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Appunti diritto ecclesiastico

tendenza del tutto inversa. 26 Agosto 1789 dichiarazione dei diritti dell’uomo e

del cittadino. Questo documento getta le basi di una società laica e democratica.

Art.1 Gli uomini nascono liberi e tali rimangono nei loro diritti; Art.10

 

Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche se religiose; Art.11 

Ognuno ha diritto alla libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni. Questi

principi vengono rispettati solo formalmente, perché nei confronti dell’esperienza

religiosa cattolica si manifestò ostilità, riscontrabile in diversi provvedimenti

finalizzati ad abbattere l’ancien regime, ossia gli antichi privilegi feudali della

Chiesa. L’intero patrimonio ecclesiastico viene nazionalizzato: si iniziò col

patrimonio del clero e poi con quello dei religiosi, per rimetterlo alla dinamicità

dei traffici economici. Vennero aboliti gli ordini religiosi col divieto di rimettere i 3

ordini fondamentali (povertà, obbedienza e carità). Quest’atteggiamento

anticlericale raggiunse l’apice nel 1790, quando si diede conformazione civile al

clero, creando un esercito di ministri di culto a ci veniva imposto il giuramento di

fedeltà al potere politico. Il clero, infatti, cominciò ad essere stipendiato dallo

Stato: nasce una vera e propria religione civile legata al potere politico.

Nonostante questi provvedimenti, l’atteggiamento di ostilità nei confronti

dell’esperienza cattolica perdurò, tanto che: i conventi vennero chiusi; venne

imposto il divieto ai ministri di culto di portare l’abito ecclesiastico; i preti

refrattari (che non prestano giuramento di fedeltà allo Stato) cominciarono ad

essere accusati di attività anti-patriottica e, se denunciati da 20 cittadini,

potevano essere messi al bando e posti ai margini della società; i cittadini

contrari alla rivoluzione vennero deportati e, in ultimo, per coloro che vollero

restare fedeli al cattolicesimo romano venne applicata la pena di morte

(ghigliottina). Questo periodo, definito periodo del terrore, vide un’esasperazione

della fedeltà allo Stato. Il contributo, che si ebbe in seguito alla rivoluzione, fu la

neutralità dello Stato, che comincia ad essere organizzatore imparziale della vita

dei consociati. Dopo la fase del terrore e della rivoluzione giacobina, si giunse a

consentire alla Chiesa di essere trattata alla pari di altre confessioni. 1801 

Concordato napoleonico: porta ad un’evoluzione degli ideali della rivoluzione e ad

un’apertura alla religione cattolica. Con la sconfitta di Sedan e l’avvento della

terza Repubblica, però, si ritornò ad un atteggiamento ostile, che cessò

definitivamente nel 1905 con l’approvazione della legge di separazione, tuttora

vigente. A rappresentare l’espressione ideale di separatismo è un paese non

europeo: la Turchia nella Costituzione turca c’è l’esempio perfetto di

separatismo laddove si afferma che tutte le esperienze spirituali sono sullo stesso

piano. Un altro sistema separatista affermatosi storicamente è quello di matrice

ateistica. La sua vivificazione storica è avvenuta in Russia e ha preso il via

dall’ideologia marxista della netta separazione fra Stato e Chiese. Nel 1917, con la

fine degli zar e la nascita del potere dei soviet, si creò la separazione fra potere

politico e spirituale. La nascita formale del separatismo sovietico si avrà nel 1918

col “decreto dei soviet dei commissari del popolo”, un documento che separa le

sorti della Chiesa da quelle dello Stato. L’obiettivo era porre fine al sistema

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Appunti diritto ecclesiastico

d’unione fra Stato e Chiesa ortodossa (la più diffusa in Russia). Si cercò di

raggiungere tale obiettivo attraverso il riconoscimento di: una completa

laicizzazione di tutti gli apparati pubblici; il diritto di libertà di religione e

coscienza; esperienze religiose viste come esperienze private. La svolta ateistica

che prenderà il separatismo sovietico si attuerà attraverso: l’imposizione della

scelta areligiosa per aspirare a cariche politiche; il divieto di insegnare religione

nelle scuole di pensiero ateistico; la diffusione della concezione marxista della

società. Nell’Unione sovietica essere credenti, vuol dire essere esposti a pericolo di

persecuzioni ed essere posti ai margini della società. Nel 1988-89, col crollo del

sistema sovietico, solo i paesi aderenti al patto di Varsavia restano fedeli al

sistema separatista ateistico.

AGGIUNGERE SEPARATISMO ITALIANO CAPITOLO SECONDO DEL

MUSSELLI-TOZZI

La situazione italiana era differente da quella francese e americana, dato che

l’Italia cominciò la sua laicizzazione parecchi decenni dopo e presentava

problematiche quali. L’unificazione nazionale; la presenza, sul territorio, dello

Stato pontificio. I primi passi per la laicizzazione si ebbero nel 1848 con: due atti

di Carlo Alberto, che liberano i valdesi da ogni discriminazione civile e con lo

Statuto Albertino, che conferma la supremazia della religione cattolica come

religione di stato pur ammettendo la tolleranza di altri culti in conformità alle

leggi vigenti. Lo Statuto Albertino è il simbolo, dunque, di una legislazione

chiaramente confessionista art.1: la religione cattolica, apostolica e romana è

la sola religione di Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente

alle leggi. Quest’ultimo aspetto è ulteriormente sottolineato dalla legge 735 del

