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La soglia di partecipazione è calcolata sul capitale sociale, inteso quale parte del

capitale rappresentato dalle sole azioni con diritto di voto, ovvero rappresentato dal

numero complessivo dei diritti di voto nel caso di società quotate il cui statuto abbia

consentito la maggiorazione del diritto di voto o abbia previsto, prima della

quotazione, l’emissione di azioni a voto plurimo. Questo perché l’informazione

rilevante per il mercato è costituita dalle partecipazioni che siano in grado di avere,

anche solo in potenza, un’incidenza significativa sugli assetti proprietari e sugli

indirizzi amministrativi della società.

Nella determinazione delle partecipazioni rilevanti, dunque, l’approccio da adottare

deve essere:

sostanziale, ovvero legato non tanto alla mera titolarità dello strumento

- finanziario, quanto piuttosto alla disponibilità (anche indiretta) del diritto di

voto ad esso connesso;

deve essere esteso non solo al titolo azionario (e quindi al voto ad esse

- connesso), ma anche agli altri strumenti finanziari partecipativi dotati di un

diritto speciale di voto;

deve essere dinamico, ovvero bisogna informare il mercato anche delle

- variazioni che la partecipazione riconducibile allo stesso soggetto viene a

subire nel tempo;

deve essere anche solo potenziale, ovvero bisogna tener conto anche degli

- strumenti finanziari nei quali il relativo diritto di voto non sia immediatamente

esercitabile, nonché di quelli che consentono di acquistare o vendere azioni o

strumenti finanziari con diritto di voto;

La violazione dell’obbligo di comunicazione comporta la sospensione del diritto di

voto per le sole partecipazione relativamente alle quali siano state omesse le

comunicazioni: la sospensione interessa solo le partecipazioni eccedenti le soglie

rilevanti; la Consob ha il potere di impugnare le deliberazioni assembleari

eventualmente adottate con il voto determinante del soggetto che ha omesso la

comunicazione. La sospensione può essere sanata con l’esecuzione della

comunicazione dovuta.

L’art. 121 del Tuf attiene all’ipotesi di incroci azionari intercorrenti tra due società,

entrambe quotate, ma non connesse da un rapporto di controllo.

In queste situazioni, il pericolo che il legislatore intende scongiurare è che, attraverso

l’acquisizione reciproca di partecipazioni nei rispettivi capitali, venga a realizzarsi

una reciproca cooptazione tra i due diversi centri di potere delle due società, i quali

utilizzando le risorse patrimoniali delle due società, acquisiscano partecipazioni con

diritto di voto nelle due società e le utilizzino per operare influenze sulla gestione,

ispirate da finalità egoisticamente opportunistiche.

Le partecipazioni reciproche non possono superare il 3% (5% nelle PMI) del capitale

rappresentato da azioni con diritto di voto o, nelle società quotate il cui statuto abbia

consentito la maggiorazione del diritto di voto o abbia previsto, prima della

quotazione, l’emissione di azioni a voto plurimo, le partecipazioni reciproche non

possono superare il 3% del capitale rappresentato dal numero complessivo dei diritti

di voto.

Poiché l’acquisizione di partecipazioni reciproche potrebbe essere motivata da

ragioni legate ad aggregazioni industriali o commerciali, il legislatore acconsente che

la soglia di partecipazione reciproca venga innalzata, rispettivamente dal 3 al 5% per

le quotate e dal 5 al 10% nelle pmi quotate, a condizione che il mercato sia

preventivamente posto in grado di esprimersi in ordine alle ragioni dell’aggregazione:

il superamento della soglia da parte di entrambe le società può aver luogo solamente

a seguito di un accordo tra le due società, il quale deve essere preventivamente

autorizzato dall’assemblea ordinaria delle due società.

La violazione del divieto di partecipazione reciproca comporta che la società, che per

seconda abbia superato il limite stabilito, non può esercitare il diritto di voto inerente

alle azioni eccedenti il limite e deve alienare tali azioni entro dodici mesi dalla data in

cui ha superato il limite; in caso di mancata alienazione entro il termine, la

sospensione del diritto di voto si estende all’intera partecipazione.

Se poi non fosse possibile accertare quale delle due società abbia superato il limite

successivamente, la sospensione del diritto di voto e l’obbligo di alienazione si

estende a entrambe.

Il terzo comma della norma è poi rivolto a prevenire aggiramenti del divieto di

partecipazioni reciproche, disponendo che se un soggetto detiene una partecipazione,

in misura superiore alla soglia, in una società con azioni quotate, questa o il soggetto

che la controlla non possono acquisire una partecipazione superiore a tale limite in

una società quotata, a sua volta controllata dal primo soggetto. Ad essere dunque

vietate sono le partecipazioni triangolari nelle quali l’incrocio azionario avviene in

via indiretta.

Al fine di evitare che il divieto si traduca in un ostacolo alla circolazione dei diritti di

proprietà (si pensi all’ipotesi in cui la società che teme di essere oggetto di

un’acquisizione, proceda ad acquisire una partecipazione superiore al 3% del capitale

della società potenziale acquirente, impedendo così a quest’ultima di acquisire, a

propria volta, una partecipazione superiore al 3% del capitale della società bersaglio),

l’art. 121 espressamente dispone che i commi 1,2 e 3 non si applicano quando i limiti

indicati sono superati a seguito di un’offerta pubblica di acquisto diretta a conseguire

almeno il 60% delle azioni ordinarie.

I patti parasociali

4.

Precisiamo, innanzitutto che il Tuf si occupa solamente delle interferenze che le

pattuizioni extra statutari possono avere:

sulla trasparenza e sulla efficienza del mercato dei capitali (in pratica il Tuf fa

- in modo che venga meno ogni opacità e riservatezza dei patti);

sulla trasparenza ed efficienza del mercato del controllo societario (in pratica si

- vuole evitare che l’accordo parasociale divenga un comodo e poco costoso

strumento di alterazione del controllo societario);

Infatti, la disciplina della trasparenza dei patti parasociali la ritroviamo già nel codice

civile all’art. 2341-ter, all’interno del quale si rinvengono norme particolari per le

società che fanno ricorso al mercato dei capitali, con titoli diffusi in maniera rilevante

presso il pubblico risparmio.

