Fattori di distruzione ambientale
Globalizzazione
La globalizzazione si riferisce all'esistenza di un unico mercato globale, il cui inizio può essere posto alla caduta del muro di Berlino (09-11-1989), quando cessò la politica dei due blocchi (capitalisti e comunisti). Questo ha comportato un miglioramento della vita umana media ma anche un eccessivo utilizzo delle risorse ambientali. Nel 2001, anche la Cina è entrata a far parte del WTO (World Trade Organization), quindi l'apertura delle frontiere al commercio dalla Cina. Un altro evento che ha influenzato a livello mondiale è stato l’attacco alle torri gemelle (11-09-2001) con la conseguente scoperta di Al-Qaeda.
Fattore demografico
L'aumento demografico abbinato a un miglioramento delle condizioni di vita ha comportato, generalmente, una maggiore ricchezza, quindi un aumento dei consumi raddoppiato, poiché causato sia da un numero maggiore di persone sia da una maggiore ricchezza. I continenti con il maggior tasso di crescita sono Asia e Africa (Nigeria).
Perdita di foreste
Le foreste tropicali (principalmente Sud America e Sud-Est asiatico, poiché le foreste centroafricane sono già state depauperate) sono le più importanti per diversità di specie, per produzione primaria, per produzione di ossigeno e, nonostante siano una risorsa non rinnovabile, vengono sfruttate tutt'ora. Per quanto riguarda le foreste boreali, invece, anche se vengono sfruttate, riescono ad essere gestite in modo da mantenere il manto forestale.
Stock ittici globali
Il consumo di pesce è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni; la pesca viene praticata sia per il consumo umano sia per preparare farine come mangimi per altri animali. La curva della pesca per cattura si è stabilizzata dagli anni '90, non perché sia diminuita la pesca, ma perché si è iniziato a pescare pesce prima della loro capacità riproduttiva. Un'altra curva, invece, è apparsa di recente e sta crescendo vertiginosamente, la curva della pesca per acquacoltura (i pesci vengono allevati in cattività e risultano di minor qualità a causa delle condizioni in cui vivono). Si è quasi raggiunta un'equivalenza tra pesce pescato e allevato, per di più la maggior parte del pesce che compriamo non è locale e quindi ha un forte impatto sulle località in cui viene pescato (ad esempio il gambero argentino).
Sviluppo sostenibile
Gli SDGs (Sustainable Development Goals) sono la strategia globale (senza valore giuridico) delle Nazioni Unite per affrontare questioni ambientali, sociali ed economiche. Gli obiettivi degli SDGs, lanciati nel 2015 per i prossimi anni, riguardano lo sviluppo sostenibile (miglioramento delle condizioni umane ed ambientali), sono stati inseriti nell’agenda 2030 (firmati da oltre 150 leader di governi) e sono 17 con all’interno 169 target:
- 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo.
- 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile.
- 3: Assicurare la salute ed il benessere per tutti e tutte le età.
- 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.
- 5: Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze.
- 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie.
- 7: Assicurare a tutti l’accesso ai sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.
- 8: Incentivare crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione produttiva, un lavoro dignitoso a tutti.
- 9: Costruire un'infrastruttura resiliente, promuovere l'innovazione ed un'industrializzazione equa, sostenibile e responsabile.
- 10: Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni.
- 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.
- 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.
- 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.
- 14: Conservare ed utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.
- 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre.
- 16: Promuovere società pacifiche ed inclusive per uno sviluppo sostenibile.
- 17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale (cooperazione) per lo sviluppo sostenibile.