1948, che con il suo unico articolo aveva l’obiettivo di evidenziare che la diversità

di culto non doveva essere elemento discriminante fra i cittadini, nell’esercizio dei

doveri civili e politici. Il separatismo italiano si evidenzia soprattutto nell’analisi

delle leggi emanate a partire dal 1850 fin dopo il 1861 Legge SICCARDI: per

abolire il foro ecclesiastico, le immunità ecclesiastiche e il diritto di asilo; legge

1037 del 1850: sull’autorizzazione agli acquisti. Rimasta in vigore fino al 1997,

aveva l’obiettivo di togliere forza alla mano morta ecclesiastica per diminuire la

capacità di accumulazione proprietaria, introducendo la previa autorizzazione del

Governo per ogni manovra economica di incremento patrimoniale (abolita con la

prima legge Bassanini). La vera legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico si ha

dalla legge Siccardi in poi. Alcuni esempi: legge 777 del ’48 Scioglimento di due

importanti ordini religiosi: gli stati sardi della Compagnia di Gesù e le dame del

Sacro cuore. Questo segnò l’inizio di un filone legislativo fortemente anti clericale

e di una conflittualità con la Chiesa. Prima fase della questione romana (durata

fino al 1929). Legge 1192 del 1851 Abolizione dei contributi ecclesiastici, delle

decime e delle immunità ecclesiastiche: un freno al potere impositivo della

Chiesa. Legge 1485 del 1853 Istituisce assegni e sussidi da parte dello Stato

alla Chiesa: si garantisce un contributo minimo alla Chiesa per attuare un

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Appunti diritto ecclesiastico

ulteriore controllo dello Stato su di essa. Legge 214 del 1871 Sulle guarentigie

pontificie: disciplina la condizione della Chiesa in Italia dopo l’affermazione

dell’unità nazionale avutasi il 17 Marzo 1861 con la proclamazione formale del

Regno d’Italia. 20 Settembre 1870 Data che segna la fine del periodo

risorgimentale: le truppe italiane di bersaglieri e carabinieri entrano a Roma

attraverso la breccia di Porta Pia. Roma viene annessa al Regno d’Italia e Pio IX

reagì scomunicando Vittorio Emanuele II e promulgando il NON EXPEDIT: un

atto per escludere i cattolici dalla vita politica nazionale. 2 Ottobre 1870 

Plebiscito che sancisce giuridicamente l’annessione di Roma all’Italia con lo

spostamento della capitale da Torino a Firenze e da Firenze a Roma. Si apre la

seconda fase della questione romana: con la maturazione degli eventi politici si

giunge alla legge delle guarentigie, che fisserà le prerogative del pontefice. È una

legge unilaterale, mai accettata dai pontefici. In vigore fino al 1929, fu esempio

del separatismo giurisdizionalista, in quanto dettava una disciplina della vita

della Chiesa in Italia. La legge era divisa in due parti:

1. Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede;

2. Relazioni fra Stato e Chiesa.

Le prerogative del Papa erano definite nei primi articoli: artt.1 e 2 sancita la

sacertà e l’inviolabilità della persona del Papa, parificato, dal punto di vista della

condizione penale, al Re; art. 2, 4° comma libertà di discussione su materie

religiose e possibilità di contestazione interna alla Chiesa stessa; art. 4, 1°comma

rendita annua a favore della Chiesa pari a £ 3.225, circa 13,5 milioni di euro

all’anno (esentasse); art.5, 1°comma al pontefice veniva conferita la

disponibilità dei palazzi vaticani, del Laterano e di Castel Gandolfo, che

apparteneva allo Stato; art.6 libertà di movimento dei cardinali nel territorio

italiano per l’elezione di un nuovo pontefice; artt. 7 e 8 non ingerenza della

pubblica autorità nella vita della Chiesa; art.11 Possibilità di ambasciatori da

inviare e ricevere (diritto di legazione attivo e passivo).

La seconda parte della legge disciplina, invece, le relazioni fra Stato e Chiesa.

Art.14 abolizione degli iura Maestatica circa sacra (le leggi civili di controllo

della vita della Chiesa); art.16 rinuncia all’exequatur e al placet regio; art.17

 

eliminato l’appello per abuso per restituire una minima autonomia alla Chiesa;

art.19 cessazione dell’obbligo per i vescovi di prestare giuramento di fedeltà al

Re. Pio IX non accettò mai questo provvedimento, ma nonostante questo, nel

1913 col patto Gentiloni (accordo stipulato tra i liberali di Giovanni Giolitti e

l'Unione Elettorale Cattolica Italiana (UECI), presieduta da Vincenzo Ottorino

Gentiloni, in vista delle elezioni politiche del 1913, che segnò l'ingresso ufficiale

dei cattolici nella vita politica italiana), i rapporti tra Stato e Chiesa conobbero

una nuova fase di riconciliazione, che portò alla stipula dei Patti lateranensi del

1929. Nel ’31 ci fu una crisi fra la Chiesa e il regime fascista, con lo scioglimento

dell’azione cattolica, che portò alla rottura definitiva del rapporto

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Appunti diritto ecclesiastico

Chiesa/fascismo nel 1938, con l’approvazione delle leggi razziali. Pio XI riteneva

che tali leggi violassero una norma del concordato, quella sui matrimoni misti. Un

altro elemento di attrito fu l’inizio della deportazione dei mariani: gli ebrei

convertiti. Al di là di questi contrasti, durante la seconda guerra mondiale, non si

ebbero però punti di rottura definitivi dei rapporti Stato/Chiesa perché

quest’ultima temeva per l’integrità di città del Vaticano e del potere temporale. La

svolta si ebbe con la Costituzione e l’avvento della democrazia.