L’art. dispone che i patti parasociali devono essere:

comunicati alla società;

- dichiarati in apertura di ogni assemblea;

- la relativa dichiarazione deve essere trascritta nel verbale da depositarsi presso

- l’ufficio del registro delle imprese;

Per patti parasociali, in tal caso si intendono, i patti, in qualunque forma stipulati, che,

al fine di stabilizzare il governo della società, hanno per oggetto:

l’esercizio del diritto di voto;

- pongono limiti alla circolazione delle partecipazioni;

- hanno per oggetto o per effetto l’esercizio, anche congiunto, di un’influenza

- dominante all’interno delle assemblee di s.p.a. o di società che le controllano;

In caso di mancanza della sola dichiarazione in apertura dell’assemblea, i possessori

delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di voto

e le deliberazioni assunte con il loro voto determinante sono impugnabili.

Ben più ampia è invece la disciplina speciale, in tema di trasparenza dei patti

parasociali, prevista dal Tuf (art. 122) per le società quotate ed estesa anche ai patti

parasociali stipulati in società non quotate che esercitano un’influenza dominante su

una società quotata.

La norma, innanzitutto, amplia la categoria di patti parasociali, includendovi:

i patti che istituiscono obblighi di preventiva consultazione per l’esercizio del

- diritto di voto;

i patti che pongono limiti al trasferimento delle azioni o strumenti finanziari

- che attribuiscono diritti di acquisto o di sottoscrizione delle stesse;

patti che siano volti a favorire o a contrastare il conseguimento degli obiettivi

- di un’offerta pubblica di acquisto o di scambio, inclusi gli impegni a non

aderire a un’offerta;

si estende infine a tutti i patti che riuniscono partecipazioni complessivamente

- pari o superiori alla soglia del 3% (5% nelle pmi quotate);

ancora, ingloba pure i patti parasociale che solamente in potenza coinvolgono

- soci e attribuiscano l’esercizio di diritti sociali (come nell’ipotesi di patti volti a

disciplinare l’acquisto o la sottoscrizione futuri di azioni o di strumenti

finanziari partecipativi;

Quindi, impone una pubblicità tempestiva e assoluta: entro 5 giorni dalla data di

stipulazione il patto deve:

essere comunicato alla Consob;

- pubblicato per estratto sulla stampa quotidiana;

- depositato presso il registro delle imprese del luogo dove la società ha sede

- legale;

comunicato alla società quotata;

-

Anche sul piano della sanzione la disciplina delle società quotate è più rigorosa di

quella delle società con titoli diffusi: il mancato adempimento, nel termine unico di 5

giorni, di tutti e quattro gli adempimenti sopra citati comporta la nullità insanabile del

patto parasociale, nonché la sospensione del diritto di voto (in tutte le assemblee)

inerente alle azioni quotate sindacate nel patto.

Si ritiene che, dalla data di stipulazione del patto sino alla pubblicazione, il patto

parasociale comporti la sospensione del diritto di voto, la quale verrà meno o con la

pubblicazione del patto parasociale nel termine di 5 giorni, ovvero, trascorso il

termine, con la rinnovazione di un nuovo patto parasociale ad opera di tutti gli

aderenti al patto in sostituzione di quello precedente (ormai nullo), ovvero con la

sottoscrizione e la pubblicazione ad opera degli aderenti di una dichiarazione di

definitivo scioglimento del patto nullo.

Diversa è anche la disciplina inerente alla durata e l’efficacia dei patti parasociali. Per

le società con titoli diffusi i patti non possono avere durata superiore a 5 anni e si

intendono stipulati per tale durata se le parti hanno previsto un termine maggiore;

resta ferma la possibilità di rinnovare il patto alla scadenza, per mezzo di una volontà

espressa ad opera di tutti gli aderenti, per un uguale massima durata.

Nel caso di patti che non prevedono un termine di durata, ciascun contraente ha

diritto di recedere dal patto con un preavviso di 180 giorni.

Nelle società quotate, l’art. 123 del Tuf prevede che i patti parasociali non possono

avere durata superiore a 3 anni e si intendono stipulati per tale durata se la parti

hanno previsto un termine maggiore; sono rinnovabili alla scadenza, per uguale

durata, ma solo con espresso consenso di tutti i contraenti. Per i patti senza una

indicazione espressa di durata, resta fermo il diritto individuale di recesso, dandone

preavviso di 180 giorni e con gli obblighi di pubblicità previsti dall’art. 122 del Tuf.

La ragione della minor durata è ispirata dalla necessità di evitare che il patto possa

rendere irreversibile o comunque consolidare, per un periodo di tempo

eccessivamente lungo, l’assetto proprietario e di controllo della società quotata.

Infine l’ultimo comma dell’art. 123 del Tuf stabilisce che gli azionisti, che intendono

aderire a un’offerta pubblica di acquisto o di scambio, possono recedere senza

preavviso dai patti parasociali indicati nell’ art.122; la dichiarazione di recesso non

produce effetto s non si è perfezionato il trasferimento delle azioni.

La relazione sul governo societario e gli assetti proprietari

5.

L’art. 123 del Tuf impone all’ organo amministrativo della società quotata di

trasmettere al mercato, con cadenza annuale e pubblicazione sul sito internet, di un

documento che rappresenti una sintesi delle informazioni essenziali in termini di

assetti proprietari e di potere all’interno della società quotata e sul suo grado di

contendibilità.

Tale documento, relazione sul governo societario e gli assetti proprietari, può

costituire una sezione apposita della relazione sulla gestione, ovvero,

alternativamente, figurare in una relazione distinta, approvata congiuntamente alla

relazione sulla gestione e poi pubblicata sul sito internet.

La relazione ha un contenuto che si articola in due parti, una con contenuto

informativo dettagliato e l’altra con contenuto più sintetico.

Nella prima parte si rinvengono:

informazioni statutarie o deliberazioni assembleari, quali:

- la struttura del capitale sociale, con indicazione delle diverse categorie di

o azioni e i relativi diritti e obblighi connessi, nonché la percentuale di

capitale delle diverse categorie;

le restrizioni al trasferimento dei titoli;

o le norme applicabili alla nomina e alla sostituzione dei componenti degli

o organi sociali e le norme applicabili alle modifiche statutarie;

le eventuali deleghe relative ad aumenti di capitale, piuttosto che relative

o all’emissione di strumenti finanziari partecipativi, nonché relative

all’acquisto di azioni proprie;

dati extrastatutari, quali:

- le partecipazioni rilevanti nel capitale (dirette e indirette);

o glia accordi parasociali;

o i titoli che conferiscono diritti speciali di controllo;

o i meccanismi di voto in caso di partecipazioni detenute dai dipendenti;

o le eventuali restrizioni al diritto di voto;

o

contratti, quali:

- gli accordi che i modificano o si estinguono in caso di change of

o control;

gli accordi con amministratori o dipendenti che riconoscano indennità in

o caso di dimissioni o licenziamenti o di cessazione a seguito di offerte

pubbliche di acquisto;

Nella seconda parte si rinvengono:

adesioni a codici di comportamento, motivando le ragioni di eventuale mancata

- adozione (comply or explain);

le principali caratteristiche dei sistemi di gestione dei rischi e di controllo

- interno;

i meccanismi di funzionamento dell’assemblea degli azionisti;

- la composizione e il funzionamento degli organi di amministrazione e controllo

- e dei loro comitati;

Parte Terza

La raccolta nel mercato delle risorse finanziarie e le regole del diritto societario

1.

