole.

Anche se questa legge sorge dall’essere più recondito dell’uomo è giusto lo stesso attribuirla a Dio

,che ha voluto che tali principi esistessero in noi. Così riassumendo la sua posizione egi afferma che

il diritto naturale è il comando della retta ragione ,che mostra rispetto a ciascun atto particolare,a

seconda che esso si conformi o no a quella retta razionale di conseguenza mostra che un simile atto

è o proibito o comandato da Dio ,l’autore della natura.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Fondamenti del Diritto Europeo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Pensiero Giuridico Occidentale, Kelly. Gli argomenti trattati in particolare sono: il Rinascimento e la riforma (1350-1600), gli aspetti economici e sociali del tardo Medioevo, le importanti innovazioni tecniche del Medioevo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Jean Monnet - lum
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti del diritto europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Jean Monnet - lum o del prof Randazzo Salvatore.

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