Con la Costituzione del 1948 si ha un superamento dell’esperienza statutaria del

1848. Il compromesso raggiunto dall’assemblea costituente ha valore positivo per

via della capacità dell’assemblea di proporre un testo caratterizzato dalla

presenza di numerosi principi fondamentali come, ad esempio, il principio

personalista, che mira ad una forte promozione e realizzazione della persona

umana. Questo principio rappresenta il superamento dell’esperienza statutaria

passata e alla base della sua centralità c’è un indirizzo filosofico che si affermò in

quest’epoca storica: quello che sosteneva la prevalenza della tesi personalista su

quella istituzionalista, che vedeva impegno, lavoro e attività del cittadino al

servizio dello Stato. Dal ’48 in poi la prospettiva cambia: è lo Stato ad essere al

servizio della persona completo rovesciamento delle posizioni. Altri principi di

struttura della Costituzione sono:

 principio democratico: art.1 Si aderisce all’impianto democratico dei

rapporti cittadino/istituzioni;

 principio pluralista pluralità delle formazioni sociali e delle

organizzazioni di consociati riuniti in forma collettiva per il perseguimento

di interessi. Questa valorizzazione del pluralismo era totalmente assente

nello Statuto Albertino;

 principio di eguaglianza frutto del contributo delle componenti socialiste

e retaggio dei valori della rivoluzione francese. È il superamento della

diversità fra cittadini diversi per censo e titoli nobiliari. Art.3: tutti sono

uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, nazionalità ecc… tutti

hanno pari dignità sociale;

 principio autonomista valorizzazione delle autonomie territoriali e locali

(art.5);

 principio di sussidiarietà introdotto dalla legge n.3 del 2001 prevede che

gli interventi di benessere debbano essere realizzati da parte dei soggetti

più prossimi ai cittadini. Questo perché una tardiva realizzazione del

regionalismo, completatosi nel 1977, aveva portato ad un accentramento

dei poteri nelle mani del Governo;

 principio di tutela delle minoranze (art.6)

 principio lavorista espressione fondamentale dell’organizzazione

costituzionale repubblicana. È un principio di programmazione. - 13 -

Appunti diritto ecclesiastico

Altri principi di minor peso rispetto all’organizzazione progettuale proposta dai

padri costituenti sono riscontrabili in diversi articoli quali artt.10 e 11 

Apertura dell’Italia al piano internazionale, partecipazione dell’Italia alle

organizzazioni internazionali finalizzate al bene internazionale e possibilità di

limitazione della sovranità per interessi di bene internazionale. La Cost. prevede

anche dei doveri: di difesa e tutela della patria (art.52); di contribuire alle spese

pubbliche (art.53); di tutelare i figli (art.30); di prestare fedeltà alla Repubblica

(art.91). questi doveri hanno carattere etico e devono essere assolti per cooperare

al benessere collettivo e della nazione.

Il superamento dell’epoca statutaria e della scelta confessionista a favore della

Chiesa cattolica prende il nome di “progetto costituzionale di politica

ecclesiastica”. Nel 1947 si attua una totale modifica della prospettiva del

fenomeno religioso, riscontrabile soprattutto negli artt. 2 e 3 della Costituzione.

Art.2 Norma di apertura del progetto costituzionale di politica ecclesiastica. Si

riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo. La differenza con lo

Statuto del secolo precedente è che in quello non c’era alcun riferimento alla

persona intesa come “uomo”, bensì come suddito. C’è, quindi, una svolta di

pensiero. La scelta di riferirsi genericamente ai diritti inviolabili senza specificarli

è stata una scelta vincente: l’elenco sarebbe alla lunga risultato lacunoso e

avrebbe contraddetto il carattere di “brevità” della Costituzione stessa. In questo

articolo, inoltre, c’è un riferimento alla garanzia e alla tutela dei diritti dell’uomo

sia come singolo, che nelle formazioni sociali. Oltre ai diritti, questo articolo

enuncia dei doveri (principio solidaristico, che prelude al principio interventista).

L’inserimento del principio di solidarietà nella Costituzione è innovativo: tutti

devono adoprarsi per la realizzazione del benessere individuale e collettivo.

Contestualmente a tale articolo va letto l’art.3 Principio d’uguaglianza formale

e sostanziale. Al secondo comma di questo articolo è fissato il principio di

uguaglianza sostanziale, attribuendo alla Repubblica (intesa come complesso dei

soggetti istituzionali e civili) il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il

pieno sviluppo della persona umana (principio interventista). Un’altra norma

fondamentale è, poi, l’art.4 Diritto al lavoro. Un articolo da leggere in

collegamento con l’art.1 (che sancisce il principio lavorista). Importante è il suo

secondo comma, che sancisce il dovere di svolgere un’opera che contribuisca al

miglioramento spirituale dei singoli e della collettività. Il lavoro, dunque, viene

visto come strumento di realizzazione personale e collettiva.

Nella gerarchia dei principi costituzionali che hanno ad oggetto il fenomeno

religioso, successivamente agli artt.2 e 3, per un criterio logico-sistematico,

seguono gli artt. 19 e 20, che giustificano la convinzione secondo cui la

Costituzione servirebbe a valorizzare la persona umana. Art.19 Diritto

fondamentale ed inviolabile della persona di professare liberamente la propria

confessione religiosa. Nell’articolo stesso sono indicate, seppur sommariamente,

le garanzie legate al diritto di libertà religiosa. È, dunque, possibile: - 14 -

Appunti diritto ecclesiastico

 professare la propria fede, ossia avere il diritto di vivere in conformità alle

proprie indicazioni religiose e ai propri convincimenti individuali con

l’unico limite del neminem ledere;

 avere libertà di stabilire le modalità di contatto col trascendente;

 operare proselitismo.