La s.p.a. rappresenta un modello organizzativo dell’impresa la cui disciplina è

indirizzata a favorire la sollecitazione e la raccolta delle risorse finanziarie, necessarie

all’espletamento dell’oggetto sociale, sotto forma di capitale di rischio o di debito.

L’art. 2351 c.c. stabilisce che, salvo quanto previsto da leggi speciali, lo statuto può

prevedere la creazione di azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a

particolari argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari

condizioni non meramente potestative; il valore complessivo di tali azioni non può

superare la metà del valore del capitale sociale.

Lo statuto può prevedere che, in relazione alla quantità di azioni possedute da uno

stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una quantità massima o disporre

scaglionamenti.

Lo statuto può, altresì, prevedere, la creazione di azioni con diritto di voto plurimo,

anche soltanto per particolari argomenti, o subordinato al verificarsi di particolari

condizioni non meramente potestative; ciascuna azione a voto plurimo può avere fino

a un massimo di 3 voti.

L’art. 2346 del c.c. stabilisce che la partecipazione sociale è rappresentata da azioni.

Il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale

sociale; tale valore nominale deve riferirsi senza alcuna eccezione a tutte le azioni

emesse dalla società.

Il valore nominale può essere indicato nello statuto, ovvero, in mancanza di tale

indicazione statutaria, si determina come il rapporto tra valore del capitale sociale e

numero di azioni emesse.

A ciascun socio sono attribuite un numero di azioni in misura proporzionale alla parte

di capitale sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo

conferimento: in nessun caso, il valore dei conferimenti può essere complessivamente

inferiore all’ammontare del capitale sociale.

La società può, a seguito dell’apporto da parte di soci o di terzi di prestazioni d’opera

o di servizi, emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali (si tratta

dunque di strumenti finanziari partecipativi) o anche di diritti amministrativi, escluso

il diritto di voto; in tal caso, spetta allo statuto disciplinare le modalità e le condizioni

di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle

prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.

L’art. 2410 c.c. stabilisce che se la legge o lo statuto non dispongono diversamente,

l’emissione di obbligazioni è deliberata dall’organo amministrativo; la delibera, in

ogni caso deve risultare da verbale redatto da un notaio, il quale deve essere

depositato entro 30 giorni presso il pubblico registro delle imprese, ai fini della

pubblicazione.

L’organo amministrativo può essere delegato a deliberare in merito all’aumento di

capitale sociale, se lo statuto lo prevede.

Allo stesso modo, l’art. 2420-ter dispone che lo statuto, può attribuire all’organo

amministrativo la facoltà di emettere in una o più volte obbligazioni convertibili, fino

ad un ammontare determinato (indicato nello statuto) e per un periodo massimo di 5

anni dalla data di iscrizione della società nel registro delle imprese; in tal caso la

delega comprende anche quella relativa al corrispondente aumento del capitale

sociale. Tale facoltà può essere attribuita all’organo amministrativo anche mediante

modificazione dell’atto costitutivo, comunque per un periodo massimo di 5 anni.

La deliberazione degli amministratori di emettere obbligazioni convertibili deve

essere riportata su un verbale redatto da un notaio e depositato presso il pubblico

registro delle imprese.

Tali disposizioni devono essere interpretate come strumento finalizzato a:

velocizzare il procedimento decisionale, rimesso appunto all’organo

- amministrativo;

cogliere i momenti più favorevoli per il collocamento dei nuovi titoli (azionari

- e obbligazionari) sul mercato dei capitali;

L’art. 2441, nel disciplinare il diritto di opzione, stabilisce che le azioni di nuova

emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in prelazione

ai soci in misura proporzionale alla quota di partecipazione posseduta; se vi sono

obbligazioni convertibili il diritto di opzione spetta anche ai possessori di queste, in

concorso con i soci, sulla base del rapporto di cambio.

L’offerta di opzione deve essere depositata presso l’ufficio del registro delle imprese

del luogo ove la società ha sede legale e contestualmente resa nota mediante un

avviso pubblicato sul sito internet della società; per l’esercizio del diritto di opzione

deve essere concesso un termine non inferiore a 15 giorni dalla data di pubblicazione

dell’offerta.

Coloro che esercitano il diritto di opzione, purché ne facciano contestuale richiesta,

hanno diritto di prelazione nell’acquisto di azioni e obbligazioni convertibili che

siano rimaste inoptate. Se le azioni sono quotate in mercati regolamentati, i diritti di

opzione non esercitati devono essere offerti sul mercato regolamentato dagli

amministratori, per conto della società, entro il mese successivo alla scadenza del

termine di almeno 15 giorni previsto per l’esercizio del diritto di opzione, salvo che i

diritti di opzione non siano già stati integralmente venduti.

Il diritto di opzione non spetta per le azioni di nuova emissione che, secondo la

deliberazione di aumento di capitale, devono essere liberate tramite conferimenti in

natura.

Nelle società quotate lo statuto può escludere il diritto di opzione nei limiti del 10%

del capitale sociale preesistente, a condizione che il prezzo di emissione delle nuove

azioni corrisponda al valore di mercato delle azioni e ciò sia confermato, in apposita

relazione, da un revisore legale o da una società di revisione legale. Da evidenziare

come la limitazione percentuale sia rivolta ad assicurare un equilibrio tra la necessità

di promuovere la diffusione delle azioni sul mercato e l’esigenza di contenerne

l’incidenza sugli assetti di potere interni.

Quando l’interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere limitato o

escluso con la deliberazione di aumento di capitale; le proposte di aumento di capitale

con limitazione o esclusione del diritto di opzione devono essere illustrate dagli

amministratori con apposita relazione, dalla quale devono risultare le ragioni della

limitazione o dell’esclusione, ovvero qualora l’esclusione derivi da un conferimento

in natura, le ragioni di questo e, in ogni caso, i criteri utilizzati perla determinazione

del prezzo di emissione. La relazione deve essere trasmessa dagli amministratori al

collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato di effettuare

la revisione legale dei conti, almeno 30 giorni prima della data dell’assemblea

convocata per deliberare sull’aumento di capitale. Tale disposizione vuole favorire la

diffusione tra il pubblico del capitale sociale e, soprattutto, la creazione di un capitale

flottante adeguato per accedere alla quotazione.