Secondo le Nazioni Unite, lo sviluppo sostenibile è definito come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere le capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni, e per raggiungerlo è importante armonizzare tre elementi: la crescita economica, l'inclusione sociale e la tutela dell'ambiente. Secondo Nature, a causa del Covid, c’è bisogno di una rivisitazione di questi obiettivi; secondo altri autori, invece, proprio a causa del Covid, dobbiamo impegnarci di più al fine di realizzare questi obiettivi. In Italia, gli SDGs sono uno strumento riconosciuto ed il documento di riferimento per le strategie sullo sviluppo sostenibile è la Strategia Nazionale di cui un primo documento fu approvato nel 2002 “verso Johannesburg” con prospettiva temporale 2002-2010. Nel 2017 è stata approvata la nuova strategia nazionale dello sviluppo sostenibile SNSvS che comprendeva 5 aree legate alle “cinque P” dello sviluppo sostenibile proposte nell’agenda 2030 (persone, pianeta, prosperità, pace e partnership) ed una sesta area dedicata ai vettori per la sostenibilità, ovvero gli elementi necessari al raggiungimento degli obiettivi nazionali. Per valutare lo stato di avanzamento dei vari paesi rispetto agli SDGs ci sono degli indici numerici. Nella classifica mondiale del 2017, l'Italia si è posizionata 30 su 157 (i primi tre sono Svezia, Danimarca e Finlandia). Gli obiettivi su cui andiamo peggio sono il 14, il 12, il 16 ed il 9, mentre siamo in positivo sugli obiettivi di povertà, salute, istruzione, acqua pulita e città sostenibili.
Storia della conservazione della natura
Le prime normative a tutela della natura compaiono tra il 1861 ed il 1905 nell’ovest americano per poi continuare grazie all’espansione degli Stati Uniti verso ovest. A seguito comparvero le normative sui parchi nazionali tra il 1906 ed il 1935. Il primo parco nazionale fu Yellowstone (nato prima della nascita dei tre stati in cui si trova), poi ci fu lo Yosemite (che grazie a Lincoln diventò area protetta). C’è stato poi un periodo di quiescenza a causa della Seconda guerra mondiale tra il 1936 ed il 1960. Tra il 1961 ed il 1973 nasce il movimento ambientalista, tra il 1974 ed il 1990 nascono le normative sui parchi regionali ed infine le nuove normative sulla biodiversità.
In Italia nel 1888 nasce la società botanica italiana, nel 1898 nasce il gruppo naturalistico Ragazzoni di Bologna (oggi confluito in Federnatura). Nel 1902 venne introdotta la legge Nasi, la prima legge di tutela nell’Italia unita, riguardava i beni culturali, è una legge importante perché diede il via al concetto di tutela. Nel 1922 ci fu l’istituzione del Parco Nazionale Gran Paradiso e del Parco Nazionale d’Abruzzo. A differenza dell’America, il cui scopo era preservare i paesaggi, l’Italia introdusse il Parco Nazionale del Gran Paradiso a tutela dello stambecco introducendo il divieto di caccia allo stambecco per tutti ad eccezione del re. Nel 1930 viene inserito nel Codice penale un articolo riguardante la distruzione o il deturpamento di bellezze naturali. Nel 1933 (periodo fascista) viene approvata la legge 1497 con oggetto la protezione delle bellezze naturali, molto importante perché prevede l’istituzione di un piano paesistico, ossia la possibilità di pianificare un paesaggio per valorizzare un territorio o in collegamento alle esigenze urbanistiche. Nello stesso periodo vennero aggiunti il Parco Nazionale dello Stelvio e del Circeo.
La legge
Per gli ebrei, i primi cinque libri della Bibbia (Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) erano chiamati “la legge” in quanto costituiscono la base storica, religiosa e giuridica del popolo. Nell’opera sono presenti tradizioni e documenti che fino a quel momento erano tramandati oralmente e si parla di un periodo storico compreso tra Mosè (XIII a.C.) e la restaurazione del popolo d’Israele dopo l’esilio in Babilonia (V a.C.). A riguardo dell’ambiente c’è un chiaro messaggio di dominio dell’uomo sulla natura.
Per i musulmani il libro che regolava la vita era il Corano, anche in questo caso la natura è al servizio dell’uomo ma ci sono alcune attenzioni al mondo naturale, ad esempio la coscienza che anche gli animali formano delle comunità simili a quelle dell’uomo. Per i nativi americani era molto importante il rapporto uomo-natura, consideravano la loro terra sacra ed avevano estrema attenzione nel non deturparla. Già nel 1800 avvertirono gli uomini bianchi che il loro comportamento avrebbe portato a desertificazione e morte di molte specie animali.