L’unico limite che viene posto alla pratica di culto è il limite del buon costume, un

concetto evocato a chiusura dell’art.19.

INTEGRARE CON CAPITOLO TERZO DEL MANUALE MUSSELLI-TOZZI

Il concetto di buon costume non è un concetto giuridico, ma legato allo studio dei

sociologi del diritto. La Corte Costituzionale si è più volte concentrata sul concetto

di buon costume per poter chiarire il suo significato specifico. La portata del

concetto di buon costume, presente negli artt. 20 e 21 Cost., è stata chiarita dalla

Corte in tal modo: partendo dall’assunto che il concetto di buon costume è

strettamente collegato all’evoluzione sociale e alla moralità pubblica che si

modifica negli anni, la Corte, tramite una serie di pronunce, è arrivata a delineare

la portata di tale concetto. Con una prima sentenza del 1965 e una successiva del

1971, si sono avute le prime due occasioni concrete in cui la Corte si è

interrogata sulla portata del concetto suddetto. L’art.533 c.p. puniva chiunque

pubblicamente incitasse a pratiche contro la procreazione o facesse propaganda a

favore delle tecniche anticoncezionali. Questa e altre norme vennero impugnate e

con le sentenze sopra citate la Corte inizia a delineare il significato di “buon

costume”, intendendolo come: insieme di regole di convivenza e comportamento

che devono essere osservate in una società civile. Con la sentenza del ’71, poi,

viene dichiarata illegittima la norma 553 del codice penale, rendendo lecite le

attività fino allora vietate. Il concetto di buon costume viene rivisto alla luce di

una nuova presa di posizione e inteso come: insieme di comportamenti che

possono essere lesivi della morale sessuale. Esaminando un’ulteriore

controversia, con una sentenza del 1992 la Corte si interroga nuovamente sulla

questione, dovendo porre il concetto di buon costume in relazione ad una vicenda

di diffusione di materiale pornografico art.528 c.p.: norma ora decaduta che

prevedeva una pena per chiunque detenesse, allo scopo di vendita, materiale

pornografico. Si lamentava una lesione dell’art.21 Cost. e la Corte fece decadere la

disposizione ex art.528 c.p. completando la riflessione intorno al concetto di buon

costume, intendendolo ora come: valore riferibile alla collettività in generale,

finalizzato a proteggere i costumi sessuali in un dato momento storico. Dato che

la delimitazione della libertà sessuale era volta alla tutela della sfera di dignità

della persona umana, il buon costume risulta strettamente connesso al principio

personalista. Un ulteriore sviluppo si ebbe nel 2000, con una sentenza emessa a

seguito di una controversia sorta in seguito alla pubblicazione, su un

settimanale, di foto del cadavere di una vittima d’omicidio. In questo caso si

reclamava la violazione di una norma, ormai caduta in desuetudine, contenuta

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Appunti diritto ecclesiastico

nell’art.15 della legge 47 del ’48, che puniva la rappresentazione di immagini

violente tali da ledere il comune sentimento morale. Nella vicenda in questione

venne sostenuta la violazione dell’art.21 Cost., che tutela la libertà di espressione.

La norma dell’art.15 legge 47 del ’48 non fu dichiarata illegittima, ma con la

sentenza venne arricchita la portata del concetto di buon costume il valore del

rispetto della persona umana deve essere di allarme per la società civile quando

questo valore stesso è leso dalla pubblicazione di ogni cosa che vada al di là della

minima tutela della dignità umana. Viene ulteriormente circoscritto alle istanze di

protezione della persona umana il concetto di buon costume. Il risultato di queste

ripetute pronunce è, che per buon costume, debba definitivamente intendersi “il

minimo comune denominatore di principi e valori che ruotano intorno all’art.2

della Cost. il cui rispetto vieta la realizzazione di comportamenti e atti che ledano

il comune sentimento morale”. L’interpretazione della Corte chiarisce quindi la

portata del limite degli artt. 19 e 21 Cost. Da ciò si evince che il limite del buon

costume è un limite elastico perché strettamente connesso all’evoluzione storica

della società. Per riti contrari al buon costume, la Corte ha inteso i riti satanici,

orgiastici e che offendono il comune sentimento morale della società moderna. È

necessaria una precisazione: a livello teorico può esistere un movimento che ha

ad oggetto un propendere alla legittimazione di questi riti, a livello pratico, però,

scatterebbero le sanzioni del caso.