L’art. 2412 c.c. stabilisce che la s.p.a. può emettere obbligazioni, al portatore o

nominative, per somma complessivamente non eccedente il doppio dell’ammontare

del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti

dall’ultimo bilancio approvato, i sindaci attestano il rispetto di tale limite.

Il suddetto limite può essere superato se le obbligazioni emesse in eccedenza sono

sottoscritte da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle

leggi speciali; in caso di successiva circolazione delle azioni, chi le trasferisce

risponde della solvenza degli acquirenti che non siano investitori professionali.

Tali disposizioni non sia applicano in caso di emissione di obbligazioni destinate ad

essere quotate in mercati regolamentati, sul presupposto che l’assenza di limiti

quantitativi venga ad essere compensata dal maggior grado di trasparenza e

informativa assicurato dalle regole di mercato e dalle autorità di vigilanza operanti

nel mercato stesso.

Analoga è la disciplina speciale che il c.c. sancisce in tema di impugnazione di

particolari deliberazioni, con riferimento a quelle che sono assunte in merito alla

diffusione degli strumenti di raccolta di capitale sul mercato, siano essi di rischio

(azioni) che di debito (obbligazioni); anche in questo caso si predilige una maggiore

tutela del mercato a scapito dei diritti del socio.

L’art. 2379- ter del c.c. stabilisce che l’impugnazione per nullità della delibera di

aumento di capitale, piuttosto che dell’emissione di obbligazioni, non può più essere

pronunciata: dopo che siano trascorsi 180 giorni dall’iscrizione della deliberazione

o nel registro delle imprese;

dopo che siano trascorsi 90 giorni dall’approvazione del bilancio

o d’esercizio nel corso del quale la delibera è stata anche solo

parzialmente eseguita, nel caso di mancata convocazione dell’assemblea

(perché in tal caso delibera, per delega statutaria, l’organo

amministrativo);

Inoltre, questa è la parte specifica della disciplina in quanto sì applica alle sole società

che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l’art. dispone che non può essere

pronunciata l’invalidità:

della deliberazione di aumento di capitale dopo che sia stata iscritta nel

o registro delle imprese l’attestazione che l’aumento di capitale è stato

anche solo parzialmente eseguito;

della delibera di emissione di obbligazioni dopo che la deliberazione sia

o stata anche solo parzialmente eseguita;

Azioni a voto plurimo e azioni a voto maggiorato; azioni di risparmio

2.

La disciplina relativa alle categorie di azioni acconsente all’attribuzione di diritti

patrimoniali e/o amministrativi diversi.

Infatti l’art. 2348 c.c. dispone che le azioni debbano essere di uguale valore nominale

e attribuire ai loro possessori uguali diritti; tuttavia, lo statuto può prevedere categorie

di azioni fornite di diversi diritti, fermo restando che tutte le azioni appartenenti alla

stessa categoria debbano conferire ai loro possessori eguali diritti.

Nonostante la disciplina comune delle s.p.a. consenta di alterare il principio di

uguaglianza tra le partecipazioni sociali, la disciplina specifica delle s.p.a. quotate

annovera alcuni precetti speciali.

Infatti, l’art. 2351 del c.c. contiene una disciplina profondamente contigua tra società

chiuse e società aperte, stabilendo che lo statuto può prevedere categorie di azioni

senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti, ovvero con

diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente

potestative, purché il valore complessivo di tali categorie di azioni con diritto di voto

depotenziato non superi la metà del valore del capitale sociale, al fine di evitare

fenomeni di eccessiva dissociazione tra proprietà e controllo.

Inoltre, lo stesso articolo ammette ulteriori limitazioni al diritto di voto, operanti non

tanto sul piano oggettivo dei diritti incorporati nelle categorie di azioni quanto

piuttosto su quello soggettivo delle partecipazioni detenute dai singoli soci,

stabilendo che il diritto di voto sia limitato ad una quantità massima di azioni

detenute dallo stesso soggetto, ovvero disponendo scaglionamenti del diritto di voto

con un’attribuzione dello stesso non proporzionale ma regressiva rispetto all’entità

delle azioni detenute.

Infine, l’articolo consente di deviare anche dal principio tradizionale un’azione un

voto, disponendo che lo statuto può prevedere la creazione di categorie di azioni a

voto plurimo – anche limitato a particolari argomenti o subordinato al verificarsi di

determinate condizioni non meramente potestative – fino a un massimo di 3 voti ad

azione.

Tuttavia, quest’ultima disposizione rimane preclusa alle s.p.a. aperte quotate; l’art.

127-sexies comma 1 del Tuf dispone che, in deroga all’art. 2351 c.c. comma 4, gli

statuti non possono prevedere l’emissione di azioni a voto plurimo.

La ragione di tale limitazione va rinvenuta nella volontà del legislatore di evitare che,

soprattutto nelle società con forte presenza di soci-risparmiatori, si possa addivenire

all’acquisizione di posizioni di controllo o di influenza dominante all’interno delle

assemblee non proporzionali all’entità dell’investimento effettuato e quindi non

proporzionali all’entità del rischio assunto.

Va inoltre evidenziato come il divieto non sia assoluto, dacché anche una società

quotata può annoverare azioni a voto plurimo, purché queste siano state emesse

anteriormente all’inizio delle negoziazioni in un mercato regolamentato: in tal caso le

azioni a voto plurimo conservano le loro caratteristiche e diritti.

Peraltro, al fine di mantenere inalterato il rapporto fra le diverse categorie di azioni e

sempre che lo statuto non disponga diversamente, è possibile emettere azioni a voto

plurimo, anche a quotazione in corso, aventi le medesime caratteristiche e diritti di

quelle già emesse, nel caso di:

Aumento di capitale tramite imputazione a capitale sociale delle riserve

o disponibili, ovvero nel caso di aumento di capitale in seguito a nuovi

conferimenti, senza che ciò comporti l’esclusione o la limitazione del

diritto di opzione;

Fusione o scissione;

o

L’art. 127-quinquies prevede che gli statuti delle sole società quotate possano

disporre l’attribuzione di un voto maggiorato, sino ad un massimo di 2 voti, per

ciascuna azione che sia appartenuta al medesimo soggetto per un periodo

continuativo non inferiore a 24 mesi; il socio ha la facoltà di rinunciare a tale diritto.