I romani crearono il diritto romano (insieme di normative ricomposte del Digesto Giustiniano). Per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente, in quell’epoca possiamo notare la presenza di boschi sacri, aree lasciate intatte senza possibilità di deturparle. La fauna era considerata “res nullius”, quindi cosa di nessuno, neanche dei proprietari del terreno in cui si trovavano e chiunque poteva cacciarli. Il diritto romano era composto da Ius Quiritium, l’insieme delle consuetudini ancestrali non scritte che riguardava ambiti di diritto di famiglia, matrimonio e proprietà privata, e lo Ius Civile che comprendeva le norme che regolavano i rapporti tra cives romani.
Nel medioevo viene riproposto il diritto romano, nasce il concetto di feudo ossia il diritto concesso ad una persona da una più ricca e potente in cambio di un servizio continuativo, in origine faceva riferimento ad un diritto feudale su un bene in grado di fornire una rendita in cambio di servizi militari, successivamente si fa riferimento ad un insieme di diritti di natura pubblica in ambito territoriale concessi da un re in cambio di fedeltà vassallatica o denaro (in Italia fu abolito nel 1797).
In Gran Bretagna, America ed Australia vige il Common Law, fondato su leggi non scritte e sviluppatosi attraverso i precedenti delle decisioni giurisprudenziali, si basa su presupposti differenti dal diritto romano, ad esempio è consentito il contratto in forma orale.
In Italia abbiamo il Codice civile, ossia un insieme di norme che regola i rapporti tra privati, nasce dal Codice civile francese creato da Napoleone, di facile comprensione anche per i non giuristi. La prima versione venne introdotta nel 1865 ed era divisa in tre libri: “delle persone”, “dei beni, delle proprietà e delle sue modificazioni” e “dei modi di acquistare e di trasmettere la proprietà e gli altri diritti sulle cose”. Fu poi modificato e integrato nel tempo, soprattutto nel ventennio fascista, negli anni Settanta e negli anni Duemila. Nel Codice civile si tratta anche di temi ambientali, ad esempio la gestione del patrimonio pubblico che ha portato alla creazione di parchi nazionali e riserve.
Stato e potere
Anticamente lo stato-sovrano era coincidente con il re. Anche oggi si utilizza il termine stato sovrano ma la sovranità è impersonale e non coincide con la corona. Con lo Statuto Albertino il sovrano non era più né il re né il popolo, bensì lo stato stesso che era quindi considerato come persona giuridica. Il potere sociale è la capacità di influenzare il comportamento di altri individui tramite potere economico, ideologico o politico. Il potere politico è l’unico a poter imporre la forza (forza legittima) per imporre la propria volontà, ma esso non si basa solo sulla forza, anche su un principio di legittimazione che nasce con la costituzione americana nel 1787 ed è il principio secondo cui il potere politico non agisce libero da vincoli giuridici ma è sottoposto al diritto con il fine di garantire la libertà dei cittadini contro l’abuso di chi detiene il potere. Affinché il potere sia legittimo deve anche essere accettato dal libero consenso popolare tramite elezioni, partiti, sindacati ecc.
Lo stato è il nome che diamo ad una particolare forma storica di organizzazione del potere politico che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio e si avvale di un apparato amministrativo. Nonostante ciò, gli stati possono organizzarsi in strutture più complesse come gli stati federali (USA, Germania) in cui parte della sovranità è ceduta a livello federale. L’Italia aderisce all’Unione Europea (che non è uno stato federale ma è un’associazione di stati) e cede un po’ della sua sovranità ad essa (ma in maniera ridotta rispetto agli stati federali), infatti alcune normative europee sono direttamente applicabili agli stati aderenti (anche in campo ambientale).