Analisi dell’art.20 Cost. (in stretta connessione con l’art.19). questa norma nasce

sulla base di una paura che nutriva i padri costituenti. Tale paura si è poi

dimostrata infondata e l’art.20, quindi, può ora essere letto in chiave più

progressista, in connessione con l’evoluzione della società. La paura dei padri era

che potesse riproporsi una legislazione punitiva nei confronti del fenomeno

religioso, come avvenne tra il 1848 e il 1871 col giurisdizionalismo liberale. Nel

1947, dunque, questo timore spinse i padri a tentare di arginare questo pericolo,

creando una norma che impedisse l’adozione di leggi ordinarie punitive nei

confronti dell’ordine religioso. Si mirava a proteggere il fenomeno religioso perché

la religiosità veniva vista come un metodo positivo per realizzare la persona

umana. La Cost. quindi doveva puntare a promuovere la religiosità. L’art.20 si

interessa del fenomeno della religiosità, presentando un linguaggio chiaro e

preciso laddove individua i soggetti destinatari del precetto e l’oggetto della norma

stessa. I destinatari della norma sono Parlamento, Governo e tutti coloro che

hanno potere legislativo (come, ad esempio, le assemblee legislative degli enti

locali), ossia tutti coloro che possono determinare possibili limiti legislativi o

imporre oneri fiscali. L’oggetto della norma, invece, (ossia i soggetti che fruiscono

delle garanzie previste dalla norma stessa) sono le associazioni ed istituzioni

dotate di carattere ecclesiastico e finalità di religione o culto: non solo, dunque, le

confessioni religiose, ma anche quei gruppi dotati di minore riconoscibilità

giuridica esterna. Questa norma rivela una modernità inaspettata. Non esiste, nel

nostro ordinamento giuridico, una norma che colpisce i cittadini credenti o le

confessioni religiose, perché l’intera gamma dell’associazionismo spiritualmente

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Appunti diritto ecclesiastico

identificato è protetta da questa norma. Altro aspetto peculiare è, che ad

“associazioni ed istituzioni” è affiancata la locuzione “a carattere ecclesiastico e

finalità di religione e di culto”. La sostanziale differenza fra i due aggettivi risiede

nel fatto che per carattere ecclesiastico si intende il legame alla Chiesa e la stretta

connessione con essa (es. azione cattolica e ogni gruppo strettamente collegato ad

una confessione religiosa); l’aggettivazione “finalità di religione e di culto”, invece,

identifica qualsiasi attività volta all’adorazione, divulgazione e modo di

connessione spirituale (es. gruppo di persone riunito per recitare il rosario,

leggere il vangelo ecc…).

Un’altra fondamentale norma della Cost. è l’art.8, che al 1° comma, apre la fase di

interesse della Costituzione per le confessioni religiose. Nel 1848 si parlava di

culti, ora di confessioni religiose intese come: tutti quei gruppi religiosi operanti

sul territorio italiano. Tra questi gruppi rientra anche la Chiesa cattolica,

nonostante questa abbia un altro articolo della Costituzione a lei dedicato (art.7).

Ogni confessione viene posta in posizione paritaria rispetto alle altre.

Nella nostra Costituzione sono presenti norme che si occupano degli ordinamenti

confessionali. Art.8, 1° comma: tutte le confessioni religiose sono libere davanti

alla legge. C’è un’uguaglianza nella libertà che permette a tutte le confessioni

religiose di avere accesso alle libertà costituzionali fondamentali. L’uguaglianza,

però, non è nel trattamento ma nei punti di partenza. Per confessioni religiose si

intendono i movimenti organizzati che propongono un qualche tipo di tecnica per

il contatto con il trascendente. È un concetto da intendere in positivo, un

concetto che comprende l’ampia gamma dei movimenti religiosi. Con la locuzione

“confessione religiosa” si vuole attuare una separazione dai termini “culto” e

“culto ammesso e tollerato”. La dottrina ha proposto differenti modi e tesi per

interpretare il termine “confessione religiosa” prima tesi, proposta da Domenico

Barillaro nel tentativo di offrire i primi strumenti di chiarificazione del fenomeno

“confessione religiosa”: la confessione religiosa è un gruppo spirituale che ha una

chiara riconoscibilità dal punto di vista quantitativo (caratteristica quantitativa);

si è affermato come gruppo confessionale nella realtà sociale italiana

(caratteristica sociologica); si è affermato storicamente nella realtà italiana

assumendo modalità di rappresentazione religiosa esterna tipica delle confessioni

religiose (caratteristica storica). I punti deboli di questa tesi sono: - l’insistenza

sul carattere quantitativo (visto come elemento discriminatorio); - riferimento alla

comune considerazione, affidamento a caratteri impliciti più che a quelli concreti

e giuridici. Seconda tesi, di Pietro Agostino d’Avac confessione religiosa è il

gruppo che presenta una struttura istituzionale e una capacità di

autoformazione. Questa tesi risultava viziata dal fatto che il parametro

d’osservanza era la chiesa cattolica. Le lacune di questa tesi sono da riscontrarsi

nel fatto che vengono trascurate quelle confessioni che non hanno forme

specifiche e precise di autoregolamentazione. Viene trascurata la flessibilità delle

scelte organizzative che le varie confessioni possono prendere. Anche secondo la

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Appunti diritto ecclesiastico

Costituzione, per le confessioni religiose darsi un’organizzazione interna è un

diritto e non un obbligo. Terza tesi, di Silvio Ferrari bisogna guardare le realtà

confessionali operanti storicamente nel Paese, coglierne gli aspetti comuni e

trarne un normotipo da classificare come “confessione religiosa”, che dovrebbe

avere, come peculiarità, i seguenti aspetti: capacità progettuale dell’esistenza

umana (progetto di vita al quale rapportare anche il contatto con la

trascendenza); plurisoggettività, stabilità e organizzazione. Questa tesi,

contemporanea in quanto risalente ai primi del ’90, presenta comunque dei punti

deboli perché si basa troppo sull’analisi empirica e sociologica della realtà

italiana, trascurando quei movimenti che hanno una debole forza d’impatto nei

loro primi momenti di vita. A questo punto si può affermare che “confessione

religiosa” è il gruppo che presenta un’organizzazione giuridica interna ben

delineata (anche attraverso la definizione di livelli gerarchici); sia stabilmente

presente sul territorio nazionale; presenti autoreferenzialità, ovvero il soggetto

stesso riconosce di essere “confessione religiosa”. Esistono poi formazioni sociali

apicali nel perseguimento degli interessi religiosi: massime rappresentazioni del

movimento che opera per il perseguimento di obiettivi spirituali esempio,

Chiesa di Scientology, un gruppo religioso che si basa su tecniche particolari di

contatto con il trascendente. Questo gruppo sui generis è stato parte di numerose

vicende giudiziarie, che si sono concluse nel 1997 con il riconoscimento

giudiziario della qualifica di “confessione religiosa”. Con una prima pronuncia del