Il diritto alla maggiorazione del voto non è incorporato nell’azione, né dà luogo alla

creazione di una speciale categoria di azioni, ma è legato alla detenzione continuativa

del titolo da parte del medesimo soggetto: infatti, la cessione dell’azione a titolo

oneroso o gratuito comporta la perdita del diritto alla maggiorazione del voto. Salvo

diversa disposizione dello statuto, il diritto è invece conservato in caso di successione

universale a causa di morte o in caso di fusione e scissione del titolare delle azioni.

L’art. 145 del Tuf dispone che solo le società con azioni ordinarie quotate in mercati

regolamentati possono emettere azioni di risparmio, le quali si contraddistinguono per

due caratteristiche fondamentali:

Il titolare non ha diritto di voto in assemblea, sia ordinaria che

o straordinaria;

Il titolare ha diritto ad un dividendo maggiorato rispetto all’azionista

o ordinario (privilegio di natura patrimoniale);

Spetta all’atto costitutivo della società quotate determinare il contenuto del privilegio

di natura patrimoniale, i limiti, le modalità e i termini per il suo esercizio, oltre che

stabilire i diritti spettanti agli azionisti di risparmio in caso di esclusione dalle

negoziazioni delle azioni ordinarie o di risparmio.

Le azioni devono contenere la denominazione di azioni di risparmio; possono essere

al portatore solo se interamente liberate e salvo che non appartengano agli

amministratori, ai sindaci e ai direttori generali della società.

Se a seguito di una riduzione del capitale sociale per perdite, l’ammontare delle

azioni d risparmio e delle azioni a voto limitato supera la metà del capitale sociale,

tale rapporto, pena lo scioglimento della società, deve essere ristabilito entro due anni

mediante l’emissione di azioni ordinarie da attribuire ai possessori di azioni di

risparmio o a voto limitato. Tuttavia, se la parte di capitale sociale rappresentata da

azioni ordinarie si è ridotta al di sotto del quarto del capitale sociale, deve essere

riportata almeno al quarto entro sei mesi, pena lo scioglimento della società.

Della parte di capitale sociale rappresentato da azioni di risparmio non si tiene conto

ai fini della costituzione dell’assemblea e della validità delle deliberazioni, né ai fini

dell’esercizio degli strumenti di voice.

Le azioni di risparmio possono essere emesse soltanto in sede di aumento del capitale

sociale o in sede di conversione di azioni già emesse, ordinarie o di altra categoria; il

diritto di conversione è attribuito ai soci con deliberazione dell’assemblea

straordinaria.

Infine, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, in caso di aumento a

pagamento per il quale non sia stato escluso o limitato il diritto di opzione, i

possessori di azioni di risparmio hanno il diritto di opzione su azioni di risparmio

della stessa categoria oppure, in mancanza o per la differenza, su azioni di risparmio

di altra categoria, su azioni privilegiate ovvero su azioni ordinarie.

L’art. 146 del Tuf stabilisce che l’assemblea speciale dei possessori delle azioni di

risparmio delibera:

sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;

o sull’azione di responsabilità nei confronti del rappresentante comune;

o sull’approvazione delle deliberazioni dell’assemblea della società

o emittente che pregiudicano i diritti della categoria, con voto favorevole

di tante azioni che rappresentino almeno il 20% delle azioni della

categoria;

sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei

o comuni interessi e sul relativo rendiconto; il fondo è anticipato dalla

società, che può rivalersi sugli utili spettanti agli azionisti di risparmio;

sulla transazione delle controversie con la società, con il voto favorevole

o di tante azioni che rappresentino almeno il 20% delle azioni delle azioni

della categoria;

sugli altri oggetti di interesse comune;

o

L’assemblea speciale degli azionisti di risparmio è convocata dal loro rappresentante

comune, ovvero dall’organo amministrativo, entro sessanta giorni dall’emissione o

dalla conversione delle azioni e quando ne sia fatta richiesta da tanti azionisti di

risparmio che rappresentino almeno l’1% delle azioni della categoria.

L’assemblea delibera in prima e in seconda convocazione con voto favorevole di

tante azioni che rappresentino rispettivamente il 20 e il 10% delle azioni di risparmio

in circolazione; in terza o unica convocazione l’assemblea delibera a maggioranza dei

presenti. Fanno eccezione i casi 2) e 4) per i quali è sempre richiesto, in qualsiasi

convocazione, il voto favorevole di tante azioni che rappresentino almeno il 20%

delle azioni della categoria.

Il rappresentante comune può essere scelto al di fuori degli azionisti di risparmio e

possono essere nominate anche le persone giuridiche autorizzate all’esercizio dei

servizi di investimento, nonché le società fiduciarie; non possono essere nominati

rappresentanti comuni degli azionisti di risparmio gli amministratori, i sindaci e i

dipendenti (se nominati decadono dall’ufficio). Se non è nominato dall’assemblea

speciale degli azionisti di risparmio, il rappresentante comune è nominato dal

tribunale su domanda di uno o più azionisti di risparmio o su domanda degli

amministratori della società. Il rappresentante comune rimane in carica per un

periodo non superiore a tre esercizi e può essere rieletto; l’assemblea degli azionisti

di risparmio ne fissa il compenso. Entro 30 giorni dalla notizia della sua nomina il

rappresentante comune deve richiederne l’iscrizione nel registro delle imprese.

Spetta ancora all’atto costitutivo il potere di attribuire al rappresentante comune e

all’assemblea degli azionisti di risparmio ulteriori poteri ai fini della tutela dei loro

interessi.

L’acquisto di azioni proprie e le altre operazioni sulle azioni proprie

3.

L’art. 2357 c.c. dispone che la s.p.a. aperta non può acquistare azioni proprie se non

nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili, risultanti dall’ultimo

bilancio regolarmente approvato.

L’acquisto di azioni proprie deve essere autorizzato dall’assemblea della società, la

quale deve stabilire il numero massimo di azioni da acquistare, il corrispettivo

minimo e il corrispettivo massimo, nonché la durata, non superiore a 18 mesi, per la

quale l’autorizzazione è accordata.

In nessun caso, il valore nominale delle azioni proprie acquistate può eccedere la

quinta parte del capitale sociale, tenendo conto anche delle azioni possedute dalle

società controllate; si tratta di un limite alleggerito rispetto a quello vigente fino al

2008 (pari a un decimo), ma sicuramente inferiore alla soglia raggiungibile nella

s.p.a. chiusa, che pur in assenza di una previsione espressa, si ritiene individuarsi,

unitamente alle azioni a voto escluso o limitato, nella metà del capitale sociale.