La sovranità è il concetto giuridico che inquadra le caratteristiche dello stato, essa ha due aspetti, uno interno (il supremo potere di comando di un determinato territorio che è tanto forte da non riconoscere nessun altro potere al di sopra di sé. Possono esistere numerosi centri di potere all’interno di uno stato, ma nessuno è superiore o pari ad esso) ed uno esterno (uno stato è indipendente da qualunque altro stato). La sovranità popolare è un principio, principalmente del Novecento ed in particolare del secondo dopoguerra, che dice che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Uno stato di diritto è, quindi, costituito da:
- Principio di legalità: tutti gli organi dello stato sono tenuti ad agire secondo la legge, questo principio non è espresso formalmente nella nostra Costituzione, ma si può fare riferimento all’articolo 23 che dice che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base ad una legge”, quindi questo principio si ritiene implicito. Lo stato, inoltre, è caratterizzato dalla potestà pubblica (o potere di imperio) che consente di imporre ai cittadini di compiere determinati atti.
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Separazione dei poteri: per garantire che all’interno dello stato non ci si approfitti del potere e si esca dalla democrazia. I tre poteri pubblici principali stanno in capo a soggetti diversi:
- Potere legislativo: legislazione, approvazione delle leggi, in capo al parlamento (con due camere).
- Potere esecutivo: amministrazione, attuazione delle leggi, in capo al governo e non solo, lo stato è caratterizzato da un apparato organizzativo complesso formato da una burocrazia professionale (stabile ed impersonale) che funziona su regole predefinite a prescindere dalle persone che lo compongono, e sono le regioni, le province e comuni.
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Potere giudiziario: giurisdizione, giudicare sul rispetto delle leggi, in capo alla magistratura. L’ordinamento giudiziario è diviso in:
- Giurisdizione ordinaria: civile (norme del Codice civile e rapporti tra persone) e penale (reati e gravi sanzioni).
- Giurisdizioni speciali: amministrative (ad esempio il TAR che si occupa della corretta attuazione delle norme amministrative), Corte dei conti (si occupa dei danni che i dipendenti pubblici possono provocare alla pubblica amministrazione e le conseguenti sanzioni), tributaria (attuazione delle norme in materia di tasse), penale militare, tribunali delle acque e commissari usi civici.
- Libertà costituzionali: diritti e libertà fondamentali che sono preesistenti a qualsiasi organizzazione sociale o politica e che l’ordinamento giuridico è tenuto a garantire e tutelare, e sono ad esempio la libertà personale, di domicilio, di associazione, di riunione, di comunicazione, di pensiero, ecc.
Fonti del diritto
Le fonti del diritto sono tutti gli atti o fatti dai quali originano le norme giuridiche di cui si compone il nostro ordinamento. L’insieme di tutti gli atti o fatti idonei ad originare norme giuridiche costituisce il sistema delle fonti del diritto. Le fonti possono essere:
- Fonti-atto: norme giuridiche contenute in provvedimenti scritti che manifestano la volontà di organi o enti aventi potestà normativa (leggi).
- Fonti-fatto: comportamenti consolidati nel tempo che l’ordinamento ritiene idonei a produrre regole vincolanti (consuetudini).
Le fonti possono anche essere divise in:
- Fonti sovranazionali: sono fonti comunitarie, ad esempio i trattati, regolamenti, direttive, decisioni, ecc.
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Fonti nazionali: sono fonti-atto, derivano dall’azione di organizzazioni dello stato e possono essere:
- Statali: Costituzione, fonti primarie (atti formalmente e sostanzialmente normativi: leggi, decreti-legge, decreti legislativi), fonti secondarie (atti formalmente amministrativi ma sostanzialmente normativi (adottato da organi amministrativi ma hanno un valore simile a quello delle norme): regolamenti governativi, regolamenti regionali, ecc.)
- Non statali: regionali, provinciali, comunali, enti non territoriali.
Se delle leggi sono in contrasto ci sono dei criteri per risolvere il contrasto, questi criteri sono:
- Gerarchici: quando una norma di rango interiore è in contrasto con una di rango superiore essa è soggetta ad annullamento o a disapplicazione.
- Cronologico: se sono della stessa fonte prevale quella emanata successivamente.
- Di competenza: la costituzione prevede che alcune norme vengano disposte solo da autorità specifiche e non da altre.
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Domande per diritto e legislazione ambientale
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Direttive di Diritto e legislazione ambientale
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Diritto e legislazione ambientale (Eclusi parchi)
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Diritto ambientale europeo - Appunti