Luglio ’91, il Tribunale di Milano ha escluso la natura di associazione a

delinquere di questo movimento. Il dubbio era sorto dalla richiesta di somme di

denaro per poter partecipare ai corsi di purificazione. Avverso questa sentenza

venne proposto ricorso e la Corte d’Appello, nel Novembre ’93, ribaltò la

precedente pronuncia riconoscendo il reato per associazione a delinquere del

ramo italiano di Scientology, che venne accusato di abusare della debolezza

psicologica di alcuni partecipanti per carpire denaro. La condanna fu per

circonvenzione di incapace e associazione a delinquere. Col ricorso in Cassazione,

poi, nel 1995 venne annullata con rinvio la sentenza della Corte d’appello. La

Cassazione osservò l’irrisorietà del numero dei casi denunciati rispetto all’azione

della chiesa di Scientology e il fatto che l’essere un’attività commerciale non

comporta l’esclusione di un carattere religioso. Nel 1996 il giudice del rinvio si

pronunciò con una sentenza che confermò quanto precedentemente stabilito nel

1993. Tornato il caso in Cassazione si ebbe una riflessione conclusiva che portò

al riconoscimento del carattere di “confessione religiosa” alla Chiesa di

Scientology e al riconoscimento del carattere di stabilità sul territorio ed

organizzazione interna. Così, la Cassazione nel 1997 riconosce a Scientology la

qualifica di confessione religiosa stabilendo che la presenza dell’elemento

finanziario, non priva il gruppo del carattere religioso e confessionale. Un

ulteriore supporto alla tesi delle formazioni sociali apicali (formulata da Musselli-

Tozzi) si ha nel 1989 con l’intesa, stipulata dalle comunità ebraiche con il

governo, con la quale le comunità ebraiche riunite si rappresentavano come

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Appunti diritto ecclesiastico

confessione religiosa auto rappresentazione del gruppo, che diventerà UNIONE

DELLE COMUNITA’ EBRAICHE ITALIANE.

Nella Costituzione, le confessioni religiose sono tutelate in particolare agli artt. 7 e

8.

Art.8, 1° comma ha l’obiettivo di parificare tutti gli ordinamenti confessionali

nell’esercizio della libertà religiosa. Sancisce un’eguaglianza nel godimento delle

libertà costituzionali fondamentali.

Art.8, 2° comma va letto in combinato disposto con l’art. 7, 1° comma. La

lettura è interconnessa perché pur nella differenza delle scelte lessicali, viene

raggiunto lo stesso risultato di garanzia di autonomia, libertà, indipendenza delle

confessioni religiose.

Una lettura in combinato disposto va fatta anche tra il secondo comma dell’art.7

e il terzo comma dell’art.8 Queste disposizioni hanno un obiettivo unitario: la

necessarietà di mettere in evidenza i rapporti tra pubblici poteri e confessioni

religiose. La diversità tra le due disposizioni si riscontra nella sovranità che viene

attribuita alla Chiesa cattolica. L’art.7, 2° comma fa riferimento ai Patti

Lateranensi e, quindi, al Concordato che disciplina i rapporti fra Stato e Chiesa

cattolica. Questi patti risalgono al 1929, in pieno regime fascista, e si

compongono di: concordato, trattato e convenzione finanziaria. Nel 1984, con gli

accordi di Villa Madama, concordato e convenzione finanziaria sono caduti e dei

Patti Lateranensi è rimasto solo il trattato, che fu anche istitutivo di città del

Vaticano. Menzionare nella Costituzione i Patti Lateranensi portò all’elaborazione

della tesi che si voleva dare valore costituzionale anche alle disposizioni contenute

nei patti stessi. Se questa tesi fosse stata ritenuta fondata, la conseguenza

sarebbe stata quella di considerare anche la Chiesa legittimata a produrre norme.

Questa tesi ha avuto rilevanza per circa un ventennio, prima di essere ritenuta

infondata, altrimenti si sarebbe conferito ad un soggetto esterno il potere di

elaborare norme costituzionali. L’infondatezza della tesi si rileva anche nelle

numerose antinomie che si riscontrano fra le norme concordatarie e quelle

costituzionali (esempio: art.36, carattere di sacertà al matrimonio. Per lo Stato,

invece, il matrimonio non è sacramento, altrimenti ci sarebbe una lesione del

principio di laicità dello Stato). L’art.36 del concordato, dunque, si pone in netto

contrasto con diversi principi costituzionali, per questo non si può ritenere che i

Patti abbiano valore di norma costituzionale. Nonostante questo, il riferimento

nella Cost. ai Patti permane nel secondo comma dell’art.7, perché la menzione ha

un valore puramente storico. Dottrina e giurisprudenza ritengono che menzionare

i Patti sia un modo di ricordare un assetto politico e giuridico diverso da quello

del 1947. C’è, dunque, un omaggio storico per ricordare la realtà giuridica allora

esistente, un omaggio alla conclusione di un accordo Stato/Chiesa raggiunto

faticosamente. Menzionare i Patti significa che Stato e Chiesa sono in

- 19 -

Appunti diritto ecclesiastico

comunicazione fra loro attraverso lo strumento del Concordato, uno strumento

internazionale di accordo.