Le azioni acquistate in violazione di tale limite devono essere alienate entro un anno

dal loro acquisto; se non vengono vendute entro tale termine, si deve procedere al

loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale sociale.

L’art. 2357-bis (vale solo per le s.p.a. aperte) stabilisce che tale limite – il valore

nominale delle azioni proprie non può eccedere la quinta parte del capitale sociale –

non si applica nei seguenti casi:

nel caso di esecuzione di una deliberazione assembleare che disponga la

1. riduzione del capitale da attuarsi mediante riscatto e annullamento di

azioni sociali;

nel caso in cui le azioni proprie vengano acquistate a titolo gratuito e

2. purché le azioni in oggetto siano state integralmente liberate;

nel caso di successione universale o di fusione o scissione;

3. in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito

4. della società, sempre che si tratti di azioni integralmente liberate;

Se il valore nominale delle azioni proprie supera il limite della quinta parte del

capitale sociale per effetto di acquisti avvenuti a norma dei numeri 2), 3) e 4), la parte

eccedente deve essere alienata entro 3 anni dal loro acquisto; se non vengono vendute

entro tale termine, si deve procedere al loro annullamento e alla corrispondente

riduzione del capitale sociale.

L’art. 2357-ter stabilisce che gli amministratori non possono disporre delle azioni

acquistate, se non previa autorizzazione dell’assemblea, la quale deve stabilire le

relative modalità.

Finché le azioni restano in proprietà alla società, il diritto agli utili e il diritto di

opzione sono attribuite proporzionalmente alle altre azioni; il diritto di voto relativo

alle azioni proprie acquistate è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate

al fine del calcolo del quorum richiesto per la costituzione dell’assemblea e al fine del

calcolo del quorum richiesto per le deliberazioni assembleari.

Nelle società aperte, le azioni proprie rimangono computabili ai fini del calcolo del

quorum costitutivo, ma non hanno rilevanza alcuna ai fini del calcolo del quorum

deliberativo.

L’acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di uguale

importo, tramite l’iscrizione nel passivo di bilancio di una specifica voce con segno

negativo.

L’art. 2358 c.c. stabilisce che la s.p.a. non può, direttamente o indirettamente,

accordare prestiti, né fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle proprie

azioni, se non alle seguenti condizioni:

gli amministratori della società devono predisporre una relazione che deve

- illustrare, sotto il profilo economico e giuridico, l’operazione, descrivendone:

le condizioni, le ragioni e gli obiettivi imprenditoriali che la giustificano;

o i rischi che l’operazione comporta per la liquidità e la solvibilità della

o società;

l’attestazione che l’operazione ha luogo a condizioni di mercato per

o quanto riguarda le garanzie prestate e il tasso di interesse praticato per il

rimborso del finanziamento;

l’attestazione che il merito di credito della controparte è stato

o debitamente valutato;

l’attestazione che l’operazione realizza al meglio l’interesse della

o società, nel caso in cui la controparte è rappresentata da un

amministratore della società, da un amministratore della società

controllante, o ancora la controllante stessa o terzi che agiscono per uno

di questi soggetti;

i criteri utilizzati per determinare il prezzo al quale la controparte

o acquisterà le azioni.

Il prezzo di acquisto delle azioni è determinato dagli amministratori

sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della

revisione legale dei conti, tenuto conto della consistenza patrimoniale

della società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell’eventuale

valore di mercato delle azioni;

nel caso di azioni quotate in mercati regolamentati il prezzo di acquisto

deve essere almeno pari al prezzo medio ponderato al quale le azioni

sono state negoziate nei sei mesi che precedono la pubblicazione

dell’avviso di convocazione dell’assemblea.

La relazione deve essere depositata presso la sede della società durante i 30

- giorni che precedono l’assemblea,

L’assemblea straordinaria autorizza, tramite delibera, gli amministratori a

- disporre di tali azioni;

Il verbale dell’assemblea, corredato della relazione, deve essere depositato

- entro 30 giorni dalla delibera per l’iscrizione presso il registro delle imprese;

L’importo complessivo delle somme impiegate e delle garanzie fornite non può

eccedere il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti

dall’ultimo bilancio regolarmente approvato, tenuto conto anche dell’eventuale

acquisto di azioni proprie. Una riserva indisponibile pari all’importo complessivo

delle somme prestate e delle garanzie fornite deve iscritta al passivo del bilancio.

Particolarmente rilevante è altresì la disciplina del recesso del socio dalla società, il

cui richiamo viene qui operato in quanto lo scioglimento del rapporto sociale avviene

di norma sotto forma di acquisto delle azioni del socio recedente.

L’art. 2437-ter del c.c. terzo comma, nel definire i criteri di determinazione del valore

delle azioni del socio recedente, in caso di azioni quotate, pone due modalità: una

legale e una statutaria.

La prima modalità, a differenza di quanto avviene nell’art. 2358 del c.c., fa

riferimento non già al prezzo medio ponderato, bensì alla media aritmetica dei prezzi

di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione ovvero la ricezione

dell’avviso di convocazione dell’assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso,

al fine di applicare un criterio più immediato di quantificazione del valore di

liquidazione dell’investimento. La seconda modalità è invece rimessa all’autonomia

delle parti: lo statuto della società con azioni quotate in mercati regolamentati può

prevedere che il valore di liquidazione sia determinato:

dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del

o soggetto incaricato della revisione legale dei conti, tenendo conto della

consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali,

nonché dell'eventuale valore di mercato delle azioni;

lo statuto può stabilire criteri diversi di determinazione del valore di

o liquidazione, indicando gli elementi dell'attivo e del passivo del bilancio

che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, i

criteri di rettifica adottati, nonché gli altri elementi suscettibili di

valutazione patrimoniale da tenere in considerazion e;

In questo modo, si consente alla società di prevedere dei criteri che siano più coerenti

con l’attività svolta e con la propria composizione patrimoniale.

In ogni caso, la norma aggiunge che tali previsioni statutarie siano applicabili soltanto

nella misura in cui tali criteri alternativi si dimostrino più vantaggiosi o quanto meno

non pregiudichino il singolo socio recedente: infatti, l’art. continua stabilendo che il

valore di liquidazione delle azioni del socio recedente non può essere inferiore al

valore che sarebbe dovuto in applicazione del criterio della media aritmetica dei

prezzi di chiusura.

Parte Quarta

I diritti dei soci e la governance delle società aperte

1.

Affinché la gestione delle società quotate possa svolgersi in modo corretto, regolare

ed efficiente non è sufficiente fare unico affidamento a un sistema basato su strumenti

di tipo reattivo rispetto ad una gestione ormai compiuta; in questo modo si finirebbe

col rimettere al solo mercato il compito di esprimere a posteriori, tramite il prezzo di

borsa, uno scrutinio sull’amministrazione della società, espressa dal gruppo di

controllo.

Ed è per queste ragioni che la sola via dell’Exit si è rivelata una misura di tutela del

risparmio insufficiente: esprimere un giudizio negativo sulla gestione realizzata

attraverso lo strumento del votare con i piedi (disinvestimento) non è sempre efficace,

in quanto tale strumento è in grado, esso stesso, di influenzare negativamente il

mercato.

Un discorso analogo può essere fatto per l’altra forma di tutela del risparmio di tipo

reattivo (ex post), rappresentata dal diritto di recesso dalla società per azioni: una

diversa forma di liquidazione dell’investimento, comunque legata alla dismissione

delle partecipazioni azionarie e, quindi, anch’essa condizionata dall’andamento del

mercato e, nel contempo, condizionante l’andamento stesso delle quotazioni sul

mercato.

Da qui, la ragione per la quale l’attenzione del legislatore si è spostata su altre forme

di tutela del risparmio basate sulla possibilità di esercitare un’influenza sulla

gestione; un’influenza che a sua volta può tradursi in diritti di tipo

sanzionatorio-reattivo (ex post) ovvero in diritti di tipo partecipativo-preventivo

(ex ante).

Appartengono ai diritti di voice di tipo sanzionatorio-reattivo (ex post):

il diritto di impugnare le delibere assembleari annullabili (non assunte in

o conformità della legge o dello statuto), riconosciuto a tanti soci che,

titolari del diritto di voto rispetto alla delibera e non consenzienti rispetto

alla medesima, rappresentino l’uno per mille del capitale;

il diritto, riconosciuto a ciascun socio, di denunziare al collegio

o sindacale (consiglio di sorveglianza) i fatti censurabili, che impone al

collegio sindacale una reazione immediata (indagare sui fatti denunziati)

in caso di denunzia proveniente da tanti soci che rappresentino un

cinquantesimo del capitale della quotata;

il diritto di esercitare, al di fuori e in assenza di una deliberazione

o dell’assemblea ordinaria, l’azione sociale di responsabilità verso gli

amministratori, nonché verso i membri del collegio sindacale; tale diritto

è attribuito, nelle società quotate, a tanti soci che rappresentano almeno

un quarantesimo del capitale sociale;

il diritto di denunciare al tribunale il fondato sospetto di gravi

o irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a

una o più società controllate e che può condurre alla revoca degli organi

sociali e alla nomina di un amministratore giudiziario; tale diritto, nelle

società quotate, può essere esercitato da tanti soci che rappresentano

almeno un ventesimo del capitale sociale;

Si tratta, in ogni caso, di diritti per i quali la reazione della minoranza avverrebbe a

gestione perfezionata e il cui esercizio avrebbe impatti immediati e negativi sulla

quotazione di borsa.

Queste sono le ragioni per cui nel tempo l’attenzione è stata sempre più rivolta ai

diritti di voice di tipo partecipativo-preventivo (ex ante), in grado di monitorare e

influenzare in anticipo le decisioni di natura gestionale.

Il primo e fondamentale diritto di voice di tipo partecipativo-preventivo è

rappresentato dal diritto di intervento e di voto in assemblea; su di esso si concentra

la Direttiva europea 36 del 2007, attuata con il d.lgs. 27 del 2010, i cui obiettivi di

fondo sono sostanzialmente due:

facilitare e promuovere la partecipazione in assemblea;

o stimolare investimenti di medio-lungo periodo, così da sostenere

o politiche gestionali orientate verso obiettivi di medio-lungo periodo;

Innanzitutto, in attuazione della direttiva, l’art. 2367 c.c. prevede che gli

amministratori o il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo l’assemblea

ogniqualvolta ne fanno domanda tanti soci che, nelle società aperte, rappresentino

almeno il ventesimo del capitale sociale (o la minore percentuale prevista dallo

statuto); il diritto non spetta relativamente a quegli argomenti rispetto ai quali

l’assemblea delibera su proposta degli amministratori, ovvero sulla base di un

progetto o di una relazione da essi predisposta. Il diritto non è assoluto: gli

amministratori possono non convocare l’assemblea, purché il rifiuto sia giustificato;

in assenza, la convocazione può essere disposta con decreto dal tribunale.

L’art. 126-bis del tuf prevede, per le sole società quotate, che i soci, i quali

rappresentano almeno un quarantesimo del capitale sociale, possono richiedere, entro

10 giorni dalla pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea,

l’integrazione dell’ordine del giorno, cioè l’integrazione di ulteriori argomenti da

trattare in sede di un’assemblea già convocata, piuttosto che l’integrazione di nuove

proposte di deliberazione in merito ad argomenti già all’ordine del giorno.

I soci che richiedono l’integrazione dell’ordine del giorno devono predisporre una

relazione che descriva le ragioni alla base dei nuovi argomenti da integrare e sui quali

deliberare, piuttosto che descrivere le ragioni alla base delle nuove proposte di

deliberazione rispetto ad argomenti già all’ordine del giorno; l’organo amministrativo

non può rifiutare l’integrazione, della quale deve essere data notizia almeno 15 giorni

prima del giorno fissato per la convocazione dell’assemblea e deve essere

accompagnata dalla relazione predisposta dai soci, nonché dalle valutazioni

dell’organo amministrativo.

Inoltre, il diritto di intervenire ed esercitare il voto in assemblea è determinato sulla

base delle evidenze riscontrate sui conti relativi alla gestione accentrata in regime di

dematerializzazione ed esistenti il settimo giorno di mercato aperto precedente la data

fissata per l’assemblea (art. 83-sexies del tuf: la regola della record date); le

modificazioni che dovessero avvenire, per effetto di alienazioni sul mercato,

successivamente a tale data resterebbero irrilevanti.

Si tratta di una regola che, sebbene nei fatti porta ad intervenire in assemblea anche

chi non è più socio (perché ad esempio il giorno prima della data di convocazione

dell’assemblea ha alienato le azioni, ma che, in forza di quanto detto, può ancora

intervenire e votare in assemblea in quanto le modificazioni intervenute

successivamente alla record date sono irrilevanti), consente di non ostacolare le

negoziazioni dei titoli azionari e di favorire la partecipazione alla vita sociale e quindi

alle assemblee da parte degli investitori professionali.