Concordato strumento di vertice dei rapporti Stato/Chiesa cattolica. Nel terzo

comma dell’art.8 si fa riferimento, invece, alle INTESE: strumenti di collegamento

fra Stato e altre confessioni acattoliche. Un’altra modalità di collegamento

istituzionale. Le intese sono una novità introdotta dalla Costituzione del 1948, in

precedenza gli unici contatti avvenivano solo tra Stato e chiesa cattolica. I

rapporti Stato/confessioni acattoliche erano disciplinati unilateralmente dalla

legge 1159 del 1929 e dal regio decreto 289 del 1930. Con questi provvedimenti si

conferiva carattere di soggetto di diritto pubblico alle comunità ebraiche italiane,

per controllare le comunità dietro loro specifica richiesta per facilitare la

riscossione del tributo confessionale delle comunità ebraiche. 1938 È l’anno

delle leggi razziali, che sfruttarono il regio decreto suddetto a discapito delle

comunità ebraiche. Nel 1948 si esplicitò normativamente la necessità di un

contatto fra Stato e confessioni acattoliche. Le norme degli accordi

Stato/Chiesa/confessioni acattoliche hanno valenza di leggi ordinarie, ma

presentano una caratteristica che fa sì che la gerarchia delle fonti sia diversa da

quella tradizionale. Si avrà dunque: Costituzione, norme che recepiscono i

concordati e norme di approvazione delle intese, che non possono essere

modificate senza il consenso della controparte ecclesiastica. Queste norme,

quindi, sono atipiche, in quanto della legge ordinaria hanno solo l’aspetto formale

esterno, essendo dotate di una forza di resistenza rispetto all’abrogazione

maggiore rispetto a quella delle leggi ordinarie. Il metodo della contrattazione per

la definizione delle norme che disciplinano i rapporti Stato/Chiesa è il tipico

metodo della produzione delle norme. Il procedimento per la formazione dei

concordati e delle intese è dato dalla prassi, non è codificato. Questa prassi si è

affermata a partire dal 1984. Nel 1990, con Andreotti, nel 1997 con Prodi e nel

2008 con Berlusconi si è tentato di creare una norma che desse veste giuridica

alla prassi che crea il concordato. Con i regi decreti 1731 del 1930 e 1561 del

1931 si perseguiva come obiettivo il giungere al conferimento alle comunità

ebraiche dello status di enti pubblici non economici, disciplinati attraverso

l’iscrizione ad un’anagrafe italiana dei membri delle comunità ebraiche, costituita

presso le comunità italiane di riferimento. Si mirava a consentire alle comunità

ebraiche l’esazione dei contributi di partecipazione alla comunità da parte dei

propri adepti. L’approvazione di questi provvedimenti venne concordata con lo

Stato. Questi provvedimenti restarono in vigore fino al 1984, quando la Corte

costituzionale dichiarò l’illegittimità di alcune norme in essi contenute (es. art.4

prevedeva l’obbligatoria iscrizione dei cittadini ebrei italiani ad una comunità e

l’obbligo di versamento di una tassa di appartenenza. Quest’obbligo violava gli

artt. 19, 2 e 3 della Costituzione). Tutte le disposizioni di carattere costrittivo,

quindi, risultavano in contrasto con quanto previsto dalla Costituzione, nella

quale c’è un’ampia libertà religiosa riconosciuta al cittadino. L’obbligo della tassa

confessionale venne poi eliminato nel 1984 con la riforma dello Statuto delle

- 20 -

Appunti diritto ecclesiastico

comunità ebraiche, ma il radicamento della tassa confessionale restò così forte,

che si affermò come prassi consolidata. Con la legge di attuazione delle intese

dell’87, la 101 del 1989, vennero abrogati i regi decreti di epoca fascista. Oggi,

con una prassi consolidata dall’84 (che ha segnato l’avvio della stagione delle

intese), si stipulano concordati e intese per instaurare contatti tra le confessioni e

lo Stato. La prima comunità confessionale acattolica a far notare la necessità di

instaurare un contatto fra Governo e confessione religiosa, fu l’Unione delle

comunità valdesi. Da qui in poi si svilupperà un procedimento per la stipula delle

intese e la revisione del concordato.

PRASSI DI REVISIONE DEI CONCORDATI E STIPULA DI INTESE

Questa prassi prevede che i legali rappresentanti del gruppo confessionale devono

inoltrare domanda alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la revisione del

concordato o per stipulare un’intesa. La domanda deve essere inoltrata alla

Presidenza del CdM e non al ministro competente, a norma dell’art. 117 della

Cost., così come modificato dalla legge di riforma n.3 del 2001. Al 2° comma

dell’art. 117 si delineano le materie in cui lo Stato ha legislazione esclusiva, in

particolare lettera c: rapporti Repubblica/confessioni religiose. Il Governo, quindi,