L’art. 127-bis del tuf precisa che colui a favore del quale sia stata effettuata la

registrazione delle azioni successivamente alla record date, si considera assente

all’assemblea e si ritiene che non abbia concorso all’approvazione delle relative

delibere; di conseguenza tale soggetto non è legittimato ad impugnare la delibera, né

ad esercitare il diritto di recesso in forza delle deliberazioni assunte in quella

specifica assemblea.

L’art. 83-duodecies del tuf consente alla società quotata di inserire nello statuto una

clausola che attribuisca alla società la facoltà di chiedere in qualsiasi momento agli

intermediari i dati identificativi degli azionisti, unitamente al numero delle azioni

registrate sui conti intestati agli intermediari medesimi.

Per le società con titoli diffusi fra il pubblico in misura rilevante, è ammesso che lo

statuto possa prevedere il preventivo deposito delle azioni presso la sede sociale entro

un determinato termine non superiore a due giorni.

La società quotata, infine, ha l’obbligo di attivare un apposito sito internet nel quale

devono essere messe a disposizione:

in via preventiva, informazioni, spiegazioni, documenti, oltre che

o l’indicazione dell’ammontare del capitale sociale con il numero e le

categorie di azioni in cui è suddiviso, nonché l’indicazione delle

modalità di intervento in assemblea, di delega e di voto;

in via successiva, deve essere pubblicato sul sito internet il rendiconto

o delle votazioni avvenute in assemblea unitamente al relativo verbale in

forma definitiva;

L’assemblea dei soci

2.

L’assemblea è convocata dagli amministratori mediante avviso pubblicato sul sito

internet della società entro il trentesimo giorno precedente la data dell’’assemblea,

nonché mediante avviso pubblicato per estratto sui giornali quotidiani.

L’avviso deve contenere una serie di informazioni volte a rendere più agevole

l’intervento e la partecipazione dei soci e ad incrementare le informazioni pre

assembleari. In particolare, ai sensi dell’art. 125-bis del tuf, l’avviso deve:

descrivere le procedure da rispettare per poter partecipare e intervenire in

- assemblea, comprese:

il termine per esercitare il diritto di porre domande prima

o dell’assemblea;

il termine entro il quale poter esercitare il diritto di richiedere

o l’integrazione dell’ordine del giorno;

descrivere la procedura da rispettare ai fini dell’esercizio del voto per delega,

- per corrispondenza o mediante l’utilizzo di mezzi elettronici;

descrivere le modalità e i termini di reperibilità del testo integrale delle

- proposte di deliberazione, delle relative relazioni illustrative e di tutti gli altri

documenti che saranno sottoposti all’assemblea;

le modalità e i termini di presentazione delle liste per l’elezione degli organi

- sociali;

l’indirizzo del sito internet della società;

-

L’art. 127-ter del tuf, dispone che coloro i quali hanno il diritto di voto in assemblea

hanno altresì il diritto di porre domande sulle materie all’ordine del giorno anche

prima dell’assemblea; tali domande devono pervenire entro il termine indicato

sull’avviso di convocazione.

Alle domande deve essere data risposta al più tardi in assemblea; non è dovuta una

risposta, neppure in assemblea, alle domande poste prima quando le informazioni

richieste siano già disponibili in formato “domanda e risposta” nel sito internet della

società.

La partecipazione e l’intervento in assemblea può avvenire, ad opera del titolare del

voto, in via diretta, intervenendo all’adunanza di persona, ovvero, se consentito dallo

statuto, a distanza mediante mezzi di telecomunicazione ovvero esprimendo il voto

per corrispondenza o in forma elettronica (sia pur a scapito di un’effettiva discussione

in sede assembleare).

La partecipazione e l’intervento in assemblea può avvenire anche in via indiretta,

tramite conferimento di una delega di voto.

Nelle società quotate la delega di voto deve conferirsi per iscritto (anche in via

elettronica, per singole assemblee, con effetto anche sulle successive convocazioni; la

delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre

revocabile nonostante ogni patto contrario; il rappresentante può farsi sostituire

soltanto da chi è espressamente indicato nella delega.

Sempre nelle sole società quotate, la rappresentanza può essere conferita:

ai membri degli organi amministrativi e di controllo;

- ai dipendenti della società;

- alle società controllate;

- ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti delle

- società controllate;

a condizione che venga assicurata la massima trasparenza e consapevolezza da parte

del delegante in merito alla posizione del delegato e siano date specifiche istruzioni di

voto.

Inoltre è rimessa alla società la facoltà di indicare nell’avviso di convocazione un

soggetto appositamente designato per ciascuna assemblea cui i soci possono conferire

una delega di voto.

Infine, è prevista una disciplina speciale volta a favorire la raccolta di deleghe di

voto, in modo da consentire l’intervento in assemblea anche da parte di chi non sia

socio ovvero intenda rafforzare la propria partecipazione acquisendo il diritto di voto

inerente ad azioni altrui, così da scalare, relativamente a singole proposte di voto, il

controllo della società.

La sollecitazione di deleghe (richiesta di conferimento della delega di voto) può avere

ad oggetto specifiche proposte di voto e deve essere rivolta a più di duecento

azionisti, ad opera di un promotore, individuato nel soggetto o nei soggetti, anche non

soci, che congiuntamente promuovono la sollecitazione (il promotore può anche

essere la stessa società quotata emittente le azioni).

Il promotore deve redigere e diffondere un prospetto e un modulo delega, che devono

contenere informazioni idonee a consentire all’azionista di assumere una decisione

consapevole: della completezza delle informazioni diffuse è responsabile il

promotore, al quale spetterà in un eventuale giudizio l’onere di provare di aver agito

con la diligenza richiesta.

La delega di voto può essere rilasciata anche soltanto per alcune delle proposte di

voto indicate nel modulo delega o solo per alcune delle materie all’ordine del giorno;

nel contempo, è stabilito che il rappresentante sia tenuto a votare per conto del

delegante anche sulle materie iscritte all’ordine del giorno, non oggetto di

sollecitazione, ma rispetto alle quali abbia ricevuto precise istruzioni dal delegante.

Con riferimento ai quorum assembleari, nelle società che fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio, in assenza di una diversa disposizione statutaria, le assemblee si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione d'impresa
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davide.implatini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto delle Società Quotate e delle Operazioni Straordinarie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Benazzo Paolo.

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