è il soggetto al quale indirizzare la domanda di revisione del concordato o di

stipula di intese. Anche la legge 400 dell’88 precisa che i rapporti con le

confessioni religiose sono di competenza del Governo. Questi elementi danno

fondatezza alla prassi di presentazione delle richieste di riformulazione del

concordato e stipula delle imprese. Ricevute le domande, i compiti di trattativa

sono delegati al sottosegretario alla Presidenza del CdM. I compiti di

rappresentanza esterna vengono delegati, ma il Governo comunque procede alla

creazione di una commissione mista (composta da esponenti delle confessioni

religiose e rappresentanti del Governo, nello specifico: tecnici dei ministeri

interessati all’accordo, ovvero ministero dell’economia e delle finanze; interni;

difesa; istruzione e beni culturali). Questa commissione mista lavora d’intesa col

Parlamento fino a giungere ad un accordo tra esponenti delle confessioni e

rappresentanti del Governo. Questo accordo presenterà già una struttura in

articoli e verrà portato ad esame del CdM, che approva o respinge l’accordo

stesso. Se approvato, l’accordo viene trasformato in disegno di legge, che verrà poi

presentato alle Camere. Da qui inizia l’attività di deputati e senatori che, di fronte

a questo disegno di legge, possono o approvarlo o respingerlo ma non possono

emendarlo. Il motivo sta nel fatto che il disegno di legge è frutto di una

commissione d’intese. Modificare l’accordo vorrebbe dire modificare tutto il lavoro

fatto per raggiungere l’intesa. I parlamentari, quindi, vengono privati del potere di

emendamento: la loro attività di controllo sull’operato della commissione si

esplica durante la fase delle trattative, quando il Ministro per i rapporti con il

Parlamento informa le Camere rispetto all’andamento delle trattative stesse. A tal

proposito il Parlamento può esprimersi attraverso gli atti propri dell’attività

parlamentare (mozioni, risoluzioni, ordini del giorno), per garantire un buon esito

- 21 -

Appunti diritto ecclesiastico

delle trattative. Deputati e senatori, quindi, possono intervenire al momento delle

informative rispetto all’andamento delle trattative.

Mentre è noto che i concordati siano atti di diritto internazionale, molto si è

discusso sulla natura delle intese. Intese accordi raggiunti tra Governo e un

soggetto interno alla Stato, ossia la confessione acattolica. La dottrina, attuando

una lettura paritaria tra gli artt.7 comma II e 8 comma III, ha proposto una

soluzione ampiamente condivisa: le intese possono essere considerate atti di

diritto esterno perché frutto dell’incontro di due volontà autonome ed

indipendenti. Inoltre, mentre per i concordati si parla di legge di esecuzione alla

ratifica, per le intese si parla di leggi di approvazione.

NASCITA DI CITTA’ DEL VATICANO

Nel nostro ordinamento, con la legge 810 del 1929 (che diede attuazione a

concordato, trattato e convenzione finanziaria) si è data attuazione ai Patti

Lateranensi. Il concordato del ’29, al suo interno, contiene il trattato che ha dato

vita a Città del Vaticano. Art.1 del trattato si riafferma un principio già

contenuto nello Statuto Albertino, ossia il riconoscimento della religione cattolica

come unica religione di stato. Questa norma non ha più valore perché non esiste

più, dall’entrata in vigore della Costituzione, il principio confessionista. Art.2 del

trattato chiarisce la posizione dell’Italia nei confronti della Chiesa, riconoscendo

il carattere di soggetto di diritto internazionale alla Santa sede. Art.3 del

trattato contiene elementi utili a comprendere la nascita dello stato Città del

Vaticano, che copre il piccolo territorio dato in dotazione alla Chiesa. Come

allegato al trattato vi è la pianta che stabilisce i confini e l’estensione geografica

del nuovo Stato, nato per consentire alla Chiesa il perseguimento dei propri

obiettivi strutturali. Art.24 Precisa che lo Stato e la Chiesa sono destinati a

rimanere estranei alle competizioni internazionali (carattere della neutralità). La

neutralità può venir meno solo se gli altri stati chiedono un intervento della

Chiesa per ristabilire la pace e il pacifismo perduto e ripristinare la collaborazione

fra le nazioni. Nell’art. 24 si afferma, inoltre, che lo stato Città del vaticano è

dotato del carattere dell’inviolabilità. Art.26 La Santa sede dichiara chiusa la

questione romana, ossia lo stato di contenzioso fra Stato e Chiesa. Viene

garantito alla Chiesa il governo della diocesi di Roma; si riconosce il regno d’Italia

sotto la guida dei Savoia e si stabilisce Roma come capitale. Di converso, l’Italia

riconosce lo Stato Città del Vaticano retto dal Sommo Pontefice. C’è, quindi, un

reciproco riconoscimento di sovranità, autonomia ed indipendenza.

Caratteristiche dello stato Città del Vaticano:

 è uno Stato teocratico: una monarchia elettiva a carattere teocratico;

 c’è totale assenza della divisione dei poteri; - 22 -


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Marc3ll4

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto Ecclesiastico e Canonico per l'intero corso. Argomenti: storia del diritto ecclesiastico, editto di Milano, l’EPISCOPALIS AUDIENTIA,teoria della plenitudo potestatis, donatio constantini (donazione di Costantino), riforma gregoriana, editto di fede, riforma protestante, riforma luterana, riforma calvinista, separatismo statunitense, fonti costituzionali passando per città del vaticano. Utili per un ripasso della materia e per avere un'idea chiara dell'intero programma di studio. Appunti completi e ben fatti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Molise - Unimol
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marc3ll4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ecclesiastico e canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Molise - Unimol o del prof Parisi marco.

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